venerdì 14 aprile 2017

L'INCOMPETENTE






Tre recenti commenti letti in Rete (due sulla mia pagina Facebook, uno su quella di Zagor della Sergio Bonelli Editore) offrono lo spunto per qualche riflessione su un atteggiamento purtroppo piuttosto diffuso sul Web: quello del detrattore convinto di poter insegnare il mestiere agli altri. Premetto che non intendo attaccare nessuno in particolare, che non ce l’ho con Tizio piuttosto che con Sempronio, che non faccio neppure caso ai nomi di chi scrive uno cosa oppure un’altra e che come al solito sarò sorridente verso chiunque. Citerò fra virgolette delle frasi solo per riportarle in modo corretto, e solo per argomentare qualche riflessione, dunque nessuno si senta chiamato in causa. 

Peraltro, proprio in questi giorni è uscito un libro molto brillante scritto da Diego Cajelli, “Il manuale illustrato dell’idiota digitale” (Panini Books) che affronta in modo molto più approfondito i riflessi condizionati dei fruitori dei social, di cui tutti facciamo parte: anche io, sicuramente, mi sarò comportato qualche volta da webete, dato che siamo tutti imbecilli a turno. Idiota digitale dunque io per primo.

Iniziamo con la ripubblicazione in Rete di una delle tante copertine inedite di Gallieno Ferri, quella che vedete in alto in apertura. Inedite vuol dire, in effetti, nella maggior parte dei casi, non utilizzate. Ovvero, scartate. E’ prassi normale in una Casa editrice, per non dire dovunque, che se qualcosa non convince si cerchi di farla meglio. In alcuni casi io stesso ho dovuto correggere o riscrivere articoli o rubriche su cui Sergio Bonelli, o Decio Canzio, o chi per loro, avevano sollevato delle obiezioni. A volte è difficile ricordare perché una certa illustrazione o un certo testo non hanno passato vaglio e si è chiesto una revisione, un rifacimento. Ci saranno state delle motivazioni, più o meno giuste, che andrebbero conosciute e contestualizzate.

Nel caso delle cover di Ferri, mai ho sentito Gallieno lamentarsi: informato su quale fosse il problema, il maestro ligure, con l’umiltà che lo contraddistingueva, cercava di risolverlo. Io spero di aver imparato da lui. Se c’è stato da rifare, ho rifatto anche se non condividevo il merito della contestazione. Ma ecco il commento di un lettore di fronte all’immagine di cui si diceva: “Ogni volta che vedo questa bellissima cover scartata, non mi capacito di quanto fosse incompetente chi decise che non andava bene”.

Notate qualcosa? Il lettore in questione non si chiede: “Chissà che cosa non andava in questa illustrazione, da averne fatta preferire un’altra”. No: stabilisce che chi ha deciso che non andava bene era un incompetente. Sottinteso: io (lettore), invece, sono competente, io so come si dovrebbero fare le cose.

Ora, non ho idea di chi fosse l’ “incompetente” nella fattispecie (almeno in questo caso, meno male, non io di certo), e neppure di quale fosse il problema riguardo la copertina accantonata. So di certo, però, che alla guida della Bonelli non c’è mai stato un incompetente. So di certo che per dirigere una azienda come questa ci vogliono degli attributi così. So di certo che io non mi permetterei mai di metterlo in dubbio e che se lo facessi cadrei nel ridicolo: stiamo parlando di una Casa editrice stellare (per storia, tradizione, importanza, fatturato, diffusione nel mondo). La maggior parte delle copertine di Ferri non utilizzate sono state accantonate da Sergio Bonelli: incompetente anche lui?
Purtroppo, sono tutti editori con le Case editrici degli altri.


Secondo episodio. Sulla mia pagina Facebook pubblico il post che segue.

Un lettore occasionale che non leggeva Zagor da tempo mi ha scritto riguardo al Maxi "Le strade di New York". Mi hanno colpito alcune sue osservazioni sulla fedeltà del personaggio alle sue caratteristiche originarie, visto che di solito si leggono critiche di segno opposto. Perciò mi fa piacere riportare questo commento, che testimonia come gli sforzi dello staff di cui sono a capo a volte riescano perfino ad accontentare qualcuno.
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La storia mi è piaciuta, anzi mi mancava leggere un'avventura a cosi ampio respiro, essendo ormai avvezzo ad episodi autoconclusivi o al massimo dipanati su due albi, propri delle altre serie Bonelli che abitualmente leggo. Diciamo che l'avventura pura e fantasiosa, leggera e briosa di Zagor forse non ha eguali nel vostro parco testate: ciò che mi stupisce, rileggendone appunto ogni tanto e a distanza di diversi mesi una storia, é la sua integrale fedeltà alle caratteristiche del personaggio, immutate in 55 anni circa di pubblicazioni. Leggere l'1 o il 600 è quasi la stessa cosa, in termini di dinamiche comportamentiste e sequenze narrative: come se il tempo, in questo mezzo secolo, si fosse davvero fermato, tanto a Darkwood quanto al periodo forse piu bello del fumetto italiano, per autori e lettori: gli anni '60. Intendo dire che Zagor, tra i pochissimi, incarna davvero lo spirito non dico più puerile, ma perlomeno più genuino della letteratura disegnata popolare, scevro com'é da dietrologie politiche, riferimenti subliminali e quant'altro concerne ormai parecchi altri suoi colleghi di carta. Ciononostante, è innegabile nella fattispecie la funzione perlomeno pedagogica del fumetto: difatti non ho potuto non cogliere i riferimenti allo sfruttamento della prostituzione minorile, tema quanto mai attuale seppur ben celato dall'atmosfera quasi scanzonata - per quanto cupa - dei bassifondi newyorkesi e come sempre scandita dall'apparenza ridondante degli "aaayyyyakk", da qualche scazzottata e dalle immarcescibili battute da cliché del panciuto messicano complementare al "nostro". E comunque, ho visto quasi più sangue qui che in un'annata intera di Dylan Dog. Complimenti, grazie ancora e a risentirci!

Ora, al di là del dato di fatto che nel mio spazio privato mi abbia fatto piacere, come tanti fanno nel loro, riportare un apprezzamento ricevuto per un faticoso lavoro felicemente giunto a conclusione, mi sembra evidente l’ironia sottintesa alla mia presentazione. 

Frasi come “ma guarda, a volte riusciamo perfino ad accontentare qualcuno” sono chiaramente ilari, sono state scritte (e vanno lette) con un sorrisetto stampato in faccia. Ugualmente, “visto che di solito si leggono critiche di segno opposto”, significa: quelli che vogliono criticare per forza, ripetono sempre le stesse cose e cioè che lo Zagor di oggi tradisce quello di ieri. Quelli che vogliono criticare per forza, appunto, i pochi che lo fanno  anche di fronte all’evidenza di storie che vengono apprezzate dalla maggioranza degli altri, ma che lo fanno anche di fronte all’evidenza degli sforzi fatti dagli autori e dalla redazione per accontentare i gusti del maggior numero possibile di lettori (gusti quanto mai variegati). Soprattutto, che lo fanno di fronte all’evidenza di un personaggio che riesce ancora a dar vita a una quantità impressionante di iniziative. I critici a tutti i costi sono sempre gli stessi, ma convinti di aver ragione solo loro. 

Infatti, di fronte al mio sorriso ilare ecco il commento di uno di costoro: Se ci sono critiche , è perché sbagliate e non seguite la voce dei lettori: non penso che i lettori di Zagor critichino tanto per riempire spazi!

In pratica, di fronte a un messaggio da me riportato pieno di complimenti, il detrattore intende  che invece riceviamo solo critiche, e naturalmente decide che sbagliamo (lui invece ha ragione e fa testo) perché non seguiamo a voce dei lettori (la sua). Innanzitutto, poiché i complimenti del messaggio erano riferiti al Maxi “Le strade di New York”, pare di capire che il commentatore in questione lo ritenga brutto o mal riuscito (se no avrebbe operato un distinguo): ora, pochi Maxi sono stati lodati come quello, per ogni dove. Ma non importa: il detrattore non precisa che a lui non è piaciuto secondo il suo personalissimo giudizio (com’è lecito), ma si arroga la pretesa di parlare a nome di tutti. “Non seguite la voce dei lettori”, scrive. Cioè, non seguiamo lui. Non scriviamo sotto la sua dettatura. E’ lui, che sa tutto, a decidere cos’è bello e cos’è brutto. E crede (ne è convintissimo) che tutti la pensino come lui. Decide persino che il sottoscritto non ascolti le critiche (una cosa che sento ripetere dai detrattori, appunto) e che si traduce con: non fai come diciamo noi. 

Se uno critica e io argomento in difesa, sono uno che non accetta le critiche. Ergo: dovrei farmi criticare e zitto. In realtà, come sanno bene quelli che mi conoscono, io cerco di far tesoro di tutte le obiezioni e parlo con chiunque mi si rivolga: giro l’Italia da anni incontrando gli zagoriani. Cambio direzione, scelgo di non percorrere strade che sono state contestate, mi arrabatto per dare un colpo al cerchio e uno alla botte nonostante il fatto che, facendo una cosa, si scontenti chi vuole che se ne faccia un’altra, e viceversa. In ogni caso, vivo ascoltando e meditando sul da farsi. Per i detrattori, invece, non è così. E non è così perché lo hanno deciso loro.



Un terzo episodio. Pubblico la copertina del primo albo della nuova miniserie di Cico, disegnata (benissimo) da Walter Venturi. Cico viene inghiottito da un vortice temporale dove turbinano vari elementi che simboleggiano il viaggio fra le ere, argomento portante dei sei albi scritti da Tito Faraci. Commento di un lettore (in questo caso lo riferisco a memoria): “Oh, no: Cico come Groucho”.  Mi sono interrogato sul perché di un’uscita del genere. Innanzitutto pare di capire che non sarebbe apprezzato il fatto che il messicano si comporti come Groucho, l’assistente di Dylan Dog; e dunque  faccia battute come le sue o proponga un umorismo non sense. Fin qui, si può essere d’accordo. Ma che cosa, nella copertina di Venturi, fa temere che invece la somiglianza sussista? Mistero. 


Forse il lettore ha già letto l’albo? Sicuramente no. E allora perché ha scritto quella cosa? Per partito preso: ogni novità che esca dal seminato nolittiano deve essere criticata a priori. Faccio notare che Nolitta ha scritto un albo intitolato “FantaCico” in cui il pancione non vadeva in un vortice temporale ma quasi, e veniva proiettato su un pianeta alieno popolato da creature molto più improbabili dei personaggi storici che invece incontrerà nella miniserie di Faraci, basata su una rigorosa documentazione. La copertina di Ferri di “FantaCico”, addirittura, non è poi così diversa da quella di “Mai dire Maya” di Venturi. 

Assicuro che nell’antica Grecia Cico si comporterà da Cico e non da Groucho. Io lo posso dire perché lo so: il lettore, mi dispiace, non può contraddirmi perché non può saperlo.

11 commenti:

Anonimo ha detto...

Moreno, per piacere, smettila con questo senso di colpa di non aver accontentato tutti.
É impossibile accontentare tutti perchè ognuno di noi ha una visione parzialmente diversa dagli altri.
È ormai conclamato che se Zagor è in buona salute, dopo 56 anni, è soprattutto grazie a te.
Altri personaggi Bonelli non possono dire la stessa cosa.

Veniamo al presente e faccio un plauso alla copertina di Venturi, tratto pulito con un'immagine di Cico molto classica.
Complimenti!!

Non voglio fare il fenomeno, e mi dispiace molto criticare il grandissimo Ferri, peró, secondo me uno dei motivi per cui la copertina riportata non è stata pubblicata potrebbe derivare dal fatto che è stata sbagliata la prospettiva.
Stesso errore di prospettiva sulla copertina fi Piccinelli "Sulle strade di New York", e questa, purtroppo, è stata pubblicata.
Comunque sono piccole cose, l'importante è che il petsonaggio continui a piacere e questo è oggi garantito soprattutto da una persona: Moreno Burattini.
Grazie

Zagor121

Anonimo ha detto...

SIAMO TUTTI CON TE, MORENO: Da oggi è possibile acquistare il saggio formato ebook Dylan Dog Index 1-25 di Magnolia e Manetti
Prefazione Moreno Burattini-Numeri Saverio Ceri
Link x acquistarlo:
http://www.blomming.com/mm/DylanDogIndexAcquistaEbook/items/dylan-dog-index

Il Moro ha detto...

Purtroppo Internet a quanto pare funziona così. E' successo anche a me di essere criticato per un articolo, e poi criticato molto ma molto di più per essermi difeso. Leoni da tastiera, li chiamano. L'unica è ignorarli.
La moda di criticare a caso è ormai ampiamente diffusa, e purtroppo sono proprio loro a riempire le bacheche dei social. Per un complimento ben circostanziato arrivano dieci critiche gratuite, se bastano. Non so se succeda solo in Italia o dappertutto, ma chi si è trovato bene di solito non sente il bisogno di dirlo in giro, mentre chi si è trovato male ha l'assoluta necessità di urlarlo ai quattro venti. Il mio timore è sempre stato che l'elevato numero di rompiscatole rumorosi rapportato a quello dei soddisfatti silenti possa portare anche una casa editrice come la Bonelli a dare retta a certa gente, pensando di fare "ciò che vuole il pubblico".

b0L0 ha detto...

Questa articolo è tanto geniale quanto triste, perché, ancora una volta, mi ricorda i titoli dei capitoli di un romanzino di Asimov che mi hanno regalato da poco: Neanche gli Dèi. Nonostante ciò preferisco concentrarmi sulla genialità ed entusiasmarmi tra la sue righe in barba a certi colleghi.

Vittorio Silvestri ha detto...

Eccomi qua Moreno, sono il lettore (ma tu preferisci detrattore, lo so) n. 1 e 3.
Visto che - pur non avendo fatto nomi - mi hai chiamato in causa, credo sia mio diritto replicare, considerato che pur di avere "like" e consensi dal gregge, sei sempre pronto a lagnarti (atteggiamento, sappilo, controproducente perché considerato infantile anche da molti tuoi estimatori).

Sulla copertina inedita scartata di OLTRE I CONFINI DEL MONDO, so bene che non fosti stato tu a decidere, bensì Marcheselli.
Il motivo per cui lo fece lo ignoro ma posso supporlo: meglio uno Zagor integro, che rassicuri, piuttosto che ferito!
La linea editoriale evidentemente non prevede di mostrare Zagor in palese difficoltà e non credo sia un caso se, da anni ormai, non lo vediamo mai raffigurato sofferente o moribondo. Cover come LA FRECCIA MORTALE o GUERRIERO ROSSO sono ormai un lontano ricordo, evidentemente...
Tu stesso, anche se non lo ricorderai, mi avevi confidato che il maestro Ferri era solito preparare 3/4 bozze al mese e capitava spesso che quella che a te piaceva di più venisse puntualmente scartata.
Per me, e lo ribadisco, fu una decisione che denotava incompetenza da parte di chi l'aveva presa a prescindere dalla motivazione, e sfido chiunque a dire che, almeno in questo caso, la copertina scelta era nettamente inferiore di quella scartata.

Per quanto riguarda la prima copertina della miniserie di Cico, raccontiamola tutta - ti prego - se no messa così è troppo facile sparare a zero!
Il mio commento fu: "Cico = Groucho?...".
Al quale rispondesti, forse un po' stizzito: "da cosa che si deduce l'equivalenza lo sa Dio.".
A quel punto, consapevole che il mio commento potesse essere male interpretato, ci tenni a precisare - visto che, come hai giustamente fatto notare tu: "come si può giudicare una storia che non è ancora uscita?". E la mia risposta fu: "Mi riferivo alla copertina. Assomiglia a quelle delle storielle di Groucho allegate ai vecchi speciali di DD".
Questo secondo mio commento però, guarda caso lo hai totalmente omesso dal tuo intervento.
Il motivo lo comprendo, sia chiaro (like, gregge, ecc.)... ma da te mi sarei aspettato più onestà intellettuale.

dangel92 ha detto...

Posso dirti una cosa? Non prendertela, anche se immagino non sia facile. D altronde come diceva bene Gabbani: tutti tuttologi sul web. Se da una parte la rete ha permesso alle persone di interagire fra più argomenti, trovare persone con interessi comuni ed esprimere la propria opinione, proprio il fatto che il web ci renda in un qualche modo anonimi e potenzialmente non perseguibili, ha permesso alle persone di riversare tutte le loro frustrazioni quotidiane nella rete, tanto da coniare un termine apoosta per definirli. Se Zagor é tutt ora vivo e vegeto é perché le storie e le idee vengono apprezzate dal pubblico e questo ti assicuro che non é poco all interno della nostra societá consumistica dove tutto dura poco.Infine, essendo la prima volta che rispondo a un tuo commento, volevo ringraziarti per lo splendido lavoro che hai fatto e stai facendo sulla testa. Sull ultimo maxy a me la parola che mi é subito comparsa alla fine della storie é " respiro"

Massimo (WM) ha detto...

Chi sostiene che tu non ascolti i commenti dei lettori, davvero non sa cosa dice, né ti conosce affatto. Io sono anzi convinto che tu lo faccia TROPPO.
Il punto è: se Zagor è letto da 40-50.000 persone, e tu dovessi ascoltare il parere di ognuno, si uscirebbe pazzi.
Occorre quindi una colossale e spietata opera di FILTRAGGIO.
Ci sono critiche motivate, che vanno ascoltate, e critiche biliose, che vanno ignorate.
Come fare a discriminarle?
Un indizio dovrebbe essere (anzi, deve essere, sul fondamento della spietatezza di cui sopra) la lunghezza. Commenti di una frasetta, devono lasciare il tempo che trovano. Sia in positivo che in negativo, sia chiaro.
Commenti su una storia tipo "Belloooo!!!!" oppure "Che cagata!" devono valere ZERO. Zero, lo ripeto. Non esaltare nulla in senso positivo, non deprimere un pulviscolo in negativo. Sono fuffa, null'altro.
Quindi, diciamo la quasi totalità dei commenti su facebook, tipicamente espressi in frasi veloci. Devono essere considerati alla stregua delle strette di mano che riceve un personaggio famoso nella folla, o degli insulti che gli possono gridare. Fanno piacere o fanno male, ma devono contare ZERO quando si decide come scrivere la prossima storia. So che la pancia tenderà a dire altro, ma il cervello deve filtrare.
Pertanto, nello specifico, un: "Oh no, Cico come Groucho" deve valere zero.

(Fine parte 1)

Massimo (WM) ha detto...

(Parte 2)

I commenti un po' più lunghi, possono valere un coefficiente che oscilla tra il 30 e il 70%. Tipicamente appartengono a questa categoria: gli interventi sui forum specializzati, i commenti nel tuo blog, e anche su facebook se di una certa entità. Come sempre vale la regola della corposità: da questa si evince un impegno nello scrivere, e si può intuirne anche la competenza, altro elemento fondamentale.
Una categoria purtroppo in disuso ma che rientra anch'essa in questo punto sono le lettere cartacee. La logica di Sergio Bonelli di rispondere a NESSUNA email ma a TUTTE le lettere cartacee - che ovviamente condivido pienamente - va esattamente in questa direzione: mi devi dimostrare un impegno che sostenga il tuo parere. Sennò non posso starti dietro, mi dispiace.
Nella fattispecie, l'intervento del lettore sul Maxi rientra in questa categoria. Può essere considerato quando ci si rimette alla tastiera, con le dovute misure.

Gli interventi a cui prestare la maggior attenzione (diciamo con un coefficiente 50-90%) sono a mio parere gli articoli sui siti specializzati. Qua si va sul sicuro circa la competenza dell'articolista, si nota bene l'impegno di ricerca delle fonti, di correzione e rilettura. Inoltre, seguendo nel tempo i vari pezzi ci si può fare un "profilo" dei gusti dell'articolista e quindi soppesarne le valutazioni con una certa precisione.
Una critica ricevuta qua sopra ha buone probabilità di essere motivata, e forse vale rifletterci, così come un elogio probabilmente è davvero meritato.

Naturalmente, ci sono le seconde facce della medaglia da tenere sempre anch'esse in considerazione.
La miriade di utenti da frasetta costituiscono infatti il principale corpus dei lettori, cioè quelli che comprano e quindi tengono in vita il personaggio anche se la loro competenza del medium fumetto non sarà granché. E quando i numeri ti danno ragione, hai ragione. Punto. In tutti i settori.
E' però vero che le vendite fotografano solo il qui e adesso, mentre gli altri tipi di commenti possono far anticipare i trend, e magari queste vendite aumentarle, o prevenirne l'erosione. Oltre che - robetta non trascurabile per chi di mestiere fa l'artista e ama quell'arte - dare la soddisfazione di scrivere qualcosa che viene ricordato.
D'altro canto è vero anche che chi scrive su un forum assiduamente e ancor di più chi fa il critico di professione può, per una serie di motivi, prendere in antipatia o in simpatia l'autore, e vanificando pertanto il valore di cui dicevo sopra.
Starà allora all'autore cercare di capire la neutralità dell'articolista, e dargli anche qua il giusto peso.

(Fine parte 2)

Massimo (WM) ha detto...

(Parte 3)

Alla fine, io credo che ci sia una sola categoria a meritare un coefficiente vicino al 100%, ed è l'autore stesso, o meglio la sua parte di lettore, quella più vicina al suo cuore e alla sua coscienza.
Io sono arci-convinto, e nei decenni sempre più i fatti hanno supportato questa mia convinzione, che quando un autore si diverte a scrivere, anche il lettore lo percepisce e si diverte con lui.
E' così. Lo è in tutte le forme d'arte: nello sport, nella musica, nell'amore, ecc. "O' cazz' nun vo' pensieri" dicono i napoletani, e questa frase apparentemente gretta nasconde invece una profonda verità se applicata a ciò che STA DIETRO a "o' cazz'", che lo fa funzionare bene o male.
L'autore impaurito dalle critiche (così come il calciatore o l'amante), terrorizzato di sbagliare... sbaglierà. Così come dall'altra parte l'autore gonfiato da elogi immotivati produrrà ciofeche indotte da deliri auotomasturbatori spacciati per arte elitaria.
L'artista che fa centro non può invece prescindere da una sorta di "leggerezza", dal non farsi troppe domande mentre scrive. Se una cosa funziona, anche se non sa perché, va bene così.
Gli esempi sono tanti, ma uno dei massimi lo abbiamo proprio in casa: quel Guido Nolitta che scriveva capolavori guardando i film e le partite, non nel chiuso di un eremo a soppesare e vivisezionare ogni passaggio. Eppure funzionavano, e tanto bastava.

Allora, Moreno, tu quando scrivi chiudi gli occhi e pensa a cosa ti ha fatto innamorare di Zagor da bambino. E riproponilo. E' facile, lo hai già fatto tante e tante volte in questi anni. Con i tuoi modi e il tuo stile, arricchito dalle tue esperienze, filtrato dai tempi, certo. Ma connettiti col te stesso lettore di allora.
Se una critica o un elogio ti impedisce di farlo per bene, allora tranciali via. Senza pietà.
Divèrtiti.
E noi ci divertiremo con te.

Alfio200 ha detto...

Ribadisco quanto già scrissi a suo tempo. Adesso scopri che esistono gli influencer? Ovvero autori sotto pseudonimo o lecchini dei medesimi che esaltano o screditano. Il tuo post è un capolavoro di dialettica e signorilità, ma forse la cosa migliore è disinteressarsi del tutto al web per quel che concerne la (diciamo così) critica (e tanto più per le critiche): chiacchiere da bar per di più taroccate e che per giunta non fanno aumentare le vendite di una virgola.

Anonimo ha detto...

Di solito le critiche sul web sono mosse dai lettori della prima ora che hanno idealizzato il personaggio (e la loro coeva infanzia) in piena crisi da regressione senile. Io appartengo ad una generazione più giovane e, a differenza loro, leggo un sacco di cose diverse, non solo Bonelli.
Il lavoro da lei svolto su Zagor ha una qualità media ottima, ogni tanto c'è qualche caduta di tono del tutto comprensibile a fronte di una superproduzione costante e prolungata nel tempo. Non ascolti la minoranza rumorosa di fanatici e si consoli pensando che quelli che criticano sui forum e sui social sono gli stessi maniaci collezionisti che, criticando, magari comprano due/tre copie dello stesso albo.