venerdì 20 maggio 2011

IL SIGNOR EMILIO

Ho promesso che avrei spiegato chi è il signor Emilio su cui, talvolta, tra i lettori zagoriani che scrivono sui forum, capita di sentir fare dell'ironia. Ne parlo perché il caso, sebbene scaturito da una mia storia pubblicata nel gennaio 2005, è ancora attuale. Qualche post fa, accennando ai limiti del "politicamente corretto" imposti agli autori di fumetti, ci fu un lettore di questo blog che inviò un commento sostenendo che stavo raccontando balle, allorché parlavo di genitori pronti a scrivere lettere di fuoco per una scena appena un po' sanguinolenta che avrebbe potuto turbare i propri pargoli o di associazioni di consumatori che chiedono alla magistratura il sequestro delle tirature degli albi in cui Tex fuma.


Il lettore in questione, Roberto, scriveva testualmente: "penso che questa storia delle severe associazioni che vi censurano sia una sonora balla, altrimenti queste associazioni dovrebbero censurare tutto: pubblicità, film, videogiochi, manifesti, ecc. Penso che ci sia a monte l'autocensura volontaria dell'editore, il quale non vuole sigarette per Tex e allora niente sigarette altro che associazioni di consumatori! Le quali - al massimo - potrebbero esprimersi senza per questo obbligarvi a nulla! (...) Lasciamo perdere i genitori timorosi che c'entrano ben poco in questa linea editoriale". Evidentemente Roberto non sa nulla dell'esposto del Codacons e del vespaio che suscitò pochi anni fa, non sa nulla del processo agli autori dell' Intrepido quasi contemporaneo, non sa nulla dei sequestri dei capolavori di Miguel Angel Martin nella sede della Casa editrice Topolin che li pubblicava in Italia e soprattutto non sa nulla del signor Emilio. Cercherò di raccontargli quest'ultimo caso, avendo già trattato del primo e promettendo di riferire prima o poi anche del secondo e del terzo.



I fatti sono questi. Nelle pagine finali dell'albo di Zagor n° 474 "I bassifondi di New Orleans" (Zenith n° 525), da me sceneggiato per i pennelli di Gallieno Ferri, un certo Velasquez, uno sgherro agli ordini del malvagio Richter, interroga un messicano per ottenere da lui un'informazione. Nel farlo, essendo un appunto un cattivo (e i cattivi, si sa, fanno cose cattive - se no che cattivi sarebbero?), Velasquez ordina a un tirapiedi che il prigioniero venga picchiato: vediamo così assestargli tre (dico: tre) pugni. A quel punto il malcapitato parla e Velasquez, saputo quel che voleva sapere, gli spara. Per la cronaca, la vignetta del "bang" mostra un colpo indirizzato verso il fuori campo.
Subito dopo la storia si sposta nella giungla dello Yucatan, dove sorge una città misteriosa popolata dai discendenti degli antichi aztechi, i quali proseguono a praticare gli usi e i costumi dei loro avi. Assistiamo perciò a un sacrificio umano. Sottolineo: uno (mentre si sa che le usanze azteche prevedevano sacrifici di massa, con migliaia di vittime immolate). Quel che si vede è un disgraziato posto su un altare, un sacerdote che abbassa un coltello colpendo fuori campo, la mano del sacerdote che stringe qualcosa che non si distingue fra le sue dita (è un cuore umano, ma lo si intuisce senza vederlo), lo stesso sacerdote che getta quel qualcosa (che si continua a non vedere) dentro la bocca di un idolo. Quindi, il cadavere viene fatto rotolare giù per la gradinata di un tempio. Fine della scena.


Tutto questo, non in un albo di Paperino o della Pimpa, ma sulle pagine di Zagor: un fumetto d'avventura, dove regolarmente ci si aspetta che qualcuno, da qualche parte, debba essere ucciso: come minimo, o la vittima innocente che lo Spirito con la Scure deve vendicare, o il cattivone che paga il fio delle sue colpe. Sulla copertina de "I bassifondi di New Orleans", peraltro, si vede Zagor che tira un pugno a un ceffo armato di uncino, mentre un altro con un bottiglia spezzata è pronto a infilzarlo giungendogli alle spalle. Immagino che dopo una cover così, l'acquirente, per quanto incauto, possa aspettarsi che dentro si vedano volare dei cazzotti e che scorra un minimo di sangue. Oserei dire che se all'interno lo Spirito con la Scure si limitasse ad ammirare le bellezze architettoniche di New Orleans, i lettori avrebbero giustamente il diritto di protestare. La copertina, semplicemente, promette quel che l'interno mantiene. Peraltro, nei precedenti 473 albi di Zagor, non è che il sangue non si fosse mai visto. Anzi, nelle primissime tavole del n°1, "La foresta degli agguati", Guido Nolitta e Gallieno Ferri mostrano la strage dell'equipaggio di una chiatta e lo fanno in modo molto drammatico. A pagina 10 c'è persino una freccia che trapassa da parte a parte il cuore di un battelliere, e quando Zagor arriva sulla scena del massacro si vedono dovunque lance infilzate nei petti e coltelli piantati nelle schiene. Insomma, dopo un inizio di serie del genere è logico attendersi che, pur senza mai scadere nel truculento e nello splatter, pugni e coltellate facciano parte della saga.


Nonostante questo, pochi giorni dopo l'uscita in edicola de "I bassifondi di New Orleans", ecco arrivare in redazione la lettera indignata del signor Emilio. Il quale protestava vivacemente e con grande scandalo perché aveva dato l'albo in lettura a un suo figlio (che, se non ricordo male, aveva all'epoca sette anni), il quale sarebbe rimasto impressionato dai disegni di Ferri. Ora, non è ben chiaro perché il signor Emilio abbia affidato a un bambino un fumetto non adatto a lui: i genitori dovrebbero avere, fra gli altri compiti, anche quelli di vigilare su quel che capita fra le mani dei loro pargoli, e magari stare al loro fianco durante la visione di certi film o certi documentari (compresi quelli, impressionantissimi, dove i leoni sbranano le gazzelle) e soprattutto dei telegiornali, dove se ne vedono di cotte e di crude (e soprattutto, di vere, mentre i fumetti sono, per fortuna, soltanto fiction). Tuttavia, anziché prendersela con se stesso il signor Emilio se la prendeva con me. Secondo lui, se non interpreto male le sue intenzioni, pur scrivendo fumetti per grandi, io avrei dovuto comunque astenermi dal raccontare qualsiasi cosa avrebbe potuto turbare i bambini di sette anni, specie se suoi figli. Avrei dovuto dunque censurare a priori tutti gli atti di violenza, limitandomi magari a mostrare come, in un ambiente bucolico e disneyano, i pellerossa di Darkwood cuociano festosi le loro focacce o le squaw fabbrichino sorridenti dei mocassini (evitando di dire, naturalmente, che anche i nativi americani volentieri si scannavano fra loro se ritenevano di averne motivo).


In seguito alla lettera del signor Emilio, Sergio Bonelli ha dedicato all'argomento la "Posta" dello Zagor del mese di marzo del 2005, "Nella giungla dello Yucatan".
Riporto quello che venne scritto in quella rubrica:"Cari amici, un affezionato lettore, che segue Zagor dal lontano 1970, e che, quindi, può essere considerato un profondo conoscitore della saga, mi ha scritto alcune settimane fa, manifestandomi una sua civile, ma decisissima protesta. Ovviamente, a stretto giro di posta, ho già avuto modo di giustificarmi con la persona di cui sto parlando, che qui chiamerò semplicemente Emilio per rispetto della privacy; l'argomento, però, mi sembra talmente interessante per tutti che ritengo opportuno affrontarlo anche in questa sede. Per dirla in poche parole, il nostro amico ha ritenuto che due sequenze apparse nelle ultime pagine dell'albo uscito a gennaio 2005 fossero tanto impressionanti da rappresentare una riprovevole e gravissima novità all'interno della serie. Le sequenze in questione mostrano prima un cruento interrogatorio degno dei più classici spaghetti-western, poi una di quelle famose cerimonie sacrificali durante le quali i sacerdoti aztechi squarciavano il petto della vittima prescelta. Antiche pitture, film, documentari ci propongono assai frequentemente la medesima scena che, proprio qui accanto vedete raffigurata nell'immagine appartenente al cosiddetto 'Codice Fiorentino' - un celebre manoscritto illustrato, risalente all'epoca dei Conquistadores - che si riferisce al cruentissimo rito, celebrato dai 'cugini' dei Maya, ovvero gli Aztechi. Ecco perché io, appassionato cultore dell'arte precolombiana, alla mia prima lettura, non avevo sinceramente rimarcato una particolare sensazione di violenza e di orrore. Ma, a un secondo esame, devo riconoscere che il signor Emilio non aveva poi tutti i torti; in entrambe le sequenze, il segno realistico di Gallieno Ferri ha troppo enfatizzato la presenza del sangue e la crudeltà del gesto, come forse mai era successo prima. Lo sceneggiatore della storia, Moreno Burattini, che non può sicuramente venir definito un amante dell'horror, a sua volta non aveva alcuna intenzione di varcare quei precisi limiti che tutti noi ci siamo posti, nel raccontare le vicende dello Spirito con la Scure. E io stesso, in veste di autore, riesco facilmente a capire che la volontà di trasmettere un'emozione forte, in taluni casi, può arrivare a turbare qualche lettore particolarmente sensibile. Che altro potrei aggiungere, a questo punto? Che, da parte nostra, eccezion fatta per qualche spiacevole 'svista', non è in corso nessun cambiamento di rotta: Zagor non diventerà mai, caro Emilio, un fumetto orrorifico e continuerà ad avere quelle caratterstiche che lo hanno reso accessibile a ogni tipo di pubblico".


Che altro aggiungere? Innanzitutto, mi preme ricordare come nessuna delle due morti incriminate fosse gratuita all'interno della storia. La prima, quella del messicano ucciso con un colpo di pistola dopo essere stato picchiato, dimostra la cattiveria di Velasquez e lo rende un nemico di cui giustamente i lettori desiderano la punizione (dunque il male che compie suscita non compiacimento ma desiderio di giustizia). La seconda, quella conseguente al sacrificio rituale, spiega qual è la sorte a cui sono destinati alcuni amici dello Spirito con la Scure catturati dagli aztechi, se l'eroe di Darkwood non giungerà in tempo a salvarli. Mi sembra quasi inutile ricordare come lo stesso espediente fosse stato utilizzato prima di me da Steven Spielberg in "Indiana Jones e il tempio maledetto", dove a una vittima viene espiantato il cuore sotto gli occhi degli spettatori (immagino, anche di alcuni piuttosto piccoli) e successivamente la stessa cosa potrebbe essere fatta a Willie, l'amica di Indiana, se non ci fosse un deus ex machina a risolvere la situazione. Cito Spielberg ma potrei citare mille film, romanzi e fumetti. E' un classico.


Non solo: quel che io ho mostrato nella scena ambientata sul tempio della città nascosta non è qualcosa che io ho partorito perché ho la mente perversa e deviata, ma è la ricostruzione, peraltro molto edulcorata, di un rito che davvero veniva eseguito dagli aztechi. Nel mio racconto, insomma, non parlo di un serial killer che uccide strappando i cuori (e faccio notare che di serial killer che uccidono nei modi più truculenti sono pieni libri, film e fumetti) ma si mostra, semplicemente, e nel modo più documentario e aderente alla realtà possibile su Zagor, un sacrificio rituale azteco. Anzi, lo si mostra censurando gran parte della realtà che su Zagor non si può mostrare, perché, come ho già detto, i sacrifici aztechi non prevedevano l'immolazione di un singolo ma di decine o centinaia o migliaia di prigionieri (e noi abbiamo evitato di mostrare sia i sacrifici di massa, sia le successive mutilazioni dei cadaveri). Dunque, se a qualcuno può sembrare gratuita la violenza "inventata" che si potrebbe inventare diversamente, non altrettanto si può dire della violenza "didascalica" che si limita a raffigurare riti veramente praticati nell'antichità. Altrimenti sarebbe come dire che in un fumetto sull'Antica Roma non si dovrebbero vedere i leoni nel Colosseo per timore i turbare i bambini.


E appunto passando ai bambini, temo che in molti non abbiate idea di che cosa vedono (e di come si divertono a vederlo) i bambini oggi, che in TV vedono Buffy e dicendo Buffy dico una cosa all'acqua di rose. Ma sbaglio a dire "oggi" perché i bambini da sempre, e lo facevano anche in tempi non sospetti di TV edulcorata, staccano le ali alle farfalle e le abbrustoliscono sulla stufa. Nel caso del sacrificio azteco, si vedono ricostruzioni fatte molto bene e molto impressionanti, persino nei programmi di Piero Angela o di Valerio Massimo Manfredi. Perciò, anziché vietarla, io raccomanderei la lettura di Zagor ai bambini, parendomi didattica. Come didattica è la lettura di un romanzo (consigliatissimo) come L'Azteco di Gary Jennings. Lì, vi strovano descrizioni molto più impressionanti dei riti precolombiani di quella che abbiamo dato io e Ferri (e L'Azteco è uno stra-bestseller popolare venduto da trent'anni in tutto il mondo, con ben quattro sequel).


Ricordo che anche un altro lettore, oltre il signor Emilio, scrisse qualcosa dello stesso tenere su uno dei forum zagoriani: "Rimango basito di fronte ad un Velasquez che ammazza e poi brucia il malcapitato mercante dopo che questi gli aveva raccontato tutto quello che sapeva dietro la promessa di lasciarlo libero". Risposi: anch'io rimango basito quando dei banditi ammazzano un tabaccaio o un benzinaio o un tassista, ma c'è chi lo fa. E ancora il lettore: "rimango basito leggendo il dialogo dei due bianchi in cui si descrive la bravura del sacrificatore che deve strappare il cuore della vittima senza farselo sfuggire di mano e mentre questa e' ancora cosciente in modo che questa possa vedere il suo cuore". Risposta: è esattamente quello che facevano i sacerdoti aztechi alle loro vittime, durante i sacrifici. Esattamente quello descritto minuziosamente da Gary Jennings ne L'azteco. Esattamente quello che si vede, in tutt'altro contesto, in "Indiana Jones e il Tempio Maledetto".




Ma anche ne "L'ultimo dei Mohicani" di Michael Mann con Daniel Day Lewis. In una scena molto famosa, che non mi risulta sua stata vietata ai minori, Magua estirpa il cuore dal petto dell'ufficiale inglese Heyward, mentre questi è ancora vivo e lo mangia, compiendo così una sua vendetta. E che dire di "Apocalypto" di Mel Gibson? Non ha mai visto l' "Ultimo dei Mohicani", signor Emilio? O ha scritto anche a Michael Mann? E nel caso, che cosa gli ha risposto? Ha avuto lo stesso fair play e la stessa cortesia di Sergio Bonelli?
Non vedo come un sacrificio azteco descritto in modo quasi didascalico possa essere un esempio di condotta negativo. Il Sacerdote che ha compiuto quel rito è un personaggio negativo. I personaggi negativi fanno cose negative. Se i buoni non avessero dei personaggi negativi contro cui combattere non sarebbero buoni. Dunque l'esempio di condotta per un eventuale bambino che leggesse Zagor sarà quello dei buoni che combattono i cattivi. Ai bambini si racconta la favola di Biancaneve, dove c'è la regina cattiva che chiede a un cacciatore di portare Biancaneve nel bosco, ucciderla e strapparle il cuore per portarglielo a far vedere. Mi pare chiaro che la regina non è un esempio da seguire. Pur rispettando le idee del signor Emilio (e di quelli che la pensano come lui) credo che in un fumetto come Zagor (dove vengono descritte ambientazioni avventurose, con scene di lotta, guerre, duelli, e dove si rappresentano usi e costumi di civiltà e popoli primitivi) ci debba essere, per forza di cose, rappresentata qualche scena cruenta.Inoltre, Zagor non è comunque un fumetto per bambini, le scene cruente e impressionanti che contiene sono la minima parte di quelle contenute in altre testate e i bambini di oggi vedono sicuramente più violenza nei cartoni animati giapponesi e nei videogiochi.
A rappresentare i commenti della maggior parte dei lettori in seguito alla lettera del signor Emilio, ecco che cosa ha scritto Devilmax in un dibattuto sul forum SCLS: "Il signor Emilio, secondo me, ha espresso una critica eccessiva (ma che io, comunque, rispetto) alle due, ormai famose, sequenze dell'albo di Gennaio. Eccessiva perché. Nella sequenza in cui Velasquez e il suo scagnozzo interrogano il messicano, c'è un ordinario pestaggio (tra l'altro, con tre soli pugni), non ci viene nemmeno mostrata la testa del messicano colpita dal proiettile (vediamo solo Velasquez che spara), e il suo cadavere in fiamme che si vede alla fine, non è che uno degli innumerevoli cadaveri bruciati di cui la saga di Zagor è piena (basti solo pensare alla cover dell'albo 'Il genio del crimine', anno 1986). Insomma, a ben vedere, niente di nuovo!
Nella sequenza del sacrificio azteco, non ci viene mostrata l'immagine in cui il pugnale del sacerdote trafigge il petto della vittima (infatti, si vede solo il sacerdote che vibra il colpo), nè quella dell'estrazione vera e propria del cuore. E' vero che si vede il cuore nella mano del sacerdote e poi il cadavere del malcapitato buttato giù per la scalinata della piramide, ma, cavolo!, qualcosa Burattini doveva pur mostrarla, no? Altrimenti, che razza di sacrificio sarebbe stato!
In conclusione, spero anch'io, come voi, che le lamentele del lettore Emilio o di altri zagoriani, non spingano Bonelli a censurare in futuro le scene di violenza, perché ciò significherebbe falsare un fumetto, come quello avventuroso (di cui Zagor è uno splendido esempio), nel quale la violenza appunto (sia essa a fin di bene o a fini malvagi) è un ingrediente essenziale".

mercoledì 18 maggio 2011

THE BIG ONE

Con dieci giorni di anticipo sulla data di uscita in edicola, sono già in possesso del tanto atteso Zagorone. "The big one", quello grosso, come il terremoto che in California tutti aspettano da un momento all'altro. A prescindere dalla storia, che comunque spero piaccia, la sensazione nel trovarselo davanti e nel poterlo stringere fra le mani, è straordinaria. Come oggetto, indubbiamente, è bellissimo. I disegni di Marco Torricelli, anche soltanto al primo colpo d'occhio o alla prova campione nell'aprire a caso un punto del volume, sono straordinari.

Ho scattato un paio di foto per mostrarvelo in anteprima. "Il castello nel cielo è un albo davvero molto desiderato dai lettori, che per anni si sono chiesti perché dovessero esserci Texoni, Dylandogoni, Nathanneveroni e Martinmysteroni e non degli Zagoroni. L'occasione del cinquantennale è servito a far rompere gli indugi convincendo Sergio Bonelli a dare alle stampe il primo Albo Gigante.


Sui forum l'attesa dell'uscita è palpabile. In un "filo diretto" che tengo con i lettori, Teo mi ha chiesto: "Ciao Moreno, come stai vivendo l'attesa per l'uscita dello Zagorone? Paure, dubbi, felicità, trepidazione?". Ho risposto così: "Dopo tutta la fatica fatta per scriverlo, seguirne la la realizzazione grafica, correggerlo, aggiustarlo, rileggerlo, discuterne in Casa editrice, scrivere l'introduzione, preparare le pubblicità e le anteprime, mandarlo in stampa, ho spento la testa e attendo quasi con rassegnato fatalismo gli eventi. Sia quel che sia. So che più una cosa è attesa, tanto più rischia di deludere. Essendo lo Zagorone attesissimo, la conseguenza viene da sè. Non ho 'dubbi' sulla storia, dato che mi pare coerente e non priva di qualche buono spunto, nè ho dubbi sui disegni. Credo anche che il racconto sia adatto a celebrare Darkwood come terra della fantasia, punto di frontiera fra realtà e immaginazione, luogo 'letterario' per eccellenza, e infatti il co-protagonista de 'Il castello nel cielo' è uno scrittore visionario. Tuttavia, tutti i lettori si aspettano sempre di leggere la storia che scriverebbero loro, e questa l'ho scritta io".


Un altro lettore, Simon, mi ha domandato: " Moreno, a chi può essere ascritto, secondo il tuo parere, il merito per lo Zagorone? Ai chiassosi utenti dei forum o ai silenti signori Emilio sparsi per lo stivale?".

Riguardo al signor Emilio, su cui capita spesso di sentir fare dell'ironia, scriverò qualcosa prima o poi (si tratta di un acquirente che si indignò per la ricostruzione da me fatta di un sacrificio rituale azteco in una storia di Zagor).


A Simon ha replicato: "Il merito del via libera allo Zagorone non è soltanto delle continue pressioni del pubblico sull'albo specifico (lettere, petizioni, richieste fatte durante gli incontri, dibattuti sui forum), ma anche del calore che i continuamente, da anni, il 'popolo di Darkwood' manifesta attorno al personaggio e al suo staff. Sergio non ha potuto non vedere che dovunque c'erano sale conferenze piene, inviti a incontri e raduni, resoconti di feste e tavolate imbandite, mostre, interviste, eccetera. Il clima attorno a Zagor è da molti anni decisamente positivo. E un pubblico così merita di essere accontentato. Io, che pure ho perorato la causa e mi sono fatto portavoce, non posso che ringraziarvi". A questo punto, comincia il countdown per l'arrivo in edicola. Ovviamente, ne riparleremo qualche giorno dopo l'uscita del volume.
A proposito di edicola, è già disponibile nei chioschi e nelle fumetterie di tutta Italia, il n°78 di "Scuola di Fumetto", la rivista di Coniglio Editore diretta da Laura Scarpa: un must per chiunque ami davvero la letteratura disegnata e voglia conoscere meglio autori, tendenze, tecniche. La copertina, che vedete più in alto, ha Julia in evidenza (dato che vengono pubblicati degli sketchbook di Laura Zuccheri). Ma anche, più in piccolo, Zagor: si annunciano infatti i suoi primi cinquanta anni. All'interno troverete una mia intervista realizzata da Andrea Leggeri e una carrellata grafica sui disegnatori che in questi cinque decenni hanno lavorato sulle pagine di Zagor (trentadue), con tutte le loro interpretazioni dello Spirito con la Scure. Non è la prima volta che "Scuola di Fumetto" mi intervista: l'occasione precedente fu sul n°20, risalente a cinque anni fa (è il fascicolo qui accanto).

Infine, ho un'altra novità da aggiungere a tutti gli appuntamenti elencati nel post precedente (lo dicevo che mi ero dimenticato qualcosa). Nei giorni 11 e12 giugno a Casale Monferrato (AL), presso il Salone Tartara in Piazza Castello, si svolgerà la consueta kermesse fumettistica "Casale Comics", giunta alla sesta edizione. Sotto i riflettori ci saranno i Cinquanta Anni di Zagor, festeggiati con la presenza di Alessandro Piccinelli (nella giornata di sabato) e Gallieno Ferri (la domenica). Con loro, anche Claudio Villa e Gino Vercelli. Alla manifestazione, che aprirà alle ore 9 in concomitanza con il tradizionale mercatino dell'antiquariato, saranno abbinate una mostra dedicata allo Spirito con la Scure e l'emissione di uno speciale annullo filatelico con l'effige di Zagor, da apporsi su due speciali cartoline realizzate per l'occasione. Qui accanto, la locandina dell'evento.

martedì 17 maggio 2011

SUCCOSE COSE LUCCHESI







Volendo (e un po' anche dovendo) fare la cronaca dell'incontro di Lucca di domenica 15 maggio 2011, riferendo anche un po' delle novità e delle anticipazioni divulgate al pubblico presente, potrei cavarmela rimandandovi là dove, in rete, già sono apparsi commenti e sono state pubblicate delle foto. Ma, ovviamente, aggiungerò del mio.

C'è da dire subito che su Lucca, in concomitanza con l'evento, si è abbattuto un nubifragio tropicale durato praticamente dall'alba fino a quasi l'ora di cena: nonostante questo, il pubblico è stato comunque folto e caloroso. Sembrava di essere al rinfresco di un matrimonio, o a quello delle nozze d'oro, vista la ricorrenza di un cinquantennale.

Scrive Acquadifuoco, uno dei presenti, sul forum SCLS (lo vedete nella foto qui accanto, e sono suoi gli scatti successivi): "Eccoci qua a riassumere la giornata di presentazione del libro di Moreno Burattini, decisamente ricca di news molto interessanti. Moreno era molto entusiasta della giornata e credo anche della buona presenza di pubblico. Vi anticipo solo che Moreno da grande protagonista come sempre in queste occasioni,è partito in pompa magna a parlare delle varie anticipazioni zagoriane tanto da dimenticarsi di parlare del suo libro".
Incredibile ma vero, è andata proprio così. Doveva essere la presentazione del romanzo "Le mura di Jericho", e alla fine, preso dal vortice delle novità da comunicare, del libro non ho parlato. Il che non ha impedito a tutti di vederne l'abbondanza di copie sul tavolo dietro al quale parlavo, e gli interessati di acquistarne a volontà.

Del romanzo ha parlato per fortuna la giornalista lucchese Federica Di Spilimbergo, anche lei presente, nell'articolo on-line corredato da una mia lunga intervista, che potete leggere cliccando qua, intitolato "Moreno Burattini: 'Scrivere Zagor, più che un lavoro, è un modo di essere' ". Qualcuno mi ha scritto chiedendo come fare per procurarsi il libro on line: per ordini on line, basta inviare una\mail di richiesta a fdc@fumodichina.com oppure aggirarsi per il sito di Fumo di China.
Chi è intervenuto all'incontro (oltre ai toscani, c'erano zagoriani venuti addirittura da Roma) ha potuto incontrare non soltanto il sottoscritto ma anche Marcello Mangiantini e Jacopo Rauch, oltre che ascoltare un'esibizione live di Graziano Romani. Un grazie a Dante e Luca, gestori della libreria "Il collezionista" (un grande locale ricco di proposte multimediali, non soltanto fumettistiche) che ci hanno ospitato, e a Giorgio Giusfredi che ha organizzato l'evento. A tutti gli intervenuti sono state regalate copie della locandina. Però, per non far torto agli assenti giustificati, quelli cioè che avrebbero voluto venire ma sono stati impossibilitati, ecco un riassunto delle anticipazioni che sono state fatte.
Innanzitutto, il primo Zagorone, intitolato "Il castello nel cielo", in uscita il 27 maggio. Tutti i presenti erano entusiasti dell'iniziativa. Mi è stato chiesto se ci sarà un secondo albo gigante. Ovviamente, dipende dall'accoglienza del primo. Se tutti i lettori di Zagor ne comprassero una copia, sarebbe un successone. Non mi aspetto tanto, ma sono ottimista.

Già durante la mostra mercato di Reggio Emilia, il 21 maggio, sarà disponibile il nuovo numero di Ink, quello datato aprile 2011 ma in ritardo sulla data di uscita. Potete vedere la copertina in apertura di articolo: l'illustrazione è opera di Roberto Piere, uno dei disegnatori dello staff di Zagor, al lavoro da diversi anni sulla sua prima storia (che però non è stata ancora terminata, dato che il buon Roberto la porta avanti, con fatica, ogni sera al termine del lavoro in redazione, essendo lui uno dei grafici della Bonelli). All'interno interviste a vari autori e un doveroso omaggio a Franco Donatelli ma, soprattutto, una storia di Zagor INEDITA, firmata (testi e disegni) da Yannis Ginosatis, l'autore greco attualmente in edicola con la sua prima avventura di Tex.

Di che cosa si tratta? Dovete sapere che il bravo Yannis si è presentato, alcuni anni fa, proponendosi come disegnatore per lo Spirito con la Scure. Nel farlo, ha realizzato un breve racconto di otto tavole su sceneggiatura propria. Il talento era evidente, e gli è stato chiesto di cimentarsi con Aquila della Notte, ma la storia di ambientazione zagoriana è rimasta. Era un peccato tenerla chiusa nei cassetti di via Buonarroti, e dunque ho pensato di tirarla fuori. A questo punto, la caccia a Ink è aperta: se non la trovate, potete rivolgersi a Menhir Edizioni, in via De Marchi 31 a Monza, o telefonare al numero 039 5962111. Il contatto email è: paolo.telloli@email.it.

Ma ci sono altre pubblicazioni fuori-serie in arrivo. In occasione di Parma Fantasy, nei giorni 11 e 12 giugno, Zagor verrà festeggiato con una mostra e con un triplice incontro, condotto dal sottoscritto, con Gallieno Ferri, Marco Torricelli e Paolo Bisi. In quell'occasione verrà regalato ai presenti un flip-book di 16 pagine destinato a celebrare il cinquantennale dello Spirito con la Scure ma anche il ventennale di Nathan Never. I flip-book sono pubblicazioni con doppia copertina che si possono leggere in tutti e due i sensi, capovolgendo l'albo. La cover double-face è stata realizzata a quattro mani da Marco Torricelli e Ivan Calcaterra, che insieme la firmeranno riprodotta su cartoncino. Peraltro, anche Ferri ha disegnato una illustrazione molto particolare dedicata ai cinquant'anni dell'eroe di Darkwood, che verrà autografata in ottanta copie garantite dal timbro Bonelli. I contenuti del flup-book saranno, per la parte zagoriana, del tutto inediti: non anticipo altro rimandandovi a ulteriori notizie man mano che ci avvicineremo all'evento.

Un altro albetto, decisamente più corposo (32 pagine) è in allestimento per RiminiComix, una kermess balneare prevista per luglio. All'interno, dopo una copertina di Gallieno Ferri, ci saranno addirittura sette storie, di cui una assolutamente inedita. Di che cosa si tratta? Non si potevano festeggiare i cinquanta anni di Zagor senza ricordare Franco Donatelli. Così, dai cassetti della memoria, abbiamo recuperato due storie di Nolitta disegnate dal grande Frank: "Anubi" e "Voudou", di dodici pagine l'una, apparse negli anni Sessanta in appendice a due albi della Collana Rodeo e mai più ripubblicate. Sono racconti assolutamente "zagoriani" per ispirazione, come vi meraviglierete nei leggerli o rileggerli a distanza di tanto tempo, benché Zagor non vi compaia. Lo Spirito con la Scure compare invece in altre cinque storie brevi autoconclusive, tra cui quelle scritte da me e disegnate in coppia da Gianni Sedioli e Marco Verni, in cui l'eroe di Darkwood incontra i suoi autori. Forse qualcuno le ricorda per averle viste su Walhalla e sull'albetto distribuito a Godega un paio di anni fa. Ebbene: io e i soliti due amici disegnatori abbiamo realizzato una terza puntata della serie, che a me sembra la migliore delle tre. Mi saprete dire dopo esservi procurato l'imperdibile spillato.

A proposito di Nolitta: entro pochi giorni sarà il distribuzione il saggio "Guido Nolitta: Sergio Bonelli sono io", edito da Coniglio, di cui vi ho già accennato. Si tratta di una biografia professionale del creatore di Zagor e Mister No, raccontata dal sottoscritto e da Graziano Romani, terza nostra fatica editoriale dopo i libri dedicati a Gallieno Ferri e Giovanni Ticci. La prefazione sarà di Mauro Boselli. Benché inserito nella collana "Lezioni di Fumetto", questo libro inaugura la sezione dedicata agli sceneggiatori e, vista l'importanza del personaggio, è più corposo (quanto a numero di pagine) degli altri. Ricchissima, come al solito e forse più del solito, la parte iconografica, con foto e illustrazioni in gran parte inedite. Graziano Romani ha aggiornato il pubblico anche sullo stato dell'arte del suo nuovo disco, dedicato a Tex Willer, in uscita entro l'anno, probabilmente nel periodo di Lucca Comics nel prossimo autunno. Lucca Comics che, peraltro, come è stato confermato dai due esponenti dell'organizzazione intervenuti all'incontro, non si dimenticherà di Zagor e dei suoi autori.


Infine, dato che parliamo di autori, Marcello Mangiantini e Jacopo Rauch hanno potuto anticipare qualcosa sulle loro prossime storie. Marcello, in particolare, ha mostrato alcune tavole originali del Maxi in uscita a luglio, "Nelle terre dei Dakota", e ha svelato che sta lavorando a un altro Maxi, scritto da me, intitolato "New York". Jacopo, invece, ha reso noto che il suo racconto più vicino in uscita è previsto per settembre, quando approderà in edicola "Il vascello fantasma" contenuto nell'Almanacco dell'Avventura. La collana Almanacchi è, a mio avviso, un appuntamento imperdibile anche soltanto per la parte giornalistico-letteraria (sul numero del settembre scorso ho avuto la fortuna di pubblicare anch'io un mio articolo sulla spedizione dell'Endurance), ma il numero in arrivo a fine estate sarà da tenere d'occhio anche per il racconto di Rauch, che, complice Oliviero Gramaccioni, fa tornare Bat Batterton e recupera le atmosfere de "La casa del terrore". Dopo un paio di racconti di rodaggio, Oliviero comincia a ingranare. Ne sono così convinto che non ho esitato ad affidargli una mia storia, a cui tengo molto, dal titolo "Pionieri" (sarà la sua successiva). Mi sono dimenticato di qualcosa? Può darsi. Vorrà dire che riprenderemo il discorso.

mercoledì 11 maggio 2011

LE MURA DI JERICHO

Come dimostra la foto qui accanto, il mio primo romanzo (che è, guarda caso, anche il primo romanzo con Zagor protagonista) è stato stampato dalla Cartoon Club ed è in distribuzione. A questo punto non resta che cominciare a presentarlo, e quale migliore sede per mostrare al pubblico per la prima volta "Le mura di Jericho", che farlo all'interno delle mura di Lucca? L'appuntamento, organizzato da Giorgio Giusfredi, è per domenica 15 maggio alle ore 16 presso la libreria "Il Collezionista" in piazza San Giusto, 1\2 (tel. 0583/491212).
Insieme a me interverranno anche il cantautore Graziano Romani, che eseguirà dal vivo quella che potrebbe essere adottata come colonna sonora ideale del mio racconto, e cioè alcuni brani del suo disco "Zagor king of Darkwood", e poi anche due autori zagoriani, Marcello Mangiantini e Jacopo Rauch.

Non si tratterà soltanto di parlare del romanzo, ma anche di altre tre pubblicazioni a mia firma che sono uscite o stanno per uscire in questi giorni. Si tratta, in primo luogo, di un lungo e illustratissimo saggio sul creatore di Zagor e di Mister No, intitolato "Guido Nolitta: Sergio Bonelli sono io", che ho scritto insieme a Graziano Romani, già autore con me di altri due saggi su Gallieno Ferri e Giovanni Ticci, usciti rispettivamente nel 2009 e nel 2010. Il libro su Nolitta, di cui vi parlerò più diffusamente appena avrò le prime copie stampate, è inserito nella stessa collana della Coniglio Editore che ha ospitato gli altri due, "Lezioni di Fumetto", che per la prima volta dedica un titolo agli sceneggiatori. Sempre per la prima volta, vengono superate le 140 pagine: si tratta insomma di un discreto volume, quanto a dimensioni, come del resto merita l'importanza del personaggio. Del saggio parla, per il momento assai più diffusamente di me, Graziano nel suo sito.





















A proposito del saggio su Gallieno Ferri, io e Romani andremo in giugno a presentare l'edizione in lingua croata sia a Lubiana (capitale della Slovenia) che a Zagabria (capitale della Croazia), mentre vi ricorderete che siamo stati pochi mesi fa a Istanbul a presentare l'edizione turca (ne vedete qui accanto la copertina). Le altre opere di cui conto di parlare a Lucca sono il primo Zagorone "Il castello nel cielo" (disegnato da Marco Torricelli), che mostrerò in anteprima, e l'albo speciale a colori "Lo scrigno di Manito" (disegnato da Ferri), con cui festeggeremo in giugno il cinquantennale zagoriano.Dal canto suo, Marcello Mangiantini presenterà il suo prossimo Maxi Zagor "Nelle terre dei Dakota", scritto per lui da Luigi Mignacco, mostrando ai presenti alcune tavole originali. Marcello è anche l'autore della locandina che vedete qui sotto: il miniposter sarà distribuito in omaggio (fino a esaurimento) ai presenti e, ovviamente, l'autore sarà lieto di autografarlo. Se avete degli albi di Rauch, portateveli dietro così anche Jacopo si sentirà considerato e li firmerà.

Che dire de "Le mura di Jericho - il romanzo di Zagor"? Conta 96 pagine, benché sia in prosa è accompagnato da dieci belle illustrazioni inedite realizzate da altrettanti autori e racchiuse da un'altrettanto inedita copertina di Gallieno Ferri, costa dodici euro. La prefazione è di Giuseppe Pollicelli, che ha voluto (bontà sua) accostare il mio racconto alle "dime novel" della tradizione americana. Non è un caso che proprio Giuseppe sia stato chiamato a scrivere una introduzione: era lui, infatti, il direttore della rivista "Darkwood Monitor" su cui la prima versione del romanzo uscì a puntate nella seconda metà degli anni Novanta. Dico "prima versione" perché quel testo è stato rivisto e corretto per la pubblicazione in volume. Dato che la stesura della storia risale a oltre un decennio fa, e che si è pensato di dargli una nuova edizione in occasione del cinquantennale di Zagor, è soltanto un caso se il romanzo di Zagor esce a poche settimane di distanza da quello di Tex. Non si è voluto copiare nessuno, dunque, anzi, a voler essere pignoli sono venuto prima io. Inoltre, "Le mura di Jericho" non è la novelization di una storia a fumetti, ma un racconto inedito mai uscito nella serie dello Spirito con la Scure.

Sono previste comunque molte altre presentazioni de "Le mura di Jericho", nei prossimi tre mesi. La prima a Reggio Emilia sabato 21 maggio, presso la tradizionale mostra ANAFI, dove sarò presente con Gallieno Ferri. La seconda il 4 giugno a Godega (Treviso), dove NON sarò presente ma parleranno del libro tre dei dieci disegnatori presenti all'interno con le loro illustrazioni, e più precisamente Mauro Laurenti e Gianni Sedioli (che, per la cronaca, stanno realizzando una sfiziosa sorpresa per chi parteciperà allo Zagor Day veneto) ed Emanuele Barison. La terza presentazione avverrà il 14 giugno a Parma Fantasy, presenti Ferri, Torricelli e Bisi. Quindi sarà la volta di Pavia, il 28 giugno, quando avrò accanto a me Marco Verni. A luglio, dopo una capatina in Serbia (là dove andrò con Joevito Nuccio), ci saranno gli appuntamenti di Raiano (Aquila) e Rimini. Ovviamente, maggiori dettagli su queste pagine a tempo debito.

lunedì 9 maggio 2011

DAVVERO A VERONA

Sarà un caso, ma proprio nei giorni in cui sto leggendo "Disegnare il vento", un romanzo (molto bello) di Ernesto Ferrero sugli ultimi giorni di Emilio Salgari, mi è capitato prima di andare a Torino (la città dove il "capitano" è morto suicida, esattamente cento anni fa) e adesso a Verona (la città dove è nato).

Ovviamente, a Verona sono già stato molte altre volte, ma sempre in gita di piacere. Questa volta, ci torno come "ospite d'onore" di una serata horror-noir-misteriosa del ciclo "Indagini del Mistero", una serie di incontri condotti da Nicola Ruffo. Al centro della conferenza ci saranno i Misteri di Alleghe, un caso reale di cronaca nera tra i più misteriosi e inquietanti nella storia dell'Italia del Novecento. L'appuntamento è per martedì 10 maggio alle 20.30 nel forte di Rivoli Veronese, a poca distanza dal capoluogo, presso il centro micologico, in un suggestivo laboratorio alla Frankenstein.

Nicola Ruffo, il detective del mistero (una sorta di Martin Mystére all'italiana che ho avuto il piacere di conoscere in diverse occasioni e che è un vero appassionato dello Spirito con la Scure), è un pedagogista socio del CICAP, il Comitato Italiano per il Controllo sulle Affermazioni sul Paranormale, di cui spesso visito il sito e dei cui membri leggo volentieri gli interventi o seguo le apparizioni televisive, dato che i temi mysteriosi mi interessano ma, prima di reputare vera una qualunque notizia, vorrei sempre essere convinto con argomenti degni di questo nome. So che i cultori del paranormale vedono come il fumo negli occhi gli esperti del CICAP ma, sinceramente, non capisco perché: il nome del comitato spiega chiaramente che si tratta di "controllare" le affermazioni altrui, non necessariamente di sbugiardarle.

Non so a quali risultati abbiano portato le investigazioni di Ruffo sul caso dei delitti di Alleghe, lo scoprirò la sera della conferenza. Che cosa c'entro io? Nulla. In effetti, il motivo del mio invito potrebbe essere oggetto di studio da parte di Piero Angela o Massimo Polidoro. Scherzi a parte, dato che gli incontri delle "Indagini sul Mistero" riguardano temi noir, del brivido o del paranormale, parlerò (occupando parte dello spazio della serata e servendomi di immagini proiettate su uno schermo) di come ingredienti narrativi di questo tipo siano stati sfruttati nelle storie di Zagor, personaggio particolarmente al centro dell'attenzione in occasione del suo cinquantennale. Dunque, appuntamento a Verona! L'entrata è libera e poi, per chi vuole, si va tutti a cena in pizzeria.

venerdì 6 maggio 2011

LA PROGENIE DEL MALE

E' in edicola da qualche giorno "La progenie del male", una storia da me sceneggiata per i disegni del bravo Massimo Pesce, che conclude il racconto iniziato il mese scorso con "A volte ritornano". In realtà, nella conclusione c'è un nuovo inizio, dato che la frase finale è "prepariamoci al peggio". Nella foto più in basso vedete Pesce, il primo a sinistra, insieme a Graziano Romani e Marcello Mangiantini. A questo punto, se non avete già letto "La progenie del male" e non volete rovinarvi la sorpresa su ciò che attende Zagor in fondo all'Abisso Verde (o non anticipare la vostra delusione nel caso la soluzione del mistero non sia di vostro gradimento), rimandate la scorsa delle prossime righe a quando avrete finito l'albo. Insomma, occhio al cosiddetto "spoiler". I motivi per cui questa avventura in due parti fosse particolarmente attesa (e, secondo me, piuttosto importante) sono stati spiegati in un articolo che ho dedicato alla prima puntata, alcune settimane fa. Qui, basterà ricordare che 1) c'è il ritorno di Shyer, la sciamana protagonista delle Speciale "Darkwood Anno Zero" con cui nel 2001 fu celebrato il qurantennale zagoriano, riportata sulle scene in occasione del cinquantennale; 2) si gettano indizi e premesse per la trasferta dello Spirito con la Scure in Sudamerica, che inizierà con la storia prevista subito dopo l'albo a colori del mese di giugno.



Avevo già anticipato, proprio su questo blog, come "A volte ritornano" e il suo seguito avessero l'ambizione di puntare a non lasciare indifferenti i lettori. In realtà, ogni sceneggiatore cerca, o dovrebbe cercare, di basare le proprie storie su una qualche idea "forte", e anche se inevitabilmente si finisce per sfruttare spunti già usati da qualcun altro (visto che sono cinquemila anni che gli uomini scrivono storie, e dieci volte di più che se le raccontano a voce), il tentativo è sempre quello di rimescolare le carte o trovare un nuovo modo per narrare cose già dette.
Io mi sforzo per escogitare sempre qualche trovata che, almeno in ambito zagoriano, non sappia troppo di deja vu o non sembri una minestra riscaldata. Per cui, tiro fuori dal cilindro i freak piuttosto che le macchine volanti, la Loggia della Corona oppure un espediente per far diventare Zagor e Tonka nemici fra loro. Talvolta, il tentativo di sorprendere la platea fallisce. Anzi, fallisce sempre perché ci sarà comunque qualcuno che non apprezzerà la trovata di turno.


Anche se Nolitta ha inventato il robot Titan e il sommergibile Squalus, se io invento dei biplani costruiti da un pioniere dell'aria ideato dallo stesso Bonelli qualcuno troverà lo stesso improponibili i miei aerei dalla foggia verniana sostenendo, per esempio, che Zagor dovrebbe essere un western tradizionale senza troppi voli (è il caso di dirlo) di fantasia. Ogni lettore ha la propria idea di come dovrebbe essere lo Spirito con la Scure, e del resto la saga permette di trovare tanti diversi tipi di storie zagoriane, tra le quali ciascuno può trovare le sue preferite: quelle western, ma anche quelle horror, quelle fantasy, quelle gialle, quelle comiche, eccetera. La mia idea è che questa estrema varietà di filoni, generi e tematiche sia alla base del successo cinquantennale dell'eroe di Darkwood, e che Darkwood stessa sia, proprio per volere del suo creatore, Guido Nolitta, il regno del possibile e dell'impossibile (pur nel rispetto di una coerenza interna ormai sedimentata). Dunque, proprio il rispetto della nolittianità impone la ricerca di sempre nuovi orizzonti. I disegnatori dello Spirito con la Scure dicono sempre, e chi viene agli incontri lo sa, che a realizzare le storie di Zagor non ci si annoia mai. Ogni avventura è diversa dall'altra, gli scenari cambiano sempre, le tematiche e le atmosfere si rinnovano continuamente. Dunque, anche ne "La progenie del male" c'è un mio tentativo di aprire nuovi orizzonti verso scenari più vasti, pur riallacciandomi alla tradizione (perché non ho inventato io né l'Abisso Verde, né le basi di Atlantide e Mu).


Un aneddoto divertente riguarda i mostri trovati da Zagor nella prima sala del laboratorio antidiluviano costruito dagli scienziati di Mu. Chi ha letto sa che degli esperimenti genetici sfuggiti di mano e proseguiti senza controllo dai computer impazziti della base hanno creato dei mostri come pipistrelli e bisce giganti. Volevo però qualche altro "animale" mutato, e ho pensato alle pulci perché, se guardate un acaro o un pidocchio al microscopio, vedrete delle bestie orrende. Ingrandite una pulce alle dimensioni di un cane e avrete un mostro orripilante. Dunque, ecco la mia richiesta a Pesce perché disegnasse appunto qualcosa del genere. E' successo però che qualcuno, in redazione, durante una pausa pranzo, mi abbia chiesto: "Ma insomma, dimmi, contro chi lotta Zagor nella storia che stai sceneggiando?". E io: "Contro le pulci".


Un'altra cosa da sottolineare è come l'idea della "lingua degli antichi" mi è stata ispirata da Umberto Eco che nel suo saggio "La ricerca della lingua perfetta nella cultura europea" cita l'arcaica lingua aymara (un idioma andino parlato ancora oggi) per la sua struttura paragonabile a quella di un linguaggio informatico, al punto che sembra appunto costruita in laboratorio. Quando Zagor "comunica" con la "matrice" lo fa appunto parlando in aymara. E' un argomento affascinante su cui potremmo, volendo, anche tornare.
I primi commenti sembrano, per ora, quasi tutti molto positivi, tuttavia mi permetto di citarne due, molto brevi, di segno opposto, per rispondere poi a una obiezione sollevata dal secondo. Winter Snake, telegraficamente scrive: "Comprato e divorato. Disegni spettacolari. Una pietra miliare nella saga zagoriana. Ottima l'idea della vera natura dell'abisso verde e del mostro antidiluviano. In attesa dei successivi sviluppi". Contericci, anch'egli dotato di una apprezzabile sintesi, ribatte: "Storia nella quale si avvertono forti influenze esoteriche, massoniche e dei culti pagani dedicati alla madre terra. Non che ci sia poi nulla di male, ma preferirei evitare". Ecco, sono rimasto colpito dall'aggettivo "massonico". Non avrei mai pensato di aver scritto qualcosa che suonasse come vergato con il compasso. E, riflettendoci, faccio fatica a capire quali siano le "forti influenze" massoniche ne "La progenie del male". Forse qualcuno mi può aiutare. In ogni caso, non sono proprio il tipo da indossare cappucci e grembiulini, né di venerare Architetti dell'Universo, benché rispetti chiunque veneri qualcosa. Soprattutto, non avrei tempo di partecipare a riunioni di logge, dato che ho una decina di autori di Zagor affamati di pagine di sceneggiatura e un blog da aggiornare a giorni alterni. La faccenda dei culti pagani dedicati alla Madre Terra vale invece la pena di essere approfondita.

Non si può leggere qualcosa sulla storia, la cultura e le leggende del Sud America, come io vado facendo da anni, senza imbattersi nello sciamanesimo femminile e nel culto di Pacha Mama, appunto la Madre Terra. In particolare, i libri di Hernán Huarache Mamani, come "La profezia della Curandera" o "Negli occhi dello Sciamano". Secondo la tradizione andina, soltanto le donne possiedono un'energia straordinaria capace di riportare pace ed equilibrio nel mondo: "Ricorda, la terra appartiene alla donna non all'uomo. Per questo la donna ha potere sulla terra; solo lei può salvarla, se vuole. In caso contrario, potrebbe essere distrutta. - ha scritto Mamani in un passaggio che mi sono appuntato - Quando sarà il momento, sentirai il potere della donna, della madre, dell'essenza stessa della Madre Terra. Il curandero esiste perché esiste la curandera. E' da lei che hai ricevuto il suo potere e grazie ad esso lavorerai per il bene dei nostri popoli, che soffrono in silenzio l'oltraggio perpetrato al loro sapere e alla loro conoscenza. L'amore per la terra e lo stimolo del potere della donna arriveranno quando tu, loro figlio, saprai rompere il silenzio che è stato imposto dagli invasori e dai distruttori dei nostri popoli". E ancora: "Il giorno in cui amerai, conoscerai e rispetterai te stessa, scoprirai che la terra comunica con te, che la Pachamama possiede un linguaggio attraverso il quale le montagne ti parlano, i fiumi ti mormorano e le sorgenti ti consigliano. Allora saprai che sei un tutt'uno con l'universo, che sei come l'acqua che si espande. Il giorno in cui ti accetterai davvero, orizzonti sconosciuti ti si schiuderanno e una musica mai ascoltata giungerà alle tue orecchie. Così potrai apportare il tuo contributo alla realizzazione della profezia secondo la quale in questo ciclo cosmico il risveglio del femminile permetterà di risanare le ferite inferte a Madre Natura".




Al di là del misticismo, da cui personalmente non sono attratto, approfondendo l'argomento sembra proprio che lo sciamanesimo sia stato retaggio femminile. Anche presso le antiche culture mediterranee abbiamo, in epoche remote, il sacerdozio femminile, accompagnato da trance e divinazione. I luoghi di culto e di trance erano sotterranei: templi nascosti dedicati a divinità che avevano a che fare con l'energia della terra, della luna e delle acque. Le dee invocate erano in genere raffigurate dipinte di nero e da loro nasce la serie delle Madonne nere o divinità femminili scure collegate alla terra e alla guarigione. La dea egizia della terra è Iside, il cui nome significa "pietra nera". Troverete un interessante Inno a Iside in fondo a questo articolo: è stato ritrovato fra i manoscritti di Nag Hammadi.



E' chiaro che, in perfetto ossequio al mio atteggiamento laico e razionale di cui non ho mai fatto mistero, non pratico nessun culto pagano. Però ho trovato interessante l'idea dello sciamanesimo femminile e mi è parso utile collegare una mia sciamana (Shyer) con le curandere andine, dando un'origine fantastica alle conoscenze di cui le sacerdotesse di vari popoli sono depositarie. Vedrete in seguito come questo tentativo verrà svolto in chiave avventurosa. Perché, mi preme dirlo, è ovvio che per quanto ci sia un fondamento culturale a un po' tutte le cose che ho raccontato e che racconterò, narrare l'avventura resta lo scopo principale della mia vocazione. Dunque, bravo (o brava) chi saprà cogliere un substrato di documentazione o un piano di lettura più elevato tra le vignette piene di mostri, banditi, spari e pugni, ma non c'è nessun bisogno di capire nulla al di là della trama avventurosa principale così come si dipana sotto gli occhi del lettore più distratto e rilassato.


Inno a Iside

Io sono la prima e l'ultima,
io sono la venerata e la disprezzata,
io sono la prostituta e la santa,
io sono la sposa e la vergine,
io sono la mamma e la figlia,
io sono le braccia di mia madre,
io sono la sterile, eppure sono numerosi i miei figli.
Io sono la donna sposata e la nubile,
io sono colei che dà la luce e colei che non ha mai procreato,
io sono la consolazione dei dolori del parto.
Io sono la sposa e lo sposo,
e fu il mio uomo che mi creò.
Io sono la madre di mio padre,
io sono la sorella di mio marito,
ed egli è il mio figlio respinto.
Rispettatemi sempre,
poiché io sono la scandalosa e la magnifica.

(sec. III o IV, ritrovato a Nag Hammadi)

martedì 3 maggio 2011

L'ULTIMO ARRIVATO

Lo Zagor che vedete qui accanto è stato disegnato dall'ultimo arrivato. Nello staff dello Spirito con la Scure, intendo. Se avete indovinato di chi si tratta al primo colpo d'occhio, senza sbirciare la firma e senza correre subito a vedere il nome in neretto qualche riga più un basso, complimenti, siete davvero degli intenditori. O siete sua mamma. Io, lo confesso, non ci sarei riuscito. Non perché non lo conoscessi prima del suo arrivo nel plotone dei collaboratori zagoriani, ma perché sarei stato distratto dal fatto che, versatile e poliedrico com'è, l'artista in questione si è espresso in scuole fumettistiche così diverse fra loro da non renderlo immediatamente identificabile. Infatti, l'autore è sì un nuovo acquisto per la Bonelli, ma è anche un personaggio molto noto in Italia e all'estero. Peraltro, io posso vantare di essere stato uno dei primi ad accorgermi di lui, a intervistarlo e persino a pubblicarlo, nelle mie vesti di "editor in chief" della fanzine Collezionare.



Guardate infatti la copertina del n° 16 della rivista, datato maggio 1990: il disegnatore è proprio la persona di cui stiamo parlando, non da solo ma in coppia con Romeo Toffanetti. Infatti, nella seconda metà degli anni Ottanta, sul Messaggero dei Ragazzi, detto MERA (una specie di "Giornalino" ma realizzato dai francescani e non dai paolini) compariva una serie umoristica intitolata "Alex il Britanno", realizzata da due giovani autori, uno appunto Toffanetti, l'altro Emanuele Barison. Giusto il tale di cui stiamo parlando. Nato a Pordenone nel 1963, Barison esordisce poco più che ventenne pubblicando su Autosprint una biografia a fumetti di Tazio Nuvolari. Già all'epca, però, non aveva però soltanto la passione per il disegno, ma anche quella per la musica: per anni ha infatti militato nella rock band "The Sinner". Sarebbe bello vederlo esibirsi con Graziano Romani, e chissà che non accasa a Godega (Treviso) il 4 e il 5 giugno prossimi in occasione di una delle tante feste zagoriane con cui verranno festeggiati i cinquant'anni dello Spirito con la Scure. Ma torniamo al Messaggero dei Ragazzi.




A me, che del MERA ero un vecchio lettore e un estimatore (al punto di aver scritto un lungo saggio dedicato alla rivista e pubblicato su "If"), "Alex il Britanno" piaceva parecchio. Così, contattati Romeo ed Emanuele e realizzai una intervista. I due mi dissero che c'era una storia del personaggio ancora inedita, che per qualche motivo misterioso (cioè che non ricordo) non sarebbe mai stata pubblicata, e io subito mi proposi di farla comparire su "Collezionare", cosa che avvenne. Di quegli anni, conservo una foto qui accanto, che mostra me ed Emanuele davanti alle tensostrutture di Lucca, quando ancora il Salone era al Palazzetto dello Sport. Perdonate, vi prego, non tanto il mio sguardo da ebete, quanto il mio abbigliamento (me ne vergogno moltissimo).
























In seguito, Toffanetti entrò a far parte dello staff di Nathan Never, Barison in quello di Lazarus Ledd, ma non solo. Lo sceneggiatore François Corteggiani, anch'egli rimasto colpito da "Alex il Britanno", lo portò in Disney: Barison si è dimostrato abilissimo anche nel padroneggiare paperi e topi. Uno in grado di passare in modo così disinvolto dal serio al faceto non poteva farsi mettere in soggezione neppure dal mito di Diabolik, un altro personaggio da lui realizzato (e per cui sta anche attualmente lavorando).






















Al suo curriculum vanno aggiunti numerosi lavori per la Francia, sbirciando i quali si capisce come anche le belle donne gli escano con facilità dalla punta del pennello. Io ho continuato a seguirlo come lettore, un po' chiedendomi perplesso perché non si fosse mai cimentato con un personaggio bonelliano, un po' consolandomi nell'immaginarlo ben felice di spaziare fra tanti generi diversi.

Ma, a un certo punto, eccolo a confidarmi che lui ha sempre avuto una grande passione fumettistica e un desiderio nel cassetto: Zagor. Insomma, esattamente come tanti altri autori apparentemente realizzati altrove, anche lui desiderava disegnare almeno una volta nella vita una storia del personaggio più amato durante l'infanzia, lo Spirito con la Scure. Nello staff abbiamo già Gianni Sedioli e gli Esposito Bros che, pur impegnati in altre serie di casa Bonelli, hanno chiesto di potersi cimentare con il signore di Darkwood per un debito con i sogni di bambino. E non sono pochi gli autori anche illustri e attivi in contesti diversissimi che, intervistati in proposito, hanno confessato il loro amore verso l'eroe nolittiano.

Barison, pur conscio di tutte le difficoltà del caso, ha fatto le sue prove come un qualunque aspirante disegnatore, ha atteso di superare tutta la trafila fatta di tempi di attesa e aggiustamenti di tiro, e si è rimesso al giudizio del più illustre dei giudici, quel Guido Nolitta, che di Zagor è stato il creatore. Alla fine, gli è stato dato il via libera almeno per una storia: il suo curriculum, del resto, potrebbe perfino consentire di considerarlo una illustre guest star. E io sono stato ben lieto di potermi mettere a scrivere una sceneggiatura per lui, dopo avergli chiesto che tipo di storia avrebbe voluto illustrare. "Una di paura - mi ha risposto Emanuele - una di quelle dove a Cico si rizzano i capelli in testa". Proviamoci, ho replicato. E gli ho spedito le prime dieci tavole di un racconto intitolato "Risvegli". Barison mi è parso entusiasta dell'inizio: adesso dovrò continuare a tenere alte le sorti del racconto. Vi faccio vedere le matite dalla prima pagina. Per il resto, ci sarà da aspettare.

venerdì 29 aprile 2011

IL ROMANZO DI ZAGOR

Visto che già se ne parla sui forum zagoriani (e su uno, ZTN, addirittura si raccolgono le prenotazioni per un acquisto di gruppo), comincio anch'io ad anticipare qualcosa in attesa di approfondire l'argomento quando il libro sarà in distribuzione. Per il momento, il succo della notizia è riassunto in questo comunicato stampa diffuso da Cartoon Club, la Casa editrice che, fra le altre cose, pubblica Fumo di China.
Ecco il testo:
"Zagor si appresta a festeggiare i suoi primi cinquant'anni. È nato nel giugno 1961. A crearlo, furono Sergio Bonelli e Gallieno Ferri: il primo ne è ancora oggi l'editore, il secondo continua a disegnare tutte le copertine e molte delle storie. Da oltre vent'anni, però, il principale sceneggiatore della serie è Moreno Burattini, che dell'eroe di Darkwood è anche il curatore di testata. Proprio Burattini è l'autore del primo romanzo con protagonista lo Spirito con la Scure, che narra una storia mai narrata in un albo a fumetti. Il racconto in prosa è un mix di avventura, western, giallo, mistero e azione che farà felici i tanti fan del personaggio e potrà catturare nuovi lettori. "Le mura di Jericho. Il romanzo di Zagor" si compone di 96 pagine (f.to 14,5 x 20 cm, bandelle a colori, rilegato filo refe, 12,00 euro, Cartoon Club editore), ed è accompagnato da 10 illustrazioni inedite di Zagor e una copertina inedita di Gallieno Ferri. Il romanzo sarà presentato in anteprima domenica 15 maggio presso la libreria Il Collezionista di Lucca (piazza San Giusto, 1\2, tel. 0583/491212) alle ore 16, alla presenza dell'autore, Moreno Burattini. Nell'occasione sarà presente anche il disegnatore Marcello Mangiatini che ha realizzato la locandina dell'evento, e disegnerà in diretta per i fan. Inoltre, il rocker Graziano Romani eseguirà alcuni brani con la chitarra, tratti dal cd Zagor king of Darkwood".


La prima recensione del libro è stata scritta da Sergio Bonelli nella posta del numero di Zagor di maggio, "La progenie del male", dove viene spiegato che si tratta di un romanzo uscito a puntate sulla rivista "Darkwood Monitor" alla fine degli anni Novanta, ma il cui testo è stato rivisto e corretto dal sottoscritto. Giuseppe Pollicelli, autore dell'introduzione, ha paragonato il mio romanzo a una "dime novel", e questo mi ha fatto molto, ma molto piacere. Non a caso il nickname con cui gestisco un filo diretto e rispondo alle domande dei forumisti del forum SCLS è "Eddy Rufus", un personaggio della saga zagoriana che è appunto uno scrittore di racconti di quel tipo, che hanno Zagor come protagonista.



Le dieci illustrazioni inedite di dieci disegnatori, otto zagoriani e due guest star sono opera, in ordine alfabetico, di Emanuele Barison, Mauro Laurenti, Joevito Nuccio, Roberto Piere, Giuseppe Prisco, Michele Rubini, Gianni Sedioli, Marco Torricelli, Walter Venturi, Marco Verni. Poco sopra vedete il disegno di Nuccio, più in basso quello di Laurenti (ques'ultimo ve lo propongo in una versione leggermente diversa da quella che apparirà sul libro, così potrete divertirvi a scoprire le differenze). A loro va aggiunto Marcello Mangiantini, non presente nel libro ma autore della locandina dell'anteprima lucchese, di cui vedete qui accanto la bella matita. Perché una prima uscita pubblica proprio a Lucca? Per tre motivi: il primo è che Lucca è la città simbolo del fumetto in Italia; il secondo è che io, quando non sono a Milano per lavoro, vivo appunto a pochi chilometri dalle meravigliose mura del capoluogo toscano, in provincia del medesimo; il terzo è che a Lucca vive Giorgio Giusfredi, uno chef talentuoso che volentieri cucina per gli autori di fumetti di passaggio (tornerò a parlarvi di lui) ma che, soprattutto, è un abile organizzatore di eventi a cui si deve l'allestimento dell'iniziativa.

Dopo l'appuntamento lucchese, presenterò il libro anche a Parma Fantasy, a metà giugno. A Lucca verranno presentate anche altre novità che stanno per uscire a mia firma: il saggio "Guido Nolitta: Sergio Bonelli sono io" di Moreno Burattini e Graziano Romani (Coniglio Editore), che dovrebbe essere già disponibile in quella data, l'albo speciale a colori per il cinquantennale di Zagor "Lo scrigno di Manito" di Moreno Burattini e Gallieno Ferri (Bonelli Editore) e il primo Zagor Albo Gigante "Il castello nel cielo" di Moreno Burattini e Marco Torricelli (Bonelli Editore). Dal canto suo, Marcello Mangiantini presenterà il suo prossimo Maxi Zagor "Nelle terre dei Dakota" di Luigi Mignacco e Marcello Mangiantini (Bonelli Editore).
Torneremo a parlarne.

martedì 26 aprile 2011

CHERCHEZ LA FEMME

"Cherchez la femme": pare che il primo a scriverlo sia stato Alexandre Dumas e volentieri mi accodo a tutti coloro che l'hanno ripetuto. Anche perché, sia detto senza malizia, sono un sincero ammiratore dell'altra metà del cielo. A dire il vero ho anche preso in giro, qualche volta, le donne che il destino mette accanto agli appassionati di fumetti, ma non sono mai stato cattivo come Peyo che, in una storia dei Puffi intitolato "La Puffetta" fornisce gli ingredienti per una ricetta di donna, ben diversa da quella cantata da Ornella Vanoni.

Come (forse) non tutti sanno, la Puffetta, unica femmina nel villaggio dei Puffi, non appartiene alla loro razza ma è una creatura artificiale creata da Gargamella, lo stregone cattivo nemico degli ometti blu. A un certo punto della saga, Gargamella si chiede che cosa può fare per vendicarsi dei Puffi e dice: "Potrei dar fuoco alla foresta che circonda il loro maledetto villaggio! No, non è abbastanza crudele... farò un'altra cosa! Un sortilegio terribile che li costringa a chiedermi pietà! Una terribile maledizione! Manderò al villaggio una Puffetta!". Detto fatto, ecco gli ingredienti della formula magica: "Un pizzico di civetteria, un bel po' di partito preso, tre lacrime di coccodrillo, un cervello di gallina, lingua di vipera in polvere, un carato di furberia, una manciata di collera, un dito di menzogna, una goccia di ghiottoneria, un quarto di malafede, uno di incoscienza, un tratto d'orgoglio, un poco di invidia, una scorza di sensibilità, una parte di stupidità e una di astuzia, molto spirito e molta ostinazione...". C'è da notare che questa formula non crea la Puffetta bionda e sexy che conosciamo, ma una Puffetta sgraziata e con i capelli neri, che i Puffi trovano antipatica. E' il Grande Puffo che con una nuova magia rende la Puffetta sexy e tutti i Puffi cambiano atteggiamento e se ne innamorano. Ma perché vi sto dicendo tutto questo? Perché qualcuno molto meno misogino di Peyo, vale a dire il nostro Saverio Ceri, ha pensato di dedicare alle donne la sua ottava puntata di "Diamo i numeri", prendendo spunto dal recente sesto volume del Dylan Dog Color Fest, intitolato "Femmes fatales" e tutto realizzato (dai testi alla colorazione) da autrici donne.


Nell'elencare i nomi e le cifre della quota rosa di Casa Bonelli, Saverio ha citato tre splendide persone con cui ho avuto il privilegio di lavorare: Lina Buffolente, Lola Airaghi e Lucia Strufaldi. Le prime due hanno illustrato alcune mie sceneggiature (l'indimenticabile Lina, oggi scomparsa, è stata mia partner in diverse storie del Comandante Mark e Lola invece - accanto a me nella foto a sinistra - deve ancora finire di disegnare, sperando che prima o poi lo faccia, le ultime tavole di Occhi di Cielo), la terza è, come me, originaria di San Marcello Pistoiese e mi ha portato a leggere prima i suoi soggetti, poi le sue pagine di sceneggiatura, chiedendomi consigli. Le donne sceneggiatrici sono rare. Come le Puffette.



Diamo i numeri 8
L’altra metà del cielo
di Saverio Ceri


Nello sviscerare i numeri di Julia, in occasione della scorsa puntata di Diamo i numeri, ho notato come Laura Zuccheri fosse la disegnatrice di punta della testata. Pensavo fosse l’unico caso nella storia della casa editrice, e invece mi sono accorto che non era così. Dopo essermi sincerato che in Legs Weaver alla fine della serie il più prolifico ai pennelli è un uomo, nonostante l’ampio staff al femminile, ho dato un’occhiata anche alle altre brevi serie della casa editrice e… sorpresa!, c’è una serie che non solo vanta una donna al comando, ma anche una donna al secondo posto. Si tratta di Gregory Hunter, breve serie creata da Antonio Serra un decennio fa. Le due donne in questione sono Antonella Platano e Patrizia Mandanici.



Approfittando dell’occasione dell’uscita di un Dylan Dog tutto la femminile, ho voluto approfondire la presenza del gentil sesso nella storia degli autori bonelliani.Pur dovendo molto, se non tutto, a una donna, Tea Bonelli, che ha diretto la casa editrice nei primi, non facili decenni di attività, la Sergio Bonelli Editore, come è ovvio aspettarsi, essendo storicamente il fumetto una cosa da “maschi”, non ha visto in settant’anni di attività molte donne avvicendarsi ai pennelli e alla macchina da scrivere. L’apporto femminile rappresenta, numeri alla mano, solo il 3% della produzione complessiva. La prima mano femminile su una pubblicazione della casa editrice l’ha posata Liliana Fantoni autrice dei disegni di Gianforte, uno dei 6 volumi della collana del trifoglio edita come Editrice Audace nel novembre del 1953. Si devono aspettare poi altri 20 anni prima che un’altra donna entrasse nell’olimpo bonelliano. La prima storia del Piccolo Ranger firmata Lina Buffolente risale infatti al 1973, la prima donna alle sceneggiature sarà invece nel 1979 Andreina Repetto che ha firmato in coppia con Saio alcune storie sempre del Piccolo Ranger. Per la prima copertina si è dovuto attendere altri 4 anni con Anna Brandoli su Orient Express. Il primo personaggio femminile a dare il proprio nome a una collana è stata Bella, della piacevole, ma sfortunata serie western “Bella & Bronco” di Gino D’Antonio nel 1984. Solo oltre un decennio dopo toccherà a Legs, seguita da Julia, Gea e Lilith.
Le sceneggiatrici bonelliane, con le 4 new entry del Dylan Dog Color Fest, sono a oggi 19. A cavallo tra fine anni settanta e primi anni ottanta sono state soltanto cinque le scrittrici, di cui una sola su testate di fumetto “popolare”, ovvero la già citata Repetto. Le altre sono Silvana Gay sul deludente settimanale Full e Laura Battaglia, Lorena Canossa e Laura Scarpa sulla rivista d’autore Orient Express. Poi il vuoto per un decennio, fin quando nel 1994 Gabriella Cordone in coppia con Lisiero ha sceneggiato la sua prima storia di Nathan Never. Da allora, a parte il 1995, ogni anno ha registrato presenze femminili ai testi. Il massimo, come numero di tavole è stato registrato nel 2004 con 923 pagine “rosa”, ovvero il 4,75% della produzione di quell’anno. Quest’anno col Dylan Dog Color Fest, siamo a 269 tavole che però equivalgono al 5,34% delle tavole finora pubblicate: il 2011, per ora, è l’anno del record quindi. In generale dal 1979 a oggi sono state pubblicate 7350,5 tavole a firma femminile, che rappresentano l’1,38% della produzione complessiva della Bonelli. Il dato sale al 2,43% se si tiene conto solo della produzione del XXI secolo.


Questa la graduatoria completa:



Paola Barbato 3886 tavole
2° Angelica Tintori 959
3° Andreina Repetto 564
4° Silvana Gay 404
5°Gabriella Cordone 376,5
6° Claudia Salvatori 376
7° Renata Pfeiffer 300
8° Gelsomina Riccio 94
8° Elettra Gorni 94

10° Katia Albini 64

11° Susanna Raule 47
12° Lucia Strufaldi 44
13° Laura Battaglia 34
14° Vanna Vinci 32
14° Chiara Caccivio 32

16° Lorena Canossa 24

17° Silvia Mericone 16
17° Rita Porretto 16
19° Laura Scarpa 8


Paola Barbato da sola copre più del 50% della produzione in rosa di casa Bonelli, anche perché dal 2005 al 2010 è stata la sola sceneggiatrice in attività su albi bonelliani. Quest’anno ha segnato il ritorno di altre colleghe: le quattro del Dylan Dog Color Fest e Susanna Raule su Dampyr, vanno ad aggiungersi a Barbato, portando a 6 le sceneggiatrici dell’anno, eguagliando il record del 1998; e siamo solo a maggio.


Decisamente più corposo l’apporto delle disegnatrici nella storia della casa editrice. A parte lo storico, ma impercettibile contributo di Liliana Fantoni, sono altre 23 le ragazze che hanno contribuito a realizzare le 24637,5 tavole in rosa della casa editrice, che costituiscono il 4,63% dell’intera produzione. Se consideriamo solo gli anni dal 2001 a oggi l’apporto femminile sale al 6,45%, se invece ci limitiamo agli ultimi 2 anni siamo all’8,29%. L’anno record nel caso delle disegnatrici è stato il 2001 con 1938 tavole (9,26% del totale). Quest’anno siamo per ora a 471,5 tavole, ovvero il 9,36% del totale, e quindi sui ritmi dell’anno del record. Il 2003 e il 2010 l’anno più “affollato” di donne con 13 disegnatrici pubblicate.



Ecco la graduatoria:


Lina Buffolente 6137,3 tavole
2° Laura Zuccheri 2502,5
3° Patrizia Mandanici 2067
4° Lucia Arduini 1980

5° Luana Paesani 1820,7

6° Antonella Platano 1640,5
7° Anna Lazzarini 1118,5
8° Antonella Vicari 1098
9° Simona Denna 1097

10° Elena Pianta 940

11° Francesca Palomba 927

12° Lola Airaghi 855

13° Luisa Zancanella 672

14° Melissa Zanella 606

15° Vanna Vinci 324


16° Silvia Corbetta 257,5

17° Teresa Marzia 218,5
18° Elisabetta Barletta 188
19° Anna Brandoli 82
20° Valentina Romeo 47
21° Gabriella Molisso 27
22° Daniela Vetro 24
23° Laura Scarpa 8


Per 20 anni praticamente l’unica disegnatrice bonelliana è stata Lina Buffolente, a parte una breve parentesi nei primi anni ottanta con Brandoli e Scarpa su Orient Express e Molisso sul Piccolo Ranger. Finalmente nel 1993, prima con Paesani, poi con Zuccheri, Arduini, Platano e Denna, qualcosa si è mosso e le disegnatrici hanno stabilmente preso posto all’interno dei vari staff.
In totale le signore del fumetto bonelliano sono, a oggi 41; di queste 7 sono state impegnate anche come copertiniste, anche se l’unica titolare delle cover di una serie è stata Elena Pianta per Gregory Hunter.


In totale sono 36 le copertine al femminile, questo l’elenco completo:


Elena Pianta 17 cover
2° Laura Zuccheri 7
3° Anna Brandoli 4
4° Lina Buffolente 3
4° Antonella Platano 3
6° Anna Lazzarini 1
6° Lucia Arduini 1


Il sesto color fest di Dylan Dog è anche il primo albo Bonelli con testi, disegni e cover completamente realizzati da donne. Finora c’era stata l’accoppiata testi e disegni, su Legs, o disegni e cover, su Gregory Hunter, Brendon, Nathan Never, Legs , Mark e Julia, ma mai l’albo completo. Quali sono le testate che hanno lasciato maggior campo al gentil sesso? In quantità di tavole: Legs Weaver (6564 pagine tra sceneggiatrici e disegnatrici); in percentuale sul totale: Greystorm (29,99% della produzione porta firma femminile). Guardiamo più da vicino le singole graduatorie limitandoci, per brevità, ai primi 5 posti per categoria:


Tavole sceneggiatrici

1° Dylan Dog 3682 tavole
2° Nathan Never 771,5
3° Legs Weaver 722
4° Piccolo Ranger 564
5° Nick Raider 376



Tavole disegnatrici

1° Legs Weaver 5842 tavole
2° Piccolo Ranger 3861

3° Nathan Never 2668,5

4° Julia 2288

5° Comandante Mark 2069



Tavole totale (sceneggiatrici+disegnatrici)

1° Legs Weaver 6564 tavole
2° Piccolo Ranger 4425
3° Dylan Dog 3834
4° Nathan Never 3440
5° Julia 2288


“Quote rosa” sceneggiatrici

1° Dylan Dog 8,64%
2° Legs Weaver 5,28%
3° Orient Express 3,91%
4° Piccolo Ranger 2,17%
5° Nathan Never 1,85%



“Quote rosa” disegnatrici


1° Greystorm 59,98%
2° Gregory Hunter 51,27%
3° Legs Weaver 42,69%
4° Tuttowest(River Bill)27,08%
5° Brendon 17,68%



Quote rosa” Totale (sceneggiatrici + disegnatrici)


1° Greystorm 29,99%

2° Gregory Hunter 25,64%
3° Legs Weaver 23,98%
4° Tuttowest(River Bill)13,54%
5° Brendon 8,84%


Da quest’ultima graduatoria si nota come l’artefice dell’avanzata del gentil sesso in casa Bonelli non possa essere che Antonio Serra, curatore delle tre testate sul podio. Addirittura sul suo recente Greystorm le disegnatrici hanno realizzato il 60% delle tavole, anche se poi il disegnatore principe è stato Bignamini.Segnaliamo anche che Dampyr è l’unica serie che vanta una donna tra gli sceneggiatori, ma nessuna tra i disegnatori e che alcune serie non hanno mai visto all’opera nessuna rappresentante femminile, tra queste le storiche Tex e Zagor.



Saverio Ceri