lunedì 19 marzo 2012

NEL NOME DEL PADRE

Ieri ho incontrato mio padre, a una festa di famiglia. Uno degli invitati mi ha detto: “Tu e tuo papà vi assomigliate sempre di più”. E’ vero: mi guardo nello specchio e vedo lui. Mi è tornata in mente una frase di Gabriel Garcia Marquez: “un uomo capisce che sta invecchiando quando comincia ad assomigliare a suo padre”. E dato che lo scorso 19 marzo ho dedicato un articolo alle poesie dedicate al papà, quest’anno, dopo che ho già parlato della mia collezione di aforismi citando quelli sulla donna, ho pensato di attingere alla raccolta per trarne quelli dedicato ai babbi.


Se hai un padre povero sei sfortunato. Se hai un suocero povero sei scemo.
Anonimo

Per un padre, quando muore un figlio muore il futuro; per un figlio, quando muore il padre, muore il passato.
Red Auerbach

Il perfetto papà fa tutto per suo figlio: cioè non lo fa, tanto per cominciare.
Aldo Busi

Il perfetto papà non delega del tutto alla mamma la diseducazione e rovina del proprio figlio.
Aldo Busi

Non è difficile diventar padre; è difficile esserlo.
Wilhelm Busch

Ho commesso tutti i crimini, tranne quello di essere padre.
Emil Cioran

Figliolo mio, quando sarai grande perdonami il fatale dono della vita.
Ruben Dario

Che il padre si occupi della prole è un fenomeno abbastanza frequente. Fra i pesci.
Simone de Beauvoir

Il fare "come faceva mio padre" è sempre una delle grandi forze che guidano il mondo.
Massimo D'Azeglio

Sai quali sono i cattivi padri? Quelli che hanno dimenticato gli errori della loro giovinezza.
Denis Diderot

Un padre è un banchiere fornito dalla natura.
Donatien Alphonse François de Sade

La morte del padre è l’avvenimento più importante nella vita di un uomo.
Sigmund Freud

Un uomo capisce che sta invecchiando quando comincia ad assomigliare a suo padre.
Gabriel Garcia Marquez

Ci sono strani padri, tutta la cui vita sembra consacrata a preparare ai figli ragioni per cui possano consolarsi della loro morte.
La Bruyère

Ha molto più da nascondere tuo padre a te, che tu a lui.
Mino Maccari

Nulla è più dolce a udirsi delle parole d’un padre che loda suo figlio.
Menandro

Per una quantità di ragioni nessun periodo del passato ci è tanto ignoto quanto i tre, quattro o cinque decenni che dividono i nostri vent'anni dai vent'anni di nostro padre.
Robert Musil

I padri hanno molto da fare per riparare al fatto di avere dei figli.
Friedrich Nietzsche

Chiunque non ha un buon padre dovrebbe procurarsene uno.
Friedrich Nietzsche

Tutto ciò che un figlio può ragionevolmente aspettarsi da un padre è che sia presente al concepimento.
Joe Orton

Ogni padre sul quale il figlio alza la mano è colpevole: colpevole di aver fatto un figlio che alza la mano su di lui.
Charles Péguy

Quando tuo padre t'ha messo al mondo, caro, il fatto è fatto. Non te ne liberi più finché non finisci di morire.
Luigi Pirandello

I padri non sanno nulla dei loro figli. Né i figli dei loro padri.
Patrick Poivre d'Arvor

Ama tuo padre, se è giusto, e se non lo è, sopportalo.
Publilio Siro

A volte sono gli uomini più poveri a lascare ai loro figli l'eredità più preziosa.
Ruth E. Renkel

Quando un padre dona a un figlio entrambi ridono; quando un figlio dona a un padre entrambi piangono.
William Shakespeare

Quando avevo sedici anni ero sicurissimo che mio padre non sapesse niente. Ma quando ne ebbi ventidue, rimasi molto stupito nello scoprire quante cose avesse imparato in soli sei anni.
Mark Twain

Ho spiegato a mio nipote cos'è il compromesso: se per le vacanze tua madre vuole andare al mare e tuo padre invece in montagna, il compromesso è che si va al mare, ma il papà può portarsi gli sci.
Dino Verde

Il momento più sbagliato per diventare padri è: diciotto anni prima di una guerra.
E. B. White

sabato 17 marzo 2012

LA SEDUZIONE DEGLI INNOCENTI

Il "peccato originale" della genesi pulp ha marchiato il fumetto come prodotto di sottocultura fino a tempi molto recenti, e ha portato a una sua immeritata estromissione dagli ambiti accademici e addirittura, in alcune circostanze, alla sua bollatura come veicolo di nocumento per i più giovani, la cui fruizione era da sconsigliarsi se non da condannare. Mi è capitato di ricordarlo in un recente articolo che ho scritto per un catalogo dedicato al cinquantennale di Diabolik, di cui vi parlerò appena sarà stato dato alle stampe. L’occasione mi ha spinto ad andare a rispolverare la mia tesi di laurea, dedicata al fumetto, a cui già altre volte ho accennato. Ho trovato infatti un capitolo che ricordavo non solo di aver scritto, ma di aver discusso con i membri della commissione che (bontà loro) alla fine mi congedarono con il massimo dei voti e persino (mai ci avrei sperato) la lode. Poiché la rilettura mi è sembrata interessante, volentieri ve la ripropongo poco più avanti, dato che si tratta, in fondo, soltanto di un breve estratto.

Nel riesame di quel mio testo, così accademico da avere anche tutto un florilegio di note (le trovate in fondo), mi sono ricordato di un altro episodio. Era l’estate del 2008. Mi trovavo in vacanza in Sicilia ospite di Joevito Nuccio, il disegnatore di Zagor più celebre in rapporto al numero di pagine pubblicate (è stato perfino invitato tre volte all’estero senza mai aver visto tradurre uno solo dei suoi fumetti – chissà che accadrà quando li leggeranno). Mentre io e lui ci godevamo il sole sparapanzati su una spiaggia nei pressi di Selinunte, mi suonò il cellulare (che quando si è sparapanzati, in realtà, andrebbe sempre spento).
Era un amico giornalista, Vittorio Macioce, che qualche anno prima aveva voluto dedicare un intero paginone de Il Giornale alla mia storia in cui Zagor incontra il filosofo Tocqueville (accade nel Maxi Zagor n°6, “Agenti segreti”, del 2005), ritenendo che fosse un evento (e molta attenzione ci fu, a onor del vero, anche da parte di molti altri quotidiani, incuriositi dalla faccenda e dalla segnalazione di Macioce). Vittorio mi chiese se volevo e se potev scrivere un articolo al volo, commentando un fatto di cronaca, e cioè sdoganamento di Tex Willer da parte della Chiesa cattolica. Era appena uscita, infatti, la pubblicazione da parte dell’ Osservatore Romano di alcuni lusinghieri commenti riguardanti il più popolare eroe del fumetto italiano, giunto a festeggiare i sessant’anni dalla sua creazione. “Esempio di rettitudine morale, di fedeltà coniugale e di amore paterno – scrive il quotidiano della Santa Sede – Tex è portatore di comportamenti dettati da valori non negoziabili”. Riuscii a farlo solo dopo un paio di giorni, attingendo appunto alla mia tesi: il 23 agosto 2008 uscì su Il Giornale un mio pezzo dal titolo “Tex contro la censura”. Se volete, potete leggerlo cliccando qui a vostra volta.

La Seduzione degli Innocenti

Dalla tesi di laurea
di Moreno Burattini
“Sottofondo letterario
e linguaggio di comunicazione
nella sceneggiatura
dei fumetti”.

L'isterica caccia alle streghe scatenata negli Stati Uniti da un pamphlet, Seduction of the innocent, di Fredric Wertham (1), datato 1954, portò a roghi di comics in tutta l'America, e alla diffusa convinzione che la lettura di storie d'azione dai contenuti più o meno violenti fosse la causa prima della criminalità giovanile.

Spiega Sergio Brancato nel suo saggio Fumetti - Guida ai comics nel sistema dei media:

Il libro di Wertham proponeva una tesi non nuova, e cioè che i contenuti dei media influissero in maniera decisiva sullo sviluppo psichico delle giovani generazioni. L’equazione conseguente era dunque che alla lettura di fumetti (di per sé diseducativi in quanto esterni alla tradizione letteraria delle istituzioni formative) improntati ad una sistematica esibizione di modelli comportamentali socialmente non conformi, dovesse necessariamente corrispondere l’insorgere di atteggiamenti psicopatologici. Le associazioni di genitori e insegnanti accolsero come vangelo queste tesi, peraltro confermate da criteri sperimentali quanto meno opinabili e vaghi. Si diffuse a macchia d’olio un’isteria collettiva che portò, inevitabilmente, ad una campagna contro l’intero sistema dei comics. (2)

Negli Stati Uniti fu istituita la rigida Comics Code Authority, che imponeva alle case editrici un rigido codice di autocensura. Le case editrici specializzate scesero da trenta a cinque.

Continua Brancato:

Nell’arco di due anni, dal 1954 al 1956, i titoli pubblicati si ridussero a duecentocinquanta contro i seicentocinquanta di partenza. Le rigide regole del Comics Code imposero ad autori ed editori il ripiegamento su di una limitatezza espressiva che penalizzava qualsiasi tentativo di far aderire il medium alla dialettica argomentativa praticata, sia pure nel difficile clima del maccartismo, dagli altri settori dell’industria culturale statunitense. (3)

Le misure restrittive nate dalle tesi di Wertham si basavano sul presupposto, falso, che il linguaggio dei comics fosse esclusivamente, o eminentemente, infantile e adolescenziale. Il che costituisce un luogo comune ancora oggi, a distanza di tanti anni, difficile da estirpare presso i profani del medium. Non a caso, ancora negli anni Ottanta, alcune case editrici americane cercavano di promuovere i propri albi presso il pubblico maturo più prevenuto, distribuendo spille e adesivi con lo slogan “comics are not just for kids” (4) . Inutile dire che la censura del Comics Code non ha prodotto alcuna flessione della delinquenza, giovanile o non.

Anche in Italia, proprio in quegli anni, l'atteggiamento delle autorità politiche e religiose e dei benpensanti era profondamente ostile ai fumetti, fatti oggetto di una rigida e agguerrita opposizione, clericale ma anche laica, accusati di essere all'origine di ogni deviazione dell'imberbe gioventù. Nelle parrocchie, negli oratori, nelle scuole circolavano appositi "indici" redatti ad uso e consumo di genitori e educatori nei quali venivano giudicati negativamente persino personaggi come Gim Toro, Mandrake, il Piccolo Sceriffo, Tex, l'Uomo Mascherato e Ridolini.

Datata 1952 è, per esempio, una raccolta di brevi testi teatrali per bambini da mettere in scena sui palchi degli oratori e delle parrocchie, edito dai salesiani, opera di Enrico Grasso e intitolato Mascherine, Teatro fiabesco per piccoli e grandi. Una delle scenette mostra un Orco, personificazione del Fumetto, che vaga per il mondo cercando di rubare i cuori dei bambini e spargere ovunque odio, violenza e ignoranza. L’autore specificava apertis verbis quale fosse lo scopo del copione:

Il lavoro fa parte dell’attuale campagna mossa in tutta Italia da Autorità e famiglie, da giornali e riviste, contro il romanzo a fumetti e la sua influenza deleteria sull’animo infantile. Molte calamità che si abbattono oggi sui giovanissimi derivano appunto dai fumetti e non c’è giorno che la cronaca non registri funesti risultati di fantasie accese. (5)

Ermanno Detti, saggista che si occupa da anni di letteratura popolare e di “carte povere”, in un suo studio sulla crociata contro i fumetti in Italia, riporta un eccezionale documento da lui rinvenuto in un archivio: un giornale propagandistico intitolato Mammina, me lo compri?, distribuito (sempre nel 1952) presso la Parrocchia di Cristo Re, a Roma. I pregiudizi e moralismi assurdi che circolavano con disinvoltura sono efficacemente rappresentati al gran completo. Si invitava alla cautela anche di fronte ad un albo come “Pippo”. E si poteva scrivere così dell’Uomo Mascherato: “Assurdo fino all’impossibile. Disegni brutti; particolari e trame del tutto negativi. Idolatria del superuomo, senza morale e senza uguali”. E di Sciuscià: “Pessimo, non sarebbero pessimi gli intenti, ma il clima di guerra e di lotta partigiana guasta tutto. Violenza, inganno, ribellione, vagabondaggio”. Ossessiva l’idea che gli albi non contengano “freni” morali e pedagogici (come se la buona letteratura fosse quella moraleggiante), ancor più ossessiva la preoccupazione per una immagine della donna “indecente nelle fogge”, e che gli eroi incontrano e salvano “senza sposare”.

Nota Ermanno Detti:

Si diceva male del fumetto in generale, però si finiva col raccomandare la lettura di quegli albi contenenti fumetti della stampa cattolica. Ci si può divertire un po’ anche con i numeri. Su 279 albi citati (tanti erano all’epoca in edicola), 178 erano dichiarati esclusi, per 34 si esprimeva cautela, 43 si riconoscevano leggibili e 24 si consigliavano (e si è detto di quali albi si trattava). (6)

Il clima di quegli anni è del resto efficacemente rievocato da una significativa testimonianza, quella di Sergio Bonelli, titolare della casa editrice che porta il suo nome e dà alle stampe personaggi a fumetti di pluridecennale successo.

Nel 1951 due deputati democristiani, Federici e Migliori, presentarono alla Camera un progetto di legge che istituiva un controllo preventivo sulla stampa a fumetti. Il progetto non fu approvato dal Senato, ma proposte analoghe (anch'esse mai approvate) vennero ripresentate nel 1955 e nel '58. Tanto per dare un’idea, significava che, nel caso in cui una legge simile fosse entrata in vigore, ogni pagina doveva essere mostrata a una "commissione di censura governativa" prima di essere approvata. In altre parole, sarebbe stata la paralisi dell'editoria a fumetti per ragazzi. Perciò io e tutti gli altri editori del settore vivevamo nel panico, e non potevamo aspettare che quella spada di Damocle cadesse. Dunque, corremmo ai ripari, usando le stesse «armi» del «nemico»: istituimmo cioè una nostra «commissione di autocensura», con tanto di marchio che appariva sulle pubblicazioni ('MG', Garanzia Morale). (7)

Si giunse così a degli autentici paradossi: nelle ristampe di Tex vennero modificate intere sequenze allo scopo di eliminare "immorali" scene di violenza, sacrificando addirittura la logica della storia. Le cosce nude della squaw salvata nelle prime tavole de "La mano rossa" vennero pudicamente coperte, i pugnali sostituiti con randelli, le pistole cancellate.Allo stesso modo furono impietosamente rimaneggiate le scene di combattimento, si ebbero nuove versioni dei dialoghi con l'eliminazione di tutte le espressioni giudicate troppo colorite e la cancellazione dei particolari "raccapriccianti".Né si deve pensare che gli attacchi al fumetto giungessero solo dalle sponde cattoliche o comunque reazionarie della società italiana.

Scrive ancora Sergio Brancato:

Tra gli anni Quaranta e Cinquanta ci fu in Italia una vera e propria crociata volta alla distruzione dei comics. Una crociata che partiva da destra e da lontano, ma anche da sinistra. La politica culturale del PCI sulla cultura di massa e sui suoi fenomeni, infatti, era improntata a un sotterraneo conservatorismo, più vicino a Croce che a Gramsci. (8)

Assai emblematiche sono le dichiarazioni che si leggono consultando documenti dello stesso periodo quali gli atti del Congresso Internazionale del Libro per la Gioventù del 1958. Tra le varie relazioni stupisce quella della delegazione turca. Certamente la Turchia era allora un paese con problemi di alfabetizzazione, tuttavia invece di comprendere le enormi potenzialità pedagogiche e didattiche del fumetto (che avrebbe potuto stimolare all’apprendimento e alla lettura), lo si ritiene a dir poco pericoloso per la formazione giovanile. Gli attacchi al fumetto di Vedat Nedim Toer della delegazione turca sono durissimi e non vengono affatto controbattuti dagli altri membri del congresso, che evidentemente approvano senza riserve.

Così comincia la relazione turca:

Vengo da un paese, la Turchia, in cui gli analfabeti rappresentano ancora il 65% della pololazione (...) Da quindici anni dirigo a Istanbul un'editrice per ragazzi (...). Possiamo tranquillamente sostenere che la nostra Casa ha introdotto in Turchia i primi buoni libri e giornali per ragazzi (...), noi siamo impegnati in una lotta senza quartiere contro le importazioni di comics e storie americane di gangsters (...) la letteratura di scarto, a fumetti, esercita un irresistibile fascino su ragazzi e giovani (...). E’ stato matematicamente accertato, mediante domande indagini, statistiche, che questa letteratura nera sprona alla crudeltà e al banditismo, diminuisce la resistenza alle tentazioni, aizza la fantasia verso comportamenti malsani, suggerisce tutti i crimini possibili e impossibili, insegna tutti i dettagli tecnici dell'assassinio, dà esempi che servono da modello per gli atti violenti spontanei, come percuotere, trafiggere, sparare; si beffa di ogni autorità; idealizza tipi antisociali; rinfocola gli antagonismi razziali; diffonde erotismo patologico; in breve, alleva una gioventù malaticcia, senza cuore, rozza, indifferente. (9)

Per fortuna, nel giro di poco più di un decennio, le cose avrebbero cominciato a cambiare.

===

(1)Pubblicato a Holt, Alabama (USA) da Rinehart and Winston nel 1954
(2) SERGIO BRANCATO, Fumetti - Guida ai comics nel sistema dei media, Roma, Datanews, 1994, p.48.
(3) SERGIO BRANCATO, op.cit., p.48
(4) Si può tradurre come “I fumetti non sono solo per bambini”.
(5) ENRICO GRASSO, Mascherine, Teatro fiabesco per piccoli e grandi, Roma, Liberia Editrice Salesiana, 1952, p.2.
(6) Ermanno Detti, “Quando la disubbidienza diventa virtù”, su Il Fumetto n° 10 (Terza Serie) Marzo 1987, Roma, Associazione Nazionale Amici del Fumetto, p. 24.
(7) Sergio Bonelli, “La Posta di TuttoTex”, su TuttoTex n° 4, Milano, Daim Press, 1986, p.2.
(8) Sergio Brancato, “Il magnifico bastardo. Critica e fumetto, connubio perfetto” in Gulp! 100 anni di fumetto, a cura di FERRUCCIO GIROMINI, MARILÙ MARTELLI, ELISA PAVESI e LORENZO VITALONE, Milano, Electa, 1996, p. 34.
(9) Relazione della delegazione turca, di Vedat Nedim Toer, al V congresso U.I.L.G. (Unione Internazionale per il Libro per la Gioventù) in Schedario n.46, Firenze, 1960, pp. 200-201.

giovedì 15 marzo 2012

GUARDA ANCORA CHI C'E'


Immediatamente dopo il varo della tanto attesa Collezione Storica a colori di Zagor, in uscita ogni giovedì con La Repubblica e L’Espresso, sul mio “coso” su Facebook sono cominciate a comparire foto in cui illustri testimonial raccomandano la lettura dei volumi dello Spirito con la Scure. I primi scatti sono già stati raccolti in un apposito post qui sul blog, di cui questo è l’ideale seguito. Perché mi sembra interessante, oltre che divertente, questa galleria di ritratti? In primo luogo, perché permette di vedere anche autori o addetti ai lavori di cui non circolano molte foto, e di cui dunque fa piacere scoprire le sembianze. Di poi, perché ogni personaggio sceglie da sé la posa e l' atteggiamento di fronte all’obiettivo, e dunque è possibile, dall’esame delle espressione e dalla mimica corporea, capire qualcosa del carattere, dell’indole e dello spirito del soggetto immortalato. Infine, perché tutti si sono prestati al gioco non solo per simpatia verso il sottoscritto ma anche e soprattutto per omaggiare da Zagor, un eroe che lungi dall’essere la mummia di se stesso si dimostra in grado di entusiasmare il suo pubblico anche dopo oltre cinquant’anni di storie. Del resto, al timone del reparto grafico c'è sempre lui, l'inossidabile Gallieno Ferri (che vedete nella foto sotto il titolo).

Quali sono i risultati di vendita della Collezione Storica a un mese dall’esordio? Non ci sono ancora cifre ufficiali definitive, perché i dati sono in assestamento e l’editore romano preferisce avere conferme e certezze prima di comunicarli, ma l’impressione è che si possa essere molto soddisfatti. Il primo numero è andato esaurito nel giro di poche ore ed è stato ristampato. I successivi, sembra essere andati davvero bene. Tutto lascia pensare che si possa iniziare in tranquillità un lungo percorso destinato a durare molti mesi e forse, si spera, anni. Intanto, la collana è arrivata all’inizio del periodo nolittiano, superando i cinque volumi di “rodaggio” in cui, all’inizio della serie, Zagor fu affidato a principalmente a Giovanni Luigi Bonelli prima che il figlio Sergio lo riprendesse in mano e iniziasse la lunga ed entusiasmante cavalcata durata da “Sulle orme di Titan” fino a “Magia senza tempo”. Qualunque volume vi procurerete dal n° 6 della Collezione Storica in poi fino a che Nolitta resterà al timone della serie, non resterete delusi.

Fabiano Ambu
(Dampyr)

Marina Sanfelice
(letterista storica della Bonelli)


Moreno Burattini
(Zagor)

Stefano Priarone
(scrittore, giornalista, critico e saggista)


Stefano Piani
(sceneggiatore cinematografico e di Nathan Never, Nick Raider e Dampyr)


Claudio Villa
(Tex, Martin Mystère, Dylan Dog)

Giancarlo Alessandrini
(Martin Mystère, Dylan Dog, Tex)

Ade Capone
(autore televisivo, Zagor, Martin Mystère, Mister No)

Maurizio Dotti
(Dampyr, Zagor, Tex)


Luca Rossi
(Dampyr, Dylan Dog)

Andrea Artusi e Ivo Lombardo
(Nathan Never, Dampyr, Martin Mystère)

Alessandro Bilotta
(Dylan Dog)

Angelo Stano
(Dylan Dog)

Gaetano Cassaro
(Zagor, Martin Mystère, Bella & Bronco)


Andrea Cavaletto
(Dylan Dog)


Giovanni Gualdoni
(Dylan Dog)

Julio Schneider
(il traduttore di Zagor in Brasile)

Antonio Zamberletti
(giallista, sceneggiatore TV, Zagor, Dampyr)

lunedì 12 marzo 2012

VENGHINO SIGNORI VENGHINO

Come promuovere gli albi a fumetti

“Venghino, signori, venghino… è arrivato il circo!”. Oppure, sono giunti in paese i saltimbanchi, i musici, i cantastorie. Della tecnica di irretire e imbonire il pubblico, fece un’arte Phineas Taylor Barnum, proprietario del famoso circo che portava il suo nome, e di cui già una volta abbiamo parlato. Nato nel Connecticut nel 1810, e morto nel 1891, Barnum aveva un incredibile talento per attrarre spettatori: affiggeva dovunque manifesti e cartelloni dalle scritte roboanti e divulgava per mezzo stampa notizie false, o esagerate, riguardo a quello che si sarebbe potuto ammirare nei suoi show. Tutto cominciò nel 1835 quando Barnum comprò una vecchia schiava di colore, Joyce Heth, per mostrarla al pubblico dicendo che aveva centosessantuno anni ed era la ex-nutrice di George Washington. Altre sue attrazioni furono il presunto scheletro di Cristoforo Colombo e un esemplare imbalsamato di sirena. Non a caso, l’impresario è passata alla storia una sua celebre battuta: there's a sucker born every minute, ogni minuto nasce un gonzo.

Non dice “venghino, signori venghino”, ma quasi, il dottor Dulcamara de “L’elisir d’amore”, opera comica di Gaetano Donizetti. Eseguita per la prima volta nel 1832, la partitura donizettiana accompagnava un divertente libretto di Felice Romani, ambientato in un villaggio dei paesi baschi alla fine del Settecento. E’ lì che giunge il carrozzone di Dulcamara, e subito il sedicente medico richiama i popolani per rifilare loro il suo miracoloso beverone. La celebre aria del venditore di elisir si intitola infatti “Udite, udite o rustici”. Dulcamara invita all’acquisto della sua bevanda ripetendo “compratela, compratela, per poco ve la do”. E quali sono i prodigiosi effetti dell’ “odontalgico, mirabile liquore (dei topi delle cimici possente distruttore)”? L’elenco è esilarante: rimette in movimento i paralitici e gli apoplettici, cura gli asmatici, gli isterici, i diabetici e i rachitici. In pratica, sgombera gli ospedali. Sana il mal di fegato, cancella le rughe alle matrone e liscia la pelle alle donzelle. Inutile il dire che garantisce fior di amanti ai giovani galanti. Vedendo come pubblicità e imbonitori televisivi riescono a convincerci all’acquisto di prodotti di cui non abbiamo bisogno e che, soprattutto, non corrispondono alla descrizione millantata, forse la frequenza delle nascite dei gonzi, noi compresi, è addirittura aumentata dai tempi di Barnum.

Ma perché vi sto raccontando tutto questo (rischiando, come al solito, di far fuggire a gambe levate gli uditori anziché convincerli ad ascoltare)? Perché vorrei continuare nel gioco iniziato qualche mese con un articolo dal titolo “Io se fossi Dio”. Il divertimento consisteva nel giocare a fare il piccolo editore e dunque immaginare che cosa avrei potuto fare se avessi una Casa editrice da gestire (o da distruggere) senza danno (dato che non ce l’ho, fare castelli in aria non costa niente). La volta scorsa mi sono cimentato a ipotizzare serie di “collaterali” da edicola, da allegare a quotidiani e riviste. Oggi, mi provo a fantasticare su quali tecniche potrei tentare per promuovere le vendite di una immaginaria nuova serie a fumetti che stessi per mandare in edicola. Anche questo argomento non è nuovo: già in passato ho citato la frase scritta da Sergio Bonelli su un cartello posto sulla porta del suo ufficio (“Dio perdona, l’edicola no”), e in un’altra occasione ho rimpianto i tempi in cui il passaggio dal chiosco del giornalaio era un momento obbligato di qualunque camminata mattutina, mentre ai giorni nostri è difficile che i più giovani ci vadano ancora e, se ci vanno, non passano in rassegna tutta l’esposizione come facevamo noi.

Dunque? Come fare per vendere un nuovo fumetto, convincendo le gente ad accostarsi all’edicola, entrare e investire tre euro nella pubblicazione? E’ evidente che le vecchie tecniche non servono più, o servono a poco. Se l’albo fa parte del parco testate di una Casa editrice già da tempo presente sul mercato, la pubblicità interna sugli altri albi mandati in edicola dallo stesso marchio è qualcosa che non garantisce più il successo perché è già un caso fortunato se i vecchi personaggi mantengono le loro posizioni senza perdere copie mese dopo mese, figuriamoci se è facile convincere i lettori ad aumentare il budget allargandolo ad altre proposte. Con i super aficionados può funzionare, ma soltanto con loro ed è una quota percentuale che non garantisce il successo. Quando noi, ragazzi di un tempo, vedemmo comparire sugli albi di Zagor la pubblicità di Mister No, non ce ne fu uno che non corse in edicola a comprarlo. Ma oggi, purtroppo, non è più così. Capitò lo stesso anche con Akim, che però a me non piacque e feci la collezione soltanto per i primi dieci numeri (poi, da grande, li ho comunque recuperati tutti), ma questo è nell’ordine delle cose: se il prodotto non convince, non avrà successo. Però, intanto, bisogna che la gente lo provi. Il rischio è che, ai giorni nostri, di un nuovo fumetto non gliene importi niente a nessuno e che anche il numero uno muoia in edicola senza essere notato. Perciò, il problema è quello dei mezzi più adatti per convincere gli spettatori a entrare nel tendone del circo. Si possono subito escludere, ahimé, i passaggio di pubblicità in televisione. Non perché non sia efficaci (nonostante non lo siano più come una volta, servirebbero eccome), ma perché sono troppo costosi per qualunque Casa editrice di fumetti. E allora? Ecco quel che mi è venuto in mente.

Anziché spendere un sacco di soldi negli spot televisivi, con assai meno risorse si potrebbe intanto assumere un esperto di marketing. C’è gente che riuscirebbe a sbolognare frigoriferi agli eschimesi, perché mai non dovrebbe riuscire a vendere un prodotto come un fumetto? Perché è appunto di questo che stiamo parlando: un prodotto. Lo so che a me, a voi, a tutti gli appassionati i fumetti sembrano (e lo sono) qualcosa di più grande di un “prodotto”. Ma in questo ragionamento limitiamoci a considerare un albo come un oggetto da piazzare. Di solito, almeno valutando gli standard bonelliani, si tratta di oggetti ben fatti, di qualità. Dunque non vogliamo vendere gli elisir d’amore di Dulcamara o la sirena di Barnum. Stiamo proponendo roba buona. Venga l’esperto di tecniche di mercato e ci dica come fare. Non vogliamo fare neppure quello perché siamo convinti di poter fare da soli e nessun laureato della Bocconi possa insegnarci niente? Benissimo. Forse è vero. Però, non si può ignorare la realtà e non rendersi conto che la comunicazione oggi avviene soprattutto via Internet. E se lo dico io, che non so usare uno smartphone e ho difficoltà anche a vedere i filmati su YouTube, vuol dire che è proprio vero. Dunque, non assumiamo un esperto di marketing, ma un webmaster degno di questo nome, sì.

Ci serve un sito “figo”, dinamico, accattivante, animato, aggiornato due volte al giorno, dove chiunque faccia una visita trovi sempre qualcosa di nuovo da leggere e decine di link per approfondire gli argomenti. Un sito che faccia venire voglia di scoprire che cosa è stato aggiunto, che attiri le visite perché si rinnova sempre. Ovviamente, ci si riesce più facilmente se il sito è collegato con un forum interno dove i lettori possono discutere fra loro e con gli autori. Ormai, le discussioni che avvengono in un luogo, rimbalzano in mille altri, perché ognuno dei partecipanti le condivide con i suoi contatti. Facebook e Twitter sono piazze dove è assolutamente fondamentale essere presenti con profili, con pagine dedicate, con eventi e appuntamenti. Ci vuole qualcuno che, di lavoro, faccia soltanto quello tutto il giorno: crei sempre nuove notizie, dia anticipazioni, sparga la voce riguardo al nuovo fumetto che sta per uscire.

Ovviamente, è importante che i motori di ricerca trovino subito il sito per personaggio e lo propongano come prima scelta a chiunque digiti la parola “fumetto”. Ci sono figure professionali, e dunque delle precise tecniche, che riescono appunto a far risultare un certo prodotto in cima a qualunque ricerca di Google. E noi dovremmo investire in questo tipo di comunicazione. Avendo qualcosa da investire, anziché in TV potremmo fare pubblicità su Internet, nei siti più adatti a far giungere il nostro messaggio. La pubblicità sul Web ha il vantaggio che se chi la vede viene attratto, con un click giunge subito là dove, con un altro click, volendo si può ordinare il prodotto e farselo arrivare a casa. Eh, già… perché non dovrebbe essere soltanto l’edicola il luogo dove far convergere i potenziali acquirenti, ma vanno bene anche dealer telematici (si potrebbero fare accordi con Amazon, Bol o chissà con chi, oppure organizzarsi in proprio con un efficiente servizio di spedizione).

Il click potrebbe anche servire a far leggere una anteprima di alcune tavole dell’albo in uscita, qualcosa di molto accattivante, con una adeguata colonna sonora. La stessa anteprima potrebbe essere proposta sottoforma di app per l’Iphone o l’Ipad, da scaricare gratuitamente, e ovviamente il nostro sito conserverebbe tutte le anteprime e tutte le app di tutte le pubblicazioni, in modo da poterle sempre far gustare come assaggi ai lettori indecisi. Se poi si potesse vendere l’albo intero sottoforma di app, meglio ancora. Ormai il futuro è quello (non in modo esclusivo, ma in percentuale sul venduto, sempre più quelli che erano i libri e le riviste diventeranno file da scaricare: file che io non comprerò, ma i miei figli magari sì).

Non si trascuri YouTube! Di ogni albo ci dovrebbe essere un trailer filmato, come quelli che la Zagor TV ha fatto spessi per tante storie di Zagor (anche il trailer deve essere disponibile sul sito e linkato sul forum, su Facebook, su Twitter), e altri filmati possono essere fatti mostrando interviste agli autori e scene dei disegnatori al lavoro. I filmati (tutti brevi) girano facilmente in rete: però serve che ci sia chi li fa e chi li fa girare.

A questo punto bisogna però che si parli del nostro fumetto non soltanto sul nostro sito e nei nostri spazi, ma dovunque si faccia informazione. Ecco che serve un agguerrito e dinamico ufficio stampa, in grado di lanciare due notizie al giorno, e creare un evento dopo l’altro, dovunque. Perché può darsi che una notizia non passi dalle agenzie nazionali, ma se in venti città c’è una mostra, una conferenza, un dibattito, un concorso, una cena, una lezione nelle scuole, una donazione di albi alle biblioteche e chissà che altro, le pagine delle cronache cittadine (e i siti Internet di informazione locale) daranno senz’altro dei riscontri. Ugualmente, serve una presenza massiccia in tutte le mostre mercato, con uno stand in cui gli albi si vendano, magari con dei gadget speciali (opuscoli, spille, portachiavi, statuette, portfolio). Gli eventi potrebbero, e dovrebbero, riguardare anche e soprattutto le librerie e le fumetterie.

L’albo stesso, per finire, dovrebbe avere una confezione accattivante. Non sto entrando nel merito della qualità del racconto dal punto di vista dei testi e dei disegni (anche se, a dire il vero, un esperto di marketing potrebbe stabilire se ci sono più probabilità di successo con un albo a colori o con uno in bianco e nero, con un certo prezzo piuttosto che con un altro, di un certo genere invece che uno diverso). Dico che, come è facile capire, un fumetto si vende, all’inizio, soprattutto per la copertina. La cover è la prima forma di pubblicità. Ora, io non sono un grafico e forse appartengo a una generazione che dovrebbe rassegnarsi a leggere su una sedia a dondolo con il plaid sulle ginocchia, ma la tendenza a fare copertine poco accattivanti, poco vistose, colorate con toni cupi e quasi monocromatici mi sembra deleteria. Secondo me, le cover dovrebbero essere colorate in modo da spiccare in edicola come raggi di sole fra i rami degli alberi, come stroboscopiche nella notte. Il rosso e il giallo della casacca di Zagor, insomma, era un richiamo irresistibile in qualunque scaffale delle edicole della nostra infanzia. Oggi sembra che le nuove pubblicazioni giochino a nascondino, vogliano scomparire nel buio del marrone e del grigio. Dico tutto questo soltanto per evidenziare un problema, quello dell’efficacia della copertina, che dovrebbe essere messo al punto numero uno di qualunque ordine del giorno in cui si discuta di come promuovere un albo a fumetti. E’ inutile avere una copertina da far rimbalzare per tutta la Rete, se la copertina è brutta o colorata male. Poi, su ciò che sia bello e su quale colorazione risulti più efficace, lascio volentieri le decisioni agli altri. Per fortuna, però, questo è solo un gioco e io non ho nessuna responsabilità da caricarmi sulle spalle.

giovedì 8 marzo 2012

IL SECONDO ERRORE DI DIO

“Ci sono certi scrittori che riescono a esprimere già in venti pagine cose per cui talvolta mi ci vogliono due righe”: così Karl Kraus in Detti e contraddetti (Adelphi, 1992), uno dei miei livres de chevet. Manlio Sgalambro, un altro che di sintesi se ne intende avendo scritto una raccolta di aforismi intitolata Del pensare breve (Adelphi, 1991), commenta: “Se Karl Kraus avesse scritto Il capitale lo avrebbe fatto in tre righe”. Potrebbe bastare questo per giustificare la mia passione verso gli aforismi, un genere letterario in cui anch’io mi sono cimentato al punto da pubblicare i miei migliori nella sezione “Aforis My” di questo blog. Gli aforismi (ahimé, non i miei) sono una forma d’arte paragonabile alla poesia: ogni singola parola ha un peso enorme e il loro significato va incredibilmente al di là delle dimensioni del testo con cui lo si esprime. Gesualdo Bufalino, del resto, diceva: “un aforisma ben fatto sta in otto parole”. Non ne servono molte di più per colpire immediatamente nel segno con più efficacia di qualunque lungo discorso. E poiché sarebbe assurdo lodare gli aforismi con testi eccessivamente lunghi, mi fermo qui. Del resto, “quando non si sa scrivere, un romanzo riesce più facile di un aforisma”, concludeva il solito Kraus (uno al quale, prima o poi, mi deciderò a dedicare un intero articolo, come ho già fatto una volta per Ambrose Bierce).

Già ai tempi del liceo, avevo cominciato ad annotare su un quadernone dalla copertina rigida tutte le citazioni che incontravo nel corso delle mie letture, che in seguito ho trascritto, a centinaia, su computer. E, con il crescere della mia biblioteca, è cresciuta anche la mia collezione di libri di aforismi, che ormai occupa due interi ripiani. Così, dopo aver dedicato alla donna un pezzo letterario ispirato dal Diario di Eva di Mark Twain lo scorso otto marzo, in quello di quest’anno ho pensato di mettere insieme (in ordine alfabetico per autore) una scelta di frasi da me selezionate proprio per l’altra metà del cielo, in onore insomma del secondo errore di Dio, secondo la definizione di Friederich Nietzsche.

Se l’uomo s’inganna tanto spesso sulla donna è perché dimentica che essa non parla la sua stessa lingua.
Henri Frederic Amiel

Le donne! Non si può vivere né con loro né senza di loro!
Aristofane

Quando gli uomini si trovano fra loro, parlano di sesso. Quando si trovano fra loro le donne, parlano d'amore. Cosa possiamo dedurre da questo paradosso? Che le donne sono delle ipocrite.
Sally Beaman

La donna sarebbe più affascinante se si potesse cadere fra le sue braccia senza cadere nelle sue mani.
Ambrose Bierce

C’è sempre un angolo di silenzio nelle più sincere confessioni delle donne.
Paul Bourget

I rapinatori ti chiedono la borsa o la vita. Le donne vogliono tutte e due.
Samuel Butler

Così sono le donne: prima di sposarlo vogliono che il marito sia un genio, quando l’hanno sposato vogliono che sia un babbeo.
Achille Campanile

La donna è di vetro, e dunque non si deve far la prova se si possa rompere o no.
Miguel Cervantes

Per quanto si possa pensare male delle donne, non c’è donna che non ne pensi ancora peggio.
Nicolas de Chamfort

Due cose ho sempre amato alla follia: le donne e il celibato.
Nicolas de Chamfort

La buona reputazione di una donna si basa sul silenzio di tanti uomini.
Maurice Chevalier

Due donne, quando hanno passato un’ora a dir male di un’altra donna, credono sul serio d’essere amiche fino alla morte.
P. Courty

Signora è chi non mostra mai la propria biancheria intima senza volerlo.
Lillian Day

Angelo è la donna che si vorrebbe, demonio quella che si ha.
Pierre-Adrien Decourcelle

Quando si scrive delle donne, bisogna intingere la penna nell’arcobaleno.
Denis Diderot

La donna, solo il diavolo sa cos'è: io non ci capisco niente.
Fëdor Dostoevskij

Tutte le ereditiere sono belle.
John Dryden

Una donna intelligente ha milioni di nemici: tutti gli uomini stupidi.
Marie von Ebner-Eschenbach

Correre dietro alle donne non ha mai fatto male a nessuno. E' raggiungerle, che è pericoloso.
Antonio Fogazzaro

Concedo di maledire le donne a quei soli che possono dimenticarsi di aver avuto una madre.
Ugo Foscolo

Una donna è sincera quando non dice bugie inutili.
Anatole France

La grande domanda alla quale non sono riuscito a rispondere in trent’anni di ricerche sull’animo femminile è: che cosa vuole una donna?
Sigmun Freud

L’uomo perdona e dimentica, la donna perdona soltanto.
F.Gerfaut

Ci sono donne che ci piacciono per i loro difetti, e donne che ci piacciono nonostante i loro difetti.
Roberto Gervaso

Ci sono donne che amiamo e altre che desideriamo: è difficile dire quale più ci attraggano.
Roberto Gervaso

Donna: mistero senza fine bello!
Guido Gozzano

Nella discussione, le donne hanno questo di speciale: ammettono tutte le vostre argomentazioni, una ad una, ma sfuggono alla conclusione.
A.Guinon

Ci sono due giorni in cui la donna è un piacere: quello in cui la si sposa, e quello in cui la si seppellisce.
Ipponatte

L’amicizia di due donne è soltanto una congiura contro una terza.
Alphonse Karr

La donna per l’uomo è uno scopo, l’uomo per la donna è un mezzo.
Alphonse Karr

L’intuizione della donna è più vicina alla verità della certezza dell’uomo.
Rudyard Kipling

In tutte le specie la femmina è più temibile del maschio.
Rudyard Kipling

C’è poco da fidarsi di una donna fedele. Oggi fedele a te, domani a un altro.
Karl Kraus

Così, lui la costrinse a fare quello che voleva lei.
Karl Kraus

I diritti delle donne sono i doveri degli uomini.
Karl Kraus

Uno deve scegliere fra amare le donne e conoscerle.
Ninon de Lenclos

La donna sarà l'ultimo animale che l'uomo riuscirà ad addomesticare.
George Meredith

Gli uomini hanno soltanto due cose per la testa. L'altra è il denaro.
Jeanne Moreau

La donna fu il secondo errore di Dio.
Friedrich Nietzsche
Se le donne non esistessero, tutto il denaro del mondo non avrebbe senso.
Aristotele Onassis

Quando le donne vi parlano ridendo, è come un uomo che vi prende da parte per darvi un consiglio.
Cesare Pavese

Una donna è un paese straniero del quale un uomo non arriva mai a capire fino i fondo i costumi, la politica e la lingua.
Coventry Patmore

Nel migliore dei casi, la donna è una contraddizione.
Alexander Pope

Lasciamo le donne belle agli uomini senza fantasia.
Marcel Proust

Una donna impiega vent’anni a fare di suo figlio un uomo, perché un’altra ne faccia uno sciocco in venti minuti.
Helen Rowland

Non ci sono donne brutte, solo donne pigre.
Helena Rubinstein

I preti si consolano del celibato sentendo le confessioni delle donne.
Armand Salacrou

“No” non è una negazione, sulle labbra di una donna.
P.Sidney

Una donna è capace di sacrificare la vita per colui che ama, ma anche di non rivolgergli per sempre la parola per una questione d'orgoglio a proposito d'una porta chiusa o aperta.
Stendhal

L’uomo e la donna si prendono, si intraprendono, si sorprendono ma non si comprendono mai.
Edmond Thiaudiere

E' incredibile come un bipede di genere femminile possa ridurre un uomo.
Totò

Dio creò l’uomo e, trovando che non era abbastanza solo, gli diede una compagna perché sentisse più acutamente la sua solitudine.
Paul Valery

Non ci sono donne fatali: ci sono solo uomini cretini.
Ornella Vanoni

La donna è quel che si è trovato di meglio per sostituire l’uomo quando si ha la sfortuna di non essere pederasti.
Boris Vian

La mano che fa dondolare la culla è la mano che regge il mondo.
W.R.Wallace

Mai fidarsi di una donna che dice la sua vera età. Una donna capace di quello, è capace di tutto.
Oscar Wilde

L'unico modo di comportarsi con una donna è fare l'amore con lei, se è bella, e con un'altra, se è brutta.
Oscar Wilde

Le donne non hanno niente da dire, ma lo dicono così bene!
Oscar Wilde

Perché le donne sono tanto più interessanti per gli uomini, che gli uomini per le donne?
Virginia Woolf