domenica 22 giugno 2014

NON E' UN'EDICOLA PER VECCHI



Stiamo vivendo tempi molto duri per l’editoria, in generale. Scendendo nel particolare, i fumetti non fanno eccezione. Si direbbe che gli italiani abbiamo deciso di smettere di leggere. Benché i dati di vendita facciano ancora sembrare la Sergio Bonelli Editore un’isola felice, la situazione è preoccupante e le prospettive lo sono ancora di più. A parte Tex e Dylan Dog, nessuna nostra testata vende più di cinquantamila copie al mese, anche se Zagor  meglio di altre serie resiste all’inesorabile erosione (senza che questo consenta di stare allegri). 

Si può dar colpa al pessimo andamento dell’economia, che mette la gente in condizione di dover scegliere (ma allora la gente, evidentemente preferisce tagliare le spese più basse, come i fumetti, invece che quelle più alte, come i videogiochi o i gadget elettronici). Si può dar colpa all’abitudine di passare il tempo sui social network invece che con della carta stampata in mano (ma allora non si spiega perché i social network non diventino veicolo di propaganda per i nostri prodotti, visto che autori ed editori sono in massa a cercare proseliti sul Web). Si può dar colpa alla diffusione degli e-reader, cioè  agli apparecchi per leggere in video anziché su carta (ma allora non si spiega perché i fumetti in  versione digitale vendano comunque pochissimo). Si possono dare tante colpe a tante cose, ma di sicuro non si può dar colpa alla scarsa qualità dell’offerta, perché mai ci sono stati in Italia così tanti fumetti mediamente così ben fatti. 

Ogni casa editrice reagisce alla crisi con proprie strategie. Di solito, la tendenza è di andare a cercare lettori fra i giovani che non sono più abituati a leggere: ecco perciò testate fatte su misura per coloro che giocano ai videogames o sono attratti dalle tante modalità di fruizione del fantasy. Si punta cioè a trovare nuovi acquirenti tra coloro che non fanno parte del pubblico tradizionale degli eroi di carta. Il che, ovviamente, è giustissimo. Tuttavia, i risultati non sono quelli sperati: sembra che chi non ha mai letto fumetti non ne sia attratto a priori. A chi è appassionato di videogiochi, dei comics non gli importa qualunque cosa gli venga proposta (almeno, questa è la mia impressione). Costoro, peraltro, non sono neppure abituati ad andare in edicola, per cui gli si può preparare la saga più bella del mondo, ma loro non la vedranno mai perché fisicamente non vanno là dove la si mette in mostra. 

Ciò detto, passo a raccontare un aneddoto che mi permetterà di proseguire il ragionamento. Abituato ad andare dovunque venga invitato, proprio perché ci tengo a promuovere le pubblicazioni bonelliane e il mio lavoro, ho partecipato di recente a un dibattito a Borgotaro, affollato come per fortuna spesso mi capita (il calo generale delle vendite non corrisponde a un calo dell’entusiasmo del pubblico zagoriano). Rispondendo alle domande degli intervenuti, un signore di mezza età (tra i cinquanta e i sessanta anni), molto coinvolto nella discussione e palesemente interessato all’argomento, mi ha chiesto: “Perché in edicola non ci sono i bei fumetti di un tempo? Io vorrei leggerli, ma mi sembra che le belle serie di una volta non si trovino più”. Non si riferiva a ristampe dei vecchi eroi, ma proprio a nuove proposte in grado di appassionarlo, fatte alla vecchia maniera. Io ho risposto che la sua era una illusione ottica, perché, appunto, di proposte ce ne sono a bizzeffe: basta pensare alla quantità di testate della Sergio Bonelli (assai di più di quelle degli anni Settanta), alle quali si possono aggiungere quelle Disney, dei supereroi, dei manga; il problema forse sta nel fatto che le edicole espongono sempre meno i fumetti, e in ogni caso non tutte le collane arrivano in tutti i chioschi (persino per trovare una copia di uno Speciale Zagor un amico della Val Camonica è dovuto scendere fino a Bergamo). 

Però, poi, ho riflettuto sulla cosa e mi sono convinto che ci potrebbe essere anche un’altra spiegazione: il nostro amico lettore è convinto che non escano più fumetti come, facciamo l’esempio, Mister No, perché semplicemente non li riconosce come tali. A forza di fare fumetti per i ragazzi che giocano ai videogames o per gli internauti aggiornati sulle nuove tendenze, ci siamo dimenticati dei vecchi lettori. Quelli cioè che vanno in edicola. I lettori che avevamo, e che siamo andati perdendo, forse stentano a identificare le copertine dal taglio cupo e moderno di certe nostre proposte con il “bel fumetto” che loro vorrebbero. A furia di rincorrere le mode, non stiamo soddisfacendo chi cerca la tradizione. Ci rivolgiamo ai ragazzi che (come i miei figli) non si accosterebbero alle rivendite di carta stampata neppure sotto la minaccia delle armi, invece di rivolgerci (anche) a chi continua tutti i giorni a comprare il giornale. Un pubblico che non sarà più numeroso come quello di un tempo, ma che esiste e forse è deluso. 

Fermo restando l’obbligo di cercare di rivolgerci ai giovani ipertecnologici, e quello di provare in tutti i modi di allargare la platea anche alle nuove generazioni, non si può fare lo sbaglio di perdere le vecchie. Chissà se affiancando alle nuove testate anche una proposta più “tradizionale”, immediatamente riconoscibile come tale fin dai colori della copertina e dal modo con cui si scrivono i titoli, non si potrebbe recuperare qualcuno della vecchia guardia. Chissà inoltre se, a costoro, non si potrebbero aggiungere anche dei giovani incuriositi o dalle letture dei padri e dei nonni o dal taglio vintage (e dunque insolito) della novità editoriale. In fondo, le storie “semplici”, alla vecchia maniera, possono essere lette da tutti; quelle “complicate”, alla nuova maniera, sono più difficili da decifrare. “Semplici”, si badi bene, non vuol dire “banali”. Non erano “banali” le storie di Guido Nolitta, tanto per dare un punto di riferimento, ma certamente erano fruibili da tutti.

18 commenti:

Alberto Camerra ha detto...

Argomento di discussione non facile, Moreno. Mi riallaccio al signore oltre i cinquanta, che si lamenta del perchè "non fan più i bei fumetti di una volta". Fa parte di una categoria da prendere con le pinze. Ti porto un esempio pratico: un carissimo amico, dell'età vicina a quella del signore suddetto, lamentava le medesime cose. Conoscendo i suoi gusti, gli ho regalato una nuova edizione delle storie del personaggio che leggeva da ragazzino (una sorta di ristampa). Risultato? Zero, idem come sopra. Ho scoperto che si lamentava per il gusto di farlo.
Spero davvero che la Sergio Bonelli Editore possa recuperare il terreno, nei personaggi "secondari". Perchè tali non sono: basti pensare alla straordinaria qualità di un Saguaro, fanalino di coda nelle vendite, a quanto leggo.
Del resto, se le persone non riescono più a sognare, come facevano i nostri padri, con un fumetto tra le mani, questa è solo una società più povera. E non solo economicamente parlando.
Un caro saluto.

Anonimo ha detto...

"Illusione ottica"... ormai colpisce il 95% degli appassionati di fumetto.
Gente che lamenta personaggi che non esistono più, e che invece continuano a uscire. Non parliamo poi del personaggio "X" che non è più quello di una volta... Tex, Zagor, Mister No, Dylan Dog, Martin Mystère, Nathan Never...
A mio parere la verità è solo una: non hanno più voglia di leggere fumetti!".

Fabio Graziano ha detto...

Articolo interessantissimo, al quale vorrei rispondere con alcune considerazioni.

A proposito del taglio delle spese in tempo di crisi, non credo che la scelta di risparmiare sui fumetti dipenda dal loro costo, tanto più che, come fai notare tu stesso, questo è in media molto basso (in Italia).
Credo invece che il meccanismo psicologico più diffuso sia quello di falciare per prime le spese che fanno sentire più in colpa (più che mai in un Paese cattolico come il nostro!), prime fra queste quelle legate all'intrattenimento.
Che si continui a spendere per device elettronici o per altri tipi di divertimento come il cinema, sempre che sia davvero così in proporzione, potrebbe forse attenere al fatto che queste cose riguardano l'essere sociale degli individui, mentre la lettura è un atto individuale. Insomma, dovendo investire, la percezione generale a mio avviso è che sia meglio farlo per qualcosa che ci permetta se non altro di mantenere/implementare i rapporti con gli altri.

Inoltre, a me pare che internet e i social network abbiano invece fatto bene alle vendite dei fumetti, anche se non magari a quelli prodotti da editori di massa. Mi riferisco al successo che continuano ad avere progetti finanziati con il cosiddetto "crowdfunding", come il recente caso italiano di Lumina di Tenderini (al quale io stesso ho contribuito).
Oppure di "The Private Eye", un fumetto realizzato esclusivamente per il web da autori in realtà già famosi tra i lettori di comics americani ma che di fatto hanno potuto promuovere questo loro progetto (sublime e che, casomai non lo conoscessi ancora, ti invito ad indagare a questo link: http://panelsyndicate.com/) solo via web.

(cont.)

Fabio Graziano ha detto...

(prosegue)

Confesso poi che dal di fuori non colgo realmente un cambio di direzione così netto da parte della Bonelli nei confronti dei lettori giovani e dei videogiocatori. O meglio, capisco che sia questo l'indirizzo di collane come Orfani, ma non vedo un cambiamento in tal senso dove credo servirebbe davvero per ottenere quel risultato, e cioè a livello di linguaggio.
Sai bene che le storie edite da Bonelli sono raccontati in maniera piuttosto omogenea tra loro a livello di ritmo, impaginazione grafica delle tavole, ecc. Tuttavia, i fumetti che vedo tra le mani dei più giovani sono molto diversi (e non dico migliori, eh!), vedi il caso dei manga.

[Ci tengo a ribadire, per scrupolo, che non intendo criticare lo "stile Bonelli", sempre che tu mi riconosca che ne possa esisterne uno. Anzi, in assoluto trovo che la vocazione all'ampia comunicativa che le collane Bonelli hanno sempre ricercato sia un pregio che andrebbe copiato da chi produce intrattenimento popolare (per me, il più difficile da realizzare!). Mi limito a fare una fotografia di ciò che vedo, null'altro, sperando di poter essere utile quantomeno alla discussione.]

Inoltre, al di fuori appunto dei manga, vedo in assoluto pochissimi fumetti con protagonisti degli adolescenti che si comportino in modo verosimile e che siano dipinti in maniera rispettosa verso i sentimenti dei ragazzi (ho trovato una delle rare eccezioni in questo senso nel comic occidentale nell'attuale collana "Ms. Marvel" della Marvel Comics, che sarà presto edita in Italia da Panini: te la consiglio!). Anche questo, per me, è un importante motore della disaffezione dei più giovani nei confronti della lettura: pensa ad esempio cosa significò per la generazione degli anni '80 potersi identificare nella visione del mondo espressa da Sclavi sulle pagine di Dylan Dog...

Concludo con un commento sull'aneddoto che hai raccontato. Ho l'impressione che molti lettori, specie di vecchia data, siano aperti solo alla limitata tipologia di letture dalle quali hanno vissuto il classico "imprinting". E si tratta secondo me di un tipo di lettore che è impossibile accontentare davvero, poiché l'orologio del tempo scorre avanti e non indietro. Una provocazione: alle volte mi ritrovo a pensare che forse i fumetti davvero moderni siano quelli che un aficionado di lungo corso non può apprezzare davvero, che gli fanno dire "non fa per me".

Anonimo ha detto...

Limitandoci al settore fumetto, l'erosione di lettori è iniziata nei primi anni novanta ed è da allora che sento parlare di "crisi". In occasione dell'imminente ristampa di"Hammer", il bellissimo fumetto di fantascienza che i tipi di Mondadori Comics si apprestano a rieditare, sul sito ufficiale del nuovo Editore viene riportata la motivazione ufficiale con la quale l’ ANAFI (Associazione Amici del Fumetto e dell’Illustrazione)premiò questa serie: "per aver saputo impostare, pur in un momento di CRISI generalizzata, un efficace e ben coordinato lavoro di équipe, capace di esprimere una serie fumettistica di solidi valori narrativi e grafici.” Appunto: crisi. Ed eravamo nel 1996. I lettori da alcuni anni avevano iniziato a diminuire sempre più, portando prima alla morte delle riviste contenitore, che avverrà qualche anno dopo, e poi mandando a gambe all'aria praticamente quasi tutti gli editori che in qualche modo potevano essere una alternativa a Bonelli. In fondo l'asset Bonelli - Disney - Astorina - Marvel Italia/Panini, con a seguire l'Eura Editoriale, ha queste origini e da allora è quasi rimasto immutato (fatta salva l'acquisizione dei periodici da edicola Disney da parte di Panini recentemente). In questo panorama l'industria del fumetto italiana ha certamente prodotto splendide proposte, senza però riuscire a creare, a livello numerico, un reale ricambio di lettori. Perchè i lettori nuovi non si sono aggiunti ai vecchi, nel senso che gli abbandoni sono stati maggiori degli ingressi. Ed arriviamo ad oggi. In un mondo dell'intrattenimento sempre più interconnesso ci si chiede come generare interesse nuovo per il media fumetto. Per alcuni, appassionati ed addetti ai lavori, la risposta riposa nella necessità di vedere le nuove realizzazioni non semplicemente come opere destinate alla carta stampata ma come dei "franchise", dei brand da veicolare su diverse piattaforme. Quindi rivoluzionare anche l'aspetto creativo iniziale, impostando la parte creativa pensando che la nostra opera di ingegno deve essere "adatta" a proliferare, a generare profitto su diversi livelli: dal fumetto al licensing per una serie animata o ad una linea di giocattoli. L'esempio più cristallino: le Winx di Iginio Straffi. Non è un mistero che le vendite dei fumetti americani, se rapportati alla popolazione esistente ed ai potenziali lettori, sono molto basse. E proprio per questo le Case Editrici statunitensi raccolgono utili dall'indotto di cui sopra: non è un caso che i film sui super eroi non sono più un “evento” sporadico ma ormai stabili presenze al cinema. Non so quanto tale impostazione, tipica del mondo anglosassone, sia trasferibile nella nostra realtà e tradizione fumettara. Io non ho la risposta in tasca e non credo che qualcuno la abbia. So che Mi permetto comunque di sottolineare anche la bontà della strada tradizionale. Creare bei fumetti che si reggano sulle loro gambe, anzitutto, per quello che sono: delle buone storie. L'erosione di lettori, specialmente in Italia, è un fenomeno culturale o meglio: di povertà culturale. Perchè in Francia o in Giappone, di fumetti se ne creano tanti e se ne vendono tanti e il fumetto è considerato un media di tutto rispetto. Leggere un fumetto non è vista come una cosa disdicevole o infantile. Fino a quando non avverrà questa nostra, necessaria, rivoluzione culturale, i lettori diminuiranno. E per far questo non credo che tutto possa ricadere sulle spalle degli Editori. Anche le Istituzioni devono fare la loro parte, portando il fumetto nelle scuole, luogo che, per eccellenza, dovrebbe essere deputato a veicolare cultura. Ma in una scuola come la nostra dove si riducono o si eliminano persino le ore dedicate all'educazione artistica, questa istanza sembra semplice utopia per cui non stupiamoci se i giovani trovino interesse solo nell'ultimo smartphone appena messo in vendita. Dopodichè torneremo a parlare mestamente di crisi del fumetto.
Cari saluti,
Marin

Giuseppe Reina ha detto...

Moreno,la tua è una splendida disanima.Non aggiungerei null'altro,tranne di consigliarti di diventare...editore!

CREPASCOLO ha detto...

Penso che il sig. Camerra abbia ragione, purtroppo. Un Mister No 2.0 con le cover di Andrea Venturi, tavole di Andreucci, Laurenti e Villa a rotaz o qualsiasi altro vagamente alexraymondjohnbuscema style oriented scritto da MorBu ( pensa quanto sarebbe retro uno Zagor di MorBu/Fergal ! ) e Boss Boselli, sebbene di culto x i suoi trenta
( mila ) lettori, non avrebbe chance di catturare un pubblico che tra poco comincerà a considerare Ortolani il cartoonist dei fratelli maggiori e Zerocalcare un bravo cuoco limitatamente ad una pietanza.
SBE ha una tradizione di fumetto avventuroso e qualsiasi deriva
( qualcuno ha detto Leo Pulp ? )non ha pagato, per quanto professionale. Eppure è necessario che via Buonarroti trovi una via per sedurre anche i fans di Adventure Time, Sponge Bob e Leone Cane Fifone ( roba, tra l'altro, che ha generato spesso comics di successo: i Boom Studios vendono tantissimi albi delle creaturine di Pendleton Ward ). Siamo già molto oltre i Simpson. Forse la cosa che SBE ha prodotto e che si avvicina a questo mood consiste negli otto albetti di Groucho.
Occorrono creativi ubernerd abituati a ragionare in modalità Big Bang Theory et similia ed in grado di applicare quel ritmo e temi a cose come i predatori di Atlantide o crononauti freak. Non dico che il tratto dovrebbe passare da quello tradizionalmente SBEllico - ammesso che esista una atmo del genere in un editore che pubblica Mari e Barison, to name a few - ad Andy Suriano e Skottie Young, ma ci si dovrebbe muovere nella direz che SBE ha già inforcato ( ho letto dello spin off giappo western di Le Storie con disegnatori coordinati da Accardi come Luca Genovese).
E non è detto che un lettore teen non possa, un giorno, ri-scoprire i lavori nolittiani e cose ancora + antiche. Da bambino sono stato ipnotizzato da Kirby , ma questo non mi ha impedito, anzi, di cercare ed apprezzare Galep, Barks o Breccia, to name a few. Mai la fine.

KIki Manito ha detto...

Riguardo alle copertine, non ho capito a quali ti riferisci parlando di "taglio cupo e moderno".
Rimanendo invece in ambito zagoriano non posso fare a meno di notare la piattezza della colorazione delle copertine. Così viene penalizzato anche il maestro Ferri che non è più quello di un tempo ma nemmeno viene aiutato molto da quell'anonimo colore messo sui suoi disegni.

Io vedo il bravo Max Bertolini all'opera su Nathan Never e penso: questa è modernità positiva, questa è arte.
Ok, magari non è adatto a Zagor perchè si occupa di soggetti fantascientifici. Allora sfoglio il libro appena uscito, dedicato all'arte di Biffignandi e penso: questa è tradizione positiva, questa è arte.
Certo quei soggetti non sono abituali al nostro povero frate Patrizio :D ma ciò che voglio arrivare a dire è che se si vuole rinnovare nella tradizione e se si vuole partire proprio da Zagor, allora secondo me ben venga una tecnica pittorica per le copertine.

Potevo anche citare Donatelli o Di Gennaro per rendere l'idea e restare in casa Bonelli, come potevo citare decine, centinaia di altri autori, il cui lavoro è francamente superiore a quanto si vede oggi sulle copertine di Zagor.

Ciao, grazie.
Kiki.






Alessandro ha detto...

Ciao Moreno, indubbiamente oggi si legge molto meno, in generale, e i motivi che esponi sono giusti. Però, a parer mio, c'è dell'altro. Secondo me è dai tempi di Dylan Dog che non esce un fumetto bonelliano che entri in sintonia con una nuova generazione di lettori e che "parli" il loro linguaggio. Sono usciti tanti ottimi personaggi, belle testate (personalmente, ce ne sono tre/quattro che ho amato e amo molto), ma sono tutte serie che, per vari motivi, non hanno il linguaggio "giusto" per entrare nell'immaginario collettivo di nuovo lettori. E' un discorso complesso, che richiederebbe maggiore approfondimento, me ne rendo conto. Per fare un esempio, lo stesso Dylan oggi perde lettori perché è inesorabilmente "vecchio". Ho fatto leggere la ristampa a colori a un adolescente e il risultato è che ha lasciato la lettura a metà, annoiato. Non capiva cosa avessi trovato a suo tempo di così geniale e rivoluzionario in quel primo episodio. Oggi i ragazzi sono, loro malgrado, cinici e disincantati perché sono circondati dal cinismo. Dylan è un eroe romantico e - dispiace molto dirlo - Ghor e Johnny Freak oggi non avrebbero più l'impatto che ebbero a suo tempo. Ma c'è anche un problema sceneggiatori: la maggior parte ha un background culturale - che è anche il mio - assai lontano da quello delle "nuove leve". Magari avremo modo di approfondire il discorso. Complimenti per il lavoro che svolgi su Zagor.

Vittorio ha detto...

Non so se hai scritto questo post per provocazione o perché davvero convinto, ma quel lettore, caro Moreno, aveva ragione.
E sono contento che (anche se hai dovuto rifletterci su) ti sia accorto anche tu che vi siete dimenticati dei vecchi lettori.
Troppo spesso (nei forum, nel tuo blog, così come nei social network ed ai convegni) a chi si lamentava dello stravolgimento (perché per noi vecchi di questo si tratta) di Zagor, ci siamo sentiti rispondere: tutto cambia e quindi anche Zagor ha dovuto adeguarsi e mettersi al passo con i tempi (che poi, questi tempi, che passo anno devo ancora capirlo se penso che con la ristampa della CSAC i commenti più entusiastici anche da parte di giovanissimi lettori sono stati per le storie di Nolitta).
Avete cambiato quindi, infischiandovene della tradizione perché per voi era importante soltanto ottenere consenso tra le nuove leve di lettori, tanto i vecchi, lo "zoccolo duro", colleziona Zagor a prescindere e si adatta a tutto.
In effetti per molto tempo è stato così, ma ultimamente credo abbiate tirato troppo la corda.
Io stesso, che ho resistito a tutto: all’addio ai testi di Nolitta; al periodo da tutti rinnegato di Toninelli (in cui in molti abbandonarono la nave); al traslocamento su Tex di molti bravi disegnatori; a storie illeggibili (perdonami ma tra queste c’è il tuo primo zagorone); ad alcune copertine del maestro Ferri davvero inguardabili (ovviamente parlo dell’ultimo periodo); alla grafica dei titoli sempre più banale e quasi “tirata via” e soprattutto allo snaturamento totale dei due personaggi principali (non solo Zagor quindi, ma anche Cico) ecco, io stesso ho deciso di fermarmi e con il n. 600 abbandonerò il fumetto che più di ogni altro mi ha fatto compagnia in 48 anni di vita.

ZanoComics&Art ha detto...

è giusto puntare ai nuovi lettori perchè i vecchi lettori appunto 'invecchiano' e alcuni di questi comprano più per abitudine ormai (pur rispettandoli); ma secondo me manca la cultura alla lettura; manca proprio il passaggio nei più giovani che porta a leggere per il piacere di farlo; perchè la fruizione di un fumetto è una roba diversa dalla fruizione di un videogame e deve esserlo! è proprio questo il bello; le partnership con vari quotidiani che settimanalmente pubblicano collane relativamente nuove possono di questo o quel personaggio possono fare molto...

Mauro Laurenti ha detto...

Verissimo...tantissime persone mi chiedono esterefatte se Zagor esce ancora e io rispondo loro che basta andare in edicola per trovarlo. Ma possibile che in edicola non ci va più nessuno? Possibile che la gente non tocca più la carta stampata? Non credo che il problema del distacco alla lettura sia causato dalla crisi economica ma dalla pigrizia della gente che non gli va più di leggere perchè leggere impegna il cervello mentre il video lo impegna di meno.....

gbeizz ha detto...

A parte qualche salvator di patria soppravvalutato ( considerazione personalissima ma condivisa da molti miei amici in fumetteria ) trovo che anche a livello di marketing ci siano delle pecche mostruose : poreste studiare molti modi per ri-avvicinare i lettori : copie regalo di testate in crisi in allegato a qualche testata top o quotidiani ,
numeri " zero" o piccoli speciali a prezzo di lancio , etc etc . O provare a far partire da zero vecchi personaggi , come in America : Mister No , Nick Raider... In bocca al lupo.

Anonimo ha detto...

Credo che ci sia sempre una certa superficialità a commentare queste cose e si usi la crisi del fumetto, il mancato ricambio generazionale come foglia di fico per coprire altri problemi. Credo che sia la prima volta che vedo un autore, un "addetto ai lavori" che non tenga le fette di salame sugli occhi. Innanzitutto la crisi economica che imperversa ormai da 5/6 anni non può essere sottovalutata: per chi ha perso il lavoro, probabilmente diventa proibitivo anche spendere pochi euro al mese per cose superflue. Pensate a un lettore di Zagor che voglia comperare tutto ciò che esce in un anno quanto dovrebbe spendere tra serie regolare, due maxi, color, speciali per non parlare della collezione storica a colori? (52 numeri all'anno = 358,8 euro)...e se poi oltre a Zagor comperasse anche Tex e Dylan Dog? Ci vorrebbe uno stipendio all'anno solo per i fumetti, sempre che uno lo stipendio ce l'abbia ancora! E non si può dire, come fanno tanti, che la gente spende soldi in tablet, computer e telefonini e non nei fumetti: chi non ha più soldi non compera ne gli uni ne gli altri e chi compera tablet e telefonini può anche darsi che dei fumetti non gliene importi nulla. Dal mio punto di vista le vendite sono in forte calo, oltre per la crisi, anche dall'enorme quantità di uscite che ingolfano le edicole. Anche chi non ha problemi economici inizia ad avere problemi di spazio e non ditemi che chi compera Zagor collezione storica a colori e altri collaterali allegati ai quotidiani (TuttoPratt, Ken Parker, Tex Gold ecc. ecc.) dopo averli letti li getta nel bidone o nel camino come si faceva negli anni 60. A me è capitato di andare in overdose di fumetti, di accorgermi che comperavo più di quanto riuscissi a leggere e mi inondavo la carta di cartaccia di nessun valore e quindi ho iniziato a contenere le spese e l'afflusso di carta e come ho iniziato a tagliare io, penso che abbiano fatto molti altri. Mettiamo poi in conto che quello che ci viene proposto non sia sempre di eccelsa qualità o comunque in linea con i gusti e le aspettative del pubblico. Se Dylan Dog ha avuto un crollo negli ultimi anni non mi sembra ci sia da meravigliarsene, anche io lo compero per abitudine o affetto, ma non mi entusiasma da anni. Vogliamo parlare di Zagor: dopo gli ultimi 3 anni ha messo a dura prova anche lo zoccolo durissimo. Io lo compero da 40 anni e non sono mai stato così vicino a smettere, nemmeno ai tempi di Toninelli. Tex ha una qualità altissima, sia come storie che come parco disegnatori ma è in linea con le aspettative dei suoi lettori? Anche Ken Parker aveva storie meravigliose e disegnatori sublimi ma ha chiuso 15 anni fa vendendo meno di 20000 copie. Probabilmente 20/30000 lettori troveranno il Tex attuale addirittura migliore di quello di 30 anni fa, ma gli altri 150/200000? Pensate che gente non abituata a "masticare" fumetti come la maggior parte di tanti forumisti, ma semplici operai, imbianchini, muratori o pensionati abituati al Tex di Ticci, Letteri o Galep riescano a digerire Font, Mastantuono o Frisenda?
Ciò non toglie che le nuove generazioni siano più propense a passare il loro tempo con altri intrattenimenti diversi dal fumetto e questo è un dato di fatto al cui bisogna adeguarsi, però è anche vero che è dal 1980 che sento parlare di giovani che non leggono più fumetti, prima per colpa delle TV private, poi delle videocassette e DVD, poi dei videogiochi e ora di internet e social network. Probabilmente se si cerca di attirarli facendo dei fumetti che sono delle brutte copie di videogiochi o serie TV è ovvio che preferiscano queste ultime. Come si fa a convincere un giovane a spendere 3,20 euro per rompersi le palle e annoiarsi (perché con i fumetti che escono adesso è facilissimo sbadigliare a iosa) quando può giocare in rete a gratis e vedere serie TV o film senza spendere un centesimo?

tony ha detto...

Il media fumetto è "fuori moda", purtroppo e la crisi ha dato il colpo d grazia. conseguenza? Calo drastico delle vendite. dunque cosa fare: aprirsi sempre + alle "nuove leve" proponendosi ai "media del momento" o tenersi strette le vekkie prima ke abbandonino la barca ke affonda? In media stat virtus...

Anonimo ha detto...

Anche se questo post è vecchiotto, vengo a dare il mio parere sia pur in ritardo.

L'industria del fumetto ha perso il treno di internet e l'impressione è che sia troppo tardi per recuperare. E' un fenomeno del tutto analogo a quello dell'industria del disco e qui si deve risalire alla fine degli anni '90 quando le major non riuscirono a rispondere in tempo reale ai fenomeni mp3 e Napster focalizzandosi solo sul problema della pirateria e non offrendo alternative valide. Il fatto che il mercato del download digitale della musica sia di fatto stato messo in piedi da un venditore di dispositivi elettronici come la Apple di Jobs e non dalle allora "5 sorelle" la dice lunga. Il fumetto ha avuto un problema analogo (fatte ovviamente le debite proporzioni). Se prendiamo due degli editori leader nel mondo del fumetto, Marvel e DC, ci accorgiamo che ancor oggi non sono riuscite a trovare il modo di proporre in modo soddisfacente i loro prodotti in rete. Ad esempio, le loro app per l'acquisto di fumetti digitali (perfetti secondo me per essere letti su dispositivi come i tablet) sono ancora una mezza schifezza. Io non compro fumetti americani in fomato digitale perché costano un occhio e non hanno nessuna attrativa "aggiuntiva" rispetto alla loro controparte cartacea. La Marvel dopo la grande crisi di fine anni 90 è rimasta a galla solo perché possiede un portfolio di personaggi interessanti per il cinema. Con un film sul tessiragnatele hanno guadagnato forse di più che in tutta la loro storia vendetto albetti di carta. La DC pure con Superman e Batman e qualche discreta serie di cartoni per la TV via cavo. Se l'industria del fumetto avesse reagito con la necessaria prontezza all'avvento della rete forse il fumetto avrebbe cambiato supporto (non più carta, ma bit), ma la qualità e la diffusione avrebbe reso interessante il futuro. Il mondo del fumetto però è da sempre conservativo e oggi è un po' tardi per recuperare lettori tenendo conto che i vecchi lettori, quelli che leggevano su carta, oggi hanno 50 anni se va bene e si è persa un'intera generazione di bambini e adolescenti che hanno preferito la Wii, la PS e Minecraft all'edicola. Mio figlio ha 16 anni ed è già perso come lettore. Lo si sarebbe dovuto intercettare 10 anni fa. In realtà si sarebbe dovuta intercettare la generazione precedente, quella dei nati negli anni '80 e che è cresciuta a DnD e a Magic e che poi ha scoperto i giochi di ruolo per console. Nei giorni scorsi c'è stata la finale del campionato del mondo di League of Legend. Allo stadio di Seoul c'erano 40 mila persone e in rete erano collegati non so quanti milioni di ragazzi a vedere le partite. L'anno prima la finale l'hanno fatta allo Staples Center di Los Angeles. Tutta gente che non legge fumetti (a parte forse i giapponesi, ma sono un caso a parte). I videogiochi hanno sostituito i fumetti da almeno 20 anni e l'industria videoludica ha superato da un pezzo quella del cinema in termini economici. Nessuno ne parla. [continua]

Giorgio

Anonimo ha detto...

Il caso italiano poi è deprimente. Si è davvero persa un'intera generazione di artisti che durante il boom dei comics della fine degli anni '80, emuli di Jim Lee, Mc Farlane e soci, avevano iniziato a far crescere il livello, aggiornando, potenzialmente, la gloriosa scuola dei fumettisti italiani. Ok, in Italia il fumetto è sempre stata un'arte di serie B a differenza di Spagna o Francia o Belgio, ma se è per questo in America i lettori di comics sono sempre stati trattati come celebrolesi eppure se la son cavata meglio (anche se di poco). Il caso Bonelli è evidentemente particolare. La storia e lo stile della SBE è peculiare e particolare. La tradizione bonelliana è un valore artistico, ma anche in qualche modo commerciale e consente di "stare a galla". Ad esempio i volumoni delle ristampe di qualità credo permettano di dare un senso all'attività economica. Ma se Repubblica non collaborasse cosa ne rimarrebbe di Tex e Zagor? Il fumetto da edicola è morto da un pezzo se non per gli allegati di lusso ai quotidiani. La stessa Panini, come la Marvel e la DC, ha provato con i volumi da libreria. Operazione interessante, ma certo di nicchia (come di nicchia sono ormai le librerie). Possibile che nel 2014 inoltrato non si riesca a comperare un cbr di Tex o di Spider-Man su Amazon? Perché non posso leggere l'ultimo numero dello Spirito con la scure in cbr pagandolo il giusto scaricandolo seduta stante da Amazon o da qualunque altro libraio in rete? Per ora c'è solo Diabolik e l'esperienza di lettura è terribile per quanto male sono fatti i file (e un lettore di ebook non è adatto ai fumetti, nemmeno se in b/n).

Giorgio

Anonimo ha detto...

Spiace dirlo ma il fumetto a mio modesto avviso è morto o poco ci manca.Una volta li trovavi ovunque sia nelle case che nei luoghi pubblici (parrucchieri,uffici vari,sale di attesa ecc),li trovavi perchè quasi ovunque c'era chi li leggeva.Mio padre leggeva Alan ford e Corto maltese,un mio zio Tex(lo legge ancora)un altro mio zio Diabolik,io all'epoca mi buttai su Mr.No (li ho sempre tutti)e occasionalmente Il Comandante Mark...
In casa fra quelli di mio padre e i miei ne ho piu'di 500 sistemati in scaffali a bellavista e un altra libreria piena giu'in taverna,Bonelli e non.
I miei tre figli manco si avvicinano,si riguardano perfino a toccarli,"è roba del babbo"dicono.
Leggere oggi sembra diventato una tortura,non è piu'un passatempo come lo era per noi,ma un compito,una forzatura da evitare a tutti i costi.Le nuove generazioni non hanno piu'alcun interesse nei fumetti,non suscitano piu'nessun emozione,ecco perchè non penso che durino ancora a lungo.L'ipod e le nuove tecnologie hanno cancellato tutto cio'.Saluti