mercoledì 1 luglio 2015

IL PIFFARERIO MAGICO





Il 30 giugno 2015 è scomparso Paolo Piffarerio. Ho avuto la fortuna di conoscerlo di persona in numerose occasioni (era uomo di straordinaria umanità e semplicità), e di ammirarne i suoi lavori come lettore. Ne piango la morte, come quella dei più grandi fumettisti che hanno arricchito la mia vita. Ho scritto più volte di lui, ma in particolare in un articolo comparso sul n° 39 della collana "Alan Ford Story. Vi ripropongo qui sotto il pezzo.

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DEGNO DI CIMABUE
di Moreno Burattini

Nella rubrica della posta dell’albo originale di Alan Ford n° 76, Max Bunker aveva dato ai lettori la notizia dell’abbandono di Magnus, specificando come quello fosse “un numero interlocutorio”, soprattutto per quanto riguardava gli inchiostri. «Dal prossimo numero – aggiungeva lo sceneggiatore – ci sarà la grande accoppiata dei due Paolo: Paolo Piffarerio alla matita e Paolo Chiarini alla china. Il risultato, ve lo assicuro, è eccezionale. Vedere per credere!». L’albo successivo è appunto “Succursale inaugurasi”, contenuto in questo volume. In effetti, Piffarerio trova il suo inchiostratore ideale, dal punto di vista della continuità della linea grafica alanfordiana. La scelta di un matitista con uno stile proprio piuttosto distante da quello di Magnus può aver stupito soltanto chi non conosceva i trascorsi della sua collaborazione con Bunker. Vale la pena ripercorrere la storia del primo incontro tra i due, così come è stato raccontato dallo sceneggiatore nel n° 4 di Eureka Cult Comics: «Da sempre cullavo l’idea di scrivere una storia western con protagonista un avvocato che veniva nel West a portare la procedura legale, con la duplice identità del giustiziere mascherato, che ha sempre avuto un fascino enorme su di me. Bisognava trovare il disegnatore adatto e lo trovai in Paolo Piffarerio. Eravamo verso la fine del 1960. Un giorno, a casa di uno dei calligrafi dell’epoca che lavorava per diversi piccoli editori, vidi alcune  tavole in costume, la storia di un tamburino di Napoleone che emigrava in America. Gli chiesi chi era quell’eccellente disegnatore e lui mi diede il nome, ma sbagliato, Piffaretti. Però mi indicò il luogo giusto per trovarlo: presso la Gamma Film, la casa di cartoni animati pubblicitari dei fratelli Gavioli. Fu un incontro cordiale. A Paolo l’idea del personaggio che avevo già battezzato Maschera Nera piacque molto, facemmo subito amicizia e, scoprendoci entrambi tifosi accaniti dell’Inter, incominciammo a frequentarci fuori dal lavoro, la domenica, allo stadio. Prima di iniziare la saga del vendicatore mascherato, però, avevo un’altra idea in testa, quella della storia d’Italia, essendo ormai imminenti le celebrazioni del 1961. Anche questa idea entusiasmò Paolo che, compatibilmente con gli impegni del suo lavoro principale, quello dell’animazione, si tuffò anima e corpo facendo sia sceneggiatura che disegno di una storia pubblicata a puntate nelle pagine centrali del mensile Gordon, col titolo di “W L’Italia”. Diedi a Piffarerio il primo soggetto di Maschera Nera nell’inverno del 1961». Bunker cita il nome della Gamma Film, uno studio grafico fondato nel 1953 dai fratelli Gino e Roberto Gavioli. Aveva sede dello studio Cinelandia di Cologno Monzese e soprattutto negli anni Sessanta e Settanta produsse una quantità di animazioni pubblicitarie per Carosello e molte sigle animate televisive. Paolo Piffarerio fece parte dello staff fin dall’inizio, coinvolto dall’amico Gino Gavioli, suo compagno di corso all’Accademia di Brera e quasi coetaneo (il primo è del 1924, il secondo del 1924). Gino conosceva bene il talento di Paolo, dato che ancora giovanissimi avevano iniziato a collaborare entrambi per l’editore Alberto Traini, creando nei primi anni Quaranta alcune serie umoristiche e avventurose, come Carioca e Capitan Falco. Nel 1948, Piffarerio aveva inoltre trasportato in fumetti le comiche di Larry Semon per l’editore Toro: riguardando le pagine di Ridolini (questo il nome con cui il buffo attore era noto in Italia) non si può non riconoscere nella dinamica dinoccolata del personaggio la stessa mimica e gli stessi movimenti delle tavole piffareriane di Alan Ford. Poco più che trentenne, Paolo iniziò dunque a occuparsi di cartoni animati come direttore tecnico e sceneggiatore di numerose animazioni, tra le quali quelle della serie dedicata al frate Cimabue (testimonial dell’amaro Dom Bairo), di cui fu il realizzatore grafico. Il protagonista era un fraticello che veniva canzonato dei confratelli per i suoi errori, con le parole: “Cimabue, Cimabue, fai una cosa, ne sbagli due”. La risposta del tapino, divenuta un popolare tormentone, era: “Ma che cagnara, sbagliando si impara!”. Lo spot andò in onda tra il 1972 e il 1976, dunque proprio mentre avveniva l’esordio del nostro come matitista di Alan. Altri famosi caroselli a cui Piffarerio lavorò furono quelli di Babbut, Mammut e Figliut (una famiglia di cavernicoli che reclamizzano i prodotti Pirelli), trasmessi dal 1962 al 1965; Taca Banda ovvero Andrea e Oracolo (golosi dei biscotti Doria), visti dal 1968 al 1976; Gringo (il cowboy della Montana che parlava in rima), sul piccolo schermo dal 1966 al 1976.  Ma ancora: Pallina, Caio Gregorio, il vigile Concilia, il pedone Foresto, Vitaccia Cavallina.  Dalla consuetudine di Piffarerio con la gommosità dei cartoni animati, deriva evidentemente il suo particolare modo di raffigurare i movimenti dei personaggi alanfordiani. Di Maschera Nera e degli altri eroi realizzati dal disegnatore su testi di Max Bunker (come Milord ed El Gringo) avremo modo di parlare in futuro. Qui, ci basterà ricordare un paio di sue più recenti collaborazioni con altri sceneggiatori. Una fra le più prestigiose è quella con Enzo Biagi per alcuni episodi della celebre “Storia d’Italia a fumetti”. Poi, molto belle sono le riduzioni a fumetti di classici della letteratura realizzate dall’artista per il Giornalino, testata per cui firma anche la vita di Giuseppe Verdi. E infine, come non citare i tanti rebus per la Settimana Enigmistica usciti dalla sua penna? Tutti immediatamente riconoscibili, per l’inconfondibile stile, dagli occhi dei lettori più attenti. Un estro pittorico degno del vero Cimabue.

giovedì 25 giugno 2015

LA COLT DI ZAGOR


Una delle prime cose su cui si devono mettere d'accordo quelli che realizzano le avventure di Zagor e chi le legge, è il fatto di non cercare una precisa aderenza storica fra il mondo fantastico dello Spirito con la Scure e il nostro. La geografia, la storia, le divise dei soldati, l'aspetto dei villaggi indiani e i costumi dei pellerossa, il tipo di vegetazione della foresta, il clima, le armi, non sono quelli della realtà ma quelli dell'universo parallelo immaginato da Guido Nolitta e Gallieno Ferri a partire dal 1961, pieno di elementi che si sono sedimentati e hanno finito per creare un microcosmo governato da regole proprie. Oggi, pretendere che i militari di Darkwood vestano le esatte divise dell'esercito americano com'erano tra il 1830 e il 1840 è assurdo come chiedere che le pistole e i fucili usati nelle storie siano tutti ad avancarica. C'è una tradizione, nata in tempi diversi dagli attuali, in anni cioè in cui i punti di riferimento erano i fumetti precedenti, i film western americani degli anni Quaranta e Cinquanta, i romanzi popolari e non c'era l'abbondanza di documentazione di oggi. In quel contesto, anzi, chi avesse realizzato fumetti basati sulla realtà storica e dunque rifacendosi a una iconografia che nessuno, tra i lettori, conosceva, il prodotto non sarebbe stato apprezzato e capito. Così, ormai è stabilito che la foresta di Darkwood abbia le liane e che ci faccia caldo al punto da permettere a Zagor di andare sempre in giro in canottiera: non si può più cambiare. 

Tuttavia, la pistola che lo Spirito con la Scure porta al fianco sinistro con l'impugnatura in avanti è un modello di solito ben riconoscibile: una Colt Navy del 1851 a canna ottagonale. Il che non significa che l'estetica corrisponda al reale modo d'impiego: il nostro eroe usa delle pallottole custodite nel suo cinturone che, storicamente, non sono quelle adatte al caricamento (ad avancarica) dell'arma. Dunque la pistola è a quella ma i proiettili no. Si tratta comunque di una delle più affascinanti Colt mai realizzate: sicuramente più bella dei modelli a retrocarica, compreso quello usato da Tex. La vedete qui sotto, prima in una foto poi nei particolari di un paio di copertine di Ferri, ma anche in una vignetta di Donatelli (tratta dalla storia "Libertà o morte") in cui si può anche leggere un balloon in cui Zagor dice chiaramente di che arma si tratti.







Fra i lettori di Zagor ci sono alcuni esperti e collezionisti di armi d'epoca, tra cui Massimo Todescato, un vero appassionato dell'argomento, possessore di varie pistole perfettamente funzionanti (e del regolare permesso per usarle in un poligono). Massimo è venuto più volte a farmi visita in redazione e gli ho chiesto di portarmi un esemplare della Colt Navy '51 per scattare delle foto. Ne è nata una vera e propria lezione, i cui punti essenziali sono riportati qui di seguito (almeno per come li ho capiti io). L'arma, le munizioni e l'attrezzatura delle foto che seguono sono copie moderne, ma non modelli: cioè riproducono esattamente per materiali,  peso e funzione gli oggetti reali di metà Ottocento. Soprattutto, l'arma è in grado di sparare come quella vera.



Qui sotto vedete il necessario per il funzionamento dell'arma. Il tamburo andava caricato dal davanti (non dalla canna, ma nel modo in cui mostrano le foto) prima inserendo la giusta quantità di polvere da sparo misurata da un regolatore del corno che la conteneva, poi uno stoppino, quindi la palla di piombo.







La palla di piombo si allargava e deformava prima al momento in cui la si pressava con il perno apribile a compasso sotto la canna ottagonale, ma anche colpendo il bersaglio, dunque non era integra quando la si estraeva dalle ferite (non era neppure facile uscirne indenni). La deformazione della palla al momento di venire pressata nel tamburo riusciva anche a garantire che la carica non uscisse durante le cavalcate. Una volta caricato il tamburo, la Colt Navy '51 non era però ancora pronta a sparare: bisognava inserire un fulminante per la detonazione, davanti al cane. I fulminanti li vedete qui sotto.



Tutte queste operazioni richiedevano tempo e attenzione. Impossibile caricare durante una sparatoria concitata. Appunto per questo la Colt era dotata di un sistema rapido di smontaggio, grazie al quale si poteva togliere il tamburo giù usato e inserirne uno carico tenuto in tasca. L'arma andava comunque usata per sparare da poca distanza: oltre i 25 metri la mira era difficile da prendere. Fra lo scoppio del fulminante e la detonazione della polvere da sparo, il rumore era assordante e il rinculo poderoso.










Ascoltata la lezione di Massimo Todescato, io e Mauro Boselli ci siamo sfidati a duello con la Colt Navu '51 e la Colt Navy '60, simile ma con la canna cilindrica.




martedì 9 giugno 2015

IL SIGNOR STRAVIDEO



A volte capitano delle cose che uno non ci avrebbe mai creduto. Per esempio, a me è successo, poche settimane fa, di ricevere una telefonata in cui uno scrittore ha insistito perché fossi io a illustrare (con ben quindici disegni) il suo nuovo libro. Cioè, cercate di capire: mi è stato chiesto di disegnare, non di scrivere. Ho cercato in tutti i modi di declinare l'invito, spiegando che mi vergognavo - visto il genere e il livello dei disegni che riesco a fare - ma il mio interlocutore non ha voluto sentire ragioni: ci teneva.
Trattandosi di un amico, non sono stato in grado di dire di no e ho accettato il rischio di espormi al pubblico ludibrio. 



L'autore di "Un nuovo amico per il signor Stravideo" è Bruno Santini: attore, conduttore radiofonico, scrittore e giornalista fiorentino, autore teatrale, grande appassionato di Zagor. Lo avete visti sul grande schermo in cento film (per citarne uno, nel "Ciclone" di Pieraccioni), e in TV come interprete del cast di molti sceneggiati di successo (Caruso, Carabinieri, Distretto di Poliza, RIS, eccetera). Siamo amici da molto tempo, e ho avuto il privilegio di averlo come lettore d'eccezione delle poesie di Giuseppe Geri quando ho presentato il mio libro "Il poeta delle piccole cose" a Gavinana, sulle montagne pistoiesi, dove sono nato (e soprattutto dove è nato il Geri).

Bruno ha scritto anche diversi libri, e in particolare negli ultimi due anni (nel 2013 e nel 2014) si è cimentato come autore di racconti per bambini, inventandosi un personaggio molto divertente, il Signor Stravideo, buffo ometto accompagnato dal fedele cane Filippo, maniaco dei gadget tecnologici. Il primo libretto della serie si è intitolato "Strano il signor Stravideo" ed è stato illustrato da Simone Frasca; il secondo è stato "Lo strano mondiale del signor Stravideo", con i disegni di Luca Boschi. Adesso, nell'aprile 2015, ecco "Un nuovo amico per il signor Stravideo", con gli scarabocchi del sottoscritto.

L'editore è Sarnus (www.sarnus.it) un marchio delle Edizioni Polistampa di Firenze, 80 pagine, 5.90 euro. I colori della copertina sono di Gian Mauro Cozzi (un nome ben noto ai cultori Bonelli). 

Il racconto di Bruno è molto divertente, i miei disegni sono quel che sono, ma ci sono. Qui di seguito troverete un po' di materiale, se siete incuriositi (se non interessati) dall'argomento.






Lo Stravideo di Luca Boschi
Lo Stravideo di Simone Frasca

mercoledì 27 maggio 2015

LA PISTA DELLA SPERANZA


E' in edicola il Maxi Zagor n° 24, datato maggio 2015, intitolato "La pista della speranza". I testi sono miei, i disegni di Oliviero Gramaccioni e la copertina di Gallieno Ferri. Anche se non mancano (anzi, abbondano) momenti molto drammatici e avventurosi, questa storia (dal finale comunque a sorpresa) rientra in quel mio filone in cui "berardeggio". Impossibile non vederci l'influsso del classico di Ken Parker "I pionieri" (che ringrazierò sempre Giancarlo Berardi di aver scritto).

Zagor giunge in soccorso di una famiglia che sta affrontando la prateria, con un carro e una mandria di bovini, mentre incombe la minaccia di un tornado. Gli improvvisati pionieri sono del tutto impreparati di fronte alle insidie del viaggio e lo Spirito con la Scure li aiuta a superare drammatiche avversità, combattendo contro razziatori bianchi e pellerossa e scoprendo così la loro storia. I Mood sono partiti dall'Irlanda in cerca di fortuna e sono stati vessati da dolorose traversie che hanno minato la fiducia della moglie e dei figli verso la figura di Miles, il padre e il marito, ritenuto responsabile di averli condotti in una avventura più dura delle loro forze e quindi verso un tragico destino. Ma c'è un segreto che gli irlandesi non sanno e il Re di Darkwood invece sì, e che conosceremo soltanto alla fine...

Il tornado è solo uno dei tanti pericoli a cui devono sfuggire il nostro eroe e la famiglia di pionieri, che Zagor sta cercando di aiutare. Consiglio di non perderlo soprattutto alle nostre lettrici (so per certo che ne abbiamo più di quante comunemente si immagini) perché tra i personaggi figura una ragazza, Sharon, che si innamora dell’uomo dalla casacca rossa giunto improvvisamente, comparendo dalla prateria spazzata dal vento, a soccorrere lei, i suoi fratelli e i loro genitori.

Il Mister No di Gramaccioni

Una tavola de "La pista della speranza"
Il disegnatore è un autore che, prima di approdare nello staff dello Spirito con la Scure, è stato attivo per dieci anni (tra il 1994 e il 2004) in quello di Mister No: Oliviero Gramaccioni. Il pilota di Manaus e l’eroe di Darkwood, come ben sapete, si possono considerare parenti stretti, condividendo lo stesso creatore (Guido Nolitta, alias Sergio Bonelli) e il medesimo respiro avventuroso: il passaggio di Oliviero dalle pagine del primo a quelle del secondo è stata perciò facile e naturale. Per di più, Gramaccioni ha il pregio dell’immediatezza nel suo modo di raccontare, cosa che contraddistingue l’affabulazione zagoriana, che di solito conduce il lettore nel vortice della storia in un modo apparentemente semplice e senza depistaggi (anche se la semplicità è spesso frutto di un faticoso lavoro di lima e di cesello da parte degli autori). 

Oliviero Gramaccioni è nato a Roma nel 1953, ha studiato architettura e disegna fumetti dal 1977.  Ha al suo attivo racconti pubblicati prima dalla Casa editrice Eura, poi su testate quali “Intrepido” (Universo), “Mostri” e “Splatter” (ACME). Entrato in Bonelli illustrando  Mister No, ha al suo attivo anche un albo di Dampyr. “La pista della speranza” è la sua terza (e più impegnativa) prova zagoriana dopo lo speciale “La luna degli scheletri” (2010) e “Il vascello fantasma” (Almanacco dell’Avventura 2012). L’avventura  con cui io e lui abbiamo collaborato insieme per la prima volta non è soltanto un racconto di pionieri in viaggio nelle grandi praterie ma ricostruisce anche il dramma di molti immigrati partiti dall’Europa in cerca di un futuro in una vagheggiata terra promessa.
Oliviero Gramaccioni in una foto di Marco Corbetta





giovedì 21 maggio 2015

AFORIS MY



Domenica 17 e lunedì 18 maggio 2015 ho presentato al Salone del Libro di Torino la mia raccolta di battute e aforismi intitolata "Utili sputi di riflessione", edito da Allagalla. Si è trattato di una bellissima esperienza che ha portato in porto un lavoro che mi ha coinvolto per mesi insieme. Ho potuto parlare con tanti amici, incontrare lettori, rilasciare interviste a giornalisti e radio. Adesso il libro verrà presentato in parecchie località d’Italia, a partire dai prossimi appuntamenti che saranno in occasione di Albissola Comics ad Albissola Marina (SV) domenica 24 maggio alle ore 11.30, e  a Nera d’Inchiostro, a Narni (TN),  sabato 30 maggio alle ore 11,30. Ad Albissola sarà allestita anche una mostra delle illustrazioni del volume.

Moreno Burattini intervistato al Salone del Libro di Torino
Pubblicare un libro è sempre emozionante e pubblicarne uno come “Utili sputi di riflessione” ancora di più, perché si tratta di un qualcosa di molto autobiografico (anche se con valenza universale) in cui, pur fra tante risate, mi sono davvero messo a nudo. Il professore Giuseppe Noto, filologo romanzo dell’Università di Torino, ha sottolineato nella sua introduzione (e nella presentazione a cui ha partecipato dimostrando grande simpatia) l’alternanza fra il registro comico e quello intimistico, e infatti credo che il mio libro possa far ridere (alcuni mi hanno detto “fino alle lacrime”) e far pensare. Una delle prime lettrici mi ha raccontato di non essersi riuscita a trattenere dal continuo sghignazzare leggendolo in metropolitana, con suo grande imbarazzo.  Uno dei vantaggi dell’antologia è che è composta di frasi brevissime, divise per argomenti (come le voci di una enciclopedia in ordine alfabetico), che si possono leggere a caso, saltando di pagina in pagina. “Sono andato subito a vedere quelle sul sesso”, ha confessato un altro lettore. In effetti ce ne sono diverse, e non so come la prenderà mia madre.

Io con Elena Sophia Castiglioni che ha curato grafica e impaginazione di "Utili Sputi di Riflessione"
A rendere più bello il volume contribuiscono, comunque, oltre trenta illustrazioni inedite, a colori e in bianco e nero, di 28 grandi autori di fumetti italiani, che ringrazio di cuore per avermi regalato i loro disegni (ognuno dei quali illustra un mio aforisma, scelto tra i duemila della raccolta). Un grazie particolare va, naturalmente, a Lucio Filippucci che ha realizzato la straordinaria copertina. Quasi duecento pagine (192 per la precisione), dieci euro (se non è un affarone, ci si può comunque stare: in ogni caso. spero che verrà apprezzato il rifiuto dell’ipocrisia di proporlo a 9.99). In calce all’articolo troverete le indicazioni per procurarvelo, se volete.

Il retro del libro  (disegno di Nik Guerra)
Gli aforismi costituiscono un vero e proprio genere letterario in cui  ho tentato di cimentarmi con lo spirito di chi, appassionato del grande calcio, cerca di giocarlo in privato con gli amici, o di quelli che, ammirando un cantante, provano a cantarne le canzoni al karaoke. Gli aforismi sono una forma d’arte paragonabile alla poesia: ogni singola parola ha un peso enorme e il loro significato va incredibilmente al di là delle dimensioni del testo con cui lo si esprime. Gesualdo Bufalino, del resto, diceva: “un aforisma ben fatto sta in otto parole”. Non ne servono molte di più per colpire immediatamente nel segno con più efficacia di qualunque lungo discorso. Del resto, “quando non si sa scrivere, un romanzo riesce più facile di un aforisma”, diceva Karl Kraus. Già ai tempi del liceo, avevo cominciato ad annotare su un grosso quaderno dalla copertina rigida tutte le citazioni che incontravo nel corso delle mie letture, che in seguito ho trascritto, a centinaia, su computer. E, con il crescere della mia biblioteca, è cresciuta anche la mia collezione di libri di frasi a effetto, che ormai occupa due interi ripiani. Fra essi, ci sono i due tomi che i Meridiani Mondadori hanno dedicato agli Scrittori Italiani di Aforismi.

Roberto Guarino,  curatore del volume
Un importante pungolo a cercare di perfezionarmi nel cesello di questo tipo di composizioni è venuto da Twitter. La regola principale di chi utilizza questo social è che i messaggi (o tweet) non possono essere più lunghi di 140 caratteri. Questo significa che qualunque messaggio si voglia comunicare, lo si deve fare in estrema sintesi. Seguire su Twitter le persone giuste offre a volte più spunti di divertimento o di riflessione che guardare un dibattito o un programma di cabaret in televisione. Il gusto di seminare anch’io le mie perle di saggezza mi ha trasformato in breve tempo in un autore prolifico di aforismi diffusi via Internet, poi da me raccolti, in più occasioni, su questo mio blog.

Dal gennaio del 2015 ho anche iniziato a pubblicare aforismi sul mensile satirico Il Vernacoliere, dove ho inaugurato una rubrica umoristica intitolata “I dieci domandamenti”  Alla fine, le mie composizioni sono diventate così numerose da poter riempire non un libro, ma dieci. Contemporaneamente, in tanti mi hanno chiesto con sempre maggiore insistenza di raccogliere davvero in un volume il materiale che andavo producendo. Ho dunque proposto la mia prima antologia ad Allagalla, una Casa editrice torinese con cui mi era già capitato di collaborare.

Il solito Franco Lana con "Utili Sputi di Riflessione"
Riguardo, infine, ai contenuti degli Sputi, mi preme sottolineare come un aforisma non debba sostenere una tesi ma suscitare una discussione: ogni frase che va presa per quel che è: una provocazione. Mi piace l’idea che da un concetto, talvolta paradossale, si possano trarre lunghe riflessioni. I miei aforismi non propugnano certezze ma seminano dubbi: tuttavia,  danno la testimonianza di una mia incessante ricerca. Cerco Dio, cerco l’amore, cerco la speranza, cerco un centro di gravità permanente anche quando sul ponte sventola bandiera bianca. Le certezze  accettate come tali in modo acritico non sono conquiste, sono eredità di cui non si ha merito e che si possono soltanto dissipare. Quando invece a una convinzione si arriva dopo una faticosa ricerca, quella sì che è una ricchezza, un valore. Ma c’è di più: si può arrivare a capire e capirsi anche ridendo e scherzando. Non credo che se avessi scritto un romanzo, o una autobiografia, avrei potuto raccontarmi meglio o più sinceramente di quanto ho fatto con gli Sputi. Mi sono scoperto e messo a nudo forse più del dovuto, ma ho la scappatoia pronta di poter dire in ogni momento che ma no, ovviamente stavo scherzando. In fondo, l’importante, nella vita è avere sempre una buona scusa.

Ecco la mia biografia in una delle alette della copertina.
Moreno Burattini è nato tra le foreste delle montagne pistoiesi sul finire dell’estate del 1962.?E’ rotolato a valle un paio d’anni dopo, ma gli occhi gli sono rimasti verde bosco.?Da ragazzo ha sempre preferito restare chiuso in casa a scrivere favole e romanzetti, invece di andare a giocare a calcio con gli amici. Visto come gioca, gli amici gliene sono grati. Si è laureato a Firenze con 110 e lode con una tesi sui fumetti: ancora oggi se ne meraviglia, dato che da bambino nessuno lo lodava perché leggeva Topolino.?Da quasi trent’anni sceneggia comics, ma continua a preferire leggerli.?Del resto leggere, secondo lui, è la seconda cosa più bella della vita. Non è il caso di specificare quale sia la prima.?Ha pubblicato centinaia di articoli, molti saggi, un romanzo, qualche racconto e alcune commedie e ha vinto premi in varie occasioni, tutti consistenti in targhe e medaglie (“mai una volta che dessero un assegno”, si lamenta l’interessato). Lavora presso la Sergio Bonelli Editore come curatore e sceneggiatore di Zagor, ma le opinioni espresse negli aforismi raccolti in questo libro sono esclusivamente personali e Zagor se ne vergognerebbe. Cico chissà.

Come procurarsi il libro? Cercandolo in libreria (ogni libraio può richiederlo al suo distributore se già non ce l’ha), innanzitutto. Poi, ordinandolo in fumetteria (è in distribuzione anche lì). Ma potete pure scrivere alla Casa editrice a questo indirizzo email: info@allagalla.it (vi verranno date immediatamente tutte le indicazioni per riceverlo a casa). Il volume sarà in vendita presso lo stand Allagalla nelle principali manifestazioni fumettistiche: mostra ANAFI di Reggio Emilia, Albissola Comics, Nera d’Inchiostro a Narni, Riminicomix sono solo le prime (anche a Lucca Comics ci saremo di sicuro). Si troverà anche all’ingresso della grande mostra dedicata ai miei primi 25 anni di fumetto che la Provincia di Pistoia organizzerà tra il 25 luglio e il 30 novembre 2015. Tra pochi giorni sarà disponibile anche su Amazon, ma già adesso lo trovate prenotabile su Fumetto Online

I due segnalibri tratti da "Utili sputi di riflessione"

Moreno Burattini
UTILI SPUTI DI RIFLESSIONE
Aforismi sulla vita e su altre parti del corpo
Allagalla

Con illustrazioni inedite di 28 fumettisti italiani

Dimensioni: 15 x 21
Rilegatura in filo refe
Codice ISBN – 9788896457245
Prezzo: 10 euro.

Aforismi, battute, riflessioni ora sarcastiche ora poetiche, massime e minime, frutto della penna corrosiva e dello sguardo controcorrente di uno dei più noti sceneggiatori di fumetti italiani, Moreno Burattini,raccolti in volume in occasione dei suoi primi venticinque anni di carriera. "Belli e destabilizzanti", secondo Silvia Ziche, una delle disegnatrici che, insieme ad altri 27 disegnatori, ha illustrato alcuni degli aforismi. Frasi a effetto, brevissime e fulminanti, divise per argomento, da leggere tutti insieme o saltando qua e là, puntando il dito a caso per cercare una folgorazione. Senza necessariamente dover essere d'accordo.



I disegnatori che hanno illustrato il volume:

Sergio Algozzino
Fabiano Ambu
Stefano Babini
Emanuele Barison
Michele Benevento
Alessandro Bocci
Giuseppe Camuncoli
Raffaele Della Monica
Giuseppe Di Bernardo
Roberto Diso
Maurizio Dotti
Lucio Filippucci
Nicola Genzianella
Sergio Giardo
Nik Guerra
Mauro Laurenti
Giuseppe Manunta
Giacomo Michelon
Alessandro Piccinelli
Giuseppe Prisco
Michele Rubini
Fabrizio Russo
Gianni Sedioli
Giorgio Sommacal
Laura Stroppi
Walter Venturi
Marco Verni
Silvia Ziche





giovedì 14 maggio 2015

APPUNTAMENTO AL SALONE




Un tale mi ha scritto, qualche settimana fa, una lunga lettera di disapprovazione perché, su Facebook, posto "freddure prese da libricini comprati nella libreria di chissà quale stazione ferroviaria". Ho risposto spiegando che le battute di solito le invento (e se qualcuna ne ricorda di scritte o di dette da altri, è per caso: anche a me è capitato di leggerne di mie con firme diverse). Possono non piacere, ma non le copio, e se ne cito di altrui indico la fonte (se la conosco). Ma il pezzo forte della contestazione è in queste frasi: "Spesso mi sono chiesto: è mai possibile che uno dei più grandi sceneggiatori di fumetti in Italia, non abbia niente di meglio da fare che scrivere cazzate dalla mattina alla sera? Ma come fa a conciliare tutto ciò con il lavoro?". 

E' facile ribattere che il mio mestiere è scrivere e farmi leggere, dunque finché scrivo e qualcuno mi legge tutto è lavoro. Ma scrivere e farmi leggere è anche la mia vita, perciò lavoro e vita non sono, nel mio caso, cose diverse. Senza ricordare la rubrica di aforismi che gestisco sul "Vernacoliere" attingendo appunto da ciò che scrivo in Rete, ecco però, adesso, che il libro  fra le mie mani nella foto qui sopra dimostra come scrivendo cazzate stavo davvero lavorando: infatti, ne ho raccolte quasi duemila in una antologia, e un editore mi ha fatto un contratto che mi consentirà di incassare l'otto per cento di ogni copia venduta. Se il problema del mio detrattore era che perdessi il mio tempo su Facebook, sono lieto di averglielo risolto. Del libro, che vanta una introduzione di livello accademico, parleremo approfonditamente tra qualche giorno, adesso basterà segnalarvi gli appuntamenti per le primissime presentazioni, a cominciare da quelli al Salone del Libro di Torino. Qui di seguito troverete tutte le notizie. Spero di incontrarvi!

Moreno Burattini
UTILI SPUTI DI RIFLESSIONE
Aforismi sulla vita e su altre parti del corpo
Allagalla

Con illustrazioni inedite di 28 fumettisti italiani
Copertina di Lucio Filippucci

Introduzione di Giuseppe Noto, docente di filologia e linguistica romanza presso l'Università di Torino.

Aforismi, battute, riflessioni ora sarcastiche ora poetiche, massime e minime, frutto della penna corrosiva e dello sguardo controcorrente di uno dei più noti sceneggiatori di fumetti italiani, Moreno Burattini,raccolti in volume in occasione dei suoi primi venticinque anni di carriera. "Belli e destabilizzanti", secondo Silvia Ziche, una delle disegnatrici che, insieme ad altri 27 disegnatori, ha illustrato alcuni degli aforismi. Frasi a effetto, brevissime e fulminanti, divise per argomento, da leggere tutti insieme o saltando qua e là, puntando il dito a caso per cercare una folgorazione. Senza necessariamente dover essere d'accordo.

"Utili sputi di riflessione" sarà presentato al Salone del Libro di Torino, domenica 17 maggio alle ore 18 presso lo stand della Regione Piemonte B56-C55 Pad. 1 e lunedì 18 alle ore 12 nella Sala Arancio.

Successivamente sono previste presentazioni in occasione di Albissola Comics ad Albissola Marina (SV) domenica 24 maggio alle ore 11.30, e  a Nera d’Inchiostro, a Narni (TN),  sabato 30 maggio alle ore 11,30. Ad Albissola sarà allestita anche una mostra delle illustrazioni del volume.


Illustrazioni di:

Sergio Algozzino
Fabiano Ambu
Stefano Babini
Emanuele Barison
Michele Benevento
Alessandro Bocci
Giuseppe Camuncoli
Raffaele Della Monica
Giuseppe Di Bernardo
Roberto Diso
Maurizio Dotti
Lucio Filippucci
Nicola Genzianella
Sergio Giardo
Nik Guerra
Mauro Laurenti
Giuseppe Manunta
Giacomo Michelon
Alessandro Piccinelli
Giuseppe Prisco
Michele Rubini
Fabrizio Russo
Gianni Sedioli
Giorgio Sommacal
Laura Stroppi
Walter Venturi
Marco Verni
Silvia Ziche

Il retro di copertina di Nik Guerra

venerdì 8 maggio 2015

LA FORTEZZA SULLA SCOGLIERA



E’ in edicola “La fortezza sulla scogliera”, l’albo di Zagor n° 598 (Zenith 649), datato maggio 2015. I testi sono miei, i disegni di Joevito Nuccio, la copertina di Gallieno Ferri.  Si tratta della terza e ultima puntata di una storia che si conclude a pagina 56, per lasciar posto a “Fort Adam”, un altro racconto (di Jacopo Rauch e Massimo Pesce) che si concluderà sul prossimo numero, intitolato “Tamburi nella notte”. 

Non so mai dire se qualcosa che ho scritto io sia buono o no. So solo che ci metto sempre dentro tanto impegno. In questo caso, ho cercato di caratterizzare un gruppo di personaggi ognuno diverso dall’altro, ciascuno con le proprie motivazioni, e di mettere lo Spirito con la Scure in grosse difficoltà. Mi sembra che tutto, alla fine, torni in un cerchio che giunge a chiudersi. Gli animali non sono i cattivi della storia, nonostante il Re di Darkwood debba confrontarsi con molti di loro: sono anch’essi vittime di Kaufman, che li ha chiusi nel suo zoo. E Zagor riesce ad arrivare in fondo alla sua “corsa disperata” senza ucciderne neppure uno, salvo forse un paio di topi. La morte del rinoceronte non è stata infatti causata dal nostro eroe ma dal cedimento del ciglio di una scogliera sotto il peso del pachiderma.


A pagina 31, Joevito Nuccio rende omaggio a Gallieno Ferri citando la copertina de “La scure e la sciabola”, una delle più belle del maestro ligure: fu appunto grazie a quella cover che il giovanissimo Joevito si innamorò di Zagor e cominciò il suo percorso verso la pubblicazione de “La fortezza sulla scogliera”. Abbiamo deciso di ricordare quell’albo proprio in occasione del quarantennale della sua prima uscita, avvenuta appunto nel maggio del 1975. Il prossimo lavoro di Nuccio sarà un Color Zagor dedicato a Winter Snake.

Stefano Grasso (di Albissola Comics) con le figlie
Durante il mese in corso uscirà un altro Zagor a mia firma, “La pista della speranza”, un Maxi illustrato da Oliviero “Mister No” Gramaccioni: è una storia che, ne sono quasi certo, piacerà soprattutto al pubblico femminile (abbiamo anche noi le nostre lettrici, per fortuna), al quale forse strapperà perfino qualche lacrimuccia. Non temano però i maschietti perché fra uragani, predoni indiani, assassini bianchi, latifondisti senza scrupoli lo Spirito con la Scure avrà il suo bel daffare.

Per completezza di informazione, tornando a “La fortezza sulla scogliera”, vi ricordo che della prima parte dell'avventura, "Corsa disperata", abbiamo parlato due mesi fa e vi invito a cliccare sulla scritta blu per rileggere quel che avevo scritto. Sulla seconda parte, "Lo zoo di Kaufman", ho scritto invece un post in aprile.  Il sito Bonelli ha dedicato a Joevito una lunga intervista (corredata di tante immagini): potete cliccare qui per rintracciarla. Sullo stesso sito è visibile anche lo strepitoso trailer, che trovate comunque qui sotto. 




domenica 3 maggio 2015

CHE VITA SAREBBE SENZA...




Ho un video di divertente da farvi vedere, ma prima di invitarvi a cliccare sul filmato che troverete in fondo a questo articolo, ho anche qualcosa di divertente da raccontarvi. La prendo un po’ alla lontana, sperando di non annoiare, ma certo che la morale della favola (che mi riguarda) possa riguardare anche tutti voi, che come me siete in balìa di quel che vi si dice addosso (un destino che ci accomuna tutti). 

Ecco i fatti. Tutte le settimane, da più di tre anni, devo preparare un articolo di cinque cartelle per le introduzioni dello Zagor di Repubblica. Uno dei pezzi del volume n° 174 sarà dedicato a Marco Verni. Per documentarmi, ho cercato in rete qualche sua intervista. Ne ho trovata una apparsa sul blog portoghese di Tex Willer, che ha anche una versione in italiano. Se volete, potete leggerla anche voi cliccando qui: vi assicuro che ne vale la pena anche se non siete abituali lettori di Zagor. Nello scorrere le risposte date da Verni all’intervistatore, ho trovato un paio di giudizi sul sottoscritto che mi hanno lasciato di stucco. 

Per esempio, parlando del nostro ZagoroneL’uomo che sconfisse la morte”, Marco ha detto: “Prima che uscisse in edicola, secondo me Moreno non aveva la consapevolezza di aver sfornato un capolavoro, forse perché è molto modesto (e anche insicuro) di natura”. 

In un altro passaggio della medesima intervista, il disegnatore dichiara: “Il motivo per cui è un piacere lavorare con  Burattini è che, nonostante la sua carriera (è colui che ha sceneggiato più pagine in assoluto di Zagor), è una persona umile e mai presuntuosa, sa ascoltare anche l’ultimo arrivato e sa mettersi sempre in dubbio, e (cosa più unica che rara) non si da delle arie, al contrario di tanti altri”. 

Perché sono rimasto a bocca aperta? Perché vengo da una settimana in cui da più parti sono stato bersagliato da critiche feroci di segno del tutto opposto. Qualcuno, tra gli addetti ai lavori con cui ho a che fare più da vicino, mi ha rimproverato di scrivere, negli ultimi anni, storie più brutte rispetto a quello del passato (mentre “L’uomo che sconfisse la morte”, che Verni considera un “capolavoro” è un racconto piuttosto recente). Qualcun altro, invece, mi ha attaccato accusandomi di essere un egocentrico e un vanitoso alla massima potenza. Tant’è vero che su Facebook sono stato costretto a scrivere un commento in cui mi sono cosparso il capo di cenere. In breve tempo, con quel post ho raggiunto oltre 4000 persone, sono arrivati più di 250 “mi piace” e si sono susseguiti decine e decine di commenti a mio conforto. Mi sono commosso. Ecco che cosa ho scritto:

Siamo alle solite. Pare che ci sia in Rete chi trova "insopportabile" il fatto che in questo mio spazio FB io pubblichi delle foto in cui mostro personalmente degli albi tenendoli in mano. Secondo il parere dei contestatori, sarebbe dimostrazione di intollerabile narcisismo. Personalmente, credevo che fosse un mezzo simpatico per promuovere libri e fumetti che a me piacciono (a titolo del tutto gratuito e disinteressato, peraltro). Mi pareva di aver trovato una formula semplice e divertente: il "selfie" con il libro in mano. Mi accorgo che c'è chi la trova detestabile. Non ho niente da controbattere, ovviamente, se non questo: nessuno è obbligato a seguire questa pagina, che è mia personale e privata. La parola "Zagor" fra virgolette è soltanto un nik che serve a identificarmi (ci sono altri Moreno Burattini) e la Rete è piena di gente che usa dei nickname. Tutte le descrizioni della pagina sottolineano il fatto che non è uno spazio "ufficiale" della Casa editrice ma una piccola e spiritosa postazione del sottoscritto. Il fatto che io offra la mia minimissima tribuna per promuovere Zagor è frutto di volontariato, e supplisce alla mancanza di una pagina Facebook zagoriana della Bonelli solo per mia privata iniziativa. Chi si lamenta di cercare notizie sullo Spirito per la Scure qui da me ed essere costretto a sorbirsi aforismi che non apprezza, foto del sottoscritto e materiali diversi da quel che lui desidera, ha sbagliato indirizzo. Nessuno può pretendere, spero, che io scriva nella mia pagina FB sotto dettatura altrui. Faccio del mio meglio per essere gradevole, se poi c'è chi non mi sopporta, me ne farò una ragione: mi auguro che costoro trovino di meglio altrove.

Morale della favola: per qualcuno sono “umile e mai presuntuoso”, per altri egocentrico e insopportabile. Per qualcuno non scrivo più storie valide, per altri “L’uomo che sconfisse la morte”, “Vendetta trasversale”,  "Il varco tra i millenni" o “Corsa disperata” sono dei capolavori. Docce scozzesi a gogò. A chi credere? Non lo so. Io so che sono spontaneo e assecondo l’istinto. Forse dovremmo tutti imparare a non curarci troppo dei giudizi altrui e fare del nostro meglio così come ci riesce. Prometto comunque di tener sempre conto dei consigli e cercare sempre di non credermi chissà chi, conscio di chi realmente sono.

Ma eccoci al filmato. Mentre si succedevano gli attacchi e le difese, mi è giunta la richiesta di collaborare a un “falso” spot pubblicitario in cui avrei dovuto vestire i panni del testimonial. Lo spot doveva essere realizzato da tre studentesse della Facoltà di Scienze della Comunicazione e Linguaggio dei Media della Cattolica di Milano, nell’ambito di un progetto sperimentale sponsorizzato dalla Dalani (nota casa di produzione di arredi domestici) che avrebbe premiato il video di miglior qualità (sempre per fini didattici e non commerciali, almeno in questa fase). Il video promozionale doveva durare tre minuti e avere quale passaggio obbligato la citazione di un film. Le studentesse, una delle quali figlia di un caro amico, hanno ideato uno slogan “Che vita sarebbe senza…” e hanno immaginato che io potessi rispondere “…senza la mia tazzina di caffè”. Nel caso che alla “puntata zero” (quella da me interpretata) ne facessero seguito altre, altri testimonial avrebbero dovuto fornire risposte diverse, sempre legate agli oggetti a marchio Dalani. Presi gli accordi, io mi sono scritto da solo il discorso che ho recitato, e le autrici hanno filmato e montato il tutto nel modo che vedrete. 

Il video è già online su YouTube (so che siamo in lizza per il miglior risultato fra chi ci ha provato). Ecco: immagino quelli per cui sono egocentrico e presuntuoso sbracciarsi nel dire che non ho perso l’occasione per mettermi in mostra. Io penso di non aver perso l’occasione per dimostrarmi disponibile, a titolo gratuito e come mi viene spontaneo fare, verso un amico che mi ha chiesto aiuto. Chi avrà ragione? Ah, saperlo. 









venerdì 24 aprile 2015

CICO SULL'ISOLA DEL TESORO



Beatrice Corbetta (fan di Cico n°1) ha trovato "Cico sull'Isola del Tesoro" in uno scrigno (foto del papà Marco)

E' in edicola il n° 12 della collana a colori dedicata dalle Edizioni If alla riproposta degli albi di Cico in ordine cronologico (quelli originariamente usciti, in bianco e nero, sotto il marchio Bonelli tra la fine degli anni Settanta e il 2007). Si tratta di "Cico sull’isola del tesoro", con testi mie e disegni di Francesco Gamba. A corredo del racconto a fumetti c'è, come di consueto, un mio commento.

L’albo originale giunse in edicola, per la prima volta, nel dicembre del 1995, dopo la decisione di Sergio Bonelli di trasformare in semestrali le uscite della testata dedicata al buffo messicano (segno che c'era un certo apprezzamento di pubblico). Nella prefazione dell’albo si legge: “la divertente avventura che avete fra le mani è, a nostro parere, il capolavoro della coppia Burattini-Gamba”. Grazie dunque a Mauro Boselli, quasi sicuramente autore del complimento (all’epoca non lavoravo in redazione – vivendo meglio – e non saprei dire che fosse a compilare i redazionali cichiani ma scommetterei una pizza che in questo caso è farina del suo sacco). Sergio, se non altro (sempre molto critico) non ha tolto l’apprezzamento, il che può considerarsi un buon risultato.

Sicuramente si tratta di un racconto molto movimentato e pieno zeppo di gag e di citazioni, che vanno dai fumetti di Carl Barks (non sfuggirà a nessuno il riferimento a Cornelius Coot, fondatore di Paperopoli, nelle prime pagine) a, naturalmente, il classico dei classici di Robert Louis Stevenson, “The Treasure Island” (da cui è tratta la mappa dell’isola del tesoro che si vede a pagina 61, ma anche la figura di Benny, parodia del mezzo folle Ben Gun).

L’albo ha la caratteristica di  riprende il filo della narrazione interrottosi in "Cico sceriffo", quando lo sceneggiatore Guido Nolitta non aveva spiegato perché Cico, diventato un uomo della legge acclamato dai suoi concittadini, avesse lasciato Texas City.  Nella “cornice” che fa da contorno alla rievocazioni del passato del messicano compare, in un ruolo che non è soltanto quello di fungere da ascoltatore, “Digging” Bill: uno dei comprimari zagoriani più amato dai lettori. Il suo vero nome è Beniamino Readwell (oppure Rockwall: neppure lui lo ricorda più) è uno dei più riusciti personaggi del microcosmo dei caratteristi nolittiani: monomaniaco in perenne ricerca di un tesoro, rappresenta l’uomo che insegue un sogno e che, per questo, ha uno scopo nella vita, qualcosa in grado di riempirgli l’esistenza e di illuminargli l’anima. Non importa se il sogno è irraggiungibile, quel che conta è inseguirlo. Bizzarro, poetico, incorreggibile, perfino gaglioffo e disonesto, coraggioso e pavido al tempo stesso, “Digging” Bill è perfino difficile da definire. Ci prova una volta Zagor nel finale dell’albo “Capitan Serpente”, dicendo: “Chi è ‘Digging’ Bill? E chi può dirlo? Un matto, o forse un imbroglione tanto incallito da ingannare anche se stesso. O meglio ancora, lui è tutte queste cose messe insieme. Non è facile trovare definizioni più chiare. Lui è semplicemente Digging Bill!”.

Circa la storia, i riferimenti sono soprattutto al romanzo di Stevenson, tuttavia qua e là credo si riconscano certi echi di un film, “Totò contro il Pirata Nero”, in cui il Principe della Risata si imbarca su una nave di pirati. Una curiosità: in uno sketch dell’albo compaiono degli indigeni che parlano una sorta di vernacolo fiorentino che ricordano quelli fatti parlare in dialetto veneziano da Hugo Pratt ne “La ballata del mare salato”. Anche Michele Medda una volta ha fatto parlare in sardo gli abitanti di uno stato del Centro America in una sua storia di Nathan Never. A me l'idea è venuta da un fumetto italiano intitolato "I sottotitolati", opera di Greg, in cui i protagonisti sono giovani coatti che parlano in uno sbracato romanesco, e hanno in calce alla vignetta la "sottotitolatura", cioè la traduzione di quanto dicono. E la traduzione non è letterale, ma forbita ed elegante, per cui se uno dei personaggi dice a un barista: "A' fijo de' 'na mignottona, portace 'na bbira", la traduzione è: "Signor barman, potrebbe gentilmente servirci una birra cadauno? ....e ci saluti la sua gentile mammina". Io ho fatto lo stesso, dato che la mia traduzione è sempre più elegante e signorile del senso delle frasi che si leggono nei balloon. Inoltre, non si tratta propriamente di vernacolo fiorentino (anche se qualche eco se ne potrebbe trovare) ma di una libera trascrizione fonetica di un italiano generico molto manipolato. In conclusione: io mi sono divertito a scriverlo e a rileggerlo. Spero che anche voi possa scappare qualche sorriso. Ce n’è tanto bisogno.