venerdì 10 marzo 2017

TRA I GHIACCI DEL NORD




E' in edicola già da qualche giorno “Tra i ghiacci del Nord”, l’albo di Zagor n° 620 (Zenith 671), datato marzo 2017. La copertina  è opera di Alessandro Piccinelli.  I testi sono miei e i disegni di Roberto Piere (con me nella foto). E' la seconda puntata di una avventura in due albi e mezzo ambientata nelle acque della Terra di Baffin, nell'Atlantico Settentrionale. La prima puntata si era intitolata "Terranova!" e potete trovare tutte le notizie del caso in un precedente articolo su questo blog: più precisamente qui:


Roberto Piere ha impiegato più di dieci anni per portare a compimento la sua fatica basata anche su una rigorosa documentazione, e sono contento che sia stato accolto dal pubblico zagoriano con complimenti pressoché unanimi (per quel che ho potuto constatare). Attualmente sta disegnando un Color Zagor dedicato a Tonka, sempre su testi miei (perché ha detto che si è trovato bene con me). Alla conferenza di Cartoomics di pochi giorni fa ha dichiarato che lo finirà in due o tre anni al massimo. Se volete vedere la conferenza con il sottoscritto, Piere e anche Tito Faraci, in cui si parla appunto di questa storia (oltre che di molto altro) non avete che da visitare il sito Bonelli oppure cliccare sul video che vedete in calce. Commenteremo l'avventura nel suo complesso appena sarà giunta a conclusione, nel mese di aprile.


mercoledì 1 marzo 2017

IL RITORNO DI BATTISTA




Nel marzo del 1985 venne dato alle stampe il primo numero di una fanzine chiamata “Collezionare”.  Su quello smilzo spillato malamente riprodotto in sessanta copie tramite ciclostile compariva un personaggio a fumetti, da me schizzato al volo facendo la caricatura di Enrico Cecchi, un amico presente all’evento, usato come testimonial per invitare i lettori a frequentare il Club del Collezionista, di cui facevo parte, che pubblicava quella rivistina: Battista il Collezionista. Nel febbraio di trentadue anni dopo, mi sono trovato sul palco di Lucca Collezionando a parlare, con il microfono in mano davanti a una folta platea, proprio di quel disegno e di quel character. Ecco qui sotto, se non ci credete, la foto che lo dimostra.


Quando un anno fa è stato realizzato un libretto dedicato ai miei 25 anni di attività nel mondo dei fumetti (contando solo quelli da professionista), Giuliano Piccininno ha realizzato un omaggio in cui viene messo in evidenza proprio Battista il Collezionista, di cui fornisce una efficacissima versione. In varie occasioni, del testo, versioni di Battista sono state realizzate da autori come Francesco Bastianoni, Paolo Campinoti, Luciano Costarelli, Marcello Mangiantini e Giorgio Sommacal.  Ci sono state anche versione "apocrife" scritte da Filippo Pieri e disegnate da Umberto Fizialetti e Andrea Kant, rintracciabili on line. Insomma, non c'è male per un personaggio quasi sconosciuto, pressoché clandestino, pubblicato su riviste con pochissima diffusione (fatte salve le tre storie in cui è apparso contrapposto a Cattivik), ma citato in tutte le mie biografie come il mio punto di partenza.

Si tratta di un character tutto sommato  dalle grandi potenzialità sia umoristiche che avventurose, perché lui essendo un   collezionista costantemente a caccia di pezzi mancanti alle sue assurde collezioni (lui colleziona TUTTO) può essere di volta in volta spedito ovunque alla ricerca di qualunque cosa. Lo abbiamo visto cercare papiri a fumetti, francobolli fossili, monete eschimesi, cicche di Yanez, cartoline di Ulisse. 

Se volete saperne di più, potete leggere quel che ho scritto in un articolo in occasione dei trent'anni dalla sua ideazione: 

Se invece volete leggere nuove storie di Battista... ecco delle news che lo riguardano. Il forum SCLS ha approntato un volume che, sotto una cover inedita di Alessandro Piccinelli, raccoglie la ristampa dei primi sei numeri della testata, usciti tra il 2008 e il 2010 e da tempo esauriti: a corredo di questa riedizione è stato preparato un albo con quattro brevi storie inedite proprio di Battista, sceneggiate appositamente dal sottoscritto e illustrate da Marcello Mangiantini, dedicate a prendere benevolmente in giro le piccole manie del collezionismo zagoriano. Per maggiori informazioni potete scrivere a sclsmagazine@gmail.com o contattare i seguenti numeri: Francesco 328-4920420 o Stefano 348-7681641.







martedì 21 febbraio 2017

TERRANOVA!





E' in edicola già da qualche settimana “Terranova!”, l’albo di Zagor n° 619 (Zenith 670), datato febbraio 2017. La copertina, che vedete sopra, è opera di Alessandro Piccinelli.  I testi sono miei e i disegni di Roberto Piere. Si tratta della prima puntata di una avventura in due albi e mezzo: tireremo come al solito le somme a storia conclusa, qui basterà dire che si tratta di una vicenda di stampo realistico ambientata nell'Atlantico Settentrionale, con inizio sull'Isola di Terranova, abitata soprattutto da pescatori di merluzzo (la cui pesca non è facile come si potrebbe pensare). Alla base di tutto c'è un certo sforzo di documentazione che spero si noti senza però che pesi sulle dinamiche avventurose.

Piere, nato a Monza nel 1965, collabora con il nostro staff addirittura dal 1993, anno in cui ha iniziato a lavorare nella redazione Bonelli come grafico finendo per mettere le mani su quasi tutte le storie del nostro eroe ogni volta che si è trattato di inserire degli effetti sonori o aggiustare qualche vignetta. Inoltre, da un po’ di tempo, è anche il colorista ufficiale delle copertine zagoriane, forte della sua esperienza in vari studi pubblicitari e quale illustratore. E anche se l’albo “Terranova” ha rappresentato il suo debutto su questa testata, nel suo curriculum figurano anche racconti pubblicati sulle pagine di “Intrepido” e “Zona X”. 

Sul sito della Sergio Bonelli Editore è apparsa di recente una sua intervista in cui racconta, fra l’altro, com’è nata la sceneggiatura che io ho scritto per lui: “Moreno mi ha chiesto che cosa mi sarebbe piaciuto disegnare, e io ho scelto le cose che più mi entusiasmavano: il mare, le navi, gli animali del Grande Nord. Lui ha tenuto conto dei miei desideri, dandomi piena libertà sui tempi di realizzazione. Per le due navi presenti nella storia ho preso a modello velieri realmente esistenti. In particolare la ‘Charles Morgan’, una baleniera di cui ho modificato alcuni aspetti per non renderla troppo riconoscibile. Ma ho cercato di restare sempre il più fedele possibile alla realtà, perché Zagor è un fumetto realistico e quindi non potevo inventare nulla. Mi è servito anche aver girato molto il Canada: ho visitato lo Yukon, la British Columbia, l'Alaska, l'Alberto e ho fatto migliaia di fotografie ad animali di ogni genere, quando ancora si usavano le reflex con la pellicola. Diverse di quelle foto mi sono state utili, anche se poi ho comprato anche molti libri e, non ultimo, mi è venuto in aiuto la documentazione presente su Internet per certi particolari che altrimenti sarebbe stato complicato ritrovare”.

Per avere un'idea dell'accuratezza del lavoro di Roberto, date un'occhiata alle due immagini che seguono, messe a confronto. Nella prima c'è una foto del ponte superiore della "Charles Morgan" che è servita da documentazione al disegnatore, nella seconda una delle tavole della storia.


Qui sotto invece potete vedere una delle tavole ancora a matita (tratte dal secondo albo del racconto) fotografata durante la fase di inchiostrazione.





Di seguito, invece, ecco due abbozzi di copertina di Alessandro Piccinelli, scartati in favore della scena che avete poi trovato in edicola. Fatemi sapere se, secondo voi, abbiamo fatto la scelta giusta.




martedì 7 febbraio 2017

ODISSEA AMERICANA




E’ giunto in libreria il secondo volume cartonato dedicato a Zagor dalla Sergio Bonelli Editore, che ripropone in una edizione di pregio un classico dei classici della saga dello Spirito con la Scure: “Odissea Americana”. Si tratta di una storia scritta da Guido Nolitta e illustrata da Gallieno Ferri, originariamente uscita in edicola negli albi nn° 87, 88 e 89, tra il mese settembre e quello di novembre del 1972. Secondo me si tratta della più bella avventura dell’eroe di Darkwood, ma anche degna di figurare nella top ten bonelliana di tutti i tempi: infatti, chiamato da “Lo Spazio Bianco” a selezionare i racconti migliori fra quelli prodotti dalla Casa editrice di Via Buonarroti, non ho esitato a inserirla nell’elenco.

Le motivazioni le ho riassunte in questo breve testo:

In questa storia di Zagor c’è tutta la poetica del personaggio (uno dei miti del fumetto italiano) e quella di Guido Nolitta, lo sceneggiatore che l’ha creato: la grande avventura, l’epica, il western, l’horror, la fantascienza, l’approfondimento psicologico dei personaggi, l’umorismo, le citazioni. Zagor si rivela la grande intuizione che è stato fin dall’inizio, quando si è connotato come un mutante in grado di attraversare tutti i generi e lasciarsi contaminare da ogni suggestione letteraria, cinematografica o fumettistica, prima e meglio di qualunque altro. Gallieno Ferri, il creatore grafico del personaggio, è qui nella sua massima forma, vive il suo momento d’oro a partire dalla stupefacenti copertine. Dovendo indicare una e una sola storia dello Spirito con la Scure da leggere per capire il perché del successo cinquantennale di una saga infinita dell’avventura, non c’è dubbio che in “Odissea americana” ci siano tutte le risposte.

Peraltro, sottolineare la nolittianità di Zagor è la migliore risposta che si può dare a chi, di recente, ha messo dubbio la paternità del personaggio: Sergio Bonelli, desiderando non lasciarsi sfuggire la collaborazione di Ferri che nel 1960 era giunto con il suo curriculum di pubblicazioni francesi, ha fabbricato su misura per il disegnatore un eroe in costume che corrispondesse al tipo di avventure che erano nelle corde di Gallieno, gli ha semplicemente dato da fare quel che con tutta evidenza sapeva fare meglio. 

Il poster di Michele Rubini allegato al gioco da tavolo di Zagor

Un’altra assurda polemica di cui mi è giunta l’eco è quella sostenuta da chi ha contestato la scelta di “Odissea americana” quale storia da pubblicare in volume, sostenendo che ce ne sarebbero state altre più degne in quanto meno ristampate: esiste infatti anche un cartonato della Mondadori risalente al 1981 che riproponeva la stessa avventura. Chiaramente, sono tutti editori con le Case editrici degli altri. Però, basta un minimo di riflessione per convincersi di quanto segue:  la Bonelli è approdata da poco (un paio di anni) nella distribuzione libraria; deve, logicamente, costruire il suo catalogo; di conseguenza, si tratta di mettere a disposizione del pubblico, quale basamento di tutto il resto, le sue storie migliori, i classici più indimenticabili. Dunque, “Odissea americana” è imprescindibile. Peraltro, il volume Mondadori è esaurito da tempo e risale a più di trenta anni fa! I critici tendono a mettere loro stessi al centro dell’universo: "siccome io sono un collezionista con i fiocchi, possiedo già il cartonato mondadoriano e quindi pretendo che vengano ristampate altre storie". Ma la Casa editrice ragiona con l’ottica di rivolgersi a tutti, non soltanto ai super appassionati, e dunque si spera che tante altre persone (magari anche nuovi lettori) possano vedere il volume in libreria e acquistarlo. In ogni caso, al pubblico viene offerto il meglio che Zagor può dare, che resterà a beneficio delle nuove generazioni. Il cartonato Bonelli appena uscito offre anche, oltre a una eccellente qualità di stampa e di rilegatura, un nuovo apparato critico. Per giunta, nella Lucca Comics del 2016, svoltasi pochi mesi fa, è stato pubblicato da Ergo Ludo un gioco da tavola di Zagor ispirato proprio a “Odissea Americana”, e che è andato (e sta andando) benissimo: è stata dunque una buona mossa offrire ai giocatori anche il supporto della storia corrispondente. 



Ma di che cosa parla, “Odissea americana”? Cominciamo col dire che  si tratta della seconda “trasferta” di Zagor fuori dai confini di Darkwood, ancora più lunga, sia quanto a itinerario sia per durata temporale, della precedente (quella iniziata con la storia de “Il mostro della laguna”). Questo secondo viaggio inizia con l’albo “Angoscia!”, datato luglio 1972, e il punto di partenza è il viaggio che Zagor intraprende per scortare una carovana di pionieri in partenza dalla costa del Maryland e diretta verso Fairmont, nel West Virginia. Quella che doveva essere poco più di una scampagnata, si trasforma in un incubo in cui il re di Darkwood si trova ad affrontare addirittura la minaccia di un vampiro. Sconfitto (almeno apparentemente) il non-morto, lo Spirito con la Scure si imbarca su un battello fluviale il cui equipaggio intende discendere il corso di un fiume ancora inesplorato, di cui si sa soltanto che finisce nel lago Cherokee, nel Tennessee. Il titolo “Odissea americana” ben rende il senso di tutto questo secondo viaggio, inteso come un lungo percorso di riavvicinamento a casa, costellato di imprevisti sempre più drammatici, come accadde a Ulisse di ritorno ad Itaca dopo la guerra di Troia. Lo sceneggiatore ricollega la nuova “trasferta” a quella precedente, facendo tornare sulla scena Manetola, il capo dei Seminoles. Pur di aiutare di nuovo l’amico pellerossa, Zagor non esita a imbarcarsi verso un’isola dei Caraibi. Da lì,  si sposta fino ad Haiti, avendo a che fare con degli zombi, e quindi, dopo aver affrontato anche uno spietato pirata, raggiunge di nuovo gli Stati Uniti, arrivando in Texas dopo uno scalo (immancabilmente avventuroso) nello Yucatan.  Da New Orleans, il nostro eroe risale verso Nord facendo ritorno a Darkwood soltanto con l’albo del giugno 1974, esattamente due anni (editoriali) dopo la sua partenza, e al termine di un ciclo di nove, esaltanti storie.





Il comandante del battello a vapore  “Athena”, James Moreland, è ben diverso dal cinico e spietato capitano Nilsen della nave “Strega rossa”, che aveva condotto Zagor e Cico fin su un’isola delle Bahamas. Tuttavia, ancora una volta è una imbarcazione a portare i nostri eroi in trasferta lontano da Darkwood, nel secondo, grande viaggio “fuori porta”. Moreland è battelliere valente e coraggioso, ma anche saggio e razionale, per cui il suo primo istinto, di fronte ai pericoli è valutare bene la situazione e, nel caso, battere in ritirata per la salvezza della barca e del suo equipaggio, e ovviamente della propria pelle. Non si tratta di essere prudenti, ma pragmatici: inevitabilmente, il pragmatismo porta però a tollerare i rischi se qualcuno paga quanto basta perché si accetti di correrli.

Tre sono gli uomini agli ordini di Moreland a bordo dell’ “Athena”: il marinaio Walter Thompson; il macchinista Frisco Kid, il cui soprannome (che significa “monello di San Francisco”) indica la sia la sua provenienza sia l’indole scanzonata; e Tattoo Lopez fuochista e cuoco di bordo, caratterizzato dal corpo coperto dalle scritte e dai disegni de più svariati tatuaggi. Tattoo si sente insolentito dalle battute di Frisco, che si diverte a prenderlo in giro, e fra i due si accendono le scintille. Quando però il californiano si trova in pericolo di vita, il messicano non esita a rischiare la propria nel tentativo di salvarlo: Nolitta si rivela una volta di più molto abile nel creare pathos e approfondimento psicologico con tratti essenziali, in poche vignette.

Non parla, ma si fa capire benissimo, il capo carismatico della strana tribù di grosse scimmie antropomorfe che vivono lungo le rive inesplorate del fiume Tallapoosa. Riconoscibile per la stazza più massiccia dei propri compagni, e per le vistose decorazioni con cui si orna il collo, il mostro fa chiaramente intendere a tutti gli altri che vuole accettare la sfida di Zagor e non vuole l’intromissione di nessuno di loro. Lo Spirito con la Scure, che l’ha ferito nell’orgoglio,  dimostra di aver perfettamente colto nel segno, intuendo la psicologia dell’avversario. Adesso si tratta, però, di batterlo. Cosa che non si preannuncia facile.

Sergio Bonelli era un grande consumatore di cinema, di libri, di musica e di fumetti. Tutto ciò che vedeva, sentiva, leggeva, finiva nelle sue storie. Soprattutto ciò che lo aveva colpito, divertito, spaventato negli anni della sua giovinezza, com’è inevitabile. Quindi ecco che dai B-movies del cinema di genere americano degli anni Quaranta e Cinquanta, come “Il mostro della laguna nera”, “L’uomo Lupo”, ma anche dai tanti film con i risvegli delle mummie o Dracula o Tarzan, nascevano le sue storie più belle. E tra i B-Movies citati da Nolitta c’è anche “La meteora infernale” (The Monolith Monsters), un film di fantascienza statunitense del 1957 diretto da John Sherwood, che è alla base della scena con i fenomeni vulcanici in “Odissea Americana”. 

Ma oltre alla grande avventura, c’è spazio anche per l’umorismo (memorabili le gag di Cico e di Homerus Bannington) e per l’introspezione (le visioni dei genitori di Zagor). Insomma, non soltanto un classico, ma anche un capolavoro.


mercoledì 1 febbraio 2017

LE STRADE DI NEW YORK




E’ in edicola da alcuni giorni il Maxi Zagor n° 29, “Le strade di New York”, datato gennaio 2017. Si tratta di un racconto di 286 tavole, confezionato con una grafica rinnovata che rende ragione della bella cover di Alessandro Piccinelli, sceneggiate dal sottoscritto e disegnate da un Marcello Mangiantini in stato di grazia. E’ la seconda volta che un albo di Zagor viene realizzato da un team tutto pistoiese (io e Mangiantini siamo entrambi originari della provincia di Pistoia): nel 2007 portò la nostra firma anche uno Speciale dal titolo di “Il maleficio di Anulka”, in cui addirittura compare Emily Dickinson (chissà in quanti se ne sono accorti). Conosco Marcello da quando era un ragazzino con i calzoni corti (per usare una espressione cara a Sergio Bonelli: la usava per parlare del suo primo incontro con Alfredo Castelli). Siamo amici da una vita, per cui ho nessun problema a interagire con lui: gli posso fare complimenti e critiche con la stessa serenità. Mangiantini è bravissimo nelle storie in costume e nelle ricostruzioni di scenari d’epoca, perciò sapevo che fargli visualizzare la New York del 1830/40 sarebbe stato nelle sue corde. Gli ho fornito tutta la documentazione possibile sulla Manhattan di quegli anni, attinta da vari libri sull’argomento. Molti degli scenari del Maxi sono puntualmente tratti da foto o disegni ottocenteschi. Abbiamo poi avuto alcune fondamentali dritte da parte di un lettore molto ferrato sull’argomento, che ringrazio in pubblico dopo averlo fatto in privato, riguardo la prima partita di baseball della storia.


Nella mia introduzione all’albo ho scritto quel che segue: “Alcune scene del Maxi Zagor che avete fra le mani vi ricorderanno, forse, certe sequenze del film Gangs of New York, di Martin Scorsese (2002). In realtà, la fonte di ispirazione non è la pellicola con Daniel Day-Lewis e Leonardo Di Caprio ma un saggio storico scritto nel 1927 da Herbert Asbury (uno dei più grandi giornalisti americani del secolo scorso, scomparso nel 1963). The Gangs of New York: An Informal History of the Underworld, questo il titolo del libro, è in effetti stato utilizzato anche da Scorsese come punto di riferimento per la sua ricostruzione cinematografica della Manhattan di inizio Ottocento. Le fonti che Asbury cita sono in gran parte articoli di giornale e documenti tratti dagli archivi dei tribunali e della polizia esaminati per stilare la cronistoria di oltre un secolo di vita nei suburbi newyorkese dove imperversava la malavita, partendo dal riempimento del Collect (uno stagno che sorgeva alla periferia nord della New York di fine Settecento). 

Una scena del film "Gangs of New York"
Là dove una volta c’era lo specchio d’acqua (divenuto sempre più mefitico per gli scarichi delle fogne che vi riversavano)  furono costruiti gli edifici di Five Points, compresa la Old Brewery, una fabbrica di birra dismessa che divenne il più celebre caseggiato della storia della città: lo stesso che si vede all'inizio del film di Scorsese, nelle cui viscere (un tempo depositi e magazzini) vivevano centinaia di persone stipate in condizioni di abbrutimento. La descrizione che Asbury fa, citando testimoni dell'epoca, della realtà quotidiana delle strade circostanti è impressionante. Chi legge il libro e poi si rivede il film riconosce mille particolari raccontati dall'autore, dai pompieri che lottano fra di loro invece di spegnere gli incendi, alla donna con i denti limati e fatti aguzzi che strappa gli orecchi a morsi e ne fa trofei sotto spirito, al bruto con la mazza su cui sono incise tante tacche quante sono state le sue vittime. La regola era che qualcosa apparteneva a qualcuno solo finché costui era in grado di difendersela, chi gliela portava via non commetteva una ingiustizia, dimostrava solo di essere più forte o più furbo. Nella nostra storia ci siamo presi alcune libertà (trasformando per esempio la Brewery nel covo di Mad Saddler, uno spietato personaggio di cui farete presto conoscenza) ma, al tempo stesso, abbiamo cercato di restituire l’idea di una metropoli cupa e crudele come sicuramente era, all’epoca di Zagor, nella parte a nord di Canal Street”. 



Mi è sembrato più interessante attingere direttamente dal saggio di Asbury piuttosto che partire da Scorsese, anche se poi la figura di Mad Saddler ricorda quella di Bill "The Butcher" Cutting interpretata da Daniel Day-Lewis (a sua volta però ispirata da un personaggio veramente esistito ci cui parla Asbury), e la scena dello scontro fra bande rivali per le strade attorno ai Five Points cita (rendendole omaggio) la pellicola americana. Ho provato, insomma, a restituire la metropoli dell’epoca zagoriana il più possibile aderente al reale, senza venir meno all’obbligo morale di ogni sceneggiatore dello Spirito con la Scure che è quello di appassionare e divertire la platea dei lettori.

Avevo già spedito lo Spirito con la Scure a New York in una mia storia del 1998 intitolata “Colpo da maestro” e ispirata a “La prima grande rapina al tremo” di Michael Chrichton. Era il racconto che ha introdotto nella serie il diabolico Mortimer, uno dei villain della nuova generazione di cattivi zagoriani. In quell’occasione, però, tutto sommato, la grande metropoli era stata immaginata e visualizzata come uno sfondo generico (anche perché il romanzo di riferimento era ambientato a Londra), non troppo dissimile dalla Chicago in cui Guido Nolitta aveva fatto vivere al Re di Darkwood un’avventura cittadina, nel classico “Solo contro tutti”. Sergio Bonelli aveva voluto citare, com’era nel suo modus operandi, un film: “Tarzan a New York”, del 1942, con Johnny Weissmuller, una pellicola in cui l’uomo scimmia si tuffa persino dal ponte di Brooklyn (un salto simile, ma nelle acque del lago  Michigan era stato inserito nel racconto zagoriano). In entrambi questi precedenti, insomma, si era voluto semplicemente giocare con un “selvaggio” eroe della frontiera fatto muovere nella  giungla di pietra metropolitana, fuori dal suo ambiente abituale. Quale fosse la città era secondario. Restava da sperimentare un racconto in cui Zagor si calasse in una New York quanto più realistica possibile. I tempi sono diventati maturi dopo la trasferta sudamericana dello Spirito con la Scure, in cui noi dello staff eravamo stati attenti a ben documentarci per ricostruire con esattezza la geografia dei luoghi e la realtà storica dell’epoca in cui avevamo immaginato il viaggio. I lettori di oggi sono molto più attenti che in passato alla verosimiglianza delle ricostruzioni. Dunque, ho capito che era in questa direzione che bisognava procedere per proporre qualcosa di nuovo. Aver letto romanzi come “New York” di Edward Rutheford (del 2009, in cui si racconta la storia della città come se fosse la vita di un personaggio in carne e ossa) e vari saggi storici sulla Grande Mela mi ha poi fatto innamorare dell’affascinante passato di una città di cui si tende a considerare solo il presente.

Marcello Mangantini
Qualcuno, forse, avrà trovato crudo e violento “Le strade di New York”, almeno rispetto ai canoni zagoriani. Spiazzare i lettori, nel senso di emozionarli e riservare per loro continue sorprese, è lo scopo principale del mio lavoro. Se chi scrive fumetti finisce per essere prevedibile e ripetitivo, forse deve cominciare a cambiare registro. Detto ciò, per quanto crudo e violento possa essere o sembrare il ventinovesimo Maxi dello Spirito con la Scure, quello di cui stiamo parlando, sicuramente lo è meno del vissuto quotidiano nella New York dell’epoca a nord di Canal Street, e anche meno di ciò che si descrive e racconta nel saggio di Asbury e nel film di Scorsese (dunque abbiamo persino edulcorato la realtà). Non si poteva comunque calare lo Spirito con la Scure in un contesto drammatico e realistico e farlo agire con i guanti di velluto. In ogni caso, la storia realizzata con Mangiantini è stata prudentemente e volutamente collocata fuori serie (nella collana dei Maxi, appunto) perché non “disturbi” chi dovesse trovarla un po’ più realistica di quel che ci si aspetta di solito. Ci tengo però a sottolineare come la positività di fondo dell’ispirazione zagoriana sia stata rispettata. I cattivi pagano il fio delle loro colpe, e c’è un messaggio di speranza e di redenzione consegnato al finale. In mezzo, si ritrovano tutti i consueti buoni sentimenti di amicizia, di amore, di legami famigliari, di lealtà, di coraggio e chi più ne ha più ne metta. C’è spazio persino per un po’ di umorismo, nella migliore tradizione nolittiana. Vengono introdotti alcuni nuovi personaggi, come gli italiani Maria, Vincenzo e Bartolo, ma anche il simpatico (secondo me) Pike con il suo cane Buck: potrebbero tornare.  Tornano, in effetti, i battellieri de "La corsa suol fiume", ovvero l'eterogenea ciurma del capitano Carpenter (co-protagonisti con Zagor di un racconto di Burattini/Della Monica apparso su un Almanacco dell'Avventura di alcuni anni fa). Dopodiché, l’albo è stato consegnato al pubblico dopo essere stato studiato, realizzato e confezionato con il massimo della cura di cui siamo capaci (nei limiti nostri e delle produzioni seriali) e ognuno se ne faccia l’idea che crede.

sabato 21 gennaio 2017

DOMANDE E RISPOSTE



Durante uno degli ultimi incontri con il pubblico a cui sono sempre lieto di partecipare (come ben sanno coloro che, di solito numerosi, vi affluiscono), un lettore mi ha chiesto perché mai, nella rubrica “I tamburi di Darkwood” che gestisco ogni mese sulla collana Zenith, non dedichi più spazio alle risposte degli zagoriani che scrivono. “Sergio Bonelli lo faceva”, mi è stato ricordato, “ed era una soddisfazione poter vedere il proprio nome citato sulla pagina della Posta”. Avrei potuto replicare facendo notare come in effetti la rubrica firmata da Sergio si intitolasse “Postaaa!” mentre la mia no, per cui da una rubrica diversa ci si possono attendere contenuti diversi (se la logica non inganna). Ma la verità è un’altra: non rispondo più alle lettere perché di lettere non ne arrivano, se non pochissime, e quasi mai riguardano questioni di interesse generale. 

Ho fatto riflettere il mio interlocutore su questo elementare dato di fatto: negli ultimi cinque anni (scegliendo appunto come punto di partenza per l’indagine il 2011 in cui è scomparso Bonelli) quante lettere su carta lui ha ricevuto da parte di amici e conoscenti (bollette della luce e ingiunzioni di Equitalia a parte)? E quante lettere su carta lui ha personalmente scritto a mano e imbucato, previa affrancatura, nella cassetta dell’ufficio postale? Risposta del lettore: nessuna.  Non è certo perché a nessuno interessa più niente di Zagor, ovviamente, che le buste con il loro bel francobollo e la lista delle domande non giungono più in Via Buonarroti: è che tutti, ormai, cerchiamo risposte su Internet.

Fermo restando che rispondo comunque personalmente su carta a tutti quelli che su carta scrivono (almeno a coloro che indicano l’indirizzo), non si può certo dire che il sottoscritto si sottragga al dibattito: sono un presenzialista in mostre e convegni, gestisco un blog di argomenti zagoriani (questo), ho una pagina FB intitolata “Moreno ‘Zagor’ Burattini” in cui il confronto con i lettori è quotidiano, mi si trova su Twitter, fornisco articoli e materiali al sito Bonelli. Se poi c’è qualche detrattore che non vuol leggermi, non occorre che lo faccia: Zagor ha una pagina FB ufficiale tutta sua, ci sono gruppi di Facebook, c’è il blog “Zagor e altro”, ci sono i forum e i siti di informazione (Comicus, Lo Spazio Bianco, Sbam!... e chi più ne ha, più ne metta), a cui volentieri anticipo notizie e rilascio interviste. Dunque non sono io che non voglio più rispondere alle lettere ma siete voi che avete smesso di scriverne (perciò non datemi colpe che non ho). Domande e risposte si sono, non per scelta mia, trasferiti sul Web per la naturale evoluzione della rete dei media. 



Ma dato che stiamo parlando di risposte, mi pizzicano le dita dalla voglia di fornirne un paio (perché quando ci vuole ci vuole).  Cominciamo con la questione più semplice. Un amico mi ha riferito che, non so dove su Internet, ci sarebbe un gran numero di persone che si sono sentiti offesi per una frase da me scritta in un post dello scorso ottobre, pubblicato qui su questo blog, quando ho parlato dell’albo a colori “Zenith 666”. Sembra che certe mie parole abbiano scatenato un vespaio. Non ne so nulla, comunque vediamo di che si tratta. Stavo spiegando come la storia di Luigi Mignacco voleva essere una celebrazione del grande Tiziano Sclavi in occasione dei trenta anni di Dylan Dog, visto che Sclavi è stato per dieci anni anche uno sceneggiatore di Zagor. Per inciso, i festeggiamenti per Dylan e per Tiz sono stati fatti dovunque e in ogni occasione con mostre, eventi, dibattiti, pubblicazioni speciali, documentari (non li ho inventati io, insomma). Visto che però qualcuno degli zagoriani sembrava non aver gradito quell’albo celebrativo a colori, ho fatto presente che si trattava solo di un episodio destinato a esaurirsi nello spazio di un numero e si poteva anche accettare che i disegni appartenessero a una linea grafica diversa dal solito, dato che erano stati eseguiti da un illustratore ospite, spostato dalla serie dell’Indagatore dell’Incubo per coinvolgere anche il pubblico dylandoghiano. Il fatto che uno dei principali disegnatori della serie di Craven Road abbia accettato (e di buon grado) di mettersi al servizio dello Spirito con la Scure in qualche modo si configurava come un omaggio anche all’eroe di Darkwood: gli zagoriani omaggiano Dylan, un autore di Dylan omaggia Zagor. Tutto ciò mi pare chiaro, logico e ineccepibile, ma a quanto pare così non è. Sapendo di avere a che fare con detrattori talvolta anche molto feroci, ho cercato di sdrammatizzare con una battuta e ho scritto quanto segue (fate attenzione):

Chi poi non vuole celebrare Tiz e non gradisce gli omaggi verso il Re di Darkwood dal mio punto di vista non è una bella persona, ma pazienza. Con il  numero 667, "Vampiri!", tutto rientra comunque nella normalità.

Come interpretare queste parole (che sono, con tutta evidenza, una battuta)? I detrattori (per insipienza o malafede) hanno ritenuto che volessero dire: colori ai quali “Zenith 666” non è piaciuto sono delle brutte persone. Mi dispiace, non c’è scritto così. Fate uno sforzo e leggete meglio, sono certo che ci potete arrivare. C’è scritto: se ritenete che Tiziano Sclavi non dovesse essere celebrato e che nessun disegnatore di altri staff debba fare un omaggio con il suo stile al Re di Darkwood, non siete belle persone. L’espressione “non essere una bella persona” la si legge in Rete (soprattutto su Twitter) tutti i giorni in chiave umoristica, in ogni caso il senso ironico e sdrammatizzante mi sembra evidente. Ma evidentissimo è che si parlasse appunto di “non voler celebrare Tiz e non gradire gli omaggi verso Zagor”, e non di altro. Se un qualunque partecipante a un qualunque incontro fumettistico si alzasse in piedi e dicesse: “a me non sembra giusto celebrare Tiziano Sclavi!” o “Io non voglio che a Zagor venga reso omaggio”, secondo voi, prenderebbe fischi o applausi? Mah. Fatemelo sapere, mi raccomando.

E ora la ciliegina sulla torta. Mi è stato fatto notare come un frequentatore di un forum, nell’occasione dell’uscita del Maxi Zagor “Le strade di New York”, sia andato a ripescare la rubrica della Posta di un albo del  settembre1998 (“Il segreto di Frida Lang”, Zenith 449), dove veniva pubblicata la seguente missiva di un lettore: “Caro Sergio, ma dove siamo finiti? Zagor ha perso tutto il suo leggendario fascino di uomo dei boschi per trasformarsi in una specie di antenato di Dylan Dog! Io odio le città anche se ci sono nato e vissuto e dieci anni fa ho deciso di trasferirmi in campagna. Quindi puoi figurarti, quando vedo Zagor aggirarsi tra le varie Boston, Chicago, New York ecc... come mi si aggroviglino le budella!". Ed ecco la risposta di Sergio Bonelli (la prendo per buona senza controllare): "Sono d'accordo con te a proposito delle città, e mi è stato detto che non ci saranno altre visite a Boston e New York (la mia storia ambientata a Chicago tanti anni fa doveva restare unica)". 

Dunque il forumista condivide l’aggrovigliamento delle budella di chi aveva scritto a Sergio nel 1998, e ritiene che Zagor non dovrebbe mai andare in città. Usa poi la risposta di Bonelli per avvalorare questa sua convinzione, ritenendosi unico depositario della verità e solo autentico interprete del pensiero bonelliano nei secoli dei secoli. Mi spiego meglio: il forumista scartabellatore di vecchie “Poste” (che evidentemente non ha niente di meglio da fare) crede che ancora oggi Sergio la penserebbe come nel 1998: una cosa detta en passant vent’anni fa (non in una direttiva o in un testamento, ma nella rubrica di un albo) dovrebbe essere ancora valida oggi e per sempre. Questo, indipendentemente dal valore oggettivo delle storie. 

Ammettiamo pure che Nolitta abbia detto: “A me non piace Zagor in città”. Siamo sicuri che dopo vent’anni, di fronte a un progetto convincente e a una bel racconto, l’editore non potrebbe dire: “Beh, dopo tanto tempo in effetti possiamo pure farlo tornare a Chicago (o  Boston, o New York)”? Come si può pretendere di usare una frase del 1998 per sostenere che una persona che oggi non c’è più sosterrebbe la stessa cosa ai giorni nostri? Ma vi faccio notare qualcosa ancora di più clamoroso. Come si intitolava lo Zenith 449 in cui compare la risposta di Bonelli? “Il segreto di Frida Lang”. Ebbene: sapete quante volte io ho sentito Sergio dire e ripetere che mai e poi Frida avrebbe dovuto tornare? “Frida si rivedrà solo nell’ultimo numero, quando si sposerà con Zagor e la serie finirà”. Giuro di aver sentito con le mie orecchie queste parole. E poi che cosa è successo? A distanza di tempo, di fronte al progetto convincente di Mauro Boselli, Frida è tornata. 

Vogliamo parlare dello Zagorone? Quante volte Bonelli ha detto di no? Per quanto lo ha rimandato? E poi, proprio l'anno della sua morte, ha dato il via libera, E quante altre volte Sergio ha accettato di sperimentare formule editoriali che non rientravano nelle sue corde, nel tentativo di intercettare i gusti del pubblico? C’è qualcosa di nolittiano, forse, nelle miniserie degli “Orfani”? Eppure sono stati voluti da lui stesso, quando era vivo. E tornando a ritroso, non sono forse lontani dai suoi gusti i team-up contro cui si è espresso cento volte? Eppure, eccolo addirittura a scriverne uno (con Castelli) mettendo insieme Mister No e Martin Mystère, dopo averne accettati altri fra lo stesso Martin e Dylan Dog e Nathan Never. Insomma: come si può spacciarsi per portavoce di un editore aperto alle innovazioni, e pronto a cambiare idea di fronte ai cambiamenti dei tempi, facendolo “parlare” per se stesso (come fa il forumista) ad anni di distanza dal rilascio di una dichiarazione e dalla morte del dichiarante? Mi sgomenta che ci sia qualcuno che pensi soltanto di poterlo fare, figuriamoci poi vedendoglielo fare sul serio. 

Ci sono altre cose da dire, ovviamente. Chiunque abbia conosciuto Sergio sa di quanto lui fosse “geloso” (in senso buono) dei propri eroi e dei propri personaggi. Se una cosa l’aveva scritta lui, ci teneva che rimanesse un unicum. Il bacio di Zagor con Frida doveva essere il solo, la storia di Supermike non doveva avere un seguito, i nemici da lui inventati era meglio non toccarli (“fate tornare i vostri!”, ci diceva fra il serio e il faceto). Poi, in cento occasioni ha acconsentito che ci fossero altri baci o altri ritorni. Anche perché i baci e i ritorni erano chiesti a gran voce dai lettori e lui ai lettori cedeva.

In più, lui per primo (per sua scelta) ha affidato la sua serie ad altri curatori (Decio Canzio, Renato Queirolo, Mauro Boselli, il sottoscritto). E affidandola ad altri si accetta che gli altri ci mettano del proprio. Se Sergio avesse voluto che tutto, ma proprio tutto, fosse fatto a modo suo, poteva conservare la cura della testata in prima persona. Chi delega, deve accettare le iniziative del delegato. 

Ma poniamo il caso che si stabilisca di usare Nolitta come punto di riferimento da cui non si può deviare (e per quanto mi riguarda, questa regola la tengo presente, nonostante il parere diverso di taluni: sono certo di essere molto più nolittiano di Boselli, per esempio). Bene: il canone nolittiano ha forse stabilito che Zagor non debba mai uscire dalla sua foresta? No di certo: Nolitta lo ha fatto viaggiare per mare, lo ha spedito in Messico, fatto arrivare nei Caraibi, mandato tra i ghiacci del Nord, fatto incontrare con i vichinghi e mandato, guarda caso, anche in città.  Dunque da Darkwood ci si può muovere e si può andare in una metropoli. A quali condizioni? Il punto di partenza per la storia “Solo contro tutti”, dove lo Spirito con la Scure va a Chicago, è un film del 1942 intitolato “Tarzan a New York”, con Johnny Weissmuller, in cui vediamo l’uomo scimmia vestito con la giacca che si tuffa dal ponte di Brooklyn (guarda caso anche Zagor in città indossa la giacca e si tuffa da un palazzo nel lago Michigan).


Alla base del film e del fumetto nolittiano c’è la curiosità di vedere un uomo dei boschi che si muove alla sua maniera in un contesto urbano (in tempi più recenti è successo anche a Crocodile Dundee). La lezione che se ne deve trarre è dunque la seguente: Zagor può andare a Chicago a patto che resti un uomo dei boschi. L’unica domanda da farsi è se questa lezione è stata rispettata ne “Le strade di New York”, perché fanno testo le storie a fumetti, non le rubriche: ci mancherebbe altro se ci dovessimo dimenticare dei racconti per basarci su una risposta accomodante di due righe date a un lettore che esprime un parere peraltro molto discutibile. 

Già, perché poi non può sfuggire a nessuno (tranne ai detrattori) come Sergio abbia scritto “Sono d’accordo con te a proposito della città”, e dunque non sul resto. Infatti Zagor non ha perso affatto il suo fascino di uomo dei boschi, e ci mancherebbe altro se, per compiacere uno che ha voluto andare a vivere in campagna, si dovessero scrivere solo storie agresti. Ma davvero lo Spirito con la Scure dovrebbe non muoversi mai dalla palude? Mah. 






lunedì 2 gennaio 2017

LA RESA DEI CONTI



Naturalmente, buon anno a tutti! Del mio 2016, professionalmente parlando, non mi lamento: tra le tante cose belle, ho pubblicato un libro di racconti, "Dall'altra parte" (Cut Up), che da anni sognavo, senza crederci, di poter dare alle stampe e i risultati sono stati ottimi. Ho anche messo in bacheca due prestigiosi riconoscimenti, il Romics d'Oro e il Premio "U Giancu". Mi auguro che anche per voi il bilancio possa essere in attivo, in ogni caso la speranza è quella in un 2017 migliore.

Questo blog entra nel suo ottavo anno di attività (è stato inaugurato nella primavera del 2010) e da allora ho pubblicato 553 illustratissimi articoli (più o meno ottanta l'anno), uno e mezzo ogni settimana, ferie comprese. Al conto vanno aggiunti però i 165 articoli scritti in due anni (a partire da metà 2015) del mio secondo blog, Utili Sputi di Riflessione, dedicato esclusivamente ai libri. Poiché qui su "Freddo cane" ho pubblicato 43 post nell'anno che è appena trascorso, a 104 sono stati quelli sugli "Sputi", il totale è 147 articoli in un anno solare, cioè tre (quasi) a settimana. Un'attività che, se qualcuno me la pagasse, potrebbe consentirmi di portare a cena fuori qualche fanciulla un po' più spesso. Invece, non solo non è pagata ma anzi, ruba tempo al lavoro che mi dà di che campare, cioè la sceneggiatura dei fumetti. Altrettanto tempo lo rubano altri due spazi in Rete a cui mi dedico: la pagina Facebook (pagina, si basi bene, non profilo) e il mio account Twitter. Se è vero che in anni passati il blog era aggiornato ancora più spesso, è altrettanto vero che oggi tengo banco su più fronti e dunque non mollo, raddoppio.

Faccio tutti questi ragionamenti perché l'inizio del nuovo anno è per tradizione tempo di bilanci e di rese dei conti. Cominciamo con i primi. Su "Dime Web" (un blog che dovreste bazzicare più ancora di "Freddo cane") Saverio Ceri ha pubblicato le sue imperdibili statistiche bonelliane di fine anno. Fra le tante tabelle, vi segnalo quella delle tavole pubblicate nel 2016 relativamente al lavoro degli sceneggiatori. La vedete qui sotto.




Nella top ten, occupo il sesto posto con 1006 tavole e sono comunque nel ristretto novero di coloro che hanno superato quota mille. Sopra di me ho Bepi Vigna da cui mi separano solo 27 tavole: con un piccolo sforzo avrei potuto superarlo! Invece Pasquale Ruju, settimo, è decisamente distaccato. Scherzo, naturalmente: non c'è nessuna gara. Mi dà soddisfazione piuttosto un altro dato: sono in classifica con ben tre personaggi: Zagor, naturalmente, ma anche Dampyr e Tex. 

E a proposito di personaggi, ecco qui sotto la top ten delle serie: Zagor è sul podio in terza posizione per quantità di tavole pubblicate (2270), dopo Dylan Dog (2628) e Tex (2320). Belle o brutte che vi siano sembrate, le 2270 pagine dello Spirito con la Scure uscite in edicola nel 2016 sono il frutto del lavoro faticoso di uno staff di autori appassionati di cui io sono (per presentazione) il caposquadra. Grazie a tutti i miei amici disegnatori e sceneggiatori (ma anche redattori, letturisti, coloristi, tipografi, magazzinieri, distributori ed edicolanti) per il risultato raggiunto.








Ma tornando al numero di pagine pubblicate dal sottoscritto, la classifica generale stilata da Saverio Ceri per gli anni Dieci bonelliani, cominciati con il 2010 (2010-1016), vede Boselli primo con 13.086, io secondo con 6786, terzo Vietti con 6740. Cioè, sono il secondo sceneggiatore bonelliano pubblicato negli ultimi sette anni: sono sorpreso e orgoglioso al tempo stesso.



E dopo le cifre, veniamo ai contenuti. Le 1006 pagine uscite a mia firma sono da dimenticare, indicano l'ormai l'inarrestabile decadenza del sottoscritto, segnalano l'inizio della fine e della senescenza o c'è qualcosa che si può salvare? Dal mio punto di osservazione, poche altre storie scritte nella mia vita mi hanno dato soddisfazioni quanto "La porta dell'inferno", lo Speciale Dampyr uscito in ottobre, e realizzato con Fabrizio Longo. I commenti, le recensioni, le testimonianze parlano di un pressoché unanime apprezzamento. Sono state fatte varie presentazioni, affollate di pubblico; ci sono stati insegnanti che hanno utilizzato il fumetto per insegnare Dante nelle loro classi (dato nella storia che si parla dell'Inferno dantesco). Un altro risultato che io considero un goal in serie A è l'uscita della mia seconda storia breve di Tex, a colori e con i disegni di Michele Rubini: la buona riuscita delle prime due mi ha concesso la possibilità di scrivere la terza (già realizzata da Raffaele Della Monica). Ma in campo zagoriano considero tre successi le avventure intitolate "Il mostro di Philadelphia", "Non umani" e soprattutto il Maxi "Gli uccisori di indiani". Soprattutto quest'ultimo ha ottenuto riscontri lusinghieri. Ma anche il personaggio di Change, in "Non umani" è stato apprezzato (almeno da chi ne ha intuito le potenzialità. Che dire inoltre del mio lavoro per l'album di figurine della Panini, con una storia inedita pubblicata anche là sopra (e che non figura nel conto di Ceri)? Che dire della ministoria sul catalogo di Rapalloonia, con Zagor e Cico in trasferta in Liguria dove incontrano Carlo Chendi e la strega Nocciola? Insomma, mi sembra di aver sfornato il mio solito cesto di idee anche nel 2016, con buona pace dei detrattori.

Uno di questi, contestando lo Zenith 666 disegnato da Luigi Piccato e Renato Riccio (che non ho scritto io, beninteso, e che era da ogni punto di vista e secondo ogni logica da considerarsi un "extra" realizzato come omaggio a Tiziano Sclavi e a Dylan Dog, come tanti ne sono stati fatti con mostre e manifestazioni in tutta Italia) ha scritto che avrei dovuto impedire questa celebrazione, e se non l'ho fatto è perché ho perso il contatto con i lettori. Ora, se c'è un curatore di testata che si confronta ogni giorno con i lettori, quello sono proprio io. Ho appena fatto l'elenco dei miei spazi in Rete: il blog, Facebook, Twitter. Potrei continuare elencando le interviste on line, sui giornali, in TV o per radio. Però sono gli incontri con il pubblico in giro per giro per lo Stivale e anche all'estero che fanno davvero la differenza e chi mi segue sa che ne ho fatti tantissimi. Sono andato dappertutto, dal Piemonte alla Sicilia. E dappertutto ho trovato platee affollate e tanta simpatia, amicizia e cordialità. Ho ascoltato le critiche, ho fornito le mie spiegazioni. Nonostante questo, per taluni avrei perso il contatto con gli zagoriani. Vabbè.

A proposito di detrattori, per darvi l'idea del livello di quelli che lo sono a tempo pieno e (si direbbe) per professione, vi faccio leggere due commenti pubblicati sul mio profilo Facebook e le mie risposte. Il primo commento fa riferimento alla foto pubblicata in apertura: quella con i disegni dei bambini eseguiti in una scuola materna dove sono stato invitato a parlare di fumetti (faccio spesso degli incontri nelle scuole). Si potrebbe pensare che tutti siano contenti che un autore vada a parlare con gli alunni dentro le aule scolastiche.
Invece, ecco che cosa scrive un tale: "Perché, nonostante vi rivolgiate a bambini moderni gli proponete i vecchi obsoleti e superati classici e non i nuovi albi con disegni e storie al passo coi tempi?". Ora, se si usa il termine "classico" non si può definirlo "superato" o "obsoleto" senza cadere nel ridicolo. Soltanto chi non conosce Little Nemo (fumetto dei primi anni del Novecento) potrebbe dire che non sia ancora attualissimo nei testi e nei disegni. Io sono stato invitato a parlare del mio lavoro. Gli autori di fumetti "a passo con i tempi" (anche se qualcuno dovrebbe spiegarmi perché Zagor non lo sia) vadano a fare le loro lezioni e parlino di ciò che vogliono. Inoltre trovo davvero sconfortante l'idea che ai bambini non si possa parlare della storia del fumetto come se i fumetti "a passo con i tempi" non siano strati preceduti da mille altri che hanno insegnato tutto agli autori moderni. Per concludere, di fronte a una carrellata delle copertine di Gallieno Ferri, ognuna delle quali racconta una storia meravigliosa, i bambini restano sempre a bocca aperta. Non li ho forzati io a fare i disegni: li hanno fatti da soli quando me ne sono andato. La differenza fra me e lei è che per me il fumetto bello è bello per sempre, lei forse crede che abbia una data di scadenza.

Ma l'Oscar della lucidità e della simpatia se lo aggiudica l'autore del commento che segue: "Zagor è quello di Nolitta, tutti gli altri sono fake. Troppo comodo dire ci sono tanti Zagor, e poi ognuno fa quello che gli pare, comprese incomprensibili telecronache e spiegoni a gogo. Zagor è QUELLO, rispettatelo!"
Guido Nolitta (ovvero Sergio Bonelli, una persona a cui devo tutto e a cui personalmente ho dedicato persino una ponderosa biografia che non pretendo che i detrattori abbiano letto - ci mancherebbe) ha seguito e controllato il lavoro di chi lui ha scelto per scrivere al posto suo fino all'ultimo giorno della sua vita, consapevole del fatto che è stato lui stesso a decidere di non sceneggiare più Zagor (nessuno lo ha soppiantato) e che ogni autore ha comunque una sua personalità e una sua personale calligrafia: del resto il Tex nolittiano era ben diverso da quello di Giovanni Luigi Bonelli.  Fake anche quello? Se Zagor avesse dovuto essere scritto soltanto da Sergio sarebbe stato chiuso nel 1980. Sono passati oltre trentacinque anni, Zagor ha migliaia di lettori più giovani cresciuti anche con sceneggiature diverse da quelle nolittiane ma in ogni caso il personaggio è di sicuro molto più simile a quello delle origini di quanto non sia, solo per fare un esempio, l'Uomo Ragno. E dunque tutti gli eroi dei fumetti non proseguiti dal loro creatore sarebbero fake? Fake anche Topolino? Fake Diabolik? Fake Dylan Dog? Sul rispetto verso Nolitta, poi, non prendo lezioni da nessuno. Circa gli spiegoni sarebbe interessante confrontare certi esempi nolittiani (certe didascalie, per esempio) con quello che viene fatto adesso: ma perché discutere con chi è accecato dai pregiudizi? I lettori uno non se li può scegliere, si viene scelti. Io faccio del mio meglio, scrivendo come so. Un abbraccio.






mercoledì 21 dicembre 2016

IL SOLITO FRANCO LANA



A metà settembre del 2016 ho presentato a Nichelino (Torino), durante la manifestazione San Matteo Comics, un albetto intitolato "Il solito Franco Lana", da me curato con la complicità degli amici Barbara ed Eugenio della Discovery Kleper Association. La piccola pubblicazione è stata distribuita in omaggio in duecento copie agli intervenuti e presentava due testi di introduzione opera del sottoscritto e di Franco Lana, appunto, che riporto qui di seguito. Chi segue la mia pagina Facebook denominata Moreno "Zagor" Burattini conosce perfettamente chi sia Franco e perché risulti giustamente molto popolare. Leggendo i testi qua sotto, in ogni caso, vi sarà tutto chiaro. Le foto contenute in questo post, tutte di proprietà del personaggio accanto a me nell'immagine di apertura, sono comunque molte di più rispetto a quelle contenute nell'albetto.


HO CREATO UN MOSTRO
di Moreno Burattini

Tutto inizia con un appassionato torinese di Zagor che mi invia tramite mail una foto che lo ritrae in una situazione buffa e divertente mentre legge un albo dello Spirito con la Scure. Tanto è carino lo scatto che lo pubblico sulla mia pagina Facebook, scrivendo qualcosa del tipo: “Ricevo dal lettore Franco Lana”. Immediatamente arrivano i primi “mi piace”. Un paio di giorni dopo, Franco si ripresenta con una seconda foto, divertente come la prima. Rendo pubblica anche quella. E’ dalla terza volta in poi, credo, che comincio a presentare le foto con il commento “Il solito Franco Lana”. Da quel momento questa frase diventa il titolo di una vera e propria rubrica ,che compare con una certa frequenza sulla pagina e che viene attesa con crescente entusiasmo da chi la segue. Addirittura, le foto di Franco ottengono più “like” di quello che scrivo io. Vengono commentate, condivise, segnalate. Giungono riscontri anche dall’estero. Imperversano su Twitter. La gente che mi incontra non mi chiede notizie della mia prossima storia, ma su Franco Lana. Ho creato un mostro. Questo albetto, che raccoglie per la prima volta le migliori (anzi, solo alcune tra le migliori) battute fotografiche del “solito” Lana, è stato richiesto a gran voce dai suoi fans. Gente che ormai conosce a perfezione tutta la sua casa, sfondo abituale degli scatti (opera della mamma, complice delle creazioni del figlio), le tovaglie della cucina e i soprammobili del salotto. Io e il disegnatore Giuseppe Prisco, amico d’infanzia di Franco, un giorno lo abbiamo inserito in una nostra storia nei panni di un soldato di guardia a un penitenziario della Terra del Fuoco, e gli abbiamo fatto fare una brutta fine per vendicarci del suo successo, di cui siamo invidiosi (vedete le vignette con il misfatto in copertina). Naturalmente tutti i lettori lo hanno riconosciuto: “è il solito Franco Lana”. Così è diventato ancora più famoso. A Rivoli, in un incontro con il pubblico in cui io e Prisco abbiamo firmato una stampa, c’era anche lui, il Lana: la gente si è messa in fila per farsi autografare l’albo in cui compare. Credo abbia fatto più autografi di noi. Franco, scherzo: te lo meriti. Grazie per la tua simpatia e, soprattutto, per la tua amicizia.





E’ SOLO UN GIOCO
di Franco Lana

Ho cominciato solo per il mio divertimento. Poi Moreno Burattini ha iniziato a pubblicare sulla sua pagina Facebook le foto che gli mandavo, e quel che dove essere uno scherzo fra me e lui è divenuto un gioco collettivo, condiviso con migliaia di lettori di Zagor. Gli zagoriani non solo gradivano le mie battute fotografiche ma mi incitavano a proseguire. Piano piano il "gioco" si è fatto più serio. Il mio timore iniziale era  una certa paura di abbinare il mio faccione a un mito come Zagor, un fumetto che rappresenta per me le pagine belle della mia infanzia, ma anche dell’adolescenza, fino ad oggi. Quindi, con il beneplacito del pubblico, sono andato avanti e poi... non mi sono fermato più! Vorrei sottolineare come dietro a ogni foto ci sia un notevole lavoro e tante prove. Insomma, se sono riuscito a farmi conoscere al grande pubblico zagoriano (perfino all'estero) non è stato di certo per qualcosa di improvvisato. 
Vorrei ringraziare sentitamente Moreno Burattini, grande autore di Zagor,  per la pazienza, i consigli, l'incoraggiamento e l'apprezzamento che ha da subito dimostrato nei miei confronti. L'amico Marco Grasso (validissimo organizzatore di Etna Comics), per il sostegno e i preziosi consigli. Tutti gli amici di Zagor, perché mi apprezzano e condividono la mia stessa passione. Grazie a mia Mamma, fotografa e truccatrice di tutte le mie battute! Per la pazienza e costanza a sopportare le mie "pazzie". Grazie a Sergio Bonelli e Gallieno Ferri per aver creato il personaggio a fumetti più bello di tutti i tempi.  Un grazie speciale a Barbara ed Eugenio della Discovery Kleper Association per la realizzazione di questo Albetto. 

Attento alle spalle!

Ci vedo doppio

Senza tetto ma non senza Zagor

Il ritorno di Caìn

Le conseguenze delle letture

Il "re" di Darkwood
La nuova follia di Verybad


Duello nello spazio
La mummia delle Ande
Bandiera nera
Il morso del serpente
Il fiore che uccide
La valanga
Oltre i confini del mondo
Dimensione allucinante
Gli invasati
Thunderman!
"Magic-Bat"
Bobby... "Solo contro tutti"
Dove volano gli avvoltoi 


L'ora del destino
Terre inesplorate
Zagor contro Supermike
Lampo mortale
Incubi
Alla ricerca di Zagor
Minaccia dallo spazio
Sfida all'ignoto
Ossessione!
I due sosia
Iron-Man
Alba tragica
Ora zero!
Pericolo biondo
Terre bruciate
Insetti assassini
Acque misteriose

La settima prova
Lo zoo di Kaufman
Minaccia aliena
A volte ritornano


Pacifico... mica tanto!
Il tesoro di Jean Lafitte
L'uomo ombra
Banditi senza volto
L'uomo dipinto 
Destinazione Africa!
Il vendicatore alato
L'uomo lupo
La banda del guercio
L'uomo venuto dall'Oriente
La freccia mortale
Il padrone del tempo
Il nemico nell'ombra
L'uccello di fuoco
Prigioniero
Fucilazione
Sepolti vivi
I cacciatori di uomini
Leggendo Zagor di resta bambini
Il covo


Il nuovo copertinista
Prigioniero di una passione
Fermate il boia
Buon Natale!
Cacciatori di scalpi
La mamma di Franco Lana... fotografa ufficiale!
Copertine
L'uomo invisibile
Il solito Claudio Baglioni
Franco Lana con Carlo Ambrosini e Paolo Bacilieri
Meglio dei pupazzi nel letto
Dedicata a Gallieno Ferri
La solita Paola Turci

Franco Lana con Giuseppe Prisco (si spera a Carnevale)



Missione compiuta! ...Il saluto di Franco Lana.