giovedì 18 dicembre 2014

MORTIMER: ULTIMO ATTO



Dunque, è calata la tela. E’ giunto infatti in edicola “Mortimer: ultimo atto”, l’albo di Zagor n° 593 (Zenith 644) datato dicembre 2014. I testi sono miei, i disegni di Marco Verni e la copertina di Gallieno Ferri. Si tratta della quarta e ultima puntata di una storia iniziata a metà dell’albo di settembre, “Tornando a casa”. Di tutte le precedenti puntate (comprese quelle intitolate “Vendetta trasversale” e “L’incendio della ‘Golden Baby’”) abbiamo già parlato in questo spazio. Non c’è molto da aggiungere, se non che questo racconto sembra aver, una volta tanto, accontentato tutti, o quasi. Il “quasi” lo aggiungo perché non si sa mai, ma i riscontri di cui mi è giunta l’eco sono positivi. Durante i miei numerosi incontri con i lettori ho ricevuto complimenti calorosissimi, e lo stesso si può dire dei tanti messaggi via SMS, Facebook, Twitter. Persino Cristian Di Clemente, il recensore di uBC, mai tenero nei miei confronti, stavolta inizia il suo commento, intitolato “Qualcuno deve morire”, scrivendo: “Senza troppi giri di parole, diciamolo subito: Mortimer: ultimo atto, dove va in scena, appunto, lo scontro finale tra lo Spirito con la Scure e il suo nemico più rilevante degli ultimi duecento albi, sfiora il capolavoro”.

Uno degli albi della prima storia con Mortimer
Proprio mentre sulla serie regolare assistiamo all'ultimo atto, in edicola arriva la ristampa del primo: sulla Collezione Storica a colori esce infatti la riproposta de "I bassifondi di New York", il primo capitolo della lunga saga mortimeriana (iniziata sull'albo "Le armi fatali", Zagor n° 394, del maggio 1998). Il blog zagoriano di Marco Corbetta se ne è occupato con un articolo che vi invito  a leggere cliccando qui. Proprio lo stesso Corbetta mi ha voluto regalare il bastone che vedete nella foto qui sotto (in cui compare anche lui), identico a quello di Mortimer: un dono bellissimo per cui non lo ringrazierò mai abbastanza.

Il bastone di Mortimer, regala di Marco Corbetta (con me nella foto)

Se non avete ancora letto l’albo, fatelo prima di proseguire la lettura di questo articolo, che contiene indicazioni sul finale. Già, perché la domanda che tutti mi fanno è: “Ma è davvero morto?”.  Già altre volte, in passato, il diabolico Mortimer si era fatto credere passato a miglior vita (una volta lo avevamo addirittura visto finire impiccato, un’altra sembrava affogato in un fiume, in una terza occasione Zagor si illude che sia stato divorato dagli squali). Uno come lui, chissà cosa può aver concegnato per cavarsela ancora. Tuttavia, lo Spirito con la Scure e Cico non sembrano aver dubbi davanti al suo cadavere, al punto che lo seppelliscono. Dunque? Dunque, per me, come per l’eroe di Darkwood, il criminale è morto e non c’è motive di dubitarne. C’è chi si è lamentato della cosa, chi se ne è rallegrato, chi ha comunque apprezzato il mio “coraggio” nel sacrificare un avversario così importante. 

Va detto, però, che non sono mai mancati agli sceneggiatori di fumetti gli espedienti per far risorgere i villains più richiesti dal pubblico. Tutte le saghe degli eroi di carta sono pieni di ritorni impossibili. Talvolta sono gli stessi protaginisti a morire e risorgere. In ambito letterario, è celebre l’esempio di Sherlock Holmes, morto cadendo nelle cascate di Reichenbach in Svizzera, in un racconto intitolato "L'ultima avventura" (1893) con il quale il suo creatore, Arthur Conan Doyle, intendeva liberarsi di lui, salvo dopo venir costretto a tornare sui suoi passi a furor di popolo, dato che i lettori pretendevano il ritorno sulla scena dell’investigatore. Guarda caso, Sherlock Holmes muore precipitando insieme al suo acerrimo nemico, un genio del male (il "Napoleone del crimine") chiamato Moriarty. Ed è proprio a James Moriarty, come ho già spiegato, che Mortimer deve il suo nome. Dunque i due criminali finiscono allo stesso modo: cadendo giù da un balzo d’acqua (ovviamente non è un caso: la mia è una citazione). Dalla stessa caduta, Holmes si salva, con un espediente (un po’ forzato) escogitato dal suo creatore. Qual è questo espediente? Beh, vi lascio il gusto di andarlo a scoprire rispolverando i vostri volumi dell’opera omnia di Conan Doyle. Prometto che non utilizzerò mai quel trucco lì per far risorgere Mortimer. Però sappiate che è stato possibile, al detective di Baker Street, sopravvivere con un escamotage alla stessa caduta che ha ucciso (forse) sia Moriarty (il cui corpo non è mai stato ritrovato) sia Mortimer (il cui corpo è stato sepolto). 

Infine, due parole sulla volpe a pallini. In tanti mi hanno detto di essersi commossi leggendo l’ultima tavola del racconto. Su Twitter, un lettore ha scritto: “Lo sapevo che esisteva”. Al che mi sono commosso anche io, perché l’idea che qualcuno per anni e anni, in mezzo ai guai e ai problemi della vita, conservasse dentro di sè il pensiero che la volpe di Doney esistesse davvero, è commovente. Se è vero che io ho ucciso un personaggio nolittiano, appunto Doney, è altrettanto vero che ne ho inserito nella serie un altro, la volpe a pallini, che tutti sapevamo esistere, ma che non si era mai visto.






giovedì 4 dicembre 2014

INCONTRO A TULAROSA




Non ci avrei mai scommesso, venticinque anni fa, quando ho cominciato a scrivere fumetti per mestiere, però è accaduto. E' uscita in edicola la mia prima storia di Tex. Un racconto breve di sole trentadue tavole, ma ha per protagonista Aquila della Notte e dunque ho potuto realizzare un altro dei miei sogni. Perché riuscire a pubblicare una storia del Ranger è un traguardo importante e sono felice di averlo tagliato, indipendentemente dal fatto che l'evento possa ripetersi. La storia a mia firma si intitola "Incontro a Tularosa" ed è il secondo, in ordine di apparizione, all'interno di una antologia di quattro episodi contenuti nel sesto "Color Tex", una collana semestrale in policromia che alterna, nei suoi numeri, avventure lunghe a raccolte di storie brevi (come in questo caso). 

Copertina di Giulio De Vita

Il mio nome è finito, peraltro, in mezzo a quelli di tre colleghi straordinariamente bravi: Michele Medda, Mauro Boselli e Roberto Recchioni. Perciò, ho avuto il problema di tener testa, quanto a qualità del mio lavoro, al confronto con la loro. Per fortuna ho avuto come partner grafico un disegnatore di grande talento: Giuseppe Camuncoli, uno degli illustratori italiani più famosi all'estero per la sua attività in ambito Marvel, in particolare a sulle pagine dell'Uomo Ragno.

Moreno Burattini e Giuseppe Camuncoli

Gli altri disegnatori del Color sono Michele Benevento, Luca Rossi e Andrea Accardi: anche in questo caso si tratta di fuoriclasse. Al poker d'assi va aggiunto il jolly Giulio De Vita, autore della copertina. Di tutti costoro si è parlato in una conferenza dedicata a Tex svoltasi a Lucca Comics, che io stesso ho moderato intervistando Mauro Boselli e tanti altri autori, e che potete vedere in streaming sul sito Bonelli cliccando qui. Trovo ottimo il lavoro di Camuncoli su Tex perché ha saputo mettersi dal servizio dell'eroe e del racconto, senza rinnegare se stesso ma anche senza stravolgere il personaggio. Un vero professionista, Giuseppe, in grado di passare dai supereroi al western con uguale efficacia.  Qui di seguito vedete due tavole di esempio, colorate da Beniamino Del Vecchio.



Non è stato facile scrivere le trentadue tavole di "Incontro a Tularosa". Primo, perché Tex è un personaggio con così tanta storia alle spalle, così tanta ortodossia da rispettare, così tanta tradizione nel cui solco inserirsi, con tanto pubblico (e pubblico attento) da accontentare che davvero ogni vignetta pone dei dubbi sul modo migliore di impostarla. Dunque ho dovuto riflettere su tutti gli atteggiamenti di Aquila della Notte, compreso il particolare se potesse appoggiare o no il cappello sul tavolo del saloon. In secondo luogo, mi veniva chiesta una storia breve: cosa ben più difficile da realizzare di una lunga. Serviva un soggetto con una idea fulminante e una sceneggiatura calibrata al millimetro. Ho fatto quel che ho potuto, e giudicherete voi. La trama, un western di scenario messicano, molto crudo, è stata scelta fra una rosa di quattro proposte a Boselli, una con Tex da solo e poi una in coppia con ognuno dei tre pards.


Giuseppe Camuncoli nel suo studio

Giuseppe Camuncoli fra Mauro Laurenti e il sottoscritto

La domanda che tutti mi pongono, adesso, è se ci saranno altre storie di Tex scritte da me. Per il momento, ne ho sceneggiata un'altra, anch'essa di trentadue tavole, che dovrebbe finire nel Color autunnale del 2016 (salvo diverso parere del curatore). I disegni sono stati affidati a Michele Rubini e, questa volta, si tratterà di una storia horror-fantastica. Se poi mi verrà chiesto di occuparmi di una storia lunga, sarò lieto di mettermi a disposizione, a patto che non venga messo a rischio il mio lavoro su Zagor, che resta il mio interesse principale.


Giuseppe Camuncoli con Zagor Collezione Storica a colori.


giovedì 27 novembre 2014

NELLO STUDIO DI FERRI



Si è svolta a Santa Margherita Ligure (Genova), tra il 22 e il 29 novembre 2014, una mostra dedicata a Gallieno Ferri in cui sono state esposte oltre quaranta tavole originali del maestro. Nei giorni di sabato 22 e domenica 24 io e lui siamo stati invitati dall'amministrazione comunale a partecipare a un incontro con il pubblico nel Castello della cittadina ligure, e a presenziare alla distribuzione delle cartoline con uno speciale annullo filatelico.

La cartolina con l'annullo filatelico zagoriano



Per l'occasione ho curato, con Ruzica Babic, titolare della locale Galleria Libreria dell'Arco e organizzatrice dell'evento, un albetto speciale di trentadue pagine brossurate contenente un mio racconto in prosa con Zagor protagonista, intitolato “La capanna nella palude” e corredato da decine di illustrazioni rare o poco viste di Ferri (dietro una copertina inedita). Per riuscire a impossessarsi di una delle ultime copie (dato che la tiratura è stata limitata), basta telefonare al numero 0185 285276. Si tratta della seconda avventura "scritta" dello Spirito con la Scure, dopo "Le mura di Jericho", il romanzo zagoriano pubblicato nel 2011 da Cartoon Club (e tutte e due portano la mia firma). Altri gadget sono stati un poster e una stampa numerata e firmata da Gallieno.

Il grande poster realizzato da Ferri per la mostra


All'inaugurazione della mostra erano presenti anche alcuni autori (Marcello Mangiantini, Mirko Perniola e Jacopo Rauch) ma soprattutto numerosi frequentatori del forum SCLS che hanno tenuto proprio a Santa Margherita il loro raduno, giungendo da tutta Italia. Il sindaco di Santa Margherita Paolo Donadoni, giovane e, cosa che non guasta, appassionato di fumetti, si è dichiarato interessato a proseguire l'organizzazione di eventi fumettistici anche in futuro. I forumisti hanno promosso tra di loro (e tra gli autori presenti) una raccolta fondi in aiuto agli alluvionati liguri e sono stati messi insieme quasi cinquecento euro. Complimenti agli zagoriani!

Jacopo Rauch e Mirko Perniola con le dolci metà

La manifestazione è stata un successo, a dimostrazione dell'entusiasmo che Zagor riesce ancora a suscitare. Gallieno Ferri si è seduto a cena con i lettori la sera del 22 ma, soprattutto, ha proposto di organizzare una tavolata a Recco (là dove vive) per il pranzo del giorno successivo, ed è attorno a lui che un nutrito gruppo di appassionati si è radunato per gustare la famosa focaccia con il formaggio. Di tutto questo fanno la cronaca, più delle parole, le foto che seguono. Ma, soprattutto, ho potuto realizzare qualche scatto anche nello studio di Gallieno Ferri: li trovate in fondo alla carrellata.

Gallieno Ferri nella Galleria Libreria dell'Arco a Santa Margherita Ligure


Il castello sede della mostra

Il mare di Santa Margherita Ligure da una finestra del castello

Mostra al castello

Gallieno Ferri accanto a una delle tavole in mostra

Un vero appassionato con la cover zagoriana del telefonino

Il tavolo della presentazione. Ferri è tra Ruzica Babuc e il sindaco Paolo Donadoni


Marcello Mangiantini, Gallieno Ferri e Moreno Burattini

Tavole in mostra

Autografi sull'albetto



Ruzica Babic della Galleria Libreria dell'Arco e la forumista Tesla

La focaccia col formaggio 

Esperienza mistica a Recco

Tavolata di autori e lettori a Recco

A tavola a Recco con Ferri e i lettori di Zagor

Un disegno spiritoso di Ferri con testi miei: Zagor colpisce un minaccioso polpo pronto per la padella

Una libreria in casa Ferri


Il tavolo da lavoro di Ferri

Una tavola in lavorazione

Gli attrezzi da disegno di Gallieno Ferri

Gallieno Ferri davanti al suo tavolo da lavoro

Due strisce di una storia in lavorazione

Io con Gallieno nel suo studio

Il modellino di un gozzo ligure con la sagoma di Zagor a bordo

Le mani del Maestro



martedì 18 novembre 2014

MORTE PER ACQUA





E' uscita l'antologia curata da Sebastiano Mondadori in cui compare un mio racconto, intitolato "La signora Miller e Dio". Il libro si intitola "Morte per acqua" e vanta una copertina di Aldo Di Gennaro. E' edito da Tra Le Righe Libri e costa 14 euro. Fra gli altri autori presenti c'è anche lo sceneggiatore zagoriano Giorgio Giusfredi, con me nella foto qua sopra. Il volume sarà presentato di nuovo venerdi 28 novembre al Palazzo Guinigi di Lucca alle ore 18.30 (dopo un primo battesimo tenutosi a Pisa alcuni giorni fa). Si può trovare nelle librerie Feltrinelli. In ogni caso, il sito della Casa editrice è il seguente: http://www.tralerighelibri.it/

Di che cosa si tratta, esattamente? E' la terza Antologia Barnabooth, ovvero il frutto del gruppo di lavoro della Scuola di Scrittura Creativa tenuta a Lucca da Sebastiano Mondadori. Io sono stato invitato in qualità di  "ospite" dato che, oltre alla stima e all'amicizia, mi lega a Sebastiano un progetto comune che prima o poi vedrà la luce.  Sebastiano è uno scrittore di talento ma anche uno straordinario insegnante e conferenziere (oltre che ottimo cuoco): non a caso in apertura del volume c'è un suo saggio su John Cheever che colpisce per acume e profondità di analisi. I racconti in tutto sono quattordici e, nonostante io scriva per mestiere da venticinque anni, mi sento meno bravo a narrare in prosa di alcuni degli autori presenti nella raccolta insieme a me. Del resto ognuno ha il suo talento e ammesso che io ne abbia uno, è quello di sceneggiare a fumetti e non quello del romanziere (seppure mi piacerebbe imparare a fare anche quello). Tuttavia il mio racconto non sfigura e mi piacerà sapere che qualcuno l'ha letto. Ne ho scritto un secondo, un po' più lungo, che potrebbe comparire nell'antologia Barnabooth del prossimo anno.

Qual è il mio rapporto con la prosa? Al di là dei saggi sul fumetto, posso vantare un romanzo con protagonista Zagor, "Le muta di Jericho" pubblicato da Cartoon Club nel 2011 (che ormai ha esaurito tutta la tiratura e che è  uscito anche all'estero), due favole per bambini vincitrici di premi (mai pubblicate, però), più la scrittura di alcuni racconti apparsi su riviste di genere (potrebbero in effetti riempire una raccolta). Ma naturalmente ho, come tutti, i cassetti pieni di romanzi iniziati e novelle già finite. Vorrei spezzare una lancia in favore di queste ultime. Non delle mie, cioè, ma delle novelle in generale, dei racconti: non è detto affatto che un romanzo sia preferibile a una antologia di testi più brevi. Anzi. Fate la prova, una volta o l'altra.






sabato 15 novembre 2014

L'INCENDIO DELLA "GOLDEN BABY"



E’ in edicola “L’incendio della ‘Golden Baby’”, l’albo Zenith n°643, corrispondente allo Zagor 592 e datato novembre 2014. Contiene il proseguo della storia del ritorno di Mortimer iniziata nell’albo “Tornando a casa” e continuata in “Vendetta trasversale”, i due volumi precedenti. I testi sono miei, i disegni del bravo Marco Verni, qui (a mio avviso) alla sua prova migliore, finora. Riguardo al diabolico genio del crimine sono stato intervistato di recente dal sito Bonelli e potete andare a curiosare fra le mie risposte, se volete. Inoltre, ho approfondito l’argomento anche in questo spazio. L’avventura si concluderà a pagina 98 del numero successivo, intitolato “Mortimer: ultimo atto”. 

Se riportassi i messaggi privati, gli SMS, le telefonare, le lettere, le opinioni raccolte per strada mi sembrerebbe di volermi atteggiare a vanaglorioso, perché raramente mi è successo di ricevere tanti complimenti e apprezzamenti. In realtà mi sento sempre sotto esame e oggetto di critiche qualunque cosa faccia da venticinque anni a questa parte (da quando cioè sceneggio Zagor), per cui so che per ogni parere positivo ce ne saranno dieci negativi e non mi faccio illusioni di aver scritto una storia migliore del solito o di essere piaciuto, almeno stavolta, a tutti. Grazie comunque a chi mi ha fatto giungere un cenno di riscontro e di incoraggiamento. Tireremo le somme dopo il finale. Il mio parere sui detrattori per forza l'ho già espresso.

Se non avete ancora letto niente, vi consiglio di non scorrere ulteriormente questo articolo, perché rivelerò particolari importanti della storia in corso (potrete tornare a vedere ciò che sto per dire una volta arrivati in fondo). Se invece avete letto “L’incendio della ‘Golden Baby’”, possiamo parlarne subito. Se nel numero precedente era morto il povero Doney, il trapper che da sempre raccontava a tutti di aver visto, una volta, una volpe a pallini neri, in questa nuova puntata le vittime di Mortimer sono due: Tabitha, la moglie indiana del dottor Sand, e il marinaio di Fishleg chiamato Samuelson. 

Non si tratta di figure di secondo piano, perché Tabitha compare da protagonista in due racconti (e questo è il terzo) della saga, più in altre apparizioni minori, e non è di poco conto quel che rappresenta con la sua figura (l’integrazione e la convivenza fra le culture, l’amore fra un uomo e una donna di razze diverse, la lotta contro l’apartheid, la malattia e la guarigione). Samuelson, dal canto suo, rappresenta tutta la ciurma variegata ed eterogenea della “Golden Baby”, è il simbolo di quel microcosmo ideato da Nolitta, ed è stato co-protaginista, con gli altri marinai, di numerose avventure. Mortimer non ha programmato di eliminare proprio Samuelson, ma ha cercato di mietere vittime quanto più possibile facendo schiantare un veliero contro la baleniera di Fishleg e scatenando un’incendio seguito a una esplosione. Avrebbero potuto esserci numerosi altri morti, magari lo stesso comandante della “Golden Baby”. Se non c’è stata una strage e se la baleniera non è affondata è stato soltanto per l’eroico intervento di Zagor, aiutato da Zarkoff e, appunto, da Samuelson. Trovo pertanto patetiche le ironie di chi (mi hanno detto) avrebbe deriso lo “spessore” delle due vittime, sostenendo che la montagna avrebbe partorito un topolino. Sommando la fine di Doney a quelle di Tabitha e di Samuelson, il livello di dramma per lo Spirito con la Scure è sicuramente altissimo. Chi non lo capisce, vuol dire che o è limitato di comprendonio oppure fa finta di non capire. Peraltro, gli stessi che deridono le vittime di questa storia (ignorando quelle che potrebbero esserci nel prossimo numero) sarebbero stati i primi a criticare aspramente se a morire fossero stati Cico, Tonka, Doc Lester o Molti Occhi. A chi vuol criticare per forza non mancheranno mai gli elementi per farlo.


Per dimostrare, però, il livello psicologico, più che logico, di certi biliosi detrattori, ecco un esilarante passaggio di una critica leggibile su un forum, che un’anima buona mi ha segnalato. Dunque, vedendo Tabitha scegliere volontariamente la morte pur di salvare l’uomo che ama, Zagor pensa:  "Ha fatto rotolare da sola il suo masso perché io salvassi Sand!". L’acrimonioso commentatore, credendo di farci morire dal ridere, commenta: “No, è che si voleva grattare la schiena!”. Ho cercato di capire perché in un cervello contorto si fosse materializzata questa battuta di fronte a un passaggio piuttosto drammatico della storia. E’ evidente che quel che a me sembra emotivamente forte a lui fa pisciare addosso dalle risate, e dunque ho sbagliato io che non so creare il necessario pathos. Ma poi ho afferrato il senso dell’intervento: al detrattore dà noia che Zagor pensi. Cioè bisognava che quel pensiero non ci fosse. Non serve che il pensiero sia brevissimo e dunque possa essere tollerato anche dai più accaniti antispiegazionisti. No: le spiegazioni proprio non ci devono essere. Lo Spirito con la Scure doveva vedere Tabitha far rotolare il masso e non pensare nulla. Questo perché il mio critico si ritiene così intelligente e superiore per acume al resto del mondo da riuscire a capire tutto benissimo senza che nessuno glielo spieghi. E per sottolineare l’elevatezza del proprio quoziente intellettivo, non può fare a meno di pigliare per il culo il sottoscritto e i poverelli come me che non ci arrivano. Il che può essere senz’altro vero (cioè: ci può stare che lui capisca tutto, e che non ci sia bisogno di spiegare niente), ma non è che si trattiene dal dirlo pensando che altri possano gradire una facilitazione della lettura. Anzi, non gli viene neppure in mente che la facilitazione della lettura sia stato proprio il motivo per cui quel brevissimo pensiero sia stato messo in testa a Zagor. Non considera neppure l’ipotesi che lo sceneggiatore voglia fare in modo che tutti i lettori capiscano come ha capito lui, e che questo faccia parte da sempre della tradizione zagoriana in particolare e bonelliana in generale. 

Lo stesso Sergio Bonelli chiedeva a noi sceneggiatori che cercassimo di spiegare nel modo più chiaro possibile i passaggi di un racconto (potrei citare di nuovo certi passaggi di certe sue interviste in cui sottolinea questo aspetto, ma l’ho già fatto più volte e sarebbe inutile). Ma soprattutto lo stesso Nolitta faceva così. Basta aprire una pagina a caso delle sue storie. Vogliamo sfogliare il classico dei classici, “Zagor contro il vampiro”? A un certo punto, Cico è nella cripta del castello di Rakosi e la lastra che copre il sarcofago in cui il barone riposa si sposta per far uscire il non-morto. Lo si vede benissimo. E che fa Cico? Pensa: “Questo lastrone si è mosso da solo”. Più avanti, lo Spirito con la Scure lotta contro il succhiasangue, sorge il sole e il vampiro viene ridotto in cenere. Lo si vede benissimo. E che fa Zagor? Pensa: “Non è rimasta che polvere!”. Il che è perfettamente logico: poiché nelle storie del Re di Darkwood esistono i pensieri (ci sono fumetti in cui non esistono), e c’è un momento nella mente del nostro eroe in cui egli capisce qualcosa, è giusto che glielo si faccia pensare. Anche al rancoroso, a un certo punto, è venuta in mente la sua brillante osservazione, e l’ha scritta. Io ho scritto la mia, e secondo lui non avrei dovuto farlo neppure in ossequio alla tradizione. Per far piacere a lui, avrei dovuto cambiare le regole stabilite da Nolitta. Soprattutto, avrei dovuto scrivere sotto dettatura (la sua) invece di assecondare il mio istinto, il mio stile. 



Non contento di aver voluto dar così tanta prova di acume, il detrattore concede il bis. Infatti, qualche pagina più avanti, Zagor legge, scritta su una parete, una frase enigmatica in cui Mortimer vuol far capire al nostro eroe che lo ha rapito Cico e lo ha condotto a Port Whale. La frase è: “save whale”, cioè, più o meno, “salva la balena”. Il Re di Darkwood pensa: "La balena potrebbe essere un riferimento alla stazza di Cico". Naturalmente, per il saputello tutto ciò è anatema (per quanto breve sia il pensiero, a lui sembra troppo). Perciò il detrattore sghignazza: “No, a tua sorella la buzzicona!”. Zagor non solo non deve pensare, ma non deve neppure risolvere gli enigmi. I lettori devono farlo da soli, capire tutto al volo, appunto come il sommo commentatore. Lo so che con questi miei appunti forse avrò infastidito il detrattore in questione (non so neppure chi sia, in verità), ma del resto come io, scrivendo, presto il fianco alle sue critiche, anche lui, scrivendo, presta il fianco alle mie. Ma lo faccio con benevolenza, per tenerlo in esercizio e stimolarlo a criticare per partito preso sempre di più.


Così si affrontano i detrattori