mercoledì 15 maggio 2013

L'ATTESA

Dal 30 maggio in tutte le edicole, lo Zagorone di Gallieno Ferri.


La copertina del terzo Zagorone

Le canoe di Gallieno Ferri
Le bozze di stampa del terzo Zagorone
Io e Gallieno Ferri con la striscia finale dello Zagorone n° 3 appena consegnata


Il trailer di Attila Juhas.










sabato 11 maggio 2013

POTREBBE PIOVERE PIU' FORTE



Quella che segue è una scelta dei migliori tweet pubblicati a mia firma su Twitter durante il mese di aprile 2013. Li ho divisi per argomenti in modo da rendere più agevole la lettura, e ho disposto le categorie in ordine alfabetico. Per leggere una selezione di ciò che ho scritto durante il mese di dicembre, cliccate qui. Per i tweet di gennaio, invece, qua.  Per febbraio, il link è questo.  Per marzo, et voilà. Sono quasi sicuro che, se lo fate, vi divertirete. Nel momento in cui scrivo, i mie followers sono 1378. Il contatto è @morenozagor





AFORISMI

Gli esseri umani dovrebbero essere umani.

Nessuno è del tutto innocente, e neppure del tutto colpevole.

Nel dubbio, dubita.

A tutti manca qualcosa, sempre.  Ogni uomo è un eterno incompiuto.

A volte sarebbe meglio non averli, i talenti. Possono essere anche maledizioni.

Talvolta è più difficile scegliere una strada che percorrerla.

La simpatia è contagiosa. Basta uno che ce l'abbia e quelli accanto la prendono tutti.

Siamo noi stessi l'unica costante della nostra via, fra tanta gente che va e che viene.

Conosco noi polli.

I guai peggiori non sono quelli che ci piovono addosso ma quelli in cui ci infiliamo da soli, pur sapendo benissimo ciò che succederà,


Appunto perché c'è poco da ridere, le risate sono preziose. Facciamone scorta ogni volta che si può.

Non si può pretendere che gli avversari siano come noi vorremmo che fossero.

Non è che verità non esiste. E' che non ne esiste solo una.

L'unica vera sconfitta è la rassegnazione.

Vedere la strada giusta dall'alto della collina, non trovarla più una volta scesi nella pianura.

A conti fatti, dei bei ricordi non ce ne facciamo un accidente.

L'unica cosa per cui valga davvero la pena di lottare è la libertà.

La verità non sta né di qua, né di là, né nel mezzo. La verità non sta, ma é. 

Cercare di vivere rilassati è una cosa stressante.



AMORE

Gli abbracci sono così terapeutici che dovrebbe prescriverli il medico e passarli la mutua.

Il migliore degli amanti è quello che sa dare personalmente lo smalto alle unghie dei piedi della sua lei

Nessuno dovrebbe dirsi "disponibile a una relazione" piuttosto che no. Le relazioni succedono indipendentemente dalla disponibilità.

Se si guardasse alla convenienza, converrebbe non innamorarsi.

La passione è cosa diversa dall'amore. Presuppone un fuoco divampante e sconvolgente, che deve trovare una requie.

Amare non è un verbo dal significato univoco. E come parola, letta come aggettivo, è persino un bisenso. Perciò genera confusi

L'amore è chimica. Molecole in circolo che danno i brividi e fanno girare la testa.

L'amore fra uomo e donna è un fatto fisico. Non si ama senza desiderare il contatto dei due corpi.

Il cuore è la parte del corpo in cui tutti abbiamo più cicatrici.

Non serve solo la persona giusta, ma anche il momento giusto. La combinazione è rara.

Essere innamorati e amare sono due cose diverse.

Gli amori non inquieti non sono amori.

Mai dire "ti amo" come una password per far scattare una serratura.

I piedi freddi si scaldano solo a contatto con dei piedi caldi.

Io non difendo gli amori clandestini ma dico che farne esperienza serve a capire la vita.

Nella lista di nozze converrebbe mettere un fondo di accantonamento per le spese del divorzio.

So di uomini le cui amanti si sono ritrovate tutte fra la gente al funerale, e piangevano in silenzio più della moglie.

Almeno un amore clandestino bisogna sperimentarlo nella vita, o non la si capisce.





ANIMALI

Visto come mi affretto a farli uscire in giardino o a riempire le ciotole quando i miei gatti raspano alle porte, l'addomesticato sono io.

La spiegazione di tutto è che non discendiamo dai primati, ma siamo primati.

Sono simpatico ai gatti. A tutti, dico, non solo ai miei. Da me si lasciano carezzare. Che vorrà dire?



ARTE, CINEMA, TV,  CULTURA, MUSICA

Visto il Museo del Novecento a Milano. Ho capito che ci devo tornare più preparato: non distinguo la "Merda d'artista" di Manzoni dal resto.

Non ho mai capito perché a certe persone il " mainstream" debba far schifo a priori.

La maggior parte delle canzoni minori degli LP degli anni Settanta era più bella dei singoli di oggi.

Mi domando come facciano a non essere mortali il cinquanta per cento degli incidenti di "Paperissima".

Come titolo, "Servizio pubblico" è un cesso.

I canali TV si dividono in quelli che si vedono disturbati e quelli che non sanno di nulla.



DENARO

Il singolare di crisi è sempre crisi. Infatti, sembrano sempre almeno due insieme.

Sento gente chiedersi se il governo mangerà il panettone. Mi preoccupa di più sapere se lo mangeremo noi, viste le tasse di fine novembre.

Mi dispiace, ma non do denaro a chi questua con la sigaretta in bocca.

In tempi di crisi è un posto sicuro anche fare il frate o la suora.

Quando uno sommerso dai debiti si uccide, anche ai suoi creditori viene voglia di fare altrettanto.

L'impressione è che abbiano frainteso l'espressione "lotta contro la povertà" intendendola nel senso di eliminare fisicamente i poveri.




DOMANDE

Ma la patrona di chi cerca lavoro è Sant'Assunta?

Ma uno che fa il quadro in una azienda, passa l'orario di lavoro appeso alla parete di un ufficio?

Ma una martellata sull'alluce provoca le allucinazioni?

Ma la banda larga è una gang di banditi sovrappeso?

Ma la mamma di Paganini era contenta quando suo figlio faceva i Capricci?

Ma le medium inglesi hanno lo spirito guida a sinistra?

Ma i vegetariani indulgono nei piaceri della carne?

Ma Henry Ford ha mai scritto una auto-biografia?

Ma la moglie di Orso Maria Guerrini, nell'intimità, lo chiamerà Orso oppure Maria?

Ma è taccheggio anche se si rubano scarpe senza tacchi?

Ma destate le donne dormono?

Ma gli altri santi passati di moda, saranno contenti che i miracoli li fa tutti Padre Pio?

Ma uno che è colto ma non poi così tanto, però sa essere tagliente, è un coltello?

Ma se la mia morosa è la dolce metà, io sono la metà amara?

Ma una maglietta che fa schifo è una T-shit?

Perché la carta da parati non si chiama "da pareti"?

Ma chi raggiunge la pace dei sensi, perché la inseguiva?

Ma Belen sulla culla del figlio metterà le apine o le farfalline?

Ma fra gli esami previsti per diventare ginecologi, c'è anche speleologia?

Ma il padre del figlio di Belen è il cantautore Il Cile? Se no, perché si dice Santiago del Cile?

Ma a Bari giocano a carte tranquilli?

Ma quelli che (ex amanti, collaboratori, paparazzi) litigano con Madonna e le urlano le peggio cose, bestemmiano?

Ma a Isernia non succede mai niente?

Ma San Francesco era povero perché aveva le mani bucate?

Ma per condire la pasta al dente ci vuole il dentifricio?




DONNE

Le ragazze crescono quando invece di lasciare i succhiotti sul collo lasciano le unghiate sulla schiena.

Le donne sottovalutano sempre il potere che hanno sugli uomini.

Poche cose sono tanto temute o tanto desiderate, a seconda dei casi, come le gravidanze.

Una signora non s'ignora.

Le donne hanno l'obbligo morale di rendere più bello il mondo mostrando le tette.

Ma come si fa a sapere se la ex moglie, a cui paghi gli alimenti, con quei soldi si compra dei vestiti invece che da mangiare?

"Scemo" detto da una donna che ride è un complimento.

Sposate, fidanzate o conviventi, state sempre attente a restare donne e non diventare mogli.

Le tette logorano chi non ce le ha.

Le gambe delle donne sono un sito protetto di cui gli uomini cercano di scoprire la password.

Per strada non si incontrano tutte le donne affascinanti che si leggono in rete. Ragazze, ogni tanto chiudete la connessione e uscite, su!




ENIGMISTICA

Due piaceri della vita: sfogliare, spogliare.

Mi sono appena accorto che "puntata" è l'anagramma di "puttana". Ripensando a certi programmi TV avrei dovuto scoprirlo prima.

Cambio di vocale. Etnia etnea.

Anagramma. Evento veneto.

La pesca è una tattica ittica.

L'anagramma di "Michela" è "che mali!"

Cambio di vocale con spostamento d'accento: non è merito del marito.

Palindromo: ogni Ringo.

Cambio di iniziale. La grammatica è drammatica.

Spostamento di vocale. Bolle è bello.

L'anagramma di "mail" è "mali". Per questo sono sempre titubante nell'aprire la posta.

“Dilemma" è l'anagramma di "dammeli" e di "dimmela". Il dilemma è appunto: che?

Sciarada. Rom a / Roma.

Bisenso. I sedani non sedano la fame.

L'anagramma di "capro espiatorio" è ciò che dice rendendosi conto del suo destino: "porca troia, espìo!".

Cambio di vocale. Amica amaca.

Bisenso. Mi libro in un libro.

Ma il ciclo si chiama così perché "utero" è l'anagramma di "ruote"?

I raffreddori sono eccitanti: nel senso di tanti eccì.




FELICITA’

La vita è una complicata alchimia fra ciò che si può, ciò che si deve, ciò che si vuole. La nostra felicità dipende dal mix ottenuto.

La felicità è come l'onda per un surfista. Si annaspa goffamente cercando il brivido di una cavalcata che dura pochi secondi. E si riparte.

Se Dio fosse buono, ci avrebbe creati felici.




FIGLI

I ragazzi a cui ordini di fare i compiti si dividono in quelli che rispondono di averli già fatti e quelli che non hanno da fare nulla.

Sul treno Firenze-Viareggio pieno di ragazzi in viaggio verso il mare, mi metto a immaginare il futuro di ognuno scritto nei loro sguardi.

Mia figlia, da piccola, abituata a vedere al maneggio un gruppo di pony, a un certo punto nel recinto ne vede uno solo e dice: "guarda, un pono!"




GIUSTIZIA

Il giudice dovrebbe essere un mestiere da fare con il dolore nel cuore, perché serve che qualcuno lo faccia. Non gongolando.

C'è gente che nasce giudice, e gente che nasce per essere giudicata.

Per la cronaca, mi hanno borseggiato di un IPhone 5. Comincio a rivalutare quella cosa del taglio delle mani.

Se nessuno comprasse merce a basso prezzo perché rubata, i ladri ruberebbero di meno.




ITALIA

Il dipendente pubblico che non fa il suo dovere è corrotto come il politico che ruba.

Della Liberazione mio padre ricorda la cioccolata degli americani.




LIBRI E FUMETTI

Ci sono cose che non hanno prezzo. Una è vedere i propri figli entusiasmarsi per i libri che hanno entusiasmato me è che ho regalato loro.

A mio disdoro, al di là dei grandi meriti teatrali, non ho mai capito fino in fondo il perché del Nobel a Dario Fo per la letteratura.

Chi disegna o scrive fumetti ha realizzato e continuato i suoi sogni di bambino.

Credo di essere tra i pochi ad aver letto il Kamasutra e non solo aver guardato le figure.

Ho finito di leggere un libro, adesso ho il senso di colpa garantito: qualunque altro sceglierò ne lascerò indietro altri cento in attesa.




MAL DI VIVERE

Signora maestra, la vita mi fa i dispetti.

La colpa è una bella donna che mi telefona sempre e pretende di uscire con me.

Ho il senso di colpa per colpe che non ho o per cose che non sono colpe, ma dentro non riesco a pentirmi per gli sbagli davvero commessi.

Sono il campione mondiale di seghe mentali, ma vedo che in molti stanno insidiando il mio titolo.

Sono bravissimo a complicarmi la vita. Forse perché sono uno sceneggiatore che complica la vita, per mestiere, ai suoi personaggi.

C'è sempre un buon motivo per stare in ansia, a pensarci bene. E io sono un fenomeno a pensarne di buonissimi.

Di fronte a ogni problema dico "non è colpa mia" ma penso che lo sia.




ME STESSO

Cercherò di spiegarmi meglio. A me stesso.

Mi piacerebbe annoiarmi, una volta ogni tanto, per capire com'è.

Ciò che più desidero è capire che cosa accidenti desidero.

Faccio coming out. Non posso più tacere. Non ho mai visto il concerto del Primo Maggio.

Il fatto che io sia fondamentalmente un solitario lo si capisce dal fatto che non ho mai avuto un amico immaginario.

Mai che un paparazzo si occupi di me.

Il mio guaio più grosso sono io.

Il mio sogno sarebbe arrivare in cima all'Everest, ma non c'è la funivia.

A volte la mia ironia è così sottile che sfugge anche a me.

La risposta è dentro di me. Peccato che la domanda sia: "dove, esattamente?".

A me i guru stanno sugli zebedei.

Certo che ne scrivo di bischerate.

Potendo scegliere non la farei mai la colazione a letto. Voglio avere il viso lavato, le gambe sotto il tavolo, la libertà di fare briciole.

Se avessi la possibilità assumerei una badante per me stesso.

Dopo tre giorni di flebo per la colicistectomia, il semolino dell'ospedale mi parve una cena da Chez Maxim.

Ho un'improvvisa nostalgia per i jukebox e i flipper.



MORTE

Leggo la notizia del suicidio assistito possibile in Svizzera e non posso fare a meno di pensare che sia pietoso e umano.

L'uomo è l'unico animale che sa di dover morire e anche l'unico che sa ridere. Dio ci ha creati così nel tentativo di tirarci su il morale.

Si dovrebbe festeggiare solo la morte dei dittatori, ma anche in quel caso senza troppa gioia.

Ma, esattamente, come si fa a diventare fantasmi?

Sarebbe bello e giusto essere sepolti nudi, come siamo nati.

Un innegabile vantaggio di chi ha studiato medicina è sapere che prendere esattamente per suicidarsi con i farmaci, senza dolore.

Il suicidio è un atto così grave che andrebbe punito con la pena di morte. 

Subiamo mobbing da parte della vita e stalking da parte della morte.



ODIO 

I veri motivi dell'odio non sono mai quelli che vengono dichiarati.

Chi invidia non lo ammette neppure con se stesso, ma si inventa una missione da compiere: punire l'invidiato come un suo preciso dovere

Ma quelli che ci odiano, non hanno niente di meglio da fare?

Anche chi non dà noia a nessuno, dà noia a qualcuno.



PAROLE

La differenza fra è ed é la colgo, ma fra à e á no.

Sto spiegando al mio nipotino che il contrario di "nordici" non è "sudici".

Ma la rotta perché si chiama così? È come se il percorso si chiamasse lo sfasciato.

Come il verbo "amare", anche il verbo "dimenticare" non ammette l'imperativo.



POESIA

Ma se a scuola non ci insegnano ad amare la poesia, a che serve la scuola?

Scrivo in un messaggio la frase "mica dico le cose a caso" e mi fermo a pensare che è un ottonario con doppia assonanza interna.

"Son messo malissimo", senario sdrucciolo con assonanza interna. 

"Sempre caro mi fu quell'ermo colle". Mi sono sempre chiesto che accidenti voglia dire, ermo.



POLITICA

Leggere i commenti di chi si intende di politica fa sentire contenti di non intendersene.

A me non è mai venuto in mente di scrivere né al Quirinale, né a un deputato, né a un senatore, né a un consigliere regionale. Sarò strano?

Staremo meglio solo dopo che i partiti saranno partiti, e resteranno le persone di buon senso senza i paraocchi delle ideologie.

Ci vuole così tanto a fare un governo? Basta mettersi d'accordo fra persone di buon senso.

Che buffi quelli che hanno le tessere di un partito e hanno pagato per dover essere per forza d'accordo.

Mettendo un limite di età di settanta anni per qualunque carica pubblica si risolverebbero un sacco di problemi.



RELIGIONE

La religione non mi pare rassicurante. L'idea che dopo morto possa subire un processo fa paura come quella che mi debba reincarnare.

La cosa che meno mi torna sulla reincarnazione è la faccenda che avrei potuto o potrei nascere donna.

Uno dei motivi per cui non mi farò mai prete è il fatto che non sopporterei le confessioni.

Dopo averci fatti, Dio si è messo a fare qualcos'altro e ci ha lasciati qui.

Chi scommette sulla non esistenza di Dio, e morendo vince, non ha la soddisfazione di poter fare il gesto dell'ombrello.

Il settimo giorno Dio ha dovuto riposarsi. Ciò significa che il sesto, quando creò l'Uomo, era già stanco. Il che spiega un po' di cose.

Forse sto antipatico al mio angelo custode.

Leggo sul calendario: Santa Silvia Vedova. E che c'entra la vedovanza con la santità?



SCIENZA E SUPERSTIZIONE

Fecondazione assistita e suicidio assistito. I due fondamentali e davvero utili traguardi dello stato assistenzialista.

Tollero sempre meno gli oroscopi al mattino.

Faccio la doccia e penso che la scoperta dell'acqua calda sia ingiustamente derisa e sottovalutata.

“Scoperti due pianeti simili alla Terra”. Mi propongo per emigrare.

Ma se "tarocco" è sinonimo di imbroglio, perché la gente se li va a far leggere dalle cartomanti?





SESSO

Ci sono epiteti volgari e intollerabili in qualunque altra circostanza ma che detti nel delirio della passione suonano come complimenti.

So che ci sono varie tecniche e scuole di pensiero, ma per baciare si deve aprire bene la bocca.

Il sesso che trovi a ogni angolo non è sesso.

Ma la pace dei sensi, sarà davvero la pace?

Non ho la minima idea di come ho fatto a imparare a baciare.

Potrei scrivere un trattato sul tema "Le stuzzicacazzi", ma cerco un titolo meno volgare dato che io non lo sono e l'argomento è serio.

Secondo me, il peccato su cui meno la gente dà retta alla Chiesa è la masturbazione.

Ma chi convintamente si sposa in Chiesa, davvero non ha avuto rapporti prematrimoniali?

Una volta imparato a sganciare il reggiseno con una mano sola, come si fa non si dimentica mai, come sciare o andare in bicicletta.

Sto rivalutando il taglio "nature" nella zona pubica femminile. Il richiamo della foresta.

I preliminari sono come gli antipasti: a volte ci si abbuffa anche solo con quelli.

Le camicie sono l'indumento maschile più erotico.




TWITTER E INTERNET

Dopo sei mesi di tweet geniali ho capito solo adesso che la SIAE non mi corrisponderà nessun diritto d'autore.

Di qualunque cosa si tratti, salvo le ovvietà, l'opinione dominante in rete non è quella della maggioranza dell'opinione pubblica.

Perché rileggo il tweet e mi sembra a posto e solo quando lo rivedo mi accorgo del reffuso?

In rete è più facile che per strada ottenere la confidenza di una fanciulla.



UMORISMO 

Potrebbe andare peggio. Potrebbe piovere più forte.

I latitanti si riconoscono dall'eleganza che li contraddistingue. Si vestono in modo ricercato.

Da quando esistono wireless e cordless mi sto trasformando in un Burattini senza fili.

Il sexy shop è l'unico negozio in cui il cliente non si offende se il commesso gli dice "che cazzo vuoi?".

Sono talmente modesto che posso affermare senza tema di smentite che nessuno è più modesto di me.

Un western erotico si ambienta nel Far Swest.

Ci sono poveri e pofalsi.

Per la macchina da caffè Nespresso faccio una scorta infinita di cialde "Arpeggio" dal gusto persistente. Si sa: ar peggio non c'è mai fine.

Enea era un eroe paziente: aspettava il suo Turno.

Silvan sembra sempre giovane perché non esce mai senza i suoi trucchi.

Titolo di giornale: "Prodi: strada in salita per il Colle". Se è un colle, sarà in salita per forza, no?

Il parrucchiere della Camusso in realtà è un metalmeccanico addetto ai cofani.

Certo che per un campo nomadi, via Lombroso è l'ideale.

Per ora faccio ridere. Fra trent'anni, farò rudere.

Santa Flora vergine. Se no sarebbe stata Santa Deflorata.

I nuovi testimoni di Geova sono quelli che ti telefonano a tutte le ore per offrirti di cambiare il gestore di telefoni, gas e luce.

I buchetti delle Geox faranno anche respirare il piede, ma se pesti la cacca di un cane è la fine.

"Hajime Satomi, Presidente di SEGA, ha dichiarato che l'azienda ha lavorato sodo": una notizia che detta così mi fa ridere.

Il packaging naturale delle banane è semplicemente perfetto.


UOMINI

I maschi Homo Sapiens allo stato naturale non concepiscono il matrimonio. Devono essere addomesticati come i cavalli a farsi sellare.

Per conquistare le donne, gli uomini devono darsi da fare. Per conquistare gli uomini, le donne devono darsi.

Guardo il mio gatto sterilizzato che dorme beato. Mi chiedo se non farebbe bene anche a noi maschi umani subire il suo stesso intervento.



VITA

La vita è una malattia cronica con cui bisogna imparare a convivere

Forse lo scopo della vita è prepararsi alla morte.

La vita è fatta di bivi senza cartelli indicatori.

Ma davvero una volta mi hanno fatto scegliere se nascere o no e io ho accettato?

Abbiamo il resto della vita davanti sia a venti che a ottanta anni.

Più che volare, il tempo precipita.

Lo scopo della vita è trovare chi ci consola di essere nati.

Nella vita, i compagni di scuola raramente sono anche compagni di strada.

Finché si fanno progetti, vale la pena di vivere.

Il dramma è quando la vita che facciamo non ci assomiglia.

Il segreto della vita è riuscire viverla con il cuore leggero.

Viviamo tutti in una bolla di sapone. Chi dentro, illusi di essere al sicuro, chi fuori, in scivoloso e precario equilibrio.

"Siamo al mondo per soffrire". Se riuscissi a convincermi che non è vero, già soffrirei di meno.

La vita è un vestito che indossiamo senza che sia mai della nostra misura.

Di solito ci si consola meglio a vicenda, tra chi ha bisogno di consolazione.

Il mondo va avanti grazie a quelli che fanno il turno di notte.

Il nostro destino, in realtà, è il frutto costante degli incroci quotidiani con il destino di migliaia di altre persone.

La solitudine è una decisione. Conscia o inconscia, ma una decisione.

Impieghiamo una vita a costruirci certezze che poi ci crollano addosso in un attimo.

Tutte le vite sono un lungo addio.

Ci sono momenti in cui anche un uomo con i capelli bianchi vorrebbe poter tornare a farsi asciugare le lacrime dal fazzoletto della mamma

Non è che il mondo dei sogni sia tanto meglio di quello reale.

Il guaio del dormire è che tanto ci si risveglia là dove ci siamo addormentati.

venerdì 10 maggio 2013

ALAN FORD TNT EDITION





Chi segue questo blog (e chi mi conosce da una vita) sa della mia autentica passione alanfordiana che mi ha portato a poter essere considerato, salvo sviste o smentite, il saggista che ha scritto di più a proposito dell'opera di Max Bunker. Proprio per questo, qualche anno fa la Mondadori mi ha affidato la cura delle introduzioni e delle postfazioni dei  dei primi 100 volumi della collezione Mondadori "Alan Ford Story" (in tutto i tomi sono stati 150, con la collana affidata a un certo punto a Francesco Manetti a cui ho volentieri ceduto il testimone per la parte finale dell'entusiasmante corsa). In questo spazio ho anche approfondito temi riguardanti questioni non affrontate nell'apparato critico mondadoriano, come l'annoso caso di Cirano e della Squitty. Ho presentato la collezione a cui collaboravo, ho parlato della favolosa accoppiata Magnus Bunker, ho riproposto una mia intervista con Secchi, ho disquisito di Superciuk,  Satanik e di Kriminal. 

Oggi, ricevo e volentieri pubblico un estratto del comunincato stampa di presentazione di una nuova iniziativa editoriale, inviatomi dall'amico Pasquale Ruggiero che per la Magic Press cura “Alan Ford – TNT Edition”, l’edizione assoluta e definitiva dei primi 75 albi di Alan Ford, ancora proposti dalla Mondadori in abbinamento con Panorama e TV Sorrisi e Canzoni, ma anche in fumetteria e in libreria. Specifico che in questa nuova collana io non avrò nessun ruolo, se non quello di lettore.

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Mondadori presenta l’edizione assoluta di Alan Ford, in eleganti volumi “omnibus”, per scoprire, riscoprire, collezionare una pietra miliare del fumetto italiano. La "TNT Edition" raccoglie in 12 volumi - mensili - i primi 75 episodi della storica serie di Bunker e Magnus.

“Alan Ford - TNT Edition”, volume 1: maggio 1969 - dicembre 1969, è in distribuzione nelle edicole, fumetterie e librerie dal 21 maggio 2013 – abbinata  alle riviste Panorama e TV Sorrisi e Canzoni.

L’opera presenterà la serie di Alan Ford in rigoroso ordine cronologico. Ogni volume raccoglierà un semestre della produzione originale, in formato 14 x 21, con copertina “olandese” e una foliazione di oltre 700 pagine. Il primo volume ospita l’intera sequenza iniziale di 8 albi del 1969, e offre agli appassionati un “tomo” di 1000 pagine,  14,99 euro. Ogni volume sarà corredato da una presentazione dello stesso Max Bunker.

mercoledì 8 maggio 2013

IL DECALOGO



Dieci argomenti.



1) Mi sorprendono quelli che dicono che gli autori non accettano le critiche. Perché non si dice che sono i critici a non accettare le risposte? Se uno dice (come qualcuno ha detto): Zagor non deve prendere colpi in testa, io dovrei accogliere la critica e smettere di farglieli dare? Risponderò che anche Nolitta glieli faceva dare e che anche nei film gli eroi li prendono. Peraltro, l'esperienza mi dice che ad ogni argomento di solito sono in grado di rispondere con un argomento migliore. Ma se rispondo argomentando, i detrattori non accettano la risposta e dicono che non sono umile. I lettori devono dettare a un autore che storia scrivere? Accetto i consigli, ma non che mi si insegni il mestiere. Se una critica mi convince, la accolgo; se non mi convince, non la accolgo. Rispondo con serenità e correttezza ma rispondo dicendo la mia opinione che vale almeno quanto quella del detrattore. Per cui, se non si vuole cadere nel ridicolo, sarebbe ora che questo argomento venisse abbandonato. 



2) Ci sono critiche e critiche. Quelli che riconoscono i pregi, tengono conto dei meriti precedenti, ammettono le difficoltà, e poi danno utili suggerimenti, sono persone positive il cui apporto  costruttivo può servire a superare taluni problemi. Quelli che fanno proclami e invettive, sostengono il licenziamento di professionisti con un curriculum pluridecennale e dal basso della loro incompetenza si ergono a giudici infallibili, non meritano considerazione. Più uno si crede Dio, meno lo è. 


3) Quando qualcuno commenta qualcosa dovrebbe farlo in modo non anonimo e avere il coraggio di dire, come io dico, "secondo me". Quelli che parlano scrivendo "non piace a nessuno" facendosi portavoce di tutto il popolo zagoriano, non sono credibili. Anzi, sono inaffidabili. Il parere di qualcuno su un forum non è il parere di tutti i lettori. Non si può pretendere che lo sia. Chi dice qualcosa parla per sé, punto e basta. A te una cosa non è piaciuta? Mi dispiace. Guarda caso, a qualcun altro si. Ti piacerà magari la prossima storia. Per ognuno che dice che che "a nessuno è piaciuta" una certa cosa, ricevo dieci attestati di gente a cui quella stessa storia è piaciuta. Liberi di non crederci. Non siete arbitri del mondo. Fatevene una ragione. Ci sono pareri diversi e i pareri altrui non sono idiozie mentre i vostri sono il Vangelo. Ciò non toglie che del fatto che a te, singolo lettore, una cosa non piaccia, io ne tengo conto - se me lo dici con affetto e simpatia e non con odio immotivato, dato che sto lavorando per te con passione. 


4) Se una cosa non piace, lo si dice in tono amichevole dimostrando anche di aver capito le difficoltà che si sono dovute affrontare o il bello che comunque è stato fatto. Le stroncature di tutto e di tutti dimostrano acredine, frustrazione, rancore (magari personale) e spirito di crociata che meriterebbero cause migliori. Chi si diverte a distruggere o a fare del male per il gusto di farlo non merita soddisfazione. Non si nutrono i troll. 


5) In venti anni che lavoro a Zagor ho fatto tante di quelle iniziative in favore del personaggio che non sarà l'odio di qualche invasato che chiede la mia testa a cancellarle. Le iniziative continueranno con Zagor di Repubblica, Zagor Color, Cico Color, Zavor, L'Arte di Ferri, il documentario "Noi, Zagor", Zagorone, albetti e mostre in ogni dove, libri e articoli e interviste e partecipazioni a mostre, blog, twitter, Facebook, forum. Questo stesso forum è nato da un mio incoraggiamento e ho accolto i forumisti mille volte nel mio ufficio, ho dato anticipazioni, ho portato autori a incontrarsi con il pubblico. Se tutto ciò non va bene, posso smettere di farlo. Soprattutto, chi sa fare di meglio mandi il suo curriculum a Mauro Marcheselli. 


6) Zagor è un bene comune e dovremmo tutti sentirci parte della stessa squadra. Dispiace che non succeda. Dovunque vada trovo gente che mi vuole bene e mi incoraggia.  Almeno, anche chi non mi vuol bene accetti che altrove possa esserci un atteggiamento diverso. 



7) Il mio desiderio sarebbe quello di smettere di fare il curatore e se potessi andare in pensione lo farei immediatamente. Mi si chiede ogni giorno, invece, di continuare e io lo faccio per spirito di servizio. Un buon proposito nell'attesa del "buen retiro" potrebbe essere smettere di interloquire con i forum e limitarmi (forse) a scrivere sul blog. 


8 ) Se la trasferta non piace a qualcuno, quel qualcuno potrebbe aspettare di dare un giudizio a trasferta finita perché è così che si emettono i verdetti. Chi non lo fa, non è un giudice attendibile. In ogni caso, la trasferta finirà come sono finite le trasferte precedenti. E non ce ne saranno altre. Contenti? Peccato per quelli che invece ne vorrebbero ancora. 

9) Non sono l'unico sceneggiatore di Zagor e sto facendo fare tante di quelle prove a tanti di quegli autori che mi hanno imposto il divieto di assumere altra gente. Dunque tutto si potrà dire di me tranne il fatto che intendo monopolizzare la serie. Peraltro, al contrario, Sergio Bonelli ha espresso più volte il desiderio che Zagor avesse un autore unico e che fossi io. Non l'ho mai accontentato. 

10) Il mio modo di scrivere Zagor è il mio modo di scrivere Zagor. Non pretendo che venga apprezzato. Chiedo solo rispetto. Ho sempre avuto Nolitta come punto di riferimento, più di molti altri. Non capisco le crociate. Chi vuol leggere, legga. Chi non vuol leggere, legga qualcun altro: l'offerta è ricca. Magari invece di stroncarmi in toto, provi a fare dei distinguo riconoscendo che non tutto è spazzatura. Ma forse chiedo troppo. In fondo, i detrattori sono detrattori e devono detrarre.


lunedì 6 maggio 2013

ALBISSOLA, O CARA



Aldo Pagliaro premia Moreno Burattini per la sua attività di sceneggiatore, maggio 2013

Si è appena conclusa "Albissola Comics" edizione 2013, una manifestazione di cui già sono stato ospite lo scorso anno. La kermesse, giunta alla seconda edizione, ha visto nuovamente un incredibile numero di sceneggiatori e disegnatori ospiti, italiani e stranieri, addirittura oltre cinquanta. Il bello è che, a differenza di cioè che accade in altri eventi fumettistici, ad Albissola  gli autori si possono incontrare facilmente non solo durante gli incontri nella sala conferenze, ma, anche, nelle sedi della loro mostre personali, ospitate negli atelier artistici della cittadina, celebre per le sue gallerie d'arte e le botteghe artigiane di scultori, pittori e ceramisti. 

Personalmente ho partecipato a due dibattiti. Il primo, per la presentazione dell'albetto "Aspettando Zavor", edito da Cronaca di Topolinia, presente la disegnatrice Elena Mirulla e l'editore Salvatore Taormina: "Zavor", cartonato a colori, deliziosa parodia dell'eroe di Darkwood e dei tanti personaggi del suo microcosmo, sarà pubblicato in autunno per Lucca Comics (con i testi di Daniela Zaccagnino), ma intanto esce questo spillato per la gioia dei collezionisti, ed io ho contribuito scrivendo una prefazione. Il secondo incontro è stato a corredo della mostra sui tre Zagoroni, in cui erano esposte non solo alcune spettacolari tavole di Marco Torricelli e Marco Verni tratte dai primi due albi giganti ("Il castello nel cielo" e "L'uomo che sconfisse la morte"), ma anche dieci pagine in anteprima dell'attesissimo terzo volume, "La storia di Betty Wilding", opera di Gallieno Ferri. Proprio io e Ferri siamo stato protagonisti, con Gianni Sedioli, di un talk show in cui abbiamo presentato le tante novità in arrivo relative allo Spirito con la Scure (Zagorone, Zagor Color, documentario di Riccardo Jacopino, Cico Color, Zagor di Repubblica, ritorno di Hellingen, la parodia "Zavor"). 

Per finire, subito dopo questo incontro mi avete consentito (voi che mi leggete) l'onore di venire premiato dagli organizzatori di Albissola Comics per la mia attività di sceneggiatore. Il premio consiste in una stupenda opera ceramica del maestro argentino Aldo Pagliaro. Insieme a me ha avuto lo stesso premio anche il grande Herman Huppen, il belga autore di Bernard Prince, il che mi riempie più che mai di legittimo orgoglio. Non si tratta del primo riconoscimento che mi viene attribuito: tuttavia, ogni volta sono emozionato quando ne ricevo uno. Ad Albissola, al di là del premio, decine e decine sono stati i lettori che mi hanno incoraggiato a proseguire sulla strada che sto percorrendo. Grazie, ovviamente, a tutti. 

In viaggio verso Albissola Comics 2013



Io e Gallieno Ferri per le strade di Albissola.



Cover dello Zagorone di Gallieno Ferri, a cui è stata dedicata una mostra ad Albissola



Io e Gallieno Ferri con Elena Mirulla (autrice della parodia "Zavor")


Il maestro ceramista Aldo Pagliaro con una sua opera dedicata a Zagor
Nell'atelier del maestro Aldo Pagliaro, con una ceramica ispirata a un disegno di Gianni Sedioli
Un momento dell'incontro zagoriano (Moreno Burattini, Gallieno Ferri, Gianni Sedioli, Elena Mirulla, il moderatore)
Mauro Laurenti di fronte alla vetrina delle ceramiche zagoriane da lui realizzate (pezzi unici).
Io con Stefano Babini
Herman Huppen riceve il premio Albissola Comics 2013
Ceramica zagoriana
Ricevo il premio "Albissola Comics 2013"

Gallieno Ferri con Elena Mirulla
Gallieno Ferri con Ade Capone

Io con Salvatore Taormina ed Elena Mirulla

martedì 30 aprile 2013

I ROBOT DI ASIMOV



Ho raccontato spesso della mia passione per Isaac Asimov, e ho dedicato un articolo di questo blog all'analisi della sua produzione gialla. Ovviamente, c'è molto di più e conto, con il tempo, di arrivare a parlare di tutto. Per proseguire, vi ripropongo il seguente saggio sui romanzi e i racconti con protagonisti i robot. Il film "Io, Robot" e la consuetudine a citare le "Tre Leggi della Robotica" anche in contesti non letterari hanno reso familiare al grande pubblico questo aspetto dell'opera asimoviana. Tuttavia, se volete approfondire potete leggere quel che io e Alessandro Monti scrivemmo sul n° 11 della fanzine "Collezionare", datato gennaio 1988. Si intende che l'aggiornamento delle notizie è limitato a quella data, ma non c'è molto altro da aggiungere (Asimov è morto nel 1992).


I ROBOT DI ASIMOV
di Moreno Burattini e Alessandro Monti


Il complesso di Frankenstein

La parola “robot” deriva da un termine  slavo che significa “lavoro dipendente”. Lo scrittore Karel Capek per primo la utilizzò per indicare un uomo artificiale in un suo dramma del 1921 intitolato “R.U.R.”. già in precedenza, comunque, la letteratura aveva conosciuto degli automi, anche se nessuno aveva mai provveduto a coniare un termine univoco che servisse ad indicarli: secondo Dalton Knight il capostipite assoluto del robot sarebbe  il mitico gigante Thalos, ma robot erano già anche i leggendari “golem” costruiti dagli slavi di Praga per difendersi dai propri nemici, ed in senso propriamente fantascientifico un robot appare nel romanzo Moon’s Manster di Ambrose Bierce pubblicato nel 1893. Nessuno di  questi robot è tuttavia un “precedente” dei robot di Asimov, i quali si sono imposti in maniera completamente nuova e rivoluzionaria nei confronti della tradizione. Comunque, come dice Roberta Rambelli, “se non hanno antenati diretti, i robot di Asimov hanno, al contrario, una discendenza immensa eormai famosa. Quasi nessun autore di science-fiction, oggi, inventa un robot senza condizionarlo alle Leggi della Robotica, magari sottintendendole invece di esprimerle”. 

In che cosa consiste la “rivoluzione” asimoviana? Per comprenderlo bisogna spendere qualche parola sulle storie di automi precedenti la teorizzazione delle Tre Leggi: si trattava invariabilmente di racconti afflitti da quello che lo stesso Asimov chiama il “Complesso Frankestein”. Così come il mostro creato dalla fantasia di Mary Shelley si ribella al dottor Frankestein che lo aveva costruito nel suo laboratorio, anche i robot dell’epoca sfuggivano al controllo dei progettisti e si presentavano ai lettori come una autentica minaccia. “Questi racconti - spiega lo scrittore - erano un miscuglio di sferraglianti clan-clang, di aaargh! e di morali del genere: 'ci sono cose nelle quali è meglio che l’uomo non metta il naso'. I pochi passi in cui i robot non erano visti come una minaccia, erano quelli in cui i robot finivano per essere creature patetiche  vittime degli essere umani". 

Nel 1940, mentre scriveva il suo primo racconto di robot, “Robbie” (che comunque rientra in questa categoria), Asimov cominciò a pensare ad un tipo di robot che non fosse né minaccioso né patetico, ma semplicemente un prodotto industriale con dei dispositivi di sicurezza che gli impedissero in ogni caso di nuocere agli essere umani. Questi dispositivi furono da Asimov individuati nelle Tre Leggi della Robotica, imperativi categorici saldamente inculcati nei circuiti positronici del cervello di spugna al platino-iridio dei robot. Il nuovo punto di vista attecchì. Prosegue Asimov: “I lettori, gli autori ed i direttori delle riviste di science-fiction convennero che i miei robot erano realmente i robot dell’aera del macchine e non più i robot del medioevo, con i suoi golem ed i suoi automi”.



Le Tre Leggi della Robotica

1- Un robot non può recar danno ad un essere umano né permettere che a causa del proprio mancato intervento un essere umano riceva danno.
2- Un robot deve obbedire agli ordini impartiti dagli esseri umani, perché tali ordini non contravvengono alla Prima Legge.
3- Un robot deve proteggere la propria esistenza, purché questa autodifesa non contrasti con la Prima o la Seconda Legge.

Questi  i termini delle tre Leggi della Robotica come furono formulate da Asimov negli anni ’40. Chi avrebbe mai potuto dire, allora, che la parola “robotica” inventata di sana pianta dallo scrittore, sarebbe divenuta quella che oggi designa la scienza (ormai avanzata) che si occupa dei robot? Ma a parte questo, se i robot dessero sempre una interpretazione univoca delle Tre Leggi, e se queste fossero sufficienti a tranquillizzare la paura ancestrale dell’uomo verso e macchine, non si potrebbero trovare pretesti per scrivere dei racconti. Ma proprio qui si rivela l’incredibile capacità di costruzione di trame di Asimov e le sue abilità nel dare uno spessore psicologico a personaggi che a molti potrebbero sembrare freddi e sterili. Due sono i principali punti di partenza dei racconti asimoviani: il primo è costituito dalle apparenti violazione delle Leggi da parte dei robot che, in particolari condizioni, si rivelano invece male interpretare i tre diktat; il secondo motivo è l’avversione rappresentata dagli automi: è il “Complesso di Frankestein” che li porta ad avere una radicata paura degli uomini meccanici. 

Ai tempi di Susan Calvin (la robopsicologa protagonista di molti racconti) ai robot non è permesso circolare attivati sul pianeta Terra, ma anche successivamente, negli anni in cui si snoda la saga di Daneel Olivaw ed Elijah Baley essi hanno un largo impiego soltanto sui cosiddetti “mondi spaziali”. Questi due punti di partenza corrispondono perfettamente al duplice interesse di Asimov per le tematiche tecnologiche  e sociologiche. Non si può fare a meno di notare con la Rambelli che “proprio un autore come Asimov, il quale ha al suo attivo ottime opere di divulgazione scientifica, sia stato uno dei primi a superare con decisione la trappola didascalica, realizzando un equilibrio che è poi rimasto come modello e misura della migliore science-fiction mondiale” riuscendo a non trasformare la fantascienza tecnologica in spicciola divulgazione o pedante nozionismo.

Romanzi e racconti

Il ciclo asimoviano dei Robot è suddiviso in due distinti rami: quello dei racconti, ognuno dei quali presenta e risolve un problema diverso, e quello dei romanzi, in cui ogni volume è una specie di capitolo di un’unica e più ampia vicenda. Fa eccezione  il racconto Mirror Image (Immagine speculare) che appartiene al secondo gruppo di storie. Benché le vicende narrate da Asimov nei suoi racconti siano scollegate l’una con l’altra, possono esserci (e ci sono) alcuni personaggi ricorrenti che fungono da trait d’union: i principali sono la robopsicologa  Susan Calvin e la coppia di astronauti Powell & Donovan. In genere i racconti sono ambientati negli anni in cui la robotica va sviluppandosi ed affermandosi come industria fondamentale per il progresso della civiltà umana, in una precedente al periodo nel quale sono ambientati i romanzi. Il gruppo dei romanzi ci presenta l’umanità rigidamente suddivisa in Spaziali e Terrestri.  I primi sono i discendenti degli uomini che, grazie ai robot, riuscirono s colonizzare una cinquantina di mondi di altri sistemi planetari: gli Spaziali, numericamente molto inferiori ai Terrestri, li superano in tecnologia e potere economico: inoltre l’ambiente asettico dei loro mondi e la loro avanzatissima ingegneria biomedica fanno si che essi godano di una vita lunga alcune centinaia di anni. I Terrestri, invece, sono stipati all’interno di immense città-formicaio che si sviluppano per centinaia di metri nel sottosuolo, soffrono di agorafobia e non è loro concesso di lasciare il pianeta.

La U.S. Robots and Mechanical Men Co.

Per quanto riguarda i racconti, sarebbe molto lungo (e, crediamo, inutile) riassumere le trame, in quanto ognuno fa storia a sé ed è molto più divertente leggerseli per conto proprio- cosa che naturalmente vi invitiamo a fare. Tuttavia è interessante notare come proprio nella lunga serie dei racconti vengano introdotti elementi e presentate tematiche che saranno poi determinanti nel corso delle vicende dei romanzi. Per esempio, il Tony del racconto Satisfaction Guaranted (1951) prototipo do robot umanoide, diventerà il Daneel Olivaw di tutti i romanzi, ed il robot RB-34 presentato in Liar! (1941), robot dotato di poteri telepatici, diviene il Giskard de “I Robot dell’Alba” e de “I Robot dell’Impero”. Al di là dei singoli personaggi, è comunque all’interno dei racconti che si narrano le vicende di tutti quei secoli di storia che separano l’anno della fondazione dalla U.S. Robots and Mechanical Man Co. (il 1982) da quello in cui si svolge il primo dei romanzi robotici, “Caves of Steel”. I racconti dedicati ai robot scritti da Asimov sono circa una trentina, pubblicati nell’arco di tempi che va dal 1940 al 1976. Apparsi quasi tutti in rivista, sono stati successivamente raccolti in volume dallo stesso Asimov, che ne del resto inseriti parecchi anche in molte altre antologie non espressamente robotiche. 

La prima raccolta di racconti apparve nel 1950 preso la piccola casa editrice Gnome Press, ma fu portata al successo soltanto nel 1963 quando la Doubleday ne acquistò i diritti: si tratta di I, Robot (Io, Robot), considerato uno dei testi fondamentali della fantascienza tecnologica. La risonanza mondiale ottenuta dal volume spinse Asimov a pubblicare  una seconda antologia, The Rest of the Robots (il secondo libro dei Robot), uscita sempre per la Doubleday nel 1964. C’è da notare che quando nel 1969 lo scrittore compose il racconto Femminine Intuition (“Intuito Femminile”) lo inserì nella nuova edizione di questa antologia, che dunque presenta due diverse versioni delle quali l’ultima è più ricca di materiale. Infine, nel 1982 la Nightfall Inc. pubblicò The Complete Robot (Tutti i miei Robot”) dove furono finalmente riuniti tutti i racconti più recenti dedicati da Asimov ai Robot, compresi i più recenti e con l’aggiunta di alcune storie con protagonista  il gigantesco computer Multivac.

Lije Baley e Daneel Olivaw

Degna di essere raccontata, anche per il collegamento che essa ha con il ciclo dell’Impero e con quello della Fondazione, è la saga dei romanzi dei robot. Il periodo in cui la vicenda ha inizio si può individuare in uno dei primi secoli del quarto millennio. Gli uomini sono divisi in Spaziali e Terrestri, come dicevamo, e le città dei Terrestri sono incredibili formicai sotterranei dove la gente vive senza mai uscire all’aperto. Gli Spaziali detengono quindi il potere economico e tecnologico, e benché formalmente indipendenti, i Terrestri risultano praticamente sottomessi. Si può quindi ben capire quanto possa essere grave  l’uccisione, avvenuta nella Terra, di Roj Nennenuh Sarton, un importante rappresentante degli Spaziali sul nostro pianeta: il caso rischia di provocare una drammatica serie di reazioni politiche, se non viene subito arrestato il colpevole. A svolgere le indagini viene chiamato l’investigatore terrestre Lije Baley, a cui gli Spaziali affiancano un robot androide chiamato Daneel Olivaw: il sottile gioco psicologico dell’integrazione fra l’uomo ed il robot è colorato da Asimov con incredibile abilità. Le indagini si svolgono nell’allucinante New York sotterranea, e mettono in mostra le complesse motivazioni sociologiche dell’incompatibilità fra terrestri e Spaziali: si capisce che il giallo (pur avvincente) è in realtà soltanto il pretesto utilizzato dallo scrittore per portare avanti un discorso assai più profondo. (Caves of steel, “Abissi d’acciaio”). Risolto il primo caso, dopo qualche tempo Baley viene di nuovo chiamato all’azione: questa volta un delitto è stato commesso su Solaria, uno dei mondi degli Spaziali. Sempre con Daneel al suo fianco l’ investigatore terrestre può dunque  vistare il pianeta e rendersi conto dell’organizzazione sociale e dei modi di vita dei discendenti degli antichi colonizzatori dello spazio. Tutto questo narrato in The Naked Sun (“Il Sole Nudo”). Tra questo secondo romanzo ed il terzo successivo si inserisce il racconto Mirror Image, il quale, pur essendo assai breve ha protagonisti proprio Elijah Baley e Daneel Olivaw. 

Nel terzo volume della trilogia dedicata a Elijah Baley, The Robots of Dawn (“I Robot dell’alba”) il Terrestre viene inviato su di altro mondo spaziale, Aurora. Questa volta è un robot ad essere stato ucciso (o meglio: disinserito) e Baley deve scoprire chi l’ha fatto ma anche perché.  Al suo fianco non c’è solo Daneel ma anche un piccolo robot telepatico chiamato Giskard che avrà un ruolo fondamentale nello sviluppo dell’intera satira dell’umanità. Infatti l’episodio dell’ “eliminazione” dei robot si inserisce in un complesso gioco di strategie politiche che ha sullo sfondo il destino del genere umano: gli Spaziali sembrano infatti ormai incapaci  di proseguire l’opera di colonizzazione della Galassia iniziata  dai loro antenati, e molti Terrestri, tra cui lo stesso Baley, premono perché sia loro concessa la facoltà di tentare di nuovo la via dello spazio. Nel quarto romanzo della serie, Robots and Empire (“ I Robot e l’Impero”), Elijah Baley è ormai morto da quasi duecento anni, ma Daneel e Giskard continuano la sua opera e, lottando contro quanti si oppongono allo sviluppo della conquista della Galassia. Il pianeta madre cade però vittima di un complotto organizzato da alcuni Spaziali e si avvia a diventare irrimediabilmente contaminato e dunque inabitabile. I due robot divengono quindi i principali artefici dell’avvento del futuro Impero Galattico, le cui vicende Asimov narra in un altro ciclo di romanzi e conclude in quello della Fondazione. Non solo: trovandosi di fronte a problemi di cos’ ampia portata, i due automi finiscono per arrivare a superare i limiti delle Tre Leggi della Robotica, teorizzando una fondamentale Legge Zero che dice: “Un Robot non può danneggiare l’umanità o permettere attraverso l’inazione che l’umanità venga danneggiata”.