lunedì 13 agosto 2018

COMMENTIAMO CHE



Qualcuno dei più attenti lettori di questo blog si è accorto che, da qualche tempo, è sparito il tasto che permetteva di commentare i post. Mi è stato chiesto il perché, e chi l'ha fatto (vedo risposta immediata) ha utilizzato l'indirizzo e-mail che comunque viene indicato nella colonna qui a lato e che permette di scrivermi. Dunque non è che non si può commentare: lo si può fare inviandomi il commento in privato. 

Se poi qualcuno vuole per forza che il proprio commento sia letto da tutti, è libera la possibilità di usare la mia pagina Facebook Moreno "Zagor" Burattini: ogni volta che pubblico qualcosa sul blog ne dò notizia e subito sotto i commenti di solito fioccano e sono pubblici. Dunque non c'è intento censorio. Mi è successo soltanto in rarissimi casi di eliminare qualche intervento davvero eccessivo  o di bannare degli evidenti troll (ho anche inserito un filtro per scremare alcune parolacce, che magari merito pure - non dico di no). In ogni caso, non sarà certo il blocco dei commenti su "Freddo cane in questa palude" a dissuadere i detrattori dalla loro crociata: la Rete è piena di tanti bei posti dove andare a insultare il sottoscritto e gli haters li conoscono tutti, per cui non mancheranno loro le tribune dove cercare gloria, fama e notorietà cantandosela e suonandosela fra di loro, visto che non hanno altre gioie e soddisfazioni. Anzi, mi fa piacere offrire loro motivo di sano divertimento.

In generale non si può certo dire che io sia irraggiungibile o che viva in una torre eburnea: credo di essere uno degli autori di fumetti che più gira il mondo passando da un incontro con il pubblico e l'altro, su Facebook, Instagram e su Twitter interagisco il più possibile, rispondo alla maggior parte delle mail che ricevo e quando non rispondo è perché c'è da aspettare il tempo che ci vuole (ricevo una cinquantina di lettere al giorno, senza contare i messaggi privati - quelli magari li controllo meno di frequente, lo ammetto, perché vado sempre di corsa) o perché è successo qualcosa (la mail è finita nello spam, l'ho cancellata per sbaglio). In genere mi si riconosce la dote della disponibilità (almeno quella). 

Il motivo per cui il famoso tasto dei commenti è stato disabilitato su questo blog non è quello di non voler dare spazio ai detrattori (anche perché ci sono sempre stati in maggioranza commenti positivi). Le ragioni sono le seguenti.

Ho due blog da gestire (questo e "Utili sputi di riflessione") per cui cui mi capita di pubblicare sempre più spesso non più di quattro o cinque post al mese qui su "Freddo cane in questa palude", talvolta anche di meno (due o tre). Oltre ai blog gestisco anche un profilo Twitter, una pagina FB e un account Instagram. Di conseguenza non ho molto tempo da dedicare alla moderazione costante dei commenti: mi sono accorto che passavano anche due, tre settimane prima di potermi mettere a leggere i commenti, approvarli e pubblicarli. Chi scrive un commento, invece, avrebbe piacere di vederlo compare subito: pubblicarlo dopo quasi un mese indispettisce (e già gli haters sono indispettiti di suo, sicché figuriamoci). Mi hanno inoltre sconsigliato di scegliere opzione della pubblicazione automatica dei commenti perché il blog verrebbe utilizzato da chi scrive messaggi di spam, da chi inserisce link a siti porno o truffaldini, da chi potrebbe mettere on line dati sensibili o testi di insulti anche verso terzi. Insomma, ci sono anche rischi legali oltre che la necessità di tenere sotto controllo i fuori di testa. Negli ultimi tempi, poi, quando mi ritagliavo il tempo per moderare i commenti, sempre più dovevo cancellare i messaggi pubblicitari diventava persino difficile scegliere il commento vero e proprio in mezzo allo spam.

Perciò, visto che ho tanto (troppo) da fare e devo anche dedicarmi a scrivere Zagor (attività che è la mia sola fonte di sostentamento), perdonatemi se ho deciso di eliminare dall'agenda degli impegni l'obbligo di moderare i commenti che vi piacerebbe scrivere qui. Scrivetemeli per mail, su Facebook, su Twitter, dove volete: la Rete è una enorme bacheca.

mercoledì 1 agosto 2018

ZAGOR CONTRO DRAGONBALL

Illustrazione di Stefano Biglia


Il motivo per cui ho smesso di leggere i commenti dei lettori sui forum e nei gruppi FB, non è perché sono spocchioso. E’ perché altrimenti non riuscirei più a lavorare con serenità. Se per ogni pagina che scrivo mi dovessi porre il problema di cosa criticherà Tizio o di che stroncatura farà Caio, sarebbe la fine. Inoltre Tizio la vuole nera, Caio la vuole bianca e se opto per il grigio scontento tutti e due. Soprattutto scontento me, che la voglio verde, blu, gialla o rossa. Perciò, meglio ascoltare l’istinto e andare là dove porta il cuore. Anche perché, così facendo, quello Zagor che nel 1989 Sergio Bonelli riteneva non avesse più niente da dire (intervista sullo Speciale di Collezionare dedicato al personaggio) è andato avanti per altri trent’anni ed è oggi il terzo fumetto più venduto della Casa editrice, con un seguito di lettori che tutti ci invidiano per entusiasmo e vitalità.  

Quando, anni fa, intervenivo puntualmente su un forum su cui c’era il topic "Filo diretto con Moreno Burattini", rispondevo a tutti i commenti. Mi sono poi reso conto di come, nonostante tutto il mio impegno, ci fossero gli stessi irriducibili che dicevano peste e corna sempre e comunque. Implacabili. Qualunque cosa io spiegassi, rispondessi, argomentassi, il detrattore per partito preso non si convinceva mai, rimaneva della sua idea anche di fronte alla dimostrazione dell’evidenza contraria e anzi la volta successiva alzava ancora il tono. Si inalberava proprio perché veniva contraddetto. Perciò, perché perdere tempo a spiegare se tanto è inutile? 

C’è poi da dire che non tutti i commenti sono ragionevoli, bisogna anche scegliersi gli interlocutori, non si può dare udienza a chiunque: serve anche tempo e serenità per fare il proprio lavoro, per quanto disponibili si possa essere (chi mi conosce di solito ritiene che io lo sia) a un certo punto si deve staccare la spina, per poter riflettere e scrivere in solitudine. Succede però talvolta di sentirsi riferire certi commenti: un amico manda uno screenshot, un altro segnala via whatsapp, un terzo esprime solidarietà per qualche attacco che non ho letto ma di cui mi informa, eccetera. A volte mi casca l’occhio su un commento sulla mia pagina Facebook anche se tendo a non farci caso. 

Illustrazione di Michele Benevento
Succede anche che ci sia chi prende le mie difese in mancanza di una mia reazione a certe bordate. E’ accaduto  di recente, e sono venuto a saperlo grazie ad alcune mail ricevute.  Un corrispondente infatti mi scrive: 

Oggi in un gruppo Facebook dedicato a Zagor,  mi imbatto in un post di un utente che paragona le attuali storie di Zagor a Dragonball. Si tratta di uno di quei talebani per i quali va bene solo lo Zagor di Nolitta. Questa gente non sa quanto è fortunata di trovare, tutti i mesi, Zagor in edicola, con i tempi che corrono. Robe del tipo ‘su Zagor voglio solo storie western, no vampiri, no alieni, no scienziati pazzi’ mi fanno veramente sorridere. Ma anche un po' arrabbiare. Come se le tematiche non prettamente western se le siano inventate tutti gli sceneggiatori successivi a Nolitta. Ha detto bene un altro utente che questa gente non rimpiange il vecchio Zagor ma, più semplicemente, il periodo della loro giovinezza dove tutto sembrava più bello”. 

Su questo argomento, quello del rimpianto della gioventù perduta, ho scritto io stesso un articolo su questo blog, dal titolo “Nostalgia canaglia”. Il paragone con Dragonball (peraltro vorrei capire se il detrattore che lo fa abbia mai letto Drangoball, per poter giudicare la congruità del suo accostamento) credo derivi dall’ultima storia con Thunderman in cui il supercattivo lancia fulmini dalle mani. Però Thunderman non l’ho inventato io: l’ha creato Tiziano Sclavi nel 1981, quando Nolitta stava ancora scrivendo Zagor (avrebbe smesso nel 1983 con “FantaCico”) e quando Sergio Bonelli controllava strettamente la testata e approvava personalmente soggetti e sceneggiature.  A Nolitta andava bene che Thunderman lanciasse fulmini dalle mani, si deve supporre, altrimenti Sclavi non avrebbe potuto pubblicare quel racconto. Oppure il detrattore pensa che Sclavi abbia fatto un atto di imperio su Bonelli? Lo dica, se lo crede. Dunque, in ogni caso, non sono le storie “attuali” a sembrare storie di Dragonball, ma a rigor di logica già quelle del 1981 lo sembravano. 


Illustrazione degli Esposito Bros
C’è da dire che ne “Lo spettro del passato”, storia scritta da Nolitta nel 1968, a Hellingen basta abbassare una leva per far lanciare una sorta di fulmine da un macchinario e quel raggio di energia immobilizza Zagor; in “Minaccia dallo spazio” (1974) è lo stesso Zagor a premere dei pulsanti per “fulminare” dei soldati alleati dello scienziato pazzo. Mi è stato detto che qualcuno avrebbe preso le mie difese. 

Sono andato a vedere e ho trovato appunto questo commento: “Tutte le opinioni sono rispettabili, ci mancherebbe. Per quel che mi riguarda posso dire che essendo un lettore di svariate tipologie di fumetti ho letto anche Dragonball svariati anni fa e credo che il paragone con Zagor sia abbastanza ingeneroso. Mi permetto solo di ricordare che Dopo Tex e Dylan Dog Zagor, insieme a Julia, è la terza testata più venduta della SBE e, da quel che vedo alle fiere, ancora capace di avere un minimo di ricambio di lettori. Il parco disegnatori è di alto livello e anche sul fronte della scrittura trovo che il livello delle storie sia buono. Il punto è che di Nolitta i lettori hanno una idea romantica, giustamente, ma tale da far passare in secondo piano anche suoi script che oggi, azzardo, potrebbero essere facilmente criticabili. Faccio un esempio concreto: rileggendo dopo anni la prima saga di Kandrax nel volume da poco ristampato per il mercato librario, notavo come la storia abbia un decorso degli eventi lentissimo. Sostanzialmente per il primo centinaio di pagine succede poco o nulla. Oggi il modo di fruire le storie è cambiato e quindi cambia anche il modo di sceneggiare; credo che se uno sceneggiatore oggi, 2018, scrivesse una storia di Zagor con uno sviluppo così lento vedrebbe il suo script cassato senza pietà dall'editor. E direi giustamente. Quindi: Nolitta è Nolitta, non si tocca. Ma abituiamoci all'idea che oggi non si può scrivere Zagor come lo si scriveva cinquanta anni fa così come non si può scrivere oggi Tex come cinquanta anni fa. E Zagor ha la fortuna di essere una serie multigenere dove western, fantascienza, commedia, thriller possono coesistere. Per chi necessita di leggere Zagor ‘come ai tempi di Nolitta’ temo che l'unica soluzione sia rileggere lo Zagor di Nolitta. Altrimenti penso che sia giusto valutare con serenità le storie odierne, manifestando disappunto se non sono buone ma, anche, elogiando quelle di ottimo livello. E di queste ultime non credo che negli ultimi anni siano mancate”.

Illustrazione di Michele Rubini

Ringrazio il mio avvocato d’ufficio. Mi permetto soltanto di aggiungere qualcosa riguardo a quelli che “su Zagor voglio solo storie western, no vampiri, no alieni, no scienziati pazzi”. Cari signori, Zagor è il fumetto della contaminazione fra i generi. Se vi piacciono le storie con i trappers e gli indiani, ne troverete tante (c’erano in passato, ci sono adesso). Ma fin dall’inizio lo Spirito con la Scure ha cercato di meravigliare i suoi lettori con le tematiche fantastiche. Ho sentito mille volte Sergio Bonelli lamentarsi delle storie deja vu con i trafficanti di armi e i mercanti di whisky. Chi vuole il western puro deve leggersi Tex. Chi vuole solo i trappers può puntare sul Grande Blek, da poco tornato in edicola a colori. 

Ma che pensava Nolitta del soprannaturale nelle storie a fumetti? "Il mio amore per il soprannaturale è di vecchia data”,  spiega Sergio Bonelli in un suo articolo intitolato "Il mare ghiacciato che è dentro di noi", parlando della contaminazione tra il western e la magia all'interno dei suoi fumetti. “Risale a quando ero bambino e andavo al cinema a vedere i film che hanno popolato l'universo di celluloide orrorifica degli anni Quaranta e Cinquanta. A parte la paura, mi divertivo tantissimo perché, e non sono il solo a dirlo, spavento e divertimento vanno a braccetto e formano un connubio indissolubile. E con il divertimento nacque, di pari passo con la mia carriera, anche un interesse professionale, che è maturato quando ho cominciato a scrivere sceneggiature. Zagor è stata l'occasione prima per poter dar sfogo a questa inclinazione, con tanti personaggi: streghe e stregoni, congreghe infernali, sette sataniche, case infestate, spettri e zombi".  C'è bisogno di altre argomentazioni o la discussione si può ritenere esaurita?

Su Zagor vige la regola che il fantastico e il western si alternano. Già sul numero due compare l’Uomo Volante in una storia decisamente fantasy. Seguono a ruota i ragni giganti, Hellingen e Titan, i cavernicoli oltre la Porta della Paura, il mostro della laguna, l’Uomo Lupo, i vichinghi, il Re delle Aquile, il fiore che uccide, Molok, il Vampiro, le minacce horror di “Odissea Americana”, gli zombi di Haiti, le creature del deserto delle Terre Bruciate, il mostro della Laguna Nera, Kandrax, l’Uomo Tigre, gli Akkroniani… devo continuare? Ho citato storie non dello Zagor “attuale”, ma del periodo nolittiano. Nolitta voleva che Zagor fosse diverso da Tex, per non farsi concorrenza interna. E’ talmente chiaro che solo un detrattore talebano con sprezzo del ridicolo potrebbe non vederlo. Di fronte alle indicazioni della tradizione che cosa dovrebbe fare il curatore che oggi si trovi a mandare in edicola nuove avventure? Proporre solo storie western senza vampiri, alieni e scienziati pazzi? Se fosse così, al nostro eroe dovremmo togliere la parola “Spirito” dal nome e chiamarlo “Il mountain-man con la scure”. No, grazie.

lunedì 30 luglio 2018

IL PRIMO TROFEO GALLIENO FERRI


Domenica 29 luglio 2018, a partire dalle ore 6 del mattino, nello specchio di mare  antistante Recco (GE) è stata disputata  la prima edizione del Trofeo "Gallieno Ferri"  organizzato dal Club Amici Vela e Motore della cittadina ligure,  con la   partecipazione della famiglia Ferri. L’evento è stato dedicato al grande disegnatore, creatore grafico di Zagor, socio del circolo, appassionato velista che quasi ogni giorno usciva all’alba, con il suo Laser, per fare “due bordi"  nel  Golfo ParadisoLa competizione velica era aperta a tutte le derive e la classifica è stata redatta in tempo compensato: premi per tutti, insomma. 


Della passione di Ferri per il mare ho parlato in mille occasioni e una volta io stesso l'ho seguito, ma sul fiume, facendo raffina con lui sullo Stura: cliccate qui per vedere come andò. La festa a Recco è riuscita benissimo, come dimostrano le foto che seguono (e quella che precede, con il ciondolo a forma di timone con la firma di Ferri, distribuito per l'occasione).

Qui c'è un video:

Ringrazio i figli di Gallieno:  Curzio, Fulvio, Gualtiero e Rocco per avermele mandate, ma più che mai per la loro amicizia. Il loro papà avrà sicuramente assistito, divertendosi un sacco.

Fulvio, Rocco, Curzio e Gualtiero Ferri

















venerdì 27 luglio 2018

OPERAZIONI COMMERCIALI




Qualche giorno fa, sulla mia pagina Facebook, ho pubblicato la foto che vedete qui sopra, accompagnata da questo testo:

Ecco Antonio Serra con il terzo (formidabile) numero della sua miniserie di Nathan Never “Generazioni”. Ogni albo (sono sei) fornisce una diversa versione dell’eroe incarnato in uno “stile fantascientifico” differente (il primo “imitava”, tra gli altri, Sin City, il secondo “Ken il Guerriero”, il terzo “Star-Lord”). La storia tuttavia è in continuity. Sul sito Bonelli le “citazioni” sono spiegate e approfondite da articoli dello stesso Antonio. Se accettate un consiglio: vale l’acquisto.

Fra i vari commenti positivi e sorridenti, ne trovo invece uno di questo tenore:

 Incomincio a pensare che tutte queste operazioni sono solo commerciali.

Al che Antonio Serra ha commentato: “magari!”. Voleva dire, e mi ha fatto molto ridere, “magari si vendessero”. In realtà a me ha sempre fatto molto ridere ogni frase tesa a etichettare come “commerciale” un qualunque prodotto messo in commercio, nel tentativo di svalutarlo. 

Il lettore che pensa alla miniserie “Generazioni” come a una operazione commerciale dovrebbe spiegarmi perché invece la serie regolare di Nathan Never non lo sia. Tutto si fa per vendere, sperando in un pubblico che acquisti. Poi, le cose si possono fare con passione o con disinteresse, bene o male, ma non è che se una cosa vende (cioè è commerciale?) allora è brutta, e se non vende (cioè non è commerciale?) invece è bella.

Una casa editrice per sostenersi deve dare alle stampe delle pubblicazioni. Cerca, ovviamente, di captare i gusti del pubblico e fa delle proposte. Poi è il pubblico che premia certe proposte o, come è più frequente, non le premia. Ma nell’uno e nell’altro caso si tratta di operazioni commerciali. Io scrivo Zagor con passione ma so di fare un’operazione commerciale, se l’operazione fallisse e non vendessimo più copie sarebbe la rovina. Antonio Serra ha avuto l’idea geniale di una miniserie di Nathan Never in sei episodi ciascuno dei quali raccontato con uno stile diverso utilizzando le diverse incarnazioni della fantascienza a fumetti (dai manga alle strisce sindacate); lui e i suoi collaboratori hanno lavorato mesi e mesi per mettere a punto gli episodi cercando di imitare, in ragione del “gioco” intellettuale da loro ideato, ora Ken il Guerriero ora Star-Lord ora Sin City per dare vita a una iniziativa accattivante. Arriva in edicola e si devono sentir dire che è solo una “operazione commerciale”? Certo che lo è, come lo è il lavoro di chi guida gli autobus o fa il pane, di chi ripara le automobili o difende gli imputati in tribunale: il lavoro di ciascuno di noi è una operazione commerciale. E viva le operazioni commerciali che hanno successo!



C’è poi un altro episodio da raccontare. Sempre sulla mia pagina Facebook pubblico la foto che vedete qui sopra, con il corredo di questo testo:

Il "pack" delle miniserie a striscia di Zagor. Dal 19 luglio è possibile ordinare il pacchetto “completo” comprensivo di tutte e sei le strisce al proprio edicolante che lo richiederà a PRESS DI (arriverà solo alle edicole che faranno esplicita richiesta) oppure in libreria che lo richiederà a MESSAGGERIE LIBRI. E' possibile ordinarle anche da noi attraverso il sito Bonelli oppure chiamando l’ufficio arretrati 02-96480403 attivo dalle 09.00 alle 12.00.

Un incredibile commento dice:

Fantastica iniziativa di marketing, una storia (bellissima) di un albo regolare a 15€ In effetti il motivo delle strisce non si spiega in altro modo se non per fare cassa!

Ho risposto così:

A parte il fatto che tutto (anche il tuo lavoro - a meno che tu non lavori gratis) è fatto per far cassa, non capisco perché non si capisca che il prezzo di un prodotto editoriale (qualunque prodotto editoriale) è commisurato alla tiratura e dunque alle attese di vendita. Più una cosa è in tiratura limitata più costa. E' semplice, elementare matematica alla portata della comprensione di chiunque. Peraltro, nessuno obbliga nessuno a comprare niente. Se le strisce non le vuoi perché 2,50 euro ti sembrano troppe, non le compri. Nessuno se ne adonta. Certo, dispiace vedere come il lavoro di chi sceneggia, di chi disegna e di chi stampa sia così sottovalutato da non valere il prezzo di un gelato. Ma tant'è.

Meraviglia peraltro che il commentatore ritenga che "non si spieghi in altro modo" se non con la necessità di "fare cassa" una iniziativa come quella della miniserie a striscia che è stata applaudita, osannata e acclamata ovunque e da chiunque e che ha riscosso uno straordinario successo. L'iniziativa si spiega appunto con il fatto che era desiderata e richiesta e ha risposto alle aspettative del pubblico. Quanto al fare cassa, la tiratura è stata così bassa da venir destinata, a 2 euro e 50 al pezzo, solo alle fumetterie: volendo fare cassa si sarebbe dovuto fare una più che massiccia distribuzione da edicola o una tiratura un volumi cartonati da vendere a caro prezzo. Che poi, "fare cassa" è cosa negativa? Non è per "fare cassa" che gli ortolani, i macellai, i panettieri e i venditori di scarpe aprono i loro negozi tutte le mattine? Se un albo Bonelli fa cassa e giova al bilancio della Casa editrice vuol dire che è piaciuto al pubblico. Piacere al pubblico è reato? Mah.

Disegni di Luca Bertelè per "Cico a spasso nel tempo".

Tempo fa, in un post intitolato "Striscia l'avventuraavevo scritto:

Ora, io personalmente trovo singolare che ci si lamenti di qualcosa che cosa così poco (2 euro e mezzo sono il prezzo di un gelato, peraltro piccolo, o di mezzo litro d’acqua minerale o di un’ora di parcheggio), quando le sigarette o le ricariche dei telefonini costano molto ma molto di più. Mi rattrista anche verificare come il lavoro di sceneggiatori, disegnatori, letteristi, grafici, coloristi e tipografi venga valutato così poco per cui tutta la fatica fatta per realizzare un albo a fumetti non debba valere i pochi spiccioli del prezzo di copertina. Vabbè, ammettiamo pure che costando 3,50 (già pochissino) 94 tavole di un albo Zenith, il prezzo di 2,50 per una striscia (il corrispondente di venti tavole) sembri sproporzionato. Ma non serve una laurea in economia per capire se una pubblicazione viene venduta in edicola in trentamila copie può avere un prezzo più basso, se la distribuzione in fumetteria fa prevedere un decimo di quel venduto il prezzo dovrà essere maggiore. 

In un altro articolo, intitolato “Lo sproposito”, scrivevo:

C'è da chiedersi piuttosto come sia possibile vendere il lavoro di due anni di uno staff di persone a un prezzo ancora così ridotto come quello dei fumetti bonelliani in edicola. L'assurdo è piuttosto che di trenta centesimi di aumento si lamenti gente che digita la propria indignazione su un iPhone da ottocento euro e che magari ricarica le schede telefoniche dei figli a suon di biglietti da cinquanta una volta ogni due settimane. Oppure gente che spende quattro euro e settanta al giorno per un pacchetto di sigarette (che oltretutto gli fa pure male) o che sorseggia tutte le sere uno spritz da sei. La gente che si lamenta che Tex costi tre euro e venti non batte ciglio quando va vedere un brutto film in pessimo 3D pagando un biglietto di dieci o talora undici euro. Stessa durata di fruizione, stessa emozioni, ma il fumetto resta per sempre, puoi pure rivenderlo o condividerlo. Non parliamo poi del costo dei videogiochi o dell'ingresso in discoteca o della tariffa di un parcheggio. 

I fumetti in Italia restano fra i divertimenti più economici in commercio (costano anche molto meno che all'estero), ma se tutti gli anni una Casa editrice (come tutte le case editrici) perde quote significative di lettori a causa della crisi e della concorrenza di Internet, TV, playstation, chat e disabitudine generale a passare in edicola, è impossibile che i costi possano essere riassorbiti se invece di cento si vende cinquanta. E' pura matematica. Meno fumetti vi comprate, più costeranno, magari compensando con una maggiore qualità. 

I distributori dicono che la Bonelli resta comunque un'isola felice e Zagor vende, solo in Italia (sessanta milioni di abitanti), più di quanto vende "X-Men" negli Stati Uniti (trecento milioni di abitanti). Il prezzo degli albi Marvel più  economici è di 2.99 dollari, ma per sole 24 pagine infarcite di pubblicità. Ci sarebbe da chiedersi quale sia dunque il prezzo giusto per un albo di cento tavole disegnate una per una nell'arco di mesi e mesi di faticoso lavoro. Pare che certi lettori pretendano di pagare l'arte di Ticci con il resto della colazione. Di sicuro, la maggior parte dei disegnatori di fumetti guadagna comunque meno di idraulico. 

Non mi sembra il caso di aggiungere altro.


lunedì 23 luglio 2018

LA FOLLIA DI THUNDERMAN





E' in edicola lo Zagor n° 636, intitolato "La follia di Thunderman” Si tratta della terza e ultima puntata della storia iniziata nell’ albo "Furia cieca" e proseguita in “La roccia che brucia”. I testi sono miei, i disegni sono dei fratelli Nando e Deniso Esposito (Esposito Bros), la copertina è opera di Alessandro Piccinelli. La principale singolarità di questa storia, come si era già detto, è il ritorno in team-up di due vecchi (se non vecchissimi) avversari dello Spirito con la Scure: Marcus, l'uomo volante con poteri da ipnotizzatore, e Alfred Bannister, alias Thunderman. Due villain di vecchio (se non vecchissimo) stampo, che abbiamo cercato di riportare sulle scene giustificandoli meglio e dando loro maggiore spessore (le loro origini sono state raccontate in modo diverso, anche se non entrando in totale contraddizione con quel che già si sapeva: da qui la necessità di alcuni flashback). Per approfondire l’analisi del racconto potete andare a rileggere i miei precedenti due articoli (apparsi su questo blog in maggio e giugno). 
      
Oppure, potete dare un’occhiata alla recensione di Marco Corbetta pubblicata sul blog “Zagor e altro” a questo indirizzo:


“Questa storia mi è proprio piaciuta! Molto ben costruita, semplice, lineare, con il ritorno di avversari apparentemente imbattibili, con l’eroe in difficoltà ed inferiorità fisica, l’eucatastrofe finale…”, scrive (bontà sua) il recensore, che era partito invece sottolineando la problematicità della prima apparizione di Thunderman all’inizio degli anni Ottanta.  I critici verso il ritorno del supervillain confezionato dal sottoscritto avranno invece apprezzato più quella, e va benissimo: si sa che ogni “ritorno” scontenta qualche nostalgico, ma gli autori tendono a volerci provare. 




La follia di Thunderman” contiene una  sorta di (scusate la brutta parola) “morale”. Non è necessaria coglierla, per carità. Sono del parere che le storie debbano divertire e non insegnare. Se le mie suscitano qualche riflessione, buon pro faccia a chi riflette. Se non la suscitano, non volevano neppure farlo. Tuttavia, qualcuno potrebbe aver notato che alla fine il succo è questo: non bastano dei superpoteri per vincere, ma soprattutto non basta essere forti per essere eroi. 

Marcus si atteggia (e si atteggiava già ai tempi della sua prima apparizione) a governante di un popolo: non è un bandito solitario, ma ha un seguito di guerrieri (con le loro famiglie) che gli obbediscono riconoscendolo come loro capo. Tuttavia lui, al di là dell’appagamento della propria vanità, si rivela non in grado di proteggere la gente che a lui si affida. Si sceglie un alleato pericoloso, non riesce a dominarlo, causa la morte di coloro di cui aveva, in qualche modo, la responsabilità. Non è in grado di essere un capo, può essere solo un criminale. E Thunderman? Il potere è nulla senza controllo: non basta lanciare fulmini dalle mani, se l’energia di cui si dispone fa perdere il senno. E che tornare alla “roccia che brucia” fosse pericoloso già Alfred Bannister lo aveva sperimentato. Il desiderio di supremazia e di potenza, però, gli ha offuscato la ragione prima ancora che lo facessero le scariche del meteorite. Zagor, al loro confronto, esce due volte vincitore: prima perché li sconfigge, pur non avendo i loro poteri (e quindi essendo virtualmente inferiore); poi, perché si rivela in grado di essere un “governante” che protegge il suo popolo, dunque un vero Re di Darkwood.
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lunedì 16 luglio 2018

NON ASSOMIGLIA




Fabio Civitelli una volta mi ha raccontato un divertente aneddoto riguardante il Texone di Magnus, e dunque risalente al 1996. Da anni tutti gli appassionati di fumetti aspettavano a gloria l’albo gigante che Roberto Raviola stava realizzando con cura certosina, su testi di Claudio Nizzi, e che finì per uscire postumo pochi mesi dopo la morte del disegnatore. Si trattò, come ben si sa, di un capolavoro. Ebbene, Civitelli si reca in edicola il giorno dell’uscita del volume, per poterlo leggere appena distribuito, e con soddisfazione ne acquista una copia. Vede dietro di lui un suo conoscente, vecchio lettore di Aquila della Notte, anch’egli arrivato davanti al chiosco. “Guarda!”, gli dice raggiante di entusiasmo, “è uscito il Tex di Magnus!”. Il vecchio lettore, che si bada bene dal comprarlo a sua volta, dà un’occhiata distratta,  e commenta freddo: “Non assomiglia”.

Cioè, il Tex di Magnus non sembrava Tex. Chi se ne frega se è di Magnus, “non assomiglia” a un modello grafico standardizzato che si vorrebbe immutabile nonostante il passare degli anni e l’alternanza delle mani.

In questo episodio c’è il perfetto ritratto di un certo tipo di lettore superficiale e misoneista con cui gli addetti ai lavori e i fruitori più consapevoli ed evoluti devono fare i conti. E se questo vale per Tex, figuriamoci per Zagor. Il Tex di Galep “non assomiglia” al Tex di Villa. Quello di Villa è diversissimo da quello di Fusco, che non c’entra niente con le versioni di Letteri o di Nicolò, lontanissime da quelle di Ticci o di Civitelli. Qual è dunque il vero volto di Tex? 

Per i lettori di Zagor, quelli almeno più monolitici e tetragoni di fronte a ogni variazione su tema, la figura dello Spirito con la Scure è solo e soltanto quella di Gallieno Ferri. Ogni altri disegnatore viene valutato positivamente o negativamente in funzione della sua aderenza al modello ferriano. Ora, è indiscutibile che Ferri sia un maestro: figuriamoci se non sono il suo primo ammiratore io che lo consideravo un secondo padre. Però, un eroe leggendario come il Re di Darkwood è appunto tanto più mitico quanto più attrae omaggi da artisti diversi e si incarna un diverse interpretazioni. Se una figura si cristallizza rischia di mummificarsi, un personaggio vive se sempre nuovi autori lo proseguono e lo tengono al passo con i tempi. La fortuna di un eroe, e a volte la ragione stessa della sua sopravvivenza, consiste nel trovare disegnatori in grado di portarlo avanti grazie al loro talento e alla loro personalità: personalità che si esprime appunto attraverso uno stile inevitabilmente riconoscibile. La rovina di altri eroi, invece e al contrario, è dipesa dal mancato apporto di successori all’altezza del creatore.

Forse l’Uomo Ragno di oggi è rimasto uguale a quello di Steve Ditko dei primi anni Sessanta? E che dire di Tarzan, di Zorro o di James Bond? Qual è il volto dell’Agente 007, quello di Sean Connery o quello di Daniel Craig? E Zorro ha i baffetti come Guy Williams o è rasato come Antonio Banderas?
Zagor non esiste, ma si incarna attraverso il pennello di chi lo disegna; tuttavia se esistesse e chiamassimo cento artisti a raffigurarlo, avremmo cento versioni diverse. Ma c’è di più: lo stesso Ferri, tra il 1961 e il 2016, ha cambiato il suo stile e ha disegnato Zagor in vari modi diversi, com’era inevitabile. Dunque qual è il vero Zagor di Ferri, quello della “Foresta degli agguati” o quello dello Zagorone “La storia di Betty Wilding”?
Peraltro, una delle cose belle del fumetto è che consente, ai lettori più consapevoli, di apprezzare appunto le diverse interpretazioni.
Su Zagor siamo fortunati perché possiamo contare su alcuni autori in grado di proseguire la serie disegnando in modo simile a quello di Ferri, ma non si può chiedere a tutti di avere uno stile uguale a quello altrui, per cui ci sono altri disegnatori che interpretano il personaggio alla loro maniera, senza tradirne lo spirito (altrimenti non sarebbero stati selezionati). 

Lo Zagor di Walter Venturi

Si tratta anche di accontentare gusti diversi, perché c’è chi apprezza stili differenti. Molti dei lettori più giovani vengono da letture di altro tipo, così come sono cresciuti al ritmo di film, telefilm e videogiochi che proponevano inquadrature, deformazioni prospettiche, fisicità di eroi di un tipo più moderno. Credo che lo staff dello Spirito con la Scure sia in grado, grazie all’alternanza delle mani, di offrire un menu appetibile da tutti. Credo anche che Alessandro Piccinelli sia un eccellente copertinista in grado di mediare fra le istanze della tradizione e la necessità di un indispensabile rinnovamento (quello che stiamo percorrendo senza strappi e che ci ha permesso di essere ancora in edicola con buoni risultati). Dovunque sento levarsi apprezzamenti per lui e ringraziamenti per me per averlo scelto (io in realtà l’ho soltanto proposto ai dirigenti della Casa editrice). Anche gli scettici della prima ora si stanno ricredendo. 
Ecco però gli irriducibili giapponesi, quelli rimasti a combattere nella giungla a guerra finita, che si lamentano perché “non assomiglia”: è troppo muscoloso, i capelli non devono essere pettinati così, il mento non va fatto cosà, il naso è più lungo di un centimetro, lo zigomo più alto di uno zinzino. Signori: quando da Galep si passò a Claudio Villa, Villa provò a sembrare Galep in modo da non farsi accorgere di essere un altro, o cominciò a disegnare meglio che sapeva convinto anche che di Galep ce n’è un uno solo e che chi cammina sulle orme degli altri non lascia le proprie?
Lo Zagor di Marco Torricelli

Anche di Ferri ce n’è stato uno solo, uno straordinario artista. Ha fatto sognare milioni di lettori, tra cui anche i disegnatori che oggi proseguono Zagor. Ferri non ha imitato pedissequamente un suo predecessore, ha creato un suo stile che si è evoluto nel tempo, dopo aver fatto tesoro della lezione di certi maestri che si è scelto ed essere giunto a un risultato originale. Lasciamo essere originali anche i suoi allievi, nel rispetto dello spirito del personaggio. Peraltro che Franco Donatelli non si è appiattito su Gallieno ma ha percorso una sua strada,  e lo stesso si può dire che Franco Bignotti, per citare i tre disegnatori a cui maggiormente è legata la leggenda di Zagor delle origini – e che non sono, o non sono più, contestati. Lo Spirito con la Scure non deve “assomigliare”, deve “essere”. E per essere, deve avere personalità: a dargliela può essere solo la personalità di un disegnatore. Uno di quelli che a distanza di quasi sessanta anni continuano a fargli incarnare la leggenda grazie alla loro appassionata interpretazione.

Una cover di Alessandro Piccinelli


venerdì 6 luglio 2018

STRISCIA LA DISTRIBUZIONE





Fra pochi giorni verranno distribuiti gli albetti n° 5 e n° 6 della miserie a striscia di Zagor, denominata "Collana Darkwood". Come ho dettagliatamente spiegato in un precedente articolo, si tratta di una avventura inedita dello Spirito con la Scure di 120 pagine, divise in sei albetti del vecchio formato (venti tavole per ogni albetto, sessanta strisce ciascuno). I testi sono miei, i disegni della coppia formata da Gianni Sedioli (matite) e Marco Verni (chine), che vede nella foto qui sopra. Il tipo di storia, di sceneggiatura e di grafica rimandano, con una strizzata d'occhio nostalgica, ai bei tempi che furono.  Tuttavia, incredibile ma vero, numerose testimonianze concordano nel riferire di giovanissimi lettori attirati dal piccolo formato (che guarda caso ricorda lo schermo di un telefonino) e dalla velocità di lettura.

Non so se l'esperimento sia andato bene o male: i dati arriveranno a operazione conclusa. Tuttavia, l'impressione è che si possa essere ottimisti. I commenti che mi sono giunti sono tutti positivi, quando ho chiesto ai commercianti come stessero andando le vendite ho ottenuto sempre risposte incoraggianti. Se la "Collana Darkwood" fosse davvero stata un piccolo successo, si può sperare in altre iniziative del genere.


Ci sono state comunque delle lamentele, e tutte riguardanti un unico aspetto: il fatto ciò che la miniserie non sia uscita in edicola ma distribuita in fumetteria. Lo zoccolo duro e più tradizionalista degli zagoriani si è sentito tradito: i lettori sono andati in giro per i chioschi e le rivendite di giornali senza trovare gli albetti tanto desiderati. "A Imperia non si sono visti!", "a Catania non ci sono", "il mio edicolante non sa nulla", eccetera.

Mi sono trovato a dover spiegare le stesse cose decine di volte rispondendo ai messaggi sulla mia pagina Facebook (Moreno "Zagor" Burattini), alle mail, alle telefonate giunte in redazione. Ne ho parlato per ben tre volte nella rubrica "I tamburi di Darkwood". Eppure, tutto inutile: ogni volta mi è toccato ribadire i medesimi concetti. Proverò a essere più chiaro in questo articolo.

Se fosse dipeso da me, avrei distribuito le strisce in edicola. Ne avrei fatte giungere centinaia di copie in ogni punto vendita. Per fortuna della Casa editrice, però, non sono io a decidere queste cose. Sono già più che soddisfatto nell'aver visto accettare, e con entusiasmo, fin dal principio, la mia proposta di fare un tentativo con il vecchio formato della "Collana Lampo": la Bonelli ha detto sì, e questo è già un successo. Dovremmo tutti esserne contenti. Dopodiché, però, è stato deciso che la miniserie a striscia sarebbe stata un esperimento. Non si poteva essere sicuri che andasse bene, c'era il rischio che in edicola gli albetti scomparissero nel marasma delle pubblicazioni più grandi, probabilmente c'era l'interesse anche a sperimentare una diversa forma di marketing e via dicendo. Son tutti editori con le case editrici degli altri, come si sa, come siamo tutti allenatori della nazionale di calcio dal divano di casa, perciò lasciamo perdere le considerazioni, le analisi e le motivazioni dei nostri direttori: il dato di fatto è che la"Collana Darkwood" ha avuto il via libera ma con la distribuzione in fumetteria.


Ora, non è una novità che ci siano dei fumetti destinati solo alle fumetterie e non alle edicole. Anzi, sono tantissime le pubblicazioni di questo tipo. La Bonelli da qualche anno ha cominciato a diversificare la sua produzione destinandone una parte al circuito librario e una parte al circuito delle edicole. Dunque se un prodotto editoriale è destinato al circuito librario, è inutile cercarlo in edicola. E' come quando esce un disco destinato ai negozi di dischi: si va a comprarlo nei negozi di dischi. Non lo si cerca in salumeria (e non ci si lamenta se in salumeria non c'è).

Le fumetterie sono diffuse in tutta Italia: basterà individuare quella più vicina a casa propria. "A Imperia non c'è": vero, ma c'è a Sanremo. Peraltro, ci sono migliaia di piccoli paesi in cui non ci sono neppure le edicole. Gli abitanti di questi paesini interessati a Zagor devono andarselo a comprare in città. Ecco: lo stesso viaggio può servire a fare un salto in fumetteria. Peraltro le fumetterie, raggiungibili anche per telefono, possono prenotare le copie e metterle da parte. Se uno vuol comprare il CD musicale che esce solo nei negozi di dischi, parte e fa quei venti o trenta chilometri per trovarlo là dove lo vendono. Non mi sembra una cosa fuori dal mondo. Anzi, c'è persino il gusto della caccia al pezzo raro. 

Non tutte le fumetterie vendono le strisce di Zagor, mi è stato detto. Se non le vendono è perché non le hanno ordinate (fatto che depone a loro sfavore e consiglia di rivolgersi alla concorrenza), ma tutte sono perfettamente in grado di ordinare, ricevere e far avere ai clienti il prodotto desiderato in pochissimi giorni. Le fumetterie sono negozi che vendono fumetti e i distributori del circuito che le riforniscono distribuiscono a richiesta i prodotti Bonelli. Peraltro, so da fonti sicure che dopo un primo momento di incertezza e di disorientamento anche le fumetterie abituate ai soli clienti lettori di manga si sono resi conto che cominciavano a esserci lettori anche bonelliani in giro per il loro negozio e si sono attrezzate. Lo stesso vale per quelle fumetterie che hanno ordinato solo poche copie andate subito esaurite: dopo pochi giorni si sono riforniti. Ho ricevuto segnalazioni da città con due fumetterie dove soltanto una vendeva le strisce di Zagor, e la seconda nel giro di poco tempo ha provveduto a rifornirsi anche lei perché la concorrenza è concorrenza.  


Certo, bisogna aver voglia di mettere a disposizione del cliente un prodotto che costa solo 2.50 euro: se i gestori di una fumisteria vi dicono che non sono ordinabili è perché non curano la clientela e sono maldisposti a farlo. Le fumetterie hanno tutti i canali attivati.   Ma non basta. In realtà le strisce sono rintracciabili anche in molte librerie e in molte edicole, quelle i cui titolari sono gente sveglia e intraprendente. Basta contattare i giusti distributori, e ci sono gestori che li hanno fatte arrivare nei loro chioschi e nelle loro rivendite di libri.

In ogni caso le strisce sono sicuramente disponibili sullo  store on line della Bonelli (se si fanno acquisti oltre un certo quantitativo, anche di altri prodotti della Casa editrice, la spedizione è gratis), e presso il Bonelli Point di Milano in Via Marghera.

Gli interessati possono rivolgersi comunque ai nostri subdistributori:

Pan distribuzione

Manicomix distribuzioni

Terminal Video

Star Shop distribuzione

Cosmic Group

Messaggerie Libri (solo fumetterie o librerie anagrafate per BONELLI ALBI).

Le fumetterie, le librerie, le edicole e i singoli lettori che dovessero avere difficoltà nella prenotazione possono scrivere a libreria@sergiobonelli.net per sapere come fare.

Per chi ha fatto l'ordine su Amazon delle nuove strisce di Zagor: mi dicono che non è Amazon ad averle messe in vendita, bensì un privato.

Buona caccia!

mercoledì 20 giugno 2018

DARKWOOD, SARDEGNA



Dov'è Darkwood, la terra dei sogni, dell'incanto, e dell'Avventura? Dovunque si trovi (la collocazione tra Ohio e Pennsylvania è soltanto convenzionale), è probabile che ci sia una botola, o uno Stargate, che la metta in diretto collegamento con la Sardegna, luogo altrettanto arcano. Questa, almeno, è stata l'impressione che hanno avuto tutti i partecipanti, me compreso, al Rendez Vous degli Amici di Zagor che si è tenuto a Viddalba (Sassari), nel grande parco delle Terme di Casteldoria, dal 15 al 17 giugno 2018. Si è trattato della seconda edizione di un evento che si era già svolto lo scorso anno: dodici mesi dopo la manifestazione è cresciuta e da un solo ospite (Walter Venturi) si è passati a quasi una decina, con un moltiplicarsi anche degli appuntamenti in calendario e un aumento esponenziale del pubblico. Stampa e TV sarde hanno dato una copertura eccezionale prima, durante e dopo. Del resto, il Rendez Vous è stato organizzato in modo fantastico da Fausto Serra e dal suo gruppo di entusiasti collaboratori, radunati in una Associazione Culturale con una sede aperta tutto l'anno. che hanno coinvolto anche gruppi sportivi del luogo e la Pro Loco. 


Non si tratta della classica kermesse fumettistica con la sfilata dei cosplayer e l'area games, e neppure di una simpatica "pizzata" di appassionati. L'evento era intitolato solo a Zagor, e nel parco si sono ricostruiti vari scenari di Darkwood come la capanna e il villaggio indiano. Si è poi offerta a tutti i visitatori la possibilità di tirare con l'arco, sparare con la carabina, navigare in canoa sul Coghinas, fare il bagno nel fiume, arrampicarsi sulle rupi circostanti con una guida, tirare di scherma, cavalcare, mangiare carme arrostita sul luogo. C'è stato un concerto di Graziano Romani, tutti i disegnatori hanno fatto schizzi per chi li voleva, un mercatino di decine di bancarelle colorava gli spazi sotto gli alberi di eucalipto, un grande stand librario (quello della Libreria Azuni di Sassari) ha messo a disposizione un assortimento completo di pubblicazioni zagoriane e di merchandising (c'erano anche le prime tre strisce della nuova miniserie, andate esaurite). C'era il banco dei forum, con le riviste di SCLS e di ZTN, lo stand dell'Unicef con la Pigotta di Zagor. Io ho fatto il mio spettacolo di cabaret "Tra il serio e il faceto preferisco il faceto", recitando gli Utili Sputi di Riflessione e le Facezie che ho raccolto in tre libri. I partecipanti non erano solo i super-appassionati ma anche le loro famiglie, a cui si sono aggiunti curiosi e turisti che hanno affollato il parco scoprendo Zagor, di cui prima avevano magari soltanto sentito parlare. Il punto di ristoro ha servito oltre duecento pasti a pranzo e a cena, ogni volta. 


Gli autori ospiti hanno tenuto un incontro con il pubblico, a cui hanno partecipato gli zagoriani (in ordine alfabetico) Moreno Burattini, Gabriella Contu, Mauro Laurenti, Marcello Mangiantini,  Walter Venturi, e i non (ancora) zagoriani Bruno Enna e Antonio Lucchi (il primo sceneggiatore disneyano e dylandoghiano; il secondo bravissimo disegnatore di Adam Wild). Sono stati realizzati due portfolio, uno dedicato ai rendez vous dei trapper (disegni di vari illustratori) e uno con protagonisti gli antichi guerrieri Shardana (opera di Walter Venturi). Il quotidiano "La Nuova Sardegna" mi ha chiesto un articolo di presentazione dell'evento che ha pubblicato in prima pagina il giorno 15 giugno 2018 (data, peraltro, del 57° compleanno di Zagor). Trovate il testo in calce all'album fotografico che segue (foto in parte mie, altre raccolte in Rete). 



Non ho parole per ringraziare gli amici sardi organizzatori di tutto ciò. E non scrivo "amici" per modo di dire. Guardate le foto, e capirete perché. Grazie anche ai consegni d'avventura della squadra di Zagor di cui mi onoro di essere l'allenatore e il capitano che gioca anche in campo. Siamo una squadra fortissimi.


L'ingresso del Rendez Vous


Darkwood, Sardegna (il parco della terme sul fiume Coghinas)

La capanna di Zagor e il tam-tam


Ricostruzione perfetta






Ho sempre sognato di affacciarmi dalla finestra della capanna di Zagor







Il portfolio sui guerrieri Shardana, opera di Walter Venturi



Illustrazione di Walter Venturi per il portfolio sui Rendez Vous dei trappers




La copertina del portofolio



Bruno Enna si cimenta con il tiro con l'arco



Lo stand zagoriano della libreria Azuni di Sassari


Emiliano Longobardi della libreria Azuni di Sassari con la terza striscia della nuova miniserie di Zagor




Moreno Burattini con Fausto Serra, capo dello staff dell'organizzazione



L'incontro con Titan

La Pigotta di Zagor

Il villaggio indiano







Graziano Romani, Fausto Serra, Moreno Burattini e la capanna



Walter Venturi minacciato da Titan





I piccoli zagoriani crescono


Mauro Laurenti, Walter Venturi e Marcello Mangiantini al lavoro


Il concerto di Graziano Romani (alla batteria il disegnatore Antonio Lucchi)




Moreno Burattini guest star per due canzoni in duetto con Graziano Romani

Moreno Burattini e Gabriella Contu

Disegni di Moreno Burattini per tre giovani lettori calciatori

Marcello Mangantini



Riviste zagoriane e portfolio





Moreno Burattini disegna per i lettori

A cavallo!



Antonio Lucchi con la sua illustrazione per il portfolio dei trappe




L'eterna rivalità tra lettori di Zagor e di Tex




L'opuscolo con il programma 

Gabriella Contu


Utili Sputi di Riflessione e Facezie per tutti





In canoa sul Coghinas





Maialetti arrosto






Fausto Serra, il capo dell'organizzazione




Il disegno eseguito per me da Antonio Lucchi




Datemi un microfono e vi solleverò il mondo





Adesso aspettiamo una cassa di birra a casa per la pubblicità





Mauro Laureti e uno zagriano suo ammiratore


La sede dell'associazione degli Amici di Zagor a Viddalba (SS)


Nella sede dell'organizzazione del Rendez Vous a Viddalba (SS)


Graziano Romani e la moglie Paola in aeroporto ad Alghero, sulla via del ritorno.



In aereo al ritorno




ZAGOR SCOPRE LA DARKWOOD SARDA
di Moreno Burattini

articolo in prima pagina su "La Nuova Sardegna" del 15 giugno 2018

La Sardegna, terra di sogni e di incanti per antonomasia, è la perfetta location per ospitare il Rendez Vous degli Amici di Zagor, un personaggio storico del fumetto italiano (sulla breccia fin dal 1961, secondo solo a Tex). Anche Zagor, che i nativi americani chiamano “lo Spirito con la Scure”, vive in un luogo di sogni e di incanti, là foresta di Darkwood, il regno dell’Avventura, crocevia di tutti i generi e di tutte le emozioni. Nelle storie dell’eroe creato da Sergio Bonelli e Gallieno Ferri si respira il “sense of wonder” che da 57 anni stupisce i lettori di mezzo mondo (perché Zagor è pubblicato con successo anche in molti paesi stranieri). Lo Spirito con la Scure non è un superuomo ma un peacekeeper che lotta per aiutare chi subisce vessazioni o ingiustizie, ma prima di  arrivare alla vittoria, soffre. Non vince facilmente. E, a differenza di Tex, granito e monolitico, ha spesso de i dubbi e si interroga sul senso delle sue battaglie. Zagor non trionfa, ottiene giustizia o la ristabilisce dopo aver dovuto subire la forza del nemico, dopo essere stato messo in difficoltà, dopo aver ricevuto pugni e ferite. Non è un gradasso che si atteggia a primo della classe, di quelli che hanno sempre ragione loro, che non sbagliano mai. Zagor è un eroe dal volto umano, che valuta le ragioni degli avversari, che concede loro l’onore delle armi, che supera gli ostacoli stringendo i denti e soffrendo: i grandi obiettivi si raggiungono solo pagando un prezzo. 
Cinquantasette anni in edicola (il giorno del compleanno è proprio il 15 giugno) sono un risultato davvero invidiabile per una pubblicazione a fumetti, e il risultato è tanto più sorprendente se si considera che Zagor, apparentemente, sembra un personaggio d'altri tempi. La più incredibile impresa dello Spirito con la Scure è appunto quella di riuscire a trascinare con sé chi legge nel regno dell'avventura e dalla fantasia, ottenendo quella "sospensione d'incredulità" che è l'indispensabile passaporto per entrarci. I lettori credono al sogno incarnato dal loro eroe, mediatore fra la cultura dell'uomo bianco e quella dell'uomo rosso, e vivono insieme a lui le più mirabolanti avventure di ogni genere.  Il segreto del suo successo? Direi vincente che in origine ebbero Sergio Bonelli, e Gallieno Ferri di non legare il personaggio a un genere particolare, ma di incarnare qualsiasi avventura. Tutto questo offre ai lettori un menù molto ricco. Parte del successo deriva anche dal fatto che i diversi autori hanno mantenuto il personaggio al passo coi tempi, senza mai snaturarlo. Nella filosofia di Zagor si riconoscono lettori che formano una comunità piena di voglia di incontrarsi: gli zagoriani, come veri abitanti di Darkwood, danno vita a raduni ed eventi molto di più di quanto facciano i lettori di altri personaggi.