venerdì 17 ottobre 2014

CICO CAVERNICOLO




Continuano le uscite della collana delle Edizioni IfZagor presenta Cico”, che ripresenta a colori gli albi dedicati anni fa dalla Bonelli alle avventure “in solitaria” del messicano più simpatico del mondo, un vero e proprio “spin-off” della saga dello Spirito con la Scure. La qualità della colorazione è ottima, la copertina viene ogni volta ritoccata, all’interno è presente su ogni numero un mio testo critico che commenta l’avventura, e poiché si tratta di episodi risalenti a oltre venti anni fa rileggerli oggi in questa veste rinfrescata è praticamente un obbligo morale, anche in ricordo di quello straordinario disegnatore che è stato il bravo, versatile e divertente Francesco Gamba (a parer mio, poi ognuno si regoli come crede). 

Cico cavernicolo” ha comunque un ulteriore elemento di interesse, oltre al divertimento che, credo, più o meno garantiscono tutti i racconti di questa serie: ci sono state delle correzioni che hanno reintegrato alcune battute presenti nella mia sceneggiatura e misteriosamente deformate (al punto da non essere più comprensibili) nella prima edizione a stampa del 1993. Il collezionista più intransigente, dunque, dovrà fare di tutto per non lasciarsi sfuggire la riproposta anche nel caso possieda la versione originale: spiegherò tutto meglio fra poco. 



Proseguendo la tradizione di commentare ogni nuova uscita If, non posso che cominciare a occuparmi di questa nono numero notando come se il precedente albo della collana, “Cico Conquistador”, metteva in burla precisi avvenimenti storici, “Cico cavernicolo”, invece, pur narrando le disavventure di un avo del nostro amico messicano, è ambientato in una preistoria di pura fantasia. Le gag raccontate fanno la parodia non della reale vita dei cavernicoli, ma della rappresentazione che di essa si è data in tanti film, romanzi e fumetti. La principale fonte di ispirazione è "La Guerra del Fuoco": non tanto del film di Jean Jacques-Annaud del 1981, quanto del più sconosciuto romanzo, di stampo salgariano, di J. H. Rosny, datato 1909.  Il nome del rivale di Cico, Aghoo, è preso in prestito proprio dal libro dello scrittore francese. 


La scelta dell'argomento preistorico non fu casuale: il 1993 fu, per molti versi l'anno, dei dinosauri. Uscirono libri a iosa sull'argomento, ci furono mostre e documentari e soprattutto uscì negli USA "Jurassic Park" di Steven Spielberg (che da noi sarebbe comunque arrivato più tardi). Il nome della "bella" cavernicola amata da Cico preistorico, Lucy, è chiaramente ispirato a quello dato dagli antropologi a uno scheletro di una femmina di Australopithecus Afarensis trovato nel 1974 in Etiopia e risalente a oltre tre milioni di anni fa.  Alcuni spunti sono stati forniti da "Topolino all'età della pietra" (1940) un classico di Floydd Gottfredson. Altre citazioni sono relative alle strip di B.C. (1958) di Johnny Hart e di Girighiz (1965), un personaggio italiano che compariva su "Linus", di Enzo Lunari.  



Ed ecco, adesso, la battuta restaurata. I cannibali che si vedono a un certo punto della storia, parlando la loro lingua incomprensibile, ricordano l'esistenza di molti altri fumetti cavernicoli, infatti dicono "Girighiz! Alley Oop!" e più tardi: "Troglos! Turok! Yor! Gertie! Ka-zar!". Tutti nomi di eroi dei comics legati alla preistoria. E’ il mio modo per ricordare come tanti fumettisti si siano occupati, in chiave umoristica o avventurosa, dell’Età della Pietra, e il mio Cico arriva buon ultimo (e dissennato) dopo tanto senno. Però, se andate a leggere la seconda vignetta di pagina 106 del “Cico Cavernicolo” del 1993, vedrete che i cannibali dicono: “Ghiz Alleh Oop” e “Stonek Cyor”, parole certamente cannibalesche ma senza senso, che non lasciano capire a che cosa mi stia riferendo. Allo stesso modo, a pagina 16, il nome “Gertie” (quello di un dinosauro creato da Winsor McCay nel 1914) è stato stravolto in “Gert”, mentre “Yor”  (cavernicolo creato nel 1974 da Juan Zanotto) è diventato “Hor” (casualmente, suo figlio). Insomma, io facevo citare fumetti preistorici (e a me fa molto ridere che i cannibali dicano “Ka-Zar!” spaventandosi), ma nell’albo Bonelli questa citazione la trovai sparita quando presi “Cico cavernicolo” in edicola, e ovviamente mi dispiacque. A distanza di 21 anni, ho potuto ripristinare il testo originario, con un minino intervento. Per quale motivo le battute vennero modificate (più che altro, disinnescate)? Non lo so: un errore del letterista? Un intervento redazionale teso a non rendere palese il gioco di citazioni presente anche altrove nel fumetto? Chissà.


Invece, nessuna correzione “disinnescante” ci fu quando Cico finge di impazzire dopo essere stato invasato da un dio e parla in una lingua incomprensibile. In quell’occasione cita nome di personaggi dei manga giapponesi, che non c’entrano niente con la preistoria ma che suonano appunto folli fuori del loro contesto: "Lamù! Shinobi!  Ataru!". 



Da notare, infine, nella “cornice” del racconto, il ritorno di Zagor e Cico nella valle de "I Padroni del Fuoco", e dunque il riferimento a una delle primissime storie dello Spirito con la Scure realizzate da Nolitta & Ferri nel 1964: anche quella, in qualche modo, una avventura preistorica.



sabato 4 ottobre 2014

IL PASSATO DI ZAGOR



Qualche giorno fa, parlando con una amica che nulla sa dello Spirito con la Scure e a cui cercavo di spiegare le caratteristiche dell’eroe, lei se ne è uscita con una domanda che le è sembrata più importante di tante altre: “Ma Zagor ha dei genitori?”. La risposta, ovviamente, è stata che li ha avuti ma sono morti quando lui era ancora un ragazzino. Tuttavia, queste poche parole non esauriscono l’argomento perché, come ben sanno i lettori più affezionati, la tragica fine di Mike e Betty Wilding segna in modo il destino del figlio e, anzi, è proprio quella a innescare l’effetto domino che porterà a trasformare il piccolo Patrick nel Re di Darkwood. 

Le cose da sapere sono tante e tanti gli addentellati con vari racconti sparsi nella serie regolare, in un paio di Speciali e in un Albo Gigante. Stiamo parlando della fondamentale avventura “Zagor Racconta”, scritta da Guido Nolitta, dei due annual “Darkwood Anno Zero” e “La leggenda di Wandering Fitzy” sceneggiati dal sottoscritto, e dello Zagorone “La storia di Betty Wilding”, sempre opera mia, tutte storie illustrate da Gallieno Ferri nel corso di quasi cinquant’anni. Il mio principale contributo alla ricostruzione del passato dello Spirito con la Scure e della sua famiglia sta tuttavia nell’aver attribuito un nome di battesimo all’eroe, che è Patrick, dato che Sergio Bonelli l’aveva taciuto (ovviamente, Sergio fu d’accordo con la mia iniziativa, che non rappresentò un colpo di testa). 

La morte dei genitori di Zagor scatena il desiderio di vendetta del giovane, cresciuto covandolo il proposito di ritrovare e uccidere gli assassini del padre e della madre, ma dopo che il sangue dei due sposi è stato lavato con una strage ancora più cruenta, Patrick scopre che chi aveva compiuto il massacro della sua famiglia intendeva a sua volta vendicarne un altro, messo in atto da Mike Wilding quando ancora vestiva i panni di ufficiale dell’esercito. Non solo, ma il padre adottivo del ragazzo, Wandering Fitzy, perde anch’egli la vita, benché innocente, nell’olocausto finale e il giovane si ritrova solo a riflettere, sconvolto e insanguinato, sulla spirale di violenza da cui si è lasciato travolgere. Proprio per espiare il sangue che gli sporca le mani, Patrick si trasforma in Za-Gor-Te-Nay, una sorta di “peacemaker” nella vasta regione di Darkwood. Dunque lo Spirito con la Scure nasce da un travaglio, ed è un eroe problematico, del tutto diverso dal monolitico Tex Willer.

Spiegare tutto questo in poche parole è difficile, ma mi sono ricordato che in un mio vecchio saggio critico, pubblicato nel 1992 dalla Glamour International Production, avevo analizzato in dettaglio proprio tutti i passaggi di “Zagor Racconta”. Ho pensato, dunque, di mettere a disposizione di tutti, in Rete, un estratto di quel mio testo. Così, a chiunque d’ora in poi mi chiederà notizie sul passato dell’eroe, potrò semplicemente fornire un link. 

Il testo è datato, nel senso che non tiene conto delle rivelazioni fatte negli Speciali successivi e ne “La storia di Betty Wilding”, ma risulta ugualmente corretto. Addirittura, leggendolo vi renderete conto di come proprio in questo mio studio abbia avanzato per la prima volta l’ipotesi che il nome di Zagor fosse Patrick e di come e quando avessero potuto incontrarsi Mike e Betty. 

Un'altra osservazione riguarda il modo con cui Zagor si presenta agli indiani, dicendosi inviato da Manito e chiedendo una obbedienza quasi religiosa. E' evidente che si tratta di un elemento dovuto al ricordo della superstiziosa sottomissione dei pigmei all'Uomo Mascherato, uno dei fumetti ispiratori di Guido Nolitta. Si tratta di una "ingenuità" che poteva essere facilmente accettata dai lettori degli anni Sessanta mentre oggi risulterebbe indigesta. Tuttavia, senza contraddire il passato, oggi possiamo facilmente pensare che Zagor si proponga non come  figlio di una divinità ma come un "protetto" dalla divinità stessa, che riconosce in lui, illuminandolo, quelle stesse grandi doti che gli hanno fatto guadagnare il rispetto (e non la venerazione) dei nativi. Lo Spirito con la Scure non inganna i pellerossa approfittandosi della loro credulità, ma usa i riferimenti al sacro per parlare un linguaggio vicino alla spiritualità indiana. Messa così, la questione sta in piedi ancora oggi.




LA STORIA DI ZAGOR
di Moreno Burattini

dal volume "ZAGOR"
di Moreno Burattini, Francesco Manetti e Alessandro Monti
Glamour International Production
Firenze, 1992

Quando Zagor compare per la prima volta nella seconda vignetta della tavola n°10 dell'albo di esordio, ha due bracciali, il bavero della casacca dotato di lacci, una cordicella sul manico della scure e un coltello fissato alla cintura dietro la schiena: particolari destinati a scomparire in brevissimo tempo dopo i primi assestamenti. Al momento del suo ingresso in scena il personaggio è fornito comunque di tutte le caratteristiche fondamentali su cui si andrà poi costruendo la sterminata saga delle sue avventure: vive in una capanna all'interno di una inaccessibile palude, è temuto e rispettato dagli indiani che lo credono un inviato del Grande Spirito, è dotato di eccezionali doti fisiche e di una vivace intelligenza, possiede un innato senso della giustizia e della tolleranza che lo porta ad autonominarsi garante della pace all'interno della vasta area della foresta di Darkwood. I precedenti che hanno condotto a questa situazione vengono svelati ai lettori soltanto molto tempo dopo, attraverso il racconto che lo stesso Zagor fa all'amico Cico durante un giorno di pioggia.

I genitori di Zagor

Non ci è dato di sapere quale sia il nome di battesimo di Zagor. Per fortuna è possibile attribuirgli un cognome: suo padre si chiamava infatti Mike Wilding. Al di là dell'interesse antroponimico, la figura paterna risulta di fondamentale importanza al fine di ricostruire un ritratto psicologico dell'eroe di Darkwood e di riuscire a comprendere i motivi di certe sue scelte e di molti suoi atteggiamenti. Sarà utile pertanto raccontare rapidamente alcuni antefatti che lo riguardano. 

Fino a quattro o cinque anni prima della nascita del figlio Mike Wilding ricopriva il grado di tenente nelle fila dell'esercito degli Stati Uniti. Accadde che il distaccamento militare da lui comandato si era trovato a dover inseguire una banda di guerrieri Creek datasi alla fuga dopo essere stata sconfitta in combattimento; senonché i fuggitivi avevano incontrato una comunità di indiani Abenaki che un predicatore bianco, Salomon Kinsky, era riuscito a convertire al cristianesimo e a far vivere lavorando la terra sulle sponde del Silver Lake, nel Maine: alcuni Creek vi avevano ottenuto rifugio ed erano stati catturati dai soldati inviati a frugare in ogni capanna e ogni tenda del villaggio. Il tenente Wilding aveva deciso allora di infliggere una "esemplare" punizione agli Abenaki ordinando ai suoi uomini di fucilare trecentoventi abitanti della comunità. La strage, aveva suscitato l'indignazione dell'opinione pubblica, della stampa e delle stesse autorità militari: l'ufficiale, sottoposto a processo e giudicato colpevole, era stato radiato dall'esercito. La terribile esperienza aveva segnato in maniera indelebile l'animo di Mike Wilding che, almeno apparentemente, aveva mutato in maniera netta la propria indole caratteriale al punto che Zagor aveva avuto modo di crescere all'oscuro di tutto, anzi ricavando dal padre un esempio di vita addirittura ineccepibile, almeno a quanto ci è dato di conoscere. 



Un ruolo fondamentale nell'educazione del futuro Spirito con la Scure venne svolto comunque da sua madre Betty. Nemmeno la donna era a conoscenza della strage del Silver Lake (la vediamo infatti chiedere al marito chi sia Salomon Kinsky, ottenendo una risposta nervosa ed evasiva: "è una vecchia storia, moglie... una faccenda di tanti anni fa di cui non ho tempo di parlarti"), per cui è logico supporre che Mike Wilding abbia avuto modo di incontrarla soltanto dopo la sua radiazione dall'esercito. Zagor ci dice che sua madre gli insegnò a leggere, a scrivere e gli trasmise tutte quelle cognizioni "che elle stessa aveva appreso anni prima nelle scuole europee". Dunque Betty si era traferita, in età quanto meno post-scolare, dall'Europa dove era nata fin negli Stati Uniti: qui aveva incontrato l'ex-tenente (che si era guardato bene dal raccontarle i suoi tristi trascorsi) e lo aveva sposato. E' chiaro a questo punto che la ragazza era arrivata in America all'interno dell'intensissimo flusso immigratorio che agli inizi del secolo scorso popolò gli USA di una enorme folla di pionieri, e sotto la cui pressione si completò l'espansione verso l'Ovest attraverso tutta l'epopea del west e tutto il dolore della guerre indiane. Vi invito adesso a seguirmi attraverso questo breve ragionamento, probabilmente superfluo ma tutto sommato abbastanza divertente. 

Chiediamoci: da quale paese europeo poteva provenire la madre di Zagor? Il nome, Betty, testimonierebbe una provenienza da un paese di lingua inglese; la stessa indicazione ci viene data dalla constatazione del fatto che la donna sembra aver fornito al figlio una eccellente preparazione dal punto di vista linguistico: Zagor si esprime con una notevole proprietà di linguaggio e organizza discorsi retoricamente ineccepibili. D'altra parte non risulta che lo Spirito con la Scure sia a conoscenza del tedesco, del francese o di altre lingue europee, come sarebbe accaduto invece se la madre fosse nata in Germania o in Francia: trasferitasi ini America già cresciuta non avrebbe potuto non comunicare al suo bambino almeno una infarinatura della propria parlata. Dunque è lecito dare per certo che Betty fosse di lingua inglese. Numerosissimi erano del resto gli immigrati irlandesi che sbarcavano all'epoca, ogni anno, negli States: assai più scarso invece il flusso dall'Inghilterra, nazione contro la quale gli USA entrarono fra l'altro anche in guerra nel 1812. è dunque dall'Irlanda che si può ritenere provenisse la ragazza, che per di più presenta i capelli chiari tipici dei suoi probabili connazionali. Se la nostra ricostruzione è corretta, potremmo essere in grado di integrare l'informazione di cui fin dall'inizio lamentavamo la mancanza: il nome di Zagor. Infatti, da una parte abbiamo un uomo desideroso di tagliare in ogni modo i ponti con il proprio passato, dall'altra troviamo invece una ragazza sradicata dalla sua terra e dunque alla ricerca di un collegamento con le proprie tradizioni e la propria identità culturale. Niente di più facile dunque che Betty abbia chiesto ed ottenuto dal marito di poter battezzare il figlio con il nome che con ogni probabilità era stato di suo padre, di suo nonno e di suo fratello: Patrick. San Patrizio è il protettore dell'Irlanda e un gran numero di irlandesi tradizionalmente si chiama come lui. Pat Wilding dunque il nome di Zagor? Chi lo sa: non suona male.

Scene da un matrimonio

I coniugi Wilding, pur provenienti da esperienze diversissime avevano scelto insieme la vita dei pioneri; una scelta d'altra parte molto comune nei primi decenni del diciannovesimo secolo negli Stati Uniti, come spiega lo stesso Zagor: "Mio padre e mia madre, due pionieri come ne esistevano a migliaia, che si erano stabiliti in questa zona con la speranza di condurvi una vita di dignitoso lavoro". Lo Spirito con la Scure ci fornisce anche alcune indicazioni geografiche circa il luogo in cui Mike e Betty Wilding si erano stabiliti: la capanna costruita dal padre "si specchiava nelle acque del Clear Water", un torrente che-stando alla testimonianza di Cico- dopo aver attraversato la foresta di Darkwood si butta nel fiume Ohio. è nella capanna sul Clear Water che Zagor viene alla luce. "Mi capitò la più meravigliosa infanzia che un bimbo possa desiderare...", racconta l'eroe di Darkwood, "la vita della foresta mi offriva continue occasioni di affascinanti scoperte. Crebbi come un piccolo selvaggio vivendo nel bosco a contatto con gli animali". 

Il padre di Zagor doveva aver avviato anche un proficuo piccolo commercio con gli indiani della zona, se è vero che il ragazzo ebbe modo di imparare a trattare con i pellerossa che venivano alla loro capanna "per barattare le pelli con utensili, vecchie coperte ed altre cianfrusaglie". Attraverso questi contatti, il futuro Spirito con la Scure riuscì ad apprendere anche "i dialetti delle varie tribù indiane che vivevano nella vicina foresta, e anche il significato delle fumate che si innalzavano nel cielo e il ritmico e cupo rullare dei tamburi indigeni". Le vignette di Ferri mostrano in flashback il piccolo Wilding preso a benvolere dai pellerossa, i quali indugiano con simpatia in conversazione con lui e si prestano volentieri a soddisfare la sua curiosità. Secondo il racconto di Zagor, la sua famiglia non ebbe mai grossi fastidi da parte degli indiani, diversamente da quanto accadeva ad altri pionieri. La spiegazione che l'eroe dà di questo atteggiamento di stima e tolleranza ci riconduce a quanto avevamo detto all'inizio sostenendo che il tragico episodio della strage del Silver Lake e il drammatico processo terminato con l'espulsione dall'esercito avessero trasformato, almeno nel comportamento esteriore, il cinico e impulsivo tenente Wilding in uomo maturo e ragionevole: "Mio padre"- racconta Zagor- "si era guadagnato la stima generale perché sapeva trattare con uguale amabilità e fermezza sua con gli indiani che con gli uomini bianchi". E non c'è dubbio che questo esempio abbia fortemente influenzato gli atteggiamenti del figlio. 


Ma ecco che all'improvviso l'idilliaca esistenza della famiglia di pionieri viene bruscamente stroncata: Salomon Kinsky, il predicatore che aveva visto decimare la comunità dei suoi Abenaki ad opera di Mike Wilding, riesce a trovare le sue tracce e guida una banda di pellerossa fino alla capanna sul Clear Water deciso ad ottenere una completa vendetta. L'assalto è improvviso e violento. Probabilmente per il padre di Zagor si tratta di una vera e propria materializzazione dei suoi peggiori incubi: quel passato che egli aveva cercato di esorcizzare quasi rimuovendolo dai propri ricordi e non facendone mai parola con nessuno, torna crudelmente alla ribalta esigendo il pagamento di un prezzo altissimo e coinvolgendo anche sua moglie Betty ed il bambino. Di fronte a questa drammatica realtà Mike Wilding si rivela incapace di reagire positivamente e quasi regredisce recuperando il sé stesso di dodici anni prima (tanto era il tempo trascorso dalla strage degli Abenaki); non cerca il dialogo con Salomon Kinsky, non ammette le proprie responsabilità di fronte alla richiesta di spiegazione della compagna: il predicatore gli sembra ancora una volta uno "sporco rinnegato" e i pellerossa dei "cani". Quella sorta di tracotante livore razzista che aveva mosso in lui i fili del tragico ordine della sua strage torna a riemergere: l'uomo buono che lo Spirito con la Scure aveva conosciuto come padre cede di nuovo il posto al tenente Wilding, che sputa il suo veleno al momento di subire la dura vendetta per le sue colpe. 

Gli Abenaki circondano la capanna e la crivellano di colpi. Nel corso del furioso combattimento il piccolo Zagor si trova costretto ad uccidere il primo uomo della sua vita: incaricato di provvedere al caricamento delle armi, si accorge di un indiano comparso nel vano della finestra pronto a colpire con la scure il padre e con incredibile sangue freddo e prontezza di riflessi fa fuoco, trafiggendolo da parte a parte con l'asta che stava utilizzando per inserire il piombo nella canna del fucile. Quando la capanna viene data alle fiamme i genitori abbracciano per l'ultima volta il piccolo Zagor e vincendo le sue resistenze lo gettano nelle acque del Clear Water che scorrono nei pressi della finestra sul retro, con la speranza che almeno il bambino passi inosservato e sfugga alla strage.



Wandering Fitzy

E' a questo punto dell'avventura umana del piccolo Wilding che egli incontra una persona che risulterà di fondamentale importanza per la nascita della leggenda di Zagor: Wandering Fitzy. Si tratta di una figura dall'eccezionale caratterizzazione psicologica nella quale Sergio Bonelli ha sicuramente riversato molti dei suoi atteggiamenti personali, dimostrando tutto il suo talento di narratore sempre profondamente partecipe delle vicende che va raccontando come uno qualunque dei suoi lettori. Ma chi è Wandering Fitzy? "Ecco una domanda a cui non è facile trovare una risposta precisa!", dichiara Wandering Fitzy stesso replicando a una domanda di Zagor che lo interroga in proposito, "Una volta, questo è certo, ero un grosso mercante di Boston. Ma poi ne ebbi abbastanza della città, dell'amministrazione, del ricevimento e di tutto il resto e feci fagotto. Partii allora per queste regioni selvagge e cominciai una nuova splendida vita". 

Un affascinante autoritratto di questo strano vagabondo (“wandering” in inglese significa appunto "girovago", "nomade") ci viene fornito da un suo splendido monologo che vale la pena di rileggere integralmente: "Non compongo poesie ma in un certo senso sono un poeta, tenuto conto che passo ore intere in contemplazione dei fiori, del cielo, dell'acqua...della natura, insomma. Non ho discepoli né opere scritte, ma mi si potrebbe appioppare l'etichetta di filosofo, visto che trascorro un mucchio di tempo in solitarie meditazioni sui fatti della vita umana. Non ho mai pensato di disegnare una mappa ma potrei fregiarmi del titolo di esploratore, considerato che ho percorso ogni risposto angolo di queste meravigliose terre sconosciute. Non ho mai sparato un solo colpo di fucile, ma sono sicuramente un cacciatore visto che mi procuro il cibo ai danni degli sventurati animali. Poeta...vagabondo...filosofo...cacciatore e un mucchio di altre cose: in due parole io sono un uomo libero, ibero da tutte le convenzioni, le ipocrisie che, al contrario, rendono schiavi gli uomini che amano definirsi civili." Non sarà sfuggito a nessuno il particolare rifiuto da parte di Wandering Fitzy di utilizzare armi da fuoco: il girovago infatti fa ricorso esclusivamente all'uso di un tomahawk indiano che riesce a manovrare con eccezionale maestria. "Quest'arma corrisponde ai miei limitati bisogni", spiega egli stesso, "infatti se da un lato non possiedo nessun vero amico, dall'altro non ho neppure dei nemici e perciò non mi devo preoccupare di difendermi". Non occorrerà dilungarsi troppo per sottolineare come sia l'abilità di Wandering Fitzy nell'uso della scure sia la sua particolare filosofia di vita abbiano lasciato il segno nel giovanissimo Zagor. 



L'insolito vagabondo soccorre il piccolo Wilding trascinato dalle acque del torrente fino a diverse miglia dalla sua capanna, e dopo aver ascoltato il suo racconto lo riaccompagna sul luogo dell'assalto. Lì giunti non possono che dar sepoltura ai corpi dei genitori del ragazzo, il quale davanti alle tombe di suo padre e sua madre giura di vendicare la loro morte: "Addio, mamma cara...addio papà...riposate in pace. Io non vi dimenticherò mai...e non dimenticherò neppure il nome di colui che vi ha strappati a me! Salomon Kinsky...dovessi cercarti per tutta la vita, un giorno ti troverò e ti ucciderò con le mie mani!". Wandering Fitzy assiste preoccupato al terribile giuramento, ma non interviene: decide comunque di prendersi cura del piccolo portandolo con sé nelle sue peregrinazioni. Racconta Zagor: "Iniziò per me un periodo assolutamente fantastico, indescrivibile. Io e Fitzy ci spingemmo negli angoli più remoti della Pennsylvania, della Virgina, dell'Ohio. Passavamo gli inverni oziando nell tende di qualche tribù indiana, oppure ripagando con dei lavori l'ospitalità offerta da comunità di cacciatori, o dividendo le sfibranti fatiche di isolati cercatori d'oro. E così mentre i mesi, gli anni passavano in una continua, meravigliosa scoperta di paesi e gente nuova, io crescevo forte e robusto ed avevo fatto tesoro di tutte le esperienze del mio amico che, dietro le mie insistenti richieste mi aveva insegnato a maneggiare la scure con la sua stessa abilità. Furono davvero anni felici". SI andava man mano costruendo tutto il background umano e culturale di quello che sarebbe diventato l'eroe di Darkwood. il quale poteva arricchire giorno dopo giorno il suo carnet di esperienze e abilità sotto la guida davvero sapiente ed illuminata di un eccezionale maestro di vita quale Wandering Fitzy.


Vendetta!

Tuttavia Zagor non riesce a liberarsi del pensiero ossessivo della vendetta: "Durante le nostre peregrinazioni io non perdevo mai l'occasione di ripetere a chiunque il nome di Solomon Kinsky sperando di ottenere qualche notizia che mi permettesse di rintracciare l'uccisore dei miei genitori". Wandering Fitzy manifesta chiaramente la sua preoccupazione per questa rabbiosa determinazione dell'amico e cerca di convincerlo a dimenticare il suo giuramento: "Sono passati degli anni, ormai, e tu hai sacrificato le gioie della tua giovane esistenza ad un sentimento di odio che ti impedisce di dare un giusto senso alla vita. Dimentica quel nome e liberati dal demone della vendetta! La giustizia, come la verità, non è mai tutta da una parte, rammentalo!". Quanta saggezza si nasconde dietro le parole di Wandering Fitzy, Zagor avrà modo di scoprirlo a sue spese non molto tempo dopo. 

Un giorno, nella regione a est del lago Otario, ecco le prime tracce di Salomon Kinsky che da quelle parti risulta essere un personaggio alquanto noto. Lo Spirito con la Scure raccoglie tutte le informazioni possibili su di lui e sulla comunità Abenaki che ha ricostituito e riorganizzato sulle rive del lago proseguendo nella sua opera di predicazione e civilizzazione delle popolazioni rosse. Quindi si mette in cammino verso il villaggio indiano deciso a compiere la sua tremenda vendetta. La punizione contro gli Abenaki scatta implacabile: con una impeccabile tecnica di guerrigliero lo Spirito con la Scure colpisce i pellerossa al lavoro nei campi, seminando la morte con le silenziose armi bianche che gli permettono di decimare gli avversari uno ad uno dileguandosi poi nel nulla dopo ogni azione. Salomon Kinsky decide allora di mettere in salvo la popolazione inerme e gli uomini meno validi, facendo trovare loro scampo su un'isoletta in mezzo al lago: nel villaggio ad affrontare Zagor, rimangono soltanto lui e due indiani. Lo Spirito con la Scure irrompe dunque nell'abitato in fiamme e con furia implacabile sgomina i due pellerossa e si para davanti al predicatore. Poi, di fronte all'uomo ridotto a mal partito che implora una morte rapida, gli svela la propria identità. 



Il predicatore allora racconta anche la sua verità: "Che tu lo sappia o no, tuo padre era il più feroce carnefice che i conquistatori bianchi vantassero in questa regione!". Tutta una serie di giornali di oltre vent'anni prima, custoditi in una cassapanca, offrano le prove di questa sconcertante verità: Zagor allibisce  di fronte ai titoli che descrivono suo padre come "il massacratore di Silver Lake" e raccontano della sua espulsione dall'esercito. Il giovane si china nascondendo il volto tra le mani in preda allo sconforto, mentre alle sue spalle Salomon Kinsky recupera silenziosamente la sua pistola e gliela punta contro pronto a far fuoco. Ma ecco irrompere nella stanza Wandering Fitzy: Kinsky rivolge a lui la canna dell'arma esplodendo un colpo. Il vagabondo lancia la sua infallibile scure che colpisce Kinsky alla testa uccidendolo. Zagor ringrazia l'amico per il provvidenziale intervento, e gli confida tutta la sua amarezza: "Quest'uomo e alcuni vecchi giornali mi hanno rivelato fatti terribili...cose che io ignoravo completamente e che gettano una nuova luce su avvenimenti passati e anche sulla mia impresa di oggi. Queste rovine, tutti questi morti...ora assumono un significato totalmente diverso, e quella vendetta che io attendevo come una sorta di liberazione si è trasformata in un nuovo e più pesante incubo. Sono stato pazzo a non darti ascolto quando mi dicevi che la verità e la giustizia non si trovano mai da una sola parte". 


Poi, un tragico colpo di scena: Wandering Fitzy, dopo aver ascoltato queste parole, crolla a terra. La pallottola esplosa contro di lui da Salomon Kinsky aveva raggiunto il bersaglio e Zagor si rende immediatamente conto della gravità della situazione. Il volto del vecchio vagabondo è sereno come sempre: "Guarirò... abbiamo ancora tantissime cose da fare insieme, ragazzo...un mucchio di luoghi nuovi da vedere, sai? Ho sentito dire che verso ovest, oltre il fiume Missisippi, si stendono pianure sconfinate dove galoppano milioni di bisonti. E’ una specie di oceano verde, dove ben pochi essere umani si sono avventurati...ma noi ci andremo, non è vero?". Da buon maestro, Fitzy lascia al discepolo anche un estremo messaggio di speranza ed un'ultima indicazione per il futuro: "Per te quello di oggi è un durissimo giorno, ma ora devi cercare di reagire. Tira un colpo di spugna su tutto quanto. Sei un ragazzo in gamba e hai tutte le possibilità di dimenticare i tuoi errori, contribuendo a dare la pace a questo paese tormentato dall'incomprensione e dalla violenza." Infine muore tra le braccia di Zagor. 

Nel volgere di un solo giorno lo Spirito con la Scure aveva perduto tutto ciò che era a lui più caro: lo struggente, idealizzato ricordo di suo padre e anche l'unico amico, il compagno di tanti anni, vittima innocente del suo desiderio di vendetta. Un'esperienza senza dubbio sconvolgente e terribile. Racconta ancora lo stesso Zagor: "Sconvolto e inorridito uscii da quella maledetta capanna, attraversai il villaggio devastato dalla mia collera e, quasi senza accorgermene mi tuffai nel verde del bosco senza alcuna meta...per ore e ore, finché la stanchezza ebbe la meglio su di me ed io, sfinito, piombai in un sonno profondo tormentato dai fantasmi del passato lontano e recente. Quanto tornai in me ebbi immediatamente una terribile, opprimente sensazione: ero solo, nuovamente solo. Per di più, ora, un nuovo sentimento si agitava nel mio animo senza concedermi un attimo di pace: il rimorso! MI rendevo conto di aver coinvolto la vita di molti innocenti in una vicenda dai contorni oscuri e per la prima volta capivo quanto fosse difficile, in certi casi, stabilire con esattezza da che parte sia il torto e da quale sia la ragione". Come si vede, Guido Nolitta ha saputo dotare il suo personaggio di uno spessore psicologico, ideale e morale di grande livello, quale è difficile riscontrare nei character a fumetti, specialmente in quegli anni.



Nasce lo Spirito con la Scure

Lasciamo ancora una volta la parola a Zagor: "Balenò dentro di me una improvvisa decisione: avrei cercato di cancellare il male che avevo fatto con la mia sete di vendetta compiendo in un futuro un'pera pacificatrice. Avrei cercato di smussare le frequenti incomprensioni tra i bianchi e gli indiani porgendo il mio aiuto a quella delle due parti che me ne sembrasse meritevole, al di sopra di ogni discriminazione razziale. La facilità con cui parlavo molti dialetti indiani, l'abilità con cui maneggiavo la scure e tutta l'esperienza accumulata in tanti anni di vita nei boschi mi furono assai utili ed ebbi modo in varie occasioni di tirar fuori dai guai i più disparati individui. Talora facevo da guida ad una carovana smarrita in modo che non varcasse i confini dei territori indiani, talaltra aiutavo l'esercito a scoprire dei loschi trafficanti di armi e di liquori". Inizialmente Zagor non indossava ancora il suo singolare costume né aveva scelto un nome di battaglia, né limitava i suoi interventi ad una zona particolare del Nord-est. Lo vediamo muoversi nelle vignette di Ferri abbigliato come un trapper, anche se fornito però della sua inimitabile scure. 



Finché un giorno gli capita di giungere in soccorso di un gruppo di attori girovaghi attaccato dagli indiani. Sgominati i pellerossa i guitti hanno modo di presentarsi al loro salvatore: si tratta dei Sullivan, una famiglia che si potrebbe definire "circense" composta dal padre, Tobia, e da due figli, Orazio e Romeo. Per amor di erudizione possiamo annotare che il cognome della simpatica combriccola non è stato scelto a caso: Nolitta si è probabilmente ricordato della formidabile coppia formata da Arthur Sullivan e W.S. Gilbert i quali nella seconda metà dell'ottocento composero una incredibile varietà di light operas, ovvero commedie musicali (noi le chiameremmo "operette") dalle melodie facili e accattivanti e dai testi brillanti che ebbero un grandissimo successo nei teatri inglesi e americani. 



Venuti a conoscenza della storia di Zagor e del suo insolito duplice ruolo di mediatore e di giustiziere, i Sullivan suggeriscono al giovane di far aleggiare intorno a sé un teatrale senso di fascino e di mistero. "Potresti ottenere più facilmente degli ottimi risultati se ricorressi a qualche elemento che possa far presa sui tuoi nemici, su quelli più impressionabili e ignoranti, come gli indiani", gli dice Tobia, "bisognerebbe creare intorno alla tua figura un alone di mistero, una fama che intimidisse gli avversari facendo passar loro la voglia di affrontarti. Da vero uomo di teatro io conosco bene l'arte di impressionare la gente. Prima di tutto ci vuole qualcosa che ti renda facilmente identificabile: un costume, per esempio. E poi ci vuole un nome, un nome che faccia effetto...magari un nome indiano che abbia un significato un po' minaccioso". E' così che nasce lo Spirito con la Scure, un nome che "suona bene" e si addice al modo di combattere del giovane Wilding, il quale lo traduce in dialetto algonkino trasformandolo in "Za-gor-te-nay". O, più semplicemente, Zagor.  



I tre attori si incaricano di curare la sapiente regia dell' "entrata in scena" del personaggio, la "presentazione ufficiale" del loro nuovo Signore degli indiani della foresta di Darkwood. Il luogo della prima apparizione viene individuato nella "Radura della Piccola Acqua", un ampio spazio erboso dove ogni anno si svolge il Consiglio di Primavera, una riunione nel corso della quale i capotribù discutono dei problemi comuni. Giunti sul posto qualche giorno prima dell'evento, i Sullivan allestiscono il palcoscenico ed organizzano gli effetti speciali: infine Zagor indossa il costume preparato per lui da Romeo, "il costume della compagnia", e si appresta al grande debutto. L'eroe prende posto in un nascondiglio approntato su una piccola altura che domina la radura ed assiste all'arrivo delle varie delegazioni e all'inizio della discussione tra i sakem. Uno di loro, Oga-lto, capo dei Wyandot, prende rabbiosamente la parola incitando gli altri alla rivolta contro i bianchi e proclamando la sua volontà di assaltare e distruggere i fortini militari della regione. è il momento adatto perché lo Spirito con la Scure possa finalmente intervenire: un artificiale rombo di tuono prodotto da Romeo Sullivan ed una esplosione scatenata dalla polvere pirica fatta divampare dallo stesso Zagor suscitano la paura e la meraviglia dell'assemblea dei pellerossa. Il giustiziere di Darkwood compare quindi imponente sulla sommità dell'altura, come apparso dal nulla dopo un fulmine di Manito. Subito i più superstiziosi fra gli indiani si inginocchiano ritenendo di trovarsi di fronte ad una divinità, e lo Spirito con la Scure può pronunciare il primo discorso ufficiale. 


Non tutti i pellerossa sono disposti ad accettare l'invito del nuovo personaggio ed a credere che si tratti veramente del nuovo inviato di Manito: Oga-lto imbraccia prontamente un fucile e spara in direzione di Zagor con un chiaro gesti di sfida. Ha luogo così il primo duello tra l'eroe calato nel suo nuovo personaggio ed un agguerrito avversario, ed il capo Wyandot diviene anche il primo nemico ucciso dallo Spirito con lo Scure in questa veste. "Non avrei mai voluto iniziare la mia missione uccidendo un uomo di quella razza che mi sono prefisso di difendere, tuttavia la pazza ostinazione di Oga-lto non mi ha lasciato altra scelta", dichiara Zagor parlando di nuovo agli altri indiani, "che i Wyandot ritornino ai loro villaggi e si scelgano un sakem più saggio e più ragionevole! In quanto a voi, grandi capi, continuate il vostro Consiglio di Primavera nello stesso spirito di pace con cui l'avete iniziato: questo è l'augurio di Za-gor-te-nay!". Detto ciò, l'eroe lancia per la prima volta il suo urlo di guerra, destinato a diventare famosissimo. 

Dai commenti che si scambiano fra loro i tre Sullivan risulta chiaro che il grido non era stato da loro suggerito, ma aggiunto dallo stesso Zagor come tocco finale allo spettacolo che essi avevano organizzato. La leggenda dello Spirito con la Scure è cominciata: vi sembra inverosimile? Chi lo sa: certo è che in un mondo magico e incantato come quello dei fumetti dove succede che un ragazzo morso da un ragno radioattivo si messa a camminare allegramente sulle pareti e un archeologo giri per il mondo portandosi dietro un uomo di Neanderthal come assistente, può capitare anche che un giovane uscito da esperienze tragiche e sconvolgenti possa decidere di indossare uno strano costume e presentarsi a degli indiani come una sorta di divinità. 






venerdì 26 settembre 2014

AL DI LA' DEL MARE



Su questo blog mi capita di fare spesso la cronaca dei miei viaggi in giro per l'Italia e anche all'estero fatti per lavoro, cioè su invito di chi organizza manifestazioni fumettistiche e ritiene che la mia presenza possa costituire motivo di interesse per gli appassionati locali. Così mi avete seguito durante i miei ripetuti viaggi in Croazia, ma anche in Serbia, Turchia e Brasile, oltre che nelle tradizionali sedi di kermesse italiane (Lucca, Catania, Milano, eccetera). Prima d'ora non ero mai stato, però, in Montenegro, neppure per conto mio come semplice turista. Il che non depone a mio favore, perché dopo esserci andato mi ripropongo di tornarci quanto prima, tanto sono belli i luoghi che ho visitato e ospitali le persone che ho incontrato. 

La costa del Montenegro presso Herceg Novi
La città che mi ha ospitato tre il 5 e il 10 settembre 2014, è Herceg Novi, nota località turistica sulla costa, non distante dal confine con la Croazia e vicina alla croata Dubrovnik, che dista soltanto quaranta chilometri. Nei pressi di Herceg Novi sorgono anche l'antica capitale Cetinje e Budva, una sorta di Las Vegas balcanica, allegrissima metropoli piena di casinò e di locali, ma soprattutto si trova il fiordo di Kotor, una spettacolare insenatura che ricorda i canali scandinavi. 

La spiaggia di Herceg Novi, Montenegro
Il Montenegro è indipendente dalla Serbia dal 2006 (anno in cui si svolse un referendum) e usa i nostri euro (ma la merce costa la metà). Per arrivarci, sono partito da Roma con un volo di linea che è atterrato a Podgorica, la nuova sede del Governo. 

L'aereo che da Roma mi porta fino a Podgorica. Poi, dalla capitale, due ore di automobile conducono a Herceg Novi.

In aeroporto è venuto a prendermi Jovan Subotic, vicesindaco di Herceg Novi e organizzatore dello Strip Festival della sua città, giunto all'ottava edizione. Un autista del comune ci ha condotti nella località sul mare con un viaggio di un paio d'ore. Herceg Novi sorge su una baia bellissima, bagnata da un mare  cristallino. Un lungomare interminabile collega gli alberghi della zona più moderna alla Città Vecchia, che una volta fu un feudo veneziano (e si vede). 

Una piazza della Città Vecchia
Oltre a me, ospite della manifestazione è stato anche il maestro serbo Bane Kerac, che da tempo sta realizzando una storia di Zagor con la mia sceneggiatura. Ho incontrato per la prima volta Bane Kerac nella città di Kraguievac, in Serbia, nel luglio del 2011. In quella località viene allestita ogni estate una manifestazione fumettistica e in quell’anno io ero stato invitato per festeggiare anche alle falde dei Balcani il cinquantennale dello Spirito con la Scure. Bane, uno fra i più conosciuti e amati artisti serbi, attivo da decenni sia nella sua terra che all’estero, mi parlò della grande popolarità di gode il Re di Darkwood in tutti i Paesi della ex-Yugoslavia e mi spiegò che gli sarebbe piaciuto disegnare una storia di Zagor da pubblicare, in tiratura limitata, soltanto in Serbia, per i suoi ammiratori che da tempo gli chiedevano di cimentarsi con l’eroe di Nolitta & Ferri. Mi mostrò, fra le altre cose, le sue tavole di Tarzan, più alcuni suoi lavori western: ne rimasi molto colpito, al punto da desiderare di fargli fare una storia zagoriana non solo per i serbi ma proprio per la serie italiana. Promisi che ne avrei parlato con Sergio Bonelli. Però poi, come si sa, nel settembre di quell’anno Sergio partì per un lungo viaggio, lasciandoci soli. 

Bane Kerac davanti alla galleria d'arte dove sono esposte se le sue tavole di Zagor originali, nei vicoli della Città Vecchia di Herceg Novi
La seconda volta che ho visto Kerac mi trovavo, invece, in Croazia. Per la precisione, nella località balneare di Makarska, vicino a Spalato, nel maggio del 2012, sempre impegnato per una kermesse dedicata agli eroi di carta. Il rivederlo è servito a concretizzare la proposta: poiché in Italia stava prendendo forma l’idea di una nuova collana di storie autoconclusive tutte a colori, il Color Zagor, era appunto una di queste che Bane avrebbe potuto illustrare, se le sue prove fossero andate bene. Non avevo dubbi, avendo avuto modo, nel frattempo, di vedere quel che Kerac aveva disegnato nella sua carriera ed essermi convinto del suo grande talento. In più, c’era una cosa che, avevamo entrambi scoperto, ci univa, oltre alla passione zagoriana: la data di nascita. Tutti e due, io e lui, siamo nati il 7 settembre (lui esattamente dieci anni prima di me, nel 1952). Stringendoci la mano, in Dalmazia, ci siamo augurati buon lavoro: di lì a pochi mesi, gli ho spedito le prime tavole di sceneggiatura. La storia si intitola “Il passato di Guitar Jim”, e a questo punto la attendono tutti, serbi e italiani.

Il giovane "Guitar" Jim impara a suonare la chitarra in due belle strisce di Bane Kerac

A Herceg Novi è stata organizzata una grande mostra in cui sono state esposte in anteprima una quarantina di tavole originali zagoriane firmate da Bane, tra cui la prima che poi Kerac ha voluto regalarmi (grazie, "fratello oroscopo" - come mi chiama lui). 


La prima tavola della storia di Zagor di Bane Kerac, che ho avuto in regalo dall'autore

Oltre a questa esposizione, ce ne sono state altre tre dedicate al disegnatore inglese Rufus Dayglo, autore di Tank Girl, a Iztok Sitar, un maestro sloveno dal tratto poetico, e a Sonja Gasperov, illustratrice croata, di Spalato: tutti avevano al seguito dei loro volumi davvero meravigliosi. 

Una visitatrice davanti alle tavole dell'illustratore sloveno Iztok Sitar

Peraltro, ogni volta che vado all'estero cerco di documentarmi sulla storia del fumetto dei Paesi che visito e, se possibile, acquisto qualche testimonianza della produzione autoctona. Durante il viaggio in Montenegro ho potuto anche assistere a una interessante conferenza, tenuta dall'esperto critico e storico serbo Zoran Djukanovic, sull'opera di due importanti autori di origine russa che, fuggiti dalla Rivoluzione all'inizio degli anni Venti, lasciarono Mosca e si stabilirono a Belgrado dove finirono per dar vita a una scuola fumettistica serba destinata a un lungo futuro (mentre in Russia il fumetto sarebbe presto scomparso). 

Un brindisi con Bane Kerac, sotto gli occhi della moglie  e di Zoran Djukanovic (in maglia azzurra sullo sfondo)
La cosa che mi colpisce quando mi trovo davanti tavole da ammirare e studi critici sui tanti disegnatori, sceneggiatori, editori, personaggi e riviste di Paesi come appunto la Serbia, o la Turchia, o il Brasile o altri ancora, è la ricchezza di una tradizione che noi italiani conosciamo soltanto in minima parte, convinti come siamo (anche senza nostra colpa) che il fumetto sia un fenomeno soltanto americano, italiano, franco-belga, argentino, spagnolo, inglese e giapponese. Esistono invece tesori da scoprire in luoghi insospettabili, realizzati in passati lontani o in tempi recentissimi. I giovani autori sloveni, croati e serbi, per esempio, sono assolutamente da conoscere. Fra i miei acquisti in Montenegro spicca il volume datato 2012, edito dalla Ominibus di Belgrado, che vedete nella foto sottostante, dal titolo scritto in cirillico ma che si può traslitterare in "Stripovi iz Nikad Robom (1966-1968)", e che presenta appunto tre avventure a sfondo storico-bellico pubblicate sulla rivista Nikad Robom tra il '66 e il '68, realizzate da Branislav Jovanović (classe 1933), in parte in bianco e nero, in parte a colori. A corredo dei racconti, una lunga e illustrata cronistoria (purtroppo, scritta in serbo e dunque non facilmente decifrabile). Colpisce, sfogliandone le pagine, il passaggio da vicende ambientatene i Balcani durante la Prima Guerra Mondiale, ad altre di chiara ambientazione ottomana. Il tutto riferito, però, alla storia serba.

Un esempio di fumetto serbo risalente agli anni della ex-Yugoslavia

Fra i tanti eventi della manifestazione di Herceg Novi, il più importante che mi ha riguardato è stato un incontro con il pubblico che ho tenuto in una piazza della Città Vecchia, proiettando delle immagini che avevo portato con me. Fra i presenti c'era anche il vice-ambasciatore italiano in Montenegro, una gentile signora che è giunta da Podgorica apposta per l'occasione. Anche Bane Kerac ha avuto i suo momenti di gloria e poi tutti e due siamo stati festeggiati perché era appunto il 7 settembre: ci è stata portata una torta decisamente zagoriana, bella a vedersi ma anche buona a mangiarsi. 

La torta di compleanno per me e per Bane Kerac, che festeggiamo lo stesso giorno
Fra le note di colore, c'è da segnalare la straordinaria altezza dei montenegrini (statisticamente, fra i più alti d'Europa), non a caso spesso campioni di basket e di pallanuoto.

Accanto a me, il vicesindaco di Herceg Novi, Jovan Subotic, dà l'idea di quanto siano alti i montenegrini

Oltre a godere del mare del Montenegro, il 9 settembre ho preso un autobus di linea e ho varcato la frontiera con la Croazia per visitare la vicina Dubrovnik, l'antica Ragusa veneziana, affollatissima (fin troppo) di turisti. Le foto che seguono vi faranno la cronaca di tutto quanto meglio delle parole. Un grazie a tutti gli amici che ho conosciuto in Montenegro, sperando di rivederli presto.



La baia di Herceg Novi, in Montenegro

Uno scorcio della baia di Herceg Novi
Cala sa sera sulla romantica Herceg Novi



Bane Kerac accanto ad alcuni dei suoi orginali esposti in Montenegro
Io con Bane Kerac
Alcuni dei disegni originali dello Zagor di Bane Kerac esposti in mostra

Le sale dove era stata allestita la mostra dedicata allo Zagor di Bane Kerac
Applausi per Bane Kerac
Io con il disegnatore inglese Rufus Dayglo, bravissimo autore di Tank Girl
Tavole di Jack Kirby tatuate sulle braccia di Rufus Dayglo
La locandina della manifestazione montenegrina disegnata da Bane Kerac: nelle mani di Cat Claw, un personaggio di Bane, il ritratto di Zagor e, sullo sfondo, il castello di Herceg Novi
Un ragazzo vende i suoi fumetti per strada
Rufus Dayglo schizza Tang Girl sulla lavagna di un pub
La festa di compleanno mia e di Bane Kerac
L'illustratore sloveno Iztok Sitar mi dedica il suo volume
Bane Kerac disegna Zagor per un ammiratore
Uno schizzo di Bane Kerac realizzato al volo
Il mare cristallino del Montenegro
La baia di Herceg Novi
La frontiera fra Croazia e Montenegro
Il mare a Dubrovnik, Croazia

Un palazzo in stile veneziano di Dubrovnik
La torre civica di Dubrovnik, Croazia
Folla di turisti all'ingresso di Dubrovnik
Lo "stradun", la via principale di Dubrovnik
Il porto turistico di Dubrovnik
Selfie da Dubrovnik
Le mura di Dubrovnik
Il paladino Orlando nella piazza principale di Dubrovnik
Lo "stradun" taglia in due Dubrovnik
Antica fontana con cisterna, vista dall'alto dalle mura
Selfie sulle mura di Dubrovnik


La bandiera croata sui bastoni dell'antica Ragusa
Un cannone sulle mura di Dubrovnik
Le mura a picco sul mare
Il mare dalle mura di Dubrovnik
Acqua fredda... ma una volta entrati, ci si abitua subito
Autografo con disegnino per un giovane lettore montenegrino
Scuola di fumetto a Herceg Novi: disegno anche io
Una striscia di Zagor disegnata da me (testo in serbo)
La mia striscia di Zagor si capisce anche senza sapere il serbo
Io e l'illustratore sloveno Iztok Sitar facciamo scuola di fumetto
Aeroporto di Podgorica: torno in Italia abbronzato!