venerdì 11 aprile 2014

SONO BUONO TUTTO L'ANNO E CATTIVO A NATALE




Per tutto il 2013 ho curato la selezione dei miei migliori tweet pubblicati su Twitter. Mi sono interrotto a gennaio perché impegnato in un tour della Patagonia e in febbraio perché il blog ha ospitato le cronache di quel viaggio. Riprendo adesso la consuetudine, recuperando gli aforismi più divertenti o più significativi datati dicembre 2013. Li ho divisi per argomenti in modo da rendere più agevole la lettura, e ho disposto le categorie in ordine alfabetico.  Nel momento in cui scrivo i mie followers sono 2431. Il contatto è @morenozagor.
Le precedenti cinque raccolte (se cliccate sui titoli sono quasi certo che vi divertirete) sono state:

Da grande voglio fare il Tamagotchi (novembre 2013):








AMORE

L'amore è fatto di pàlpiti e di palpàte, ma non di pùlpiti.

Anche la prima doccia insieme è una prima volta.

Si tradisce perché si fanno promesse impossibili da mantenere.

L'amore non è un compromesso. Bisogna essere se stessi anche in coppia.



ANIMALI

Da grande voglio fare il gatto portato ai concorsi.

Poche cose sono ipnotiche come i gatti e le tette.

Sono favorevole alla sperimentazione su un tipo di animali: le zanzare.

Siccome i polpi si accoppiano senza sposarsi, sono tutti figli della polpa.

Il tuo gatto non rompe mai i coglioni, qualunque cosa faccia.





AFORISMI

Un illuso non ne esce illeso.

Lo proponi tu, ti guardano come se fossi un deficiente. Lo propone un altro, è geniale.

Venite già rimandati indietro.

I ricordi ingannano.

Qualunque cosa sia soft non vale la pena.

Me l'avevo detto.

E’ una schiavitù anche l'appartenenza a un genere.

La miglior vendetta è il "pèrdono".

Qualunque cosa tu faccia c'è chi la fa meglio.

L'importante non è vincere, ma piazzarsi bene.

Ogni argomento è una cazzata da qualche punto di vista.

A mandare affanculo son buoni tutti.

Sto imparando a leggere tra le rughe.

Gli alieni che viaggiano per milioni di anni luce e vengono qui da noi a farci i cerchi nel grano, non possono essere che degli imbecilli.



ANSIA

Chi dorme sonni tranquilli è perché è all'oscuro di ciò che incombe su di lui.

Propongo il Nobel per la pace allo Xanax.



BENE E MALE

I buoni sono i cattivi agli occhi di qualcun altro.

Alla fine vincono sempre i cattivi.




CITTA’

La piazza stessa deve essere un monumento. La patetica scultura al centro il più delle volte deturpa lo spazio.

Che dramma dev'essere vivere in una meta turistica di quelle con i negozietti tutti uguali e le schiere di turisti in gita tutti i giorni!




COMPUTER

L'ultimo tecnico del computer a cui ho fatto vedere il mio PC ha detto che è stregato.

Mi ci vorrebbe un personal trainer per usare il personal computer.




DENARO

Il concetto di "moneta unica" significa che ti ritrovi con una unica moneta in tasca.

Otto per mille, cinque per mille, due per mille... Ma se io non volessi dare quei soldi a nessuno, che alla beneficenza ci penso da me?

Con quel che costa la benzina non conviene suicidarsi dandosi fuoco.





DIO

Spero che i santi non siano stati davvero come li fanno nei santini.

Il peggior ossimoro: santa inquisizione.

Io non sono ateo, sono difficile da convincere.

Come non aver paura della morte se, come ci insegnano, immediatamente dopo saremo processati per aver commesso atti impuri e desiderato la donna d’altri e quindi, per quello, condannati all'inferno per l'eternità?

I catechismi dovrebbero spiegare nel primo capitolo, in modo convincente, da che si capisce che Dio esiste ed è buono, poi passare al resto.

L'invito a pregare Dio nei momenti in cui l'infelicità ci divora dentro, è come quando dopo un guasto ci dicono "contatti il produttore".

L'inferno è la pena inventata da Dio per punire coloro che lui ha creato incapaci di rispettare le leggi assurde che egli ha stabilito




DOMANDE

Ma Giarre è famosa per le giarrettiere?

Ma l'epatite virale gira per il Web?

Ma la depressione del Mar Morto è dovuta al fatto che l'hanno chiamato così?

Ma chi soffre di allucinazioni, come fa a essere certo che il medico da cui va in cura esista veramente?

Ma che fanno gli zampognari nel resto dell'anno?

Ma Al Capone prima di far carriera è stato Al Galoppinone e Al Luogotenentone?

Ma i carmelitani scalzi possono fare la scarpetta con il sugo?

Ma nelle erboristerie cinesi vendono l'aloe finta?

Ma il dirigente che decide la chiusura di un serial TV è un serial killer?

Ma se piove quando gli atleti salgono sul podio per la premiazione, è il rovescio della medaglia?

Ma Toro Seduto era sempre al cesso?

Ma a inizio Novecento, costruivano in stile Liberty anche le carceri?

Ma i becchini giocano a poker con il morto?

Ma gli ermellini leggono gli albi a furetti?

Ma sull'Isola che Non C'è a Natale mangiano il peterpandoro?

Ma il fatto che non ci sia un regolamentazione contro il transito delle grandi navi, è la lacuna di Venezia?

Ma se una moglie tradisce il marito con un immigrato irregolare, è una relazione clandestina?

Ma il Metastasio è morto di cancro?

Ma se un becchino gioca a carte, bara?

Ma un barone, quando muore, ci sta dentro una bara?

Ma Nick Cave ha una voce cavernosa?

Ma al funerale di Kalashnikov c'erano raffiche di vento?

Ma in Vaticano stampano "La settimana Enig Mistica"?

Ma gli uomini di Neanderthal si sono estinti perché le donne di Neanderthal erano inchiavabili?

Ma i petardi costano un botto?

Ma i portieri, d'inverno, scendono in campo più coperti degli altri giocatori perché temono i rigori del freddo?

Ma i dannati a cui Dante rompe i coglioni all'inferno, credevano che facesse parte della pena?

Ma la Callas si dava delle arie?

Ma il dio Mitra aveva dei seguaci pistola?

Ma un edificio sacro edificato per una divinità che non esiste, è tempio perso?

Ma Carlo Cracco vive a Scalogno Monzese?

Ma sull'isola di Vulcano gli abitanti hanno tutti le orecchie a punta?

Ma il Gronchi Rosa fu emesso per festeggiare l'outing del Presidente?

Ma sul Twitter degli alieni si citano gli uforismi?

Ma quelli dei pesci e quelle dell'acquario sono fatti gli uni per le altre?

Ma se un soldato devoto trova scritto Santa Barbara, accende un lumino?

Ma le lenticchie si chiamano così perché a cucinarle ci vuole molto?

Ma quelli dell'Accademia della Crusca sono tutti stitici?




DONNE

Così per curiosità, ma s'è mai saputo che misura di reggiseno portava Lucia dei Promessi Sposi per aver arrapato don Rodrigo?

Se vedi una porta con il cartello "donne", non ti fare illusioni. È un cesso.

Dubito di poter essere mai irretito da una sirena. Avrà pure le tette scoperte ma le manca il più e il meglio.




ENIGMISTICA

Sciarada: le sacrosante verità. Maledirò, ma le dirò.

Via Crucis. L'anagramma di Crucis è Circus e in effetti a volta si fa dello spettacolo e del "venghino siori" anche nelle chiese.

La sottile ma fondamentale differenza fra essere inutile e in utile.




ERRORI

Tutto ciò che fai di buono é scontato, dovuto e pertanto non considerato. Ogni singolo errore vale invece la crocifissione in sala mensa.

L'ultima scusa possibile per un errore ingiustificabile è dire "l'ho fatto apposta".




FELICITA’


L'unico modo per essere felici è accontentarsi.

Il segreto della felicità è riuscire a vivere alla giornata.

Il primo passo verso la felicità è anche il più difficile: accettare se stessi.




FIGLI

Sono tutti Tate Lucia con i figli degli altri.

Senza la responsabilità dei figli da educare e mantenere, saremmo tutti meno disposti a subire angherie.

Ci sono mamme prof per cui i figli sono tutti studenti sotto esame e mamme bidelle che puliscono solo le aule guardando i ragazzi ansarsene.

Il miglior regalo è offrirsi come babysitter per una sera a due parenti o amici stressati dalla prole.

I ragazzini di oggi non lo sanno, chi sono Stanlio e Ollio.

Ho scoperto che il modo migliore per comunicare con la figlia adolescente è whatsapp.




GENTE

Mai fidarsi della gente perché l'anagramma di persone è serpone.

Nelle foto i falsi sorrisi si riconoscono come le false banconote sotto la macchinetta.

Non c'è tempo più perso di quello in compagnia delle persone sbagliate.



GIUSTIZIA

Ma dovete essere sempre, subito, irremovibilmente e senza dubbio alcuno colpevolisti?

I giudici sono quelli che tengono un anno dentro Lele Mora e mandano in licenza premio i serial killer.

Ai ladri di biciclette andrebbero tagliati i piedi.

La giustizia degli uomini è sempre sommaria.

Sono favorevole alla depenalizzazione dell'arrotamento dei parcheggiatori abusivi.

L'ingiustizia che danneggia un avversario non va mai scambiata per giustizia.




ITALIA

Certo che se le piramidi le hanno costruite gli extraterrestri, potrebbero finirci loro anche la Salerno - Reggio Calabria.

L'Italia è una Repubblica fondata sui due pesi e le due misure.

L'Italia è quel Paese in cui persino cose come Eataly e Slowfood vengono identificate con una parte politica.

Indubbiamente, gli italiani che meglio difendono la nostra immagine nel mondo sono Rocco Siffredi e Valentina Nappi.

Ormai, "Trenitalia si scusa per il ritardo" dovrebbero stamparlo sul biglietto.

Prima c'era il Made in Italy, ora il Male in Italy.



LAVORO

Fare un lavoro che ci piace è come essere innamorati della propria moglie.

Rispetto a tutto il lavoro che ho fatto sto aspettando ancora di raccogliere di frutti.

Uno dei talenti di un dirigente d'azienda dovrebbe essere valorizzare e sfruttare al meglio il talento dei collaboratori. Dovrebbe.

Il capitale umano di una azienda conta come il capitale sociale, ma difficilmente chi la dirige se ne rende conto.




LIBRI, GIORNALI E FUMETTI

Qualunque cosa possiamo dire, scrivere, fare su Internet non alza le vendite dei fumetti in edicola.

La scena del primo bacio a Micol nel Giardino dei Finzi Contini di Bassani è scritta così bene che vien voglia di baciare la prima che passa.

Siamo sessanta milioni e il massimo quotidiano italiano vende meno di trecentomila copie.

Slot machine? Io non ho mai giocato neppure a flipper, perché le cento lire dei nonni le mettevo da parte per comprarmi Zagor.

I fumetti non sono un genere minore semplicemente perché non sono un "genere".

Venga un fastidioso prurito intimo a chi ha smesso di andare in edicola.

Non ho mai comprato niente da Amazon perché a me piace da matti andare di persona il libreria, e questo piacere per posta non mi arriva.

Le recensioni di qualunque critico non sono, in ultima analisi, che il modesto parere di un fruitore qualsiasi.



MATRIMONIO

Nessun matrimonio s'avrebbe da fare, né domani né mai.

La società dovrebbe crescere accettando come naturale la fine delle relazioni e non creando vincoli sempre più cogenti.

Di solito il tradimento è l'ultimo dei problemi di una coppia.

Vorrei capire quelli che si sposano che cosa non hanno capito del fallimento dei matrimoni degli altri.

Dopo la stagione degli amici che si sposano comincia quella degli amici che si separano.

"Prometto di amarti finché morte non ci separi", sottintende: la morte dell'amore.

Prima di tutto si deve essere amanti, poi fidanzati, compagni, mariti o mogli.

I miei vicini di casa litigano così spesso e così violentemente che l'unica spiegazione per cui non divorziano è che sia un gioco erotico.

Poiché le famiglie della pubblicità non esistono davvero, se ne deduce che anche i prodotti in realtà fanno schifo.




ME STESSO

Non ho nulla contro i detrattori. Se no, lo userei.

"Vorrei prenotare dei posti per lo spettacolo di marionette". "Certo, come si chiama?" "Burattini". Attimo di gelo inevitabile.

Il numero di Dunbar indica il limite di persone con cui un individuo è in grado di mantenere relazione sociali: in media, 150. Io l'abbasso.

Dentro di me ho un mare da cui ogni tanto emerge la pinna di uno squalo.

Se io, per ipotesi, fossi contrario al commercio abusivo per tutti, italiani e stranieri, sarei razzista?

Penso sempre di essere io quello sbagliato ma, a pensarci bene, non vedo in giro nessuno giusto.

Non faccio parte di nessun cerchio magico. Neppure del mio.

Ho deciso di non fare battute sul nome di Banana Yoshimoto perché magari in giapponese "Moreno" vuol dire "finocchio".

Ma i miei spermatozoi saranno contenti di me?

Quelli che mi odiano sono molto bravi, perché hanno scelto un bersaglio difficile, senza appigli.

Non sempre condivido le mie opinioni.

Non do udienza ai questuanti che mi apostrofano chiamandomi "capo".




MONDO

Quando i cinesi sbarcheranno sulla Luna, parlare di "Luna piena" acquisterà un altro significato.

Il senso dell'umorismo degli inglesi è sopravvalutato.




MORTE

Di un suicidio non mi colpiscono e impressionano le motivazioni, che giustifico tutte, ma le modalità.  Ognuno ha il diritto di uscire di scena quando crede, ma sono i modi dolorosi ed efferati che mi sconvolgono.

Se mai mi suiciderò farò in modo che ritrovare il mio cadavere non impressioni nessuno.




NATALE E CAPODANNO

Caro Babbo Natale, invece di venire a portarmi qualcosa di inutile, vieni a portarmi via qualcosa di fastidioso.

Sono buono tutto l'anno e cattivo a Natale.

Ho mal di festa.

Nei pronto soccorso darei il codice verde a tutte le ferite da botti di capodanno esplosi in mano. Vanno curati dopo i raffreddori.

Quando, a sette anni, mi hanno detto che Babbo Natale non esiste, ho pianto.

Il Natale è letale.

Magari saranno anche divertenti, ma se me li propongono come "film di Natale" non vado a vederli.

A questo Natale (come a tutti gli altri) chiedo solo che passi presto.

L'ideale sarebbe un Natale in due o tre. Ma anche a Gesù, Maria e Giuseppe in capo a dieci minuti erano già andati a rompere in duecento.

Se noi raddoppiassimo il prezzo di un fumetto a Ferragosto non ci comprerebbe nessuno. A Capodanno invece tutti pagate il doppio il cenone.

Non mi pesa tanto comprare i regali per tutto il parentado, quanto dover incontrare i parenti per consegnarli.

Dovreste evitare tutti quei locali che siccome é la sera di San Silvestro raddoppiano i prezzi.

Ma a quelli che augurano un sereno Natale, danno davvero così fastidio un po' di nuvole in cielo, che tanto non ci si devo abbronzare?

Di solito ho compassione per tutte le disgrazie tranne per quelli a cui scoppiano i botti di Capodanno in mano.

Il mio albero di Natale ? così piccolo che è un Christmas Duee.

A me lo Spirito dei Natali futuri compare in sogno per mostrarmi l'incubo di alberi da fare e disfare e di Santa Claus appesi ai balconi

Ah, per i fumetti no, ma per i mercatini natalizi i soldi ce li avete, eh?

O fate un presepe napoletano con l'acqua che gira il mulino e le montagne dirupate, o quel che farete sarà una pena da evitare di mostrare.



POLITICA

Ho fatto anch'io la lotta di classe. Noi della II A ci picchiavamo sempre con quelli della III C.

I governatori delle regioni sono quelli che chiudono gli ospedali ma non tagliano i rimborsi ai consiglieri regionali.

La facilità con cui nelle manifestazioni politiche si passa da un milione a due milioni di partecipanti fa schiantare dal ridere.

Lo Stato è come un bambino, più soldi gli dai più ne sperpera.

Il buffo di certi partiti è che basta darsi una parola d'ordine e tutti scattano come un sol uomo. Guareschi ne rideva.

Mi pare di capire che le proteste di piazza siano da incoraggiare o da reprimere a seconda delle bandiere sventolate.

Il premio di maggioranza in realtà premia una minoranza.

Un governante è tanto più apprezzabile quanto più amministra facendo funzionare le cose senza far accorgere la gente della sua presenza, come l’autista del bus.




SESSO

Il porno o è hard o non è.

L'erezione è un fenomeno ESP. Alza un oggetto con il pensiero.



SPORT

Sono favorevole allo sci fuori pista. Così chi ci va lascia libere le piste a noi più intelligenti che non ci andiamo.

Ma se la proprietà è straniera, i giocatori forestieri, l'allenatore estero e i campioni simbolo passano per soldi al nemico, perché tifare?





UMORISMO

I medici più antipatici sono gli oculisti perché perfino i loro pazienti non li possono vedere.

Mi hanno regalato un buono per un trattamento di pedicure. Sono due mesi che mi faccio crescere unghie e calli per sfruttarlo al massimo.

Si... può... disfare!

Oggi ho avuto una giovane donna ai miei piedi. La pedicure.

Ho piantato un ontano qui icino.

Leggo che i profitti del Viagra hanno avuto una impennata.

Costanza Cir è una che fa sempre un sacco di auguri a tutti.

Più che ci penso, più mi convinco di non aver mai visto nessuno scivolare su una buccia di banana.

A musica faccio progressi lenti perché studio piano.

La battoglia contro i resufi è una battaglia pursa.

Io non vado a votare perché ho fatto il vaccino contro l'affluenza.

Della loro guerra contro i Boeri, non ho mai capito perché gli Inglesi ce l'avessero tanto con dei cioccolatini.




UOMINI

A noi uomini il nostro coso ci fa compagnia.

Gli uomini si confidano con gli altri uomini meno che le donne con le altre donne.

L'uomo giusto è la somma di tanti uomini sbagliati.




VITA

Il mio progetto di vita è divenuto un rigetto di vita.

Nella vita contano più i gomiti che il cervello. Fa più strada chi sgomita che chi si ferma troppo a pensare.

Se mi dessero una cella pulita tutta mia e l'accesso alla biblioteca del carcere, l'ergastolo potrebbe essere preferibile alla vita fuori.

Si scopre in "Un anno sull'altipiano" come i soldati in trincea ritenessero loro nemici i propri generali: una chiara metafora della vita.

Uno dei motivi per cui vale la pena di vivere sono le risate.

La vita tende gli agguati.

La vita sono gli hobby e le passioni. Il resto è zavorra.

Nella vita, prima della fortuna ci vuole la pazienza.

Vivere è inutile, ma anche l'inutilità ha un suo perché.


sabato 5 aprile 2014

TUTTI I MOSTRI DI ZAGOR



Se avete seguito su Dime Web (la rivista telematica, erede della "Dime Press" cartacea dei bei tempi che furono) "L'Atlante di Mister No" sapete di che cosa sia capace l'enciclopedico Massimo Capalbo. Se non l'avete seguito (nonostante persino il sito ufficiale della Bonelli l'avesse segnalato) si è trattato di un grosso sbaglio di cui, però, fate ancora in tempo a emendarvi. In quell'immane lavoro (il cui unico torto, ai miei occhi, è di non essere disponibile in un tomo cartonato da porre nel posto d'onore della biblioteca), venivano dettagliatamente segnalati, illustrati, contestualizzati, con dovizia di particolari e di rimandi ipertestuali e multimediali, in ordine alfabetico, tutti i luoghi visitati dal Pilota di Manaus, tutti i personaggi da lui incontrati, tutti gli animali in cui si è imbattuto, tutti gli argomenti affrontati. 

Ho sperato a lungo che Capalbo potesse concentrare i suoi sforzi anche su Zagor, ma il fatto che la collana dello Spirito con la Scure fosse un mare magnum assai più vasto della serie di Jarry Drake mi faceva dubitare che si potesse portare a termine l'impresa. A dire il vero, qualcosa del genere era stato tentato in Turchia da  Eren M. Paykal, autore, qualche anno fa, di un "dizionario" dei personaggi zagoriani, uscito a Istanbul e, purtroppo, mai tradotto in italiano. Nel mio piccolo, io sto curando, da quasi centoventi settimane, la rubrica "Buoni & Cattivi" sulla Collezione Storica di Repubblica, in cui dedico ogni volta un "ritratto" a quattro protagonisti delle pagine di quel volume. Sono dunque arrivato a oltre quattrocentocinquanta schede, che magari un giorno potrebbero venire raccolte in un libro a parte, chissà. Ma, con mia sorpresa, ecco Max Capalbo che, nell'attesa, si è davvero dedicato a Zagor, ma scegliendo di circoscrivere, se così si può dire, il campo della sua indagine: non tutti i luoghi e tutti i personaggi, ma "solo" i Mostri che compaiono nella collana del Re di Darkwood.

Il suo nuovo dizionario ha cominciato ad apparire su "Dime Web" e nel momento in cui scrivo l'autore è arrivato alla lettera "C". Per rendervi di che cosa si tratta dovete soltanto andare a vedere cliccando sui link sottostanti.

Zagor Monster Introduzione e lettera "A"
Zagor Monster lettera "B"
Zagor Monster lettera "C"

Qui di seguito trovate invece la presentazione del proprio lavoro da parte dello stesso Massimo Capalbo, che ringrazio per ciò che ha fatto e sta facendo.


ZAGOR MONSTERS
di Massimo Capalbo

Quella di Zagor è la serie bonelliana classica dove la componente fantastica ha avuto e ha tuttora il maggior peso. Se è vero che sia in Tex sia nel Piccolo Ranger è presente un nutrito filone di storie ricche di elementi soprannaturali - e che persino all’interno di due serie essenzialmente realistiche come Mister No e il Comandante Mark non sono mancati episodi ai confini della realtà - solo nella saga dello Spirito con la Scure il fantastico costituisce uno degli ingredienti principali, e ciò fin dai primissimi episodi. Basti solo pensare che Darkwood, la foresta dove Zagor vive - assieme all’amico fraterno Cico - e nella quale si svolgono la maggior parte delle sue avventure, è un luogo immaginario, sebbene abbia una precisa collocazione geografica (si trova infatti sotto la regione dei Grandi Laghi, tra Pennsylvania, Ohio e West Virginia) e sia abitata da autentiche tribù pellerossa, come pure storicamente autentici sono molti degli avamposti militari disseminati sul suo territorio. Nella sua Foresta Oscura, Zagor si è scontrato di volta in volta, oltre che con i tipici cattivi del genere western (banditi, trafficanti di whisky, indiani ribelli, militari guerrafondai, speculatori, ecc.), con un’interminabile schiera di vampiri, scienziati pazzi, maghi, lupi mannari, morti viventi, animali e vegetali mostruosi, entità demoniache, robot, extraterrestri, folletti e via fantasticando. Non solo, ma anche nei suoi viaggi oltre i confini di Darkwood – le varie odisseeambientate nel resto del Nordamerica o in luoghi più lontani come l’America Latina e l’Africa – il nostro eroe ha dovuto affrontare diversi pericoli soprannaturali. Il fantastico zagoriano nasce da molteplici suggestioni letterarie, cinematografiche e fumettistiche, a cominciare da quelle che hanno nutrito l’immaginario del papà dello Spirito con la Scure, Sergio Bonelli alias Guido Nolitta. Nei vent’anni che lo hanno visto al timone della collana, l’editore/sceneggiatore – che ha creato il personaggio nel 1961, assieme al disegnatore Gallieno Ferri - ha attinto a piene mani dal cinema di fantascienza degli anni Cinquanta, dagli amati horror della Universal e della Hammer, da celebri e meno celebri serie a fumetti degli anni Trenta e Quaranta: il Flash Gordon di Alex Raymond, il Phantom di Lee Falk e Ray Moore, ilTarzan di Burne Hogarth il Casey Ruggles/Red Carson di Warren Tufts, il Brick Bradford di William Ritt e Clarence Grey, l’italianissimo Virus di Federico Pedrocchi e Walter Molino (ma si tratta, ovviamente, di un elenco parziale). Gli altri autori che – a fianco di Nolitta, ma soprattutto dopo il suo ritiro come sceneggiatore zagoriano - si sono cimentati con il Re di Darkwood (nomi come Castelli, Sclavi, Canzio, Toninelli, Capone, Boselli, Burattini, Rauch, per citare i più importanti) hanno fatto assimilare al personaggio ulteriori suggestioni: da Stephen King a Tolkien, da Verne a Conan Doyle, da Lovecraft a Hodgson, da Poe ad Haggard, da Howard ad Ashton Smith, dalla mitologia pellerossa a quella celtica, dal mito del Graal a quelli di Atlantide e Mu. 


Zagor Collana Lampo II serie, n. 18, 4 agosto 1963.


Data l’abbondanza, nella saga zagoriana, di personaggi, creature e luoghi fantastici, abbiamo deciso in quest’opera di occuparci solo – si fa per dire – di una specifica categoria, quella dei mostri. In essa abbiamo incluso non soltanto i vari uomini-bestia, i morti viventi, i vampiri, i dinosauri, gli spettri, gli animali impossibili e le piante assassine che Zagor ha dovuto affrontare a Darkwood e altrove, ma pure altri esseri e personaggi fuori dall’ordinario: per esempio, mutanti come Skull; abitatori di altri pianeti come gli spietati Akkroniani e il mite Warzak; criminali in grado di assumere particolari proprietà fisiche come l’Uomo Invisibile; divinità e spiriti malvagi quali Donn l’Oscuro, Haggoth, Dagon, Wendigo, Kudan ecc.; robot come il distruttivo Titan. E ancora: le letali pietre viventi che compaiono nella storia Odissea americana, uomini artificiali come Molok e il Golem, bizzarri esseri che abitano dimensioni parallele quali il perfido Urmur e i goblin RedCap e Red Jacket; animali realmente esistenti ma comunque insoliti, perché dotati di strani poteri (come il capodoglio esper di Incubo sul mare), manipolati dall’uomo (come gli insetti assassini della storia omonima), inseriti in contesti particolari che conferiscono loro un’aura mitica (è il caso del colossale puma e dell’anaconda che compaiono ne La montagna degli dei). Non abbiamo trascurato, inoltre, i buffi mostri apparsi negli albi speciali dedicati a Cico (il quale è a tutti gli effetti il co-protagonista della saga zagoriana) e creature altrettanto insolite e simpatiche quali il Pisum Alatum e il Going-Going. Non troverete, invece, nessuna voce dedicata al mad doctor Hellingen, a streghe come Dharma e Mawanah, al druido Kandrax, al barone Wolfingham, all’occultista Stephan, ai negromanti Zondar e Moridian, ecc. I suddetti personaggi, pur avendo anch’essi caratteristiche straordinarie, non rientrano certo nella categoria dei mostri; tuttavia, li citeremo lo stesso, e non potrebbe essere altrimenti, giacché – per fare alcuni importanti esempi – l’Uomo Tigre è una creatura della sopracitata Dharma, Kandrax è un seguace di Donn l’Oscuro, Titan è stato fabbricato da Hellingen, Moridian ha al suo servizio un esercito di morti viventi. E’ possibile che alcune scelte e alcune esclusioni da noi operate non troveranno d’accordo tutti gli appassionati dello Spirito con la Scure; a ogni modo, crediamo di aver fornito, attraverso le oltre centotrenta voci che compongono questa sorta di enciclopedia, un quadro abbastanza soddisfacente del filone fantastico zagoriano, filone che ha contribuito in maniera notevole al successo ormai ultracinquantennale dell’eroe nolittiano. (m.c.)



domenica 30 marzo 2014

OTTANTACINQUE PRIMAVERE


Il 21 marzo 2014, Gallieno Ferri ha festeggiato i suoi primi ottantacinque anni. Qualche giorno prima, nel corso della kermesse fumettistica milanese di Cartoomics, una affollatissima platea di lettori gli aveva cantato in coro "tanti auguri a te" durante l'incontro di presentazione di un nuovo libro a lui dedicato. Scrivo "nuovo" perché a questo punto le biografie artistiche del Maestro ligure sono numerose: escludendo i saggi dedicati a Zagor, e limitandoci a quelli che parlano esclusivamente del suo creatore grafico, troviamo un primo volume intitolato "Gallieno Ferri, quarant'anni con Zagor", opera mia e di Stefano Priarone, pubblicato nel 1999 dalla Glamour International Production. Poi c'è un libro della collana "Lezioni di Fumetto" della Coniglio Editore, intitolato "Gallieno Ferri, una vita con Zagor", uscito nel 2009, con in copertina le firme del sottoscritto e di Graziano Romani. Proseguendo, nell'edizione 2013 di Lucca Comics, il solo Graziano Romani ha presentato "L'arte di Ferri", edito da Panini, con una mia prefazione dal titolo "Un maestro per amico". Infine, nel marzo di quest'anno, ecco il tomo di cui sto per parlarvi, intitolato "Gallieno Ferri Photobook", a cura di Marco Grasso e Stefano Grasso (casualmente omonimi nel cognome, ma non imparentati),  uscito con il marchio Forum ZTN, anch'esso con mio testo introduttivo, "Vita d'artista". Marco e Stefano, oltre a essere grandi appassionati, sono anche ottimi organizzatori di eventi, essendo l'uno nello staff di Etna Comics e l'altro in quello di Albissola Comics, due mostre fra le più effervescenti nel calendario degli appuntamenti fumettistici del Bel Paese.




Prima di approfondire l'argomento, vorrei segnalare che gli ottantacinque anni di Ferri non sono passati inosservati neppure sul Web, dato che il sito Dime Web (erede telematico della rivista cartacea "Dime Press" di cui fui a suo tempo uno dei fondatori) ha dedicato a Gallieno un esaustivo dossier in cui si elencano tutte le cifre da record della sua incredibile carriera, che proprio nel mese del suo compleanno numero 85 lo vede uscire in edicola con la sua copertina gigante numero 800 (escludendo dal conto quelle delle strisce). Ma anche il sito della Sergio Bonelli Editore ha dedicato all'evento un ampio spazio, pubblicando fra le altre cose un mio articolo. Credo del resto di essere la persona al mondo che ha scritto di più riguardo al disegnatore genovese, che conosco ormai da venticinque anni e che considero un mio secondo padre. Anche su questo blog, per esempio, ne parlato a lungo, in più occasioni, in una delle quali ho perfino postato la cronaca fotografica della nostra discesa in gommone delle rapide del fiume Stura, in Piemonte. Non starò però a ripetermi, per non annoiarvi. Una cosa però posso fare. Un paio di anni fa, esattamente nel 2014, la Rizzoli mi ha commissionato le schede biografiche di cinque importanti autori italiani da inserire nel volume "Fumetto!", a cura di Gianni Bono e Matteo Stefanelli. Fra queste, una era appunto dedicata a Ferri. La propongo in fondo a questo post, a beneficio degli interessati.




Ma veniamo al "Gallieno Ferri Photobook".  136 pagine a colori, formato 20x24 cm., brossurato, elegantemente confezionato con una grafica impeccabile, il volume si distingue da tutti i saggi precedenti dedicati all'artista di Recco perché limita i testi scritti a una breve sequenza di introduzioni (quella mia, quelle dei due autori e una del figlio di Ferri, Gualtiero) e passa poi a raccontare la vita e la carriera di Gallieno attraverso oltre centocinquanta scatti fotografici che narrano perfettamente tutto, l'uomo e il fumettista, senza bisogno di ulteriori parole. Sfogliare una dopo l'altra le pagine del libro è assolutamente emozionante. Anche quando le immagini non sembrano parlare di Zagor, ma di momenti famigliari del disegnatore, il lettore si rende conto che invece le tavole ferriane dello Spirito con la Scure sono nate proprio in quel clima, e ne sono imprescindibili. Del resto, quando l'autore viene mostrato intento a fare surf o navigare un canoa o in barca a vela si capisce quanto la fisicità dell'eroe di Darkwood sia debitrice di quelle esperienze. Colpisce poi la doppia foto di Ferri ragazzino raffigurato su uno scoglio di Nervi confrontata con uno scatto recente in cui Gallieno si è messo nella stessa identica posa sullo stesso identico scoglio. Ma fanno palpitare il cuore anche gli scatti che mostrano Ferri con Sergio Bonelli, o attorniato dai fan in giro per il mondo.



Il volume, davvero imperdibile per chiunque conosca e ami l'opera dell'artista ligure, viene offerto insieme ad altre due pubblicazioni, così da formare quello che gli autori chiamano un "trittico". Si tratta di un albetto, davvero delizioso, di 16 pagine, spillato, in formato bonelliano, in cui quindici altri disegnatori dello staff zagoriano hanno voluto fare i loro auguri illustrati al loro maestro ideale. Al gruppo mi sono aggregato anche io, con un mio disegnetto affettuoso. La copertina è di Marco Verni. In più, acquistando il libro e l'albetto, si ottiene in omaggio un poster inedito a colori, opera di Ferri: si tratta di una versione alternativa della copertina di "Indian Circus". Come se non bastasse, gli amici di PostCardCult hanno voluto realizzare una cartolina che festeggia il libro e il compleanno, data in regalo a chi visitava il loro stand a Cartoomics (ma che, credo, si può ricevere per posta, magari insieme alle tante altre loro cartoline zagoriane, scrivendo al loro sito). Il Photobook, purtroppo, non è in vendita in edicola né in libreria, si può soltanto ordinare per posta (costa 20 euro) a questo indirizzo emai: tommasar@yahoo.it. Altre informazioni sul sito ZTN. Un complimento a tutti gli autori, ma soprattutto: AUGURI GALLIENO!

L'albetto allegato al volume "Gallieno Ferri Photobook"


Il poster allegato al volume "Gallieno Ferri Photobook"

La cartolina realizzata da PostCardCult


Gallieno Ferri
Genova, 21 marzo 1929
di Moreno Burattini

Il nome di Gallieno Ferri, disegnatore genovese diviso fra la passione per i fumetti e quella per il mare, dato che è un eccellente velista e windsurfista, è legato indissolubilmente a quello di Zagor. Nel 1960, egli si presentò all’editore Sergio Bonelli portando la sua esperienza di dieci anni di lavoro per il mercato francese che rendevano il suo segno già maturo, e diede vita con lui, che firmava sceneggiature con lo pseudonimo di Guido Nolitta, al personaggio più longevo del fumetto italiano, tra quelli ininterrottamente in edicola, dopo Tex Willer. Se Tex è sulla breccia dal 1948, irraggiungibile outsider, lo Spirito con la Scure è buon secondo, essendo apparso nel giugno del 1961. Da allora, Ferri ha disegnato ininterrottamente decine di migliaia di pagine dell’eroe. Le sue storie hanno portato intere generazioni di lettori (italiani e stranieri) attraverso mondi sospeso fra sogno e realtà, come un regno fantastico è Darkwood, la foresta in cui vive Zagor, grande invenzione sia grafica che letteraria, dato che consente di avere a disposizione tutti gli scenari dell’avventura. Schivo, e pronto a definirsi un artigiano piuttosto che un artista, in realtà Ferri si è dimostrato perfettamente in grado di competere con i grandi autori sia del fumetto avventuroso come di quello horror, fantastico e umoristico, assecondando il desiderio di Nolitta di rendere la serie zagoriana il regno della contaminazione e della trasversalità fra i generi. Il segno ferriano, nasce da colpi di pennello modulati con istintiva maestria e posti al servizio della storia, tesi a raccontare nel modo più chiaro ed efficace possibile: una caratteristica, questa, che si è andata affinando dopo i primi albi di Zagor, ancora molto carichi di neri, fino alla maggiore sintesi della maturità. Oltre ad aver creato graficamente lo Spirito con la Scure, infatti, il disegnatore ligure ha dato vita alla figura di Cico, protagonista di esilaranti sequenze comiche, e a un microcosmo di indimenticabili personaggi e caratteristi. Una menzione particolare merita la sua attività di copertinista, che lo colloca tra i recordmen mondiali per aver realizzato le cover di Zagor per oltre cinquant’anni senza interruzioni. Straordinariamente efficaci nella composizione, per dinamicità e per efficacia, le più di mille copertine ferriane hanno superato la prova del tempo. Tra esse, ci sono anche le prime 115 cover di Mister No, un altro personaggio nolittiano, di cui Ferri ha disegnato l’avventura di esordio.



Gallieno Ferri nasce a Genova il 21 marzo 1929, da una famiglia di origine parmense. Dopo aver esercitato per alcuni anni la professione di geometra, viene chiamato dall’editore Giovanni De Leo a realizzare "Il fantasma verde" e "Piuma Rossa", due personaggi da lui siglati con lo pseudonimo di "Fergal". Nel 1949 illustra la prima serie di "Maskar" e inaugura una nutrita serie di collaborazioni con l'Atelier Mouchott, un editore di Lione: è in Francia, infatti, che riscutono grande successo "Tom Tom" e "Thunder Jack", datati 1954. In questi anni, Ferri si occupa anche di pubblicità, attività questa che serve ad affinare il suo talento di copertinista. Inoltre, pubblica sul Vittorioso le storie di "Jolly" e "Capitan Walter". Nel 1961, Ferri inizia a collaborare con la Casa editrice di Sergio Bonelli, insieme al quale dà vita a Zagor. Da allora il disegnatore non ha più lasciato il personaggio, di cui ha illustrato moltissime storie tra le più significative e tutte le copertine, cimentandosi anche (nei primissimi tempi, per un totale di sette avventure) come sceneggiatore in proprio del personaggio. Nel 1975 disegna anche la prima avventura di "Mister No", e prosegue la collaborazione alla nuova testata firmando 115 cover. Nel 2009, a Roma, gli è stato assegnato il premio Romics d’Oro. 


LA FRASE: “Non ho mai disegnato senza sentirmi coinvolto in ciò che facevo”. Dall’intervista sul n° 194/195 di Fumo di China, luglio/agosto 2011.


mercoledì 26 marzo 2014

RISVEGLI




E' in edicola da qualche giorno lo Speciale Zagor n° 26, intitolato "Risvegli". I testi sono miei, i disegni di Emanuele Barison. Di Emanuele vi avevo già parlato in questo spazio, presentandolo in un post dal titolo "L'ultimo arrivato", datato 3 maggio 2011. Per foto d'epoca, curiosità e retroscena del suo arruolamento in Casa Bonelli vi rimando a quell'articolo.

Adesso che, dopo tre anni di lavoro insieme, il nostro primo lavoro arriva nelle mani dei lettori, non posso che aggiungere la mia soddisfazione per aver potuto collaborare con un professionista del genere, un vero e proprio fuoriclasse del fumetto, noto in Italia e all'estero per la sua trentennale e poliedrica attività.  In seconda di copertina dell'albo, lo stesso Barison così si presenta al pubblico zagoriano: “A chi mi chiedeva quale fosse il personaggio bonelliano che mi sarebbe piaciuto disegnare, io ho sempre risposto: Zagor!  Quando ero bambino, negli anni Settanta, in casa mia giravano diversi fumetti che, anche se  erano più o meno disprezzati dai vari benpensanti, mio padre mi permetteva di leggere visto che lui era appassionato di Tex: così mi capitarono fra le mani anche gli albi dello Spirito con la Scure. Ne rimasi affascinato e divenne subito il mio personaggio preferito. Ho sempre considerato Zagor una sorta di super eroe italiano, sia per il suo look in costume (geniale il marchio con l’aquila), sia per le sue gesta al limite delle possibilità umane. Mi ha sempre affascinato il fatto che le storie del Re di Darkwood potessero spaziare in tutti i generi dal western all’horror, arrivando fino alla fantascienza, ma soprattutto amo il respiro avventuroso, onirico, epico e leggero al tempo stesso che traspira dalle sue storie (e della leggerezza del sogno di questi tempi c’è molto bisogno). Il mio appuntamento creativo con lo Spirito con la Scure è sempre stato rimandato per gli impegni, gli imprevisti e i casi della vita. Poi un giorno, in occasione del cinquantennale zagoriano, realizzai un disegno a colori per una fanzine e lo inviai anche a Sergio Bonelli, che da tempo seguiva il mio lavoro in Francia e in Italia. Nacque l’idea di realizzare una storia, quella che avete fra le mani. Mi dispiace che Sergio non abbia potuto vederla finita, ed è lui che la dedico, con tutto il cuore”.



Ricordo che quando si andò concretizzando la possibilità di realizzare un albo dello Spirito con la Scure insieme, chiesi a Emanuele che cosa gli sarebbe piaciuto disegnare. "Vorrei una storia in cui a Cico si rizzano i capelli in testa dalla paura". Detto fatto, ho sceneggiato le prime cinque tavole di un racconto in cui un uomo esce da una tomba in una notte di tempesta, e Barison le ha illustrate da par suo con l'entusiasmo di un invitato a nozze. Da quel momento la sceneggiatura è stata elaborata sulla base dei suoi ritmi, lenti perché Ema era (ed è) impegnato anche con Diabolik e la produzione per il mercato francese. Peraltro, proprio in questi giorni è uscito in Francia un volume cartonato di 150 pagine, intitolato "Orfea" (edito da Dargaud, su testi di  Francois Corteggiani) che è uno spettacolo a vedersi. Insomma, il nostro nuovo acquisto zagoriano è una star internazionale. 



I lettori più affezionati al tipo di disegno ferriano sapranno, spero, apprezzare la chiave di lettura di un ospite illustre, che peraltro viene presentato in un numero extra fuori serie, come si conviene a questo tipo di interpretazioni autoriali di un personaggio storico del fumetto italiano. Ospite, è vero, ma invitato a trattenersi. Barison si è detto felicissimo dell'esperienza bonelliana e si è offerto di proseguirla. Perciò ho cominciato a scrivergli una nuova storia, questa volta di fantascienza. Sarà un altro Speciale, che se tutto va bene potrete vedere tra un paio di anni. 



Due parole sulla trama della nostra prima fatica. Si tratta di un racconto horror, che parla di morti che ritornano in vita. Zombi, potremmo dire, ma non macilenti e putrefatti: poiché il "risveglio" giunge a poche ore dal decesso, i "ritornanti" hanno più o meno l'aspetto che avevano in vita, salvo il fatto che sono dotati di straordinaria forza e resistenza, oltre che di belluina aggressività. A me gli zombi hanno sempre fatto più paura dei vampiri, e ho chiesto di essere cremato per evitare di risvegliarmi nella bara, sperando di non risvegliarmi proprio nel forno crematorio. Ho cercato di fare il verso a Nolitta quanto a reazioni di Cico di fronte alle situazioni paurose. C'è un aspetto "giallo" riguardante la spiegazione del mistero, e per ora chi ha letto l'avventura (a cominciare dal letterista Omar Tuis, il primo a farmi  - bontà sua - i complimenti) riferisce di essere rimasto sorpreso dalla soluzione finale. Non mi illudo di riscuotere l'apprezzamento di tutti, però ho fatto ogni sforzo per mescolare le carte e differenziare questa mia prova (con la quale supero la quota di ventimila tavole zagoriane pubblicate dal 1991 a oggi) da le innumerevoli altre proposte fatte per venire incontro ai gusti di tutti.







domenica 23 marzo 2014

CINEMA AL CINEMA 17




Proseguono le recensioni cinematografiche di Giorgio Giusfredi, mio personale consulente, nonché scrittore, sceneggiatore di fumetti e cuoco sopraffino. I pareri che esprime sono sua responsabilità, ma di solito li condivido. In ogni caso, i complimenti e le critiche vanno indirizzate a lui.

CINEMA AL CINEMA 17
febbraio/marzo 2014
di Giorgio Giusfredi


CAPTAIN AMERICA - THE WINTER SOLDIER

Un film di Anthony Russo, Joe Russo. Con Chris Evans, Sebastian Stan, Scarlett Johansson, Samuel L. Jackson, Anthony Mackie, Robert Redford. Titolo originale Captain America: The Winter Soldier. Azione, durata 136 min. - USA 2014 - Walt Disney

E' senza dubbio il miglior film realizzato su di un super eroe Marvel. Non si tratta dell’apologo fascista dei film DC di Nolan & C., né degli smielati ultimi Disney-Marvel. C’è un cattivo, anzi un’organizzazione criminale con in testa un cattivo che è interpretato da Robert Redford (inutile girarci intorno, è chiaro dal primo fotogramma del film), e c’è una filosofia di base che, come nel fumetto, è quella propria del personaggio. Proprio il protagonista, coinvolto in quella che comunque è una spy-story e che ricorda il “Mission Impossible” di DePalma, rispetta i suoi canoni. È molto semplice: l’eroe del fumetto ha avuto il successo su carta per un certo carattere. Pur modernizzato e pur infarcito di effetti speciali, è proprio il carattere del Capitano, un uomo che fa della forza di volontà la sua arma più potente, la cosa che affeziona il pubblico. Diciamo anche subito che c’è l’Hydra. Come ci può essere il Capitano senza Hydra? La maniera di riportarla in auge dopo la morte del Teschio Rosso, avvenuta nel primo episodio cinematografico, è convincente. Si ha la reale sensazione di pericolo dietro il controllo, la privazione di libertà come forma di società (fascista, appunto) più evoluta. Tutto questo sconvolgimento inizia con la riabilitazione dell’immagine del capo dello SHIELD, ovvero Nick Fury, che muore nelle prime scene. Potrebbe sembrare complicato ma la trama scorre via senza arrovellamenti cervellotici, tra esplosioni e battute. Chris Evans, che interpreta Capitan America, ricorda per livello di situazioni “bordeline”, al limite dell’impresa, Bruce Willis in uno qualsiasi dei suoi action movie. Si sottintende anche che cosa prova la bella Scarlett Joahnson, nei panni della Vedova Nera, nei confronti dell’eroe senza macchia (lei che di macchie ne ha, eccome). Il bello è che, questo flirt, non si risolve come tutte le coppiette innamorate vorrebbero. C’è anche Black Falcon, come in alcune storie a fumetti: da quel tocco di buddy buddy movie che non guasta mai. E c’è il Soldato d’Inverno, il cattivo ambiguo. Ovviamente (basta vedere il cast per rendersene conto), è quel Bucky che muore nel primo film cadendo dal treno sulle montagne innevate. La soluzione delle controversie tra lui e il capitano è il vero colpo di scena del film e avviene attraverso una mastodontica citazione  de “L’Impero colpisce ancora”. Il film è un continuo citare, infatti, della storia del cinema, da inquadrature a location a battute nei dialoghi (che son ben scritti). La più riuscita è quella che farà scoppiare la sala, formata da un pubblico attento, in una fragorosa risata. È incisa su di una pietra tombale e omaggia il citazionista per eccellenza: Quentin Tarantino.


SNOWPIERCER

Un film di Bong Joon-ho. Con Chris Evans, Kang-ho Song, Ed Harris, John Hurt, Tilda Swinton. Titolo originale Seolguk-yeolcha. Azione, durata 126 min. - Corea del Sud, USA, Francia 2013 - Koch Media

Questa pellicola, sempre con Chris Evans protagonista, è un grosso insieme di stilemi di nuova fantascienza. Un minestrone tratto da un fumetto dove possiamo riconoscere l’aroma di film come “Matrix”, “Atto di Forza”, “Apocalypse Now" e quello di certi nuovi slasher francesi truculenti e visionari. Benché ogni ingrediente sia riconoscibile, il sapore generale è senz’altro e quello di una nuova pietanza. È un bel prodotto strutturato su più livelli. L’apocalisse polare ha congelato la Terra e l’umanità sopravvissuta conserva l’esistenza su  un treno che è in moto perpetuo, autoalimentato, che gira il mondo su di una ferrovia costruita dal visionario ingegnere poco prima del disastro. Questo recente futuro distopico ricorda Ron Hubbard e la sua religione (frutto di un romanzo di successo) nella quale gli eletti verranno salvati su di una fantomatica arca che, da Noè in poi, fa sempre la sua porca figura nei cuori dei creduloni. Persino certi ritornelli e certi alienanti stereotipi degli abitanti del treno ricordano sette religiose ed elevano l’ingegnere (che alla fine scopriremo essere Ed Harris) a una sorta di mistico messia. Ovviamente gli abitanti di testa (ovvero prima classe) sono i ceti alti della società. In coda troviamo i reietti, gli emarginati costretti prima al cannibalismo e poi a mangiare blocchi composti da insetti neri pressati. Il tema del cannibalismo e il concetto di quanto sia giusto l’ordine e la severità per mantenere una società, sono il fulcro e la soluzione della trama. Un cast tutto inglese al servizio del visionario regista coreano, a eccezione di Kang-ho Song (presente anche nei precedenti lavori del cineasta) vanta oltre al sopracitato e “dark” Chris Evans, anche stelle del calibro di Jamie bell, John Hurt e Tilda Swinton, tutti bravissimi. Ricco di scene potenti e visionarie lascia un unico grande dubbio: da dove salta fuori quel cappottino su misura nel finale?


12 ANNI SCHIAVO

Un film di Steve McQueen. Con Chiwetel Ejiofor, Michael Fassbender, Benedict Cumberbatch, Paul Dano, Paul Giamatti. Titolo originale 12 Years a Slave. Biografico, durata 134 min. - USA 2013 – Bim

E' il film vincitore del premio Oscar. Tarantino aveva riaperto il filone schiavismo con il suo western, ma purtroppo questo nuovo lavoro di Steve McQueen non è altrettanto divertente. Il mio amico critico Maurizio Colombo lo definirebbe il Django degli intellettuali. Niente di nuovo sotto il sole. Le bellissime ambientazioni del sud degli Stati Uniti pieno di case eleganti e di salici maestosi, i fantastici costumi, i campi coltivati a granturco, a canna da zucchero a cotone, la splendida fotografia, insomma, se pur condita con gli schizzi di sangue della violenza che, come nella realtà, inzuppava quelle terre, non riesce a divertire. La storia , scritta dal vero protagonista in un romanzo da cui il film è tratto, prosegue lineare, mancano molti piccoli dettagli narrativi che renderebbero interessanti i personaggi. I padroni e gli schiavi recitano il loro compitino, insomma. La coppia più cattiva impersonata dal feticcio Michael Fassbander e da Sarah Paulson, sovrarecita creando dei personaggi ridondanti. Lupita Nyong'o (vincitrice dell’Oscar come non protagonista) è l’unica attrice riesce ad approfondire il dramma partorendo vere espressioni di lucida follia tipiche di una donna vessata e senza speranza di fuga. Durante le frustate non ci vengono risparmiate urla e brandelli di pelle mentre nelle scene collettive di bagni ogni posa e rivolta da tre quarti per coprire le nudità genitali come se dietro la macchina da presa si annidasse un guardone. Bisognava deciderci: o cinema verità o pudico feuilleton. 



SOTTO UNA BUONA STELLA

Un film di Carlo Verdone. Con Carlo Verdone, Paola Cortellesi, Tea Falco, Lorenzo Richelmy, Eleonora Sergio. Commedia, durata 106 min. - Italia 2014 - Universal Pictures

Purtroppo, è un film inferiore agli ultimi lavori di Verdone. L’autore ha comunque sempre uno sguardo molto interessante sulla società. Tutto il cast lavora bene (a parte l’attrice che interpreta l’avida seconda moglie, che sembra non indovinare  i tempi di battuta), ma il film non riesce mai a decollare, a fare quel saltino in avanti, nella commedia o nel dramma, necessario per far uscire dal cinema lo spettatore rigonfio di qualcosa di più che pop corn secco. Carlo Verdone stesso è un ottimo attore, anche la regia, con il classico stile essenziale, è funzionale al tipo di storia che pare volesse raccontare. Manca forse una sceneggiatura potente, una di quelle che, per esempio, arricchiva, anzi rendeva un successo, ogni commedia all’italiana che si rispetti. Tea Falco è strepitosamente sexy, la sua aria “bohemienne”, dovuta a una somiglianza con la cantante Françoise Hardy, è accentuata dei suoi atteggiamenti traboccanti di rude fragilità.