lunedì 20 novembre 2017

SE DIPENDESSE DA ME



"Io se fossi Dio" è il titolo di uno spettacolo (memorabile) di Giorgio Gaber e anche di un mio post di questo blog che, se volete, potete andarvi a rileggere. Vi elencavo un po' di cose che, in campo fumettistico, avrei fatto se fosse dipeso da me (l'elenco era volutamente minimale: consisteva in tutte cose possibili). Tuttavia io non sono Dio (purtroppo o per fortuna a seconda dei punti di vista) e, anzi, quasi nulla dipende da me. Comunque sia, eccomi a darvi una brutta notizie che se dipendesse da me non vi darei. 

Zagor Collezione Storica a Colori di Repubblica ha chiuso i battenti, proprio in questi giorni, con il volume n° 212.  Era iniziata il 16 febbraio 2012,  pubblicando "La foresta degli agguati" (1961), e si è conclusa presentando "La città sulla cordigliera", una storia dell'agosto 2012 (Zagor n° 565). Essendo state ristampate oltre cinquanta anni di avventure, si può pensare che in fondo chiudere possa essere stato nell'ordine naturale delle cose: la CSAC di Repubblica era arrivata, tutto sommato, a incalzare da vicino le uscite della serie regolare Zenith. Pochi mesi ancora e ci avrebbe raggiunto. Dispiace però il fatto (per scongiurare il quale ho cercato di fare di tutto, senza risultati) che la Collezione Storica abbia interrotto le sue uscite nel bel mezzo della trasferta sudamericana, lasciando a metà il viaggio ma soprattutto interrompendo a un passo dalla conclusione  la saga atlantidea intrecciata dagli autori (Mauro Boselli e il sottoscritto) da lungo tempo. Sarebbero bastate davvero poche altre uscite e lo Spirito con la Scure avrebbe raggiunto l'Antartide chiudendo tutti i discorsi lasciati in sospeso fin dai tempi della storia "Il segreto degli Anasazi" datata 1995. Tuttavia, sono state fatte altre scelte (esterne) che hanno, chiaramente, mille giustificazioni: sicuramente le copie vendute erano ormai troppo poche (solo alcune migliaia) per poter andare oltre, avendo, com'è giusto, dei bilanci da far quadrare. 

Del resto, la vicinanza temporale con la prima uscita delle storie ristampate faceva sì che tornassero in edicola racconti che gli zagoriani avevano appena letto, e dunque un esaurimento dell'interesse era facilmente pronosticabile. Se fossi stato consultato al momento di riprendere la Collezione Storica dopo le serie di 13 volumi di Speciali, avrei consigliato di ristampare i Maxi e gli Almanacchi, i cui primi numeri risalgono a molto tempo addietro e quindi sarebbero stati più appetibili. C'è poi il problema della distribuzione: negli ultimi mesi mi sono giunte da ogni parte d'Italia le lamentele di chi diceva di non trovare da nessuna parte i volumi di Repubblica. Probabilmente le vendite sarebbero state maggiori se chi era interessato all'acquisto avesse potuto vedere esposto in edicola i volumi. Vecchio e annoso problema, del resto, quello della distribuzione.

Consoliamoci con il fatto che la Collezione Storica ha inanellato ben 212 + 13 uscite, per un totale di 225 titoli e oltre cinquantamila tavole a colori, e che per lungo tempo ha avuto vendite più che soddisfacenti se non ottime: un "piccolo miracolo editoriale", per citare qualcuno, in tempi per molti aspetti assai problematici. Repubblica e L'Espresso vanno dunque ringraziati per aver sostenuto Zagor così tanto a lungo, mettendo a disposizione dei lettori vecchi e nuovi la serie dello Spirito con la Scure quasi completa e in versione technicolor. Grazie anche a Luca Raffaelli, Luca Barbieri, Luca Crovi, Graziano Frediani, Cristina Pajalunga, Michele Masiero, Mauro Marcheselli, Luca Del Savio e Roberto Banfi che, nel corso di cinque anni, nella redazione Bonelli hanno lavorato (con me) al faticoso scopo di garantire le uscite settimanali 



venerdì 10 novembre 2017

FACEZIE



Cinque libri in tre anni sono un discreto bottino. E' probabile che diventino sette in quattro, ma questo lo vedremo alla fine del 2018. Per ora, facendo un bilancio, vedo che dal 2015 a oggi sono arrivati in libreria "Utili Sputi di Riflessione", "Tex Secondo Letteri" e "Sarò bre" (editi da Allagalla) e "Dall'altra parte" e "Facezie" (pubblicati da Cut Up). Ci sarebbe in realtà anche il libro intervista della  collana "Lezioni di fumetto" (Comicout) dove rispondo alle domande di Laura Scarpa, ma appunto è un libro di Laura e non mio; e ci sarebbe ancor di più la raccolta di un romanzo e due short-tales "La capanna nella palude e altri racconti" (Cartoon Club) ma soltanto uno dei tre titoli è inedito, il più breve, e dunque lo si può considerare una ristampa (anche se con titolo e copertina nuovi). Lo scaffale dedicato alle mie pubblicazioni letterarie nella casa dei miei ventitré lettori si sta appesantendo sempre più, e siccome "Facezie", l'ultimo libro, è piuttosto ponderoso, bisognerà puntellarlo. Ovviamente scherzo, e sono io per primo a essere stupito della quantità di testi a mia firma dati alle stampe. Però, se gli editori (quei due o tre, ancora piccoli, di cui sono amico prima che collaboratore) me li accettano e talvolta me li chiedono e anzi li sollecitano, vorrà dire che qualcuno li compra e forse li legge. Me ne meraviglio, ma mi arrendo all'evidenza.

La lettura di "Facezie" sarà, per chi vorrà cimentarsi nonostante le 320 pagine, forse più gradevole e divertente, se non esilarante, di tutte le altre. Ci ho messo quaranta anni a scrivere questo libro, considerando che ci sono dentro anche testi comici che ho scritto quando frequentavo il liceo. Oltre a quelli (una intervista a Giulio Cesare, un poema goliardico in venti canti endecasillabi) sono finiti nel calderone le canzoncine di Cico, i monologhi di cabaret con protagonista una certa sboccatissima Bianca Bandiera, le vignette realizzate insieme a James Hogg (comprese le strisce del ginecologo Gustavo La Passera), le interviste a Zagor e a Dylan Dog apparse su "Collezionare", il dizionario degli insulti, le recensioni del Kamasutra e di altri testi sacri. 

Subito dopo la fantastica copertina di Walter Venturi e la  dotta e ironica (ironicamente dotta) prefazione di Stefano Fantelli, troverete una mia introduzione che vi copio qui sotto (così potete leggerla, se volete, senza comprare il libro). Vorrebbe essere un testo comico anche questoVolendo potete già ordinare il libro presso il sito della Casa editrice: fino al 15 novembre lo otterrete scontato (14 euro invece di 15) e con spedizione postale gratuita. Cioè vi basta un clic e vi arriva a casa. Ecco il link:



IL TEATRO DEI BURATTINI
di Moreno Burattini

In cognomen omen, si potrebbe dire. Chiamandomi Burattini, scappa da ridere a me che mi presento e a quello a cui tendo la mano. Tempo fa ho telefonato al teatro Colla per prenotare: “Vorrei dei posti per lo spettacolo di marionette”. “Va bene, a che nome?”. “Burattini”. Gelo dall’altra parte della linea. Avrà pensato che stessi prendendoli per i fondelli. E così mi devo trattenere nel prendere in giro gente che si chiama in modo strano, tipo Banana Yoshimoto: magari Burattini in giapponese significa cetriolo. Chissà se è per questo (per il cognome che mi è toccato in sorte) che ho sempre avuto il vezzo di cercare di far ridere. Il che non significa che ci sia sempre riuscito, anche perché ognuno ride a modo suo. Non intendo discutere su ciò che fa o che non fa ridere perché è un argomento scivoloso (e le scivolate, comunque, tranne quando capitano a me, mi fanno ridere). Una volta ho assistito a un esperimento in TV, in cui un italiano raccontava una esilarante barzelletta a un gruppo di arabi: neppure un accenno di risata. Quindi uno di loro raccontava all’italiano una loro storiella, che faceva sbellicare quelli con lui, ma che lasciava estremamente perplesso il nostro concittadino (e me). Quindi, noi e loro ridiamo in modo diverso. 

Ma anche tra di noi i pareri sono discordi e c’è chi, con mio estremo stupore, non ride guardando Fantozzi, chi storce la bocca di fronte a Checco Zalone e chi non tollera le gag di Cico. Perciò non mi illudo che le mie facezie riscuotano il plauso generale, mi accontento di quello colonnello (risate). Fatto sta che personalmente sono di bocca buona e rido di tutto (divertendomi moltissimo), poi ci sono quelli sofisticati e schizzinosi che ridono di molto meno o di quasi niente (divertendosi, temo, pochissimo). Io la penso come Stan Laurel, che scrisse una poesia dal titolo God bless all clowns, Dio benedica i clown. Venne letta alle sue esequie, insieme all’ultima frase detta dal grande comico: “Se qualcuno si azzarda a piangere al mio funerale, giuro che non gli rivolgerò mai più la parola”. Secondo Dostoevskij, si conosce un uomo dal modo in cui ride. Chissà che cosa pensano di me, allora, quelli che mi vedono sghignazzare di tutto. Penseranno che ci provi con ogni donna, basta che respiri. Il che purtroppo è vero, del resto. Secondo Umberto Eco, “quello che esce indenne dal riso, è valido; quello che crolla, doveva morire”. Quant’è vero. Se una verità non supera la prova dell’ironia, non è una verità. 

Un’altra verità è che, com’è chiaro, ho citato Dostoevskij e Umberto Eco per nobilitare questa introduzione, destinata a presentare un libro vergognoso. Del resto, non ho argomenti per giustificarlo e dunque finora ho divagato. Adesso non mi resta che cercare di spiegarvi qual è la tragica realtà. La casa editrice Cut Up si è accorta che vado in giro per l’Italia a presentare dovunque i miei libri di aforismi (pubblicati da un altro editore) e dunque si è detta: “Stampiamogli anche noi una raccolta di qualcosa di umoristico così nelle stesse presentazioni si porta dietro anche il nostro titolo, e facciamo promozione a costo zero”. Perciò mi è stato chiesto se avevo del materiale comico. Figuriamoci. Scrivo facezie da una vita. Le scrivevo sul diario di scuola dei miei compagni di liceo, facevo filastrocche per i commilitoni durante il servizio di leva, a tutti i matrimoni a cui sono invitato mi pregano di comporre una satira sugli sposi. Ho riempito di stupidaggini tutti gli spazi disponibili. Sul mio blog, su Facebook, su Twitter non faccio altro che piroette verbali. Per non parlare dei testi di cabaret, di quelli per il “Vernacoliere”, delle rubriche su Lupo Alberto e su Cattivik che ho curato per anni. Mettere insieme questa raccolta è stata una cosa da ridere, nel senso di molto facile. Che poi faccia ridere qualcuno tranne me, è tutto da dimostrare. Però, confido sulla quantità della proposta: fra tutte le stupidaggini che troverete (parolacce, doppi sensi dozzinali e volgari, allusioni erotiche e sessiste, gag politicamente scorrette, rutti e suoni di flatulenze fatti con le ascelle) una almeno sono quasi certo che vi farà abbozzare un mezzo sorriso. Se siete italiani. Se siete arabi, non lo so (risate islamofobe). 

Cut Up mi ha cercato dunque di nuovo dopo la raccolta di racconti inquieti “Dall’altra parte”, segno che la prima ho fatto buona impressione. Non posso che ringraziare per la fiducia l’editore e il mio supervisore Stefano Fantelli. Altri ringraziamenti vanno a Walter Venturi, autore della fantastica copertina (che da sola vale il prezzo del volume) ma anche mio consulente per il romanesco dell’Intervista a Giulio Cesare (che troverete più avanti). Eternamente grato sarò poi a James Hogg, disegnatore più toscano di me a dispetto del nome, mio sodale nelle vignette che da tempo andiamo realizzando insieme, alcune delle quali raccolte in queste pagine (in attesa di un libro tutto nostro che proponga l’opera omnia di Burattini & Hogg). Infine, una menzione speciale a Valentina Uccheddu che mi ha aiutato a tradurre in italiano testi scritti originariamente in vernacolo fiorentino. Essendo lei sarda, non capirò mai come abbia fatto. Baci, abbracci e scuse a tutti voi.




martedì 31 ottobre 2017

CICO & COMPANY


La riedizione a colori degli albi di Cico targata If giunge infine al n° 27. Mi sembra ieri quando, a cena con Gianni Bono, gli proposi l'idea di una ristampa cichiana in versione colorata e lui ne fu entusiasta. Il fatto che per ben ventisette uscite bimestrali la saga del messicano più simpatico del mondo sia riuscita a tener banco in edicola testimonia come l'iniziativa sia stata un piccolo successo, e che le storie illustrate prima da Gallieno Ferri e più da Francesco Gamba siano riuscite a trasmettere del divertimento anche a distanza dieci o venti anni. Di successo si può ben parlare anche in ragione del fatto che l'avventura non finisce qui! A dicembre ci sarà infatti un ventottesimo, inaspettato volume, che magari potrebbe prelude a un ventinovesimo. Ma ve ne parlerò dopo.

Torniamo a "Cico & Company", vale a dire l'albo con cui Sergio Bonelli decise, nel 2007, di porre fine alla serie degli Speciali. Perché la chiusura? Sostanzialmente perché Bonelli era deciso a concedere a Francesco Gamba un buen retiro e una meritata pensione in campagna, e piuttosto che rilanciare mettendo in campo un nuovo disegnatore preferì mettere la parola "fine", dopo quasi trent'anni (per la precisione, ventotto) da "Cico Story".

Mi fu chiesto di ipotizzare un finale. L’idea iniziale che proposi a Sergio (conservo ancora il testo con i commenti dell’editore scritti a matita) presentava questo spunto:  “Per celebrare la fine di una saga quasi trentennale facciamo incontrare con il pancione un po’ tutti i principali caratteristi comici della serie di Zagor, in una sorta di festosa carrellata per una riunione di famiglia. Vedremo riuniti attorno a Cico, per un preciso motivo che scopriremo solo alla fine della storia, personaggi come Trampy, Drunky Duck, Digging Bill, Bat Batterton, Icaro la Plume e altri ancora”.  

Bonelli commentava:  “Si può fare, ma potrebbe rivelarsi troppo frazionato… io pensavo a una specie di ‘Sporca mezza Dozzina’ che avesse uno scopo, magari western, con un filo conduttore”.  Successivamente, io avevo un incontro con Sergio in cui Bonelli mi spiegava la sua idea, che integrava la mia, di far sì che ci fosse un viaggio sottoforma di “missione” o “impresa” da svolgere, durante il quale in ogni tappa uno degli amici di Cico radunatisi all’inizio aveva un incidente (dovuto a uno sketch) e si doveva fermare, finché alla fine rimanevano solo Cico e Trampy. Così è stato fatto.


Serviva un’idea per chiudere la collana, e credo di averne trovata una buona senza dover far morire il personaggio. Uno scrittore umoristico, Jerome P.G. Belltower, segue il pancione prendendo appunti su tutte le sue mosse perché vuole trarne spunto per il suo nuovo romanzo, da presentare al suo editore Sir Joseph Goodwell. Sennonché, quando le gag di cui Cico è protagonista hanno riempito tutto il taccuino, si scopre che l’editore intende chiudere la sua collana di libri da ridere per dedicarsi solo al dramma e all’horror. Non sfugge ai più attenti come la pronuncia del nome Sir Joe (Joseph) è assonante con il nome Sergio e che Goodwell può considerarsi la traduzione di Bonelli: in pratica ho messo in parodia la decisione bonelliana di porre uno stop alla serie. A proposito di nomi, Jerome P.G. Belltower è un omaggio a Jerome Kapkla Kerome, P. G. Wodehose e Achille Campanile, tre fra i più grandi umoristi della letteratura mondiale.

Se avete tutti i 27 albi a colori, a questo punto, dovrete per forza avere anche il ventottesimo che nella collana originale non c'era. E se non avete collezionato gli albi If, ma avete tutti quelli in bianco e nero, ugualmente adesso vi mancherebbe quello aggiuntivo, se non ve lo procuraste. Quindi, la caccia a Cico Color n° 28 è aperta! Si tratterà di un tutto Ferri (e anche di un tutto Burattini), contenente materiale, secondo me molto divertente, mai raccolto prima in un unico volume. Quale materiale? E nel caso, quale sarebbe contenuto in un ipotetico n° 29? Diciamo che ne parliamo fra un mesetto.

lunedì 30 ottobre 2017

L'ULTIMA FOLLIA DI M.B.



L' M. B. responsabile dell'ultima follia a cui allude il titolo di questo articolo non è Mel Brooks, ma Moreno Burattini. E la follia consiste nel libro, di cui mi vergogno molto, del quale vedete qui sopra la copertina. Copertina bellissima, peraltro, opera di Walter Venturi. Il motivo della vergogna sono i contenuti, ovvero oltre trecento pagine di testi comici scritti in quarant'anni di mia attività umoristica praticamente clandestina (dalle filastrocche goliardiche dei tempi del liceo ai monologhi teatrali per cabarettisti sconosciuti, passando per le interviste impossibili agli eroi del fumetto apparse su fanzine fino alle rubriche pubblicate con lo pseudonimo di Gustavo La Fogna su Cattivik e Lupo Alberto). Ma di "Facezie", questo il titolo del volume edito da Cut Up,  parleremo in seguito. Per il momento vi basti sapere che firmerò le prime copie nel corso dell'edizione 2017 di Lucca Comics, in programma fra il 1° e il 5 novembre, ma che volendo potete già ordinare il libro presso il sito della Casa editrice: fino al 15 novembre lo otterrete scontato (14 euro invece di 15) e con spedizione postale gratuita. Cioè vi basta un clic e vi arriva a casa. Ecco il link:

La prima presentazione ufficiale di "Facezie" avverrà comunque venerdì' 10 novembre alle 19.30 a Casteggio (Pavia) presso l'enoteca Scooter Moda.
Ecco il link dell'evento:


Seguiranno, ovviamente, numerosi altri incontri un po' in tutta Italia (da Castellammare di Stabia passando per San Benedetto del Tronto e Potenza). Se verrete mi farà piacere e credo che anche voi vi divertirete (almeno lo spero). Seguite la pagina Moreno "Zagor" Burattini su Facebook per essere informati sul susseguirsi degli appuntamenti. 

A proposito di appuntamenti, qui di seguito troverete quelli che mi riguardano appunto a Lucca Comics 2017. Sappiate che dal punto di vista zagoriano questa edizione della kermesse fumettistica toscana sarà la più ricca di sempre (ma anche dal punto di vista bonelliano, in generale, sono decine e decine le iniziative e gli eventi proposti al pubblico, come non era mai successo prima).

Per quanto mi riguarda, l'oggetto più ambito è il DVD del film-documentario di Riccardo Jacopino "Noi, Zagor", che nel 2013 sbarcò in oltre cento sale italiane, da tempo richiesto  su disco da tutti i lettori dello Spirito c0n la Scure. Ho curato personalmente l'albetto di 32 pagine allegato al cofanetto. Se volete rinfrescarvi la memoria riguardo al film, potete vedere il trailer, qui:


Ci sarà poi la Pigotta di Zagor: vale a dire un bambolotto con il costume dell'eroe di Darkwood assolutamente delizioso in vendita presso lo stand UNICEF (il ricavato delle Pigotte va tutto in beneficienza).
Frutto di una joint venture assolutamente inedita sono le iniziative della banca Intesa Sanpaolo che nella sua sede lucchese di Piazza San Michele ha allestito la ricostruzione della capanna di Zagor con tanto di indianine pronte a farsi fotografare con i nostri lettori, che se vorranno potranno anche ottenere, gratuitamente, delle carte ricaricabili con un paio di disegni di Gallieno Ferri stampati su (e altri gadget in tema). Io sarò lì un'ora al giorno a firmare delle stampe realizzate per l'occasione.
Vogliamo poi parlare di ciò che verrà distribuito allo stand Bonelli? Si comincia con la riproposta del gioco da tavolo di Zagor "Odissea Americana", che ha avuto uno straordinario successo dopo il lancio lucchese dello scorso anno (sono in arrivo edizioni americane e serbe). 



Poi ci sarà il cofanetto destinato a raccogliere i sei albi della miniserie "Cico a spasso nel tempo", e in vari orari troverete Walter Venturi pronto ad autografarveli. Quindi, è stata realizzata una variant cover color oro del classico dei classici nolittiano "Indian Circus". Imperdibile, almeno per me, il calendario degli eroi Bonelli. E per finire, c'è il doppio poster con due diversi disegni, davanti e dietro. 


Per finire soltanto per modo di dire perché di Zagor si parla abbondantemente sul volumone enciclopedico "I Bonelli, una famiglia mille avventure", di Gianni Bono, che ripercorre, attraverso una incredibile quantità di foto e di disegni spesso inediti, la storia di ottanta anni di fumetti. Ovviamente restano disponibili i volumi cartonati e brossurati dedicati al meglio dello Spirito con la Scure usciti negli ultimi mesi, in attesa dei prossimi. Già, quali saranno i prossimi volumi zagoriani da libreria? Se volete saperlo, non mancate alla grande conferenza del Primo Novembre alle ore 17 presso la Chiesa di San Giovanni, dove il sottoscritto vi informerà su tutto (quasi tutto, in realtà: qualcosa di molto succulento non si può ancora annunciare) quello che vi aspetta nell'annata 2018.  Se non potete venire a Lucca, nessuna paura: la conferenza sarà visualizzabile sul sito Bonelli, e anche tutti gli oggetti (tranne forse la Pigotta, in tiratura limitata) si potranno acquistare on line. Spero di incontrarvi da qualche parte, un caro saluto.



LUCCA COMICS 2017
INCONTRI DI MORENO BURATTINI

Mercoledì 1° novembre

Manycomics (stand 319 piazza Napoleone) ore 10/11
Firme dei volumi “Facezie” e “Dall’altra parte” editi da Cut Up

Turno di firma delle copie presso lo stand Padiglione Sergio Bonelli Editore
11:30/12:30 

Piazza San Michele presso Banca Intesa San Paolo
Ore 14.00 – 15.00

Stand Allagalla piazza del Giglio ore 15.30/16.30
Firme per “Sarò bre”, “Utili sputi di riflessione” e “Tex secondo Letteri”.

Conferenza dalle 17:00 alle 18:00 presso la Sala Chiesa di San Giovanni per l' incontro "Sergio Bonelli Editore presenta: Zagor. Moreno Burattini e Luca Del Savio raccontano le novità del mondo Zagor"

Giovedì 2 novembre

Stand Allagalla piazza del Giglio ore 10/11
Firme per “Sarò bre”, “Utili sputi di riflessione” e “Tex secondo Letteri”.

Turno di firma delle copie presso lo stand Padiglione Sergio Bonelli Editore
11:30/12:30

Piazza San Michele presso Banca Intesa San Paolo
Ore 13.00 – 14.00: Moreno Burattini

Manycomics (stand 319 piazza Napoleone) ore 15.30/17.00
Firme dei volumi “Facezie” e “Dall’altra parte” editi da Cut Up


Venerdì 3 novembre

Turno di firma delle copie presso lo stand Padiglione Sergio Bonelli Editore
11:30/12:30

Piazza San Michele presso Banca Intesa San Paolo.
Ore 13.00 – 14.00

Manycomics (stand 319 piazza Napoleone) ore 15.30/17.00
Firme dei volumi “Facezie” e “Dall’altra parte” editi da Cut Up

Sabato 4 novembre 

Piazza San Michele presso Banca Intesa San Paolo.
Ore 11.00 – 11.30

Stand Allagalla piazza del Giglio ore 12/13
Firme per “Sarò bre”, “Utili sputi di riflessione” e “Tex secondo Letteri”.

Keynote al Teatro del Giglio dalle 14:00 alle 16:00, in occasione del keynote bonelliano in cui verranno presentate tutte le novità del 2018.

Manycomics (stand 319 piazza Napoleone) ore 16.30/18.00
Firme dei volumi “Facezie” e “Dall’altra parte” editi da Cut Up



giovedì 12 ottobre 2017

SADDLE TOWN



E’ in edicola da qualche giorno lo Zagor n° 627 (Zenith 678) intitolato “Saddle Town”. I testi sono miei, i disegni di Marco Verni, la copertina di Alessandro Piccinelli. Si tratta della seconda e ultima puntata di una storia iniziata nel numero precedente. Com’era già chiaro dall’albo “Tentacoli!”, si tratta di un omaggio a un certo filone di B-Movie, fatto esattamente nella più classica falsariga nolittiana, essendo stato Sergio Bonelli il primo a attingere a piene mani da film come “La meteora infernale” o “Il mostro della Laguna Nera”. Dunque l’idea non ha nessuna pretesa di essere originale, dato che si sono visti romanzi, film e fumetti con parassiti del genere. “Il mostro di sangue”, ovvero "The Tingler”, del 1959, con Vincent Price ne è un esempio.





Però, mescolando le carte proprio come si è sempre fatto su Zagor, sono partito proprio non da questo precedente ma da un mio racconto scritto nel 1982 che è stato poi raccolto nella recente antologia “Dall’altra parte” (si intitola “Il monte di Venere”). Ne “Il monte di Venere” si racconta di creature di un’altra dimensione, luminose e globulari, che si impossessano di corpi umani, e una di loro resta intrappolata in un ragazzo che non sa di averne una dentro.  




Questa idea del parassita intrappolato nel corpo della vittima di cui, in teoria, doveva prendere il controllo, è alla base di un mio soggetto per Zagor, intitolato “Razza immortale”, risalente addirittura al 2003 ma rimasto a lungo nel cassetto. 

Di recente, ho riletto una vecchia storia di Magico Vento in cui creature tentacolari si impossessano di corpi umani: si sviluppa sui numeri 52 e 53 (“Cadaveri eccellenti” e “I figli della dodicesima notte”) e mi è venuto in mente di ripescare “Razza immortale” contaminando la mia idea iniziale con creature appunto tentacolari che fuori dal corpo dell’ospite sembrano vermi con le zampe (come appunto le creature del film con Vincent Price), poi escono dai corpi umani in cui sono entrati dalla bocca con tentacoli alla Venom. Ho affidato qui a Marco Verni una storia che è rimasta intitolata “Razza immortale” e che propone appunto uno scontro fra Zagor e dei parassiti simili a vermi/scarafaggio e degli esseri umani da loro controllati.  Ciò detto, libero ciascun lettore di apprezzare o non apprezzare il risultato (io, i disegni di Marco li ho apprezzati moltissimo). 

Abbozzo inedito di Alessandro Piccinelli per una copertina scartata.