mercoledì 2 settembre 2015

CICO GALEOTTO




E' in edicola da qualche settimana il n° 14  della collana a colori bimestrale dedicata dalle Edizioni If alla riproposta degli albi di Cico in ordine cronologico (quelli originariamente usciti, in bianco e nero, sotto il marchio Bonelli tra la fine degli anni Settanta e il 2007). Si tratta di "Cico Galeotto", con testi mie e disegni di Francesco Gamba. A corredo del racconto a fumetti c'è, come di consueto, un mio commento. 

Nell’editoriale pubblicato in apertura della prima edizione di “Cico galeotto”, nel dicembre 1996, Mauro Boselli scriveva: “Secondo noi Cico non è un tipo ridicolo, pasticcione, tontolone, scansafatiche e codardo, ma un eroe, un eroe sul serio! Chi altri potrebbe sopportare tante disavventure senza perdere mai il sorriso e la voglia di lottare?”. In effetti, nell’albo che avete tra le mani, il nostro messicano (dopo tutte le sciagure che gli sono capitate negli episodi precedenti) si ritrova ingiustamente accusato di tentata strage e condannato addirittura all’ergastolo. Eppure eccolo a lottare per sopravvivere nel duro ambiente del penitenziario e cercare di fuggire. Lo spunto offre la possibilità di mettere in parodia gli stereotipi dei romanzi e dei film carcerari. La prima battuta è quella del nome della prigione: Sky Queen, cioè “Regina Coeli” traducendo in inglese dal latino. 

Walter Long è "il Tigre" in "Muraglie"

Il punto di riferimento principale, come non sarà sfuggito ai più attenti cacciatori di citazioni, è il film “Muraglie” (“Pardon Us” nell'originale americano) un film del 1931 diretto da James Parrott con la formidabile coppia Stan Laurel & Oliver Hardy. Stanlio e Ollio finiscono dietro le sbarre per aver cercato di vendere la loro birra artigianale a un poliziotto durante il proibizionismo e fra le dure (ed esilaranti) prove che devono affrontare c’è anche lo scontro con un galeotto particolarmente truce, temutissimo da tutti i compagni di prigionia, soprannominato “il Tigre”. A interpretare il losco ceffo, in modo molto efficace, è Walter Huntley Long (1879-1952), che dopo questo primo film con Laurel & Hardy ne girò con loro molti altri, sempre nel ruolo del cattivone che terrorizza i due comici. 



Ma ci sono, in  Cico galeotto”, molte altre allusioni: una, per esempio, è quella suggerita dalla gag in cui il messicano compie un atto di prepotenza contro un altro detenuto (apparentemente inerme) e costui si rivela essere il direttore del carcere travestito per indagare sugli atti di bullismo tra le mura del suo istituto. Qui il riferimento è a “Brubaker”, una pellicola del 1980 diretta da Stuart Rosenberg e interpretata da Robert Redford, appunto a capo di un penitenziario in cui si fa rinchiudere, fingendosi un detenuto, per verificare come si vive nelle celle. Fairfax Abbott, il vecchietto che scava tunnel cercando di evadere è una strizzata d’occhio all’Abate Faria, uno dei personaggi de “Il conte di Montecristo” di Alexandre Dumas (1844). Ma non sfuggano i riferimenti anche a “Fuga da Alcatraz” (“Escape from Alcatraz”), film del 1979 diretto da Don Siegel e interpretato da Clint Eastwood, che ha ispirato, per esempio, la scena in cui i detenuti di Sky Queen tentano si sfuggire ai lavori forzati con atti di autolesionismo. Infine, andate a controllare sul dizionario che cosa significano in italiano i nomi dei due politici in lizza per la carica di governatore: Swindler e Rascal. In nomen omen.

giovedì 20 agosto 2015

L'EREDITA' DI HELLINGEN



E’ in edicola da qualche settimana “L’eredità di Hellingen”, l’albo di Zagor n° 601 (Zenith 652) datato agosto 2015. I testi sono miei, i disegni e la copertina di Gallieno Ferri.  Si tratta della prima puntata di una storia destinata a concludersi nell’albo di dicembre, dopo che già nel prossimo, “Resurrezione!”, avverrà un cambio di consegne con l’arrivo di Gianni Sedioli (matite) e Marco Verni (chine) a cui il Maestro di Recco passerà il testimone.

La divisione del racconto in due tranche si è resa necessaria perché Ferri da solo, già impegnato nella realizzazione del n° 600 (“Il giorno dell’invasione”, scritto da Jacopo Rauch) non avrebbe potuto illustrare un’avventura tanto lunga. Lo stacco avverrà comunque in un momento topico dell’albo n° 602, là dove si capirà bene come Gallieno si sia occupato di un articolato prologo e la coppia Sedioli/Verni riporterà invece sulla scena quel professor Hellingen del cui ritorno, piuttosto atteso, tanto si è parlato. 

La locandina di Lola Airaghi per la mostra di Albissola Comics dedicata a Hellingen

Infatti, già in aprile a Rimini, in occasione di una fiera dedicata all’hobbistica in cui c’era una sezione riservata ai fumetti, io e Sedioli abbiamo presentato una mostra sul “mad doctor” davanti a un interessato pubblico di zagoriani. Successivamente, in maggio, ad Albissola Comics, quaranta importanti fumettisti che mai si erano dedicati prima allo Spirito con la Scure, hanno dato vita a una straordinaria mostra di loro interpretazioni del villain nolittiano per eccellenza, intitolata “Helligen: io, il nemico”. Di questa esposizione, la rivista SCLS Magazine ha dato alle stampe un bellissimo catalogo.  Infine, il sito Bonelli ha pubblicato un mio lungo articolo che ripercorre tutta la “carriera” del professore che Sergio Bonelli creò ispirandosi al Virus di Pedrocchi e Molino. 

Insomma: si è trattato di un piccolo evento che, collegato com’è anche con il ritorno degli Akkroniani narrato ne “Il giorno dell’invasione”, non dovrebbe passare del tutto inosservato. Al di là dell’apprezzamento per l’albo di agosto, per i successivi o per il mio lavoro in generale, spero che mi venga dato atto di aver organizzato la faccenda in modo da coinvolgere il maggior numero di lettori possibili. Del resto (e questo per fortuna qualcuno l’ha notato) le novità e i motivi di interesse da parecchi anni su Zagor non mancano mai. L’aver creato tante aspettative ovviamente fa correre il rischio di deluderle, ma noi ci proviamo. 

In attesa di continuare il discorso commentando il numero successivo, due parole su Ferri.  Innanzitutto, la qualità dei suoi disegni è notevolissima nonostante la mano di un uomo di ottantasei anni. Gallieno è davvero un caposaldo, dal punto di vista di dedizione al suo lavoro e per qualità umane, davanti al quale non si può che togliersi il cappello. In secondo luogo, la copertina, che a molti ha ricordato quella del primo numero di Nathan Never, è effettivamente un “omaggio” voluto (sia pure con tutte le differenze del caso) alla fantascienza rappresentata dall’Agente Alfa, che ha avuto comunque molti altri precedenti bonelliani (un esempio su tutti, il Judok di Bonelli padre e Giovanni Ticci) e che in cento occasioni ha contaminato anche le tavole di Zagor. Se dunque Nathan viene dopo Zagor, anche Zagor può venire dopo Nathan, in un gioco di specchi e di rimandi. 

martedì 18 agosto 2015

PRIMA VISITA VIRTUALE

Foto di Marco Corbetta

Ho già annunciato, su questo blog e dovunque mi sia stato possibile farlo, l'apertura della mostra "Da Gavinana a Darkwood - La vita a fumetti di Moreno Burattini", dedicata ai miei primi 25 anni di attività nel mondo del fumetto. L'esposizione, distribuita su tre piani all'interno dello storico Palazzo Achilli di Gavinana (PT) resterà aperta fino al 30 novembre. 

Dopo aver partecipato già a due incontri coronati da successo (l'inaugurazione del 25 luglio e la visita di Claudio Nizzi il 1° agosto), sabato 22 agosto alle ore 15 gestirò una visita guidata per chi vorrà esserci. E' previsto anche per ottobre il raduno del forum zagoriano SCLS proprio a Gavinana.

Moreno Burattini, Alice Sobrero (Assessore alla Cultura del comune di San Marcello Pistoiese)
 e Claudio Nizzi dei locali di Palazzo Achilli a Gavinana (PT) il 1° agosto 2015.

Più avanti nel tempo pubblicherò un intero reportage fotografico realizzato dalla fotografa Francesca Pesci  su ogni singolo pezzo messo in mostra a cura dell'Ufficio Cultura della Provincia di Pistoia (che ha organizzato l'iniziativa), ma se già volete avere un'idea di che cosa si tratta potete dare un'occhiata al video sottostante, che mostra un servizio giornalistico dell'emittente TVL.


giovedì 13 agosto 2015

POESIE RITROVATE



Giovedì 6 agosto, a Gavinana (PT), ho presentato, in una affollata piazzetta sotto il campanile delle pieve,  un mio nuovo libro: la raccolta commentata di oltre cento “poesie ritrovate” del poeta Giuseppe Geri. A questo autore, che si firmava “Geri di Gavinana”, avevo già dedicato un altro lavoro, "Il poeta delle piccole cose"). Le liriche sono state lette dall’attore Bruno Santini, applauditissimo dal pubblico. Della serata, Marco Ferrari ha fatto un esaustivo resoconto sulla rivista on line “Linee Future”, e ovviamente ne hanno parlato i giornali e le TV locali.

Il titolo “Poesie Ritrovate” fa riferimento al fortunato caso che ha messo a mia disposizione, e a disposizione di tutti, tre grossi quaderni contenenti alcune centinaia di composizioni inedite del cantore montanino. Si tratta di un tesoro di poesia ma anche e soprattutto di umanità, di sentimenti, di emozioni e di memorie. Memorie di un uomo ma anche di un territorio, di un’epoca, di una identità culturale. Per quanto le opere del Geri siano note soprattutto in ambito locale, non soltanto sulla montagna pistoiese ma anche in Garfagnana dove visse a lungo, lo spessore letterario e artistico della sua produzione trascende di gran lunga i limiti in cui si è diffusa e raggiunge valore universale. 

Giuseppe Geri nacque a Gavinana (nel come di San Marcello, in provincia di Pistoia) il giorno di Ognissanti del 1889. Frequentò soltanto la terza elementare, per il resto fu completamente autodidatta. Fu un “poeta operaio” e poi un “poeta pensionato”. Lavorò nelle officine di Limestre fino agli anni Trenta, poi per motivi aziendali fu costretto a trasferirsi a Fornaci di Barga, in provincia di Lucca. Fece spesso ritorno a Gavinana, quando il lavoro glielo permetteva, e anche a Fornaci non mancò di conquistare la simpatia degli abitanti del luogo, continuando a poetare nella sua nuova casa. Nel suo paese d’adozione fu così stimato e considerato che gli è stata dedicata persino una via.

Geri non si sposò mai, e scrisse di considerare la “musa” come una moglie e i suoi sonetti come dei figli. Morì nel 1975, e come aveva chiesto tornò a Gavinana per esservi sepolto.  Dotato di un innato senso metrico e di fresca inventiva poetica, durante tutta la vita scrisse poesie, rispondendo a un bisogno insopprimibile del suo animo. In una composizione dedicata al romano Trilussa, il pistoiese scrive: 

E pure sento anch’io, signor Trilussa,
quest’arte come un impeto divino
che tante volte all’anima mi bussa.


Luigi Russo

Alcune di queste composizioni vennero fatte leggere, all’inizio degli anni Venti, al critico letterario siciliano Luigi Russo (1892-1961), noto per i suoi studi sul Metastasio, professore universitario a Firenze e poi direttore della Scuola Normale di Pisa. Al Russo, che trascorreva sulla montagna pistoiese molti dei suoi momenti di vacanza, non sfuggirono del doti del poeta illetterato e si impegnò per promuovere la pubblicazione delle sue composizioni in una silloge intitolata “Fiori di bosco”, edita da Vallecchi nel 1929. In seguito, quando il professore compilò alcune sue antologie di poeti italiani a uso degli studenti delle scuole medie e superiori, non mancò di inserire qualche lirica del gavinanese. Commentando la propria presenza accanto a quella di figure quali Pascoli o D’Annunzio nel florilegio intitolato “L’ora mattutina”, Giuseppe Geri scrive:

Fra tutti quei colossi
io qui ci rappresento
come se non ci fossi
o edera aggrappata a un monumento.


Dopo “Fiori di bosco”, le poesie del cantore montanino comparvero su varie riviste e furono anche diffuse attraverso un intenso carteggio con letterati di tutta Italia. Sarebbero auspicabili studi accademici che approfondissero questi aspetti. Instancabile, comunque e soprattutto, fino al giorno della morte del poeta, la sua distribuzione di testi consegnati a mano a tutti quanti lo circondavano, a Gavinana come in Garfagnana. Una caratteristica del tutto singolare del modus operandi del Geri era, appunto, quello di scarabocchiare poesie improvvisate su foglietti di carta volanti, che poi il poeta regalava agli amici e, talvolta, anche agli sconosciuti. Alcuni venivano recuperati, e ci fu chi cominciò a raccoglierli e a batterli a macchina. Laura Tonietti, a cui si deve rendere merito per aver svolto questa attività, mise insieme circa 150 manoscritti. Proprio grazie alla raccolta dei foglietti affidati “al vento”, nel 1994 è uscito un libro postumo, a cura del Moto Club di Fornaci di Barga e di Milvio Sainati in particolare. “80 anni di poesia”, questo il titolo, si fregia anche di una prefazione di Gian Luigi Ruggio, all’epoca conservatore di Casa Pascoli a Castelnuovo. Nel 2012 è toccato al sottoscritto l’onore e l’onere di raccogliere una selezione delle cose migliori (almeno a mio giudizio) pubblicate nei due libri precedenti, in una antologia edita dall’Associazione Achilli di Gavinana e intitolata “Il poeta delle piccole cose”, corredato da un saggio critico a mia firma. Adesso, giunge il nuovo volumetto e che si deve, appunto, al ritrovamento di numerose altre composizioni inedite. 

Così riferisce l’accaduto Marco Ferrari, autore di un articolo uscito nel luglio 2015 sulla già citata rivista online “Linee Future”, che si occupa di cronaca pistoiese: “Sono emersi dal passato e si sono materializzati quasi per magia fra le mani di Roberto Geri, nipote di quel Geri di Gavinana conosciuto e ricordato da tutti in paese come il Poeta. Si tratta di tre manoscritti contenenti poesie per lo più inedite. Quaderni vergati a mano di cui si era persa la memoria e si ignorava l’esistenza. Grande è stata quindi l’emozione provata dal nipote Roberto nello sfogliare e leggere, non senza incredulità e commozione, le poesie dello zio risalenti a più di ottanta anni fa, e nel realizzare l’importanza del ritrovamento fatto”. 

Roberto Geri, dal canto suo, racconta: “Nell’aprile dello scorso anno, nel corso di lavori fatti nella casa di Gavinana, mi sono trovato nella necessità di spostare il baule dei ricordi dello zio, in cui tuttora sono custoditi gelosamente i libri a lui appartenuti. Un baule pesante. Per spostarlo si è reso necessario aprirlo e svuotarlo. Un’operazione fatta altre volte nel passato, ma questa volta è stato diverso. Il caso, il destino, o forse lo zio, di cui ricorrono i quaranta anni della dipartita, ha voluto che il mio sguardo si posasse, prima su uno, poi sul secondo e infine sul terzo, di quelli che a prima vista sembravano degli anonimi registri contabili, adagiati sul fondo del baule. Li ho tolti, impilati uno sopra l’altro, e posati sulla pila di libri che nel frattempo si era formata sul pavimento. Uno di questi, inavvertitamente è caduto e aprendosi, ha mostrato il suo contenuto. Se non mi fosse scivolato dalle mani, sicuramente non sarebbe mai stato aperto. Nell’atto di raccoglierlo e di chiuderlo, l’occhio si è posato sulla pagina aperta. Ho indugiato, la vista a quest’età è quella che è. Ho cercato di mettere a fuoco la scritta e ho letto, cosa strana, e forse non del tutto casuale, il titolo di una poesia: Il destino. Ho iniziato, distrattamente a sfogliare il libro dei conti, ma non c’erano numeri, né somme o sottrazioni, ma parole, versi, rime e poesie. Una dopo l’altra, pagina dopo pagina. La voce mi si è increspata e la vista mi si è fatta ancora più annebbiata. Ho chiamato mia moglie perché mi portasse gli occhiali da lettura”.

Roberto Geri
A questo punto Roberto Geri si rende conto che i tre quaderni sono pieni di poesie scritte a mano dallo zio Giuseppe, in gran parte materiale inedito. Si tratta di tre grossi manoscritti rilegati, grossomodo formato protocollo, ciascuno contenente circa cento composizioni. Sulla copertina dei primi si legge, scritto a mano:

Poesie di Giuseppe Geri
Gavinana
1925 (1)

Geri di Gavinana
Malinconie
1932 (2)

Sulla copertina del terzo non c’è alcuna scritta, ma subito all’interno leggiamo:

1943 (4)
e nella pagina successiva:
Geri di Gavinana
I canti di un montanino (titolo cancellato)
Sulle rive del Serchio (titolo definitivo)

Sembra evidente che manchi un volume (3). Non resta che sperare in un successivo ritrovamento.

L'annotazione con il numero (4) sul terzo volume



Alcuni mesi di lavoro hanno permesso a chi scrive (a cui sono stati affidati in prestito i quaderni) di selezionare le composizioni contenute in questa antologia, essendo necessaria una scelta per motivi di spazio. Il criterio seguito è stato quello di non pubblicare le composizioni già note, anche quando se ne riscontrano versioni alternative con varianti più o meno notevoli (soprattutto nel primo quaderno ci sono molte poesie finite poi in “Fiori di bosco”, ma con versi diversi rispetto a quelli conosciuti). Tolto il materiale già edito, si sono scartate le poesie con riferimenti a persone e a fatti contingenti della vita privata del Geri, non immediatamente comprensibili, così come le tante “lettere in rima” con cui il gavinanese era uso scrivere ai suoi amici o corrispondenti, contenenti spesso ringraziamenti per favori o regali ricevuti o inviti a incontri conviviali. In presenza di opere di argomento molto simile (come l’alternarsi delle stagioni o il rimpianto della gioventù perduta) ho scelto di selezionare il componimento più rappresentativo. Sono stati privilegiati i testi più attuali e universali, quelli che possono parlare ancora oggi a tutti noi (il Geri, comunque, non ha perso niente della sua freschezza). Qualora l’interesse dei lettori lo richiedesse, esiste materiale sufficiente per riempire sicuramente altri libri come questo. 

Mi sento in dovere di segnalare che, trattandosi di testi manoscritti compilati in modo evidentemente frettoloso, pieni anche di cancellature e correzioni, ho ritenuto di dover intervenire qua e là per restituire ai versi la punteggiatura mancante o la sillaba sfuggita. Del resto, la presenza di versioni alternative (presumibilmente precedenti) di testi già noti fa ipotizzare che prima della pubblicazione a stampa di “Fiori di bosco” il poeta abbia rivisto e perfezionato i suoi lavori, forse indirizzato dallo stesso Luigi Russo. Dunque lo stesso tipo di ripulitura e di aggiustamento si è reso necessario anche per la raccolta che state per leggere. I quaderni del Geri restano comunque a disposizione, custoditi da Roberto Geri, per chiunque voglia studiarli o curarne una migliore e più completa edizione.


L’esame dei manoscritti permette di ricostruire un quadro più vivido e completo della vita del poeta, rispetto alle informazioni già note. Ci sono per esempio annotazioni dell’autore riguardo a certe composizioni da lui lette personalmente in alcune circostanze pubbliche (per esempio è rintracciabile una poesia dedicata alla località di Maresca, recitata dallo stesso autore nel teatro di quel paese), oppure relative alla pubblicazione di alcuni versi su quella o quell’altra rivista. Interessanti i testi che testimoniano avvenimenti storici o fatti di cronaca, come l’imperversare della “spagnola”, gli scontri fra “rossi e fascisti” o il primo avvento della radio.

"Una riconciliazione tra rossi e fascisti"
Le opere radunare in questo volume confermano quel che sappiamo su un aspetto importante della personalità dell’autore: il doppio registro della sua produzione, basata sull’alternarsi del comico e del malinconico. L’arguzia e l’umorismo di molte composizioni non devono far pensare al Geri come a un personaggio ilare, ma mascherano in realtà il suo eterno male di vivere (il che lo rende ancora più attuale e contemporaneo). Tuttavia il suo naturale sense of humor stempera l’amarezza della sua inquietudine.

In alcune poesie il poeta fa riferimento ai libri contenuti nella sua biblioteca e di cui lui amava leggere qualche pagina ogni sera, almeno finché gli occhi gli restavano aperti. Nonostante non mancasse mai di sottolineare il fatto di essere “senza scuola” e di non poter competere con i più colti di lui, tuttavia elenca gli autori di cui conosce le opere, come il Pascoli (ammette in un verso di sentirsi “pascoliano”), il Prati, il Tasso, Trilussa, il Fusinato.

Testimonia il Russo: «Ebbe amicizie con villeggianti di un qualche nome o fama, Cadorna, Michelangelo Billia, Carlo Delcroix, a cui prestò devozione di compagnia». Scrive ancora il critico: «L’autore è un operaio di Gavinana, che lavora nelle officine di Limestre, laggiù vicino a San Marcello Pistoiese. Se andate a Gavinana, insieme col Crocicchio, Pian de’ Termini, Rio Apiciano, Ferruccio, il Monumento, dopo i primi giorni che siete arrivato lassù, sentirete discorrere del Poeta. “Quello è il Poeta!” vi diranno premurosi i paesani, a stuzzicare e come a secondare la vostra curiosità di uomini libreschi. E vi indicano un giovane, che sale verso la quarantina, asciutto, con le mascelle serrate, con la fronte stempiata e lucida e bruna di sole, e con l’aria un po’ raccolta e un po’ trasognata, propria ai taciturni camminatori di questi monti. Vi provate a discorrerci: grande timidezza, brevità e imbarazzo di parole, che pure escono all’aria, sfiorate da un lieve palpito di arguzia. Si avverte subito la spiritualità e sincerità dell’uomo».



Se volete procurarvi il libro (costa 10 euro), scrivete o telefonate all'Associazione Musicale e Culturale Domenico Achilli – Piazzetta Aiale, 24 – 51028 Gavinana (PT) – Tel: 0573 66057 – Email: associazione.achilli@gmail.com

Quella che segue è un una brevissima scelta di alcune delle opere ritrovate del Geri.


Geri di Gavinana
POESIE RITROVATE

A una nuvola

Nuvola pellegrina
che vai raminga nell’oscurità,
dimmi: che porti? Quale novità?
Porti tempesta, grandine o la brina?
Dimmi, vieni dal mare?
Porti la pioggia o vento?
O nuvoletta, tu mi fai spavento,
cammina su nel ciel non ti fermare.
O forse cerchi l’altre tue sorelle?
Volete far vendetta?
O nuvoletta, vai, cammina in fretta,
cammina su nel ciel che c’è le stelle.



Un lutto

Vidi mia madre in lutto,
vidi mia madre in pianto,
ed io compresi tutto
del suo dolor, del pianto.

Mandò l’ultimo canto
la rondinella a sera,
vidi mia madre in pianto,
vidi una bara nera.



Le due sorelle

Io avevo due sorelle,
una bionda e l’altra mora,
tutte e due leggiadre e belle
e gentil come l’aurora.
Ma la bionda mi è sparita,
se ne è andata all’altra vita.
Mi hanno detto che lassù
più risplende il suo bel viso
dove è gioia ed è sorriso
ma non tornerà mai più.
E la mora sta lontana,
nella terra pascoliana.
Colgo e bacio il primo fiore:
il pensier quel bacio porta
su la viva e su la morta,
tutte e due lo stesso amore.

Giuseppe Geri di fronte alla sua casa

Nell’orto

Un noce, dei peri, un fiore appassito,
patate, fagioli adornano l’orto.
Non sono felice, ma pur mi conforto
all’ombra silente d’un pesco fiorito.
Mia madre mi guarda, sorride, ma mesta,
nel verde profondo del monte rimira,
mi chiama per nome, solleva la testa,
poi guarda nel cielo e sospira sospira…


Giuseppe Geri con i fratello Guido nel 1916


Il mio nome

Mi sento dir che son ricco d’ingegno,
che presto il nome mio verrà immortale:
non ci trovo fin qui nulla di male,
ma chi lo dice non darà nel segno!

Mi avessero provato nel disegno,
qualcosa avessi fatto di speciale…
per salir in alto, ci vorrebbe l’ale
e non la testa come me, di legno.

Forse perché dirò qualche strambotto
e scrivo qualche volta in poesia,
m’avranno preso per un uomo dotto.

Ma vi assicuro sulla fede mia
Appena so contar quattr’e quattr’otto.
Se questo basta, allora così sia…



Birichinate

Ero un ragazzo come tutti gli altri,
pieno di vita e pieno di clamore,
facevo per le strade anch'io rumore
come fan tutti i ragazzotti scaltri.

Tiravo sassi sulla banderuola,
azzoppavo ogni tanto una gallina,
saltavo volentieri la dottrina
e tante volte non andavo a scuola.

Andavo a nidi o pure a chiappar grilli,
(eran le cose a me più preferite),
mi arrampicavo sulla vecchia vite,
mandavo in casa dei sonori strilli.

Rompevo qualche pentola in cucina,
tribbiavo scarpe e non lavavo piatti,
mi divertivo a strapazzare i gatti
con tutta l'aria mia più birichina.

Poi mi ricordo quando la mia nonna
restava tutto il giorno a gola aperta
a chiamar “Peppe!” ed era cosa certa:
la facevo dannar, povera donna.





La radio

Si sente proprio gli uomini cantare,
tossire, bisbigliar, ripigliar fiato,
che vien per forza voglia di guardare
se dentro c’è qualcuno rimpiattato.
Chi parla dista più di mille miglia,
è cosa da destare meraviglia.

Pensar che con due fili e una cassetta
si sente quel che dicono a Milano:
se c'è al Teatro il ballo o l'operetta,
se parla in piazza qualche ciarlatano;
non da Milano sol, da mezzo mondo
si sente uno quando gira al tondo.

Io tante volte mi sbattezzerei
e dico: se si va di questo passo
un giorno o l’altro, ci scommetterei,
persino i morti si rivede a spasso.
Beati quelli che morranno allora,
che lo faranno sol per qualche ora.



Nostalgie paesane

Penso sovente alla mia casetta,
ai miei morti, lassù nel cimitero;
penso al crocicchio dall'aguzza vetta
dove salivo un dì gagliardo e fiero.
Penso agli amici con malinconia,
sento di Gavinana nostalgia.

È vero che non son tanto lontano,
ma non so quando potrò tornare.
Maturerà nei campi il biondo grano,
quant'acqua ancora scenderà nel mare!
Ritornerà la rondine alla gronda,
quando sarà per me l'ora gioconda?

Vorrei sentir cantare l'usignolo
nei boschi silenziosi di Batoni;
dove la sera tante volte solo
meditai versi per le mie canzoni;
vorrei vedere nella bella valle
ancora svolazzare le farfalle.

E queste grandi e piccole cosette
che per altri non hanno alcun valore,
io le conservo fra le mie dilette,
fra le memorie care del mio cuore;
mi lasciano nell'animo un rimpianto
e sgorga questo mio povero canto.




La bilancia

Perché venire al mondo,
perché restar tanti anni?
Chi mai chiese di nascere,
se non ci son che inganni?
Capisco che la vita
non è che una missione,
ma la bilancia pende
e senza paragone.

L'autografo de "Il gatto ne cassettone"


Il gatto nel cassettone

L'altra notte mi successe un fatto
che voglio raccontar, care persone.
Tutte le notti il mio signore gatto
se ne andava a dormir nel cassettone.

E io poggiai la sveglia sopra un piatto
ci misi un soldo per precauzione,
ché quando fosse l'ora dello scatto
facesse più solenne confusione.

Difatti all'ora che suonò la sveglia
il piatto, il soldo... fu un acciottolìo,
che il gatto, che dormiva, mi si sveglia

con la paura e fece un tal fottìo
per scappar fuori, che nel dormiveglia
ebbi paura più del gatto anch'io.

Fornaci di Barga


Novità?

Nulla di nuovo c'è qui nel paese,
se piove un giorno quasi sembra un mese,
se un giorno è bello poi quell'altro piove
quaggiù a Fornaci non ci son nuove.

La settimana dura quanto un anno,
ma gli anni son veloci e se ne vanno,
l'ore son lunghe e non passan mai
ma i giorni volan e questi son guai.

Così pian, piano, via di questo passo,
senza profitto, senza fare chiasso,
ti annoi, sbadigli, fai la tua partita
e come un lampo passa anche la vita.

Mi pare un sogno, e mi sembra ieri,
che aveo vent'anni ed eran giorni fieri,
ma già di tempo ne è passato tanto;
e sempre avanti, via, con questo canto,
si arriva al giorno della dipartenza:
per tutti passerà la diligenza.

Sei giovani gavinanesi negli anni Venti. Giuseppe Geri è in alto al centro con i baffi.


Il destino

Ognuno segue del proprio destino
tutta la strada che in terra ci addita,
così trascorre tutta questa vita,
sino a quel giorno che viene il becchino

Non si sa se sia lontano o sia vicino
e quando è l'ora di farla finita,
ma per giocare l'estrema partita
ci vorrebbe di fare l'indovino.

C'è chi cammina, chi sempre in vettura,
c'è chi va a piedi per pestarsi i calli,
chi ha la testa grossa e chi l'ha dura.

Ma viaggiare a piedi e sui cavalli
quando vien quella che ci fa paura
finiscono poi tutti i suoni e i balli.



Perché?

Perché la notte nel buio profondo
sono le stelle chiare e lucenti?
E l'usignolo canta giocondo
nei più soavi, gentili accenti?

Perché del pero, fra il verde e il biondo,
lenti i suoi rami muovono lenti?
E sul cipresso dal ciuffo tondo
tanti uccelletti stanno contenti?

E perché il cane dorme tranquillo,
guardia fedele vicino all'aia,
e perché l'eco senti di squillo?

Perché il gallo canta e il cane abbaia,
se stride forte nel prato il grillo
o suona il passo della massaia?

Giuseppe Geri negli ultimi anni della sua vita


Acqua passata

Or della gioventù perdo l' impronte
e crescono gli affanni coi pensieri,
ma quattro rime sono sempre pronte,
o bene o male spesso e volentieri.

Prima mi alzavo al limpido orizzonte
e camminavo i taciti sentieri
quando trovavo qualche fresca fonte
bevevo sempre senza usar bicchieri.

Ora per quelle vie più non cammino
mi sento stanco e poi ci vedo poco
e foro ogni momento e vo pianino.

Ma un giorno o l'altro cambierò loco,
farò amicizia stretta col becchino,
e finirà per sempre questo gioco.

Pasqua 30 marzo 1975
(ultima poesia nota)








martedì 11 agosto 2015

SO LONG, FERNANDO

Fernando Fusco con Gallieno Ferri
Il 9 agosto 2015, all’età di ottantasei anni, è morto Fernando Fusco. La foto che vedete qui sopra gliel’ho scattata io stesso, nel 2011, a Città di Castello (dove viveva da tempo, umbro d’adozione dopo essere stato ligure di nascita, e dove è scomparso). Accanto a lui c’è Gallieno Ferri, stessa classe (quella del 1929) e stesse esperienze francesi prima di approdare in casa Bonelli. Ricordo Fusco come una persona estremamente simpatica e sorridente, che si scherniva di fronte a me che gli confessavo la mia emozione nel conoscerlo di persona dopo una vita passata a leggere i suoi fumetti. Non soltanto quelli di Tex, peraltro, perché io da ragazzo andavo matto soprattutto per due sue serie che uscivano sull’ “Intrepido” e "Il Monello", intitolate “Lone Wolf” e “I due dell’Apocalisse”, scritte da Luigi Grecchi. 

Tex n° 205
Dopo averlo ammirato all’opera in una delle più belle (e lunghe) storie di Tex, quella de “I ribelli del Canada” (dal n° 203 al n° 207) , sceneggiata per lui da Guido Nolitta, sono sempre stato felice di ritrovarlo negli albi di Aquila della Notte e ricordo alcune sue avventure davvero memorabili, caratterizzate da quelle sue pennellate vigorose e da un eroe massiccio che imponeva rispetto soltanto a guardarlo. La sua prima prova texiana risale al 1974, con l’episodio “L’idolo di smeraldo” (n° 168), su testi di Giovanni Luigi Bonelli, ma non si può non segnalare come Sergio Bonelli abbia scelto proprio lui per il suo debutto come sceneggiatore texiano, quando, nel 1976, con “Caccia all’uomo” (Tex n° 183), esordisce sulla serie fino a quel momento scritta sempre dal padre. Sull’Almanacco del West 2010 è uscito il racconto “La banda dei messicani” (testi di Claudio Nizzi) con il quale Fusco ha deciso di ritirarsi dalla scena fumettistica per dedicarsi all’altra sua passione, la pittura. Una scelta coraggiosa, perché compiuta quando ancora era in grado, nonostante l’età, di consegnare tavole più che dignitose: tuttavia, evidentemente sentiva di dover salutare i suoi lettori lasciando il migliore dei ricordi possibili. In tutto, sono state quasi settemila le tavole di Tex da lui realizzate (attualmente è il quarto disegnatore più prolifico dopo Ticci, Letteri e Galleppini). Si è trattato sicuramente di uno degli autori che più hanno arricchito il mio immaginario di lettore di fumetti, nei tanti anni in cui mi ha regalato sogni ed emozioni. 

Compilando il saggio “Gli anni d’oro di Tex”, comparso nel 1998 sul volume “Tex, un eroe per amico” (Federico Motta Editore), ho esaminato, fra l’altro, anche il momento dell’ingresso di Fusco nello staff di Aquila della Notte. Riporto qui di seguito quel che ho scritto. So long, Fernando.

NOLITTA & FUSCO:
I DUE DELL'APOCALISSE
di Moreno Burattini

La prima avventura nolittiana di Tex, "Caccia all'uomo" (n° 183) fu realizzata in coppia con un altro quasi esordiente nell’ambito della serie, il disegnatore Fernando Fusco. L’illustratore, nato a Ventimiglia nel 1929, disegnava fumetti fin dal 1948, lo stesso anno della nascita di Tex. Collaboratore del "Vittorioso", nel 1957 si era trasferito a Parigi dove aveva lavorato per decine di testate, personaggi ed editori diversi, fino al suo ritorno in Italia nel 1970. Qui, si era messo in luce realizzando, su testi di Luigi Grecchi, due serie di grande successo pubblicate su "L’Intrepido" e "Il Monello": Lone Wolf e I Due dell’Apocalisse



Ma già nel 1974, Sergio Bonelli lo coopta per Tex. Racconta lo stesso disegnatore: “Incontro Sergio Bonelli al mio rientro in Italia da Parigi. In un lasso di tempo di tre anni ho modo di frequentarlo, consolidando la nostra amicizia, dopodiché inizio la collaborazione con la sa casa editrice. Avevo una certa titubanza nell’affrontare la realizzazione di Tex (che Sergio mi aveva già proposto nei nostri primi incontri) dovuta al fatto che non avevo mai, fino ad allora, ripreso un personaggio già creato da altri. Avevo sempre disegnato personaggi miei. Mi preoccupava anche la lunghezza delle storie, dato che ero abituato a disegnare episodi molto corti e storie autoconclusive. Questo mi ha fatto faticare un po’ in principio. Per il resto, il genere western lo disegnavo già da diverso tempo: nel western, un disegnatore trova un po’ tutto quello che ama disegnare: l’avventura, la varietà dei paesaggi, gli animali e infine gli uomini, con le loro passioni, gli ideali e gli inevitabili conflitti” (dal volume "Tex, tra la leggenda e il mito"). 

Insomma, la Casa editrice già a metà degli anni Settanta sentiva il bisogno di ampliare il parco autori e cercare nuove leve, sia fra i disegnatori che fra gli sceneggiatori, e voleva farlo scegliendo nomi in grado di produrre tavole di qualità. Fusco fu senz’altro un acquisto azzeccato, sia per la sua capacità scenografica di dominare gli spazi, sia per la sua interpretazione dei personaggi, personalissima eppure sempre aderente alle esigenze del racconto e della tradizione, basata soprattutto a una resa grafica estremamente dinamica dei loro movimenti.

domenica 9 agosto 2015

IL PASSATO DI "GUITAR" JIM


E’ in edicola il terzo Color Zagor, intitolato “Il passato di ‘Guitar’ Jim”, datato agosto 2015, con una bella copertina di Gallieno Ferri. Si tratta di un albo che ho sceneggiato con una certa emozione perché destinato a venire illustrato da un maestro serbo del fumetto, noto non soltanto nel suo Paese ma anche in mezza Europa e negli Stati Uniti: Branislav “Bane” Kerac, il primo “straniero” arruolato nello staff dello Spirito con la Scure. 

Io e Bane Kerac in una sua caricatura
Ho incontrato per la prima volta Bane nella città di Kraguievac, in Serbia, nel luglio del 2011. In quella località viene allestita ogni estate una manifestazione fumettistica e in quell’anno io ero stato invitato per festeggiare anche alle falde dei Balcani il cinquantennale dello Spirito con la Scure. Bane, uno fra i più conosciuti e amati artisti serbi, attivo da decenni sia nella sua terra che all’estero, mi parlò della grande popolarità di gode il Re di Darkwood in tutti i Paesi della ex-Yugoslavia e mi spiegò che gli sarebbe piaciuto disegnare una storia di Zagor da pubblicare, in tiratura limitata, soltanto in Serbia, per i suoi ammiratori che da tempo gli chiedevano di cimentarsi con l’eroe di Nolitta & Ferri. Mi mostrò, fra le altre cose, le sue tavole di Tarzan, più alcuni lavori western: ne rimasi molto colpito, al punto da desiderare di fargli fare una storia zagoriana non soltanto per i serbi ma proprio per la serie italiana. Promisi che ne avrei parlato con Sergio Bonelli. Però poi, come si sa, nel settembre di quell’anno Sergio partì per un lungo viaggio, lasciandoci soli. 

Io e Bane Kerac a Makarska (Croazia).
La seconda volta che ho visto Kerac mi trovavo, invece, in Croazia. Per la precisione, nella località balneare di Makarska, vicino a Spalato, nel maggio del 2012, sempre impegnato per una kermesse dedicata agli eroi di carta. Il rivederlo è servito a concretizzare la proposta: poiché in Italia stava prendendo forma l’idea di una nuova collana di storie autoconclusive tutte a colori, il Color Zagor, era appunto una di queste che Bane avrebbe potuto illustrare, se le sue prove fossero andate bene. Non avevo dubbi che sarebbero state perfette, avendo avuto modo, nel frattempo, di vedere quel che Kerac aveva disegnato nella sua carriera ed essermi convinto del suo grande talento. La Casa editrice si è detta d'accordo con me e, di lì a pochi mesi, gli ho spedito le prime tavole di sceneggiatura. 

In seguito siamo stati entrambi ospiti in due altre manifestazioni in cui sono state mostrate in anteprima le sue tavole zagoriane: a Herceg Novi in Montenegro nel 214 e a Riminicomix nel 2015, dove è avvenuto il suo primo, festoso incontro con i fan di Zagor italiani. In più, c’é una cosa che, come abbiamo scoperto, ci univa, oltre alla passione zagoriana: la data di nascita. Tutti e due, io e lui, siamo nati il 7 settembre (lui esattamente dieci anni prima di me, nel 1952).

La festa di compleanno per me e per Bane Kerac preparata a Herczeg Novi  in Montenegro il 7 settembre 2014

Io e Bane Kerac in Montenegro a una mostra delle sue tavole zavorriate
Lavorare con Kerac è stato molto piacevole e gratificante. Bane si è sempre mostrato disponibilissimo nell’accettare i miei suggerimenti e nel correggere qua e là qualche vignetta ma allo stesso tempo, da esperto narratore qual è, ha migliorato in alcuni passaggi il mio racconto, aggiungendo trovate delle sue sul modo di far combattere il Re di Darkwood. Ha poi inserito di sua sponte alcune “citazioni” di film e fumetti e, in una vignetta, ci sono finito anche io in compagnia di Marco Grasso di Etna Comics, un amico che io e Branislav abbiamo in comune. 

Tutti gli albi della collana Color Zagor sono dedicati a un personaggio del microscosmo zagoriano portati, uno per uno, sotto le luci della ribalta: prima è toccato a Fisheg (soggetto mio, sceneggiatura di Jacopo Rauch, disegni Walter Venturi), poi a Guthrum (i testi tutta farina del sacco di Jacopo, i disegni di Gianni Sedioli), adesso a “Guitar” Jim. Nei prossimi anni sono in arrivo altri ritorni, per lo più richiesti a gran voce, ma vi lascerò il piacere di scoprire al momento giusto di chi si tratta.


In ogni caso a me è piaciuto in modo particolare occuparmi di "Guitar" Jim, un personaggio a cui sono molto legato come lettore ma anche come autore perché tra le cose migliori che (secondo me) ho scritto c'è "Una canzone per Kimberly", un albetto di 32 pagine allegato a un vecchio Zagor Speciale, in cui il chitarrista vive una avventura in solitaria (senza Zagor). 

La tavola originale n° 1 del Color Zagor di Kerac
Leggendo la storia del Color a lui dedicata si scopre chi gli ha insegnato a suonare la chitarra, chi a sparare, perché la prima volta abbia ideato il nascondiglio della pistola nella cassa armonica del suo strumento, come mai un bravo ragazzo dalla faccia pulita come Jim sia diventato un rapinatore ricercato dalla legge. A un certo punto, il chitarrista canta anche la canzone dedicata a lui da Graziano Romani nel suo album "Zagor King Of Darkwood" (un inside joke che di certo non sarà sfuggito ai lettori più attenti). Non so se quel che ho immaginato io abbia soddisfatto i lettori, ma sono certo di aver fatto del mio meglio. 

Qui di seguito pubblico la scheda che ho dedicato a “Guitar” Jim nella mia rubrica “Buoni & Cattivi” pubblicata sul diciassettesimo volume della Collezione Storica a colori di Repubblica.

"GUITAR" JIM

L’ispirazione cinematografica è  alla base di un personaggio tra i più indimenticabili della serie: “Guitar” Jim, destinato a ripetuti ritorni e a una importante evoluzione psicologica e caratteriale. Per crearlo, Nolitta ha tenuto presente “Johnny Guitar”, un film western del 1954 diretto da Nicholas Ray, con protagonista Sterling Hayden. Differenziandosi subito dal modello di celluloide, il “Guitar” Jim di Nolitta è sì un abile chitarrista ma anche una simpatica canaglia che gira con una pistola nascosta nella cassa della sua chitarra, pronto a rapinare chi si sia fidato della sua faccia pulita e della sua aria sbarazzina. 

Alla sua prima apparizione, Jim si esibisce in una interpretazione di un classico del folk americano (pur di derivazione anglosassone) qual è “On top of old smokey”. Nei successivi incontri con lo Spirito con la Scure, “Guitar” Jim intonerà molte altre canzoni della tradizione, ma si rivelerà anche in grado di improvvisare ballate di sua composizione, che gli servono per prendere in giro, nel tono scanzonato che gli è proprio, le sue malcapitate vittime (contro cui però mai Jim usa davvero la violenza, essendo tutto sommato un ladro gentiluomo).  A dimostrazione di quanto Sergio Bonelli tenesse in grande considerazione il suo personaggio, basterà pensare che gli ha voluto dedicare un albo speciale a colori, intitolato “Il mio amico ‘Guitar’ Jim”: da furfante matricolato seppur ilare e canterino, Jim diventa un character assai più complesso e ricco di sfumature, in grado di ispirare anche altri sceneggiatori che, in seguito, ne avrebbero perfezionato il ritratto in alcune loro storie.

sabato 1 agosto 2015

APPUNTAMENTI ESTIVI




Durante tutto il mese di agosto 2015 si succederanno alcuni appuntamenti con il sottoscritto, tutti localizzati sulla montagna pistoiese, dove sono nato e dove mi troverò per lavorare al fresco (nessuna vera vacanza, purtroppo). Innanzitutto, un evento fisso e duraturo (è stato inaugurato il 25 luglio e si protrarrà fino al 30 novembre) è la mostra "Da Gavinana a Darkwood, la vita a fumetti di Moreno Burattini", allestita in occasione dei venticinque anni della mia attività professionale, e organizzata dalla Provincia di Pistoia nelle sale dell'Ecomuseo della Montagna Pistoiese di Palazzo Achilli, a Gavinana (in provincia di Pistoia), in Piazzetta Achilli, 7.

La mostra è  visitabile dal mercoledì alla domenica dalle 10:00 alle 12:00 e dalle 16:00 alle 19:00 fino a tutto settembre. L'orario varierà, poi, dal mese di ottobre: sabato e domenica, dalle 15:00 alle 18:00.



Proprio nei locali di Palazzo Achilli, a Gavinana (PT) sabato primo agosto alle ore 18 io e Claudio Nizzi daremo vita a un incontro con il pubblico del festival "LetterAppenninica", nel cui calendario ricchissimo di appuntamenti siamo stati chiamati a parlare di fumetti ma anche dell'attività di scrittore (appunto appenninico) di Nizzi. Dopo questo evento, io e Claudio ci sposteremo a Lucchio, in provinciali Lucca, piccolo borgo di suggestiva bellezza appiccicato alle montagne della Garfagnana, e parteciperemo, dalle 20 in poi, a una kermesse locale che prevede un laboratorio di fumetto con Giuseppe Di Bernardo e un dibattito sul noir.




Lunedì 3 agosto, in piazza Francesco Ferrucci a Gavinana (PT) alle ore 17.30, io e Alessandro Monti (oggi un affermato storico ma noto anche per aver fondato in passato la rivista "Dime Press" che trattava argomenti bolentini, oltre ad aver firmato il primo saggio su Zagor con me e Francesco Manetti) presenteremo a vicenda i nostri ultimi libri: "Utili sputi di riflessione" (il mio), il ben più serio "L'assedio di Firenze" (il suo). Non sarà comunque una presentazione seriosa ma uno spettacolo di cabaret, essendo io e Alessandro affiatati showman (abbiamo pure recitato in teatro insieme in più occasioni).




Giovedì 6 agosto doppio appuntamento in Piazza Aiale a Gavinana (PT). Io e l'attore Bruno Santini (volto noto del cinema e della TV) presenteremo due libri. Il primo, per bambini, alle 17.30 è stato scritto da lui e illustrato da me: si intitola "Un nuovo amico per il Signor Stravideo". Lui lo leggerà, io farà disegni per chi li vorrà. La sera alle 21, invece, Bruno leggerà le poesie di Giuseppe Geri, che io commenterò, tratte dall'antologia "Geri di Gavinana, Poesie Ritrovate", contenente opere inedite venute alla luce soltanto un anno fa dopo il ritrovamento di tre grossi quaderni del poeta. Il libro è stato curato dal sottoscritto. Chi conosce il Geri sa che sentir leggere le sue composizioni è una vera gioia.


Sabato 22 agosto, alle ore 15, a Palazzo Achilli (Gavinana), nuovo incontro con i visitatori che verranno a visitare la mostra sulla mia carriera. Ci si può prenotare nel contesto degli "Itinerari Musicali", e si verrà accompagnati, ma può aggregarsi chiunque presentandosi sul luogo dell'esposizione. Per finire, vi ricordo che ho inaugurato da poco un blog parallelo a questo, in cui raccolgo le mie recensioni letterarie: "Utili Sputi di Riflessione". Per leggerlo, basta cliccare in alto a destra nella barra sotto la foto dell'intestazione. Spero di vedervi, in questa o in quell'altra occasione.