domenica 17 novembre 2019

ZAGOR: LE ORIGINI 1-6



Si è conclusa, con l'uscita del sesto e ultimo numero intitolato "L'eroe di Darkwood", la miniserie "Zagor: le Origini", presente in edicola dal mese di maggio a quello di ottobre del 2019. Sei albi di sessanta tavole ciascuno, tutti sceneggiati da me e illustrati da (in ordine di apparizione) Valerio Piccioni, Maurizio Di Vincenzo, Walter Trono, Giuseppe Candita, Giovanni Freghieri, Oskar. Le copertine sono state affidate a Michele Rubini. Tutti artisti straordinari, che ringrazio di cuore. Il taglio dei racconti è moderno e serrato, senza però che il lettore tradizionale possa restarne turbato. Ho atteso che la breve collana giungesse a compimento per parlarne anche qua, in modo da poter tirare delle somme. Mi pare di poter dire che l'esperimento sia stato un successo, sia per quanto riguarda la versione economica che quella cartonata da libreria. Infatti, i commenti che mi sono giunti mese dopo mese, sono sempre stati più che positivi, se non addirittura entusiastici. 

Nel corso della mia attività mi sono poi trovato più volte a inventare dei “passati” a nemici e amici dello Spirito con la Scure, come “Guitar” Jim e Robert Gray, ma anche come il capitano Fishleg e il professor Hellingen. Mi è successo persino di provare a dare spiegazioni direttamente ai lettori anche senza scrivere una storia in proposito: per esempio, essendomi stato richiesto di spiegare come fosse che il marinaio Zarkoff, dato per morto nello scontro con i pirati di Capitan Serpente, risultasse vivo e vegeto nelle apparizioni successive della ciurma della “Golden Baby”, ho fornito una ricostruzione degli eventi, giudicata plausibile dall’interrogante, pubblicandola sulle pagine di SCLS Magazine (là dove mi era stata gettata la sfida). Insomma, quando c’è da ricostruire fatti del passato, gettare nuova luce, indagare sui nodi irrisolti, per me è un invito a nozze. Perciò, ho sempre pensato che ci fossero dei lati oscuri nel classico dei classici “Zagor racconta…”, ma, ritenendo quella storia appunto un capolavoro, non ho mai preso in considerazione l’ipotesi di metterci le mani sopra. Ci sono dei capisaldi inviolabili, e “Zagor racconta…” è uno di questi. 



Tuttavia, , mi sono sempre fatto alcune domande. Per esempio: dov’è sepolto “Wandering” Fitzy? Possibile che Pat ne abbia lasciato il corpo nella capanna di Salomon Kinsky? O ancora: chi ha insegnato al giovane Wilding a volare di albero in albero, appeso a una liana o saltando di ramo in ramo? Si tratta di un talento che Fitzy non aveva, dunque il maestro non può essere stato lui. E allora chi è stato? Non credo esista un solo zagoriano che non abbia avuto voglia di scoprirlo, domandandosi perché Nolitta sia stato reticente sulla questione. 

In realtà, Sergio Bonelli ha architettato le cose facendo in modo che sia lo Spirito con la Scure ad apparire reticente. Infatti tutte le vicende di “Zagor racconta” non sono narrate dallo sceneggiatore in “presa diretta” ma risultano filtrate dal resoconto che l’eroe fa al suo amico Cico. Noi lettori “vediamo” solo quel che il Re di Darkwood dice. Le cose potrebbero persino essere andate diversamente. Magari c’è qualcosa che Zagor non sa. Magari c’è qualcosa che Zagor preferisce non dire. Magari c’è qualcosa che Zagor salta per brevità, per arrivare subito al punto successivo. Però, se mai a uno sceneggiatore fosse venuta in mente una possibile spiegazione appunto su come sia andata che Pat Wilding abbia imparato a volare tra gli alberi alla maniera di Tarzan, ci sarebbe stato da spiegare anche il perché lo Spirito con la Scure abbia taciuto su questo punto raccontando il proprio passato a Cico. 

Sappiamo tutti benissimo perché Nolitta non abbia voluto approfondire: il tema principale della sua storia era quello della vendetta che, una volta compiuta, non appaga il vendicatore ma apre anzi di fronte a lui un nuovo abisso. Perdersi in complicate ricostruzioni degli anni della crescita del piccolo Pat avrebbe voluto deviare dalla trama più importante, complicare inutilmente la vicenda. Una scelta intelligente, oltre che legittima. Resta tuttavia il “non detto”. Per quanto ci abbia riflettuto più volte su, però, ripeto, non ho mai pensato di provare a “dirlo” io. Ma, a un certo punto, mi è stato chiesto di farlo. E’ stato il direttore editoriale Michele Masiero, a invitarmi a sceneggiare una miniserie in sei albi di 60 tavole ciascuno che prendesse le mosse proprio da una sorta di “riscrittura” di “Zagor racconta…” e narrasse di nuovo le “origini” del personaggio. 


Lo scopo era principalmente quello di fornire a un pubblico più giovane, ma in generale ai lettori di tutte le età, italiani e dei mercati esteri, un punto di accesso nella serie nel caso non conoscessero già il personaggio e il suo passato. Il mettere a disposizione uno “starting point” per approcciarsi a un eroe dei fumetti con una lunga tradizione è un’operazione usata di frequente nel mondo dei superoeroi, le cui “origini” vengono periodicamente raccontate di nuovo, magari aggiornandole o rendendole meno implausibili. In certi  casi queste riscritture hanno rivoluzionato ciò si sapeva, in altri sono state, per quanto possibile, rispettose. Nel vedermi prospettare da Masiero un’operazione del genere ho subito pensato che avremmo dovuto battere questa seconda strada, quella ciò del massimo rispetto possibile di quanto rivelato da Nolitta. Questo perché, lo sapevo benissimo, non avremmo avuto soltanto un pubblico nuovo da accontentare, ma ci sarebbero state le schiere degli zagoriani da non scontentare. Accettando, mi sarei trovato di fronte il pubblico di privata fede nolittiana a cui dover poi rendere conto di ogni variazione rispetto a “Zagor racconta…”. Va detto che io stesso mi ritengo della stessa religione di costoro, per cui ero ben consapevole del problema. E confesso di aver avuto un brivido: mi avrebbero mai perdonato, gli zagoriani più ortodossi, la colpa di aver osato mettere le mani sulle origini della leggenda? 

Non ho esitato neppure un secondo. Ho risposto immediatamente di sì alla proposta di Michele. Non soltanto perché era meglio che a reggere il peso della prova fosse il sottoscritto, con le spalle rese larghe dall’esperienza, piuttosto che chiunque altro, ma anche perché io per primo ero curioso di leggere che cosa avrei scritto. Volevo sorprendere me stesso dandomi da solo le risposte alle domande che mi ero sempre posto. Volevo sapere dove era sepolto “Wandering” Fitzy. La voglia di cimentarmi nella prova ha superato, fin da subito, il timore di non riuscire. Una volta ho letto una intervista a un alpinista, uno di quelli più spericolati, che rischiano la pelle sulle pareti rocciose maggiormente insidiose. Gli veniva chiesto se non avesse paura di morire. “Ho più paura di non vivere”, era stata la risposta. Non che ci sia un paragone possibile, ovviamente, fra l’impresa di scrivere una miniserie a fumetti e scalare una montagna. Tuttavia le passioni arricchiscono la nostra vita e la rendono degna di essere vissuta. Dobbiamo tutti darci un traguardo, e dopo averlo raggiunto trovarne un altro. 


Ne “La leggenda di ‘Wandering’ Fitzy”, riuscii a dare a Zagor il nome di battesimo che avevo sempre immaginato avesse, anche se non ci era mai stato detto. Di fronte alla prospettiva di sceneggiare una miniserie intitolata “Le origini” ho capito che avrei potuto fare i più, sollevare altri veli, scoprire altri particolari che Nolitta ci aveva nascosto perché fossero lasciati alla nostra immaginazione, suscitando la nostra curiosità. Mi sono chiesto se fosse giusto, completare gli spazi lasciati in bianco da Sergio Bonelli, rendendo più definito il suo affresco. Mi sono risposto di sì, per più motivi. Innanzitutto, perché lo stesso Bonelli ha accettato che altri (io, Mauro Boselli, Maurizio Colombo) scrivessero storie collegate con “Zagor racconta…”. E’ il caso non soltanto de “La leggenda di ‘Wandering’ Fitzy” ma anche de “Il ponte dell’arcobaleno” e di “Darkwood anno zero”. Dopo la sua scomparsa si sono aggiunte “La storia di Betty Wilding” e “La giustizia di ‘Wandering’ Fitzy”. Poi, perché i lettori chiedono (hanno sempre chiesto) che il “non detto” sul passato dello Spirito con la Scure venisse rivelato: le tante domande che mi sono fatto io, se le sono fatte in tanti. E ancora, perché da “Zagor racconta…” sono passati cinquanta anni: la nostra curiosità è stata suscitata abbastanza a lungo, è giunto il momento di soddisfarla. Per finire, una miniserie resta comunque qualcosa di esterno alla serie: chi dovesse non apprezzate l’operazione può, giustamente, ignorarla. Per lui, tutto resta come prima. 





Nello stabilire le trame dei sei episodi di “Le origini”, mi è stato subito chiara la necessità di far confluire in una narrazione organica e lineare tutto quanto del passato dell’eroe era stata svelato non soltanto da Nolitta ma anche dagli autori delle storie citate poco sopra, quelle cioè collegate con “Zagor racconta…” ma scritte da altri. Ho subito stabilito che sarebbero entrati a far parte della miniserie anche elementi tratti dal romanzo di Davide Morosinotto “Zagor”, pubblicato dalla Sergio Bonelli Editore nel 2018. Siccome però ogni albo avrebbe contato soltanto sessanta tavole, tutto andava narrato in modo rapido, essenziale, veloce. Avrei avuto solo trecentosessanta pagine per raccontare una lunghissima serie di eventi che andavano dalla strage di pellerossa compiuta da Mike Wilding (il padre di Pat) fino alla prima apparizione di Zagor al raduno dei capitribù nella radura della Piccola Acqua, con tutto quello che c’è in mezzo (la scoperta del segreto nel passato di Fitzy, l’amicizia con Percy, l’incontro con Shyer).  

Volendo poi dare a tutta la complessa operazione un taglio moderno, ci sarebbe stato da prestare molta attenzione alla crescita fisica, psicologica ed emozionale di Patrick. Nolitta aveva saltato a pié pari, per i motivi che si sono detti, l’adolescenza del ragazzo. Io sarei stato costretto a raccontarne i turbamenti, i primi amori, i litigi con Fitzy (che di sicuro ci saranno stati). Ho cercato di fare tutto questo,sempre mettendomi nei panni del lettore desideroso sì di scoprire cose nuove ma anche di non veder contraddetto in modo clamoroso quel che già si sapeva. Soprattutto, non ho mai pensato che riscrivere “Zagor racconta…” avrebbe significato ritenere il classico nolittiano ormai superato. “Zagor racconta…” è un evergreen che non invecchia mai. 





lunedì 28 ottobre 2019

IO, ZAGOR E LUCCA





Quella che vedete qua sopra è la copertina del mio nuovo libro: "Io e Zagor" (Cut-Up).
Il libro uscirà in occasione dell'imminente Lucca Comics 2019, ma è già ordinabile scontato e con spedizione gratuita sul sito della Casa editrice. L'offerta è valida fino al 3 novembre 2019, dopodiché il volume avrà una distribuzione secondo i consueti canali (librerie, fumetterie, shop on line). 

Cliccate qui:


Si tratta di una sorta di mia autobiografia professionale scritta in occasione dei miei primi trenta anni al servizio dell'eroe di Darkwood e che racconta, appunto, principalmente il mio rapporto con Zagor, un vero e proprio amore - lo stesso di tutti gli zagoriani del mondo. Il libro è lungo quasi seicento pagine, la copertina è di Alessandro Piccinelli (io da grande) e di Alessandro Bocci (io da bambino): due amici che ringrazio. Torneremo a parlarne, intanto vi aspetto (se verrete) alla postazione Cut-Up a Lucca. Qui sotto il banner con la collocazione dello stand.


Più in basso ancora riporto tutti gli appuntamenti lucchesi, compresi quelli bonelliani. Al grande padiglione della Sergio Bonelli Editore firmerò le copie di un altro libro che esce in anteprima proprio a Lucca Comics: il secondo volume cartonato de "Le Origini", intitolato "Il giuramento" (disegni di Walter Trono). Ne vado molto orgoglioso. Anche di questo torneremo a parlare: l'uscita in libreria è prevista per dicembre.





Ecco i testi del retro di copertina e dell'aletta di "Io e Zagor".

La strada verso Darkwood è la strada verso l’avventura e la fantasia.
Il viaggio che porta al mondo incantato di Zagor, lo Spirito con la Scure, è anche un viaggio attraverso la storia, la geografia, le tradizioni, le culture di paesi lontani che però possono servire a capire meglio la nostra realtà  e persino noi stessi.
Creato da Sergio Bonelli e da Gallieno Ferri nel 1961, il leggendario eroe dalla casacca rossa ha fatto sognare intere generazioni di lettori e ha realizzato il sogno di uno di essi: Moreno Burattini, che fin da bambino voleva scriverne le storie e lo sta facendo da trent’anni.
Questo è il racconto di come una passione è diventata una professione.

Moreno Burattini è di un anno più giovane di Zagor. Il personaggio a fumetti creato nel 1961 da Guido Nolitta (alias Sergio Bonelli) e da Gallieno Ferri ha segnato la sua vita, così come ha lasciato una impronta indelebile in quella di milioni di lettori in Italia e nel mondo. Da trent’anni, l’autore di questo saggio scrive le avventure dello Spirito con la Scure. Così come emozionanti sono le tante storie da lui ideate per permettere alla leggenda dell’eroe di Darkwood di perpetuarsi, così sono affascinanti i mille aneddoti qui narrati in una sorta di autobiografia professionale intrigante come un romanzo. La scrittura di Burattini ci porta dentro la mente di un inventore di trame e personaggi, ci mostra il dietro le quinte della nascita di un racconto disegnato, ci spalanca le porte del mondo degli autori e dei loro fans, ci propone il ritratto di grandi figure della storia del fumetto italiano. Ma, soprattutto, ci permette di assistere, passo dopo passo, al realizzarsi del sogno di un ragazzino, che voleva fabbricare favole e ci è riuscito. 






MORENO BURATTINI A LUCCA 2019



Giovedì 31 ottobre

Ore 12/13 firmacopie stand Bonelli

Ore 13.30/14.30 Master of Erotica Teatro del Giglio

Ore 15/16 incontro Zagor Chiesa San Giovanni

Ore 17/18 firmacopie stand Bonelli

Ore 18.30/19.00 firmacopie stand Cut-Up



Venerdì 1° novembre

Ore 11/12 firmacopie stand Bonelli

Ore 12.30/14.00 firmacopie stand Cut-Up

Ore 15/16 firmacopie stand Bonelli

Ore 17 – Stand Pendragon: torneo cards Bonelli Kids.

Ore 18.30/19.00 firmacopie stand Cut-Up


Sabato 2 novembre

Ore 10 stand Vernacoliere con James Hogg

Ore 10.30/11.30 firmacopie stand Cut-Up

Ore 12/13 firmacopie stand Bonelli

Ore 14 – Teatro del Giglio: Keynote Bonelli.



giovedì 24 ottobre 2019

IL DESTINO DI HELLINGEN





Gli albi di Zagor usciti tra il luglio e il settembre del 2019 ("Mistero sul Monte Naatani", "I discepoli" e "Il destino di Hellingen": Zenith 699-701) hanno ripreso i fili della saga di Hellingen, rimasta in sospeso quattro anni fa (quattro anni che sono niente, rispetto ai tempi intercorsi fra le altre precedenti apparizioni del Mad Doctor). In tutto, si è trattato di 282 disegnate dalla coppia formata da Gianni Sedioli (matite) e da Marco Verni (chine), già autori della parte grafica della precedente "puntata". I testi sono miei, le copertine dei Alessandro Piccinelli

Il mio scopo nel realizzare questa lunga e complessa saga dipanatasi tra il 2015 e il 2019 è stato uno solo, come è risultato evidente a quasi tutti alla fine della lettura: eliminare il Wendigo dall’universo zagoriano e riportare Hellingen nelle esatte condizioni delle prime avventure sceneggiate da Sergio Bonelli. Restituirlo cioè alla dimensione di scienziato pazzo, senza addentellati magici, senza magie e sortilegi, senza demoni e perfino senza extraterrestri. Credo che questo fosse il desiderio di tutti i nostalgici: sono lieto di averlo realizzato nel festeggiare i miei primi trent’anni al servizio dello Spirito con la Scure, dato che l'anniversario è caduto il 12 ottobre. Chi poi, fra i nostalgici, ha comunque trovato motivo di lamentarsi nonostante la restituzione del villain allo stato delle sue origini, o non ha capito la storia (succede) o non ha voluto capirla (succede ancora di più). In ogni caso, pazienza. Ringrazio piuttosto i tantissimi che mi hanno fatto giungere il loro plauso e il loro incoraggiamento. 

La precedente avventura, “Resurrezione!” si era conclusa con il clone del mad doctor “rapito” dal Wendigo al pari dell’originale, in seguito a un rito eseguito a Zagor dopo una visione inviatagli da Kiki Manito. Ho cercato di spiegare meglio ai lettori l’accaduto, perché se è vero che c’è chi contesta lo spiegazionismo, è altrettanto ero che se non ci si spiega c’è chi non capisce. Bisogna innanzitutto sottolineare come il Wendigo sia un enigma insoluto. E’ stato inserito nella saga da Mauro Boselli, che lo a preso in prestito dalle leggende indiane, ma non esistono “istruzioni per l’uso” in cui siano spiegate chiaramente le “regole d’ingaggio”. Ricorderò poi che, in seguito ad alcuni scontro raccontati da Boselli, il demone aveva un conto in sospeso con Zagor ed è questo uno dei motivi per cui a un certo punto, in una storia di Mauro, riporta in vita Hellingen recuperando gli atomi del suo corpo sparsi nello spazio: per scagliarglielo contro. Ma solo: c’era anche il perverso desiderio del Wendigo di seminare caos, male e dolore su tutta la Terra. Poiché, però, il mad doctor riportato in vita si era ribellato al suo ri-creatore, il demone lo aveva esiliato in una dimensione, ultraterrena, il mondo del Caos. Questo l’antefatto boselliano. 

Ne “L’eredità di Hellingen” e in “Resurrezione!”, però, abbiamo scoperto che già al tempo degli Akkroniani  il professore aveva cominciato a creare un esercito di guerrieri meccanici: era riuscito a costruirne decine e decine di esemplari facendoli realizzare da androidi programmati apposta per replicarsi anche in sua assenza! In questo modo, il clone di Hellingen emerso dalla vasca akkroniana si trova a disposizione un vero e proprio esercito pronto a conquistare e dominare il mondo. Ma quando niente sembra poterlo fermare, Zagor trova il modo di evocare il Wendigo! Ora: come si spiega l’aiuto del demone? Non è uno spietato nemico? Potremmo rispondere dicendo che è impossibile cercare di spiegare il comportamento di un demone dell’Oltremondo: la sua logica è aliena! Tuttavia, credo che qualche spiegazione si possa azzardare. Tanto per cominciare, il rito con cui lo Spirito con a Scure evoca il Wendigo è stato suggerito da una visione ispirata da Kiki Manito, che l’eroe capisce e decifra soltanto all’ultimo momento utile. La visione indicava di usare il coltello della mummia di Rakum, l’eroe rosso, come strumento magico a cui affidarsi in quel crocevia fra mondi paralleli che sono le grotte del monte Naatani.

E’ impossibile sapere quali misteriose dinamiche regolino la guerra fra Kiki e il Wendigo nelle dimensioni a cui appartengono, ma evidentemente Kiki sapeva che l’effetto del rito sarebbe stato quello voluto, e non un altro. Del resto, il clone aveva appreso, dai rapporti di Altrove che Quaritch gli aveva fornito, che il vero Hellingen era finito nella dimensione del caos e si era riproposto, confidando nel proprio genio, di trovare il modo per liberarlo. Il rito eseguito con un’arma del bene quale il coltello di Rakum, ha evidentemente permesso al Wendigo di compiere soltanto un’azione positiva, quella appunto di imprigionare nel suo inferno anche il secondo Hellingen, impedendogli qualsiasi altra iniziativa. Un rito magico “buono” non poteva che sortire effetti benefici e il Wendigo era impossibilitato ad approfittarne in senso negativo! Perciò, costretto dalle leggi a noi ignote a cui obbediscono lui e Kiki Manito nella loro dimensioni diverse dalla nostra, ha fatto buon viso a cattivo gioco e si è “accontentato” di portarsi via il clone di Hellingen.

Zagor teorizza, a un certo punto, l’esistenza di una  “regola dell’equilibrio”. Anche questa non l’ho invetata io, anche se è mia la trovata di adattarla al mondo di Zagor: è la legge fondamentale su cui si basa la contrapposizione tra gli Amesha e i demoni a loro contrapposti nella serie di Dampyr. Dunque una regola boselliana. E inserirla nell’universo zagoriano è un primo punto di contatto che forse un giorno permetterà un team-up o un cross-over fra i due personaggi. L’ipotesi di Zagor è basata su quanto l’eroe ha visto ogni volta che Kiki o il Wendigo hanno avuto a che fare con lui: Kiki Manito, qualunque sia la sua vera natura e da qualunque altra dimensione provenga quando si manifesta, rispetta una legge che gli impedisce di intervenire nelle cose di Darkwood, eccetto quelle riguardanti i rapporti di forze fra il suo mondo e quello oscuro del Wendigo. Per questo i due non scendono mai a combattersi sul nostro pianeta, che pure considerano una scacchiera su cui confrontarsi, ma ricorrono a emissari o alleati. Il popolo degli uomini, i pellerossa, da sempre sensibili alle forze ancestrali, entrano più facilmente in contatto dei bianchi con mondi paralleli popolati da questi esseri misteriosi. Kiki ha scelto gli indiani come suoi protetti. E’ evidente che demoni e creature di piani diversa della realtà sono legati alla foresta di Darkwood, in quanto luogo magico, o più magico di altri, come mille accadimenti hanno dimostrato.

Fin qui le spiegazioni che giustificano tutto quanto accaduto in passato. Arriviamo al presente. Un gruppo di misteriosi individui incappucciati si riunisce sotto la guida di Jupiter Quaritch, l’ex-assistente del professor Hellingen, e con lui (che si finge pentito e redento agli occhi dei maggiorenti della Base di Altrove) preparano un piano che prevede l’utilizzo di alcuni esoscheletri abbandonati dagli Akkroniani. Tonka, intanto,  convoca Zagor al proprio villaggio chiedendo il suo aiuto: infatti, alcuni mohawk sono scomparsi sul monte Naatani. Lo Spirito con la Scure riesce a rintracciarli, dopo che erano rimasti imprigionati nel deposito segreto akkroniano, là dove erano custodite le corazze portate via dai complici di Quaritch. Costui, che si definisce “Primo Discepolo”, fugge dalla Base di Altrove, dove viveva in parziale segregazione, e raggiunge la base segreta allestita dai suoi complici sotto le rovine del castello eretto sul monte Naatani dal Wendigo. Zagor e Tonka cercano di penetrare nel castello, ma sono scoperti dai miliziani arruolati dal professor Tumblay, braccio destro di Quaritch. Intanto, i Discepoli hanno attivato la “Vasca della Resurrezione”, un macchinario akkroniano con cui sperano di dar vita a un nuovo clone del loro Maestro. Concedetemi il vezzo di non proseguire oltre nel riassunto, in modo che chi non abbia letto questa avventura possa scoprire da solo cosa succede. 

Potrebbe essere utile, piuttosto, rispondere a chi abbia contestato (come mi è stato detto) la "facilità" con cui viene sconfitto il Wendigo. Evidentemente, costoro ritengono che, essendo "facile",  loro saprebbero farlo ancor prima e ancor meglio. E' incredibile come si possa accettare l'uso delle armi magiche di Rakum il Rosso (trovata nolittiana) con cui Zagor elimina gli altrimenti indistruttibili Akkroniani "semplicemente" tirando loro una freccia, e non si accetti un sortilegio che preveda il trascinamento del Wendigo nel nostro mondo e l'uccisione da parte di Hellingen di un se stesso come il clone. I detrattori, insomma, nel loro cervello dal singolare funzionamento, dicono: tirare una freccia a un alieno per ucciderlo non è facile, quello che fa Hellingen è fin troppo facile. Ripeto: Hellingen trova il modo di portare il Wendigo sulla Terra e uccide il proprio doppio. E' vero, troppo facile. Però, suvvia, cari detrattori: davvero siete convinti che fra Hellingen e il Wendigo potesse vincere il Wendigo? Signori miei, allora sì che Nolitta si rivolterebbe nella tomba. 

Per finire, una nota di colore. Telefona un lettore in redazione e si lamenta perché non gli torna che su Zagor ci siano dei robot, come sarebbe successo negli albi in edicola questa estate.  Zagor è un fumetto di soldati, trapper e indiani, non ci devono essere i robot. Ora, all'interno degli albi in edicola questa estate non c'è stato nessun robot. Ma proprio nemmeno uno. Ci sono, casomai, in alcune scene, degli esoscheletri da indossare, che a tutti gli effetti si possono considerare delle corazze. Se uno non capisce la differenza fra un esoscheletro e un robot non credo possa essere ritenuto in grado di esprimere giudizi sufficientemente fondati sui fumetti in generale e su Zagor in particolare. Però ci si chiede: e allora, Titan?




giovedì 26 settembre 2019

COMUNICAZIONI DI SERVIZIO



Come forse, chissà, si sarà accorto qualcuno tra i più irriducibili dei miei ventitré lettori (venticinque diceva di averli il Manzoni, ventiquattro ne supponeva Guareschi), ma come senza dubbio non è sfuggito ai miei ventitremila detrattori,  i post su questo blog hanno cominciato a latitare. Nessun articolo in luglio e agosto, soltanto due in giugno, e questo è il terzo del mese di settembre. Che è successo?

C'è da dire che se non ho scritto su "Freddo cane in questa palude", ho continuato a scrivere invece sul mio secondo blog, "Utili sputi di riflessione". Inoltre ho imperversato su Twitter, dove appaiono almeno venti miei tweet al giorno, molti dei quali saranno poi raccolti, credo e spero, in una nuova antologia di aforismi, la terza della serie. Una volta pubblicavo i miei aforismi anche sulla pagina FB, poi sono cominciate le lamentele di chi si indignava per il fatto che un famoso (o famigerato) sceneggiatore di fumetti ammorbasse Facebook con le sue battutacce volgari e allora, dato che su Twitter sono meno moralisti, pubblico le facezie soltanto lì. Sulla pagina FB faccio finta di essere un bravo ragazzo. Quindi, se siete minimamente interessati alle punzecchiature di uno sboccato aforista dilettante qual sono, seguitemi su Twitter e non aspettavi da Facebook che notizie e anticipazioni. Questo significa però che anche sulla pagina FB sono sempre più che attivo. Ho anche un account su Instagram, anche se non mi piace come social (forse perché non ho capito come funziona) e dunque posto foto senza troppo entusiasmo. Il blog "Zagor e altro" ospita una mia rubrica fissa in cui in ogni puntata rispondo a venti domande dei lettori, e un'altra rubrica fissa ("Il teatro di Burattini") compare su ogni numero della rivista digitale a fumetti e sui fumetti "Sbam!". Insomma, non sono desaperecido.

Il motivo per cui ho trascurato "Freddo cane in questa palude" è che scrivere articoli qui sopra è abbastanza mi impegnativo. In genere pubblico pezzi lunghi, per i quali serve documentazione e c'è da fare una ricerca iconografica (basterò scorrere quasi dieci anni di post per rendersene conto). E da giugno in qua sono stato molto, ma molto, occupato. Occupato a fare cosa? Potrei cavarmela dicendo, e sarebbe la verità, che ho cambiato casa e città e ho fatto un faticosissimo trasloco (millemila libri e fumetti, oltre alle armi e ai bagagli) in una nuova abitazione che ho finito di ristrutturare. Ma oltre a questo c'è un nuovo libro in arrivo. Dovrebbe uscire a Lucca Comics 2019. Si intitolerà "Io e Zagor" e sarà una sorta di autobiografia professionale in occasione dei miei primi trenta anni al fianco dello Spirito con la Scure come sceneggiatore. L'anniversario dei trenta anni, contati dal giorno in cui Decio Canzio mi diede il via libera alla stesura dei testi della prima storia, cadrà il 12 ottobre. L''editore sarà Cut-Up, lo stesso di tutti i miei libri più recenti, da "Dall'altra parte" alla biografia "Max Bunker, una vita da Numero Uno". Non parlerò soltanto di me, ma attraverso me e il mio amore verso lo Spirito con la Scure, racconterò la passione di tanti altri zagoriani. Ci saranno anche tante mazzate ai detrattori, per cui li invito tutti all'acquisto: ventitremila copie vendute saranno garantite.

Mi propongo comunque, durante il mese di ottobre, di mettermi in pari con i miei commenti alle storie a fumetti uscite durante l'estate, e cioè i tre albi Zenith con il ritorno di Hellingen, che tante soddisfazioni mi hanno dato, e quelli della miniserie "Zagor: le Origini", che, mi dicono, stanno piacendo più del previsto. In questi giorni è arrivato in edicola anche il terzi Maxi Zagor dedicato ai "Racconti di Darkwood", intitolato "I tamburi della foresta". Pare che venga giudicato da chi lo ha letto il migliore della serie. Parleremo anche di quello. Scusate il ritardo, ricominciamo.








mercoledì 4 settembre 2019

IL SECONDO TROFEO VELICO "GALLIENO FERRI"




Dopo il successo della prima edizione, svoltasi lo scorso anno (2018), i 1° Settembre 2019 si è disputato a Recco, per la seconda volta, il trofeo "Gallieno Ferri".
La gara avrebbe dovuto aver luogo alla fine di luglio, ma il maltempo ha imposto uno spostamento settembrino.
E' nota la passione che Gallieno Ferri aveva per il mare. Era un velista straordinario (oltre uno straordinario disegnatore), e andava anche in windsurf e in canoa. Se il tempo lo permetteva, ogni mattina usciva prestissimo per fare "due bordi" nel golfo antistante Recco.
E' per questo che i quattro figli del maestro ligure (Curzio, Fulvio, Gualtiero e Rocco) hanno organizzato, d'accordo con il Club velico di cui faceva parte il papà, il trofeo "Gallieno Ferri",
manifestazione riconosciuta dalla Federazione Italiana Vela.
Anche quest'anno, perciò, già alle 5:30 del mattino, in ossequio alla abitudini mattutine di Gallieno, i soci del Club Amici Vela Motore di Recco erano presenti e indaffarati ad aiutare tutti gli atleti, grandi protagonisti, a mettere in mare le loroderive, per la partenza della gara prevista per le ore 6.
All'alba si sono disputate 3 prove animate dallo splendido vento di tramontana che Gallieno Ferri amava tanto in perfetto spirito zagoriano.
Presenti in mare  e alla Premiazione anche le Autorità del Comune, Luigi Massone e Sara Rastelli. Il timoniere Roberto Novella (classe Laser) ha vinto il Trofeo , al secondo posto Andrea Della Casa (classe Laser) ed al terzo l'equipaggio Matteo Pizzorno ed Alessio Chiaramonte (classe Fireball). Sono stati in oltre premiati Piero Pezzana premio Junior (classe Optimist) e Marco Metalpa Rodolfo(classe Contender) premio Senior. 
Più avanti nella mattinata, si sono svolte le premiazioni.
Grazie a Gualtiero Ferri per le foto che, a seguire, fanno la cronaca della giornata.
E grazie all'indimenticabile Gallieno, che ha ispirato la gara.











martedì 3 settembre 2019

II PREMIO "CITTA' DI VARAZZE - GALLIENO FERRI"


A distanza di due anni dall' intitolazione della principale sala della biblioteca civica di Varazze (Savona) a Gallieno Ferri (2017), e a uno dalla cerimonia di consegna dei riconoscimenti del Premio "Città di Varazze - Gallieno Ferri" prima edizione (2018), eventi di cui in questo blog abbiamo a lungo parlato a suo tempo, siano arrivati all'annuncio dei premiati della seconda edizione, datata 2019.

Il Premio intitolato al maestro ligure è destinato ad autori del fumetto che ne abbiano proseguito la grande lezione, quella di un maestro dell’avventura con il dono di far sognare, meravigliare, emozionare i suoi lettori attraverso i suoi disegni.

Oltre alla consegna dei riconoscimenti agli artisti che saranno premiati, ci saranno incontri e dibattiti, distribuzione di stampe e anche una cena (aperta a tutti) con illustratori e sceneggiatori di Zagor.

In qualità di Presidente della Giuria del Premio Gallieno Ferri, a nome dei restanti membri del Comitato (elencati più avanti in dettaglio) sono stato autorizzato a indicare i nomi dei fumettisti che sabato 5 ottobre 2019 alle ore 18.30 riceveranno il riconoscimento. 

I premiati saranno Stefano Andreucci, Davide Bonelli, Mauro Laurenti, Luigi Mignacco, Michele Rubini e Marco Torricelli (premio speciale).

LA COMMISSIONE DI GIURIA: Moreno Burattini presidente, Curzio Ferri, Luca Barbieri, Stefano Biglia, Tino Adamo, Marco Grasso con il Sindaco di Varazze e altri esponenti della cultura e delle istituzioni cittadine.

IL PROGRAMMA DI SABATO 5 OTTOBRE

Mattino 
Laboratori di fumetto per bambini e ragazzi diretti da Tino Adamo, Alessia Martusciello & Alberto Aurelio Pizzetti

Pomeriggio

Conferenze: 
" Zagor e..." Incontro con Moreno Burattini
" Disegnare l' avventura" Luca Barbieri e Marco Grasso condurranno uno spettacolare incontro con i tanti disegnatori presenti: hanno annunciato la loro presenza Alessandro Piccinelli, Lola Airaghi, Giovanni Tàlami, Marco Verni, il giurato Stefano Biglia e... i premiati di quest' anno.
" I novant' anni di Gallieno Ferri ": Moreno Burattini e Graziano Romani ci guideranno nel ricordo della meravigliosa vita dell' uomo e dell' artista, con la proiezione di filmati inediti e la partecipazione e le testimonianze di tanti ospiti.

Nel corso della giornata verranno distribuite stampe con disegni realizzati per l' occasione.

Sera 
Cena zagoriana con gli autori.

Per informazioni contattate il numero
3475737950 





venerdì 21 giugno 2019

LA VITTIMA SACRIFICALE



E' datato giugno 2019 il n° 647 di Zagor (Zenith n° 698) intitolato "La vittima sacrificale". I testi sono miei, i disegni degli Esposito Bros, la copertina di Alessandro Piccinelli. Si tratta della terza e ultima puntata di una storia iniziata nel mese di aprile, e che conclude (almeno per il momento) la vicenda della setta irlandese dei "Servi di Cromm", contro la quale lo Spirito con la Scure si era già scontrato in una precedente avventura pubblicata nel 2018. 
Per rinfrescarvi la memoria o per saperne di più potete leggere il mio post apparso su questo blog dedicato a quella storia, rintracciabile semplicemente cliccando qui.

Chi ha letto "La vittima sacrificale" sa, a questo punto, perché Zagor riusciva a vedere le banshee piangere la morte degli adepti della setta, pur non essendo stato sottoposto al rito di iniziazione. Se vi aspettavate che il nostro eroe avesse avuto un parente membro della congrega che gli ha trasmesso qualche facoltà (il papà o la mamma, per esempio), avrete scoperto che ho cercato di essere meno prevedibile e più credibile, dato che entrambi i genitori del Re di Darkwood avevano già abbastanza segreti nel loto passato (raccontati in altre storie) senza doverne aggiungere un altro. Ho pensato invece di agganciarmi a vicende già note, circa le quali ho fornito vari indizi già con la "visione" del feticcio di fuoco (il "wicker man") mostrata all'inizio. Spero inoltre di aver sorpreso qualcuno tirando in ballo un antico nemico che ha usato per i suoi scopi i Servi di Cromm. Se è vero che questo antico nemico si vede poco (ma non pochissimo) nella storia è vero anche che la sua breve apparizione è stata studiata per annunciare e preparare un suo prossimo ritorno in grande stile durante il prossimo anno.

Voglio fare i complimenti a Nando e Denisio Esposito per i loro disegni ma in particolare per come hanno saputo rendere il cane infernale, il Cŵn Annwn delle tradizioni delle isole britanniche: davvero pauroso e spettacolare, come doveva essere.

A proposito di questo cane demoniaco, mi è giunta una critica che lo riguarda da parte di un amico. A lui, queste soluzioni "magiche" non piacciono. La magia su Zagor, in generale, non piace. Tutti i gusti sono gusti (a me per esempio non piacciono, su Zagor, i mercanti di whisky), faccio soltanto notare che la magia su Zagor non l'ho introdotta io. "Magia senza tempo" è il titolo scelto da Sergio Bonelli in persona per una sua storia, al pari di "Dharma, la strega", "L'orrenda magia" e "Kandrax, il mago". La serie dello Spirito con la Scure si contamina con tutti i generi, secondo l'esempio dato per vent'anni da Guido Nolitta, e che noi rispettiamo, alternando suggestioni di ogni tipo. Anche la magia, perciò, ha piena cittadinanza.



giovedì 20 giugno 2019

LA SAI L'ULTIMA?




"Stelle a strisce", la strip spaziale di Burattini & Hogg, trasloca da "Enigmistica Mia" (Cairo Editore) sulla nuova rivista "La sai l'ultima? Quiz" (il n° 1 è in edicola dal 19 giugno). Potete vedere qui sopra la copertina della testata (edita da un marchio collegato a Mediaset). Ogni quindici giorni io e James presenteremo cinque strisce (oltre a proseguire con le nostre vignette per il "Vernacoliere"). Nella prima puntata della nuova serie, dovendo introdurre la saga a lettori che non la conoscono,  raccontiamo come si sono incontrati Harrison e Tobor. Prima, su "Enigmistica Mia", uscivamo una volta al mese con quattro strisce per volta: abbiamo più che raddoppiato, dunque, il nostro impegno. "La sai l'ultima? Quiz" è una rivista collegata con un programma TV e questo porterà, credo, a una maggiore diffusione o, quanto meno, a più pubblicità. Qui sotto trovate la presentazione di "Stelle a strisce" così come la introdussi in un post su questo blog intitolato "Star Break".





I futuri biografi del sottoscritto prendano nota: sul n° 18 (Anno 1) della rivista "Enigmistica mia" di Cairo Editore,  datato 19 novembre 2018 ma in edicola dal giorno 13, a pagina 26 esordisce la strip umoristica "Stelle a strisce", realizzata da me e da James Hogg.  Si tratta di una serie di strisce alla vecchia maniera (quella di BC o delle Sturmtruppen, per intenderci), di ambientazione genericamente fantascientifica. Nonostante uno dei protagonisti si chiami Harrison (e dunque ricordi il Ford di Han Solo - anche se con il cappello di Indiana Jones), non si tratta della parodia di "Guerre Stellari". Il robot che gli fa da spalla infatti non assomiglia per niente a quelli di "Star Wars" e obbedisce alle Tre Leggi di Asimov. Più avanti compariranno il Maxivac ispirato al Multivac di asimoviana memoria e decine di spunti presi da Star Trek piuttosto che da Capitan Harlock. 

Predomineranno, comunque, le battute sceme senza l'intento di prendere in giro qualcosa di preciso. Fun for fun's sake. Non "Star Trek" ma Star Break, una pausa spaziale. Peraltro, il contenitore è quello di una rivista di enigmistica dove le vignette servono (come dice uno slogan preso in prestito altrove) "per rinfrancare lo spirito fra un enigma e l'altro". Io e James Hogg già da tempo collaboriamo con le riviste dell'editore Cairo con le nostre vignette (James realizza per loro anche rebus e altri giochi): abbiamo proposto questa serie a colori e ce la siamo vista accettare con entusiasmo. La Casa editrice vorrebbe pubblicare una tavola di quattro strisce ogni settimana, per ora siamo in grado di garantirne solo una al mese. Però la soddisfazione è tanta.



Chi sia James Hogg non devo certo spiegarlo a chi ha seguito le tante cose che abbiamo fatto insieme. Per tutti gli altri, ricorderò che il mio primo incontro con lui risale al 1999, quando ci trovammo a collaborare (io ai testi, lui alle matite e alle chine) a un fumetto, intitolato “Il primo assassino”, pubblicato sul “Giornale dei Misteri”. Mi piacquero molto i suoi disegni, in quel caso realistici e non umoristici, ma non credevo che avremmo potuto realizzare ancora qualcosa insieme perché poi lo vidi indirizzarsi verso l’umorismo grafico collaborando con Bonvi per Nick Carter e quindi lo ritrovai su “Lupo Alberto” ad affiancare Massimo Cavezzali nelle storie di Ava. Presissimo da Zagor, ormai pensavo che mai più avrei avuto tempo di scrivere testi comici che non avessero per protagonista Cico. Mi sbagliavo. Un incontro occasionale nel centro di Firenze ha fatto sì che io e James stringessimo di nuovo sodalizio: siamo finiti per diventare collaboratori (in coppia) de “Il Vernacoliere” e nel realizzare decine di vignette umoristiche per riviste di enigmistica. Quando è uscito il mio libro di aforismi “Sarà bre”, ho affidato proprio a Hogg le venti illustrazioni che lo corredano.  Caro James, avanti tutta!

James Hogg

giovedì 30 maggio 2019

CLEAR WATER



Dal 28 maggio 2019 è uscito in edicola il primo albo della miniserie di sei episodi “Zagor: le origini”, intitolato “Clear Water”. I testi sono miei, le matite di Valerio Piccioni, le chine di Maurizio Di Vincenzo,  i colori di Andres Mossa supervisionati da Emiliano Mammucari, la copertina di Michele Rubini colorata da Roberto Piere. I successivi cinque numeri appariranno con cadenza mensile. Si tratta di storie di sessanta tavole a colori, corredate da redazionali. Questa prima parte era già uscita a gennaio (dopo una anteprima lucchese) in volume cartonato. Ne avevo già parlato qui:


Adesso la stessa avventura viene proposta in formato economico (lo stesso della miniserie “Cico a spasso nel tempo”, o degli albi della linea Audace della Bonelli, se vogliamo). Si prevedono comunque edizioni cartonate anche delle puntate dalla seconda alla sesta, ma in un arco temporale di alcuni anni. Perciò, chi vuole leggere tutta la miniserie in pochi mesi deve procurarsi gli albi da edicola: costano 3.90 euro, il prezzo di un gelato o di una colazione al bar.

“Zagor: le origini” è stato presentato sul sito della Sergio Bonelli Editore con questo articolo:


Sul sito c’è anche un video (disponibile pure su YouTube) in cui, con fare da imbonitore, cerco di convincervi all’acquisto. Lo trovate anche qui in fondo, direttamente visionabile su questo blog. Nel video, mi rivolgo non soltanto agli zagoriani di provata fede ma anche a chi Zagor non lo ha mai letto: “Clear Water” rappresenta infatti uno starting point per chi, non conoscendo il personaggio, voglia scoprirlo. Chi dice di non leggere le storie dello Spirito con la Scure perché ormai siamo già arrivati al numero 650 della serie regolare, scoraggiato dal non conoscere le origini del personaggio, non ha più scuse. In più, testi e disegni hanno un taglio moderno, pensato per i lettori più giovani: potreste persino regalarne una copia a figli, nipoti, amici. Ma, naturalmente, anche i lettori della prima ora potranno divertirsi a vedere come abbiamo cercato di riempire i “non detto” di “Zagor Racconta…”, illuminando di nuova luce il capolavoro di Nolitta & Ferri.

Ho letto recensioni (e visto video recensioni) molto positive. Magari chi è ha apprezzato potrebbe fare un po’ di passaparola, o esprimere dove capita il proprio parere (sui social, per esempio). Sarebbe bello se la notizia di questa iniziativa raggiungesse quante più persone possibili.

Riporto qui di seguito il testo del mio editoriale di presentazione.


Ci sono storie che non invecchiano mai, per come sono state narrate dai loro autori quando vennero pubblicate la prima volta. Sicuramente, “Zagor racconta…” è fra queste: un classico evergreen, un capolavoro nei testi come nei disegni. La prima puntata, su un totale di sei albetti a striscia (in quello che era il formato tipico delle pubblicazioni a fumetti degli anni Cinquanta e Sessanta), apparve in edicola il 10 luglio 1969, proprio con il titolo che serve a identificare tutta la storia. Si trattava del n° 62 della quarta serie della “Collana Lampo”. Seguirono gli episodi “Il demone della vendetta”, “Vento di morte”, “L’orribile verità”, “Zagor entra scena” e “Il re della foresta”. L’avventura venne poi riproposta sui numeri Zenith Gigante 106 e 107  (1970) e quindi sui numeri 56 e 57 di Zagor Ristampa (1974) e Tutto Zagor (1990). Per ben due volte il racconto è giunto in libreria sotto forma di volume cartonato a colori, prima con il marchio Cepim (1977) e poi con quello Sergio Bonelli Editore (2016). A distanza di mezzo secolo, proprio per celebrare quella storia memorabile, abbiamo pensato di narrarla di nuovo, in modo graffiante e moderno, in cui il passato dello Spirito con la Scure viene scandagliato in profondità, per rinnovare le emozioni di una storia drammatica e affascinante e offrire ai lettori più giovani un buon punto di ingresso in una serie in grado di rinnovarsi senza tradire le proprie radici.
Non abbiamo però provato a riscrivere un racconto che non necessita di alcun rinnovamento e che resta modernissimo. Si è cercato cioè di immaginare la strage del Clear Water, e quel che ne è seguito, come se tutto fosse davvero accaduto e dei narratori di oggi si cimentassero per la prima volta nella narrazione di avvenimenti tanto drammatici.  Perciò, niente di quanto ci viene rivelato da Nolitta e Ferri riguardo al passato dello Spirito con la Scure viene smentito o contraddetto. Tuttavia ci sono molti punti oscuri sul quale i due autori non hanno fornito spiegazioni. “Zagor racconta…” non solo non svela ai lettori tutti i fatti accaduti, ma mostra in realtà unicamente la versione degli avvenimenti che lo Spirito con la Scure decide di narrare a Cico. Ci potrebbero essere perciò cose che l’eroe non conosce, altre su cui sorvola per brevità, altre che decide, deliberatamente, di non dire. Giocando sul “non detto”, e unificando in un’unica narrazione anche quanto rivelano altre storie (come “Darkwood Anno Zero” o “La leggenda di Wandering Fitzy”), ecco dunque dipanarsi i sei episodi de “Le origini”. I testi saranno tutti miei, ai disegni si alterneranno talentuosi illustratori quali Giuseppe Candita, Maurizio Di Vincenzo, Giovanni Freghieri, Oskar, Valerio Piccioni e Walter Trono. Se già conoscete Zagor, avrete numerose sorprese; se non lo conoscete, è il miglior modo per entrare nel cuore di una saga che da quasi sessanta anni affascina i suoi lettori.