giovedì 7 gennaio 2021

DIO BENEDICA I CLOWN

 

La notizia che potete leggere qui sopra, in uno screenshot di un titolo dell'edizione on line del "Corriere della Sera", viene approfondita in questo articolo

 
E' una notizia che riempie di tristezza quelli che, come me, hanno amato alla follia le follie di Mister Bean. Ma ancora più tristezza fanno le parole con cui Rowan Hatkinson spiega la sua decisione. Così le riporta la giornalista Paola De Carolis:
 
I social lo riempiono «di paura per il futuro» per via del linciaggio riservato a chi ha idee diverse. «Sembra che si possa essere solo con o contro. Se sei contro allora meriti di essere “cancellato”, zittito. È come la folla nel Medioevo in giro per le strade alla ricerca di qualcuno da bruciare al rogo. Per chi è vittima di questi gruppi l’esperienza è terrificante». Atkinson, che è più volte sceso in campo a favore della libertà di parola, ha sottolineato di essere «contrario all’idea di non poter esprimere giudizi che potrebbero offendere qualcuno»: «Non vedo perché non dovrei avere il diritto di dire qualcosa solo perché qualcun altro è contrario. Mi sembra un concetto fondamentale per la nostra libertà».
 
Quella contro il "politicamente corretto" è una battaglia che stiamo perdendo. Ormai, non si può più dire niente: tutto può essere tacciato di sesssismo, razzismo, bullismo, bodyshaming. Su qualunque cosa si pensi di scherzare, c'è qualcuno che si offende, si inalbera, protesta. Una volta se una battuta non faceva ridere, al massimo non si rideva. Oggi si crocifigge in piazza lo spiritoso. Eppure, una volta, al buffone di corte era permesso persino prendere in giro il Re. Purtroppo i politicamente corretti sono la maggioranza. Il che non sarebbe un male di per sè: se certe idee sono conivise, giustamente imperano. Il male sono la censura e il linciaggio verso chi non le condivide. Nessuno pretede di ferire gli altri, però non si può neppure essere ostaggi dei permalosi. Stiamo scivolando nella Zona del Crepuscolo. Ogni giorno ci verrà tolta una briciola di libertà. Non serviranno drastici giri di vite. In maniera quasi inconscia, pressoché inconsapevolmente, cercando la convenienza quotidiana del pro bono pacis, si preferirà evitare di scherzare per non offendere qualcuno.

Ho scritto, in tempi diversi, un paio di epigrammi per riderci su. Li ripropongo sperando che non offendano nessuno. Segue un terzo, che dedco a Rowan Atkinson.


Talebani
 

A me pare cosa grulla
un andazzo d’oggidì:
non si può scherzar su nulla
o s’offendon quelli lì.
Non puoi ridere su niente
o s’indigna certa gente,
gli sghignazzi son banditi
sulle facce e sui vestiti.
Niente risa da domani:
hanno vinto i talebani.


Occhio a quello che si dice

Occhio a quello che si dice 
o s’offende Federico 
si ferisce sora Bice 
e s’indigna Ludovico, 
non si può scherzar su niente 
o si inalbera la gente. 
Si procede a mosse attente 
come nel pesare l’oro 
ma, mi chiedo, quegli uggiosi 
non potrebbero esser loro 
un po’ meno permalosi?

Dio benedica i clown

 
Dio benedica i clown,
che pur se sei un po' down
ti rendono il sorriso,
cambiano il pianto in riso.
Sian benedetti i buffi
che se di noia sbuffi
ti giran la giornata
strappando la risata.
Sia benedetto il dono
dei comici che sono
ciò che Dio volle dare
per farsi perdonare.

martedì 5 gennaio 2021

QUELLO CHE GUARDA IL CAPELLO

 

Quella che vedete qui sopra è la copertina, opera di Alessandro Piccinelli, dello Zagor in edicola questo mese, gennaio del 2021. Ora, ognuno è libero di pensarla come crede, nel giudicarla. Però, con tutta la buona volontà, faccio fatica a trovarci dei difetti. E' western (e ciò dovrebbe tranquillizzare quella parte dei lettori che non gradiscono le storie horror o di fantascienza), è drammatica, è chiara, c'è l'eroe in una posa (appunto) eroica, il protagonista è inquadrato da vicino (c'è chi contesta quando Zagor è in secondo piano), i colori valorizzano (e non coprono) il disegno. Secondo me, Piccinelli (artista, peraltro, di rara umiltà)  è sempre più bravo, e non c'è mese che non riceva messaggi entusiastici di fronte alle sue copertine. Però, c'è sempre quello che guarda il capello, nel senso letterale del termine. Infatti, su Twitter, mi è stato segnalato questo commento.



Poiché il parere di tutti i lettori va preso in sacrosanta considerazione, cercherò di interpretare (prima) e analizzare (poi) il senso di ciò che viene detto, giusto per capire che cosa si potrebbe fare per accontentare tutti, ma proprio tutti, per quato difficile sia. Dunque, secondo il commentatore, siamo di fronte a una rappresentazione di Zagor "coi capelli alla LancioStory". E qui, confesso di non capire. Cosa sono "i capelli alla LancioStory"? Esistono dei capelli che si possono definire "alla LancioStory"? Uno può andare dal barbiere e chiedere: mi faccia i capelli "alla LancioStory"? Confesso la mia ignoranza e la mia mancata comprensione. Una cosa però pare certa: il taglio di capelli che ha Zagor in questa copertina, non piace al nostro lettore. Che, appunto, valuta le cover a partire dalla chioma del protagonista. Forse è un parrucchiere, uno che se ne intende. Forse dovremmo mandare Piccinelli a fare un corso di taglio e messa in piega, non so. Guardo e riguardo la copertina e mi chiedo in che cosa i capelli dello Spirito con la Scure siano diversi dal normale. Non noto niente di strano. C'è qualche ciuffo mosso, ma quello è per dare dinamismo alla scena, come quando Zagor corre e gli si muovono le frange della casacca. Dovrebbe essere facile da capire, se ci arrivo pure io. Ma evidentemente si preferiscono i capelli con la brillantina.

Sono andato a riguatdare i due più classici poster di Zagor disegnati da Ferri, e li vedete qui sotto: mi pare che quache ricciolo al vento si veda in entrambi. In quello con la liana ci sono anche le frange mosse, come si diceva prima. Niente brillantina.




Comunque, il nostro lettore sostiene che oltre ai capelli alla "LancioStory", ci sia anche "qualche testa esplosa". Rimango basito. Guardo e riguardo il disegno di Piccinelli e non vedo nessuna testa esplosa. Vedo dei colpi di pistola che sfiorano lo Spirito con la Scure e scheggiano, come da consuetudine nel fumetto western più tradizionale, qualcosa accanto a lui. Forse Piccinelli si è divertito a nascondere teste che esplodono fra i particolari del suo disegno, così come nasconde la sigla AP della sua firma? In tal caso, le ha nascoste così bene che io non riesco a vederle. Naturalmente il nostro detrattore le vede, perché a lui non sfugge nulla.
 
A meno che (in tal caso non posso pensare che il lettore abbia potuto essere così poco chiaro,  per cui sarebbe proprio un problema mio, che sono lento di comprendonio) il detrattore non si riferisca a un'altra copertina, quella (molto bella) dell'albo "La mente assassina" che potete vedere qui sotto (di una storia di alcuni mesi fa di cui parlo qui)




Guardo la testa dell'uomo che giace a terra e non la vedo "esplosa". Mi sembra che sia tutta intera. Occhi, naso, bocca, orecchie, capelli... c'è tutto. Esplosioni, zero. C'è del sangue dietro la nuca, ma potrebbe essere quello che esce comunemente dopo un urto contro una pietra (ce ne sono un paio sotto). Non si vede neppure il buco di una qualsiasi ferita, nel caso il nostro detrattore sia facilmente impressionabile. Del resto, sangue in copertina ne metteva anche Gallieno Ferri. E' il minimo sindacale di un fumetto dove si spara e si tirano frecce. Vero è che all'interno, ma non se ne può fare una colpa a Piccinelli, si parla di una donna dotata di poteri mentali. Dunque un argomento horror. Magari il detrattore non apprezza l'horror. Allora sia coerente e apprezzi la copertina tradizionalmente western di "Nessuno è innocente".  

Peraltro, ma guarda la combinazione, proprio la storia "La mente assassina", ha fatto giungere in redazione una lettera di un paio di giovani lettori, che vedete qua sotto e che comunque ho commentato di recente anche su questo blog . 



Com'era la storia che le nostre copertine non "guadagnano" giovani? Certo, fra tutte le copertine possibili, il nostro detrattore è andato a scegliere proprio quella che ce ne ha fatti guadagnare due.

Ma arriviamo al pezzo forte. Sia quel che sia, secondo il detrattore i capelli alla "Lancio Story"  fanno perdere a Zagor i vecchi lettori. Si sa, infatti, che i vecchi lettori comprano Zagor non per leggere la storia contenuta dietro la copertina, ma per la pettinatura dello Spirito con la Scure sopra. Cioè, ci si ferma a quella. Attenzione: non sto sostenendo che la storia all'interno (scritta da una guest star come Tito Faraci) non possa non piacere. Per carità, ci potranno essere pure dei lettori delusi, e magari alcuni di questi li perderemo. Secondo me, non c'è motivo. Ma ipotizziamolo. Però il detrattore non dice che i "vecchi lettori" li perdiamo per le storie. Li perdiamo per la copertina, questa la sua tesi. Per i capelli alla "LancioStory" e per le teste esplose che vede soltanto lui.

Il nostro lettore si accorge, per fortuna, che il maestro Ferri (che per me era un secondo padre) non c'è più dall'aprile del 2016. Meno male se ne rende conto, perché altri detrattori contestano che Zagor non sia più scritto e disegnato da autori che sono morti. La sua soluzione: qualcuno che disegni il più possibile simile a lui. A lui, di quale periodo? Perché lo stesso Gallieno ha disegnato le sue ultime copertine con uno stile diverso da quello degli anni Settanta. Che era diverso da quello degli anni Novanta e da quello delle cover delle strisce degli anni Sessanta. Quindi, il lettore contesterebe anche Ferri, se fosse vivo, e non "assomigliasse" a se stesso. Si pretende l'impossibile: la cristallizzazione della grafica di un fumetto, a partire dalle copertine, perché rievochino i ricordi dell'infanzia perduta. 
 
Nessun personaggio del fumetto popolare ha la grafica di copertina (e men che mai quella degli interni) uguale a quella di trenta, quaranta, cinquanta anni fa. Sono forse uguali le copertine di Topolino di oggi a quelle degli anni Settanta? Vogliamo parlare dell'Uomo Ragno? Di Tex?  Sono uguali le copertine dei libri, le locandine dei film? A tutti, evidentemente, è permessa una evoluzione, tranne che a Zagor. Che deve restare uguale agli anni Sessanta o Settanta. Ci sono, in verità, eroi sempre uguali a se stessi, anche nelle copertine: quelli morti, che vengono soltanto ristampati. Si vorrebbe ridurre lo Spirito con la Scure a una ristampa di se stesso, con la brillantina sui capelli.

Ho citato il nome di Tex. Nel 1994, le copertine passarono da Galep a Claudio Villa. Si può forse dire che Claudio Villa sia "simile" a Galep? Assolutamente no. Il cambiamento fu drastico, molto più drastico di quello fra Ferri e Piccinelli. Ci fu un abbandono dei "vecchi" lettori? No. Almeno, non evidente e non oltre quel che è il normale tasso di abbandoni. Perchè, a differenza di quello che crede il nostro detrattore, il "vecchio" lettore (categoria tra i quali mi annovero anch'io, che leggo Zagor almeno dal 1970, e cioè da cinquanta anni) non è un lettore cristallizzato, ma in grado di apprezzare un bel disegno. 
 
Anzi, c'è proprio della soddisfazione nel gustare le diverse interpretazioni di un eroe a fumetti da parte dei diversi autori. Chi vorrebbe perdere, su Tex, il confronto fra la mano di Giovanni Ticci e quella di Fabio Civitelli? O fra quella di Guglielmo Letteri e quella di Fernando Fusco?  Evidentemente, il nostro detrattotre non apprezza le sfumature, tranne quelle dei capelli. 
 
Concludendo, il lettore non si etichetta, che orrore, come "vecchio". Qualunque età abbia, è in grado di apprezzare Claudio Villa, così come Alessandro Piccinelli, che è suo allievo, e a cui assomiglia molto. Piccinelli, peraltro, è molto più simile a Ferri di quanto non lo sia Villa a Galep. Quanto a guadagnare i giovani e perdere i vecchi, magari bastasse una copertina cristallizzata sullo stile Ferri a evitare la chiusura delle edicole. Il problema infatti non è di Zagor, né del suo copertinista, è di tutta l'editoria, che perde colpi perché si legge meno: le edicole non chiudono per il capello "alla LancioStory" di Zagor.  Si ne parla qui. Se fosse per quello e basta, forse chiuderebbe Zagor e i "vecchi" leggerebbero qualcos'altro. Invece Zagor continua a cavarsela, diversamente da tante altre testate che hanno chiuso. Proprio del tutto male, il nostro lavoro, non lo facciamo.

Se può intetessare, ho trattato un argomento simile, su questo stesso blog,  anche in questo articolo:  http://morenoburattini.blogspot.com/2018/07/non-assomiglia.html
 





domenica 3 gennaio 2021

PENSIERI CUPI DI INIZIO ANNO

 

Questa caricatura del sottoscritto opera di Massimo Bonfatti, che giustamente ho incorniciato come merita e appesa nel bagno di casa mia (per ovvii motivi), ben riassume quanto sto per scrivere: ci ho pensato a lungo e ho concluso che è meglio non pensare. Soprattutto di questi tempi, mentre il morbo infuria, il pan ci manca e sul ponte sventola bandiera bianca. I pensieri di chi pensa non possono essere che cupi. 
 
Perciò, confesso di essermi un po' lasciato abbattere riflettendo su quante edicole sono state chiuse nel corso del 2020, di quelle chiuse negli anni precedenti, di quelle che chiuderanno nel 2021 e negli anni che verranno. Una ecatombe che sembra inarrestabile. Come ne uscirà, il fumetto popolare? Sono guai anche per i quotidiani e le riviste, certamente, ma io che vivo circondato di comics rifletto soprattutto sul mio mondo. Ogni edicola che chiude le serrande è un pezzetto di Fantàsia che scompare inghiottito dal Nulla. Vale anche per i cinema, i negozi di dischi, le librerie, intendiamoci. Il mondo è sempre meno mio, e sempre più degli Altri.
 
Non che il Niente abbia giò vinto, e che tutti, là fuori, siate a guardare gli youtubers, a scambiarvi insulti su Twitter o su Facebook, a fare i balletti di Tik Tok. Siamo ancora in tanti, per fortuna. Ma sempre di meno. Il meglio  che ci possa accadere è finire nelle riserve come i pellerossa. Sono convinto che gli autori e gli editori ce la stiano mettendo tutta e studino ogni possibile strategia per invertire l'entropia, come nel racconto "L'ultima domanda" di Isaac Asimov. Ogni volta che vedo mettere in cantiere una nuova iniziativa editoriale, anzi, mi sorprendo io stesso per le tante idee che quelli più bravi di me riescono a tirare fuori dal cilindro. Io stesso mi do da fare, nei limiti delle mie capacità. Sono convinto che per parecchi anni riusciremo a divertirci (noi e voi). 
 
Resta il fatto che in edicola non ci si va più come un tempo, che leggere è una abitudine sempre meno opzionata, che tutti dicono di non aver tempo per farlo, che si è disposti a spendere fior di quattrini in qualunque cosa (aggeggi tecnologici, ultimi modelli di telefonini, abbonamenti alle pay TV, videogiochi, aperitivi, botti di Capodanno, parcheggi in centro, ricariche) ma sembrano troppo cari 4 o 5 euro per un fumetto di cento pagine. Il lavoro di mesi e mesi di staff di professionisti viene considerato meno appetibile di un gelato, che di solito costa di più. 
 
Poi ci sono gli haters in Rete, siti interi dedicati a vomitar veleno contro chi scrive e disegna, messi on line da gente che, evidentemente, legge i fumetti solo per criticarli (non avendo nientre di meglio da fare, o una vita da vivere), e rema contro anziché sentirsi parte di una squadra. Non ci resta che andare avanti malgrado loro, però mi sia consentita almeno una pernacchia.
 
Fin qui, i pensieri cupi. Poi penso che invece ci sono ancora tanti che ci vogliono bene, che di edicole in fondo ce ne sono ancora parecchie, che esiste il commercio on line, che il periodo di transizione tra analogico e digitale porterà a sviluppi insperati, che torneranno le mostre mercato, che ci saranno ancora a lungo nuovi albi di Tex e di Zagor da leggere e da sognare (sicuramente fino a quando sarò vivo io), che è stata comunque una bella cavalcata quella fatta finora e sono fortunato ad aver potuto vivere nel periodo d'oro del fumetto popolare (ma vale anche per la musica leggera e il cinema). Ripenso a "L'ultima domanda", il racconto di Asimov. Alla fine, l'entropia si inverte: con una nuova creazione.

giovedì 31 dicembre 2020

IL TRENTESIMO ARTICOLO


 
Eccoci dunque al trentesimo articolo dell'anno su questo blog che, nel corso del 2020, ha festeggiato il suo decennale. Sul secondo blog da me gestito, "Utili sputi di riflessione", nel frattempo ho scritto la centesima recensione, e dunque mi ritengo soddisfatto - visto che era quanto avevo promesso di fare. Riprendiamo il discorso lasciato interrotto nel post precedente, che potete leggere semplicemente cliccando qui. Qual è il bilancio dei dodici mesi appena trascorsi, e quali i buoni propositi per i prossimi? 
 
Avevamo parlato del bottino di quasi mille tavole di Zagor (959) uscite in edicola a mia firma. Non ho pubblicato, però, soltanto quelle. Come i più fedeli lettori di "Freddo cane in questa palude" forse ricordano, dal 2018 io e il mio sodale James Hogg portiamo avanti una strip umoristica di argomento fantascientifico intitolata "Stelle a strisce", di qui vi ho parlato in un articolo intitolato "Star break". Potete recuperarlo con un clik sul titolo colorato. La serie era nata a colori sulle pagine della rivista "Enigmistica mia" e, senza quasi interrompersi, si è poi trasferita su "La sai l'ultima? Quiz" e quindi è approdata in bianco e nero su "Crucintarsi & Co", dove esce una volta al mese e dove si trova benissimo. Prima e poi ne faremo un volume. Intanto, ci sono collezionisti accaniti di tutto ciò che è firmato Burattini che non si perdono una strip (ne conosco due).


 

Alle strisce di "Stelle a stridsce" si aggiungono le vignette pubblicate su varie riviste di enigmistica, tra cui una serie dal titolo "Le grandi domande".

Io e James Hogg però siamo anche orgogliosi collaboratori, da vari anni (dal 2014), della rivista satirica livormese (ma distribuita anche in varie altre regioni d'Italia) "Il Vernacoliere", gloriosa testata rimasta praticamente l'unica a fare satira in edicola. Oltre a vignette di attualità, io e James realizziamo una serie intitolata "Il Vangelo secondo Burattini & Hogg", dove scherziamo con i santi certi che siano più spiritosi di tanta gente che li prega, e sicuri di essere ilari e faceti con leggerezza.

 


 Si potrebbero considerare una serie anche i "Versacci", ovvero epigrammi che ho preso l'impregno (con me stesso) una volta al giorno, tutti i giorni, su Twitter. E quindi si tratta di composizioni molto brevi, dato che devono rientrare nel limitato numero di caratteri concessi a ogni tweet (280). Il mio scopo è arrivare a 365, cioè un epigramma al giorno, per un anno. Sono al 230. Se riuscirò nell'impresa, a maggio avrò finito (ammesso che mi fermi). Con circa tre mesi di ritardo rispetto alla pubblicazione su Twitter, i "Versacci" compaiono anche sulla mia pagina Facebook. Qualcuno mi chiede se verranno mai raccolti in volume. Per quantio mi riguarda, sì. Il difficile sarà trovare un editore tanto pazzo da accettare la proposta.
 

 

 
Nel corso del 2020 ho pubblicato anche dei racconti. Uno, intitolato "La casa nel bosco", è stato inserito nell'antologia "Distanze condivise", il ricavato della cui vendita è andati in beneficienza per combattere il Covid-19. L'argomento è appunto quello del lockdown. Un altro racconto, dal titolo "Trincea", apparso su una raccolta pubblicata in Sicilia dall'associsazione Mascalucia DOC, che organizza ogni anno un contest etterario, "Sicilia Dime Novels", di cui vi ho già parlato. Per due volte (questa è la seconda) sono stato ospite delle loro antologie (fuori concorso). Prima o poi, questi altri racconti che sto scrivendo finiranno in un nuovo libro che segua "Dall'altra parte".


 

 
Oltre ai fumetti, le  vignette e i racconti inediti, pubblicati nel corso del 2020l, ci sono state anche delle ristampe di cose mie. Qui sotto ne vedete un paio.
 
 
 
 
 


Infine, due parole su alcune storie  bonelliane che sto scrivendo. La più difficile di tutti è un Color Zagor affodato alle matite (e alle chine) della bravissima Anna Lazzarini. La protagonista è Jenny, una delle tre ragazze di Pleasant Point, che sappiamo (dalla storia con la figlia del mutante, che le ha letto nel pensiero) essere innamorata dello Spirito con la Scure. Perché "difficile"? Lo scoprirete dopo averla letta (a fine 2021, forse,  nel 2022, più probabilmente). Qui sotto un paio di strisce di Anna.



Le mie nuove storie di Zagor in corso di lavorazione sono almeno una decina, e a tutte sono affazionato per un motivo o per un altro. Lasciatemi perciò non accennare a nessuna di esse, a parte quella di Anna. Sto scrivendo però anche tre storie per Mauro Boselli: due di Tex e una di Dampyr. Tutte, difficili da portare avanti perché si tratta di personaggi molto impegnativi da gestire, di cui sento la responsabilità della prova come fossi una squadra che gioca fuori casa.  Vincolato al più stretto riserbo, non dirò nulla sulle due avventire texiane, mentre per quanto riguarda Harlan Draka posso dire (avendo già pubblicato queste due vignette su Facebook) che il disegnatore è Fabrizio Russo e che l'argomento è italiano. Torna alla ribalta il professor Montanari, personaggio che era già stato protagonista della mia prima storia dampyriana, a cui sono molto legato per le soddisfazioni che mi ha dato, "La porta dell'inferno". Ne ho parlato due volte su questoi blog, la prima qui e la seconda qui.
 
 
 
 
Per finire, non posso elencare tutte le mie interviste, le prefazioni, gli articoli, le rubriche, le recensioni, i video su YouTube, gli incontri in Rete a cui ho partecipato. Sono tantissimi. Nel 2021 saranno ugualmente numerosi (ho preso fin troppi impegni). Mi preme solo far presente che mi do sempre un sacco da fare, perché il mio lavoro è anche la mia passione.



 
 
 
 

 


 
 

 

 




 

martedì 29 dicembre 2020

UN ANNO CHE VA E UNO CHE VIENE



Questo è il ventinovesimo articolo dell'anno sul blog che state leggendo: mi propongo di scriverne un altro entro il 31 dicembre per arrivare a trenta e fare conto pari (noi della Vergine, oltre a non credere negli oroscopi, siamo precisini). Però, entro quel giorno avrò anche scritto il centesimo articolo sul mio secondo blog, quello letterario, "Utili sputi di riflessione", per cui confesso una certa predilezione. Il che significa che in 366 giorni (il 2020 è stato bisesto, oltre che funesto) avrò pubblicato 130 articoli su tutti e due i blog: uno ogni tre giorni, più o meno. Non c'è male, per un lavoro che non viene pagato, ma è ricompesato soltanto dal divertimento di farlo, oltrre che dal piacere di ricevere ogni tanto qualche cenno di riscontro e di apprezzamento. Ovviamente, che io davvero scriva il trentesimo articolo su "Freddo came in questa palude" e il centesimo su "Utili sputi" è solo un buon proposito: l'uomo propone e Dio dispone, magari fra un'ora sarò morto o stanotte verrò portato via in ambulanza. Diciamo che ci proverò.
 
L'argomento di questo articolo sono appunto i buoni propositi per il 2021 e il bilancio di come sono andati, nel 2020, quelli espressi a fine 2019. Facciamo il punto della situazione. Come sapete, nel dicembre di ogni anno Saverio Ceri pubblica su Dime Web le sue classifiche sulla produzione bonelliana. Dalle tabelle da poco rese note si scopre che nel 2020 ho pubblicato in casa Bonelli 959 tavole di Zagor, il che mi piazza al quinto posto dopo Mauro Boselli (2096, inarrivabile), Pasquale Ruju (1278), Claudio Chiaverotti (1172), e l'abbordabile Luigi Mignacco (966), che solo per sette pagine non ho raggiunto. Essere il quinto fra i più pubblicati della Bonelli, tuttavia, assicuro che mi basta e mi avanza. Saverio Ceri informa anche che sono lo scrittore più pubblicato su Zagor per il 27° anno consecutivo, riconoscendomi un primato di fedeltà alla maglia. La classifica per intero la potete consultare qui.

 

Fanno parte  delle 959 pagine anche le 360 della miniserie "Zagor Darkwood Novels", di cui sono molto contento. Lungo i sei mesi della programmazione in tanti hanno cercato di indivinare chi fosse il Personaggio Misterioso che narrava le storie a beneficio del giornalista Roger Hodgson, e qualcuno c'è pure riusciuto prima della rivelazione finale, grazie agli indizi sparsi numero dopo numero. Ho avuto il privilegio di collaborare con Franco Saudelli, disegnatore del quinto numero (quello in cui si accennava anche all'omosessualità del legame fra due personaggi della storia) e di tenere a battesimo Anna Lazzarini alla sua prima prova con lo Spirito con la Scure (oltre a collaborare con atri grandi autori che, comunque, si erano già cimentati con l'eroe). Tuttavia ci sono state anche le critiche dei detrattori che hanno ritenuto che l'argomento omosessualità  dovesse neppure  essere sfiorato, come il lettore che  sul blog "Zagor e altro", dove tengo una rubrica di corrispondenza con i lettori, ha contestato appunto il pur vago accenno e ha scritto: "se uno compra Zagor perché deve trovarci Ken Parker? Io ho delle riserve perfino sul pur ottimo Tex di Berardi. Ken Parker è un fumetto realistico e d’autore, l’esatto contrario di Zagor. Perché Zagor deve andare a incartarsi con la realtà?". Ho risposto che paragone con Ken Parker, per quanto mi riguarda, è lusinghiero: magari potessimo avere ogni mese nuove storie di Ken, che non ci sono e  dunque meno male che qualcuno ha potuto ritrovarne qualche sprazzo in Darkwood Novels. In ogni caso, le storie dell’ultima miniserie  non sono Ken Parker, sono una versione postmoderna di Zagor, apprezzata dai più, da alcuni persino moltissimo. Non so se la differenza sia troppo difficile da cogliere. Però, chi preferisce la storie di Zagor più tradizionali (ammesso e non concesso che quelle di Darkwood Novels non lo siano) ha a disposizione la collana Zenith, i Maxi, gli Special, i Color, per non parlare del Classic. Sia concesso almeno in una miniserie chiusa in se stessa sperimentare qualcosa di diverso, anche in funzione di un pubblico diverso. Lo so che chi è rimasto ai tempi (rimpianti anche da me) di Guido Nolitta non si è ancora rassegnato che da quaranta anni i testi non siano più scritti da Sergio (il quale smise nel 1980 per propria scelta, e che se avesse continuato oggi scriverebbe anche lui, fatalmente, in modo diverso), ma ci sono anche lettori (già acquisiti e più ancora potenziali) nati dopo “Magia senza tempo”. Per certi lettori, Zagor dovrebbe essere soltanto quello che piace a loro, così come se lo ricordano. Inutile ricordare che gli eroi rimasti sempre uguali a se stessi sono solo quelli che non escono più e vengono solo ristampati.




A proposito di miniserie, nel 2020 sono usciti altri due volumi cartonati di "Zagor: le origini", il terzo e il quarto (nella foto qui sotto); nel corso del 2021 usciranno il quinto e il sesto, l'utimo, a dimostrazione del grande successo di questa iniziativa.



 

 Il mio lavoro su Zagor non si limita, però, alle sceneggiature. Dal 2007 sono anche il curatore della testata, la quale nel corso del 2020, come potete vedere qui sotto, si colloca al secondo posto nell'ambito della produzione bonelliana sia per numero di tavole che per numero di albi mandati in edicola. 

 

 

Ora, ognuno può leggere questi dati come crede, però anche i detrattori dovrebbero dover riconoscere la vitalità del personaggio e il gran lavoro di tanti autori che hanno contribuito a realizzare tutto quanto siamo riusciti a pubblicare. Autori che ringrazio tutti di cuore, come ringrazio di cuore tutti i lettori che quegli albi li hanno acquistrati e quelle pagine lette. Tra costoroi, ci sono anche i due giovanissimi che mi hanno inviato la lettera che vedete qui sotto.


Ho conosciuto personalmente i due giovani lettori che hanno scritto questa lettera, incontrandoli in uno dei pochi incontri con il pubblico che è stato possibile riuscire a organizzare in questo 2020 segnato dal Covid. Per l'esattezza, la presentazione del mio libro "Io e Zagor",  edito da Cut-Up, avvenuta a Abbadia a Isola, nei pressi di Monteriggioni (Siena), il 10 ottobre. Sala gremita non solo per me ma anche per Walter Venturi e Alessandro Bocci, che mi hanno accompagnato. Vi mostro qui sotto la locandina.  Altri incontri con il pubblico si sono svolti a Besana di Brianza (MB) e a Campotizzoro (PT). 
 
 
Il libro "Io e Zagor" è uscito a inizio 2020 dopo una anteprima a Lucca Comics edizione 2019. Il mio principiale rimpianto è di non aver potuto fare un tour promozionale come previsto, a causa dell'epidemia. Per fortuna Cut-Up è una piccola ma agguerrita casa editrice che gode di ottima distribuzione e soprattutto di un eccellente shop on line. Chi ha letto il saggio sa che non si parla tanto di me quanto di una passione che riempie la vita, degli anni dell'infanzia a fumetti che hanno vissito quelli della mia generazione, dei retroscena della realizziazione delle storie bonelliane. Il genere, il libro è piaciuto molto: ecco un tweet di Tito Faraci.

 

Per Cut-Up Publishing stanno per uscire (lo faranno nei primi mesi del 2021) altri due mie libri. Il primo è "Mi ritiro per delirare", che si fregia di una copertina di Massimo Bonfatti (la vedete qui sotto) e di una prefazione di Gianni Fantoni (che vale da sola il prezzo del biglietto). Si tratta di una raccolta esagerata di aforismi, battute, facezie, giochi di parole, riflessioni sarcastiche o poetiche, frutto della penna corrosiva e dello sguardo controcorrente che talora mi vengono attribuiti. Frasi a effetto, brevissime e fulminanti, divise per argomento come in un dizionario universale, da leggere tutti insieme o saltando qua e là, puntando il dito a caso in cerca di una folgorazione, senza necessariamente dover essere d'accordo. Io stesso il più delle volte non lo sono. L’antologia riunisce il meglio delle precedenti raccolte e più di 1500 aforismi inediti, scelti tra le migliaia pubblicati suo mio abbastanza seguito account Twitter.

 

Il secondo libro edito da Cut-Up sara un graphic novel realizzato con Davide Perconti, intitolato "L'anatomista eretico". Potremmo dire "anatomista erotico", visto che si tratta di una storia molto audace, che racconta della "scoperta" del clitoride da parte di Matteo Realdo Colombo, il primo a descrivere l'organo del piacere femminile, a metàò del Cinquecento, in un trattato di medicina. Colombo si sottrasse al principio di autorità che da cinque secoli obbligava i medici a rifarsi alle opere di Galeno, e compì ricerche sperimentali sul campo, contraddicendo molte false credenze e indicando la strada a chi avrebbe studiato medicina dopo di lui. Ma quali furono gli esperimenti che Matteo Realdo condusse sul corpo delle donne per studiarne il clitoride, e arrivare fino all’essenza della femminilità? Io e Davide Perconti abbiamo provato immaginare, con malizia e divertimento, le prove pratiche condotte sulle volontarie che, per amore della scienza, si sottoponevano alla sperimentazione. Ma stabilire che esiste un organo sessuale, creato da Dio e preposto unicamente al piacere, significa contraddire gli insegnamenti della Chiesa. Se poi fra le donne che prestano il loro corpo alla scienza c’è la moglie del decano dell’Università, il rischio di finire denunciati al tribunale dell’Inquisizione per eresia diventa alto… Un fumetto erotico, insomma, dedicato alla scoperta del mistero femminile, sospeso tra finzione e realtà. Del nostro progetto vi avwvo già parlato su questo blog già nel 2018, quando io e Davide, coinvolti da amici che volevano sperimentare ancche in Italia il crowdfunding fumettistico,  provammo senza successo a trovare la strada per la pubblicazione autoprodotta. A distanza di tre anni, veniamo pubblicati da Cut-Up e ne siamo più che felici. Qui di sotto, alcuni disegni di Perconti, scelti fra i più castigati (ovviamente la tavola a matita è solo uno storyboard, punto iniziale per arrivare alla colorazione di cui vedete un esempio subito dopo).

 

 

 


Il resto dei bilanci e dei buoni propositi, però, è rimandato al trentesimo, e ultimo, articolo dell'anno.

giovedì 10 dicembre 2020

FURORE CARTONATO

 

E' uscito, in libreria e in fumetteria, il quarto volume della serie "Zagor: le origini", che ripropone in versione cartonata e in grande formato gli albi di una miniserie da edicola, in sei episodi, uscita nel corso del 2019 per festeggiare i cinquanta anni di "Zagor racconta..." e fortunatamente coronata da un grande successo. Il titolo è : "Furore!", i testi sono miei (anche quelli degli articoli dell'apparato critico a corredo), i disegni di Valerio Piccioni (matite) e Maurizio Di Vincenzo (chine). La copertina è di Michele Rubini. I colori sono di Josie De Rosa, supervisionati da Emiliano Mammucari. Si tratta di un episodio molto importante, addirittura basilare per l'intera saga zagoriana, in quanto si racconta dello scontro finale fra Patrick Wilding (questo il vero nome dello Spirito con la Scure) e Salomon Kinsky, il fanatico predicatore responsabile della morte dei genitori del nostro eroe. Scontro finale foriero di tragiche conseguenze, perché, come sanno tutti i lettori di "Zagor racconta...", la vendetta non giunge a portare nessun sollievo nel cuore del protaginista che, anzi, vede svanire il ritratto idealizzato del padre e perde anche, fondamentalmente per propria colpa,  il suo maestro di vita. Dopo cinquant'anni, tutto ciò non è una rivelazione, ma se non avete letto "Le origini" attenzione, da qui in avanti, allo SPOILER.

Zagor: le Origini” è una “riscrittura” postmoderna delle vicende della saga dello Spirito con la Scure che hanno portato un ragazzo di nome Patrick Wilding a vestire i panni di una sorta di giustiziere e divenire una leggenda vivente nella selvaggia foresta di Darkwood. Usando l’ aggettivo “postmoderno” voglio definire un’operazione tesa a rendere più attuale la narrazione, “riusando” il passato in funzione del presente. Alcune operazioni del genere, applicate ai miti del cinema o della letteratura, hanno portato a restituire ai contemporanei versioni aggiornate e più “credibili” dei vampiri, tanto per fare un esempio (citerei i romanzi di Anne Rice e la serie a fumetti “Dampyr”). Come potrebbero essere andati, i fatti narrati in “Zagor Racconta...”, se si fossero svolti realmente? O, ancora meglio (perché non ci importa poi tanto di essere realistici fino all’iperrealismo), se quella storia fosse stata scritta oggi?
 
Il drammatico finale di “Furore!”, è sostanzialmente rispettoso di quanto Guido Nolitta e Gallieno Ferri ci avevano narrato, nel 1969, riguardo alla morte di “Wandering” Fitzy e alla successiva disperazione di Pat Wilding. Tuttavia, possiamo prendere le ultime due pagine come esempio paradigmatico dello spirito con cui ci siamo mossi. Una delle domande che sorge spontanea in chi legga “Zagor Racconta…” riguarda la sepoltura di Fitzy. Possibile che Patrick ne abbia lasciato il corpo nella capanna di Salomon Kinsky, accanto alle spoglie quest’ultimo? Nel romanzo “Zagor”, di Davide Morosinotto (Sergio Bonelli Editore, 2018), con protagonista un Patrick adolescente, si dice che il giovane incendia la costruzione prima di allontanarsi nella foresta, per cremare i due cadaveri in un unico rogo.  Nolitta e Ferri, però, questa scena non l’hanno mai mostrata. In ogni caso, non è più logico pensare che Pat abbia voluto seppellire il suo papà adottivo, in modo di avere almeno una tomba su cui piangere? Dunque il futuro Spirito con la Scure avrà portato via il corpo di Nathaniel, prima di allontanarsi dal villaggio in fiamme. Se un rogo della capanna c’è stato, avrà riguardato il solo Kinsky. Perché dunque, in “Zagor Racconta…”, non si vede la sepoltura del trapper poeta e vagabondo? Come abbiamo già spiegato, nella storia del 1969 è l’eroe di Darkwood in persona a narrare a Cico la sua versione dei fatti. Versione che, inevitabilmente, avrà tralasciato un gran numero di particolari: a volte per brevità e per arrivare subito al punto, a volte per non riaprire dolorose ferite. 
 
Nel corso del 2021 usciranno i restanti due volumi della miniserie, chiudendo il ciclo - almeno quello che porta alla nascita dello Spirito con la Scure. Ci sarebbero da raccontare tutte le avventure che vanno tra l'apparizione del Re di Darkwood al raduno dei capitribù e il primo incontro con Cico. Chissà che prima o poi non arriveremo anche a quello.





mercoledì 25 novembre 2020

POT-POURRI

 


 

Sono sempre molto diffidente verso Facebook, tant'è vero che non curo un "profilo" come tutti, ma una "pagina", come se fossi una azienda e non una persona normale (in realtà sono una persona anormale, come tutti sanno). I motivi li ho spiegati una volta nel lontano 2011 proprio su questo blog, e mi sembrano ancora validi. Se siete curiosi, quel vecchio articolo potete trovarlo qui

http://morenoburattini.blogspot.com/2011/08/non-sono-su-facebook.html

Fatto sta dopo poche settimane ho aperto anch'io la pagina Facebook, come ho spiegato qui

http://morenoburattini.blogspot.com/2011/10/il-coso.html

Da allora ho pubblicato notizie sul mio lavoro più o meno regolarmente, aggiungendo le recensioni dei libri che leggo (prima di dar loro una collocazione definitiva sul mio blog letterario "Utili sputi di riflessione"), qualche facezia, qualche segnalazione su pubblicazioni ed eventi. Il mio social preferito, in ogni caso, è Twitter, doive ho un account abbastanza seguito. Di recente i miei figli hanno insistito perché aprissi anche un profilo su Instagram, sostenendo che se non sono lì non esisto (lo scopo in realtò non è esistere in Rete, per quantoi mi riguarda, dato che per fortuna esisto nella vitra reale, ma informare dei libri e dei fumetti che faccio, nel caso intetessino a qualcuno). Il profilo c'è, ogni tanto metto qualche foto, ma non ho mai capito come funziona e sono in attesa di qualcuno che mi dia ripetizioni.


Ma dicevamo della pagina Facebook, che si chiama Moreno "Zagor" Burattini

Per dare un'idea delle cose che pubblico, ecco una carrellata di foto, notizie, curiosità, degli ultimi tre mesi.




Un lettore zagoriano di Novara, ma che vive a Cape Town, si allena in bici con un suo amico. Il lettore è quello “normale”, il suo amico è l’altro che sembra Hulk. Ecco, mi si garantisce che non indossa un esoscheletro, é proprio così.

 
 

 
I lettori di fumetti si fanno sempre riconoscere.
 
 
Ha risposto "Zigor"
 

 Quant’era borderline il Mister No delle origini!
 

Anche certi vecchi albi di Zagor della ex-Yugoslavia valgono un sacco.






Artigianato balcanico. Grazie a Jasmin Dzafcic.


 
Francesco Testi (sceneggiatore di Zagor, Tex e Dampyr) si è laureato oggi!
 
 
 
Su "Crocintarsi & Co." io e James Hogg portiamo avanti la nostra serie "Stelle a strisce",
 
 


Quaggiù qualcuno (ogni tanto) mi ama.
 
 
 

Tre scaffali in doppia fila per Isaac Asimov sopra tre scaffali in doppia fila per Stephen King.
 

 

 
La posa femminile di uno dei poster appesi in casa di Mister No è davvero audace. Non me la ricordavo! Riscoperta sul numero 1 della riedizione a colori adesso in edicola.

Quando sulle riviste per bambini c'erano le pubblicità dei fucili giocattolo.
La ristampa di un classico in b/n del fotoromanzo italiano, del 1972, con Franco Gasparri. Sorprendentemente, è un puro western. Prefazione di Francesco Coniglio.
 
 
Questo libro di Domenico Volpi destinato agli insegnanti, “La didattica dei fumetti”, è del 1977 ma andrebbe riproposto (aggiornato, s’intende). Una vera chicca.
 
 

La grafica “alternativa” del bravissimo Paolo Sanna per una ipotetica variant cover del sesto albo di Zagor Darkwood Novels.

Il sindaco di Monteriggioni è uno di noi.



I quiz quelli difficili.
 
 

 
Trova gli autori.
 
 

 
Emanuele Barison

 
 
 
 
Non sapevo che esistesse in passato una versione per ragazzi di “Selezione”: questo è il numero in edicola il giorno in cui sono nato. Racconti, romanzi a puntate, brevi fumetti ben fatti, articoli di informazione su vari argomenti, una gioia sicuramente per i giovanissimi di allora.

 
 
 
 Giuliano Piccininno.



Busta appena arrivata. Collezionisti di francobolli ne abbiamo?
 
 
 
Il quarto volume di Zagor Le Origini è in libreria!


 
 
Quiz su “Gente enigmistica”.
 
 


Una parodia turca.
 
 

 
La vignetta di Burattini & Hogg sul Vernacoliere di settembre (n.1049).
 
 

 
Un bel regalo di compleanno, oggi: l’autografo di Isaac Asimov! 



Trecento volte Fumo di China. Non so voi, ma io ho la serie completa.
 



Le mail che fanno piacere.

=

Ciao, Moreno.
Non ti scrivo per dirti che sono un lettore accanito di Zagor, né per ribadire quanto io ami lo Spirito con la Scure e tutto il suo universo. D'altronde, queste son le fondamenta, e le diamo per scontate.
Ti scrivo per presentarti un amico; un amico a quattro zampe, per la precisione.
Sul nome da dargli, non ci ho pensato neanche un secondo.
Ti presento Zagor!

Ayaaaaaak!

 

 



L'incontro fra Dylan Dog e il Comandante Mark, secondo me.

 

 



A febbraio in libreria, MI RITIRO PER DELIRARE, deliri dalla A di Aforismi alla Zeta di Zagor (Cut-Up).
Vale il prezzo di copertina anche soltanto per la copertina di Massimo Bonfatti e la prefazione di Gianni Fantoni. 

 

 


 

Ecco il catalogo dell’asta GLI EROI DEL FUMETTO CONTRO L'ARCINEMICO COVID-19!

Il volume, di ben 164 pagine, oltre le introduzioni iniziali, è composto da tutti i disegni che hanno consentito di raccogliere fondi da destinare a chi si trovava particolarmente impegnato nella lotta alla pandemia, o ne subiva le pesanti conseguenze.

Il catalogo ha un costo di 12 euro. Il ricavato della vendita delle copie stampate verrà devoluto anch’esso per gli stessi scopi. La stampa del catalogo vuole essere il contributo di SCLS Magazine all’iniziativa. La donazione sarà a favore della ricerca, per chiudere idealmente il cerchio rispetto alle varie donazioni effettuate in precedenza. Effettueremo pertanto un versamento a favore dell’INMI Lazzaro Spallanzani (Istituto Nazionale Malattie Infettive) di Roma, sin dall’inizio coinvolto sul fronte della ricerca.

Per ordinare il catalogo:
Francesco: 328-4920420
Stefano: 348-7681641
e-mail: info@sclsmagazine.it
 

 



L'eroe che vince soffrendo.

http://www.mondopadano.it/stories/artemusei/22173_zagor_forte_ma_cos_umano_piace_perch_vince_soffrendo/#.X42DN61aZQN




Intanto, su Twitter...

 



Io e il mio sodale (sul "Vernacoliere" e per la strip "Stelle a strisce) James Hogg.


Sul nuovo Lupo Alberto (423, ottobre 2020) un commovente e straordinario dialogo fra Lupo Alberto e Silver, il suo creatore. Ah, inoltre torna Cattivik con una storia inedita a colori!



Zagor in una illustrazione inedita di Arturo Lozzi.

Giusto per far impazzire i collezionisti più accaniti, ecco i primi numeri di Zagor Classic edizione brasiliana Mythos, che regalano due cartoline.



Il nostro altissimo, purissimo, levissimo lettore Angelo sul ghiacciaio dell'Adamello, a quota 2900.
 
 
 
 
 
 
Un mio racconto sul primo lockdown da Coronavirus è stato inserito nel volume (venduto a scopo benefico) "Distanze condivise",
 

 Pubblicità progresso.
 

E' disponibile il quindicesimo numero di “Zagorianità,” rivista di cronaca, approfondimento e attualità sul mondo zagoriano a cura del forum Zagortenay. Nelle sue 166 pagine presenta diverse anticipazioni sulla serie Zagor, recensioni e analisi sulle storie recenti sulle Darkwood Novels e su due classici di Nolitta e Toninelli. Ben quattro interviste agli autori e una serie di tematiche e approfondimenti su argomenti legati all'attualità zagoriana. Per richiederne una copia potete contattare la redazione su Whatsapp al 329/3041924 o scrivendo all'email zagorianit@libero.it.
 
La coppia Bonelli-Ferri colpisce ancora.

 
La rivista SCLS ha pubblicato una confezione e una pubblicazione destinata ad accompagnare la vendita degli originali della storia 
 "I monti della solitudine", la seconda serie delle nuove strisce.
 
 
Fan art di Cristiano Spadavecchia.

 
 
Esempio delle difficoltà che ho nel capire che cosa vogliono i lettori.
Arriva una lettera anonima, in cui, fra le altre cose, si legge quanto segue "Za-gor-te-nay è l'eroe di Darkwood, difensore degli indiani e dei più deboli. Ora lo ritrovo in mezzo ai mandriani, o che collabora con sevizi segreti come Altrove, il suo acerrimo nemico Hellingen è stato resuscitato l'ameno (sic) 10 volte, Kandrax sta tornando in auge e appaiono anche le figlie dei nemici, vedi il mutante".
Cerchiamo di interpretare. Sembrerebbe che non vadano bene le storie con Altrove, né quelle con Hellingen, men che mai quelle con Kandrax. Questo perché Zagor "è il difensore degli indiani". Quindi vanno bene le storie western. Però si contesta che lo si ritrovi in mezzo ai mandriani, che sono tipici dei western. Quindi solo storie con gli indiani, senza cowboy.
Se però faccio mente locale su quando Zagor è stato in mezzo ai cowboy, ricordo il Maxi "I mandriani", a cui evidentemente si fa riferimento. Ecco, in quella storia non solo ci sono gli indiani, ma la mandria che lo Spirito con la Scure deve recuperare serve per impedire che una tribù di Osages muoia di fame nell'imminente inverno. Quindi Zagor difende gli indiani. E allora, che fare?
Evidentemente Zagor dovrebbe impedire che degli indiani muoiano di fame ma senza portare loro una mandria.
In un altro passaggio si dice che Zagor è stato "completamente snaturato e la maggior parte delle avventure avvengono in luoghi, periodi o situazioni a lui non consone". Secondo me la maggior parte delle avventure si svolgono a Darkwood: sarebbe un luogo non consono? E che dire dei "periodi" non consoni? Zagor vive sempre nel suo periodo, non ha mai viaggiato nel tempo. Di che starà parlando l'anonimo interlocutore?
E riguardo alle "situazioni" non consone, quali saranno? Lui indica Hellingen e Kandrax come personaggi da non far ritornare, quindi sono Hellingen e Kandrax a non essere consoni?
C'è infine il mistero dell'idiosincrasia verso i figli o le figlie dei nemici. Direi che si tratta di un topos letterario vecchio come il cucco (anche Jolanda, secondo Salgari, era la figlia del Corsaro Nero). Posso ricordare Yama, il figlio di Mefisto? Evidentemente neppure Gianluigi Bonelli è un modello accettabile.
Insomma, con il massimo rispetto per le opinioni altrui (meno per le lettere anonime), sarebbe bello ricevere lettere argomentate in modo comprensibile.



 
 
Grazie alle foto rintracciabili in Rete, riesco a dare indicazioni più precise ai disegnatori, visualizzando subito ciò che ho in mente, nelle mie sceneggiature.



Fabrizio Russo sta disegnando la mia seconda storia di Dampyr.
 
 


Luca Corda mostra una Commission da lui realizzata per Pietro Signorelli, con l'invito di Mister No a superare la pandemia e ripartire con le kermesse fumettistiche!
 
 
 
 
 

Serviva una gag di Cico per una storia illustrata da Marco Verni (sempre molto spiritoso nel raffigurare il pancione e critico attento e severo da tenere in considerazione quando si scrive per lui) e sono stato due o tre giorni a scervellarmi per trovare uno spunto nuovo. Poi, stamattina, mi sono svegliato con la gag tutta in mente. Non vedo l'ora di vederla disegnata.

 

Mauro Boselli, letti alcuni dei miei Versacci, ha voluto dedicarmi questi suoi.

==

Quando fede e speranza vengon meno
e nere nubi preparano tempesta,
ecco in soccorso i versi di Moreno
a rallegrare core, anima e testa!
All’orizzonte torna il bel sereno,
muchachas y peones fanno fiesta!
A Darkwood uccellacci ed uccellini
acclamano il cantore Burattini!