venerdì 24 aprile 2015

CICO SULL'ISOLA DEL TESORO



Beatrice Corbetta (fan di Cico n°1) ha trovato "Cico sull'Isola del Tesoro" in uno scrigno (foto del papà Marco)

E' in edicola il n° 12 della collana a colori dedicata dalle Edizioni If alla riproposta degli albi di Cico in ordine cronologico (quelli originariamente usciti, in bianco e nero, sotto il marchio Bonelli tra la fine degli anni Settanta e il 2007). Si tratta di "Cico sull’isola del tesoro", con testi mie e disegni di Francesco Gamba. A corredo del racconto a fumetti c'è, come di consueto, un mio commento.

L’albo originale giunse in edicola, per la prima volta, nel dicembre del 1995, dopo la decisione di Sergio Bonelli di trasformare in semestrali le uscite della testata dedicata al buffo messicano (segno che c'era un certo apprezzamento di pubblico). Nella prefazione dell’albo si legge: “la divertente avventura che avete fra le mani è, a nostro parere, il capolavoro della coppia Burattini-Gamba”. Grazie dunque a Mauro Boselli, quasi sicuramente autore del complimento (all’epoca non lavoravo in redazione – vivendo meglio – e non saprei dire che fosse a compilare i redazionali cichiani ma scommetterei una pizza che in questo caso è farina del suo sacco). Sergio, se non altro (sempre molto critico) non ha tolto l’apprezzamento, il che può considerarsi un buon risultato.

Sicuramente si tratta di un racconto molto movimentato e pieno zeppo di gag e di citazioni, che vanno dai fumetti di Carl Barks (non sfuggirà a nessuno il riferimento a Cornelius Coot, fondatore di Paperopoli, nelle prime pagine) a, naturalmente, il classico dei classici di Robert Louis Stevenson, “The Treasure Island” (da cui è tratta la mappa dell’isola del tesoro che si vede a pagina 61, ma anche la figura di Benny, parodia del mezzo folle Ben Gun).

L’albo ha la caratteristica di  riprende il filo della narrazione interrottosi in "Cico sceriffo", quando lo sceneggiatore Guido Nolitta non aveva spiegato perché Cico, diventato un uomo della legge acclamato dai suoi concittadini, avesse lasciato Texas City.  Nella “cornice” che fa da contorno alla rievocazioni del passato del messicano compare, in un ruolo che non è soltanto quello di fungere da ascoltatore, “Digging” Bill: uno dei comprimari zagoriani più amato dai lettori. Il suo vero nome è Beniamino Readwell (oppure Rockwall: neppure lui lo ricorda più) è uno dei più riusciti personaggi del microcosmo dei caratteristi nolittiani: monomaniaco in perenne ricerca di un tesoro, rappresenta l’uomo che insegue un sogno e che, per questo, ha uno scopo nella vita, qualcosa in grado di riempirgli l’esistenza e di illuminargli l’anima. Non importa se il sogno è irraggiungibile, quel che conta è inseguirlo. Bizzarro, poetico, incorreggibile, perfino gaglioffo e disonesto, coraggioso e pavido al tempo stesso, “Digging” Bill è perfino difficile da definire. Ci prova una volta Zagor nel finale dell’albo “Capitan Serpente”, dicendo: “Chi è ‘Digging’ Bill? E chi può dirlo? Un matto, o forse un imbroglione tanto incallito da ingannare anche se stesso. O meglio ancora, lui è tutte queste cose messe insieme. Non è facile trovare definizioni più chiare. Lui è semplicemente Digging Bill!”.

Circa la storia, i riferimenti sono soprattutto al romanzo di Stevenson, tuttavia qua e là credo si riconscano certi echi di un film, “Totò contro il Pirata Nero”, in cui il Principe della Risata si imbarca su una nave di pirati. Una curiosità: in uno sketch dell’albo compaiono degli indigeni che parlano una sorta di vernacolo fiorentino che ricordano quelli fatti parlare in dialetto veneziano da Hugo Pratt ne “La ballata del mare salato”. Anche Michele Medda una volta ha fatto parlare in sardo gli abitanti di uno stato del Centro America in una sua storia di Nathan Never. A me l'idea è venuta da un fumetto italiano intitolato "I sottotitolati", opera di Greg, in cui i protagonisti sono giovani coatti che parlano in uno sbracato romanesco, e hanno in calce alla vignetta la "sottotitolatura", cioè la traduzione di quanto dicono. E la traduzione non è letterale, ma forbita ed elegante, per cui se uno dei personaggi dice a un barista: "A' fijo de' 'na mignottona, portace 'na bbira", la traduzione è: "Signor barman, potrebbe gentilmente servirci una birra cadauno? ....e ci saluti la sua gentile mammina". Io ho fatto lo stesso, dato che la mia traduzione è sempre più elegante e signorile del senso delle frasi che si leggono nei balloon. Inoltre, non si tratta propriamente di vernacolo fiorentino (anche se qualche eco se ne potrebbe trovare) ma di una libera trascrizione fonetica di un italiano generico molto manipolato. In conclusione: io mi sono divertito a scriverlo e a rileggerlo. Spero che anche voi possa scappare qualche sorriso. Ce n’è tanto bisogno.

giovedì 16 aprile 2015

LO ZOO DI KAUFMAN



E’ in edicola “Lo zoo di Kaufman”, l’albo di Zagor n° 597 (Zenith 648), datato aprile 2015. I testi sono miei, i disegni di Joevito Nuccio, la copertina di Gallieno Ferri.  Si tratta della seconda puntata di una storia che si concluderà a metà del prossimo numero, intitolato “La fortezza sulla scogliera”. Della prima parte dell'avventura, "Corsa disperata", abbiamo parlato il mese scorso e vi invito a cliccare sulla scritta rossa per rileggere quel che avevo scritto. Il sito Bonelli ha dedicato a Joevito una lunga intervista (corredata di tante immagini): potete cliccare qui per rintracciarla. Sullo stesso sito è visibile anche lo strepitoso trailer che troverete comunque in calce a questo articolo. 

Poiché le storie si giudicano alla fine, propongo di rimandare il grosso delle considerazioni al mese venturo. Qui basterà far notare il miglioramento progressivo del lavoro di Nuccio, già apprezzabile fin dall'inizio ma in costante evoluzione, e il suo talento nel raffigurare animali.

Da parte mia, ho cercato di inserire delle storie nelle storie, con le vicende personali di Tamau, Kourbo e Rongo, destinate ad avere una certa importanza nel finale del racconto. Qualcuno mi ha detto di essersi commosso di fronte a quel che accade al guerriero Masai e al suo leone. Peraltro, per far parlare Kourbo in autentica lingua maa (quella del suo popolo, che dà il nome all'etnia, dato che Masai significa "coloro che parlano maa"), ho rintracciato in Africa, per interposta persona, la madre di una giovane ugandese che studia in Italia, chiedendo l'esatta traduzione di alcune frasi.
Ciò detto, affido l'albo alla vostra lettura, come sempre.



venerdì 10 aprile 2015

MCKENZIE MEMORIES


Sul numero 358 di Lupo Alberto, datato aprile 2015, ci sono due storie sceneggiate dal sottoscritto. Si tratta di “L’extraterrestre” (originariamente apparsa sul n° 119 del maggio 1995) e di “Henry Talp, lo iettatore” (la prima volta in edicola nel giugno 1995 sul n° 120). I disegni sono, in entrambi i casi, di Giacomo Michelon. Si tratta di due ristampe: però, essendo trascorso venti anni, a me ha fatto piacere ritrovarle. Può essere anche un’occasione per chi se le fosse perse all’epoca, per recuperarle. 



La prima è una storia lunga (otto tavole), la seconda una comica breve (quattro tavole), appartenente alla serie, da me ideata, delle McKenzie Memories, dove ogni volta uno degli animali della fattoria racconta qualcosa di un suo antenato (gli episodi furono numerosi e, secondo me, tutti divertenti: sarebbe bello vederli raccolti in unico volume). Oltre a questa serie ne ideai e condussi a lungo altre due, “Le maialate di Enrico La Talpa” e “Vita da Talpa”. Le “maialate”, in particolare (in ogni episodio Enrico sperimenta un metodo diverso per sedurre Silvietta) sono rimaste impresse nella memoria di molti lettori, e ancora oggi qualcuno me ne parla con nostalgia. 



Ho ricordi bellissimi del periodo in cui scrivevo per Cattivik e Lupo Alberto (ne ho già parlato in questo stesso spazio) e mi manca la possibilità che avevo di esprimermi anche che come autore umoristico e ideatore di gag e battute. Mi manca anche il contatto con Silver, che ho sempre ammirato moltissimo. In occasione della mostra su di lui allestita durante Lucca Comics 2014 mi è stato chiesto un articolo per il catalogo in cui parlassi di Guido: l’ho scritto ma, per motivi di spazio, è stato tagliato per metà.  Ve lo propongo qui di seguito sperando di farvi cosa gradita.


LA TALPA GAY 
E LA STORIA DI UCCELLO
di Moreno Burattini

La prima volta che mi sono fermato a riflettere su Silver considerandolo come un grande autore di fumetti, prendendo cioè atto del suo enorme talento non solo come disegnatore di vignette umoristiche ma come straordinario narratore di storie, fu nel 1977 o giù di lì, quando lessi, su un supplemento della rivista Eureka (che allora pubblicava le sue strip), la saga in cui Enrico La Talpa si dichiara improvvisamente gay e convince l'amico Lupo Alberto ad appoggiare la sua campagna per la rivendicazione dei diritti degli omosessuali. Andando a controllare, vedo oggi che si tratta delle strisce dalla 766 alla 908. Avevo quindici anni, e fino a quel momento avevo letto le esilaranti gag della Fattoria McKenzie con lo stesso spirito divertito con cui leggevo le barzellette della Settimana Enigmistica o gli sketches di Pedrito El Drito su “Il Monello”. Ma, con quella interminabile serie di strisce, ebbi subito la consapevolezza che il giovane modenese (di dieci anni soltanto più anziano di me) aveva affrontato in maniera garbata, divertente e matura le problematiche inerenti alla questione omosessuale, che proprio in quegli anni usciva prepotentemente allo scoperto ma che ancora era decisamente tabù. Da quel momento in poi, cominciai a leggere con sempre più attenzione le vicende del microcosmo silveriano, scoprendo o riscoprendo sempre nuovi aspetti degni di approfondimento e cogliendo le metafore attraverso le quali l’interazione delle diverse psicologie degli animali raccontano in realtà i rapporti sociali umani, spesso ironizzando (dunque denunciando) sulle ipocrisie delle nostre comunità metropolitane. 



Un altro momento clou del mio rapporto con Silver da semplice lettore è la serie di dodici pagine che raccontano la vicenda di Uccello.  “La sconvolgente storia di Uccello”, del resto, è anche il titolo con cui quelle tavole(quelle dalla 47 alla 58) vennero raccolte nel 1992 in un unico albo uscito allegato al settimanale “Il Sabato”.  Per chi non sapesse di che cosa stiamo parlando, basterà riassumere così la faccenda: Uccello è un pulcino (di passero, dice l'autore, di oca, dicono su Wikipedia) rimasto solo, inavvertitamente abbandonato dalla mamma che è volata al Sud per svernare. Poiché la stagione della caccia si avvicina, Lupo Alberto adotta il piccolo sperando di insegnargli a volare in tempo, prima che le doppiette inizino a sparare. Purtroppo, Uccello non riesce a mettersi in salvo: una fucilata lo abbatte.  Mi sono sempre commosso come un bambino nel rileggere queste tavole, riguardo alle quali Silver dice: "Farlo migrare sarebbe stato scontato. Si cerca sempre di fare qualcosa di nuovo che scuota un po' il lettore e io in passato ero molto più provocatorio di quanto non lo sia adesso. Il fatto di far entrare la morte nel mio fumetto ha creato molte reazioni forti: sono stato persino minacciato, perché facessi rivivere il povero Uccello, ma per me l’importante era proprio far entrare nella narrazione anche la morte, un elemento sconvolgente, che però fa parte della nostra vita. Insomma una provocazione, ma a fin di bene, per contrastare il perbenismo disneyano, da cui ero profondamente infastidito. La morte di questo passerotto è stata quasi un atto di ribellione a quegli stupidi stereotipi, anche se più vicina a un atto di cinismo, perché premeditata”. 

C’è poi, nei miei ricordi, la breve stagione della gestione di Castelli & Silver della rivista “Eureka”, risalente agli inizi degli anni Ottanta: lì avvenne il passaggio, per il Lupo, dalle strisce alle tavole ma, soprattutto, Guido Silvestri dimostrò di essere anche un eccellente confezionatore di testate, e di saper fare anche altro che disegnare strips. Del resto, da poco era finita la sua avventura con “L’Occhio” di Maurizio Costanzo, un quotidiano su cui Silver faceva un po’ di tutto ma soprattutto commentava i fatti di cronaca e di costume (non già solo quelli della politica, come altri suoi colleghi vignettisti satirici).  Che altro ancora? Ma certo: ricordo Guido disegnare le avventure di Zuzzurro e Gaspare, molto ma molto divertenti, e addirittura illustrare una storia sceneggiata per lui da Max Bunker

Poi, arrivò per me il momento di incontrare Silver e di cominciare a collaborare con lui. Non starò a raccontare l’emozione della prima stretta di mano o della gioia della prima uscita di una mia storia sotto la sua supervisione (fu un episodio di Cattivik). Basterà dire che avevo cominciato a scrivere per la ACME, una casa editrice romana che pubblicava due riviste di fumetti dell’orrore, “Splatter” e “Mostri”. Non sapevo che anche Guido Silvestri ne fosse il proprietario, insieme a Francesco Coniglio ed altri soci. Avrei dovuto immaginarlo vedendo il marchio ACME su due nuove testate intitolate a Lupo Alberto e a Cattivik. Chiesi se avevano bisogno di sceneggiature anche per quelle due pubblicazioni. Francesco Coniglio rispose che erano appunto alla ricerca di collaboratori, e che dunque potevo fare le mie proposte. Decisi che mi sarei concentrato solo sul Genio del Male: il Lupo, secondo me, era al di fuori della mia portata. Per le gag di Cattivik, insomma, speravo di essere all’altezza, ma per la Fattoria McKenzie non pensavo di essere in grado. La saga di Enrico La Talpa gay e la storia di Uccello erano esempi in grado di scoraggiarmi: troppo bravo il loro autore perché io potessi sperare di imitarlo. Fu dopo qualche decina di sceneggiature del buffo criminale delle fogne che Silver in persona mi chiamò e mi chiese se me la sentivo di passare al Lupo. Ecco, mi sentii un giocatore della Fiorentina convocato in Nazionale. Risposi di sì, e ci provai. Sono state una quarantina gli episodi usciti con la mia firma. Ne vado orgoglioso, non per quel che valgono, ma per quel che rappresentano, per me.


sabato 4 aprile 2015

CHRISTOPHER DEVE MORIRE!



E’ in edicola lo Speciale Zagor n° 27, intitolato “Christopher deve morire!” (marzo 2015). I disegni sono di Walter Venturi, la copertina di Gallieno Ferri. Soltanto il soggetto è mio, mentre la sceneggiatura porta la firma di Lorenzo Bartoli. Si tratta di un’opera postuma, dato che Lorenzo  ci ha lasciato nell'ottobre del 2014 all'età di soli quarantotto anni. In ricordo di Bartoli ho scritto sia sul sito Bonelli, sia in un intervento su Comicus. Ma, ovviamente, ho parlato di lui in ogni incontro pubblico degli ultimi mesi e sono andato a farlo anche a Radio Popolare, dove mi hanno invitato a parlare di questo suo ultimo racconto.  Su Comicus, tra gli altri ricordi (che vi invito ad andare a leggere, ho raccontato: 

Lorenzo Bartoli
E' probabile che si tratti dell'ultima cosa da lui scritta, dato che la sceneggiatura venne finita pochi mesi prima della morte, in circostanze molto difficili per l'aggravarsi delle sue condizioni di salute. Sembrava però che stesse riprendendosi e lui, come sempre, era fiducioso. Io, sentendolo parlare, speravo di poterlo rivedere presto del tutto rimesso.   Incontravo Lorenzo in occasione di qualche mostra, ma naturalmente lo seguivo come autore e leggevo John  Doe, il suo personaggio più famoso, scritto con Roberto Recchioni. Ho anche divorato i suoi libri, quelli firmati con il suo nome e quelli usciti sotto pseudonimo, e di uno (l'ultimo, con protagonista Tony Plumbeo) ho fatto la presentazione a Lucca. Lorenzo, a un certo punto, mi chiese se poteva sceneggiare una storia  dello Spirito con la Scure. Come dire di no a una guest star del suo calibro? Però", mi disse, "dammi tu un soggetto da seguire: Zagor ha una tradizione cinquantennale da rispettare ed è meglio se mi aiuti a mantenermi nell'ortodossia". Fui galvanizzato dalla prospettiva di affidargli un soggetto mio e di poter avere il mio nome affiancato al suo. Lorenzo lesse la proposta che gli mandai, e gli piacque perché parlava, in chiave di metafora, del peso della disabilità e delle conseguenze del rifiuto dell'handicap da parte dei genitori di un bambino, un tema caro a me ma anche a lui. Riuscii anche a farlo lavorare in coppia con un disegnatore di cui era grande amico, Walter Venturi. Le condizioni di salute di Lollo si aggravarono improvvisamente proprio all'inizio della realizzazione dell'albo, che proprio per questa è stata portata avanti sempre chiedendoci se avremmo dovuto interromperci in attesa di un miglioramento di Lorenzo o se invece saremmo stati in grado di rispettare la data d'uscita prevista, quella del marzo 2015. Ce l'abbiamo fatta, ma Bartoli ci ha lasciato subito dopo, Vedere uscire "Christopher deve morire!" è stato per me come dargli l'ultimo saluto.

C'è una seconda storia di Zagor sceneggiata da Bartoli, affidata ad Alessandro Chiarolla che la trasformerà in un Maxi destinato a uscire tra un anno o due. Due parole sulla singolarità di questo Speciale (occhio agli spoilier), cominciando dal commento di un lettore eccellente (che non conosco di persona ma che scrive su un sito specializzato), giuntomi via mail: 

Ho appena finito di leggere lo Speciale e ti devo fare i complimenti per varie ragioni. Sei riuscito ad abbattere, con delicatezza e nel rispetto delle atmosfere zagoriane, un altro tabù, quello dei bambini vittime tout court, e, inoltre, sei riuscito a introdurre elementi horrorifici con estrema naturalezza. Ma soprattutto ti sono grato per essere riuscito ad evitare derive buoniste, verso cui la seconda parte della storia pareva inevitabilmente naufragare. Il finale aperto, va bene, è molto inquietante e lascia aperti innumerevoli spunti che immagino penserai di trattare prossimamente”. 

Un altro messaggio giuntomi in privato (gli ammiratori scrivono in privato, i detrattori in pubblico: è una delle regole della vita) parla di "soggetto coraggioso". Indipendentemente dal gradimento, credo che il coraggio in effetti non lo si possa negare, anche se al tempo stesso si sono rispettate le regole di base della zagorianità (che prevedono anche gli esperimenti, fatti per non sorprendere una volta di più chi legge).

Walter Venturi e Moreno Burattini
Non entro nel merito della storia, che può piacere o non piacere, come tutte le storie. Mi limito a sottolineare i due punti centrali individuati del commentatore appena citato: i bambini per una volta non sono necessariamente buoni e il finale non è consolatorio perché aperto a ogni possibile sviluppo. Il ritorno di Christopher è stato richiesto da più persone e non è escluso che avvenga. Maneggiare le figure infantili è difficile e complicato, Bartoli secondo me c’è riuscito caratterizzando il nostro protagonista come vittima e carnefice al tempo stesso.  E’ un “diversamente abile” che, se aiutato, può controllare le sue “abilità”, e se rifiutato può invece cadere preda della propria “malattia”. Lascio a voi, se avete voglia, il compito di sciogliere la metafora. 




venerdì 20 marzo 2015

BATTISTA, TRENT'ANNI DOPO



Nel marzo del 1985 , vale a dire esattamente trent’anni fa, venne dato alle stampe il primo numero di una fanzine chiamata “Collezionare”.  Su quello smilzo spillato malamente riprodotto in sessanta copie tramite ciclostile compariva un personaggio a fumetti, da me schizzato al volo facendo la caricatura di Enrico Cecchi, un amico presente all’evento, usato come testimonial per invitare a leggere il numero successivo: Battista il Collezionista. Di lui parleremo diffusamente fra breve.

La prima apparizione di Battista il Collezionista
All’epoca avevo ventitré anni e mi ero trovato a capo (in quanto il più anziano del gruppo, ma primus inter pares) di una scombinata combriccola di appassionati del contado fiorentino che, per puro divertimento e senza alcun fine di lucro (anzi, rimettendoci di tasca propria), si era messa in testa di realizzare una rivistina su cui sfogare la passione, condivisa da tutti, per i fumetti e il collezionismo dei medesimi. Ritenendo però che specializzarsi in un solo campo potesse limitare la (comunque limitatissima) diffusione della testata, i primi numeri del ciclostilato (perché di questo inizialmente si trattò) spaziarono anche su altri generi di collezioni, dai francobolli alle monete passando per i santini e i biglietti d’ingresso. Poi i fumetti presero il sopravvento. 

La storia di “Collezionare” è stata da me raccontata più volte e in particolare nell’articolo “Quattro amici e un Club” pubblicato nel 2010 su questo stesso spazio, là dove ho anche mostrato tutte le copertine di ogni numero uscito indicandone il sommario. In quell’occasione scrivevo: “Indubbiamente, la nascita del Club del Collezionista e della fanzine Collezionare che ne era espressione sono state alla base di tutta una serie di eventi, di amicizie, di esperienze, di collaborazioni da cui è dipeso gran parte del mio percorso umano e professionale. E se oggi scrivo questo blog e voi conoscete il mio nome quel tanto che basta per essere interessati a quel che vado raccontando, è anche perché venticinque anni fa io e pochi altri utilizzammo un vecchio ciclostile di una parrocchia di campagna per stampare in una cinquantina di copie una rivistina di otto pagine”.

Una delle strisce di Battista il Collezionista disegnate da me.
Il trentennale di “Collezionare” è stato festeggiato anche da Dime Web, la rivista telematica curata da Francesco Manetti e da Saverio Ceri, che facevano parte del Club del Collezionista e che parteciparono all’evoluzione che portò la nostra fanzine a trasformarsi nella professionale “Dime Press” (un’altra testata alla cui fondazione ho partecipato e di cui abbiamo parlato anche qui). Proprio su Dime Web potete leggere, riproposta in tutto il suo splendore, la prima storia di Battista il Collezionista apocrifa (cioè non scritta da me, anche se da me autorizzata), ricolorata per l’occasione dopo essere stata pubblicata nel 1998 su un albetto distribuito in fumetteria sotto il marchio “Comics & Dintorni”. Gli autori furono (e sono) Filippo Pieri e Umberto Fizialetti, quest’ultimo anche disegnatore di una mia storia di Lupo Alberto.  Andate pure a vederla se siete interessati.

Una tavola della storia "Battista il Collezionista e la cicca di Yanez" di Pieri/Fizialetti


Ma chi è, dunque, Battista il Collezionista, il mio primo personaggio, ormai trentenne? Il suo nome è citato in tutte le schede biografiche che, su riviste o volumi di critica, parlano del sottoscritto. Le prime avventure vennero scritte e disegnate in toto da me solo medesimo, poi il buon senso mi spinse ad affidarmi a degli illustratori più quotati, quali Francesco Bastianoni (che poi sarebbe entrato nello staff di Nathan Never) o Paolo Campinoti (affermato disneyano), ma anche ad altri come Luciano Costarelli e Alessandro Bardi. Fermo restando che l’interpretazione migliore (mi scusino gli altri) per me è quella di Giorgio Sommacal,  allorché si trovò a disegnarlo quale antagonista di Cattivik in alcune storie da me sceneggiate.   

Tavola originale di Giorgio Sommacal con Battista avversario di Cattivik


Il primo dei numeri speciali di "Collezionare" dedicato a Battista i
Battista comparve come mascotte su ogni numero della fanzine "Collezionare" (durata dal 1985 al 1991, per un totale di 20 uscite). Ne vennero fatti anche due numeri speciali tutti a lui dedicati: il secondo aveva la prefazione di Leonardo Gori. Battista è poi stato sfruttato (Silver d'accordo) come antagonista di Cattivik in tre storie del Genio del Male, quindi la prestigiosa rivista “If” della Epierre ha allegato un albo spillato di Battista al suo numero monografico dedicato al collezionismo di fumetti. 
Si tratta di un character tutto sommato  dalle grandi potenzialità sia umoristiche che avventurose, perché lui essendo un   collezionista costantemente a caccia di pezzi mancanti alle sue assurde collezioni (lui colleziona TUTTO) può essere di volta in volta spedito ovunque nello spazio e nel tempo alla ricerca di qualunque cosa. Lo abbiamo visto cercare papiri a fumetti, francobolli fossili, monete eschimesi, cicche di Yanez, cartoline di Ulisse. 


Il secondo speciale di "Collezionare"
Attorno a Battista agiscono altri personaggi comprimari e/o ricorrenti: la fidanzata Michelina, che con sopportazione lo segue nelle sue imprese inutilmente cercandolo di convincerlo a non fare pazzie; l’amico Filiberto, coinvolto suo malgrado; il rivale Salvatore il Raccoglitore. La fidanzata Michelina vorrebbe che Battista dedicasse a lei tutte le attenzioni che l’amato rivolge alle sue collezioni, ma ci riesce solo a missione compiuta (questo particolare era oggetto di gag salaci nelle storie apparse su fanzine). Battista ha una villa con una Bat-Caverna sotterranea dove sono contenuti i suoi pezzi più pregiati; talvolta la sua casa-museo è aperta al pubblico e grazie a questo il nostro eroe raccoglie fondi per proseguire le sue incredibili ricerche ai pezzi da collezione più incredibili. Sarebbe bello, indubbiamente, realizzare nuove storie e magari una serie di albi: non ho mai fatto, però, un serio tentativo per convincere un editore a farsi carico del progetto. Si potrebbero in realtà anche ridisegnare le vecchie avventure e farne il protagonista di fumetti presentati sul Web. Servirebbero però, in questo caso,  disegnatori volenterosi. In ogni caso, dopo trent’anni siamo qui a parlarne. Auguri, Battista!


Il Battista di Giorgio Sommacal.

giovedì 12 marzo 2015

CORSA DISPERATA




E’ in edicola “Corsa disperata”, l’albo di Zagor n° 596 (Zenith 647), datato marzo 2015. I testi sono miei, i disegni di Joevito Nuccio, la copertina di Gallieno Ferri. Della particolare amicizia che mi lega a Joe non ho bisogno di tornare a parlare, dopo averlo già fatto a lungo in questo spazio come altrove. Piuttosto, mi preme sottolineare come le 240 tavole che comporranno l’avventura (di cui soltanto le prime 94 sono contenute nel volumetto di questo mese) siano frutto di oltre quattro anni di lavoro del disegnatore siciliano, tanto bravo quanto lento. Si tratta della sua seconda prova, dopo quella di “Plenilunio” (una storia in tre parti uscita nel gennaio 2010 e nei mesi seguenti), che gli valse l’applauso dei più. Chiamato a ripetersi, Joe si è superato (se non ne siete stati convinti già dalle prima pagine, vedrete le successive, in costante progressione qualitativa). Che il nostro si rifaccia al disegno più classico di Ferri è innegabile, ma sempre più dimostra la sua originalità. Tuttavia, per sapere che cosa pensi lo stesso Nuccio di questa storia e che cosa racconti della fatica spesa nel realizzarla, vi basterà leggere la sua intervista (corredata di tante immagini) apparsa sul sito Bonelli: potete cliccare qui per rintracciarla. Sullo stesso sito è visibile anche lo strepitoso trailer che trovate comunque in calce a questo articolo. 



Com’è logico, il racconto, intitolato originariamente “I predatori”, potrà essere valutato soltanto alla fine. Però, qualcosa si può già dire sullo spunto che ne è alla base.  Comincio rivelando che il soggetto in venti righe era già contenuto in una cinquina di proposte che presentai a Sergio Bonelli alla fine del 2009, allorché si trattò di dover stabilire quale dovesse essere l’argomento del numero a colori del cinquantennale, che poi sarebbe uscito non 2011. Sergio approvò il soggetto de “Lo Scrigno di Manito”, ma disse che gli piaceva anche quello de “I predatori”: secondo lui, avrebbe potuto diventare un buon Speciale. Lo proposi a Joevito, convinto che fargli fare una storia di 160 pagine gli avrebbe permesso di non dover aspettare anni e anni prima di vedersi di nuovo pubblicato, ma nel corso della sceneggiatura la storia ci è cresciuta fra le mani e, presi dall’entusiasmo, abbiamo sforato il limite prefissato di ben ottanta tavole. Però, a nostro avviso, il risultato è valso la pena. 

Joevito Nuccio

Lo spunto deriva ovviamente da The most dangerous game (che significa “La partita più pericolosa”) è un racconto dello scrittore americano Richard Connell, pubblicato nel 1924, il cui protagonista è il conte Zaroff, un aristocratico russo abile e appassionato cacciatore, trasferitosi negli Stati Uniti dove coltiva un singolare hobby: la caccia agli esseri umani. Nel 1932 la RKO Pictures ha tratto dal racconto un film con lo stesso titolo, diretto da Ernest B. Schoedsack e Irving Pichel, con Joel Mc Crea. La trama della pellicola racconta di uno yacht che, in seguito a una tempesta, fa naufragio su un’isola dei Caraibi. L'unico sopravvissuto è un famoso cacciatore, Robert Rainsford. L'uomo scopre che l’isola è abitata da un russo bianco, sfuggito alla rivoluzione, che vi ha costruito sopra una fortezza dove vive con pochi domestici. Zaroff, grande amante degli sport venatori, si dedica da tempo a quella che considera la caccia più eccitante, quella alla bestia più intelligente, che può dare le emozioni maggiori: la caccia all'uomo. Coloro che approdano sull’isola vengono accolti come ospiti, per poi divenire le sue prede. 

E’ chiaramente al racconto di Connell e al film con Mc Crea che si è ispirato Guido Nolitta per scrivere una delle più avvincenti storie zagoriane: “I cacciatori di uomini”. L’isola nei Caraibi diventa un isolotto su un lago nella regione di Darkwood, e il nobile russo si trasforma in un lord inglese, Alex Nicholson, anch’egli alla ricerca delle forti emozioni che può offrire una caccia grossa a una preda umana. Naturalmente, non ho mai pensato di fare un remake de “La preda umana” e le differenze fra la mia storia e quella nolittiana sono tante. In ogni caso, come mi ha detto Antonio Serra dopo aver letto il primo albo, tutti noi sceneggiatori dovremmo rifare The most dangerous game una volta all’anno.

C’è però un altro precedente che ho tenuto presente per starne distante il più possibile: quello de “La montagna degli dei”, un racconto scritto da Tiziano Sclavi in cui compare Basileo.  Il suo vero nome è Sharky, e una volta era uno stimato archeologo impegnato a scavare reperti ellenistici sul monte Olimpo, là dove la mitologia greca voleva che avesse sede il regno degli dei. Purtroppo, l’emozione di aver scoperto una tomba colma di tesori e il subitaneo tradimento da parte dei suoi uomini decisi a ucciderlo per trafugare gli oggetti d’oro, scatenarono la follia nella sua mente (forse già traballante di suo). 

Non soltanto lo studioso riesce, invasato da una sorta di furia, a sgominare i traditori, ma da quel momento si trasforma in un pazzo assassino che si fa chiamare Basileo (“Re”) e pensa di incarnare la potenza delle antiche divinità olimpiche. Grazie alle ricchezze di cui si è impossessato, crea un simulacro di regno in una selvaggia regione degli Stati Uniti e là compie esperimenti genetici per ricreare gli animali mitologici di cui parlano le leggende. Ma, soprattutto, si esalta cercando di mettere alla prova uomini dalla grande forza, da lui catturati perché affrontino una serie di micidiali prove ispirate alle fatiche di Ercole. Anche in questo caso, sono più le diversità che le somiglianze, perciò sono sicuro che io e Joevito abbiamo consegnato ai lettori una storia abbastanza originale, nonostante tutto. 

Prima che ancora l’avventura sia giunta a conclusione, fra i tanti complimenti mi è giunta anche una critica. Qualcuno, che non sopporta (per suo gusto personale) la narrazione in flashback, si chiede se le più classiche storie nolittiane (come “Zagor contro il Vampiro”) avrebbero avuto lo stesso fascino se fossero cominciate con lo Spirito con la Scure già nel mezzo dell’azione che ricorda gli avvenimenti che l’hanno condotto fin lì. Insomma, Nolitta mai e poi mai avrebbe iniziato un racconto in medias res. Che rispondere? Potrei cavarmela dicendo che io non sono Nolitta per cui scrivo come so e come credo sia meglio: del resto Nolitta ha smesso di scrivere Zagor nel 1980 e sono trentacinque anni che altri autori fanno del loro meglio per mandare avanti la serie. Però, a voler essere precisi, non è esattamente vero che Sergio Bonelli non usasse i flashback. Un suo classico, “Dharma la Strega”, contiene un flashback lunghissimo ambientato in India in cui lo Spirito con la Scure persino non compare. Di altri esempi potrei farne a iosa (intere sequenze de “La rabbia degli Osages” o de “Il Re delle Aquile”, per esempio), e “Zagor Racconta” è un flashback dall’inizio alla fine. E circa gli inizi in medias res, persino il primo albo della serie, “La foresta degli agguati” inizia nel mezzo di una situazione (Za-Gor-Te-Nay è già il Re di Darkwood e sta conducendo una indagine iniziata prima di tavola uno). 

Ma non importa dilungarci: di  certo, Sergio aveva come punto di riferimento il desiderio di stupire i suoi lettori con il sense of wonder che contraddistingueva i suoi albi. Dunque, quando io ho scelto di cominciare una mia storia con un rinoceronte che insegue il nostro eroe, l’ ho fatto con lo stesso intento: sorprendere, stupire, meravigliare. Che è poi l’esatto scopo di ogni narratore. Ognuno di noi decide quale sia il modo migliore per riuscirci. Nolitta una volta ha persino usato un Tucano parlante per raccontare una storia di Mister No: un esperimento geniale e coraggioso. Se lo avessi tentato io prima di lui, mi avrebbero detto: sacrilegio, non sei nolittiano. Però, la cosa buffa è che il fumetto, il cinema, la letteratura, sono pieni di storie che iniziano con un personaggio in pericolo che ricorda come si è trovato in quella situazione. Gli esempi potrebbero essere millemila, uno dei più recenti è la serie TV “The walking dead”, la cui prima puntata comincia con una epidemia di zombi già iniziata e con un uomo che si risveglia dal coma con il problema di capire che cosa sia accaduto a lui e al resto del mondo (gli spettatori lo scoprono con lui attraverso vari flashback). 


Il Tucano di Nolitta
Tuttavia, non si tratta di una novità degli ultimi anni ( e già lo sforzo di tenersi al passo con i tempi basterebbe comunque a giustificarmi): l’ Iliade di Omero comincia in medias res! Ci troviamo infatti nel corso dell’ultimo anno della guerra di Troia. Tutto quello che è successo prima viene ricostruito successivamente. Ma ance metà Odissea e un bel pezzo dell'Eneide sono raccontate in flashback dopo un inizi a metà viaggio dei due protaginisti. Dunque non ho inventato io la tecnica del racconto con i personaggi già in azione che ricordano gli avvenimenti precedenti. Mi sarebbe piaciuto tanto averlo fatto e poter essere ammirato a tutti per la genialità. Purtroppo mi hanno preceduto.



lunedì 9 marzo 2015

FUMETTI IN CLASSE


Moreno Burattini (a destra) in quarta elementare

Ho già parlato in questo spazio dell’esperimento didattico iniziato lo scorso anno in una scuola romana, l’Istituto Comprensivo “La Giustiniana”, da una insegnante, Anna Teresa Fiori, lettrice di Zagor. La maestra ha spinto i suoi giovanissimi allievi alla lettura dei fumetti, e li ha fatti esercitare nel ricavarne commenti e analisi che si sono fatti sempre più complessi e approfonditi di pari grado con la crescita dei bambini. Io e altri autori (tra cui il disneyano Roberto Gagnor) siamo stati intervistati per lettera e per telefono, e in una occasione sono andato a far visita ai ragazzi (lo vedete nella foto più in basso). Anna Teresa Fiori mi ha fatto giungere gli ultimi testi elaborati dalla sua scolaresca (quest’anno, una quarta elementare). Mi sembrano risultati  straordinari, e ve li propongo integralmente. Il fatto che il mio nome ricorra più di altri è soltanto dovuto al fatto che, essendomi recato presso di loro, in qualche modo ho lasciato maggiormente il segno (non accusatemi di vanagloria). Complimenti a tutti gli studenti e alla loro insegnante. 



EDOARDO: A me piacciono tanto i fumetti, non solo perché tutta la mia famiglia li leggeva ma perché volo con la fantasia. Quando ho letto "Qui, Quo, Qua e il canestro più bello" mi sembrava di essere sul campo di basket insieme ai nipotini a gareggiare contro i bassottini. Alessia Martusciello è stata bravissima a disegnare quel fumetto! Moreno Burattini, Roberto Gagnor e Francesca Agrati sono i miei sceneggiatori preferiti e quando li leggo sono proprio felice perché so che le loro storie sono ricche di avventure nelle quali posso tuffarmi. Io sono stato tanto orgoglioso quando Moreno ha parlato di noi sul suo blog ed anche su Zagor!

ARIANNA: Una delle mie passioni è leggere e da quando ho conosciuto Moreno Burattini mi sono appassionata anche ai fumetti ed ora i fumetti occupano un posto molto importante nella mia vita. Quando li leggo sono molto felice e sento di poter fare qualunque cosa, basta lasciar andare la fantasia ed entrare nei fumetti che sto leggendo. Nessun fumetto è noioso però ci sono quelli con Paperino che mi divertono di più. Mi piace molto anche Zagor: Prisco fa dei disegni meravigliosi!

LORENZO: Il mio fumetto preferito è Zagor e mia mamma me lo compra sempre. Quando l'ho raccontato a Moreno Burattini lui mi ha detto che spera che questa passione durerà anche da grande ed io gli ho detto di sì  perché Zagor mi fa stare tanto bene e mi fa sognare e io mi immagino dentro il fumetto a volare tra le liane insieme a Zagor e a combattere i cattivi con lui. Poi c'è Cico che fa tanto ridere. Io quando leggo le battute di Cico rido tantissimo da solo, col fumetto in mano. Il maestro Gianfranco ha regalato alla classe un albo di Zagor ed io quando facciamo invito alla lettura lo prendo sempre perché è il mio preferito. L'ho letto un sacco di volte, conosco le battute a memoria! Moreno Burattini è proprio il mio sceneggiatore preferito e Giuseppe Prisco è il mio disegnatore preferito.

ARTUR: Nella mia immaginazione io sono un piccolo Casty e da grande vorrei diventare come lui. Quando ho scritto a Topolino gli ho detto che io vorrei diventare un disegnatore e uno sceneggiatore proprio come Casty. A Topolino ho anche mandato un disegno con Paperinik e Topolino mi ha risposto che disegno molto bene. Ho raccontato i miei sogni anche a Moreno Burattini e a Roberto Gagnor e loro, con parole diverse ma con gli stessi pensieri, mi hanno detto che sono ben felici del mio proposito di lavorare nel mondo dei fumetti e che devo esercitarmi sin da adesso, scrivendo e disegnando tanto. Sarà sempre bello, utile e divertente. Non devo aver paura a copiare gli autori che mi piacciono perché serve per imparare. E magari tra qualche anno sarò anche io un autore di Topolino.

GIORGIA: I fumetti mi piacciono da sempre. Quando avevo 3 anni guardavo solo le immagini, poi ho imparato a leggere e sono diventata un'appassionata di fumetti. Quando li leggo non solo ci entro dentro per vivere l'avventura accanto ai miei eroi ma penso sempre a come avrei scritto la storia se fossi stata io la sceneggiatrice. Moreno Burattini e Francesca Agrati sono i miei sceneggiatori preferiti e Ferri e Prisco sono i miei disegnatori preferiti. Da grande mi piacerebbe diventare scrittrice di libri fantasy e quando l'ho detto sia a Moreno Buratini (a proposito: lo sapete che siamo nati lo stesso giorno?) che a Roberto Gagnor mi hanno dato gli stessi consigli, di leggere tanto e con gusto e di non aspettare di essere grande per scrivere ma di farlo già da adesso che è divertente ed imparo tante cose. Vorrei poter dare dei consigli a quei bambini che non leggono. Vorrei dire loro di provare a leggere i fumetti perché leggendoli possono volare con la fantasia e trovare tutto quello che hanno sempre desiderato e sognato, quella pace che ogni bambino desidera di trovare. Infatti è per questo che mi sono innamorata del fumetto.

FEDERICA: A me i fumetti non piacevano tanto ma da quando ho conosciuto Moreno Burattini è cambiato tutto ed ora mi piacciono tantissimo. Quando li leggo sogno tante avventure fantastiche e questo mi diverte. Mi immagino a parlare di moda con Minni, Paperina e Brigitta oppure a lottare con Zagor contro i cattivi. Adesso ho tanti fumetti che porterò con me a Romics per gli autografi.

KASUNI: Io preferisco i fumetti ai libri perché mi piacciono molto i disegni. Sogno di essere una disegnatrice e vorrei diventare brava come Gallieno Ferri, Giuseppe Prisco ed Alessia Martusciello. I miei sceneggiatori preferiti sono Moreno Burattini, Roberto Gagnor e Tito Faraci. Mi piace tantissimo leggere le storie di Zagor perché è alto e bello ma anche perché c'è Cico che è un po' grassottello ma è pieno di allegria. Vorrei vivere un sacco di avventure con loro e leggere i fumetti di Zagor mi permette di sognare ad occhi aperti.

BENEDETTA: Ho iniziato a leggere i fumetti grazie a Moreno Burattini. Adesso i fumetti sono la mia passione e li leggo ogni sera e li leggiamo anche in classe quando facciamo Invito alla Lettura. A me piacciono le storie di avventura con Zagor e Paperinik, ma anche quelle dove c'è Pluto, il cane di Topolino. Io da grande vorrei diventare una disegnatrice come Alessia Martusciello. Lei è molto brava a disegnare.

VITTORIA: A me piacciono moltissimo sia i libri che i fumetti. Quando leggo mi sembra di essere su un arcobaleno dove tutto intorno a me è pieno di colori. I miei autori preferiti sono Daniel Pennac, Luis Sepulveda e Moreno Burattini. I miei disegnatori preferiti sono Giuseppe Prisco e Alessia Martusciello. Zagor è bellissimo, ma vorrei suggerire a Moreno Burattini di far fare una dieta a Cico perché è troppo ciccione e se fosse più magro sarebbe molto bello anche lui.

GIACOMO: Io quando leggo un fumetto mi emoziono talmente tanto da vedermi proprio dentro il fumetto. Mi vedo a fianco di Paperinik mentre insieme combattiamo gli Evroniani, una razza aliena criminale. La mia disegnatrice preferita è Alessia Martusciello. Le ho scritto un sacco di lettere e lei mi ha risposto con un grande disegno di Paperinik e a Natale mi ha mandato una cartolina personalizzata disegnata da lei con Paperinik che dice "Tanti auguri, Giacomo!".

ALEXANDRA: Io preferisco il fumetto al libro anche se la nostra maestra ci sta leggendo un libro di Daniel Pennac che si intitola "Ernest e Celestine" ed è un libro stupendo. I fumetti però li adoro proprio! Mi piace tantissimo Zagor perché vive mille avventure e mi piace tantissimo anche Brigitta perché è bellissima.

ALESSANDRO: Ho iniziato ad amare i fumetti grazie a Moreno Burattini che è il mio sceneggiatore preferito. Ogni mese esce Zagor ed io lo prendo sempre. A casa ho trovato anche dei vecchissimi numeri di Zagor che sono di mio padre quando era piccolo, forse ancora prima!

ANDREA MAX: A me piace tantissimo leggere i fumetti anche se quando li finisco sono un po' sono in ansia a pensare a cosa avverrà nel prossimo episodio. Zagor mi piace tantissimo perché è un eroe buono che combatte contro le creature malvagie e il mio sceneggiatore preferito è Moreno Burattini e il mio sceneggiatore preferito è Giuseppe Prisco. Io ho scritto tante lettere a Moreno e lui mi ha sempre risposto con tanta gentilezza.

FLAMINIA ADA: A me non piace molto leggere e ai fumetti preferisco i libri di Tea Stilton. Se entrassi in un fumetto vorrei subito uscirne. Però non è che legga molto e mi farebbe bene leggere un po' di più ma il punto è che non è la mia passione.

LORELAI: A me piacciono sia i libri che i fumetti. Ora sto leggendo "Hellgate brucia" e mi piace tantissimo anche se non è stato sceneggiato da Moreno Burattini che però rimane il mio sceneggiatore preferito.

ARIANNA KAROL: Da quando ho conosciuto Moreno Burattini, leggere i fumetti è diventata la mia passione. Ogni sera leggo sempre fumetti e libri e i miei fumetti preferiti sono quelli di avventura con Zagor, Tex e Topolino come protagonisti. Se entrassi in un fumetto mi piacerebbe vivere un'avventura con Zagor, ma anche con Minni che è il mio personaggio femminile preferito. Da grande sogno di diventare una famosa disegnatrice come Alessia Martusciello.

SANELA: Il primo fumetto che ho letto è stato Il giorno del giudizio" e leggendolo mi sono appassionata talmente che ora cerco Zagor ovunque. L'ho comprato anche in macedone, quando quest'estate sono andata a trovare i miei nonni! Quando leggo Zagor (e anche altri fumetti) mi incanto e starei ore e ore a leggere senza fare pause! I miei disegnatori preferiti sono Moreno Burattini e Bruno Enna mentre tra i disegnatori preferisco Gallieno Ferri, Giuseppe Prisco, Paolo Bisi e Alessia Martusciello.

DANIELE: Quando leggo i fumetti come prima cosa guardo chi ha sceneggiato e chi ha disegnato la storia. Ormai conosciamo tanti fumettisti ed i miei preferiti sono Burattini, Faraci e Casty tra gli sceneggiatori e tra i disegnatori Prisco, di nuovo Casty e Martusciello.    Poi inizio a leggere ecomincia l'avventura con la fantasia. Leggo quello che sta succedendo e mi immagino di essere io il protagonista.  Quando guardo tutti i fumetti che ho, immagino sempre una piscina piena di fumetti ed io che mi ci tuffo dentro come fa zio Paperone con le sue monete d'oro.

FEDERICO: Io penso che leggere deve appassionare ed essere una cosa piacevole; se leggere deve essere una costrizione è meglio non leggere. A me piace moltissimo leggere e leggo fumetti fin da quando ero piccolo.Quando finisco un libro o un fumetto provo una soddisfazione immensa.

LORENA: Quando ho conosciuto Moreno è stato emozionante. Moreno è lo sceneggiatore più bello e le cose che scrive sono magnifiche. E' stato grazie a lui se mi sono appassionata ai fumetti e grazie alla maestra Anna Teresa se mi sono appassionata ai libri. Leggere è vivere delle grandi avventure. I personaggi dei fumetti che mi piacciono di più sono Zagor, Topolino, Paperinik e zio Paperone perché sono i protagonisti di storie avvincenti ed avventurose.

ROMEO: Per me il fumetto è qualcosa che ti dà tante emozioni. Quando leggo una storia che finisce bene io sono felice, provo tristezza quando le cose non vanno tanto bene, gioia quando il finale è commovente. Il mio fumetto preferito è Zagor, il mio disegnatore preferito è Giuseppe Prisco e il mio sceneggiatore preferito è Moreno Burattini. 

SOFIA: Io sogno di diventare una sceneggiatrice della Disney ed il mio fumetto preferito è Topolino. Mi piace molto anche Zagor perché è ricco di avventura. Poi Zagor è bellissimo anche se a me piace di più Cico il cicciottello. Moreno Burattini ci ha scritto tante volte e sempre ci ha detto che leggere è molto importante e che bisogna farlo con gioia. Anche la maestra Anna Teresa ci dice le stesse cose. A me piace tantissimo leggere e leggere soprattutto i fumetti. Senza fumetti il mondo sarebbe molto triste ed io non mi divertirei.

ALESSIA: E' grazie a Moreno Burattini se mi piace così tanto leggere i fumetti! E' stato lui a farci entrare nel mondo dei fumetti e a farci capire quant'è bello leggere storie che hanno dei disegni! Prima pensavo che non avrei capito niente se non c'erano delle lunghe frasi a spiegare le cose, come in un libro. Invece grazie a Moreno ho capito che le immagini spiegano benissimo le storie che gli sceneggiatori raccontano ed è persino più bello! Io vorrei conoscere di persona Minni perché è bella e simpatica però vorrei vivere un'avventura con Topolino e con Zagor. 



mercoledì 25 febbraio 2015

CICO DETECTIVE




E' in edicola il n° 11 della collana a colori dedicata dalle Edizioni If alla riproposta degli albi di Cico in ordine cronologico (quelli originariamente usciti, in bianco e nero, sotto il marchio Bonelli tra la fine degli anni Settanta e il 2007). Si tratta di "Cico Detective", con testi mie e disegni di Francesco Gamba. A corredo del racconto a fumetti c'è, come di consueto, un mio commento. 

Fino al 1994, gli Speciali Cico bonelliani erano usciti con cadenza annuale. Iniziati nel 1979, si erano interrotti nel 1983 per riprendere nel 1990, ma sempre con un solo titolo all’anno. Nel 1995, invece, il buon riscontro di pubblico convinse la Casa editrice a trasformarli in semestrali. A giugno uscì infatti "Cico Detective" e sei mesi dopo, in dicembre, ecco “Cico sull’Isola del Tesoro”, che le Edizioni If ripresenteranno con la prossima uscita. Per me, che dovevo scriverli tutti, iniziò un tour de force: 256 pagine l'anno voleva dire oltre 20 tavole al mese da consegnare a Gamba, e dovevano essere pagine piene di gag, battute, sketch, situazioni buffe. Una sfida che mi stremava ma anche mi appassionava e divertiva. Anzi, gli albi migliori sono nati in questo contesto.

Una caratteristica dell'undicesimo albo  è che che non si tratta di un racconto narrato in flashback (come la maggior parte degli altri) ma vissuto in presa diretta, dove Cico fa coppia con Bat Batterton. “E’ uno dei caratteristi che amo di più”, ha spiegato una volta Sergio Bonelli, “perché rappresenta la mia rivincita nei confronti degli investigatori alla Sherlock Holmes, che da un capello trovato nella vasca da bagno riescono a risalire all’assassino. Con Batterton volevo proprio mettere alla berlina questo tipo  di personaggio”. Tentativo perfettamente riuscito, visto che tanto Sherlock Holmes è un asso nei travestimenti, tanto Bat trova sempre il modo di farsi riconoscere; e mentre al detective di Baker Street non sfugge un indizio e da quello è in grado di dedurre le più ineccepibili conclusioni, quello di Darkwood prende inevitabilmente cantonate. Batterton è ancora oggi una presenza ricorrente nella serie, ma il ricordo dei lettori ogni volta che si parla di lui corre all’episodio "La Casa del Terrore", di Guido Nolitta e Gallieno Ferri, uno dei classici del primo periodo zagoriano, a cui sicuramente si rifà “Cico detective”. Ambientazione, tipo di situazioni e reazioni del messicano e di Batterton di fronte alla paura sono uguali o paragonabili. 

L’albo è costruito anche come parodia de “I delitti della Rue Morgue” di Edgar Allan Poe (il primo “giallo” della storia) e di "Assassinio sull'Orient Express" di Agatha Christie, dove Hercule Poirot non scopre un colpevole fra i sospetti proprio perché i sospetti sono tutti colpevoli, avendo assestato ciascuno una coltellata alla vittima. La soluzione del “poliziesco” che avete appena letto è appunto l’esatto rovesciamento di quella trovata. Una curiosità: le parole “tango borango marango” con cui un addestratore dà ordine a una scimmia del circo sono state inventate da Sergio Bonelli in persona, che me le suggerì, divertito dopo aver letto e approvato il mio soggetto. Secondo me, è uno dei miei migliori Cico.

giovedì 19 febbraio 2015

PERCHE' LO FAI?


Moreno Burattini visto da Nik Guerra


Una delle mie passioni è, da sempre, quella per gli aforismi. Ne ho parlato tante di quelle volte anche in questo spazio che credo di non aver bisogno di spiegarlo di nuovo. Così come chi è un appassionato del grande calcio in TV cerca di giocarlo in privato con gli amici, o chi ammira un cantante prova a cantarne le canzoni al karaoke, ho sempre tentato di  cimentarmi con il genere cercando di comporre frasi pungenti come quelle dei maestri che più ammiro, da La Rochefoucauld a Karl Krauss  passando per Ambrose Bierce

Avendo a disposizione, come tanti (se non quasi tutti), miei spazi privati su Facebook, Twitter e su questo blog, ho pensato di far leggere agli eventuali interessati alcune delle mie composizioni (altri, in fondo, pubblicano le foto dei compleanni dei figli o dei loro gerani, io pubblico battute e riflessioni). Credevo che coltivare un hobby del genere potesse essere consentito anche a uno come che, di mestiere, scrive fumetti. Invece, secondo taluni, proprio per il mio ruolo di autore, e per il fatto che il mio nome viene accostato fatalmente a quello degli eroi di carta di cui mi occupo, farei meglio a lasciar perdere.  Ho ricevuto infatti alcune mail in cui mi si consiglia (perfino con toni non troppo amichevoli) di limitarmi, nei social forum, a parlare di comics. Le accuse, più o meno, sono queste: mi darei arie da intellettuale, mi atteggerei a divo, mi crederei un personaggio, sarei un narcisista, pontificherei come se sapessi tutto nonostante la mia ignoranza, copierei le mie freddure su libriccini nelle edicole delle stazioni ferroviarie. Ma, soprattutto, dovrei smetterla di “scrivere cazzate su Facebook dalla mattina alla sera”. C’è poi chi si sente offeso dalle mie battute sulla politica o sulla religione, nonostante io ne faccia bipartisan a trecentosessanta gradi e non usi mai toni volgari (ma non importa, i permalosi si offendono lo stesso). 

I miei critici si rendono ben conto, e lo ammettono loro stessi, che nei propri spazi uno dovrebbe avere il diritto di scrivere quello che vuole, ma questo diritto a me non può essere concesso appunto perché sono un personaggio pubblico, con lettori che vanno rispettati nelle loro diverse opinioni, ma soprattutto non è giusto che io mescoli il cattivo gusto dei miei aforismi con il nome di Zagor. Mi pare doveroso, a questo punto, chiarire alcuni punti. 

Primo: è assolutamente falsa la pretesa identificazione di Zagor con uno dei suoi autori, men che mai con il sottoscritto. Ogni autore di Zagor ha pensieri e atteggiamenti propri che nulla c'entrano con il personaggio. Zagor va valutato per com'è, è un fumetto che vive di vita propria (si potrebbero persino ignorare i nomi di chi lo scrive e lo disegna). 

Secondo: il fatto che io abbia messo la parola Zagor fra virgolette nell'intestazione della mia pagina Facebook (Moreno “Zagor” Burattini)  è soltanto una sorta di nickname identificativo per far capire che di me si tratta e non di un mio omonimo (ce ne sono diversi). Internet è pieno di nik zagoriani, possibile che solo a me debba essere contestato? Non c’è nessuna immagine riguardante lo Spirito con la Scure né sulla mia pagina su Facebook né sul mio profilo twitter. Qui sul blog, un testo di presentazione chiarisce in modo puntuale che qualunque opinione espressa è da ritenersi del tutto personale. 

Terzo: nessuno è obbligato a seguirmi in Rete se ritiene fastidioso ciò che scrivo. Penso che basti ignorarmi per vivere tranquilli. 

Quarto: gli aforismi che scrivo sono tutti miei e non li copio da nessuna parte (a meno che non mi capiti, nella gran quantità, di scrivere una frase a mia insaputa già scritta in modo più o meno simile da un altro). Peraltro, coloro che mi seguono sono in costante aumento e dunque posso sperare che ciò significhi un apprezzamento per quel che vado facendo. I miei aforismi, addirittura, presto saranno raccolti in un libro: insomma, fanno parte del mio lavoro. Non capisco perché io possa (se posso) scrivere storie buffe di Cattivik o di Cico ma qualcuno voglia contestarmi il diritto di fare l'umorista anche in altre modalità di espressione. Ognuno, beninteso, ha tutto il diritto di ritenere una frase che io reputo spiritosa come una “cazzata”: al che, pazienza, spero che si apprezzerà la successiva. Se poi qualcuno non mi apprezza per niente, non posso pretendere di piacere a tutti. 

Quinto: riguardo alla religione, non mi sono mai accorto di aver offeso la fede di nessuno, al limite si sdrammatizza sugli atteggiamenti di certi esagitati (dunque si prende benevolmente in giro l'esasperazione di taluni, caricaturale di per sé anche nel caso degli invasati dalla politica). Farne una facezia è (nelle mie intenzioni) un modo per sorriderci su tutti assieme, in modo catartico e liberatorio. 

Sesto: circa il mio presunto narcisismo, non posso essere io a giudicare. Mi pare però di essere invece una persona dimessa, disposta a parlare con tutti sempre cordiale e con il sorriso sulle labbra. In ogni caso sono narcisisti la maggior parte degli artisti (non che io mi ritenga tale) e meno male che lo sono perché se no terrebbero le loro opere nei cassetti e non le esibirebbero. Vero è che sento come irrinunciabile il diritto di essere me stesso e di esprimermi: un diritto che tanti miei colleghi fanno proprio con più veemenza di me (ci sono alcuni che passano su Facebook molto più tempo di me fino al punto da essere diventati delle rockstar, cosa che io non sarò mai – né ci tengo), del resto siamo scrittori,  lavoriamo con le parole, fa parte del nostro essere, siamo personaggi pubblici davanti a un seguito di lettori che, se tacessimo, ci chiederebbero di parlare. 

Settimo: a proposito del mio “sputare sentenze”, temo che il pregiudizio ottenebri la giusta visione delle cose: i miei aforismi seminano dubbi, non propugnano certezze. Anzi, prendo in giro quelli che sanno tutto loro. Come si possa aver capito il contrario, proprio non lo so (e la  cosa non depone a favore dell’intelligenza dei detrattori). 

Ottavo: in ogni caso, tra un aforisma e l’altro le notizie sul mondo del fumetto non mancano mai e anzi predominano: mi si può seguire per queste, ignorando quelli. Del resto, con la mia attività (svolta a titolo gratuito e nei ritagli di tempo – io non fumo e ci dedico le pause sigaretta concesse agli altri) sopperisco alla mancanza su Facebook e su Twitter di profili ufficiali zagoriani. Ho proposto, alcuni anni fa, che venissero aperti ma non è stato fatto. Nell’attesa, ho cercato di colmare un vuoto di cui tanti lettori si lamentavano. Il fatto che non scriva solo di fumetti ha portato a far sì che il bacino a cui mi rivolgo sia molto superiore di quelli che mi seguirebbero se parlassi solo dello Spirito con la Scure: il che comporta che ogni volta che parlo di Zagor il messaggio giunge a parecchie persone in più, molte delle quali non leggono le avventure del Re di Darkwood e potrebbero iniziare a farlo incuriosite da ciò che scrivo. Cosa che, so per certo, essere accaduta più volte. 
Se la domanda, insomma, è “perché lo fai?”, ecco dunque perché lo faccio.

giovedì 5 febbraio 2015

ADE CAPONE, SEMPRE QUATTRO PASSI AVANTI A ME


Mercoledì 4 febbraio 2015 è scomparso Ade Capone. Un collega ma, soprattutto, un amico. Aveva quattro anni più di me, ed è appunto datata quattro anni prima della  mia la sua sceneggiatura d’esordio apparsa nella serie dello Spirito con la Scure. E'  quella de “Il tempio del sacrificio” (1987) in cui compare il sacerdote del male Stephan.  Ricordo che quando, da semplice lettore, divorai quella storia, la trovai emozionante come se a scrivere Zagor fosse tornato Nolitta (nonostante mi rendessi perfettamente conto che la calligrafia era quella di un altro, e a quei tempi l’autore dei testi non era indicato). 

Ade Capone e Moreno Burattini nel 1991
Nel 1990 incontrai per la prima volta Ade nell’ufficio di Decio Canzio, dove entrambi eravamo stati convocati insieme per un brainstorming sul futuro del Re di Darkwood, nel cui staff io ero stato appena arruolato. Lui aveva 32 anni, io 28. Naturalmente, ai miei occhi, e anche nella realtà dei fatti, Capone era un affermato professionista e io un debuttante che da lui avevo soltanto da imparare. Ade mi dimostrò subito grande simpatia e da quella prima stretta di mano nacque la nostra venticinquennale amicizia. In seguito io mi sono trovato ad avere l’onere della cura di Zagor e, in qualche modo, a essere il suo editor: ho insistito a lungo perché scrivesse il ritorno di Stephan e ho supervisionato le sue ultime sceneggiature zagoriane, quelle da lui scritte negli ultimi dieci anni, trovandolo sempre proposito e collaborativo. Quando scriveva mi telefonava spesso per chiedermi se, secondo me, una certa sua idea poteva essere quella giusta per risolvere una situazione, e ci intendevamo perfettamente sul modo di procedere perché ci accomunava la stessa passione per l’eroe di Nolitta e Ferri.

Ade Capone con Gallieno Ferri (2013)
E’ stato a Salsomaggiore, la sua città, dove era stato organizzato un incontro pubblico, in una piazza, per parlare di fumetti, che ci siamo trovati a cena, un paio di anni fa, con il disegnatore Paolo Bisi, piacentino e dunque vicino di casa di Capone, che Paolo conosceva bene anche perché aveva lavorato con lui a Lazarus Ledd. Ho dunque proposto a tutti e due di fare una storia insieme, e il vulcanico Ade disse subito: “E’ da tanto che vorrei far tornare sulla scena i Lupi Neri”. “Portami un soggetto, e lo potrai fare”, ho risposto. Così, la sceneggiatura intitolata “Iron Wolves” che Bisi sta attualmente disegnando è stata la sua ultima, e uscirà postuma appena possibile. Ma non era soltanto Zagor a legarci. Nel corso degli anni Novanta, insieme a due amici, mi imbarcai nell’avventura di aprire una fumetteria nel centro storico di Prato, "Mondi Paralleli” (che esiste ancora, anche se nessuno dei tre fondatori ne è più proprietario). Capone mi aveva preceduto, essendo già prima di noi divenuto uno dei promotori di una fumetteria di Salsomaggiore, nata sotto l’egida Star Shop, che fungeva anche da agenzia di distribuzione. Io e i miei soci andammo dunque a trovare Ade che ci spiegò come funzionava le gestione di un negozio come quello che ci accingevamo a inaugurare, aiutandoci a fare dei conti e dandoci delle fondamentali dritte. 

Ade con il suo ultimo libro
Capone mi ha anche fatto incontrare alcuni dei musicisti che più amo, come Enrico Ruggeri e Max Pezzali, suoi buoni amici, e ci siamo trovati insieme ad assistere a dei concerti nel backstage. Anche se negli ultimi anni il suo nuovo lavoro di autore televisivo lo aveva un po’ allontanato dal fumetto, passava spesso in redazione e mi parlava di quello che stava facendo. Mi ha personalmente portato i suoi due libri nati dall’esperienza di “Mistero”, la trasmissione di Italia 1 di cui era una delle colonne. Insomma, il nostro rapporto andava ben oltre quello professionale. 

Leo Ortolani in ricordo di Ade Capone
Caro Ade, condividevamo tante idee sul mondo, sulla letteratura, sulla musica, sul modo di fare fumetto e sulla vita. Io ti ammiravo per la tua capacità imprenditoriale (hai creato e gestito da solo una etichetta indipendente come la “Liberty”), per la tua versatilità e la tua capacità di muoversi su più fronti, sceneggiando anche personaggi storici diversissimi fra loro tra cui addirittura il mitico Conan. La notizia della tua morte, avvenuta per un improvviso attacco di cuore, mi ha colto del tutto impreparato.  Abbiamo lavorato insieme per anni a un personaggio immortale, Zagor, ma noi siamo tutti semplici uomini accomunati dallo stesso destino. Non so dove tu sia, Ade, ma fin quando resterò vivo una parte di te sarà custodita in me. Per ricordare un po’ delle cose che hai fatto (tutte sarebbe impossibile) ho recuperato il testo scritto per presentarti su Zagor Collezione Storica a colori. Ricordo che mi telefonasti per dirmi grazie, perché ti era piaciuto. 
So long, amico.





ADE CAPONE: 
PASSIONE E MESTIERE
di Moreno Burattini

Su Zagor Collezione Storica a colori n° 102

La prima avventura di Zagor sceneggiata da Ade Capone
La storia con cui si apre questo volume, in cui Zagor si trova ad affrontare gli adepti di una setta satanica, è la prima dello Spirito con la Scure firmata da Ade Capone, uno sceneggiatore giunto sulla serie nel 1987 dopo aver esordito nel 1980, appena ventiduenne,  su un “Albo Blitz” della Universo. Nella rubrica della “Posta” dell’albo Zenith n° 364, Sergio Bonelli racconta in prima persona le divertenti circostanze del suo incontro, avvenuto agli inizi degli anni Ottanta,  con il giovane Adelino (questo il nome di battesimo per esteso dell’autore), nato a Piacenza nel 1958: “E’ da alcuni anni che Ade Capone collabora con la nostra Casa editrice. La sua prima storia, riguardante un gruppo di irriducibili soldati giapponesi, uscì nel 1986 su Mister No. Prima però egli si era già fatto le ossa, fumettisticamente parlando, cominciando a sceneggiare prestissimo per ‘Boy Music’, ‘Skorpio’ e ‘L’intrepido’. Intanto studiava da geologo e, dato che i fumetti erano lavori occasionali, si pagava gli studi in piscina. Già, forte del suo fisico e della sua abilita di nuotatore, Capone faceva il bagnino salvavita e l’istruttore di nuoto nella piscina di un albergo di Salsomaggiore. Fu proprio lì che il sottoscritto ebbe la ventura d’incontrarlo. Nonostante le mie buone capacità di fondista, a causa della limitata ampiezza della vasca nuotare era fuori questione, così impiegai il tempo a chiacchierare con il bagnino, come avrei fatto con qualunque altro appassionato di Zagor. Una cosa tira l’altra: Ade mi confidò di avere ambizioni di fumettaro, io gli diedi i soliti consigli e, un paio di anni dopo, iniziò la nostra collaborazione”. Proseguendo, Bonelli già anticipa l’uscita di una storia scritta dallo sceneggiatore per Martin Mystère, riguardante gli antichi Sumeri, destinata a venire pubblicata nel 1992. Ma non c’è dubbio che sia il Re di Darkwood il personaggio bonelliano più congeniale a Capone, tant’è vero che ancora oggi continuano a uscire, sia pure sporadicamente, sue storie zagoriane: l’ultima, un Maxi intitolato “Erie Canal” è datato 2013. 

In ogni caso, l’attività in casa Bonelli è soltanto uno degli elementi della variegata biografia professionale dell’autore piacentino, per il quale l’approdo in via Buonarroti non segna un punto di arrivo, quanto piuttosto una tappa lungo un percorso fatto di esperienze diverse e, talvolta, coraggiose. Infatti, all’inizio degli anni Novanta lo vediamo pubblicare per la Star Comics una serie a fumetti tutta sua, Lazarus Ledd, “bonellide” nel formato e nell’ispirazione, ma in grado di caratterizzarsi in modo originale e, soprattutto, di godere di un buon seguito, in Italia e all’estero, fino al momento della chiusura, nel 2009. Capone si dimostra in grado non solo di poter reggere il peso di una collana scritta quasi del tutto da solo, ma anche da quello della cura editoriale. La Star gli affida la cura anche di altre serie e miniserie, sue (quali “Morgan” e “Trigger”) o realizzate da altri (quali “Goccianera” e “Samuel Sand”), così come la traduzione e la supervisione di fumetti americani.  Lazarus Ledd è uno fra i primi fumetti italiani a verdersi dedicato un CD musicale, così come ad aver dato vita a crossover e team up, tra cui quelli con personaggi letterari quali il Lazzaro Santandrea di Andrea G. Pinketts e l’inquisitore Eymerich di Valerio Evangelisti, ma anche con Sam Fisher, protagonista del videogioco “Tom Clancy’s Splinter Cell”. 

Viva la libertà

Non pago, lo sceneggiatore (pioniere in Italia da questo punto di vista) diventa imprenditore in proprio dando vita alla “Liberty”, una etichetta indipendente distribuita soltanto in fumetteria e nelle mostre mercato. Dunque, cerca nuove forme e nuovi canali per realizzare e vendere i propri personaggi, libero da ogni vincolo: una tensione, questa verso la sperimentazione, così come verso la contaminazione fra i media, questa, che caratterizza l’intera produzione caponiana. Sotto l’egida del proprio marchio autoproduce e pubblica alcune miniserie di notevole spessore e di taglio autoriale, quali “Erinni”, “Kor One”, “Il potere e la gloria”. La prima, disegnata da Luca Panciroli, ha per protagonista una serial killer psicopatica; la seconda, frutto dei pennelli di Roberto De Angelis, racconta di un cyborg impegnato in brutali combattimenti sul ring; la terza, è una storia supereroistica illustrata da Stefano Raffaele. I tre disegnatori citati, scoperti da Capone ancora giovanissimi, testimoniano un’altra capacità, quasi rabdomantica, di Ade: quella di talent scout, che gli vale un premio ANAFI. Tra i professionisti del pennello da lui lanciati si annoverano, infatti, molti futuri pezzi da novanta della scuola fumettistica italiana: Giancarlo Olivares, Emanuele Barison, Alessandro Bocci, Michele Cropera, Fabio Bartolini, Sergio Gerasi (solo per citarne alcuni). Nel 1995 vince il premio Fumo di China come miglior sceneggiatore, e nel 1998 quello (dato dalla stessa rivista) come miglior editore indipendente.  

L'ultima avventura di Zagor scritta da Capone
Nuovi orizzonti

Sempre alla ricerca di nuovi stimoli, nel 1997 Ade realizza due storie di Conan il Barbaro per Marvel Europe, si cimenta nel rilancio e nella riscrittura sulle pagine di una rinnovata versione dell’ “Intrepido” di uno dei primi superoroi italiani, Radar. Poi  collabora con Max Pezzali realizzando un albo a fumetti che racconta gli inizi della carriera del cantautore. Quindi si cimenta come autore televisivo firmando i testi di trasmissioni di successo quali “Il Bivio”, “Quello che le donne non dicono”, “Real CSI”, “Invincibili”, “Mistero”. Da quest’ultima, nascono il libro “Contatto” (Piemme), dedicato agli incontri ravvicinati con gli alieni, pubblicato nel 2011, e “Indagine sull’Aldilà” (Priuli & Verlucca, 2013), inchiesta sui fenomeni NDE (“Near Death Expercience”, o esperienze di premorte). Benché il suo impegno in TV sia divenuto la sua attività principale, tuttavia la sua passione resta il fumetto. Capone continua perciò a dedicarsi ancora oggi, nei ritagli di tempo, alla scrittura di Zagor.