mercoledì 25 febbraio 2015

CICO DETECTIVE




E' in edicola il n° 11 della collana a colori dedicata dalle Edizioni If alla riproposta degli albi di Cico in ordine cronologico (quelli originariamente usciti, in bianco e nero, sotto il marchio Bonelli tra la fine degli anni Settanta e il 2007). Si tratta di "Cico Detective", con testi mie e disegni di Francesco Gamba. A corredo del racconto a fumetti c'è, come di consueto, un mio commento. 

Fino al 1994, gli Speciali Cico bonelliani erano usciti con cadenza annuale. Iniziati nel 1979, si erano interrotti nel 1983 per riprendere nel 1990, ma sempre con un solo titolo all’anno. Nel 1995, invece, il buon riscontro di pubblico convinse la Casa editrice a trasformarli in semestrali. A giugno uscì infatti "Cico Detective" e sei mesi dopo, in dicembre, ecco “Cico sull’Isola del Tesoro”, che le Edizioni If ripresenteranno con la prossima uscita. Per me, che dovevo scriverli tutti, iniziò un tour de force: 256 pagine l'anno voleva dire oltre 20 tavole al mese da consegnare a Gamba, e dovevano essere pagine piene di gag, battute, sketch, situazioni buffe. Una sfida che mi stremava ma anche mi appassionava e divertiva. Anzi, gli albi migliori sono nati in questo contesto.

Una caratteristica dell'undicesimo albo  è che che non si tratta di un racconto narrato in flashback (come la maggior parte degli altri) ma vissuto in presa diretta, dove Cico fa coppia con Bat Batterton. “E’ uno dei caratteristi che amo di più”, ha spiegato una volta Sergio Bonelli, “perché rappresenta la mia rivincita nei confronti degli investigatori alla Sherlock Holmes, che da un capello trovato nella vasca da bagno riescono a risalire all’assassino. Con Batterton volevo proprio mettere alla berlina questo tipo  di personaggio”. Tentativo perfettamente riuscito, visto che tanto Sherlock Holmes è un asso nei travestimenti, tanto Bat trova sempre il modo di farsi riconoscere; e mentre al detective di Baker Street non sfugge un indizio e da quello è in grado di dedurre le più ineccepibili conclusioni, quello di Darkwood prende inevitabilmente cantonate. Batterton è ancora oggi una presenza ricorrente nella serie, ma il ricordo dei lettori ogni volta che si parla di lui corre all’episodio "La Casa del Terrore", di Guido Nolitta e Gallieno Ferri, uno dei classici del primo periodo zagoriano, a cui sicuramente si rifà “Cico detective”. Ambientazione, tipo di situazioni e reazioni del messicano e di Batterton di fronte alla paura sono uguali o paragonabili. 

L’albo è costruito anche come parodia de “I delitti della Rue Morgue” di Edgar Allan Poe (il primo “giallo” della storia) e di "Assassinio sull'Orient Express" di Agatha Christie, dove Hercule Poirot non scopre un colpevole fra i sospetti proprio perché i sospetti sono tutti colpevoli, avendo assestato ciascuno una coltellata alla vittima. La soluzione del “poliziesco” che avete appena letto è appunto l’esatto rovesciamento di quella trovata. Una curiosità: le parole “tango borango marango” con cui un addestratore dà ordine a una scimmia del circo sono state inventate da Sergio Bonelli in persona, che me le suggerì, divertito dopo aver letto e approvato il mio soggetto. Secondo me, è uno dei miei migliori Cico.

giovedì 19 febbraio 2015

PERCHE' LO FAI?


Moreno Burattini visto da Nik Guerra


Una delle mie passioni è, da sempre, quella per gli aforismi. Ne ho parlato tante di quelle volte anche in questo spazio che credo di non aver bisogno di spiegarlo di nuovo. Così come chi è un appassionato del grande calcio in TV cerca di giocarlo in privato con gli amici, o chi ammira un cantante prova a cantarne le canzoni al karaoke, ho sempre tentato di  cimentarmi con il genere cercando di comporre frasi pungenti come quelle dei maestri che più ammiro, da La Rochefoucauld a Karl Krauss  passando per Ambrose Bierce

Avendo a disposizione, come tanti (se non quasi tutti), miei spazi privati su Facebook, Twitter e su questo blog, ho pensato di far leggere agli eventuali interessati alcune delle mie composizioni (altri, in fondo, pubblicano le foto dei compleanni dei figli o dei loro gerani, io pubblico battute e riflessioni). Credevo che coltivare un hobby del genere potesse essere consentito anche a uno come che, di mestiere, scrive fumetti. Invece, secondo taluni, proprio per il mio ruolo di autore, e per il fatto che il mio nome viene accostato fatalmente a quello degli eroi di carta di cui mi occupo, farei meglio a lasciar perdere.  Ho ricevuto infatti alcune mail in cui mi si consiglia (perfino con toni non troppo amichevoli) di limitarmi, nei social forum, a parlare di comics. Le accuse, più o meno, sono queste: mi darei arie da intellettuale, mi atteggerei a divo, mi crederei un personaggio, sarei un narcisista, pontificherei come se sapessi tutto nonostante la mia ignoranza, copierei le mie freddure su libriccini nelle edicole delle stazioni ferroviarie. Ma, soprattutto, dovrei smetterla di “scrivere cazzate su Facebook dalla mattina alla sera”. C’è poi chi si sente offeso dalle mie battute sulla politica o sulla religione, nonostante io ne faccia bipartisan a trecentosessanta gradi e non usi mai toni volgari (ma non importa, i permalosi si offendono lo stesso). 

I miei critici si rendono ben conto, e lo ammettono loro stessi, che nei propri spazi uno dovrebbe avere il diritto di scrivere quello che vuole, ma questo diritto a me non può essere concesso appunto perché sono un personaggio pubblico, con lettori che vanno rispettati nelle loro diverse opinioni, ma soprattutto non è giusto che io mescoli il cattivo gusto dei miei aforismi con il nome di Zagor. Mi pare doveroso, a questo punto, chiarire alcuni punti. 

Primo: è assolutamente falsa la pretesa identificazione di Zagor con uno dei suoi autori, men che mai con il sottoscritto. Ogni autore di Zagor ha pensieri e atteggiamenti propri che nulla c'entrano con il personaggio. Zagor va valutato per com'è, è un fumetto che vive di vita propria (si potrebbero persino ignorare i nomi di chi lo scrive e lo disegna). 

Secondo: il fatto che io abbia messo la parola Zagor fra virgolette nell'intestazione della mia pagina Facebook (Moreno “Zagor” Burattini)  è soltanto una sorta di nickname identificativo per far capire che di me si tratta e non di un mio omonimo (ce ne sono diversi). Internet è pieno di nik zagoriani, possibile che solo a me debba essere contestato? Non c’è nessuna immagine riguardante lo Spirito con la Scure né sulla mia pagina su Facebook né sul mio profilo twitter. Qui sul blog, un testo di presentazione chiarisce in modo puntuale che qualunque opinione espressa è da ritenersi del tutto personale. 

Terzo: nessuno è obbligato a seguirmi in Rete se ritiene fastidioso ciò che scrivo. Penso che basti ignorarmi per vivere tranquilli. 

Quarto: gli aforismi che scrivo sono tutti miei e non li copio da nessuna parte (a meno che non mi capiti, nella gran quantità, di scrivere una frase a mia insaputa già scritta in modo più o meno simile da un altro). Peraltro, coloro che mi seguono sono in costante aumento e dunque posso sperare che ciò significhi un apprezzamento per quel che vado facendo. I miei aforismi, addirittura, presto saranno raccolti in un libro: insomma, fanno parte del mio lavoro. Non capisco perché io possa (se posso) scrivere storie buffe di Cattivik o di Cico ma qualcuno voglia contestarmi il diritto di fare l'umorista anche in altre modalità di espressione. Ognuno, beninteso, ha tutto il diritto di ritenere una frase che io reputo spiritosa come una “cazzata”: al che, pazienza, spero che si apprezzerà la successiva. Se poi qualcuno non mi apprezza per niente, non posso pretendere di piacere a tutti. 

Quinto: riguardo alla religione, non mi sono mai accorto di aver offeso la fede di nessuno, al limite si sdrammatizza sugli atteggiamenti di certi esagitati (dunque si prende benevolmente in giro l'esasperazione di taluni, caricaturale di per sé anche nel caso degli invasati dalla politica). Farne una facezia è (nelle mie intenzioni) un modo per sorriderci su tutti assieme, in modo catartico e liberatorio. 

Sesto: circa il mio presunto narcisismo, non posso essere io a giudicare. Mi pare però di essere invece una persona dimessa, disposta a parlare con tutti sempre cordiale e con il sorriso sulle labbra. In ogni caso sono narcisisti la maggior parte degli artisti (non che io mi ritenga tale) e meno male che lo sono perché se no terrebbero le loro opere nei cassetti e non le esibirebbero. Vero è che sento come irrinunciabile il diritto di essere me stesso e di esprimermi: un diritto che tanti miei colleghi fanno proprio con più veemenza di me (ci sono alcuni che passano su Facebook molto più tempo di me fino al punto da essere diventati delle rockstar, cosa che io non sarò mai – né ci tengo), del resto siamo scrittori,  lavoriamo con le parole, fa parte del nostro essere, siamo personaggi pubblici davanti a un seguito di lettori che, se tacessimo, ci chiederebbero di parlare. 

Settimo: a proposito del mio “sputare sentenze”, temo che il pregiudizio ottenebri la giusta visione delle cose: i miei aforismi seminano dubbi, non propugnano certezze. Anzi, prendo in giro quelli che sanno tutto loro. Come si possa aver capito il contrario, proprio non lo so (e la  cosa non depone a favore dell’intelligenza dei detrattori). 

Ottavo: in ogni caso, tra un aforisma e l’altro le notizie sul mondo del fumetto non mancano mai e anzi predominano: mi si può seguire per queste, ignorando quelli. Del resto, con la mia attività (svolta a titolo gratuito e nei ritagli di tempo – io non fumo e ci dedico le pause sigaretta concesse agli altri) sopperisco alla mancanza su Facebook e su Twitter di profili ufficiali zagoriani. Ho proposto, alcuni anni fa, che venissero aperti ma non è stato fatto. Nell’attesa, ho cercato di colmare un vuoto di cui tanti lettori si lamentavano. Il fatto che non scriva solo di fumetti ha portato a far sì che il bacino a cui mi rivolgo sia molto superiore di quelli che mi seguirebbero se parlassi solo dello Spirito con la Scure: il che comporta che ogni volta che parlo di Zagor il messaggio giunge a parecchie persone in più, molte delle quali non leggono le avventure del Re di Darkwood e potrebbero iniziare a farlo incuriosite da ciò che scrivo. Cosa che, so per certo, essere accaduta più volte. 
Se la domanda, insomma, è “perché lo fai?”, ecco dunque perché lo faccio.

giovedì 5 febbraio 2015

ADE CAPONE, SEMPRE QUATTRO PASSI AVANTI A ME


Mercoledì 4 febbraio 2015 è scomparso Ade Capone. Un collega ma, soprattutto, un amico. Aveva quattro anni più di me, ed è appunto datata quattro anni prima della  mia la sua sceneggiatura d’esordio apparsa nella serie dello Spirito con la Scure. E'  quella de “Il tempio del sacrificio” (1987) in cui compare il sacerdote del male Stephan.  Ricordo che quando, da semplice lettore, divorai quella storia, la trovai emozionante come se a scrivere Zagor fosse tornato Nolitta (nonostante mi rendessi perfettamente conto che la calligrafia era quella di un altro, e a quei tempi l’autore dei testi non era indicato). 

Ade Capone e Moreno Burattini nel 1991
Nel 1990 incontrai per la prima volta Ade nell’ufficio di Decio Canzio, dove entrambi eravamo stati convocati insieme per un brainstorming sul futuro del Re di Darkwood, nel cui staff io ero stato appena arruolato. Lui aveva 32 anni, io 28. Naturalmente, ai miei occhi, e anche nella realtà dei fatti, Capone era un affermato professionista e io un debuttante che da lui avevo soltanto da imparare. Ade mi dimostrò subito grande simpatia e da quella prima stretta di mano nacque la nostra venticinquennale amicizia. In seguito io mi sono trovato ad avere l’onere della cura di Zagor e, in qualche modo, a essere il suo editor: ho insistito a lungo perché scrivesse il ritorno di Stephan e ho supervisionato le sue ultime sceneggiature zagoriane, quelle da lui scritte negli ultimi dieci anni, trovandolo sempre proposito e collaborativo. Quando scriveva mi telefonava spesso per chiedermi se, secondo me, una certa sua idea poteva essere quella giusta per risolvere una situazione, e ci intendevamo perfettamente sul modo di procedere perché ci accomunava la stessa passione per l’eroe di Nolitta e Ferri.

Ade Capone con Gallieno Ferri (2013)
E’ stato a Salsomaggiore, la sua città, dove era stato organizzato un incontro pubblico, in una piazza, per parlare di fumetti, che ci siamo trovati a cena, un paio di anni fa, con il disegnatore Paolo Bisi, piacentino e dunque vicino di casa di Capone, che Paolo conosceva bene anche perché aveva lavorato con lui a Lazarus Ledd. Ho dunque proposto a tutti e due di fare una storia insieme, e il vulcanico Ade disse subito: “E’ da tanto che vorrei far tornare sulla scena i Lupi Neri”. “Portami un soggetto, e lo potrai fare”, ho risposto. Così, la sceneggiatura intitolata “Iron Wolves” che Bisi sta attualmente disegnando è stata la sua ultima, e uscirà postuma appena possibile. Ma non era soltanto Zagor a legarci. Nel corso degli anni Novanta, insieme a due amici, mi imbarcai nell’avventura di aprire una fumetteria nel centro storico di Prato, "Mondi Paralleli” (che esiste ancora, anche se nessuno dei tre fondatori ne è più proprietario). Capone mi aveva preceduto, essendo già prima di noi divenuto uno dei promotori di una fumetteria di Salsomaggiore, nata sotto l’egida Star Shop, che fungeva anche da agenzia di distribuzione. Io e i miei soci andammo dunque a trovare Ade che ci spiegò come funzionava le gestione di un negozio come quello che ci accingevamo a inaugurare, aiutandoci a fare dei conti e dandoci delle fondamentali dritte. 

Ade con il suo ultimo libro
Capone mi ha anche fatto incontrare alcuni dei musicisti che più amo, come Enrico Ruggeri e Max Pezzali, suoi buoni amici, e ci siamo trovati insieme ad assistere a dei concerti nel backstage. Anche se negli ultimi anni il suo nuovo lavoro di autore televisivo lo aveva un po’ allontanato dal fumetto, passava spesso in redazione e mi parlava di quello che stava facendo. Mi ha personalmente portato i suoi due libri nati dall’esperienza di “Mistero”, la trasmissione di Italia 1 di cui era una delle colonne. Insomma, il nostro rapporto andava ben oltre quello professionale. 

Leo Ortolani in ricordo di Ade Capone
Caro Ade, condividevamo tante idee sul mondo, sulla letteratura, sulla musica, sul modo di fare fumetto e sulla vita. Io ti ammiravo per la tua capacità imprenditoriale (hai creato e gestito da solo una etichetta indipendente come la “Liberty”), per la tua versatilità e la tua capacità di muoversi su più fronti, sceneggiando anche personaggi storici diversissimi fra loro tra cui addirittura il mitico Conan. La notizia della tua morte, avvenuta per un improvviso attacco di cuore, mi ha colto del tutto impreparato.  Abbiamo lavorato insieme per anni a un personaggio immortale, Zagor, ma noi siamo tutti semplici uomini accomunati dallo stesso destino. Non so dove tu sia, Ade, ma fin quando resterò vivo una parte di te sarà custodita in me. Per ricordare un po’ delle cose che hai fatto (tutte sarebbe impossibile) ho recuperato il testo scritto per presentarti su Zagor Collezione Storica a colori. Ricordo che mi telefonasti per dirmi grazie, perché ti era piaciuto. 
So long, amico.





ADE CAPONE: 
PASSIONE E MESTIERE
di Moreno Burattini

Su Zagor Collezione Storica a colori n° 102

La prima avventura di Zagor sceneggiata da Ade Capone
La storia con cui si apre questo volume, in cui Zagor si trova ad affrontare gli adepti di una setta satanica, è la prima dello Spirito con la Scure firmata da Ade Capone, uno sceneggiatore giunto sulla serie nel 1987 dopo aver esordito nel 1980, appena ventiduenne,  su un “Albo Blitz” della Universo. Nella rubrica della “Posta” dell’albo Zenith n° 364, Sergio Bonelli racconta in prima persona le divertenti circostanze del suo incontro, avvenuto agli inizi degli anni Ottanta,  con il giovane Adelino (questo il nome di battesimo per esteso dell’autore), nato a Piacenza nel 1958: “E’ da alcuni anni che Ade Capone collabora con la nostra Casa editrice. La sua prima storia, riguardante un gruppo di irriducibili soldati giapponesi, uscì nel 1986 su Mister No. Prima però egli si era già fatto le ossa, fumettisticamente parlando, cominciando a sceneggiare prestissimo per ‘Boy Music’, ‘Skorpio’ e ‘L’intrepido’. Intanto studiava da geologo e, dato che i fumetti erano lavori occasionali, si pagava gli studi in piscina. Già, forte del suo fisico e della sua abilita di nuotatore, Capone faceva il bagnino salvavita e l’istruttore di nuoto nella piscina di un albergo di Salsomaggiore. Fu proprio lì che il sottoscritto ebbe la ventura d’incontrarlo. Nonostante le mie buone capacità di fondista, a causa della limitata ampiezza della vasca nuotare era fuori questione, così impiegai il tempo a chiacchierare con il bagnino, come avrei fatto con qualunque altro appassionato di Zagor. Una cosa tira l’altra: Ade mi confidò di avere ambizioni di fumettaro, io gli diedi i soliti consigli e, un paio di anni dopo, iniziò la nostra collaborazione”. Proseguendo, Bonelli già anticipa l’uscita di una storia scritta dallo sceneggiatore per Martin Mystère, riguardante gli antichi Sumeri, destinata a venire pubblicata nel 1992. Ma non c’è dubbio che sia il Re di Darkwood il personaggio bonelliano più congeniale a Capone, tant’è vero che ancora oggi continuano a uscire, sia pure sporadicamente, sue storie zagoriane: l’ultima, un Maxi intitolato “Erie Canal” è datato 2013. 

In ogni caso, l’attività in casa Bonelli è soltanto uno degli elementi della variegata biografia professionale dell’autore piacentino, per il quale l’approdo in via Buonarroti non segna un punto di arrivo, quanto piuttosto una tappa lungo un percorso fatto di esperienze diverse e, talvolta, coraggiose. Infatti, all’inizio degli anni Novanta lo vediamo pubblicare per la Star Comics una serie a fumetti tutta sua, Lazarus Ledd, “bonellide” nel formato e nell’ispirazione, ma in grado di caratterizzarsi in modo originale e, soprattutto, di godere di un buon seguito, in Italia e all’estero, fino al momento della chiusura, nel 2009. Capone si dimostra in grado non solo di poter reggere il peso di una collana scritta quasi del tutto da solo, ma anche da quello della cura editoriale. La Star gli affida la cura anche di altre serie e miniserie, sue (quali “Morgan” e “Trigger”) o realizzate da altri (quali “Goccianera” e “Samuel Sand”), così come la traduzione e la supervisione di fumetti americani.  Lazarus Ledd è uno fra i primi fumetti italiani a verdersi dedicato un CD musicale, così come ad aver dato vita a crossover e team up, tra cui quelli con personaggi letterari quali il Lazzaro Santandrea di Andrea G. Pinketts e l’inquisitore Eymerich di Valerio Evangelisti, ma anche con Sam Fisher, protagonista del videogioco “Tom Clancy’s Splinter Cell”. 

Viva la libertà

Non pago, lo sceneggiatore (pioniere in Italia da questo punto di vista) diventa imprenditore in proprio dando vita alla “Liberty”, una etichetta indipendente distribuita soltanto in fumetteria e nelle mostre mercato. Dunque, cerca nuove forme e nuovi canali per realizzare e vendere i propri personaggi, libero da ogni vincolo: una tensione, questa verso la sperimentazione, così come verso la contaminazione fra i media, questa, che caratterizza l’intera produzione caponiana. Sotto l’egida del proprio marchio autoproduce e pubblica alcune miniserie di notevole spessore e di taglio autoriale, quali “Erinni”, “Kor One”, “Il potere e la gloria”. La prima, disegnata da Luca Panciroli, ha per protagonista una serial killer psicopatica; la seconda, frutto dei pennelli di Roberto De Angelis, racconta di un cyborg impegnato in brutali combattimenti sul ring; la terza, è una storia supereroistica illustrata da Stefano Raffaele. I tre disegnatori citati, scoperti da Capone ancora giovanissimi, testimoniano un’altra capacità, quasi rabdomantica, di Ade: quella di talent scout, che gli vale un premio ANAFI. Tra i professionisti del pennello da lui lanciati si annoverano, infatti, molti futuri pezzi da novanta della scuola fumettistica italiana: Giancarlo Olivares, Emanuele Barison, Alessandro Bocci, Michele Cropera, Fabio Bartolini, Sergio Gerasi (solo per citarne alcuni). Nel 1995 vince il premio Fumo di China come miglior sceneggiatore, e nel 1998 quello (dato dalla stessa rivista) come miglior editore indipendente.  

L'ultima avventura di Zagor scritta da Capone
Nuovi orizzonti

Sempre alla ricerca di nuovi stimoli, nel 1997 Ade realizza due storie di Conan il Barbaro per Marvel Europe, si cimenta nel rilancio e nella riscrittura sulle pagine di una rinnovata versione dell’ “Intrepido” di uno dei primi superoroi italiani, Radar. Poi  collabora con Max Pezzali realizzando un albo a fumetti che racconta gli inizi della carriera del cantautore. Quindi si cimenta come autore televisivo firmando i testi di trasmissioni di successo quali “Il Bivio”, “Quello che le donne non dicono”, “Real CSI”, “Invincibili”, “Mistero”. Da quest’ultima, nascono il libro “Contatto” (Piemme), dedicato agli incontri ravvicinati con gli alieni, pubblicato nel 2011, e “Indagine sull’Aldilà” (Priuli & Verlucca, 2013), inchiesta sui fenomeni NDE (“Near Death Expercience”, o esperienze di premorte). Benché il suo impegno in TV sia divenuto la sua attività principale, tuttavia la sua passione resta il fumetto. Capone continua perciò a dedicarsi ancora oggi, nei ritagli di tempo, alla scrittura di Zagor.


venerdì 23 gennaio 2015

2014: TUTTI I NUMERI DI ZAGOR


Omaggio a Sergio Bonelli. Lo Zagor di Makkox (2011)

Prima di cominciare, vi segnalo l'arrivo su Twitter di un account non ufficiale ma attivo, attendibile e appassionato dedicato allo Spirito con La Scure: si tratta di Zagor Forever (@Zagorforever). Ve lo consiglio caldamente. Quindi, passiamo all'argomento di questo post. Come forse ricorderete, prima dell’inaugurazione di “Dime Web, il blog che ha proseguito in Rete l’esperienza di “Dime Press” (che mi riguardò da vicino), il super esperto Saverio Ceri fu ospitato più volte proprio in questo spazio con la sua rubrica “Diamo i numeri”. Saverio aggiorna costantemente le sue classifiche e le sue statistiche bonelliane e ci ha abituato a degli imperdibili rendiconto annuali sulla produzione di Via Buonarroti. L’ultimo articolo, intitolato “L’anno dei record”, riguarda tutto ciò che Casa Bonelli ha pubblicato nel 2014 e potete andare a leggerlo semplicemente cliccando qui. Qui di seguito mi limiterò a estrapolare e commentare i soli dati che riguardano il sottoscritto e, soprattutto, lo Spirito con la Scure.



Omaggio a Zagor di Giancarlo Caracuzzo (2008)


TAVOLE E ALBI

La Sergio Bonelli Editore ha dato alle stampe, nel corso del 2014, ben 21.493 pagine inedite, record assoluto della sua ultra settantennale storia editoriale. Gli albi inediti pubblicati sono stati 182, ventiquattro in più dello scorso anno.

La serie con più pagine e più albi all’attivo è Dylan Dog (2500 tavole, 19 albi), seguita da Tex (2276 tavole, 17 albi), ma buon terzo, su venti testate in classifica, si piazza Zagor, protagonista di 1954 pagine e 16 albi. 

Dividendo 1954 per 12 (numero dei mesi) si ottiene quasi 163 tavole al mese (non è proprio come se fossimo quindicinali, traguardo per cui ne occorrerebbero 188, ma quasi). Non male, considerando che il sottoscritto cura la testata con orario part-time.


SCENEGGIATORI

Numero record di sceneggiatori impegnati nel raccontarci le vicende degli eroi bonelliani: nel 2014 sono stati 54, uno in più dell'anno precedente. Il vincitore assoluto è Mauro Boselli, con 1730 pagine a sua firma pubblicate: un risultato, tuttavia, raggiunto anche grazie a Zagor (suoi tre albi dell’annata), le cui tavole si sommano a quelle di Tex e Dampyr. Secondo in classifica Roberto Recchioni con 1172 (somma del suo lavoro su quattro diverse testate), terzo Luca Enoch con 1064 (per Lilith e Dragonero) e quindi ecco il sottoscritto con 1042, delle quali solo 32 texiane, tutte le altre zagoriane. 

Il mio esordio sul Color Tex mi ha permesso di portare a tre gli eroi bonelliani al quale ho potuto dare il mio contributo: Zagor (che comprende comunque anche gli albi di Cico), il Comandante Mark (sette storie) e, appunto, Aquila della Notte. Mi sarebbe piaciuto poter fare di più, ma finora non mi è stato possibile (non per la mia indisponibilità). 1042 pagine divise per 12 mesi dà quasi 87 pagine al mese, che è un po' di più della mia produzione media.  Essendo le tavole di Zagor pubblicate in un anno quasi duemila, e le mie poco più di mille, è chiaro che ce ne sono altre mille affidate ad altri sceneggiatori, cosa che mi pare buona e giusta sia per la gioia dei miei detrattori sia per l'apporto di idee fresche che il lavoro di squadra può garantire. 

Alfredo Castelli, veterano del gruppo degli scrittori, avendo esordito su Zagor nel 1971, festeggia il 38° anno consecutivo di pubblicazione, io il mio 24°. Che dire di più? Essere il quarto autore più pubblicato dalla Bonelli (battendone altri agguerriti cinquanta, e subito dietro a tre grandi nomi) mi dà soddisfazione, ma giustamente non ci sono tappeti rossi (almeno, non me ne sono mai accorto).


DISEGNATORI

Nel 2015 i disegnatori bonelliani sono stati il numero record di 178. Al primo posto si piazza Corrado Roi con ben 632 tavole (divise su quattro collane), ma al secondo posto ecco piazzarsi Gianni Sedioli all’opera soltanto su Zagor: 506 pagine portano infatti la sua firma. Segue, terzo, Roberto Diso; e quarto ecco Marco Verni con 314, poi quinti a pari merito Giuseppe Prisco e Raffaele Della Monica con 282. In buona sostanza, tra i primi dieci sono ben quattro gli zagoriani!

Scrive Saverio Ceri: “Il prolifico Corrado riesce a entrare nella top ten per il secondo anno consecutivo - come anche Gianni Sedioli che, pur in un'annata straordinaria, dove eguaglia il suo record personale del 2008, ha la sfortuna di incappare in un superlativo Roi e di vedersi divise a cavallo di due anni le 805 tavole pubblicate in 365 giorni tra il 2 agosto del 2013 e il 1° agosto del 2014; se fossero state tutte in un solo anno solare sarebbe stato record assoluto”. 

Non dimentichiamo che il decano tra i disegnatori pubblicati nel 2014è Gallieno Ferri, che lavora su personaggi bonelliani dal 1961.

COPERTINISTI

Trenta sono infatti gli illustratori chiamati a firmare le cover bonelliane dell’anno,  contro i 25 dell' anno prima e i 26 del precedente primato, risalente al 2012. Su 196 cover inedite pubblicate quest’anno dalla Bonelli, 18 sono opera di Claudio Villa, 17 di Angelo Stano e 16 di Gallieno Ferri, che dunque sale sul podio.  Ferri, nel corso del 2014, ha doppiato la boa delle 800 copertine in formato Bonelli (albi a striscia esclusi, quindi). 

CLASSIFICHE ZAGORIANE

Ci sono poi i piazzamenti Interni alle singole serie. Saverio Ceri segnala che nel 2014 il sottoscritto ha festeggiato il 22° successo come sceneggiatore più prolifico della serie (su 53 anni, considerando però che ci lavoro da 23), il 17° consecutivo. Tra i disegnatori, la terza affermazione, seconda consecutiva, per Gianni Sedioli che, con 506 tavole in un anno, eguaglia il suo record personale su Zagor, risultato con il quale nel 2008 vinse il suo primo “scudetto” zagoriano. La vittoria in due anni consecutivi, tra gli illustratori dello Spirito con la Scure non accadeva dal biennio 1992-93, quando  fu Ferri a firmare la doppietta.


CLASSIFICHE STORICHE

Nel corso del 2014 Boselli ha superato Nolitta nella classifica degli sceneggiatori di tutti i tempi - portandosi al terzo posto assoluto; posizioni quasi tutte immutate nella Top 20, tranne l’ingresso in ventesima posizione di Faraci che scalza Toninelli. Io dovrei dunque essere settimo (tra gli sceneggiatori più pubblicati di tutti i tempi). Nella Top Ten del decennio, invece (2010-2014) sono quarto dopo Boselli, Ruju e Vietti. Grazie, Saverio, per la ricca messe di dati messa anche quest'anno a nostra disposizione.




domenica 18 gennaio 2015

IL PROGRAMMA DEL CONCERTO



Ho già parlato delle tante novità del 2015 riguardanti Zagor, e presto spero di essere in grado di potervene comunicare altre. Mi fa però piacere anticiparvi qualche cosa della carne al fuoco sulla mia graticola personale, cioè quella delle cose a cui a cui sto lavorando al di fuori della cura redazionale dello Spirito con la Scure. Benché pochi altri autori siano aziendalisti convinti quanto me (da venticinque anni in servizio permanentemente attivo), per indole, aspirazione e abitudine cerco di darmi da fare anche su altri fronti. Ecco dunque il programma del concerto. Non credo che durante l'anno in corso usciranno le mie storie di Dampyr e di Tex in fase di disegno (la prima, uno Speciale ambientato a Firenze; la seconda, un nuovo racconto breve, di 32 pagine, per un altro Tex Color), però ci saranno, salvo imprevedibili cataclismi, altri eventi. 

Il più importante di questi sarà l'uscita di un libro, previsto per la primavera, destinato a raccogliere i miei migliori aforismi e le mie più divertenti battute pubblicate negli ultimi anni su Twitter. Verrà pubblicato da Allagalla e si intitolerà "Utili sputi di riflessione", con sottotitolo "Aforismi sulla vita e su altre parti del corpo". Circa duecento pagine, prezzo attorno ai nove euro, molte illustrazioni inedite realizzate appositamente da illustri fumettisti. Vi dirò di più quando il progetto sarà in fase più avanzata.

Sempre Allagalla pubblicherà un secondo libro, questa volta un saggio, che ho scritto con Stefano Priarone: il titolo sarà "Tex secondo Letteri", e avrà in allegato, con ogni probabilità, un albo a fumetti del tutto particolare che non mancherà di interessare gli ammiratori del grande Guglielmo Letteri, uno dei disegnatori di Aquila della Notte da me preferiti, che ho avuto la fortuna di conoscere personalmente prima della sua scomparsa.

Sul terzo libro che potrebbe uscire per Lucca 2015 mantengo per ora il riserbo ma sappiate che, se uscirà, sarà qualcosa di sorprendente e di mai tentato prima. Ci saranno inoltre miei scritti come prefazione al Tex di Paolo Eleuteri Serpieri nell'edizione de-luxe pubblicata da Lo Scarabeo, e un mio saggio sul professor Hellingen occuperà gran parte di un catalogo previsto per Albissola Comics. Qualcosa di mio c'è anche nel saggio su Emanuele Barison curato da Marco Dabbà di imminente uscita. Continuerò a scrivere le prefazioni per tutti i volumi di Cico delle Edizioni If, e a collaborare con "Il Vernacoliere" con la mia rubrica mensile "I dieci domandamenti".

In estate uscirà una libro che raccoglie poesie inedite di Geri da Gavinana (poeta illetterato pistoiese morto nel 1975, a cui ho già dedicato uno studio), da me curato, e in autunno dovrebbe uscire inoltre un mio lungo racconto in prosa in una nuova antologia curata da Sebastiano Mondadori.

Sul fronte teatrale, mentre è escluso che possa portare a termine entro l'anno una nuova commedia che sto scrivendo, il cui titolo provvisorio è "Si può darla di più" (mi rendo conto che non è elegante ma rende l'idea del contenuto e mi fa tanto ridere), ci sarà il debutto del mio "Vedovo Allegro" nella versione in dialetto romagnolo, con la ripresa in autunno di quella in dialetto milanese. La versione in italiano è disponibile per le compagnie che vogliano richiedermela.

Oltre a tutto questo, ho ricevuto molti inviti in varie manifestazioni in tutta Italia, comprese alcune scuole: non potrò andare dappertutto, ma farò il possibile per farlo. Seguendomi sulla pagina Facebook Moreno "Zagor" Burattini vi terrò aggiornati, nel caso vi interessi esserlo. Ho parecchi altri progetti (un albo a fumetti erotico, altri due saggi critici sul fumetto, una antologia di racconti, la raccolta dei miei fumetti apparsi su "Mostri", la scalata dell'Everest) ma ve ne parlerò se mai riuscirò a condurli in porto. Adesso scusatemi, ma ho da fare!



venerdì 16 gennaio 2015

ESERCIZI DI STILE



Quando, poco più di due anni fa, ho comprato il mio primo Ipad (sono già al terzo, dopo che il primo si è rotto cadendo per terra e il secondo mi è stato rubato), credevo di poterlo usare anche per scrivere in treno, o durante una scampagnata, i miei articoli o le mie sceneggiature. Mi sbagliavo, perché non sono in grado di digitare velocemente senza una tastiera e soprattutto non ho mai trovato il modo di installare una app che avesse tutte le funzioni di Word e producesse dei file .doc trasferibili altrove con un click. Ce ne saranno sicuramente, sono io che non sono stato capace di risolvere questo problema (come infiniti altri, tipo quello di vedere dei film sul tablet - invidio molto chi riesce a farlo addirittura in treno, quando io è già tanto se riesco a mantenere la connessione per due minuti ogni quindici). Del resto, la "storia delle mie disgrazie", divisa in due puntate, è uno dei testi che più ha divertito e fatto sghignazzare i lettori di questo blog e dunque le mie difficoltà con la tecnologia non sono un segreto. 

Ma non è di questo che voglio parlare, quanto raccontare il seguente aneddoto. Nella vana speranza di trovare l'app per scrivere testi adatta a me, ho scaricato (pagando s'intende) due diversi programmi e ho buttato giù dei testi di prova, assolutamente assurdi e inventati sul momento. Valutate le difficoltà e le controindicazioni, ho abbandonato le applicazioni fino a che, pochi giorni prima del furto che me ne avrebbe privato per sempre, ho ritrovato i due scritti e sono riuscito a spedirmeli per posta. giusto per conservarli. Li ho riletti e ho deciso che li avrei pubblicati qui, per farli vedere anche a voi. 

Il primo è un divertissement sull'Ave Maria che però, ci tengo a sottolinearlo, non parla affatto della Madonna. Infatti, il personaggio che parla è una donna incinta che avrà una femmina di nome Grazia e che fa la badante di un certo signor Rossi. Dunque, nessuna blasfemia. Solo giochi di parole. Mi sono fermato lì dove vedrete, e non credo sia necessario andare avanti. 


AVE MARIA

di Moreno Burattini


«Cognome?»

«Ave.»

«Nome?»

«Maria.»

«Bene. Ave Maria. Vedo che lei è incinta.»

«Sono al nono mese, sì.»

«Sarà maschio o femmina?»

«Femmina.»

«Ha già deciso il nome?»

«Sì. Si chiamerà Grazia.»

«Bene. Ave Maria piena di Grazia. Professione?»

«Sono la badante del signor Rossi.»

«Il signore é con te?»

«Si, si, nell'altra stanza. Sta bene ma non c'è più con la testa. È convinto che io sia sua sorella Benedetta, che in realtà é morta da cinquant'anni. Se ci parlerà, cerchi di assecondarlo e non lo contraddica. Chissà perché con tutte le donne che ci sono al mondo avrà deciso di identificarmi con quella poverina.»

«Va bene: tu sei Benedetta, tra tutte le donne.»



Il secondo testo, invece, potrebbe essere l'incipit di un romanzo. Gli ho persino dato un titolo, "Il tucano", che non c'entra assolutamente niente ed è venuto fuori dalla marca della borsa che conteneva l'Ipad. Ho scritto di getto quel che veniva, ed è venuto fuori quello. Naturalmente non ho la minima idea di come andare avanti ma, nel caso all'ascolto ci fosse un grosso editore disposto a chiedermi di farlo anticipandomi del denaro, lo farò molto volentieri.


IL TUCANO

di Moreno Burattini


Capitolo 1

Quando lei gli disse di chiamarsi Elisa Basile, lui sgranò gli occhi.

«Non è possibile».

«Perché no?»

«Perché il tuo nome é un palindromo perfetto.»

«Cos'é un palindromo?»

«Una parola o una frase che si leggono allo stesso modo sia da destra che da sinistra. Per esempio, ”ossesso”.»

«E secondo te il mio nome...»

«Leggilo tu stessa al contrario, qui sul modulo che hai compilato. Vedi? Resta Elisa Basile, anche se lo rovesci.»

«E' vero! Non me ne ero mai accorta.»

«Dunque papà e mamma non ti hanno chiamata così apposta per creare un gioco di parole?»

«Ma no! Certo che no!».

«Allora è una gran bella coincidenza.»

«E tu come hai fatto ad accorgertene? Provi a leggere alla rovescia tutti i nomi chè ti capitano sott'occhio?»

«No, ma ho il pallino degli anagrammi e dei giochi di parole e mi é subito balzato agli occhi che c'erano delle lettere che si ripetevano.»

«É bastato questo?»

«Si, è più che sufficiente. Ho letto ”Elisa Basile' ed é evidente che la elle, la esse, la i e la e ci sono due volte.»

«Che occhio clinico.»

«li per li ho pensato che forse il nome anagrammava il cognome, cosa che invece non é. Poi ho visto il palindromo. Che però vale solo con il cognome messo dopo il nome.»

«Già... Basile Elisa non ha senso letto al contrario.»

«Meglio cosi. Non li sopporto quelli che si presentano dicendo prima il cognome. Pensa che evito persino di entrare nei negozi che scrivono prima il cognome nell'insegna.»

«Ma dài.»

«È verissimo. C'è un grande negozio di abbigliamento a Viareggio che si chiama 'Ferri Giancarlo' e io non ci vado mai.»

«Solo per quello?»

«Eh si. E non vado neppure nei posti con il "due" nel nome.»

«Questa me la devi spiegare.»

«Hai presente, non so, quelle pizzerie o quei ristoranti che hanno una sede 'madre' e poi delle succursali con lo stesso nome ma con l'aggiunta del numero due? Tipo "Pizza OK" che diventa "Pizza OK due"?»

«Ah! Vicino a casa mia c'é un forno che si chiama "Carlotta due" perché ha la stessa gestione di un altro che si chiama "Carlotta" e basta.»

«Ecco, io li non ci andrei.»

«Questo l'ho capito, ma non ho capito perché.»

«Perché non voglio frequentare luoghi di seconda scelta. Un posto con il "due" nel nome sa di duplicato.»

«E allora che devono fare quelli che hanno già negozio o un locale e ne vogliono aprire un altro?»


«Gli trovano un altro nome o ripetono il primo senza metterci accanto il due.»