venerdì 20 marzo 2015

BATTISTA, TRENT'ANNI DOPO



Nel marzo del 1985 , vale a dire esattamente trent’anni fa, venne dato alle stampe il primo numero di una fanzine chiamata “Collezionare”.  Su quello smilzo spillato malamente riprodotto in sessanta copie tramite ciclostile compariva un personaggio a fumetti, da me schizzato al volo facendo la caricatura di Enrico Cecchi, un amico presente all’evento, usato come testimonial per invitare a leggere il numero successivo: Battista il Collezionista. Di lui parleremo diffusamente fra breve.

La prima apparizione di Battista il Collezionista
All’epoca avevo ventitré anni e mi ero trovato a capo (in quanto il più anziano del gruppo, ma primus inter pares) di una scombinata combriccola di appassionati del contado fiorentino che, per puro divertimento e senza alcun fine di lucro (anzi, rimettendoci di tasca propria), si era messa in testa di realizzare una rivistina su cui sfogare la passione, condivisa da tutti, per i fumetti e il collezionismo dei medesimi. Ritenendo però che specializzarsi in un solo campo potesse limitare la (comunque limitatissima) diffusione della testata, i primi numeri del ciclostilato (perché di questo inizialmente si trattò) spaziarono anche su altri generi di collezioni, dai francobolli alle monete passando per i santini e i biglietti d’ingresso. Poi i fumetti presero il sopravvento. 

La storia di “Collezionare” è stata da me raccontata più volte e in particolare nell’articolo “Quattro amici e un Club” pubblicato nel 2010 su questo stesso spazio, là dove ho anche mostrato tutte le copertine di ogni numero uscito indicandone il sommario. In quell’occasione scrivevo: “Indubbiamente, la nascita del Club del Collezionista e della fanzine Collezionare che ne era espressione sono state alla base di tutta una serie di eventi, di amicizie, di esperienze, di collaborazioni da cui è dipeso gran parte del mio percorso umano e professionale. E se oggi scrivo questo blog e voi conoscete il mio nome quel tanto che basta per essere interessati a quel che vado raccontando, è anche perché venticinque anni fa io e pochi altri utilizzammo un vecchio ciclostile di una parrocchia di campagna per stampare in una cinquantina di copie una rivistina di otto pagine”.

Una delle strisce di Battista il Collezionista disegnate da me.
Il trentennale di “Collezionare” è stato festeggiato anche da Dime Web, la rivista telematica curata da Francesco Manetti e da Saverio Ceri, che facevano parte del Club del Collezionista e che parteciparono all’evoluzione che portò la nostra fanzine a trasformarsi nella professionale “Dime Press” (un’altra testata alla cui fondazione ho partecipato e di cui abbiamo parlato anche qui). Proprio su Dime Web potete leggere, riproposta in tutto il suo splendore, la prima storia di Battista il Collezionista apocrifa (cioè non scritta da me, anche se da me autorizzata), ricolorata per l’occasione dopo essere stata pubblicata nel 1998 su un albetto distribuito in fumetteria sotto il marchio “Comics & Dintorni”. Gli autori furono (e sono) Filippo Pieri e Umberto Fizialetti, quest’ultimo anche disegnatore di una mia storia di Lupo Alberto.  Andate pure a vederla se siete interessati.

Una tavola della storia "Battista il Collezionista e la cicca di Yanez" di Pieri/Fizialetti


Ma chi è, dunque, Battista il Collezionista, il mio primo personaggio, ormai trentenne? Il suo nome è citato in tutte le schede biografiche che, su riviste o volumi di critica, parlano del sottoscritto. Le prime avventure vennero scritte e disegnate in toto da me solo medesimo, poi il buon senso mi spinse ad affidarmi a degli illustratori più quotati, quali Francesco Bastianoni (che poi sarebbe entrato nello staff di Nathan Never) o Paolo Campinoti (affermato disneyano), ma anche ad altri come Luciano Costarelli e Alessandro Bardi. Fermo restando che l’interpretazione migliore (mi scusino gli altri) per me è quella di Giorgio Sommacal,  allorché si trovò a disegnarlo quale antagonista di Cattivik in alcune storie da me sceneggiate.   

Tavola originale di Giorgio Sommacal con Battista avversario di Cattivik


Il primo dei numeri speciali di "Collezionare" dedicato a Battista i
Battista comparve come mascotte su ogni numero della fanzine "Collezionare" (durata dal 1985 al 1991, per un totale di 20 uscite). Ne vennero fatti anche due numeri speciali tutti a lui dedicati: il secondo aveva la prefazione di Leonardo Gori. Battista è poi stato sfruttato (Silver d'accordo) come antagonista di Cattivik in tre storie del Genio del Male, quindi la prestigiosa rivista “If” della Epierre ha allegato un albo spillato di Battista al suo numero monografico dedicato al collezionismo di fumetti. 
Si tratta di un character tutto sommato  dalle grandi potenzialità sia umoristiche che avventurose, perché lui essendo un   collezionista costantemente a caccia di pezzi mancanti alle sue assurde collezioni (lui colleziona TUTTO) può essere di volta in volta spedito ovunque nello spazio e nel tempo alla ricerca di qualunque cosa. Lo abbiamo visto cercare papiri a fumetti, francobolli fossili, monete eschimesi, cicche di Yanez, cartoline di Ulisse. 


Il secondo speciale di "Collezionare"
Attorno a Battista agiscono altri personaggi comprimari e/o ricorrenti: la fidanzata Michelina, che con sopportazione lo segue nelle sue imprese inutilmente cercandolo di convincerlo a non fare pazzie; l’amico Filiberto, coinvolto suo malgrado; il rivale Salvatore il Raccoglitore. La fidanzata Michelina vorrebbe che Battista dedicasse a lei tutte le attenzioni che l’amato rivolge alle sue collezioni, ma ci riesce solo a missione compiuta (questo particolare era oggetto di gag salaci nelle storie apparse su fanzine). Battista ha una villa con una Bat-Caverna sotterranea dove sono contenuti i suoi pezzi più pregiati; talvolta la sua casa-museo è aperta al pubblico e grazie a questo il nostro eroe raccoglie fondi per proseguire le sue incredibili ricerche ai pezzi da collezione più incredibili. Sarebbe bello, indubbiamente, realizzare nuove storie e magari una serie di albi: non ho mai fatto, però, un serio tentativo per convincere un editore a farsi carico del progetto. Si potrebbero in realtà anche ridisegnare le vecchie avventure e farne il protagonista di fumetti presentati sul Web. Servirebbero però, in questo caso,  disegnatori volenterosi. In ogni caso, dopo trent’anni siamo qui a parlarne. Auguri, Battista!


Il Battista di Giorgio Sommacal.

giovedì 12 marzo 2015

CORSA DISPERATA




E’ in edicola “Corsa disperata”, l’albo di Zagor n° 596 (Zenith 647), datato marzo 2015. I testi sono miei, i disegni di Joevito Nuccio, la copertina di Gallieno Ferri. Della particolare amicizia che mi lega a Joe non ho bisogno di tornare a parlare, dopo averlo già fatto a lungo in questo spazio come altrove. Piuttosto, mi preme sottolineare come le 240 tavole che comporranno l’avventura (di cui soltanto le prime 94 sono contenute nel volumetto di questo mese) siano frutto di oltre quattro anni di lavoro del disegnatore siciliano, tanto bravo quanto lento. Si tratta della sua seconda prova, dopo quella di “Plenilunio” (una storia in tre parti uscita nel gennaio 2010 e nei mesi seguenti), che gli valse l’applauso dei più. Chiamato a ripetersi, Joe si è superato (se non ne siete stati convinti già dalle prima pagine, vedrete le successive, in costante progressione qualitativa). Che il nostro si rifaccia al disegno più classico di Ferri è innegabile, ma sempre più dimostra la sua originalità. Tuttavia, per sapere che cosa pensi lo stesso Nuccio di questa storia e che cosa racconti della fatica spesa nel realizzarla, vi basterà leggere la sua intervista (corredata di tante immagini) apparsa sul sito Bonelli: potete cliccare qui per rintracciarla. Sullo stesso sito è visibile anche lo strepitoso trailer che trovate comunque in calce a questo articolo. 



Com’è logico, il racconto, intitolato originariamente “I predatori”, potrà essere valutato soltanto alla fine. Però, qualcosa si può già dire sullo spunto che ne è alla base.  Comincio rivelando che il soggetto in venti righe era già contenuto in una cinquina di proposte che presentai a Sergio Bonelli alla fine del 2009, allorché si trattò di dover stabilire quale dovesse essere l’argomento del numero a colori del cinquantennale, che poi sarebbe uscito non 2011. Sergio approvò il soggetto de “Lo Scrigno di Manito”, ma disse che gli piaceva anche quello de “I predatori”: secondo lui, avrebbe potuto diventare un buon Speciale. Lo proposi a Joevito, convinto che fargli fare una storia di 160 pagine gli avrebbe permesso di non dover aspettare anni e anni prima di vedersi di nuovo pubblicato, ma nel corso della sceneggiatura la storia ci è cresciuta fra le mani e, presi dall’entusiasmo, abbiamo sforato il limite prefissato di ben ottanta tavole. Però, a nostro avviso, il risultato è valso la pena. 

Joevito Nuccio

Lo spunto deriva ovviamente da The most dangerous game (che significa “La partita più pericolosa”) è un racconto dello scrittore americano Richard Connell, pubblicato nel 1924, il cui protagonista è il conte Zaroff, un aristocratico russo abile e appassionato cacciatore, trasferitosi negli Stati Uniti dove coltiva un singolare hobby: la caccia agli esseri umani. Nel 1932 la RKO Pictures ha tratto dal racconto un film con lo stesso titolo, diretto da Ernest B. Schoedsack e Irving Pichel, con Joel Mc Crea. La trama della pellicola racconta di uno yacht che, in seguito a una tempesta, fa naufragio su un’isola dei Caraibi. L'unico sopravvissuto è un famoso cacciatore, Robert Rainsford. L'uomo scopre che l’isola è abitata da un russo bianco, sfuggito alla rivoluzione, che vi ha costruito sopra una fortezza dove vive con pochi domestici. Zaroff, grande amante degli sport venatori, si dedica da tempo a quella che considera la caccia più eccitante, quella alla bestia più intelligente, che può dare le emozioni maggiori: la caccia all'uomo. Coloro che approdano sull’isola vengono accolti come ospiti, per poi divenire le sue prede. 

E’ chiaramente al racconto di Connell e al film con Mc Crea che si è ispirato Guido Nolitta per scrivere una delle più avvincenti storie zagoriane: “I cacciatori di uomini”. L’isola nei Caraibi diventa un isolotto su un lago nella regione di Darkwood, e il nobile russo si trasforma in un lord inglese, Alex Nicholson, anch’egli alla ricerca delle forti emozioni che può offrire una caccia grossa a una preda umana. Naturalmente, non ho mai pensato di fare un remake de “La preda umana” e le differenze fra la mia storia e quella nolittiana sono tante. In ogni caso, come mi ha detto Antonio Serra dopo aver letto il primo albo, tutti noi sceneggiatori dovremmo rifare The most dangerous game una volta all’anno.

C’è però un altro precedente che ho tenuto presente per starne distante il più possibile: quello de “La montagna degli dei”, un racconto scritto da Tiziano Sclavi in cui compare Basileo.  Il suo vero nome è Sharky, e una volta era uno stimato archeologo impegnato a scavare reperti ellenistici sul monte Olimpo, là dove la mitologia greca voleva che avesse sede il regno degli dei. Purtroppo, l’emozione di aver scoperto una tomba colma di tesori e il subitaneo tradimento da parte dei suoi uomini decisi a ucciderlo per trafugare gli oggetti d’oro, scatenarono la follia nella sua mente (forse già traballante di suo). 

Non soltanto lo studioso riesce, invasato da una sorta di furia, a sgominare i traditori, ma da quel momento si trasforma in un pazzo assassino che si fa chiamare Basileo (“Re”) e pensa di incarnare la potenza delle antiche divinità olimpiche. Grazie alle ricchezze di cui si è impossessato, crea un simulacro di regno in una selvaggia regione degli Stati Uniti e là compie esperimenti genetici per ricreare gli animali mitologici di cui parlano le leggende. Ma, soprattutto, si esalta cercando di mettere alla prova uomini dalla grande forza, da lui catturati perché affrontino una serie di micidiali prove ispirate alle fatiche di Ercole. Anche in questo caso, sono più le diversità che le somiglianze, perciò sono sicuro che io e Joevito abbiamo consegnato ai lettori una storia abbastanza originale, nonostante tutto. 

Prima che ancora l’avventura sia giunta a conclusione, fra i tanti complimenti mi è giunta anche una critica. Qualcuno, che non sopporta (per suo gusto personale) la narrazione in flashback, si chiede se le più classiche storie nolittiane (come “Zagor contro il Vampiro”) avrebbero avuto lo stesso fascino se fossero cominciate con lo Spirito con la Scure già nel mezzo dell’azione che ricorda gli avvenimenti che l’hanno condotto fin lì. Insomma, Nolitta mai e poi mai avrebbe iniziato un racconto in medias res. Che rispondere? Potrei cavarmela dicendo che io non sono Nolitta per cui scrivo come so e come credo sia meglio: del resto Nolitta ha smesso di scrivere Zagor nel 1980 e sono trentacinque anni che altri autori fanno del loro meglio per mandare avanti la serie. Però, a voler essere precisi, non è esattamente vero che Sergio Bonelli non usasse i flashback. Un suo classico, “Dharma la Strega”, contiene un flashback lunghissimo ambientato in India in cui lo Spirito con la Scure persino non compare. Di altri esempi potrei farne a iosa (intere sequenze de “La rabbia degli Osages” o de “Il Re delle Aquile”, per esempio), e “Zagor Racconta” è un flashback dall’inizio alla fine. E circa gli inizi in medias res, persino il primo albo della serie, “La foresta degli agguati” inizia nel mezzo di una situazione (Za-Gor-Te-Nay è già il Re di Darkwood e sta conducendo una indagine iniziata prima di tavola uno). 

Ma non importa dilungarci: di  certo, Sergio aveva come punto di riferimento il desiderio di stupire i suoi lettori con il sense of wonder che contraddistingueva i suoi albi. Dunque, quando io ho scelto di cominciare una mia storia con un rinoceronte che insegue il nostro eroe, l’ ho fatto con lo stesso intento: sorprendere, stupire, meravigliare. Che è poi l’esatto scopo di ogni narratore. Ognuno di noi decide quale sia il modo migliore per riuscirci. Nolitta una volta ha persino usato un Tucano parlante per raccontare una storia di Mister No: un esperimento geniale e coraggioso. Se lo avessi tentato io prima di lui, mi avrebbero detto: sacrilegio, non sei nolittiano. Però, la cosa buffa è che il fumetto, il cinema, la letteratura, sono pieni di storie che iniziano con un personaggio in pericolo che ricorda come si è trovato in quella situazione. Gli esempi potrebbero essere millemila, uno dei più recenti è la serie TV “The walking dead”, la cui prima puntata comincia con una epidemia di zombi già iniziata e con un uomo che si risveglia dal coma con il problema di capire che cosa sia accaduto a lui e al resto del mondo (gli spettatori lo scoprono con lui attraverso vari flashback). 


Il Tucano di Nolitta
Tuttavia, non si tratta di una novità degli ultimi anni ( e già lo sforzo di tenersi al passo con i tempi basterebbe comunque a giustificarmi): l’ Iliade di Omero comincia in medias res! Ci troviamo infatti nel corso dell’ultimo anno della guerra di Troia. Tutto quello che è successo prima viene ricostruito successivamente. Ma ance metà Odissea e un bel pezzo dell'Eneide sono raccontate in flashback dopo un inizi a metà viaggio dei due protaginisti. Dunque non ho inventato io la tecnica del racconto con i personaggi già in azione che ricordano gli avvenimenti precedenti. Mi sarebbe piaciuto tanto averlo fatto e poter essere ammirato a tutti per la genialità. Purtroppo mi hanno preceduto.



lunedì 9 marzo 2015

FUMETTI IN CLASSE


Moreno Burattini (a destra) in quarta elementare

Ho già parlato in questo spazio dell’esperimento didattico iniziato lo scorso anno in una scuola romana, l’Istituto Comprensivo “La Giustiniana”, da una insegnante, Anna Teresa Fiori, lettrice di Zagor. La maestra ha spinto i suoi giovanissimi allievi alla lettura dei fumetti, e li ha fatti esercitare nel ricavarne commenti e analisi che si sono fatti sempre più complessi e approfonditi di pari grado con la crescita dei bambini. Io e altri autori (tra cui il disneyano Roberto Gagnor) siamo stati intervistati per lettera e per telefono, e in una occasione sono andato a far visita ai ragazzi (lo vedete nella foto più in basso). Anna Teresa Fiori mi ha fatto giungere gli ultimi testi elaborati dalla sua scolaresca (quest’anno, una quarta elementare). Mi sembrano risultati  straordinari, e ve li propongo integralmente. Il fatto che il mio nome ricorra più di altri è soltanto dovuto al fatto che, essendomi recato presso di loro, in qualche modo ho lasciato maggiormente il segno (non accusatemi di vanagloria). Complimenti a tutti gli studenti e alla loro insegnante. 



EDOARDO: A me piacciono tanto i fumetti, non solo perché tutta la mia famiglia li leggeva ma perché volo con la fantasia. Quando ho letto "Qui, Quo, Qua e il canestro più bello" mi sembrava di essere sul campo di basket insieme ai nipotini a gareggiare contro i bassottini. Alessia Martusciello è stata bravissima a disegnare quel fumetto! Moreno Burattini, Roberto Gagnor e Francesca Agrati sono i miei sceneggiatori preferiti e quando li leggo sono proprio felice perché so che le loro storie sono ricche di avventure nelle quali posso tuffarmi. Io sono stato tanto orgoglioso quando Moreno ha parlato di noi sul suo blog ed anche su Zagor!

ARIANNA: Una delle mie passioni è leggere e da quando ho conosciuto Moreno Burattini mi sono appassionata anche ai fumetti ed ora i fumetti occupano un posto molto importante nella mia vita. Quando li leggo sono molto felice e sento di poter fare qualunque cosa, basta lasciar andare la fantasia ed entrare nei fumetti che sto leggendo. Nessun fumetto è noioso però ci sono quelli con Paperino che mi divertono di più. Mi piace molto anche Zagor: Prisco fa dei disegni meravigliosi!

LORENZO: Il mio fumetto preferito è Zagor e mia mamma me lo compra sempre. Quando l'ho raccontato a Moreno Burattini lui mi ha detto che spera che questa passione durerà anche da grande ed io gli ho detto di sì  perché Zagor mi fa stare tanto bene e mi fa sognare e io mi immagino dentro il fumetto a volare tra le liane insieme a Zagor e a combattere i cattivi con lui. Poi c'è Cico che fa tanto ridere. Io quando leggo le battute di Cico rido tantissimo da solo, col fumetto in mano. Il maestro Gianfranco ha regalato alla classe un albo di Zagor ed io quando facciamo invito alla lettura lo prendo sempre perché è il mio preferito. L'ho letto un sacco di volte, conosco le battute a memoria! Moreno Burattini è proprio il mio sceneggiatore preferito e Giuseppe Prisco è il mio disegnatore preferito.

ARTUR: Nella mia immaginazione io sono un piccolo Casty e da grande vorrei diventare come lui. Quando ho scritto a Topolino gli ho detto che io vorrei diventare un disegnatore e uno sceneggiatore proprio come Casty. A Topolino ho anche mandato un disegno con Paperinik e Topolino mi ha risposto che disegno molto bene. Ho raccontato i miei sogni anche a Moreno Burattini e a Roberto Gagnor e loro, con parole diverse ma con gli stessi pensieri, mi hanno detto che sono ben felici del mio proposito di lavorare nel mondo dei fumetti e che devo esercitarmi sin da adesso, scrivendo e disegnando tanto. Sarà sempre bello, utile e divertente. Non devo aver paura a copiare gli autori che mi piacciono perché serve per imparare. E magari tra qualche anno sarò anche io un autore di Topolino.

GIORGIA: I fumetti mi piacciono da sempre. Quando avevo 3 anni guardavo solo le immagini, poi ho imparato a leggere e sono diventata un'appassionata di fumetti. Quando li leggo non solo ci entro dentro per vivere l'avventura accanto ai miei eroi ma penso sempre a come avrei scritto la storia se fossi stata io la sceneggiatrice. Moreno Burattini e Francesca Agrati sono i miei sceneggiatori preferiti e Ferri e Prisco sono i miei disegnatori preferiti. Da grande mi piacerebbe diventare scrittrice di libri fantasy e quando l'ho detto sia a Moreno Buratini (a proposito: lo sapete che siamo nati lo stesso giorno?) che a Roberto Gagnor mi hanno dato gli stessi consigli, di leggere tanto e con gusto e di non aspettare di essere grande per scrivere ma di farlo già da adesso che è divertente ed imparo tante cose. Vorrei poter dare dei consigli a quei bambini che non leggono. Vorrei dire loro di provare a leggere i fumetti perché leggendoli possono volare con la fantasia e trovare tutto quello che hanno sempre desiderato e sognato, quella pace che ogni bambino desidera di trovare. Infatti è per questo che mi sono innamorata del fumetto.

FEDERICA: A me i fumetti non piacevano tanto ma da quando ho conosciuto Moreno Burattini è cambiato tutto ed ora mi piacciono tantissimo. Quando li leggo sogno tante avventure fantastiche e questo mi diverte. Mi immagino a parlare di moda con Minni, Paperina e Brigitta oppure a lottare con Zagor contro i cattivi. Adesso ho tanti fumetti che porterò con me a Romics per gli autografi.

KASUNI: Io preferisco i fumetti ai libri perché mi piacciono molto i disegni. Sogno di essere una disegnatrice e vorrei diventare brava come Gallieno Ferri, Giuseppe Prisco ed Alessia Martusciello. I miei sceneggiatori preferiti sono Moreno Burattini, Roberto Gagnor e Tito Faraci. Mi piace tantissimo leggere le storie di Zagor perché è alto e bello ma anche perché c'è Cico che è un po' grassottello ma è pieno di allegria. Vorrei vivere un sacco di avventure con loro e leggere i fumetti di Zagor mi permette di sognare ad occhi aperti.

BENEDETTA: Ho iniziato a leggere i fumetti grazie a Moreno Burattini. Adesso i fumetti sono la mia passione e li leggo ogni sera e li leggiamo anche in classe quando facciamo Invito alla Lettura. A me piacciono le storie di avventura con Zagor e Paperinik, ma anche quelle dove c'è Pluto, il cane di Topolino. Io da grande vorrei diventare una disegnatrice come Alessia Martusciello. Lei è molto brava a disegnare.

VITTORIA: A me piacciono moltissimo sia i libri che i fumetti. Quando leggo mi sembra di essere su un arcobaleno dove tutto intorno a me è pieno di colori. I miei autori preferiti sono Daniel Pennac, Luis Sepulveda e Moreno Burattini. I miei disegnatori preferiti sono Giuseppe Prisco e Alessia Martusciello. Zagor è bellissimo, ma vorrei suggerire a Moreno Burattini di far fare una dieta a Cico perché è troppo ciccione e se fosse più magro sarebbe molto bello anche lui.

GIACOMO: Io quando leggo un fumetto mi emoziono talmente tanto da vedermi proprio dentro il fumetto. Mi vedo a fianco di Paperinik mentre insieme combattiamo gli Evroniani, una razza aliena criminale. La mia disegnatrice preferita è Alessia Martusciello. Le ho scritto un sacco di lettere e lei mi ha risposto con un grande disegno di Paperinik e a Natale mi ha mandato una cartolina personalizzata disegnata da lei con Paperinik che dice "Tanti auguri, Giacomo!".

ALEXANDRA: Io preferisco il fumetto al libro anche se la nostra maestra ci sta leggendo un libro di Daniel Pennac che si intitola "Ernest e Celestine" ed è un libro stupendo. I fumetti però li adoro proprio! Mi piace tantissimo Zagor perché vive mille avventure e mi piace tantissimo anche Brigitta perché è bellissima.

ALESSANDRO: Ho iniziato ad amare i fumetti grazie a Moreno Burattini che è il mio sceneggiatore preferito. Ogni mese esce Zagor ed io lo prendo sempre. A casa ho trovato anche dei vecchissimi numeri di Zagor che sono di mio padre quando era piccolo, forse ancora prima!

ANDREA MAX: A me piace tantissimo leggere i fumetti anche se quando li finisco sono un po' sono in ansia a pensare a cosa avverrà nel prossimo episodio. Zagor mi piace tantissimo perché è un eroe buono che combatte contro le creature malvagie e il mio sceneggiatore preferito è Moreno Burattini e il mio sceneggiatore preferito è Giuseppe Prisco. Io ho scritto tante lettere a Moreno e lui mi ha sempre risposto con tanta gentilezza.

FLAMINIA ADA: A me non piace molto leggere e ai fumetti preferisco i libri di Tea Stilton. Se entrassi in un fumetto vorrei subito uscirne. Però non è che legga molto e mi farebbe bene leggere un po' di più ma il punto è che non è la mia passione.

LORELAI: A me piacciono sia i libri che i fumetti. Ora sto leggendo "Hellgate brucia" e mi piace tantissimo anche se non è stato sceneggiato da Moreno Burattini che però rimane il mio sceneggiatore preferito.

ARIANNA KAROL: Da quando ho conosciuto Moreno Burattini, leggere i fumetti è diventata la mia passione. Ogni sera leggo sempre fumetti e libri e i miei fumetti preferiti sono quelli di avventura con Zagor, Tex e Topolino come protagonisti. Se entrassi in un fumetto mi piacerebbe vivere un'avventura con Zagor, ma anche con Minni che è il mio personaggio femminile preferito. Da grande sogno di diventare una famosa disegnatrice come Alessia Martusciello.

SANELA: Il primo fumetto che ho letto è stato Il giorno del giudizio" e leggendolo mi sono appassionata talmente che ora cerco Zagor ovunque. L'ho comprato anche in macedone, quando quest'estate sono andata a trovare i miei nonni! Quando leggo Zagor (e anche altri fumetti) mi incanto e starei ore e ore a leggere senza fare pause! I miei disegnatori preferiti sono Moreno Burattini e Bruno Enna mentre tra i disegnatori preferisco Gallieno Ferri, Giuseppe Prisco, Paolo Bisi e Alessia Martusciello.

DANIELE: Quando leggo i fumetti come prima cosa guardo chi ha sceneggiato e chi ha disegnato la storia. Ormai conosciamo tanti fumettisti ed i miei preferiti sono Burattini, Faraci e Casty tra gli sceneggiatori e tra i disegnatori Prisco, di nuovo Casty e Martusciello.    Poi inizio a leggere ecomincia l'avventura con la fantasia. Leggo quello che sta succedendo e mi immagino di essere io il protagonista.  Quando guardo tutti i fumetti che ho, immagino sempre una piscina piena di fumetti ed io che mi ci tuffo dentro come fa zio Paperone con le sue monete d'oro.

FEDERICO: Io penso che leggere deve appassionare ed essere una cosa piacevole; se leggere deve essere una costrizione è meglio non leggere. A me piace moltissimo leggere e leggo fumetti fin da quando ero piccolo.Quando finisco un libro o un fumetto provo una soddisfazione immensa.

LORENA: Quando ho conosciuto Moreno è stato emozionante. Moreno è lo sceneggiatore più bello e le cose che scrive sono magnifiche. E' stato grazie a lui se mi sono appassionata ai fumetti e grazie alla maestra Anna Teresa se mi sono appassionata ai libri. Leggere è vivere delle grandi avventure. I personaggi dei fumetti che mi piacciono di più sono Zagor, Topolino, Paperinik e zio Paperone perché sono i protagonisti di storie avvincenti ed avventurose.

ROMEO: Per me il fumetto è qualcosa che ti dà tante emozioni. Quando leggo una storia che finisce bene io sono felice, provo tristezza quando le cose non vanno tanto bene, gioia quando il finale è commovente. Il mio fumetto preferito è Zagor, il mio disegnatore preferito è Giuseppe Prisco e il mio sceneggiatore preferito è Moreno Burattini. 

SOFIA: Io sogno di diventare una sceneggiatrice della Disney ed il mio fumetto preferito è Topolino. Mi piace molto anche Zagor perché è ricco di avventura. Poi Zagor è bellissimo anche se a me piace di più Cico il cicciottello. Moreno Burattini ci ha scritto tante volte e sempre ci ha detto che leggere è molto importante e che bisogna farlo con gioia. Anche la maestra Anna Teresa ci dice le stesse cose. A me piace tantissimo leggere e leggere soprattutto i fumetti. Senza fumetti il mondo sarebbe molto triste ed io non mi divertirei.

ALESSIA: E' grazie a Moreno Burattini se mi piace così tanto leggere i fumetti! E' stato lui a farci entrare nel mondo dei fumetti e a farci capire quant'è bello leggere storie che hanno dei disegni! Prima pensavo che non avrei capito niente se non c'erano delle lunghe frasi a spiegare le cose, come in un libro. Invece grazie a Moreno ho capito che le immagini spiegano benissimo le storie che gli sceneggiatori raccontano ed è persino più bello! Io vorrei conoscere di persona Minni perché è bella e simpatica però vorrei vivere un'avventura con Topolino e con Zagor. 



mercoledì 25 febbraio 2015

CICO DETECTIVE




E' in edicola il n° 11 della collana a colori dedicata dalle Edizioni If alla riproposta degli albi di Cico in ordine cronologico (quelli originariamente usciti, in bianco e nero, sotto il marchio Bonelli tra la fine degli anni Settanta e il 2007). Si tratta di "Cico Detective", con testi mie e disegni di Francesco Gamba. A corredo del racconto a fumetti c'è, come di consueto, un mio commento. 

Fino al 1994, gli Speciali Cico bonelliani erano usciti con cadenza annuale. Iniziati nel 1979, si erano interrotti nel 1983 per riprendere nel 1990, ma sempre con un solo titolo all’anno. Nel 1995, invece, il buon riscontro di pubblico convinse la Casa editrice a trasformarli in semestrali. A giugno uscì infatti "Cico Detective" e sei mesi dopo, in dicembre, ecco “Cico sull’Isola del Tesoro”, che le Edizioni If ripresenteranno con la prossima uscita. Per me, che dovevo scriverli tutti, iniziò un tour de force: 256 pagine l'anno voleva dire oltre 20 tavole al mese da consegnare a Gamba, e dovevano essere pagine piene di gag, battute, sketch, situazioni buffe. Una sfida che mi stremava ma anche mi appassionava e divertiva. Anzi, gli albi migliori sono nati in questo contesto.

Una caratteristica dell'undicesimo albo  è che che non si tratta di un racconto narrato in flashback (come la maggior parte degli altri) ma vissuto in presa diretta, dove Cico fa coppia con Bat Batterton. “E’ uno dei caratteristi che amo di più”, ha spiegato una volta Sergio Bonelli, “perché rappresenta la mia rivincita nei confronti degli investigatori alla Sherlock Holmes, che da un capello trovato nella vasca da bagno riescono a risalire all’assassino. Con Batterton volevo proprio mettere alla berlina questo tipo  di personaggio”. Tentativo perfettamente riuscito, visto che tanto Sherlock Holmes è un asso nei travestimenti, tanto Bat trova sempre il modo di farsi riconoscere; e mentre al detective di Baker Street non sfugge un indizio e da quello è in grado di dedurre le più ineccepibili conclusioni, quello di Darkwood prende inevitabilmente cantonate. Batterton è ancora oggi una presenza ricorrente nella serie, ma il ricordo dei lettori ogni volta che si parla di lui corre all’episodio "La Casa del Terrore", di Guido Nolitta e Gallieno Ferri, uno dei classici del primo periodo zagoriano, a cui sicuramente si rifà “Cico detective”. Ambientazione, tipo di situazioni e reazioni del messicano e di Batterton di fronte alla paura sono uguali o paragonabili. 

L’albo è costruito anche come parodia de “I delitti della Rue Morgue” di Edgar Allan Poe (il primo “giallo” della storia) e di "Assassinio sull'Orient Express" di Agatha Christie, dove Hercule Poirot non scopre un colpevole fra i sospetti proprio perché i sospetti sono tutti colpevoli, avendo assestato ciascuno una coltellata alla vittima. La soluzione del “poliziesco” che avete appena letto è appunto l’esatto rovesciamento di quella trovata. Una curiosità: le parole “tango borango marango” con cui un addestratore dà ordine a una scimmia del circo sono state inventate da Sergio Bonelli in persona, che me le suggerì, divertito dopo aver letto e approvato il mio soggetto. Secondo me, è uno dei miei migliori Cico.

giovedì 19 febbraio 2015

PERCHE' LO FAI?


Moreno Burattini visto da Nik Guerra


Una delle mie passioni è, da sempre, quella per gli aforismi. Ne ho parlato tante di quelle volte anche in questo spazio che credo di non aver bisogno di spiegarlo di nuovo. Così come chi è un appassionato del grande calcio in TV cerca di giocarlo in privato con gli amici, o chi ammira un cantante prova a cantarne le canzoni al karaoke, ho sempre tentato di  cimentarmi con il genere cercando di comporre frasi pungenti come quelle dei maestri che più ammiro, da La Rochefoucauld a Karl Krauss  passando per Ambrose Bierce

Avendo a disposizione, come tanti (se non quasi tutti), miei spazi privati su Facebook, Twitter e su questo blog, ho pensato di far leggere agli eventuali interessati alcune delle mie composizioni (altri, in fondo, pubblicano le foto dei compleanni dei figli o dei loro gerani, io pubblico battute e riflessioni). Credevo che coltivare un hobby del genere potesse essere consentito anche a uno come che, di mestiere, scrive fumetti. Invece, secondo taluni, proprio per il mio ruolo di autore, e per il fatto che il mio nome viene accostato fatalmente a quello degli eroi di carta di cui mi occupo, farei meglio a lasciar perdere.  Ho ricevuto infatti alcune mail in cui mi si consiglia (perfino con toni non troppo amichevoli) di limitarmi, nei social forum, a parlare di comics. Le accuse, più o meno, sono queste: mi darei arie da intellettuale, mi atteggerei a divo, mi crederei un personaggio, sarei un narcisista, pontificherei come se sapessi tutto nonostante la mia ignoranza, copierei le mie freddure su libriccini nelle edicole delle stazioni ferroviarie. Ma, soprattutto, dovrei smetterla di “scrivere cazzate su Facebook dalla mattina alla sera”. C’è poi chi si sente offeso dalle mie battute sulla politica o sulla religione, nonostante io ne faccia bipartisan a trecentosessanta gradi e non usi mai toni volgari (ma non importa, i permalosi si offendono lo stesso). 

I miei critici si rendono ben conto, e lo ammettono loro stessi, che nei propri spazi uno dovrebbe avere il diritto di scrivere quello che vuole, ma questo diritto a me non può essere concesso appunto perché sono un personaggio pubblico, con lettori che vanno rispettati nelle loro diverse opinioni, ma soprattutto non è giusto che io mescoli il cattivo gusto dei miei aforismi con il nome di Zagor. Mi pare doveroso, a questo punto, chiarire alcuni punti. 

Primo: è assolutamente falsa la pretesa identificazione di Zagor con uno dei suoi autori, men che mai con il sottoscritto. Ogni autore di Zagor ha pensieri e atteggiamenti propri che nulla c'entrano con il personaggio. Zagor va valutato per com'è, è un fumetto che vive di vita propria (si potrebbero persino ignorare i nomi di chi lo scrive e lo disegna). 

Secondo: il fatto che io abbia messo la parola Zagor fra virgolette nell'intestazione della mia pagina Facebook (Moreno “Zagor” Burattini)  è soltanto una sorta di nickname identificativo per far capire che di me si tratta e non di un mio omonimo (ce ne sono diversi). Internet è pieno di nik zagoriani, possibile che solo a me debba essere contestato? Non c’è nessuna immagine riguardante lo Spirito con la Scure né sulla mia pagina su Facebook né sul mio profilo twitter. Qui sul blog, un testo di presentazione chiarisce in modo puntuale che qualunque opinione espressa è da ritenersi del tutto personale. 

Terzo: nessuno è obbligato a seguirmi in Rete se ritiene fastidioso ciò che scrivo. Penso che basti ignorarmi per vivere tranquilli. 

Quarto: gli aforismi che scrivo sono tutti miei e non li copio da nessuna parte (a meno che non mi capiti, nella gran quantità, di scrivere una frase a mia insaputa già scritta in modo più o meno simile da un altro). Peraltro, coloro che mi seguono sono in costante aumento e dunque posso sperare che ciò significhi un apprezzamento per quel che vado facendo. I miei aforismi, addirittura, presto saranno raccolti in un libro: insomma, fanno parte del mio lavoro. Non capisco perché io possa (se posso) scrivere storie buffe di Cattivik o di Cico ma qualcuno voglia contestarmi il diritto di fare l'umorista anche in altre modalità di espressione. Ognuno, beninteso, ha tutto il diritto di ritenere una frase che io reputo spiritosa come una “cazzata”: al che, pazienza, spero che si apprezzerà la successiva. Se poi qualcuno non mi apprezza per niente, non posso pretendere di piacere a tutti. 

Quinto: riguardo alla religione, non mi sono mai accorto di aver offeso la fede di nessuno, al limite si sdrammatizza sugli atteggiamenti di certi esagitati (dunque si prende benevolmente in giro l'esasperazione di taluni, caricaturale di per sé anche nel caso degli invasati dalla politica). Farne una facezia è (nelle mie intenzioni) un modo per sorriderci su tutti assieme, in modo catartico e liberatorio. 

Sesto: circa il mio presunto narcisismo, non posso essere io a giudicare. Mi pare però di essere invece una persona dimessa, disposta a parlare con tutti sempre cordiale e con il sorriso sulle labbra. In ogni caso sono narcisisti la maggior parte degli artisti (non che io mi ritenga tale) e meno male che lo sono perché se no terrebbero le loro opere nei cassetti e non le esibirebbero. Vero è che sento come irrinunciabile il diritto di essere me stesso e di esprimermi: un diritto che tanti miei colleghi fanno proprio con più veemenza di me (ci sono alcuni che passano su Facebook molto più tempo di me fino al punto da essere diventati delle rockstar, cosa che io non sarò mai – né ci tengo), del resto siamo scrittori,  lavoriamo con le parole, fa parte del nostro essere, siamo personaggi pubblici davanti a un seguito di lettori che, se tacessimo, ci chiederebbero di parlare. 

Settimo: a proposito del mio “sputare sentenze”, temo che il pregiudizio ottenebri la giusta visione delle cose: i miei aforismi seminano dubbi, non propugnano certezze. Anzi, prendo in giro quelli che sanno tutto loro. Come si possa aver capito il contrario, proprio non lo so (e la  cosa non depone a favore dell’intelligenza dei detrattori). 

Ottavo: in ogni caso, tra un aforisma e l’altro le notizie sul mondo del fumetto non mancano mai e anzi predominano: mi si può seguire per queste, ignorando quelli. Del resto, con la mia attività (svolta a titolo gratuito e nei ritagli di tempo – io non fumo e ci dedico le pause sigaretta concesse agli altri) sopperisco alla mancanza su Facebook e su Twitter di profili ufficiali zagoriani. Ho proposto, alcuni anni fa, che venissero aperti ma non è stato fatto. Nell’attesa, ho cercato di colmare un vuoto di cui tanti lettori si lamentavano. Il fatto che non scriva solo di fumetti ha portato a far sì che il bacino a cui mi rivolgo sia molto superiore di quelli che mi seguirebbero se parlassi solo dello Spirito con la Scure: il che comporta che ogni volta che parlo di Zagor il messaggio giunge a parecchie persone in più, molte delle quali non leggono le avventure del Re di Darkwood e potrebbero iniziare a farlo incuriosite da ciò che scrivo. Cosa che, so per certo, essere accaduta più volte. 
Se la domanda, insomma, è “perché lo fai?”, ecco dunque perché lo faccio.

giovedì 5 febbraio 2015

ADE CAPONE, SEMPRE QUATTRO PASSI AVANTI A ME


Mercoledì 4 febbraio 2015 è scomparso Ade Capone. Un collega ma, soprattutto, un amico. Aveva quattro anni più di me, ed è appunto datata quattro anni prima della  mia la sua sceneggiatura d’esordio apparsa nella serie dello Spirito con la Scure. E'  quella de “Il tempio del sacrificio” (1987) in cui compare il sacerdote del male Stephan.  Ricordo che quando, da semplice lettore, divorai quella storia, la trovai emozionante come se a scrivere Zagor fosse tornato Nolitta (nonostante mi rendessi perfettamente conto che la calligrafia era quella di un altro, e a quei tempi l’autore dei testi non era indicato). 

Ade Capone e Moreno Burattini nel 1991
Nel 1990 incontrai per la prima volta Ade nell’ufficio di Decio Canzio, dove entrambi eravamo stati convocati insieme per un brainstorming sul futuro del Re di Darkwood, nel cui staff io ero stato appena arruolato. Lui aveva 32 anni, io 28. Naturalmente, ai miei occhi, e anche nella realtà dei fatti, Capone era un affermato professionista e io un debuttante che da lui avevo soltanto da imparare. Ade mi dimostrò subito grande simpatia e da quella prima stretta di mano nacque la nostra venticinquennale amicizia. In seguito io mi sono trovato ad avere l’onere della cura di Zagor e, in qualche modo, a essere il suo editor: ho insistito a lungo perché scrivesse il ritorno di Stephan e ho supervisionato le sue ultime sceneggiature zagoriane, quelle da lui scritte negli ultimi dieci anni, trovandolo sempre proposito e collaborativo. Quando scriveva mi telefonava spesso per chiedermi se, secondo me, una certa sua idea poteva essere quella giusta per risolvere una situazione, e ci intendevamo perfettamente sul modo di procedere perché ci accomunava la stessa passione per l’eroe di Nolitta e Ferri.

Ade Capone con Gallieno Ferri (2013)
E’ stato a Salsomaggiore, la sua città, dove era stato organizzato un incontro pubblico, in una piazza, per parlare di fumetti, che ci siamo trovati a cena, un paio di anni fa, con il disegnatore Paolo Bisi, piacentino e dunque vicino di casa di Capone, che Paolo conosceva bene anche perché aveva lavorato con lui a Lazarus Ledd. Ho dunque proposto a tutti e due di fare una storia insieme, e il vulcanico Ade disse subito: “E’ da tanto che vorrei far tornare sulla scena i Lupi Neri”. “Portami un soggetto, e lo potrai fare”, ho risposto. Così, la sceneggiatura intitolata “Iron Wolves” che Bisi sta attualmente disegnando è stata la sua ultima, e uscirà postuma appena possibile. Ma non era soltanto Zagor a legarci. Nel corso degli anni Novanta, insieme a due amici, mi imbarcai nell’avventura di aprire una fumetteria nel centro storico di Prato, "Mondi Paralleli” (che esiste ancora, anche se nessuno dei tre fondatori ne è più proprietario). Capone mi aveva preceduto, essendo già prima di noi divenuto uno dei promotori di una fumetteria di Salsomaggiore, nata sotto l’egida Star Shop, che fungeva anche da agenzia di distribuzione. Io e i miei soci andammo dunque a trovare Ade che ci spiegò come funzionava le gestione di un negozio come quello che ci accingevamo a inaugurare, aiutandoci a fare dei conti e dandoci delle fondamentali dritte. 

Ade con il suo ultimo libro
Capone mi ha anche fatto incontrare alcuni dei musicisti che più amo, come Enrico Ruggeri e Max Pezzali, suoi buoni amici, e ci siamo trovati insieme ad assistere a dei concerti nel backstage. Anche se negli ultimi anni il suo nuovo lavoro di autore televisivo lo aveva un po’ allontanato dal fumetto, passava spesso in redazione e mi parlava di quello che stava facendo. Mi ha personalmente portato i suoi due libri nati dall’esperienza di “Mistero”, la trasmissione di Italia 1 di cui era una delle colonne. Insomma, il nostro rapporto andava ben oltre quello professionale. 

Leo Ortolani in ricordo di Ade Capone
Caro Ade, condividevamo tante idee sul mondo, sulla letteratura, sulla musica, sul modo di fare fumetto e sulla vita. Io ti ammiravo per la tua capacità imprenditoriale (hai creato e gestito da solo una etichetta indipendente come la “Liberty”), per la tua versatilità e la tua capacità di muoversi su più fronti, sceneggiando anche personaggi storici diversissimi fra loro tra cui addirittura il mitico Conan. La notizia della tua morte, avvenuta per un improvviso attacco di cuore, mi ha colto del tutto impreparato.  Abbiamo lavorato insieme per anni a un personaggio immortale, Zagor, ma noi siamo tutti semplici uomini accomunati dallo stesso destino. Non so dove tu sia, Ade, ma fin quando resterò vivo una parte di te sarà custodita in me. Per ricordare un po’ delle cose che hai fatto (tutte sarebbe impossibile) ho recuperato il testo scritto per presentarti su Zagor Collezione Storica a colori. Ricordo che mi telefonasti per dirmi grazie, perché ti era piaciuto. 
So long, amico.





ADE CAPONE: 
PASSIONE E MESTIERE
di Moreno Burattini

Su Zagor Collezione Storica a colori n° 102

La prima avventura di Zagor sceneggiata da Ade Capone
La storia con cui si apre questo volume, in cui Zagor si trova ad affrontare gli adepti di una setta satanica, è la prima dello Spirito con la Scure firmata da Ade Capone, uno sceneggiatore giunto sulla serie nel 1987 dopo aver esordito nel 1980, appena ventiduenne,  su un “Albo Blitz” della Universo. Nella rubrica della “Posta” dell’albo Zenith n° 364, Sergio Bonelli racconta in prima persona le divertenti circostanze del suo incontro, avvenuto agli inizi degli anni Ottanta,  con il giovane Adelino (questo il nome di battesimo per esteso dell’autore), nato a Piacenza nel 1958: “E’ da alcuni anni che Ade Capone collabora con la nostra Casa editrice. La sua prima storia, riguardante un gruppo di irriducibili soldati giapponesi, uscì nel 1986 su Mister No. Prima però egli si era già fatto le ossa, fumettisticamente parlando, cominciando a sceneggiare prestissimo per ‘Boy Music’, ‘Skorpio’ e ‘L’intrepido’. Intanto studiava da geologo e, dato che i fumetti erano lavori occasionali, si pagava gli studi in piscina. Già, forte del suo fisico e della sua abilita di nuotatore, Capone faceva il bagnino salvavita e l’istruttore di nuoto nella piscina di un albergo di Salsomaggiore. Fu proprio lì che il sottoscritto ebbe la ventura d’incontrarlo. Nonostante le mie buone capacità di fondista, a causa della limitata ampiezza della vasca nuotare era fuori questione, così impiegai il tempo a chiacchierare con il bagnino, come avrei fatto con qualunque altro appassionato di Zagor. Una cosa tira l’altra: Ade mi confidò di avere ambizioni di fumettaro, io gli diedi i soliti consigli e, un paio di anni dopo, iniziò la nostra collaborazione”. Proseguendo, Bonelli già anticipa l’uscita di una storia scritta dallo sceneggiatore per Martin Mystère, riguardante gli antichi Sumeri, destinata a venire pubblicata nel 1992. Ma non c’è dubbio che sia il Re di Darkwood il personaggio bonelliano più congeniale a Capone, tant’è vero che ancora oggi continuano a uscire, sia pure sporadicamente, sue storie zagoriane: l’ultima, un Maxi intitolato “Erie Canal” è datato 2013. 

In ogni caso, l’attività in casa Bonelli è soltanto uno degli elementi della variegata biografia professionale dell’autore piacentino, per il quale l’approdo in via Buonarroti non segna un punto di arrivo, quanto piuttosto una tappa lungo un percorso fatto di esperienze diverse e, talvolta, coraggiose. Infatti, all’inizio degli anni Novanta lo vediamo pubblicare per la Star Comics una serie a fumetti tutta sua, Lazarus Ledd, “bonellide” nel formato e nell’ispirazione, ma in grado di caratterizzarsi in modo originale e, soprattutto, di godere di un buon seguito, in Italia e all’estero, fino al momento della chiusura, nel 2009. Capone si dimostra in grado non solo di poter reggere il peso di una collana scritta quasi del tutto da solo, ma anche da quello della cura editoriale. La Star gli affida la cura anche di altre serie e miniserie, sue (quali “Morgan” e “Trigger”) o realizzate da altri (quali “Goccianera” e “Samuel Sand”), così come la traduzione e la supervisione di fumetti americani.  Lazarus Ledd è uno fra i primi fumetti italiani a verdersi dedicato un CD musicale, così come ad aver dato vita a crossover e team up, tra cui quelli con personaggi letterari quali il Lazzaro Santandrea di Andrea G. Pinketts e l’inquisitore Eymerich di Valerio Evangelisti, ma anche con Sam Fisher, protagonista del videogioco “Tom Clancy’s Splinter Cell”. 

Viva la libertà

Non pago, lo sceneggiatore (pioniere in Italia da questo punto di vista) diventa imprenditore in proprio dando vita alla “Liberty”, una etichetta indipendente distribuita soltanto in fumetteria e nelle mostre mercato. Dunque, cerca nuove forme e nuovi canali per realizzare e vendere i propri personaggi, libero da ogni vincolo: una tensione, questa verso la sperimentazione, così come verso la contaminazione fra i media, questa, che caratterizza l’intera produzione caponiana. Sotto l’egida del proprio marchio autoproduce e pubblica alcune miniserie di notevole spessore e di taglio autoriale, quali “Erinni”, “Kor One”, “Il potere e la gloria”. La prima, disegnata da Luca Panciroli, ha per protagonista una serial killer psicopatica; la seconda, frutto dei pennelli di Roberto De Angelis, racconta di un cyborg impegnato in brutali combattimenti sul ring; la terza, è una storia supereroistica illustrata da Stefano Raffaele. I tre disegnatori citati, scoperti da Capone ancora giovanissimi, testimoniano un’altra capacità, quasi rabdomantica, di Ade: quella di talent scout, che gli vale un premio ANAFI. Tra i professionisti del pennello da lui lanciati si annoverano, infatti, molti futuri pezzi da novanta della scuola fumettistica italiana: Giancarlo Olivares, Emanuele Barison, Alessandro Bocci, Michele Cropera, Fabio Bartolini, Sergio Gerasi (solo per citarne alcuni). Nel 1995 vince il premio Fumo di China come miglior sceneggiatore, e nel 1998 quello (dato dalla stessa rivista) come miglior editore indipendente.  

L'ultima avventura di Zagor scritta da Capone
Nuovi orizzonti

Sempre alla ricerca di nuovi stimoli, nel 1997 Ade realizza due storie di Conan il Barbaro per Marvel Europe, si cimenta nel rilancio e nella riscrittura sulle pagine di una rinnovata versione dell’ “Intrepido” di uno dei primi superoroi italiani, Radar. Poi  collabora con Max Pezzali realizzando un albo a fumetti che racconta gli inizi della carriera del cantautore. Quindi si cimenta come autore televisivo firmando i testi di trasmissioni di successo quali “Il Bivio”, “Quello che le donne non dicono”, “Real CSI”, “Invincibili”, “Mistero”. Da quest’ultima, nascono il libro “Contatto” (Piemme), dedicato agli incontri ravvicinati con gli alieni, pubblicato nel 2011, e “Indagine sull’Aldilà” (Priuli & Verlucca, 2013), inchiesta sui fenomeni NDE (“Near Death Expercience”, o esperienze di premorte). Benché il suo impegno in TV sia divenuto la sua attività principale, tuttavia la sua passione resta il fumetto. Capone continua perciò a dedicarsi ancora oggi, nei ritagli di tempo, alla scrittura di Zagor.


venerdì 23 gennaio 2015

2014: TUTTI I NUMERI DI ZAGOR


Omaggio a Sergio Bonelli. Lo Zagor di Makkox (2011)

Prima di cominciare, vi segnalo l'arrivo su Twitter di un account non ufficiale ma attivo, attendibile e appassionato dedicato allo Spirito con La Scure: si tratta di Zagor Forever (@Zagorforever). Ve lo consiglio caldamente. Quindi, passiamo all'argomento di questo post. Come forse ricorderete, prima dell’inaugurazione di “Dime Web, il blog che ha proseguito in Rete l’esperienza di “Dime Press” (che mi riguardò da vicino), il super esperto Saverio Ceri fu ospitato più volte proprio in questo spazio con la sua rubrica “Diamo i numeri”. Saverio aggiorna costantemente le sue classifiche e le sue statistiche bonelliane e ci ha abituato a degli imperdibili rendiconto annuali sulla produzione di Via Buonarroti. L’ultimo articolo, intitolato “L’anno dei record”, riguarda tutto ciò che Casa Bonelli ha pubblicato nel 2014 e potete andare a leggerlo semplicemente cliccando qui. Qui di seguito mi limiterò a estrapolare e commentare i soli dati che riguardano il sottoscritto e, soprattutto, lo Spirito con la Scure.



Omaggio a Zagor di Giancarlo Caracuzzo (2008)


TAVOLE E ALBI

La Sergio Bonelli Editore ha dato alle stampe, nel corso del 2014, ben 21.493 pagine inedite, record assoluto della sua ultra settantennale storia editoriale. Gli albi inediti pubblicati sono stati 182, ventiquattro in più dello scorso anno.

La serie con più pagine e più albi all’attivo è Dylan Dog (2500 tavole, 19 albi), seguita da Tex (2276 tavole, 17 albi), ma buon terzo, su venti testate in classifica, si piazza Zagor, protagonista di 1954 pagine e 16 albi. 

Dividendo 1954 per 12 (numero dei mesi) si ottiene quasi 163 tavole al mese (non è proprio come se fossimo quindicinali, traguardo per cui ne occorrerebbero 188, ma quasi). Non male, considerando che il sottoscritto cura la testata con orario part-time.


SCENEGGIATORI

Numero record di sceneggiatori impegnati nel raccontarci le vicende degli eroi bonelliani: nel 2014 sono stati 54, uno in più dell'anno precedente. Il vincitore assoluto è Mauro Boselli, con 1730 pagine a sua firma pubblicate: un risultato, tuttavia, raggiunto anche grazie a Zagor (suoi tre albi dell’annata), le cui tavole si sommano a quelle di Tex e Dampyr. Secondo in classifica Roberto Recchioni con 1172 (somma del suo lavoro su quattro diverse testate), terzo Luca Enoch con 1064 (per Lilith e Dragonero) e quindi ecco il sottoscritto con 1042, delle quali solo 32 texiane, tutte le altre zagoriane. 

Il mio esordio sul Color Tex mi ha permesso di portare a tre gli eroi bonelliani al quale ho potuto dare il mio contributo: Zagor (che comprende comunque anche gli albi di Cico), il Comandante Mark (sette storie) e, appunto, Aquila della Notte. Mi sarebbe piaciuto poter fare di più, ma finora non mi è stato possibile (non per la mia indisponibilità). 1042 pagine divise per 12 mesi dà quasi 87 pagine al mese, che è un po' di più della mia produzione media.  Essendo le tavole di Zagor pubblicate in un anno quasi duemila, e le mie poco più di mille, è chiaro che ce ne sono altre mille affidate ad altri sceneggiatori, cosa che mi pare buona e giusta sia per la gioia dei miei detrattori sia per l'apporto di idee fresche che il lavoro di squadra può garantire. 

Alfredo Castelli, veterano del gruppo degli scrittori, avendo esordito su Zagor nel 1971, festeggia il 38° anno consecutivo di pubblicazione, io il mio 24°. Che dire di più? Essere il quarto autore più pubblicato dalla Bonelli (battendone altri agguerriti cinquanta, e subito dietro a tre grandi nomi) mi dà soddisfazione, ma giustamente non ci sono tappeti rossi (almeno, non me ne sono mai accorto).


DISEGNATORI

Nel 2015 i disegnatori bonelliani sono stati il numero record di 178. Al primo posto si piazza Corrado Roi con ben 632 tavole (divise su quattro collane), ma al secondo posto ecco piazzarsi Gianni Sedioli all’opera soltanto su Zagor: 506 pagine portano infatti la sua firma. Segue, terzo, Roberto Diso; e quarto ecco Marco Verni con 314, poi quinti a pari merito Giuseppe Prisco e Raffaele Della Monica con 282. In buona sostanza, tra i primi dieci sono ben quattro gli zagoriani!

Scrive Saverio Ceri: “Il prolifico Corrado riesce a entrare nella top ten per il secondo anno consecutivo - come anche Gianni Sedioli che, pur in un'annata straordinaria, dove eguaglia il suo record personale del 2008, ha la sfortuna di incappare in un superlativo Roi e di vedersi divise a cavallo di due anni le 805 tavole pubblicate in 365 giorni tra il 2 agosto del 2013 e il 1° agosto del 2014; se fossero state tutte in un solo anno solare sarebbe stato record assoluto”. 

Non dimentichiamo che il decano tra i disegnatori pubblicati nel 2014è Gallieno Ferri, che lavora su personaggi bonelliani dal 1961.

COPERTINISTI

Trenta sono infatti gli illustratori chiamati a firmare le cover bonelliane dell’anno,  contro i 25 dell' anno prima e i 26 del precedente primato, risalente al 2012. Su 196 cover inedite pubblicate quest’anno dalla Bonelli, 18 sono opera di Claudio Villa, 17 di Angelo Stano e 16 di Gallieno Ferri, che dunque sale sul podio.  Ferri, nel corso del 2014, ha doppiato la boa delle 800 copertine in formato Bonelli (albi a striscia esclusi, quindi). 

CLASSIFICHE ZAGORIANE

Ci sono poi i piazzamenti Interni alle singole serie. Saverio Ceri segnala che nel 2014 il sottoscritto ha festeggiato il 22° successo come sceneggiatore più prolifico della serie (su 53 anni, considerando però che ci lavoro da 23), il 17° consecutivo. Tra i disegnatori, la terza affermazione, seconda consecutiva, per Gianni Sedioli che, con 506 tavole in un anno, eguaglia il suo record personale su Zagor, risultato con il quale nel 2008 vinse il suo primo “scudetto” zagoriano. La vittoria in due anni consecutivi, tra gli illustratori dello Spirito con la Scure non accadeva dal biennio 1992-93, quando  fu Ferri a firmare la doppietta.


CLASSIFICHE STORICHE

Nel corso del 2014 Boselli ha superato Nolitta nella classifica degli sceneggiatori di tutti i tempi - portandosi al terzo posto assoluto; posizioni quasi tutte immutate nella Top 20, tranne l’ingresso in ventesima posizione di Faraci che scalza Toninelli. Io dovrei dunque essere settimo (tra gli sceneggiatori più pubblicati di tutti i tempi). Nella Top Ten del decennio, invece (2010-2014) sono quarto dopo Boselli, Ruju e Vietti. Grazie, Saverio, per la ricca messe di dati messa anche quest'anno a nostra disposizione.




domenica 18 gennaio 2015

IL PROGRAMMA DEL CONCERTO



Ho già parlato delle tante novità del 2015 riguardanti Zagor, e presto spero di essere in grado di potervene comunicare altre. Mi fa però piacere anticiparvi qualche cosa della carne al fuoco sulla mia graticola personale, cioè quella delle cose a cui a cui sto lavorando al di fuori della cura redazionale dello Spirito con la Scure. Benché pochi altri autori siano aziendalisti convinti quanto me (da venticinque anni in servizio permanentemente attivo), per indole, aspirazione e abitudine cerco di darmi da fare anche su altri fronti. Ecco dunque il programma del concerto. Non credo che durante l'anno in corso usciranno le mie storie di Dampyr e di Tex in fase di disegno (la prima, uno Speciale ambientato a Firenze; la seconda, un nuovo racconto breve, di 32 pagine, per un altro Tex Color), però ci saranno, salvo imprevedibili cataclismi, altri eventi. 

Il più importante di questi sarà l'uscita di un libro, previsto per la primavera, destinato a raccogliere i miei migliori aforismi e le mie più divertenti battute pubblicate negli ultimi anni su Twitter. Verrà pubblicato da Allagalla e si intitolerà "Utili sputi di riflessione", con sottotitolo "Aforismi sulla vita e su altre parti del corpo". Circa duecento pagine, prezzo attorno ai nove euro, molte illustrazioni inedite realizzate appositamente da illustri fumettisti. Vi dirò di più quando il progetto sarà in fase più avanzata.

Sempre Allagalla pubblicherà un secondo libro, questa volta un saggio, che ho scritto con Stefano Priarone: il titolo sarà "Tex secondo Letteri", e avrà in allegato, con ogni probabilità, un albo a fumetti del tutto particolare che non mancherà di interessare gli ammiratori del grande Guglielmo Letteri, uno dei disegnatori di Aquila della Notte da me preferiti, che ho avuto la fortuna di conoscere personalmente prima della sua scomparsa.

Sul terzo libro che potrebbe uscire per Lucca 2015 mantengo per ora il riserbo ma sappiate che, se uscirà, sarà qualcosa di sorprendente e di mai tentato prima. Ci saranno inoltre miei scritti come prefazione al Tex di Paolo Eleuteri Serpieri nell'edizione de-luxe pubblicata da Lo Scarabeo, e un mio saggio sul professor Hellingen occuperà gran parte di un catalogo previsto per Albissola Comics. Qualcosa di mio c'è anche nel saggio su Emanuele Barison curato da Marco Dabbà di imminente uscita. Continuerò a scrivere le prefazioni per tutti i volumi di Cico delle Edizioni If, e a collaborare con "Il Vernacoliere" con la mia rubrica mensile "I dieci domandamenti".

In estate uscirà una libro che raccoglie poesie inedite di Geri da Gavinana (poeta illetterato pistoiese morto nel 1975, a cui ho già dedicato uno studio), da me curato, e in autunno dovrebbe uscire inoltre un mio lungo racconto in prosa in una nuova antologia curata da Sebastiano Mondadori.

Sul fronte teatrale, mentre è escluso che possa portare a termine entro l'anno una nuova commedia che sto scrivendo, il cui titolo provvisorio è "Si può darla di più" (mi rendo conto che non è elegante ma rende l'idea del contenuto e mi fa tanto ridere), ci sarà il debutto del mio "Vedovo Allegro" nella versione in dialetto romagnolo, con la ripresa in autunno di quella in dialetto milanese. La versione in italiano è disponibile per le compagnie che vogliano richiedermela.

Oltre a tutto questo, ho ricevuto molti inviti in varie manifestazioni in tutta Italia, comprese alcune scuole: non potrò andare dappertutto, ma farò il possibile per farlo. Seguendomi sulla pagina Facebook Moreno "Zagor" Burattini vi terrò aggiornati, nel caso vi interessi esserlo. Ho parecchi altri progetti (un albo a fumetti erotico, altri due saggi critici sul fumetto, una antologia di racconti, la raccolta dei miei fumetti apparsi su "Mostri", la scalata dell'Everest) ma ve ne parlerò se mai riuscirò a condurli in porto. Adesso scusatemi, ma ho da fare!