sabato 1 agosto 2015

APPUNTAMENTI ESTIVI




Durante tutto il mese di agosto 2015 si succederanno alcuni appuntamenti con il sottoscritto, tutti localizzati sulla montagna pistoiese, dove sono nato e dove mi troverò per lavorare al fresco (nessuna vera vacanza, purtroppo). Innanzitutto, un evento fisso e duraturo (è stato inaugurato il 25 luglio e si protrarrà fino al 30 novembre) è la mostra "Da Gavinana a Darkwood, la vita a fumetti di Moreno Burattini", allestita in occasione dei venticinque anni della mia attività professionale, e organizzata dalla Provincia di Pistoia nelle sale dell'Ecomuseo della Montagna Pistoiese di Palazzo Achilli, a Gavinana (in provincia di Pistoia), in Piazzetta Achilli, 7.

La mostra è  visitabile dal mercoledì alla domenica dalle 10:00 alle 12:00 e dalle 16:00 alle 19:00 fino a tutto settembre. L'orario varierà, poi, dal mese di ottobre: sabato e domenica, dalle 15:00 alle 18:00.



Proprio nei locali di Palazzo Achilli, a Gavinana (PT) sabato primo agosto alle ore 18 io e Claudio Nizzi daremo vita a un incontro con il pubblico del festival "LetterAppenninica", nel cui calendario ricchissimo di appuntamenti siamo stati chiamati a parlare di fumetti ma anche dell'attività di scrittore (appunto appenninico) di Nizzi. Dopo questo evento, io e Claudio ci sposteremo a Lucchio, in provinciali Lucca, piccolo borgo di suggestiva bellezza appiccicato alle montagne della Garfagnana, e parteciperemo, dalle 20 in poi, a una kermesse locale che prevede un laboratorio di fumetto con Giuseppe Di Bernardo e un dibattito sul noir.




Lunedì 3 agosto, in piazza Francesco Ferrucci a Gavinana (PT) alle ore 17.30, io e Alessandro Monti (oggi un affermato storico ma noto anche per aver fondato in passato la rivista "Dime Press" che trattava argomenti bolentini, oltre ad aver firmato il primo saggio su Zagor con me e Francesco Manetti) presenteremo a vicenda i nostri ultimi libri: "Utili sputi di riflessione" (il mio), il ben più serio "L'assedio di Firenze" (il suo). Non sarà comunque una presentazione seriosa ma uno spettacolo di cabaret, essendo io e Alessandro affiatati showman (abbiamo pure recitato in teatro insieme in più occasioni).




Giovedì 6 agosto doppio appuntamento in Piazza Aiale a Gavinana (PT). Io e l'attore Bruno Santini (volto noto del cinema e della TV) presenteremo due libri. Il primo, per bambini, alle 17.30 è stato scritto da lui e illustrato da me: si intitola "Un nuovo amico per il Signor Stravideo". Lui lo leggerà, io farà disegni per chi li vorrà. La sera alle 21, invece, Bruno leggerà le poesie di Giuseppe Geri, che io commenterò, tratte dall'antologia "Geri di Gavinana, Poesie Ritrovate", contenente opere inedite venute alla luce soltanto un anno fa dopo il ritrovamento di tre grossi quaderni del poeta. Il libro è stato curato dal sottoscritto. Chi conosce il Geri sa che sentir leggere le sue composizioni è una vera gioia.


Sabato 22 agosto, alle ore 15, a Palazzo Achilli (Gavinana), nuovo incontro con i visitatori che verranno a visitare la mostra sulla mia carriera. Ci si può prenotare nel contesto degli "Itinerari Musicali", e si verrà accompagnati, ma può aggregarsi chiunque presentandosi sul luogo dell'esposizione. Per finire, vi ricordo che ho inaugurato da poco un blog parallelo a questo, in cui raccolgo le mie recensioni letterarie: "Utili Sputi di Riflessione". Per leggerlo, basta cliccare in alto a destra nella barra sotto la foto dell'intestazione. Spero di vedervi, in questa o in quell'altra occasione.


lunedì 27 luglio 2015

LA CAPANNA NELLA PALUDE





E’ uscito il n° 11 della rivista SCLS Magazine Gold, settanta pagine a colori realizzate dal forum SCLS (www.spiritoconlascure.com) ma consigliabile, ovviamente, a chiunque sia interessato ad approfondire tutto ciò che ruota attorno al microcosmo zagoriano. Ogni volta che presento una nuova iniziativa di Francesco Pasquali e Stefano Bidetti (i due più attivi rappresentanti del gruppo) sottolineo la loro capacità di realizzare prodotti editoriali di tipo professionale pur svolgendo, nella vita di tutti i giorni, attività del tutto distanti dal mondo della carta stampata. Al loro team si devono, per esempio, l’enciclopedia “Zagortenayde” e il catalogo “Hellingen: io, il nemico”. Il nuovo numero del Magazine di SCLS si caratterizza però per presentare, oltre alla consueta messe di approfondimenti e interviste, anche una storia inedita di Zagor, disegnata a mezzatinta da Marcello Mangiantini e basata su un mio soggetto sceneggiato dal già citato Stefano Bidetti. Si tratta di dodici tavole che, a mio avviso, non possono mancare nella collezione di ogni appassionato intenzionati a non farsi sfuggire nessun racconto del Re di Darkwood. 


Nella rivista compare anche un mio articolo in cui ricostruisco come si è arrivati a produrre questa storia a fumetti. Eccone un estratto.

Nell’autunno del 2014, mi sia stato chiesto di immaginare un racconto “a tema”, il quale avrebbe poi ottenuto molto più successo di quanto fosse lecito immaginare. Tutto nacque dalla richiesta, originata da Ruzica Babic, titolare della Galleria Libreria dell’Arco di Santa Margherita Ligure, di organizzare nella sua cittadina una mostra dedicata a Gallieno Ferri. L’esposizione, che sono stato lieto di aver contribuito ad allestire con lei, prevedeva la messa in cornice di quaranta tavole originali del maestro di Recco, la distribuzione di una cartolina dotata di uno speciale annullo filatelico e la pubblicazione di un albetto in cui doveva comparire qualcosa di inedito riguardante Zagor. A garantire una sede adeguata all’evento avrebbe contribuito l’Amministrazione Comunale, che metteva a disposizione lo storico Castello in riva al mare. Escludendo la possibilità di realizzare una pur breve storia a fumetti, cosa che avrebbe distratto Ferri dalla consegna (assai più urgente) delle tavole della storia con il ritorno di Hellingen che stava disegnando, mi è stato chiesto di scrivere allora un racconto in prosa con protagonista Zagor. Del resto, nel 2011 avevo dato alle stampe un intero romanzo imperniato sullo Spirito con la Scure, edito da Cartoon Club e intitolato “Le mura di Jericho” (mille copie, tutte esaurite). Il problema era che, in ogni caso, bisognava collegare il nuovo racconto con l’evento per cui sarebbe stato scritto: come fare, per poter combinare un incontro fra Zagor, Santa Margherita Ligure, e Gallieno Ferri (i tre elementi della mostra in programma)? Lo sa chi ha letto “La capanna nella palude”, il racconto che i miei sforzi sono riusciti a produrre a tempo di record, corredato da decine di illustrazioni rare o poco viste di Ferri, dietro una copertina inedita, in tiratura limitata. 

L’albetto che ne è risultato è stato distribuito tra il  22 e il 29 novembre 2014, a cominciare dalla cerimonia di inaugurazione della mostra a cui erano presenti anche alcuni autori (Marcello Mangiantini, Mirko Perniola e Jacopo Rauch) ma soprattutto numerosi frequentatori del forum SCLS che hanno tenuto proprio a Santa Margherita il loro raduno, giungendo da tutta Italia. I forumisti hanno promosso tra di loro (e tra gli autori presenti) una raccolta fondi in aiuto agli alluvionati liguri e sono stati messi insieme quasi cinquecento euro.

A quanto pare, il racconto “La capanna nella palude” è piaciuto particolarmente ai curatori della rivista “SCLS Magazine”, i quali hanno proposto alla Sergio Bonelli Editore di poterne realizzare una versione a fumetti. Della sceneggiatura, allo scopo di rendere il prodotto quanto di più “forumistico” possibile (nel senso di avvicinarlo al pubblico di appassionati a cui è destinato), si è occupato Stefano Bidetti, uno dei curatori del Magazine,  mentre i disegni sono stati realizzati (con una tecnica diversa da quella da lui usata di solito) da Marcello Mangiantini. Personalmente sono stato più che felice di acconsentire al progetto e mi sono occupato della supervisione, chiedendo soltanto di diversificare leggermente la trama togliendo i riferimenti a Santa Margherita Ligure che sarebbero sembrati incongrui al di fuori del contesto originario.

Adesso pare che “La capanna nella palude” avrà ancora una terza versione, di nuovo scritta, in calce alla nuova edizione (rivista e corretta) de “Le mura di Jericho” prevista da Cartoon Club. Ovviamente, anche in questo caso si toglieranno i rimandi alla Liguria e dunque la versione definitiva del racconto si adeguerà alle modifiche apportate da Bidetti. Non c’è male, per uno scritto “su commissione” buttato giù in poche ore, e consegnato alle stampe all’ultimo secondo.

Per ordinare SCLS Magazine potete scrivere a
sclsmagazine@gmail.com oppure
telefonare al numero 328/4920420 (Francesco)



martedì 21 luglio 2015

DA GAVINANA A DARKWOOD




La notizia è già sul sito della Sergio Bonelli Editore e dunque basterebbe invitarvi a cliccare qui per leggerla, senza aggiungere altro.  Altre notizie e curiosità sono pubblicate dalla rivista telematica "Linee future" in un pezzo intitolato "A tutto Zagor".

Sono così lusingato della cosa che mi imbarazza persino parlarne troppo in prima persona e preferirei fingere di scrivere di un altro. Tuttavia, essendo questo blog uno spazio tutto sommato professionale in cui racconto del mio lavoro, non posso non affrontare l'argomento, che è questo: la Provincia di Pistoia ha voluto dedicare una mostra ai miei (primi) venticinque anni di carriera. L'evento si intitola "Da Gavinana a Darkwood: la vita a fumetti di Moreno Burattini" e resterà in cartellone dal 25 luglio al 30 novembre. La locandina, che vedete in alto, è opera di Walter Venturi e mostra Zagor fianco a fianco con il capitano fiorentino Francesco Ferrucci. Per il momento, vi do appuntamento il giorno dell'inaugurazione, quando avrò accanto a me, oltre alle autorità e agli organizzatori, anche l'amico Marcello Mangiantini. Per le successive occasioni d'incontro ne riparleremo: di sicuro non mancherà, qui su "Freddo cane in questa palude", un reportage fotografico. 

Nell'attesa, ecco di seguito il pezzo apparso sul sito bonelliano.

DA GAVINANA A DARKWOOD!

S'inagura sabato 25 luglio la mostra allestita in occasione dei venticinque anni di attività professionale di Moreno Burattini, un'esposizione organizzata dalla Provincia di Pistoia che ripercorre anche un quarto di secolo di storia del fumetto in Italia. "Da Gavinana a Darkwood, la vita a fumetti di Moreno Burattini" è il titolo dell'esposizione che si inaugurerà alle ore 18:00 del 25 luglio, nelle sale dell'Ecomuseo della Montagna Pistoiese di Palazzo Achilli, a Gavinana (in provincia di Pistoia), in Piazzetta Achilli, 7. Al taglio del nastro sarà presente lo stesso Burattini, accompagnato dal disegnatore zagoriano Marcello Mangiantini.

La mostra rimarrà in cartellone a lungo (fino al 29 novembre), e sarà visitabile dal mercoledì alla domenica dalle 10:00 alle 12:00 e dalle 16:00 alle 19:00 fino a tutto settembre. L'orario varierà, poi, dal mese di ottobre: sabato e domenica, dalle 15:00 alle 18:00.

"Da Gavinana a Darkwood" ripercorre i venticinque anni di attività professionale di Moreno Burattini (curatore e scenggiatore di Zagor) e un quarto di secolo di storia del fumetto in Italia. In esposizione, infatti, i visitatori troveranno tavole originali di molti importanti disegnatori italiani e stranieri con cui Burattini ha collaborato, oltre ad albi, riviste, saggi e oggettistica in grado di far rivivere anni di iniziative culturali ed editoriali, del nostro Paese e non solo, e di incuriosire anche chi poco o nulla sappia degli eroi di carta. Del resto, Burattini è un autore multiforme e, nel corso del tempo, si è occupato anche di teatro e di letteratura, facendosi promotore di manifestazioni di vario genere, tra cui spiccano quelle dedicate al poeta pistoiese Giuseppe Geri ("Geri di Gavinana").

Se vi state chiedendo chi sia il grintoso personaggio in armatura che affianca Zagor sulla locandina della manifestazione (firmata da Walter Venturi), ebbene, si tratta dell'eroe fiorentino Francesco Ferrucci, morto appunto a Gavinana, paese d'origine di Burattini. Durante l'arco di apertura della mostra, sono previsti diversi eventi. Già il 1 agosto, Burattini sarà affiancato da Claudio Nizzi, un nome storico del fumetto italiano, per molti anni alle redini del nostro Tex, collana per cui ha firmato tante indimenticabili avventure, dopo aver preso il timone della serie, lasciato da Gianluigi Bonelli. Inoltre, ma ve ne daremo notizia con più precisione nei prossimi mesi, a fine ottobre verrà organizzato un raduno zagoriano, con la presenza di alcuni disegnatori della serie.

Per maggiori informazioni: www.ecomuseopt.it

venerdì 10 luglio 2015

CICO BANDITO

E' in edicola da qualche settimana il n° 13  della collana a colori bimestrale dedicata dalle Edizioni If alla riproposta degli albi di Cico in ordine cronologico (quelli originariamente usciti, in bianco e nero, sotto il marchio Bonelli tra la fine degli anni Settanta e il 2007). Si tratta di "Cico Bandito", con testi mie e disegni di Francesco Gamba. A corredo del racconto a fumetti c'è, come di consueto, un mio commento. 

L’albo originale giunse in edicola, per la prima volta, nel giugno del 1996: nel testo introduttivo (che presumo opera di Mauro Boselli) si leggeva: "La storia che avete fra le ,ani fa luce sulle vicende immediatamente successive a quelle narrate nello Speciale Scorso, 'Cico sull'isola del Tesoro'. Incapace di restare lontano dai guai, Cico viene scambiato per un pericoloso fuorilegge. Naturalmente, essendo il nostro pancione di ottimo carattere e buono come il pane, non se la cava tanto bene nei panni della 'Belva del Messico', con risultati esilaranti. Burattini e Gamba, duo umoristico della Sergio Bonelli Editore. hanno già realizzato lo Speciale natalizio prossimo venturo, che vedrà Cico di nuovo nei guai con la giustizia, nei panni di galeotto, per una divertente commedia carceraria".

"Cico bandito" comincia (fatte salve le tavole iniziali, che costituiscono la tradizionale “cornice” del racconto) esattamente là dove si era interrotta l’avventura precedente, vale a dire “Cico sull’isola del tesoro”. L’albo successivo, “Cico galeotto” si riallaccerà al finale di questo, in perfetta continuity. La cronistoria del passato del nostro messicano, insomma, si va lentamente componendo e alla fine della saga tutti i tasselli del puzzle, messi al posto giusto, formeranno una biografia coerente che va dalla nascita del pancione fino al suo incontro con Zagor, avvenuto nell’avventura di esordio dello Spirito con la Scure (“La foresta degli agguati”, datata 1961). Le situazioni comiche dell’avventura che avete appena letto (o che leggerete, se state scorrendo queste righe prima di cominciare) sono tutte tese a giustificare il modo in cui, per un continuo gioco di malintesi e fraintendimenti (la cosiddetta “commedia degli equivoci”) un tipo pacifico come Felipe Cayetano Lopez  Martinez y Gonzales possa venire scambiato per un feroce malvivente, addirittura soprannominato “La belva del Messico”.

Ovviamente, se Cico diventa (almeno apparentemente) un bandito, serve un poliziotto che gli dia la caccia: ed ecco, allora, entrare in scena lo sceriffo Wyatt Whiskers, il cui nome è tutto un programma. In inglese “whiskers” può significare sia “baffi” che “basette” e il personaggio è in effetti baffuto, ma c’è il rimando (in realtà, una semplice strizzata d’occhio al lettore) a Basettoni, il commissario amico di Topolino, munito di folte basette anche se nell’originale americano si chiama Seamus O’Hara. Wyatt, del resto, è il nome dello storico sceriffo Earp, il cui nome completo era Wyatt Berry Stapp Earp (1848-1929), celebre soprattutto per aver partecipato alla leggendaria Sfida all’O.K. Corral (1881) che ha ispirato decine di film western. Il Whiskers che dà la caccia a Cico (alias “Belva del Messico”) ha proprio il volto del famoso marshall di Tombstone. I due maniscalchi burloni si chiamano uno Black e uno Smith perché "blacksmith"vuol dire appunto "maniscalco". Nel racconto compaiono anche tre buffi criminali, facenti parte della banda di Shark, soprannominati Lanky, Shorty e Fatty: traducendo di nuovo dall’inglese, otteniamo il Lungo, il Corto e il Pacioccone, ovvero i buffi personaggi di una canzone per bambini dalle sonorità western, scritta da Gorni Kramer (musica) e Leo Chiosso (testi), che partecipò all’edizione 1970 dello “Zecchino d’oro” e che parla di tre simpatici cowboys. Per concludere la carrellata, traducendo il cognome di Archibald Dumb, il diversamente sveglio aiutante di Whiskers, otteniamo “scemo”, mentre quello della vecchia signora Tattler significa “pettegola”. Insomma, negli albi di Cico le battute si nascondono anche in queste curiosità.

mercoledì 1 luglio 2015

IL PIFFARERIO MAGICO





Il 30 giugno 2015 è scomparso Paolo Piffarerio. Ho avuto la fortuna di conoscerlo di persona in numerose occasioni (era uomo di straordinaria umanità e semplicità), e di ammirarne i suoi lavori come lettore. Ne piango la morte, come quella dei più grandi fumettisti che hanno arricchito la mia vita. Ho scritto più volte di lui, ma in particolare in un articolo comparso sul n° 39 della collana "Alan Ford Story. Vi ripropongo qui sotto il pezzo.

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DEGNO DI CIMABUE
di Moreno Burattini

Nella rubrica della posta dell’albo originale di Alan Ford n° 76, Max Bunker aveva dato ai lettori la notizia dell’abbandono di Magnus, specificando come quello fosse “un numero interlocutorio”, soprattutto per quanto riguardava gli inchiostri. «Dal prossimo numero – aggiungeva lo sceneggiatore – ci sarà la grande accoppiata dei due Paolo: Paolo Piffarerio alla matita e Paolo Chiarini alla china. Il risultato, ve lo assicuro, è eccezionale. Vedere per credere!». L’albo successivo è appunto “Succursale inaugurasi”, contenuto in questo volume. In effetti, Piffarerio trova il suo inchiostratore ideale, dal punto di vista della continuità della linea grafica alanfordiana. La scelta di un matitista con uno stile proprio piuttosto distante da quello di Magnus può aver stupito soltanto chi non conosceva i trascorsi della sua collaborazione con Bunker. Vale la pena ripercorrere la storia del primo incontro tra i due, così come è stato raccontato dallo sceneggiatore nel n° 4 di Eureka Cult Comics: «Da sempre cullavo l’idea di scrivere una storia western con protagonista un avvocato che veniva nel West a portare la procedura legale, con la duplice identità del giustiziere mascherato, che ha sempre avuto un fascino enorme su di me. Bisognava trovare il disegnatore adatto e lo trovai in Paolo Piffarerio. Eravamo verso la fine del 1960. Un giorno, a casa di uno dei calligrafi dell’epoca che lavorava per diversi piccoli editori, vidi alcune  tavole in costume, la storia di un tamburino di Napoleone che emigrava in America. Gli chiesi chi era quell’eccellente disegnatore e lui mi diede il nome, ma sbagliato, Piffaretti. Però mi indicò il luogo giusto per trovarlo: presso la Gamma Film, la casa di cartoni animati pubblicitari dei fratelli Gavioli. Fu un incontro cordiale. A Paolo l’idea del personaggio che avevo già battezzato Maschera Nera piacque molto, facemmo subito amicizia e, scoprendoci entrambi tifosi accaniti dell’Inter, incominciammo a frequentarci fuori dal lavoro, la domenica, allo stadio. Prima di iniziare la saga del vendicatore mascherato, però, avevo un’altra idea in testa, quella della storia d’Italia, essendo ormai imminenti le celebrazioni del 1961. Anche questa idea entusiasmò Paolo che, compatibilmente con gli impegni del suo lavoro principale, quello dell’animazione, si tuffò anima e corpo facendo sia sceneggiatura che disegno di una storia pubblicata a puntate nelle pagine centrali del mensile Gordon, col titolo di “W L’Italia”. Diedi a Piffarerio il primo soggetto di Maschera Nera nell’inverno del 1961». Bunker cita il nome della Gamma Film, uno studio grafico fondato nel 1953 dai fratelli Gino e Roberto Gavioli. Aveva sede dello studio Cinelandia di Cologno Monzese e soprattutto negli anni Sessanta e Settanta produsse una quantità di animazioni pubblicitarie per Carosello e molte sigle animate televisive. Paolo Piffarerio fece parte dello staff fin dall’inizio, coinvolto dall’amico Gino Gavioli, suo compagno di corso all’Accademia di Brera e quasi coetaneo (il primo è del 1924, il secondo del 1924). Gino conosceva bene il talento di Paolo, dato che ancora giovanissimi avevano iniziato a collaborare entrambi per l’editore Alberto Traini, creando nei primi anni Quaranta alcune serie umoristiche e avventurose, come Carioca e Capitan Falco. Nel 1948, Piffarerio aveva inoltre trasportato in fumetti le comiche di Larry Semon per l’editore Toro: riguardando le pagine di Ridolini (questo il nome con cui il buffo attore era noto in Italia) non si può non riconoscere nella dinamica dinoccolata del personaggio la stessa mimica e gli stessi movimenti delle tavole piffareriane di Alan Ford. Poco più che trentenne, Paolo iniziò dunque a occuparsi di cartoni animati come direttore tecnico e sceneggiatore di numerose animazioni, tra le quali quelle della serie dedicata al frate Cimabue (testimonial dell’amaro Dom Bairo), di cui fu il realizzatore grafico. Il protagonista era un fraticello che veniva canzonato dei confratelli per i suoi errori, con le parole: “Cimabue, Cimabue, fai una cosa, ne sbagli due”. La risposta del tapino, divenuta un popolare tormentone, era: “Ma che cagnara, sbagliando si impara!”. Lo spot andò in onda tra il 1972 e il 1976, dunque proprio mentre avveniva l’esordio del nostro come matitista di Alan. Altri famosi caroselli a cui Piffarerio lavorò furono quelli di Babbut, Mammut e Figliut (una famiglia di cavernicoli che reclamizzano i prodotti Pirelli), trasmessi dal 1962 al 1965; Taca Banda ovvero Andrea e Oracolo (golosi dei biscotti Doria), visti dal 1968 al 1976; Gringo (il cowboy della Montana che parlava in rima), sul piccolo schermo dal 1966 al 1976.  Ma ancora: Pallina, Caio Gregorio, il vigile Concilia, il pedone Foresto, Vitaccia Cavallina.  Dalla consuetudine di Piffarerio con la gommosità dei cartoni animati, deriva evidentemente il suo particolare modo di raffigurare i movimenti dei personaggi alanfordiani. Di Maschera Nera e degli altri eroi realizzati dal disegnatore su testi di Max Bunker (come Milord ed El Gringo) avremo modo di parlare in futuro. Qui, ci basterà ricordare un paio di sue più recenti collaborazioni con altri sceneggiatori. Una fra le più prestigiose è quella con Enzo Biagi per alcuni episodi della celebre “Storia d’Italia a fumetti”. Poi, molto belle sono le riduzioni a fumetti di classici della letteratura realizzate dall’artista per il Giornalino, testata per cui firma anche la vita di Giuseppe Verdi. E infine, come non citare i tanti rebus per la Settimana Enigmistica usciti dalla sua penna? Tutti immediatamente riconoscibili, per l’inconfondibile stile, dagli occhi dei lettori più attenti. Un estro pittorico degno del vero Cimabue.

giovedì 25 giugno 2015

LA COLT DI ZAGOR


Una delle prime cose su cui si devono mettere d'accordo quelli che realizzano le avventure di Zagor e chi le legge, è il fatto di non cercare una precisa aderenza storica fra il mondo fantastico dello Spirito con la Scure e il nostro. La geografia, la storia, le divise dei soldati, l'aspetto dei villaggi indiani e i costumi dei pellerossa, il tipo di vegetazione della foresta, il clima, le armi, non sono quelli della realtà ma quelli dell'universo parallelo immaginato da Guido Nolitta e Gallieno Ferri a partire dal 1961, pieno di elementi che si sono sedimentati e hanno finito per creare un microcosmo governato da regole proprie. Oggi, pretendere che i militari di Darkwood vestano le esatte divise dell'esercito americano com'erano tra il 1830 e il 1840 è assurdo come chiedere che le pistole e i fucili usati nelle storie siano tutti ad avancarica. C'è una tradizione, nata in tempi diversi dagli attuali, in anni cioè in cui i punti di riferimento erano i fumetti precedenti, i film western americani degli anni Quaranta e Cinquanta, i romanzi popolari e non c'era l'abbondanza di documentazione di oggi. In quel contesto, anzi, chi avesse realizzato fumetti basati sulla realtà storica e dunque rifacendosi a una iconografia che nessuno, tra i lettori, conosceva, il prodotto non sarebbe stato apprezzato e capito. Così, ormai è stabilito che la foresta di Darkwood abbia le liane e che ci faccia caldo al punto da permettere a Zagor di andare sempre in giro in canottiera: non si può più cambiare. 

Tuttavia, la pistola che lo Spirito con la Scure porta al fianco sinistro con l'impugnatura in avanti è un modello di solito ben riconoscibile: una Colt Navy del 1851 a canna ottagonale. Il che non significa che l'estetica corrisponda al reale modo d'impiego: il nostro eroe usa delle pallottole custodite nel suo cinturone che, storicamente, non sono quelle adatte al caricamento (ad avancarica) dell'arma. Dunque la pistola è a quella ma i proiettili no. Si tratta comunque di una delle più affascinanti Colt mai realizzate: sicuramente più bella dei modelli a retrocarica, compreso quello usato da Tex. La vedete qui sotto, prima in una foto poi nei particolari di un paio di copertine di Ferri, ma anche in una vignetta di Donatelli (tratta dalla storia "Libertà o morte") in cui si può anche leggere un balloon in cui Zagor dice chiaramente di che arma si tratti.







Fra i lettori di Zagor ci sono alcuni esperti e collezionisti di armi d'epoca, tra cui Massimo Todescato, un vero appassionato dell'argomento, possessore di varie pistole perfettamente funzionanti (e del regolare permesso per usarle in un poligono). Massimo è venuto più volte a farmi visita in redazione e gli ho chiesto di portarmi un esemplare della Colt Navy '51 per scattare delle foto. Ne è nata una vera e propria lezione, i cui punti essenziali sono riportati qui di seguito (almeno per come li ho capiti io). L'arma, le munizioni e l'attrezzatura delle foto che seguono sono copie moderne, ma non modelli: cioè riproducono esattamente per materiali,  peso e funzione gli oggetti reali di metà Ottocento. Soprattutto, l'arma è in grado di sparare come quella vera.



Qui sotto vedete il necessario per il funzionamento dell'arma. Il tamburo andava caricato dal davanti (non dalla canna, ma nel modo in cui mostrano le foto) prima inserendo la giusta quantità di polvere da sparo misurata da un regolatore del corno che la conteneva, poi uno stoppino, quindi la palla di piombo.







La palla di piombo si allargava e deformava prima al momento in cui la si pressava con il perno apribile a compasso sotto la canna ottagonale, ma anche colpendo il bersaglio, dunque non era integra quando la si estraeva dalle ferite (non era neppure facile uscirne indenni). La deformazione della palla al momento di venire pressata nel tamburo riusciva anche a garantire che la carica non uscisse durante le cavalcate. Una volta caricato il tamburo, la Colt Navy '51 non era però ancora pronta a sparare: bisognava inserire un fulminante per la detonazione, davanti al cane. I fulminanti li vedete qui sotto.



Tutte queste operazioni richiedevano tempo e attenzione. Impossibile caricare durante una sparatoria concitata. Appunto per questo la Colt era dotata di un sistema rapido di smontaggio, grazie al quale si poteva togliere il tamburo giù usato e inserirne uno carico tenuto in tasca. L'arma andava comunque usata per sparare da poca distanza: oltre i 25 metri la mira era difficile da prendere. Fra lo scoppio del fulminante e la detonazione della polvere da sparo, il rumore era assordante e il rinculo poderoso.










Ascoltata la lezione di Massimo Todescato, io e Mauro Boselli ci siamo sfidati a duello con la Colt Navu '51 e la Colt Navy '60, simile ma con la canna cilindrica.




martedì 9 giugno 2015

IL SIGNOR STRAVIDEO



A volte capitano delle cose che uno non ci avrebbe mai creduto. Per esempio, a me è successo, poche settimane fa, di ricevere una telefonata in cui uno scrittore ha insistito perché fossi io a illustrare (con ben quindici disegni) il suo nuovo libro. Cioè, cercate di capire: mi è stato chiesto di disegnare, non di scrivere. Ho cercato in tutti i modi di declinare l'invito, spiegando che mi vergognavo - visto il genere e il livello dei disegni che riesco a fare - ma il mio interlocutore non ha voluto sentire ragioni: ci teneva.
Trattandosi di un amico, non sono stato in grado di dire di no e ho accettato il rischio di espormi al pubblico ludibrio. 



L'autore di "Un nuovo amico per il signor Stravideo" è Bruno Santini: attore, conduttore radiofonico, scrittore e giornalista fiorentino, autore teatrale, grande appassionato di Zagor. Lo avete visti sul grande schermo in cento film (per citarne uno, nel "Ciclone" di Pieraccioni), e in TV come interprete del cast di molti sceneggiati di successo (Caruso, Carabinieri, Distretto di Poliza, RIS, eccetera). Siamo amici da molto tempo, e ho avuto il privilegio di averlo come lettore d'eccezione delle poesie di Giuseppe Geri quando ho presentato il mio libro "Il poeta delle piccole cose" a Gavinana, sulle montagne pistoiesi, dove sono nato (e soprattutto dove è nato il Geri).

Bruno ha scritto anche diversi libri, e in particolare negli ultimi due anni (nel 2013 e nel 2014) si è cimentato come autore di racconti per bambini, inventandosi un personaggio molto divertente, il Signor Stravideo, buffo ometto accompagnato dal fedele cane Filippo, maniaco dei gadget tecnologici. Il primo libretto della serie si è intitolato "Strano il signor Stravideo" ed è stato illustrato da Simone Frasca; il secondo è stato "Lo strano mondiale del signor Stravideo", con i disegni di Luca Boschi. Adesso, nell'aprile 2015, ecco "Un nuovo amico per il signor Stravideo", con gli scarabocchi del sottoscritto.

L'editore è Sarnus (www.sarnus.it) un marchio delle Edizioni Polistampa di Firenze, 80 pagine, 5.90 euro. I colori della copertina sono di Gian Mauro Cozzi (un nome ben noto ai cultori Bonelli). 

Il racconto di Bruno è molto divertente, i miei disegni sono quel che sono, ma ci sono. Qui di seguito troverete un po' di materiale, se siete incuriositi (se non interessati) dall'argomento.






Lo Stravideo di Luca Boschi
Lo Stravideo di Simone Frasca

mercoledì 27 maggio 2015

LA PISTA DELLA SPERANZA


E' in edicola il Maxi Zagor n° 24, datato maggio 2015, intitolato "La pista della speranza". I testi sono miei, i disegni di Oliviero Gramaccioni e la copertina di Gallieno Ferri. Anche se non mancano (anzi, abbondano) momenti molto drammatici e avventurosi, questa storia (dal finale comunque a sorpresa) rientra in quel mio filone in cui "berardeggio". Impossibile non vederci l'influsso del classico di Ken Parker "I pionieri" (che ringrazierò sempre Giancarlo Berardi di aver scritto).

Zagor giunge in soccorso di una famiglia che sta affrontando la prateria, con un carro e una mandria di bovini, mentre incombe la minaccia di un tornado. Gli improvvisati pionieri sono del tutto impreparati di fronte alle insidie del viaggio e lo Spirito con la Scure li aiuta a superare drammatiche avversità, combattendo contro razziatori bianchi e pellerossa e scoprendo così la loro storia. I Mood sono partiti dall'Irlanda in cerca di fortuna e sono stati vessati da dolorose traversie che hanno minato la fiducia della moglie e dei figli verso la figura di Miles, il padre e il marito, ritenuto responsabile di averli condotti in una avventura più dura delle loro forze e quindi verso un tragico destino. Ma c'è un segreto che gli irlandesi non sanno e il Re di Darkwood invece sì, e che conosceremo soltanto alla fine...

Il tornado è solo uno dei tanti pericoli a cui devono sfuggire il nostro eroe e la famiglia di pionieri, che Zagor sta cercando di aiutare. Consiglio di non perderlo soprattutto alle nostre lettrici (so per certo che ne abbiamo più di quante comunemente si immagini) perché tra i personaggi figura una ragazza, Sharon, che si innamora dell’uomo dalla casacca rossa giunto improvvisamente, comparendo dalla prateria spazzata dal vento, a soccorrere lei, i suoi fratelli e i loro genitori.

Il Mister No di Gramaccioni

Una tavola de "La pista della speranza"
Il disegnatore è un autore che, prima di approdare nello staff dello Spirito con la Scure, è stato attivo per dieci anni (tra il 1994 e il 2004) in quello di Mister No: Oliviero Gramaccioni. Il pilota di Manaus e l’eroe di Darkwood, come ben sapete, si possono considerare parenti stretti, condividendo lo stesso creatore (Guido Nolitta, alias Sergio Bonelli) e il medesimo respiro avventuroso: il passaggio di Oliviero dalle pagine del primo a quelle del secondo è stata perciò facile e naturale. Per di più, Gramaccioni ha il pregio dell’immediatezza nel suo modo di raccontare, cosa che contraddistingue l’affabulazione zagoriana, che di solito conduce il lettore nel vortice della storia in un modo apparentemente semplice e senza depistaggi (anche se la semplicità è spesso frutto di un faticoso lavoro di lima e di cesello da parte degli autori). 

Oliviero Gramaccioni è nato a Roma nel 1953, ha studiato architettura e disegna fumetti dal 1977.  Ha al suo attivo racconti pubblicati prima dalla Casa editrice Eura, poi su testate quali “Intrepido” (Universo), “Mostri” e “Splatter” (ACME). Entrato in Bonelli illustrando  Mister No, ha al suo attivo anche un albo di Dampyr. “La pista della speranza” è la sua terza (e più impegnativa) prova zagoriana dopo lo speciale “La luna degli scheletri” (2010) e “Il vascello fantasma” (Almanacco dell’Avventura 2012). L’avventura  con cui io e lui abbiamo collaborato insieme per la prima volta non è soltanto un racconto di pionieri in viaggio nelle grandi praterie ma ricostruisce anche il dramma di molti immigrati partiti dall’Europa in cerca di un futuro in una vagheggiata terra promessa.
Oliviero Gramaccioni in una foto di Marco Corbetta





giovedì 21 maggio 2015

AFORIS MY



Domenica 17 e lunedì 18 maggio 2015 ho presentato al Salone del Libro di Torino la mia raccolta di battute e aforismi intitolata "Utili sputi di riflessione", edito da Allagalla. Si è trattato di una bellissima esperienza che ha portato in porto un lavoro che mi ha coinvolto per mesi insieme. Ho potuto parlare con tanti amici, incontrare lettori, rilasciare interviste a giornalisti e radio. Adesso il libro verrà presentato in parecchie località d’Italia, a partire dai prossimi appuntamenti che saranno in occasione di Albissola Comics ad Albissola Marina (SV) domenica 24 maggio alle ore 11.30, e  a Nera d’Inchiostro, a Narni (TN),  sabato 30 maggio alle ore 11,30. Ad Albissola sarà allestita anche una mostra delle illustrazioni del volume.

Moreno Burattini intervistato al Salone del Libro di Torino
Pubblicare un libro è sempre emozionante e pubblicarne uno come “Utili sputi di riflessione” ancora di più, perché si tratta di un qualcosa di molto autobiografico (anche se con valenza universale) in cui, pur fra tante risate, mi sono davvero messo a nudo. Il professore Giuseppe Noto, filologo romanzo dell’Università di Torino, ha sottolineato nella sua introduzione (e nella presentazione a cui ha partecipato dimostrando grande simpatia) l’alternanza fra il registro comico e quello intimistico, e infatti credo che il mio libro possa far ridere (alcuni mi hanno detto “fino alle lacrime”) e far pensare. Una delle prime lettrici mi ha raccontato di non essersi riuscita a trattenere dal continuo sghignazzare leggendolo in metropolitana, con suo grande imbarazzo.  Uno dei vantaggi dell’antologia è che è composta di frasi brevissime, divise per argomenti (come le voci di una enciclopedia in ordine alfabetico), che si possono leggere a caso, saltando di pagina in pagina. “Sono andato subito a vedere quelle sul sesso”, ha confessato un altro lettore. In effetti ce ne sono diverse, e non so come la prenderà mia madre.

Io con Elena Sophia Castiglioni che ha curato grafica e impaginazione di "Utili Sputi di Riflessione"
A rendere più bello il volume contribuiscono, comunque, oltre trenta illustrazioni inedite, a colori e in bianco e nero, di 28 grandi autori di fumetti italiani, che ringrazio di cuore per avermi regalato i loro disegni (ognuno dei quali illustra un mio aforisma, scelto tra i duemila della raccolta). Un grazie particolare va, naturalmente, a Lucio Filippucci che ha realizzato la straordinaria copertina. Quasi duecento pagine (192 per la precisione), dieci euro (se non è un affarone, ci si può comunque stare: in ogni caso. spero che verrà apprezzato il rifiuto dell’ipocrisia di proporlo a 9.99). In calce all’articolo troverete le indicazioni per procurarvelo, se volete.

Il retro del libro  (disegno di Nik Guerra)
Gli aforismi costituiscono un vero e proprio genere letterario in cui  ho tentato di cimentarmi con lo spirito di chi, appassionato del grande calcio, cerca di giocarlo in privato con gli amici, o di quelli che, ammirando un cantante, provano a cantarne le canzoni al karaoke. Gli aforismi sono una forma d’arte paragonabile alla poesia: ogni singola parola ha un peso enorme e il loro significato va incredibilmente al di là delle dimensioni del testo con cui lo si esprime. Gesualdo Bufalino, del resto, diceva: “un aforisma ben fatto sta in otto parole”. Non ne servono molte di più per colpire immediatamente nel segno con più efficacia di qualunque lungo discorso. Del resto, “quando non si sa scrivere, un romanzo riesce più facile di un aforisma”, diceva Karl Kraus. Già ai tempi del liceo, avevo cominciato ad annotare su un grosso quaderno dalla copertina rigida tutte le citazioni che incontravo nel corso delle mie letture, che in seguito ho trascritto, a centinaia, su computer. E, con il crescere della mia biblioteca, è cresciuta anche la mia collezione di libri di frasi a effetto, che ormai occupa due interi ripiani. Fra essi, ci sono i due tomi che i Meridiani Mondadori hanno dedicato agli Scrittori Italiani di Aforismi.

Roberto Guarino,  curatore del volume
Un importante pungolo a cercare di perfezionarmi nel cesello di questo tipo di composizioni è venuto da Twitter. La regola principale di chi utilizza questo social è che i messaggi (o tweet) non possono essere più lunghi di 140 caratteri. Questo significa che qualunque messaggio si voglia comunicare, lo si deve fare in estrema sintesi. Seguire su Twitter le persone giuste offre a volte più spunti di divertimento o di riflessione che guardare un dibattito o un programma di cabaret in televisione. Il gusto di seminare anch’io le mie perle di saggezza mi ha trasformato in breve tempo in un autore prolifico di aforismi diffusi via Internet, poi da me raccolti, in più occasioni, su questo mio blog.

Dal gennaio del 2015 ho anche iniziato a pubblicare aforismi sul mensile satirico Il Vernacoliere, dove ho inaugurato una rubrica umoristica intitolata “I dieci domandamenti”  Alla fine, le mie composizioni sono diventate così numerose da poter riempire non un libro, ma dieci. Contemporaneamente, in tanti mi hanno chiesto con sempre maggiore insistenza di raccogliere davvero in un volume il materiale che andavo producendo. Ho dunque proposto la mia prima antologia ad Allagalla, una Casa editrice torinese con cui mi era già capitato di collaborare.

Il solito Franco Lana con "Utili Sputi di Riflessione"
Riguardo, infine, ai contenuti degli Sputi, mi preme sottolineare come un aforisma non debba sostenere una tesi ma suscitare una discussione: ogni frase che va presa per quel che è: una provocazione. Mi piace l’idea che da un concetto, talvolta paradossale, si possano trarre lunghe riflessioni. I miei aforismi non propugnano certezze ma seminano dubbi: tuttavia,  danno la testimonianza di una mia incessante ricerca. Cerco Dio, cerco l’amore, cerco la speranza, cerco un centro di gravità permanente anche quando sul ponte sventola bandiera bianca. Le certezze  accettate come tali in modo acritico non sono conquiste, sono eredità di cui non si ha merito e che si possono soltanto dissipare. Quando invece a una convinzione si arriva dopo una faticosa ricerca, quella sì che è una ricchezza, un valore. Ma c’è di più: si può arrivare a capire e capirsi anche ridendo e scherzando. Non credo che se avessi scritto un romanzo, o una autobiografia, avrei potuto raccontarmi meglio o più sinceramente di quanto ho fatto con gli Sputi. Mi sono scoperto e messo a nudo forse più del dovuto, ma ho la scappatoia pronta di poter dire in ogni momento che ma no, ovviamente stavo scherzando. In fondo, l’importante, nella vita è avere sempre una buona scusa.

Ecco la mia biografia in una delle alette della copertina.
Moreno Burattini è nato tra le foreste delle montagne pistoiesi sul finire dell’estate del 1962.?E’ rotolato a valle un paio d’anni dopo, ma gli occhi gli sono rimasti verde bosco.?Da ragazzo ha sempre preferito restare chiuso in casa a scrivere favole e romanzetti, invece di andare a giocare a calcio con gli amici. Visto come gioca, gli amici gliene sono grati. Si è laureato a Firenze con 110 e lode con una tesi sui fumetti: ancora oggi se ne meraviglia, dato che da bambino nessuno lo lodava perché leggeva Topolino.?Da quasi trent’anni sceneggia comics, ma continua a preferire leggerli.?Del resto leggere, secondo lui, è la seconda cosa più bella della vita. Non è il caso di specificare quale sia la prima.?Ha pubblicato centinaia di articoli, molti saggi, un romanzo, qualche racconto e alcune commedie e ha vinto premi in varie occasioni, tutti consistenti in targhe e medaglie (“mai una volta che dessero un assegno”, si lamenta l’interessato). Lavora presso la Sergio Bonelli Editore come curatore e sceneggiatore di Zagor, ma le opinioni espresse negli aforismi raccolti in questo libro sono esclusivamente personali e Zagor se ne vergognerebbe. Cico chissà.

Come procurarsi il libro? Cercandolo in libreria (ogni libraio può richiederlo al suo distributore se già non ce l’ha), innanzitutto. Poi, ordinandolo in fumetteria (è in distribuzione anche lì). Ma potete pure scrivere alla Casa editrice a questo indirizzo email: info@allagalla.it (vi verranno date immediatamente tutte le indicazioni per riceverlo a casa). Il volume sarà in vendita presso lo stand Allagalla nelle principali manifestazioni fumettistiche: mostra ANAFI di Reggio Emilia, Albissola Comics, Nera d’Inchiostro a Narni, Riminicomix sono solo le prime (anche a Lucca Comics ci saremo di sicuro). Si troverà anche all’ingresso della grande mostra dedicata ai miei primi 25 anni di fumetto che la Provincia di Pistoia organizzerà tra il 25 luglio e il 30 novembre 2015. Tra pochi giorni sarà disponibile anche su Amazon, ma già adesso lo trovate prenotabile su Fumetto Online

I due segnalibri tratti da "Utili sputi di riflessione"

Moreno Burattini
UTILI SPUTI DI RIFLESSIONE
Aforismi sulla vita e su altre parti del corpo
Allagalla

Con illustrazioni inedite di 28 fumettisti italiani

Dimensioni: 15 x 21
Rilegatura in filo refe
Codice ISBN – 9788896457245
Prezzo: 10 euro.

Aforismi, battute, riflessioni ora sarcastiche ora poetiche, massime e minime, frutto della penna corrosiva e dello sguardo controcorrente di uno dei più noti sceneggiatori di fumetti italiani, Moreno Burattini,raccolti in volume in occasione dei suoi primi venticinque anni di carriera. "Belli e destabilizzanti", secondo Silvia Ziche, una delle disegnatrici che, insieme ad altri 27 disegnatori, ha illustrato alcuni degli aforismi. Frasi a effetto, brevissime e fulminanti, divise per argomento, da leggere tutti insieme o saltando qua e là, puntando il dito a caso per cercare una folgorazione. Senza necessariamente dover essere d'accordo.



I disegnatori che hanno illustrato il volume:

Sergio Algozzino
Fabiano Ambu
Stefano Babini
Emanuele Barison
Michele Benevento
Alessandro Bocci
Giuseppe Camuncoli
Raffaele Della Monica
Giuseppe Di Bernardo
Roberto Diso
Maurizio Dotti
Lucio Filippucci
Nicola Genzianella
Sergio Giardo
Nik Guerra
Mauro Laurenti
Giuseppe Manunta
Giacomo Michelon
Alessandro Piccinelli
Giuseppe Prisco
Michele Rubini
Fabrizio Russo
Gianni Sedioli
Giorgio Sommacal
Laura Stroppi
Walter Venturi
Marco Verni
Silvia Ziche