giovedì 26 settembre 2019

COMUNICAZIONI DI SERVIZIO



Come forse, chissà, si sarà accorto qualcuno tra i più irriducibili dei miei ventitré lettori (venticinque diceva di averli il Manzoni, ventiquattro ne supponeva Guareschi), ma come senza dubbio non è sfuggito ai miei ventitremila detrattori,  i post su questo blog hanno cominciato a latitare. Nessun articolo in luglio e agosto, soltanto due in giugno, e questo è il terzo del mese di settembre. Che è successo?

C'è da dire che se non ho scritto su "Freddo cane in questa palude", ho continuato a scrivere invece sul mio secondo blog, "Utili sputi di riflessione". Inoltre ho imperversato su Twitter, dove appaiono almeno venti miei tweet al giorno, molti dei quali saranno poi raccolti, credo e spero, in una nuova antologia di aforismi, la terza della serie. Una volta pubblicavo i miei aforismi anche sulla pagina FB, poi sono cominciate le lamentele di chi si indignava per il fatto che un famoso (o famigerato) sceneggiatore di fumetti ammorbasse Facebook con le sue battutacce volgari e allora, dato che su Twitter sono meno moralisti, pubblico le facezie soltanto lì. Sulla pagina FB faccio finta di essere un bravo ragazzo. Quindi, se siete minimamente interessati alle punzecchiature di uno sboccato aforista dilettante qual sono, seguitemi su Twitter e non aspettavi da Facebook che notizie e anticipazioni. Questo significa però che anche sulla pagina FB sono sempre più che attivo. Ho anche un account su Instagram, anche se non mi piace come social (forse perché non ho capito come funziona) e dunque posto foto senza troppo entusiasmo. Il blog "Zagor e altro" ospita una mia rubrica fissa in cui in ogni puntata rispondo a venti domande dei lettori, e un'altra rubrica fissa ("Il teatro di Burattini") compare su ogni numero della rivista digitale a fumetti e sui fumetti "Sbam!". Insomma, non sono desaperecido.

Il motivo per cui ho trascurato "Freddo cane in questa palude" è che scrivere articoli qui sopra è abbastanza mi impegnativo. In genere pubblico pezzi lunghi, per i quali serve documentazione e c'è da fare una ricerca iconografica (basterò scorrere quasi dieci anni di post per rendersene conto). E da giugno in qua sono stato molto, ma molto, occupato. Occupato a fare cosa? Potrei cavarmela dicendo, e sarebbe la verità, che ho cambiato casa e città e ho fatto un faticosissimo trasloco (millemila libri e fumetti, oltre alle armi e ai bagagli) in una nuova abitazione che ho finito di ristrutturare. Ma oltre a questo c'è un nuovo libro in arrivo. Dovrebbe uscire a Lucca Comics 2019. Si intitolerà "Io e Zagor" e sarà una sorta di autobiografia professionale in occasione dei miei primi trenta anni al fianco dello Spirito con la Scure come sceneggiatore. L'anniversario dei trenta anni, contati dal giorno in cui Decio Canzio mi diede il via libera alla stesura dei testi della prima storia, cadrà il 12 ottobre. L''editore sarà Cut-Up, lo stesso di tutti i miei libri più recenti, da "Dall'altra parte" alla biografia "Max Bunker, una vita da Numero Uno". Non parlerò soltanto di me, ma attraverso me e il mio amore verso lo Spirito con la Scure, racconterò la passione di tanti altri zagoriani. Ci saranno anche tante mazzate ai detrattori, per cui li invito tutti all'acquisto: ventitremila copie vendute saranno garantite.

Mi propongo comunque, durante il mese di ottobre, di mettermi in pari con i miei commenti alle storie a fumetti uscite durante l'estate, e cioè i tre albi Zenith con il ritorno di Hellingen, che tante soddisfazioni mi hanno dato, e quelli della miniserie "Zagor: le Origini", che, mi dicono, stanno piacendo più del previsto. In questi giorni è arrivato in edicola anche il terzi Maxi Zagor dedicato ai "Racconti di Darkwood", intitolato "I tamburi della foresta". Pare che venga giudicato da chi lo ha letto il migliore della serie. Parleremo anche di quello. Scusate il ritardo, ricominciamo.








mercoledì 4 settembre 2019

IL SECONDO TROFEO VELICO "GALLIENO FERRI"




Dopo il successo della prima edizione, svoltasi lo scorso anno (2018), i 1° Settembre 2019 si è disputato a Recco, per la seconda volta, il trofeo "Gallieno Ferri".
La gara avrebbe dovuto aver luogo alla fine di luglio, ma il maltempo ha imposto uno spostamento settembrino.
E' nota la passione che Gallieno Ferri aveva per il mare. Era un velista straordinario (oltre uno straordinario disegnatore), e andava anche in windsurf e in canoa. Se il tempo lo permetteva, ogni mattina usciva prestissimo per fare "due bordi" nel golfo antistante Recco.
E' per questo che i quattro figli del maestro ligure (Curzio, Fulvio, Gualtiero e Rocco) hanno organizzato, d'accordo con il Club velico di cui faceva parte il papà, il trofeo "Gallieno Ferri",
manifestazione riconosciuta dalla Federazione Italiana Vela.
Anche quest'anno, perciò, già alle 5:30 del mattino, in ossequio alla abitudini mattutine di Gallieno, i soci del Club Amici Vela Motore di Recco erano presenti e indaffarati ad aiutare tutti gli atleti, grandi protagonisti, a mettere in mare le loroderive, per la partenza della gara prevista per le ore 6.
All'alba si sono disputate 3 prove animate dallo splendido vento di tramontana che Gallieno Ferri amava tanto in perfetto spirito zagoriano.
Presenti in mare  e alla Premiazione anche le Autorità del Comune, Luigi Massone e Sara Rastelli. Il timoniere Roberto Novella (classe Laser) ha vinto il Trofeo , al secondo posto Andrea Della Casa (classe Laser) ed al terzo l'equipaggio Matteo Pizzorno ed Alessio Chiaramonte (classe Fireball). Sono stati in oltre premiati Piero Pezzana premio Junior (classe Optimist) e Marco Metalpa Rodolfo(classe Contender) premio Senior. 
Più avanti nella mattinata, si sono svolte le premiazioni.
Grazie a Gualtiero Ferri per le foto che, a seguire, fanno la cronaca della giornata.
E grazie all'indimenticabile Gallieno, che ha ispirato la gara.











martedì 3 settembre 2019

II PREMIO "CITTA' DI VARAZZE - GALLIENO FERRI"


A distanza di due anni dall' intitolazione della principale sala della biblioteca civica di Varazze (Savona) a Gallieno Ferri (2017), e a uno dalla cerimonia di consegna dei riconoscimenti del Premio "Città di Varazze - Gallieno Ferri" prima edizione (2018), eventi di cui in questo blog abbiamo a lungo parlato a suo tempo, siano arrivati all'annuncio dei premiati della seconda edizione, datata 2019.

Il Premio intitolato al maestro ligure è destinato ad autori del fumetto che ne abbiano proseguito la grande lezione, quella di un maestro dell’avventura con il dono di far sognare, meravigliare, emozionare i suoi lettori attraverso i suoi disegni.

Oltre alla consegna dei riconoscimenti agli artisti che saranno premiati, ci saranno incontri e dibattiti, distribuzione di stampe e anche una cena (aperta a tutti) con illustratori e sceneggiatori di Zagor.

In qualità di Presidente della Giuria del Premio Gallieno Ferri, a nome dei restanti membri del Comitato (elencati più avanti in dettaglio) sono stato autorizzato a indicare i nomi dei fumettisti che sabato 5 ottobre 2019 alle ore 18.30 riceveranno il riconoscimento. 

I premiati saranno Stefano Andreucci, Davide Bonelli, Mauro Laurenti, Luigi Mignacco, Michele Rubini e Marco Torricelli (premio speciale).

LA COMMISSIONE DI GIURIA: Moreno Burattini presidente, Curzio Ferri, Luca Barbieri, Stefano Biglia, Tino Adamo, Marco Grasso con il Sindaco di Varazze e altri esponenti della cultura e delle istituzioni cittadine.

IL PROGRAMMA DI SABATO 5 OTTOBRE

Mattino 
Laboratori di fumetto per bambini e ragazzi diretti da Tino Adamo, Alessia Martusciello & Alberto Aurelio Pizzetti

Pomeriggio

Conferenze: 
" Zagor e..." Incontro con Moreno Burattini
" Disegnare l' avventura" Luca Barbieri e Marco Grasso condurranno uno spettacolare incontro con i tanti disegnatori presenti: hanno annunciato la loro presenza Alessandro Piccinelli, Lola Airaghi, Giovanni Tàlami, Marco Verni, il giurato Stefano Biglia e... i premiati di quest' anno.
" I novant' anni di Gallieno Ferri ": Moreno Burattini e Graziano Romani ci guideranno nel ricordo della meravigliosa vita dell' uomo e dell' artista, con la proiezione di filmati inediti e la partecipazione e le testimonianze di tanti ospiti.

Nel corso della giornata verranno distribuite stampe con disegni realizzati per l' occasione.

Sera 
Cena zagoriana con gli autori.

Per informazioni contattate il numero
3475737950 





venerdì 21 giugno 2019

LA VITTIMA SACRIFICALE



E' datato giugno 2019 il n° 647 di Zagor (Zenith n° 698) intitolato "La vittima sacrificale". I testi sono miei, i disegni degli Esposito Bros, la copertina di Alessandro Piccinelli. Si tratta della terza e ultima puntata di una storia iniziata nel mese di aprile, e che conclude (almeno per il momento) la vicenda della setta irlandese dei "Servi di Cromm", contro la quale lo Spirito con la Scure si era già scontrato in una precedente avventura pubblicata nel 2018. 
Per rinfrescarvi la memoria o per saperne di più potete leggere il mio post apparso su questo blog dedicato a quella storia, rintracciabile semplicemente cliccando qui.

Chi ha letto "La vittima sacrificale" sa, a questo punto, perché Zagor riusciva a vedere le banshee piangere la morte degli adepti della setta, pur non essendo stato sottoposto al rito di iniziazione. Se vi aspettavate che il nostro eroe avesse avuto un parente membro della congrega che gli ha trasmesso qualche facoltà (il papà o la mamma, per esempio), avrete scoperto che ho cercato di essere meno prevedibile e più credibile, dato che entrambi i genitori del Re di Darkwood avevano già abbastanza segreti nel loto passato (raccontati in altre storie) senza doverne aggiungere un altro. Ho pensato invece di agganciarmi a vicende già note, circa le quali ho fornito vari indizi già con la "visione" del feticcio di fuoco (il "wicker man") mostrata all'inizio. Spero inoltre di aver sorpreso qualcuno tirando in ballo un antico nemico che ha usato per i suoi scopi i Servi di Cromm. Se è vero che questo antico nemico si vede poco (ma non pochissimo) nella storia è vero anche che la sua breve apparizione è stata studiata per annunciare e preparare un suo prossimo ritorno in grande stile durante il prossimo anno.

Voglio fare i complimenti a Nando e Denisio Esposito per i loro disegni ma in particolare per come hanno saputo rendere il cane infernale, il Cŵn Annwn delle tradizioni delle isole britanniche: davvero pauroso e spettacolare, come doveva essere.

A proposito di questo cane demoniaco, mi è giunta una critica che lo riguarda da parte di un amico. A lui, queste soluzioni "magiche" non piacciono. La magia su Zagor, in generale, non piace. Tutti i gusti sono gusti (a me per esempio non piacciono, su Zagor, i mercanti di whisky), faccio soltanto notare che la magia su Zagor non l'ho introdotta io. "Magia senza tempo" è il titolo scelto da Sergio Bonelli in persona per una sua storia, al pari di "Dharma, la strega", "L'orrenda magia" e "Kandrax, il mago". La serie dello Spirito con la Scure si contamina con tutti i generi, secondo l'esempio dato per vent'anni da Guido Nolitta, e che noi rispettiamo, alternando suggestioni di ogni tipo. Anche la magia, perciò, ha piena cittadinanza.



giovedì 20 giugno 2019

LA SAI L'ULTIMA?




"Stelle a strisce", la strip spaziale di Burattini & Hogg, trasloca da "Enigmistica Mia" (Cairo Editore) sulla nuova rivista "La sai l'ultima? Quiz" (il n° 1 è in edicola dal 19 giugno). Potete vedere qui sopra la copertina della testata (edita da un marchio collegato a Mediaset). Ogni quindici giorni io e James presenteremo cinque strisce (oltre a proseguire con le nostre vignette per il "Vernacoliere"). Nella prima puntata della nuova serie, dovendo introdurre la saga a lettori che non la conoscono,  raccontiamo come si sono incontrati Harrison e Tobor. Prima, su "Enigmistica Mia", uscivamo una volta al mese con quattro strisce per volta: abbiamo più che raddoppiato, dunque, il nostro impegno. "La sai l'ultima? Quiz" è una rivista collegata con un programma TV e questo porterà, credo, a una maggiore diffusione o, quanto meno, a più pubblicità. Qui sotto trovate la presentazione di "Stelle a strisce" così come la introdussi in un post su questo blog intitolato "Star Break".





I futuri biografi del sottoscritto prendano nota: sul n° 18 (Anno 1) della rivista "Enigmistica mia" di Cairo Editore,  datato 19 novembre 2018 ma in edicola dal giorno 13, a pagina 26 esordisce la strip umoristica "Stelle a strisce", realizzata da me e da James Hogg.  Si tratta di una serie di strisce alla vecchia maniera (quella di BC o delle Sturmtruppen, per intenderci), di ambientazione genericamente fantascientifica. Nonostante uno dei protagonisti si chiami Harrison (e dunque ricordi il Ford di Han Solo - anche se con il cappello di Indiana Jones), non si tratta della parodia di "Guerre Stellari". Il robot che gli fa da spalla infatti non assomiglia per niente a quelli di "Star Wars" e obbedisce alle Tre Leggi di Asimov. Più avanti compariranno il Maxivac ispirato al Multivac di asimoviana memoria e decine di spunti presi da Star Trek piuttosto che da Capitan Harlock. 

Predomineranno, comunque, le battute sceme senza l'intento di prendere in giro qualcosa di preciso. Fun for fun's sake. Non "Star Trek" ma Star Break, una pausa spaziale. Peraltro, il contenitore è quello di una rivista di enigmistica dove le vignette servono (come dice uno slogan preso in prestito altrove) "per rinfrancare lo spirito fra un enigma e l'altro". Io e James Hogg già da tempo collaboriamo con le riviste dell'editore Cairo con le nostre vignette (James realizza per loro anche rebus e altri giochi): abbiamo proposto questa serie a colori e ce la siamo vista accettare con entusiasmo. La Casa editrice vorrebbe pubblicare una tavola di quattro strisce ogni settimana, per ora siamo in grado di garantirne solo una al mese. Però la soddisfazione è tanta.



Chi sia James Hogg non devo certo spiegarlo a chi ha seguito le tante cose che abbiamo fatto insieme. Per tutti gli altri, ricorderò che il mio primo incontro con lui risale al 1999, quando ci trovammo a collaborare (io ai testi, lui alle matite e alle chine) a un fumetto, intitolato “Il primo assassino”, pubblicato sul “Giornale dei Misteri”. Mi piacquero molto i suoi disegni, in quel caso realistici e non umoristici, ma non credevo che avremmo potuto realizzare ancora qualcosa insieme perché poi lo vidi indirizzarsi verso l’umorismo grafico collaborando con Bonvi per Nick Carter e quindi lo ritrovai su “Lupo Alberto” ad affiancare Massimo Cavezzali nelle storie di Ava. Presissimo da Zagor, ormai pensavo che mai più avrei avuto tempo di scrivere testi comici che non avessero per protagonista Cico. Mi sbagliavo. Un incontro occasionale nel centro di Firenze ha fatto sì che io e James stringessimo di nuovo sodalizio: siamo finiti per diventare collaboratori (in coppia) de “Il Vernacoliere” e nel realizzare decine di vignette umoristiche per riviste di enigmistica. Quando è uscito il mio libro di aforismi “Sarà bre”, ho affidato proprio a Hogg le venti illustrazioni che lo corredano.  Caro James, avanti tutta!

James Hogg

giovedì 30 maggio 2019

CLEAR WATER



Dal 28 maggio 2019 è uscito in edicola il primo albo della miniserie di sei episodi “Zagor: le origini”, intitolato “Clear Water”. I testi sono miei, le matite di Valerio Piccioni, le chine di Maurizio Di Vincenzo,  i colori di Andres Mossa supervisionati da Emiliano Mammucari, la copertina di Michele Rubini colorata da Roberto Piere. I successivi cinque numeri appariranno con cadenza mensile. Si tratta di storie di sessanta tavole a colori, corredate da redazionali. Questa prima parte era già uscita a gennaio (dopo una anteprima lucchese) in volume cartonato. Ne avevo già parlato qui:


Adesso la stessa avventura viene proposta in formato economico (lo stesso della miniserie “Cico a spasso nel tempo”, o degli albi della linea Audace della Bonelli, se vogliamo). Si prevedono comunque edizioni cartonate anche delle puntate dalla seconda alla sesta, ma in un arco temporale di alcuni anni. Perciò, chi vuole leggere tutta la miniserie in pochi mesi deve procurarsi gli albi da edicola: costano 3.90 euro, il prezzo di un gelato o di una colazione al bar.

“Zagor: le origini” è stato presentato sul sito della Sergio Bonelli Editore con questo articolo:


Sul sito c’è anche un video (disponibile pure su YouTube) in cui, con fare da imbonitore, cerco di convincervi all’acquisto. Lo trovate anche qui in fondo, direttamente visionabile su questo blog. Nel video, mi rivolgo non soltanto agli zagoriani di provata fede ma anche a chi Zagor non lo ha mai letto: “Clear Water” rappresenta infatti uno starting point per chi, non conoscendo il personaggio, voglia scoprirlo. Chi dice di non leggere le storie dello Spirito con la Scure perché ormai siamo già arrivati al numero 650 della serie regolare, scoraggiato dal non conoscere le origini del personaggio, non ha più scuse. In più, testi e disegni hanno un taglio moderno, pensato per i lettori più giovani: potreste persino regalarne una copia a figli, nipoti, amici. Ma, naturalmente, anche i lettori della prima ora potranno divertirsi a vedere come abbiamo cercato di riempire i “non detto” di “Zagor Racconta…”, illuminando di nuova luce il capolavoro di Nolitta & Ferri.

Ho letto recensioni (e visto video recensioni) molto positive. Magari chi è ha apprezzato potrebbe fare un po’ di passaparola, o esprimere dove capita il proprio parere (sui social, per esempio). Sarebbe bello se la notizia di questa iniziativa raggiungesse quante più persone possibili.

Riporto qui di seguito il testo del mio editoriale di presentazione.


Ci sono storie che non invecchiano mai, per come sono state narrate dai loro autori quando vennero pubblicate la prima volta. Sicuramente, “Zagor racconta…” è fra queste: un classico evergreen, un capolavoro nei testi come nei disegni. La prima puntata, su un totale di sei albetti a striscia (in quello che era il formato tipico delle pubblicazioni a fumetti degli anni Cinquanta e Sessanta), apparve in edicola il 10 luglio 1969, proprio con il titolo che serve a identificare tutta la storia. Si trattava del n° 62 della quarta serie della “Collana Lampo”. Seguirono gli episodi “Il demone della vendetta”, “Vento di morte”, “L’orribile verità”, “Zagor entra scena” e “Il re della foresta”. L’avventura venne poi riproposta sui numeri Zenith Gigante 106 e 107  (1970) e quindi sui numeri 56 e 57 di Zagor Ristampa (1974) e Tutto Zagor (1990). Per ben due volte il racconto è giunto in libreria sotto forma di volume cartonato a colori, prima con il marchio Cepim (1977) e poi con quello Sergio Bonelli Editore (2016). A distanza di mezzo secolo, proprio per celebrare quella storia memorabile, abbiamo pensato di narrarla di nuovo, in modo graffiante e moderno, in cui il passato dello Spirito con la Scure viene scandagliato in profondità, per rinnovare le emozioni di una storia drammatica e affascinante e offrire ai lettori più giovani un buon punto di ingresso in una serie in grado di rinnovarsi senza tradire le proprie radici.
Non abbiamo però provato a riscrivere un racconto che non necessita di alcun rinnovamento e che resta modernissimo. Si è cercato cioè di immaginare la strage del Clear Water, e quel che ne è seguito, come se tutto fosse davvero accaduto e dei narratori di oggi si cimentassero per la prima volta nella narrazione di avvenimenti tanto drammatici.  Perciò, niente di quanto ci viene rivelato da Nolitta e Ferri riguardo al passato dello Spirito con la Scure viene smentito o contraddetto. Tuttavia ci sono molti punti oscuri sul quale i due autori non hanno fornito spiegazioni. “Zagor racconta…” non solo non svela ai lettori tutti i fatti accaduti, ma mostra in realtà unicamente la versione degli avvenimenti che lo Spirito con la Scure decide di narrare a Cico. Ci potrebbero essere perciò cose che l’eroe non conosce, altre su cui sorvola per brevità, altre che decide, deliberatamente, di non dire. Giocando sul “non detto”, e unificando in un’unica narrazione anche quanto rivelano altre storie (come “Darkwood Anno Zero” o “La leggenda di Wandering Fitzy”), ecco dunque dipanarsi i sei episodi de “Le origini”. I testi saranno tutti miei, ai disegni si alterneranno talentuosi illustratori quali Giuseppe Candita, Maurizio Di Vincenzo, Giovanni Freghieri, Oskar, Valerio Piccioni e Walter Trono. Se già conoscete Zagor, avrete numerose sorprese; se non lo conoscete, è il miglior modo per entrare nel cuore di una saga che da quasi sessanta anni affascina i suoi lettori. 


martedì 28 maggio 2019

I MANDRIANI






E' in edicola da qualche giorno il Maxi Zagor n° 36, "I mandriani", datato maggio 2019. I testi sono miei, la copertina di Alessandro Piccinelli, i disegni interni di Olivero Gramaccioni. Riporto qui sotto il mio editoriale di presentazione che troverete a pagina quattro.



Cari Zagoriani,

a pagina 21 dell’albo che avete fra le mani e che, con ogni probabilità, vi accingete a leggere, troverete rievocata la scena cruciale di un classico dello Spirito con la Scure, “Addio, fratello rosso” (il n° 122, del settembre 1975). Si tratta della storia che vede fra i principali protagonisti Wakopa, sakem degli Osages, a cui Billy Boy Kirby, viziato rampollo del ricco proprietario della miniera di Stoneville, uccide, annebbiato dai fumi dell’alcool, la giovane moglie. “I mandriani” non è un sequel di quell’indimenticabile episodio sceneggiato da Guido Nolitta e illustrato da Franco Donatelli, ma riporta in scena la medesima tribù. Di nuovo, gli Osages (che pure vorrebbero vivere in pace con i visi pallidi e hanno firmato un accordo con le autorità americane) sono vittime di un atto di violenza da parte dei bianchi e minacciano di scendere sul piede di guerra. Ancora una volta toccherà a Zagor cercare di porre rimedio, recuperando una mandria destinata ai pellerossa, per il loro sostentamento invernale, di cui qualcun altro si è impadronito. Il titolo di questo Maxi chiarisce fin da subito che si tratta di un racconto tipicamente western, tanto tipico da essere per l’appunto una storia di cowboys, intendendo proprio coloro che scortavano le mandrie di bovini nei loro lunghi spostamenti attraverso la prateria. Il nostro eroe dalla casacca rossa, abituato a muoversi fra gli alberi di una foresta, non può definirsi “uno del mestiere”, e dunque lo vedremo chiedere aiuto a tre mandriani professionisti, seppur rimasti senza lavoro dopo essere stati scartati, ciascuno per un motivo diverso, dai rancheros in cerca di manodopera: Elliot ha la pelle nera, Gavin è zoppo, Noel è un ubriacone. Ai disegni fa ritorno uno storico disegnatore di Mister No, Oliviero Gramaccioni, già visto all’opera su un precedente Maxi, intitolato “La pista della speranza” (il n° 24, del maggio 2015). Il prossimo Maxi, invece, previsto per il mese di settembre, vi proporrà, invece, la terza antologia della serie “I racconti di Darkwood”, una iniziativa che sembra aver riscosso il favore del pubblico.


Buona lettura!

venerdì 24 maggio 2019

I SERVI DI CROMM




Il n°  646 di Zagor (Zenith 697), datato maggio 2019 e intitolato "I servi di Cromm" propone il seguito finale della storia  iniziata in aprile ("Il feticcio di fuoco"): i testi sono miei, la copertina di Alessandro Piccinelli, i disegni interni di  Nando e Denisio Esposito.  Per la conclusione e un commento complessivo dovremmo attendere il prossimo mese, con l'albo "La vittima sacrificale".

Possiamo però già dire che si tratta del sequel di una avventura dello Spirito con la Scure pubblicata nella primavera di due anni fa. Il titolo "I servi di Cromm" è infatti, chiaramente, un rimando al titolo "L'araldo di Cromm", del maggio 2017 (testi sempre miei, disegni di Giuliano Piccininno). Ne abbiamo parlato qui:


Nella precedente avventura, lo scontro fra Zagor e gli adepti di una misteriosa setta di irlandesi che si rifacevano alle antiche tradizioni pagane, magiche e religiose, della terra d'Irlanda, si era concluso con la vittoria del Re di Darkwood ma con un punto di domanda riguardo al perché il nostro eroe potesse vedere le banshee come se fosse stato iniziato ai riti della congrega, pur non avendone mai sentito parlare prima.

C'è da notare che quando, in passato, si sono avuti seguiti di storie precedenti o ritorni di nemici, c'è sempre (o quasi sempre) stato da aspettare a lungo. Stavolta dopo solo ventiquattro mesi di attesa giunge il sequel. Si sta creando una sorta di continuity zagoriana con varie trame da dipanare (che sia un bene o piuttosto un male lascio a voi giudicare).  Segnalo che dopo la conclusione di questa storia dipaneremo di nuovo la saga di Hellingen, anche questa rimasta in sospeso (nel 2015). Ovviamente ne riparleremo.


venerdì 10 maggio 2019

DUECENTO DOMANDE




Da più di un anno, avendo accettato la proposta fattami da Marco Corbetta (con me nella foto qui sopra), dò risposta pubblica alle domande dei lettori in una apposita rubrica sul blog "Zagor e altro". La rubrica si intitola "A domanda, Moreno risponde" e ha la caratteristica di raccogliere venti interrogativi per ogni puntata. Proprio in questi giorni il blog ha ospitato la decima, quindi festeggiamo le duecento domande.
Per leggere la duecentesima risposta e le nove precedenti, potete cliccare qui.

https://zagorealtro.blogspot.com/2019/05/a-domanda-moreno-risponde-10_9.html


Magari però siete curiosi di leggere altre risposte che vi sono sfuggite, o andare a rinfrescarvi la memoria se già le avevate lette a suo tempo. Qui di seguito perciò trovare i link a tutte le puntate dalla 1 alla 9. Per ogni puntata ho selezionato una domanda interessante.
Grazie ai lettori che hanno partecipato e grazie a Marco, infaticabile curatore del blog e artefice di me,arabili reportage fotografici.

PRIMA PUNTATA


D) E' vera la voce che nel prossimo maxi storie-brevi ci sarà una storia disegnata da Piccinelli? Io mi auguro di vederlo all' opera in uno speciale, ma anche così andrebbe bene!

R) Se dipendesse da me non chiederei di meglio -  ma anche se dipendesse da lui credo che Alessandro disegnerebbe più che volentieri una storia di Zagor, breve o meno breve. Il problema è che di Piccinelli lo staff di Tex ha estremo bisogno e Boselli per il momento non è disposto a prestarcelo (ci sono storie importanti a cui il nostro copertinista deve lavorare e già le copertine lo rallentano).


SECONDA PUNTATA


D) Che fine ha fatto l’alieno buono che abbiamo conosciuto nell’avventura "Gli assassini venuti dallo spazio"? Sappiamo che si è insediato a Darkwood, ma ritornerà, a breve, in una nuova avventura? Sono proprio curioso di sapere come Burattini intende utilizzarlo.

R) Ah, dunque c’è chi ha apprezzato “Gli assassini venuti dallo spazio”! Scherzo, ho ricevuto tanti complimenti quante critiche, entrambi in misura inaspettata. Quel personaggio, Change, secondo me è riuscito molto bene e ha grandi potenzialità. Se non temessi di suscitare le ire dei detrattori sarebbe già tornato. Prima o poi lo farà.

TERZA PUNTATA


D) Nella trasferta (vedrei bene in Asia) ci sarà una capatina in uno spazio-tempo fuori dal tempo-spazio (con creature fantasiose stile mondo perduto o palude degli orrori)?

R) Le trasferte tendono a essere collocate nel tempo e nello spazio. Cioè, andando in Sud America lo Spirito con la Scure ha visitato regioni realmente esistenti così com’erano nel suo periodo storico (almeno quello che per convenzione gli si attribuisce). Ciò non esclude aspetti fantastici (tant’è vero che Boselli ha ricreato in Mato Grosso il “mondo perduto” di Arthur Conan Doyle), però le creature fantasiose devono essere collegate alla realtà antropologica e folkloristica dei luoghi visitati. Andando in Transilvania Zagor avrà a che fare con i vampiri e altri elementi leggendari caratteristici di quella terra. Uscire dallo spazio-tempo o dal tempo-spazio lo si può fare anche a Darkwood (che di per sé è già, direi, abbastanza “fuori”). La capatina in Asia ci sarà ma sarà brevissima e senza mostri fantastici.

QUARTA PUNTATA


D) Uno degli elementi della collana che mi è sempre piaciuto è legato all’immagine misteriosa e semidivina che il creatore della serie, ispirandosi come è noto, all’universo dell’Uomo Mascherato, ha voluto conferire al nostro; da un po’ di tempo tuttavia, non compaiono nella serie regolare le spettacolari entrate in scena, le mirabolanti magie volte a corroborare l’ascendente mistico dell’eroe sulle popolazioni native di Darkwood. Le vedremo ancora?

R) In una intervista del 1989 pubblicata sullo “Speciale Zagor” di “Collezionare”, Sergio Bonelli rilasciò questa dichiarazione: “Zagor originariamente era un sensitivo, anche se non proprio come Mandrake. Intuiva il pericolo, percepiva particolari vibrazioni nell’aria. Gli sceneggiatori di oggi non si ricordano quasi mai di questa caratteristica”. Avendo personalmente raccolto queste parole essendo stato uno degli intervistatori in quell’occasione, mi sono proposto, in qualità di nuovo sceneggiatore, di ricordarmene. Così, a ogni piè sospinto, da quasi trent’anni a questa parte, faccio dire allo Spirito con la Scure frasi di questo tipo: “Ho la strana sensazione di un pericolo incombente, e in questi casi raramente mi sbaglio”. Noto che Jacopo Rauch usa formule del genere ancora più spesso di me. Insomma, Zagor percepisce le minacce come se avesse il “senso di ragno” che pizzica a Peter Parker. Ciò nonostante, avendo letto l’intervista di Nolitta, ci sono ancora dei lettori che a ogni piè sospinto chiedono: “Perché voi sceneggiatori di oggi non vi ricordate quasi mai della caratteristica di Zagor di essere un sensitivo?”. Io e Rauch ci guardiamo sgomenti perché ci sembra di ricordarcene anche troppo. Lo stesso pare capitare anche per le “apparizioni” del Re di Darkwood agli indiani. I lettori più affezionati alla tradizione percepiscono uno scollamento dalle consuetudini e temono che certe tradizioni si vadano perdendo anche se non è così. Basti pensare che c’è stata una “apparizione” dello Spirito con la Scure anche nell’albo con Jovanotti di pochi mesi fa, ma a guardar bene se ne possono rintracciare alcune anche in tempi recenti. Ne “L’uomo che sconfisse la morte” (il secondo Zagorone) di “apparizioni” ce ne sono addirittura due. Ce n’è una nello Speciale, di non troppo tempo fa, “La danza degli spiriti”. Una che mi è piaciuta particolarmente immaginare è in “Magia indiana”. Tuttavia è vero che questo tipo di “show”  non è troppo frequente, però neppure Nolitta lo metteva in scena in ogni numero. Del resto, se ci fosse di continuo non sarebbe più d’effetto (anzi, sarebbe ripetitivo, prevedibile). Va aggiunto un particolare. La sensibilità dei nostri giorni potrebbe percepire come offensivo per i nativi americani il fatto che li facciamo passare per dei creduloni, gente disposta a farsi abbindolare da trucchi da avanspettacolo. Perciò, bisogna stare attenti a non esagerare.


QUINTA PUNTATA



D) Negli ultimi tempi si è visto il ritorno di molti personaggi del passato e altri sono in programma come il mio amato Supermike. Vorrei sapere se ci sarà in futuro la nascita di qualche personaggio nuovo: è dai tempi di Mortimer che non c’è un supernemico all’altezza di Zagor!

R) I supernemici non so creano a tavolino. Nascono da soli. Uno sceneggiatore scrive una storia e poi ci si accorge che contiene un cattivo davvero tosto che potrebbe anche tornare. Con Mortimer è andata così: non pensavo a un ritorno, Zagor avrebbe dovuto far arrestare il criminale al termine della prima avventura. Fu Boselli a dire: fallo tornare immediatamente! In ogni racconto gli sceneggiatori cercano di far affrontare a Zagor avversari che lo mettano in difficoltà. Un giorno uno di questi si rivelerà essere assolutamente micidiale e diventerà il nuovo Mortimer.

SESTA PUNTATA


D) Ritengo la saga atlantidea di Zagor molto bella e avvincente. Sarà possibile leggere in futuro altre avventure con tematiche riguardanti Atlantide e Mu?

R) Nel mio libro “Discorsi sulle nuvole”, da poco uscito grazie a Cut Up, è contenuto un capitolo appena un po’ polemico contro chi ha protestato con marce e manifestazioni al grido di “Basta Atlantide!”. Mi sono chiesto come mai Atlantide sia un argomento che hanno trattato e trattano tutti (c’è persino su Tex, in una storia di Nolitta) ma allo stesso tempo sia incredibilmente risultato indigesto a una parte dei lettori, nonostante Zagor sia una testata che, per le sue caratteristiche avventurose e fantastiche, si presta straordinariamente alla trattazione del tema. Non a caso Davide Morosinotto l’ha utilizzato nel suo romanzo “Zagor” senza che io gli abbia detto niente (da esperto scrittore ha colto da solo l’opportunità). Tuttavia, esaurito il ciclo con il viaggio in Antartide, per non far venire travasi di bile agli atlantidofobi mi sono riproposto di non entrare più nell’argomento.

SETTIMA PUNTATA


D) Gli Zagoriani appassionati come me apprezzano molto i ritorni di buoni e cattivi della saga del nostro, molti sono tornati e molti, a quanto leggo, fortunatamente torneranno. Uno, però, è morto per sempre: Mortimer. Eppure, se non ricordo male, rispondendo a domanda in non so quale fiera fumettistica (ne ho visto il video sul web), Moreno si presentava possibilista sul ritorno poiché diceva (sempre se non ricordo male e nel caso me ne scuso) qualcosa tipo "abbiamo visto solo il corpo", mi permetto allora di chiedere: ma davvero Moreno pensi che Mortimer, morto e sepolto, possa tornare? Da parte mia, per quello che può valere il mio parere, preferirei di no, un conto è il ritorno di arcinemici "superumani" come Hellingen, Rakosi, Kandrax, un conto resuscitare un uomo morto. A questo punto meglio nuovi antagonisti per il nostro immarcescibile Zagor.

R) Qualunque cosa si proponga, ci saranno i favorevoli e i contrari con reazioni di uguale forza ma di segno opposto, come per i corpi immersi nei liquidi del principio di Archimede. Impossibile mettere d’accordo tutti. Zagor, poi, si presta a questo tipo di dibattito, perché essendo sfaccettato ognuno se lo immagina fatto su misura per lui e contesta la sfaccettatura che invece piace al proprio compagno di banco. “Zagor è un western e deve proporre avventure con i trappers e gli indiani”, “No! Zagor deve affrontare i mostri!”, e via dicendo. Riguardo a Mortimer, ci saranno stati quelli contenti della sua (presunta) morte, e quelli desiderosi invece di un suo (possibile) ritorno. Il mio proposito è di far trascorrere un po’ di tempo per pensarci, tanto abbiamo (per fortuna) tante altre cose da raccontare. Niente è stato deciso. Però, se l’obiezione è: “non può tornare perché è morto”, mi permetto di sorridere. Persino Zagor, nel secondo Zagorone, muore a pagina trenta. Il suo corpo viene cremato e le sue ceneri disperse al vento. Questo almeno è quello che si vede (lo vedono anche Cico e Tonka, che piangono la scomparsa dell’amico). Poi la realtà risulta diversa dall’apparenza. I giochi di prestigio si basano su ciò che si crede di vedere. Una donna viene segata a metà ma resta in vita, il mago Copperfield vola. Siamo tutti convinti di aver visto Mortimer morire, Zagor ne recupera il corpo e lo seppellisce. Anche il Conte di Montecristo, però, viene creduto morto e gettato in mare in un sacco. Per inciso, anche Sandokan, in un passaggio delle sue mille avventure. Ma quello che si è visto è davvero quello che è accaduto? Quindi: lasciamo allo sceneggiatore i suoi trucchi. Resta il fatto che per il momento Mortimer rimane sepolto.

OTTAVA PUNTATA


D) La collana sta vivendo un lungo periodo di ritorni, tra vecchi personaggi secondari e nemici del passato. Secondo me Zagor ha ancora molto potenziale, e mi chiedo se prossimamente è in progetto una nuova fase della saga, un po’ come è avvenuto per la famosa seconda Odissea Americana. Sarebbe bello leggere nuove storie con personaggi, nemici inediti, non legati necessariamente al passato. Insomma, non solo io, ma a molti lettori piacerebbe una nuova Odissea Americana, come quella iniziata con l'episodio de "L’esploratore scomparso".

R) Nemici nuovi e vecchi si alterneranno come abbiamo sempre fatto. Non c’è nessun piano preciso per favorire le vecchie glorie a discapito delle nuove. Dal mio punto di vista contano le storie: se c’è una buona proposta per una bella storia, la facciamo indipendentemente dal fatto che riguardi un vecchio nemico piuttosto che uno di nuova ideazione. Va tenuto conto però che i villains del passato sono tanti e quelli nuovi sono difficili da creare. In realtà in ogni storia ci sono nuovi personaggi, e nelle intenzioni degli sceneggiatori ogni cattivo dovrebbe essere memorabile. Poi, nei fatti, sono pochi quelli che lasciano il segno. Accadeva anche ai tempi di Nolitta o di Toninelli (in anni in cui c’erano comunque tanti ritorni).


NONA PUNTATA


D) A molti piacerebbe il ripristino della cover dell’albo successivo, in quarta di copertina e a colori, come accadeva parecchio tempo fa. Cosa ne pensi di questo, Moreno, sarebbe fattibile?

R) Tutto è fattibile, ma la grafica della copertina (interni ed esterni) non dipende da me. Cristina Pajalunga fa lunghe riunioni con Michele Masiero per decidere cosa mettere in evidenza, cosa pubblicizzare, con quali immagini e quali colori. Io poi, informato delle decisioni prese, scrivo le frasi che presentano gli albi. Mi pare di capire che pubblicizzare l’albo successivo in quarta di copertina sarebbe controproducente perché si toglie spazio alle notizie riguardo ad altre iniziative (volumi, ristampe, speciali, Maxi) che hanno bisogno di maggior visibilità. La cover del numero dopo, in fondo, si può guardare anche in seconda di copertina: si dà per scontato che il lettore abituale la vada a cercare incuriosito là dov’è e acquisti l’albo per fedeltà. Ma se ci sono novità di altro tipo è meglio metterle in evidenza.


venerdì 3 maggio 2019

DETESTO I MEME




Detesto i meme. Lessi per la prima volta questa parola in un libro di Richard Dawkins, “Il gene egoista”. Dawkins è  il biologo evoluzionista reso celebre dal suo saggio “L’illusione di Dio”, ma lo si deve ritenere (e io lo ritengo) un divulgatore affascinante soprattutto quando parla di genetica. Dawkins coniò il termine cercando di descrivere come le convinzioni generate dallo scambio di comunicazioni in ambito culturale (inteso in senso lato, quindi in tutti quei fenomeni di condivisione di informazioni tra membri di gruppi sociali, vere o false che siano) si trasmettano e si modifichino nei vari passaggi, “evolvendosi” come organismi viventi. O almeno, io l’avevo capita (e la ricordo) così. Da qualche tempo ho scoperto che l’accezione stessa del termine si è modificata, al punto che ha finito prima per riguardare i contenuti condivisi tra utenti di Internet (di cui Dawkins non poteva tener conto nel 1976, all’epoca del suo conio del vocabolo), poi per definire specificamente quelle immagini di cui qualcuno si impadronisce piratescamente e fa girare con il commento di una frase spiritosa. Dico “piratescamente” immaginando che nella maggior parte dei casi foto e disegni non siano state realizzate dall’autore del commento umoristico, ma costui le abbia trovate in Rete. Non posso escludere però che qualcuno aggiunga la battuta a immagini di sua proprietà, e in tal caso il “piratescamente” non vale.

Il fenomeno dei meme imperversa. A me ne mandano a tradimento quattro o cinque tutti i giorni sul telefonino. Su Twitter non puoi scansarli. Su Instagram mi premuro di non seguire chi li posta. Per mia fortuna io li evito su Facebook perché su questo deleterio social io gestisco solo una pagina (Moreno “Zagor” Burattini) in cui nessuno può pubblicare niente se non io, e non sono titolare di un profilo come tutti gli altri (alla mia pagina si può mettere un “mi piace” ma non potete chiedermi la famigerata “amicizia”, del resto: chi vi conosce?). Di Facebook continuo a pensare quel che pensavo quando, anni fa (nel 2011), scrissi un post su questo blog spiegando perché non fossi su Facebook. Comunque, a parte me, i meme sembrano piacere a tutti. Persino a “Striscia la Notizia” ne fanno vedere alcuni tutte le sere, e io mi sgomento: ma come, sei il programma più visto, hai autori stellari come Max Greggio e Lorenzo Beccati, e invece di proporre contenuti televisivi inediti vai a rubare meme granati presi da Facebook? Mah. Per forza poi la gente guarda Facebook e non guarda più la TV.

Vengo però a spiegare perché detesto i meme. Perché, anche quando la battuta fosse divertente (qualcuna a volte lo è) se la stessa battuta la disegna un vignettista puoi ammirare il suo stile. Con i meme invece son tutti buoni, anche con foto ignobili, di livello bassissimo, di nessun gusto grafico, con il risultato di togliere visibilità a chi invece talento per disegnare. Io pubblico vignette sul “Vernacoliere”. Scrivo dei testi che il mio sodale James Hogg disegna. James ha il suo stile, che qualcuno apprezza. In ogni caso lo si può confrontare con quello di altri autori, e ce ne sono di strepitosi, da Federico Sardelli ad Andrea Camerini. Per pubblicare le nostre vignette io e James passiamo il vaglio di un direttore, il mitico Mario Cardinali, che a volte ce le boccia o chiede correzioni, in ogni caso filtra e garantisce ai suoi lettori un certo standard e una certa qualità. Ogni vignetta è frutto di lavoro, di ripensamenti, di fatica. Su Internet invece può arrivare chiunque, ruba una foto sgranata (a volte volgare, malfatta, inguardabile), ci mette una battuta e pubblica. Ottiene milioni di visualizzazioni. Oltre la metà propongono battute a corredo di immagini di culi e tette (non ho niente contro i culi e le tette). Mi direte: che te ne frega? Lascia fare agli altri quel che vogliono. Certo che sì. Potrò però dire il mio parere sulla qualità del risultato? E soprattutto, potrò lagnarmi (per sfogo personale, senza alcuna pretesa di cambiare il mondo) del fatto che voi tutti passiate le ore a scorrere su Facebook i meme e non vi comprate più il “Vernacoliere”? Come non vi comprate più "Linus" o qualsivoglia fumetto umoristico. O anche non umoristico.

Peraltro, le vignette frutto del talento dei disegnatori vengono (o possono venire) raccolte in libri e restano nelle nostre biblioteche: libri di Altan, di Bucchi, di Giannelli, di Mannelli, di Forattini, di mille altri maestri, fanno bella mostra sui miei scaffali e posso recuperare e ammirare l’arte di questi vignettisti. I meme spariscono nel nulla. Però i meme ve li guardate tutti e Lupo Alberto non sapete più nemmeno cos’è.

Vogliamo parlare poi delle vignette di fumettisti rubate e trasformate contro ogni legge sul copyright? Circolano immagini dei Peanuts di Schulz con battute modificate che Schulz non ha mai scritto, e lo stesso vale per Mafalda di Quino e per vari altri. Se qualcuno mettesse in bocca a me una frase che non ho mai detto, e questa frase circolasse in stramilioni di visualizzazioni attribuita a me, mi incazzerei come una bestia. Certo, non potrei farci nulla. Come nulla poso fare contro i meme, se non detestarli.

mercoledì 24 aprile 2019

LA SVOLTA




Qualche giorno fa  ha annotato sulla mia pagina Facebook il breve testo, quasi da “diario in pubblico”, che potete leggere anche qui sotto.

A tavola 251 della storia con il ritorno di Hellingen (che sto scrivendo per i disegni di Sedioli/Verni) ho deciso di smettere di pensare a come giudicheranno i lettori le trovate che mi sono venute in mente: spettacolari o disturbanti? Avvincenti o ridicole? Di sicuro cambierà qualcosa nel microcosmo zagoriano, e ci sarà una morte inaspettata.

Un lettore, che ringrazio per l' attestazione di stima e le parole di apprezzamento,  ha commentato  come segue:

Sono BRAMOSO di leggerla... io AMO il personaggio di Hellingen in TUTTE LE SUE FORME, e, a differenza di tanti, ho apprezzato MOLTISSIMO la svolta che gli hai dato, immaginandolo razzista ed ex collaboratore di Altrove... e ho adorato la storia con Dylan Dog e Martin Mystere, dove, sono sicuro, c'è molta farina del tuo sacco.


Ciò che mi colpisce, in queste frasi, sono due espressioni: “a differenza di tanti” e “la svolta che gli hai dato”. Permettetemi di almanaccarci su. Pare che io abbia dato una “svolta” al personaggio di Hellingen nella storia che è stata pubblicata nel 2015 a partire dall’albo “Resurrezione” (Zagor n° 602) fino a “Finale di partita” (Zagor n° 605). Questa “svolta” non sarebbe stata apprezzata da “tanti”. Ora, io non so chi siano e quanti siano questi “tanti”, ma soprattutto non riesco a capire in che cosa consista la “svolta”.

Mi spiego meglio. Secondo il commentatore, il cambiamento epocale consisterebbe nel fatto che ho immaginato Hellingen “razzista”. Ecco, io non ho immaginato proprio nulla. Mi sono limitato a trarre le logiche conseguenze da quanto detto da Guido Nolitta in “Sulle orme di Titan”. Infatti, quando il mad doctor parla per la prima volta con Zagor legato per i polsi alla parete del suo laboratorio, non si scaglia contro di lui promettendogli una morte fra mille tormenti ma, al contrario, apprezzandone le doti fisiche e di combattente, gli propone di arruolarsi fra i suoi uomini! E gli dice così: “Ho bisogno di uomini che sappiano imporsi, che sappiano comandare e farsi rispettare… uomini come voi! In poche parole vi sto chiedendo di unirvi a noi. Avrete il privilegio di essere uno dei miei uomini di fiducia e di marciare alla testa del mio esercito di automi che, da questa piccola isola, si propagheranno per tutta la nazione e poi per tutto il continente!”. Poco prima, riferendosi alla tribù degli Ottawa, aveva definito i pellerossa “quel branco di selvaggi che vive sulla riva del lago”. 


Mi sembrano discorsi assolutamente da razzista, anzi da propugnatore di un regime gestito da chi si sa imporre e comandare, dai “migliori”. Viene da pensare alla razza ariana e ai discorsi di Hitler. Se ci si aggiunge il fatto che, come lo stesso Hellingen rivela, lui era stato emarginato per le sue idee dai suoi stessi colleghi scienziati, non si può fare a meno di immaginare un collegamento con  le teorie di Frederick Henry Osborne che nel 1837 (epoca zagoriana) pubblicò il suo saggio “Development of a Eugenic Philosophy” su cui si basa la follia dell’eugenetica, che propone, fra le altre cose, la sterilizzazione o la soppressione degli individui più deboli per “migliorare” la razza e giungere a una società di individui quanto più perfetti possibili. Dunque, mostrando nella mia storia del 2015 un giovane Hellingen che a un congresso di scienziati propone le stesse idee di Osborne e fa riferimento alle pratiche eugenetiche delle antiche società (Sparta con il monte Taigete, e Roma, con la rupe Tarpea), non mi sembra di aver snaturato in alcun modo il personaggio. Era già tutto scritto fin dalla sua prima apparizione, bastava leggere con attenzione i dialoghi nolittiani. Attenzione che, evidentemente, non hanno avuto i “tanti” detrattori che invece hanno ritenuto di vederlo tradito. Come al solito, parlando a vanvera.

Ma c’è dell’altro. Nella storia “Resurrezione” io ho immaginato la clonazione di un Hellingen riportato esattamente nella condizione in cui Nolitta l’aveva lasciato, in “Magia senza tempo” (Zagor 182, 1980).  Infatti il professore che viene ricreato ha i ricordi dell’originale disintegrato dalla cabina degli Akkroniani. Tutto ciò, dopo che due altri miei illustri colleghi, Tiziano Sclavi e Mauro Boselli, avevano trasformato Hellingen in un personaggio molto diverso da quello nolittiano, con avventure del tutto fuori dai canoni, visionarie, trascendentali, magiche, al punto che alla fine era stato spedito persino nel Mondo del Caos del demone Wendigo, dunque in un’altra dimensione. Però, io che riporto Hellingen a com’era all’epoca di Nolitta, avrei operato una “svolta” che “tanti” non hanno apprezzato; Sclavi e Boselli invece sarebbero rimasti nel solco della tradizione. Mah. In teoria, i cultori della nolittianità dovrebbero ringraziarmi per la restaurazione dello status quo. Invece vengo accusato (io, non Sclavi e non Boselli) di aver “svoltato” troppo. Davvero non si finisce mai di imparare.

sabato 20 aprile 2019

IL FETICCIO DI FUOCO



Il n°  645 di Zagor (Zenith 696), datato aprile 2019 e intitolato "Il feticcio di fuoco" propone, nelle prime trentadue pagine, il finale della storia  iniziata in gennaio e ambientata nei deserti del Sud Ovest: i testi sono miei, i disegni di Bane Kerac. Nella restante parte dell'albo comincia invece una nuova avventura, scritta da me e illustrata da Nando e Denisio Esposito. Di questa, parleremo il prossimo mese. 

Qualche parola invece sulla conclusione della vicenda imperniata sulla controversa figura di Julia Schulz, studiosa dell'Università di Harvard, artefice di un piano criminale e responsabile della strage dei componenti della spedizione archeologica di cui faceva parte. C'è stato persino un recensore che l'ha ritenuta dalla parte della ragione, mossa da principi condivisibili, e dunque non riusciva a considerarla una "cattiva". In effetti alla base delle azioni di miss Schulz c'è il senso di rivalsa di una donna che sente di non poter avere, proprio per la differenza di genere, le stesse possibilità di carriera dei colleghi uomini, si sente emarginata o poco tenuta in considerazione, nonostante la sua preparazione e suoi meriti, in un ambiente quasi del tutto maschile. Proprio per questo crede di poter ottenere i riconoscimenti desiderati facendo del tutto propria l'incredibile scoperta dello staff del professor Stone, di cui entra a far parte. La scoperta in questione consiste in un carico di papiri della Biblioteca di Alessandria giunto in modo fortunoso, nell'antichità (nel V secolo dopo Cristo), sul continente americano. 

Per quanto la battaglia per i pari diritti delle donne (cominciata da Olympe De Gouges durante la Rivoluzione Francese, e approdata negli Stati uniti negli anni Quaranta del XIX secolo, dunque in epoca zagoriana, con Elizabeth Cady Stanton) sia sacrosanta, Julia Schulz però la conduce per il proprio personale tornaconto e non facendosi scrupolo di uccidere. Inevitabilmente deve considerarsi una "cattiva". Peraltro, a giudicare dai commenti letti, una "cattiva" che ha particolarmente colpito i lettori, per merito anche della efficace caratterizzazione di Bane Kerac.



Il rischio, su cui ho riflettuto a lungo mentre pensavo e scrivevo la storia, era quello di sembrare sessista senza volerlo essere. Cioè, mi dicevo, non parrà mica che raccontano di una criminale "femminista" (anche se sono l'ambizione e il desiderio di successo a muoverla,  più che le istanze ideologiche) possa essere accusato di dipingere come "cattive" le donne che rivendicano le stesse opportunità degli uomini? 

La soluzione a questo dubbio mi è parsa evidente allorché ho contrapposto a Julia un'altra, potente, figura femminile: la filosofa Ipazia. Ipazia è il contraltare di miss Schulz. Della filosofa abbiamo parlato nei precedenti articoli dedicati su questo blog alle scorse puntate della storia, e il personaggio compare in varie scene ambientate ad Alessandria d'Egitto, là dove Ipazia visse tra il 350 e il 415 dopo Cristo (a cui è stato dedicato il bel film "Agora"). Chi ha constato il presunto didascalismo del racconto della vita e della morte della filosofa non ha evidentemente capito che era fondamentale spiegare chi fosse stata Ipazia per dimostrare l'errore di Julia Schulz: la studiosa greco-alessandrina si può davvero considerare una paladina dell'emancipazione femminile, avendo dimostrato come una donna possa dimostrarsi valente al pari e di più degli uomini; Julia cerca invece la sua emancipazione comportandosi da uomo, cioè con l'arroganza e la violenza. Dal confronto fra queste due figure femminili scaturisce la "morale" della storia, se una morale proprio ci deve essere. Il destino di Julia si compie quando anche lei lo capisce.




venerdì 5 aprile 2019

IL GHOST WRITER



La vignetta che vedete qui sopra, opera di Alessandro Piccinelli, illustra uno dei miei aforismi contenuti in "Utili sputi di riflessione" (una raccolta edita da Allagalla), e serve perfettamente a illustrare l'aneddoto che sto per raccontarvi. Mauro Boselli, mio mentore prima che mio collega, viene da me e mi dice (più o meno, cito per sommi capi): "Ieri mi sono messo a leggere i commenti sui forum di Zagor e ho trovato uno che ce l'ha con te, il quale contestava non so quale scelta narrativa in una delle tue ultime storie. Il detrattore con il dente avvelenato sosteneva che se le tue sceneggiature del passato sembravano migliori, era perché te le riscrivevo io. Incredibile! La gente parla a vanvera: tu sei uno dei pochissimi a cui non ho corretto quasi niente, se non ritoccare un toscanismo!". In pratica, qualcuno ipotizza (senza prove e solo per malevolenza) che Boselli sia stato un mio ghost writer. Questa la dice lunga sulla pretesa di taluni di sproloquiare senza conoscere le cose. 

Ora, siccome sto riferendo un discorso fatto a voce e non pretendo perciò di essere creduto (men che mai dai detrattori per partito preso che hanno le loro crociate da portare avanti), citerò un passo della mia prefazione al libro "Il boss del fumetto", di Francesco Manetti e Nicola Magnolia (Youcanprint). In quel testo (stampato, letto da Boselli e mai contraddetto) si legge: 

In una intervista, che mi sono appuntato per potermene un giorno vantare (cosa che finalmente avviene adesso), Boselli dichiara: “Pur leggendo a quei tempi ogni singola pagina che mi mandava Moreno, mi sembra di ricordare che i miei interventi fossero davvero molto limitati (al massimo gli correggevo qualche toscanismo!). Credo anche (e anche questo è un record per chi mi conosce e sa quanto sono interventista) di avergli chiesto, in dieci anni, solo la riscrittura di un paio di sequenze”. 

L'intervista in questione venne pubblicata proprio su un forum. Dunque tutte le storie di Zagor che ho scritto sono farina del mio sacco, belle o brutte che siano. Si può chiedere a Bonelli stesso se sia vero: prego, accomodatevi. L'espressione che mi verrebbe fatto di usare  sarebbe "prima di dare aria alla bocca" sarebbe meglio contare fino a dieci, sennonché (udite udite) è la stesso consiglio che viene dato a me da un augusto lettore dopo aver letto sul blog di Marco Corbetta una mia risposta riguardante la storia "Non umani" (nella rubrica che tengo da tempo lì sopra, in cui rispondo appunto alle domande degli zagoriani). 

La domanda, fatta evidentemente da un lettore a cui quel racconto era piaciuto, chiedeva se mai ci sarebbe stato un seguito. Rispondevo così:

Nelle mie intenzioni, sì. Mi trattiene solo l’odio viscerale che ha per quella storia la componente antifantascentifica e antiorrorifica dei lettori zagoriani, quelli che vogliono soltanto indiani, trapper, soldati, mercanti di whisky e trafficanti d’armi. Va detto che l’alieno mutaforma che è rimasto a Darkwood ha assunto l’aspetto di un normale trapper, chissà che mostrarlo sempre con quelle sembianze potrebbe andar bene ai più bizzarri tra il pubblico che pur leggendo Zagor da una vita non si sono mai accorti che proprio per volere di Nolitta (il quale non voleva far concorrenza sul piano del western a Tex) lo Spirito con la Scure è nato per essere luogo di incontro e contaminazione fra tutti i generi.

Dunque ritenevo "bizzarri" coloro i quali non si sono accorti che le storie di fantascienza ci sono sempre state su Zagor per preciso volere di Nolitta (basti pensare a "Sulle orme di Titan"). Esiste persino un video su YouTube, che vedete qui sotto, in cui Sergio (intervistato da Vincenzo Mollica) dice chiaramente che lo Spirito con a Scure è "falsamente" indicato come appartenente al genere western, mentre è più legato al fantasy. Vedere (e ascoltare) per credere.


Perciò, chi ritiene che non ci debba essere l'elemento fantastico in Zagor esprime sicuramente una opinione bizzarra. Peraltro è lecito essere anche bizzarri (io lo sono). Si è liberi di dire quel che si vuole e si può senza dubbio manifestare il proprio non apprezzamento per una storia, figuriamoci. Ma  se si argomenta "non mi è piaciuta", si entra nel campo dei gusti personali e va tutto bene, se si argomenta "su Zagor non ci devono essere gli alieni", questa affermazione lascia perplessi.  Ecco però che, travisando il senso della mia pur semplice e inoffensiva affermazione, un tale commenta cos':

"Caro Burattini, a me non piace Non umani. Quindi sarei una persona bizzarra, secondo tigo?!? O forse son contrario a storie di horror o fantascientifiche?!? Oppure a tuo avviso sono un detrattore di Sergio Bonelli?!? Caro Burattini, lo sai vero che prima che tu nascessi io gia' leggevo Zagor e Tex?!? Beh, questo cosa vuol dire...vuol dire che prima di dare aria alla bocca conta almeno fino ad un miliardo di miliardi e poi forse, dico forse, forse avrai da dire qualcosa di sensato..."

E' chiaro che di fronte a tanta autorevolezza (testimoniata dal tono garbato e signorile) non mi resta che chinare il capo e cospargermela di cenere, tuttavia non posso fare a meno di notare che un lettore, per il solo fatto di leggere Tex e Zagor da prima di me, ritiene che il sottoscritto, sceneggiatore di Zagor da trent'anni, debba tacere di fronte a lui e non esprimere un parere. Se mi è stato permesso (da Sergio Bonelli in primis) di scrivere più pagine di Zagor dello stesso Nolitta e di occupare un ruolo di responsabilità (curatore della serie) evidentemente è perché cose del tutto insensate non scrivo e non dico. Del resto, allo Spirito con la Scure ho dedicato saggi, libri, articoli e tutti sanno il da fare che mi do per promuovere il personaggio. Personaggio che gode per fortuna di ottima salute ed è circondato da tanto entusiasmo. Però, devo tacere. Sciacquarmi la bocca. Questo il livello della detrazione. Me ne faccio una ragione.