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venerdì 27 marzo 2026

IL MASSIMO DEI VOTI

 



Il bel signore che vedete accanto al nuovo curatore di Zagor, Antonio Serra, è Massimo Manfredi. Il Massimo dei voti, dato che per consuetudine, da fedelissimo lettore dello Spirito con la Scure qual è, ogni anno (dal 1993) fa giungere all'inizio di gennaio dettagliati e argomentati giudizi sulle storie del Re di Darkwood dei dodici mesi precedenti. Giudizi corredati da rigorose pagelle, non sempre indulgenti verso gli autori, ma ben vengano le critiche circostanziate per quanto personali. Le recensioni giungono in redazione a Milano in forma cartacea, tramite lettera spedita e recapitata per posta ordinaria, e (almeno fino all'anno scorso) su carta gli è stato risposto.  Dal 2013 ho cominciato a pubblicarle, Manfredi consenziente, su questo blog. Massimo è consenziente anche nella diffusione della sua foto, per quanto ciò permetterà che venga riconosciuto (ed eventualmente apostrofato) da sceneggiatori e disegnatori. C'è da notare che, comunque, si è a lungo trattato di una corrispondenza privata tra un "lettore eccellente" (così l'ho definito più volte) e i curatori di Zagor.  Sia pure un po' in ritardo sulla consuetudine (colpa mia), ecco dunque voti e giudizi sull'annata zagoriana 2025. Inutile dire (ma lo dico) che non ho censurato o modificato una virgola. Grazie, Massimo! Ti faccio notare che manca la scheda dello Zagor Più n° 19 (uscito in novembre), che immagino recupererai nel compendio del prossimo anno. 
Per un utile "riassunto delle puntate precedenti" vi consiglio di leggere quello che ho scritto nel gennaio dell'anno passato riepilogando tutto quello che c'è da sapere
 

LO ZAGOR DEL 2025
SECONDO MASSIMO MANFREDI
 

 

LA FIGLIA DI DHARMA (Nn. 714/716)

Rauch – Esposito bros.

Testi: 5. I pim-pum-pam, e per di più magici, non rappresentano certo i miei generi preferiti e questo non fa eccezione. La prima parte è più gradevole, perché più realistica, in cui il soprannaturale fa capolino soprattutto per aumentare il senso di mistero, e fin qua l’effetto tutto sommato riesce. Andando avanti, però, ci si accorge che la storia ha poco altro da dire e si svolgerà interamente su di un piano superficiale di azione. Approfondimenti psicologici e intensità, non pervenuti. L’ultimo albo, poi, fa crollare tutto come la caverna, tra mostri vari, serpenti giganti, lotte dimensionali con demoni potentissimi sconfitti in poche vignette, e magie in serie (yawn). Nayana è un personaggio che non ho mai sopportato, anche perché chiama automaticamente certi generi, e quindi la cosa buona è che almeno è morta, mi auguro definitivamente.

Disegni: 6,5. Difficile dare un giudizio omogeneo su questi albi, a causa delle note e tristi vicende. Si notano infatti via via interventi redazionali sempre più invasivi, quindi va considerato più come un lavoro di equipe, dal risultato comunque soddisfacente.

 

 

WYANDOT! (Zagor Più n. 16)

Rauch – Di Vitto

Testi: 7,5. Una bella avventura con bei personaggi, tutti delineati con cura. La inizialmente bisbetica Janine, che poi subisce un’evoluzione dall’incontro con Makuas; i vari ufficiali, dall’odioso guerrafondaio al più ponderato Hannington, così come le varie personalità degli indiani, conferiscono una varietà di caratteri e quindi un equilibrio narrativo importante. Anche le comparse minori godono comunque di una pennellata significativa. Zagor è al centro della scena, presente e protagonista, anche se quasi solo nella sua componente interventista (manca cioè il suo lato intenso), ma ci può stare. Per la maggior parte delle pagine c’è un efficace equilibro tra le scene d’azione e discorsive, mentre verso il finale la prima componente sborda in una lunga sequenza di pistolettate, e questo abbassa un po’ il voto. Si riprende comunque nelle ultime pagine con la fase di trattative per evitare la guerra e il disvelamento del colpevole.

Disegni: 6,5. Notevolissimo nelle parti di foresta, e ambientali in genere, tra scorci montuosi e intrichi di vegetazione davvero dettagliati, Di Vitto peggiora sensibilmente nelle figure umane, talune perfino naif o sgraziate, e il difetto si acuisce ulteriormente nella media dei volti. Resta comunque una buona leggibilità generale.

 

 

 

MANITOBA PEARL (Speciale n. 40)

Barbieri – Candita

Testi: 6,5. Pur avvertendo una qualche compressione nel narrato, tutto sommato è bravo Barbieri a rendere leggibile un plot ingarbugliato pur all’interno di un numero di pagine abbastanza scarso (e ulteriormente ridotto) e in cui la zagorianità non si trova a suo agio per costituzione. Peccato per l’annuncio nell’editoriale della politica di contrazione: spero che invogli i lettori giovani (quanti sono?) ma io che sono anziano, abituato ad ampi respiri di lettura, me ne dolgo molto. Ciò detto, è un sufficiente giallo avventuroso, in cui è chiaro fin da subito allo sgamato lettore che quanto viene presentato non corrisponde al vero, e che ci aspettano vari sotterfugi e doppigiochi che verranno rivelati nel finale. Quindi, nessuna particolare sorpresa, ma una affabile conduzione tra colpi di scena e vari personaggi discretamente delineati, nei limiti dello spazio.   Nemmeno mi piace granché la continua presenza di personaggi femminili ormai a ogni numero (sono sempre anziano), che sta quasi mutando il DNA della testata, ma tant’è.

Disegni: 6. Un lavoro altalenante, che unisce a una efficace leggibilità media una altrettanto approssimazione diffusa. Diverse figure sulla lunga distanza sembrano abbozzate malamente (es. i cavalli a pag. 12), mentre parecchi primi piani sono splendidi, rifiniti di dettagli. Davvero bella la resa di Pearl, mentre lo stesso non si può dire in altri casi. Soprattutto il volto di Zagor, davvero mediocre.


 

IL PASSATO DI TONKA (Nn. 717/718)

Rauch – Della Monica

Testi: 7,5. Storia che forse tradisce le attese (nel senso che il titolo può essere fuorviante) ma scritta ottimamente. Conduzione realistica, buoni dialoghi, divertente la gag di Cico, giusta dose di azione. L’identità di Spettro nero era intuibile, ma non è un difetto dato che non è questo il perno della vicenda, che si regge da sé da altre parti. Poi ovviamente meno pagine/personaggi ci sono e più diventa facile intuire per esclusione. Riuscito il finale con la morte di Natami, che porta con sé perfino una punta di apprezzata commozione.

Disegni: 9. Più passano gli anni e più Della Monica migliora. Tratto pulito, stra-leggibile, ricco di dettagli su cui amo soffermarmi mentre leggo, e il solito Cico strepitoso. Cosa volere di più? Appunto, vederlo di più.

 

 

 

HELLBURGH! (Zagor Più n. 17)

Fantelli – Burattini – Lotti/Mainardi – Torti – Chiarolla – Nespolino

Voto d’insieme: 5,5. Tre raccontini sanza ‘nfamia e sanza lodo, che non vanno oltre l’intrattenimento minimo. Voglio però mettere sugli scudi La vendetta di Duncan, il cui plot non è male e forse meritava di essere sviluppato in una storia vera, ma anche perché è la prima di Fantelli no-horror. La scrittura è valida e penso che se riuscirà a mantenersi realistico anche nel suo genere più congeniale può dare soddisfazioni. Appena sotto La casa nel bosco, che gioca tutte le sue carte sul plot twist, ma funziona bene.Gradevole ma un po’ scontata Doppia caccia, con un finale troppo troncato. Per i disegni, bel lavoro di Chiarolla (alla sua età, poi), ricco di tratteggi ed efficace nelle sequenze col licantropo. Buono il segno pulito di Nespolino, anche se non convince sempre il volto di Zagor. E a proposito di volti, davvero pessimi quelli dei protagonisti resi da Torti. Rispetto per lo storico professionista, ma il tratto generale lascia molto ma molto a desiderare.

 

 


SASQUATCH (Nn. 718/720)

Burattini – Lozzi 

Testi: 7,5. Ben raccontata, soprattutto per i primi due terzi, mentre nell’ultimo albo si adagia un po’ troppo nella sola azione, anziché provare ad alzare in intensità. Non che sia un male in sé, ma di movimento ne avevamo già visto tanto e data la natura del “mostro buono” mi aspettavo qualche pagina che cercasse la commozione. Sono scelte comunque legittime, la conduzione è stata molto buona e i personaggi sufficientemente caratterizzati. L’aspetto che ho maggiormente apprezzato è che il mostro non è stato impiegato per dinamiche horror o peggio ancora per scontri ridicoli con Zagor, bensì come un essere straordinario che stimola la curiosità di chi vi sta intorno, per analizzarlo o sfruttarlo, o per mostrarci la delicatezza del rapporto con Paige. Sono poi contento che la figura del Bigfoot sia stata trattata a Darkwood finalmente in modo valido, dato che la precedente toninelliana fu per me uno dei punti più bassi della saga, specie in quel finale in cui si fa combattere Zagor come He-man (urgh!)

Disegni: 9,5. Assolutamente strepitoso il lavoro di Lozzi, che Dio lo abbia in gloria! Grande interpretazione del mostro, e poi questi chiaroscuri a mezzatinta che conferiscono una atmosfera efficacissima per la vicenda, esaltando inoltre i particolari della qualunque. Uno per tutti, le pietre dei sotterranei divinamente ombreggiate. Piccola stonatura, il viso di Zagor troppo musone, ma vabbè in mezzo a queste meraviglie chissene!

 

 

LA CACCIATRICE (N. 720bis)

Burattini – Laurenti

Testi: 6. Formalmente ben costruita, gradevole nello scorrimento, anche se narrativamente non aggiunge nulla da giustificare un’uscita extra. Spicca la centralità di Zagor nelle vicende e un paio di bei momenti di confronto con il colonnello. Quest’ultimo rappresenta il lato debole, in quanto troppo tagliato con l’accetta, odia i pellerossa ma non se ne conosce il motivo e lo fa in modo bidimensionale. Qualche passaggio un po’ affrettato ma lo spazio è quel che è. A sua volta la cacciatrice potrebbe essere un bel personaggio, ma per ora si è mossa in storie troppo stringate.

Disegni: 5,5. Purtroppo pare che Laurenti si sia stabilizzato in questa eccessiva stilizzazione che tende talvolta perfino al deforme. Peccato.

 

 


LA SACERDOTESSA DEL MALE (Color n. 21)

Fantelli – Di Vitto

Testi: 4. Da un punto di vista editoriale trovo parecchio disagevole la trovata di cominciare una vicenda in un Color e chiuderla in un altro, qualche anno dopo (come quello di Icaro): difficile per i lettori ricordarsi cosa era successo, davvero non ne capisco il senso. Nel presente albo, inoltre, Denise sembra proprio infilata a forza in una vicenda in cui non c’entrerebbe nulla. E veniamo alla storia, che è una semplice istanza di “Zagor contro i mostri da far fuori”, e personalmente è un genere che trovo assai noioso. Peccato perché Fantelli è discreto nella creazione della suspense e non manca di produrre dialoghi con una certa brillantezza o intensità (come pag. 49). E aggiungo pure che il suo Cico non è per niente male. Ma non so, evidentemente a lui piace questo genere e non si schioda da lì, però qualcuno dovrebbe spiegargli che Zagor non è solo horror, anzi lo è in minima parte, e zero splatter.  Il finale con risoluzione magica affossa poi totalmente il tutto, tra il sonaglio hamelinesco e il buco di verme che chiude oplà tutto quanto. Boh.

Disegni: 6,5. Tradizionalmente legnoso nella fase espressiva, Di Vitto sorprende invece con la resa della parte propriamente horror, riportando efficacemente quanto avevamo già giocato in “The last of us”, sia negli infetti in sé sia nei “nidi” di putrefazione appesi ai muri.


 


I SEGRETI DI ENDLESS (Nn. 721-722)

Lucarelli/Fantelli – Della Monica

Testi: 7. Peccato per il finale, che mi porta ad abbassare sensibilmente il voto, perché davvero non ho capito il piano di Berenice. Uccide i fratelli e poi? Come pensa di impossessarsi del filone d’argento? Inoltre, per chiudere la bocca ad una testimone ne crea altri due? E diversi altri particolari che non tornano e che però qua diventa difficile sviscerare. Mi si dirà che per un giallo il finale è molto importante, ed è vero, ma per me conta sempre molto soprattutto il piacere di lettura, e questa storia me la sono gustata decisamente. La sceneggiatura è di alto livello, ponderata e intrigante, capace di stuzzicarti molto sul versante poliziesco, e di farti fremere per arrivare a scoprire cosa è successo. In mezzo i personaggi sono tutti ben tratteggiati, e fanno respirare il senso di una comunità alla Spoon River, in cui le parole dette sono come degli spiragli che fanno intravedere quanto dietro di esse ci sia molto di più di ciò che si ascolta, magari chissà quali segreti. Lo sceriffo, il pastore, il giudice, Warren stesso, ecc. hanno frasi e comportamenti che vogliono trasmettere l’idea che ci sia altro, mentre poi scopriamo che non è così. Sono indeciso se considerarla una buona tecnica per arricchire il narrato e confondere le acque, oppure un errore perché si lasciano in sospeso quelli che erano mostrati come fili da tirare. Tra questi personaggi, spicca il neo arrivato Cyprien, un tipo davvero interessante col suo portare l’investigazione scientifica in un mondo di frontiera e processi sommari, che di sicuro mi piacerebbe rivedere.  

 Disegni: 9. Poco sopra dicevo che avrei voluto vedere più spesso Della Monica ed eccomi accontentato. Il solito grandissimo lavoro, inutile ribadire quello che ho già detto tante altre volte.

 

 


IL BATTELLO SULL’OHIO (Zagor Più n. 18)

Mignacco – Romeo

Testi: 6--. Storiella d’ordinanza, molto prevedibile negli snodi, ma che tutto sommato si fa leggere. Pesano ai miei occhi due elementi non negativi in sé, ma il cui accumulo ha da tempo superato il punto di saturazione, e mi riferisco da un lato alla tematica de “il passato di”, e dall’altro al dilagante girl power, che peraltro su questa testata è particolarmente stridente. Si tratta comunque di una nota a margine, che non ho fatto incidere sul voto.

Disegni: 7. Il volto di Zagor proprio non mi piace (non che sia brutto, anzi, ma non lo trovo adatto), e ogni tanto c’è qualche elemento che sembra costruito da un giardiniere, tipo i corsi d’acqua, ma nel complesso è un buon lavoro, con un bel tratto pulito ma ricco di particolari quando occorre. Anche qualche scena prospettica è interessante, come Zagor che assalta il battello.

 

 


OSCURA MINACCIA (Nn. 723/725)

Rauch – Sedioli/Verni

Testi: 6,5. Il primo albo mi è piaciuto, è divertente con tutte quelle gag, che risultano ben mischiate alle fasi di azione e all’introduzione alla minaccia. Nel secondo invece a mio parere si cala un po’: è troppo parlato, tutta la prima metà è praticamente un unico insieme di racconti in flashback, in cui si spiega come e perché i personaggi si trovino lì, cosa è successo prima, ecc. Seguire la regola aurea del “show, don’t tell” forse avrebbe portato via troppe pagine, non so, fatto sta che è una fase che non scorre fluida. Ciò nonostante, risulta comunque valida la creazione del mistero, il crescendo di inquietudine in attesa dell’orrore che sta per arrivare (stupenda pag. 44 chiusa con la vignetta muta di Zagor). Col terzo albo si torna in bolla, ritroviamo Kandrax, e l’azione diventa di tipo convergente verso il finale. Inoltre arriva finalmente qualche tratteggio più approfondito sui personaggi. Zagor, sempre comunque reso benissimo, ha modo di mostrare il suo eroismo più etico con qualche discorso (“Non lascerò più indietro nessuno”) e relativi fatti, e in particolare acquisisce spessore Starkad nel suo confronto con Guthrum. Stuzzicante l’ultima tavola, che fa capire che la “vera” storia su Kandrax sarà un’altra, similmente a quanto fece lo sceneggiatore con Rakosi. 

Disegni: 8. Il solito buonissimo lavoro complessivo del dinamico duo. La linea horror non è probabilmente quella maggiormente nelle loro corde, e di fondo lo si percepisce, ma tutto sommato riescono a rendere più che dignitosa anch’essa (il picco: pag 88 con Zagor davanti al cadavere di Jonah).

 

 

 

IL FIUME DEGLI ORRORI (I mondi di Zagor n. 1)

Chiaverotti – Voltolini

Testi: 4,5. Il voto è una media tra il discreto primo albo e lo sprofondo del secondo. Carina la gag di Cico, apprezzabile il tratteggio di Harvey, le sue motivazioni, ecc. Il messicano e Zagor sono comunque sempre ben scritti e si cerca di dare un filo di background anche agli altri componenti della ciurma, specie Alison. Peccato che già da quando compaiono gli equivalenti di gorilloni e piante assassine della prima Odissea, si realizza che ci stiamo trovando di fronte a una versione Bignami di quelli: qualche pagina, qualche cazzotto e via. Dove là l’inquietudine e il logorio della paura venivano dipanati col giusto tempo, dove i mostri erano un tramite per mettere sul piatto drammi umani, pensieri e didascalie sopraffine, vili ed eroi… dove anche una nebbia (per quanto infernale) serviva per scavare nelle fragilità dell'eroe… qua sono solo delle pillole da buttare giù al volo.
Ma il peggio deve ancora venire. Nel secondo scopriamo che era tutta una magia di una strega pazza, e come si sa, appena arriva la magia non vale più nessuna regola e via di sbracamento, tra mostri di varia fattura, corvi fatati, tribù cannibali da b-movie. Il taglio precipita insomma nell’infantilismo più dozzinale distruggendo il buono del primo albo. Mentre leggevo pensavo: “Ora ci mancherebbe solo il doppio gioco di Harvey, magari per l’eredità”, e puntualmente arriva in questo zenith di scontatezza. Peccato perché qua e là c’è più di un dialogo meritevole (è Chiaverotti, mica pizza e fichi) ma si perde in mezzo al resto.

Disegni: 8. Preciso e leggibile nello stile, buoni i volti dei protagonisti, ma efficace anche nelle scene d’azione o di maggiore impatto horror, pur con la sua declinazione più classica. Buonissimo lavoro.

giovedì 4 settembre 2025

ZAGOR IN PERU'

 



Gentile sig. Burattini, 
mi chiamo Filippo, ho 32 anni, insegno italiano e latino al liceo. Di recente sono stato in Perù e prima di partire mi sono ricordato che, una volta, c'era stato anche Zagor. Così ho recuperato, messo in valigia e, durante il lungo volo, riletto con attenzione gli albi Zenith 562-565 scritti da lei e visualizzati da Giuseppe Prisco. Ebbene, una volta sbarcati a Lima, vignette e realtà si sono richiamate, sovrapposte e intrecciate: la vera magia della letteratura disegnata! Le immagini che allego (e spero siano di suo gradimento) ne sono la prova, così come sono la prova che i buoni fumetti (come quelli da lei scritti) hanno, tra gli altri, un meraviglioso pregio: quello di farti sentire a casa anche dall'altra parte del mondo.

Complimenti sinceri, 

Filippo
 
 
Ringrazio Filippo per l'invio delle immsagini che seguono.  La lettera allegata e riportata in qui sopra mi riempie di legittima soddisfazione. Qualcuno forse comincerà a farsi un'idea del lungo e faticoso lavoro di documentazione necessario per realizzare storie come quelle ambientate in Perù o nella Terra del Fuoco, due momenti della "trasferta sudamericanna" - che è una delle cose migliori a cui ho collaborato. Ne ho scritto in questi articoli:
 
 
 
 
 
 
 

 
 
 
 
 
 
 

 
 
 
 
 
 
 


 


 


 

 

mercoledì 11 giugno 2025

LA LEGA DELLE SEI NAZIONI


 
Moreno Burattini
Darko Perovic
LA LEGA DELLE SEI NAZIONI
Sergio Bonelli Editore
2025, cartonato
72 pagine, 21 euro

Con “La Lega delle sei nazioni” la miniserie “Le Origini” giunge al suo ottavo episodio, su dieci previsti. I testi sono miei, i disegni di uno strepitoso Darko Perovic valorizzati dalla colorazione di Daniele Caramanico e Viola Coldagelli (coordinati da Emiliano Mammucari), la copertina porta la firma di Michele Rubini
 
 


Dopo aver ripercorso, nei primi sei volumi, l’arco narrativo che fu di “Zagor Racconta…” (un classico di Nolitta e Ferri del 1969), dal settimo in poi “Le Origini” ricostruiscono alcuni capitoli della vita di Patrick Wilding in cui lo Spirito con la Scure, vestiti i panni del giustiziere (una sorta di peacekeeper armato), affronta le sue prime avventure da eroe solitario, senza avere al suo fianco l’amico Cico, che incontrerà soltanto nel decimo volume. In questo periodo di “rodaggio”, Zagor comincia a consolidare la sua fama e a creare la propria leggenda. 
 
Un capitolo fondamentale è quello che vede nascere dell’amicizia fra lui e Tonka, sakem dei Mohawk, già visto (in un ruolo marginale) nell’episodio “L’eroe di Darkwood” (“Le Origini” n° 6). Gli eventi che portano i due a stringere un indissolubile sodalizio, pur nella diversità dei loro ruoli, sono narrati nel 1993 nello Speciale n°6, "La congiura degli dei", scritto da Mauro Boselli e illustrato da Carlo Raffaele Marcello. Perciò, la sfida per me e Darko Perovic è stata quella di realizzare un remake che raccontasse in 60 tavole, con qualche elemento di novità, quello che Boselli aveva narrato in 128, contando anche sulla potenza evocativa dei colori. Lo spiega bene un articolo apparso sul sito Bonelli,  “L’arte del remake”, come potete leggere cliccando sul titolo. 

 
Qui di seguito trovate un estratto della mia postfazione al volume, con qualche indicazione circa l’episodio successivo.

Dal primo volume della miniserie “Le Origini” fino al sesto, le storie che si sono susseguite hanno ripercorso la trama di “Zagor Racconta”, avventura datata 1969, scritta da Guido Nolitta (alias Sergio Bonelli) e illustrata da Gallieno Ferri. Agli avvenimenti di quella memorabile narrazione retrospettiva sono stati intessuti i fatti del periodo in cui lo Spirito con la Scure si chiamava ancora Patrick Wilding e non aveva vestito i panni del giustiziere, noti grazie ad albi come “Darkwood Anno Zero”, “La leggenda di ‘Wandering Fitzy”, “La giustizia di ‘Wandering Fitzy” (ma anche raccontati al romanzo “Zagor” di Davide Morosinotto). Quasi un gioco a incastro, che però è servito a dipanare secondo un filo logico narrativo gli elementi di un vero e proprio “romanzo di formazione”, seguendo la genesi di un eroe dall’infanzia fino al momento in cui sceglie la missione a cui dedicare la sua vita. Lo stesso arco temporale, appunto, tracciato dai creatori del personaggio nel loro classico evergreen. Con il settimo volume de “Le origini”, però, abbiamo cominciato a uscire dal seminato: venuto meno l’ “ipse dixit” nolittiano, i punti di riferimento per proseguire il racconto sono stati cercati in quanto narrato da altri autori o del tutto immaginati ex novo. 

Che la narrazione abbia ampi spazi per proseguire, non ci sono dubbi: ci sono da raccontare tutti i mesi (o gli anni) in cui Zagor consolida la propria immagine e crea la sua leggenda presso gli abitanti di Darkwood, prima dell’incontro con Cico. Nel corso dei decenni (la saga si misura infatti su questo tipo di ordini temporali) sono stati numerosi gli albi che hanno raccontato alcune avventure del giovane Patrick o dei primi tempi vissuti da solo dal neo Spirito con la Scure, là nella capanna nella palude, in una sorta di interregno o “terra di mezzo”. Scegliendo quali di questi episodi inserire nei volumi della nostra miniserie destinata ad allungarsi proseguendo la numerazione fino alla decima uscita, ci è parso giocoforza inserire come settima puntata, indispensabile punto di passaggio, la narrazione dei fatti che hanno portato Zagor a costruire proprio su un certo isolotto in mezzo all’acquitrino il suo inconfondibile alloggio, e abbiamo attinto a quanto spiegato in una storia pubblicata sull’album di figurine dedicato dalla Panini all’eroe di Darkwood. Adesso, inevitabilmente, giunge il momento in cui raccontare come lo Spirito con la Scure e Tonka, il sakem dei Mohawk, si sono incontrati la prima volta stringendo una amicizia destinata a farsi indissolubile. 

Questi avvenimenti sono stati narrati la prima volta nello Speciale Zagor n°6, intitolato “La congiura degli dei”, datato 1993, sceneggiato da Mauro Boselli e illustrato da Carlo Raffaele Marcello. Quell’apprezzatissimo fuori serie contava 128 tavole, e chi l’ha letto sa quanto fosse denso di avvenimenti, al punto che volendo farne il puntuale remake, addirittura approfondendo certi snodi, sarebbero state necessarie il doppio delle pagine messe a disposizione dal formato de “Le origini”. La sfida per il nuovo sceneggiatore (il sottoscritto) chiamato a render conto di una trama tanto complessa è stata dunque quella di riuscire a farlo nella metà dello spazio, senza danneggiare il racconto originale. Giudicherete voi se l’obiettivo è stato raggiunto, ma sappiate che è a questa difficoltà che si devono alcuni cambiamenti (non sostanziali) dei fatti narrati. Del resto, come già accadeva in “Zagor Racconta”, ciò che si legge ne “La congiura degli dei” è la narrazione in flashback di qualcuno che rievoca i propri ricordi, e non sempre la memoria dice il vero, o le ricostruzioni sono precise, soprattutto se fatte da chi è stato emotivamente molto coinvolto in ciò che sta raccontando, in questo caso Tonka. Il prossimo volume de “Le origini”, invece, proporrà avvenimenti in gran parte inediti, a compensazione di quanto già noto, per quanto rielaborato, è contenuto in questo.
 
 

 


sabato 5 aprile 2025

SINISTRA PROFEZIA

 

 
E' consuetudine che, su questo blog, vi segnali le cose mie uscite in edicola o in libreria, o comunque iniziative che mi riguardano o in cui ho messo lo zampino. Dunque eccomi a parlare di una breve storia inedita, realizzata da me e da Alessandro Chiarolla, che è servita (almeno si spera) ad attirare l'attenzione su un nuovo "collaterale da edicola" targato RCS (quindi in allegato al Corriere della Sera e alla Gazzetta dello Sport". Il racconto è suddiviso in due puntate, la prima intitolata "Sinistra profezia", la seconda "Il killer misterioso", e pubblicato nel formato a striscia tipico degli albetti a fumetti degli anni Cinquanta e Sessanta (più la seconda metà dei Quaranta). Entrambe le puntate si presentano con una cover di Joevito Nuccio, già visto all'opera come copertinista con le otto uscite della Collana Aquila datate 2024.
 
Moreno Burattini e Sandro Chiarolla nel gennaio 2025

Di quale "collaterale" stiamo parlando?  Di una collezione, distribuita per la prima volta in edicola a partire dal 27 febbraio 2025,  dedicata alla ristampa anastatica delle strisce della “Collana Lampo”, la serie che pubblicò il primo albo di Zagor, intitolato “La foresta degli agguati” e datato 15 giugno 1961. La collana, quindicinale,  uscì fino al 1970 e alla fine risultò composta di 239 albetti, distribuiti in quattro serie. In leggero anticipo sui festeggiamenti del sessantacinquennale (ma sicuramente inseribili nel contesto delle iniziative legate all’anniversario), le strisce dell’eroe di Darkwood sono dunque tornate in edicola in una collana che sarà composta da ben 119 uscite (due albetti per volta, contenuti in un blister). 
 
Per saperne di più e leggere qualche commento in proposito, potete cliccare sul link sottostante, ce rimanda all'articolo dedicato all'evento da uBC.

https://magazineubcfumetti.com/2025/03/08/le-strisce-di-zagor-gruppo-rcs/ 

 


Due parole su "Sinistra profezia". Trattandosi di una storia necessariamente breve (72 strisce per ognuna delle due puntate, equivalenti a 48 tavole Zenith), io come sceneggiatore e Chiarolla come disegnatore, ci siamo rifatti al tono "leggero" di certe avventure nolittiane del periodo di "rodaggio", quello che va da il ritorno di Bonelli figlio ai testi della Collana Lampo (maggio 1963) alla definitiva maturità del personaggio, che mi pare possa considerarsi raggiunta con "I cacciatori di uomini" (novembre 1966). Fra queste due date i lettori si imbattono in storie come "Gentiluomo... ma non troppo" e in personaggi come "Smiling" Joe o Beniamino Clinton, che propongono trame avventurose ma vivacizzate da comparse divertenti (comparse, beninteso, che in alcuni caso sono entrati a far parte del microcosmo zagoriano, come Kruger e Meyer, Bat Batterton e "Digging" Bill). "Sinistra profezia" vorrebbe inserirsi, insomma, in quel filone lì. Vi compare una indovina, Zefira, che si dice in grado di predire il futuro. Secondo me, la gag con Cico (a cui viene letta la mano) è abbastanza divertente, così come spero che risulti convincente la spiegazione "razionale" data da Zagor su una previsione che lo riguari rivelatasi esatta. 

Per leggere la storiella, per il momento occorre procurarsi i blister con le prime due uscite della serie RCS (che propongono i primi quattro albi anastatici e regalano il racconto inedito di cui abbiamo parlato). Una ricerca in Rete vi permetterà facilmente di acquistarli on line. Non so se in un futuro, prossimo o remoto, ci sarà una ristampa su un albo Bonelli, mi pare però che l'oggetto in sé, cioè l'albetto a striscia dal sapore d'antan e così simile allo schermo di un cellulare, valga la pena di essere maneggiato, letto e collezionato.

Di questo tipo di piacere abbiamo parlato in occasione della prima serie a striscia inedita degli anni Duemila (la prima dopo la chiusura della Lampo nel 1970), denominata "Collana Scure", cliccate qui per leggere cosa ci dicemmo.

http://morenoburattini.blogspot.com/2018/04/striscia-lavventura.html




 

 

 

sabato 15 marzo 2025

DUE RISPOSTE




Un lettore, di cui non conosco il nome ma che ringrazio per il garbo con il quale mi si è rivolto, mi ha posto due domande al termine di un incontro con il pubblico, tenuto da me e da Alessandro Piccinelli, svoltosi venerdì 28 febbraio 2025 a Sesto San Giovanni, nei pressi di Milano. L’incontro, organizzato per il Comune di Sesto dal bravo Sergio Tulipano, è stato coronato da un grande successo di pubblico, con molte domande da parte degli intervenuti. Tuttavia, il lettore che ha avanzato le sue due per ultimo lo ha fatto parlando soltanto con me, a conferenza già finita, e mentre ero impegnato nel firmare, con Piccinelli, le copie di una stampa data in omaggio agli intervenuti (riproducente un disegno dello stesso Alessandro, che vedete qua sopra). Mi pare pertanto utile riferire qui le mie risposte, a vantaggio di avesse gli stessi dubbi e perplessità o, più in generale, fosse interessato all’argomento. 
 


Proverò a riassumere con parole mie il senso delle domande, almeno per come le ho capite, assicurando la mia completa buona fede nel riferirle. La prima questione riguarda la storia “Una ragazza in pericolo” (Zagor n° 685 e n° 686, del 2022), di cui ci siamo occupati con due articoli pubblicati su questo blog - e che potete leggere o rileggere cliccando qui e cliccando qua. Una storia che ha suscitato molte reazioni, e che, a giudicare dai commenti raccolti, ha emozionato parecchi lettori.



Secondo il lettore, un aspetto di quel racconto rappresenterebbe uno dei punti più bassi della mia attività di sceneggiatore. Egli sarebbe stato infastidito dalla velocità con cui Zagor passa dal rifiutare la relazione d’amore dopo la dichiarazione di Jenny, al sembrare straziato dalla sua morte come il più coinvolto degli innamorati. “Ma se la conosceva appena!”, dice il lettore, ritenendo che per innamorarsi così sarebbe stata necessaria una frequentazione ben più assidua.

Ora, l’obiezione è alquanto bizzarra per tutta una serie di motivi. Il primo, che riferisco quasi per scherzo (ma in fondo scherzo non è), è che esiste il colpo di fulmine, spunto per infiniti romanzi, racconti, poesie, film, canzoni e aneddoti raccontati fra amici. Persino Sandokan si innamora della Perla di Labuan al primo sguardo, addirittura avendone soltanto sentito parlare (lascia Mompracem pur di andarla a vedere dopo che Yanez gliel’ha descritta). Il secondo motivo è che se io chiedessi allo stesso lettore perplesso qual è la storia d’amore riguardante Zagor rimasta nella memoria e nel cuore di tutti gli zagoriani, inevitabilmente (credo) mi risponderebbe: quella con Frida Lang. Ecco, vorrei sapere in che modo si potrebbe definire “assidua” la frequentazione fra lo Spirito con la Scure e la nobildonna austriaca. 
 

Ma arriviamo al terzo motivo, quello più importante.
Prima di arrivare a “Una ragazza in pericolo” mi sono impegnato, come sceneggiatore e come curatore, a costruire tutto un percorso di avvicinamento alla dichiarazione d’amore di Jenny prima di baciare Zagor e prima che questi gli dica di no. Percorso iniziato nel 2020 con l’albo “La figlia del mutante”, in cui scopriamo che Jenny è innamorata del nostro eroe. Poi, in varie altre avventure l’innamoramento si è fatto sempre più palese, al punto che lo stesso Spirito con la Scure si è sorpreso a riflettere sui suoi sentimenti verso la ragazza. Quindi la storia d’amore era in sospeso da due anni, al punto che alcuni lettori scrivevano sollecitando che si arrivasse al dunque.


Sottolineo poi che rifiutando la relazione con Jenny, Zagor non dice di non amare la ragazza ma di non potersi impegnare con lei, per una scelta fatta da anni: lui ha una missione da compiere, da cui non può essere distratto e che metterebbe in pericolo una compagna o un figlio. Zagor fa capire benissimo che Jenny non gli è indifferente, ma ritiene di non poter venire meno al suo voto, chiamiamolo così. Mi accorgo che “fa capire benissimo” forse non è l’espressione più giusta da usare, visto che il lettore sembra non averlo capito, quindi aggiungo: “almeno nelle mie intenzioni”. C’è da dire, o da ripetere, che peraltro non sono stato io a stabilire che Zagor debba restare single, ma Guido Nolitta. Lo ha fatto in tante dichiarazioni, ma basterebbe andare a rileggersi il discorso con cui il nostro eroe scarica Frida Lang scappando addirittura dalla finestra.


Zagor "scarica" Frida Lang


Ma c’è dell’altro, e mi pare l’argomentazione conclusiva. Zagor non conosce Jenny ne “La figlia del mutante”, cioè in un albo de 2020 (quello in cui, come ho detto, scopriamo i sentimenti della fanciulla). La conosce da un albo del 1993 intitolato “Ladro di ombre”, sceneggiato da Mauro Boselli e illustrato da Mauro Laurenti, a cui si deve l’inserimento nel microcosmo zagoriano delle tre (in origine quattro) ragazze di Pleasant Point, appunto Jenny, Ellie May e Sara. Ragazze che si sono viste e riviste in numerose avventure e che comunque sembrano essere grandi amiche dello Spirito con la Scure. Quindi la frequentazione assidua c’è stata eccome! Peccato sia sfuggita al nostro lettore, evidentemente per somma incapacità mia e di Boselli, nel corso di trent’anni di storie, di renderla palese. Zagor ha avuto tutto il tempo per cogliere le differenze caratteriali delle tre ragazze, e di apprezzarne una più delle altre. Non dimentichiamo poi quanto raccontato retrospettivamente in un’altra avventura, “Il passato di Jenny”, in cui si mostra il primo incontro fra il Re di Darkwood e la fanciulla con le lentiggini, la più “acqua e sapone” e la meno appariscente delle tre bellezze del trading post, ma appunto per questo in grado di far breccia nel cuore del nostro eroe.
 

Le ragazze di Pleasant Point secondo Stefano Di Vitto


 
 
Veniamo alla seconda domanda. Perché, si chiede il lettore di Sesto San Giovanni, su Zagor devono confluire disegnatori che “non c’entrano niente”? Illustratori cioè provenienti da Nathan Never, Martin Mystère o Dylan Dog, bravi magari alle prese con astronavi o scenari metropolitani, ma non altrettanto a loro agio con la foresta, i pellerossa, i trappers e tutti gli elementi dell’iconografia ferriana? Il lettore giudica negativamente “I racconti di Darkwood”, in cui spesso vengono ospitati disegnatori di altri staff, ma contesta anche il passaggio di alcuni di essi sulla serie regolare. Sembra, al nostro interlocutore, che tutti vogliano disegnare Zagor, e accettando tutti si perderebbe l’impronta tradizionale che caratterizza graficamente il personaggio.

Premetto che ho già risposto con dovizia di argomenti a questo tipo di contestazione in un articolo intitolato “Non assomiglia”, che potete recuperare cliccando qua accanto.

Tuttavia, resto perplesso perché la varietà di interpretazioni dovrebbe essere un elemento di merito e non di demerito, un segno peraltro del fascino e dell’attrattiva di un personaggio. Tex è stato raffigurato, nel corso dei decenni, da artisti molto diversi da Galep, che lo creò graficamente, e il ranger di Erio Nicolò è molto diverso da quello di Giovanni Ticci, così come Claudio Villa lo interpreta assai differentemente da Fabio Civitelli. Lo stesso potrebbe dirsi di Dylan Dog. In generale i lettori di questi personaggi sono incuriositi e affascinati nel vederli raffigurati secondo diverse sensibilità artistiche, e di certo se in tanti autori sono interessati a dare il loro contributo a una leggenda, di leggenda evidentemente si tratta. Alcuni lettori di Zagor, invece, sembrano disturbati da ogni minimo scarto dal modello ferriano. Ricordo che una volta, Ferri ancora vivo, un tale telefonò in redazione dicendomi, con fare imbestialito: “Ma insomma, basta con tutti questi disegnatori! Voglio che Zagor lo faccia soltanto Gallieno Ferri”. Al che io risposi: “Sarebbe bello, ma Ferri, con tutta la buona volontà, può realizzare soltanto duecento tavole l’anno, e noi ne mandiamo in edicola duemila. Chi disegna le altre milleottocento?”. “Ah! Mi scusi, non lo sapevo.” Click. 

 

 
Purtroppo Gallieno non c’è più dal 2016 e inevitabilmente ci sono altri a portare avanti la serie di Zagor, ciascuno dando il proprio contributo. Né più né meno come accade su Topolino, dove c’è del bello nel saper riconoscere e apprezzare il tratto di Romano Scarpa da quello di Giorgio Cavazzano, o da quello di Corrado Mastantuono. Ma, oserei dire, né più né meno di quanto accade con James Bond, dato che Sean Connery a un certo punto ha dovuto venire sostituito e si sono potute apprezzare le diverse interpretazioni di 007 di attori (secondo me tutti bravissimi) come Roger Moore, Timothy Dalton, Pierce Brosnan e Daniel Craig. C’è poi da dire che ci sono opinioni molto diverse riguardo al fatto che i disegnatori di Zagor debbano o non debbano attenersi rigidamente all’ortodossia ferriana, e perciò se il lettore di Sesto San Giovanni la pensa in un modo, io ricevo continuamente inviti a osare di più. Rispondo a entrambi allo stesso modo: si procede con prudenza e buon senso, innovando nel rispetto della tradizione. Che è il modo migliore per scontentare tutti, ma anche la cosa più giusta da fare.