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sabato 6 novembre 2021

LA DIVINA COMMEDIA SECONDO CATTIVIK

 
 
 
 

Moreno Burattini

Giorgio Sommacal
LA DIVINA COMMEDIA SECONDO CATTIVIK
Edizioni Astragalo
88 pagine, 10 euro


Nel mio blog "Freddo cane in questa palude", una volta (nel 2916), ho parlato della trilogia"dantesca" di Cattivik realizzata negli anni Novanta da me e da Giorgio Sommacal, e ho scritto così: "Fra i tanti sogni nel cassetto ne ho uno che, per ora, non si è mai avverato: veder pubblicata in un unico albo la parodia della Divina Commedia pubblicata in tre parti su altrettanti albi di Cattivik ". Cliccando sul link qui sotto troverete anche il rimando a un saggio di Renato Pallavicini proprio sull'argomento.
 

In occasione del 700° anniversario della morte del Sommo Poeta, nel 2021, il desiderio si è avverato grazie alle edizioni Astragalo (in accordo con Silver/Mck) e a una mostra allestita al Forte di Bard, dedicata agli omaggi di fumettisti di tutto il mondo al poema del fiorentino, intitolata "Nel segno di Dante" (a cura di Bruno Testa e Paola Persello).

 
 

 
 
Si tratta di una edizione limitata (settecento copie, tante quanti gli anni dell'anniversario), con tre tavole realizzate ex novo da Sommacal su testi miei, a unire le storie originarie. Abbiamo presentato il volume proprio al Forte di Bard, nel crso di un incontro con il pubblicuto riuscito piuttosto divertente.

 
 
 
Rileggendo la trilogia mi pare che faccia molto ridere (grazie soprattutto alla strepitosa vis comics dei disegni di Giorgio) ma mi rendo conto di come all'epoca ci si potessero prendere molte più libertà di adesso. Oggi non si può più scherzare così serenamente.
 

Del resto, negli anni Novanta, oltre a scrivere storie per Cattivik, mi trovai anche a gestire le rubriche dell'albo che usciva mensilmente in edicola: mi inventai uno pseudonimo, Gustavo La Fogna, con cui rispondevo alle missive dei lettori e curavo rubriche come "Queste cose non si fanno" (in cui suggerivo scherzi terrificanti da fare agli amici, o forse ai nemici) e "Il dizionario degli insulti" (dove proponevo epiteti pittoreschi con cui insultare il prossimo - ovviamente in chiave spiritosa). Credo che oggi nessuna testata per ragazzi accetterebbe rubriche del genere. Ma erano altri tempi.
 
Di queste rubriche e della mia collaborazione con Cattivik ho scritto qui
 
 
e qui
 
 
Ne ho parlato anche in un illustratissimo video del mio canale YouTube:

https://youtu.be/Ay4r0kxdfD4

Nella foto d'epoca che vedete qui sotto, scattata nel 1992, vedete lo staff di Cattivik: da sinistra a destra  il sottoscritto, Giorgio Sommacal, Paolo Di Orazio, Massimo Bonfatti, Giacomo Michelon e Vincenzo Perrone.


Sul n° 16 di Cattivik, datato gennaio 1991, uscì la prima storia del malefico personaggio sceneggiata dal sottoscritto e illustrata da Giorgio Sommacal (con me nelle due foto che seguonbo) intitolata “Incontri ravvicinati”. In seguito, la nostra accoppiata si sarebbe riproposta per una ventina di storie e si interruppe solo perché io fui costretto a occuparmi di altri personaggi (Lupo Alberto e Zagor soprattutto). Va detto che inizialmente Giorgio scriveva da solo i propri testi, e lo faceva, in verità, parecchio bene; tuttavia, essendo necessaria una notevole e costante produzione di nuove storie, fu giocoforza per lui ricorrere all’aiuto di uno scrittore. 

 

Credo di poter dire che Giorgio si sia trovato particolarmente bene, nel collaborare con me, nonostante all’epoca fossi un giovane sceneggiatore alle prime armi. Immagino sia stato per questo che, all’inizio del 1992, mi parlò di un progetto che aveva nel cassetto. “Ho avuto l’idea per una storia, che però non riesco a far quagliare. Ecco i miei appunti: ce la fai a tirarne fuori qualcosa?”. Giorgio mi passò alcuni fogli con dei disegni abbozzati alla buona: mi resi conto che si trattava di spedire Cattivik nientemeno che all’Inferno. Mi parve una trovata magnifica: per un eroe dissacrante come il Genio del Male bonviano, quale miglior cimento che dissacrare il sacro poema? Cominciai a lavorarci su. Diedi struttura e consistenza al racconto, escogitai gag, battute e giochi di parole, sottoposi il tutto a Silver che approvò, e Sommacal si mise al lavoro. La storia, a cui venne dato il titolo di “Un’avventura infernale”, uscì sul n° 32 di Cattivik, datato maggio 1992.
 
 

 

Mi è stato chiesto perché abbia dato a Dante Alighieri le sembianze di un vecchio poeta scacciato da un ospizio. La risposta è questa: negli anni del liceo mi divertivo a mettere in parodia, con vignette e disegni destinati ad allietare (o tormentare) i miei compagni di classe, gli argomenti di studio. Una volta, in questi miei esercizi umoristici, mi capitò di ironizzare sul fatto che Ovidio e Dante, poeti su cui eravamo chiamati ad applicarci, fossero stati mandati in esilio: immaginai che il vero motivo della loro cacciata fosse l’insofferenza di chi li udiva declamare versi ad alta voce e a ogni piè sospinto. Mi pareva ovvio che, dopo aver sentito l’Alighieri recitare per l’ennesima volta i propri componimenti, i fiorentini esasperati avessero detto “basta” e spingendolo fuori dal portone. Memore di questa mia trovata di gioventù, trasformai Dante in un vecchietto messo al bando dai residenti della sua stessa casa di riposo, che non ne potevano più di udir ripetere endecasillabi a tutte le ore del giorno e della notte. Va detto che, nonostante ci scherzassi su, sono sempre stato (anche ai tempi di scuola, voglio dire) un cultore del Sommo Poeta. Durante i miei studi universitari (fatti a Firenze) ricordo un esame di filologia dantesca che mi entusiasmò. 
 

 
 
In seguito, ho riversato le mie conoscenze e il mio amore verso la Divina Commedia anche in una storia di Dampyr, un personaggio della Sergio Bonelli Editore creato da Mauro Boselli e Maurizio Colombo: lo Speciale n° 12 (2016) si intitola, non a caso, “La porta dell’inferno”. Grazie agli spettacolari disegni di Fabrizio Longo ho infatti precipitato il protagonista negli inferi danteschi. Ne parlo qui:
 
 
Un’avventura infernale” fu l’occasione per citare un’altra parodia dantesca, L’Inferno di Topolino di Guido Martina e Angelo Bioletto (1949), ma anche per far vedere tra i dannati controfigure di alcuni celebri cattivi dei fumetti, come Stanislao Moulinsky (l’antagonista di Nick Carter, altra creatura di Bonvi), la Banda Bassotti e il terzetto dei Fratelli Dalton (nemici di Lucky Luke).

Un anno dopo, visto il successo del racconto realizzato con Sommacal, mi parve giusto proporre a Silver un viaggio in Paradiso. In questo caso, il pensionato Dante viene lasciato nella sua casa di riposo. Per capire certe battute, a distanza di anni, bisogna ricordare la canzone “Benvenuti in paradiso” di Antonello Venditti o rammentare quanto la pop star Madonna imperversasse nel 1993.

A questo punto, fatto trenta fu d’uopo fare trentuno: perché, mi chiesi, non completare la parodia delle tre cantiche dantesche? Con “Cattivik in Purgatorio”, datato 1994, si torna a fare più precisi e puntuali rimandi alla “Divina Commedia”, dato che il navigatore solitario che sbarca su un’isola oltre le Colonne d’Ercole si chiama Ulisse proprio in memoria del canto XXVI dell’Inferno, là dove si racconta la sorte del Re di Itaca partito all’esplorazione dell’”alto mare aperto”. L’Ulisse dantesco naufraga contro la “montagna bruna” del Purgatorio esattamente come il compagno di viaggio di Cattivik nella parodia mia e di Sommacal. Il riferimento è alle imprese di navigazione in solitaria di Ambrogio Fogar ma, soprattutto, di Giovanni Soldini che, per le sue imprese marinaresche, era, in quegli anni, sulla cresta dell’onda (se mi si perdona la battuta). Agli esegeti più attenti il compito di scoprire altre citazioni, allusioni, riferimenti. Le tre avventure oltretombali del Genio del Male vengono qui raccolte in un unico volume collocate nell’ordine logico del viaggio dantesco. Probabilmente, se Dante lo avesse potuto leggere si sarebbe oltremodo impermalito e, con ogni probabilità, avrebbe mandato me e Sommacal all’inferno.

lunedì 28 marzo 2016

LA DIVINA COMMEDIA DI CATTIVIK




Fra i tanti sogni nel cassetto ne ho uno che mi sembra facile da realizzare ma che, per ora, non si è mai avverato: veder pubblicata in un unico albo la parodia della "Divina Commedia" realizzata da me e da Giorgio Sommacal e pubblicata in tre parti (quante sono le cantiche dell'opera, Inferno, Purgatorio e Paradiso) su altrettanti albi di Cattivik, personaggio che ne è appunto il personaggio principale. 

Le storie, tutte du dodici tavole, sono queste:
1) Un'avventura infernale, su "Cattivik" n° 32 del maggio 1992;
2) Cattivik in Purgatorio, su "Cattivik" n° 40 del gennaio 1993;
3) Cattivik in Paradiso, su "Cattivik" n° 54 del maggio 1994.



Il giornalista romano Renato Pallavicini ha, di recente, voluto dedicare una lunga, illustratissima e attenta disamina a questa parodia. E' stata pubblicata sul sito www.arabeschi.it.
La trovate cliccando qui di seguito e naturalmente vi invito a farlo:

http://www.arabeschi.it/2-pictor-ludens-23-la-diabolika-commedia-di-cattivik/

Ne approfitto per anticiparvi che in autunno uscirà uno speciale Dampyr scritto da me e disegnato da Fabrizio Longo in cui Harlan Draka avrà appunto a che fare con l'Inferno di Dante, segno che il Sommo Poeta continua a ispirarmi. 



venerdì 10 aprile 2015

MCKENZIE MEMORIES


Sul numero 358 di Lupo Alberto, datato aprile 2015, ci sono due storie sceneggiate dal sottoscritto. Si tratta di “L’extraterrestre” (originariamente apparsa sul n° 119 del maggio 1995) e di “Henry Talp, lo iettatore” (la prima volta in edicola nel giugno 1995 sul n° 120). I disegni sono, in entrambi i casi, di Giacomo Michelon. Si tratta di due ristampe: però, essendo trascorso venti anni, a me ha fatto piacere ritrovarle. Può essere anche un’occasione per chi se le fosse perse all’epoca, per recuperarle. 



La prima è una storia lunga (otto tavole), la seconda una comica breve (quattro tavole), appartenente alla serie, da me ideata, delle McKenzie Memories, dove ogni volta uno degli animali della fattoria racconta qualcosa di un suo antenato (gli episodi furono numerosi e, secondo me, tutti divertenti: sarebbe bello vederli raccolti in unico volume). Oltre a questa serie ne ideai e condussi a lungo altre due, “Le maialate di Enrico La Talpa” e “Vita da Talpa”. Le “maialate”, in particolare (in ogni episodio Enrico sperimenta un metodo diverso per sedurre Silvietta) sono rimaste impresse nella memoria di molti lettori, e ancora oggi qualcuno me ne parla con nostalgia. 



Ho ricordi bellissimi del periodo in cui scrivevo per Cattivik e Lupo Alberto (ne ho già parlato in questo stesso spazio) e mi manca la possibilità che avevo di esprimermi anche che come autore umoristico e ideatore di gag e battute. Mi manca anche il contatto con Silver, che ho sempre ammirato moltissimo. In occasione della mostra su di lui allestita durante Lucca Comics 2014 mi è stato chiesto un articolo per il catalogo in cui parlassi di Guido: l’ho scritto ma, per motivi di spazio, è stato tagliato per metà.  Ve lo propongo qui di seguito sperando di farvi cosa gradita.


LA TALPA GAY 
E LA STORIA DI UCCELLO
di Moreno Burattini

La prima volta che mi sono fermato a riflettere su Silver considerandolo come un grande autore di fumetti, prendendo cioè atto del suo enorme talento non solo come disegnatore di vignette umoristiche ma come straordinario narratore di storie, fu nel 1977 o giù di lì, quando lessi, su un supplemento della rivista Eureka (che allora pubblicava le sue strip), la saga in cui Enrico La Talpa si dichiara improvvisamente gay e convince l'amico Lupo Alberto ad appoggiare la sua campagna per la rivendicazione dei diritti degli omosessuali. Andando a controllare, vedo oggi che si tratta delle strisce dalla 766 alla 908. Avevo quindici anni, e fino a quel momento avevo letto le esilaranti gag della Fattoria McKenzie con lo stesso spirito divertito con cui leggevo le barzellette della Settimana Enigmistica o gli sketches di Pedrito El Drito su “Il Monello”. Ma, con quella interminabile serie di strisce, ebbi subito la consapevolezza che il giovane modenese (di dieci anni soltanto più anziano di me) aveva affrontato in maniera garbata, divertente e matura le problematiche inerenti alla questione omosessuale, che proprio in quegli anni usciva prepotentemente allo scoperto ma che ancora era decisamente tabù. Da quel momento in poi, cominciai a leggere con sempre più attenzione le vicende del microcosmo silveriano, scoprendo o riscoprendo sempre nuovi aspetti degni di approfondimento e cogliendo le metafore attraverso le quali l’interazione delle diverse psicologie degli animali raccontano in realtà i rapporti sociali umani, spesso ironizzando (dunque denunciando) sulle ipocrisie delle nostre comunità metropolitane. 



Un altro momento clou del mio rapporto con Silver da semplice lettore è la serie di dodici pagine che raccontano la vicenda di Uccello.  “La sconvolgente storia di Uccello”, del resto, è anche il titolo con cui quelle tavole(quelle dalla 47 alla 58) vennero raccolte nel 1992 in un unico albo uscito allegato al settimanale “Il Sabato”.  Per chi non sapesse di che cosa stiamo parlando, basterà riassumere così la faccenda: Uccello è un pulcino (di passero, dice l'autore, di oca, dicono su Wikipedia) rimasto solo, inavvertitamente abbandonato dalla mamma che è volata al Sud per svernare. Poiché la stagione della caccia si avvicina, Lupo Alberto adotta il piccolo sperando di insegnargli a volare in tempo, prima che le doppiette inizino a sparare. Purtroppo, Uccello non riesce a mettersi in salvo: una fucilata lo abbatte.  Mi sono sempre commosso come un bambino nel rileggere queste tavole, riguardo alle quali Silver dice: "Farlo migrare sarebbe stato scontato. Si cerca sempre di fare qualcosa di nuovo che scuota un po' il lettore e io in passato ero molto più provocatorio di quanto non lo sia adesso. Il fatto di far entrare la morte nel mio fumetto ha creato molte reazioni forti: sono stato persino minacciato, perché facessi rivivere il povero Uccello, ma per me l’importante era proprio far entrare nella narrazione anche la morte, un elemento sconvolgente, che però fa parte della nostra vita. Insomma una provocazione, ma a fin di bene, per contrastare il perbenismo disneyano, da cui ero profondamente infastidito. La morte di questo passerotto è stata quasi un atto di ribellione a quegli stupidi stereotipi, anche se più vicina a un atto di cinismo, perché premeditata”. 

C’è poi, nei miei ricordi, la breve stagione della gestione di Castelli & Silver della rivista “Eureka”, risalente agli inizi degli anni Ottanta: lì avvenne il passaggio, per il Lupo, dalle strisce alle tavole ma, soprattutto, Guido Silvestri dimostrò di essere anche un eccellente confezionatore di testate, e di saper fare anche altro che disegnare strips. Del resto, da poco era finita la sua avventura con “L’Occhio” di Maurizio Costanzo, un quotidiano su cui Silver faceva un po’ di tutto ma soprattutto commentava i fatti di cronaca e di costume (non già solo quelli della politica, come altri suoi colleghi vignettisti satirici).  Che altro ancora? Ma certo: ricordo Guido disegnare le avventure di Zuzzurro e Gaspare, molto ma molto divertenti, e addirittura illustrare una storia sceneggiata per lui da Max Bunker

Poi, arrivò per me il momento di incontrare Silver e di cominciare a collaborare con lui. Non starò a raccontare l’emozione della prima stretta di mano o della gioia della prima uscita di una mia storia sotto la sua supervisione (fu un episodio di Cattivik). Basterà dire che avevo cominciato a scrivere per la ACME, una casa editrice romana che pubblicava due riviste di fumetti dell’orrore, “Splatter” e “Mostri”. Non sapevo che anche Guido Silvestri ne fosse il proprietario, insieme a Francesco Coniglio ed altri soci. Avrei dovuto immaginarlo vedendo il marchio ACME su due nuove testate intitolate a Lupo Alberto e a Cattivik. Chiesi se avevano bisogno di sceneggiature anche per quelle due pubblicazioni. Francesco Coniglio rispose che erano appunto alla ricerca di collaboratori, e che dunque potevo fare le mie proposte. Decisi che mi sarei concentrato solo sul Genio del Male: il Lupo, secondo me, era al di fuori della mia portata. Per le gag di Cattivik, insomma, speravo di essere all’altezza, ma per la Fattoria McKenzie non pensavo di essere in grado. La saga di Enrico La Talpa gay e la storia di Uccello erano esempi in grado di scoraggiarmi: troppo bravo il loro autore perché io potessi sperare di imitarlo. Fu dopo qualche decina di sceneggiature del buffo criminale delle fogne che Silver in persona mi chiamò e mi chiese se me la sentivo di passare al Lupo. Ecco, mi sentii un giocatore della Fiorentina convocato in Nazionale. Risposi di sì, e ci provai. Sono state una quarantina gli episodi usciti con la mia firma. Ne vado orgoglioso, non per quel che valgono, ma per quel che rappresentano, per me.


venerdì 26 aprile 2013

L'ALBUM DEI RICORDI

Maggio 1987: il primo incontro fra Moreno Burattini e Sergio Bonelli.

Ho sfogliato l'album delle foto e ho ritrovato quella del mio primo incontro con Sergio Bonelli, a Bologna, in occasione della consegna di un premio a Claudio Villa. Era il maggio 1987. Con me ci sono Dante e Francesco Bastianoni. Sergio ha sottobraccio i disegni di prova di Dante e la proposta della mia prima storia di Zagor. La vedete qui sopra. Perciò, ho deciso di mostrarvene anche altre simili, riferite al mondo dei fumetti, risalenti soprattutto agli anni Ottanta e Novanta. Se vorrete, in futuro potrei ripetere l'esperimento.



Maggio 1987. Claudio Villa, fresco vincitore del premio "Nettuno di Bronzo", in mezzo ai fratelli Dante e Francesco Bastianoni (futuri disegnatori di Nathan Never).



Lucca 1988: Gino D'Antonio e Gallieno Ferri.



Milano, giugno 1989. Il mio primo incontro con Max Bunker, insieme agli amici di "Collezionare".





Estate 1989. Moreno Burattini e Francesco Manetti con Clod.




Estate 1989. Moreno Burattini e Saverio Ceri di "Collezionare" con Marcello Toninelli.



Estate 1989: Francesco Manetti regala una copia di "Collezionare" a Giorgio Cavazzano.



Premi ANAF 1989: Mauro Marcheselli (quello di allora) ritira una targa per la Sergio Bonelli Editore.




1990. Riunione dello staff di Cattivik, ai tempi della Acme. Si riconoscono, o non si riconoscono, da sinistra a destra: Moreno Burattini, Giorgio Sommacal, Paolo Di Orazio, Massimo Bonfatti, Giacomo Michelon, Vincenzo Perrone. Probabilmente la foto la scattò Silver.



Lucca 1990. Medda, Serra e Vigna.



Claudio Castellini a Lucca 1990.


1990. Redazione Bonelli. Decio Canzio e Antonio Serra.


1991. Ade Capone e Moreno Burattini.



1991. Moreno Burattini e Mauro Laurenti quando ancora avevano i capelli neri. 


1991. Moreno Burattini e Mauro Boselli al loro primo incontro.


1992. Moreno Burattini e Benito Jacovitti.



1993. Michele Pepe al lavoro nella redazione Bonelli.


1994. L'indimenticabile Francesco Gamba con Moreno Burattini.


1995. Maurizio Colombo, Mauro Boselli e Moreno Burattini.


1996. Foto di gruppo in cui si riconoscono, oltre a Moreno Burattini, Lorenzo Bartoli, Alfredo Castelli, Antonio Vianovi, Francesco Manetti, Saverio Ceri.



Expocartoon (Roma), maggio 1998: presentazione della rivista "Darkwood Monitor". Il curatore Giuseppe Pollicelli con Moreno Burattini, Mauro Laurenti, Roberto D'Arcangelo e Alessandro Chiarolla.


Mauro Laurenti, Gallieno Ferri e Moreno Burattini nel 2001 ad Atri (Teramo).