venerdì 10 aprile 2015

MCKENZIE MEMORIES


Sul numero 358 di Lupo Alberto, datato aprile 2015, ci sono due storie sceneggiate dal sottoscritto. Si tratta di “L’extraterrestre” (originariamente apparsa sul n° 119 del maggio 1995) e di “Henry Talp, lo iettatore” (la prima volta in edicola nel giugno 1995 sul n° 120). I disegni sono, in entrambi i casi, di Giacomo Michelon. Si tratta di due ristampe: però, essendo trascorso venti anni, a me ha fatto piacere ritrovarle. Può essere anche un’occasione per chi se le fosse perse all’epoca, per recuperarle. 



La prima è una storia lunga (otto tavole), la seconda una comica breve (quattro tavole), appartenente alla serie, da me ideata, delle McKenzie Memories, dove ogni volta uno degli animali della fattoria racconta qualcosa di un suo antenato (gli episodi furono numerosi e, secondo me, tutti divertenti: sarebbe bello vederli raccolti in unico volume). Oltre a questa serie ne ideai e condussi a lungo altre due, “Le maialate di Enrico La Talpa” e “Vita da Talpa”. Le “maialate”, in particolare (in ogni episodio Enrico sperimenta un metodo diverso per sedurre Silvietta) sono rimaste impresse nella memoria di molti lettori, e ancora oggi qualcuno me ne parla con nostalgia. 



Ho ricordi bellissimi del periodo in cui scrivevo per Cattivik e Lupo Alberto (ne ho già parlato in questo stesso spazio) e mi manca la possibilità che avevo di esprimermi anche che come autore umoristico e ideatore di gag e battute. Mi manca anche il contatto con Silver, che ho sempre ammirato moltissimo. In occasione della mostra su di lui allestita durante Lucca Comics 2014 mi è stato chiesto un articolo per il catalogo in cui parlassi di Guido: l’ho scritto ma, per motivi di spazio, è stato tagliato per metà.  Ve lo propongo qui di seguito sperando di farvi cosa gradita.


LA TALPA GAY 
E LA STORIA DI UCCELLO
di Moreno Burattini

La prima volta che mi sono fermato a riflettere su Silver considerandolo come un grande autore di fumetti, prendendo cioè atto del suo enorme talento non solo come disegnatore di vignette umoristiche ma come straordinario narratore di storie, fu nel 1977 o giù di lì, quando lessi, su un supplemento della rivista Eureka (che allora pubblicava le sue strip), la saga in cui Enrico La Talpa si dichiara improvvisamente gay e convince l'amico Lupo Alberto ad appoggiare la sua campagna per la rivendicazione dei diritti degli omosessuali. Andando a controllare, vedo oggi che si tratta delle strisce dalla 766 alla 908. Avevo quindici anni, e fino a quel momento avevo letto le esilaranti gag della Fattoria McKenzie con lo stesso spirito divertito con cui leggevo le barzellette della Settimana Enigmistica o gli sketches di Pedrito El Drito su “Il Monello”. Ma, con quella interminabile serie di strisce, ebbi subito la consapevolezza che il giovane modenese (di dieci anni soltanto più anziano di me) aveva affrontato in maniera garbata, divertente e matura le problematiche inerenti alla questione omosessuale, che proprio in quegli anni usciva prepotentemente allo scoperto ma che ancora era decisamente tabù. Da quel momento in poi, cominciai a leggere con sempre più attenzione le vicende del microcosmo silveriano, scoprendo o riscoprendo sempre nuovi aspetti degni di approfondimento e cogliendo le metafore attraverso le quali l’interazione delle diverse psicologie degli animali raccontano in realtà i rapporti sociali umani, spesso ironizzando (dunque denunciando) sulle ipocrisie delle nostre comunità metropolitane. 



Un altro momento clou del mio rapporto con Silver da semplice lettore è la serie di dodici pagine che raccontano la vicenda di Uccello.  “La sconvolgente storia di Uccello”, del resto, è anche il titolo con cui quelle tavole(quelle dalla 47 alla 58) vennero raccolte nel 1992 in un unico albo uscito allegato al settimanale “Il Sabato”.  Per chi non sapesse di che cosa stiamo parlando, basterà riassumere così la faccenda: Uccello è un pulcino (di passero, dice l'autore, di oca, dicono su Wikipedia) rimasto solo, inavvertitamente abbandonato dalla mamma che è volata al Sud per svernare. Poiché la stagione della caccia si avvicina, Lupo Alberto adotta il piccolo sperando di insegnargli a volare in tempo, prima che le doppiette inizino a sparare. Purtroppo, Uccello non riesce a mettersi in salvo: una fucilata lo abbatte.  Mi sono sempre commosso come un bambino nel rileggere queste tavole, riguardo alle quali Silver dice: "Farlo migrare sarebbe stato scontato. Si cerca sempre di fare qualcosa di nuovo che scuota un po' il lettore e io in passato ero molto più provocatorio di quanto non lo sia adesso. Il fatto di far entrare la morte nel mio fumetto ha creato molte reazioni forti: sono stato persino minacciato, perché facessi rivivere il povero Uccello, ma per me l’importante era proprio far entrare nella narrazione anche la morte, un elemento sconvolgente, che però fa parte della nostra vita. Insomma una provocazione, ma a fin di bene, per contrastare il perbenismo disneyano, da cui ero profondamente infastidito. La morte di questo passerotto è stata quasi un atto di ribellione a quegli stupidi stereotipi, anche se più vicina a un atto di cinismo, perché premeditata”. 

C’è poi, nei miei ricordi, la breve stagione della gestione di Castelli & Silver della rivista “Eureka”, risalente agli inizi degli anni Ottanta: lì avvenne il passaggio, per il Lupo, dalle strisce alle tavole ma, soprattutto, Guido Silvestri dimostrò di essere anche un eccellente confezionatore di testate, e di saper fare anche altro che disegnare strips. Del resto, da poco era finita la sua avventura con “L’Occhio” di Maurizio Costanzo, un quotidiano su cui Silver faceva un po’ di tutto ma soprattutto commentava i fatti di cronaca e di costume (non già solo quelli della politica, come altri suoi colleghi vignettisti satirici).  Che altro ancora? Ma certo: ricordo Guido disegnare le avventure di Zuzzurro e Gaspare, molto ma molto divertenti, e addirittura illustrare una storia sceneggiata per lui da Max Bunker

Poi, arrivò per me il momento di incontrare Silver e di cominciare a collaborare con lui. Non starò a raccontare l’emozione della prima stretta di mano o della gioia della prima uscita di una mia storia sotto la sua supervisione (fu un episodio di Cattivik). Basterà dire che avevo cominciato a scrivere per la ACME, una casa editrice romana che pubblicava due riviste di fumetti dell’orrore, “Splatter” e “Mostri”. Non sapevo che anche Guido Silvestri ne fosse il proprietario, insieme a Francesco Coniglio ed altri soci. Avrei dovuto immaginarlo vedendo il marchio ACME su due nuove testate intitolate a Lupo Alberto e a Cattivik. Chiesi se avevano bisogno di sceneggiature anche per quelle due pubblicazioni. Francesco Coniglio rispose che erano appunto alla ricerca di collaboratori, e che dunque potevo fare le mie proposte. Decisi che mi sarei concentrato solo sul Genio del Male: il Lupo, secondo me, era al di fuori della mia portata. Per le gag di Cattivik, insomma, speravo di essere all’altezza, ma per la Fattoria McKenzie non pensavo di essere in grado. La saga di Enrico La Talpa gay e la storia di Uccello erano esempi in grado di scoraggiarmi: troppo bravo il loro autore perché io potessi sperare di imitarlo. Fu dopo qualche decina di sceneggiature del buffo criminale delle fogne che Silver in persona mi chiamò e mi chiese se me la sentivo di passare al Lupo. Ecco, mi sentii un giocatore della Fiorentina convocato in Nazionale. Risposi di sì, e ci provai. Sono state una quarantina gli episodi usciti con la mia firma. Ne vado orgoglioso, non per quel che valgono, ma per quel che rappresentano, per me.


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