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venerdì 27 marzo 2026

IL MASSIMO DEI VOTI

 



Il bel signore che vedete accanto al nuovo curatore di Zagor, Antonio Serra, è Massimo Manfredi. Il Massimo dei voti, dato che per consuetudine, da fedelissimo lettore dello Spirito con la Scure qual è, ogni anno (dal 1993) fa giungere all'inizio di gennaio dettagliati e argomentati giudizi sulle storie del Re di Darkwood dei dodici mesi precedenti. Giudizi corredati da rigorose pagelle, non sempre indulgenti verso gli autori, ma ben vengano le critiche circostanziate per quanto personali. Le recensioni giungono in redazione a Milano in forma cartacea, tramite lettera spedita e recapitata per posta ordinaria, e (almeno fino all'anno scorso) su carta gli è stato risposto.  Dal 2013 ho cominciato a pubblicarle, Manfredi consenziente, su questo blog. Massimo è consenziente anche nella diffusione della sua foto, per quanto ciò permetterà che venga riconosciuto (ed eventualmente apostrofato) da sceneggiatori e disegnatori. C'è da notare che, comunque, si è a lungo trattato di una corrispondenza privata tra un "lettore eccellente" (così l'ho definito più volte) e i curatori di Zagor.  Sia pure un po' in ritardo sulla consuetudine (colpa mia), ecco dunque voti e giudizi sull'annata zagoriana 2025. Inutile dire (ma lo dico) che non ho censurato o modificato una virgola. Grazie, Massimo! Ti faccio notare che manca la scheda dello Zagor Più n° 19 (uscito in novembre), che immagino recupererai nel compendio del prossimo anno. 
Per un utile "riassunto delle puntate precedenti" vi consiglio di leggere quello che ho scritto nel gennaio dell'anno passato riepilogando tutto quello che c'è da sapere
 

LO ZAGOR DEL 2025
SECONDO MASSIMO MANFREDI
 

 

LA FIGLIA DI DHARMA (Nn. 714/716)

Rauch – Esposito bros.

Testi: 5. I pim-pum-pam, e per di più magici, non rappresentano certo i miei generi preferiti e questo non fa eccezione. La prima parte è più gradevole, perché più realistica, in cui il soprannaturale fa capolino soprattutto per aumentare il senso di mistero, e fin qua l’effetto tutto sommato riesce. Andando avanti, però, ci si accorge che la storia ha poco altro da dire e si svolgerà interamente su di un piano superficiale di azione. Approfondimenti psicologici e intensità, non pervenuti. L’ultimo albo, poi, fa crollare tutto come la caverna, tra mostri vari, serpenti giganti, lotte dimensionali con demoni potentissimi sconfitti in poche vignette, e magie in serie (yawn). Nayana è un personaggio che non ho mai sopportato, anche perché chiama automaticamente certi generi, e quindi la cosa buona è che almeno è morta, mi auguro definitivamente.

Disegni: 6,5. Difficile dare un giudizio omogeneo su questi albi, a causa delle note e tristi vicende. Si notano infatti via via interventi redazionali sempre più invasivi, quindi va considerato più come un lavoro di equipe, dal risultato comunque soddisfacente.

 

 

WYANDOT! (Zagor Più n. 16)

Rauch – Di Vitto

Testi: 7,5. Una bella avventura con bei personaggi, tutti delineati con cura. La inizialmente bisbetica Janine, che poi subisce un’evoluzione dall’incontro con Makuas; i vari ufficiali, dall’odioso guerrafondaio al più ponderato Hannington, così come le varie personalità degli indiani, conferiscono una varietà di caratteri e quindi un equilibrio narrativo importante. Anche le comparse minori godono comunque di una pennellata significativa. Zagor è al centro della scena, presente e protagonista, anche se quasi solo nella sua componente interventista (manca cioè il suo lato intenso), ma ci può stare. Per la maggior parte delle pagine c’è un efficace equilibro tra le scene d’azione e discorsive, mentre verso il finale la prima componente sborda in una lunga sequenza di pistolettate, e questo abbassa un po’ il voto. Si riprende comunque nelle ultime pagine con la fase di trattative per evitare la guerra e il disvelamento del colpevole.

Disegni: 6,5. Notevolissimo nelle parti di foresta, e ambientali in genere, tra scorci montuosi e intrichi di vegetazione davvero dettagliati, Di Vitto peggiora sensibilmente nelle figure umane, talune perfino naif o sgraziate, e il difetto si acuisce ulteriormente nella media dei volti. Resta comunque una buona leggibilità generale.

 

 

 

MANITOBA PEARL (Speciale n. 40)

Barbieri – Candita

Testi: 6,5. Pur avvertendo una qualche compressione nel narrato, tutto sommato è bravo Barbieri a rendere leggibile un plot ingarbugliato pur all’interno di un numero di pagine abbastanza scarso (e ulteriormente ridotto) e in cui la zagorianità non si trova a suo agio per costituzione. Peccato per l’annuncio nell’editoriale della politica di contrazione: spero che invogli i lettori giovani (quanti sono?) ma io che sono anziano, abituato ad ampi respiri di lettura, me ne dolgo molto. Ciò detto, è un sufficiente giallo avventuroso, in cui è chiaro fin da subito allo sgamato lettore che quanto viene presentato non corrisponde al vero, e che ci aspettano vari sotterfugi e doppigiochi che verranno rivelati nel finale. Quindi, nessuna particolare sorpresa, ma una affabile conduzione tra colpi di scena e vari personaggi discretamente delineati, nei limiti dello spazio.   Nemmeno mi piace granché la continua presenza di personaggi femminili ormai a ogni numero (sono sempre anziano), che sta quasi mutando il DNA della testata, ma tant’è.

Disegni: 6. Un lavoro altalenante, che unisce a una efficace leggibilità media una altrettanto approssimazione diffusa. Diverse figure sulla lunga distanza sembrano abbozzate malamente (es. i cavalli a pag. 12), mentre parecchi primi piani sono splendidi, rifiniti di dettagli. Davvero bella la resa di Pearl, mentre lo stesso non si può dire in altri casi. Soprattutto il volto di Zagor, davvero mediocre.


 

IL PASSATO DI TONKA (Nn. 717/718)

Rauch – Della Monica

Testi: 7,5. Storia che forse tradisce le attese (nel senso che il titolo può essere fuorviante) ma scritta ottimamente. Conduzione realistica, buoni dialoghi, divertente la gag di Cico, giusta dose di azione. L’identità di Spettro nero era intuibile, ma non è un difetto dato che non è questo il perno della vicenda, che si regge da sé da altre parti. Poi ovviamente meno pagine/personaggi ci sono e più diventa facile intuire per esclusione. Riuscito il finale con la morte di Natami, che porta con sé perfino una punta di apprezzata commozione.

Disegni: 9. Più passano gli anni e più Della Monica migliora. Tratto pulito, stra-leggibile, ricco di dettagli su cui amo soffermarmi mentre leggo, e il solito Cico strepitoso. Cosa volere di più? Appunto, vederlo di più.

 

 

 

HELLBURGH! (Zagor Più n. 17)

Fantelli – Burattini – Lotti/Mainardi – Torti – Chiarolla – Nespolino

Voto d’insieme: 5,5. Tre raccontini sanza ‘nfamia e sanza lodo, che non vanno oltre l’intrattenimento minimo. Voglio però mettere sugli scudi La vendetta di Duncan, il cui plot non è male e forse meritava di essere sviluppato in una storia vera, ma anche perché è la prima di Fantelli no-horror. La scrittura è valida e penso che se riuscirà a mantenersi realistico anche nel suo genere più congeniale può dare soddisfazioni. Appena sotto La casa nel bosco, che gioca tutte le sue carte sul plot twist, ma funziona bene.Gradevole ma un po’ scontata Doppia caccia, con un finale troppo troncato. Per i disegni, bel lavoro di Chiarolla (alla sua età, poi), ricco di tratteggi ed efficace nelle sequenze col licantropo. Buono il segno pulito di Nespolino, anche se non convince sempre il volto di Zagor. E a proposito di volti, davvero pessimi quelli dei protagonisti resi da Torti. Rispetto per lo storico professionista, ma il tratto generale lascia molto ma molto a desiderare.

 

 


SASQUATCH (Nn. 718/720)

Burattini – Lozzi 

Testi: 7,5. Ben raccontata, soprattutto per i primi due terzi, mentre nell’ultimo albo si adagia un po’ troppo nella sola azione, anziché provare ad alzare in intensità. Non che sia un male in sé, ma di movimento ne avevamo già visto tanto e data la natura del “mostro buono” mi aspettavo qualche pagina che cercasse la commozione. Sono scelte comunque legittime, la conduzione è stata molto buona e i personaggi sufficientemente caratterizzati. L’aspetto che ho maggiormente apprezzato è che il mostro non è stato impiegato per dinamiche horror o peggio ancora per scontri ridicoli con Zagor, bensì come un essere straordinario che stimola la curiosità di chi vi sta intorno, per analizzarlo o sfruttarlo, o per mostrarci la delicatezza del rapporto con Paige. Sono poi contento che la figura del Bigfoot sia stata trattata a Darkwood finalmente in modo valido, dato che la precedente toninelliana fu per me uno dei punti più bassi della saga, specie in quel finale in cui si fa combattere Zagor come He-man (urgh!)

Disegni: 9,5. Assolutamente strepitoso il lavoro di Lozzi, che Dio lo abbia in gloria! Grande interpretazione del mostro, e poi questi chiaroscuri a mezzatinta che conferiscono una atmosfera efficacissima per la vicenda, esaltando inoltre i particolari della qualunque. Uno per tutti, le pietre dei sotterranei divinamente ombreggiate. Piccola stonatura, il viso di Zagor troppo musone, ma vabbè in mezzo a queste meraviglie chissene!

 

 

LA CACCIATRICE (N. 720bis)

Burattini – Laurenti

Testi: 6. Formalmente ben costruita, gradevole nello scorrimento, anche se narrativamente non aggiunge nulla da giustificare un’uscita extra. Spicca la centralità di Zagor nelle vicende e un paio di bei momenti di confronto con il colonnello. Quest’ultimo rappresenta il lato debole, in quanto troppo tagliato con l’accetta, odia i pellerossa ma non se ne conosce il motivo e lo fa in modo bidimensionale. Qualche passaggio un po’ affrettato ma lo spazio è quel che è. A sua volta la cacciatrice potrebbe essere un bel personaggio, ma per ora si è mossa in storie troppo stringate.

Disegni: 5,5. Purtroppo pare che Laurenti si sia stabilizzato in questa eccessiva stilizzazione che tende talvolta perfino al deforme. Peccato.

 

 


LA SACERDOTESSA DEL MALE (Color n. 21)

Fantelli – Di Vitto

Testi: 4. Da un punto di vista editoriale trovo parecchio disagevole la trovata di cominciare una vicenda in un Color e chiuderla in un altro, qualche anno dopo (come quello di Icaro): difficile per i lettori ricordarsi cosa era successo, davvero non ne capisco il senso. Nel presente albo, inoltre, Denise sembra proprio infilata a forza in una vicenda in cui non c’entrerebbe nulla. E veniamo alla storia, che è una semplice istanza di “Zagor contro i mostri da far fuori”, e personalmente è un genere che trovo assai noioso. Peccato perché Fantelli è discreto nella creazione della suspense e non manca di produrre dialoghi con una certa brillantezza o intensità (come pag. 49). E aggiungo pure che il suo Cico non è per niente male. Ma non so, evidentemente a lui piace questo genere e non si schioda da lì, però qualcuno dovrebbe spiegargli che Zagor non è solo horror, anzi lo è in minima parte, e zero splatter.  Il finale con risoluzione magica affossa poi totalmente il tutto, tra il sonaglio hamelinesco e il buco di verme che chiude oplà tutto quanto. Boh.

Disegni: 6,5. Tradizionalmente legnoso nella fase espressiva, Di Vitto sorprende invece con la resa della parte propriamente horror, riportando efficacemente quanto avevamo già giocato in “The last of us”, sia negli infetti in sé sia nei “nidi” di putrefazione appesi ai muri.


 


I SEGRETI DI ENDLESS (Nn. 721-722)

Lucarelli/Fantelli – Della Monica

Testi: 7. Peccato per il finale, che mi porta ad abbassare sensibilmente il voto, perché davvero non ho capito il piano di Berenice. Uccide i fratelli e poi? Come pensa di impossessarsi del filone d’argento? Inoltre, per chiudere la bocca ad una testimone ne crea altri due? E diversi altri particolari che non tornano e che però qua diventa difficile sviscerare. Mi si dirà che per un giallo il finale è molto importante, ed è vero, ma per me conta sempre molto soprattutto il piacere di lettura, e questa storia me la sono gustata decisamente. La sceneggiatura è di alto livello, ponderata e intrigante, capace di stuzzicarti molto sul versante poliziesco, e di farti fremere per arrivare a scoprire cosa è successo. In mezzo i personaggi sono tutti ben tratteggiati, e fanno respirare il senso di una comunità alla Spoon River, in cui le parole dette sono come degli spiragli che fanno intravedere quanto dietro di esse ci sia molto di più di ciò che si ascolta, magari chissà quali segreti. Lo sceriffo, il pastore, il giudice, Warren stesso, ecc. hanno frasi e comportamenti che vogliono trasmettere l’idea che ci sia altro, mentre poi scopriamo che non è così. Sono indeciso se considerarla una buona tecnica per arricchire il narrato e confondere le acque, oppure un errore perché si lasciano in sospeso quelli che erano mostrati come fili da tirare. Tra questi personaggi, spicca il neo arrivato Cyprien, un tipo davvero interessante col suo portare l’investigazione scientifica in un mondo di frontiera e processi sommari, che di sicuro mi piacerebbe rivedere.  

 Disegni: 9. Poco sopra dicevo che avrei voluto vedere più spesso Della Monica ed eccomi accontentato. Il solito grandissimo lavoro, inutile ribadire quello che ho già detto tante altre volte.

 

 


IL BATTELLO SULL’OHIO (Zagor Più n. 18)

Mignacco – Romeo

Testi: 6--. Storiella d’ordinanza, molto prevedibile negli snodi, ma che tutto sommato si fa leggere. Pesano ai miei occhi due elementi non negativi in sé, ma il cui accumulo ha da tempo superato il punto di saturazione, e mi riferisco da un lato alla tematica de “il passato di”, e dall’altro al dilagante girl power, che peraltro su questa testata è particolarmente stridente. Si tratta comunque di una nota a margine, che non ho fatto incidere sul voto.

Disegni: 7. Il volto di Zagor proprio non mi piace (non che sia brutto, anzi, ma non lo trovo adatto), e ogni tanto c’è qualche elemento che sembra costruito da un giardiniere, tipo i corsi d’acqua, ma nel complesso è un buon lavoro, con un bel tratto pulito ma ricco di particolari quando occorre. Anche qualche scena prospettica è interessante, come Zagor che assalta il battello.

 

 


OSCURA MINACCIA (Nn. 723/725)

Rauch – Sedioli/Verni

Testi: 6,5. Il primo albo mi è piaciuto, è divertente con tutte quelle gag, che risultano ben mischiate alle fasi di azione e all’introduzione alla minaccia. Nel secondo invece a mio parere si cala un po’: è troppo parlato, tutta la prima metà è praticamente un unico insieme di racconti in flashback, in cui si spiega come e perché i personaggi si trovino lì, cosa è successo prima, ecc. Seguire la regola aurea del “show, don’t tell” forse avrebbe portato via troppe pagine, non so, fatto sta che è una fase che non scorre fluida. Ciò nonostante, risulta comunque valida la creazione del mistero, il crescendo di inquietudine in attesa dell’orrore che sta per arrivare (stupenda pag. 44 chiusa con la vignetta muta di Zagor). Col terzo albo si torna in bolla, ritroviamo Kandrax, e l’azione diventa di tipo convergente verso il finale. Inoltre arriva finalmente qualche tratteggio più approfondito sui personaggi. Zagor, sempre comunque reso benissimo, ha modo di mostrare il suo eroismo più etico con qualche discorso (“Non lascerò più indietro nessuno”) e relativi fatti, e in particolare acquisisce spessore Starkad nel suo confronto con Guthrum. Stuzzicante l’ultima tavola, che fa capire che la “vera” storia su Kandrax sarà un’altra, similmente a quanto fece lo sceneggiatore con Rakosi. 

Disegni: 8. Il solito buonissimo lavoro complessivo del dinamico duo. La linea horror non è probabilmente quella maggiormente nelle loro corde, e di fondo lo si percepisce, ma tutto sommato riescono a rendere più che dignitosa anch’essa (il picco: pag 88 con Zagor davanti al cadavere di Jonah).

 

 

 

IL FIUME DEGLI ORRORI (I mondi di Zagor n. 1)

Chiaverotti – Voltolini

Testi: 4,5. Il voto è una media tra il discreto primo albo e lo sprofondo del secondo. Carina la gag di Cico, apprezzabile il tratteggio di Harvey, le sue motivazioni, ecc. Il messicano e Zagor sono comunque sempre ben scritti e si cerca di dare un filo di background anche agli altri componenti della ciurma, specie Alison. Peccato che già da quando compaiono gli equivalenti di gorilloni e piante assassine della prima Odissea, si realizza che ci stiamo trovando di fronte a una versione Bignami di quelli: qualche pagina, qualche cazzotto e via. Dove là l’inquietudine e il logorio della paura venivano dipanati col giusto tempo, dove i mostri erano un tramite per mettere sul piatto drammi umani, pensieri e didascalie sopraffine, vili ed eroi… dove anche una nebbia (per quanto infernale) serviva per scavare nelle fragilità dell'eroe… qua sono solo delle pillole da buttare giù al volo.
Ma il peggio deve ancora venire. Nel secondo scopriamo che era tutta una magia di una strega pazza, e come si sa, appena arriva la magia non vale più nessuna regola e via di sbracamento, tra mostri di varia fattura, corvi fatati, tribù cannibali da b-movie. Il taglio precipita insomma nell’infantilismo più dozzinale distruggendo il buono del primo albo. Mentre leggevo pensavo: “Ora ci mancherebbe solo il doppio gioco di Harvey, magari per l’eredità”, e puntualmente arriva in questo zenith di scontatezza. Peccato perché qua e là c’è più di un dialogo meritevole (è Chiaverotti, mica pizza e fichi) ma si perde in mezzo al resto.

Disegni: 8. Preciso e leggibile nello stile, buoni i volti dei protagonisti, ma efficace anche nelle scene d’azione o di maggiore impatto horror, pur con la sua declinazione più classica. Buonissimo lavoro.

mercoledì 11 giugno 2025

LA LEGA DELLE SEI NAZIONI


 
Moreno Burattini
Darko Perovic
LA LEGA DELLE SEI NAZIONI
Sergio Bonelli Editore
2025, cartonato
72 pagine, 21 euro

Con “La Lega delle sei nazioni” la miniserie “Le Origini” giunge al suo ottavo episodio, su dieci previsti. I testi sono miei, i disegni di uno strepitoso Darko Perovic valorizzati dalla colorazione di Daniele Caramanico e Viola Coldagelli (coordinati da Emiliano Mammucari), la copertina porta la firma di Michele Rubini
 
 


Dopo aver ripercorso, nei primi sei volumi, l’arco narrativo che fu di “Zagor Racconta…” (un classico di Nolitta e Ferri del 1969), dal settimo in poi “Le Origini” ricostruiscono alcuni capitoli della vita di Patrick Wilding in cui lo Spirito con la Scure, vestiti i panni del giustiziere (una sorta di peacekeeper armato), affronta le sue prime avventure da eroe solitario, senza avere al suo fianco l’amico Cico, che incontrerà soltanto nel decimo volume. In questo periodo di “rodaggio”, Zagor comincia a consolidare la sua fama e a creare la propria leggenda. 
 
Un capitolo fondamentale è quello che vede nascere dell’amicizia fra lui e Tonka, sakem dei Mohawk, già visto (in un ruolo marginale) nell’episodio “L’eroe di Darkwood” (“Le Origini” n° 6). Gli eventi che portano i due a stringere un indissolubile sodalizio, pur nella diversità dei loro ruoli, sono narrati nel 1993 nello Speciale n°6, "La congiura degli dei", scritto da Mauro Boselli e illustrato da Carlo Raffaele Marcello. Perciò, la sfida per me e Darko Perovic è stata quella di realizzare un remake che raccontasse in 60 tavole, con qualche elemento di novità, quello che Boselli aveva narrato in 128, contando anche sulla potenza evocativa dei colori. Lo spiega bene un articolo apparso sul sito Bonelli,  “L’arte del remake”, come potete leggere cliccando sul titolo. 

 
Qui di seguito trovate un estratto della mia postfazione al volume, con qualche indicazione circa l’episodio successivo.

Dal primo volume della miniserie “Le Origini” fino al sesto, le storie che si sono susseguite hanno ripercorso la trama di “Zagor Racconta”, avventura datata 1969, scritta da Guido Nolitta (alias Sergio Bonelli) e illustrata da Gallieno Ferri. Agli avvenimenti di quella memorabile narrazione retrospettiva sono stati intessuti i fatti del periodo in cui lo Spirito con la Scure si chiamava ancora Patrick Wilding e non aveva vestito i panni del giustiziere, noti grazie ad albi come “Darkwood Anno Zero”, “La leggenda di ‘Wandering Fitzy”, “La giustizia di ‘Wandering Fitzy” (ma anche raccontati al romanzo “Zagor” di Davide Morosinotto). Quasi un gioco a incastro, che però è servito a dipanare secondo un filo logico narrativo gli elementi di un vero e proprio “romanzo di formazione”, seguendo la genesi di un eroe dall’infanzia fino al momento in cui sceglie la missione a cui dedicare la sua vita. Lo stesso arco temporale, appunto, tracciato dai creatori del personaggio nel loro classico evergreen. Con il settimo volume de “Le origini”, però, abbiamo cominciato a uscire dal seminato: venuto meno l’ “ipse dixit” nolittiano, i punti di riferimento per proseguire il racconto sono stati cercati in quanto narrato da altri autori o del tutto immaginati ex novo. 

Che la narrazione abbia ampi spazi per proseguire, non ci sono dubbi: ci sono da raccontare tutti i mesi (o gli anni) in cui Zagor consolida la propria immagine e crea la sua leggenda presso gli abitanti di Darkwood, prima dell’incontro con Cico. Nel corso dei decenni (la saga si misura infatti su questo tipo di ordini temporali) sono stati numerosi gli albi che hanno raccontato alcune avventure del giovane Patrick o dei primi tempi vissuti da solo dal neo Spirito con la Scure, là nella capanna nella palude, in una sorta di interregno o “terra di mezzo”. Scegliendo quali di questi episodi inserire nei volumi della nostra miniserie destinata ad allungarsi proseguendo la numerazione fino alla decima uscita, ci è parso giocoforza inserire come settima puntata, indispensabile punto di passaggio, la narrazione dei fatti che hanno portato Zagor a costruire proprio su un certo isolotto in mezzo all’acquitrino il suo inconfondibile alloggio, e abbiamo attinto a quanto spiegato in una storia pubblicata sull’album di figurine dedicato dalla Panini all’eroe di Darkwood. Adesso, inevitabilmente, giunge il momento in cui raccontare come lo Spirito con la Scure e Tonka, il sakem dei Mohawk, si sono incontrati la prima volta stringendo una amicizia destinata a farsi indissolubile. 

Questi avvenimenti sono stati narrati la prima volta nello Speciale Zagor n°6, intitolato “La congiura degli dei”, datato 1993, sceneggiato da Mauro Boselli e illustrato da Carlo Raffaele Marcello. Quell’apprezzatissimo fuori serie contava 128 tavole, e chi l’ha letto sa quanto fosse denso di avvenimenti, al punto che volendo farne il puntuale remake, addirittura approfondendo certi snodi, sarebbero state necessarie il doppio delle pagine messe a disposizione dal formato de “Le origini”. La sfida per il nuovo sceneggiatore (il sottoscritto) chiamato a render conto di una trama tanto complessa è stata dunque quella di riuscire a farlo nella metà dello spazio, senza danneggiare il racconto originale. Giudicherete voi se l’obiettivo è stato raggiunto, ma sappiate che è a questa difficoltà che si devono alcuni cambiamenti (non sostanziali) dei fatti narrati. Del resto, come già accadeva in “Zagor Racconta”, ciò che si legge ne “La congiura degli dei” è la narrazione in flashback di qualcuno che rievoca i propri ricordi, e non sempre la memoria dice il vero, o le ricostruzioni sono precise, soprattutto se fatte da chi è stato emotivamente molto coinvolto in ciò che sta raccontando, in questo caso Tonka. Il prossimo volume de “Le origini”, invece, proporrà avvenimenti in gran parte inediti, a compensazione di quanto già noto, per quanto rielaborato, è contenuto in questo.
 
 

 


domenica 23 febbraio 2025

IL LETTORE ECCELLENTE (ZAGOR 2024 SECONDO MASSIMO MANFREDI)

 


Il signore al centro nella foto qui sopra, amichevolmente piazzato fra il sottoscritto e Marco Verni è Massimo Manfredi, che questo blog ha da tempo nominato "lettore eccellente", ciè scelto in qualità  di rappresentante della platea degli zagoriani in ragione della sua competenza e imparzialità dei suoi giudizi, talvolta anche criticie severi ma sempre argomentati. E soprattutto, non serba rancore: dalla storia successiva è pronto a valutare ciò che gli viene proposto, senza pregiudizi. Se individua delle falle, conserva memoria dei meriti. 
 

In un articolo del 2013 intitolato "Vent'anni di storie" (leggibile cliccando) l'ho definito "Il lettore che ogni autore desidererebbe avere". Nel gennaio 2013 abbiamo idealmente festeggiato insieme i primi venti anni di una consuetudine: l'arrivo in redazione di una lunga lettera in cui, con certosina pignoleria, Massimo esamina uno per uno tutti gli albi zagoriani dell'annata precedente appena conclusasi. La lunga lettera, si badi bene, è riservata solo a noi della redazione. Ogni commento è sempre stato accompagnato da un giudizio espresso in voti, talvolta condivisibile, talvolta no, ma sempre ben giustificato da una disamina."

 

Dopo altri dieci anni di lettere, nel 2022 ho pubblicato, chiedendogliene il permesso, le sue recensioni a un altro decennio di storie zagoriane, raccolte sotto il titolo di "Dieci anni di commenti". In quell'occasione gli ho chiesto di presentarsi ai lettori di questo blog e presentare anche il suo "metodo" di lettura e lui lo ha fatto con il testo che troverete cliccando poco sopra. 


Alla fine del 2023 è giunta in redazione la solita lunga lettera con tutte le disamine del 2023: ho ottenuto l'autorizzazione a pubbicarla e la trovate qui:


 
Si è instaurata così una consuetudine, e chi sono io per interrompere le tradizioni? Ecco perciò la lettera con i giudizi e i commenti di Massimo Manfredi su tutte le storie dello Spirito con la Scure del 2024 giunta a inizio anno in via Buonarroti. Il parere di Massimo è strettamente personale e il fatt che venga riportato sul io blog è solo un invito al confronto e alla discussione, non significa che io sia perfettamente d'accordo. Tuttavia, il fatto di sapermi atteso al varco da lettori attenti e critici come lui mi spinge a pensarci due volte qualunque cosa scriva o mandi in edicola. Grazie dunque al nostro "lettore eccellente", ed ecco qui di seguito il testo che ci ha mandato esattamente come ci è giunto, senza lo spostamento di una virgola.

LO ZAGOR DEL 2024 
SECONDO MASSIMO MANFREDI
 

 


LE STORIE DI DRUNKY DUCK (Zagor+ n. 11)
Burattini, Rigamonti, Russo, Eccher - Voltolini, Esposito, Barletta, Bertolini, Vercelli


Voto d’insieme: 6. Anche se ormai la moltiplicazione delle storie brevi ha ridotto il senso principale di queste uscite, che era legato alla particolarità del formato, dirò che tutto sommato questo albo è risultato passabile, forse anche grazie all’assenza di mostri e affini.
Il migliore, l’intrigante giallo de La follia di Zagor. Durante la lettura provavo a indovinare quale fosse la spiegazione (che è poi il bello di leggere gialli) e, benché intuissi che poteva essere una messinscena per fare uscire allo scoperto il cattivo, non mi quadrava come questi avesse potuto non accorgersi che Cico fosse vivo e stesse solo fingendo. Invece il cambio di angolazione per cui era stato Zagor a usare il ciondolo per ipnotizzare l’avversario in anticipo, è risultato inaspettato e quindi efficace nel creare l’effetto sorpresa, che è il classico miele dei racconti brevi (e si noti che ancora una volta, Zagor agisce come un uomo in nero sui reperti tecnologici mysteriosi).
L’effetto sorpresa finale legato alle bounty killers gemelle è anche il valore de Il segreto di Verna, che di suo non racconta chissà cosa ma comunque si lascia leggere piacevolmente con buoni dialoghi (peccato per l’ennesimo tentativo di stupro).
Un po’ meglio La visione dell’acqua, con quel tocco di sentimento portato dalle sensazioni della bambina e la sua ammirazione per Zagor. Grandiosa la canzoncina di Cico.
D’ordinanza Il trapper francese, la cui identità rivelata nel finale non aggiunge niente di significativo.

Disegni: il migliore Bertolini. Anche se zero sperimentale, ha un tratto notevolissimo, tanto che lo arruolerei subito nella serie regolare. Il top, le tavole con la fuga notturna della bambina, cariche di atmosfera poetica.

È sempre un piacere sfogliare gli Esposito, ma su questa testata più alternativa hanno poco senso, specie se tengono il loro abituale stile.
Buone alcune vignettone grandi della Barletta, ma è uno stile che non mi fa impazzire, e non ce lo vedrei su Zagor.
Vercelli mi è sempre piaciuto, ma in questa occasione trovo il suo stile quasi indie molto peggiorativo, benché pregno di un certo fascino dato proprio dal taglio inconsueto.


 

LA PERLA MISTERIOSA (Color n. 18)

Marolla – Bisi

Testi: 5,5. Le cose buone: l’inizio con il divertente battibecco tra Virginia e Zagor, e l’antica umoralità di quest’ultimo; il travestimento di Cico; il finale con la rivelazione di Yanez.
Nel mezzo, però, quasi tutti cazzotti e combattimenti, e troppi troppi personaggi in così poche pagine, che aggrovigliano scontri e relazioni in una continua sarabanda davvero ostica da seguire e soprattutto da godere, il cui segmento più basso è la trentina di pagine che parte da pag. 62.
Potenzialmente ci potrebbero essere diversi personaggi interessanti, ma ognuno ha pochissimo spazio per svilupparsi, e quindi tutto muore appena nasce.

Disegni: 8,5. Il solito grandissimo lavoro di Bisi, ricco di dettagli e plasticità, i cui unici difetti sono l’atavica difficoltà nel volto di Zagor nei primi piani (dalla media distanza in poi, invece, è buono), e l’interpretazione un po’ troppo personale di Virginia, che non sembra affatto lei.

Aggiungo che il colore lo penalizza di certo, “pasticciando” i sopracitati dettagli e i neri, ed è quindi un peggiorativo pagato paradossalmente di più.

 

  

IL PASSATO DI JENNY (Nn. 701-702)
Burattini – Laurenti

Testi: 6--.
Dopo la struggente storia con la morte di Jenny, ci contavo di vedere qualcosa a quell’altezza, anche se capisco che non era facile. Ma qua ne siamo proprio più che lontani.
Buone soprattutto le prime pagine col ritorno di Ruth, i ricordi sulla tomba eccetera che sembravano continuare l'atmosfera malinconica e delicata che aveva caratterizzato il racconto del 2022 e che ne costituiva la principale forza. Tutto sommato gradevoli anche le parti iniziali della biografia, in fabbrica e in città.
Poi da qua, devo dividere in due il giudizio: la parte avventurosa (inseguimenti, spari, scontri con i cattivi) è passabile ma niente di che, sono un po’ tutte pagine standard. La parte “dramma nascosto nel passato”, invece, finisce per farmi stonare tutto il centro. Sarà una cosa mia, ma ho sempre detestato questi “passati di violenze e stupri” in qualunque tipo di storia, lo ritengo un espediente di bassa lega (e anche un po’ scontato) per aggredire la pancia del lettore, allo stesso modo dello splatter o delle donne nude, spesso usati per coprire limiti di trama. Che poi, OK, non è questo il caso, ma visto che negli ultimi anni c’è un abuso di queste scene sulla testata (in pratica ogni volta che c’è una donna in giro, ormai c’è qualcuno che tenta di violentarla), tendo a non reggerla più, per cui mi dispiace che sia stata scelta proprio questa per il drammatico passato di Jenny. Inoltre, e cosa più importante, è a mio parere una tematica totalmente non-zagoriana (al pari appunto dello splatter e delle donne nude), e quindi la trovo molto stridente ogni volta che la vedo. Insomma, non è tanto questa storia il problema, quanto un accumulo progressivo, di cui questa storia è però l’apoteosi.
Ciò detto, la vicenda in sé è leggibile e non noiosa, Zagor è molto buono nella sua componente "azione/giustiziere", ma la delusione di essere lontanissimi dall'intensità della storia del 2022 rimane.

In sintesi, raffrontando le due storie, direi questo: quando Burattini ci mette il cuore e punta ad esso, lo colpisce pienamente, e risulta un narratore sublime. Quando invece punta alla pancia, tramite dinamiche più scontate e “facili”, aumentano le probabilità che esca fuori qualcosa di poco significativo.

Disegni: 5,5. Incredibile l’involuzione di Laurenti, caduto in una stilizzazione esagerata, talvolta tendente perfino al grottesco. Dove è finito quel disegnatore dal tratto ricco e sinuoso, specie nelle figure umane? Non so, queste sembrano tavole di un falsario che cerca di imitarlo, e male.



 

IL CREATORE DI MOSTRI (Speciale n. 38)

Fantelli – Mangiantini

Testi: 3+. Già la storia di Sclavi era quel che era, ma stavano all’inizio del medioevo post Nolitta. E comunque poteva anche essere un soggetto originale, pur se svolto male in modalità per ragazzini, che comunque erano pur sempre il target zagoriano (abituati però a leggersi i vari Oceano e La rabbia degli Osages, non dimentichiamolo). Ma riproporre lo stesso soggetto oggi, svolto nella stessa maniera, ma per una media di lettori cinquantenni, la considero una scelta parecchio discutibile, per un usare un eufemismo.
Non so nemmeno cosa commentare: è tutta una sequela di mostri da fare fuori a mazzate uno dietro l’altro rapidamente, e una simile ripetitività produce ovviamente zero pathos. Neppure si cerca almeno di pulire le varie ingenuità dell’epoca: ancora l’infantilità di voler conquistare il mondo, e ancora con delle creature mostruose (quante ne deve creare per sfidare degli eserciti? Come pensa di controllarle dato che sia allora che oggi non ne ha controllata una?), ancora l’idea di “fondere alcuni oggetti d’oro” (quando vendere reperti di 2000 anni al mercato nero renderebbe 10 volte tanto) per trovare gli immensi fondi che servono per mettere su una struttura del genere. Ripeto: potevano passare in quegli anni ingenui, ma oggi queste modalità non sono più accettabili.
Unico momento carino: l’identità del padre di Katarina, ma è un particolare in mezzo al resto.

Disegni: 7,5. Il classico Mangiantini, molto valido nei fondali e nei particolari, ma con un viso di Zagor troppo personale. Efficace la resa dei vari mostri.


 

IL CUORE DI MANITO (Zagor+ n. 12)
Barbieri - Barison

Testi: 9. Per mille scalpi, che bomba di storia! D’accordo, le fonti di ispirazione aiutano parecchio, ma poi bisogna essere in grado di rielaborarle e calarle nella realtà zagoriana.
Mi ricordo che quando lessi il “Lilith n. 10 – Cuore di tenebre” (un albo capolavoro di una serie stupenda) pensai: “Questa ambientazione e tematiche sarebbero perfette per una storia zagoriana. Verrebbero fuori dei dialoghi intensissimi, la zagorianità al cubo”!
E Barbieri, acciderbola, lo fa e sforna qualcosa di assolutamente superlativo!
Già se ne erano visti i prodomi in “L’acqua che urla” e rispetto ad allora è riuscito a eliminare le parti scadenti e a mantenere (anzi, a espandere) le migliori. La struttura narrativa è perfettamente calibrata nel giusto mix di azione e riflessione, di siparietti di Cico (presente un po’ ovunque) e soprattutto dialoghi da leggere e rileggere mille volte, di una profondità gigantesca.
Barbieri ne spande a piene mani, sembra che sia in grado di scriverne all’infinito e innalza lo spessore di lettura a un livello che io vorrei fosse la costante di questa testata, o almeno la costante a cui mirare.
Il migliore forse quello di Conrad, anche per la qualità proprio di scrittura. Poi l’amarezza di Jim, la lucida follia di Kurt Kosler, e tanti altri. La cosa che più mi piace è che questi scontri verbali siano con Zagor, che lo mettano in difficoltà, mettano in dubbio la sua missione… è questa profondità ribaltata che connota il grande villain, la sua capacità di solleticare la parte “negativa” del lettore, e farvelo immedesimare, così come l’eroe ne avvampa quella positiva.
Ma sono scritti in maniera eccellente un po’ tutti i personaggi, anche quelli di contorno, non esistono macchiette o tirati via. Nota di merito anche per le ricche didascalie.
Il finale, poi è pura poesia.
Complimentissimi, forse la migliore storia zagoriana da non so quanto!

Disegni: 8,5. Avendo per fortuna abbandonato quei neri eccessivi che ne avevano caratterizzato gli esordi, Barison ci fa vedere quale ottimo disegnatore sia nell’efficacia dei particolari e delle espressioni facciali, comprese quelle umoristiche. Non apprezzo granché il viso troppo squadrato di Zagor, ma in mezzo a questo lavoro si accetta senza problemi.



LE STORIE DI TRAMPY (Zagor+ n. 13)

Burattini, Marolla, Mignacco, Eccher - Voltolini, Bisi, Merati, Candita, Mandanici

Voto d’insieme: 6. Il livello in crescendo delle storie, per quanto mi riguarda, segue curiosamente la sequenza di pubblicazione. Quindi, la peggiore è Il segreto di Olympia che, per quanto carica di una buona atmosfera inquietante, è davvero troppo improbabile nei meccanismi degli automi.
Insufficiente Un vero eroe: tutto combattimenti, in attesa della rivelazione finale molto intuibile.
Speculare come struttura, fondata sul colpo di scena finale La locanda nella foresta, che però la sufficienza la supera tranquillamente, grazie a una maggiore qualità nei dialoghi e nella definizione dei personaggi.
La migliore, L’assassino è tra noi, un giallo ben strutturato, che stimola il lettore alle sapide elucubrazioni che il genere sa chiamare, e con una sua morale di fondo.

Tra i disegni, il migliore Bisi, una mano che adoro con il plus di avere rispettato la filosofia di testata movimentando il layout come si dovrebbe. Al secondo, la Mandanici: preciso e pulito il suo tratto, la vorrei arruolata. Non male Merati, tratto un po’ d’antan ma molto leggibile. Sufficiente Candita, una media tra alcune cose buone e definite, e altre sporche e/o con anatomie rivedibili. Non so come valutare lo schizzo di follia di avere disegnato la locandiera come fosse a tette all’aria: non dico che l’occhio non sia stato gratificato, ma non è da Zagor. Sull’extra, vabbè, sulla Zenith non ce la vorrei. Tra l’altro mi pare molto ispirata alla Amanda di “Storie di Altrove", infatti sfogliandolo pensavo fosse lei o un inside joke. Bravo come sempre Voltolini.

SUPERMIKE! (Nn. 703/708)

Burattini – Verni

 

Testi: 8. Come si sa, per me Zagor ha bisogno di spazi larghi e quando mi leggo una storia che batte perfino i record di lunghezza… beh, mi predispongo già bene. La sceneggiatura è fresca, ariosa, si legge d’un fiato. Anche i riassunti (inevitabile tassa da pagare in questi ritorni) non appesantiscono, un po’ perché mischiati a varie trovate, tipo gli incubi ecc., e un po’ perché diluiti appunto in parecchie pagine. Di contraltare, c’è da dire che la stessa diluzione finisce per essere l’unico difetto della storia: ci sono un bel po’ di pagine che sanno di allungamento di brodo, tra combattimenti, fase di liberazione dei trapper ecc. ma è un allungamento che ha comunque un suo sapore, quindi non mi lamento.

A questo punto si potrà però forse obiettare che la parte della sfida occupa solo un misero quinto della lunga run, ma se ci si pensa anche in quella di Nolitta non era certo la parte preponderante. Con in più il fatto che allora ci si poteva avvantaggiare di tutta la fase di presentazione del villain (che per me fu di gran lunga la crema migliore di tutto il resto), cosa che qua ovviamente non si può fare.
Venendo nello specifico alle attese sfide, devo dire che mi sono piaciute, le ho trovate intriganti e variegate, anche se un po’ furbette da parte di SM, che se ne è scelte almeno due in cui si è posto in forte vantaggio su un avversario che non ha potuto studiare prima il percorso o che non ha dimestichezza con la sciabola, oltre ad essere stato legato per lungo tempo. Perfetta la scelta di far vincere Zagor sul piano dei nervi e dell’intelligenza di portare l’altro sul proprio terreno quando possibile (appunto nella sfida della sciabola).

Approvo che nel finale Mike faccia capire di nuovo di non essere un criminale, ma solo di voler dimostrare di essere il migliore (certo, a costo di commettere dei reati).
Ma il segmento più elevato, almeno per i miei gusti, arriva dalla metà del terzo albo, con il dialogo tra i due protagonisti, un po' rimembrando le vecchie avventure, ma soprattutto con la razionalizzazione delle stesse, e in particolare e ovviamente quella di Castelli.

Si tratta di un'operazione di retcon che io considero fondamentale - anzi dovuta - quando si scrive oggi Zagor richiamando storie di tempi più ingenui. Burattini compie qua un lavoro strepitoso e da par suo, riuscendo a dare una spiegazione sensata e coerente a ognuna delle "follie" e dei buchi di sceneggiatura della storia del 1984. Una perla la motivazione nel farsi frate, non tanto per il fatto in sé, quanto per i risvolti sociologici di massa che possiamo riscontrare nella nostra realtà. Molto acuta.
In genere ho trovato eccellente la caratterizzazione sia di SM, perché in perfetta linea con quella data da Nolitta, sia di Zagor in relazione a lui. Si scorge una leggera punta di Mortimer in questa versione burattiniana (beh, del resto…) ma con una esclusiva brillantezza e allegria, oltre che sbruffonaggine, che lo allontana dal genio del crimine.
In definitiva non un capolavoro (ma nemmeno la storia del 1975 io l’ho mai considerata tale), ma una buonissima storia che ripaga della lunga attesa.

 

Disegni: 9,5. Fantastico lavoro di Verni, preciso, pulito, ricco di dettagli, leggibilissimo. La sua anima ferriana qua all’ennesima potenza. Certo, quasi mai spettacolare, ma le caratteristiche elencate sopra per i miei gusti coprono d’avanzo questo piccolo difetto.

 

 

LA PICCOLA OMBRA (N. 708)

Burattini – De Fabritis

Testi: 6. Serve a chiudere l’albo e senza troppe pretese fa la sua parte. Una punta di orrore da racconti e una di orrore vero (la discriminazione del diverso), aggiungono due grani di sapore.

Disegni: 9. Lo spessore vero lo conferiscono i superlativi disegni carichi di particolari, dinamici e d’atmosfera. Certo, lo stile non è dei più classici, ma quando uno è bravo è bravo. A quando una sua storia lunga?


 LA BELVA DI AMUMAR (Color n. 19)

Russo – Venturi

Testi: 6+. Scorre lineare, personaggi non particolarmente caratterizzati ma nemmeno piatti. Un paio di gradite fiammelle di intensità affidate a Ramath, tra ricordi e scontri. Zagor fa la sua parte da giustiziere e poco altro. Ormai però i poteri del fakiro servono più a facilitare i passaggi di trama che altro, specie nelle fasi di indagine che vengono stra-facilitate, ma devo dire che Russo ha avuto la capacità di non trasmettere la fastidiosa sensazione di abusarne, quanto di servirsene per rimanere nelle 128 pagine.

Disegni: 7,5. Bel lavoro di Venturi, che comunque io preferisco in b/n. Così e così, al solito, il viso di Zagor. Mi è poi molto piaciuto il lavoro della colorista, abile a seguire con le palette il proseguire “emotivo” della storia, e non solo nelle scene diurne e notturne, ma anche nei ricordi in bianco e nero o seppia, ecc. Mi è anche sembrato che Venturi nelle parti di giorno abbia ridotto le chinature, lasciando più spazio espressivo al colore: non so se è solo una mia impressione, in ogni caso, il risultato è notevole.


 
IL GIUDIZIO DEGLI DEI (N. 708 bis)

Piccininno - Piccininno

Testi: 7,5. Mi ha sorpreso in positivo questo esordio alla sceneggiatura di un disegnatore che, forse a causa del suo background umoristico, riesce a tenere sempre il tono nel giusto mix tra avventura e leggerezza. In particolare ho apprezzato l’impiego di Cico, non in una gag isolata come spesso accade per contratto, ma ben diffusa in tutta la narrazione. Come Nolitta, insomma.
Anche quelli che dovrebbero essere i cattivi sono al massimo dei truffatori mezzi scalcinati, e anch’esso solletica un sapore fortemente classico. 
Più di tutto ho apprezzato comunque la qualità dei dialoghi, che si è cercato di arricchire a supporto delle varie personalità, e non banalmente per reggere scene d’azione con balloon scontati. La trama è semplice ma ottimamente rimpolpata da quanto sopra, e fila via senza buco alcuno. Zagor è ben delineato, al centro delle fasi importanti, fa la sua parte da eroe e protagonista, senza essere algido.
Pur nei limiti delle 94 tavole, Piccininno ha sfruttato ottimamente lo spazio. Mi auguro di rivedere una sua storia futura.

Disegni: 8,5. Leggibile, pulito, ma molto ricco di particolari. Il viso di Zagor mi pare molto più centrato rispetto al passato un po’ traballante. Purtroppo in questo tipo di storia non può deliziarci con splash page d’impatto (come per la banshee ecc.), ma la meraviglia arriva quasi egualmente con alcune vignette grandi e relativi fondali naturali strepitosi.        


RITORNO ALLA CITTA’ NASCOSTA (Zagor+ n.14)

Faraci – Sedioli

Testi: 4,5. Parte anche bene, con il ritrovo del manufatto Maya che sfrutta le premesse portate dalla avventura originale e stuzzica il mystero: da dove viene questo oggetto antico che sembra recente? Poi però lo spunto viene usato per uno svolgimento banalissimo, una brutta copia della storia degli anni ’60. Già questa era assai ingenua, però all’epoca ci poteva stare. Riproporla oggi sottopone al rischio del ridicolo, quindi era d’uopo razionalizzarla. Al contrario, se ne ricopiano in pratica le dinamiche, ma rendendola ancora più sempliciotta. Il cattivo è una macchietta, e mille espedienti sono molto tirati via: l’ingresso “introvabile” è un buco gigantesco con in più i soldati davanti, Lebnor e la sua gente scappano e si rifugiano in una nuova valle nascosta da una cascata (come Robin Hood e l’arciere rosso), il filtro che provoca la morte apparente (come il conte di Montecristo, Sandokan e Ora zero), i Matam che vivono ancora vestiti come allora, ecc. ecc.
Insomma, una storia che non aggiunge nulla a quella originale, e per di più svolta in un modo infantile.

Disegni: 7,5. Abituale riscontro, leggibile e affidabile. Mi pare si sia impegnato maggiormente nei volti in primo piano, ce ne sono alcuni di notevoli.




PIOGGIA INFERNALE (Nn. 709/711)

Russo – Sedioli

 Testi: 8. Da quando è tornato, il buon Russo sembra migliorare di albo in albo. Il soggetto è ad alto rischio trash, e sicuramente in altre mani ci sarebbe caduto, ma non in questo caso, a ennesima dimostrazione del “come” che prevale sempre sul “cosa”. La sceneggiatura sviluppa infatti in modo maturo lo spunto fantascientifico, ovvero non un’arma fantastica da usarsi in banali scontri, ma soffermandosi soprattutto sulle conseguenze concrete del suo utilizzo sulla popolazione di Darkwood. Sono poi molto validi un po’ tutti i personaggi (compreso Verybad), ognuno tratteggiato adeguatamente per il ruolo che deve ricoprire, e di conseguenza i dialoghi si mantengono di alto ed affascinante livello, specie nel primo albo. Apprezzabile il recupero del lato sanguigno di Zagor e dell’alone di rispetto che lo precede quando entra in un forte. Chicca di grasso lo scambio dei militari a pag. 73: “Questa è Darkwood, ragazzo”.
I difetti: il funzionamento dei principi su cui agiscono i macchinari è (non) spiegato in modo troppo approssimativo. Inoltre sono troppi troppi i passaggi che vengono risolti a suon di sganassoni che fanno svenire l’ostacolo da superare: OK, è una sospensione di incredulità accettata del fumetto, ma qua se ne abusa, tanto che ci si scherza anche sopra, segno di una certa coda di paglia. Comunque sono piccole cose che non inficiano la bontà generale.

Disegni: 9. Accipicchia, penso proprio sia la migliore di Sedioli. Bravissimo nelle scene sotto la pioggia e nei particolari a cui ci ha comunque sempre abituato. Corregge finalmente il suo atavico difetto nei volti disarmonici, e diversi primi piani sono davvero belli, ad esempio del ferriano Zagor frontale, ma anche dei comprimari (Harris). Ottima pure la sua interpretazione di Verybad, in un efficace mix tra il rispetto della versione classica e l’infusione di tratteggi personali.


IL RE DI CUENCA VERDE (Speciale n. 39)
Pezzin – Pini Segna

Dare un voto ha poco senso data la particolarità della pubblicazione, per cui farò altre considerazioni. Innanzitutto sposo il ripescaggio, soprattutto per motivi storici e di sapore vintage. Però mi sento di avallare anche la decisione che venne presa all’epoca di non pubblicarla, in quanto la qualità è proprio scarsa. L’idea di fondo è ingenuotta, quasi sciocchina, e lo svolgimento banale con più di un passaggio discutibile. Di contraltare, consente però una serie di gag di Cico divertenti, che ai miei occhi rappresentano l’unico aspetto positivo, insieme al piacere di rivedere il tratto di Pini Segna, un autore che per, quanto non troppo canonico, ho sempre apprezzato nel complesso.
Insomma, direi che se finora è rimasta in un cassetto, mi sembra ci fossero dei buoni motivi. Ma dopo 45 anni, l’effetto nostalgia rende piacevole averlo riaperto.

SOPRA L’ABISSO (Zagor+ n. 15)

Bondi, Burattini, Testi, Fantelli – Voltolini, Verni, Spadavecchia, Piccininno, Villa

 Voto d’insieme: 5,5. Di qualità migliore i disegni rispetto ai testi a questo giro. Le storie sono modeste, oppure presentano momenti buoni insieme ad altri scadenti. Vado in ordine di pubblicazione perché mi risulta difficile trovarne una migliore delle altre. Il ritorno di “Smiling” Joe è d’ordinanza, la più regolare. Si rivede volentieri il personaggio ma oltre questo c’è poco. Valerie presenta dei buoni dialoghi, e non mi dispiace in sé la love story, però peccato che il personaggio che vediamo non è Zagor. Non mancano ben due momenti di molestie/tentativi di stupro in sole 40 pagine, un nuovo record. La carovana maledetta è partita benissimo, e per la prima metà l’avrei sicuramente eletta a migliore dell’albo, per l’ottima atmosfera inquietante che si era venuta a creare. Poi lo sbraco con l’arrivo della streghetta e soprattutto dei gamberoni giganti (che sono immuni alle pallottole ma non alla scure e ai calci, tutto molto credibile) che la precipitano tristemente nel trash. Monolivello ma capace di una bella tensione Il picco, e ben sceneggiata. Peccato per l’eccesso di imprese assurde di Zagor, in cui lo vediamo appeso in posizioni che giusto l’Uomo Ragno (e più pure con la pioggia), che rendono il tutto troppo irreale per sentirsi coinvolti.

Per i disegni, il migliore è sicuramente Villa, per qualità del tratto, inquadrature, ombre e layout alternativo. Peccato per il suo Zagor troppo personale e supereroistico, che mi fa ahimé dire che non lo vedrei benissimo sulla Zenith. Subito dopo Piccininno, soprattutto per il grande lavoro di mezzatinta, molto d’impatto. Buono Spadavecchia nel complesso, ma con un volto di Zagor da rivedere. Bravo come sempre Verni ma in questa testata non si smuove dalle tre strisce. Lo stesso, Voltolini.



MEMORIE PERDUTE (Color n. 20)

Burattini – Lazzarini

Testi: 6. Storia molto particolare, che definirei quasi una “non-storia”, e pertanto difficile da valutare. L’obbiettivo portante, infatti, non sembra essere tanto quello di raccontare qualcosa, quanto di impiegare le pagine per cercare di armonizzare la retcon che riguarda le tre sciamane, tappando potenziali buchi di sceneggiatura lasciati allora e/o definire cose non dette. Espediente che in genere a me non dispiace, e Burattini è pure molto bravo in questa disciplina, ma quando ti leggi 128 pagine praticamente solo di questo, inframmezzate da qualche scontro… anche per uno come me si esagera un pochetto!
Comunque la lettura è nel complesso gradevole, perché condotta sapientemente, e riesce a non essere noiosa nonostante l’impostazione.

Disegni: 8,5. Già dalla sua prima prova si capiva che sarebbe stato un ottimo acquisto per la collana, e questa storia lo conferma. Azzeccata la scelta redazionale di affidarle una vicenda carica di figure femminili, con cui l’autrice si trova molto a suo agio, ma ovviamente non è solo questo. Tra le varie qualità, scelgo di sottolineare la ricchezza dei particolari dello sfondo ma sempre attenta a bilanciare in modo arioso il layout nel complesso. Inoltre, è uno dei rari casi in cui ho apprezzato il colore, credo anche proprio per la pulizia generale del tratto.  

 


 

UNA STRANA ALLEATA (Nn. 711/713)

Mignacco – Romeo

Testi: 5,5. Storia che pare avere molte pretese, ma che alla fine non riesce a centrare. L’ennesima invasione femminile su una testata che costituzionalmente non ne prevederebbe quasi mai, punta chiaro all’esaltazione del “girl power” così di moda oggi. L’intenzione è pure lodevole, e questo specifico aspetto tutto sommato funzionerebbe anche, se non venisse affossato proprio dalla parte avventurosa, portata avanti in modo troppo sommario. 
Va bene le imprese di Zagor, ma c’è un limite a tutto, e l’idea di poter fermare una stampede di bighorn in quel modo è fuori dal mondo. Ma del resto Mignacco in passato aveva già usato lo stesso sistema per fargli fermare addirittura una carica di bisonti, quindi non dovrei sorprendermi. Aggiungiamo il Cico coraggioso e provetto pistolero dell’inizio, Zagor che per fingersi colpito non trova di meglio che gettarsi a capofitto in un burrone, o quando gli sparano addosso in più persone e lui si lancia loro addosso sulla linea di tiro e li fa fuori con colpi alla Bruce Lee, e altre scene simili, e si capisce come il realismo di questa storia vada totalmente a farsi benedire.
Se devo dire, anche la trama è abbastanza esile, nel non spiegare bene per quale motivo Blondie rischi la vita per sgominare King, o nella relativa facilità con cui espugnano la cittadella, ma la sceneggiatura non è malaccio e rende la lettura abbastanza potabile. La resa delle ragazze, per quanto non presenti mai nessuno spicco, è nel complesso dignitosa, e Blondie è un bel co-protagonista, cazzuta come è sempre stata, e con la giusta punta di solidarietà femminile.
Ora però, dopo questo 2024, di quota rosa mi pare sia fatto il pieno anche per gli anni venturi, e quindi mi auguro che si ritorni a situazioni più classiche!

 

Disegni: 6,5. Non è uno stile che mi fa impazzire ma nemmeno mi dispiace. In particolare mi fa storcere il naso l’interpretazione del volto di Zagor, un po’ troppo fighetto, mentre buona quella di Cico. Qualche approssimazione sulle anatomie dalla media-lunga distanza, ripagata però dai primi piani, belli ed espressivi. La parte iniziale mi è parsa più particolareggiata, poi via via il tratto sembra un po’ più veloce.