mercoledì 3 settembre 2014

IL NEMICO



E' in edicola un albo di Zagor intitolato "Tornando a casa", Zenith n° 641 (settembre 2014). Nella seconda parte del volumetto, inizia una storia, scritta da me e disegnata da Marco Verni, che come titolo di lavorazione aveva "L'ultimo scontro". Il racconto vede il ritorno in scena del diabolico Mortimer, uno dei nemici dello Spirito con la Scure più apprezzato dai lettori fra quelli del periodo post-nolottiano. Tra il 1998 e il 2014 sono cinque le avventure di cui il criminale è protagonista (una in meno di quelle di Hellingen, di cui però presto si vedrà la settima - ma il "mad doctor" risale al 1963). 

In un recente articolo pubblicato in questo blog ho spiegato come con Mortimer mi sia successo quello che sapevo succedere in certi casi dai racconti di altri sceneggiatori, ma che non mi era mai capitato di sperimentare di persona (adesso posso confermare che é vero): é un personaggio che si scrive da solo le avventure, vive di vita propria, non sono io che lo faccio parlare ma é lui che parla e io devo solo trascrivere. A metà della prima storia avevo già capito che avevo a che fare con una "creatura" assolutamente particolare. Ma com'é nato? 

Mi era capitato di leggere un libro straordinario, dal titolo "La grande rapina al treno", di Michael Crichton (un romanzo assai meno noto degli altri dello stesso autore, come "Jurassic Park", "Sfera" o "Timeline"). Da questo suo testo lo stesso Chrichton ha tratto un film con Sean Connery. Pensai subito che potevo trarne uno spunto per una storia di Zagor. Nel romanzo di Chrichton, peraltro ispirato a una storia vera, il protagonista è  però un ladro di genio e l'autore ci porta a "tifare" per lui, mentre io avevo l'esigenza di trasformarlo in un "cattivo" in quanto il "buono" doveva essere Zagor. Perciò, in Mortimer non c'é poi rimasto molto dell' Edward Pierce, il personaggio storico protagonista del romanzo (e del film).  

Se è vero che la prima storia di Mortimer contiene numerosi riferimenti al romanzo, a partire dalla caccia alle chiavi che aprono la cassaforte sul treno, è anche vero che  Mortimer non è affatto Pierce preso di peso. Tanto per cominciare, l'ho "contaminato" con il Sordo, il nemico dell'87° Distretto, cioè del gruppo di poliziotti protagonisti di una lunga serie di romanzi di Ed McBain. Il Sordo torna in cinque o sei romanzi, ed è citato per il vezzo di darsi dei nomi che ricordano il proprio, tipo Mort Timpano (cioè timpano morto, cioè Sordo). Da Mort Timpano nasce Mortimer. Anche il Sordo è un genio del crimine che inventa machiavellici piani criminali. Ma anche lui è molto diverso da Mortimer (basta leggerne i romanzi per convincersene). Da queste due fonti, ho tratto l'ispirazione per il mio villain, che poi si è modellato da solo nelle mie mani prendendo vita propria: mi sono accorto a un certo punto che si scriveva i dialoghi da solo.  

L'albo con la prima apparizione di Mortimer
Ho giocato a strizzare l'occhio anche a Diabolik, e infatti ho dato il cognome "Kant" a Sybil, però a ben guardare le differenze sono più delle somiglianze. Mortimer non va in giro in calzamaglia nera, non punta sul fattore atletico, non imita voce e aspetto di personaggi che vuole sostituire facendosi passare per loro, non usa congegni tecnologici, fa piani molto più elaborati, cambia scenari d'azione, eccetera. 

La citazione resa evidente dal cognome di Sybil Kant  è stata apprezzata dai redattori della Gazzetta di Clerville, la rivista del Diabolik Club, che hanno dedicato a Mortimer un paio di dossier. 

Dunque Mortimer nasce dalle suggestioni ispirate dai personaggi di Edward Pierce, del Sordo e di Diabolik anche se poi comincia subito a fare di testa sua fino a trasformarsi in un personaggio "zagoriano" anche se si confronta con lo Spirito con la Scure in un modo del tutto diverso da quello degli altri avversari: nella prima storia, addirittura, Zagor non lo vede mai. 


Nello scontro precedente di quello che comincia con "Tornando a casa", Sybil Kant è morta, divorata dagli squali, sotto gli occhi di Mortimer, nel mar dei Caraibi. Il criminale ritiene Zagor responsabile della sua fine e dunque adesso ha perso il suo sogghigno furbastro e pensa solo alla più crudele delle vendette. 

Qui di seguito pubblico tre articoli che altrettanti informati saggisti hanno voluto dedicare a Mortimer, scelti fra quelli non disponibili in rete (perché quelli rintracciabili su Google potete trovarveli da soli). Si comincia con un saggio di Marco Frosali pubblicato su un numero della rivista del  forum zagoriamo SCLS, passando poi a due articoli (uno di  Andrea Agati e uno di Roberto Altariva) tratti da "La gazzetta di Cleriville". Dovete tener conto delle date, perché la cronologia dei tempi non permette agli estensori degli scritti di tener conto dei più recenti sviluppi della saga. L'illustrazione in apertura, opera di Marco Verni, è stata realizzata appositamente per il magazine del Diabolik Club. Ringrazio tutti costoro non solo per aver acconsentito alla nuova publicazione dei loro pezzi ma anche per l'attenzione al mio (e a questo punto nostro, ma più che mai vostro) personaggio.




L’INCOGNITA M
di Marco Frosali
da SCLS Magazine n° 4 - 2008

Mortimer… non gli daremo la soddisfazione di parlare subito di lui; andremo invece a ritroso, nel passato editoriale di Zagor, per incontrare un suo “collega”: il Fante di Picche! Sui numeri 45/47 della serie Zenith, un misterioso personaggio dette filo da torcere a Zagor. Era Albert Allyson, un criminale di poche pretese che non esitava a uccidere chi metteva in pericolo il suo piano criminoso: recuperare ventimila dollari persi a poker. A Nolitta questo personaggio non deve essere stato troppo simpatico, al punto dall’esiliarlo nel dimenticatoio. In effetti non sembrava costruito per rimanere e quella storia conteneva situazioni che da lì a poco non avremmo più rivisto in Zagor (che spesso ruba la scena comica a Cico). Il Fante aveva minori ambizioni di Mortimer, era meno capace e non altrettanto simpaticamente antipatico. Però gli somigliava in qualcosa: il Fante indossava maschere per camuffarsi e sostituirsi a persone esistenti; Mortimer crea ex-novo le sue identità… entrambi potevano essere chiunque.

Mortimer Hood… ignoriamo il perché sia dedito al male, non sappiamo nemmeno se sia il suo vero nome: è un dubbio che lui stesso insinua, fin dalla prima storia. Certo, quel nome (usato anche da Sybil, la sua donna-pedina) gli somiglia, come gli somigliano, per suono o grafia, le innumerevoli identità assunte nella sua carriera, tutte rigorosamente false. In Zagor non si era mai visto un caratterista così lucidamente cattivo, senza vizi, senza difetti, se non quello di giocare sempre sul filo del rasoio, anche quando potrebbe farne a meno. Leggendo le storie dove appare, sembra che Mortimer adori così tanto mettere alla prova la propria intelligenza che ogni suo piano è costruito con passaggi millimetrici: se alcuni di essi vengono a mancare, rischia di crollare tutto. Per realizzare simili equazioni, l’uomo è di certo un profondo conoscitore della natura umana, studioso attento di quello che lo circonda e deve possedere una notevole cultura generale. La cosa divertente è che i suoi piani sono meccanismi così perfetti che il responsabile dei suoi fallimenti, è stato spesso il caso. Quindi nemmeno lui può controllare tutto… anche se ha mostrato di saper vincere la sorte, prevedendo sviluppi diversi alla riuscita di un piano (come alla fine della seconda storia, quando fino all’ultimo sembra mettere in scacco tutte le pedine). Ecco, ogni piano di Mortimer è una partita a scacchi che è certo di vincere… a meno che non arrivi uno più in gamba di lui.
Inutile dire chi: Zagor!

Mortimer è un giocatore d’azzardo; più del denaro lui adora architettare piani e mettersi alla prova. E’ un assassino: uccide con sconcertante facilità chiunque possa incrinare i suoi piani di cristallo. E’ un falsario: riesce a spacciarsi per chiunque falsificando documenti di stato. E’ spregevole: nella seconda storia, lui e Sybil si fingono un’affabile coppia, così da adottare un bimbo in fasce per completare il loro piano e abbandonarlo di nuovo a lavoro finito. Veste sempre in maniera elegante, anche quando l’ambiente richiederebbe qualcosa di più… comodo. Come ultimo tocco, l’arma. Mortimer porta sempre con sé un bastone il cui pomello ha la forma di volpe o lupo (vanno bene entrambi per lui: una intelligente, l’altro famelico). Dall’interno, premendo un pulsante, fa uscire, all’occorrenza, una lama dall’effetto sorpresa molto efficace.

Siccome il protagonista della serie è Zagor, Mortimer, suo malgrado, è sempre apparso con la funzione precisa di metterlo in difficoltà… riuscendoci. Nella prima storia non vediamo il loro incontro; si infastidiscono a vicenda, rimanendo sconosciuti: il faccia a faccia è rimandato e solo alla fine il complice Rabbit, in punto di morte, rivela il nome del suo capo. Segue la vendetta del “biondo” con il suo arresto finale: la vittoria è del bene! Per il terzo confronto dobbiamo ringraziare il Tessitore che ha con Mortimer un obiettivo comune: vendicarsi di Zagor. Qui Mortimer dà il meglio di sé e dei suoi intrighi. Non solo fa intervenire il Nostro a insaputa del misterioso incappucciato ma crea per l’eroe di Darkwood, l’occasione per catturarlo. Nella recente ricomparsa, coinvolge Pat Wilding per cercare di vendicarsi una volta per tutte di lui. Poteva farne a meno: sarebbero bastati due gonzi qualsiasi a farne le veci. Il caso vuole che proprio la presenza di Zagor e Cico mettano in scacco Mortimer: ignorava che Hammad l'egiziano fosse loro amico e li avrebbe aiutati a fermarlo. Le ultime due storie sono più avare di notizie sul criminale, più incentrate sulla concatenazione di eventi e piani di più ampio respiro.


Ormai Mortimer è un’icona; in un altro mondo starebbe nelle edicole, accanto a Diabolik. Chissà se prima o poi conosceremo la sua storia “professionale”. Però me lo immagino figlio di una famiglia bene, vittima di qualche sopruso e cresciuto pieno di rancore verso il mondo. Sarei curioso di vederlo a tu per tu con l’improvvisazione, dall’inizio alla fine, in una rincorsa senza fiato contro Zagor. In realtà, la vera sfida di Burattini, adesso che il personaggio ha giocato smacco pure a lui, vivendo vita propria, sarà quella di trovare nuove, assonanti identità… Reverendo Latimer, Moriarty, i giudici Terrymore e Timothy Merry, il cameriere Montmartre… elencare i nomi usati da Mortimer, potrebbe diventare una specie di rompicapo enigmistico. Non sono solo etichette, sono vere e proprie interpretazioni. Ognuna è studiata nei dettagli e approfondita nell’ambito lavorativo interessato: il reverendo conosce a menadito i versi della Bibbia, per i giudici che impersona, il codice non ha segreti… inoltre, approfondisce la conoscenza e il passato dei suoi interlocutori e delle vittime più importanti (il direttore del carcere di Hellgate, con i suoi scheletri nell’armadio; Zagor e le sue frequentazioni indiane). Ce n’è abbastanza per affermare che Mortimer sia uno dei migliori antagonisti della serie.

L'edizione serba della prima avventura contro Mortimer 
Prima ho parlato di Sybil come di una pedina. Forse Mortimer l’ha amata davvero ma in occasione delle prime due avventure, non esita a metterla tra le braccia di un altro, farla catturare al posto suo, o farle rischiare la vita, pur di riuscire nel suo piano. Nella terza, sembra innescare la sua vendetta combinata contro Zagor e il Tessitore proprio per vendicarsi di quanto fatto alla sua bella, rapita dall’incappucciato, per assicurarsi i suoi servigi… in realtà credo che, anche in quella occasione, Mortimer volesse rifarsi dello smacco subito, più che lavare l’onta subita da Sybil. Odio pensarlo ma temo che la voglia di vendicare la sua morte sarà ugualmente spinta da un’ossessione egoistica più che dall’amore. Certamente la ragazza deve smuovere qualcosa in Mortimer (penso a qualche istintiva, ancestrale reazione chimica), visto che solo a causa di un inspiegabile calo d’attenzione, lui non pondera che i quadri di Sybil, possano essere causa dell’identificazione del loro covo (nella prima storia) e motivo di riconoscimento per altre occasioni (nella quarta). Le sue improvvisate nelle stanze della donna, erano forse spinte da una mera necessità biologica. Di meglio non posso pensare, vista la sua assenza di ogni emozione, anche nell’uccidere il prossimo a sangue freddo. Al contrario Sybil, dimostra totale assuefazione nei suoi confronti: non lo tradirebbe mai, mentre lui evita (ad esempio) di rivelarle uno dei nascondigli del falsario Douvalier, perché non si fida del tutto di lei. Mortimer ha probabilmente bisogno di Sybil, perché deve condividere i suoi colpi di genio con qualcuno che lo apprezzi incondizionatamente…è così narcisista che, come vedete, anche qui è riuscito a deviare il mio discorso su di lui!

I compari di Mortimer non sono alla sua altezza. Al limite, sono futuri cadaveri. Non sembra che Mortimer abbia intenzione di lasciarne vivo qualcuno. Sono certo che se Rabbit, nella 1° storia, non fosse morto per la caduta dal treno, ci avrebbe pensato lui a eliminarlo. Anche gli altri non sono che gli alfieri finali della sua partite; piccole pedine da sacrificare, nel caso qualcosa andasse storto o da eliminare dopo che hanno esaurito il loro ruolo.

Dicono di lui

Mortimer (di sé stesso): “I miei piani non falliscono mai”, “Ho sottovalutato quello Zagor”.
Sybil: “Lo so che il genio della situazione sei tu”.
Rabbit: “Al diavolo, che accidenti di tipo quello!”, “Ha la lama dannatamente facile”, “Un cervello di prim’ordine e nessuno scrupolo… eppure si porta in casa una come Sybil e la lascia a far scarabocchi davanti alla finestra”, “Un vero tizzone da prendere con le molle”, “Mortimer le ha pensate tutte“
Fox: “Mortimer non lo batte nessuno”, “Gioca troppo d’azzardo, il guaio è che il rischio dembra divertirlo”, “Al diavolo lui e le sue fisime da paranoico”, “Adesso capisco perché ha cambiato idea! Lui è troppo furbo anche per voi, quel gran bastardo!”.
Douvalier: “Diable, li hai uccisi senza battere ciglio”.
Capitano Malcovich: “Mortimer è morto, Zagor!”
Zagor: “Uno dei pochi avversari che ho combattuto senza mai vederlo in volto né incontrarlo di persona… temo che sentiremo ancora parlare di lui”, “Forse sei un genio del crimine ma certo non sei granchè nel combattimento”, “I piani di Mortimer sembrano non lasciare niente al caso ma sono perfetti solo in apparenza… in realtà sono meccanismi così complicati da incepparsi per un granello di sabbia finito nell’ingranaggio”, “Ti compiaci della tua genialità e ti credi una specie di dio”
Cico: “Un criminale senza scrupoli”


DIABOLIK CONTRO ZAGOR
di Andrea Agati
da "La Gazzetta di Clerville"
 n. 17 – Giugno 2002
 
Con il n°445 della Collana Zenith (Zagor n°394: Le armi fatali), nell’episodio “Nei bassifondi di New York” fa la sua comparsa il diabolico Mortimer, un misterioso criminale specializzato in travestimenti che sta preparando un difficilissimo colpo. Il criminale è aiutato dalla sua bella e bionda complice Sybil Kant.  Avete mai pensato ad un’avventura di Diabolik riversata in un’ambientazione Western? Ci ha pensato Moreno Burattini, il bravissimo soggettista e sceneggiatore di Zagor, che ha dedicato un omaggio al Re del Terrore nelle avventure dello “Spirito con la Scure”.  La storia dedicata a Mortimer continua negli albi n°446 (Zagor n°395: Il diabolico Mortimer) e si conclude nell’albo n°447 (Zagor n°396: Colpo da maestro).  In questa avventura sono molte le “citazioni” che Burattini ha avuto il piacere di inserire (e che io ho avuto il piacere di riconoscere). Il criminale specializzato in travestimenti sta preparando una complessa rapina ad un vagone postale a New York e per portare a termine il suo colpo, deve impossessarsi di tre chiavi in grado di aprire la cassaforte del vagone postale (anche nella serie di Diabolik troviamo una situazione analoga, nell’episodio “Le tre chiavi”).  Mortimer, il Genio del Crimine, si dimostrerà un avversario molto ostico per Zagor, il quale ne riconosce la pericolosità: “Uno dei pochi avversari che ho combattuto senza mai vederlo in volto... né incontrarlo di persona! È un tipo pericoloso... temo che di lui sentiremo ancora parlare.” (sembra una frase pronunciata da Ginko in una delle prime avventure di Diabolik).  Negli albi n°458 (Zagor n°407: La vendetta di Mortimer) e n°459 (Zagor n°408: Scacco matto) Zagor si trova costretto ad affrontare nuovamente il criminale Mortimer in una storia densa di intrighi in cui lo Spirito con la Scure va molto vicino a cadere vittima del suo perfido nemico.  Uno dei centri abitati, teatro delle avventure di Mortimer, è Clarkville che nel nome ricorda molto Clerville la città di fantasia delle avventure di Diabolik. L’avventura si conclude con l’arresto di Mortimer e di Sybil Kant, ma il lettore viene messo al corrente di un piano di fuga preparato dal Genio del Crimine, un piano preparato con cura che ridarà sicuramente la libertà a Mortimer ed alla sua bella complice, quasi a volere annunciare un futuro ritorno dei due.  Mortimer/Diabolik si rivela un nemico di Zagor molto interessante e dotato di enorme fascino, che riesce a lottare ad armi pari con il protagonista della serie. Concludo facendo i complimenti a Moreno Burattini che, a parte la “citazione” dedicata a Diabolik che farà contenti i lettori del criminale, sta curando in maniera molto particolare il personaggio, conferendogli immediatezza e disinvoltura nei dialoghi, con una quasi totale mancanza di artificio che rivela un lavoro svolto, oltre che con professionalità, anche con un certo divertimento.



DIABOLICI 
CRIMINALI A FUMETTI
di Roberto Altariva
da "La Gazzetta di Clerville"
 n. 22 – Febbraio 2004


Nessun altro personaggio del fumetto italiano ha lasciato un’impronta nell’immaginario collettivo quanto Diabolik, che è divenuto col passare degli anni un archetipo con cui ogni personaggio creato per apparire come un grande ladro deve inevitabilmente fare i conti. È quindi inevitabile che uno sceneggiatore che decida di inserire un genio del crimine in un suo fumetto finisca per strizzare l’occhio ai lettori citando apertamente Diabolik e la sua saga, e qui ne trovate indicati diversi esempi.
Partiamo con Mortimer, il criminale creato da Moreno Burattini per la serie Zagor, di cui si è già parlato in un articolo firmato da Andrea Agati apparso sul numero 17 di questa rivista. Torniamo a citarlo perché Mortimer ha fatto la sua terza trionfale apparizione sulle pagine di Zagor in una storia divisa in tre albi (“La trama del ragno”, “Il ritorno di Mortimer” e “Zagor contro il Tessitore”) pubblicati da ottobre a dicembre dello scorso anno.

Come nelle storie precedenti, le citazioni “diabolike” sono tante: prima di tutto, Mortimer è solo un nome d’arte e non sappiamo quale sia il suo vero nome. Inoltre, la storia si apre con Mortimer condannato a morte (era stato arrestato alla fine della sua seconda apparizione) che sfugge al patibolo facendo giustiziare al suo posto un sosia drogato; una situazione molto simile a quella del terzo numero di Diabolik (“L’Arresto di Diabolik”) in cui veniva ghigliottinato un uomo drogato che indossava una maschera con le fattezze del Re del Terrore, e ancora più simile a quella del primo romanzo di Fantomas (a cui la storia di Diabolik si ispirava) in cui ad essere decapitato è un attore truccato per assumere l’aspetto di Fantomas. Anche il resto dell’episodio prosegue sulla falsariga di una classica storia di Diabolik: quante volte abbiamo visto Eva Kant finire nelle mani di un criminale o di una banda organizzata che la usa per ricattare il Re del Terrore? E così avviene in questa avventura di Zagor; Sybil Kant, la compagna di Mortimer viene rapita dalla banda del Tessitore (un altro vecchio avversario di Zagor) che la utilizza come arma di ricatto per spingere il grande ladro a collaborare con lui. Mortimer si piega al volere del Tessitore, ma contemporaneamente porta avanti un piano che segnerà la rovina del suo ricattatore per mano di Zagor, mentre lui e la sua compagna fuggiranno liberi… proprio come per Diabolik, mettersi contro Mortimer significa andare incontro alla disfatta!l finale, come già nelle due precedenti avventure con protagonista Mortimer, preannuncia un futuro ritorno del grande criminale… e noi non vediamo l’ora di leggerlo, visto che le storie di Zagor che lo vedono protagonista sono sempre fra le migliori firmate dalla penna di Moreno Burattini.

Se in fondo non c’è nulla di strano nel vedere un autore italiano come Burattini che rende omaggio a Diabolik, sicuramente più anomalo appare invece quando a farlo è uno scozzese come Grant Morrison, l’attuale sceneggiatore di X-Men. In una storia in tre parti che si dipana dal numero 128 al 130 della seconda serie degli eroi mutanti appare infatti Fantomex, che si definisce “il più famoso criminale europeo”. Sia il nome che la località in cui opera il ladro (Francia) portano immediatamente a pensare al Fantomas di Souvreste e Allain, ma il costume del ladro, grigio chiaro con una maschera che lascia scoperti solo gli occhi sembra quello di Diabolik visto al negativo, e quando entra in scena l’astronave senziente che funge da velivolo del criminale e scopriamo che si chiama E.V.A., l’omaggio a Diabolik diventa indiscutibile. Tra l’altro, Fantomex nel corso della storia arriva a dire “E.V.A. non è un velivolo. È la mia compagna”.

In realtà non è difficile immaginare che un autore estremo come Morrison possa essere un appassionato di un certo tipo di cinema italiano anni ’60 e ’70, al cui filone appartiene anche il “Diabolik” girato alla fine degli anni ’60 da Mario Bava, che viene considerato un film di culto sia negli Stati Uniti che nei paesi del Regno Unito.A differenza del Mortimer di Burattini però, il Fantomex di Morrison in realtà non ha molto in comune con Diabolik, se non il fatto di essere un ladro, visto che si tratta di un essere nato da un esperimento genetico che guida un’astronave vivente e dotata di coscienza, e anche la vicenda che lo vede protagonista è ben lontana dalle atmosfere clervilliane; infatti nella storia, Fantomex braccato dall’esercito perché è entrato in possesso di informazioni top secret chiede rifugio al Professor Xavier e agli X-Men e li aiuta a debellare un essere alterato geneticamente per diventare un’arma vivente. Alla fine della storia però, come il Re del Terrore, Fantomex sfugge alla cattura e si dilegua nella notte, per poi riapparire fugacemente pochi numeri dopo in un episodio che fa da prologo per la saga “Assault on Weapon Plus” (New X-Men dal 142 al 145) per ora ancora inedita in Italia.Tornando più indietro nel tempo, nel 2001, troviamo un omaggio a Diabolik nella storia di Martin Mystère intitolata “Il mistero dei nani di gesso”, in cui compaiono Hans e Fritz… non certo due geni del crimine, visto che la loro attività criminale consiste nel rubare nani di gesso dai giardini delle ville per lasciarli “liberi” nei boschi. I due però indossano tute alla Diabolik e sono affiancati da una ragazza di nome Eva. Niente di strano, visto che la storia è scritta da Tito Faraci (in collaborazione con Francesco Artibani) e disegnata da Paolo Ongaro, entrambi autori che hanno collaborato a Diabolik.

Proseguendo a ritroso, infine, scopriamo un altro omaggio statunitense: Zero, uno dei co-protagonisti della serie Danger Girl, creata da J. Scott Campbell per la casa editrice Image, visivamente assomiglia in maniera impressionante a Diabolik.  Il personaggio è piuttosto differente dal Re del Terrore, a dire il vero, visto che non si tratta di un ladro, ma di una spia indipendente che aiuta Abbey Chase, la protagonista della serie, a sventare i piani di un’associazione neo-nazista chiamata Il Maglio. Però Danger Girl era una serie che partendo da James Bond miscelava elementi della cultura pop degli ultimi trent’anni, ed è facile immaginare quindi, che il look dell’agente segreto Zero sia stato ideato proprio basandosi sul film di Diabolik, che resta un cult dell’era pop degli anni ’60; se poi pensiamo che il personaggio entra in scena nel secondo numero della serie indossando una maschera in perfetto stile Diabolik, la citazione diventa palese. La serie di Danger Girl è terminata dopo soli 7 numeri, e questo ha precluso nuove apparizioni di Zero, dopo l’avventura contro Il Maglio. Escludendo i fumetti neri, nati per emulare il successo di Diabolik e le parodie del Re del Terrore, questi sono i personaggi dei comics a lui ispirati che noi abbiamo rintracciato… e voi ne conoscete altri?

5 commenti:

Alfonso Coppola ha detto...

Hellingen è stato protagonista di sei avventure. Per cui questa prossima, attesissima storia, rappresenterà la settima apparizione.

Moreno Burattini ha detto...

Per Alfonso: grazie, ho corretto.

Alfonso Coppola ha detto...

Ciao Moreno,

Le storie che vedono Mortimer protagonista mettono in evidenza gran parte del tuo talento.
Spero che non sia la sua ultima apparizione.
Ho letto che il n. 600 di Zagor sarà sceneggiato da Rauch...ma il soggetto è tuo?
Le due storie successive (che vedranno sempre Hellingen protagonista, se ho ben capito) saranno tue anche per la sceneggiatura?
Non puoi immaginare la mia emozione nel rivedere gli Akkroiani. Sono molto fiduciasi che riporterai il Doctor ai fausti di un tempo...

Un caro saluto

Alfonso

CREPASCOLO ha detto...

Difficilmente un autore traccerà la mappa completa delle sorgenti alle quali si è abbeverato. Una sorta di pudore, forse. Dan Brereton, per esempio, ( ha lavorato anche con lo SBEllico Tito Faraci ndr ) cita tra le sue muse Buscema, Frazetta ed altri, ma non Don Heck al quale ha sicuramente scippato il musino delle sue donnine. Moreno Burattini dimentica freudianamente di ricordare che Mortimer Mouse era il primo nome di Mickey Mouse ( la signora Disney consigliò al marito di scegliere un nome più appropriato ad un simpatico topolino ). Mortimer era + in linea con l'idea del prototipo Ignatz The Mouse, una bestiola sgraziata e capaca di smattonare, alle spalle, un/o Krazy Kat innamorato/a ( Herriman sostenne nel corso di una conversaz con un perplesso Frank Capra che il sesso di KK era irrilevante ndr ). Ignazio - ricordato oggi solo da pochi nostalgici tra cui Caparezza che lo ha infilato in un song - è Il Male senza attenuanti e senza provocazioni. Una forza della natura con cui fare i conti e che si può imprigionare solo x poco. Morbu è lettore onnivoro, compulsivo ( come lo capisco ) e KK e la sua posse devono essere rimasti appiccati ad un qualche neurone periferico dove la scintilla l'ha immediatamente collegata a Fattore K e quindi a Kriminal e Satanik ( di cui Morbu è consumatore ghiotto ) e di lì il passo a Diabolik è breve come quello che divide Cico dalla pappa.
In fondo è così che funziona il processo creativo: si pesca dal profondo e qualcosa affiora, incrostato di sedimenti che raccontano altro ed arricchiscono il relitto.
Non stupisce quindi che - almeno a sentire la mia prezzolatissima sebbene spesso inattendibile Gola Profonda SBEllica - il prossimo nemico di Zag si chiamerà Krazy Khan e sarà un necromante senza alcun potere magico, se non la straordinaria capacità di essersi ipnotizzato e di credere di essere un necromante che il mondo intero adora. Se tutti crediamo che gli asini volano, di fatto voleranno. Cosa succede se un individuo ha la volontà di piegare il mondo xchè guardi volare gli asini ? Diavolo di un Morbu...

giob225 ha detto...

spero proprio che non sia l'ultima apparizione di Mortimer...