domenica 27 dicembre 2015

CICO ARCHEOLOGO


E' in edicola il n° 16  della collana a colori bimestrale dedicata dalle Edizioni If alla riproposta degli albi di Cico in ordine cronologico (quelli originariamente usciti, in bianco e nero, sotto il marchio Bonelli tra la fine degli anni Settanta e il 2007). Si tratta di "Cico Archeologo", con testi mie e disegni di Francesco Gamba. Rileggendolo, mi sono divertito molto (ogni scartoffone, del resto, è bello a mamma sua) e alcune gag mi sono sembrate ben riuscite, a cominciare da quelle con protagonista il bandito El Furibondo e i suoi aiutanti Sancho e Tonto.

La prima edizione di “Cico Archeologo”, targata Bonelli, risale al dicembre del 1997. Nel suo editoriale di introduzione, Mauro Boselli (all’epoca curatore della testata), sottolineava l’intento mio e di Francesco Gamba (rispettivamente autori dei testi e dei disegni) di fare la parodia delle avventure di Indiana Jones e, nello stesso tempo, di rendere omaggio a Martin Mystère, il character di Alfredo Castelli “citato” con il personaggio di Martin Riddle, l’archeologo a cui Cico fa da guida nella giungla dello Yucatan. “Riddle”, in inglese, significa appunto “enigma”, “mistero”. Il nome dell’assistente del professore, Jeeves, ricorda da vicino quello di Java, braccio destro del Detective dell’Impossibile (e nello stesso tempo fa riferimento al più celebre dei maggiordomi della letteratura inglese, il protagonista di molti divertenti romanzi di Pelham Grenville Wodehouse). Ci sono però, nell’albo che avete fra le mani, molti altri riferimenti. 

Uno è quello a Mac Leod, archeologo irlandese, personaggio creato da Guido Nolitta che lo rese protaginista, con Zagor, della prima avventura contro Kandrax. Lo studioso era giunto in America convinto di poter scoprire le tracce di un insediamento celtico nel Nuovo Mondo, in seguito a uno sbarco avvenuto duemila anni prima del viaggio di Cristoforo Colombo. La sua figura, tutto sommato, ricalca quella di tanti suoi colleghi protagonisti di film e romanzi basati sui misteri di antiche civiltà indagati attraverso scavi e ritrovamenti in terre esotiche come l’Egitto o la Mesopotamia. Tuttavia, Nolitta è, come al solito, molto abile nel caratterizzarlo e le sue conoscenze sui riti degli antichi druidi si rivela fondamentale nel corso dell’avventura contro il druidi redivivo,  Lo studioso è destinato a tre ritorni, due sulla serie regolare e uno, appunto (questa) in quella degli Speciali dedicati a Cico.

Ma il più importante personaggio è senza dubbio il nonno di Cico, Gonzales El Farmaceutico. Che questo avo esistesse era chiaro da una delle tipiche esclamazioni del nostro Felipe Cayetano, ovvero “per tutti gli intrugli di mio nonno farmacista!”, ideata da Guido Nolitta fin dagli inizi della serie e utilizzata di tanto in tanto dagli altri sceneggiatori. Ma Nolitta non aveva detto nulla sulla sua figura raccontando del parentado del messicano in “Cico Story”, allorché vennero mostrati i suoi genitori, zii e fratelli. Così, “Cico Archeologo” giunge a colmare una lacuna e a rivelare, in flashback, come Gonzales fosse non un vero e proprio farmacista ma una sorta di Dulcamara.  

Si tratta di un ciarlatano che compare nell’“Elisir d’amore” di Gaetano Donizetti, dove canta la celebre aria: “Udite, udite o rustici”. Un imbonitore, in pratica, alla ricerca di gonzi a cui vendere il suo intruglio dai millantati effetti prodigiosi. In un villaggio “del paese dei Baschi” i contadini hanno appena terminato la mietitura e si riposano sotto gli alberi, quand’ecco un suono di tromba annuncia l’arrivo di un carro dorato su cui viaggia un medico ciarlatano, appunto Dulcamara, che decanta le virtù di un suo filtro, presentandolo come miracolosa panacea per ogni male. Ciò che dice Gonzales cercando di imbrogliare i peones ricalca, in sintesi, il brillantissimo testo del librettista Felice Romani, godibile anche senza il brioso accompagnamento donizettiano: “E’ questo l’odontalgico, mirabile liquore, dei topi e delle cimici possente distruttore, i cui certificati (autentici, bollati) io far vedere e leggere a ciaschedun farò. Per questo toccasana, in breve settimana, più di una afflitta vedova di piangere cessò. O voi matrone rigide, ringiovanir bramate? Le vostre rughe incomode con esso cancellate! Volete voi donzelle ben liscia aver la pelle? Voi giovani galanti per sempre avere amanti? Comprate il mio specifico, per poco ve lo do! Rimuove i paralitici, spedisce gli apopletici, gli asmatici, gli stitici, gli isterici, i diabetici, guarisce il mal di fegato che in moda diventò”. Insomma: è questo il prototipo ispiratore di tutti i ciarlatani del genere visti e rivisti nei film, nei fumetti e nei romanzi, anche (e soprattutto) ambientati nel West. Di solito, imbroglioni del genere risultano simpatici, perché dimostrano talento istrionico da veri attori e poi perché, in fondo, non sono loro che imbrogliano la gente, ma la gente (stupida) che si fa imbrogliare.

3 commenti:

CREPASCOLO ha detto...

" Di solito, imbroglioni del genere risultano simpatici, perché dimostrano talento istrionico da veri attori e poi perché, in fondo, non sono loro che imbrogliano la gente, ma la gente (stupida) che si fa imbrogliare "

Sembra un commento alla invasione di masterchef che poco qui sotto si consiglia di insaccare.
Dulcamara è comunque un sottoprodotto - mi scuseranno i melomani ed i fans di don Donizetti - del grande Cico Besciamella, protagonista di uno degli specials progettati, ma mai realizzati .
Il mio soffia in via Buonarroti è affidabile come un promoter che venda obbligazioni subordinate ad un pensionato, ma ogni tanto mi passa qualche informazioni su cui speculare, come nel caso della storia di un antenato del ns simpatico messicano che è stato tra i druidi architetti del tempio di Stonehenge. Se nelle storie del BVZM , strutture simili sono una sorta di ago-puntura del pianeta
( MM 94-95-96 di Castelli/Esposito Bros ), nella vicenda cichiana, i sassi non hanno nulla di taumaturgico in quanto sono solo i resti di una antica cucina in cui i concorrenti di un prototipo del talent show si sfidavano nel tentativo di ri-scoprire il Primo Addensante.
La storia di Morbur e Jose Caramuta avrebbe dovuto raggiungere il suo pubblico + o meno nei gg in cui Zagor scambiava sganassoni con Andrew Cain in una taverna mentre il suo mondo si colorava di atmo lovacraftica, ma SBE - hombre x altri versi aperto alla contaminazione - non tollerava nulla che leghi le sue lasagne dal tempo in cui, mentre ne digeriva una teglia piuttosto ostica, si lasciò sfuggire il placet sullo script de La Fortezza di Smirnoff e così alla vista della parola besciamella fece gli occhiacci come in un Ferri d'antan e raddoppiò la sceneggiatura con un colpo di katana
( regalo di Sergio Toppi ndr ). Pazienza.

Enrico Teodorani ha detto...

Tanti Auguri di un Felice Anno Nuovo!

Francesco Romani ha detto...

Il secondo Cico che comprai! ^^ Uno dei più divertenti a mio parere. La scena alla taverna! lol Molto avventuroso pure!