lunedì 27 agosto 2012

L'ALBUM DELLE VACANZE - 1



Ammetto di aver trascurato per qualche giorno di troppo l’aggiornamento di questo blog. Tuttavia, è successo perché anch’io, incredibile ma vero, sono andato in ferie. Adesso che sono rientrato pronto a riprendere le normali attività, tra cui anche la gestione di “Freddo cane in questa palude”, mi pare inevitabile costringervi, come si fa di solito in queste circostanze, a guardare con me le foto che ho scattato durante le vacanze.

Ho suddiviso i venti giorni liberi a mia disposizione in tre distinte settimane ciascuna occupata da diverse attività. La prima, dedicata al relax assoluto in compagnia della dolce metà. La seconda, di lavoro inteso come partecipazione ad eventi pubblici a cui mi sono volentieri prestato a intervenire, nei giorni immediatamente seguenti Ferragosto. La terza,  impegnata in un viaggio a Parigi con i figli. Per comodità vostra e mia, suddividerò l’album in tre puntate, di cui questa è la prima.


Ovviamente, tutte le vacanze cominciano facendo le valigie.  Uno dei ragazzi di casa, già patentato, mi chiede: "Mi lasci il navigatore, che mi serve?". "Serve anche a me - rispondo - tu dove devi andare?". "A Lerici, al mare, con la fidanzata". "Lerici è a cinquanta chilometri e vai e torni in giornata, io devo andare una settimana a duecentocinquanta chilometri di distanza, perciò il navigatore è più utile  a me. E poi, guarda che arrivare a Lerici è facile, non serve il navigatore. Ti lascio la cartina". E lui: "Ma io nella cartina non mi ci raccapezzo. Non ci capisco nulla". Ecco i risultati dell'iper tecnologia: i ragazzi sanno usare smartphone e Ipad a occhi chiusi, e non sono più in grado di interpretare una mappa pieghevole. Il giorno che una tempesta elettromagnetica del sole cancellerà tutte le memorie dei computer o un black out globale farà mancare la corrente, voglio proprio vederli.



Partiamo. Una volta tanto, pur viaggiando per quasi tre ore, restiamo in Toscana. Abbiamo scelto una amena località in provincia di Grosseto, ma vicino al confine con quella di Siena: Arcidosso, alle pendici del monte Amiata, a circa 650 metri sul livello del mare. L’albergo, dotato anche di un reparto termale, è a tre chilometri dal paese, isolato e immerso nel verde. Vi si gode un silenzio a cui non si è più abituati e di notte si vede la strisciata della Via Lattea. La temperatura è ideale, tanto che la struttura non ha neppure bisogno dell'aria condizionata nelle camere.


Cominciano subito i guai tecnologico per cui vado famoso, e per i primi due giorni non riesco a connettermi a Internet (di cui ho un gran bisogno per spedire ai disegnatori quelle pagine di sceneggiatura che comunque continuo a scrivere) perché, pur avendo ottenuto password e username per collegarmi al wi-fi dell'hotel, impazzisco e mi scervello cercando invano di ottenere l'accesso dalla stanza in cui alloggio. Provo e riprovo in tutti i modi e in tutte la maniere, cambiando settaggi, esplorando funzioni, tentandole di ogni, prima di scoprire che soltanto nella hall c'è un segnale abbastanza potente da permettere il collegamento. Ovviamente, nessun messaggio del PC me lo aveva spiegato (anzi, il computer mi diceva: "segnale eccellente"). Ma non è che poi anche nella sala comune le cose vadano molto meglio perché nonostante ci vogliano far credere che c’è un'app per tutto e l'umanità è sempre più interconnessa, se ci sono più di tre portatili che provano a collegarsi a un router, si pianta tutto.


Passiamo i giorni a esplorare i dintorni, sperimentando ristoranti e facendo picnic, andando al cinema e scoprendo due ottime librerie, a Castel del Piano (Grosseto) e a Bagni Vignone (Siena), con gestori sorridenti che accompagnano a scoprire volumi particolari in scaffali con libri insoliti. Impossibile uscire senza la borsa piena di acquisti, sorridenti e soddisfatti. Durante la vacanza, però, leggo sul giornale che in Inghilterra Amazon annuncia di aver superato, quanto a vendite di e-book, le vendite delle librerie sul territorio. Pare che per ogni 100 testi venduti in libreria, Amazon ne venda 140 in formato digitale. Mi si vuole convincere che questo è meglio: la gente leggerebbe di più, e anche per gli scrittori dovrebbero esserci più incassi. Mah. A me, invece, dispiacerà quando, andando in giro per paesini, troverò le librerie chiuse e non ci potrò più entrare dentro a curiosare.



Riguardo al cinema, vorrei sottolineare quanto è bello andare nelle sale di provincia, durante le vacanze, per recuperare le pellicole che si sono perse durante l’inverno, e vedere che la platea è comunque affollata di quelle trenta o quaranta persone che, come te, condividono quel piacere. Il primo film che vediamo  è "Marygold Hotel" di John Madden, il regista di "Shakespeare in love". E' una di quelle pellicole che ogni tanto fa bene vedere, tra una di supereroi e un thriller, tra una di fantascienza e un horror, e in perfetta sostituzione di cinepanettoni e commediole di cui si dimentica subito la trama. Un gruppo di anziani inglesi, in difficoltà a conservare il proprio mantenere il proprio tenere di vita in Gran Bretagna dopo essere andati in pensione, si lascia convincere dalla pubblicità ingannevole di un hotel indiano che promette un soggiorno agiato a Jaipur per i loro ultimi giorni, in cambio di una retta minima. Una volta giunti in India, scoprono che la struttura è fatiscente e che il proprietario, un giovane senza arte né parte, è pieno di buona volontà ma non è assolutamente in grado di mandarlo avanti. Con il tempo, e con l'aiuto degli stessi ospiti, le cose cambieranno. Ognuno degli anziani ha, ovviamente, una propria storia alle spalle, e ciascuno reagisce diversamente all'impatto traumatico con la realtà indiana. Strepitosi gli interpreti, sia quelli inglesi che quelli indiani. Lasciatemi dire soltanto, oltre allo scontato "quant'è brava Judi Dench", anche "quant'è bella", nonostante l'età. Mi segno due frasi La prima è: “Non dovremmo mai dimenticare che vita è un privilegio, prima che un diritto”. La seconda: “Alla fine tutto andrà bene, e se non dovesse andare bene significa che la fine non è ancora arrivata”. Dovrei farne una targhetta da appendermi da qualche parte.




Il secondo film è "Dark Shadows", di Tim Burton, con Johnny Depp, che valeva la pena di essere recuperato. E' una favola gotica in perfetto stile Burton, simile a tratti a un cartone animato, venato di horror e in grado persino di far paura in un alcuni passaggi, di far ridere in molti altri, di essere persino erotico in talaltri. Visivamente splendido, divertente, nostalgico, allegorico, magico. La storia è quella di un giovane ereditiero settecentesco che una strega condanna, per gelosia verso la donna da lui amata, a divenire un vampiro. Sepolto vivo per duecento anni, l'uomo riesce a liberarsi dalla sua prigione e viene accolto dai discendenti della sua famiglia, trovandosi di nuovo alle prese con la stessa strega, a cui la magia consente vita immortale.




Sul monte Amiata si fa una birra artigianale con le castagne, la "Bastarda Rossa". Ho pensato di portarne a casa un po' da regalare a parenti ed amici, invece di spedire delle cartoline. Inoltre, in una locanda fuori mano, scopriamo un piatto mai mangiato prima, l’"antico peposo", servito con il purè di patate al posto del pane. Ma ci sta bene anche la polenta. Un'esperienza mistica.




Giriamo per strade e per borghi, scoprendo dovunque angoli d’incanto. Più sono piccoli e sconosciuti i paesini in cui ci si imbatte lungo la strada, più la gente ti accoglie con un sorriso. E' bello andarci apposta a cercare dove mangiare, dove comprare un prodotto tipico, a scattare foto di angoli incredibili, a vedere le facce dei vecchietti seduti davanti ai bar a non far niente, neppure con la tazza di caffè sul tavolino, solo a scaldare la sedia, senza che il barista pensi di scacciarli perché non consumano.


Una fra le gite più belle è in Val d'Orcia. Tra le altre cose visitiamo Pienza. Io c’ero già stato parecchi anni fa, e tornarci me l'ha fatta riscoprire come se l'avessi vista per la prima volta. E' una città meravigliosa in un territorio meraviglioso. Dove si mangiano dei pecorini meravigliosi. Consiglio a tutti una visita. E poi, quante cose si imparano sul più illustre dei suoi cittadini, Enea Silvio Piccolomini, più noto come Pio II, autore di opere letterarie brillantissime che qualche papa dopo di lui fece persino finire nell'Indice dei Libri Proibiti. "Quand'ero solo Enea / nessun mi conoscea - scrisse in un famoso epigramma dopo essere salito al soglio pontificio - adesso che son Pio / ciascun mi chiama zio".



Girando per Arcidosso, mi imbatto nel busto (esposto in un giardino pubblico) di un certo Giovan Domenico Peri. Non so chi sia, ma la dicitura spiega: "Poeta contadino".  La cosa mi incuriosisce, e dunque comincio a cercare notizie. Faccio impazzire i librai locali, che si mettono alla ricerca di libri sul loro concittadino, che sembrano introvabili. Alla fine, dopo un po' di attesa, di ricerche e di ripetute visite, la libreria "Il sognalibro" mi procura questo testo: “La storia, il paese, la gente: Arcidosso e il suo territorio nelle cartoline degli anni 1900/1960”, di Agostino Morganti (Effigi, 2006). Non parla solo del Peri, ma in effetti ci sono tre o quattro pagine con qualche informazione, e la citazione di un paio di versi in cui il poeta dice di essere nato "in un tugurio", da genitori illetterati. Scopro comunque le date di nascita e di morte, 1564-1639, e il titolo di alcune sue opere.Decido di volerne sapere di più. Scopro che c'è anche una voce su Wikipedia. Non dice nulla di più, ma c'è una indicazione bibliografica! Un libro segnalato come fonte di notizie, da cercare di procurarsi. Guardo che libro è. Ed è proprio quello di Agostino Morganti che ho appena acquistato! A questo punto diventerà una questione d'onore. Vorrò sapere tutto di Giovan Domenico Peri. Vi terrò informati (e magari aggiornerò la voce su Wikipedia). Intanto, mi faccio una foto nella piazza di Arcidosso, accanto al busto del Peri. Il bello delle vacanze è anche avere tempo da perdere in queste cose.


L’ultimo giorno lo dedichiamo alle Terme di Saturnia, dove ci fermiamo lungo la strada del ritorno. Risultato, torniamo a casa puzzolenti come se non ci lavassimo da un mese, dato che la caratteristica delle vasche di Saturnia è appunto di tanfare di uova marce. Roba che se uno non sapesse che si tratta di acque termali, gli parrebbero gli scarichi delle fogne di Calcutta e non ci entrerebbe dentro neppure se lo pagassero. Invece, per entrarci abbiamo pagato noi. E neppure poco.











L'ingresso dell'albergo



Arcidosso



Sulla vetta del monte Amiata


La provincia di Siena vista dalla vetta dell'Amiata


La libreria a Bagni Vignone (Siena)


Bagni Vignone (Siena) 




Una via di Pienza (Siena)



Via dell'Amore a Pienza


Via della Fortuna a Pienza


Via del Bacio a Pienza


Via dell'Abbandono a Pienza






Una strada nella provincia di Siena







Montalcino (Siena)






A Montalcino esagerano con il Brunello


Tramonto dalla camera d'albergo


Tenuta da picnic


La strada dove fare picnic (Santa Fiora, Grosseto)



Santa Fiora (Grosseto)







Abbadia San Salvatore (Siena)



Non si fotografano solo monumenti e panorami





Abbadia San Salvatore


Castel del Piano (Grosseto)


Notte dalla finestra dell'albergo con Arcidosso sullo sfondo


Porta dell'orologio ad Arcidosso


A Castel del Piano non hanno le idee chiare sul nome da dare alle piazze


Cheese...


Tramonti d'estate








1 commento:

Cesare Milella ha detto...

Ho letto, con molta nostalgia di quei posti meravigliosi, il tuo racconto, Moreno, e visto le tue foto del tuo viaggio nei pressi del Monte Amiata.
Sono posti che ho frequentato più volte anch'io da bambino. Mio padre era innamorato della Toscana e in particolare del Senese e nei primi anni '70 vi andava almeno due volte l'anno: a giugno da solo a Chianciano per le terme e in estate con tutta la famiglia ad Abbadia San Salvatore da dove partivano le nostre escursioni per la vetta del Monte Amiata, Piancastagnaio, SantaFiora, Arcidosso, Radicofani e tante altre.
Ricordo con particolare piacere le mattinate trascorse ai Bagni di San Filippo dove arrivando si sentiva un forte odore di uova marce come quello che hai avvertito a Saturnia dovuto allo zolfo, ma poi, incuranti, io e mia sorella ci buttavamo felici in piscina o sotto la cascata di acqua calda che veniva dai monti.
Manco da quei bei luoghi da quasi quattro decenni e mi piacerebbe molto rivederli.