domenica 20 gennaio 2013

CINEMA AL CINEMA - 4


Proseguono le recensioni cinematografiche di Giorgio Giusfredi, giunte alla quarta puntata Giorgio, esperto cinefilo oltre che cuoco sopraffino (ma anche scrittore, sceneggiatore di fumetti, organizzatore di eventi e sosia di Che Guevara), è la guida a cui mi affido per chiedere consiglio sui film da vedere. Siccome non sbaglia mai, mentre le recensioni dei critici sui giornali più importanti talvolta rifilano solenni bidonate (basti pensare a "La Talpa", raccomandato "da chi se ne intende" ma soporifero più del Tavor), ho pensato di condividere con voi le sue opinioni, almeno una volta al mese.

CINEMA AL CINEMA 
di Giorgio Giusfredi

gennaio 2013




THE MASTER

Un film di Paul Thomas Anderson. Con Joaquin Phoenix, Philip Seymour Hoffman, Amy Adams, Laura Dern, Ambyr Childers. Drammatico, durata 137 min. - USA 2012.

Ecco un questo film che, finalmente, narra una storia come si dovrebbe: si mostra e non si dimostra. La prima parte è di rara bellezza. Le immagini e lo stordimento del protagonista coinvolgono lasciando lo spettatore piacevolmente estraniato. Una sequenza di scene, di atti, belli ognuno per conto suo. Come dei fotogrammi, delle cartoline che se osservate insieme fanno una storia, ma che al momento catartico della visione non hanno che la loro importanza unica. La seconda parte è più noiosa, perché non c’è evoluzione nel carattere dei personaggi. Il film parla – senza mai fare proclami – di Scientology,  del suo fondatore impersonato da Philip Seymour Hoffman e di un ragazzo, reduce di guerra, con qualche turba mentale. A un primo impatto c’è da pensare che il regista Paul Thomas Anderson, che oltre a dirigere ha anche scritto, non giudichi l’operato della setta religiosa. E che il difetto della seconda parte sia solo un difetto di narrazione. Riflettendo, però, proprio la mancanza di evoluzione dei personaggi durante la storia è una critica profonda sia alla setta che ai suoi metodi. La critica è talmente fine che probabilmente non ha raggiunto gli occhi pieni di ego dei capi di Scientology che – pare – abbiano visionato il film prima della distribuzione. Ecco dunque che cos’è questo film: una critica cosi intelligente da poter esser udita, forte e chiara, solo da chi può udirla, girata magistralmente con due attori così incredibili che le loro interpretazioni valgono di per sé il costo del biglietto. Hoffman non si smentisce e Joaquin Phoenix, assente dalle scene hollywoodiane da molti anni, è così grande da essere, forse, al pari di Meryl Streep, l’unico a riuscire a incarnare veramente un’altra persona con tic ed espressioni completamente diverse ogni volta che recita.   





LA MIGLIORE OFFERTA

Un film di Giuseppe Tornatore. Con Geoffrey Rush, Jim Sturgess, Sylvia Hoeks, Donald Sutherland, Philip Jackson. Titolo originale The Best Offer. Drammatico, durata 124 min. - Italia 2012.

Finalmente Tornatore torna – scusate il gioco di parole – al thriller. Questo film si inserisce infatti nel filone de "Il Camorrista" e de "La sconosciuta", forse i due film più riusciti dell’autore siciliano, ma con meno scene madri e meno laida violenza. Tornatore coinvolge lo spettatore in un senso si ansia e di angoscia, ottenendo magistralmente gli effetti che si prefigge. È proprio quando il regista utilizza la macchina da presa come strumento voyeristico che che il film e la sua narrazione funzionano di più, affascinandoci, rendendoci un po’ feticisti, e creando empatia con l’isterico (e perfetto nel suo ruolo) Geoffrey Rush. L’escalation e la continua sensazione di una catarsi incombente, scattano come i meccanismi che vediamo inquadrati in continuazione e come il disegno perfetto della trama che soddisfa sia gli spettatori che amano le storie autoriali, che prediligono racconti evocativi che non si chiudono,  sia quelli dei film di genere, che di solito preferiscono invece storie con meccanismi a orologeria e con un finale certo che spiega allo spettatore quanto avvenuto. La protagonista femminile, Sylvia Hoeks, molto lontana dallo archetipo di Malena (che tanto aveva fatto masturbare il ragazzino nell’omonimo film), è una bellezza diafana e perfetta per il ruolo paranoico che incarna. Bellissima la camera segreta con dentro i ritratti femminili, totem del battitore d’asta, perfetto contrappasso della riluttanza del protagonista nel fissare le giovani donne incontrate nella vita reale quasi che quest’ultime possano riconoscere in lui la sua privata perversione.    




COLPI DI FULMINE

Un film di Neri Parenti. Con Christian De Sica, Luisa Ranieri, Rosalba Pippa, Simone Barbato, Claudio Gregori. Commedia, durata 104 min. - Italia 2012. - Universal Pictures

Un film di rara bruttezza e inutilità. Due episodi. Il primo con De Sica, che solitamente amo, è da buttare, strappa due sorrisi alla Bombolo, con un peto e un insulto a un prete nano. Anche il secondo sarebbe orrendo se non fosse per Lillo e Greg. Il primo è divertente e il secondo, che interpreta due parti, cambia proprio volto ed espressioni dal ruolo di ambasciatore a quello di coatto. Ridateci i cinepanettoni. 




I 2 SOLITI IDIOTI

Un film di Enrico Lando. Con Francesco Mandelli, Fabrizio Biggio, Miriam Giovanelli, Teo Teocoli, Silvia Coen. Commedia, durata 90 min. - Italia 2012. - Medusa

Quest’anno non c’è stato il classico cinepanettone. Forse questo film, come livello di grettezza, può servire a rimpiazzarlo. Sottolineata la mancanza, ancora una volta dopo la precedente pellicola di Biggio e Mandelli, di una trama, le battute dei due, anche quelle volgari, fanno ridere perché sono messe in bocca a dei personaggi che per assurdo sono più veri del vero e chiunque in Italia può riconoscerci un un vicino, un amico o un familiare. C’è un meta film: quello dei personaggi dei tamarri milanesi che si recano al cinema a vedere lo stesso spettacolo dello spettatore, commentandolo. Questa è l’idea più indovinata, perché le sacrosante obiezioni che chi assiste può porre durante la proiezione, vengono anticipate proprio dagli interpreti.   





LO HOBBIT - UN VIAGGIO INASPETTATO

Un film di Peter Jackson. Con Ian McKellen, Martin Freeman, Richard Armitage, James Nesbitt, Ken Stott. Titolo originale The Hobbit: An Unexpected Journey. Fantastico, durata 164 min. - USA, Nuova Zelanda 2012. - Warner Bros

Chi diceva che non veniva rispettato il romanzo, chi che il brodo era stato allungato per fare più soldi, chi che alcuni personaggi erano troppo assurdi, chi che la nuova tecnica di ripresa a quarantadue fotogrammi al secondo avrebbe fatto lo stesso effetto del vedere un film di Mann in prima fila mangiando popcorn caramellati. Accompagnati da tutte queste premesse negative, forse, andando al cinema ci si gode di più lo spettacolo. Il film ricorda "Il Signore degli Anelli", perché, oltretutto, la poetica tolkeniana non si allontana mai dai propri topoi. Nonostante ciò il senso di déjà vu non inficia l’emozione procurata dalle spettacolari scene di piani sequenza di inseguimenti e di voli su aquile gigantesche, di combattimenti vinti quando tutto sembrava perso così come di fiamme, di animaloni e di orchi. Martin Freeman è geniale nel ruolo di Bilbo – e non era facile riuscirci dopo Ian Holm – e il suo scontro con un Gollum è uno dei momenti più belli della pellicola. Un’altra scena da pelle d’oca e quando i nani cantano la canzoncina del drago, vero cattivo della vicenda, di cui, in questa prima puntata di quella che sarà trilogia, vediamo soltanto un occhio, oltre che i nefasti effetti del suo fuoco magmatico. Aspettiamo gli altri due film.    


2 commenti:

Anonimo ha detto...

Sei l'unico italiano a cui non e' piaciuto il film colpi di fulmine...io trovo orrende le tue recensioni piuttosto.

Anonimo ha detto...

Mi dispiace che la mia 'critica' ti abbia offeso e può darsi anche che le mie recensioni sono molto più brutte dei film che riguardano. Tuttavia il mio parere resta quello e ti rispondo perché ci tengo a precisare che Moreno non ha niente a che vedere con i giudizi che io esprimo. Lui mi ha dato l'opportunità di tenere questa rubrica sul suo blog e non mi costringe con alcuna censura, anche qualora le nostre opinioni cinematografiche potessero divergere. Quindi io sono l'unico responsabile e, quindi, l'unico additabile.

Giorgio Giusfredi