venerdì 13 dicembre 2013

UN GRANDE AVVENIRE DIETRO LE SPALLE


Ho ritrovato per caso, cercando altro, la puntata della "Postaaa!" di un albo dello Spirito con la Scure del 1991, quella del numero 308. E' firmata da Sergio Bonelli, che mi presenta per la prima volta al suo pubblico nell’imminenza dell’uscita della mia prima storia. Vi  si legge: "Moreno ha le carte in regola per diventare una delle colonne del nuovo Zagor, se riuscirà a sottrarre un po' di tempo ai suoi numerosi impegni (tra cui un impiego a tempo pieno con tanto di regolare stipendio). Siate dunque, cari lettori, giustamente severi ma anche comprensivi con il nuovo autore: Moreno è zagoriano da quando ha imparato a leggere, e ha cominciato a scrivere al sottoscritto quando ancora frequentava le elementari! E' uno di voi, un lettore diventato autore! Gli ho affidato il compito di scrivere lo Speciale Cico di quest'anno, 'Cico Trapper'. Ho letto le prime tavole da lui sceneggiate e vi posso assicurare, amici, che si tratta di un Cico molto divertente e persino 'nolittiano'". 

Dopo aver sorriso sulla combinazione che volle far apparire il pronostico sul mio futuro quale "colonna" zagoriana su un albo intitolato "Sinistri presagi", mi sono commosso ripensando a Sergio e, forse perché siamo in clima di bilanci di fine anno, mi sono soffermato a fare un esame di coscienza su ciò che Bonelli si aspettava da me e sul contributo che, quasi venticinque anni dopo, sono effettivamente riuscito a dare alla sua Casa editrice e al suo per principale personaggio, Zagor. Come diceva Vittorio Gassman nella sua autobiografia (del 1989, lo stesso anno in cui io ho iniziato a scrivere la mia prima sceneggiatura), “ho un grande avvenire dietro le spalle”. Tirando le somme, le sensazioni sono contrastanti. Da una parte, ho la consapevolezza di essere diventato (per merito o per fortuna, chissà) l’autore che ha scritto più pagine dell’eroe di Darkwood di qualunque altro, superando in quantità (e mai in qualità) quel Guido Nolitta che ebbe fiducia in me tanti anni fa e che continuò a dimostrarmela fino al giorno della sua morte. Giorno che il caso volle seguire di poche settimane l’uscita di un mio libro dedicato alla sua vita e alla sua carriera, scritto in occasione del cinquantennale zagoriano per ripagare l’immenso debito che avevo verso di lui, come lettore e come addetto ai lavori. 

Il mio lavoro sulle pagine di Zagor mi ha portato anche a essere uno degli sceneggiatori più pubblicati in assoluto dalla Bonelli in tutta la sua storia: credo di essere al settimo posto, comunque nella top ten. Essere fra i primi dieci autori più pubblicati da sempre dalla Casa editrice, dietro una serie di nomi davanti ai quali levarsi tanto di cappello, mi fa a volte sorridere pensando a quali saranno gli autori più pubblicati, non so, dalla Mondadori: magari Simenon, Asimov, Pirandello, Ken Follett o chissà chi. Mi figuro la scena di uno di costoro che, invitato per qualche cerimonia, arrivi a Segrate: come minimo, tappeti rossi, strette di mano, brindisi, flash di fotografi, grandi sorrisi di compiacimento e soddisfazione. Quando invece entro in Via Buonarroti non alzano la testa neppure le centraliniste e di solito mi si convoca dal direttore solo per ricevere (di solito meritate) lavate di testa. 

Il mio primo incontro con Sergio Bonelli, nel 1987
Il mio bottino di tavole pubblicate è stato messo insieme quasi esclusivamente dedicandomi alla serie darkwoodiana perché, a parte il Comandante Mark, la Casa editrice non ha mai ritenuto di utilizzare il mio piccolo talento (o almeno “mestiere”) per pubblicarmi niente altro. Segno che mi si considera prezioso sulle tavole zagoriane, o magari, invece, dannoso altrove. Non saprei. Quando arrivai a Zagor, Bonelli era scettico circa il destino della testata. Del suo pessimismo raccolsi io stesso testimonianza quando realizzai, con lo staff della fanzine Collezionare, la lunga intervista poi apparsa sullo speciale dedicato a Zagor. “Il personaggio – disse Sergio – ha fatto il suo tempo. Più di così non può dare, è un eroe esaurito come tanti altri. Per cui anche come editore, se ho voglia di fare qualcosa, trovo un po’ avvilente accanirmi su cose vecchie e preferisco dedicarmi a progetti nuovi”. Credo che Sergio avesse ragione a non attendersi miracoli e a prospettare solo un lento, anche se onorevole declino per il suo eroe. Quando entrai nello staff, ero consapevole di tutto questo e la cosa mi spaventava. Soprattutto, mi terrorizzò una frase di Marcello Toninelli che mi colpi come una coltellata: lo incontrai poco dopo il suo abbandono e gli chiesi perché se ne fosse andato, e Marcello mi rispose (grossomodo) così: “Non volevo essere ricordato come quello che aveva fatto chiudere Zagor”. Mi vidi prospettato un destino di ignominia in cui lo Spirito con la Scure lo avrei fatto chiudere io. E come fan numero uno del personaggio, c’era di chi starci male!

Ritratto d'autore. Moreno Burattini fotografato da Nick Mascioletti
Per fortuna, sono passati due decenni e mezzo e di chiusura ancora non si parla (mentre sono chiuse, purtroppo, molte altre collane, a cominciare da quel Mister No che sarei così felice di poter tornare in edicola se si potesse mettere in cantiere un rilancio: ovviamente avrei delle idee da suggerire, ma non ho voce in capitolo). I pareri dei lettori e dei critici sono concordi nel dire che Zagor ha riacquistato una parte del suo fascino di un tempo, per cui se anche un giorno lontano chiuderemo, potrò dire di aver contribuiti al piccolo miracolo di aver rivitalizzato un personaggio ormai dato per spacciato. Al di là del mio lavoro come sceneggiatore, c’è poi da considerare quel che ho fatto, nel bene e nel male, come curatore della testata, prima come assistente del super impegnato Mauro Boselli, poi, dal 2007, tutto da solo (senza alcun assistente). Non ho mai capito bene che cosa si ci aspetti da un curatore. Io interpreto il mio ruolo come catalizzatore di energie positive attorno al personaggio: creo spirito di gruppo e di squadra fra gli autori, faccio in modo che il clima attorno a noi sia sereno e disteso, assorbo personalmente come una spugna tutti i cazziatoni e le ansie cercando di far lavorare gli altri nel modo più sereno possibile (come il John Coffey del “Miglio Verde” mi becco la sedia elettrica della mia poltrona ma elimino le mosche dal cervello degli altri), seguo gli umori del pubblico e partecipo a tutti gli incontri in giro per il mondo, conosco bene la serie e cerco di rispettarne l’ortodossia, organizzo mostre, faccio proselitismo su Internet, passo da un brainstorming all’altro con gli altri sceneggiatori per trovare nuove avventure stimolanti e interessanti, mi affanno perché la programmazione sia sempre scoppiettante nonostante le mille difficoltà. Oggi Zagor è un personaggio che gode non solo di uno zoccolo duro di lettori che resiste nonostante la gravissima crisi, ma ha anche attorno a sé una serie di iniziative collaterali che un paio di decenni fa ce li sognavamo.

Tuttavia, probabilmente tutto ciò potrebbe sembrare inutile agli occhi di chi creda che un curatore debba soltanto cercare i refusi: io cerco anche quelli, ma reputo più importante tutto il resto. Immagino che il successo di una azienda si costruisca anche piazzando gli uomini giusti al posto giusto, a seconda del talento di ciascuno. E’ probabile che io non abbia alcun talento nel cercare i refusi e che per questo possa essere considerato un redattore di serie B. Potrei magari essere sfruttato come pierre e uomo-conferenza, se queste cose venissero ritenute utili. Oppure come articolista per il sito o prefattore di volumi se avessimo una linea da libreria. Insomma, mi chiudo in un loop di cupe riflessioni sulla mia inadeguatezza nel mio ruolo (vera o presunta) e sulla mia incapacità di essere apprezzato. Ognuno ha il suo carattere. Il mio mi porta, come più volte ho raccontato, a incupirmi spesso. Da qui i miei sensi di colpa, il mio abbattimento e la mia frustrazione quando di tutti gli sforzi per consegnare una mole enorme di lavoro nei tempi strettissimi imposti dalle serrate scadenze editoriali ottengono critiche invece che solidarietà. Mi chiedo spesso se non farei meglio a ritirarmi in campagna e dedicarmi soltanto alle sceneggiature in attesa di una remota pensione che, temo, finirò per godermi più che settantenne con già un piede nella fossa.

Mi conforta però la stima e la considerazione che ha per me Gallieno Ferri. Anche a Parma, l'ultima volta che ci siamo incontrati in un bellissimo incontro pubblico alla Feltrinelli, Gallieno mi ha commosso per il lungo discorso che ha voluto dedicarmi parlando di me ai suoi lettori. Così riprendo coraggio, mi asciugo le lacrime e mi faccio forza per andare avanti, continuando come sempre a interpretare il mio lavoro così come lo concepisco io, perché ho le mie convinzioni, e a presentare proposte e progetti regolarmente bocciati ma che è bello poter comunque sognare di realizzare. Due parole infine sul termine “nolittiano” usato da Sergio Bonelli nella “Postaaa!” da cui siamo partiti. La "nolittianità" è un concetto che può essere variamente interpretato, giacché non esiste un testo sacro che ne spieghi i limiti e le forme. Peraltro, lo stesso Nolitta aveva evoluto il suo stile tra i primi anni e gli ultimi della sua produzione. "Nolittiano" inoltre, applicato a una "scuola" di epigoni, non significa "scritto da Nolitta" ma "alla maniera di Nolitta" o "cercando di rifarsi alla lezione di Nolitta", si intende ciascuno alla propria maniera e secondo i propri talenti, perché soltanto Nolitta scriveva come Nolitta (e io non sono Nolitta, come nessun altro - ahinoi - lo è). Ci sono da considerare poi i trenta e passa anni che ci separano dall'ultima sceneggiatura scritta da Nolitta per Zagor: sarebbe folle oltre che impossibile non tenerne conto, i tempi cambiano e bisogna adeguarsi, pena l'estinzione. Anche volendo, nessuno potrebbe restare uguale a se stesso o a un modello prestabilito per sempre. Altrimenti saremmo tutti fermi all'imitazione di Omero, Virgilio o Dante.

C'è poi da considerare il fatto che Nolitta non indicò solo degi stilemi ma una tecnica da utilizzare per rinnovarli: attingere dalle proprie letture e dalle proprie esperienze per riversarle nei propri fumetti, ed è quello che, appunto in chiave nolittiana, personalmente non ho mai smesso di fare. Conta poi anche la maturazione personale per cui se uno comincia"imitando" poi scopre soluzioni proprie: è accaduto a tutti gli "artisti" (cosa che io non sono) e sarebbe assurdo contestare a Giotto di non aver continuato a essere un imitatore di Cimabue. E' vero poi che "non me lo fanno fare" nel senso che se utilizzassi cinquanta pagine di un albo per una gag di Cico o facessi ricorso alle didascalie che descrivono ciò che si vede nella vignetta o dilatassi i tempi di un viaggio, eccetera, il direttore me lo contesterebbe e sarebbe inutile la scusa del "lo faceva anche Nolitta". Il quale, peraltro, era l'editore di se stesso e rischiava soldi suoi qualunque scelta facesse, in tempi in cui il pubblico lo seguiva e lui seguiva il pubblico. Io non ho questi privilegio e questa fortuna: devo rispondere a una struttura gerarchica e ho limitati spazi di movimento. Se nonostante tutto qualcosa di buono ugualmente viene fuori, mi piacerebbe se mi vi venisse riconosciuto con una pacca sulle spalle e non con un calcio nelle palle.


17 commenti:

alleluia ha detto...

Per quanto conti davvero niente mi ha commosso il tuo post per sincerità ed intelligenza non sono un esperto del tuo mondo dei fumetti ma ne colgo tutto il valore ... in questo mondo stai dando un grande contributo e forse attraverso questo fai in modo che il mondo sia un posto migliore. Con l'amicizia di sempre F.C.

Franco Lana ha detto...

Caro Moreno, capisco la fustrazione. Però devi tenere conto che l'attuale direttore della Bonelli, non ti assomiglia neanche lontanamente. E quindi, non ti apprezzerà mai realmente per il contributo che hai dato alla serie e per quello che veramente vali. Devi fartene una ragione. Comunque, penso proprio che la maggioranza degli Zagoriani ti voglia bene e penso che questo sia quello che realmente conti.

SCLS Magazine GOLD ha detto...

Poche chiacchiere, se non ci fossi stato tu Zagor sarebbe morto e sepolto da anni.
Naturalmente anche Boselli ha i suoi grandi meriti ma se tu ti facessi scoraggiare dalle critiche, spesso stupide, il nostro eroe si estinguerebbe nel giro di poche stagioni.
Come tu stesso dici, nel tuo ruolo hai formato una squadra compatta ed appassionata dentro e fuori dalla redazione e non credo che tanti personaggi dei fumetti possano vantare questo splendido risultato.
In questi anni hai fatto un buono, buonissimo lavoro, non dubitarne.
Francesco

giob225 ha detto...

Posso capire benissimo il tuo stato d'animo, ma d'altronde, più si fa e più si è soggetti a critiche anche, spesso e volentieri, quelle ingiuste.
Hai comunque realizzato il tuo sogno, e questo credo che ti possa essere di grande aiuto sempre.
Da zagoriano appassionato non posso che esserti grato di tutto quello che hai fatto per il personaggio e, come me, sono sicuro, la stragrande maggioranza dei lettori.

Vittorio Silvestri ha detto...

Pur essendo uno dei tuoi maggiori critici (per alcuni "detrattore" ma non è affatto così) apprezzo il tuo impegno e, lo ripeto per l'ennesima volta, mi sei anche simpatico. Quel che dici è molto bello e lo condivido quasi totalmente... quasi...
La "nolittianità" è sì un concetto che può essere variamente interpretato ma in fin dei conti si può sintetizzare in maniera molto semplice: Zagor, un eroe umano ma non un semi-dio, fortissimo ma con le sue debolezze, sensibile ma anche irascibile; Cico, spalla comica fondamentale, fedele compagno d'avventure con un solo grande difetto, quello di mettersi continuamente nei guai; la foresta di Darkwood, con tutto ciò che vive al suo interno. Con questo tre semplici ma sempre costanti elementi, Nolitta ha costruito il mito di Zagor. Tre elementi con i quali tu Moreno (come molti di noi) sei cresciuto. Tre elementi che però, chissà perché, oggi non si trovano più! Ti prego Moreno, non offenderti. Se ti scrivo queste cose non è perché sono cieco, o un detrattore a prescindere, o uno che non capisce nulla! Il tuo discorso sulla "maturazione personale" non farebbe una grinza se Zagor fosse stato un personaggio tuo. Non è ammissibile che si decida di stravolgere e snaturare un personaggio creato da altri e che tanti lettori hanno amato per ciò che era. Io non mi sognerei mai di fare a Boselli per Dampyr, le obiezioni che faccio a te per Zagor. Non lo faccio perché Dampyr è un personaggio suo, che ha plasmato a suo piacimento come lui voleva che fosse. A me non piace e non lo leggo, stop. Ma Zagor no, non riesco a rimanere indifferente di fronte al fatto che Marcheselli decida per me ciò che secondo lui non andava bene dello Zagor nolittiano. Sarò presuntuoso, ma io la penso così. E sono convinto che senza certi paletti imposti, le tue storie (così come quelle degli altri autori) sarebbero molto ma molto più vicine a come ce le raccontava il caro Guido Nolitta.

Anonimo ha detto...

Intuisvo da quanto scrivi un qualche problema all'interno della Bonelli....tuttavia penso che tutti i lettori di zagordebbano farti un plauso per il tuo costante impegno e per il buon livello delle storie da te scritte....certo mi piacerebbe vederti all'opera su un tuo personaggio.....Nun70

Roberto ha detto...

caro moreno se ti attribuisci il merito di aver "salvato" zagor dalla chiusura fai un grave peccato di superbia! Il personaggio ha una fidelizzazione storia gigantesca e al massimo era sbagliata la previsione di bonelli il quale lo considerava un personaggio esaurito! Lo dimostrano le storie a colori attualmente in edicola, che vendono benissimo ma che invece - seguendo il tuo ragionamento - dovrebbero essere quelle del declino di zagor in prossimità della chiusura. Merito di zagor e solo nell'1% di un onesto e bravo artigiano quale tu sei!

Giampiero Belardinelli ha detto...

ZAGOR REINVENTED
Scrivere Zagor come scrivere Tex fa la differenza in termini di popolarità e, se gli autori chiamati a succedere ai creatori, lo fanno in maniera ottima ancor di più.
I vari Toninelli, Sclavi, Boselli, Burattini hanno portato, ognuno con la proprie idee e possibilità redazionali, delle novità, e, negli ultimi venti anni, B&B hanno dato una svolta netta e significativa al modo di raccontare le storie e di utilizzare i due eroi. Dico due eroi perché anche Cico, molto più di noi lettori, è un eroe a tutto tondo, a volte buffo e divertente, ma spesso intelligente, capace di tirar fuori risorse inaspettate nel momento del pericolo. Questo per me è stato fondamentale poiché, da lettore di Zagor fin dagli anni Settanta, trovo le storie del passato da una parte molto belle, ma dall'altra parte ne vedo le potenzialità non sfruttate. O meglio la visione del creatore del personaggio, troppo votata verso l'anteriore, costituiva secondo me un freno alle potenzialità dell'eroe. E per dire cosa intendo quando scrivo di eroe carismatico, faccio l'esempio de Il buono e il cattivo dove, in conclusione dell'affascinante avventura, Zagor si fa pestare dall'anziano avvocato... Dov'è finito, mi chiedo, il prestigio del Re di Darkwood? Allora a queste cose non davo importanza, ma oggi dovrei mettere a tacere il cervello per non dirmi infastidito da queste incongruenze.
Continuità serrata, uno Zagor grintoso e più carismatico, un Cico più paritetico, la presenza di caratteri femminili più audaci e con maggior personalità, sono alcuni degli aspetti a me cari.
Zagor deve viaggiare, tornare in una Darkwood mitica, magari ripartire di nuovo, ma mai crogiolarsi nella Darkwood dell'eterno riposo...
Queste fanno di Zagor una serie viva e mi auguro che, prima o poi, anche Cico possa vivere una storia d'amore e quindi, dopo gli ottimi accenni tuoi e di Boselli, osare ancora: in definitiva, state lontano mille miglia dallo status quo! Il fatto che la testata sia in salute, in un periodo dove leggere fumetti classici è un'eccezione, dimostra la BONTÀ dell'operazione da voi intrapresa.
Gli attuali responsabili della Casa editrice magari non riescono a comprendere le novità di Zagor e promuovono più altri fumetti, ma, ne sono certo, in futuro gli autori che hanno lasciato una traccia in Zagor come in Tex verranno ricordati, quelli di altre storie ne dubito fortemente. ;-)

Anonimo ha detto...

Ciao Moreno,
tu sei davvero un grande professionista. Zagor può avere 60 anni ma il sottoscritto (che di anni, ne ha meno della metà dei suoi...), ha iniziato a leggere zagor da quasi due anni e non perchè aveva letto le storie di Nolitta ma perchè le avevi scritte TU e gli autori della tua gestione.

Le linee gerarchiche sono a volte opprimenti è vero, e credo che la mole di responsabilità a cui sei sottoposto in quanto "curatore" sia tanta ma non credo che tale impegno si possa portare per tutta la vita o almeno non facendo solo questo. La voglia di esprimerti in progetti nuovi è legittima ed è segno di vivacità intellettuale.

Hai dimostrato di saper fare bene tanto il curatore di una testata quanto lo sceneggiatore, il promotor, il supporter, il motivatore di una squadra e tanto altro ancora.

Considera che, se da un lato la lista è lunga di persone pronte a volerti sostituire (non sapendo forse bene la mole di lavoro, sacrificio ed impegno che questo richiede), e non intendo persone all'interno solo della casa editrice... dall'altro, sarebbe più che giusto che il pubblico italiano potesse avere la possibilità di continuare a leggere opere di tua fantasia non legate solo al personaggio di zagor.

Se ci sta leggendo qualche casa editrice, mi permetto di suggerire di farsi sotto, tanto non vedo il motivo per cui alvuni autori bonelli possono pubblicreo con diverse case editrici e altri no!
Ovviamente mi scuso se le mie "considerazioni" (che non si basano su conoscenze approfondite circa la modalità di contratto stipulate tra collaboratore ed editore in quanto possono esserci i c.d. contratti di collaborazione esclusiva che, anche volendo, non permettono al collaboratore di poter lavorare per altre case editrici etc.), possono risultare superficiali.

Da lettore che ti apprezza, vorrei saperti sereno.

Con affetto.

Giacomo

Anonimo ha detto...

Ciao Moreno,
tu sei davvero un grande professionista. Zagor può avere 60 anni ma il sottoscritto (che di anni, ne ha meno della metà dei suoi...), ha iniziato a leggere zagor da quasi due anni e non perchè aveva letto le storie di Nolitta ma perchè le avevi scritte TU e gli autori della tua gestione.

Le linee gerarchiche sono a volte opprimenti è vero, e credo che la mole di responsabilità a cui sei sottoposto in quanto "curatore" sia tanta ma non credo che tale impegno si possa portare per tutta la vita o almeno non facendo solo questo. La voglia di esprimerti in progetti nuovi è legittima ed è segno di vivacità intellettuale.

Hai dimostrato di saper fare bene tanto il curatore di una testata quanto lo sceneggiatore, il promotor, il supporter, il motivatore di una squadra e tanto altro ancora.

Considera che, se da un lato la lista è lunga di persone pronte a volerti sostituire (non sapendo forse bene la mole di lavoro, sacrificio ed impegno che questo richiede), e non intendo persone all'interno solo della casa editrice... dall'altro, sarebbe più che giusto che il pubblico italiano potesse avere la possibilità di continuare a leggere opere di tua fantasia non legate solo al personaggio di zagor.

Se ci sta leggendo qualche casa editrice, mi permetto di suggerire di farsi sotto, tanto non vedo il motivo per cui alvuni autori bonelli possono pubblicreo con diverse case editrici e altri no!
Ovviamente mi scuso se le mie "considerazioni" (che non si basano su conoscenze approfondite circa la modalità di contratto stipulate tra collaboratore ed editore in quanto possono esserci i c.d. contratti di collaborazione esclusiva che, anche volendo, non permettono al collaboratore di poter lavorare per altre case editrici etc.), possono risultare superficiali.

Da lettore che ti apprezza, vorrei saperti sereno.

Con affetto.

Giacomo

Anonimo ha detto...

Credo che quello attuale sia il miglior Zagor. Molte persone criticano la gestione attuale, poi cadono in contraddizione e invocano il medioevo zagoriano. A mio parere se Zagor perdesse questi lettori, che poi saranno una decina, non sarebbe una gran tragedia. Quel che conta è cercare di divertire, di riuscire a raccontare sempre qualcosa di "fresco", che piaccia a tutti, non solo a quelli che hanno le fissazioni sul numero di pagine, sull'ambientazione, sul western, e su tutti questi dettagli ridicoli e puerili. Si ha l'impressione che questi lettori siano semplicemente stanchi di leggere fumetti, ma non lo vogliano ammettere. Allora tirano in ballo la lunghezza delle storie, il western, le trasferte... senza accorgersi che si stanno dando la zappa sui piedi da soli. Poi quando capita di girare per i forum e leggere le storie "dei lettori" è roba da mettersi le mani nei capelli, per le ridicolaggini, per le ingenuità, per gli errori di grammatica, per l'umorismo penoso.

Moreno Burattini ha detto...

Per Roberto: non mi sono mai attribuiti nessun merito che non sia stato riconosciuto da altri, chi mi conosce sa che sono tutto fuorché vanitoso, e non ho nessuna difficoltà a ritenermi soltanto un onesto artigiano, definizione che accetto anzi come un complimento. Non capisco perciò a che cosa ci si possa appigliare per accusarmi di presunzione, se non al pregiudizio dell'accusatore. Non ho coniato io l'espressione "rinascimento zagoriano" che è stata più volte utilizzata in diversi contesti critici, io personalmente ho attribuito questo rinascimento più all'opera di Mauro Boselli che alla mia, però non posso fare a meno di notare come non basti la fidelizzazione del pubblico a un personaggio per resistere nel tempo, tant'è che vero che Mister No, un altro personaggio nolittiano ha chiuso i battenti nonostante tutti i tentativi fatti per salvarlo e il sostegno dello stesso creatore. Lo staff creativo di Zagor, pur fatto da onesti artigiani, ha finora evitato la stessa fine al personaggio. Dopodiché ognuno fa quel che sa e quel che può, e chi non sa fare, di solito critica quelli che fanno.

CREPASCOLO ha detto...

I collezionisti di memorabilia stavano ancora avidamente facendo incetta dei mattoni del Muro e a noi giovani aspiranti cartoonists postmoderni il futuro sembrava il terreno ideale dove far germogliare le ns idee. Per l'appuntamento con SBE avevo passato due ore a scolpire la chioma con la gommina. L'idea era di imitare Mickey Rourke sul poster di Una Preghiera Per Non Morire, ma non riuscivo a domare i miei insulsi spaghetti e, considerati i miei sesssanta chili scarsi ( allora ) , sembravo Howard Jones scolpito da Ceronetti. Chiedo scusa x la digressione, strada che raramente imbocco. SBE mi fa entrare nel suo studio. E' tale a quale a come era al Zagor Fantasy Fest. Attacco dicendo che so che Toninelli lascerà la testata e che si bisbiglia che SBE ritenga Zag tanto bollito da dover lasciare il posto in edicola ad altro ( sono i gg in cui trapelano le prime indiscrezioni su Nat Never ). SBE non fa un plissè. Proseguo spiegando che è il momento per un reboot, che occorre ripensare il character perchè piaccia al pubblico cresciuto con il cypberpunk di Blade Runner, con il pop contaminato di comics di Highlander e con l'esperienza Valvolinica ed il disincanto della posse di Sparagna. Nessuna reazione da SBE. In sintesi propongo un comic book all'americana con uno Zagor vendicatore amletico che si interroga sul suo ruolo, mendace , di avatar di dei della tradizione nativoamericana affiancato da un Cico no-more-Don-Duck in modalità Il Brutto di Leone. Il tutto disegnato con un segno come quello di Mattotti in overdose di caffeina. Covers ottenute con collage di motivi di coperte dei pellirosse su cui è appiccicata la faccina di Rober Taylor sul tronco dell'Amico Jackson Baravelli con la casacca rossa della creatura di SBE e Fergal. A questo punto il creatore di Mister No parla e dice no, appunto. Continua citando un motto famoso negli ambienti dell'ingegneria aeronautica: il calabrone, aerodinamicamente, non può volare, ma non lo sa e vola. E continua: " Zagor è un fantasy, ma non è Conan o Tolkien o Guerre Stellari. E' un pulp, ma non è Doc Savage o The Shadow o Sam Spade. E' un tarzanide ed uno zorride, ma non è biotto e non porta la mascherina. Vive con Cico, ma non nel Vizietto. E'un eastern, ma non è l'Uomo di Mosca di Dal Pra e Alessandrini. E' un minestrone speziato che dovrebbe esser difficile digerire, ma non lo sa ed è una pietanza gustosa ". Il mio ciuffo si era tanto ammosciato che sembravo Lucky Luke che riemerge da un mese sotto le Niagara Falls. Mi condusse fino alla porta, l'aprì di uno zinzino e mi indicò un ragazzino riccioluto: " Vede quel ragazzino riccioluto ? Sarà il nuovo cuoco e sono sicuro che migliorerà la ricetta! Arrivederci e senza rancore ! "
Oggi sono preso da altre cose, sono a capo di una larga intesa
( da qualche tempo meno larga, indeed ) ed un mio alleato, diciamo così, sta studiando il modo di strapparmi la seggiolina di sotto - evidentemente sono destinato ad imbattermi in Cracco o Marchesi vari ovunque mi giri -ma ammetto che SBE aveva ragione. Non ti serbo rancore. Buon Natale, Moreno.

Anonimo ha detto...

Caro Moreno,

Leggere le tue storie di Zagor e'... come sentire la buona musica o mangiare il buon cibo.

Tantissimi scrivono, sceneggiano e lo fanno bene. Non tutti pero', per quanto bravi, riescono a colpire al cuore come riesci a fare tu (o come riusciva a fare il caro Nolitta).

Perche' ci riesci? Perche' ami il personaggio come e piu'di quanto lo amiamo noi. In piu' sei una persona sincera, curiosa di natura, a cui piace leggere di tutto, viaggiare, socializzare, mangiare bene...e le belle donne :)
Ecco cio'che io chiamo un vero essere umano, uno che apprezza la vita in tutti i suoi aspetti, uno che non si ritiene perfetto (segno di grande intelligenza), uno che non ha paura di dire come si sente o cio'che pensa. Questo secondo me e' il tuo segreto...e tutto cio' tu riesci ad infondere nelle tue storie e trasmettere ai tuoi lettori (a parte le donne, quelle bisogna trovarle sul blog!).

Il tuo piu grande talento in ogni caso rimane quello di risvegliare il bambino che cé ancora dentro di noi. In questo sei proprio come Nolitta.

Dopo tanti anni, tutti sentono ancora i Beatles. Non tutte le canzoni sono bellissime, ma la maggior parte sono stupende. Per me Zagor e'come i Bealtes e tu e Nolitta siete come Lennon & Mccartney.

Moreno Burattini e' un essere umano imperfetto e mi piace cosi!

Continua cosi!

Un forte abbraccio,

Max

Anonimo ha detto...

Caro Moreno,
sono convinto che hai ancora molto da dire (e scrivere) su Zagor e su altri personaggi (non mollare, continua a insistere sui nuovi progetti che ti vengono in mente) e se le pacche sulle spalle non sono così numerose come meriteresti la colpa è della pigrizia dei tanti che, come me non ti scrivono mai, ma che ti apprezzano tantissimo.
Antonio

Anonimo ha detto...

Riconosco che ogni autore di ogni epoca,ha due strade di fronte a sè...prendere nella sua penna un personaggio già nato e consolidatosi presso i suoi lettori (la parte più difficile),o portare ex novo un personaggio in cui la sua scrittura calza perfettamente...(ad opinione di chi legge)...ora Zagor non è mai uscito dal suo ruolo protagonista nelle sue storie,questo perchè a differenza di Tex ad esempio,ha sempre sviluppato le sue storie in un bisogno vitale di avere comprimari,antagonisti e amici che viaggiano cn le prprie gambe,stà poi allo spirito con la scure risolvere i problemi che si creano nelle sue storie,e questo fino ad oggi è stato fatto egregiamente,resta per me un gran bel fumetto,dove la cosa fondamentale,l'avventura non è mai finita.Diverso è il discorso di Tex che affermatosi come protagonista assoluto,decisionale nelle sue storie,prende in mano la trama che l'autore se abile,riesce a sviluppare in funzione del ranger,quì i comprimari sono funzionali allo sviluppo della storia,ma tradizionalmente non hanno mai avuto (solo in pochi casi) uno spessore da antagonismo assoluto.Boselli che ha preso le redini del ranger ad esempio,nel tentativo di rinnovarlo,è caduto molte volte in una scrittura che rischiava di isolare il ranger,facendolo diventare spettatore delle sue storie,vissute dagli altri,con Zagor a tutt'oggi ritengo che non sia così...Caro Moreno il tuo lavoro è sempre stato profondamente rispettoso di quell'avventura che Zagor rappresenta ed il personaggio non si è assolutamente stravolto,ma si è rivalutato nella sua caratteristica fondamentale l'avventura appunto.Ne approfitto per farti i migliori auguri di Natale e di buon anno nuovo.

Capitan Golia ha detto...

Ciao Moreno,
secondo me Sergio Bonelli era un'anima piuttosto diversa dal padre. Tu sei più affine a lui ed altri a Gianluigi (ed altri sono altro ancora). Se ci sono contrasti interni nella casa editrice me ne dispiaccio, ma tutto si può dire tranne che il tuo contributo non sia valido.