domenica 23 marzo 2014

CINEMA AL CINEMA 17




Proseguono le recensioni cinematografiche di Giorgio Giusfredi, mio personale consulente, nonché scrittore, sceneggiatore di fumetti e cuoco sopraffino. I pareri che esprime sono sua responsabilità, ma di solito li condivido. In ogni caso, i complimenti e le critiche vanno indirizzate a lui.

CINEMA AL CINEMA 17
febbraio/marzo 2014
di Giorgio Giusfredi


CAPTAIN AMERICA - THE WINTER SOLDIER

Un film di Anthony Russo, Joe Russo. Con Chris Evans, Sebastian Stan, Scarlett Johansson, Samuel L. Jackson, Anthony Mackie, Robert Redford. Titolo originale Captain America: The Winter Soldier. Azione, durata 136 min. - USA 2014 - Walt Disney

E' senza dubbio il miglior film realizzato su di un super eroe Marvel. Non si tratta dell’apologo fascista dei film DC di Nolan & C., né degli smielati ultimi Disney-Marvel. C’è un cattivo, anzi un’organizzazione criminale con in testa un cattivo che è interpretato da Robert Redford (inutile girarci intorno, è chiaro dal primo fotogramma del film), e c’è una filosofia di base che, come nel fumetto, è quella propria del personaggio. Proprio il protagonista, coinvolto in quella che comunque è una spy-story e che ricorda il “Mission Impossible” di DePalma, rispetta i suoi canoni. È molto semplice: l’eroe del fumetto ha avuto il successo su carta per un certo carattere. Pur modernizzato e pur infarcito di effetti speciali, è proprio il carattere del Capitano, un uomo che fa della forza di volontà la sua arma più potente, la cosa che affeziona il pubblico. Diciamo anche subito che c’è l’Hydra. Come ci può essere il Capitano senza Hydra? La maniera di riportarla in auge dopo la morte del Teschio Rosso, avvenuta nel primo episodio cinematografico, è convincente. Si ha la reale sensazione di pericolo dietro il controllo, la privazione di libertà come forma di società (fascista, appunto) più evoluta. Tutto questo sconvolgimento inizia con la riabilitazione dell’immagine del capo dello SHIELD, ovvero Nick Fury, che muore nelle prime scene. Potrebbe sembrare complicato ma la trama scorre via senza arrovellamenti cervellotici, tra esplosioni e battute. Chris Evans, che interpreta Capitan America, ricorda per livello di situazioni “bordeline”, al limite dell’impresa, Bruce Willis in uno qualsiasi dei suoi action movie. Si sottintende anche che cosa prova la bella Scarlett Joahnson, nei panni della Vedova Nera, nei confronti dell’eroe senza macchia (lei che di macchie ne ha, eccome). Il bello è che, questo flirt, non si risolve come tutte le coppiette innamorate vorrebbero. C’è anche Black Falcon, come in alcune storie a fumetti: da quel tocco di buddy buddy movie che non guasta mai. E c’è il Soldato d’Inverno, il cattivo ambiguo. Ovviamente (basta vedere il cast per rendersene conto), è quel Bucky che muore nel primo film cadendo dal treno sulle montagne innevate. La soluzione delle controversie tra lui e il capitano è il vero colpo di scena del film e avviene attraverso una mastodontica citazione  de “L’Impero colpisce ancora”. Il film è un continuo citare, infatti, della storia del cinema, da inquadrature a location a battute nei dialoghi (che son ben scritti). La più riuscita è quella che farà scoppiare la sala, formata da un pubblico attento, in una fragorosa risata. È incisa su di una pietra tombale e omaggia il citazionista per eccellenza: Quentin Tarantino.


SNOWPIERCER

Un film di Bong Joon-ho. Con Chris Evans, Kang-ho Song, Ed Harris, John Hurt, Tilda Swinton. Titolo originale Seolguk-yeolcha. Azione, durata 126 min. - Corea del Sud, USA, Francia 2013 - Koch Media

Questa pellicola, sempre con Chris Evans protagonista, è un grosso insieme di stilemi di nuova fantascienza. Un minestrone tratto da un fumetto dove possiamo riconoscere l’aroma di film come “Matrix”, “Atto di Forza”, “Apocalypse Now" e quello di certi nuovi slasher francesi truculenti e visionari. Benché ogni ingrediente sia riconoscibile, il sapore generale è senz’altro e quello di una nuova pietanza. È un bel prodotto strutturato su più livelli. L’apocalisse polare ha congelato la Terra e l’umanità sopravvissuta conserva l’esistenza su  un treno che è in moto perpetuo, autoalimentato, che gira il mondo su di una ferrovia costruita dal visionario ingegnere poco prima del disastro. Questo recente futuro distopico ricorda Ron Hubbard e la sua religione (frutto di un romanzo di successo) nella quale gli eletti verranno salvati su di una fantomatica arca che, da Noè in poi, fa sempre la sua porca figura nei cuori dei creduloni. Persino certi ritornelli e certi alienanti stereotipi degli abitanti del treno ricordano sette religiose ed elevano l’ingegnere (che alla fine scopriremo essere Ed Harris) a una sorta di mistico messia. Ovviamente gli abitanti di testa (ovvero prima classe) sono i ceti alti della società. In coda troviamo i reietti, gli emarginati costretti prima al cannibalismo e poi a mangiare blocchi composti da insetti neri pressati. Il tema del cannibalismo e il concetto di quanto sia giusto l’ordine e la severità per mantenere una società, sono il fulcro e la soluzione della trama. Un cast tutto inglese al servizio del visionario regista coreano, a eccezione di Kang-ho Song (presente anche nei precedenti lavori del cineasta) vanta oltre al sopracitato e “dark” Chris Evans, anche stelle del calibro di Jamie bell, John Hurt e Tilda Swinton, tutti bravissimi. Ricco di scene potenti e visionarie lascia un unico grande dubbio: da dove salta fuori quel cappottino su misura nel finale?


12 ANNI SCHIAVO

Un film di Steve McQueen. Con Chiwetel Ejiofor, Michael Fassbender, Benedict Cumberbatch, Paul Dano, Paul Giamatti. Titolo originale 12 Years a Slave. Biografico, durata 134 min. - USA 2013 – Bim

E' il film vincitore del premio Oscar. Tarantino aveva riaperto il filone schiavismo con il suo western, ma purtroppo questo nuovo lavoro di Steve McQueen non è altrettanto divertente. Il mio amico critico Maurizio Colombo lo definirebbe il Django degli intellettuali. Niente di nuovo sotto il sole. Le bellissime ambientazioni del sud degli Stati Uniti pieno di case eleganti e di salici maestosi, i fantastici costumi, i campi coltivati a granturco, a canna da zucchero a cotone, la splendida fotografia, insomma, se pur condita con gli schizzi di sangue della violenza che, come nella realtà, inzuppava quelle terre, non riesce a divertire. La storia , scritta dal vero protagonista in un romanzo da cui il film è tratto, prosegue lineare, mancano molti piccoli dettagli narrativi che renderebbero interessanti i personaggi. I padroni e gli schiavi recitano il loro compitino, insomma. La coppia più cattiva impersonata dal feticcio Michael Fassbander e da Sarah Paulson, sovrarecita creando dei personaggi ridondanti. Lupita Nyong'o (vincitrice dell’Oscar come non protagonista) è l’unica attrice riesce ad approfondire il dramma partorendo vere espressioni di lucida follia tipiche di una donna vessata e senza speranza di fuga. Durante le frustate non ci vengono risparmiate urla e brandelli di pelle mentre nelle scene collettive di bagni ogni posa e rivolta da tre quarti per coprire le nudità genitali come se dietro la macchina da presa si annidasse un guardone. Bisognava deciderci: o cinema verità o pudico feuilleton. 



SOTTO UNA BUONA STELLA

Un film di Carlo Verdone. Con Carlo Verdone, Paola Cortellesi, Tea Falco, Lorenzo Richelmy, Eleonora Sergio. Commedia, durata 106 min. - Italia 2014 - Universal Pictures

Purtroppo, è un film inferiore agli ultimi lavori di Verdone. L’autore ha comunque sempre uno sguardo molto interessante sulla società. Tutto il cast lavora bene (a parte l’attrice che interpreta l’avida seconda moglie, che sembra non indovinare  i tempi di battuta), ma il film non riesce mai a decollare, a fare quel saltino in avanti, nella commedia o nel dramma, necessario per far uscire dal cinema lo spettatore rigonfio di qualcosa di più che pop corn secco. Carlo Verdone stesso è un ottimo attore, anche la regia, con il classico stile essenziale, è funzionale al tipo di storia che pare volesse raccontare. Manca forse una sceneggiatura potente, una di quelle che, per esempio, arricchiva, anzi rendeva un successo, ogni commedia all’italiana che si rispetti. Tea Falco è strepitosamente sexy, la sua aria “bohemienne”, dovuta a una somiglianza con la cantante Françoise Hardy, è accentuata dei suoi atteggiamenti traboccanti di rude fragilità.


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