mercoledì 1 luglio 2015

IL PIFFARERIO MAGICO





Il 30 giugno 2015 è scomparso Paolo Piffarerio. Ho avuto la fortuna di conoscerlo di persona in numerose occasioni (era uomo di straordinaria umanità e semplicità), e di ammirarne i suoi lavori come lettore. Ne piango la morte, come quella dei più grandi fumettisti che hanno arricchito la mia vita. Ho scritto più volte di lui, ma in particolare in un articolo comparso sul n° 39 della collana "Alan Ford Story. Vi ripropongo qui sotto il pezzo.

===

DEGNO DI CIMABUE
di Moreno Burattini

Nella rubrica della posta dell’albo originale di Alan Ford n° 76, Max Bunker aveva dato ai lettori la notizia dell’abbandono di Magnus, specificando come quello fosse “un numero interlocutorio”, soprattutto per quanto riguardava gli inchiostri. «Dal prossimo numero – aggiungeva lo sceneggiatore – ci sarà la grande accoppiata dei due Paolo: Paolo Piffarerio alla matita e Paolo Chiarini alla china. Il risultato, ve lo assicuro, è eccezionale. Vedere per credere!». L’albo successivo è appunto “Succursale inaugurasi”, contenuto in questo volume. In effetti, Piffarerio trova il suo inchiostratore ideale, dal punto di vista della continuità della linea grafica alanfordiana. La scelta di un matitista con uno stile proprio piuttosto distante da quello di Magnus può aver stupito soltanto chi non conosceva i trascorsi della sua collaborazione con Bunker. Vale la pena ripercorrere la storia del primo incontro tra i due, così come è stato raccontato dallo sceneggiatore nel n° 4 di Eureka Cult Comics: «Da sempre cullavo l’idea di scrivere una storia western con protagonista un avvocato che veniva nel West a portare la procedura legale, con la duplice identità del giustiziere mascherato, che ha sempre avuto un fascino enorme su di me. Bisognava trovare il disegnatore adatto e lo trovai in Paolo Piffarerio. Eravamo verso la fine del 1960. Un giorno, a casa di uno dei calligrafi dell’epoca che lavorava per diversi piccoli editori, vidi alcune  tavole in costume, la storia di un tamburino di Napoleone che emigrava in America. Gli chiesi chi era quell’eccellente disegnatore e lui mi diede il nome, ma sbagliato, Piffaretti. Però mi indicò il luogo giusto per trovarlo: presso la Gamma Film, la casa di cartoni animati pubblicitari dei fratelli Gavioli. Fu un incontro cordiale. A Paolo l’idea del personaggio che avevo già battezzato Maschera Nera piacque molto, facemmo subito amicizia e, scoprendoci entrambi tifosi accaniti dell’Inter, incominciammo a frequentarci fuori dal lavoro, la domenica, allo stadio. Prima di iniziare la saga del vendicatore mascherato, però, avevo un’altra idea in testa, quella della storia d’Italia, essendo ormai imminenti le celebrazioni del 1961. Anche questa idea entusiasmò Paolo che, compatibilmente con gli impegni del suo lavoro principale, quello dell’animazione, si tuffò anima e corpo facendo sia sceneggiatura che disegno di una storia pubblicata a puntate nelle pagine centrali del mensile Gordon, col titolo di “W L’Italia”. Diedi a Piffarerio il primo soggetto di Maschera Nera nell’inverno del 1961». Bunker cita il nome della Gamma Film, uno studio grafico fondato nel 1953 dai fratelli Gino e Roberto Gavioli. Aveva sede dello studio Cinelandia di Cologno Monzese e soprattutto negli anni Sessanta e Settanta produsse una quantità di animazioni pubblicitarie per Carosello e molte sigle animate televisive. Paolo Piffarerio fece parte dello staff fin dall’inizio, coinvolto dall’amico Gino Gavioli, suo compagno di corso all’Accademia di Brera e quasi coetaneo (il primo è del 1924, il secondo del 1924). Gino conosceva bene il talento di Paolo, dato che ancora giovanissimi avevano iniziato a collaborare entrambi per l’editore Alberto Traini, creando nei primi anni Quaranta alcune serie umoristiche e avventurose, come Carioca e Capitan Falco. Nel 1948, Piffarerio aveva inoltre trasportato in fumetti le comiche di Larry Semon per l’editore Toro: riguardando le pagine di Ridolini (questo il nome con cui il buffo attore era noto in Italia) non si può non riconoscere nella dinamica dinoccolata del personaggio la stessa mimica e gli stessi movimenti delle tavole piffareriane di Alan Ford. Poco più che trentenne, Paolo iniziò dunque a occuparsi di cartoni animati come direttore tecnico e sceneggiatore di numerose animazioni, tra le quali quelle della serie dedicata al frate Cimabue (testimonial dell’amaro Dom Bairo), di cui fu il realizzatore grafico. Il protagonista era un fraticello che veniva canzonato dei confratelli per i suoi errori, con le parole: “Cimabue, Cimabue, fai una cosa, ne sbagli due”. La risposta del tapino, divenuta un popolare tormentone, era: “Ma che cagnara, sbagliando si impara!”. Lo spot andò in onda tra il 1972 e il 1976, dunque proprio mentre avveniva l’esordio del nostro come matitista di Alan. Altri famosi caroselli a cui Piffarerio lavorò furono quelli di Babbut, Mammut e Figliut (una famiglia di cavernicoli che reclamizzano i prodotti Pirelli), trasmessi dal 1962 al 1965; Taca Banda ovvero Andrea e Oracolo (golosi dei biscotti Doria), visti dal 1968 al 1976; Gringo (il cowboy della Montana che parlava in rima), sul piccolo schermo dal 1966 al 1976.  Ma ancora: Pallina, Caio Gregorio, il vigile Concilia, il pedone Foresto, Vitaccia Cavallina.  Dalla consuetudine di Piffarerio con la gommosità dei cartoni animati, deriva evidentemente il suo particolare modo di raffigurare i movimenti dei personaggi alanfordiani. Di Maschera Nera e degli altri eroi realizzati dal disegnatore su testi di Max Bunker (come Milord ed El Gringo) avremo modo di parlare in futuro. Qui, ci basterà ricordare un paio di sue più recenti collaborazioni con altri sceneggiatori. Una fra le più prestigiose è quella con Enzo Biagi per alcuni episodi della celebre “Storia d’Italia a fumetti”. Poi, molto belle sono le riduzioni a fumetti di classici della letteratura realizzate dall’artista per il Giornalino, testata per cui firma anche la vita di Giuseppe Verdi. E infine, come non citare i tanti rebus per la Settimana Enigmistica usciti dalla sua penna? Tutti immediatamente riconoscibili, per l’inconfondibile stile, dagli occhi dei lettori più attenti. Un estro pittorico degno del vero Cimabue.

2 commenti:

Andrea Cascioli ha detto...

Piffarerio era un mostro di bravura.
Non sono mai riuscito a capire come abbia potuto adeguare il suo segno a quello di Magnus quando gli è subentrato: in quegli anni aveva uno stile completamente diverso.
Ci è riuscito come solo o grandi disegnatori sanno fare. Anche se a quel tempo si faceva un gran parlare di fumetti d'Autore, Piffarerio era al servizio del prodotto editoriale, e metteva il proprio stile personale in secondo piano.
Da professionisti del genere c'è solo da imparare.
Grazie, Moreno, il tuo è un bel ricordo.

Andrea Cascioli.

Annunziato Cangemi ha detto...

... che altro aggiungere? Che già ci manca :( .

Arrivederci, Paolo.