sabato 5 maggio 2012

LA MUMMIA DELLE ANDE


E’ in edicola da qualche giorno il n°613 della collana Zenith, corrispondente allo Zagor gigante n° 562. E’ intitolato “La mummia delle Ande”, e contiene il finale di una storia (che finisce a pagina 42) e l’inizio di un’altra (che comincia a pagina 43, proseguendo per altre 56). Il racconto che giunge a conclusione è quello ambientato a Panama, scritto da Jacopo Rauch e illustrato dai fratelli Di Vitto. Il racconto che si inaugura, invece, porta la firma del sottoscritto e di Giuseppe (“Pino”) Prisco, un autentico fuoriclasse del disegno. Sono giunto alla terza storia illustrata da Pino, e ne ho da pochissimo iniziata una quarta, e si è trattato di avventure una realizzata meglio dell’altra. E’ sicuramente il disegnatore con cui più sono in sintonia, nel senso che, magicamente, riesce a trasferire su carta le scene esattamente come io le avevo immaginate. “La mummia delle Ande” è un episodio di una certa importanza nel contesto della serie, per cui suggerisco a tutti gli zagoriani di non perderselo. Ma si tratta, almeno secondo me, di un racconto che potrebbe piacere anche a chi non ha mai letto niente dello Spirito con la Scure, dato che non siamo a Darkwood ma in un contesto storico e geografico ricostruito sulla base di una precisa documentazione, con addentellati a miti e leggende, tradizioni, usi e costumi, e dunque in grado di interessare a prescindere. In attesa di parlarne più diffusamente in agosto, quando la storia si sarà conclusa e non ci sarà il rischio di fornire troppe anticipazioni, ci sono alcuni aneddoti da raccontare.

Però, prima, lasciatemi spiegare qua è il motivo principale per cui ritengo particolarmente importante nell’ambito della saga lo Zagor n° 562: lo è perché si tratta dello sbarco di Zagor nel porto del Callao, a poche miglia da Lima, e dunque in Perù. E’ da parecchio che si parla, in ogni incontro con il pubblico, sui forum e nelle interviste, della trasferta del re di Darkwood in Sud America. Qualcuno potrebbe ritenere che il viaggio sia già iniziato con la storia di Mauro Boselli e Michele Rubini “Lo scettro di Tin-Hinan”, cominciata subito dopo l’albo del cinquantennale (quello a colori del giugno 2011, “Lo scrigno di Manito”). In effetti, nella parte finale di quel lungo racconto lo Spirito con la Scure lascia la sua foresta per mettersi sulle tracce dell’archeologo Dexter Green, da cui è stato vigliaccamente tradito.  Green è entrato in possesso di alcuni antichissimi oggetti, fabbricati da una civiltà sconosciuta in un’epoca antidiluviana, in grado di farlo accedere ai segreti di Atlantide: una chimera irresistibile per uno studioso assetato di conoscenza come lui. Ma, fra quei segreti, ci sono anche quelli che riguardano armi di distruzione di massa, di alcune delle quali lo Spirito con la Scure ha già visto gli effetti (per esempio, quelle da lui recuperate nella storia “Il segreto dell’Unicorno”). Perciò, il nostro eroe intende fermare l’archeologo e il suo servo Yambo.


Nell’avventura successiva a quella di Boselli, abbiamo visto Zagor e Cico discendere prima il fiume Ohio, poi il Mississippi, e giungere a New Orleans, trovandosi invischiati loro malgrado in una missione al fianco di un amico nelle paludi della Louisiana (accade nell’episodio “Alligator Bayou”, scritto da Diego Paolucci e Mirko Perniola e illustrato da Marcello Mangiantini). Di poi, Rauch e i Di Vitto hanno fatto navigare lo Spirito con la Scure fino all’istmo di Panama: Dexter Green, infatti, è riuscito a imbarcarsi verso Portobello prima di poter essere fermato. L’attraversamento del collo di bottiglia tra l’Atlantico e il Pacifico era, all’epoca di Zagor, la via più breve per raggiungere il Perù, dove l’archeologo e il suo servo sono diretti. Lo Spirito con la Scure non esita a proseguire l’inseguimento. Però, sia a New Orleans che in America Centrale, l’eroe di Darkwood c’era già stato (l’ultima volta è successo in una mia avventura ambientata nello Yucatan, “Piramide di sangue”). Cico, poi, è addirittura messicano! Dunque, finora, non ci sono state vere novità dal punto di vista degli scenari e delle ambientazioni. Ma con l’arrivo in Perù, le cose cambiano. Finalmente, Zagor è arrivato davvero in Sud America. E si vede, fin dalle prime scene: fisionomie, architetture, costumi, paesaggi, non possono in nessun modo essere confusi con quelli nordamericani. Si sente il cambiamento d’aria. O, almeno, io e Prisco abbiamo fatto il possibile per farlo sentire. Sono state decine e decine le fotografie su cui ci siamo basati, e tanti anche i filmati visti su YouTube per ricostruire i luoghi in cui far muovere i nostri personaggi. La discesa di Dexter Greeen e Yambo nelle catacombe dell’Iglesia di San Francisco, per esempio, è assolutamente realistica. Basterà guardare, per convincersene, il video amatoriale qui sotto.




Ma anche la biblioteca del convento esiste realmente ed è davvero così come la si vede nel fumetto (vedi l'immagine sottostante). Allo stesso modo è stato ricostruito il porto del Callao. Perfino la mummia che compare in copertina e in alcune sequenze dell’interno è stata immaginata sulla base di un corpo mummificato di cui esistono foto agghiaccianti (ne vedete una in apertura).


Dello stesso sforzo di documentazione vedrete i risultati nei prossimi albi, che saranno tre: “Sulle tracce di Dexter Green”, “Cuzco” e “La città sulla cordigliera”. Non si deve credere, tuttavia, che il didascalismo vada a scapito dell’azione. Già il prologo del racconto dovrebbe far capire che lo spirito avventuroso tipico delle storie di Zagor è stato rispettato.


Il fatto che “La mummia delle Ande” sia un albo diviso a metà fra due storie, così come albi simili si sono avuti nel passaggio fra il racconto di Boselli e quello di Perniola, e tra quello di Perniola e quello di Rauch (mentre in passato era da tempo invalsa l’abitudine a concludere le avventure in fondo a un albo), dimostra come la saga sudamericana sia in stretta continuity, per la gioia di chi ama la narrazione concatenata e i continui rimandi. Ma, ovviamente, non ci sarà mai niente che non possa essere compreso da chi non conosce i precedenti. E di addentellati con i precedenti, in effetti, ce ne sono parecchi. Il viaggio nell’America del Sud è destinato a portare finalmente a conclusione una sottotrama, quella atlantidea, che si è dipanata per anni lungo varie storie apparse occasionalmente nell’arco della serie, e di cui adesso si tirano le fila. Ma non basta: poiché l’avventura immediatamente precedente al numero del cinquantennale, “La progenie del male”, aveva messo in collegamento le avventure che sarebbero seguite  con il mistero dell’ “abisso verde” lasciato in sospeso da Giovanni Luigi Bonelli in uno dei primi numeri della saga, si può intuire quanto il ciclo sudamericano sia importante e che ricchezza di agganci, addentellati, suggestioni, spunti, argomenti, echi e rimandi racchiuda al suo interno.

Per finire, due parole su Barranco. Si tratta del primo, grande super-nemico che Zagor incontra nella trasferta sudamericana. Bastano le poche pagine del suo esordio per farlo odiare a chiunque le legga. Per dargli l’aspetto che ha, ho chiesto degli studi non a Prisco, ma a Mauro Laurenti, descrivendogli un tipo che doveva essere un peruviano di etnia caucasia (di origini spagnole, insomma), dalla faccia particolarmente patibolare. Laurenti, abituato a pescare modelli tra i suoi parenti e amici (non avete idea di quanti zii, cugini e conoscenti abbia ficcato nelle sue vignette), ha immediatamente trovato il tipo giusto nella figura di un comune amico (suo, mio e di tutti quelli che bazzicano l’ambiente dei fan zagoriani): Giancarlo Orazi, grande collezionista e organizzatore di eventi, uomo di rare umanità e simpatia. Giancarlo si è prestato volentieri al gioco, ha acconsentito a mettere a nostra disposizione numerose sue fotografie, e Prisco è riuscito a ritrarlo con efficacia. Forse persino troppa, perché adesso Orazi rischia di non vedersi più rivolgere la parola da tutti quei lettori che gli addebitino i crimini che, nel corso della storia, commetterà Barranco. Non confondete la finzione con la realtà, mi raccomando.






giovedì 3 maggio 2012

QUESTA FACCIA NON MI E' NUOVA

Il gioco sta contagiando un po’ tutti. All’inizio, solo chi passava nei pressi del mio ufficio al piano terreno di Via Buonarroti veniva precettato per fare da testimonial  alla tanto attesa Collezione Storica a colori di Zagor, in uscita ogni giovedì con La Repubblica e L’Espresso. Oggi, anche chi transita negli altri piani, appena mi vede si offre volontario per sottoporsi di buon grado alla foto di rito, e c’è chi vieni apposta a cercarmi per farsela scattare. C’è poi chi manda un’immagine realizzata in proprio (ne sono arrivate anche dall’estero, dal Portogallo e dal Brasile), e chi invece si fa fotografare anche per strada, se gli capita di incontrarmi e c’è un volume della ristampa a disposizione. Si tratta di sceneggiatori e disegnatori di fumetti, ma anche di addetti ai lavori (editori, redattori, letteristi), artisti (scrittori, presentatori, attori e registi), rappresentanti del comicdom. Le foto, una volta scattate finiscono sul mio “coso” su Facebook e poi vengono raccoltecprimi in appositi post qui sul blog. Di queste gallerie di immagini ne ho già pubblicate due, “Guarda chi si vede” e “Guarda ancora chi c’è”, per un totale di trentaquattro personaggi, e questa e la terza, che da sola ne ospita quarantasei. E arriviamo a ottanta! Più sotto troverete l’elenco delle prime due gallerie, con i protagonisti indicati in ordine alfabetico. E, per la prima volta, sarà alfabetica anche la disposizione delle foto nella galleria che segue.

Perché continua a sembrarmi interessante, oltre che divertente, questo album di ritratti? Ripeto quel che ho già detto, dato che ne sono sempre più convinto. In primo luogo, perché permette di vedere anche autori o addetti ai lavori di cui non circolano molte foto, e di cui dunque fa piacere scoprire le sembianze. Di poi, perché ogni personaggio sceglie da sé la posa e l' atteggiamento di fronte all’obiettivo, e dunque è possibile, dall’esame delle espressione e dalla mimica corporea, capire qualcosa del carattere, dell’indole e dello spirito del soggetto immortalato. Infine, perché tutti si sono prestati al gioco non solo per simpatia verso il sottoscritto ma anche e soprattutto per omaggiare da Zagor, un eroe che lungi dall’essere la mummia di se stesso si dimostra in grado di entusiasmare il suo pubblico anche dopo oltre cinquant’anni di storie.

PS - Grazie al piccolo Damiano, il più giovane lettore di Zagor (nella foto in alto), e ai suoi genitori.


Guarda chi si vede: 

Lola Airaghi
Paolo Bacilieri
Mauro Boselli
Moreno Burattini
Alfredo Castelli
Maurizio Colombo
Gian Mauro Cozzi
Marco Corbetta
Luca Crovi
Luigi Mignacco
Alessandro Piccinelli
Leonardo Pieraccioni
Andrea G. Pinketts
Jacopo Rauch
Graziano Romani
Fabrizio Russo
Omar Tuis

Giancarlo Alessandrini
Fabiano Ambu
Andrea Artusi/Ivo Lombardo
Alessandro Bilotta
Moreno Burattini
Ade Capone
Gaetano Cassaro
Andrea Cavaletto
Maurizio Dotti
Gallieno Ferri
Giovanni Gualdoni
Stefano Piani
Stefano Priarone
Luca Rossi
Marina Sanfelice
Julio Schneider
Angelo Stano
Claudio Villa
Antonio Zamberletti



Stefano Andreucci (Tex, Zagor, Dampyr)


Alessandro Baggi (Dampyr)


Alessio Baldi (John Doe)


Enrique Breccia, artista internazionale


Moreno Burattini fotografato da Claudio Chiaverotti


Stefano Casini (Nathan Never)


Fabio Celoni (Dylan Dog)



Claudio Chiaverotti (Dylan Dog, Brendon)


Fabio Civitelli (Tex, Mister No)


Luigi "Cortez" Corteggi, grafico e illustratore


Raul Cremona (attore, illusionista)


Giacomo Danubio (Tex)


Luca Del Savio, redattore Bonelli


Beniamino Delvecchio (Diabolik)


Aldo Di Gennaro, grande artista


Riccardo Di Marino, addetto allo stand Bonelli nelle mostre mercato


Angelo Di Masso, campione internazionale di pasticceria


Domenico e Stefano Di Vitto (Zagor, Mister No)


Giovanni Eccher (Dampyr)


Tito Faraci (Tex, Dylan Dog, Nock Raider, Magico Vento, Cico)


Ficarra e Picone (da TV Sorrisi e Canzoni)


Nicola Genzianella (Dampyr)


Glauco Guardigli (redattore Bonelli)



Roberto Guarino, autore del saggio "Tex secondo Nizzi" (di prossima uscita)

Mauro Laurenti (Zagor, Dampyr)



Dorival Vito Lopes (editore brasiano) e  Josè Carlos "Zeca" (organizzatore di eventi portoghese)



Stefano Marzorati (Zagor, Mister No), addetto stampa Bonelli


Michele Masiero, curatore di Zagor Collezione Storica a colori


Michele Medda (Nathan Never, Dylan Dog, Tex, Caravan)


Diego Paolucci (Zagor)


Mirko Perniola (Zagor, Nathan Never)


Nicola Pesce, editore


Roberto Piere (Zagor, Zona X)


Giuseppe Pollicelli (giornalista, critico, poeta, attore e autore teatrale)


Giuseppe Prisco (Zagor)



Corrado Roi (Dylan Dog)



Marco Santucci (Dampyr, Tex, Mister No)


Gianni Sedioli (Zagor, Jonathan Steel)


Silvia, assistente di redazione


Giancarlo Soldi, regista cinematografico e televisivo

Daniele Statella (Star Comics)



Antonio Tubino, il re dei vignettisti della Settimana Enigmistica



Walter Venturi (Brad Barron)


Marco Verni (Zagor)


Gianluca Zaccarelli, della Zagor TVhttp://morenoburattini.blogspot.it/2012/02/guarda-chi-si-vede.htmlhttp://morenoburattini.blogspot.it/2012/02/guarda-chi-si-vede.html