martedì 12 novembre 2013

IL RUOLO DEL DETRATTORE


Charles Darwin

Una breve riflessione mi ha convinto dell’opportunità di riprendere il discorso iniziato (e provvisoriamente concluso) nel post precedente. In realtà non ce ne sarebbe una vera necessità. Anzi, quando un autore ritiene di dover spiegare qualcosa che ha scritto, a beneficio di chi non ha capito, di solito non ci fa bella figura. Le cose si spiegano da sé e se non si spiegano vuol dire che lo scrittore ha fatto male il suo lavoro, oppure se a non capire è il lettore il problema non riguarda chi ha scritto. 

In Bonelli, soprattutto su Zagor, per indicazione chiara e precisa di Guido Nolitta (ho citato più volte le sue esatte parole), la regola è quella di essere i più chiari possibili per rendere la lettura facilmente comprensibile a tutti, anche a meno attrezzati dal punto di vista del background culturale o meno abituati a decifrare segni e significati. “Chiarezza”, ovviamente, non significa “banalità”. Questo comporta la conseguenza che chi si sente sgamato pretende di non vedersi spiegare nulla, che tanto capisce tutto da solo, e quindi accusa gli autori di “spiegazionismo” e trova intollerabili i balloon in cui si chiariscono i percome e i perché. Salvo però contestare le cose non spiegate capite male, perché poi anche gli intelligentoni prendono dei granchi. Insomma, chi fa il mio mestiere cammina sulle sabbie mobili e a ogni passo ci può essere una trappola. I lettori tendono gli agguati e ci aspettano al varco, non gliene va mai bene una. Bisogna farsene una ragione e prendere uno Xanax al mattino per aver la forza di continuare a lavorare nonostante i detrattori. 

Proprio alla critica di uno di essi ho accennato nell’articolo che precede questo. Il mio avversario, riferendosi alla storia di Zagor ambientata in Cile, aveva scritto su un forum di essere “irritato” dalla presenza di Charles Darwin nella storia, il cui ruolo sarebbe “inspiegabile”. A questa singolare affermazione io rispondevo così: “Signore mio, non è inspiegabile: è lei che non sa spiegarselo. E siccome siamo tutti contrari allo spiegazionismo, se non ci arriva da solo (mi dispiace) non posso aggiungere altro. Faccia uno sforzo, suvvia: vedrà che non è difficile”.

Per venire incontro, però, all’anonimo interlocutore (di cui conosco solo il nik, e non voglio conoscere altro), ma anche per aiutare qualche altro critico che possa aver avuto la stessa impressione, eccomi qua a illustrare, per filo e per segno, il senso della presenza del naturalista inglese nell’avventura dello Spirito con la Scure. Avventura, peraltro, per la quale ho ricevuto entusiastici riconoscimenti da ogni dove, a testimonianza di come, Darwin o non Darwin, il racconto sia piaciuto. Procediamo per gradi. 

1) Il punto più basso da cui partire è, ovviamente, quello per cui se c’è un personaggio che rischia la vita e Zagor lo salva, il ruolo di quella figura si spiega già da sé: serve a farsi salvare e a dimostrare il coraggio, la generosità, l’abilità e la forza dell’eroe. Se il detrattore non capisce nemmeno questo, siamo messi male. 

2) Ma andiamo oltre: se il tipo in difficoltà è una figura emotivamente “importante”, la posta in gioco si alza. Poniamo il caso di una fanciulla in pericolo: il coinvolgimento del lettore è proporzionale al livello di empatia che la ragazza suscita perché è debole, magari bella, giovane, oppure è una madre, o è innamorata, o ha chi la ama. Lo stesso vale per chi è vittima di soprusi e ingiustizie e il salvataggio serve anche a dimostrare la necessità di ribellarsi all’altrui violenza. Se la persona salvata ha inoltre un ruolo importante e la sua morte sarebbe causa di grandi problemi o sciagure, il fatto che lo Spirito con la Scure la difenda assume un rilievo non indifferente: magari il nostro eroe salva la vita al testimone di un processo, a un medico che possa curare una epidemia o al Presidente degli Stati Uniti, e il suo intervento non si limita dunque a tutelare una vita umana ma a proteggere molte altre vite o il destino di una Nazione. Nel caso di Darwin, salvando lui Zagor salva lo sviluppo futuro della scienza. Senza Zagor, non ci sarebbero state le opere del grande naturalista con tutte le conseguenze del caso. Se tutto ciò pare poco, davvero uno sceneggiatore di fumetti non sa più che inventarsi.

3) Di solito, quando il saputello di turno contesta l’uso di un personaggio, lo fa partendo da questo punto di vista: il tale character non si comporta come dovrebbe o potrebbe, e alla fine che ci sia lui oppure un altro risulta indifferente. Mi chiedo allora: Darwin, nella mia storia, si comporta come Darwin, o in un altro modo? Secondo me, che ho letto e studiato parecchio prima di confrontarmi con la sua figura, il buon Charles non poteva dire o fare niente di diverso di quello che dice o fa. Anche perché lo scienziato ha lasciato un dettagliatissimo diario del suo viaggio e io a quello mi sono attenuto. Per contestare il suo ruolo si dovrebbe dimostrare dove mi sono distaccato, al di là delle minime licenze poetiche, da quello che si legge nel “Viaggio di un naturalista attorno al mondo”. Se a Darwin avessi fatto usare la pistola o lo avessi trasformato in un Indiana Jones, allora sì che il suo “ruolo” sarebbe stato incongruente. Spero che i detrattori abbiano anche loro letto e studiato tutto quel che c’è da sapere sul giro del mondo del “Beagle”, prima di parlare.  Dunque il “mio” Darwin è congruo. L’accusa che mi si rivolge, invece, no.

4) Non si può neppure dire che Darwin compaia così poco da rendere inutile la sua presenza. Le tavole in cui lo si vede sono, nell’economia della storia, piuttosto numerose. Anche la sua psicologia e le sue idee vengono sviscerate in maniera esaustiva. Se volessimo considerare anche soltanto l’aspetto “divulgativo”, il suo ruolo sarebbe di straordinaria rilevanza.

5) Ma ancora più rilevante è il fatto che ci sia l’incontro fra un personaggio dei fumetti e una figura così importante nella Storia (con la S maiuscola) dell’umanità. L’idea stessa che lo Spirito con la Scure interagisca con Darwin crea un tale interesse, una tale sorpresa, una tale attenzione sull’avventura e sulla nostra serie che basta e avanza a giustificare il fatto che ci sia. Chiunque scriva fumetti cerca di destare la curiosità dei lettori. In fondo, il “ruolo” di qualsiasi personaggio si riduce al fatto di essere “interessante”. Darwin è interessante sempre e dovunque e lo diventa ancora di più allorché lo vediamo al fianco di Zagor. Immagino però che il detrattore non sia ancora soddisfatto (se no che detrattore sarebbe?). Procediamo. Il meglio deve ancora venire.

6) Zagor, nell’avventura cilena, sta affrontando un viaggio in Sud America. Il viaggio è stato costruito sulla base di una documentazione abbastanza rigorosa. Luoghi, città, popolazioni che si incontrano sono, tranne i casi più evidentemente fantastici, reali. Anche alcuni personaggi storici lo sono. E’ il caso del botanico Richard Spruce incontrato in Amazzonia. Ma sono storiche le figure dei cangaceiros, è storica la rivolta degli schiavi di Bahia e via dicendo. Nell’ambito dei contatti con la Storia e la Geografia dell’America meridionale, ecco anche l’incrocio fra l’itinerario dello Spirito con la Scure e la rotta del “Beagle”. Darwin dunque è anche “parte del paesaggio”: c’era e noi ce lo mettiamo. Non solo: è stato uno dei migliori descrittori del Sud America, nei suoi diari. Dunque, rendergli omaggio è in qualche modo riconoscere il suo ruolo nel descrivere le terre che noi stessi, con Zagor, stiamo attraversando. Il detrattore, a quanto pare, vorrebbe che l’omaggio non ci fosse stato o che ci fosse stato ricorrendo a un Darwin diverso o non storico, il che contraddice del tutto il senso dell’operazione. Ma forse pretendo troppo auspicando che di una operazione un detrattore per partito preso colga il “senso”.

Robert Firzroy
7) Arriviamo adesso a chiederci qual è appunto il “senso” generale del racconto in cui Darwin compare. Si tratta di una storia sul fanatismo. Il fanatismo religioso in modo particolare, che danneggia gli stessi spiriti religiosi più veri e autentici. Tant’è vero che nella mia sceneggiatura due frati ragionevoli e illuminati vengono massacrati dagli esaltati agli ordini di Tomas. La religione non si contrappone alla scienza, il fanatismo sì. Sorvolo sul fatto che si tratta di un argomento coraggioso, cosa di cui qualcuno spero mi dia atto, detrattori esclusi. Limitiamoci a dare per acquisito il dato che si sta parlando di questo. Come si può essere così ciechi, mi domando, dal non capire che proprio Darwin incarna e rappresenta tutto questo? Darwin osserva i fenomeni naturali e si scontra con il comandante Fitzroy che, come tanti uomini del suo tempo, era legato a una interpretazione letterale della Bibbia. E’ chiaramente il simbolo dell’avventura stessa, del suo più profondo significato! Basterà pensare a come Tomas, ottusamente, interpreta il terremoto: simbolo della collera di Dio. Darwin invece sbarca a Concepcion e vede che il suolo si è innalzato, come si innalzano le Ande. Intuisce una evoluzione dello stesso pianeta Terra (precorrendo la tettonica) che trova corrispondenza nell’evoluzione delle specie. I suoi diari sono chiari in questo senso. Darwin è l’anti-Tomas. E’ la ragione contro la follia (non contro la religione). Direi che è un personaggio fondamentale nell’economia del racconto. Con buona pace di quelli che, invece, faticano a capirne il “ruolo”.

8) Di Darwin e Fitzroy continueremo a sentir parlare. Dunque il loro ruolo continua. Dunque chi esprime giudizi avventati potrebbe aspettare la fine della trasferta. Esiste una cosa chiamata "continuity", e ciò che sembra poco influente adesso potrebbe rivelarsi fondamentale in un futuro addirittura imminente.


11 commenti:

Fabio Rosica ha detto...

Secondo me non c'era bisogno che ti "giustificassi", ma a questo punto mi sento in dovere di...ringraziare il detrattore!!...grazie a lui ci hai regalato questa riflessione da antologia!! wow!!!

Adriano ha detto...

Trovo divertente l'intreccio con personaggi storici . La contestualizzazione storico - geografica è ciò che dà pepe alla trasferta , altrimenti che senso avrebbe far viaggiare i nostri in territori geograficamente definiti? (Si poteva restare a Darkwood ).
Per altro ( che siano piaciute o meno ) non si può certo negare che in questa trasferta siano mancate storie di pura fantasia.

Tonino arnò ha detto...

Sono d'accordo con Fabio, e dico di più, chiedendo a Moreno:
perché, in proporzione, una critica (a volte anche priva di riscontro storico come quel fantomatico assiduo lettore che sosteneva che Zagor è un fumetto western...sigh!!) vale per gli autori, più di mille apprezzamenti e recensioni positive!?
Perché un autore si dovrebbe curare di questi lettori che criticano solo per il gusto di criticare?
Personalmente non concordo nel dare troppo spazio a costoro, che appunto paiono vivere sui forum di pura e sterile polemica, che va oltre la storia stessa (spesso usata come un mero pretesto)

Lorenzo ha detto...

Ho appena finito di leggere la storia che reputo più che buona.
Per quanto riguarda i detrattori, caro Moreno ti dico una cosa: sei fortunato! Su Tex Willer Forum, nella pagina dedicata a "La mano del morto" un utente, oltre a stroncare la storia definendola brutta, di scarso livello, una forma di fossilizzazione e di speculazione (!!!), scrive quanto segue: "La storia comincia,come ben sapete,con l'omicidio di Wild Bill Hickok. Già non si capisce bene il perchè di tutto ciò e cosa possa aver a che fare con la storia, ma come se non bastasse alla pagina 12 la parentesi già si chiude con un cliffhanger".
No, non è uno scherzo, questa persona legge una storia incentrata sui mandanti dell'omicidio di Wild Bill Hickok e si domanda perché si inizia con l'omicidio di Wild Bill e il rapporto con la storia... è roba da TSO!!!
Ecco perché dovresti ritenerti fortunato rispetto al povero Boselli che ha purtroppo abbandonato il forum. Tu invece non dare troppo peso a quelli che, secondo me, sono solo dei casi umani, valuta solo le critiche sensate (cioè che abbiano un minimo fondamento logico) e che possano essere costruttive. Ma sono sicuro che lo sai già.
Ciao.

Claudio Bovino ha detto...

Sono d'accordo: grazie a questo "detrattatore" abbiamo potuto beneficiare di una serie di elementi ulteriori che ci consentono una seconda (ma anche terza) lettura della bella tappa cilena del nuovo viaggio di Zagor. Ho particolarmente apprezzato la capacità di intrecciare gli elementi storici con la saga di Zagor, usati in modo funzionale alla trama e ai "caratteri". Per qualche pagina ho rivissuto (questa una delle associazioni di idee che è scattata) le atmosfere del film "master e commander", grande! E poi il disastro è descritto benissimo! Da lettore bonelliano (Zagor, MM, DD, etc) ma non solo, sottoscrivo in peino anche le frasi sulla continuity! complimenti!

F ha detto...

Oh, no, hai menzionato la continuità. Orde di Mysteriani bruceranno questa pagina :(

Sergio ha detto...

Caro Moreno, evidentemente il tuo detrattore, non era tanto contrario allo spiegazionismo, quanto all'evoluzionismo, in quanto per lui, evidentemente creazionista, non era un gran danno la scomparsa di Darwin...anzi. :-)

Michele ha detto...

Su internet tutti criticano tutto. Tutti sono esperti in qualche cosa. Moreno ha instaurato un dialogo con i lettori e deve purtroppo subire le ingiustificate critiche di persone che incomprensibilmente continuano a leggere un fumetto che non amano più.
I forum su internet hanno qualche centinaio di iscritti e molte meno persone davvero attive.
I lettori storici di Zagor o i nuovi lettori come me sono la maggioranza silenziosa.
Leggo Zagor per svago (visto anche il periodo di crisi e le difficoltà di vita). Se voglio complessità mi rivolgo altrove. Scrivere buone storie accessibili a tutti è, tra l'altro, un'operazione complessa e delicata. Il lettore smaliziato dovrebbe condividere con Moreno il suo buon mestiere, compiacersi del meccanismo narrativo messo in atto. E' questa l'ingenua bellezza del fumetto popolare.
Forza Moreno! Io non mi esprimo quasi mai ma questa volta ho voluto ricordarti che ci sono tanti lettori che apprezzano in silenzio!

Anonimo ha detto...

Sulla coerenza non hai nulla da rimproverarti, è quel "Panciottino” che rende tutto indigesto. Basta un piccolo ingrediente per rovonare un piato elaborato. "Il tocco magico”, non son tutti che lo possiedono .

Giampiero Belardinelli ha detto...

Questa storia è un ulteriore tassello di un autore che, come ho scritto tempo fa, si è sdoganato dall'eredità nolittiana. Per questo intendo - per far chiarezza - uno sceneggiatore capace sì di padroneggiare i cliché nolittiani non limitandosi però a ripetete la lezione, rielaborarando la ricetta spingendosi in territori narrativi inesplorati persino dal creatore letterario della serie. Questo non per incapacità, ovvio, ma semplicemente per motivi generazionali. Un'operazione simile a quella compiuta dal compianto Decio Canzio che, ereditati i testi del Piccolo Ranger, diede una sferzata di energia alla serie, pur peculiare con quel suo stile famigliare e intimista del grandissimo Andrea Lavezzolo.
L'avventura in Cile, chiudendo il mio ragionamento, è un altro singolare esempio del dolce stil novo zagoriano.

Giampiero Belardinelli ha detto...

Questa storia è un ulteriore esempio di un autore sdoganato dall'eredità nolittiana, cioè uno sceneggiatore capace di padroneggiare e rielaborare i classici cliché, creando così una ricetta del tutto nuova. In pratica, l'autore toscano ha percorso nuove vie narrative, toccando temi mai sfiorati, per motivi generazionali, ovvio, dal creatore letterario del personaggio.
Questa operazione mi ricorda quella compiuta dal compianto Decio Canzio quando ereditò, da Andrea Lavezzolo, i testi del Piccolo Ranger. Canzio diede una sferzata di energia distaccandosi dal clima famigliare e intimista del grandissimo Lavezzolo.