venerdì 21 febbraio 2014

VOLPI, PINGUINI E GALEOTTI







Continua il racconto del mio viaggio nella Terra del Fuoco, compiuto proprio mentre in edicola in Italia usciva un albo di Zagor in cui lo Spirito con la Scure raggiunge quella regione ai confini australi del mondo. Uno delle escursioni che è praticamente impossibile ignorare soggiornando qualche giorno a Ushuaia, dopo esserci arrivati (com'è più facile) in aereo da Buenos Aires, è la navigazione sul Canale del Beagle.  Si tratta di un braccio di mare, più a sud dello Stretto di Magellano e più a nord del vicinissimo Capo Horn, scavato da un antico ghiacciaio, e che unisce Atlantico e Pacifico, esplorato dalla nave che portò a bordo Darwin e Fitzroy. 

Il Canale del Beagle, nella Terra del Fuoco, divide Argentina e Cile

Chi non ha mezzi propri o non è imbarcato su una nave da crociera, si affida a dei battelli attrezzati che propongono varie alternative. Quella che ho scelto io prevedeva un tour dal porto di Ushuaia fino all'Estancia Harberton, una trentina di chilometri verso est, oltre il Faro in Capo al Mondo, con visita ad alcuni isolotti popolati da uccelli marini, foche, leoni di mare e pinguini. Poi, sbarcando ad Harberton, il ritorno è stato via terra, con un pullman, attraverso varie strade (molte sterrate) dell'interno. 



Navigare nello stretto è uno spettacolo unico per ciò che si vede tutt'attorno, e anche l'incontro con gli animali è emozionante. A bordo ho fatto amicizia con un gruppo di giovani che mi hanno fatto condividere l'esperienza del mate, la bevanda tipica del Sud America andino, che serve a socializzare come da noi la grolla valdostana. Il pentolino in cui il mate viene pestato nell'acqua passa di bocca in bocca. Il sapore è buono e veramente restituisce calore, energia e serenità. 

Il pentolino del mate e il thermos per l'acqua calda sono tradizionali compagni di viaggio degli argentini
Scambiarsi il pentolino del mate serve a socializzare

Navigando sul canale si ha modo di ammirare, oltre lo splendido panorama con il Cile da una parte e l'Argentina dall'altra, vari scogli e isolette popolati da pinguini, foche, leoni marini e albatri. Inoltre si vede il famoso faro alla fine del mondo, suggestivo ed emozionante. I pinguini visti nel loro habitat naturale sono uno spettacolo: per quanto possiamo averli ammirati in mille documentari, scorgerli a due metri di distanza e vederli goffi sulla terraferma quanto agilissimi come pesci in acqua è straordinariamente emozionante. Mescolati a una colonia di pinguini di Magellano c'erano due pinguini Imperatore, bellissimi. Ovviamente, lungo le rive del Canale non ci sono segni di insediamenti umani: niente paesi, città, strade. Meraviglioso!

Foche e leoni marini su uno scoglio nel Canale del Beagle

La pinguinera

Due pinguini Imperatore (più grandi, con le macchie arancione) fra quelli di Magellano

Lungo il viaggio sono sceso, con alcuni altri, all'Estancia Herberton, mentre il battello proseguiva sulla rotta del ritorno. Harberton è una meta che viene ignorata dai depliant turistici delle agenzie italiane ma per me era una tappa obbligatoria, perché è la fattoria fondata dalla famiglia Bridge dopo la fondazione di Ushuaia e dopo che la costruzione di un penitenziario e l'arrivo di nuovi coloni avevano consigliato un allontanamento (Lucas Bridge è l'autore del libro "Ultimo confine del mondo", di cui vi ho parlato). 

Il pontile dell'Estancia Herberton

Si possono vedere la casa dei Bridge rimasta com'era all'inizio del Novecento, la barca costruita da un fratello di Lucas Bridge di cui tanto si racconta perché fu con quella che vennero esplorate le isole e le insenature del Canale del Beagle, le vecchie strutture della fattoria la cui attività principale era allevare pecore (dunque recinti e attrezzi per la tosatura, e mille oggetti incredibili tra cui una "lavatrice" di legno a manovella, una caldaia a vapore che azionava i macchinari per la tosatura o della falegnameria, eccetera). Ho anche conosciuto l'ultimo discendente di Thomas Bridge, il padre di Lucas, uno dei fondatori di Ushuaia. L'Estancia oggi è un museo, e la famiglia si dedica, oltre che alla conservazione del posto, a un centro di biologia marina in cui si studiano soprattutto i cetacei (molto bello da visitare). 
I recinti per indirizzare le pecore alla tosatora

La barca delle prime esplorazioni del Canale, costruita da Despard Bridges

La caldaia a vapore che azionava le seghe circolari e i rasoi per tosare le pecore dell'Estancia
Quando sono arrivato io i naturalisti stavano per esaminare una giovane femmina di delfino trovata spiaggiata da qualche parte nei dintorni, per stabilire la causa della morte. Con molta gentilezza mi è stato fatto toccare il povero animale e mi sono state date tutte le informazioni del caso. Dopo un pranzo in un buffet per i visitatori, il ritorno in pullman mi ha fatto scoprire scenari sempre nuovi, tra cui quelli creati da alberi patagonici contorti dal vento.

Scheletri di balena davanti al centro di biologia marina di Herberton

Una biologa di Herberton (la ragazza con la maglia rossa) spiega ai visitatori la fisiologia del delfino recuperato morto dopo uno spiaggiamento, permettendo di toccarlo e rispondendo alle domande


A pochi chilometri da Ushuaia, a ridosso del confine con il Cile, c'è il Parco Naturale della Terra del Fuoco. Tra cileni e argentini non corre buon sangue, almeno da queste parti. Peraltro, è la Terra del Fuoco argentina quella meglio attrezzata turisticamente. Nel Parco c'è la fine (o l'inizio) della Panamericana, la strada che parte dall'Alaska e attraversa Nord, Centro e Sud America, 17.848 km che sarebbe bello percorrere tutti con un camper. 

La fine della strada Panamericana, iniziata 17.848 chilometri più a nord, in Alaska

C'è anche un breve tratto di ferrovia: esattamente gli ultimi sei chilometri di una strada ferrata a scartamento ridotto costruita nei primissimi anni del Novecento per portare i detenuti del penitenziario nel bosco dove erano obbligati (d'estate e d'inverno) a tagliare alberi e trasportarli a valle. Il carcere di Ushuaia, di massima sicurezza, era una sorta di Alcatraz: impossibile fuggire, perché attorno non c'erano che gelo e migliaia di chilometri di terre disabitate. 





Il treno dei carcerati seguiva il corso del Rio Pipo, chiamato così (in sostituzione di un qualche nome precedente) in ricordo proprio di un galeotto che tentò la fuga, chiamato Pipo. I suoi compagni lo videro qualche giorno dopo ridotto a una orrida statua di ghiaccio, morto congelato, proprio vicino ai binari, dove era tornato per cercare soccorso. Il carcere oggi è un museo che si può visitare, e anche la ferrovia si può percorrere, appunto nell'ultimo tratto, con un trenino a vapore, niente più che un giocattolo per turisti che attraversa però bellissimi scenari e ha il pregio di far scoprire ai visitatori, grazie alle guide e ai depliant, la storia del penitenziario e dei suoi prigionieri, la cui condizioni di vita non erano dissimili a quelle dei detenuti della Guyana francese che si vedono in "Papillon". Ho comprato tre libri sull'argomento, sarebbe bello raccontare la storia di uno di questi incarcerati e del suo tentativo di fuga. 


La Baia Lapataia nel Parco Naturale della Terra del Fuoco


Visitando il Parco, oltre a vedere flora, fauna e paesaggi meravigliosi, si arriva fino alla Baia Lapataia, mozzafiato, dove sono stati ritrovati i resti di molti insediamenti Yaghan (va detto che questo popolo chiamava se stesso Yamana). A proposito di fauna, proprio lungo una strada sterrata io e la mia guida ci siamo imbattuti in due tranquillissime e bellissime volpi che si sono lasciate avvicinare e fotografare prima di sparire nel bosco. Dopo quattro giorni in Terra del Fuoco ho ripreso l'aereo per raggiungere El Calafate, ottocento chilometri più a nord, nella Patagonia continentale. Ve ne parlerò prossimamente, se avrete la pazienza di ascoltare.

Ushuaia vista dal battello durante la navigazione sul Canale del Beagle

La sponda cilena del Canale del Beagle



Cormorani e leoni marini in condominio

Una colonia di cormorani
Ecco la pinguinera!



Pinguini in nuoto subacqueo, velocissimi come pesci

L'Estancia Herberton



Estancia Herberton



Gli alberi della Terra del Fuoco sono spessi contorti dal vento



Baia Lapataia, sul Canale del Beagle


L'ufficio postale alla fine del mondo




Il fiume Lapataia

L'Ensenada Zaratiegui
L'Ensenada Zaratiegui



Il fiume Lapataia e le vette della Cordigliera Darwin




1
Le cime innevate sono quelle della Cordigliera Darwin, in Cile


Il fiume Lapataia

Due fiumi corrono verso la Baia Lapataia





Un falco nel Parco Naturale della Terra del Fuoco


Il lago Roca


Io e la mia guida Bruno nel Parco Naturale della Terra del Fuoco




2 commenti:

Gabriele ha detto...

Foto semplicemente spettacolari. Complimenti...Ciao Gabriele

Paolo Bartolini ha detto...

Grande Moreno. Un viaggio fantastico. Ciao Paolo