domenica 3 maggio 2015

CHE VITA SAREBBE SENZA...




Ho un video di divertente da farvi vedere, ma prima di invitarvi a cliccare sul filmato che troverete in fondo a questo articolo, ho anche qualcosa di divertente da raccontarvi. La prendo un po’ alla lontana, sperando di non annoiare, ma certo che la morale della favola (che mi riguarda) possa riguardare anche tutti voi, che come me siete in balìa di quel che vi si dice addosso (un destino che ci accomuna tutti). 

Ecco i fatti. Tutte le settimane, da più di tre anni, devo preparare un articolo di cinque cartelle per le introduzioni dello Zagor di Repubblica. Uno dei pezzi del volume n° 174 sarà dedicato a Marco Verni. Per documentarmi, ho cercato in rete qualche sua intervista. Ne ho trovata una apparsa sul blog portoghese di Tex Willer, che ha anche una versione in italiano. Se volete, potete leggerla anche voi cliccando qui: vi assicuro che ne vale la pena anche se non siete abituali lettori di Zagor. Nello scorrere le risposte date da Verni all’intervistatore, ho trovato un paio di giudizi sul sottoscritto che mi hanno lasciato di stucco. 

Per esempio, parlando del nostro ZagoroneL’uomo che sconfisse la morte”, Marco ha detto: “Prima che uscisse in edicola, secondo me Moreno non aveva la consapevolezza di aver sfornato un capolavoro, forse perché è molto modesto (e anche insicuro) di natura”. 

In un altro passaggio della medesima intervista, il disegnatore dichiara: “Il motivo per cui è un piacere lavorare con  Burattini è che, nonostante la sua carriera (è colui che ha sceneggiato più pagine in assoluto di Zagor), è una persona umile e mai presuntuosa, sa ascoltare anche l’ultimo arrivato e sa mettersi sempre in dubbio, e (cosa più unica che rara) non si da delle arie, al contrario di tanti altri”. 

Perché sono rimasto a bocca aperta? Perché vengo da una settimana in cui da più parti sono stato bersagliato da critiche feroci di segno del tutto opposto. Qualcuno, tra gli addetti ai lavori con cui ho a che fare più da vicino, mi ha rimproverato di scrivere, negli ultimi anni, storie più brutte rispetto a quello del passato (mentre “L’uomo che sconfisse la morte”, che Verni considera un “capolavoro” è un racconto piuttosto recente). Qualcun altro, invece, mi ha attaccato accusandomi di essere un egocentrico e un vanitoso alla massima potenza. Tant’è vero che su Facebook sono stato costretto a scrivere un commento in cui mi sono cosparso il capo di cenere. In breve tempo, con quel post ho raggiunto oltre 4000 persone, sono arrivati più di 250 “mi piace” e si sono susseguiti decine e decine di commenti a mio conforto. Mi sono commosso. Ecco che cosa ho scritto:

Siamo alle solite. Pare che ci sia in Rete chi trova "insopportabile" il fatto che in questo mio spazio FB io pubblichi delle foto in cui mostro personalmente degli albi tenendoli in mano. Secondo il parere dei contestatori, sarebbe dimostrazione di intollerabile narcisismo. Personalmente, credevo che fosse un mezzo simpatico per promuovere libri e fumetti che a me piacciono (a titolo del tutto gratuito e disinteressato, peraltro). Mi pareva di aver trovato una formula semplice e divertente: il "selfie" con il libro in mano. Mi accorgo che c'è chi la trova detestabile. Non ho niente da controbattere, ovviamente, se non questo: nessuno è obbligato a seguire questa pagina, che è mia personale e privata. La parola "Zagor" fra virgolette è soltanto un nik che serve a identificarmi (ci sono altri Moreno Burattini) e la Rete è piena di gente che usa dei nickname. Tutte le descrizioni della pagina sottolineano il fatto che non è uno spazio "ufficiale" della Casa editrice ma una piccola e spiritosa postazione del sottoscritto. Il fatto che io offra la mia minimissima tribuna per promuovere Zagor è frutto di volontariato, e supplisce alla mancanza di una pagina Facebook zagoriana della Bonelli solo per mia privata iniziativa. Chi si lamenta di cercare notizie sullo Spirito per la Scure qui da me ed essere costretto a sorbirsi aforismi che non apprezza, foto del sottoscritto e materiali diversi da quel che lui desidera, ha sbagliato indirizzo. Nessuno può pretendere, spero, che io scriva nella mia pagina FB sotto dettatura altrui. Faccio del mio meglio per essere gradevole, se poi c'è chi non mi sopporta, me ne farò una ragione: mi auguro che costoro trovino di meglio altrove.

Morale della favola: per qualcuno sono “umile e mai presuntuoso”, per altri egocentrico e insopportabile. Per qualcuno non scrivo più storie valide, per altri “L’uomo che sconfisse la morte”, “Vendetta trasversale”,  "Il varco tra i millenni" o “Corsa disperata” sono dei capolavori. Docce scozzesi a gogò. A chi credere? Non lo so. Io so che sono spontaneo e assecondo l’istinto. Forse dovremmo tutti imparare a non curarci troppo dei giudizi altrui e fare del nostro meglio così come ci riesce. Prometto comunque di tener sempre conto dei consigli e cercare sempre di non credermi chissà chi, conscio di chi realmente sono.

Ma eccoci al filmato. Mentre si succedevano gli attacchi e le difese, mi è giunta la richiesta di collaborare a un “falso” spot pubblicitario in cui avrei dovuto vestire i panni del testimonial. Lo spot doveva essere realizzato da tre studentesse della Facoltà di Scienze della Comunicazione e Linguaggio dei Media della Cattolica di Milano, nell’ambito di un progetto sperimentale sponsorizzato dalla Dalani (nota casa di produzione di arredi domestici) che avrebbe premiato il video di miglior qualità (sempre per fini didattici e non commerciali, almeno in questa fase). Il video promozionale doveva durare tre minuti e avere quale passaggio obbligato la citazione di un film. Le studentesse, una delle quali figlia di un caro amico, hanno ideato uno slogan “Che vita sarebbe senza…” e hanno immaginato che io potessi rispondere “…senza la mia tazzina di caffè”. Nel caso che alla “puntata zero” (quella da me interpretata) ne facessero seguito altre, altri testimonial avrebbero dovuto fornire risposte diverse, sempre legate agli oggetti a marchio Dalani. Presi gli accordi, io mi sono scritto da solo il discorso che ho recitato, e le autrici hanno filmato e montato il tutto nel modo che vedrete. 

Il video è già online su YouTube (so che siamo in lizza per il miglior risultato fra chi ci ha provato). Ecco: immagino quelli per cui sono egocentrico e presuntuoso sbracciarsi nel dire che non ho perso l’occasione per mettermi in mostra. Io penso di non aver perso l’occasione per dimostrarmi disponibile, a titolo gratuito e come mi viene spontaneo fare, verso un amico che mi ha chiesto aiuto. Chi avrà ragione? Ah, saperlo. 









2 commenti:

Alberto Camerra ha detto...

Il discorso è complesso. L'esposizione mediatica ha un prezzo, Moreno. Spesso chi giudica il brand di una persona, su un social network o su altro spazio di rete, non lo commenta valutando l'intero operato. Questo perché si ferma al post, alla fotografia o al commento singolo, senza volontà o tempo per approfondire il resto della struttura. Così, l'intervento del commentatore, rischia di diventare involontariamente superficiale (tranne i casi, spero rari, in cui il commento è volontariamente negativo e gratuito).
Complimenti, a proposito, per quelle cinque cartelle che scrivi da tre anni, e che da tre anni io leggo (oltre al resto).
Un caro saluto.

CREPASCOLO ha detto...

Caro Morbur, avevo letto l'intervista di Marco Verni tempo fa e ho da qualche parte anche le parti censurate immolate sull'altare della sintesi come quella in cui il " talebano" della saga di Zagor afferma che, siccome il suo mentore Gallieno Ferri soleva farsi chiamare Fergal agli inizi della sua carriera, intende siglare le sue tavole come Maver, sempre che i probiviri SBEllici approvino. Io plaudo fino a spellarmi le mani xchè per un pelo Crepascolino non si è chiamato Giacchirbi e ti assicuro che ancora non ho perdonato don Koso che si è opposto al nome di battesimo da me scelto xchè " il King non è anche un santo ". Pfui.

Domenica sera ho accompagnato Crepascolino e Crepascola a vedere gli Avengers battersi tra di loro e con Ultron. Sala quasi vuota xchè i milanesi erano o allo Star Wars Day ( come noi al mattino ) o alla Expo. Il mio cucciolo ha apprezzato la storia ( nel silenzio concentrato dei Marvel Zombies, quando Ultron esce di scena si è sentito il suo squillante ed allegro ciao ciao ! ) a parte " le scene sdolcinate " ovvero la Vedova Nera che blandisce Hulk riducendolo a Bruce Banner in una ennesima rilettura del mito della Bella e della Bestia. Illuminante: il pubblico del futuro - qui brillantemente rappresentato da 'Lino - non ha fatto una piega mentre il robottino furibondo ed i pichiatelli in costume radevano al suolo quartieri di New York o se le davano di santa ragione su di un piccolo staterello inventato che Ultron stava facendo levitare x poi tentare di precipitarlo sul pianeta, ma ha mal digerito pochi minuti di conversazione tra due esseri umani che cercavano un punto di contatto xchè era una interruzione del "flusso".
Hai sconfitto la morte di Zagor combattendo insieme a Maver ed altri come lui, ma devi resistere alla tentazione di prendere Pat e Cico e metterli a discorrere davanti ad una tazza di caffè sulla veranda della loro baracca
( prima o poi avranno una veranda e temo che uno dei tuoi collaboratori possa pensare anche ad un soppalco ) tra uno slugfest con zombie cyborgs emersi dalla palude ed un incontro ravvicinato del terzo tipo con alieni tentacolati. E' un attimo: una saga spalmata su tre albi e spacciata come punto d' accesso ideale x nuovi lettori che perde di efficacia x quattro paginette a sei vignette di campo e controcampo. Se proprio proprio, il caffè deve essere assunto in un secondo, come fa Fantozzi. E Cico può anche reagire come il ragionier Ugo.