sabato 18 giugno 2016

BENEDETTA PRIMAVERA



Ringraziando la mia buona stella, la primavera che sta per concludersi ha portato qualche piccola scaglia d'oro che sarò felice di ritrovare  tra la cenere quando il gran falò di tutto il resto si sarà consumato. Vorrei approfittare di questo spazio per annotare e lasciare testimonianza di alcuni momenti che mi hanno visto protagonista o almeno testimone negli ultimi mesi, in modo che, se mai dovesse servire, se ne possa conservare la memoria.


Comincio con il libro che sta per uscire, in corso di stampa mentre pubblico queste righe. Si tratta di una antologia di 26 miei racconti, radunati sotto il titolo di "Dall'altra parte" (Cut Up Edizioni). Un cacciatore di diecimila anni fa e una biologa a bordo di un’astronave in viaggio da diecimila anni nello spazio. Nel mezzo, figli che vogliono uccidere il padre e madri che cercano di sopprimere i figli. Ma anche alieni che invadono il nostro pianeta e vecchi che si risvegliano nella tomba. Per non parlare di un mendicante che perseguita coloro che gli negano l’elemosina e dell’ultimo uomo rimasto sulla Terra. E poi, ci sono i morti che varcato il confine si trovano dall’Altra Parte al cospetto di Dio. C’è pure una moglie che uccide il marito a colpi di ferro da stiro. Non mancano i draghi, gli alchimisti, i fumettisti, i cuochi, i preti di montagna, i lupi, i mutanti e i viaggiatori partiti per la Patagonia. Il pezzo forte però è un racconto inedito con Zagor, lo Spirito con la Scure. Il tutto illustrato da venticinque disegnatori di fumetti con la prefazione di Sebastiano Mondadori. Il prezzo? Un affarone: 15  euro. Lo troverete dall'inizio di luglio in libreria e on line. Ne riparleremo molto presto, e a lungo. Posso solo dire che, così come negli "Utili Sputi di Riflessione" (di cui si è esaurita anche la prima ristampa), dentro queste storie c'è molto di me. 



Su "Fumo di China" 250 (un numero comunque importante e da collezione, anche solo per il paginone centrale con Valentina di Crepax nuda, opera di Corrado Roi) c'è una mia lunga intervista opera di Marco Grasso. Una delle risposte è questa: "Inizialmente il mio intento era quello di imitare Nolitta, mimetizzare le mie storie quasi che non si dovessero riconoscere rispetto alle sue. Ovviamente non avevo speranza di essere confuso, però sarei stato felice di riuscire almeno ad assomigliargli. Con il tempo, inevitabilmente, la mia personale “calligrafia” è venuta fuori e ho iniziato a diversificarmi, anche perché i tempi cambiano e bisogna adeguarsi a ciò che si legge, si vede, si sente. Il linguaggio del cinema, della TV, della narrativa, dei videogiochi, della musica influisce sui gusti del pubblico e sulle modalità espressive degli autori. Anche senza volere si capisce a orecchio che certi ritmi devono essere diversi rispetto al passato, così come sono differenti i modelli a cui ispirarsi, le tematiche, le sensibilità. Credo di aver aggiustato il tiro nel massimo rispetto della tradizione: mi sforzo di essere fedele all’esempio nolittiano ma aggiornandolo al modo con cui oggi si raccontano le storie. Chi si lamenta di quanto Zagor sia cambiato dovrebbe invece rendersi conto (ed essermene grato) di quanto sia cambiato poco. Altri eroi, per sopravvivere, hanno dovuto cambiare molto di più."


Sul n° 19 di "Cronaca di Topolinia" c'è un mio ricordo di Gallieno Ferri intitolato "Ferri nel cuore". Un estratto è questo. "Ferri nel cuore: come chiodi conficcati che fanno male. Ma anche Ferri nel cuore, come il ricordo di Gallieno, un amico, e per me un secondo padre, che mai mi lascerà. E mai lascerà, credo, centinaia di migliaia (forse milioni) di lettori, in Italia e nel mondo, cresciuti leggendo le sue storie e sognando emozionati di fronte alle sue copertine. Quanti saranno, gli zagoriani rimasti incantati davanti alla cover di “Angoscia” piuttosto che di “Odissea americana”? Impossibili contarli, perché Gallieno ha disegnato lo Spirito con la Scure per cinquantacinque anni, attraversando più generazioni, ed è stato stampato e ristampato nel nostro Paese come in decine di altri. E soprattutto, è sempre riuscito a lasciare un segno. Non era autore che passava inosservato, che si confondeva nella massa, che si poteva dimenticare".




Sul n° 98 della rivista "Fumetto" dell'ANAFI, Maggio 2016, compare una breve storia di Gallieno Ferri intitolata "Il messaggio segreto", recuperata da un albo di "Tiramolla" del 1956. La storia è presentata da una mia introduzione. Eccone l'inizio.
"Quanti e quali sono i fumetti disegnati da Gallieno Ferri prima della realizzazione della prima striscia di Zagor, uscita in edicola nel giugno del 1961? Lo stesso autore, più volte interpellato in proposito, non ha mai saputo fare chiarezza. Fra le cose certe c’è la data del suo esordio come illustratore, appena ventenne, nel 1949, dei dieci numeri de 'Il fantasma verde', scritto e pubblicato a Genova da Giovanni De Leo. Poi, si sa di molti altri personaggi (Piuma Rossa, Maskar, Thunder Jack) realizzati per i mercati italiani e francesi, insieme a tante tavole di cineromanzi e cover di libri e albi. In Francia, fu strettissima la sua collaborazione con l’atelier di Pierre Mouchott, editore di Lione. Ma ci sono state anche tante storie 'libere' o collaborazioni di breve durata che sono sfuggite a ogni tentativo di catalogazione e che magari prima o poi verranno finalmente inventariate, ma che per ora non è facile rintracciare e incasellare!"
Nello stesso numero della rivista, Gianni Brunoro dedica ben tre lunghe recensioni ad altrettanti libri che mi riguardano: "Tex secondo Letteri", "La capanna nella palude e altri racconti" e il saggio-intervista di Laura Scarpa.




Oltre alla rubrica "I dieci domandamenti", ormai appuntamento fisso da un anno e mezzo, collaboro ormai abitualmente con "Il Vernacoliere" anche come autore di vignette grazie al sodalizio con il disegnatore James Hogg (assolutamente fiorentino a dispetto del nome).




Sabato 11 giugno 2016 ho presentato a Viareggio, presso la libreria Lettera 22, un reading di poesie di Geri di Gavinana, poeta illetterato della montagna pistoiese a cui ho dedicato due libri. Era la prima volta che le opere del Geri venivano lette in pubblico fuori degli abituali circuiti pistoiesi e garfagnini. I testi sono stati letti dagli attori del gruppo "Testo a Fronte". Il pubblico, scelto ma attentissimo, è rimasto colpito e incantato.

Mercoledì 1 giugno ho tenuto la terza conferenza di un ciclo di tre in viale Monza 140 a Milano, sede dell'Associazione "Naviglio Piccolo". I tre incontri (svoltisi a partire dal primo tenutosi il 16 marzo) hanno avuto per tema la storia e il codice del fumetto, la tecnica del fumetto e il fumetto bolentino. In quest'ultimo caso sono state realizzate anche le brochure che vedete nella foto.



Domenica 29 maggio ho partecipato a "Moncalieri Comics", dove si è svolto, in un tendone colore rosso del Foro Boario, un affollato e divertente incontro con il pubblico. Insieme a me c'erano Giuseppe Prisco e il solito Franco Lana, che vedete nella foto in mezzo ai suoi fan. Prisco ha formato un suo disegno distribuito in cento copie.

Sabato 21 maggio ho tenuto un incontro-presentazione dei miei libri, dagli "Utili Sputi" a "Tex secondo Letteri", presso la fumisteria "Mondi Paralleli" di Prato.




Martedì 24 maggio ho partecipato, con Michele Rubini e Mauro Laurenti (con me nella foto) a una lezione presso l'Università di Narni, Facoltà di Criminologia. Abbiamo parlato di come gli scrittori e i fumettisti utilizzano la figura del criminale nelle loro opere.



Lunedì 23 maggio ho tenuto due lezioni presso la Scuola Internazionale di Comics di Roma, ritrovando i miei vecchi amici Roberto Dal Prà (maestro di sceneggiatura), Rodolfo Torti e Dino Caterini.






Venerdì 6 maggio ho partecipato alla conferenza di inaugurazione della mostra dedicata a Joevito Nuccio nel suo paese, Sambuca di Sicilia, da poco entrato nel novero dei più bei Borghi d'Italia. Un luogo davvero magico, per le bellezze artistiche, naturali, gastronomiche e per le persone che ho incontrato.




Domenica 8 maggio ho inaugurato a Catania la mostra "Il volo di Zagor", curata da Marco Grasso. In quell'occasione ho partecipato con Marcello Mangiantini, Joevito Nuccio e Walter Venturi, a un dibattito con il pubblico nel corso del quale i Bonelliani Siculi e il forum ZTN mi hanno consegnato  una targa, una maglietta, un diploma con una poesia zagoriana e un albetto a sorpresa con gli auguri di amici e collaboratori per i miei primi 25 anni a Darkwood. La cosa più commovente è la copertina di Gallieno Ferri, ultimo disegno realizzato dal maestro. 
Stampa e TV all'inaugurazione della mostra "Il volo di Zagor"
L'inaugurazione della mostra di Catania con il sindaco Enzo Bianco

Zagor e Cico con me a Catania



Nella collana "Cattivik l'Integrale" della Panini si stanno ristampando, fra le altre, anche le mie storie del Genio del Male. Le ho trovate divertenti alla rilettura.


Mercoledì 27 aprile intervista a tutta pagina su "La Nazione" di Pistoia, a proposito della nomina della città quale Capitale Italiana della Cultura 2017.


"Italian way of cooking" contiene la mia ricetta mostruosa "Insaccato di cuoco", in cui insegno a cucinare un cuoco, che già vi ho fatto leggere in anteprima in questo spazio. Il libro è edito da Acheron, giovane casa editrice gestita (tra gli altri) da Samuel Marolla, apprezzato sceneggiatore zagoriano qui in veste di editore. Oltre alla mia ricetta e ad altre nove del genere, collocate in appendice, la magna pars del volume é costituita da un orrorifico romanzo di Marco Cardone che racconta di un ristorante toscano in cui si cucinano mostri.



Sabato 23 aprile sono stato ospite della trasmissione "Storiella" su Radio Popolare, condotta dal giornalista Maurizio Principato: un'ora di divertenti botta e risposta riguardanti il mio lavoro e il mondo del fumetto, ma anche aneddoti di vita vissuta. La trasmissione si può riascoltare in podcast o su YouTube.




Sabato 16 aprile ho partecipato con Marcello Toninelli a un incontro presso il Museo della Carta di Pescia (PT), nell'ambito di una manifestazione fumettistica. Il direttore ci ha mostrato gli archivi e fatto assistere a una dimostrazione su come si realizza la filigrana su carta fatta a mano. Davvero una straordinaria esperienza.



Domenica 17 aprile sono stato ospite a Torino Comics, dove ho presentato i miei libri e parlato del futuro di Zagor dopo aver ricordato Gallieno Ferri.



Il primo aprile, nel corso di "Collezionando" (la Lucca primaverile inaugurata quest'anno), si è svolta una mostra dedicata al mio venticinquesimo anniversario fumettistico e ho partecipato a un incontro organizzato dal forum SCLS: questa la targa che i formulati mi hanno consegnato.



Domenica 13 marzo, conferenza zagoriana a Cartoomics, presso la Fiera di Milano. Al tavolo cin me e Paolo Bisi la sceneggiatrice Gabriella Contu che sta lavorando a una storia di Zagor. Nella foto sullo schermo, Lola Airaghi che, a sua volta, si appresta a essere la prima disegnatrice dello Spirito con la Scure.

giovedì 9 giugno 2016

IL RE DI DARKWOOD



Il titolo è ironico, ovviamente, e l'ho preso in prestito dallo spiritoso disegno realizzato dagli Esposito Bros per l'albetto "Moreno Burattini: 25 anni a Darkwood".  La pubblicazione, di cui vi ho già parlato, ha una copertina inedita realizzata appositamente da Gallieno Ferri. Si tratta, anzi, dell’ultimo disegno che il maestro ligure è riuscito a portare a compimento pochi giorni prima della sua scomparsa, come mi hanno confermato i figli. L’illustrazione mostra Zagor che, nel 1991, unisce il sottoscritto, ancora giovanissimo, con il Ferri di allora: l’inizio di una collaborazione che ci ha portato a pubblicare in coppia ben 27 storie.


Se mi dilungo nel parlarvi ancora di questo spillato è appunto perché immagino che alcuni di voi possano essere interessati all’ultima cover dell’indimenticabile Gallieno, firmata soltanto con il suo nome di battesimo, come un estremo saluto. La pubblicazione che la presenta è stata ideata e curata da Marco Grasso e conta 32 pagine a colori con i disegni e le testimonianze  di decine di autori dello staff zagoriano, da (in ordine alfabetico) Roberto Altariva a Marco Verni.  Per informazioni su come reperirla, scrivete all'indirizzo marco.darkwood@gmail.com .

Vorrei però segnalarvi anche un articolo, scritto da Saverio Ceri per il blog "Dime Web". Si tratta di una nuova puntata della rubrica "Diamo i numeri" (che a lungo è stata ospitata in questo spazio), dedicata questa volta alla produzione zagoriana del sottoscritto. Potete leggere, se volete, tutti i dati nel dettaglio cliccando su questo link:
https://dimeweb.blogspot.it/2016/05/25-anni-darkwood.html

Per comodità mi limito a riportare i dati essenziali.

Tra il maggio 1991 e il maggio 2016 ho pubblicato 21.811 pagine di Zagor, contro le 15.172 di Guido Nolitta (lo batto, ovviamente, in quantità e non in qualità). Sono, di conseguenza, lo sceneggiatore che ha scritto più avventure dello Spirito con la Scure e di Cico di tutti.
In tutto, ho sceneggiato 112 storie.
Gallieno Ferri è il disegnatore con cui ho più lavorato: 4190 le tavole realizzate insieme.
Sono l'unico sceneggiatore zagoriano ad aver scritto racconti per tutte le collane: Zenith, Cico, Speciali, Maxi, Almanacchi, Color e Albi Giganti.
Ho scritto più tavole io di Zagor che Alfredo Castelli di Martin Mystere.
E con questo, i festeggiamenti possono dirsi conclusi (dopo mostre in varie città, premi, articoli e conferenze), ne riparleremo per il cinquantennale.
Ovviamente, detrattori permettendo.



domenica 22 maggio 2016

PRIGIONIERI DEL DESERTO



E' in edicola (anzi, la mia edicola di fiducia ha già finito la sua discreta pila di copie)  “Prigionieri nel deserto”, l’albo di Zagor n° 610 (Zenith 661), datato maggio 2016. La copertina, che vedete sopra, è opera di Gallieno Ferri.  I testi sono miei e i disegni di Marco Torricelli. Si tratta della continuazione di una avventura iniziata nei due volumi precedenti, che qui giunge a conclusione. Non è un caso che un albo uscito proprio questo mese porti la mia firma: ci tenevo che in occasione dei miei primi venticinque anni di storie zagoriane (il mio esordio sulle pagine dello Spirito con la Scure avvenne nel maggio 1991) di nuovo la programmazione permettesse questo piccolo gioco di date. E sono contento che sia ancora Ferri a firmare la copertina di questo episodio (avremo sue cover fino a tutto il mese di settembre). "Prigionieri nel deserto" si riallaccia a un classico nolittiano degli anni Sessanta, quello con il folle archeologo Vincent Krebs che in un deserto del tutto simile al Sahara, ma collocata nei paraggi della foresta di Darkwood, cercava di costruire una piramide di stampo egiziano e di dar vita a una sorta di regno di cui voleva proclamarsi faraone. E' chiaro che già negli intenti di Nolitta quel racconto si collocava nell'ambito delle avventure "fantastiche" di Zagor, al pari di quelle con i cavernicoli Padroni del Fuoco o con lo scienziato pazzo Hellingen che costruiva un gigantesco robot. Con in più l'aggravante (dal punto di vista del realismo) di una sterminata estensione dune di sabbia arroventate dal sole, assolutamente improbabili nel contesto geografico del Nord-Est degli Stati Uniti. Certo, a Darkwood hanno diritto di cittadinanza tutti gli scenari, ed è questo il bello dell'intuizione nolittiana, ma appunto non si lamentino i fautori delle storie con soltanto trappers e pellerossa: Bonelli voleva proprio la contaminazione fra i generi.
Esaminando le caratteristiche del racconto degli anni Sessanta, mi ha colpito il fatto che Krebs avesse un sogno che cercava di realizzare: divenire un faraone. E qual è la figura della mitologia diciamo mediorientale deputata a realizzare i desideri più incredibili? Inevitabilmente il Genio della lampada, quello che si mette al servizio di Aladino. Al di là della favola raccontata (tra l'altro) in alcune versioni delle "Mille e una Notte", il Genio rimanda alla figura del Djinn (la D è muta) e si collega anche a quella del demone ghoul, più malvagio ma che, in certe circostanze, poteva venire soggiogato. Considerando la ricchezza di testi e credenze della magia egiziana (è egiziano il mago più famoso dell'antichità, Ermete Trismegisto) ho immaginato che le ricerche  e gli studi di Krebs (sicuramente espertissimo egittologo) lo abbiano portato a scoprire il modo di poter dominare un Djinn e di imprigionarlo nel sotterraneo della piramide in costruzione (all'interno di un "sancta sanctorum" progettato per questo scopo, dunque con formule magiche di protezione e di contenimento incise sulle pareti). 
Ho saputo che qualcuno ha criticato la scelta di ricorrere a un Genio invece che a un demone dall'aspetto più "egizio", come avrebbe potuto essere un mostro simile alle raffigurazioni del dio della morte Anubi. Ma questo sarebbe stato noioso e prevedibile! Tutte le storie che hanno a che fare con la magia dell'Antico Egitto prevedono l'apparizione di Anubi o di mummie redivive o di antichi sacerdoti che riprendono vita. Ho voluto cercare di mescolare un po' di più le carte e puntare a mettere in scena qualcosa di più insolito (che è esattamente lo sforzo che si richiede a uno sceneggiatore). Chi voleva Anubi può facilmente sbizzarrirsi a leggere decine di storie scritte da altri.
Inoltre, ribadisco, Anubi non è tipo da mettersi al servizi di chicchessia, mentre un Djinn per sua stessa natura può venire asservito. E Krebs aveva appunto un desiderio da realizzare. Ho anche fatto balenare l'ipotesi che lo stesso deserto e i materiali da costruzione della piramide fossero frutto della magia del Genio, già chiamato dall'archeologo a dar prova dei suoi poteri. Ma certamente è il regno del Faraone Bianco, in un'altra dimensione, che era destinato a realizzare i sogni del folle Vincent; forse il Djinn aveva dato vita a quella realtà avendo interpretato a modo suo le farneticazioni di Krebs, o forse l'egittologo aspettava di poter avere il pieno e perfetto controllo della situazione (con lo studio di chissà quali testi portato a termine) per trasferirsi armi e bagagli nel suo nuovo universo costruito su misura per lui, chissà. Fatto sta che era con la maglia egizia che contava di rendere vero ciò che aveva in mente.
A mio avviso, la cosa sta in piedi ed è intrigante, anzi, è addirittura foriera di ulteriori sviluppi. Marco Torricelli ha realizzato scene magistrali e non posso che ringraziarlo. Adesso l'appuntamento con il sottoscritto, sulla collana Zenith, è per una storia in due puntate disegnata da Emanuele Barison, dal titolo "Non umani", in cui farà ritorno un vecchio nemico (quasi sicuramente non potete immaginare chi) e in cui, soprattutto, verrà introdotto un altro personaggio del tutto nuovo, insolito e destinato (nelle mie intenzioni) ad avere un ruolo importante in altre storie del futuro. Chi invece preferisce storie senza elementi fantastici troverò pane per i suoi denti con il Maxi di settembre, illustrato da Giuseppe Prisco, in cui torneranno Satko e i Cherokee. 



martedì 10 maggio 2016

VENTICINQUE ANNI A DARKWOOD




Quando me l'hanno mostrato, in una sorta di "festa a sorpresa" poco dopo l'inaugurazione della mostra "Il volo di Zagor" all'aeroporto di Catania, quasi non volevo crederci. Si tratta di uno spillato di trentadue pagine a colori, più copertina, con gli omaggi di tanti amici che ho avuto al mio fianco o hanno incrociato la mia strada nel quarto di secolo che ho trascorso a Darkwood. Fra questi, un disegno inedito (contenuto all'interno ma anche collocato in copertina) realizzato da Gallieno Ferri pochi giorni prima della sua scomparsa. L'illustrazione mostra Zagor che fa incontrare me, poco più che ragazzo, con il Ferri di venticinque anni fa, nella capanna nella palude: io scrivo, lui disegna. La firma è semplicemente: Gallieno. Tutto questo realizzato a mia insaputa, appunto perché doveva essere un festeggiamento inaspettato. 

Mi hanno commosso gli auguri di tutti, ma certamente scoprire che proprio Ferri mi aveva voluto lasciare i suoi negli ultimi i giorni della sua vita, ecco... davvero è qualcosa che fa venire il groppo in gola. Non ho parole per ringraziare chi ha contribuito all'iniziativa a partire da Marco Grasso, straordinario organizzatore di eventi e realizzatore di pubblicazioni, fino a Saverio Ceri, mio sodale fin dai tempi di "Collezionare" e "Dime Press", che ha compilato classifiche e statistiche della mia produzione zagoriana tra il maggio 1991 e lo stesso mese del 2016 (un lavoro pazzesco, il suo). 

Tornerò sull'argomento della mostra di Catania, inaugurata dal sindaco Enzo Bianco, che ha utiizzato parte del materiale già selezionato nel 2015 dalla Provincia di Pistoia per l'esposizione "Da Gavinana a Darkwood" e che dunque conclude un lungo percorso di un intero anno di festeggiamenti per le nozze d'argento del sottoscritto con il fumetto e con Zagor, ma dato che l'albetto è a disposizione degli interessati (in tiratura limitata e a un prezzo destinato solo a rimborsare le spese di stampa da parte di chi - non io - le ha sostenute), riporto qui sotto il comunicato che spiega come fare per averlo.


MORENO BURATTINI
25 ANNI A DARKWOOD



L'albetto "Moreno Burattini: 25 anni a Darkwood" è stato ideato e curato da Marco Grasso del Forum ZTN per festeggiare il quarto di secolo di carriera zagoriana del suo più prolifico sceneggiatore nonché editor di testata. Raccoglie gli inediti auguri scritti e disegnati di autori e amici che a vario titolo hanno incrociato il cammino zagoriano di Burattini. Presentato (a sorpresa!) l'8 maggio 2016 presso l'aeroporto internazionale di Catania in occasione dell'inaugurazione della mostra "Il volo di Zagor" organizzata sempre dallo stesso Grasso per Etna Comics per festeggiare anche i 55 anni di permanenza in edicola di Zagor. Presenti anche i disegnatori Marcello Mangiantini, Joevito Nuccio e Walter Venturi. 




L'albetto è di 32 pagine, full color su carta patinata in alta grammatura, con copertina inedita di Gallieno Ferri e include un poster celebrativo ideato da Marco Grasso e illustrato da Giuliano Piccininno. Per informazioni su come reperirlo scrivere a Marco Grasso all'indirizzo

Elenco autori che hanno aderito: Roberto Altariva, Dante Bastianoni, Paolo Bisi, Mauro Boselli, Alfredo Castelli, Saverio Ceri, Alessandro Chiarolla, Maurizio Colombo, Raffaele Della Monica, Domenico & Stefano Di Vitto, Esposito Bros, Gallieno Ferri, Giorgio Giusfredi, Bane Kerac, Francesco Manetti, Marcello Mangiantini, Luigi Mignacco, Joevito Nuccio, Mirko Perniola, Massimo Pesce, Alessandro Piccinelli, Giuliano Piccininno, Stefano Priarone, Giuseppe Prisco, Jacopo Rauch, Graziano Romani, Fabrizio Russo, Gianni Sedioli, Marcello Toninelli, Marco Torricelli, Walter Venturi, Marco Verni.


Io con Marco Grasso, organizzatore della mostra "Il volo di Zagor"

domenica 24 aprile 2016

CICO PALADINO



E' in edicola il n° 18  della collana a colori bimestrale dedicata dalle Edizioni If alla riproposta degli albi di Cico in ordine cronologico (quelli originariamente usciti, in bianco e nero, sotto il marchio Bonelli tra la fine degli anni Settanta e il 2007). Si tratta di "Cico Paladino", con testi mie e disegni di Francesco Gamba. Non è la prima volta che Cico, anziché narrare le proprie disavventure, racconta quelle di qualche suo avo. In "Cico conquistador", (originariamente uscito, su1992, in non casuale contemporanea con le celebrazioni per la scoperta dell'America), per la prima volta, il protagonista dell’albo non era stato il buffo pancione, ma un suo antenato giunto in Messico al seguito di Hernan Cortés. Sempre un antenato del nostro eroe è il protagonista del successivo "Cico cavernicolo”, una sorta di parodia de "La Guerra del Fuoco" (non tanto del film di Jean-Jacques Annaud, quanto del meno conosciuto romanzo di Rosny).  Un altro antenato, di cui si narrano le gesta nello speciale del dicembre 1998, è appunto Cicobrando paladino di Francia, la cui epopea viene oggi riproposta in versione technicolor. Francesco Gamba, divertente e divertito disegnatore , è in realtà autore di 127 delle 128 tavole di cui si compone l’episodio: una pagina, infatti, è stata realizzata direttamente dal sottoscritto, benché accreditato soltanto come sceneggiatore. Si tratta delle vignette illustrate sul drappo che Cico cantastorie appende a un muro per raccontare la storia di Baiardo, il cavallo parlante di Rinaldo. Proprio l’indimenticabile Francesco ha raccontato l’aneddoto in una intervista rilasciata nel 1999 ad Angelo Palumbo e pubblicata sul volume "Zagor, un'avventura senza fine", edito da Salvatore Taormina nella collana "Cronaca di Topolinia Special". Ecco che cosa dichiara Gamba: "Moreno Burattini è un puledro rampante pieno di entusiasmo. Mi procura documentazione, mi allega suoi disegnini per mostrare ciò che vuole, si fa in quattro quando sono a corto di testi. Quando abbiamo realizzato ‘Cico Paladino’, ha schizzato di suo pugno i disegnini impressi sul lenzuolo che Cicobrando appende al muro. Io ho trovato quegli schizzi così adatti all'uopo, che li ho solo lucidati e ritoccati! Temevo di rovinarne in candore, ridisegnandoli". Quanto al resto, mi sono divertito moltissimo a infarcire la vicenda di citazioni che vanno dagli episodi dell’ “Orlando Furioso” a Mago Merlino, quest’ultimo chiamato Rambaldo (non a caso “fabbricante di mostri”) in ricordo di Carlo Rambaldi, il papà di ET. Da notare come nella prima vignetta di pagina 31, allorché Cico vuol convincere il saraceno Alì El Gradass di essere un semplice menestrello e non lo scudiero di un paladino, nella mia sceneggiatura diceva di poterlo “giurare sulla Bibbia”. Un consulto redazionale suggerì che fosse meglio, per prudenza, non tirare in ballo la religione e i libri sacri, e dunque modificai la battuta. Da questo punto di vista, dopo diciotto anni i tempi non sono cambiati.

lunedì 11 aprile 2016

IL TESORO DELLA PIRAMIDE



E' in edicola  “Il tesoro della piramide”, l’albo di Zagor n° 609 (Zenith 660), datato aprile 2016. La copertina, che vedete sopra, è opera di Gallieno Ferri.  I testi sono miei e i disegni di Marco Torricelli. Si tratta della continuazione di una avventura iniziata nel volume precedente e destinata a concludersi nel prossimo. L'albo è uscito in edicola il giorno stesso della morte di Ferri.  
Sui rapporti fra questa storia e un classico di Guido Nolitta degli anni Sessanta, quello con il folle archeologo Vincent Krebs, ho già scritto parlando de "L'ombra del faraone", lo Zenith 659 di marzo. In questa seconda parte della storia (occhio allo spoiler se non avete già letto il racconto) viene inserito un elemento fantastico: la figura di un demone, la cui natura verrà spiegata nel volume successivo. Rimando dunque tutte le discussioni in proposito a quanto torneremo sull'argomento ad avventura conclusa. Per il momento non posso che ribadire una ovvietà: già la storia di Bonelli apparteneva al filone fantastico zagoriano, perché conteneva elementi del tutto alieni alle storie "di frontiera" basate sul realismo. Il fatto che a Darkwood ci fosse un museo di antichità egiziane, un deserto simile a quello del Sahara, un numero impressionante di schiavi al lavoro per costruire una piramide, uno stuolo di guerrieri in groppa ai dromedari, un architetto in grado di far crollare un edificio enorme solo tirando una leva... beh, non è certo più credibile della presenza di un solo demone misterioso dotato di poteri magici. Peraltro, questi poteri potrebbero persino servire a spiegare tutto il resto.  Chi volesse perciò contestare il demone in quanto personaggio "fantastico", senza nello stesso tempo aver niente da ridire su quanto di fantastico c'era già nella storia degli anni Sessanta dovrebbe quanto meno arrampicarsi sugli specchi. In ogni caso, l'avventura è piena di azione, di elementi esotici, di mistero, di tradimenti e di colpi di scena (almeno nelle intenzioni dello sceneggiatore) per cui si spera possa intrigare i più. 



venerdì 8 aprile 2016

L'ULTIMO SALUTO


Mercoledì 6 aprile 2016 si sono svolte a Recco le esequie di Gallieno Ferri. Il funerale ha avuto luogo nella chiesa di Megli, sulla collina che domina l'abitato, con una bellissima vista sul Golfo Paradiso, le cui acque Gallieno ha solcato per tutta la vita in barca a vela o in windsurf. Numerosissime le persone che si sono strette attorno alla famiglia, molte con la casacca di Zagor addosso. Sul feretro è stata posata una scure. Accanto alla bara c'erano i gonfaloni del Comune di Recco e del Comune di Rocchetta Vara (La Spezia), di cui Ferri era cittadino onorario per la sua lunga frequentazione del fiume Vara a bordo della sua canoa. Dopo la disastrosa alluvione del 2011, Gallieno aveva realizzato una stampa numerata e firmata da vendere per una raccolta fondi, che ebbe un notevole successo (questo a ulteriore testimonianza della sua sensibilità verso gli altri). La cerimonia è stata commossa ma serena, come serena è trascorsa la vita del Maestro. Graziano Romani ha intonato la sua canzone "Darkwood" e un lungo applauso ha salutato il feretro mentre usciva per la sepoltura nel piccolo cimitero di Polanesi. Tra i presenti anche molti autori di fumetti, zagoriani e no. A Gallieno è piaciuto il modo in cui lo abbiamo salutato, ne sono sicuro.










Al centro, Alessandro Chiarolla
Berardi, Mantero e Calza

Il figlio Gualtiero


domenica 3 aprile 2016

CARO GALLIENO



Caro Gallieno,
lo so che cosa mi vorresti dire, in questo primo giorno senza di te.
Lo so, perché ti conosco. 
E in effetti è come se le cose che sto per scrivere tu me le dettassi da chissà dove (ma sicuramente da un luogo incantato).
Ti conosco non soltanto da 26 anni (a tanto indietro nel tempo risale il nostro primo incontro), ma da una vita. Quando sono nato, Zagor già esisteva, e sono cresciuto avendolo accanto come un fratello maggiore, che mi temeva per mano difendendomi dai prepotenti e raccontandomi storie meravigliose per farmi fare bei sogni quando andavo a dormire. 
Perciò ti conosco da quando ho cominciato a perdermi nella foresta di Darkwood, che avrò avuto quattro anni e già sfogliavo i fumetti senza saperli leggere. Poi, c’è sempre stata una tua copertina in ogni momento della mia esistenza: quando ho cambiato casa che ero alle elementari, quando ho fatto la prima comunione, l’esame di terza media o la maturità, quando ho dato il primo bacio a una ragazza, quando fatto il mio primo viaggio all’estero o sono partito militare. Il fatto che poi siamo diventati collaboratori e addirittura amici (amici di quelli che si vogliono bene per davvero) è uno dei più bei regali che mi abbia fatto la vita. 
Si dice sempre che non bisognerebbe conoscere i propri miti, perché si rischia di restarne delusi: tu invece eri ancora migliore della pur bella immagine che di te avevano i tuoi lettori. Chiunque ti abbia conosciuto lo può testimoniare. Per me eri diventato un secondo padre. Quante lezioni di umanità, di ottimismo, di generosità, di serenità, di semplicità, di dedizione agli affetti e al lavoro ho imparato da te! E quante cose mi hai insegnato su quelle che erano le tue passioni: il mare, le barche, i fiumi, la natura, la montagna, i viaggi, l’arte, la storia. Sono diventato il tuo biografo (con due libri e tanti articoli a te dedicati) soprattutto per pagare il mio debito di riconoscenza verso i sogni che mi hai regalato e l’esempio che mi hai dato.
E adesso eccomi a piangere il fatto che non tu non ci sia più, anche se tutto qua attorno mi parla di te come se ci fossi: perché non sarei io, senza di te.
Ma, ripeto, lo so che cosa mi diresti se fossi qui (e lo so che ci sei). 
Mi diresti che in realtà non mi hai lasciato da solo perché sono in mezzo a migliaia e migliaia di abitanti di Darkwood (tutti i tuoi lettori) con i quali andremo avanti facendo tesoro dei tuoi insegnamenti. E Zagor resta con noi, a farci da fratello maggiore. 
Ma mi diresti anche che non c’è motivo di piangere, perché hai avuto una vita meravigliosa: te ne sei andato sorridendo (mai una volta che ti abbia sentito lamentarti per la tua malattia), lavorando fino all’ultimo giorno alla nuova copertina che ti avevo affidato, alla bella età di ottantasette anni vissuti come tutti vorremmo vivere, guardando il mare dalle tue finestre e dalla tua terrazza, con le montagne alle spalle. 
Hai visto la guerra e poi la pace, hai svolto bene il tuo lavoro (diventando un maestro riconosciuto da tutti nella tua arte), hai avuto quattro figli magnifici e uno stuolo di nipoti, e hai lasciato un segno nell’esistenza di milioni di persone in tutto il mondo, tutte innamorate dei tuoi racconti. Hai viaggiato e navigato, hai aiutato chi si rivolgeva a te, hai lavorato nel modo che volevi, disegnando ciò che ti piaceva disegnare e immedesimandoti nei tuoi disegni, con vera passione. Non hai mai smesso di lavorare anche quando avresti potuto, perché il lavoro era parte integrante della tua vita, e sei riuscito a farlo ai massimi livelli fino a quando ci hai lasciato. E sei stato amato come pochi altri fabbricanti di sogni al mondo. Sei stato Gallieno Ferri, insomma. Perciò perché piangere? Si può solo essere felici per te, per quello che sei stato, per quello che sei.

Hai reso il mondo un posto migliore, ed è questo l’unico vero compito di ogni uomo. Quindi, non ci resta che piangere per noi, se non sapremo fare altrettanto.