sabato 15 giugno 2013

CINEMA AL CINEMA 9



Proseguono le recensioni cinematografiche di Giorgio Giusfredi, mio personale consulente, nonché scrittore, sceneggiatore di fumetti e cuoco. I pareri che esprime sono sua responsabilità, ma di solito li condivido. In ogni caso, i complimenti e le critiche vanno indirizzate a lui.

CINEMA AL CINEMA 9
giugno 2013
di Giorgio Giusfredi



LA GRANDE BELLEZZA

Un film di Paolo Sorrentino. Con Toni Servillo, Carlo Verdone, Carlo Buccirosso, Sabrina Ferilli, Pamela Villoresi. Drammatico, durata 150 min. - Italia, Francia 2013

Cosa cerca uno scrittore durante la propria esistenza? Immagini, suoni, parole, odori, sapori, sensazioni e… una maniera per raccontarli. Un taglio, una voce o uno sguardo. Questo film racconta l’incessante ricerca dello scrittore Jep Gambardella (un sempre bravo Tony Servillo) di quella che lui chiama "la grande bellezza". Lo fa soffermandosi spesso a osservare il mondo attorno a sé e le sue numerose soggettive ci regalano lo stesso sguardo del protagonista. Momenti, scorci, di romanità e non. Perché questo, come erroneamente si è detto, non è un film su Roma o sulla bella vita. È un film su un uomo che fa un mestiere che, in Italia, non è neanche ritenuto un "vero lavoro". Così dopo il successo di un primo romanzo (di cui tutti nel film si ricordano), questo personaggio mette la sua penna al servizio dell’informazione scrivendo solo pezzi giornalistici. Si trasferisce a Roma – intesa come grande città, avrebbe potuto benissimo essere anche Milano – e diventa il re della mondanità. Sui sessant’anni però il baratro della noia dovuta al disincanto lo raggiunge e Jep si trova a fare i conti con la propria vita. Ci sono molte cose buone e alcune meno buone. Diremo solo quelle buone perché anche con qualche inciampo bisogna riconoscere che fare un film del genere non è da tutti. Molto bella la festa iniziale: la sensazione che si prova normalmente quando si entra in una sala con luci stroboscopiche e musica esagerata è ben rappresentata con montaggi di primi piani sconvolti sudati e danzerini che si fanno incontro alla camera. C’è anche un’altra scena che vale la pena citare. Nella parte centrale del film entra in scena Sabrina Ferilli che interpreta una spogliarellista burina che come da cliché aiuta il più dotto partner con la semplicità di alcune pensate. Bene, questo personaggio femminile racconta la sua prima volta con un calciatore che no fu molto abile a soddisfarla nel letto. Per sdebitarsi si mise a palleggiare e, nel film, rivediamo la scena in flashback. In quella breve sequenza c’è molto di più di un ragazzo che palleggia; c’è il disagio di una controversa situazione sociale. Proprio  questo rapporto tra lo scrittore e la spogliarellista rammenta il Roth newyorkese de "L’animale morente".


UNA NOTTE DA LEONI 3

Un film di Todd Phillips. Con Bradley Cooper, Ed Helms, Zach Galifianakis, Ken Jeong, Heather Graham. Titolo originale The Hangover Part III. Commedia, durata 100 min. - USA 2013. - Warner Bros

In questo terzo capitolo "la botta del giorno dopo", il famoso "hangover" arriva solo alla fine. Solo dopo alcuni titoli di coda. E, visto i nefasti risultati, c’è da chiederci se avremmo visto più volentieri il solito film che ricostruisce come si è arrivati a quelle drastiche conseguenze invece di un’articolata buddy buddy spy story. Un giallo degli equivoci. Detto questo il film è divertente, trascinato dal carisma dei personaggi e degli attori che li interpretano. Su tutti Alan e il suo candido acume corrosivo: “Mi vengono in mente tante persone che sarebbero potute morire invece di papà… tipo mamma”, dice all’elogio funebre del padre. Alcuni caratteri non sembrano rispecchiare quelli dei personaggi dei capitoli precedenti ma, alla fine, si fa qualche risata e vediamo concludere una saga che, in ogni capitolo, ha lanciato almeno un tormentone estivo… quale sarà quello di quest’anno?


SOLO DIO PERDONA

Un film di Nicolas Winding Refn. Con Ryan Gosling, Kristin Scott Thomas, Tom Burke, Vithaya Pansringarm, Yaya Ying. Titolo originale Only God Forgives. Thriller, durata 90 min. - Francia, Danimarca 2013

La violenza è bella quando è inutile e verosimile. E la violenza inutile è sempre verosimile. Perché la violenza è inutile. Un’inesorabile, divina, epica e apocalittica serie di eventi travolge Julian (il fascinoso e silente imbronciato Ryan Gosling), gestore di una palestra di thai boxe a Bangkok; primo dei quali la morte del fratello, suo socio in affari. Quest’ultimo, Billy (un laidissimo Tom Burke) cerca, ciondolandosi allegramente per le strade, una minorenne da stuprare. E, quando la trova, dopo aver fatto il suo porco comodo, la squarta. Questo primo delitto viene subito vendicato con il sangue e scatena l’avvento della madre dei due fratelli, Jenna, un autentica M.I.L.F-Fatale che incarna ogni genere di psicosi materna da Edipo a oggi, interpretata da Kristin Scott Thomas. Questa donna è la vera cattiva della storia. I piani di lettura sono diversi e l’avvolgente fascino di una città magistralmente fotografata al neon culla lo spettatore in un mondo che ha l’aria di essere surreale, quasi un post apocalittico sistema alla Blade Runner, e che, invece, è spietatamente reale. Anche le melodie della colonna sonora, soavi ed etniche, miste a scene di coreografica brutalità, ricordano ad alcune magiche scene di Jodorowsky; a cui questo film, peraltro, è dedicato. Il presunto distaccamento, la regia secca, sono solo finte tecniche di una narrazione fredda che, grazie a espedienti come quelli descritti sopra, è, invece, molto intimista e segue il punto di vista del protagonista, se sono possibili assiomi letterari al cinema. Tutto è visto con lo sguardo di Julian, persino le scene che lui non può conoscere. Qui alcuni storceranno il naso ma la bellezza del prodotto sta proprio nel taglio voyeuristico del regista, ovvia deformazione professionale, che si denota nel personaggio principale. Il morboso feticismo di mani maschili – ossimoro, dentro il film, di un tipo di lotta (la thai boxe) nella quale si usano principalmente i gomiti e le ginocchia – ricorrente ne è la prova. Le numerose soggettive di Julian che osserva le proprie mani, aperte e poi chiuse, e poi d nuovo aperte; l’uso di esse come unico strumento di piacere sessuale e, soprattutto, l’amputazione come punizione/espiazione. Quello che Ryan Gosling interpreta non è un eroe, e nemmeno un antieroe; è solamente un osservatore interno che, però, emenda colpe non sue, unicamente reo di una impassibile immobilità che invece che essere fastidiosa sublima gli atti quasi sacri del vero eroe della storia, Chang, interpretato dall’attore Vithaya Pansringarm le cui bolse impassibilità facciali ricordano Paul Meurisse il commissario Blot di Tutte le ore feriscono… l’ultima uccide. Questo oscuro personaggio, capace di letali mosse con la sua spada, canta estemporaneamente al karaoke seguito dal muto drappello di guardie-soldati. Chang è superiore a tutto il male in cui è immerso e si muove come un Dio del quartiere, lento e inesorabile. E come Dio tutto può e tutto dona; e punisce. Nonostante ciò, Gosling è un duro e stringe i pugni emulando la bronzea statua nella sua palestra. La statua che idolatra le gesta del polizziotto-Dio da giovane. Questo film è una sorta di New Hard-Boiled di cui fanno parte pellicole che sempre più ci stiamo abituando a vedere piacevolmente.


IL GRANDE GATSBY

Un film di Baz Luhrmann. Con Leonardo DiCaprio, Tobey Maguire, Carey Mulligan, Joel Edgerton, Isla Fisher. Titolo originale The Great Gatsby. Drammatico, durata 142 min. - Australia, USA 2013

Tradurre uno dei più grandi romanzi del ventesimo secolo è, allo stesso tempo, un successo e un rischio. Un successo perché la forza della trama e dei personaggi imbastiti da Fitzgerald non hanno niente da invidiare a un dramma di Shakespeare, anzi, per i temi trattati, superano il vate inglese in arguzia e modernità. Il rischio deriva dal trasporre il medium narrativo. Anche Lurmann cade nel tranello della prima persona, usando Carraway, il narratore del romanzo come narratore del film. La tentazione di fare ciò, si capisce, è forte per chi ha letto il romanzo, perché la prosa dell’autore americano è avvolgente e la sua voce arricchisce di locuzioni assolutamente funzionali la narrazione la storia. La voce fuori campo non funziona al cinema, tranne rari casi. Questo non è uno di quelli. Per il resto la pellicola segue la storia e non si può fare a meno di appassionarsi alle vicende amorose del Grande Gatsby. Torniamo al film che è in 3D e presenta alcuna curiosità: quando ci sono due primi piani che parlano, uno frontale e uno di spalle, quello di quinta, per la prima vola, forse, presenta una vera tridimensionalità perché oltre agli effetti 3D in questa pellicola si usa molto la messa a fuoco. Gli attori, tutti bravi – strepitoso come al solito DiCaprio –, aumentano il livello di pathos. Le famigerate feste di Gatsby sono belle e coreografiche, come nello stile del regista e, sempre nel suo stile, si riutilizzano musiche contemporanee riarrangiate sui ritmi dell’epoca. Le flappers sono quanto di più sexy si sia visto nel panorama della moda femminile e in questo film ce n’è una testimonianza. Consigliata la visione, ma ancora più consigliata la lettura del romanzo.


martedì 11 giugno 2013

INTOPPI CATANESI

In partenza per Catania!
Venerdì, sabato e domenica 7, 8 e 9 giugno 2013 si è svolta a Catania la terza edizione di “Etna Comics”. Io sono stato invitato a partecipare sia alla prima che alla seconda, e quando mi hanno chiesto di intervenire anche a quella di quest'anno, ho cominciato a pensare di venir considerato la mascotte della manifestazione. Ricordo i timori degli organizzatori nel 2011, quando non si sapeva se una kermesse del genere potesse richiamare abbastanza pubblico da giustificare il grande sforzo fatto per allestirla: andò benissimo, entusiasmo alle stelle. Nel 2012 l'exploit si è ripetuto, e nel 2013 l'evento è cresciuto ancora. Una grande festa per il pubblico ma anche per gli autori, invitati sempre più numerosi. La crescita è però anche culturale, dato che si sono moltiplicati i dibattiti, gli incontri e gli spazi espositivi. 

In particolare questa volta Catania ha ospitato una grande mostra su Sergio Toppi, allestita a pochi mesi dalla scomparsa del grande autore: un viaggio attraverso l'intera carriera di un immenso artista, curato con competenza e passione da Marco Grasso, riuscito a realizzare un excursus più che esaustivo su tutti gli aspetti, anche quelli meno noti e più insospettabili della sua produzione. Io stesso, che credevo di conoscere abbastanza bene l'opera del maestro milanese, ho scoperto sue illustrazioni per Quattroruote o per Selezione dal Readers Digest, così come scatole di giochi di società o tavole viste soltanto all'estero. Mi auguro che la mostra possa diventare itinerante perché vale davvero la pena di essere ammirata (in ogni caso resterà visibile a Catania ancora per qualche settimana, fino al 28 giugno). In chiusura, sono esposti alcuni omaggi di autori siciliani a Sergio Toppi, tra cui una tavola di Joevito Nuccio, quella che vedete in questa foto, che raffigura Il Collezionista, uno dei personaggi di ideazione toppiana, con in mano la scure di Zagor e attorno a lui altri cimeli fumettistici tolti a vari eroi di carta. Una mostra senza intoppi, solo in-Toppi.

Joevito Nuccio consegna a Marco Grasso il suo omaggio a Sergio Toppi.

Tra i numerosi ospiti bonelliani protagonisti di incontri e di dibattiti c'erano anche Luca Enoch e Stefano Vietti, protagonisti di una affollata presentazione di Dragonero, la loro nuova serie, ma anche Fabio Celoni (disegnatore di Dylan Dog), Giovanni Gualdoni (sceneggiatore di Dylan Dog), Val Romeo (disegnatrice di Nathan Never e di Dylan Dog), Joevito Nuccio (Zagor), oltre, naturalmente, al sottoscritto. Sono stato impegnato in tre incontri: uno su Toppi, seguito da un workshop sui segreti della sceneggiatura, più una consegna book da parte dei giovani disegnatori, ricevuti uno a uno per dar loro dei consigli.

Ma c'erano anche da presentare due pubblicazioni che contengono qualcosa di inedito uscito dalla mia penna. La prima, è un flip-book (cioè un albetto spillato double face, leggibile nei due sensi con due diverse copertine) dedicato all’eroe di Darkwood e all’Indagatore dell’Incubo, Dylan Dog. Vedete qui sotto la copertina zagoriana opera di Joevito Nuccio. Perché i titolo "ZagoReloaDyd"? Già lo scorso anno ho diffusamente parlato su questo blog del concorso Cover Reloaded, dedicato alle copertine di Gallieno Ferri: si trattava di vedere giovani artisti alle prese con una loro personale rielaborazione delle cover del maestro ligure. Quest'anno, il Contest si è occupato di Dylan Dog e i già tanti concorrenti della prima edizione, oltre settanta, sono raddoppiati. Perciò, la copertina zagoriana di Nuccio rielabora la cover ferriana di "Luna rosso sangue", mentre la copertina dylandoghiana di Fabio Celoni rielabora quella di Claudio Villa de "La dama in nero".



Ecco infatti qui sotto la parte dylaniata. Il disegno di Celoni, così come quello di Nuccio, è stato colorato da un grande artista, Attila Juhas, un croato che vive in California e che ha un vero e proprio talento per la colorazione ma anche come videomaker, dato che sono suoi alcuni stupefacenti trailers della Zagor TV (che vi ho mostrato più volte in questo spazio). Non solo: Attila aveva anche partecipato al concorso Cover Reloaded dello scorso anno, piazzandosi secondo. 



Ecco qui sotto il flip book come appare di costola, in modo da farvi vedere anche l'effetto double face. Costa 6 euro, conta 48 pagine a colori di carta ad alta grammatura, è curato da Marco Grasso e Giuseppe Reina e si può richiedere proprio a quest'ultimo scrivendo all'indirizzo tommasar@yahoo.it


Ma cosa contiene il flip book? A metà dell'albo, per dividere la sezione zagoriana da quella di Dylan Dog, c'è una celebre illustrazione di Gallieno Ferri che mostra lo Spirito con la Scure e l'Indagatore dell'Incubo combattere insieme contro gli zombi (un disegno realizzato per il n° 3 di Dime Press, una rivista in cui io avevo una qualche responsabilità, all'epoca, come qualcuno saprà).


Poi, nella sezione zagoriana, c'è una mia intervista a proposito di come nascono le copertine di Zagor (ecco qui sotto la pagina aperta). Ma c'è anche un ricco dossier sul concorso Cover Reloaded con la riproposizione dei tre lavori arrivati primo, secondo e terzo lo scorso anno (molto belli da vedere e confrontare con gli originali ferriani). A seguire, le matite, inedite, di alcune copertine realizzate da Mauro Laurenti per l'edizione storica croata. Anche nella parte dylandoghiana c'è una intervista in cui Giovanni Gualdoni spiega come si realizzino le cover di Dylan e alcuni studi inediti di copertine di Angelo Stano e Bruno Brindisi.


Ma, e qui arriviamo al mio contributo davvero inedito, "ZagoReloaDyd" contiene anche due mie storie zagoriane  mai pubblicate prima. Si tratta, per la verità di sole due tavole, ma ciascuna racconta una breve avventura spiritosa, disegnate e colorate da Attila Juhas. Attila si è anche incaricato di colorare le tre storielle mie, di Marco Verni e Gianni Sedioli in cui Zagor incontra i suoi autori. Tre storielle che si erano già viste, ma qui sono a colori. Dunque, una chicca collezionistica da non perdere.


Un altro mio contributo è inserito nel bellissimo catalogo curato da Marco Grasso in occasione della mostra su Sergio Toppi di cui vi ho parlato. Il catalogo, intitolato "L'incanto del segno", conta 170 pagine a colori, e costa 25 euro (verrà distribuito anche fuori dal contesto di Etna Comics). 


Io ho scritto un articolo dal titolo "Il Meraviglioso Toppi", dedicato all'opera del maestro milanese sulle pagine del "Messaggero dei Ragazzi", rivista spesso abbreviata in "Mera" (nella foto sotto, la pagina aperta). Ma accanto a me, anzi, prima di me, ci sono le firme di Milo Milani, Michel Jans, Laura Battaglia, Alfredo Castelli, Gianni Brunoro, Luigi Marcianò, Stefano Gorla, Sergio Zaniboni e molti altri che hanno voluto scrivere una loro testimonianza.



Oltre agli articoli, sono riprodotte tutte le tantissime opere esposte in originale nella mostra.


A proposito di Michel Jans, di cui ho citato il nome: si tratta del titolare delle edizioni Mosquito, in Francia, una Casa editrice che pubblica Toppi oltralpe (oltre a occuparsi anche di vari artisti italiani). La Mosquito ha dedicato all'illustratore, poco dopo la morte, un suo libro-ricordo con foto e disegni, da titolo: "Arrivederci, artista". Eccolo qui sotto.



Nella foto qui sotto sono con Jans in Piazza del Duomo a Catania insieme a Marco Grasso, curatore della mostra. Michel parla benissimo italiano e ho trascorso ore molto piacevoli con lui, sentendolo raccontare mille aneddoti dei suoi viaggi e dei suoi incontri con autori famosi.



Nella stessa piazza della foto qui sopra, io e Michel ci siamo seduti a far colazione con la brioche calda, la granita (mandorla e pistacchio) e il tè e il caffè: una squisitezza.

Colazione catanese

Oltre ai libri, le storie a fumetti, gli incontri con gli autori e gli editori, a Catania ci sono stati anche tanti momenti di festa in mezzo ad amici e a tanti lettori. Posso dire ormai di avere un sacco di amici siciliani, e non mi riferisco solo a Joevito Nuccio, divenuto una delle colonne grafiche di Zagor, che è venuto a Etna Comics portando a far vedere in giro in anteprima le stupefacenti tavole della sua prossima storia. Oltre a Joe, ci sono ovviamente Marco Grasso e Giuseppe Reina con le rispettive e adorabili consorti, e poi tutta una serie di altre carissime persone come Luigi Nigrelli o Monia Barbagallo (e qui mi fermo per non citare centoventi nomi). Ho avuto però anche la ventura di conoscere dei nuovi simpatici sodali di future zingarate, fra cui Massimo e Salvatore, i due che vedete nella foto qui sotto, che mi hanno contattato via Twitter e hanno voluto festeggiare il nostro incontro con un vassoio di dolci tipici catanesi, gli iris.

La consegna degli iris.

Poiché il vassoio era troppo ricco perché lo potessi finire da solo, ho chiesto a Luca Enoch e Stefano Vietti che mi aiutassero a far fuori le bombe caloriche che mi erano state lanciate contro. Come vedete dalle foto che seguono, Luca e Stefano non si sono fatti pregare.

Luca Enoch

Stefano Vietti
A proposito di Twitter, sono stati tanti quelli che mi hanno avvicinato per farmi, entusiasti, i loro complimenti. "Per lo Zagorone?" chiedevo io. E loro: "No, per Twitter, il blog e Facebook!". Però, devo dire, lo Zagorone di Gallieno Ferri ha ricevuto lodi da parte di tutti. Grazie, davvero, per come lo avete accolto. Nella foto sotto sono con Salvo, un edicolante di una fornitissima rivendita del centro storico, che ha ricevuto venti Zagoroni e ne ha venduti quindici: gliene rimangono solo cinque, perciò affrettatevi!

L'edicolante Salvo
A proposito anche di bombe caloriche, ecco qui sotto la torta di compleanno che io e altri 20 siciliani ci siamo spartiti al termine di una cena in un ristorante, sabato sera.



Si tratta della torta per i 52 anni di Giuseppe "Ramath" Reina, che la stessa età di Zagor: lo vedete qui sotto davanti al dolce prima di spegnere la fatidica candelina. Auguri!


Moreno Burattini, Marco Grasso, Giuseppe Reina, Joevito Nuccio a Catania.

mercoledì 5 giugno 2013

LA STORIA DI BETTY WILDING


“Ho letto lo Zagorone tutto d'un fiato, le lacrime erano comprese nel prezzo? Amo questa storia. Grazie per averla scritta!”. Questo il testo di un tweet che ho appena letto, quello di una lettrice, l’ultimo di una lunga serie di apprezzamenti e di complimenti. Ringrazio tutti di cuore. Sembra che “La storia di Betty Wilding, lo Zagorone di Gallieno Ferri, da poco arrivato in edicola, sia riuscito a far contenti un po’ tutti. Se ci sono voci critiche (e ce ne saranno di sicuro) non mi sono giunte. Addirittura, sembra che qualcuno abbia giudicato l’albo migliore ancora del già generalmente apprezzato albo gigante dello scorso anno, “L’uomo che sconfisse la morte”. Ne sono contento, e a questo punto incrocio le dita sperando che le vendite riescano, nonostante la crisi, a far mettere in cantiere anche il volume n°4, per il prossimo anno. Il primo Zagorone, disegnato da Marco Torricelli, fu realizzato per festeggiare il cinquantennale dello Spirito con la Scure, nel 2011: avrebbe potuto rimanere un numero unico e invece il successo dell’iniziativa ha spinto la Casa editrice a proporre un bis, nel 2012, illustrato da Marco Verni, di nuovo premiato dal pubblico. Adesso, l’arrivo di Gallieno Ferri non mancherà di suscitare interesse. Che poi il suo albo chiuda una trilogia o anticipi un quarto titolo, lo vedremo.

Dato che mi si accusa talvolta di “spiegazionismo” (come se si dovessero scrivere storie in cui capitano fatti senza spiegazione), non entrerò nei dettagli del racconto e non mi metterò a chiarire punti oscuri o passaggi apparentemente poco convincenti. Facciamo, per una volta, che chi ha capito capisce e chi non ha capito cerca di capire. Preferisco parlare, piuttosto, di quel che ho avuto intenzione di fare quando ho iniziato a lavorare al progetto. Innanzitutto, ho subito pensato che il vero protagonista dell’albo gigante dovesse essere Gallieno Ferri. Il Gallieno Ferri di oggi, certo, un maestro di 84 anni che non disegna come quando ne aveva dieci, venti, trenta o quaranta di meno, ma che appunto per questo andava celebrato, consegnato alla leggenda, facendo del suo Zagorone un evento nella programmazione bonelliana del 2013 e una punto fermo nell’ambito della cinquantennale saga dello Spirito con la Scure. Ferri, classe 1929, è stato il creatore grafico del personaggio, ideato insieme a Guido Nolitta (alias Sergio Bonelli), autore dei testi, a partire dal 1961. Dopo cinquantadue anni, il maestro ligure è ancora sulle breccia e continua a regalarci tavole e copertine. Nessun illustratore al mondo può vantare un simile record di longevità alla guida di un solo eroe a fumetti. Dunque, un volume di grande formato da lui realizzato era il doveroso omaggio a una lunga ed entusiasmante carriera che ha fatto sognare intere generazioni di lettori, non solo in Italia ma in tanti Paesi del mondo. Pochi disegnatori, come Ferri, sono così tanto amati dal suo pubblico, che annovera ammiratori di tutte le età che identificano l’eroe di Darkwood con la sua interpretazione. 



Un simile evento meritava un racconto in qualche modo “particolare”: “La storia di Betty Wilding” getta luce, infatti, sulla figura della madre di Zagor. Del padre, Mike Wilding, sappiamo già molto, se non tutto, dopo che sia Nolitta che Mauro Boselli, in due loro memorabili avventure (“Zagor Racconta” e “Il ponte del’Arcobaleno”) hanno approfondito l’argomento. Della mamma, invece, conosciamo soltanto il nome, o poco più. E’ giunto dunque il momento di capire chi fosse. Gli eroi bonelliani si sono spesso confrontati con le loro radici. Conosciamo il padre di Ken Parker, abbiamo assistito alla morte del fratello di Tex, sappiamo del rapporto conflittuale di Dylan Dog con Xabarax, in un racconto Mister No ha incontrato il papà. Il mio racconto sulla madre di Zagor si inserisce in questo filone, o in questa tradizione. Già era noto che Betty Wilding veniva dall’Irlanda: adesso capiremo perché ha lasciato la sua terra d’origine e dove e come ha incontrato quello che sarebbe diventato suo marito, conosciuto dopo che Mike era già stato radiato dall’esercito in seguito a una strage di indiani di cui si era macchiato quando era un giovane e ambizioso ufficiale desideroso di far carriera. Anche di questo aspetto si parla nello Zagorone.

Tuttavia, lo Zagorone non si svolge in flashback se non in poche sequenze retrospettive. L’avventura, piena di colpi di scena, è, per il resto, narrata “in diretta” e il dramma si svolge soprattutto nel presente dello Spirito con la Scure. C’è una fanciulla in pericolo che compare fin dalla copertina, e che è collegata (in un modo che scoprirete leggendo) con la mamma del nostro eroe. La storia, per quanto perfettamente e immediatamente comprensibile da tutti, è inoltre piena di riferimenti e addentellate con altre storie e collega fra loro varie vicende e strizza l’occhio al lettore, nella speranza di divertirlo con il gioco di rimandi e anche con il ritorno in luoghi già noti a chi segue la serie, come il Clear Water. Potrebbe essere divertente (invito chi ne ha voglia a farlo) rintracciare i tanti indizi.

Perché Ferri arriva solo con il terzo volume e non è stato lui a inaugurare la collana? Perché nel 2011 Gallieno era impegnato nella realizzazione del numero speciale a colori del cinquantennale (“Lo scrigno di Manito”). Del resto anche Galep, per una curiosa coincidenza, realizzò il terzo Texone dopo i primi due di Buzelli e Giolitti.

Per finire, uno spoiler. Chi non ha letto il racconto, chiuda immediatamente gli occhi. Cristian Di Clemente, su uBC, scrive che la mia sceneggiatura “è attenta al tumulto interiore vissuto da Zagor, sottolineato in varie sfumature (la commozione, il turbamento, gli scatti di nervosismo, l'impazienza) inserite con delicato equilibrio e senza la pretesa di trasformare lo Spirito con la Scure, tutto d'un tratto, in un 'supereroe con superproblemi'". C’è però anche il tentativo di non trasformare in una superoina neanche Betty Wilding, o meglio Elizabeth (Lizzy) Burton. Già il padre di Zagor è, a suo modo, una figura “eccezionale”, per quello che ha fatto e per le conseguenze che hanno determinato le sue azioni. Sarebbe stato strano che anche la madre fosse stata, non so, una principessa o una nobildonna in fuga. Quello che lo Zagorone chiarisce, sorprendendo il lettore, è che si tratta invece di una ragazza assolutamente normale, senza che però la sua vicenda sia banale. Ciò detto, l’avventura è consegnata al vostro giudizio, quello per il quale è stata pensata e scritta.


sabato 1 giugno 2013

MAGLIETTE



Durante lo scorso anno ho animato una rubrica sulla mia pagina Facebook in cui ogni giorno (più o meno) mi fotografavo con una diversa maglietta fumettosa (più o meno) della mia collezione di T-shirt. La rubrica si chiamava "La maglietta di oggi", ma dentro ci sono finite anche felpe, maglioni, giubbotti e cravatte. Nel mucchio ci sono finite anche magliette musicali, cinematografiche o di tema western, legate comunque al mio modo di essere e alle mie fonti di ispirazione. Un paio sono anche state ideate da me. Poiché Zagor è uno dei soggetti privilegiati delle T-Shirt, uno spiritoso lettore mi ha fatto giungere il fotomontaggio qui accanto. Tutte le foto pubblicate (75) sono raccolte qui sotto, comprese alcuni scatti "dietro le quinte" e una foto d'epoca (io ventenne vestito dallo Spirito con la Scure in una festa a tema). Mi consegno a voi senza vergogna.

La vestizione



Alan Ford

Il retro della maglietta precedente
Il dottor House




Superman
Magico Vento (disegno di Pasquale Frisenda)

Topolino
Tintin (presa a Istanbul)

La polo del forum ZTN

Il retro della polo del forum ZTN


Snoopy  (Joe Cool)

Indossata proprio il 3 novembre 2013

Consumer n° 721456985874552463

Thor
L'Omino Bufo
Non so chi sia la vespa, ma è carina
Don Zauker

La cravatta di Garfield
Capitan America
Maglietta di mia ideazione

Felpa dell'Uomo Ragno
Maglietta Zagor 50 anni
Fantasy
Ken Parker
Mortadelo y Filemon
Zagor (disegno di Marco Verni)
Grunf
Felpa di Flash Gordon
Giacca a vento di Zagor
Paperino
Foto d'epoca con Colombo e Boselli. Maglietta di Manara (Estate Indiana)
Foto d'epoca. Io giovanissimo con una maglietta cucita da solo
Maglietta del Feberbahce di Istanbul omaggio di un amico turco. Sotto, il retro (l'anno, 1961, indica a data di nascita di Zagor, non la mia)


Felpa del tour "Zagor King of Darkwood" di Graziano Romani
Anche Graziano Romani sta al gioco
Zagor (versione con il cerchio giallo con il bordo)
Felpa di Duffy Duck

T-shirt di Umberto Tozzi


Maglietta con la cover del libro "Tex no Brasil" di G.G.Carsan
Silver Surfer
Magico Vento (disegno di Goran Parlov)
Maglietta per il terremoto dell'Emilia (con mio figlio)
Maglietta croata con Cico che fa boxe con Rasputin
Maglietta di mia ideazione
Maglietta del forum SCLS e, sotto, il retro della stessa T-shirt

Maglietta Grunf sotto la felpa con Brontolo
Maglietta inquietante
Bob Rock
Dylan Dog

Zagor (disegno di Alessandro Piccinelli) e sotto, il momento in cui un lettore brasiliano me la regala, a San Paolo


Zagor (disegno di Gallieno Ferri per i 40 anni dello Spirito con la Scure in Croazia)
Maglietta di Riminicomix

Felix

Zagor (versione con cerchio giallo senza bordo)

Cravatta disneyana
Giorgio Giusfredi mi regala una maglietta acquistata a New York

La maglietta della libreria "Forbidden Planet" di New York, portatami di Giorgio Giusfredi

Felpa di Jack Skeleton

T-shirt della Zagor TV
Il retro della maglietta della Zagor TV



Haring


Zagor 50 anni (illustrazione di Mauro Laurenti)
Maglia di Tex Avery
Maglietta con l'autografo di Umberto Tozzi
Disegni pellerossa
Game Over
Il buono, il brutto e il cattivo
Maglietta della manifestazione GibiCon di Curitiba (Brasile)
Maglia di Topolino
Miele di Milo Manara
Maglietta western


T-shirt di Umberto Tozzi