lunedì 2 luglio 2012

CUZCO

E’ in edicola lo Zagor n° 564, intitolato “Cuzco”, sceneggiato dal sottoscritto e illustrato da Giuseppe Prisco. Ho già presentato le due puntate precedenti, intitolate rispettivamente “La mummia delle Ande” e “Sulle tracce di Dexter Green”. Questo terzo capitolo chiude una delle sottotrame in corso (quella legata al bieco don Cristobal Torres) e porta avanti le altre due, vale a dire la caccia all’archeologo che ha tradito lo Spirito con la Scure e che intende cercare le armi di Atlantide, e il rapimento della bella Soledad, la figlia della curandera Mama Jacinta, da parte dello spietato avventuriero Barranco. La narrazione giunge quasi in dirittura d’arrivo, perché nell’albo del prossimo mese, intitolato “La città sulla cordigliera”, la storia arriverà a conclusione dopo una cinquantina di pagine, permettendo l’inizio di un nuovo racconto che segnerà l’atteso ritorno di Gallieno Ferri


Una lettrice, quella che per prima mi ha fatto avere il suo commento, mi ha detto di aver avuto l’impressione che io ci sia stato, in Perù. No, non ci sono mai stato, ma ci andrò (così come, prima o poi, andrò in Patagonia), però ho letto tanto e ho visto tante foto e tanti filmati. Prisco è stato bravissimo a ricostruire scenari e tipologie umane. Il buffo è che si è trovato a dover disegnare le strade di Cuzco avendo in casa una collaboratrice domestica originaria proprio di quella città, che sgranava gli occhi riconoscendo la Plaza de Armas (foto sopra) o la fortezza di Sacsayhuaman (foto sotto).




Ho citato poco sopra il nome di Mama Jacinta. Si tratta di un personaggio che mi è venuto spontaneo inventare perché se c’è una cosa tipica delle culture andine è la figura della curandera. Se avessi mandato Zagor in Perù senza fargli incontrare una curandera, mi sarebbe sembrato di scrivere una storia come se il nostro eroe, girando per Darkwood, non incontrasse neppure un trapper. Perciò, documentarmi sulle curandere è stata la prima cosa che ho fatto. Una rapida ricerca in libreria mi ha permesso di scoprire i libri di Hernàn Huarache Mamani, in particolare quello intitolato “La profezia della curandera”. Mamani, indio quechua (proprio come Mama Jacinta) è l’ultimo erede di una stirpe di curanderos andini, allievo di un maestro depositario di antichi segreti del popolo inca. Leggendo i suoi scritti (che ho divorato, ma con il mio atteggiamento laico di sempre), ho appreso un po’ di cose sul culto della Pacha Mama (la madre terra) e sullo sciamanesimo femminile, in sintonia con l’anima del mondo. E’ stato Mamani a farmi capire che la mia Shyer poteva benissimo ricollegarsi a questo tipo di mistica, e che ci poteva essere un legame con il mito delle Amazzoni (che volevo affrontare in un’altra storia). Così, ho scritto “La progenie del male”, primo pezzo di un mosaico che a me sembrava, in prospettiva, molto affascinante. 

Riprendo dunque in mano Shyer e creo Mama Jacinta, e che cosa scopro? Che ci sono alcuni lettori che, anziché pensare a Hernàm Huarache Mamani, pensano che mi sia rifatto alla saga di Matrix e a quella di He-Man. Il che, peraltro, sarebbe cosa del tutto lecita: Nolitta si rifaceva ai B-movies degli anni Cinquanta, per creare i suoi mostri tolti di peso da film come “L’uomo lupo” o “La creatura della Laguna Nera”, oppure citava Virus e Brick Bradford nel dare vita a Hellingen e a Titan. Il suo esempio insegna appunto a ricevere e a ritrasmettere qualunque suggestione, rielaborandola. Dunque, se io avessi attinto qualcosa da Matrix non ci sarebbe stato niente di male, anzi, avrei seguito la lezione nolittiana. Solo che non è andata così. A Matrix non ci ho neppure pensato, e He-Man non l’avevo nemmeno sentito rammentare prima che qualcuno me ne citasse il nome.

 


Vediamo, in dettaglio, in che cosa Mama Jacinta potrebbe ricordare l’Oracolo di Matrix (nel fotogramma sopra). Così scrive un lettore a proposito: «Oltre ad una vaga somiglianza (provate a immaginare Mama Jacinta con il sombrero in testa), entrambe rappresentano un’anziana e gentile signora di colore che possiede il dono della chiaroveggenza con la quale consiglia e guida gli umani. In questo già le assonanze sono tante, ma se poi vogliamo entrare nello specifico del film Matrix e del mondo zagoriano, possiamo scoprire altre cose in comune. Dove si può scoprire come li famoso Oracolo abbia delle similitudini anche con Shyer. L’Oracolo è colei che spiega a Neo la natura dell’Universo. Ella rappresenta, la Madre Natura. L'Oracolo è la Madre Interiore collegata ai misteri della creazione e degli universi, è la Guida. Ella è la Grande Madre Natura (quella stessa forza discende nel piano fisico e si deposita nell'uomo). Ecco perché sa del vento, degli uccelli, degli alberi e di tutte le forme di vita, e lo induce a cercare colui che gli fabbricherà le chiavi per raggiungere la Sorgente, (anche Dexter Green cerca le chiavi della Conoscenza che aprirà la porta ai segreti della scienza di Atlantide). Per non parlare poi di Matrice che rappresenta le macchine nell'albo la Progenie del Male, lo stesso Matrix in italiano significa Matrice».



Trovo tutto molto interessante, ma nel fatto che sul fondo dell'Abisso Verde si citi una "matrice", se c'è stato un rimando a "Matrix" è stato un rimando involontario, forse solo perché certe parole "emozionano" o "fanno scena" più di altre, o più di altre ce le abbiamo nelle orecchie. "Matrice" è una parola italiana di uso abbastanza comune (soprattutto là dove si stampa qualcosa). E' un vocabolo che "suona" bene, sa di magia e di tecnologia al tempo stesso, è insieme antico e moderno, e non credo che non si possa più usare solo perché ha dato, in inglese, il titolo a un film. Film, peraltro, che io ho visto una volta sola e solo nella sua prima puntata (non ho visto i sequel), e non ricordo nessuna vecchia curandera che vi compaia. Se ci sono delle somiglianze tra l'Oracolo con Mama Jacinta è solo perché sia io che gli autori di Matrix ci siamo, evidentemente, rifatti a un archetipo eterno, quello dello sciamanesimo femminile. Anche in questo caso, le curandere esistevano prima di Matrix, non è che le hanno inventate gli autori del film. Dunque non è che siccome su Matrix compare una curandera, allora su Zagor non ne può più comparire una. Ci mancherebbe altro, no? Se c'è qualcuno che deve fare una profezia o rivelare misteri arcani, viene spontaneo pensare a una vecchia strega. Il futuro lo leggono le fattucchiere, in Matrix come su Zagor. Circa l'aspetto di Mama Jacinta, io ho digitato "curandera" su Google Immagini, sono venute fuori delle immagini, le ho proposte a Prisco e Prisco ne ha scelta una (quella che vedete sopra). Matrix non l'abbiamo neppure preso in considerazione. Come ho detto, la fonte principale di ispirazione circa Mama Jacinta sono i libri di Hernán Huarache Mamani: i poteri che ha la nostra Jacinta sono quelli di cui parla lo scrittore, e anche la storia del fulmine è presa da lì (e non da Matrix).  In pratica: esistono certi miti, certe filosofie, certe credenze, certe tradizioni, certe leggende, certe realtà a cui sia io, che gli autori di Matrix, per vie diverse e in tempi differenti ci siamo ispirati, come se avessimo attinto acqua alla stessa pozza. 

Il collegamento con He-Man fa capire ancora meglio come possa funzionare questo meccanismo. Il lettore notava la somiglianza, sia nel nome che nell’aspetto, tra Shyer e un personaggio femminile della saga, chiamato Sharella. Ora, il nome Shyer deriva da una parola inglese che significa “ombrosa”: mi è parso musicale e l’ho adottato. Sharella non ho idea di che cosa significhi, immagino che anche questo nome sia sembrato eufonico ai suoi autori. Riguardo all’aspetto, quello di Shyer l’ha inventato Gallieno Ferri nel 2001 quando si è trovato a illustrare “Darkwood Anno Zero”: può essere credibile che Ferri abbia guardato i personaggi della saga di He-Man? Figuriamoci: Gallieno si è semplicemente rifatto ai suoi punti di riferimento classici che sono i disegni di maestri come Alex Raymond. Raymond, dal canto suo, con le sue eroine del pianeta Mongo, ha ispirato centinaia di artisti, fra cui, evidentemente, i creatori di Sharella, chiunque essi siano. Per finire, vorrei tranquillizzare tutti quelli che, turbati dalle profezie dell’innocua Mama Jacinta (che davvero non fa niente di speciale) credono, non so perché, che Zagor si stia per trasformare in un supereroe o in un essere semidivino. Più sotto, dopo aver ammirato la Shyer di Massimo Pesce,  potete vedere un po' di figure femminili disegnate da Raymond: si capisce benissimo che sono donnine come queste a essere alla base di Shyer (e di Sharella, probabilmente, ma in modo automomo e indiretto).



Mi permetto comunque di far notare come in "Magia senza tempo" Nolitta trasforma Zagor in un eroe mistico e magico, al servizio di divinità trascendenti e incarnazione di una profezia, vestendo i panni del predestinato. Io non ho osato fare niente del genere. Ribadisco il concetto: Zagor non è un predestinato, ma le profezie che lo riguardano si limitano ad anticipare quel che accadrà e che sarebbe comunque accaduto, non perché scritto nel destino (che non esiste) ma solo perché letto in una dimensione dove il tempo non esiste e tutti i momenti sono contemporanei e presenti. Zagor non ha superpoteri. Shyer non ha preso il posto di Wandering Fitzy, ha solo "completato" il suo insegnamento con un po' di misticismo indiano (che Zagor deve pur aver appreso, se si presenta ai pellerossa come inviato di Manito). Faccio presente anche che sul numero 400 compare un'altra strega come Shyer, inventata da Boselli, Lyla: a Boselli però nessuno ne ha mai contestato l'uso (che io ricordi). C'è evidentemente un culto sciamanico femminile che ricorre su Zagor (l'idea è attinta dalla stessa pozza dei miti da cui attingono tutti gli autori). Per finire, Zagor non diventerà un supereoe, non si rivelerà essere un figlio di Atlantide, non cambieremo l'ortodossia nolittiana. Spero di aver tranquillizzato tutti!


       



18 commenti:

illustrAutori ha detto...

Come "non diventerà un supereroe, non si rivelerà essere un figlio di Atlantide"?? E io che mi aspettavo un reboot anziché uno starting point... ;-)

Lorenzo ha detto...

Queste "eroine del pianeta Mongo" sono molto molto molto carine, soprattutto l'ultima :D
Beati Zagor e Cico che se ne stanno al fresco sulle ande mentre noi soffochiamo per colpa di caronte... che vada all'inferno!!!

CREPASCOLO ha detto...

Zag non è un atlantideo. Non era nelle intenzioni di SBE ( " Quel tizio con la maglia arancione mi fa pensare agli omini del Subbuteo e quell'altro con la testa piatta ad un Fred Astaire in mutande " ), ma il signor Nolitta aveva un umorismo beffardo e stava meditando di trasformare Cico in un metaumano millenario.
Troppe colazioni di lavoro con i tre papà di Nat Never, a mio modesto avviso. O il rumore di fondo del BVZA che ipotizza altri mondi, altre dimensioni, macchine pensanti trascendenti, la teoria delle stringhe ed il Big Bang come probabilità di un evento che si verifica perchè osservato dall'innesco, una combo di quel serpente che si mangia la coda e di un misticismo che cerca la quadra con la scienza. Roba così. E' già difficile per un tizio come me calcolare l'IMU.

L'idea, in sintesi: prima di Atlandide e prima di MU, senza la I, esisteva una forma di vita unicellulare, gommosa e dolce come una caramella mu, che bramava l'abbraccio erotico con la proteina onde sviluppare una forma rudimentale di intelligenza. Passano gli eoni e Mu arriva alla conclusione che desiderare di ragionare è ragionare. Immagina il mondo, un mondo di proteine. Nasce un protomessico ripieno di Tex-Mex per gli organismi unicellulari. Poi arriva la teoria inventata dal BVZA x sostenere la saga del BVZM ( i due imperi contrapposti che si distruggono vicendevolmente ) e " Mu Prima di Mu " sparisce tra le pieghe di MM numero uno. Sopravvive solo una nostalgia sotto forma del fantasma di una particella che, parecchio tempo dopo, userà il corpo cicciotto del pard di Pat come veicolo.
Ogni tanto qualcosa affiora ed ecco spiegato l'amore del nostro per il cibo messicano ( e non solo).
SBE era lungimirante e aveva arruolato tra gli zagoriani anche gli Esposito Bros che sono abituati a disegnare anche in modalità sci-fi e kirbycentrica.
Avrebbe funzionato ? Il pubblico della prima ora avrebbe retto Cico di fronte ad un monolito che gli svela il suo " futuro dietro le spalle " come direbbe Vic Gassman ? Quien Sabe.

Michele P. ha detto...

cioè, gli andrebbe anche bene l'atlantidea adozione ma la verità è che lo zoccolo duro è anche tendenzialmente sessista.. è un ottimo inserimento nella serie secondo me, alla faccia dello zoccolo.

Leonardo Ancilli ha detto...

Quindi nel prossimo numero Zagor a Machu Pichu 100 anni prima che la scoprisse Hiram Bingham ?

Troppo intrigante !

Franco Lana ha detto...

Cuzco!! Molto belli i disegni di questo albo!

VALESASA ha detto...

1
Caro Moreno,
Ci riproviamo...ricordo benissimo quando avevo avanzato l'ipotesi che il nostro Zagor stava assumendo contorni non ben definiti che lo raffrontavano alla stregua di un film come Matrix o addirittura alla saga di He-Man(questo con un passato molto simile), avevo aperto il commento con la scritta :"Ora o mai più" convinto che mai come adesso ci saremo trovati di fronte ad un crocevia in cui bisognava fare delle scelte e dire chiaramente che strada voler intraprendere. Qualcuno ha preso sottogamba il messaggio altri ne hanno riso, impensabile che Zagor possa essere accostato come persona e per alcuni versi come storia a personaggi così diversi e fantasiosi. Quando ho spiegato queste analogie penso che le risate si siano spente in gola ai più scettici che non credevano a tanto, perchè anche se non era nelle tue intenzioni esiste un sillogismo che porta alle conseguenze esposte nei precedenti commenti. Capisco il depistamento per rendere accettabile questo cambiamento, quindi ecco tirar fuori la storia di Nolitta "Magia senza tempo" dove il nostro Zagor per risolvere una situazione senza via d'uscita, resa già fantastica dalla presenza di extraterrestri, ricorre alla magia indiana, ma questo non fanno di lui un essere poco reale, lo rendono semplicemente il degno successore di Rakum per risolvere in maniera episodica una vicenda difficile. Poi Zagor ritorna ad essere quello che è sempre stato.
Zagor affronta più generi ma li vive con gli occhi dei suoi lettori, semplici umani, quindi i continui esempi con altre storie non reggono quando stiamo riscrivendo il passato del personaggio dandogli nuova forma.
Proprio dopo questa ultima storia di Nolitta, ad avviso di alcuni lettori che seguono zagor da più tempo, inizia il declino del fumetto, il nostro protagonista perde quella carica umana, quella "leggerezza" che lo contraddistingueva nella prima fase, sopratutto manca lo Zagor più idealista, ribelle, grintoso, un pò romantico e malinconico, sicuramente più riflessivo e sorridente. Quindi ripeto risulta chiaro che il problema non è tanto il rifarsi a un film o vecchie storie ma è lo snaturare un personaggio riscrivendo parte del suo passato, dall'incontro con Shyrer ("Darkwood anno zero" aveva già suscitato delle perplessità nei lettori tali che continuare su questo campo minato era rischioso) giustificando il tutto soltanto per completare l'insegnamento zagoriano con un pò di misticismo indiano, se era per quello poteva bastare la figura di Moltiocchi. Non si tratta nemmeno di essere nolittiani ma rispettare il personaggio così come è stato concepito.
Da un commento in rete (che sposa completamente le mie idee) si parlava di novità zagoriane, sarebbe molto interessante leggere una tua considerazione:
“Con tutta l'umiltà del caso, sai cosa manca in queste anteprime? Invece di andare a riscrivere parte del passato di Zagor, legato ad un personaggio che lascia molto spazio alla fantasia e alla leggenda quale Shyrer, io andrei ad esplorare quella parte umana e reale di Zagor che ancora non è venuta fuori. A mio parere la chiave del successo del nostro personaggio è proprio nel suo carattere così umano. Nel mondo attuale in cui si vive tanto per se stessi, lui è un personaggio che fa delle rinunce per aiutare il prossimo, quindi andrebbe ampliata anche la sua sfera psicologica, ad esempio lo si potrebbe mandare qualche volta in Irlanda alla ricerca delle sue radici e quindi dare un aspetto più realistico al suo passato, che abbia quella voglia di scoprire finalmente da dove viene, ampliando di nuovi aspetti la storia (potrebbe incontrare un vecchio socio del padre, un parente, ma sono tanti gli aspetti rimasti inesplorati). Altra componente realistica che manca al nostro personaggio è quella di confrontarsi con i problemi quotidiani della vita, quali possono essere sentimentali, economici e quindi ritrovarsi qualche volta ad avere i normali grattacapi che abbiamo noi comuni mortali. Quando pensi che sarà possibile tutto ciò? “.

VALESASA ha detto...

2
Lo zagorone n.2 pur ritenendolo un ottima storia non è un capolavoro, almeno che con quest'ultima frase non si voglia dire di aver rivisto il nostro vero Zagor e di esserci liberati di un sosia poco apprezzato, allora posso dire che un piccolo capolavoro è stato compiuto non resta che proseguire su questa strada e vedrai che i lettori ti seguiranno. Quando prenderai consapevolezza di tutto questo te ne saremo grati.

MarioCX ha detto...

Eilà! Bel femminone Cecilia! Finalmente una bella donna vera! In carne, simpatica e col coraggio di mettersi contro il Marchionne di turno! (Moreno se vuoi censura pure).
Complimenti per la rinnovata dialettica tra Zagor e Cico: più da "amicizia virile" alla Tex e Carson.
Non sono omofobo, ma le continue smancerie a base di "pancione del mio cuore" e cuoricini emmessi dallo sguardo di Cico le ho trovate sempre un po' stridenti...ti ho spedito ieri il libello!
Ciao

Moreno Burattini ha detto...

Per Valesasa: Zagor non è un personaggio semplice che ha una sola "identità", ma è un character sfaccettato. Appunto per questo succede che molti lettori lo vedano sotto luci diverse. Per alcuni è un eroe scanzonato, per altri prevale l'aspetto drammatico, talora cupo, poi ci sono quelli per cui è un personaggio western (e vogliono vedere soltanto indiani). In realtà, neppure Nolitta ne ha dato una versione univoca e nel tempo anche il suo Spirito con la Scure si è evoluto. Ci sono comunque quelli che identificano Zagor soltanto con Nolitta. Però Nolitta stesso, per sua scelta, si è ritirato dopo meno di vent'anni di storie, e ce ne sono state dopo più di trenta affidate ad altri collaboratori (scelti da Nolitta stesso). Quindi Zagor è anche quello di Boselli, di Castelli, di Sclavi, di Capone, di Toninelli e, per ultimo, di Burattini. Bisogna tener conto anche di questo dato di fatto. L'evoluzione continua, e magari c'è già uno Zagor di Rauch o di altri e ce ne saranno ancora in futuro. Per finire, due cose. 1) Molti Occhi è uno scettico e non crede alla magia; 2) Zagor non tornerà dalla trasferta diverso da come tornò dall'Odissea Americana. Tranquillo!

VALESASA ha detto...

Finalmente dalla tua risposta mi sono reso conto che il mio commento è arrivato a destinazione. Grazie anche per il tono confidenziale che apprezzo molto, da la facoltà di essere più liberi di dire quello che si pensa. Naturalmente ci si confronta per imparare qualcosa in più su cosa piace ai lettori che sono “l’utilizzatore finale” e per capire meglio gli autori delle nostre storie. Ormai a poco a poco sto imparando a conoscerti e devo dirti la verità mi aspettavo questa risposta anche i continui parallelismi con altre storie, vedi Odissea americana :-) . Hai scritto : “Zagor non tornerà diverso da questa trasferta”, anche se non sappiamo cosa ci aspetta alla fine del mondo dove stai per mandarci tutti terrò le mie riserve ma non voglio prolungarmi su questo argomento finché non leggerò ;-) . Giusto per scherzare un po’ io avevo immaginato un punto di non ritorno, visto l’impronta che stavi dando alle storie, e quindi come nella scena cruciale del film “Gli intoccabili”, un po’ come sono gli autori di Zagor ;-), in cui Jimmy Malone (Sean Connery- il lettore) morente dopo lo scontro con gli uomini di Al Capone chiede al suo caposquadra Eliott Ness (Kevin Costner- capo redazione) : “ E adesso cosa sei disposto a fare?”. Una scena piena di significato, fa intendere nel momento in cui si è speso tutto per portare avanti la propria idea, chiede all’amico fidato di fare altrettanto per la stessa causa, in fondo noi non vogliamo altro che il bene del fumetto e già il fatto che si parli di Zagor con passione vuol dire che è vivo e bisogna dare nuova linfa vitale ai lettori. Concordo che Zagor ha vissuto tanti momenti diversi con svariati autori ma vorrei soffermarmi su uno “nuovo” come Rauch, al momento non ne sbaglia una e anche per un lettore esigente come me non riesco a trovare difetti, tranne qualche inezia che non sto nemmeno qui a scrivere. Semplicemente bravo, completamente portato per il personaggio, a questo punto rimpiango la “Dime Press” che ci avrebbe permesso di conoscere di più su di lui. Non saprei dove seguirlo per capirne le sue passioni, cosa legge per ispirarsi nel proprio lavoro, il rapporto che ha con Zagor ecc. Moreno non lasciamolo scappare, anzi aiutalo a migliorare sempre di più. Purtroppo anche lui nella sua ultima storia su Zagor mensile ha dovuto adattarsi a questa strategia redazionale e abbiamo trovato un Aquila di troppo :-)
Permettimi di dire solo una cosa su Molti Occhi, anche essendo uno stregone e uomo della medicina, più volte ha curato Zagor, ma giustamente come dici è uno scettico e non crede alla magia, però ha aiutato svariate volte Zagor a consolidare il mito di eroe protetto dalle divinità, organizzando le sue spettacolari apparizioni (naturalmente conoscendolo a fondo è scettico sui suoi poteri divini ma lo aiuta per valide ragioni) quindi pratica anche lui una magia l’illusionismo. Posso affermare tranquillamente che è il personaggio che più ti somiglia, pur districandoti tra libri di arti magiche, fantascienza, presunti santi e miracoli vari non credi molto alle cose di cui leggi. Conservi il giusto scetticismo di Molti Occhi e non credi come lui (anche io) nei poteri divini dello Spirito con la scure.
Grazie ancora.

Franco Lana ha detto...

Trovo molto interessanti le considerazioni di Valesasa, anche se mi rendo conto, che è difficile mettere d'accordo tutti.

Warzak ha detto...

Prosegue bene l'avventura peruviana: ci sono momenti di potente drammaticità (una figlia che vede morire l'odiato padre...), di suggestiome magica, di fascino millenario.
In più, nell'episodio con Cecilia, ho apprezzato i richiami sociali, come avete fatto (mi riferisco a te e Boselli) già in diverse occasioni in passato, e uno Zagor sanguigno; inoltre, come ha scritto Mario CX, con un rapporto di amicizia più maturo. In queste ultime settimane, stavo risfogliando le vecchie avventure su Collezione Storica e tutto quell'umorismo di Cico (divertentissimo) oggi mi dà un po' fastidio e, secondo me, rendeva le storie più drammatiche "stonate" e troppo adolescenziali. Oggi, da almeno venti anni (ma anche prima, grazie a Toninelli), la serie sta esprimendo le potenzialità insite nel suo DNA, non del tutto sfruttate neanche nei capolavori nolittiani.
Il lavoro di Prisco, tornando all'avventura in questione, si mantiene su livelli eccellenti. Andatevi a vedere gli interni della villa di don Torres: uno spettacolo!

G. Belardinelli

Warzak ha detto...

Aggiungo un cosa che, essendo involontariemente comica, mi fa divertire: a volte, alcuni lettori esprimono il proprio dissenso, legittimo, concludendo il commento con un "te ne saremo grati", oppure "noi tutti zagoriani vogliamo uno Zagor così...". Mi domando: ma costoro scrivono da qualche Piazza Venezia, con tutto il popolo zagoriano riunito, e si fanno portavoce di tutti? ;-)

G. Belardinelli

VALESASA ha detto...

X Warzak: Simpatica la tua osservazione peccato che non tenga conto del fatto che dietro un commento potrebbe esserci un gruppo di amici che condivide una stessa passione e possa lasciare un messaggio corale oppure che esista una corrente di pensiero che possa portare talune volte ad usare il plurale per ripetere concetti già espressi da altre persone. Ma ormai è frequente, spero proprio non sia il tuo caso, fare dell’ironia su dei commenti per poterli screditare, molte volte non se ne discute nemmeno il merito ma basta una frase fuori posto o spiegata male per disinnescare anche la più giusta delle critiche. A tal proposito pensavo ad esempio a una richiesta di un lettore, non proprio compresa, che voleva vedere più spesso gli indiani nelle storie di Zagor. Partendo dal fatto che ogni idea è rispettabile e degna di considerazione, quando poi questa è civile e parte da un pubblico che affronta dei sacrifici per seguire un personaggio ancora di più merita ascolto, è anche vero che il buon Moreno in contrapposizione a questa avventura Sudamericana ci aveva promesso che Darkwood non ci sarebbe mancata nelle altre uscite. E’ bene ricordare che il nostro Zagor si è meritato l’appellativo di Spirito con la Scure anche perché in più di un occasione si è posto a difesa del popolo rosso, ad eccezion fatta per lo zagorone, quindi non ci sarebbe stato niente di male vedere nello speciale ma anche nel maxi in uscita, qualcosa di riconducibile agli indiani.

X Moreno: Nell’ultimo albo mensile in edicola “Cuzco”, viene introdotto un tema molto interessante, mi riferisco alla divinità Inca Viracocha, argomento che però risulta in alcuni tratti abbastanza soporifero.
Essendo questa per molti versi una leggenda, esistono pagine il cui discorso è “appesantito” e anche poco aiutato da tavole abbastanza statiche che non fanno altro che rappresentare Dexter Green e il suo aiutante che riempiono le borracce, cavalcano e ecc. occupando addirittura 7 pagine della storia. Forse se il racconto fosse stato animato da disegni aventi maggiore azione ne avrebbe beneficiato anche il testo.
Leggendo un guida turistica sulla Patagonia questa si esprimeva così:” Le antiche mura di Cuzco sono formate da immensi macigni che si incastrano con una tale precisione da far ritenere impossibile che non vi sia stato l’intervento di civiltà superiori ed extraterrestri, il mistero si infittisce a Nazca, dove i grandi disegni millenari sono comprensibili solo se visti dal cielo”. Non sarebbe male vedere una versione moderna degli Akkroniani.
Ciao a tutti.

Warzak ha detto...

Non entro nel merito dei tuoi argomenti, caro Valesasa, e chissà potrebbero giusti e più qualificati dei miei: resta il fatto che io potrei dire di avere il sentore di dieci, venti, trenta, quaranta persone che la pensano come me, ma non potrei mai usare il termine "noi" per indicare il pensieri di quarnatamila lettori.
Quindi, nessun tentativo di screditare una rispettabilissima opinione che, insieme a miei amici letori o colleghi di critica fumettistica, non condivido ma rispetto al 100% considerata la maniera intelligente e non provocatoria dei tuoi argomenti.
Il punto è solo questo e quindi non negare le argomentazioni altrui: tra l'altro, ho scritto molto sull'argomento zagoriano e non intendo certo dire a chi la pensa al contrario: "guarda hai torto!".
Però, insisto, quel "noi" è un po' fuori luogo...;-)
Con amicizia zagoriana

Giampiero B.

P.S. Caro Valesasa, se vuoi, ti invito a procurarti il volume SCLS Libri, in cui troverai un'analisi dei cinque decenni zagoriani in cui troverai argomenti interessanti.

VALESASA ha detto...

La faccenda si fa sempre più simpatica ed è un piacere discuterne con una persona esperta e che sa relazionarsi. Ti dico la verità non capivo perché davi così importanza a questa parola "noi", in fondo io come lettore mi ero unito alla stregua di chi la potesse pensare come me.
Rifacendosi un pò alle canzoni, ricordo che ci fu un certo Luis Miguel che con la sua canzone "Noi ragazzi di oggi noi" inquadrava tutti i giovani in un certo modo, però c'era chi poteva riconoscersi in questa canzone e chi no, tanto è vero che Baglioni anni dopo se ne usci con "Noi no" e molti anni prima avevamo avuto Vasco Rossi che aveva detto "Siamo solo noi"...
Possibile che tutti questi cantanti erano fuori luogo? Fatto sta che comunque un pubblico si era riconosciuto in quelle canzoni e le avevano apprezzate.
Ma perché a volte può diventare così importante un "noi"? Eppure bastano solo due persone per fare un "noi", poi ho capito... Non è che esiste la paura del "noi"? Nei lettori non credo proprio, però potrebbe esistere in chi scrive per un pubblico e quel "noi" può diventare importante ai fini della vendita di un prodotto, perché "noi" è un numero imprecisato, ma quanti saranno? Mica tutti i lettori di Zagor? E ora che si fa? Allora è giusto rettificare mi rifarò alla canzone di Jannaci e diro "Quelli che....vogliono che venga fuori la parte umana e reale di Zagor senza rifarsi a maghi e maghette oh yes" .
P.S. Per favore dimmi come procurarmi il libro che mi hai segnalato, spero di poter seguire più spesso anche te.
Ciao a noi zagoriani e anche a chi non lo è o non sa di esserlo.

Warzak ha detto...

Puoi scrivere a Francesco Pasquali all'indirizzo elettronico sclsmagazine@gmaill.com
Il libro arriva a 370 pagine, raffigura tutte le copertine (strisce, Zenith, Scritta Rossa, Tutto Zagor ecc.) ed è tutto a colori.
I testi, di autori vari (tra cui il sottoscritto), affrontano, decade dopo decade, i cinquant'anni della serie. E in più ci sono altri articoli interessanti.

Con amicizia.

G. Belardinelli