sabato 10 gennaio 2015

JE SUIS GEORGES

Milo Manara per Georges Wolinski
I morti sono tutti uguali, ma a me a Parigi, il 7 gennaio 2015, hanno ucciso Georges Wolinski, uno dei fumettisti francesi che ho più amato.  Georges è stato ammazzato (“giustiziato” è un termine che non si dovrebbe mai usare, men che mai quando la vittima è un innocente)  insieme ad altre undici persone nel corso di un attacco terrorista nella sede di una rivista satirica francese, “Charlie Hebdo”, di cui era una delle colonne. Tra esse c’erano altri vignettisti, compreso il direttore, Stephane Charbonnier, detto Charb, le cui parole sulla paura dei fanatici, da cui era stato più volte minacciato, andrebbero incise sulla pietra di un monumento: preferisco morire in piedi che vivere in ginocchio. Come al solito, quando ci sono di mezzo la religione e le ideologie, non mancano coloro che hanno trovato il modo di giustificare i killers. Quelli di “Charlie Hebdo” se la sarebbero cercata, le loro vignette erano offensive. Non sono le vignette a essere offensive, è chi le legge che si offende. Se qualcuno si ritiene offeso, prenda la matita e satireggi pure lui, se ne è capace. Oppure se ne lagni, tenga il muso, scriva lettere di protesta. Nei casi estremi, se proprio è stata infranta una legge, si rivolga alla magistratura per far pagare una multa agli umoristi. Ma se prendi il mitra e macelli chi ha soltanto disegnato, è evidente che hai perso la ragione. Le idee si combattono con le idee. Se le combatti con le armi, vuol dire che le tue idee sono più deboli. Il fatto che Charb o Wolinski o chiunque altro disegnassero vignette che qualcuno non facevano ridere o che qualcun altro indignavano, non ha nessuna importanza rispetto al principio che quegli autori avessero il diritto (e perfino il dovere) di pubblicarle. Non può darsi in alcun modo il caso che un autore (scrittore, giornalista, cineasta, fotografo, disegnatore, poeta, filosofo, blogger) non possa esprimere il proprio pensiero nel timore di essere ucciso. Per questo il coraggio di “Charlie Hebdo” è una bandiera dietro la quale tutti dovremmo essere orgogliosi di sfilare. Personalmente rispetto i credenti di ogni religione e mai farei qualcosa per impedire a chiunque di manifestare o praticare la propria fede. Su questo non ci piove. Temo però, purtroppo, che alcuni credenti di alcune di queste fedi non siano altrettanto ben disposti verso gli altri quanto me. Non prevedo niente di buono per il futuro. Non sarà facile, per chi scrive storie per mestiere, continuare a lavorare con serenità. Dire qualcosa di troppo che suoni offensivo verso chissà chi potrebbe voler dire vedersi sterminare la famiglia, venire massacrato con un gruppo di amici, scatenare una rivolta popolare in qualche lontano (o magari vicinissimo) paese. Tutti ci censureremo da soli, per evitare il peggio. Non vedo come se ne potrà uscire, perché purtroppo i buoni vincono soltanto nei fumetti.

9 commenti:

Dario ha detto...

Condivido pienamente Moreno

alleluia ha detto...

Condivido le tue parole e le tue preoccupazioni!

Cicotenay ha detto...

condivido pienamente e la cosa è molto preoccupante, si prospetta un futuro nero...

Lorenzo ha detto...

Purtroppo molte persone hanno un concetto molto particolare di libertà d’espressione. Cioè che tale libertà è soggetta ad un limite. Quale limite? E stabilito da chi e con quali criteri?
In pratica, si può dire tutto tranne ciò che non piace a loro. Un esempio: mi è capitato di discutere, anzi di litigare con una persona che si arrabbiò moltissimo con me perché avevo osato criticare le adozioni concesse a donne single. Questa si è inviperita e me ne ha dette di tutti i colori! “perché tu non puoi offendere” continuava a ripetermi, anzi a urlarmi con gli occhi iniettati di sangue!!! Infatti, come dici giustamente anche tu Moreno, il problema è l'offesa, cioè persone che anziché reagire con una pernacchia o un vaffa oppure fregarsene e pensare ad altro, si incazzano e ti aggrediscono. E ci tengo a dire che tra queste persone ci sono moltissimi cattolici per i quali i concetti di laicità e libertà di espressione valgono solo ed esclusivamente in chiave anti-islamica.
Poi ci sono argomenti per i quali, di fatto, non esiste libertà d’espressione: aborto ed olocausto, per esempio. Chi non è allineato al pensiero unico viene immediatamente aggredito dai “moderati” ed etichettato come fascista, nazista, assassino eccetera.
Oltre al fanatismo anche l'ipocrisia, queste persone mi fanno pena!

PS: la tipa di cui parlavo prima, mi ha anche detto "i gatti mi fanno schifo"...per stronzate come questa la libertà di espressione va bene.

Giampiero Belardinelli ha detto...

Sarà dura la battaglia contro il terrore ma, ne sono certo, la ragione e la libertà vincerà sempre! Non solo io a dirlo ma la Storia...

Anonimo ha detto...

Quindi negazionismo e bestemmie rientrerebbero nella libertà d'espressione?
Ma quando mai...

Moreno Burattini ha detto...

Per il coraggioso Anonimo: non se dove Charlie Hebdo abbia fatto del negazionismo, e per me è difficile anche capire cos'è esattamente una bestemmia (fermo restando che io non bestemmio), ma di sicuro è una bestemmia verso qualunque Dio uccidere altri esseri umani.

Lorenzo ha detto...

«Quindi negazionismo e bestemmie rientrerebbero nella libertà d'espressione?
Ma quando mai...»

SI', CI RIENTRANO!!!
Fino a prova contraria, nessuno è mai tornato dalla morte e confermato l'esistenza di un dio. Ergo la bestemmia è un concetto che, di fatto, non esiste. Le religioni, TUTTE le religioni, non sono altro che delle favole, delle storie in cui molti credono e molti altri invece no.
Da qualche parte devo aver letto che "Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di RELIGIONE, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali". Per me è abbastanza chiaro.
Inoltre sarebbe ora che qualcuno, in questa appassionata discussione nata dopo i fatti di parigi, dicesse una cosa molto semplice, anzi banale: nessuno è costretto a leggere Charlie Hebdo e le sue vignette, così come non è costretto a leggere libri, giornali o fumetti che contengano qualcosa che potrebbe offendere i propri sentimenti religiosi. Idem per la tv e internet. Non ti piace? E' volgare? E' blasfemo? NON LEGGERLO! NON GUARDARLO! CAMBIA CANALE! Perché impedire a tutti, anche a chi non crede, di guardare qualcosa che potrebbe trovare interessante o divertente? Forse perché il problema è proprio questo. Alcuni credenti - cristiani, ebrei e musulmani - hanno paura che la satira sulla religione possa indebolire la religione stessa. Ridicolizzare alcuni precetti del cattolicesimo o dell'islam, soprattutto in materia di sessualità, per loro è un pericolo. Il pericolo che i loro figli un giorno possano abbandonare quella religione perché trovano stupido o demenziale alcune cose.
Ha detto bene moreno: «Le idee si combattono con le idee. Se le combatti con le armi, vuol dire che le tue idee sono più deboli»

Francesco Romani ha detto...

Gran bell' articolo!