giovedì 18 ottobre 2012

NIENTE ACCADE PER COSO





Continuo, come tradizione, a mettere insieme questi articoli con il "coso" nel titolo, che ormai sono già  undici, divisi per mesi: potrete cercarli cliccando sul link che rimanda di volta in volta a quello precedente, (nel caso vi interessasse farlo).  Per chi ancora non le conoscesse, le regole del gioco sono queste: più o meno una volta al mese, raduno in un unico articolo le cose più divertenti o interessanti (testi, immagini e facezie, segnalazioni) pubblicate sul mio “coso” su Facebook.  I testi che seguono hanno il pregio di essere brevi e scollegati fra loro, e dunque si possono leggere solo quelli che hanno il titolo più divertente o l'illustrazione più accattivante. L'ultimo articolo-coso pubblicato è stato quello relativo al mese di Agosto: In caso di coso.



L'INCONSCIO COLLETTIVO

1 Settembre. Telefono a mio figlio.
"Ma tu hai scaricato sul mio Ipad un'app così e cosà?"
"Sì".
"Senti, a me non piace e mi ingombra lo schermo... ho cercato di capire come si fa a toglierla ma dopo mezz'ora che ci provo non ci sono ancora riuscito. Che devo fare?"
"Ma è semplicissimo".
"Allora spiegamelo".
"Clicca e tieni premuta l'icona di una qualunque app per qualche secondo".
"Non succede niente".
"Perché non sai come si fa a premere sullo schermo, non usi la pressione giusta, non devi picchiare con l'unghia, devi appoggiare tutto il polpastrello, e vedi che l'icona reagisce e diventa scura".
"Ecco, ho fatto. E ora devo tenerla premuta? Per quanto?".
"Per poco, finché tutte le icone cominciano a ballare".
"E' vero, si sono messe tutte a tremare come se le scuotesse qualcosa dal di dentro".
"E vedi che in un angolo è apparsa su tutte una X?"
"Sì, lo vedo".
"Ecco, clicca sulla X dell'app che vuoi togliere".
"Fatto! Ed effettivamente l'app non c'è più".
"Te lo avevo detto che era facile".
"Scusa, ma a te chi te lo ha insegnato che si fa così?"
"Lo sanno tutti".
"Sì, ma chi te lo ha insegnato?".
"Boh. Lo so e basta".
Ci dev'essere da qualche parte un inconscio collettivo delle nuove generazioni digitali, a cui io non sono connesso.



IL FESTIVAL DELLE STORIE

3 settembre. Moreno Burattini, Tito Faraci e Paola Barbato, domenica 2 settembre 2012 al Festival delle Storie in Val Comino (Frosinone).



3 settembre. A me è sempre piaciuta questa pubblicità vecchia di quaranta anni.



DIECIMILA

5 settembre. La canzone "Caution" di Bob Marley, tratta dall'album "Sun is shining", che ho appena messo sull'Ipod copiandola da un CD da poco comprato, è la n° 10.000 della mia raccolta.


L'ESPERIENZA MISTICA

5 settembre. La focaccia di Recco. Esperienza mistica da fare a due passi dalla casa di Gallieno Ferri.


LA FOTO DELL'UOMO

5 settembre. Una rara foto del dylandoghiano della prima ora Luca Dell'Uomo, da poco ritornato in Craven Road.




IL WIRELESS DEL CUORE

6 settembre. Un amico, più o meno della mia età, oggi è venuto a trovarmi in redazione e mi ha raccontato le sue vacanze, trascorse in un bungalow al mare. "Ti sembrerà incredibile, ma ho ritrovato mio figlio", dice alludendo a un ragazzo di circa diciott'anni. E mi spiega: "A casa, è sempre su Internet, o davanti alla televisione, e di solito mi rivolge la parola per chiedermi dieci euro. Al mare, non avevamo la TV. Così, ci siamo ritrovati a giocare a carte, a ridere, a scherzare, a raccontarci cose, e l'ho ritrovato come quando era bambino, e ci parlavamo, e lui mi stava a sentire". Dovremmo scollegarci tutti dalla Rete e dall'etere, una volta alla settimana, o una volta a mese, e collegarci con noi stessi e con chi ci è vicino, a portata di wireless dal cuore.



TRADUZIONI

6 settembre. Come una vecchia lenza sceglie la traduzione di un romanzo. Voglio comprarmi una edizione de "Il grande Gatsby", di Francis Scott Fitzgerald. Vado in libreria e ne trovo tre. Una ha la traduzione classica di Fernanda Pivano, celebre traduttrice dei classici americani (a partire da Hemingway fino agli autori della beat generation), ma i cui lavori risalgono agli anni Cinquanta e Sessanta. Si sa che le traduzioni più datate, anche le migliori, rispondevano a principi diversi rispetto a quelle di oggi: allora si applicava il concetto dell' "accettabilità" da parte del lettore (un testo doveva poter essere "riconosciuto", non doveva dare un senso di straniamento, come se si parlasse di realtà che il pubblico non era in grado di interpretare), e perciò si traduceva "drugstore" come "farmacia", il football americano diventava "calcio" e se un personaggio parlava uno slang o aveva una cadenza dialettale o era sgrammaticato perché dipinto come incolto, o perché ubriaco, il traduttore uniformava tutti i registri su un linguaggio standard, in modo da non creare confusione. Oggi il criterio è quello del rispetto che si deve all'autore proprio perché si rispetta il lettore, il quale pretende quanta più aderenza possibile alle intenzioni dello scrittore. Perciò, se posso, cerco sempre le traduzioni più recenti. Esclusa la Pivano, ne restavano due. Apro una pagina a caso dell'edizione Marsilio con il testo a fronte (la più costosa: 24 euro) e vedo che Gatsby usa un intercalare tipico: chiama tutti con l'appellativo di "old sport". Guardo com'è tradotto da Serrai: "vecchio mio". Guardo com'è tradotto dall'altro traduttore: "vecchia lenza". Vecchia lenza? Chi chiamerebbe gli altri "vecchia lenza" a ogni piè sospinto? Preferisco "vecchio mio" e scelgo Serrai.



7 settembre. La cartolina di Buon Compleanno di Marco Grasso.


IL REGALO

7 settembre. Il corriere ha appena portato un plico da parte di un lettore, Filippo (Zenith 52), che conosco da molti anni, con un regalo di compleanno insolito e graditissimo: una copia originale, d'epoca, del giornale satirico "Fanfulla", datata 7 settembre 1882, ottanta anni esatti prima che nascessi io, centotrenta anni esatti da oggi. Grazie, Filippo!



IL TITOLO

8 settembre. Vista l'importanza che di solito (anche in Bonelli) si dà ai titoli, in considerazione del fatto che un bel titolo possa incoraggiare l'acquisto attirando l'attenzione del lettore e suggestionandolo, come sarà venuto in mente agli editori di Sartre e di Moravia di accettare "La nausea" e "La noia"?


RISTORATORI A CONVEGNO

8 settembre. Una volta, se al ristorante ordinavi un'insalata, ti portavano sale, pepe, olio e aceto. Oggi, per motivi misteriosi, al posto dell'aceto portano l'aceto balsamico di Modena o qualcosa spacciata per tale, che secondo me va bene per condire tante cose ma non l'insalata. Mi chiedo se davvero sia stato fatto un sondaggio per stabilire se l'italiano medio preferisce l'aceto balsamico a quello tradizionale o se lo hanno stabilito i ristoratori in un convegno.



DUE CITAZIONI E UN ANEDDOTO

8 settembre. Sto leggendo "Le gang di New York", di Herbert Asbury. Non è un romanzo, ma un saggio storico (da cui Scorsese ha tratto non l'omonimo film, ma l'ispirazione per il medesimo). In un paio d'ore sotto l'ombrellone ho trovato due citazioni da segnalare e un aneddoto da raccontare.
La prima citazione: "L'ispettore Alexander S. Williams inferse il primo grave colpo alle gang quando pronunciò e mise in pratica il famoso motto: 'c'è più legge nel manganello di un poliziotto che in una decisione della corte suprema'".
La seconda citazione: "Il credo fondamentale del gangster è che un uomo possiede una certa cosa solo fintanto che riesce a tenersela, e chi gliela prende non fa niente di male, ma semplicemente dimostra la propria astuzia".
L'aneddoto: "Monk Eastman lavorava come buttafuori in una sala da ballo dell'East Side. Manteneva la quiete nel locale con un enorme randello, su cui incideva meticolosamente una tacca ogni volta che domava un cliente turbolento. Una sera si avvicinò a un inerme vecchietto che stava bevendo una birra e gli aprì lo scalpo con un colpo tremendo. Quando gli chiesero perché lo avesse aggredito senza alcuna provocazione, Eastman rispose: 'Beh, avevo già quarantanove tacche sul mio bastone e volevo fare cifra tonda'".



IL FILM CHE VORREI

9 settembre. Decido che per scrivere meglio una certa storia di Zagor su cui sto meditando mi serve rivedere il film "Johnny Guitar", del 1954, con Joan Crawford e Sterling Hayden. Adesso che ho l'Ipad, mi dico, e che vedo la gente in treno tutta a guardarci i film, potrò usarlo anch'io per vedere il classico di Nicholas Ray. 
Faccio un giro di consultazione tra la prole e il parentado e tutti concordano nel dire che per i film bisogna andare su iTunes Store. Ci vado, vedo che alcuni si possono comprare, altri noleggiare (si scaricano per 48 ore poi automaticamente si cancellano), ma in confronto alla cinematografia mondiale i titoli sono davvero pochissimi, per lo più recenti, e soprattutto non c'è "Johnny Guitar". Che fare? Mi dicono di provare tra le app dedicate al cinema. Passo un pomeriggio a studiare il problema: non ci capisco molto, parecchie sono applicazioni per giochi, quiz, banche dati. La stragrande maggioranza soltanto in inglese. In alcuni casi si tratta di app costose che non mi sento di scaricare senza avere garanzie sul risultato (e difatti leggendo i commenti di chi le ha provate sorgono dei forti dubbi), specie dopo aver scaricato, a pagamento, un programma di videoscrittura da cui non ne levo le gambe. Insomma, mi viene il mal di testa ma non vengo a capo del problema. Eppure so di milioni di persone che cercano i film che vogliono su Internet e se li vedono. Ma come si fa, con l'Ipad? Mi ricordo di aver sentito parlare dello "streaming", mai sperimentato ma c'è sempre una prima volta. Resta da capire se in treno lungo un percorso tutte gallerie lo streaming sia praticabile, ma proviamo anche questa. Attenendomi al consiglio ricevuto più volte, e cioè "chiedi alla community", vado si Google e digito "come si fa a vedere un film in streaming?". La risposta che ottengo è: "Eh, sono finiti i tempi dello streaming". Scopro che di recente è stato chiuso un certo sito da cui tutti attingevano per lo streaming, e che ora non si può più vedere nulla. Qualcun altro ventila la parola "torrent". Cerco di capire che cos'è il "torrent" e mi imbatto in siti misteriosi e poco raccomandabili dove bisogna iscriversi e scaricare programmi strani che mi insospettiscono, e soprattutto ci sono tanti files dai nomi incomprensibili da mettere insieme rischiando di trovarsi il film sbagliato e magari in lingua pakistana. In ogni caso, uno come me non è in grado di capirci niente senza un corso di tre mesi full immersion o senza il libro "Torrent per Negati". C'è anche da considerare che io non voglio scaricare niente di illegale, ma intendo pagare il giusto. Quindi, dopo tanto darmi da fare, e aver peso un sacco di tempo, sono al punto di partenza. Al che, ho una illuminazione. Inforco la bicicletta, in dieci minuti raggiungo "Mondo Video" sul lungomare di Viareggio, entro e chiedo: "Ce l'avete Johnny Guitar?". "Sì". "Quant'è?". "Sei euro e cinquanta". Lo prendo, lo porto a casa e me lo vedo.


9 settembre. Che incredibile sensazione vedere "Johnny Guitar" e riconoscere il "Guitar" Jim di Nolitta in ogni inquadratura di Sterling Hayden!



PREFAZIONI

9 settembre. Ho letto un articolo di Massimiliano Parente sui danni fatti ai libri dalle prefazioni. La parte più interessante è il parere di Aldo Busi che, nella collana da lui diretta per Frassinelli, "I classici classici", non inserisce nessuna pref azione, puntando piuttosto sulla qualità della traduzione: questo, per frapporre meno ostacoli e/o mediazioni possibili fra autori e lettori. In qualche caso, secondo Busi, di potrebbe far ricorso a una postfazione. Ecco la dichiarazione di Busi:

«Tutto ciò che non è testo dell'autore che firma titolo e copertina, in fondo: a parte una breve bio/bibliografia dell'autore all'inizio dopo il colophon e prima del titolo, se proprio non ci si voglia servire dell'aletta; niente deve frapporsi alla lettura del testo dell'autore, pertanto vanno eliminate le prefazioni, che diventano o postfazioni o devono scomparire del tutto; le postfazioni devono essere brevi, funzionali, di servizio, non devono in alcun modo avere pretese autoriali paritarie all'autore vero e proprio; se si tratta di un classico, il postfatore ci dica innanzitutto la fortuna del libro nel suo tempo, la posizione dell'autore rispetto agli apparati di potere del suo tempo, l'origine della sua economia domestica e pubblica: più numeri di spiccia sociologia e meno interpretazioni (spesso una più fasulla dell'altra); se il postfatore si sente così immiserito e defraudato, rinunci e scriva e firmi libri in proprio o vada a lavorare sulla propria pelle».





10 settembre. Segnalazione di Loris Cantarelli.



LA ZIA FRANCA

10 settembre. Incredibile scoop. Fonti segrete hanno fatto pervenire una foto riservata scattata da un paparazzo nell'intimità della vita privata di Pino Prisco, il disegnatore de "La mummia delle Ande". Lo vediamo con la zia Franca, colei che lo spinse ad intraprendere la professione di fumettista (foto di Franco Lana, che dev'essere parente della zia Franca, dato che le somiglia moltissimo).



10 settembre. Come Joevito Nuccio pensa di risolvere il problema della calvizie (foto da Giuseppe Reina, da "Sbarocco Comics").



IPAD PER NEGATI

10 settembre. Da "Ipad per Negati" (Mondadori), pagina 12: "Avete fra le mani un completo dispositivo di comunicazione con un client e-mail HTML, compatibile con la maggior parte dei servizi e-mail POP e IMAP con anche il supporto per la sincronizzazione con Microsfot Exchange e un browser web". EH? Temo che oltre a "Ipad per Negati" mi serva anche "Ipad per Negati, per Negati".





11 settembre. Graziano Romani in studio di registrazione mentre incide l'album "Zagor king of Darkwood".



CHAIN OF NOLITTA

12 settembre. Dal sito Bonelli:
"Se siete appassionati texiani e sfogliando il n° 2964 di Topolino, il settimanale Disney in edicola dal 12 settembre, provate una strana sensazione di familiarità, è del tutto normale. Non solo, infatti, la storia di apertura dell'albo è realizzata da Corrado Mastantuono (disegnatore in forza alla collana del nostro Ranger, nonché copertinista di Shanghai Devil), ma costituisce  anche un divertente omaggio alla saga di Tex. 'Bum un ranger in azione' ci porta nel Nevada, a incontrare tre paperi dall'aria particolarmente familiare: Bum Willer, Pap Carson e Architaigher, impegnati nella lotta contro un misterioso criminale mascherato. L'avventura è ricca di strizzatine d'occhio per gli aficionados di Tex, tra le quali ci piace segnalare la vignetta di cui potete visualizzare un dettaglio qui."
Non sfugga il nome "Nolitta" su una delle insegne.


AL POSTO DELLA CARTOLINA

12 settembre. E' passato dalla redazione Pino "Cuzco" Prisco, e gli ho consegnato una bottiglia della birra di castagne "Bastarda Rossa" fatta artigianalmente sul Monte Amiata (Grosseto), dove, come sapete sono stato in vacanza, che ho comprato per gli amici come souvenir, al posto delle cartoline.


UORCSCIOP

12 settembre. Da autore di fumetti a... personaggio dei fumetti!
Marco Grasso mi dedica questa storia in vista del mio workshop a Etna Comics durante il prossimo weekend.


DOPPI FANTASMI

12 settembre. Dialogo appena avvenuto in redazione.
"Moreno, c'è un pacco per te!".
"Che bello, dev'essere quello che stavo aspettando da BOL, con dei libri che ho acquistato on line".
"Ah, ma allora ci sei riuscito! Dicevi sempre che non eri capace".
"Sì, ma ora che ho l'Ipad mi sono scaricato una app con cui è facile ordinare libri fuori catalogo e che non trovo in libreria".
"Se ce l'ha fatta tu, dev'essere davvero semplicissimo".
"Sì, infatti. E' l'unica app che ho messo di mia iniziativa, ma come vedi la padroneggio come un veterano. Ormai non mi ferma più nessuno".
"Che libri hai ordinato?"
"'Un anno fa domani' di Sebastiano Mondadori e 'Tutti i racconti di fantasmi' di M.R.James".
"Ma... perché di 'Tutti i racconti di fantasmi' ce ne sono due copie, qui nel pacco?".
"Come due copie? Io ne ho ordinate una".
"Guarda, ce ne sono due".
"Una me l'avranno regalata loro".
"Fammi vedere la fattura."
"Eccola."
"No, no... ne hai ordinate due e pagate due".
"Glub".
"Evidentemente, quell'app non la padroneggi ancora così bene. Ma non era facile?"
Evidentemente, se andavo in libreria di persona risparmiavo di più.





LA FINE DEL MONDO

13 settembre. Ho comprato il calendario 2013. Se a dicembre verrà la fine del mondo, avrò buttato via i soldi..



13 settembre. Preparando il mio workshop a Catania sul tema delle censure, ho ritrovato in rete un mio cattivissimo intervento.



DOPPIA COPIA

13 settembre. Letture in treno. Non sfugga la doppia copia, di cui una non viene tolta dal cellophane.
PAUSA PRANZO

17 settembre. Su "La Lettura" di domenica 16 settembre 2012 ho letto un interessante articolo (di Claudio Colombo) su una delle fotografie più celebri di tutti i tempi, quella degli operai in pausa pranzo durante la costruzione di un grattacielo (la vedete qui sotto). Il 29 settembre, infatti, lo scatto compirà 80 anni: risale al 1932. Non è un fotomontaggio, né una "posa" realizzata per l'occasione: il fotogra fo, Charles Clyde Ebbets salì davvero fino al 69° piano dell'RCA Building (Rockfeller Plaza n° 30, a Manhattan: oggi si chiama G.E. Building), a duecento metri di altezza, e immortalò degli operai che si erano piazzati su un trave di loro iniziativa. Con il tempo, è stato possibile dare un nome a tutti gli undici uomini seduti come nulla fosse sull'abisso: quasi tutti erano irlandesi. All'epoca, Ebbets aveva 27 anni; è morto nel 1978 dopo una gloriosa carriera. Intitolò la sua foto "Lunchtime atop a Skyscraper" e la vendette al "New York Herald Tribune" che la pubblicò due giorni dopo lo scatto. Per quanto mi riguarda, è un'opera d'arte.



OH MY GOD!

18 settembre. Sono perplesso di fronte ai titoli di giornale che parlano di "scandalo" per gli scatti rubati in cui si sono viste immagini del principe Harry e della principessa Kate Middleton seminudi. In che cosa consista lo scandalo, davvero non riesco a capirlo. Se Harry si spoglia tra le mura di una casa, qualunque sia il motivo, è scandaloso soltanto il fatto che qualcuno lo fotografi a sua insaputa e venda le foto a peso d'oro. Per il resto, sono affari suoi. Io mi spoglio tutte le sere a casa mia. Ugualmente per la bella Kate: troverei incredibile che una donna qualunque, decisa a prendere il sole, non pensi di togliersi il reggiseno. Chi lo fa, non fa che fare quel che è normale. Io sarei favorevole al fatto che la principessa possa prendere la tintarella integrale anche sulla spiaggia di Lido di Camaiore, perciò, se lo fa sulla terrazza di una casa, quand'è in intimità con il consorte, che "scandalo" sarà mai? Provo a spiegarmi meglio: sia nell'uno che nell'altro caso, ma soprattutto nel secondo, non vedo assolutamente il motivo per cui i telegiornali di tutto il mondo debbano dedicare del tempo alla notizia, rubando lo spazio a cose assai più importanti (fosse anche soltanto la notizia che Zagor è arrivato nella foresta amazzonica nel corso della sua trasferta sudamericana). "Kate si toglie il reggiseno per prendere il sole sulla terrazza di casa sua" (o dove diavolo era): ebbene, dov'è la notizia? Ecchisenefrega. Anzi, me ne frega nel senso che mi fa piacere. Brava. Sarebbe stato triste se non lo avesse fatto: mi sarei chiesto se stesse male, se avesse un po' di mal di gola, o se fosse un po' bigotta. Non capisco neppure il perché del processo intentato al giornale francese per delle foto che giovano, anziché danneggiare, all'immagine della strepitosa futura regina: per quanto mi riguarda, la trovo bellissima. A seno nudo, ha acquistato altri punti ai miei occhi (per quel che me ne importa, voglio dire). In conclusione: tanto rumore per niente. Postilla: aggiungo che capisco benissimo il problema dei paparazzi che turbano la vita privata dei VIP, soprattutto dopo che alcuni di loro hanno provocato la morte di Lady D, madre del principe William, marito di Kate (ne approfitto per dire che, come al solito, non credo ai complotti e, personalmente, sulla base di un ragionamento logico, trovo più probabile l'ipotesi di un incidente stradale, dato che è morto anche l'autista e non c'erano attentatori in grado di costringere un conducente a schiantarsi volontariamente, o ad avere certezza dell'efficacia di un attentato inscenando un crash per le ve di Parigi; un attentato si fa a colpo sicuro e si sabota un aereo, non una macchina nel centro di una città). Tuttavia, i paparazzi esistono perché esistono quelli che considerano uno "scandalo" un seno nudo. Qualcuno ha scritto" penso che persone che si trovano in certe condizioni di privilegio debbano prestare più attenzione a quello che fanno". Tutti dovremmo prestare attenzione a quello che facciamo, e alcuni indubitabilmente dovrebbero farlo più di altri dato che potrebbero ispirare le azioni di chissà quanti. Bene. Ciò detto: pur prestando attenzione, che male c'è a togliersi il reggiseno per prendere il sole? Per assurdo, una regina dà più cattivo esempio sperperando soldi in un abito lussuoso (e dunque a vestirsi) che a spogliarsi.


HIC HIC HURRAH!

18 settembre Si è conclusa con il centocinquantesimo volume (corrispondente al n° 300 della serie regolare) la collana "Alan Ford Story", della Mondadori (volumi cartonati, due episodi per tomo, ogni settimana in allegato a Panorama e TV Sorrisi e Canzoni). Io ho collaborato scrivendo l'apparato critico dei primi cento, poi ho passato la palla al mio sodale Francesco Manetti che ha portato a termine il lavoro dimostrando più talento di me. Adesso ci piacerebbe raccogliere in un libro i nostri testi, chissà se troveremo un editore. Nel volume finale, Max Bunker scrive: "Un doveroso grazie a tutti quelli che hanno prestato la loro collaborazione con entusiasmo e passione, da Giovanni Bottino responsabile di testata per i collaterali Mondadori, ai due alfieri della Magic Press Edizioni, Pasquale Ruggiero e Luca Di Salvatore, a Moreno Burattini, a Francesco Manetti e Thea Valenti che hanno fatto da conduttori della saga".



18 settembre. Dopo i tentativi (vani) fatti con le vignette della Settimana Enigmistica, ho avuto la ventura di riuscire a pubblicare alcuni disegni su una rivista sindacale della Società Autostrade, azienda per la quale ho lavorato quasi dieci anni.



19 settembre. Il cagnolino di Alfio Rapisarda, socio del Cub del Fumetto che pubblica "Cronaca di Topolinia", rivista diretta da Salvatore Taormina, ed è la mascotte ufficiale dell'Associazione. Notate il nome scritto sul collare.


DIFFICILE

19 settembre. Non c'entra niente, ma una delle cose più difficile da acquistare (lo dico per esperienza diretta) sono i giubbotti di jeans. Sono spariti dai negozi. Mah.



19 settembre. L'edizione brasiliana del mio romanzo "Le mura di Jericho"! Grazie al mio traduttore (e fratello di sangue) Julio Schneider.


FOTO IN RETE

19 settembre. Sempre più spesso, quasi in ogni pagina in certe sequenze, faccio ricorso a immagini prese in Rete per spiegare al disegnatore che cosa disegnare. Adesso ho appena inviato a Marco Verni questa foto, con questa spiegazione:

Striscia. Adesso vediamo quel che vede Zagor. Siamo alle spalle del nostro eroe. Al di là del fiume, la riva opposta è più bassa di quella dove si trova lo Spirito con la Scure: guarda la foto sottostante, Zagor è sulla riva alta di destra e a sinistra vede la riva bassa.




INCREDIBILE MA VERO

20 settembre. Incredibile ma vero. Sul n° 22 della bella rivista Disney "Anni d'Oro" (sottotitolo: "Le mitiche storie dei '70 e '80"), del settembre 2012, compare un lungo e interessante dossier crtitico-giornalistico, curato da Luca Boschi, dedicato ad Alfredo Castelli: "I mysteri disneyani", in cui si ripercorrono tutti i punti di contatto fra il BVZA e l'universo dei Paperi e dei Topi, a partire dalla fanzine "Comics Club 104" in cui per la prima volta venne rivelato il nome di Carl Barks ai lettori italiani. La cosa incredibile sta nel fatto che in una foto Castelli appare con una sigaretta in mano... mentre da anni perfino l'ispettore Manetta, per dare il buon esempio, ha dovuto smettere di fumare!



21 settembre. Sono appena tornato dalla prima del documentario di Giancarlo Soldi su Sergio Bonelli, dal titolo "Come Tex nessuno mai". Un atto di amore verso il fumetto bonelliano, e verso Sergio, il primo dei sognatori. Rivedere e risentire Sergio mi ha reso ancora più incredulo sul fatto che da un anno non c'è più. Mi sembra che se domattina vado in redazione lo troverò lì.


LA MALATTIA RARA

21 settembre. Ci sono poche cose tanto intollerabili quanto i centralini telefonici con le voci registrate che chiedono di premere uno per una problematica, due per un'altra, tre per un'altra ancora, e così via fino alla nona o alla decima opzione. Quando hai fatto la prima scelta, di solito la tiritera ricomincia con altrettante sottosezioni. A me, l'obbligo di dover decidere in pochi secondi il tasto giusto da pigiare mette ansia e crea dubbi esistenziali: non mi riconosco mai in nessuna definizione e mi chiedo con angoscia perché proprio io debba essere afflitto da un problema non etichettabile, come se avessi una malattia rara.



21 settembre. Sapevo che era nell'aria e finalmente ne scopro l'esistenza! "Dime Press" rinasce come blog, grazie a Francesco Manetti e Saverio Ceri (i cui "diamo i numeri", a questo punto, verranno trasferiti nella nuova collocazione):


BOYS AND GIRLS

21 settembre. Citazioni citabili. Dall'ultimo libro letto, "Piccoli racconti di misoginia", di Patricia Highsmith. "Le bambine nascono già donne. I maschietti invece non nascono uomini. Devono imparare a diventarlo".



POLITICI DI PESO

21 settembre. Fiorito, De Gregorio, Emiliano... E se mettessimo la regola che per venire candidati non si può essere sovrappeso? Se uno non sa resistere davanti alle bigné allo zabaione o alle cozze pelose, non sa neppure governare. Se uno non sa disciplinarsi per tenersi un po' a dieta figuriamoci se può essere un buon amministratore.



REQUISITI

22 settembre. A proposito di requisiti degli aspiranti amministratori, ho deciso che non voterò più nessun candidato che, nelle foto della propaganda elettorale, indossi la cravatta.



GLI ARCHETIPI METAFISICI

22 settembre. Dialogo tra due uomini per strada, ieri a Milano.
"Però, bella camminata quella della ragazza davanti a noi".
"Sono i tacchi alti che rendono interessante l'andatura".
"E pensare che è già alta di suo e dei tacchi non avrebbe bisogno".
"I tacchi, vanno bene sempre".
"Fosse per me, le donne potrebbero indossarli anche a letto".
"Già, sotto le lenzuola, soltanto con quelli".
"Pensa che bello i commessi dei negozi di scarpe che possono far provare i sandali alle ragazze".
"Non sono un feticista, ma io guardo sempre i sandali che indossano le donne".
"Io faccio caso anche al fatto se hanno o no le unghie dei piedi smaltate, e se non ce l'hanno mi dispiace per loro".
"Eh, già... perché le dita dei piedi con lo smalto testimoniano una cura del corpo che depone a favore di chi se lo mette".
"E testimoniano anche una certa malizia, quella di colei a cui piace attirare l'attenzione degli sguardi maschili, farsi guardare".
"E la malizia, quando è complice, è una dote femminile che tutte dovrebbero avere".
"Il massimo della complicità è quando lei ti chiede di essere tu a metterle lo smalto".
"Il massimo è quando tu propone di metterlo e la sorprendi, perché pochi uomini ne sono capaci".
"E vogliamo parlare dello shaving?"
"Su quello, potrei tenere delle lezioni".
Soltanto per avventura i due uomini eravamo io e Graziano Romani. Credo che in quel momento stessimo parlando, come invasati un dio che si era impossessato di noi, con la voce dell'archetipo metafisico del maschio occidentale.



22 settembre. Gli "incontri impossibili" piacciono, e ne sono contento.



PASSWORDS

22 settembre. Storia delle mie disgrazie (aggiornamento periodico). Vorrei iscrivermi a un sito di bibliofili che richiede la registrazione con password e nome utente: chi più bibliofilo di me? Il sito è in italiano, ma quando cerco di inserire la password che mi si chiede di inventarmi da solo, non gliene va bene una. Faccio dieci tentativi e ogni volta compare una scritta misteriosa in inglese (improvvisamente l'italiano non c'è più) che dice: "Password must be at least 8-character long and contain at least one digit, one lowercase and one uppercase alphabet". Eh? Che vorrà dire? Provo a decifrare inserendo numeri e maiuscole, allungando e accorciando: nulla. Non ne vogliono sapere di me. Come al solito, la tecnologia mi rifiuta. Anche quella bibliofila.



22 settembre. La cosa più seccante nello scrivere qualcosa di ironico sul web è che dopo devi precisare che era appunto qualcosa di ironico.



22 settembre Breve elenco in ordine alfabetico dei e delle "tarzanidi" a fumetti, buttato giù nel preparare la presentazione del volume "Akim, il figlio della jungla" (Play Seven) avvenuta a Catania il 14 settembre 2012 nel corso di Etna Comics.

Akim
Alhoa
Banga
Camilla
Djeki
Kaanga, the Lord of the Jungle
Karzan
Ka-Zar
Kiwi
Jan of the Jungle
Judy of Jungle
Jungla
Loana Princesse de la jungle
Naja
Pantera Bionda
Pantha
Rahan
Rima
Rulah
Sheena
Tabu, wizard of the jungle
Tarzan
Tarzanetto
Tarzella
Thunda
Tiger Girl
Yorga
Zagor
Zembla
Zan
Zorak


IL MISTERO DELL' OLLETSAC

22 settembre. Su una bancarella in riva al mare, vedo e compro "Il mistero del castello", un libro per ragazzi ambientato in Francia ai tempi di Luigi XII (fine '400, inizio '500) e pubblicato da Salani nella collana "Biblioteca dei miei bambini", copertina del grande Loredano "Billy Bis" Ugolini (vedete sopra una delle sue illustrazioni interne), edizione 1971: esattamente la stessa in cui lo lessi io all'età di nove anni, rimanendone entusiasta. Quel libro poi è sparito chissà dove e magari ho riacquistato la mia copia tornata nelle mie mani dopo un lungo giro. Sulla spiaggia, seduto sotto un ombrellone che dista ormai parecchi metri da quello più vicino (si sono fatti radi, gli ombrelloni, sugli arenili della Versilia, e non ci sono bambini queruli e mamme ciarliere, fosse sempre così), comincio a riflettere sul nome dell'autore: Nalim. Sa di nome falso. Le indicazioni del tamburino dicono che il romanzo è stato tradotto dal francese e che il titolo originale è "Le mystere du chateau", però si dice anche che la versione è opera di un "traduttore anonimo". Sarà vero? Mi vien fatto di pensare che Nalim, letto al contrario, dà Milan. E' possibile che lo scrittore fosse un milanese? Poi, vengo folgorato da una illuminazione: Milan = Milani! E se il fantomatico Nalim fosse Mino Milani, autore, proprio in quegli anni, di decine di libri per ragazzi ambientati in epoche storiche lontane ("Efrem, soldato di ventura")? Magari Milani era legato contrattualmente a editori diversi e, volendo scrivere per Salani per arrotondare lo stipendio, si era inventato lo pseudonimo di "Nalim", fingendosi un francese. Mi crogiolo e mi beo con questi ragionamenti, e mi convinco che ho ragione. Anzi, mi figuro già di comunicare al mondo la scoperta. Torno a casa, faccio una ricerca su Internet. E scopro che Nalim è davvero uno scrittore francese autore di altri romanzi del genere, attivo negli anni Dieci e Venti dello scorso secolo.



22 settembre. Mi scrive Marco Verni: "Ti allego per pura curiosità alcune skiografie (cosa sono lo saprai guardandole) fatte a me e ad altri fumettisti del Forlivese, protagonisti di una mostra in centro a Forlì, inaugurata ieri con un grande successo di pubblico. L'autore, che in questo caso definirei artista, è il bravo Andrea Angelini. Se vuoi pubblicarle su facebook o altrove nessun problema, alcune sono molto efficaci...ovviamente ti ho mandato solo quelle migliori, ma ne ho alcune decine". Ne vedete una sopra e una sotto.




BRIOCHES SENZA BRIO

23 settembre. Sempre più spesso, purtroppo, andare a fare colazione al bar significa vedersi proporre brioches che sembrano le merendine del Mulino Bianco tolte dal cellophane: cornetti già preconfezionati, maldestramente riscaldati, riempiti con marmellate o creme sui cui ingredienti ci sarebbe da discutere, assortimento con una varietà di pezzi che si contano, al massimo, sulle dita di una mano, sapore da truciolato dell'Ikea. Mio padre, che era un fornaio, invece, ai bei tempi che furono, preparava (con i suoi colleghi) brioches di tutti i tipi per decine di bar del circondario, e tutte erano impastate, cotte e farcite nella notte. Chi arrivava a prendere il cappuccino alle sei, le sette o le otto, le trovava appena fatte e ce n'erano venti tipi diversi. Il fatto che me ne ricordi e rimpianga quei tempi, è forse un sintomo di senilità incipiente?



23 settembre. Anche oggi sul Corriere tre pagine sulle sfilate di moda, che imperversano pure nei TG. Ma allora perché a me non me ne può fregare di meno?



MENO DUE

24 settembre. Ho appena ucciso un personaggio nolittiano.


SODDISFATTO COME UN RICCIO

24 settembre. Ho consigliato a mia figlia "L'eleganza del riccio". Lo ha letto e ha detto che é diventato il suo romanzo preferito. Sono soddisfazioni.


DONNE, VINO E CANTO

24 settembre. In treno davanti a me una giornalista parla con la redazione al cellulare. Si occupa di vini, e se ne intende. Che bel mestiere.


LE PAROLE DEI MIEI SGUARDI

25 settembre. Ho ricevuto un opuscolo di versi da Maurizio Lana: "Sono solo poesie". In effetti, sono solo poesie: semplici, spontanee, sincere, senza sovrastrutture, immediate, piene di buoni sentimenti. Mi sono sembrate subito, fin dalla prima lettura, testi di canzoni. Una, piena d'affetto, è dedicata al fratello Franco (una nostra vecchia conoscenza). Ma vi faccio leggere questo breve testo, che mette in poesia i pensieri di un cane.

Ti attendo con ansia
gioioso
domandandomi
se qualche volta
riesci a sentire
le parole dei miei sguardi.




25 settembre. Copertina di Zagor di autore francese per il n° 244 di "Yuma", del febbraio 1983, la testata che pubblicava in Francia le avventure dello Spirito con la Scure, con cover diverse da quelle italiane.



25 settembre. Copertina di Tex di autore francese per il n° 278 di "Mustang", del maggio 1999, la testata che pubblicava in Francia le avventure di Aquila della Notte, con cover diverse da quelle italiane.

AL CASELLO

25 settembre. Le vignette del giovane casellante Moreno Burattini dipendente della Società Autostrade, sul giornale sindacale.


26 settembre. Un anno dopo.




26 settembre. Un momento di commozione durante il ricordo di Sergio Bonelli a Etna Comics



CHI MI AMA MI SEGUA

27 settembre. Un certo Helio Alves mi propone, su Twitter, 3333 nuovi followers in meno di 24 ore. Perché proprio 3333 e non 3334 o 3500?



SALLPUSSY

27 settembre. Comunque la si pensi, il caso Sallusti é grave quanto quello delle Pussy Riot, fermo restando che le Pussy sono assai piú carine a vedersi. Talvolta la pur lecita partigianeria politica fa dimenticare i principi di fondo che devono valere per tutti. Per questo, dato che non mi sento uomo di parte, mi impelago sempre poco volentieri nelle discussioni con i tifosi sfegatati delle opposte curve. Io sono garantista, e lo sono per chiunque: non soltanto per gli amici o per chi mi è simpatico. Del resto, i rappresentanti di tutte le parti politiche si sono schierate contro la sentenza, segno che si tratta davvero di qualcosa di clamoroso, se per una volta persino "La Repubblica" solidarizza con "Il Giornale". Ciò premesso, spiego l'accostamento tra Sallusti e le Pussy Riot. 1) Sallusti (ma, ripeto, il principio vale anche per Travaglio) non è l'autore dell'articolo incriminato; 2) se anche ne avesse (ma sarebbe ingiusto che ne avesse) la responsabilità oggettiva, la sua pena deve essere proporzionata a quella di un avallatore, o di qualcuno che ha omesso il controllo; 3) in ogni caso, ci deve essere un rapporto fra il reato e la pena, ed è evidente che un articolo di giornale non potrà mai, in un paese civile, comportare il carcere; 4) se qualcuno ha sbagliato, paghi, ma paghi il giusto: il compito di un giudice è appunto stabilire la giusta pena. E' appunto nella sproporzione fra l' ingiusta pena e il presunto reato che sta il rapporto fra Sallusti e le Pussy Riot, entrambi vittime di una condanna assurda rispetto alla colpa di cui sono accusati. La magistratura si diffama da sola con certe sentenze (chiaramente a tutela della propria casta) più di quanto possano diffamarla gli articoli di qualunque quotidiano.


FAMMI RIDERE

27 settembre. Ti prego, ripetimi quanto paghi un cocktail alcolico.



IL GIOVANE CASELLANTE

27 settembre. Le vignette del giovane casellante Moreno Burattini dipendente della Società Autostrade, sul giornale sindacale.




UNA DONNA NEL FIUME

28 settembre. Vi propongo un quiz letterario, con la soluzione (e una morale da trarne) alla fine. Leggete il breve brano tratto da un famosissimo romanzo di autore inglese di fine Ottocento, e cercate di capire di quale libro si tratti.
"C'era qualcosa di nero che galleggiava nell'acqua, e ci avvicinammo. Quando gli fummo vicini, George si sporse e si allungò verso l'oggetto. Ma si ritrasse con un grido e impallidì. Era il cadavere di una donna. Ondeggiava molto lievemente e aveva un volto dolce e calmo. Non era un bel volto; era invecchiato troppo prematuramente, troppo scavato e teso; ma era amabile e delicato, a dispetto del marchio della sofferenza e della povertà che recava addosso, e aveva quell'aria di quiete serena che assumono talvolta i visi degli infermi quando finalmente il dolore li ha abbandonati. In seguito, venimmo a sapere la storia di quella donna. Era la solita, vecchia, banale tragedia. Aveva amato ed era stata ingannata -o si era ingannata. Comunque, aveva peccato (a qualcuno ogni tanto capita) e la famiglia e gli amici, sconvolti e indignati, le avano chiuso la porta in faccia. Lasciata sola a combattere contro il mondo, con la pietra della propria vergogna al collo, era caduta sempre più in basso. Per un po' aveva mantenuto se stessa e il suo piccino con i dodici scellini settimanali che dodici ore di ingrato lavoro quotidiano le fruttavano. (...) Aveva rivolto un ultimo appello agli amici, ma contro la fredda muraglia della loro rispettabilità, la voce della reietta era rimasta inascoltata. Allora era andata a vedere la sua creatura, l'aveva presa fra le braccia e l'aveva baciata, e l'aveva lasciata, dopo averle messo in mano una scatola di cioccolatini da un penny che aveva comprato. (...) La donna aveva vagato lungo la riva del fiume fino al calare della sera, e poi aveva teso le sue mano verso le acque silenziose, che conoscevano il suo dolore e la sua gioia. E il vecchio fiume l'aveva presa tra le sue braccia gentili, e aveva accolto sul petto il capo stanco".
Ci sono due indizi utili per capire chi sia l'autore. Uno, il nome "George" di uno dei personaggi (uno dei tre protagonisti, con Harris e Jerome). L'altro, l'inciso amaro ma ironico "a qualcuno ogni tanto capita" riferito al peccato, quasi un invito a scagliare la prima pietra.
Per il resto, è quasi impossibile (a meno che non lo si sappia per aver letto il libro) individuare un capolavoro assoluto dell'umorismo quale "Tre uomini in barca" di Jerome Kapkla Jerome. Il brano è tratto infatti dal capitolo XVI, e il fiume di cui si parla è il Tamigi.
La morale da trarre è che la ragazza suicida non muore sotto il peso della vergogna per un rapporto sessuale prematrimoniale e per una gravidanza che lo denuncia al mondo, ma per il moralismo ottuso dei perbenisti (genitori, parenti, amici) da cui viene, senza motivo, abbandonata. Il "peccato", infatti, non sussiste: la ragazza non ha fatto niente di contro la natura (ha fatto l'amore), sussiste solo il marchio della colpa che i moralisti ipocriti e farisei attribuiscono al sesso.
Conclude, con un'altra artigliata satirica, Jerome: "Che Dio la perdoni! E perdoni tutti gli altri peccatori, se ancora ve ne sono". Già, perché in un mondo di sepolcri imbiancati, i peccatori sono sempre gli altri.
Dopo cinquemila anni di faticoso cammino verso la civiltà, sarebbe ora di cancellare la parola "peccato" dal dizionario.



IO QASHQAI, TU CASCASTI, EGLI CASCO'

28 settembre. Ho appena pagato oltre duecento euro di bollo annuale per la macchina. Sommando questa cifra ai mille all'anno che pago di assicurazione, e ai trecento di rata mensile del finanziamento che mi ha consentito l'acquisto, ottengo 400 euro al mese da sborsare tutti i mesi solo per il fatto di POSSEDERE una Nissan Qashqai vecchia di cinque anni. 400 euro, in pratica, solo per tenerla ferma. Se poi faccio il pieno di gasolio, pago l'autostrada, cambio le gomme, sostituisco l'olio ed eseguo la manutenzione, si capisce come sia facile arrivare a cifre folli. Leggevo quest'estate sulla guida di Parigi di come siano moltissimi i parigini che, potendo contare su un servizio di trasporti pubblici molto efficiente, l'automobile proprio non ce l'abbiano. Sarebbe bello, in effetti, poterci rinunciare. Conosco gente che la macchina non ce l'ha mai avuta eppure gira per il mondo (Antonio Vianovi e Luca Boschi sono fra questi). Mi farò spiegare come fanno.


I DRAGHI ESISTONO

28 settembre. Leggo questa citazione da Gilbert Keith Chesterton: "Le favole non dicono ai bambini che i draghi esistono, perché questo i bambini lo sanno già. Le favole dicono ai bambini che i draghi si possono sconfiggere".



NOI SI FANNO TUTTI I GIORNI 

29 settembre. Ho scoperto un divertente aneddoto (che lusinga la mia toscanità) riguardo a David Herbert Lawrence. Lo scrittore, che poneva molta enfasi nella descrizione della fisicità dei rapporti amorosi, era considerato, all'epoca (negli anni Venti) un autore licenzioso. Molte sue opere vennero bandite dall'Inghilterra e "L'amante di Lady Chatterley" fu rifiutato dagli editori inglesi e americani perché ritenuto offensivo per il pudore. Così, il romanzo venne pubblicato in Italia, e stampato nella tipografia Giuntina di Firenze, nel 1928. Lawrence, nei suoi diari, narra che il tipografo si meravigliò di tanta ostilità nei confronti di un racconto in cui lui non ci trovava niente di osé: "Figuriamoci! - disse lo stampatore fiorentino - Ma se son cose che noi si fanno tutti i giorni!"



ALTRI INCONTRI 

29 settembre. Gli "incontri impossibili" continuano a riscuotere apprezzamenti, ed ecco la seconda puntata dedicata loro dal sito "Fumetti, anime and gadget".



OGGI AL CINE ZENITH

29 settembre. Marcello Toninelli cita Zagor nella copertina di Fumo di China Thrilling, del 1988 (e dice che, all'epoca, secondo lui, l'attore adatto a interpretarlo al cinema sarebbe stato Stallone).





LEGITTIME PREOCCUPAZIONI 

29 settembre. Due killer della mafia sono in attesa di un tale che devono ammazzare: sanno che tutte le sere transita, alle otto, lungo la strada di campagna dove si sono appostati. Alle otto e mezzo la vittima designata non è ancora passata. Alle nove, neppure. Alle nove e mezzo uno dei killer, preoccupato, dice all'altro: "Ma non gli sarà mica successo qualcosa?".




C'E' ANCORA SPERANZA

29 settembre. Non si chi sia, ma complimenti ai genitori.


LA BORSA DELLA SPESA

30 settembre. Ho fatto un po' di acquisti supereroistici targati Panini per cercare di riannodare il filo di serie che, lo confesso, da qualche tempo non riuscivo a seguire più, e cioè le mie tre preferite: Uomo Ragno, Fantastici Quattro e X-Men. Sono rimasto un po' spiazzato su tutti i fronti. Innanzitutto, ormai la grafica e il modo di raccontare le storie sono del tutto diversi da quello a me più caro, tradizionale, diciamo del periodo Stan Lee & John Romita senior che facevano morire Gwen Stacy spezzando il cuore a Peter Parker e al sottoscritto. Oggi l'impaginazione è, per me difficile da seguire, i colori e gli effetti speciali hanno il sopravvento sui disegni e, forse, sulla narrazione, persino i balloon sono policromatici. Io mal digerisco anche il lettering fatto al computer, soprattutto quello maiuscolo, figuriamoci. Tante nuvolette e didascalie scritte piccino piccino, dappertutto. Mi ci vogliono gli occhiali per leggere. Si fa fatica a seguire gli avvenimenti e a decifrare i disegni, "disturbati" dalle esplosioni di luce, dalle sfumature cromatiche, dai sonori in sensurround. E poi, quanti agganci alla continuity! Per un neofita è difficilissimo districarsi. Tuttavia, consiglio a tutti l'Uomo Ragno 586: scopro che è disegnato (matite) da un italiano, Giuseppe Camuncoli, a cui è dedicata una lunga intervista all'interno. Molto bravo. Del resto, ormai sono parecchi, credo, gli italiani che lavorano, con merito e con successo, negli USA. La storia vede il ritorno del team-up Spiderman-Torcia umana (Torcia resuscitata grazie ai vermi guaritori dell'insettoide Annihilus, scopro leggendo le note, non senza disgusto), poi segue una storia non narrata delle Guerre Segrete (potevano fare a meno di narrarla) e l'esordio del nuovo Ragno Rosso, ovvero un altro clone di Peter Parker (ormai non si sa più chi sia l'Uomo Ragno). Ho letto anche i Fantastici Quattro 335 e 336, dove ci sono anche le avventure dei FF, cioè dei ragazzi di Fondazione Futuro, di cui ammetto di non sapere granché. Uno è Franklin Richards, e questo mi pare di conoscerlo, ma chi sono Valeria Richards e Nathaniel Richards? In ogni caso, vedere dei bambini super eroi non mi riempie di entusiasmo, è come leggere di Paperino Paperotto (insopportabile). Belli però i disegni. A seguire, in appendice, i canadesi Alpha Flight, non male (ma Northstar non era morto?). C'è anche spazio per l'amarcord con le avventure di Stan Lee e Vince Colletta con protagonista Submariner. Poi ho preso X-Men De Luxe 209 attratto dal bacio fra Ciclope e Tempesta in copertina (storia completa, che però non dà quel che promette), e infine il n° 1 di Star Wars, primo numero della serie regolare: spiacenti, non mi piace come non mi sono piaciuti e tre film prequel rispetto ai tre film originali, ma ammetto che è un problema mio. Troppo fantasy, poca science fiction, e solita faticosità della lettura. La qualità tuttavia non manca, ma serve un vero appassionato per apprezzarla.




IL SEGRETO NELLA TOMBA

30 settembre. Nell'introduzione alla versione definitiva, rivista e corretta, de "L'ultimo cavaliere", Stephen King racconta di come sia stata lunga l'attesa per giungere al termine della saga della "Torre Nera", durata otto volumi, durata dal 1982 fino al 2012. Tanto lunga che nel 1998 una "nonnetta ottantaduenne" gli scrisse per farsi raccontare come sarebbe andata a finire, dato che la signora dubitava di essere ancora in vita quando la storia sarebbe arrivata a conclusione. Scrive poi King, "ricevetti anche una lettera da un detenuto nel braccio della morte in Texas o in Florida che voleva sapere pressoché la medesima cosa: come va finire? Giurava che avrebbe portato il segreto con sé nella tomba, la qual cosa mi diede i brividi".


LA BIBLIOTECA MORENIANA

30 settembre. Ho appena scoperto che a Firenze, all'interno del Palazzo Medici Riccardi, con accesso da via de' Ginori, esiste una Biblioteca Moreniana. Quella della foto. Io non c'entro niente, eh.




LA PORTA DELL'INFERNO

30 settembre. Oggi ho iniziato la mia prima sceneggiatura di Dampyr, intitolata "La porta dell'inferno" e ambientata a Firenze. La prima vignetta è questa.

Striscia.
La chiesa di San Lorenzo inquadrata dal mercatino che la circonda, con i turisti e i passanti fra le bancarelle. Vedi immagini allegate.

DIDASCALIA – FIRENZE. Basilica di San Lorenzo.



5 commenti:

CREPASCOLO ha detto...

Quella vecchia lenza di Toninelli aveva in mente un Zagor interpretato da Sly Stallone ed un Cico interpretato da Aldo Busi. Non al cinema, sia chiaro, ma sulla carta. Il mio vecchio compagno di riformatorio Er Batman Fiorito era al gabbio per aver inventato il Club di Paperotto ( non autorizzato dalla allora licenziataria Mondadori ndr ) ed aver estorto parecchie monete di vecchio conio ai bimbi di Anagni e credeva avrebbe visto il sole a scacchi fino a che la carta fosse passata di moda, quindi scrisse al papà di Shanna Shokk e gli chiese come sarebbe stata la pellicola su Pat , promettendo di non raccontare nulla a nessuno. Marcello si intenerì e gli rispose, spiegandogli che aveva un progetto per il rinnovamento della testata che prevedeva una collana alternativa e parallela ( sorta di Elseworld o What If delle americane DC e Marvel ) in cui i concetti di base dei personaggi erano al servizio di una bizzarrra, bislacca lente deformante con cui rileggere la realtà. In questo contesto, Zag sarebbe stato il primo fashion consultant in uno scenario eastern vagamente steampunk. Una combo di cicisbeo e Giorgio Armani al servizio di una Calamity Jane -sposa- Lady Gaga chiamata Tacco Normalmente Tredici
( T.n.t. ). Quando il cattivo
mariachi " Spaghetti " Crowford - un sicario di Cosa Nostra, tanto picchiato nella zucca da cantare uno stornello alle sue vittime prima di stecchirle - ruba lo smalto di TnT , provocandole un crollo nervoso, Zag chiude in un cassetto il suo fard aromatizzato e si trasforma in un vendicatore palestrato e dalla bocca storta. Le storie sono commentate in una sorta di post fazione da Cico Busi, un messicano di origine bresciana e non abbastanza cicciotto da incorrere nel rischio di essere in una giunta, che è una sorta di Zio Tibia al contrario: non propone al lettore una chiave di lettura attraverso commenti sarcastici, ma si limita a ricordare come nella storia non si siano usati coloranti tossici per colorare le dida e che tutte le brioches mangiate dai cartoonists erano artigianali.
Er Batman è incappato in una amnistia ( anch'io e non mi lamento ) , ma non ha mai raccontato a nessuno del progetto Toninellico. Credo anzi che la lettera con i particolari del progetto sia finita nel tritacarne insieme a un ettaro di fatture. Peccato ?

joe7 ha detto...

Davvero un mar di cose...quello che più mi ha colpito è il tuo commento alle ultime storie Marvel, che praticamente è uguale al mio. Non ho niente contro i nuovi modi di raccontare, ma faccio anch'io fatica a seguire le storie dei supereroi di oggi, e infatti le leggo molto, ma molto raramente. Preferisco l'Uomo Ragno di Romita e Gwen Stacy che cade: ci stavi male, d'accordo, ma almeno capivi cosa cavolo stava succedendo, e non è poco.

Anonimo ha detto...

Sentir parlar di "Coso" mi ha fatto tornare in mente il primo intervento di Ifigonia nella "tragedia" omonima.

Dovrebbe piacerti, strano non avertene mai sentito parlare.

Martin

Moreno Burattini ha detto...

Per Martin:
certo che ho parlato di Ifigonia!
E l'ho fatto esattamente qui:

http://morenoburattini.blogspot.com.br/2011/09/il-figlio-di-troia.html

Martin ha detto...

Hai ragione, mi era sfuggito.
Pare che l'autore abbia anche un nome, Hertz De Benedetti, studente di medicina a Torino.

Comunque un tale capolavoro meriterebbe un tuo commento ben articolato, non trovi?