giovedì 4 agosto 2022

LA VENDICATRICE


 

E' uscito da qualche settimana in edicola il n° 735 bis della Collana Zenith, datato luglio 2022. Il titolo è "La vendicatrice", i testi sono miei, i disegni di Massimo Pesce, la copertina di Alessandro Piccinelli. Riguardo al titolo, su Twitter mi è stato chiesto quanto segue:


Linneha, la protagonista, ha adottato il nome di battaglia di La Cacciatrice. Caccia per vendetta, però si può cacciare anche per procurarsi del cibo. Intitolando "La vendicatrice" si garantisce al lettore che si tratta di una avventura cruda e drammatica. Quello scelto è un titolo più efficace, in altre parole.

Sempre su Twitter, leggo questo:


 In effetti Anna Lazzarini si troverebbe molto a suo agio con Linneha, ma c'è già Massimo Pesce al lavoro sul sequel, intitolato (provvisoriamente) "Il ritorno della Cacciatrice". Mi fa piacere, comunque, che il personaggio sia stato apprezzato, al pari della storia.


A qualcuno non è sfuggita la pagina della rubrica "I tamburi di Darkwood", ed ecco come è stata commentata.



A proposito della rubrica, ecco il testo:

Amici zagoriani,
l’esperimento della scorsa estate di affiancare alcuni numeri “bis” alle uscite regolari principali collane bonelliane, è stato accolto con favore dalla maggioranza dei lettori: perciò, perché non replicarlo? Del resto, durate il periodo estivo consente di dedicare più tempo alla lettura e nelle edicole è tutto un fiorire di pubblicazioni destinate al relax dei vacanzieri: volentieri anche noi mettiamo a disposizione una dose suppletiva di avventure, nel caso vi aggradi farvi fare compagnia da Zagor. Dopo l’uscita del numero “bis” del 2021 alcuni lettori si sono posti il problema di dove collocare quell’albo nel contesto della propria collezione. In un blog in Rete dove rispondo alle domande degli zagoriani, uno di essi aveva chiesto quanto segue: “Caro Moreno, permettimi di dire che l’albo bis dell’estate 2021 è difficile da piazzare in libreria. È al di fuori della serie regolare, ma è numerato essendo un bis del numero ‘Il presagio’, per cui mi verrebbe da metterlo dopo di esso, ma così andrei a tagliare in due la storia a Londra. Nella posta dell’albo bis ammetti che è un albo fuori serie, quindi, da collezionista sfegatato, consigli di metterlo in uno scompartimento a parte?”. Personalmente ho collocato il bis secondo la numerazione, e cioè dopo il 723 (trattandosi di un 723bis) e prima del 724. Trovandoci di fronte di una fila di costoline tutte uguali non si percepisce il “taglio” della storia londinese, che una volta letta e archiviata non ha niente, sul dorso, che la distingue dalle altre (bisogna proprio pensarci intensamente, per poter elaborare l’obiezione: “l’avventura a Londra viene interrotta dal bis”). Però, se proprio questa collocazione dà fastidio, basterà mettere il “bis” altrove. Per esempio, tra gli extra e i fuori serie, tra gli albi con la variant cover, tra gli spillati (accanto allo Zagor con Jovanotti o al numero Zero del team up con Flash). Se anche questa soluzione non convince, mettiamolo sopra la fila disteso in orizzontale, oppure nascondiamolo dietro in seconda fila. Ci sarà di sicuro chi avrà trovato soluzioni diverse e più originali, del resto i collezionisti dovrebbero essere abituati agli albi “fuori serie” e fuori formato, che sono la croce e delizia degli appassionati raccoglitori. La storia che state per cominciare a leggere ha per protagonista una guerriera che da una parte potrebbe richiamare alla mente il personaggio di Elektra, l’eroina Marvel creata da Frank Miller, ma che in realtà è stata ispirata dalla figura di Minnehaha, messa da Emilio Salgari al centro di un suo romanzo del 1909 intitolato “La scotennatrice”: si tratta di una squaw decisa a vendicare la madre, Yalla, uccisa e scalpata da un certo John. Ma la anche Yalla, in precedenza, aveva portato a compimento una vendetta contro il colonnello Devandel, colpevole di averle sottratto un figlio avuto da lei: accade in un romanzi in titolato “Sulle frontiere del Far West” (1908), primo capitolo di una trilogia western destinata a concludersi con “Le selve ardenti”, del 1910. Le somiglianze marveliane e salgariane si limitano comunque alla tipologia del personaggio, la nostra storia è del tutto diversa, com’è giusto che sia. Buona lettura, dovunque vi troviate a sfogliare le pagine che seguono. Vi auguriamo, ovviamente, di trovarvi in un luogo fresco e riposante.


Mi sono stati riferiti alcuni commenti pubblicati su un Forum, secondo i quali la storia avrebbe il difetto di non essere autoconclusiva perché rimanda a un seguito. Non so quale sia il concetto di "storia autoconclusiva" del detrattore di turno, ma la 94 pagine de "La vendicatrice" non lasciano niente in sospeso. Solamente, la Cacciatrice scompare dopo aver compiuto la sua vendetta. Il fatto che possa tornare fa parte delle caratteristiche della serie di Zagor: amici e nemici a volte ritornano (evidentemente i critici non se ne sono mai accorti). Dunque, qual è il problema? Peraltro, la storia è al servizio di un nuovo personaggio e trova la sua ragion d'essere proprio nel portarlo sulla scena, mostrarne le caratteristiche e le movenze - ottimamente rese da Massimo Pesce. Di continuo i lettori chiedono nuovi nemici, eccone dunque uno nuovo piuttosto insolito (adatto dunque a venite presentato su un "bis", un numnero extra, per non turbare i puristi). Direi che se il personaggio è piaciuto sia una bella cosa aspettarne il ritorno. Se non è piaciuto, basterà non leggere il seguito.


sabato 30 luglio 2022

IL GIORNO DELL'INVASIONE

 

 


 
Jacopo Rauch
Moreno Burattini
Gallieno Ferri
Gianni Sedioli
Marco Verni
 
IL GIORNO DELL'INVASIONE
 
Sergio Bonelli Editore
brossura, 2022
544 pagine, 17 euro
 


Il sesto e penultimo volume della collana "Zagor contro Hellingen" raccoglie tre avventure dello Spirito con la Scure, uscite in edicola nel 2015, divise in cinque diversi albi della serie Zenith, ma collegate fra loro in stretta continuità. La prima "Il giorno dell'invasione" è stata scritta da Jacopo Rauch e illustrata da Gallieno Ferri, disegnatore anche della seconda storia, "L'eredità di Hellingen", sceneggiata da me. Io e la coppia formata da Gianni Sedioli (matite) e Marco Verni (chine) abbiamo invece firmato la terza parte,  "Resurrezione".

I precedenti due volumi della collana dedicata all’interminabile lotta di Zagor contro la sua nemesi per antonomasia, il professor Hellingen, avevano proposto le “prove d’autore” di un paio di sceneggiatori d’eccezione, Tiziano Sclavi e Mauro Boselli. Entrambi, chiamati a confrontarsi con il mad doctor ne hanno offerte versioni non soltanto molto personali, ma anche piuttosto diverse dal modello originario, quello del creatore del personaggio, Guido Nolitta (lo pseudonimo con cui l’editore Sergio Bonelli firmava i testi delle sue storie a fumetti). L’intento era, evidentemente, duplice: da un lato realizzare un prodotto autoriale, in cui fosse riconoscibile la “calligrafia” di scrittori consci del proprio talento, dall’altro sorprendere e spiazzare i lettori portando lo scienziato pazzo verso un’evoluzione che fosse la meno prevedibile possibile. Questo volume, invece, presenta storie, di autori decisi a riportare Hellingen (pur senza rinnegare nulla degli sviluppi precedenti) a una maggiore aderenza alla nolittianità. Sia Jacopo Rauch che il sottoscritto abbiamo infatti voluto ricollegarci alle vicende narrate da Sergio Bonelli nella sua ultima storia zagoriana, “Magia senza tempo”, ripartendo esattamente dal punto in cui si concludeva quell’avventura, recuperando l’Hellingen che avevano visto scomparire in un lampo di luce all’interni di una cabina di teletrasporto. A una sorta di vero e proprio “ritorno alle origini” assisteremo nel prossimo (settimo e ultimo) appuntamento della nostra collana, ma di cui questo libro pone già tutte le premesse.

Il primo racconto di questa antologia, “Il giorno dell’invasione”, uscì nel luglio del 2015 come numero speciale tutto a colori in quanto destinato a festeggiare il seicentesimo albo di Zagor.  Rauch propone il ritorno sulla scena degli Akkroniani, gli extraterrestri che avevano stretto alleanza con il professor Hellingen (come si è visto nel terzo volume di questa collana). Lo sceneggiatore riteneva infatti, a ben ragione, non soltanto che gli alieni non avessero digerito la sconfitta subita da parte di Zagor, e quindi fossero pronti a tentare una nuova invasione, ma anche che volessero trovare delle spiegazioni a quanto era accaduto durate la precedente: com’era possibile, infatti, che la loro tecnologia avesse dovuto piegarsi di fronte alle armi magiche di un popolo primitivo, ai loro occhi, come quello dei nativi americani? La risposta la fornisce il giovane Akoto, custode del segreto del monte Naatani, quello dello scudo e delle frecce, letali per gli Akkroniani, appartenute a Rakum, l’Eroe Rosso: “Le armi sono niente, senza la mano che le impugna!”. Una frase che vale l’intero senso del racconto. Servirà comunque un breve riassunto per inquadrare meglio quanto state per leggere (o per rileggere).

Il pianeta Akkron è il sesto in ordine di distanza dalla stella gigante Betelgeuse, situata nella costellazione di Orione. Su quel lontanissimo mondo si è sviluppata una civiltà aliena che ha raggiunto un livello tecnologico incredibilmente più progredito di quello terrestre, tant’è vero che le astronavi degli Akkroniani riescono a superare le distanze siderali e a raggiungere il sistema solare. L’organismo degli esseri venuti dallo spazio ha una fisiologia del tutto diversa da quella umana: non ci sono organi interni che possono venire danneggiati dalle armi da fuoco o dalle lame, avendo i loro corpi una struttura paragonabile a quella delle piante. Tuttavia, il sangue dei terrestri serve a fornire una sorta di linfa vitale in grado di nutrire le loro cellule. E’ per questo che intendono colonizzarci, con l’aiuto del professor Hellingen, pronto a rinnegare il genere umano per il suo senso di rivalsa e la sua volontà di potenza. Prima di stringere questa alleanza, gli alieni avevano già  tentato una pima invasione, ma erano stati respinti da un eroe rosso vissuto cento anni prima, uno sciamano chiamato Rakum. Di fronte alle pistole a raggi degli alieni, nessuno dei pellerossa poteva nulla. Lo stregone nascosto sul monte Naatani, però, ebbe una apparizione mistica: “La visione di Manito mi diede alcuni suggerimenti che non esitai a mettere in atto”. Lo sciamano riesce così a fabbricare uno scudo, delle frecce e un arco magici in grado di uccidere gli alieni e di costringerli alla fuga.  Quando Zagor le ritrova grazie ad Akoto e al suo maestro Keokuk, le armi incantate sono ancora strette nelle mani della mummia di Rakum, custodita dai suoi successori, e attendono un altro eroe degno di usarle per ripetere l’impresa e ricacciare gli extraterrestri verso il mondo da cui sono venuti.

Nonostante gli spazi ristretti a sua disposizione (94 tavole sono poche, per gli standard zagoriani, e del resto l’avventura nolittiana con gli Akkroniani è lunga più di 400), Rauch recupera tutti gli elementi del precedente racconto, e congegnare un meccanismo narrativo perfetto che serve persino a spiegare perché dal pianeta Akkron non giungerà mai più alcuna minaccia. C’è soltanto un grande assente: Hellingen, che infatti, non è fra i protagonisti de “Il giorno dell’invasione”. Questo, però, non per caso o per dimenticanza: in realtà gli eventi narrati sul seicentesimo albo di Zagor servono a preparare eventi futuri, quelli narrati nella seconda e nella terza storia proposte in questa raccolta (il tutto, frutto di una serie di brainstorming fra Rauch e il sottoscritto). Ecco perciò spiegato perché, nonostante l’assenza dello scienziato pazzo, il racconto vi sia inserito.

 Il mad doctor, in realtà, non compare in senso stretto neppure nel secondo episodio, “L’eredità di Hellingen”, originariamente pubblicato sull’albo di Zagor n° 601 datato agosto 2015, con un proseguo nel successivo. Tuttavia la figura dello scienziato pazzo aleggia su tutta la storia e quanto accade prelude al terzo episodio di questo volume. Per la prima volta, dopo quasi venticinque anni spesi al servizio dello Spirito con la Scure (il mio esordio ai testi di Zagor è datato 1991), tocca a me l’onere e l’onore di prendere in mano i fili delle vicende legate a Hellingen. “L’eredità di Hellingen” è l’ultima storia disegnata da Gallieno Ferri per la collana Zenith, ovvero per la serie regolare zagoriana. In seguito ci sarebbero state solo poche decine di tavole da lui realizzate per un Color (il n° 5, “L’antica maledizione”), pubblicato postumo nel 2017, grazie al completamento del racconto da parte di Gianni Sedioli (matite) e Marco Verni (chine). I due disegnatori romagnoli (Sedioli, classe 1966, è ravennate, Verni, suo coetaneo, è forlivese) sono anche gli autori grafici del terzo episodio contenuto in questo volume. Nel momento in cui il maestro di Recco terminò “L’eredità di Hellingen” nessuno poteva immaginare che sarebbe stata l’ultima storia da lui disegnata per la serie regolare di Zagor. La qualità dei suoi disegni è sempre notevolissima nonostante la mano di un uomo di ottantaquattro anni. L'ultima tavola dell’avventura, quella con lo Spirito con la Scure a cavallo che galoppa verso il lettore, è un capolavoro realizzato da un vero e proprio Maestro del fumetto italiano.

Dopo due episodi in cui Hellingen, pur continuamente evocato e ricordato per tutta una serie di eventi che rimandano alla sua figura, è comunque assente dalle scene, eccolo finalmente comparire in carne e ossa nel terzo racconto della trilogia proposta da questo volume. Lo Spirito con la Scure si ritrova faccia a faccia con lo scienziato pazzo contro cui ha combattuto più volte, e scopre come ha fatto a tornare in vita. Le macchina degli Akkroniani lo hanno, sostanzialmente, clonato: la parola "clonazione" nella prima metà dell'Ottocento non esisteva ancora, ma la possiamo usare perché è lo stesso Hellingen a rivelare di averla inventata partendo da un etimo greco. Dunque, fra le tante invenzioni del creatore di Titan ce n'è anche qualcuna lessicale.  La vasca in cui il professore è stato rigenerato ha potuto funzionare grazie alla cabina in cui il folle è entrato nel finale di "Magia senza tempo", e che è stata da lui stesso programmata perché eseguisse una scansione di tutti i suoi atomi, facendo una sorta di back up destinato a rimanere nella memoria di una banca dati. Perciò, l'Hellingen che viene ricreato è esattamente quello di Guido Nolitta, e nulla sa di quanto è accaduto nelle storie di Tiziano Sclavi e di Mauro Boselli.

Tuttavia, proprio perché era lo scienziato pazzo nolittiano che mi premeva riportare sulla scena, mi è sembrato inevitabile cercare di indagare su alcuni elementi a cui Sergio Bonelli aveva chiaramente alluso senza mai, però, aver voluto approfondire. Mi è parso interessante cercare di capire chi fosse realmente Hellingen, quali fossero le teorie in base alle quali avrebbe voluto dominare il mondo (se Zagor non lo avesse ogni volta fermato), perché fosse stato cacciato dalla comunità scientifica, da dove provenissero le sue incredibili conoscenze. Insomma, ho voluto raccontare almeno una parte del passato del mad doctor. Nel terzo racconto di questa antologia troverete dunque rivelati alcuni episodi dei trascorsi helligeniani e scoprirete anche il suo nome di battesimo, e la nazione di provenienza della sua famiglia. In particolare, veniamo a sapere quel che è accaduto prima che Hellingen costruisse Titan (e vediamo un prototipo da lui chiamato Golem). Soprattutto, vengono mostrate al lettore quali sono le idee che animano il folle Garth: finora sapevamo che voleva conquistare e dominare il mondo, ma non era ben chiaro perché, a quale scopo. Adesso la sua follia ha un senso (sia pur delirante): precorre quella hitleriana ma, soprattutto, alla sua base c'è una sorta di teoria dell'eugenetica ante-litteram. Idee razziste e sulla purezza di sangue, tuttavia, non erano, storicamente, mai mancate neppure prima che all'eugenetica venisse dato questo nome, per cui non c'è nessuna particolare forzatura nel mettere in bocca a Hellingen discorsi come quelli che gli sentiamo pronunciare in una consesso di scienziati da cui viene cacciato in malo modo. Mi sembra degno di nota il fatto che il luminare che più di tutti si oppone a Hellingen, quando lo sente parlare di una rupe Tarpea da cui gettare gli storpi, sia uno zoppo di nome Hawking. Sono stato bene attento a dimostrare ai lettori più diffidenti come le teorie propugnate dal mad doctor fossero già leggibili fra le righe delle storie nolittiane: la prima volta che Zagor viene catturato, infatti, il professore dalla tunica nera lo vorrebbe arruolare fra i suoi uomini perché riconosce in lui una "superiorità" nel fisico e nel carattere che è quello che ci vuole per dominare invece le razze inferiori. Ho scelto di mostrare in flashback le esatte vignette  e le precise parole di Nolitta proprio per rassicurare tutti sul fatto che non ci sia stata alcuna distorsione delle caratteristiche originarie del personaggio.

Quando il mad doctor parla per la prima volta con Zagor legato per i polsi alla parete del suo laboratorio, non si scaglia contro di lui promettendogli una morte fra mille tormenti ma, al contrario, apprezzandone le doti fisiche e di combattente, gli propone di arruolarsi fra i suoi uomini! E gli dice così: “Ho bisogno di uomini che sappiano imporsi, che sappiano comandare e farsi rispettare… uomini come voi! In poche parole vi sto chiedendo di unirvi a noi. Avrete il privilegio di essere uno dei miei uomini di fiducia e di marciare alla testa del mio esercito di automi che, da questa piccola isola, si propagheranno per tutta la nazione e poi per tutto il continente!”. Poco prima, riferendosi alla tribù degli Ottawa, aveva definito i pellerossa “quel branco di selvaggi che vive sulla riva del lago”.

Nonostante l’intento del sottoscritto fosse quello (come ho dichiarato) di riportare Hellingen esattamente là dove Nolitta lo aveva lasciato, rinunciando dunque agli elementi magici e fantastici che avevano caratterizzato la versione del personaggio data da Mauro Boselli, con quella versione ho dovuto comunque fare i conti e, dunque, anche nel mio racconto compare (pur se in una sola pagina) il demone chiamato Wendigo, che ha imprigionato in una sorta di proprio “inferno” (in una dimensione parallela) il professore originario. Il modo in cui il Wendigo uscirà definitivamente di scena lo scopriremo nel settimo volume. Un altro elemento ereditato dalla storia di Mauro Boselli è la Base di Altrove. Dopo l'avventura boselliana sarebbe stato difficile non collegare il mad doctor con la base ideata da Castelli. Infatti, ritroveremo Altrove anche nel prossimo volume.

mercoledì 29 giugno 2022

IL SEQUEL

 

 

 


 

Estratto di una mia risposta (cartacea) a una lettera (cartacea) di un lettore che rimpiange il periodo nolittiano leggendo la storia in edicola "Ombre su Golnor".

 

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Riguardo al tuo rimpianto per il periodo nolittiano (che naturalmente è anche il mio), ti faccio notare che la storia attualmente in edicola ambientata a Golnor e dagli echi tolkeniani che tu contesti come deriva dei giorni nostri in netto distacco dalle storie di Nolitta, altro non è se non il sequel (con il recupero degli stessi identici elementi) di una avventura scritta da Tiziano Sclavi nel 1981, “Il Signore Nero”. Come tu ben sai, Nolitta smise di scrivere Zagor nel 1983, con l’albo “FantaCico”. Quindi gli echi tolkeniani degli albi di oggi sono la riproposizione di elementi ed ingredienti dell’epoca nolittiana. Non solo: la storia del Signore Nero venne sicuramente approvata da Sergio Bonelli, il quale scelse personalmente Sclavi come sceneggiatore di fiducia.

In ogni caso, la scelta bonelliana di abbandonare Zagor fu volontaria e libera, non imposta da alcuno, e in seguito a quella sono seguiti quaranta anni di storie non nolittiane, di cui si deve tener conto (non rivangando sempre le suggestioni dei primi venti). Se Zagor è arrivato a festeggiare in piena salute sessanta anni di vita editoriale (al contrario di molti altri eroi che hanno invece chiuso i battenti) è anche per merito degli sceneggiatori a cui Nolitta ha lasciato il posto (molti dei quali, me compreso, scelti da lui e da lui indirizzati).

Un caro saluto

Moreno Burattini

mercoledì 22 giugno 2022

LE STORIE DI "GUITAR" JIM


 

Segnalo sempre su questo blog l'uscita di stortie a mia firma, perciò eccomi a parlare di un albo che ne contiene ben due. Si tratta dello Zagor Più n° 5, intitolato "Le storie di 'Guitar' Jim", datato maggio 2022. E' una antologie della serie "I racconti di Darkwood", una serie nella serie che sono molto contento di aver ideato nel 2017. Cliccando sul link qui stto potrete leggere come ho presentato l'iniziativa cinque anni or sono.

http://morenoburattini.blogspot.com/2017/09/i-racconti-di-darkwood.html

 

Il fatto di presentare storie brevi di 40 tavole, contenute in una "cornice" che le raccoglie, permette di ospitare autori ogni volta diversi, provenienti da altre collane e anche da altre case editrici,  che mettono il loro talento al servizio dello Spirito con la Scure, rendendogli omaggio. In questi cinque anni sono ormai decine gli sceneggiatori e i disegnatori che si sono cimentati, tutti con grande soddisfazione, al Re di Darkwood, offrendo la loro interpretazione dell'eroe e del suo mondo. In questo volume, oltre ad aver curato l'edizione come editor, ho scritto la storia che fa da "cornice" (illustrata da Stefano Voltolini) e un racconto intitolato "A rotta di collo" (disegnato da Alessandro Chiarolla). Qui di seguito trovate l'editoriale che presenta l'albo.




 

Cari Zagoriani,

come annunciato sia dal titolo che dalla copertina di questo albo, questa volta il narratore dei “Racconti di Darkwood” sarà un personaggio molto amato dai tutti noi e anche dal suo creatore, Guido Nolitta, tant’è vero che lo rese protagonista dell’albo a colori n° 100: stiamo parlando, ovviamente, di “Guitar” Jim. Per quanto il menestrello nolittiano fosse destinato a numerosi ritorni, alla sua prima, breve apparizione, avvenuta nell’episodio “La preda umana” (Zagor n°30), poteva sembrare una figura tutto sommato trascurabile. Invece si tratta di un character destinato a a un’importante evoluzione psicologica. Per crearlo, Nolitta ha tenuto presente “Johnny Guitar”, un film western del 1954 diretto da Nicholas Ray, con Sterling Hayden. Differenziandosi subito dal modello di celluloide, “Guitar” Jim è sì un abile chitarrista, ma anche una simpatica canaglia che gira con una pistola nascosta nella cassa della sua chitarra, pronto a rapinare chi si sia fidato della sua faccia pulita e della sua aria sbarazzina. Con il tempo, da furfante matricolato seppur ilare e canterino, Jim diventa un personaggio assai più complesso e ricco di sfumature, in grado di ispirare anche altri sceneggiatori che, in seguito, ne avrebbero perfezionato il ritratto. Sul Color Zagor n° 3, “Il passato di ‘Guitar’ Jim” (2015), scopriamo chi ha gli ha insegnato a suonare la chitarra, quando e perché ha ideato il trucco della pistola nascosta nella cassa armonica e come mai un “bravo ragazzo” con lui è diventato un rapinatore. Lo “Zagor Più” che avete fra le mani lo vede protagonista di ben due racconti: il primo, quello che fa da “cornice” all’intero albo, come al solito affidato a Stefano Voltolini, e il secondo, illustrato da Mauro Laurenti, in cui proprio la chitarra del menestrello ha un ruolo di primo piano. Accanto a Laurenti, che disegna lo Spirito con la Scure dal 1993, troviamo Alessandro Chiarolla, il decano anagrafico del nostro staff, di cui fa parte dal 1995. Però, accanto a questi nomi noti, c’è da segnalare l’esordio di Fabrizio De Fabritiis, illustratore proveniente dalla scuderia di Dragonero, ma estremamente a suo agio anche con il Re di Darkwood: la storia del suo debutto zagoriano è stata scritta per lui da Riccardo Secchi, sceneggiatore versatile (Nathan Never, Disney), già autore dello Speciale Zagor n° 32, “La valle dell’Eden” (2020). Un altro esordio, questa volta ai testi, è quello di Francesco Matteuzzi, autore poliedrico e multimediale, che in casa Bonelli abbiamo già visto all’opera su Dampyr. La sua prima storia zagoriana vede, per i disegni, il ritorno su queste pagine di Dante Bastianoni (Martin Mystère, Nathan Never, Marvel). Come al solito, dunque, tante mani diverse, tutte però unite dallo stesso intento: portare avanti la leggenda di Zagor!


martedì 3 maggio 2022

MAL DI SOCIAL


Il 29 aprile ho pubblicato sulla mia pagina Facebook il post che vedete riprodotto qui sopra. Era una battuta, anche se prendeva spunto da un vero episodio accaduto tempo fa, ma relativo a un semplice passaggio in un video peraltro divertente e interessante. Ricordavo questa cosa e ci ho scherzato sopra (come tante volte è successo ad altri di scherzare su qualcosa riguardante me). Mai avrei creduto di scatenare un vespaio di reazioni da parte di youtubers che si sono sentiti chiamati in causa e a cui è parso di vedere messo in discussione il loro (sacrosanto) diritto di commentare in Rete quel che a loro più piace. Giuro che mai ho avuto questa intenzione. 

Ieri ho pubblicato, sempre su FB, un post di scuse e di chiarimento. Ecco il testo:

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Mi dicono che una mia battuta (che battuta era e voleva essere) su certi (anche simpatici) recensori improvvisati che (legittimamente) esprimono su Internet i loro pareri ha suscitato indignazione come se avessi voluto mancare di rispetto a qualcuno o alla categoria. È sempre più difficile scrivere o dire qualunque cosa senza venire fraintesi o senza offendere quello o quell’altro. Mi dispiace molto , e la cosa mi convince sempre più a limitare i miei interventi (anche quelli soltanto spiritosi). E pensare che io, storicamente, da vent’anni sono stato sempre fra i più presenti in Rete e ho incoraggiato forum e gruppi partecipando in ogni modo e maniera a miriadi di iniziative dimostrandomi disponibile a ogni interazione. Chiedo scusa a chi si è sentito chiamato in causa, non volevo scagliarmi contro nessuno ma solo far notare la differenza fra la critica (fatta da chi ne sa più di noi) e le discussioni fra appassionati che sono in fondo gioco e divertimento. Come gioco e divertimento dovrebbe essere la lettura di ogni fumetto, destinata a portare serenità. Se scrivere qualcosa su Facebook deve solo alimentare polemiche (esiste, ho scoperto, un mondo a parte di veleni e polemiche basate sul nulla) meglio sottrarsi.

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Se da una parte chi commenta in pubblico dovrebbe prima cercare di documentarsi (e dunque meglio sarebbe parlare con cognizione di causa), dall'altra vale (e vale di più) la libertà di esprimersi e dare pareri su ciò che si è letto, per come si è letto, esternando sensazioni ed emozioni provate che si vogliono condividere. Basta essere tutti consapevoli che i liberi commenti in Rete sono (come ho scritto) un gioco fatto per passione. Ci sono poi commentatori più competenti di altri, più autorevoli, più documentati, più acuti nel cogliere aspetti nascosti in ciò che commentato. Uno fra questi è il bravo Andrea "Canno" Cannonero, che purtroppo si è sentito chiamato in causa in prima persona dal mio post scherzoso (cosa che non era assolutamentente nelle mie intenzioni: mai ho pensato di riferirmi a lui). Canno mi ha rimproverato in un video che ne ha suscitati altri, dicendo cose giuste  e rivendicando il diritto di riferire le sue impressioni ricavate dalla lettura di un albo, senza per forza sentirsi in dovere di preparare, prima di farlo, una lezione universitaria. Canno: hai ragione, perfettamente ragione. Solo che io non volevo dire questo: stavo solo scherzando sulla facilità con cui tutti commentano tutto, tutti sono esperti di tutto, qualcuno magati dandosi delle arie, quando si tratta solo di esprimersi sui social.

Scrivo tutto ciò proprio nel giorno in cui è giunta la tristissima notizia della morte di Luca Boschi: un vero professionista, oltre che un amico e una persona di una umanità straordinaria. Aveva un blog su cui scriveva cose da cui davvero si imparava e si capiva che la sua mostruosa competenza e documentazione. Leggendo poi i suoi libri, i suoi articoli, i testi per le riviste da lui curate era evidente  la sua cultura enciclopedica in campo fumettistico (e non solo). Ecco: il mio post su Facebook in pratica diceva che esistono persone come Luca Boschi e poi ci siano noi che giochiamo a fare i critici sui social. 

Qualcuno ha contestato la mia frase "non seguo quasi mai i recensori improvvisati", come se fosse (anche questa) una mancanza di rispetto verso la categoria degli youtubers. No. So benissimo che ci sono youtubers straordinariamente bravi. Ho scritto che, casomai, seguo poco quelli "improvvisati". Mi pare del resto inevitabile: come potrei seguire tutti? Talvolta mi segnalano un video che dovrei vedere, e magari lo guardo. Ma non riuscirei a tenermi aggiornato su tutte le discussioni in corso (perché poi i video risondono ai video, tutti commentati da decine e decine di commentatori). Perdonatemi e vogliatemi bene lo stesso.

Ho citato il bravo Canno (uno che improvvisato non è). Mi ha scritto così, su Facebook, e lo ringrazio.

 


 

 

 

martedì 26 aprile 2022

L'UOMO-CICO

 


Sul n°432 di "Lupo Alberto" (aprile-maggio 2022), fra le tante divertenti delizie che la testata offre al lettore, compare una intervista al sottoscritto, intitolata "L'uomo-Cico". Ringrazio Silver per l'attenzione, ma naturalmente lo ringrazio di più per avermi permesso, in anni trascorsi mai dimenticati (e spesso rimpianti), di scrivere storie della Fattoria McKenzie. Della mia collaborazione con Lupo Alberto ho scritto qui (basta cliccare per leggere):

 http://morenoburattini.blogspot.com/2011/07/nella-vecchia-fattoria.html

Se poi volete rintracciare tutte le mie storie sceneggiate per Silver, vi svelo in segreto: qui alto, sotto il titolo del blog, c'è una banda con dei tasti cliccabili. Premendo su quello con la scritta "I miei fumetti" compare l'elenco di tutte le storie (appunto a fumetti) pubblicate in 33 anni di carriera, comprese quelle di Lupo Alberto e Cattivik. Per farvela più facile vi copio comunque il link anche qui sitto:

http://morenoburattini.blogspot.com/p/i-miei-fumetti.html

Una delle mie storie della serie "Le maialate di Enrico La Talpa", intitolata "Scherzi a parte" e illustrata da Giacomo Michelon, viene riproposta proprio su numero del Lupo di cui sopra.




Ecco il testo della breve ma intensa intervista!

L'UOMO-CICO

Era questo che sognavi di fare da bambino?

Precisamente questo. Leggevo tanti fumetti, ma mi piaceva in particolare Zagor. Perciò mi dicevo: da grande farò di mestiere quello che inventa le storie di Zagor. Ho avuto anch’io, come tutti, la mia dose di sfighe nella vita, ma almeno su quello mi è andata bene. Nel 2021 ho festeggiato trent’anni al servizio del personaggio.
 

Metodo di lavoro?

Siccome sono anche il curatore delle varie testate legate a Zagor (quasi tremila pagine di inediti ogni anno), il mio lavoro si divide tra l’ufficio in Casa editrice e la scrittura delle sceneggiature (di quelle tremila, mille sono mie). Finisce che le due cose si mescolano: mentre mando in edicola gli albi, approfitto di ogni stacco per scrivere una pagina o due e portare avanti a spizzichi e bocconi dieci avventure contemporaneamente. Miracolosamente, riesco a gestirle tutte anche così senza perdermi i personaggi per strada. Mi sento un aereo che fa rifornimento in volo e non atterra mai: ma ci sono i lettori che aspettano gli albi!

Che effetto fa essere l’Uomo-Zagor?

Zagor ha un simpatico amico messicano cicciottello, goloso e fifone: Cico. Ecco, più che l’Uomo-Zagor mi sento l’Uomo-Cico.

A cosa stai lavorando in questo momento?

Sto scrivendo, oltre a numerose avventure di Zagor, anche un paio di storie di Tex, un altro personaggio a cui sono molto legato fin dall’infanzia.

Quali sono le attività al di fuori dei fumetti a cui ti dedichi?

Pubblico più o meno un libro l’anno, e il prossimo sarà una raccolta di 365 epigrammi intitolata “Versacci”: bravi poesie umoristiche, molto ritmate e tutte in rima. Un modo per fare satira e ironia sul mondo.

Del resto ti sei dimostrato prolifico autore umoristico sceneggiando decine di storie di Cattivik e di Lupo Alberto negli anni Novanta.

E mi sono divertito moltissimo (grazie Silver per avermelo fatto fare!). Sul mensile del Lupo mi sono persino inventato due serie: “McKenzie Memories” (con gli antenati dei vari personaggi)  e “Le maialate di Enrico La Talpa” (con i tentativi di seduzione di Enrico ai danni di Silvietta).

Cosa consiglieresti a un aspirante sceneggiatore?

Il primo consiglio è di leggere tanti fumetti (se non se ne legge, non si può scriverne). Bisogna imparare a “ragionare” a fumetti. Il secondo è di convincersi che (salvo rare eccezioni) non potrà campare di soli fumetti (fare fumetti è sempre più un hobby, anche se figo). Il terzo è di farsi un quadro della situazione in Rete, non illudersi ma provarci lo stesso.


martedì 12 aprile 2022

LO ZAGOR WESTERN DEI BEI TEMPI CHE FURONO

 



Scrive, con una bella lettera su carta che fa sempre piacere ricevere, un altrro lettore della prima ora, il quale (con garbo ed educazione) contesta le avventure fantastiche di Zagor che hanno preso il posto, a suo avviso, di quelle che tematiche western dei bei tempi che furono. A questo tipo di contestazioni ho risposto non una, ma mille volte. Tuttavia, senza convincere nessuno dedi fautori dello Zagor quale fumetto di trapper, indiani, trafficati di armi e mercanti di whisky. Il Re Di Darkwood in realtà è un personaggio talmente sfaccettato che ogni lettore se lo figura a propria immagine e somigliaza, e crede che tutti i lettori la pensino come lui. Difficilissimo lo sforzo di noi della redazione per accontentare tutti perché poi scrivono ache quelli che si stufano del western (proposto in pari misura) e vorrebbero storie horror o fantasy. Anche se si tratta di ribadire concetti detti e ripetuti, rendo pubblica la mia risposta - assolutamente generica - nella speranza che sia interessante (non pretendo che sua convincente) per quacun altro.

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Caro amico
la ringrazio per la lettera che ci ha spedito e che abbiamo letto con ponderata attenzione, al pari di tante altre di segno opposto, perché i gusti dei lettori sono vari ed è un fatico esercizio di equilibrio cercare di accontentare tutti – sforzo che, comunque e in ogni caso le assicuro facciamo. Le sue osservazioni verranno tenute in grande considerazione – come quelle di tutti i lettori che ci scrivono.


Le cita l’esempio di Tex come di personaggio in cui predomina (e ciò corrisponde ai suoi gusti) l’avventura realistica (tipicamente western) e più rari sono gli excursus nel fantastico (scrivo questa lettera, però, proprio mentre è appena iniziata un lunga avventura in ben sette albi con un nuovo scontro con Mefisto). Tuttavia c’è da notare come Zagor venne creato da Guido Nolitta in perfetta contrapposizione a Tex, perché non si creasse una concorrenza interna: Tex viveva storie ambientare nel Sud_Ovest, Zagor nel Nord-Est (scenari e popoli indiani del tutto diversi); l’epoca storia che fa da sfondo è distante 35/40 anni (con tutto ciò che questo comporta), ma soprattutto estremamente diversa è l’impostazione delle due serie: quasi del tutto realistica quella di Aquila della Notte, regno della contaminazione e crocevia dei generi quella dello Spirito con la Scure. Nelle avventure di Zagor si mescolano western, avventura, umorismo, fantascienza, horror, romanzo storico, fantasy, racconto di viaggio… e questo fin dai primissimi albi (basterà pensare ai pigmei del villaggio aereo al servizio di Marcus, o a Hellingen e Titan, a Iron Man, all’Uomo Lupo, all’Uomo Tigre, a Kandrax il Mago, al Re delle Aquile, agli Akkoniani… eccetera eccetera. 

 In numerose interviste (che forse lei non conosce – ma che se ritiene posso farle leggere) rintracciabili dovunque, Sergio Bonelli dichiara questo suo intenti di differenziazione da Tex in favore della maggiore varietà di generi da lui proposta sulle pagine di Zagor. Continuare ne l solco della direzione indicata dal Sergio impegna noi (umili e modesti continuatori della sua opera) a continuare ad alternare fantastico e realistico. Poi, si sa: essendo lo Spirito con la Scure personaggio ogni lettore crede che esista un “suo” Zagor (quello del trapper per qualcuno, quello che lotta contro i mostri per gli altri) e si lamenta se, per accontentare chi la pensa diversamente, qualche avventura è di genere diverso.


Lei sostiene che c’è un eccesso di fantastico rispetto ai primi tempi di una saga lunga sessant’anni, e lamenta che questo tipo di fantastico è diverso da quello delle origini. Ora, più volte in certi miei interventi (articoli sul mio blog, interviste, video su YouTube) ho spiegato e dimostrato che questa predominanza del fantastico sugli altri generi è più percepita che reale (una volta ho compilato persino una statistica) dai fautori dello Zagor che (secondo loro) si dovrebbe occupare più di mercanti darmi e di trafficanti di whisky invece che esplorare, magari un a zona misteriosa infestata dagli spiriti. In realtà, come ho cercato si spiegare più volte per ogni dove l’alternanza fra realistico e fantastico è (quanto meno nei nostri intenti), il più possibile equilibrata nel rispetto dei gusti di tutti (mai credere, errore di molti lettori, di ritenersi interpreti e depositari dell’intera comunità dei lettori – comunità peraltro piena di entusiasmo, di associazioni, di club, di forum, come forse lei sa, o forse no). 

Però mi lasci concludere questa parte del ragionamento ribadendo l’ovvio: sessant’anni di storie (non solo i vent’anni nolittiani) hanno caratterizzato Zagor in un certo modo: se qualcuno preferisce storie western, può leggere solo quelle o dedicarsi alle avventure di Tex, che sono lì anch’esse per accontentare altri gusti e altri lettori. Di sicuro non possiamo trasformare Zagor in un fumetto diverso da quel che è, da come è stato creato, da come si è proposto nel corso degli anni. Fermo restando che alterniamo, come già detto, un po’ tutti i generi (con grande felicità di molti lettori che apprezzano, diversamente da lei, la grande e imprevedibile diversità di proposte).


Lei dice qualcosa anche riguardo alla diversità delle storie di oggi, anche di genere fantastico, rispetto al modo in cui certe materia erano affrontate da Nolitta. Il Vampiro di oggi, secondo lei, è diverso da quello degli anni Settanta. Ma, mi permetto di far notare, anche i vampiri del cinema di oggi sono diversi da quelli del cinema di cinquant’anni fa. James Bond di oggi  è diverso da quello dei tempi di Sean Connery. I TG di oggi sono diversi, sono diverse le pubblicità, i quotidiani, le forme di comunicazione e le fiction. Davvero lei vorrebbe che Zagor fosse rimasto cristallizzato ai tempi di Nolitta? Che il Vampiro facesse le stesse cose? Non avremmo dovuto adeguarci, gradatamente, agli anni che passano, cercando, con moderazione, nuove strade e nuove suggestioni, nel tentativo di sorprendere i nostri lettori? I personaggi cristallizzati sono quelli che sopravvivono solo grazie alle ristampe per noi nostalgici (mi ci metto anch’io). Non si tratta di accontentare i giovani, si tratta di parlare il linguaggio dei tempi, e comunicare così come si comunica oggi, sia tra vecchi che tra giovani. Secondo lei il Tex di oggi è uguale a quello del 1948? E se lo fosse, venderemmo di più e avremmo più successo. Secondo me, lo Zagor di oggi Zagor è molto più simile a quello di Nolitta di quanto il Tex di oggi assomigli a quello di Giovanni Luigi Bonelli. Poi ognuno giudicherà da sé: in ogni caso, fermarsi significa morire.


Riprometto, ripeto, attenzione massima nel non eccedere nel fantastico (giuro che trattengo gli dsceneggisatori che scalpitano invece tutti quanti in quella direzione). Proprio nel mese di maggio inizierà, è vero, una avventura fantasy ma che si ricollega a una storia del 1981 scritta da Tiziano Sclavi (quindi non proprio una innovazione ma un recupero di tematiche già presenti in epoca nolittiana – Nolitta scrisse l’ultima storia di Zagor nel 1983, seguendo comunque tutte le altre fino alll’anno della sua morte, nel 2011), ma poi per un anno intero non avremo nessuna storia fantastica sulla Collana Zenith. Del tutto western sarò lo Zagor Più prossimamente in edicola, così come quasi completamente con protagonisti pistoleri e cowboys è lo Speciale appena uscito. Idem per il Color di agosto e per lo Zagor bis stivo. Cerchi di apprezzare, se ci riesce, la tradizionalità di questi racconti, sopportando eventuali excursus fantastici che saranno apprezzati da altri. Se vuole approfondire l’argomento, oltre a cercare i miei interventi sul blog “Freddi cane in questa palude”, può trovare esposte queste e molte altre argomentazioni nel mio libro “Io e Zagor”, edito da Cut-Up Publishing.

Cordiali saluti
Moreno Burattini

 

 

venerdì 25 marzo 2022

A VOLTE CAPISCI PERCHE' LE BALENE SI SPIAGGIANO

 
Questo post non ha nessun tema particolare da trattare, perché per una volta anch'io sono rimasto senza argomenti. L'ultima volta che ho aggiornato il blog è stato più o meno un mese fa, il 27 febbraio 2022. La guerra era appena cominciata. Avevo ancora la forza di scrivere per diletto (questo spazio, in fondo, è un passatempo). Dopo, non ce l'ho avuta più. Diciamo allora che l'argomento di oggi è giustificare un silenzio così lungo e insolito. 
 
Seguire le cronache dal fronte ucraino mi ha annichilito, non soltanto per il sangue versato in questi giorni, ma anche per le prospettive (a mio avviso, terrificanti) delle conseguenze a cui andremo incontro. Mi sento una balena che non ha più la forza di nuotare controcorrente e si lascia spiaggiare. Non mi va di cazzeggiare, ho interrotto anche i video sul mio canale YouTube. Somatizzo.
Sulla pagina Facebook mi limito ormai alle comunicazioni di servizio. 
Sono rimasto un minimo attivo sui social solo su Twitter, dove comunque non brillo.
Peraltro, veniamo da due anni terribilmente stressanti per la pandemia (che ancora imperversa), perciò piove sul bagnato. Sono un po' stanchino.
 
Ciò non vuol dire che mi sono chiuso in casa a guardare il soffitto. Sto lavorando moltissimo. Più lavoro, più tengo la mente occupata. Perciò ho aumentato la mia produzione di tavole (di Tex e di Zagor), mi sono avvantaggiato in ufficio sulle consegne per le prossime scadenze, sto preparando l'uscita il mio prossimo libro. Sarà spiritoso, che raccoglie 365 epigrammi sotto il titolo di "Versacci", ma è stato messo in cantiere sei mesi fa, adesso è lavoro. In realtà non è che proprio tutti gli epigrammi sono spiritosi. Quello che segue è, per l'appunto, uno in tema.
 
 

La balena spiaggiata

 

Ci son giorni in cui poi capisci

perché si spiaggia una balena

giorni in cui anche tu la finisci

di volteggiare sull’altalena

accorgendoti allora di avere

coltivato illusioni soltanto

e in faccia riesci a vedere

la realtà dietro un velo di pianto.


 


 

 

domenica 27 febbraio 2022

L'ULTIMO DUELLO



Nei primi giorni di febbraio del 2022 è giunto in edicola l’albo di Zagor 679 (Zenith 731), intitolato “L’ultimo duello”, terza parte di una lunga avventura iniziata con il numero del dicembre precedente. Tutte e tre le puntate hanno avuto testi miei, disegni di Nando e Denisio Esposito, copertine di Alessandro Piccinelli
 
Delle prime due parti abbiamo già parlato in un paio di articoli pubblicati, al momento dell’uscita, su questo stesso blog: potete cliccare qui di seguito su “La diabolica trappola” e su “Mortimer colpisce ancora” per leggere quel che è stato scritto. E’ giunto adesso il momento di tirare le somme. Va detto che ho ricevuto varie richieste di interviste dopo la conclusione della storia: potete trovarle in Rete su siti e podcast, altre usciranno su carta. Io stessi ho realizzato un video pubblicato sul mio canale YouTube, se volete vederlo cliccate qui. 
 
 


 
Numerosi i commenti e le discussioni su Facebook, sui Forum e su Twitter. L’avventura con Mortimer, dunque, non è passata inosservata – e di questo sono molto soddisfatto. Ho quattro aggettivi per definirla: inevitabile, romantica, inaspettata e corale. Cercherò di spiegarli, in breve, uno per uno. 
 
Inevitabile perché i ritorni dei grandi nemici sono sempre inevitabili, come insegna la tradizione di quasi tutti i fumetti seriali del mondo (non si contano le ricomparse sulla scena del Dottor Octopus in lotta contro l’Uomo Ragno, o di Mefisto contro Tex), nonostante il parere di quei lettori (ne ho parlato in un post precedente) che sono contrari a questi recuperi, perché molto più numerosi sono quelli che li richiedono a gran voce. Quindi, come ho già spiegato, nonostante personalmente considerassi definitivamente sepolto Mortimer sotto le pietre della riva di un fiume, le pressioni di tanti zagoriani mi hanno convinto a resuscitarlo (con un escamotage che mi pare abbastanza convincente). Del resto, senza volermi paragonare a lui, anche Arthur Conan Doyle fu costretto dalle insistenti richieste del pubblico a resuscitare Sherlock Holmes dato per morto. 
 
Un detrattore di Mortimer (anche lui ne ha alcuni) ritiene, detraendo anche me, che io abbia dimostrato scarsa fantasia facendo ritornare il diabolico criminale proprio in concomitanza con il ritorno da una trasferta di Zagor (quella europea) esattamente come era ricomparso al ritorno da una trasferta precedente (quella sudamericana). Mi colpisce essere accusato di scarsa fantasia dopo trent’anni che scrivo storie, ma tant’è. A parte il fatto che la trasferta europea assomiglia di più a un’unica lunga avventura durata il tempo necessario per compiere una missione (cinque mesi), contro i quasi tre anni della trasferta sudamericana e dunque il paragone è un po’ bislacco, non sfuggirà a nessuno come il ritorno del Vampiro e quello di Mortimer, proposti in successione, facciano in realtà parte delle celebrazioni del sessantennale zagoriano. Si celebra l’anniversario appunto mettendo Zagor a confronto con un nemico nolittiano (Bela Rakosi) e uno non nolittiano (Mortimer) con una voluta simmetria.

Veniamo all’aggettivo “romantico”. Fra le protagoniste della vicenda ci sono anche le tre ragazze di Pleasant Point: Ellie May, Sara e Jenny. Quest’ultima, in particolare, viene messa in particolare evidenza, e non è la prima volta che succede. Già in alcune avventure del recente passato abbiamo assistito a un evidente innamoramento della fanciulla con le lentiggini verso Zagor. Il quale, ne “L’ultimo duello” comincia ad accorgersi della particolarità della ragazza. C’è dunque una sottotrama rosa che si sta dipanando. Non nego di essermici inoltrato con un po’ di timore, e per ora (che io sappia) sta piacendo più o meno a tutti. L’input mi è giunto lavorando con Stefano Voltolini al Maxi “Lungo il fiume”, uscito nel 2020 ma messo in cantiere a inizio del 2019. Mi ha colpito la caratterizzazione di Jenny data da Stefano: deliziosa senza essere la classica “bella” da pin up. 
 
Fino a quel momento, le ragazze di Pleasant Point (Ellie May, Sara e Jenny, appunto) costituivano più o meno un terzetto indistinguibile, come le Tre Grazie. Invece, davanti alla Jenny di Voltolini mi sono detto: se fossi Zagor, mi piacerebbe questa. La meno appariscente. Detto fatto, ho dato un ruolo a Jenny, separato dalle altre, nella storia “La figlia del mutante” che portavo avanti in contemporanea, e in una scena ho fatto leggere nella sua mente a Sophie Randall (appunto una telepate) il suo amore segreto per lo Spirito con la Scure. Da qui sono partite varie altre scene che confermavano l’attrazione di Sophie verso Zagor (nella storia “I sette vikinghi”, in “Provaci ancora Cico”) e il progressivo interessamento anche del nostro eroe. In estate ci sarà una storia, disegnata da Anna Lazzarini, in cui Jenny è assoluta protagonista. In seguito, vedremo un Color su di lei, disegnato da Mauro Laurenti (che per primo ha creato graficamente, su testi di Mauro Boselli, le ragazze di Pleasant Point, nella storia “Ladro di ombre”, del 1993).
 
 
 
Arriviamo all’aggettivo “inaspettata”. Perché questa storia dovrebbe essere inaspettata? Perché, secondo me, il finale (la sorte di Mortimer) non è facilmente prevedibile. Mi sembra (almeno, ci ho provato) che l’ultima mossa del genio del crimine sia abbastanza sorprendente (poi, ci sarà pure chi aveva capito tutto fin dalla prima scena all’inizio de “La diabolica trappola”, dove vengono anticipati indizi su come sarebbe andata a finire). Non svelo di che cosa si tratti nel caso in cui qualcuno di voi debba ancora leggere l’albo, ma diciamo che mi ha fatto piacere accontentare anche i detrattori del supercriminale.

Per finire, reputo che la chiave di lettura dell’intera storia sia nell’aggettivo “corale”. Infatti, come Zagor stesso dice a Mortimer, se lui è riuscito a sfuggire alla sua diabolica trappola è per merito di molti amici che lo hanno aiutato. Aiuto che lui però si è guadagnato con il suo comportamento altrettanto da amico nel corso degli anni. Se Mortimer è solo, orgogliosamente solitario, Zagor si è meritato di avere degli alleati, pronti a intervenire in suo favore. E con questa morale della favola, grazie dell’attenzione.



domenica 20 febbraio 2022

ZAGOR 60: IL DOCUFILM


Negli ultimi giorni del gennaio 2022, poco prima che la grande mostra "Bonelli Story" sugli ottanta anni della Casa editrice chiudesse i battenti negli spazi della Fabbrica del Vapore di Milano (per spostarsi altrove), ho registrato in quella sede una lunga intervista sul sessantennale zagoriano e sul mio lavoro al servizio dello Spirito con la Scure  che dura da un trentennio.

I videomaker Mauro Vallanti e Sybil Casagrande, della Gatto Nudo Production, ne hanno tratto un vero e proprio docufilm di 34 minuti che potete vedere su YouTube, con questo link:


https://youtu.be/fQIdR9gBqUE


Un grazie a Mauro e a Sybil, persone squisite.


mercoledì 12 gennaio 2022

MORTIMER COLPISCE ANCORA


E' in edicola il n° 729 della Collana Zenith, corrispondente allo Zagor n° 678, datato gennaio 2022 (il primo Zagor dell'anno) e intitolato "Mortimer colpisce ancora". I testi sono miei, i disegni dei bravissimi Nando e Denisio Esposito, la copertina di Alessandro Piccinelli.  Si tratta della seconda puntata di una storia in tre albi, destinata dunque a concludersi con il numero di febbraio, il prossimo mese. Tireremo le somme ad avventura conclusa. Qualcosa si era già detto in occasione della prima parte, uscita in dicembre. Potete leggerlo qui:

https://morenoburattini.blogspot.com/2021/12/la-diabolica-trappola.html 

Il complotto del diabolico Mortimer si rivela insidiosissimo, Zagor rischia seriamente di finire impiccato per dei delitti che non ha commesso, Cico se la vede brutta, l'azione si interrompe sul più bello con i coinvolgimento delle tre ragazze di Pleasant Point... insomma, succedono un bel po' di cose.  Ringrazio i tanti (davvero più numerosi del solito) che mi hanno fatto giungere parole di apprezzamento.

Mi preme evidenziare la rubrica "I tamburi di Darkwood", che su quest'albo è davvero particolare. Non aggiungo altro. Vi assicuro che la commozione nello scriverla è stata tanta.