martedì 22 febbraio 2011

NOI TANTO BUONI

C'è un rito irrinunciabile a cui mi sottopongo ogni sabato: risolvere il Bartezzaghi. Chi è un cultore, come me, della "Settimana Enigmistica", sa di che cosa sto parlando. Si tratta di un appuntamento fisso della rivista, il più insidioso dei cruciverba a schema libero. Oggi, il Bartezzaghi in questione si chiama Alessandro, ed è uno dei figli del più celebre Piero (nato nel 1933, morto nel 1989), storico autore di schemi di parole crociate, pubblicati per tradizione, a partire dagli anni Cinquanta, a pagina 41 della "Settimana".
Per decenni, spuntarla contro il Bartezzaghi è stata la sfida preferita dei più abili solutori e oggi che non c'è più il padre, che era decisamente diabolico nelle sue definizioni, il figlio ne continua l'opera e anche lui non scherza. C'è poi un altro Bartezzaghi, Stefano, fratello di Alessandro, curatore della rubrica "Lessico & Nuvole" su "Repubblica" e da qualche tempo insegnante di Semiotica dell'enigma presso lo Iulm di Milano.


Proprio di Semiotica dell'Enigma si occupa il suo libro che sto leggendo in questi giorni, "Incontri con la Sfinge" (Einaudi), pieno di incredibili bizzarrie letterarie come il palindromo inglese "Madam, I'm Adam", che il primo uomo avrebbe detto presentandosi alla prima donna, e quello italiano dedicato ai carcerati: "alle carte t'alleni nella tetra cella". Un terzo fratello, Paolo Bartezzaghi, è un giornalista sportivo e non si occupa di enigmistica se non, forse, per risolvere i quiz dei congiunti.

Altri giochi della "Settimana" di cui sono appassionato sono le "cornici concentriche" e il cruciverba senza schema. Me la cavo con i rebus quel tanto che basta a sorprendere i miei figli e trovo facile la Pagina della Sfinge, tranne che per le crittografie mnemoniche di cui non riesco mai, invece, a venire a capo. Mi rifiuto, però, di annerire gli spazi, unire i puntini e trovare le differenze.


Il mistero più misterioso resta comunque quello della foto tessera del personaggio famoso che compare in copertina. Che rapporto c'è fra quel ritratto e il resto della rivista? Nel cruciverba in prima pagina non c'è nessuna definizione che riguardi il VIP in questione. All'interno, non saprei dove possa essere evocato. Dunque? Se qualcuno ha una spiegazione, si faccia avanti.

Non so se anche voi siate acquirenti abituali o occasionali della rivista che vanta il maggior numero di imitazioni, ma qualche fascicolo vi sarà pur capitato fra le mani. In quel caso, so per certo che sarete tutti d'accordo con me nel ritenere comunque sempre divertenti le vignette che riempiono le pagine fra un enigma e l'altro.
Personalmente, ne vado matto e ho finito per riconoscere alcuni autori che preferisco a certi altri, nonostante l'anonimato a cui la "Settimana" li costringe, evitando di riprodurre le firme e non indicandone comunque i nomi.
Ci sono gli americani Tom Wilson e Gary Larson, per esempio, che ho individuato ricordando le loro vignette di Ziggy e di The Far Side viste altrove. C'è Mario Bortolato, l'autore delle mitiche "Ultime parole famose". E c'è, infine, il più divertente di tutti: Antonio Tubino. Che noi tanto buoni non possiamo non amare, non fosse altro perché "noi tanto buoni" è appunto l'anagramma del suo nome (ebbene sì, lo confesso: vorrei tanto collaborare anch'io con la "Settimana Enigmistica", ma quando ho mandato giochi e vignette non mi hanno neppure risposto).

Il caso ha voluto che io e Antonio Tubino finissimo per incontrarci di persona. Naturalmente, è accaduto in una occasione ludica. Dovete sapere che non lontano dal paese dove sono nato, sulle montagne pistoiesi, c'è una località chiamata Le Piastre dove, ogni anno, si svolge il Campionato Italiano della Bugia. Praticamente, la prima domenica di agosto (o giù di lì) tutti coloro che ritengono di avere una buona frottola da raccontare si iscrivono al concorso e la sparano grossa di fronte al pubblico. Un esempio che mi è rimasto impresso? "La mia automobile va così piano, ma così piano, che i moscerini si spiaccicano di dietro invece che davanti".
Io e Antonio Tubino (lui invitato per i suoi meriti umoristici, io non lo so) ci siamo trovati a fare da giuria in una edizione di questo concorso. Quell'anno, gli organizzatori diedero alle stampe anche un ponderoso volume che raccoglieva il meglio delle bugie delle edizioni precedenti, corredato di vignette (fra cui anche alcune di Tubino) e di scritti, fra cui anche uno mio (ma ce n'era uno anche di Luca Boschi, pistoiese come me e dunque della zona). Il titolo del libro era "I campioni della bugia". Magari ve ne parlerò un'altra volta (forse), dato che sulle bugie ci sarebbe molto da dire. Torniamo ad Antonio Tubino. Lo incontro e scopro una persona simpaticissima (non potrebbe essere altrimenti).


Di recente l'ho di nuovo sentito al telefono, recente perché a Pistoia è stato realizzato un calendario dei vigili urbani con alcune sue vignette in tema, mi è stato omaggiato e così mi sono rimesso in contatto con lui.
Gli ho chiesto: "Antonio, ma perché non raccogli in un volume antologico il meglio delle tue barzellette grafiche?". Mi ha risposto che lui le conserva tutte, ma non ha mai pensato di farne un libro. A dire il vero, ci dovrebbero pensare gli Editori con la E maiuscola, a partire dalla Casa editrice della " Settimana Enigmistica", oppure la Rusconi, per le cui riviste Tubino disegna vignette sempre nuove. Perché non c'è un libro che raccolga "Le ultime parole famose" di Bortolato? O c'è e io non lo so?


In ogni caso, se siete curiosi (come lo sono io), Antonio Tubino è nato a Sestri Ponente (Genova) nel 1938, e tifa Sampdoria. Non lo dico per caso: è proprio sulla rivista "Calcio illustrato" che pubblica la sua prima vignetta, nel 1956. Ma già le sue battute circolavano da anni nel Liceo Artistico "Barbino" da lui frequentato. Dal 1962 al 1997 ha lavorato come tecnico nel Servizio Patrimonio del Comune di Genova ma intanto, a partire dal 1970 inizia a collaborare con la "Settimana Enigmistica", e non ha ancora smesso. A tutt'oggi, sono oltre seimila le vignette del disegnatore apparse su quella rivista. A partire dal 1978 comincia anche la collaborazione con la Corrado Tedeschi Editore, casa editrice fiorentina che pubblica molte riviste di enigmistica su cui finora sono state addirittura trentacinquemila le vignette apparse. A queste ne vanno sommate altre cinquemila pubblicate su "Domenica Quiz", "Telesette", "RadioCorriere" e molte altre testate.


Di lui, Luigi Pulcini scrive: "Tratto inconfondibile, sobrio, garbato, essenziale, così come la battuta: sono queste le caratteristiche rilevanti di Tubino. Si direbbe una banalità definire il suo come 'british style' e del resto si sa, Genova è considerata la città più inglese d'Italia e incontrando Antonio Tubino si ha l'impressione di avere di fronte proprio un gentleman britannico, cortese, misurato, ironico".


Confermo. D'ora in poi, fateci caso e, sulla "Settimana Enigmistica", giocate a riconoscere le sue vignette anche se non sono firmate.










































5 commenti:

P. Alexis ha detto...

quindi si chiama Antonio Tubino? sono 30 anni che mi chiedevo chi fosse... ^__^

Ramath ha detto...

Che ricordi !! Ero un appassionato di enigmistica che,come te,si cimentava nella risoluzione del mitico Bartezzaghi.Ed il piu' delle volte ci riusciva,nonostante le "piacevoli difficoltà".Ora ho mollato,per coltivare hobby altrattanto stimolanti,quali la filatelia oppure la numismatica...!!
Ci metterei dentro anche il collezionismo zagoriano che penso accomuni tutti noi !!

vagabondo delle stelle ha detto...

Grazie per l'informazione. Anch'io sono un appassionato della "Settimana" e conoscevo Ziggy quando era pubblicato su Linus, ma una curiosità che avevo riguardava soprattutto "le ultime parole famose" che è tra le prime cose che guardo quando la compro.
Concordo con te sul fatto che bisogna valorizzare maggiormente questi autori e un libro sarebbe una buona idea.
Si pubblicano tante cose su cui sarebbe giusto stendere un velo pietoso che dare lustro a chi da anni ci delizia con picoole perle umoristica sarebbe un atto dovuto.
Un saluto.

DevilMax ha detto...

>> del resto si sa, Genova è considerata la città più inglese d'Italia
Io avrei detto, invece, la città più scozzese d'Italia, data la fama di spilorci che hanno i suoi abitanti. ;-)

Moreno Burattini ha detto...

Per DevilMax: ecco una battuta degna di Tubino. A proposito di inglesi, avrei potuto intitolare il pezzo anche "Tubi(no) or not Tubi(no)".