
Per decenni, spuntarla contro il Bartezzaghi è stata la sfida preferita dei più abili solutori e oggi che non c'è più il padre, che era decisamente diabolico nelle sue definizioni, il figlio ne continua l'opera e anche lui non scherza. C'è poi un altro Bartezzaghi, Stefano, fratello di Alessandro, curatore della rubrica "Lessico & Nuvole" su "Repubblica" e da qualche tempo insegnante di Semiotica dell'enigma presso lo Iulm di Milano.

Altri giochi della "Settimana" di cui sono appassionato sono le "cornici concentriche" e il cruciverba senza schema. Me la cavo con i rebus quel tanto che basta a sorprendere i miei figli e trovo facile la Pagina della Sfinge, tranne che per le crittografie mnemoniche di cui non riesco mai, invece, a venire a capo. Mi rifiuto, però, di annerire gli spazi, unire i puntini e trovare le differenze.

Non so se anche voi siate acquirenti abituali o occasionali della rivista che vanta il maggior numero di imitazioni, ma qualche fascicolo vi sarà pur capitato fra le mani. In quel caso, so per certo che sarete tutti d'accordo con me nel ritenere comunque sempre divertenti le vignette che riempiono le pagine fra un enigma e l'altro.
Personalmente, ne vado matto e ho finito per riconoscere alcuni autori che preferisco a certi altri, nonostante l'anonimato a cui la "Settimana" li costringe, evitando di riprodurre le firme e non indicandone comunque i nomi.
Ci sono gli americani Tom Wilson e Gary Larson, per esempio, che ho individuato ricordando le loro vignette di Ziggy e di The Far Side viste altrove. C'è Mario Bortolato, l'autore delle mitiche "Ultime parole famose". E c'è, infine, il più divertente di tutti: Antonio Tubino. Che noi tanto buoni non possiamo non amare, non fosse altro perché "noi tanto buoni" è appunto l'anagramma del suo nome (ebbene sì, lo confesso: vorrei tanto collaborare anch'io con la "Settimana Enigmistica", ma quando ho mandato giochi e vignette non mi hanno neppure risposto).

Io e Antonio Tubino (lui invitato per i suoi meriti umoristici, io non lo so) ci siamo trovati a fare da giuria in una edizione di questo concorso. Quell'anno, gli organizzatori diedero alle stampe anche un ponderoso volume che raccoglieva il meglio delle bugie delle edizioni precedenti, corredato di vignette (fra cui anche alcune di Tubino) e di scritti, fra cui anche uno mio (ma ce n'era uno anche di Luca Boschi, pistoiese come me e dunque della zona). Il titolo del libro era "I campioni della bugia". Magari ve ne parlerò un'altra volta (forse), dato che sulle bugie ci sarebbe molto da dire. Torniamo ad Antonio Tubino. Lo incontro e scopro una persona simpaticissima (non potrebbe essere altrimenti).
Di recente l'ho di nuovo sentito al telefono, recente perché a Pistoia è stato realizzato un calendario dei vigili urbani con alcune sue vignette in tema, mi è stato omaggiato e così mi sono rimesso in contatto con lui.
Gli ho chiesto: "Antonio, ma perché non raccogli in un volume antologico il meglio delle tue barzellette grafiche?". Mi ha risposto che lui le conserva tutte, ma non ha mai pensato di farne un libro. A dire il vero, ci dovrebbero pensare gli Editori con la E maiuscola, a partire dalla Casa editrice della " Settimana Enigmistica", oppure la Rusconi, per le cui riviste Tubino disegna vignette sempre nuove. Perché non c'è un libro che raccolga "Le ultime parole famose" di Bortolato? O c'è e io non lo so?

Di lui, Luigi Pulcini scrive: "Tratto inconfondibile, sobrio, garbato, essenziale, così come la battuta: sono queste le caratteristiche rilevanti di Tubino. Si direbbe una banalità definire il suo come 'british style' e del resto si sa, Genova è considerata la città più inglese d'Italia e incontrando Antonio Tubino si ha l'impressione di avere di fronte proprio un gentleman britannico, cortese, misurato, ironico".
Confermo. D'ora in poi, fateci caso e, sulla "Settimana Enigmistica", giocate a riconoscere le sue vignette anche se non sono firmate.
