venerdì 1 giugno 2012

L'UOMO CHE SCONFISSE LA MORTE


Qualche volta le ciambelle riescono con il buco. Sembra infatti che il secondo Zagorone, appena uscito e intitolato “L’uomo che sconfisse la morte”, stia riscuotendo applausi ed apprezzamenti quasi unanimi, al punto che sono un po’ frastornato e imbarazzato di fronte ai complimenti che mi giungono da ogni dove per telefono, per mail, via SMS e naturalmente. Ovviamente, ci saranno anche gli scontenti, ma i primi giudizi sono assolutamente lusinghieri e c’è da sperare che alla fine i bilancio sia positivo. Un simile risultato non era scontato, dato che si trattava di una storia difficile da scrivere e da disegnare, portata avanti attraverso piani temporali diversi, con colpi di scena pensati per non lasciare indifferenti e la scelta di rimettere le mani su un nemico storico della saga, dandogli un passato, un diverso spessore, e alla fine riabilitandolo agli occhi dei lettori dopo aver strapazzato un bel po’ (così come vengono strapazzati di brutto Zagor, Cico, Molti Occhi, Tonka e Winter Snake).

Io e Marco Verni, arrivati sul punto di mandare in edicola il frutto di due anni di lavoro e affidarlo al giudizio del pubblico, temevano la reazione dei lettori, ed eravamo inquieti ed emozionati più di quanto capita di solito, dato che sapevamo di aver realizzato una storia importante, niente affatto di “ordinaria amministrazione”, e che dunque non sarebbe passata inosservata. Poteva suscitare grandi entusiasmi, come grandi delusioni. Però, eravamo anche convinti di aver dato il massimo e fatto del nostro meglio (né io né lui, del resto, lavoriamo soltanto per portare a casa lo stipendio: ci mettiamo l’anima, in quel che facciamo, perché Zagor è la nostra passione). Alla fine, siamo arrivati persino a sbilanciarci e a scommettere in pubblico su un buon risultato, come dimostra un precedente articolo su questo blog, scritto diverso tempo prima della data di uscita prevista.  Data di uscita che era quella del 30 maggio 2012. Perciò, partendo insieme il 24 del mese per la Croazia, dove siamo andati quali ospiti del MaFest di Makarska, ci siamo detti: “godiamoci questi pochi giorni di trasferta come una vacanza per dimenticare la tensione dell’attesa”.

Credevamo infatti di dover fare i conti con i primi responsi da parte dei lettori soltanto a partire dalla settimana successiva.  Prendendo l’aereo, addirittura, non avevamo ancora potuto portare con noi neppure una copia da mostrare agli amici croati: il 23 pomeriggio, in redazione non ne erano ancora arrivare. Ma ecco che sabato 26 maggio, rispondendo a un messaggio messo su Facebook con le ultime notizie dalla Dalmazia, Francesco Franceschini ha scritto: “non c'entra niente, ma volevo dirti che mi hai ‘rovinato’ il sabato pomeriggio. Lo Zagorone mi ha inchiodato in casa fino a pagina 240: splendido”.


Sono sobbalzato sulla sedia: possibile che in Italia, durante la nostra assenza, “L’uomo che sconfisse la morte” fosse già uscito? Era proprio così. La conferma arriva poco dopo da un altro messaggio, questa volta di Roberto Carletti: “Grazie Moreno, questa volta sei riuscito veramente ad emozionarmi come riusciva solo il grande Nolitta. Hai compiuto un capolavoro! Grazie, grazie, grazie! Con te noi tutti zagoriani possiamo veramente credere ad un grande futuro per lo Spirito con la Scure. Nolitta da lassù ti applaude”.

Con il cuore in gola, io e Marco Verni abbiamo fatto allora un giro sui due italiani dedicati allo Spirito con la Scure, e su ZTN abbiamo trovato il primo commento di un lettore, che si firma Roby-Te-Nay: “Ho appena finito di leggere lo Zagorone e non vi anticipo niente vi dico solo che e pieno zeppo di azione e di colpi di scena che vi lasceranno sbalorditi! Vorrei dire solo una cosa Burattini si e superato raggiungendo livelli nolittiani come non mai. Verni si e superato raggiungendo livelli ferriani. NON CREDO CI SIA UNO ZAGORIANO DEI TEMPI D'ORO CHE RIMARRA' DELUSO! In altre parole : CA-PO-LA-VO-RO”.

Su SCLS, il primo a intervenire è Volpe Errrante, il giorno successivo, domenica 27 maggio: “Comprato e già letto. Dico solo una parola: capolavoro!”. Poco dopo, stesso giorno, stesso forum, ecco il commento di Diego: “Questa storia davvero rasenta il capolavoro. Ci ho trovato tutto quello che vorrei vedere in un albo di Zagor 'vecchia maniera'. I tempi della sceneggiatura sono perfetti. Non una sbavatura. La storia 'tiene' dalla prima all'ultima pagina. Il tutto poi avvalorato dalla grandezza delle vignette e da un Verni ispirato come non mai.  Quanti bellissimi colpi di scena!”


E poi ancora, di lì a poco, Giampiero Belardinelli. " 'A volte, anche i miracoli succedono. E chissà che non ne accada un altro, che serva a riabilitare e dare un senso alla mia vita, adesso che ho riscoperto le mie origini e la mia patria'.È la frase conclusiva del secondo Zagorone: un racconto dalle sorprese inaspettate e carico di dramma umano; un personaggio esce dalla sua dimensione a due facce e assume un'intensa caratura psicologica. Grande lavoro di Burattini e Verni”.

Il giorno dopo, lunedì 28 maggio, interviene un altro dei primissimi lettori, Cain 68: “Burattini ha fatto centro: la storia è bellissima, emozionante, avvincente dalla prima all'ultima pagina. E' condensato tutto l'essere zagoriano di nolittiana memoria. L’unica cosa forse poco plausibile è la trasformazione del villain co-protagonista della storia, che qui viene completamente stravolto dandogli un ruolo e dei comportamenti che sono molto lontani dalla sua natura. Diciamo che la redenzione nasce dopo la lunga carcerazione alla quale è stato sottoposto e all'incontro con il fratello. Anche il nemico ritornato dalla morte (poi si scoprirà la verità...) ha un grande fascino e mette in soggezione pure Tonka e Winter Snake, che solitamente non temono nulla; altra scelta azzeccata! Per il resto la storia si legge tutta d'un fiato ed infatti ho divorato l'albo come poche volte mi è successo. Anche Marco Verni ha realizzato un lavoro di altissimo livello: credo sia la storia nella quale si è espresso meglio, forse aiutato anche dal grande formato delle tavole. Concludo dicendo che questo Zagorone mi è piaciuto molto di più del precedente. Avanti così!”.

Datato domenica 27 maggio è anche la prima recensione extra-forum, apparsa sul blog “Sdraiato sui binari”, intitolata così: “Alzati che sta passando il fumetto popolare”. Vi invito a leggerla per esteso, ma si conclude così: "Arrivato all'ultima pagina non puoi fare a meno (o almeno a me è capitato) di chiederti cosa quella storia volesse dire oltre ciò che è evidente. Perché c'è qualcosa di soltanto suggerito che ti decanta dentro e alla fine ti spinge a risfogliarle, quelle pagine, per scovare qualcosa in più oltre il pur nobile, estraniante, divertimento. La storia parla di come nella vita troppo spesso è il destino a scegliere per noi; di quanto coraggio riusciamo a trovare messi di fronte alle responsabilità; di viltà ed altruismo; di come a volte vorremmo essere altro rispetto a quel che siamo e di come ci camuffiamo per sembrarlo; di come non sia mai troppo tardi per riscattare una vita imperfetta.Parla di tutto questo, la storia di Zagor, e scusate se è poco. E lo fa con il linguaggio popolare dell'avventura: inseguimenti, agguati, scazzottate, sparatorie. Ma dietro il fumo delle pistole, dietro le onomatopee, c'è il sapore forte della vita e un piccolo suggerimento, tra le righe, a viverla fino in fondo con la schiena dritta”.


Ecco, mi fa immensamente piacere che qualcuno cerchi di guardare oltre la parola “fine” in fondo a una storia e si chieda che cosa questa significhi, anziché sindacare se in un balloon c’è un dialogo troppo lungo che possa essere etichettato di spiegazionismo, o se in una pagina Cico fa un capitombolo troppo fantozziano o piuttosto se il volto di Zagor assomigli o no al modello ferriano (per fortuna, pare che ne “L’uomo che sconfisse la morte” lo spiegazionismo sia ridotto al minimo, Cico non sembri Fantozzi e lo Zagor di Verni assomigli a quello di Ferri). Non sta a me trovare i significati in quello che ho scritto. Una volta Isaac Asimov andò in incognito a una conferenza sulla sua opera, e a un certo punto (lo racconta lui stesso) si alzò dal fondo della sala dicendo al relatore: “Guardi che io sono l’autore, e quando ho scritto quello che lei sta commentando, non intendevo affatto dire tutto ciò che ci sta trovando dentro”. E i conferenziere: “E soltanto perché li scritti lei, crede di sapere quello che i suoi racconti significano?”. Perciò, lascio volentieri ai recensori la disamina di ciò che, mille chilometri sotto Asimov, scrivo io.

Interrompo qui anche la citazione dei commenti dei lettori: ho riportato soltanto il parere dei primissimi, senza saltarne o censurarne alcuno. Di seguito, ce ne sono stati molti altri dello stessi tenore, e chi vuole può andarseli a leggere (io, peraltro, ho smesso di farlo). Sicuramente ci saranno già stati o arriveranno i commenti critici, ma alla fine quelli entusiastici sembrano essere di gran lunga la maggioranza. Del resto, Oscar Wilde diceva: “quando tutti mi danno ragione, ho sempre l’impressione di avere torto”.



Giusto per non volermi sottrarre alle critiche, mi permetto soltanto di ribattere alla pur blanda obiezione di chi ritiene che un cattivo non debba mai redimersi. Leggendo “L’uomo che sconfisse la morte” dovrebbe essere chiaro come il villain “riabilitato” non diventi propriamente un paladino della giustizia, né vada un giro vestito da frate per espiare le sue colpe. Semplicemente, cerca di dare un senso alla sua vita e di ricambiare l’aiuto che Zagor gli ha dato, nonostante che i suoi trascorsi non glielo avessero fatto meritare. A ciò contribuiscono anche gli anni di carcere e l’incontro con il fratello Gustaw, e la conseguente riscoperta delle sue radici e del suo passato. Ma non ci sono scene di “pentimento” o in cui un ex-reprobo si cosparge il capo di cenere o comincia a indossare il cilicio. Si potrebbero citare molti casi di “conversioni sulla via di Damasco”, a partire appunto da quella di Saulo che diventa San Paolo, o di ex-detenuti che usciti dal carcere cominciano a dedicarsi al volontariato. Ci sono persino ex-terroristi divenuti impegnati nel sociale (Sergio D’Elia, di Prima Linea, è oggi uno dei maggiorenti di “Nessuno tocchi Caino”). Ne “L’uomo che sconfisse la morte” non capita neppure questo, e il villain che paga con la vita il suo “grazie” a Zagor è soltanto uno che, come dice Francesco Franceschini, dopo essere vissuto strisciando, muore con la schiena dritta.

Per concludere, non posso non accennare all’unica “stroncatura” che ho trovato finora. L’ha scritta, su un forum, un lettore che pare condurre una sua crociata personale contro il sottoscritto, per motivi a me misteriosi (che gli abbia, senza saperlo, insidiato la sorella?). Non ho niente, in realtà, da ribattere al poco che dice se non correggere una sua errata citazione a me attribuita. L'autore del commento, infatti, cita fra virgolette una frase apparentemente tratta dal mio blog (che evidentemente legge pur non apprezzandomi), ma che non è riportata correttamente. Vale la pena di leggere che cosa scrive. Ecco il suo testo: “Trasformare un personaggio così cattivo in qualcuno che addirittura si sacrifica per Zagor.  Non hai idee? Fatti tuoi... smetti di scrivere, come hanno fatto in tanti... Nizzi... Sclavi... Nolitta...  Non prendere in giro la gente parlando di colpi di scena... oppure "che non ci sono più scuse per criticare".  Non comprerò mai più un albo firmato Burattini. Ma capisco chi gli liscia il pelo... in fondo essendo lo sceneggiatore principale (secondo quali meriti, poi, non so) il rischio è che scriva ancora peggio”.


Ed ecco che cosa ho risposto, nel forum dove è comparsa la recensione.

Mi permetto di intervenire solo perché viene citata fra virgolette una frase, attribuita a me, che invece non mi appartiene. Segno evidente di come chi voglia fraintendere (le frasi o le storie), trovi sempre il modo per farlo. La mia frase era: "Questa volta, però, con 'L’uomo che sconfisse la morte', non ho più scuse (e non le hanno neppure i lettori)". Il significato di queste parole, in verità piuttosto chiaro (almeno secondo me), è che IO non ho più scuse per attribuire al fantasy il mancato apprezzamento di taluni dello Zagorone n° 1, e i lettori non hanno più scuse per attribuire al fantasy il LORO mancato apprezzamento. Quindi, ho detto: con il nuovo Zagorone, se ci saranno critiche, saranno nel merito della storia e non riguardo al genere (dato che soprattutto era quello che veniva contestato). Dunque, ho invitato alla critica e non ho invitato a non criticare. Esattamente il contrario di quello che ha capito il mio detrattore. Mi auguro (e gli auguro) che nella lettura e nella ponderazione degli albi, egli non cada in troppe di queste cantonate. Tutto qui. Per il resto, mi va benissimo leggere finalmente la prima stroncatura de "L'uomo che sconfisse la morte", perché non sono abituato ai troppi complimenti di questi giorni. E sono lieto di sentir dire, finalmente, che qualcuno, anziché pretendere che io scriva le storie che ha in mente lui, e lamentarsi perché scrivo quelle che ho in mente io, si arrende all'idea che io possa essere me stesso decidendo di leggere le avventure con firme altrui, dato che, per fortuna, così come si alternano i disegnatori, su Zagor si alternano anche gli sceneggiatori.

27 commenti:

Anonimo ha detto...

Forza Burattini e Verni...Cant wait for this Gigant!!!

Roberto ha detto...

Capisco che le storie di un autore possano non piacere, comprendo meno che si scrivano cose come "capisco chi gli liscia il pelo", lasciando intendere che i complimenti siano pura e semplice piaggeria. In questo modo ha insultato non solo te (dicendo che prendi in giro la gente) ma anche tutti quelli che hanno commentato positivamente la storia... che tra l'altro è davvero ottima :o)

Baltorr ha detto...

Davvero tanti complimenti anche da parte mia, Moreno!
Con questo Zagorone tu e Marco Verni avete sfornato un vero capolavoro!
A questo punto potrei anche smettere di leggere Zagor...

Anonimo ha detto...

Ciao Moreno e ben tornato dal tuo viaggio. Non ho potuto avere l'onore di essere tra i primi a scrivere sullo Zagorone perché a Roma è arrivato nelle edicole solo nel pomeriggio del 30 maggio.
Nelle nostre chiacchierate delle settimane e dei mesi scorsi su tutt'altre faccende, ho cercato di farti sbottonare sull'argomento, impresa sempre molto difficile ai limiti dell'impossibile, ma è indubbio che dalle tue parole si sentiva l'importanza da te riposta in questo tuo lavoro. Ora lo posso dire "Complimenti a te e Marco Verni, il secondo Zagorone entra nella top ten delle storie di Zagor di ogni tempo".


Tobia Sullivan

Anonimo ha detto...

Commento riportato sul forum:
Dunque uno dei canovacci della storia è incentrato sui ritorni di Botegosky e Red Warrior.
Il primo è all’atto finale con la conversione di “origine” nolittiana e con morte riparatrice.
Il secondo “ritorna dalla morte” (anche qui ritorno del nemico creduto morto, tema tanto caro a Nolitta); in realtà tutto è spiegato in maniera molto più terrena e realistica.

La vicenda che più intriga Moreno, credo quella degli esiliati polacchi, viene incastrata all’interno di questi due elementi del passato a noi tanto cari. Burattini ci regala due “ricordi” di Nolitta e scrive una storia molto bella completamente disancorata dal porto nolittiano.
Non credo che mettere due personaggi saldamente ancorati alla tradizione di Zagor/Nolitta, debba portare transitivamente a valutare una storia per la sua nolittaneità. A mio parere la storia è un frutto autentico di come Burattini intende Zagor, ben indipendente ormai da Nolitta.
Ecco perché riterrei più opportuno parlare allora di burattineità anche se forse credo sia meglio aspettare ancora qualche anno.
C’è poco e niente delle intensità e delle emozioni di Nolitta in questa storia, ci sono invece – molto belle e trascinanti – le intensità e le emozioni di Burattini che sono altra cosa.

Burattini gioca molto sulle emozioni “mature” degli amici più cari di Zagor a partire da Cico; gli amici di Zagor si mostrano appunto maturi nel loro dolore, dignitosi, con uno spessore morale che ne fa quattro “veri” co-protagonisti con le loro indagini che a volte, non si capisce, perchè vengano svolte (per loro stessa ammissione), forse nel loro intimo c’è la convinzione che Zagor non sia …morto.

La vicenda dei polacchi, l’intreccio con fatti tirati via dalla storia vera è altrettanto caro a Burattini e l'autore non perde l’occasione, quando ne ha la possibilità di “ficcarli” dentro a qualche storia del nostro.

E poi sappiamo che Moreno ha una predilezione per le storie un po’ “gialle” dove la componente “intrigo” ha sempre la sua importanza.

Queste cose, le prime che mi sono venute in mente, fanno di questa storia, una storia tutta di Burattini, dove il richiamo a Nolitta è un espediente e non certo il canovaccio trascinante.

Anche il tema della conversione del cattivo così tanto cara a Nolitta e che quindi potrebbe essere un altro elemento di unione è a mio parere un elemento che sancisce ancora l ‘emancipazione di Moreno nella sua linea sceneggiatrice.
Le conversioni di Nolitta erano dei veri e propri colpi di teatro che si concretizzavano in pochissime vignette spesso alla fine della storia, quando tu lettore non te l’aspettavi per niente e vedevi gli eventi che andavano in tutt’altra direzione (Simon Graves, Marcel Dutronc, lo stesso Hammad tanto per citare i primi che mi vengono in mente). Qui la conversione è avvenuta prima della pagina 1 della storia e non è qualcosa che germoglia nel corso della storia, cresce accanto alle gesta di Zagor e alla fine esplode quando uno meno se l’aspetta. Essa è già maturata da anni, è legata ad una serie di fattori esterni alla vicenda che vede Zagor accanto al "redento" e questo si redime non accanto allo spirito con la scure , ma perché il carcere, il fratello ritrovato, il ricordo del padre, la famiglia, l’esilio ecc. lo hanno già segnato.

Piccolo dubbio: a pagina 104 nell’ultima vignetta mentre Zagor fugge agli uomini che lo credono Olaf pensa “facendo uno più uno credo di sapere a chi appartenesse la voce che poco fa non mi suonava nuova” facendo intuire che gli sono chiari anche i motivi per cui lo stanno cercando e cioè che lo credono Olaf.
A pagina 125 dopo l’incontro con Olaf e le spiegazioni con questo Zagor pensa “adesso capisco perché dicevano di conoscermi mentre io non li avevo mai visti. Credevano che fossi il mio sosia”

Ma non aveva già fatto 1+1?

Sui disegni ho poco da dire, non me intendo molto ma a mio parere sono la più bella prova di Marco Verni finora …

Tobia Sullivan

Alberto Camerra ha detto...

Ciao Moreno,
io faccio parte di coloro che hanno acquistato il secondo Zagorone e lo han letto subito (preso sabato 26 e letto domenica 27 maggio, solo perchè avevo un altro "zagorone" a colori da leggere, quello settimanale).
Per prima cosa un plauso ai disegni; Marco Verni mi appare, con un significativo approfondimento del chiaro-scuro, come il degno erede di Ferri, pur mantenendo una propria personalità artistica che lo affianca al maestro, ma lo fa evolvere verso nuovi orizzonti ancora da percorrere. Pur confermandosi disegnatore di eccellente livello già oggi.
La storia è coinvolgente, piena di action e con elementi e personaggi "cult" nel mondo di Zagor; ottimamente orchestrata e ben sviluppata. Personalmente avrei da ridire sulla crudezza di alcune parti, ma mi rendo conto che il fumetto attuale non ha più i margini naïf di ieri, e mi riferisco allo scontro iniziale (specialmente l'epilogo) tra il "buono" e il "cattivo" (tra virgolette per vari motivi). Trovo poi un po' contraddittoria la fase finale tra Zagor e l'antagonista titolato (evito riferimenti e nomi giusto per non intaccare alcuni elementi della storia a chi non la ha ancora letta); quest'ultimo desidera lo spirito con la scure vivo per poi cambiare idea e volerlo morto (nonostante ciò lo porti a una controproducente situazione).
Sia chiaro; non sono critiche alla storia, che reputo ottima esattamente come altri prima di me, ma solo mere osservazioni del tutto personali da appassionato del personaggio e della scrittura in genere.
Complimenti ancora.
Un caro saluto.

Ramath ha detto...

La vicenda è sicuramente ottima,ben al di sopra della normale media delle storie zagoriane degli ultimi 10 anni.Se l'intento di Burattini era quello di voler dare un "brivido" forte,da navigato sceneggiatore qual'è,ci è riuscito in pieno.Penso sia anche una piccola rivincita personale su CHI lo aveva criticato per l'eccessivo fantasy (ma questo è tutto da valuatare) presente nello Zagorone 1.
E l'apprezzamento è quasi unanime,pur con alcuni distinguo!!
C'è da esserne soddisfatti..!!

Personalmente non mi unisco al coro dei "capolavoro" che entusiasticamente ho letto nei commenti della prima ORA,anche se la storia ha i fondamenti e le possibilità per diventare un capolavoro.Le storie-capolavoro sono frutto del tempo che anzichè annichilirle nell'oblìo,restano impresse nella memoria,perpetuandone il ricordo.Quindi se " L'uomo che sconfisse la morte" è o sarà un capolavoro,non si puo' affermarlo aprioristicamente,ma sarà frutto di un excursus temporale.Diciamo che Moreno ora SA perfettamente quali sono i TASTI giusti da toccare,se desidera il riscontro della platea.E dato che Burattini è lo zagoriano NUMERO UNO,non solo deve continuare a seguire il suo istinto,ma anche assecondare e gestire con piu' accortezza,i generi di racconti piu' adatti alla SAGA.Mi rendo conto però che non è assolutamente facile scrivere qualcosa di nuovo tutti i mesi,dato che Zagor è stato scandagliato sotto tutti i punti di vista.Quindi,da vecchio lettore zagoriano,senza gridare al miracolo,mi associo ai complimenti per una storia che definisco CAPOSALDO piu' che capolavoro.
Ma questa non è una critica,bensì un complimento proveniente da un'amico il quale DEVE SPRONARVI a fare ancora di PIU' e MEGLIO,anche se la strada tracciata è quella giusta.Alè,dunque,non ci si culli sugli allori: questa storia non resti un UNICUM ma sia solo l'inizio di una serie infinita di pregevoli racconti.A noi,come sempre,l'ingrato compito di criticarvi o applaudirvi,sempre con sincerità ed amicizia.

Michele P. ha detto...

ho trovato riuscita, come nel maxi di gennaio, l'insolita ed impegnativa narrazione: una volta di più per dire che flashback e spiegazionismo non sono la stessa cosa. Due storie in flashback e non mi lamento delle spiegazioni! L'unico punto debole secondo me è il troppo breve tempo che trascorre tra le esequie e il dubbio di Molti Occhi: forse troppo d'impatto l'evento per la doverosa accellerata sul piano del disvelamento.

CICOTENAY ha detto...

Caro Moreno che dire, storia e disegni bellissimi ma d'altronde io ho apprezzato molte storie di questi ultimi anni checchè ne dicano peste e corna altri lettoriagor fin da bambino ciò vuol dire tanti anni e ricordo gli anni bui della gestione Toninelli in cui le storie notevoli si contavano col contagocce, evidentemente i troppi anni di bella lettura Zagoriana hanno fatto dimenticare a 'questi sedicenti critici?' cos'era diventato il nostro fumetto preferito, non era più Zagor ma un clone di Zagor, l'arrivo tuo e di Boselli cambiò tutto e Zagor tornò Zagor con i dovuti cambiamenti per stare al passo con i tempi, perciò tu Boselli Rauch e tutti gli altri collaboratori continuate così secondo me è la strada giusta ciao e buon lavoro.

Anonimo ha detto...

Finito di leggere da poco il nuovo zagorone. Ho dovuto aspettare qualche giorno ed infine tirare fino a tarda ora per leggerlo tutto d'un fiato in santa pace...(siamo messi male eh...eh..)anche perchè sapevo che ne sarebbe valsa la pena.
Davvero una bella storia, intensa e ricca di emozioni come non accadeva da molto tempo, senza alcun dubbio "L'uomo che sconfisse la morte" ha colto nel segno e rimarrà bene in memoria a tutti quelli che apprezzano il personaggio.
Verni ha realizzato dei disegni veramente belli, ha ampiamente ripagato le aspettative di quegli appassionati che, anni fa, vedevano nei suoi disegni un possibile erede delle alchimie grafiche ferriane. Bravissimo.
Davvero complimenti ad entrambi e......si, a volte le ciambelle riescono col buco....
....anche perchè c'è chi le sa fare!!!

(zenith52)

MarioCX ha detto...

Ciao Moreno,

diciamo che quello che ha rimarcato con più convinzione sul forum SCLS la propria perplessità sulla "conversione" di Olaf sono io, il petulante MarioCX.
Beh...si dicute per confrontarsi ed eventualmente cambiare o mitigare la propria opinione, dunque che si discute a fare?
In effetti, quanto hai scritto poco sopra sull'argomento mi ha insinuato il tarlo del dubbio e in fondo ho capito che questa redenzione ci sta, non è fuori luogo.
Non va confusa con quella del "superpenitente" di Castelli, quella sì grottesca e scombicchierata, che hai fatto bene a citare.
Complimenti a tutto tondo quindi e un caro saluto. Posterò sul forum più o meno quanto hai letto.
Ciao
MarioCX

Marco Belardinelli ha detto...

Sono un lettore di Zagor da poco.
Ho iniziato con la collana di Repubblica e me ne sono subito innamorato.
Ho comprato nella foga anche alcuni numeri recenti e devo dire che le tue storie non mi avevano impressionato.
Poi ho letto questo Zagorone e mi sono dovuto ricredere.
Ci saranno gli spiegoni, la sceneggiatura non sarà perfetta, ma è una gran bella storia, di sicuro ai livelli delle nolittiane che ho letto.

Anonimo ha detto...

Ciao Moreno, mi unisco ai complimenti per l'ottima storia che abbiamo potuto leggere sullo zagorone n.2. Ho apprezzato molto che dopo qualche mugugno per lo zagorone n.1, hai deciso di schierarti in prima persona, guardando diritto in faccia i lettori, assumendoti tutte le responsabilità che il tuo ruolo ti impone, tutelando anche, così facendo, gli altri autori che adesso potranno avvicinarsi al prossimo zagorone senza l'ansia da prestazione che poteva avere questo n.2. Diciamo che questa storia ha vissuto tantissima aspettativa che il tuo invito alla critica ha avuto su qualcuno un effetto boomerang di sfida, ribadisco ampiamente superata, e anche la conversione di Olaf risulta ampiamente giustificata perché ormai quel Botegosky che tutti conoscevamo non esiste più, ricorderemo invece con piacere Olaf Jerzy che aveva ritrovato le sue origini ed è morto per la libertà sia propria patria che dei popoli di Darkwood. Naturalmente ho delle domande che mi aiuteranno a comprendere meglio la storia:
1)Qual è lo strano tomahawk usato nel duello tra Olaf e Red Warrior(Black Thunder) ?
2)Come mai sia Red Warrior che Black Thunder portano dei nomi non tipicamente indiani?
3) Ho apprezzato tantissimo la dedica finale a Guido Nolitta. Non so se quando Nolitta pensò ad Olaf, dandogli questi origini polacche, in realtà già aveva in mente questa incredibile storia..
Un ipotesi di questa dedica, al di là di un omaggio ad un grande autore, potrebbe essere che lui è stato il vero uomo che ha sconfitto la morte diventando immortale con Zagor, oppure il fatto che lui per tanti anni è stato il sosia di Zagor, e con la morte di Olaf ne hanno voluto onorare il ricordo. Quale delle due ipotesi reputi plausibile o esiste un significato diverso che noi avremo piacere di ascoltare?

mic ha detto...

Sono un lettore di fumetti da parecchi anni ma ho cominciato a leggere seriamente Zagor solo da qualche mese. Un recupero a spron battuto delle storie di tutti i periodi della vita editoriale del personaggio. Non amo chi distingue nei fumetti (come nel cinema o in letteratura) opere d'autore e opere popolari; cultura alta, media e di consumo. Una visione troppo semplicistica e ahimè snobisticamente elitaria. Amici fumettofili "colti" mi hanno investito di commenti ironici vedendomi tessere le lodi di Zagor... Ecco, alla prossima frecciata beffarda sbatterò in faccia al malcapitato questo Zagor gigante: ben scritto, ben disegnato, moderno seppur nel solco della propria tradizione, in un formato che valorizza i disegni e galvanizza la lettura. Sono gentilmente richieste, per il futuro, più pagine al fine di aumentare il nostro piacere e, contemporaneamente, il potere contundente del tomo!

Thobia ha detto...

E' permessa un'altra stroncatura?
Non totale, a dir la verità, ma confesso di essere rimasto deluso...
Non voglio stare qui a recriminare per l'ennesima volta cosa non funziona, cosa non mi piace, cosa si deve migliorare...
Opinioni espresse decine di volte, dette e ridette, trite e ritrite, che non ripeterò...
Perché una cosa finalmente l'ho capita (c' ho messo un po' ma alla fine ce l' ho fatta):
ZAGOR OGGI E' QUEL CHE I LETTORI VOGLIONO CHE SIA!

Massimo ha detto...

Sulle interpretazioni che vanno oltre la volontà dell'autore, e rifacendomi anche a un accenno di un commentatore poco sopra, riporto uno stralcio di quel che ho scritto dopo aver fino l'albo (la versione completa, Moreno, la leggerai come di consueto a fine anno... ;-)):

"...Due parole, infine, sull'uomo che ha sconfitto la morte. Durante le rivelazioni finali pensavo che il titolo era d'effetto, ma forse esagerato. Chi è l'uomo del titolo? Non Zagor, visto che non muore lui ma il suo sosia. Ma neppure Red Warrior, impersonato dal fratello.
Chi è dunque "l'uomo che sconfisse la morte"? Beh, sarò retorico ma credo che la risposta sia nella dedica finale.
Sconfigge la morte colui che viene ricordato e amato anche dopo di essa, perché continua a vivere nei mondi che ha creato, in chi porta avanti la sua opera col rispetto che nasce dalla stima che ha saputo conquistarsi... e soprattutto nei sogni di tutti coloro - io per primo - che hanno imparato a farlo fin da bambini grazie a lui, e che oggi, un pezzetto di ciò che sono, esiste perché è esistito lui.
Per quanto mi riguarda, ma da quel che sento la mia posizione è abbastanza condivisa, Guido Nolitta non è stato solo un narratore fantastico, ma un autentico "formatore" della mia personalità. Sarei sicuramente diverso - e peggiore - se non lo avessi incontrato. E' dentro di me e di noi, dunque, che lui ha sconfitto la morte e continua a vivere. E, dopo questa "buona lettura", non mi viene in mente modo migliore di farlo."

Anonimo ha detto...

Riprendo questa frase che ho letto:

"Perché una cosa finalmente l'ho capita (c' ho messo un po' ma alla fine ce l' ho fatta):
ZAGOR OGGI E' QUEL CHE I LETTORI VOGLIONO CHE SIA!"

Sagace e perspicace!! Sarebbe da folli infatti scrivere storie che non piacciono al pubblico zagoriano!!! Ma è sempre stato così,anche Nolitta scriveva storie per compiacere i lettori..
Mi chiedo cosa abbia letto il lettore zagoriano,ispiratore di questa mirabolante affermazione,negli ultimi 50 anni??

Thobia ha detto...

La mia frase era una sottigliezza che il lettore anonimo evidentemente non ha saputo cogliere... non mi stupisce!
Proverò ad esser più chiaro con una semplice equazione:
- Tizio da ragazzo legge Zagor perché gli piace;
- Caio oggi legge Zagor perché gli piace;
- Tizio da adulto legge Zagor ma non gli piace;
- Caio leggerebbe Zagor se non gli piacesse?
;-)
Zagor è cambiato e (dicono) sia stato adeguato ai gusti odierni, senza considerare che così facendo hanno defraudato quelli lettori che, come me, preferivano l'originale!
Cambiamento che dal mio punto di vista, sì, è stato un atto folle!
E forse sono folle pure io che continuo a leggere un prodotto che non mi piace più come una volta.

Lorenzo ha detto...

E' una storia basata sugli scambi di identità con sosia e fratelli che si somigliano.
Alla fine mi è venuto in mente "Totò Diabolikus" con Galeazzo di Torrealta che elimina tutti i suoi fratelli meno uno... :D
Mi è piaciuta molto ma non credo, a mio modestissimo parere, che la si possa considerare un capolavoro. Avevo capito che quello non era Zagor perché Zagor non avrebbe mai detto "non ho più niente da dimostrare" e "le mie imprese parlano da sole". Ma è il "patriottismo" di Olaf che non mi convince e il tema dei ribelli polacchi avrebbe meritato una storia a parte.
Cmq la storia si legge e non ci si annoia mai, è questa la cosa importante.

Anonimo ha detto...

X Thobia da un ANONIMO (non per scelta,ma per DOVERE!):
Il tuo sillogismo non fa una piega.Se non ti piace Zagor non lo comprare piu.Sii coerente con i tuoi scritti,cosicchè faremo a meno certamente di un lettore,ma non leggeremo ancora altre tue esilaranti amenità!! Siamo nel 2012 ed ancora non hai capito che Nolitta-Ferri hanno ormai chiuso un'epoca...!!!

MarioCX ha detto...

Più che altro uno non si aspetta che un villain comunque non di primo piano e pressochè dimenticato la cui ultima apparizione risale a 27 anni fa, torni.
Per questo che nel duello iniziale sono rimasto straniato.
Non ho pensato ad Olaf.
Capolavoro?
Non lo so.
Diciamo che sicuramente è una storia che non si farà dimenticare...che non è poco.
Come si dice: ce ne fossero.

Thobia ha detto...

Amenità?
Sapessi quante ne leggo io...
;-)
Lascia stare, ho già capito chi si cela dietro l'anonimato per "dovere"!!
E poi sarei io quello esilarante?
:-)

Anonimo ha detto...

X Thobia una citazione presa da internet riadattata: Nulla si crea,nulla si distrugge, tutto si trasforma. Questa è la prima forma di un pricipio di conservazione della massa. L'amore tra un lettore ed un fumetto non si crea prima della lettura: devi essere una persona che lo sente, che lo desidera che è in grado di amare se no è affetto. E se dopo tanto tempo ti ritrovi da solo vuol dire che tra 2 non c'era tanto amore da tenerli uniti.Ma se invece si sta insieme bisogna stare attenti al fatto che il combustile prima o poi brucia e se non si è stati in grado di trasformare in altro il rimanente combustibile non ti resterà più niente e non ti basterà più e allora le parti si separano, ma non sempre rimangono le stesse come erano prima della reazione: perdono la loro identità. E l'amore che fine fa? Si trasforma anche quello: affetto, tenerezza, sdegno, odio; il più sincero dei sentimenti è l'unica cosa che riesci sempre a poter definire senza equivoci. Ormai penso che tu non sia più recuperabile, come in un famoso film "Pensavo fosse amore invece era un calesse". Ritorna a vivere in quest'epoca dove molte cose cambiano continuamente,prima si usava la macchina da scrivere adesso esiste il computer, per forza di cose il modo di scrivere è cambiato.
Forumista ZTN

Thobia ha detto...

Ok, grazie del consiglio e, visto che hai citato Troisi... Non mi resta che piangere!
Saluti.

Moreno Burattini ha detto...

E' successo un piccolo guaio. Un mio detrattore (forse quello a cui mi riferisco nel testo dell'articolo) deve aver scritto un commento sullo Zagorone controcorrente, in cui lo stroncava. E fin qui va bene. L'ho pubblicato ed è rimasto on line per diversi giorni. Poi, poco fa, andando a moderare i nuovi messaggi, ho creduto che lui avesse ripetuto lo stesso commento e ho voluto cancellare un doppione (a volte c'è chi, non vedendo apparire subito quel che dice, lo scrive due volte). Invece, ero nella pagina dei commento già pubblicati, e non in quelli ancora da moderare: così, il suo giudizio è sparito. Quando me ne sono accorti, era troppo tardi. Trattandosi di un signore molto animoso, non vorrei che pensasse a una censura: lo invito a riscrivere di nuovo il suo commento, se crede anche rincarando la dose. Ovviamente non sarà censurato (non ho mai censurati nessuno, se non la pubblicità ai siti porno).

Francesco Manetti ha detto...

SE PERMETTETE... UNA PRECISAZIONE SU DIME PRESS 2000

Ho letto, parte in causa, il toccante intervento di Moreno sui venti anni di Dime Press. C'è un piccolo lapsus calami, una piccolezza, ma si fa tanto per parlare...
In realtà anche il primo numero di Dime Press Duemila (con la costolina bianca), quello col Dossier Dampyr, fu curato dalla vecchia redazione, o almeno da quelli che erano rimasti, ovvero il sottoscritto e Saverio Ceri: Moreno si era defilato per le ragioni da lui spiegate e Alessandro Monti perché, se non erro, si stava laureando. Fu dal n. 2 di DP 2000 che la rivista non fu più realizzata dai fondatori, a causa di screzi con la casa editrice per i motivi in parte rivelati da Moreno. E fu da lì che - purtroppo - iniziò soprattutto per me e in parte anche per Saverio quel lungo periodo di "buio" editoriale che si è interrotto solo nel 2011 (con Alan Ford Story per me e con l'antica e splendida rubrica "Diamo i Numeri" riesumata con grande successo su questo blog per Saverio).

Francesco Manetti

Anonimo ha detto...

Il migliore Zagor nel ultimi dieci anni! Vi ringrazio per questo capolavoro... Forza Moreno e grande Marco Verni!
Fan Croato