venerdì 13 agosto 2010

LETTURE ESTIVE

Scusate il ritardo, ma ero in vacanza. Non vi ho avvisati perchè speravo di collegarmi anche dall'eremo in cui stavo per ritirarmi, ma poi le difficoltà logistiche nella connessione si sono rivelate tali da far rimandare l'aggiornamento del blog al momento del ritorno. Davvero di un ritiro spirituale si è trattato, dato che sono andato a trascorrere qualche giorno in un posto magnifico, fortunatamente al di fuori delle più gettonate migrazioni turistiche. Poca gente, clima rilassato, arte, storia, tanta natura, passeggiate lungo la via francigena nei pressi di uno dei più grandi centri culturali dell'Italia medievale, dove sorgeva uno dei più attivi scriptorium in cui gli amanuensi copiavano gli antichi codici. Il luogo lo vedete nella foto, potrebbe essere un gioco divertente cercare di individuarlo.
Naturalmente, ho lavorato un po' tutte le sere, portando avanti un libro per Little Nemo che uscirà, spero, in autunno e di cui avrò modo di parlare in seguito.
Altrettanto naturalmente, ho letto. Nove albi Bonelli, tre numeri di "Animals" (la rivista diretta da Laura Scarpa), un fascicolo de "Le Scienze" e un libro bellissimo ed entusiasmante, "K2, la montagna più pericolosa della Terra", di Ed Viesturs, edito da Corbaccio. Di questo libro, magari, torneremo a parlare. Adesso, vorrei dare qualche consiglio di lettura riguardo ai fumetti di cui vi ho accennato. Sono stati il n° 11 di Greystorm, il n° 10 e 11 di Jan Dix, il n° 598 di Tex, i n° 286 e 287 di Dylan Dog, il Dylan Dog Color Fest con la cover di Manara, il n° 4 di Cassidy, il n° 74 di Brendon. Tutte letture molto gradevoli e divertenti, devo dire, nessuna delusione, anzi. Però, una classifica di gradimento (del tutto personale) è stata inevitabile. La voglio sottoporre a chi fosse interessato a confrontarla con la sua.

Nonostante i disegni di Bruno Brindisi (uno degli illustratori bonelliani che io preferisco in assoluto, sicuramente nella mia personale top ten), il Dylan Dog "I nuovi barbari" è, fra le mie letture vacanziere, quella che mi ha lasciato più freddo, o forse, semplicemente perplesso. Sono un convinto ammiratore di Roberto Recchioni e il suo "Mater Morbi" è uno fra i Dylan più belli della serie, ma questa storia probabilmente non è la sua migliore, forse per via di Lando Buzzanca che smonta la tensione costruita all'inizio. O forse perchè non apprezzo particolarmente le storie troppo "folli". Chissà. Viceversa, davvero bello l'episodio precedente, "Programma di rieducazione", anche in questo caso malgrado di disegni, ma qui in senso opposto: lo stupefacente Piero Dall'Agnol degli esordi alterna purtroppo capolavori di sintesi grafica a vignette sinceramente illeggibili, il che non giova alla fruizione dell'albo, ma i testi compensano ad abundatiam le pecche grafiche. Non me ne meraviglio, ritengo Peppe De Nardo il miglior sceneggiatore dylaniano dopo Sclavi, nel senso che mentre alcuni pezzi da novanta come Medda o la Barbato hanno avuto alti e bassi (sempre comunque mantendosi eccelsi), De Nardo non mi ha mai deluso nè nella costruzione logica della trama, nè nella caratterizzazione dei personaggi, nè nella brillantezza dei dialoghi, cosa in cui è maestro. Sempre bello il "Color Fest". La storia migliore, quella di Cajelli. Tra i disegnatori, l'auspicio è che Nizzoli venga assunto in pianta stabile.

Decisamente ben riuscito il Tex di Ruju, direi che Pasquale sia assolutamente a suo agio con Aquila della Notte. Ruju mi piace anche su Cassidy, anzi, più qui che su Demian. Tuttavia, la sua nuova miniserie è ancora in rodaggio. Dei Dix, va detto che più che la collana è andata avanti, più se ne rimpiange la chiusura. Forse avrebbe dovuto essere impostata fin dall'inizio con maggior continuity e soprattutto con maggior unità grafica. Sempre strabiliante Paolo Bacilieri: assolutamente un must i suoi albi sia di Dix che di Napoleone (ma del resto, è assolutamente un must tutto quello che fa). "La casa dell'impiccato", dove Dix incontra Paul Cezanne, è uno fra i più riusciti albi della serie, secondo solo a un altro numero disegnato da Bacilieri, il n° 7, "La guerra". Sembra che anche Ambrosini licenzi testi migliori, se sa che deve scriverli per Bacilieri. Dispiace ancora di più per la chiusura di Greystorm, prevista ma ugualmente dolorosa. Secondo me, questa è una collana che avrebbe potuto durare all'infinito, o almeno proseguire subito con una seconda miniserie. Peraltro, quant'è bravo Bignamini!
Ma arriviamo a Brendon. Ecco, devo confessare che ho un debole per lui. Mi capita talvolta di restare un po' indietro nella lettura di qualche serie (temo di esserlo, per esempio, con Magico Vento e Nathan Never) ma Brendon lo leggo sempre subito. E non mi delude mai. Ammiro sconfinatamente Claudio Chiaverotti per la sua inventiva, la sua capacità di sorprendere, di emozionare, di divertire, di attingere alla pozza dei miti in modo invisibile, funzionale e intelligente. A differenza di altri, peraltro, non è mai moralista: una qualità che io apprezzo in sommo grado. Del resto, il mio Dylan Dog preferito in assoluto, "Goblin", l'ha scritto lui. "Gothica", disegnato benissimo da Giuseppe Viglioglia, è un albo da non perdere, come da non perdere è il recente speciale n° 8, disegnato da Corrado Roi, "Nel cuore del buio" (ne vedete qui sotto la copertina).
Ma se volete sapere qual è il miglior albo di Brendon in assoluto, è lo Speciale n° 4, del luglio 2004, "Noi siamo leggenda", illustrato da uno strepitoso Giuseppe Ricciardi. E' uno degli albi più belli del decennio appena trascorso. Mi piacerebbe se qualcuno che non l'ha ancora fatto lo leggesse e mi dicesse che cosa ne pensa.
Per saperne di più cliccate qui .

All'epoca dell'uscita del primo numero della serie, cioè nel 1998, intervistai Chiaverotti per la rivista "Dime Press". Giusto per presentare il personaggio a chi non lo conosce e recuperare un testo che a me sembra brillante, la ripropongo qui di seguito, a futura memoria. La foto e il disegno a corredo dell'intervista sono, rispettivamente, di Joe Zattere e di Massimo Rotundo.


A DOMANDA RISPONDO

Intervista a Claudio Chiaverotti
a cura di Moreno Burattini





Dime Press - Claudio, chi è Brendon?
Claudio Chiaverotti - Un eroe del dopocatastrofe.
DP - Quale catastrofe?
CC - Quella del 2029.
DP - Prego?
CC - L’evento che diede inizio alla “Grande Tenebra”.
DP - Ah. Non se ne può sapere di più?
CC - Certo, leggendo l’albo.
DP - Lo faremo. Ma nell’attesa, che cosa ci anticipi oltre al nome del tuo personaggio?
CC - Il cognome: D’Arkness. Si chiamerà Brendon D’Arkness.
DP - Non ci sfugge il sottile gioco di parole. Certo che come anticipazione è un po’ misera. Sei avaro come uno scozzese.
CC - Ecco, appunto. Brendon è uno scozzese. Nasce a Stonehaven, nella Scozia del dopocatastrofe. Quella di cui si diceva.
DP - Okay, fino a qui ci siamo. E poi? Saltiamo l’infanzia e arriviamo all’età adulta.
CC - No, arriviamo ai suoi quattordici anni. Un evento tragico sconvolge la sua giovane esistenza. Sulla sua vita cala l’ombra della Luna Nera, una setta esoterica di feroci assassini, i cui scopi rimangono ancora oscuri.
DP - Tanto per cambiare! Di chiaro non c’è proprio nulla, finora.
CC - C’è che ora Brendon vive nella Nuova Cornovaglia, in un’antica dimora fatiscente ravvivata soltanto dalla presenza di Christopher, una sorta di marionetta a energia solare, ultimo retaggio della Vecchia Era.
DP - Ah, meno male... qualcosa di solare. Siamo in una sorta di Medioevo Prossimo Venturo, dunque. E la Cornovaglia è lo sfondo ideale per le atmosfere medievali. Fa venire in mente il cavaliere del “Breùs” pascoliano. Quello che “viveva con sua madre in Cornovaglia, un dì trasecolò nella boscaglia...”.
CC - Appunto. Anche Brendon è un cavaliere. L’ultimo cavaliere. Cresciuto sotto l’ala protettrice di un maestro d’armi, diventa un mercenario di ventura, che vende i propri servigi a chiunque gliene faccia richiesta.
DP - Anche se a chiederglielo è un farabutto?
CC - Pur svolgendo un mestiere ingrato, Brendon conserva tuttavia una sua umanità, che lo obbliga a schierarsi dalla parte dei più deboli.
DP - Sarà un musone come Nathan Never e Magico Vento?
CC - Sarà crepuscolare, ma non privo di ironia. In ogni caso, uno spirito libero e selvaggio, un eroe che combatte i mostri generati dal sonno della ragione, in un mondo che cerca di risorgere sulle ceneri del precedente, ma non riesce a liberarsi dei propri fantasmi.
DP - Chi saranno i suoi nemici?
CC - Quelli della Luna Nera. Continueranno a proiettare la sa ombra minacciosa sull’esistenza di Brendon, continuamente impegnato in un eterno errare che lo condurrà di avventura in avventura in scenari diversi. Ma non ci saranno solo loro. Nel suo vagabondare, Brendon avrà modo di incontrare una galleria di personaggi bizzarri, alcuni animati dalla volontà di ricostruire una società civile, altri vittime, coscienti e non, della follia che ha sconvolto il mondo, annientando ogni certezza.
DP - Che tipo di scenari ci hai preparato? Se ce lo dici, ci prepariamo anche noi.
CC - Le storie di Brendon avranno come scenari pietrosi deserti battuti dal sole, metropoli desolate e vestigia abbandonate della nostra attuale civiltà. Mescoleranno insieme svariati elementi e generi, da quello avventuroso a quelli fantastico e orrorifico. Spesso il tono si colorerà di tinte sovrannaturali, grazie alla presenza di personaggi e situazioni scaturite da un mondo in bilico fra ragione e follia.
DP - Chi saranno i disegnatori?
CC - Corrado Roi, che sarà anche copertinista. Poi Massimo Rotundo, premio Yellow Kid 1990. Emiliano Simeoni, autore di storie per il mercato francese, pubblicato anche dalla Comic Art. Esteban Maroto, veterano del fumetto fantasy e celebre anche negli States. E poi l’esordiente Giuseppe Franzella, palermitano, cresciuto alla Scuola del Fumetto di Milano.
DP - A che tipo di pubblico pensi di rivolgerti?
CC - A tutto quello pensabile e anche all’impensabile. Perfino ai cinesi.
DP - Che non sarebbero mica male, dato che sono in miliardo. Quante storie hai già nel cassetto?
CC - Tredici. Porterà male?
DP - Porta bene. Pensa alla tredicesima e al tredici al totocalcio.

4 commenti:

Leonardo Ancilli ha detto...

Greystorm a me nel complesso è piaciuto molto, credo senza ombra di dubbio di poterla definire (e di gran lunga) la miglior mini serie della Bonelli. Molto intrigante e coinvolgente. Magari il numero 11 era un po telefonato, ma d'altronde la serie aveva già avuto i suoi picchi nei numeri 8-9, e il finale non poteva essere molto diverso.

Jan Dix invece a me nel complesso mi ha un po deluso, non ha mai ingranato sul serio, episodi molto scollegati tra loro, un ambiente narrativo in cui secondo me si poteva spaziare molto meglio. Onestamente mi aspettavo di più.

Moreno Burattini ha detto...

Dix nasce da un'ottima idea, nuova e originale, colta e intrigante, che avrebbe dovuto essere "cucinata" con qualche attenzione in più alle regole della serialità, o della miniserialità. Secondo me, avendo avuto più tempo per rodarsi e mettersi a punto, alla fine avrebbe funzionato. Resta comunque, è vero, un'occasione perduta.

Leonardo Ancilli ha detto...

Il problema di Dix secondo me è che dopo 14 numeri, non ha come persoaggio centrale una caratterizzazione definita, ossia è tutto un po confuso il suo personaggio, e quindi di riflesso più confuso ancora quello che gli sta intorno.

Comunque dici bene un'occasione sprecata, anche perchè spaziare nel mondo dell'atre con salti temporali tutto sommato ben congeniati nelle varie storie, era un ambiente potenzialmente ideale per una serie cult, per certi versi tipo Martin Mystere, solo che dopo 14 numeri il tutto è rimasto indefinito. sicuramente me li rileggerò, spesso dopo una seconda lettura a finale conosciuto si colgono particolari che sfuggono alle letture mensili, proprio per questo sto rileggendo tanti Zagor datati (intorno ai 200-300, e veramente si colgono cose che prima ti sfuggono (considerà ho tutta la collezione di Zagor, e l'ho già letta tutta due volte), sia a livello grafico, sia nelle caratterizzazioni di personaggi, che poi magari sono riapparsi in numeri più recenti.

Spero che in Dix (e anche in greystorm, che mi riprometto di rileggere tutto di un fiato) di cogliere quei piccoli dettagli che le riletture di Tex e Zagor (ci aggiungo anche Mister No essendo un fans sfegatato di Jerry Drake, che ritengo potesse sopravvivere tranquillamente altri 50 anni se non ci fossero stati problemi di vendite), ti offrono sempre, dandoti quella che io chiamo "dipendenza da Bonelli".

Lukas Luke ha detto...

Concordo assolutamente con tè, "Noi siamo leggenda" è in assoluto il miglior albo di Brendon.
La sceneggiatura e la caratterizazzione dei personaggi è perfetta e i disegni di Ricciardi sono spettacolari, davvero un bell'albo.
Le altre letture che hai elencato, a parte Brendon 74, le ho fatte anch'io...concordo sul rammarico per le chiusure di Dix e Greystorm, due ottime miniserie che meritavano una vita editoriale più lunga.
Cassidy promette bene, mi piacciono molto le ambientazioni anni 70 con le citazioni dei grandi film dell'epoca.
Sono d'accordo sulle tue restanti valutazioni, tranne quella sul Dylan di Recchioni...a me non è dispiaciuto, anzi l'ho trovato molto divertente, forse perchè mi piacciono le storie un pò surreali.
Questo mese mi è piaciuto un sacco il Dampyr scritto da Cajelli e mi stà intrigando molto anche la storia di Zagor, sono proprio curioso di vedere come và a finire.