sabato 28 agosto 2010

SO MANY BOOKS

Sono rientrato da una settimana di vacanze all'estero con una paginetta di appunti su vari argomenti di cui trattare su questo blog nei prossimi giorni, settimane o mesi. Ieri, però, non avendo il tempo di scrivere di più, mi sono limitato a un post di una decina di righe, con un testo buttato giù giusto per far capire che ero tornato e invogliare chi si fosse allontanato a controllare gli aggiornamenti previsti per i dì a venire. Ho scritto perciò un rapido pensiero, intitolato "The final countdown" , in cui mi limitavo a fare il conto di quanti libri avrò letto quando farò il bilancio della mia vita steso sul letto di morte (se avrò in sorte di morire novantenne con la testa appoggiata su un cuscino).
Il prevedibile totale, ottenuto moltiplicando ottanta anni di letture per cento libri l'anno, è di ottomila titoli. Essendo già nel mezzo del cammin di nostra vita, posso ipotizzare di averne dunque letti quattromila e di averne altrettanti da leggere. Da qui l'urgenza di scegliere bene i titoli, perché insomma bisogna pur chiedersi se sia meglio trascurare Balzac o Federico Moccia, o se Faletti possa sostituire Stephen King. Sarebbe interessante discutere anche delle scelte che si impongono, ma per il momento limitiamoci a parlare del numero di libri che si leggono in una vita, in un anno o in un mese. La quantità che ho indicato riportando la mia esperienza è di due libri a settimana.
So little time, so many books: così poco tempo, così tanti libri.
Adriano Sofri, una volta, in un suo articolo, aveva contato quanti cani un uomo può avere nella sua vita (sostituendo con un cucciolo nuovo il precedente appena morto) ed era arrivato alla conclusione di stare accudendo, all'epoca, il suo penultimo cane.
L'argomento, con mia grande sorpresa, ha suscitato diversi commenti.
Un amico mi ha risposto: "Ho fatto un po' di calcoli molto sommari. Calcolando un libro in media di 400 pagine dove si impiegano due minuti per pagina ci vogliono 13 ore e mezzo per leggerlo interamente. Due libri sono quasi 27 ore alla settimana, cioè quasi quattro ore al giorno di lettura.Considerando la giornata di 24 ore, un minimo di 5 per dormire, almeno di 10 di lavoro fra redazione e ideazione/scrittura di fumetti... non vedo come sia possibile leggere tanto. Non consideriamo poi un minimo di vita sociale, mangiare e altre funzioni vitali...".
Un altro, Pierangelo, scrive: "Complimenti, però deve spiegarmi il suo trucco: io tra la mia ragazza che richiede continue attenzioni, gli studi, mi fermo alla miserrima cifra di due libri al mese (e dopo aver letto il suo post me ne vergogno un po'!), e di passione per la lettura ne ho comunque tanta... quindi: per favore, mi sveli il suo segreto!".
Confesso che anch'io vorrei tanto conoscere il segreto di tanti altri straordinari lettori di mia conoscenza. Mauro Boselli, per esempio, riesce a leggere un libro ogni sera, e in lingua originale se sono in inglese, francese o spagnolo. Luca Crovi, un mio collega in Bonelli che si occupa degli Almanacchi, è un critico letterario esperto in letteratura gialla e conduce un programma su Radio Due: legge praticamente tutti i gialli che escono in Italia e molti di quelli che escono all'estero. Conosco Giuseppe Lippi, direttore di Urania, che sembra aver letto tutta la fantascienza del mondo. Ascoltando Loredana Lipperini su Radio Tre, nel suo programma dedicato ai libri ("Fahrenheit"), sembra che lei legga tutto ciò che s pubblica, e la stessa impressione ho ascoltando, per esempio, Daria Bignardi.
Dunque, di fronte a questi mostri divoratori di libri, che cosa sono mai i miei otto/nove libri al mese? In generale, ho sempre l'impressione che i miei colleghi leggano molto più di me. Per fortuna, non c'è una gara.
Però, ci sono alcune cose da dire. Leggere è un piacere e dunque ognuno deve farlo come, quando e quanto gli piace. I famosi dieci diritti del lettore elencati da Daniel Pennac nel suo saggio "Come un romanzo" stabiliscono fra l'altro che è lecito non leggere, saltare le pagine, non finire il libro, spizzicare, e fruire di qualunque cosa (anche di Moccia, dunque).
Nessuno può obbligare me o voi a leggere più di quello che ci riesce o di cui abbiamo voglia, neppure l'invidia verso chi legge più di noi. Io, però, oltre ai diritti che hanno tutti, ho dei doveri che molti non hanno. Sono obblighi dettati dalla deontologia professionale: quello di documentarmi, quello di informarmi, quello di confrontarmi con gli altri scrittori, quello di sapere che cosa legge la gente. Il dovere di documentarsi è fondamentale se si scrivono delle storie ambientate in luoghi geograficamente identificabili e in epoche storiche più o meno ben definite. E, aggiungo, più si legge più vengono idee: dunque, anche se non mi piacesse farlo, dovrei leggere ugualmente così come un atleta deve allenarsi anche se non ne ha voglia, in vista di un impegno agonistico. La mia gara è quotidiana, e consiste nello scrivere sceneggiature.
Ciò detto, ci sono, in effetti, dei trucchi per leggere di più. Non vi parlerò delle tecniche di lettura veloce, che vengono insegnate in appositi corsi o spiegate in appositi libri (ne ho sfogliato uno, una volta, ma non sono mai riuscito ad applicarne le regole), tuttavia è chiaro che più si legge più ci si allena a leggere velocemente. Tutto si fa più velocemente se si è abituati. Io riesco a scrivere una pagina in un decimo del tempo che impiegherebbe, per esempio, il mio figlio quindicenne: lui però è velocissimo con i videogiochi. Chi legge poco, legge piano. Io scorro con gli occhi sulle righe e afferro al volo i concetti: non è che sono più intelligente, sono più allenato.
Anni fa, tornando a Firenze da Milano, comprai in stazione il bel romanzo di fabtascienza "Garibaldi a Gettysburg", di Pierfrancesco Prosperi (in passato, sceneggiatore di Martin Mystére). Iniziai a leggerlo, ne rimasi affascinato, chiusi l'ultima pagina dopo tre ore di viaggio, quando già stavamo per arrivare a Santa Maria Novella. C'era una ragazza accanto a me, che vedendomi rimettere il libro nella borsa mi chiese: "Mi scusi, ma davvero l'ha letto tutto?". Sì, effettivamente l'avevo letto tutto e avrei saputo fargliene il riassunto. Ma è soltanto questione di allenamento. E' chiaro che, comunque, bisogna trovare un po' di spazio da dedicare alla lettura: se qualcuno sceglie di trascorrere l'intera serata chattando su Facebook o giocando alla playstation, non può lamentarsi di "non avere tempo per leggere".
Questo mi porta a spiegare il secondo trucco: portarsi sempre un libro dietro per leggere dovunque. Se voi avete un libro con voi, potete non solo leggere in treno, ma approfittare della coda alla Posta o dal dottore. Io leggo in metropolitana e in autobus nel tragitto fra casa e l'ufficio. Potrà sembrare incredibile, ma venti minuti all'andata e venti al ritorno, moltiplicati per i giorni di lavoro fanno un sacco di tempo da dedicare alla lettura. Il terzo trucco è leggere più libri contemporaneamente. Il libro da portarsi dietro dovrà essere un'edizione tascabile, a casa sul comodino verranno invece appoggiati i libri cartonati più pesanti. Io tengo un libro anche in bagno, ovviamente, e lo scelgo con capitoletti brevi. In questo momento sto leggendo, con grande ritardo rispetto alla data di uscita, "La bustina di minerva" di Umberto Eco. Dunque, sommando il libro da passeggio, il libro da comodino e il libro da bagno già siamo a tre titoli che si possono seguire in contemporanea. Personalmente, ne aggiungo altri perché ogni sera leggo magari alcuni capitoli di due libri diversi (uno per piacere, uno per dovere) oppure li leggo a giorni alterni. Se poi compro un libro appena uscito che mi piace troppo per aspettare a leggerlo, interrompo tutte le altre letture e do la precedenza a quello.
Quarto trucco: gli audiolibri. E' strano come siano sottovalutati. Io guido ogni settimana tra Milano e la Toscana e viceversa, e poi mi sposto spessi fra la Versilia e Firenze. Diciamo che trascorro circa dieci ore alla guida ogni sette giorni. Regolarmente inserisco il mio bravo CD nel lettore o ascolto l'iPod in cui o gli stessi autori o dei bravi attori mi leggono un romanzo. Di solito, la pagina scritta ci guadagna nell'essere letta da qualcuno che sa recitarla bene. Ho trovato straordinaria la lettura dello stesso Camilleri del suo recente romanzo "Il nipote del negus", ma anche Sandro Veronesi o Andrea Vitali sono ottimi interpreti dei loro testi. In altri casi, degli attori strepitosi danno voce a grandi storie che non perdono niente del loro valore letterario se fruite ascoltando invece che leggendo. Peraltro, se compro un audiolibro, compro quasi sempre anche il corrispondente cartaceo. Infine: non tutti i libri sono di quattrocento pagine. Se è vero che in primavera ho letto le 750 pagine di "Questa creatura delle tenebre" di Harry Thompson (la biografia romanzata di Robert FitzRoy, il comandante del Beagle), di recente ho divorato in mezz'ora il libro-intervista di Sabelli Fioretti a Piergiorgio Odifreddi (130 pagine di domande e risposte), in un'ora l'autobiografia di Bud Spencer (poco di più) e in due ore "Il pretino" di Claudio Nizzi (160 pagine). Tutte letture molto agili. E' chiaro che "L'anima e il suo destino" di Vito Mancuso mi obbliga a più concentrazione e mi occupa più tempo. Naturalmente, oltre a leggere libri leggo anche fumetti. La carta che mi circonda sta cominciando ad assumere una mole spaventosa. Guardo con terrore la tavoletta dell'iPad pensando che un giorno, tutta potrebbe finire concentrata là dentro. Non sarebbe, temo, la stessa cosa.
PS - Due parole sulle foto. La prima mi mostra intento a leggere nell'albergo a Praga di cui è proprietario Giorgio Bonelli, fratello di Sergio. La seconda fa vedere le dimensioni di un bruco (o quel che è) confrontate con i miei occhiali da lettura: la stupefacente bestia strisciava a terra vicino a dove stavo leggendo questa estate sull'Appennino (rappresenta la lentezza della lettura, evidentemente). La terza mi immortala di fronte alla locandina (disegnata da Joevito Nuccio) della manifestazione "Leggere aiuta a crescere", svoltasi nel novembre 2008 a Ragusa.

16 commenti:

Patrizia Mandanici ha detto...

Accidenti, adottiamo quasi la stessa metodologia di lettura!
Anche io ho un libro da portare sempre in borsa per gli spostamenti in metro/autobus (leggero e con font grande, che adesso sono presbide e gli occhiali spesso mi seccano); il libro cartonato o pesante per le letture giornaliere (la mattina presto); invece la sera un libro non troppo pesante, che altrimenti mi affatico le braccia.
I fumetti dopo pranzo e a merenda.
Nell'ultimo anno purtroppo ho meno tempo e questa routine si è un po' persa - e adesso, al contrario di una volta, se il libro non mi piace lo abbandono: come dici tu potrei perdermi libri ben più importanti, la vita è breve!

Warzak ha detto...

Molto interessante questo tuo secondo post su l'argomento "lettura dei libri".
Spesso mi capita di iniziare a leggere più libri nello stesso periodo, a volte interrompermene uno per iniziarne un altro appena acquistato. A volte, chissà perché, mi sembrava di far torto agli autori di quei libri. Invece, in seguito, ho deciso che leggere significa acquisire la più totale libertà sul come leggerli i libri. L'unica libertà che non tollererei e distruggere i libri, e non solo quelli meglio considerati dalla critica "colta". E dalle tue parole, Moreno, vedo che non solo il solo. I cosidetti "trucchi" sono poi decisivi: a volte, magari nelle attese di un appuntamento medico o altro, ci si trastulla nervosemente con un telefonino e invece penso che rilasarsi e immergersi nelle pagine di un libro "faccia molto bene alla salute".
Pur senza entrare in competizione con nessuno (sicuro di perdere), all'inizio del mese di agosto, in quattro giorni ho letto i tre volumi di "Conversazioni con Dio" di Neale Donald Walsch: e questo per dire che quanto un libro sia vicino alla nostra sensibilità le barriere del tempo si annullano.

Giampiero Belardinelli

P. Alexis ha detto...

Per fortuna esistono gli e-book!!!

Roberto ha detto...

Ciao Moreno,
complimenti per i tuoi notevoli ritmi di lettura! :)
Io, seguendo un paio dei trucchetti di cui hai parlato(leggere in metropolitana e portarsi un libro ovunque) non riesco ad andare oltre 3 o 4 libri al mese...
Una curiosità: tra i tuoi 8 libri al mese, indicativamente quante sono le cosiddette letture "facili" e disimpegnate?
Ed inoltre, ti capita spesso di affrontare libri già letti in passato? ;)

Ciao,
Roberto (Homerus J. Bannington sul forum :-D)

erus1988 ha detto...

Davvero un bell'articolo, grazie mille per questi/e suggerimenti/delucidazioni e per queste piccole "confessioni": sono queste piccole cose che avvicinano autori e lettori!
Sono concorde con lei per quel che riguarda l'iPad: sarà triste, un giorno, quando le dita non si sporcheranno di inchiostro e quando le narici non si riempiranno dell'odore della carta...
Comunque, a proposito delle sue letture fumettistiche: da poco ho riletto "Volto Nascosto", un'opera che considero una delle migliori in assoluto edite dalla Bonelli. Lei cosa ne pensa?
Pierangelo

Moreno Burattini ha detto...

Risposte per tutti.
Per Patrizia: io i fumetti li leggo in redazione (talvolta ancora prima che escano) o a casa durante il weekend, quando c'è più tempo per tutto e dunque trovano spazio anche quelli. Un albo Bonelli mi occupa circa per venti minuti (se non si tratta di un Maxi).
Per Warzak: la critica "colta" ha spesso il difetto di essere presuntuosa, saccente, pedante e con la puzza sotto il naso. Tuttavia,io diffido anche della critica "incolta", come per esempio quella che si legge su Internet dove chiunque può scrivere qualunque cosa e a volte c'è da stralunare gli occhi.
"Conversazioni con Dio" è sicuramente un testo interessante e gradevole da leggere, mi piacerebbe sapere che cosa ne pensa il Vaticano.
Per Alexis: se hai fatto esperienza di lettura di e-book, scrivimi le tue impressioni.
Per Roberto: trovo difficile fare una distinzione tra letture "facili" e "difficili", perchè tutto può essere facile o difficile agli occhi di qualcun altro, e si potrebbero scrivere tesi di laurea anche sui libri di Fabio Volo o Paolo Villaggio (sicuramente sono state fatte, almeno su quest'ultimo, che è senza dubbio un grande scrittore).
Idem sulla distinzione fra "impegnato" e "disimpegnato": dove collocheresti, per esempio, "Pinocchio"? Diciamo comunque che fra i mieo otto libri al mese, quattro sono non più impegnati ma più impegnativi, e quattro di lettura veloce. Il che non significa che abbiano meno spessore o offrano minori spunti di riflessione: pochi libri si leggono più velocemente del "Piccolo Principe" di Saint Exupery o di quel capolavoro che è "Il diavolo nella bottiglia" di Stevenson, ma ci sarebbe da scriverne per mesi.
Per Pierangelo: di Volto Nascosto penso tutto il bene possibile e mi piacerebbe che Manfredi avesse aperto la strada a miniserie collegate con la storia con la S maiuscola, soprattutto quella italiana (vorrei leggerne ambientate nel Cinqucento e nel Risorgimento).

Warzak ha detto...

Sulla cosidetta critica "incolta" dei tanti internettiani, sfondi una porta aperta: molti scrivono, e qui niente da dire, ma il difetto di costoro è che si ritengono degli esegeti. E se questo viene evidenziato, si viene tacciati di presunzione o di essere degli audulatori dell'autore di turno. Insomma, cose da "piccoli uomini"; per questo ritengo che meno si sta dietro a certa gente e meglio è.
Il tempo sprecato a ribadire certi concetti con costoro lo si può impiegare a leggere un altro libro. ;-)


Giampiero Belardinelli

P. Alexis ha detto...

@ Moreno: odio gli e-book, ma sono utili per una rilettura veloce, soprattutto se si tratta di fumetti dimenticati in cantina o di libri sul fai-da-te. Sono scettico sugli e-book reader... E poi certo ci sono tanti e-book di libri in vendita, però magari chi legge la versione "elettronica" poi dopo è sospinto all'acquisto cartaceo. Che non richiede pile, che non si spegne, e non si rompe alla prima caduta sul pavimento.

pippo ha detto...

ciao moreno!...
il tuo post sui libri ha finito per attrarre anche me...
voglio solo dire che sono del tutto d'accordo con te quando parli della lettura come un piacere, quindi come qualcosa che va fatta senza forzature, ma quando ci si sente di farla...
personalmente (non per mettermi a parlare delle mie cose, ma solo per comunicare un punto di vista), leggo un paio di libri al mese...
per la verità, mi andrebbe di leggerne molti di più, ma sono limitato dal fatto che tutti i libri che leggo (a parte quelli in più che mi vengono regalati o che compro in rare occasioni) li prendo in prestito in biblioteca...

la mia è una vera razza eletta (ah ah!), quella del lettore che si rifornisce direttamente in biblioteca...molti restano lì a leggere, ma io preferisco portarmi i libri a casa, dopo un mese li restituisco (non posso prenderne più di 2 alla volta) e ne piglio altri 2....matematico...

questo mi costringe, in un certo senso, a cercare di memorizzare più cose possibili dei libri che leggo, perchè so che una volta restituiti è finita (non tanto perchè non potrei riprenderli in prestito, questo si può fare, ma perchè non mi piace riprendere 2 volte lo stesso libro, lo trovo insensato)...
difatti, di recente ho letto in un mese la ricerca di proust presa in biblioteca!...ho cercato di coglierla meglio che ho potuto, ma ho in progetto di recuperarla per conto mio e rileggermela con più calma, perchè è un'opera troppo lunga per poterla apprezzare in un solo mese, ma la necessità talvolta....

bene, adesso che ho compiuto il mio dovere di lettore bibliofilo che vuole far sapere a tutti quello che pensa di ciò che legge, mi ritiro e sono contento...:)

ovviamente scherzo (non per quello che dico, ma per il modo in cui lo faccio)...seguo sempre questo blog (l'ho messo anche nella lista dei preferiti del mio), e complimenti a tutti gli altri per i loro commenti...

Izzy ha detto...

Un paio di volte mi è successo di "divorare" un libro. Ma la sensazione finale era di incompletezza e insoddisfazione. Se leggo troppo velocemente sento di perdermi qualcosa. E di non concedere la dovuta attenzione all'opera. Forse anche di far un torto all'autore, che ha dedicato mesi o anni per scriverla, e dopotutto l'ha concepita con l'intenzione di darle un certo ritmo. In genere cerco di seguire il ritmo dettato dall'autore. In caso contrario sarebbe come guardare un film accelerato al doppio o triplo (o più) della velocità di registrazione: non credo che le emozioni e lo spirito dell'opera possano rimanere invariate così, e si perde tutto il lavoro "di regia". Uno scrittore di professione sa gestire la prosa come un regista gestisce le scene. O almeno mi piace pensarlo.
Leggere velocemente va bene per recepire i concetti di uno scritto. Non per provare emozioni. In trecento pagine il protagonista di un romanzo può passare dall'amore, alla gelosia, all'odio, alla pazzia, al rimorso, al pentimento, alla disperazione, fino alla redenzione. Non ci credo che una persona possa immedesimarsi in esso e comprendere e condividere e assaporare tutte queste emozioni in sole tre ore di lettura. Magari quando gli acceleratori neurali saranno a buon mercato...
***
Per quanto riguarda le "opinioni ignoranti", personalmente le ritengo il bello della rete. Vedo troppo spesso alcuni cosiddetti critici professionisti le cui opinioni sono completamente compromesse da una visione accademica che guarda troppo oltre quello che è importante in un libro: che sia piacevole oppure no da leggere (mi riferisco alla narrativa d'intrattenimento). Oppure farsi condizionare dalle altre opinioni "d'alto livello" dei colleghi. O dal nome blasonato dell'autore. O, ancora peggio, divulgarsi in sproloqui incomprensibili e spesso inutili concepiti con l'unico scopo di mostrare quanto loro sanno interpretare i lati nascosti di un libro (che poi dico: se serve interpretare un libro, per quel che mi riguarda significa che l'autore è incapace di raggiungere efficacemente il lettore).
Io leggo un libro e me ne frego: se non mi piace, lo dico. Se non mi piace perché sono stupido, ho comunque fatto bene a dirlo, perché magari al mondo ci sono altri stupidi come me, che dalla mia ignorante recensione sapranno di dover evitare quell'opera e quel dato autore.
***
Ps: per l'amor del cielo non interpretate il mio tono come aggressivo XD
Ciao.

Moreno Burattini ha detto...

Caro Izzy,
abbiamo tutti il diritto di gustarci i libri così come vogliamo: lentamente, velocemente, in piedi, seduti, distesi, perfino a testa in giù (chi ci risce). Credo anche che ogni libro imponga da sè i suoi tempi di lettura, e anzi l'abilità dell'autore sta appunto nel rallentare o velocizzare la fruizione usando dialoghi essenziali e frasi asciutte o allungando e complicando i periodi. Le indoli dei singoli lettori fanno poi la differenza: c'è chi è bulimico, c'è chi è anoressico, c'è chi è lento di natura, c'è chi è iperattivo. Mi pare di aver detto e ripetuto che non ci sono regole, per fortuna. Riguardo alla "critica incolta" non ho detto che non sia il bello di Internet, ho detto che personalmente ne diffido, cioè non mi ci affido. Leggo, valuto, pondero come si fa di fronte a interlocutori non conosciuti. A volte, gli sconosciuti si rivelano migliori dei soliti noti.

izzy.fortune ha detto...

Fai per caso l'insegnante? Perché sarebbe l'unico motivo per il quale potrei perdonarti l'atteggiamento di sufficienza con cui ti sei rivolto nei miei confronti, roba da cattedra, “Ti spiego io come funziona il mondo, piccolo cretino”. I “Caro Tizio” sono paternali, un guardare dall'alto in basso. A meno che tu non ritenga per qualche oscura ragione che tra noi ci sia così tanta confidenza da sentirti in diritto di cercare un approccio del genere...
Abbiamo idee contrastanti, e va bene così. I “Caro Coso” e “Amico mio” lasciamoli ai politicanti.
***
Certo, ognuno fa quello che vuole. Ma non ho problemi a schierarmi: nella narrativa d'intrattenimento, quella che si prefigge lo scopo di far provare emozioni, utilizzare tecniche di lettura veloce o comunque leggere troppo velocemente è secondo me (che palle doverlo mettere, è OVVIO che sia una mia opinione) sbagliato. Ed è ancora più sbagliato con i fumetti.
È che da un po' leggo il blog di Patrizia Mandanici, e mi sono reso conto del tempo (tannnnto) che le serve per completare un fumetto. Prima o dopo comperò qualcosa disegnato da lei, e mi sembrerà davvero scortese da parte mia liquidare in venti minuti una fatica che le è costata mesi e mesi di lavoro. Lei a curare ogni singolo dettaglio della tavola, due-tre giorni d'impegno, e io a guardarla di sfuggita per 2 secondi? Mah...
***
Non ti disturberò oltre. Il blog è tuo ed è giusto che tu abbia l'ultima parola.

Moreno Burattini ha detto...

Caro Izzy,
mi pare che nelle lettere sia normale consuetudine iniziare appunto con un "Caro Qualcuno", e secondo me quelle che ci scriviamo via Internet sono appunte delle lettere. Se uno mi scrive, io rispondo (a tutti) cominciando con il "Caro", non per atteggiamento paternale (perchè mai dovrei?) ma per buona educazione e perchè così mi hanno insegnato. Non saprei in quale altro modo cominciare, "Gentile..." o "Egregio..." mi sembrerebbero incipit peggiori. Se hai un suggerimento in proposito, sarò lieto di prenderlo in considerazione, in mancanza di meglio non vedo perchè comportarmi diversamente dal modo cordiale ed amichevole che mi è proprio. Non vedo neppure in che cosa contrastino le nostri idee. Tu dici: io preferisco leggere i libri con la dovuta attenzione e in tutta calma, io rispondo: hai perfettamente ragione, dato che ognuno fa bene a fare come preferisce e non c'è nessuna regola. Dunque, nessuna divergenza (almeno da parte mia). Mi pare giusto che tu dedichi a qualunque lettura tutto il tempo che vuoi, e ti assicuro che anch'io faccio lo stesso. Peraltro, non è che la quantificazione di un tempo implichi una minore o maggiore attenzione: può darsi che chi legge in venti minuti con molta attenzione o con maggior acume sia in grado di valutare un'opera meglio di chi ci mette un giorno ma è distratto. Per quanto riguarda i tempi di realizzazione di un fumetto, so benissimo quali sono: realizzo fumetti da vent'anni. Appunto per questo sono in grado, forse, di essere più rapido nelle valutazioni. Lungi da me l'idea di voler insegnare niente a nessuno, e soprattutto non mi importa affatto di avere l'ultima parola!
Un caro saluto

Patrizia Mandanici ha detto...

Izzy, non per difendere Moreno (che mi sembra sappia spiegare bene il suo punto di vista) ma quasi tutti gli sceneggiatori di professione (o che fanno un lavoro simile) si emozionano eccome leggendo libri e fumetti (a patto che valgano!), solo che l'abitudine e le abilità particolari del loro mestiere li portano a leggere più velocemente dei lettori "comuni"- più velocemente non vuol dire più "in fretta".
Siccome conosco diversi sceneggiatori voracissimi e tutt'altro che irrispettosi nei riguardi del lavoro dei disegnatori, mi sembra non ci sia il pericolo di valutazioni superficiali.
Per fare un esempio Serra mi guarda le tavole alla velocità della luce, eppure le sue valutazioni sono sempre state approfondite e accurate, tanto da poter notare tutti gli errori di cui non mi ero accorta io che ci avevo lavorato sopra per giorni!
A volte anche a me sembra ci sia una differenza notevole tra il tempo che impiego a leggere un fumetto e quello che so essere occorso al disegnatore per terminarlo: ma è così, non ci si può fare nulla. Per me l'importante è che una persona dopo la lettura (anche dei miei fumetti) sia rimasto soddisfatto, che ci abbia impiegato venti minuti a leggerlo o due ore.

Patrizia Mandanici ha detto...

Ah, volevo precisare che Serra ha occhio non solo per i miei errori ma anche per i miglioramenti e le cose positive - anzi, ultimamente sono molti di più gli apprezzamenti:),sempre meditati e molto precisi.

Moreno Burattini ha detto...

Cara Patrizia
(spero di poter chiamare "cara" almeno te), grazie per il tuo intervento ma credo che Izzy sia semplicemente caduto in un malinteso. Peraltro, scrivendo (non so più dove) che riesco a leggere un albo Bonelli in venti minuti non volevo nè finire nel Guinness dei Primati, nè indicare un tempo fisso sempre uguale, nè sminuire il lavoro degli autori, per carità! Se avessi immaginato che qualcuno avrebbe cercato di impiccarmi alla parola "venti", avrei scritto "centoventi", senza peraltro essere un bugiardo perchè ci sono di sicuro albi bonelliani in grado di tenermi avvinto alla lettura per due ore e anche più. Il texone "Patagonia", di Boselli e Frisenda, per esempio. Ma anche un nathanneverone o un albo di Dix o un Gea o un Dampyr particolarmente denso. Magari invece un Tex con tante sparatorie che ho già avuto modo di sfogliare in redazione sottoforma di tavole originali mi dura il tempo in cui mia madre prepara la cena e apparecchia la tavola.
Il fatto poi che io soffra di deformzione professionale e dunque riesca a valutare più velocemente di altri la qualità e il contenuto di un albo non significa che io voglia dare dell'imbecille a chi non è altrettanto rapido ma preferisce gustarsi una lettura con la dovuta calma. Per indole, anzi, sono tutt'altro che portato a salire in cattedra o a farmi metro e misura dell'universo. Dunque Izzy ha semplicemente sbagliato persona. Peraltro, se sono vent'anni che scrivo fumetti, ono trent'anni che scrivo DI fumetti, e ho analizzato tante di quelle storie e commentato il lavoro di tanti di quegli autori che mi sembra molto buffo essere accusatoi di mancanza di rispetto verso gli autori. Persino la mia tesi di laurea parlava di fumetti, segno che, indipendentemente dalla velocità, riesco a leggerli con un minimo di attenzione.