sabato 14 agosto 2010

PSICOPATOLOGIA MULIEBRE

Non tutti sanno che una volta ho rischiato perfino di diventare direttore di "Fumo di China". Capitò quasi venti anni fa, in un momento in cui, se non ricordo male, un cambio di gestione rese necessario trovare al più presto qualcuno che sostituisse il precedente titolare della testata (mi pare che si trattasse di Marcello Toninelli, ma non vorrei sbagliare). Siccome ero un vecchio fanzinaro, collaboravo con illustri riviste fra cui "Il Fumetto" ed "Exploit Comics", facevo parte de gruppo dirigente di "Dime Press", avevo le mani in pasta dappertutto, ero sempre pronto a collaborare gratis e non dicevo mai di no, mi fu chiesto se me la sentivo di dirigere la storica rivista di critica, da me sempre seguita e amata. Tuttavia, nonostante l'invito mi lusingasse, avevo già avuto qualche sgradevole esperienza per il mio coinvolgimento in "Dime Press", quando alcuni colleghi mi avevano ritenuto responsabile delle recensioni non positive scritte da altri (in perfetta libertà) pubblicate sulla rivista, e si era cominciata a fare della dietrologia.

E' difficile per un autore commentare i lavori degli altri (qualunque cosa si dica, si può sempre pensare che lo si faccia per piaggeria, se se ne parla bene, o per invidia, se se ne parla male), percio ho costantemente cercato, oltre che di mostrarmi equilibrato, di fare lo storico del fumetto più che il critico delle ultime uscite. Immaginai che se avessi diretto "Fumo di China", non sarebbe stata credibile nessuna recensione che parlasse di fumetti bonelliani, essendo io un dipendente di Sergio Bonelli e uno fra i suoi più attivi collaboratori. Un giocatore in campo non può fare l'arbitro. Senza contare, poi, che l'impegno richiesto era troppo pesante, andandosi a sommare con tutto quello che già avevo da fare. Così, a malincuore, rifiutai l'invito. Proposi però una soluzione alternativa. Feci il nome di Francesco Manetti, uno dei co-fondatori di "Dime Press" e attivo collaboratore di "Comic Art".
Manetti venne investito (non da una macchina, ma dell'incarico), e come prima mossa da nuovo direttore mi commissionò una rubrica fissa che io pensai di accettare a patto che apparisse sotto pseudonimo e fosse umoristica. La intitolai "Can-can" e la firmai "Fratelli Barks", un gioco di parole così evidente che non sto a spiegarvelo.

Poi capitò l'imprevisto. Manetti fu direttore per un numero soltanto. Non ricordo perchè, ma ebbe da ridire sul meccanismo della collaborazione a distanza fra Bologna (dove si faceva "Fumo di China") e Firenze (dove abitava lui), in anni in cui Internet non era diffuso come oggi, e gettò la spugna. La mia rubrica non continuò. Oggi ho ritrovato il testo del primo pezzo, e ho scoperto che avevo trovato il modo di far capire comunque che ne ero io l'autore, citando qualcosa che avevo già scritto in precedenza sulla fanzine "Kamikaze" (in cui era invischiato anche Giuseppe Pollicelli), un articolo intitolato "Psicopatologia della odia-fumeti", dedicato alle compagne degli appassionati di comics (nella foto in basso un tipico esemplare), e che aveva avuto, all'epoca, un certo successo. Per "successo" intendo che qualcuno mi aveva scritto o telefonato per complimentarsi o per dirmi che era d'accordo ed era tutto vero, che alle mostre mercato mi fermavano per dirmi di essersi divertiti nel leggere quel pezzo, che il mio articolo era stato segnalato su altre riviste. Bene, proprio per commentare questo "successo", rifeci su "Fumo di China" la storia della "Psicopatologia" e aggiunsi altre postille al testo iniziale.
Incredibile ma vero, "Fumo di China" ricevette altre lettere di commenti sul mio scritto, e qualcuna fu anche pubblicata nella "posta" dei numeri successivi. Se siete curiosi, ecco qui di seguito il primo (e unico) pezzo di "Can Can". Ma prima, per consolarvi, potete anche dare un'occhiata a questa notizia in controtendenza .

PSICOPATOLOGIA DELLA ODIA-FUMETTI

Che gli uomini fra loro parlino di donne, lo sanno tutti. Che anche gli autori (uomini) di fumetti e curatori (uomini) di riviste specializzate, fra loro parlino ugualmente di donne, è una conseguenza quasi sillogistica. Ma che anche l'argomento che più ha tenuto banco negli ultimi mesi sulle più diffuse fanzine e riviste del settore sia stato quello delle donne, lascia un po' perplessi. Eppure è così: ha cominciato Moreno Burattini, sceneggiatore di Zagor e Lupo Alberto, che sulle pagine della fanzine "Kamikaze" ha pubblicato un articolo dal titolo "Psicopatologia della odia-fumetti". Che cosa sostiene l'esimio autore? Che le donne degli appassionati fumettofili si dividono in due sole categorie: quelle che odiano i fumetti, e quelle che li odiano ferocemente. Tertium non datur. Egli ipotizza pertanto l'esistenza di due distinte specie di donne, appartenenti al più ampio genere mulier (donna maritata) definibili con il nome scientifico di fumettorum odiatrix nel primo caso, e fumettorum odiatrix ferox nel secondo.
Non è ben chiaro perchè, dato l'odio verso i comics, le due specie di mulier si accoppino proprio con i fumettofili ma tant'è: del resto anche i due opposti poli della calamita si attraggano irresistibilmente.La tesi di Burattini, che essendo ormai sposato da alcuni anni con una mulier del genere risulta oltremodo attendibile, ha suscitato una incredibile quantità di reazioni. Autori di fumetti, fanzinari, semplici lettori si sono affrettati a fargli giungere (secondo quanto egli racconta) innumerevoli testimonianze personali che comproverebbero sembra ombra di dubbio la ferrea divisione in due classi del gineceo loro circostante.
L'articolo è diventato un caso nazionale, e l'attento Luca Boschi ha immediatamente provveduto a divulgare sulle pagine di "Totem Comic" un prezioso estratto che descrive l' etologia della fumettorum odiatrix, in modo che i fumettomani possano confrontarla con quella della propria compagna e portare eventualmente altre osservazioni per la stesura di una studio più completo ed esaustivo. Anche "Fumo di China" si affianca all'opera di divulgazione riportando fedelmente lo stesso brano, secondo il quale i comportamenti della mulier fumettorum odiatrix e della odiatrix ferox sarebbero riconducibili alla seguente fenomenologia essenziale:


1) Insofferenza per le spese in fumetti.

Le donne in questione, come tutte le appartenenti al più ampio genere mulier , hanno una eccezionale capacità di sperpero finanziario in centri di estetica, boutiques, profumerie, calzolerie, pelliccerie, sale da ballo eccetera. In luoghi del genere sono in grado di spendere in un tempo eccezionalmente breve somme di denaro di inusitata rilevanza. Ma se il partner della fumettorum odiatrix acquista un albo a fumetti, il pur minimo esborso gli viene rinfacciato vita natural durante.

2) Insofferenza per le visite alle mostre-mercato.


Le donne odia-fumetti, come tutte le appartenenti al più ampio genere mulier, costringono il partner a seguirle in estenuanti giri per i negozi con una frequenza bi- o tri-settimanale; lo obbligano a visitare con insostenibile assiduità la sterminata schiera del loro parentado, con reiterazione delle visite ai parenti più insopportabili; gli impongono la fruizione di film, spettacoli, conferenze e concerti a loro graditi senza alcuna considerazioni dei gusti del partner; lo trascinano in vacanza nei luoghi da loro selezionati; però se un paio di volte l'anno il partner chiede di essere seguito a una Mostra-Mercato del fumetto esse girano fra gli stand con aria da zombi, allucinate e sconvolte come se mancasse loro l'aria, ripetendo in continuazione: "andiamo via? andiamo via?andiamo via?".


3) Insofferenza verso lo spazio fisico occupato dai fumetti.

Le odia-fumetti, come tutte le appartenenti al genere mulier, richiedono uno spazio vitale del tutto spropositato rispetto alle loro reali esigenze. Occupano mobili e scaffali con cosmetici, spazzole, barattoli; riempiono armadi e scarpiere con uno smisurato numero di capi di abbigliamento e calzature. Però non tollerano che un minimo spazio della casa venga occupato dagli albi a fumetti. Solo dopo estenuanti trattative e costosissimi regali accettano di concedere al partner un microscopico sottoscala, un angolo della soffitta, un inaccessibile recesso del garage. Al di fuori di queste riserve vige il divieto assoluto di collocazione dei fumetti. E anche se in casa esistono ampie librerie e scaffalature, lì vengono collocati vasi da fiori e soprammobili ma non libri o fumetti.

4) Insofferenza verso le conversazioni riguardanti fumetti.

Le mulier in questione, come tutte le appartenenti al più ampio genere mulier, amano cicalecciare per tempi biblici con le altre mulier di loro conoscenza su argomenti per lo più futili e insulsi. Però, se nel frattempo il partner osa scambiare qualche parola con il partner fumettomane dell'altra odiatrix e se per caso queste parole cominciano a riguardare gli amati fumetti, subito le mulier si interrompono, guardano schifati i rispettivi partner sostenendo che non parlano d'altro che di fumetti, che sono insopportabili, che sono noiosi, che sono dei maniaci, che sono dei fissati, che non pensano ad altro, che... eccetera.

Qualcuno ha obiettato a Burattini l'esistenza di donne di fumettomani che tutto sommato non hanno poi troppo astio verso i fumetti e che anzi, in alcuni rarissimi casi, giungono addirittura a sfogliare distrattamente qualche albo. "Fumo di China" ha raggiunto telefonicamente lo sceneggiatore, chiedendogli se sia possibile ipotizzare l'esistenza di una terza specie, quella della mulier fumettorum tollerans. "Giammai - ha risposto scandalizzato l'illustre autore - la tollerans non è una specie esistente in natura, ma un prodotto di laboratorio. E' stata ottenuta addomesticando alcuni esemplari di odiatrix, quelli di odiatrix semplice, naturalmente, perchè le ferox risultano, ahimè, irrimediabilmente selvatiche".Questo, a tutt'oggi, lo stato dell'indagine. Se volete farci giungere i vostri contributi, saremo lieti di portarli ad arricchire la casistica.

13 commenti:

patrick ha detto...

Riguardo le mogli odia-fumetti sono perfettamente daccordo. Aggiungerei che questa specie di Odiatrix e/o odiatrix-ferox rompono per natura..... , odiano il fumetto in quanto oggetto d'interesse o di piacere del marito... si comporterebbero allo stesso modo se questi fosse appassionato di gialli, figurine dei calciatori, Basket, Moto, nautica e quant'altro!!
Fondamentalmente le odiatrix sono prive di cultura, interessi artistici ed hobby in generale...... per loro le cose importanti sono quelle superficiali come profumi, vestiti, gioielli e spese in generale.
Come si riesce a collezionare con una odiatrix accanto? .... Spendendo un botto ogni volta che rompe...eh...eh!!

Moreno Burattini ha detto...

Per Valeria: ciao! Sei tu Mamma Tosta? Sono molto sensibile al tema della disabilità. Scrivimi, se vuoi, al vecchio indirizzo :-)

Patrizia Mandanici ha detto...

Certo che siete dei furbacchioni voi uomini a sposarvi donne del genere...:)
Non so, sarà che i tempi sono cambiati ma io non ne conosco molti di fumettisti che siano visibilmente tartassati dalle compagne - a meno che non si possano soffrire le giuste pretese di chi condivide a metà la casa col compagno e la veda invasa da giornali e libri: da "riempi-librerie" come sono riesco a capire che dovrei avere un limite, non si può sempre condannare gli altri perchè non condividono le nostre insane passioni!

Moreno Burattini ha detto...

Sì, i tempi sono cambiati e comunque il divorzio risolve molti problemi :-)

Anonimo ha detto...

personalmente non mi sono mai capitate odiatrici di fumetti, al limite ignoratrici di fumetti.
Loro ignorano i miei fumetti e io ignoro le loro riviste.
VittorioS

Giuseppe Pollicelli ha detto...

Confermo, la prima versione del pezzo sulla odia-fumetti apparve sul terzo numero (Inverno 1994) di "Kamikaze". A corredo c'era una foto con le allora fidanzate di Burattini, Manetti e Ceri...

P. Alexis ha detto...

Una volta ho conosciuto una che amava Alan Ford... però non avevo percepito l'eccezionalità della cosa...

Anonimo ha detto...

Ciao Moreno,sono l'eccezione !!
Mia moglie fin da piccola ha sempre letto fumetti quali Topolino,Lancio Story,ecc.
Io sono circa 20 anni che colleziono fumetti e lei continua a leggere e apprezzare fumetti come Topolino (i miei bimbi hanno l'abbonamento da qualche anno)Dylan Dog,Magico Vento,Nathan Never,Legs Weaver,Martin Mystere,e ultimamente Caravan.L'unica cosa che le rompe e'andare alle fiere-fumetto,ma per quello ho rimediato portandomi dietro mio figlio di 9 anni,altro divoratore di fumetti Supereroi Marvel.
Ciao da Giulio.

Francesco Manetti ha detto...

Lasciai la direzione di Fumo di China per ingenuità: Bonelli si era lamentato con Traini per il tono di alcune recensioni di albi della casa di Via Buonarroti e Traini mi fece sapere che Sergio era parecchio dispiaciuto. per evitare altre polemiche lasciai.

Francesco Manetti

MarioCX ha detto...

Mia moglie ne avrebbe di cose da odiare che costano denari, spazi e che mi impegnano in conversazioni infinite.
Grosse Citroën vintage (ne ho due), musica ovvero dischi (ne ho circa millecinquecento), fumetti (alcune migliaia diffuse in due case), più caterve di libri, dvd e riviste rock accuratamente conservate.
Per fortuna non odia nulla bensì accondiscende e trova poi piacere anche lei nel convivio che accompagna queste passioni che in fondo è anche la mia passione principale.
Vivere significa vivere con gli altri.
E poi io sopporto le sue 48 paia di scarpe...almeno 48 erano l'ultima volta che le ho contate!

Francesco Manetti ha detto...

Ciao, Moreno!

Leggo solo oggi, con colpevole ritardo, questo tuo post.
Abbandonai dopo un unico numero la direzione di FdC per questo motivo: mi telefonò Rinaldo Traini (con il quale all'epoca collaboravo massicciamente con articoli e traduzioni) dicendomi che gli aveva telefonato Sergio Bonelli, molto molto dispiaciuto per recensioni bonelliane e altro negative apparse su FdC proprio in quel numero in cui io avevo assunto la direzione; Sergio si lamentava soprattutto del fatto che ci fosse il mio nome su quel numero che lui non aveva gradito, un nome che considerava quasi "di casa", per via di Dime Press, di Collezionare, etc. Telefonai rammaricato a Sergio spiegandogli la situazione. Poi decisi, autonomamente e senza pressioni, di dimettermi. Fu uno sbaglio dettato dalla mia inesperienza giovanile che oggi non rifarei. All'epoca tenevo molto più all'amicizia di Sergio e a Dime Press (che era, anche per via di Vianovi, in ottimi rapporti con la SBE, pur non dipendendovi) che alla direzione di FdC. Oggi avrei cercato di salvare capra e cavoli ma sicuramente - se non ci fossi riuscito - non avrei rinunciato alla direzione di FdC. Poi ci furono anche incomprensioni dovute alla lontananza fra Bologna e Firenze, questo sì. Ma i motivi principali di quelle dimissioni sono quelli sopra e si riassumono nell'immenso dispiacere nel fare un torto all'amico Sergio. NON HANNO MAI AVUTO "COLPE" I RAGAZZI DI FDC, questo voglio sottolinearlo e ribadirlo, e nemmeno nessuno alla SBE. La responsabilità fu solo mia...

Francesco Manetti

Marcello ha detto...

Proprio in questi giorni, per dare una mano a Loris Cantarelli che sta seguendo l'aggiornamento-arricchimento del sito di Fumo di China, mi sono dovuto risvegliare molti numeri della rivista, compreso quello della fulminea direzione di Francesco. Una sola precisazione: Bologna non c'entrava più niente da anni con Fumo di China che, dal momento del suo sbarco in edicola, si faceva nella redazione della Ned 50 in via Berna 14 a Milano dove vivevo all'epoca. Dunque le difficoltà erano casomai tra Firenze e il capoluogo lombardo.

illustrAutori ha detto...

Sergio amava talmente il suo lavoro, che telefonava sempre dopo ogni recensione sgradita, spiegando il perché e il percome delle scelte che questa affrontava... e scusandosi lui alla fine della sempre cordiale telefonata! Chapaeu...

Questo risultò alla fine l'unico numero diretto da Francesco, tuttora ordinabile via PayPal in pochissime copie! ;-) http://www.fumodichina.com/scheda-fascicolo/autori-vari/fumo-di-china-n-27-FDC1994027-81.html