mercoledì 23 novembre 2011

INCONTRI RAVVICINATI

Qualche settimana fa ho ricevuto un plico da Ade Capone, lo sceneggiatore zagoriano con la maggior anzianità di servizio sulle spalle, essendo sulla breccia dal 1987 (ma già dal 1980 aveva iniziato a scrivere fumetti per Skorpio e Lanciostory). Il prossimo anno, dunque, festeggeremo i suoi venticinque anni con lo Spirito con la Scure, mentre i fratelli Cassaro stanno portando avanti una sua nuova storia dal titolo provvisorio di “Erie Canal”. Nel plico c’era una copia di un libro, con una dedica personale. Si tratta di “Contatto – Incontri ravvicinati con altri mondi” (Piemme), un saggio scritto dallo stesso Ade sulla scorta della sua esperienza ormai pluriennale come autore televisivo, quale colonna di programmi come “Il bivio” prima e “Mistero” dopo. I libri sono sempre regali graditissimi, ma questo lo avrei sicuramente comprato anche se non lo avessi ricevuto in dono. Non soltanto per il nome dell’autore e perché con lui ne avevamo parlato prima che uscisse, ma perché l’argomento è di quelli che mi intrigano.

Non si tratta semplicemente di UFO (un tema che comunque meriterebbe un approfondimento, e che già abbiamo sfiorato parlando di cerchi nel grano), ma di abductions. Ovvero, di rapimenti di esseri umani da parte di (pare) creature aliene. Quelli che si definiscono incontri ravvicinati del quarto tipo. Il primo tipo è l’avvistamento di un oggetto volante non identificato. Il secondo, l’evidenza fisica dell’atterraggio o del transito di un velivolo extraterrestre. Il terzo, l’incontro con uno o più alieni. Il quarto, il trasporto da parte dei medesimi di un soggetto all’interno di una loro base o di una loro astronave.

Ora, mi è già capitato in più occasioni di spiegare qual è il mio atteggiamento di fronte a casi che sfiorano i confini della realtà o, a volte, decisamente li superano. Non è che sono scettico o incredulo per partito preso: pongo delle domande e valuto le ragioni di chi cerca di rispondermi, disposto a dirmi possibilista o ragionevolmente persuaso qualora si tratti di argomentazioni convincenti. Il più delle volte, per non dire quasi sempre, i fenomeni paranormali e la magia, così come i miracoli o i misteri legati all’occulto e al trascendente, ma anche la dietrologia e il complottismo, l’astrologia e le medicine alternative, le pratiche pseudoreligiose e lo spiritismo non riescono scuotermi dalla mia perplessità che anzi, domanda dopo domanda, aumenta più che mai per mancanza di risposte fondate su qualcosa di sensato.

La possibilità che esistano civiltà al di fuori del Sistema Solare, tuttavia, non è un dogma di fede o una credenza magica. E’ realmente un’opzione più che plausibile, data la vastità dell’universo e l’incredibile numero di stelle e sistemi planetari. Fior di scienziati ne discutono da anni. Uno di essi, l’astronomo Carl Sagan è stato tra i più attivi fautori della nascita del SETI, vale a dire un programma scientifico di ricerca sistematica non della vita, ma dell’intelligenza extraterrestre (Search for Extra Terrestrial Intelligence), finanziato anche dalla NASA. Isaac Asimov ha dedicato all’argomento uno dei suoi saggi più interessanti, “Civiltà extraterrestri”, giungendo a conclusioni che mi hanno perfettamente convinto e di cui vi dirò più avanti. Questo, per differenziare l’argomento delle possibili forme di vita nello spazio da quelli delle sedute spiritiche, le madonnine che lacrimano sangue, gli oroscopi e le quartine di Nostradamus. Purtroppo, il principale ostacolo a un corretto dibattito sugli alieni sono gli ufologi, che raramente sono scienziati e spesso sembrano adepti di una setta (ce n’è anche uno con le stigmate, Giorgio Bongiovanni).

Quando mi è capitato di vedere qualche filmato o qualche fotografia di dischi volanti esibita da sedicenti esperti di UFO, sono rimasto sempre perplesso. Di solito, non si vede niente, se non macchie indistinte che potrebbero essere qualunque cosa. Nei filmati, spesso si vedono delle luci nel cielo. L’ufologo di turno, che da bambino deve aver visto troppi cartoni animati di Actarus, dice: “E’ un’astronave della flotta di Vega”. Io dico: è una luce nel cielo, un punto luminoso. Prima di dire che sono degli alieni, sarà meglio verificare che non possano essere realtà più terrene, a partire da scherzi, fotomontaggi più o meno abili, abbagli, fischi per fiaschi. In certe foto si scambiano per UFO delle cavallette che hanno avuto la ventura di saltare davanti all’obiettivo al momento dello scatto. Si sono viste anche persone convinte che stia per iniziare la guerra dei mondi dopo essere sbigottite di fronte al pianeta Giove nei momento del suo massimo splendore (è una bella palla di luce nel cielo notturno). Personalmente, sono ancora basito al ricordo del filmato di una presunta autopsia di un alieno che si diceva essere stato sottratto da una base segreta americana: mi misi a guardarlo credendo di vedere chissà che, ed era con tutta evidenza un video amatoriale fatto da un burlone con un pupazzo costruito da qualcuno che credeva di essere Carlo Rambaldi. Ecco, vorrei dire agli ufologi della domenica: l’argomento è serio, cercate di esserlo anche voi. Forse gli extraterrestri esistono davvero, ma si finisce per parlarne negli stessi ambiti in cui si racconta di apparizioni di fantasmi, guarigioni miracolose, profezie dei Maya, esorcismi e malocchi.

L’argomento, dicevo, è serio perché è molto probabile che forme di vita aliena esistano veramente (forse siamo noi stessi una forma di vita aliena piovuta dallo spazio insieme all’acqua delle comete o agli aminoacidi dei meteoriti), e c’è anche qualche esile probabilità che prima o poi avvenga un contatto. Per questo non mi fanno paura gli spettri (che non esistono), ma talvolta mi angoscia la prospettiva che il SETI o qualche altro gruppo davvero scopra una civiltà extraterrestre. Secondo me, se ciò accadesse, sarebbero più i rischi che le opportunità.

Il libro di Ade Capone, in qualche pagina, sostiene la stessa tesi. Leggendo le interviste a dieci “rapiti” dagli alieni, e le altre testimonianze contenute nel saggio, si ricava l’impressione che i “grigi”, o gli altri tipi extraterrestri responsabili delle abductions non siano animati dalle migliori intenzioni. Tuttavia, i racconti dei testimoni riportati in “Contatto” tutto sono, purtroppo, fuorché convincenti.

Ahimè, una di loro, Giovanna, una volta è anche andata in TV a far vedere le foto di un feto che lei sosteneva essere figlio suo e di un alieno, dato che, a suo dire, lei sarebbe stata più volte fecondata nel corso di esperimenti di ibridazione: secondo me, quello era un coniglio spellato o, nella peggiore delle ipotesi, un gatto. Ma, soprattutto, se fossi stato in Giovanna e avessi voluto convincere qualcuno della veridicità del mio racconto, invece di limitarmi a far le foto alla carcassa scuoiata l’avrei portata in un ospedale per farla esaminare. Cosa che, evidentemente, non è stata fatta.
Assai più interessante è invece tutta la seconda parte del saggio di Capone. Quella cioè, dove si intervistano non dei testimoni la cui buona fede non è corroborata da documenti credibili (anche chi ha le allucinazioni per febbre alta o schizofrenia è in buona fede raccontando ciò che crede di aver visto), ma si cerca di trarre dalle testimonianze una serie di punti fermi e teorie complessive della fenomenologia dell’adduzione. Del resto anche Carl Gustav Jung si occupò degli avvistamenti di UFO, traendo dalla casistica una sua teoria psicanalitica. Con l’aiuto di esperti un po’ più attendibili dei presunti addotti, Ade ci consegna un quadro affascinante e suggestivo del fenomeno, pur senza spiegarlo o arrivare a risposte certe alle tante domande che sorgono durante la lettura.

Assai più risposte vengono fornite invece in un altro libro a un’altra domanda più o meno sullo stesso tema. La domanda è quella del cosiddetto “paradosso Fermi”, e cioè: se l’universo brulica di vita, dove sono tutti quanti? Fu questo, infatti, il quesito che Enrico Fermi pose ai suoi colleghi di Los Alamos durante un pranzo di lavoro nell’estate del 1950. E nel 2002, Stephen Webb ha scritto un brillante saggio intitolato proprio così: “If the Universe is teeming with aliens, where is everybody?”. Il libro è stato pubblicato in Italia nel 2004 da Alpha Test e di recente inserito nella collana “I saggi di Focus”. Il punto di partenza del “Fermi’s paradox” è che tutte le evidenze sembrano dirci che ci siano nell’universo migliaia (se non milioni) di pianeti su cui sia possibile la vita e che questa, pertanto, dovrebbe essersi sviluppata, con estrema probabilità, in molti di essi. Dunque, perché non ne scorgiamo la minima traccia? Dove si nascondono gli alieni?

Webb fornisce non una, ma cinquanta possibili risposte, tutte perfettamente argomentate con i pro e i contro. Le spiegazioni si dividono in tre gruppi. Il primo, risolve il paradosso ipotizzando che in realtà non sussista, perché il contatto è già avvenuto anche se non è di dominio pubblico. Il secondo, parte dal presupposto che gli alieni esistano ma che sia impossibile comunicare con loro. Il terzo gruppo, contiene tutte le teorie che descrivono la vita come un evento molto raro, se non unico, e comunque tendente a estinguersi con grande velocità a causa dei fattori più diversi, compresi i lampi di raggi gamma che sterilizzano intere galassie (e potrebbero verificarsi in ogni momento anche nella nostra). Insomma, gli alieni o sono già qui, o esistono ma non possiamo contattarli, o non esistono. La teoria finale di Webb è che non esistono: la vita potrebbe essere una singolarità irripetibile. Isaac Asimov la pensava diversamente: secondo lui gli extraterrestri esistono, ma le distanze interstellari sono impossibili da superare anche per loro, come per noi, e dunque siamo destinati non incontrarci. Personalmente, preferirei che non ci trovassero. Non si sa mai.

9 commenti:

DevilMax ha detto...

Moreno scrive: "secondo me, quello era un coniglio spellato o, nella peggiore delle ipotesi, un gatto."
Sul blog di Massimo Polidoro del Cicap lessi che si trattava precisamente di un coniglio.
Mi dispiace per Capone, che apprezzo come autore di fumetti, ma il suo 'Mistero' è un pessimo programma: fa a gara con 'Voyager' su chi spara la balle più grosse (e non mi riferico solo al caso del presunto feto alieno).

Patrizia Mandanici ha detto...

Avevo già cercato di postare questo commento, ma credo sia sparito nell'oceano virtuale dei pixel:
L'universo sarà anche brulicante di vita, ma è anche immenso!, a me non sorprende per niente che non riusciamo a metterci in contatto con altre civiltà - la velocità della luce, neutrini o non neutrini è ancora un bel limite.
Sui supposti rapimenti alieni sono più scettica di te, comunque alcune (non tutte certo) spiegazioni di questi ricordi così vividi e reali che hanno certe persone si possono spiegare ad esempio con le paralisi ipnagogighe (http://www.lescienze.it/news/2011/11/10/news/paralisi_nel_sonno_e_allucinazioni-650929/); io da giovane ho sperimentato un paio di episodi leggeri, non tali quindi da non farmi capire che erano frutto della mia mente, e comunque sono eventi davvero terribili perché la sensazione di realtà è totale.

illustrAutori ha detto...

non c'è storia, DevilMax: vince "Voyager" su tutta la linea (perché è pagato con soldi nostri), mentre la frase di Crozza sul conduttore rimane la miglior spiegazione sul cosiddetto giornalismo in Rai: ma come cavolo è possibile che sia vice-direttore di Rai 2...?

Francesco De Simone ha detto...

Buongiorno Moreno,
ottima notizia questa di una nuova storia di Capone, uno sceneggiatore che ci ha regalato perle come I mille volti della paura e Il tempio del sacrificio, con un altrettanto ispirato Ferri ai disegni. Spero che questa storia sia vicina al livello del maxi di qualche tempo fa, Le aquile del Nord, notevole racconto dove fantasia e storia si intrecciavano magnificamente dando un approfondimento ai fatti e ai personaggi di prim'ordine, e un po' distante dal debole, secondo me, ritorno di Stephan.

Su Mistero la penso come DevilMax. Senza offesa, ovviamente, ma mi pare faccia parte di quel filone che Crozza ha mirabilmente sintetizzato nella parodia di Giacobbo nelle scenette di Kazzenger. Sarebbe forse piu' corretto indicarli chiaramente come programmi di intrattenimento, e invece vengono indicati nei palinsesti (probabilmente gli autori nemmeno hanno voce in capitolo su come vengono presentati) in maniera ambigua, che a uno spettatore disattento potrebbero sembrare di "approfondimento scientifico": qualche perplessita' in proposito e' piu' che legittima.

A proposito di fantasia e storia delle Aquile del Nord, spero che tutti i lettori la pensino come me circa l'impostazione
"documentazione storica, geografica e antropologica" da fondere con le caratteristiche dello Spirito con la Scure: perfetta! Sui risultati poi ognuno avra' la sua opinione, ma il Sud America di quel periodo merita di essere raccontato anche nei suoi aspetti "reali", che gia' di per se' sono stati il palcoscenico sopra cui si e' mosso piu' di un Eroe storico, e dove abbiamo detto la nostra anche noi italiani. Era ora che ci andasse il nostro Eroe di Fantasia preferito.

Moreno Burattini ha detto...

Per Patrizia: se sui rapimenti degli alieni sei più scettica di me, guarda che io sono molto ma molto scettico. Però, se c'è una probabilità di essere rapiti, è più probabile di esserlo dagli alieni che dalle fate. Escludendo, ovviamente, i talebani o i banditi del Venezuela :-)

Martin ha detto...

In realtà c'è una soluzione al dilemma di cui non sento mai parlare ma che ritengo abbia un suo fondamento.
Molte tesi pro-esistenza si concentrano sul fattore spaziale ovvero sull'immensità del nostro universo e sull'alto numero di pianeti teoricamente abitabili.
In base a tutto questo l'esistenza pare statisticamente probabile.
Ammettiamo che lo sia davvero sarebbe però curioso sapere se esiste davvero una maniera per spostarsi a velocità tali da permettere i contatti.
Ammettiamo anche che ci sia (ed è tutto da vedere), noi potremmo anche girare in lungo e in largo e non trovare nulla.
Perchè nessuno sembra tenere in considerazione l'altro fattore essenziale quando si parla del "tutto", ovvero il "tempo".
I calcoli statistici dovrebbero anche tenere conto della possibile contemporaneità degli eventi e visti i tempi di miliardi di anni potrebbe tranquilamente essere che esista non più di un pianeta abitato alla volta o almeno un pianeta dotato di sistemi di navigazione interstellare.
La domanda da porsi è quindi quanto tempo possa durare la vita prima della sua totale estinzione.
Quindi, forse, siamo soli ora, ma in un futuro lontano, quando non ci saremo più...chissà...

CREPASCOLO ha detto...

Il signor Allen ebbe a dire qualche tempo fa che su Marte, secondo gli scienziati, potrebbbe esserci vita, ma sotto forma di aminoacidi che non sono molto socevoli, nenmmeno il sabato sera.
Io ricordo le traduzioni USA della Dark Horse per alcuni numeri di MM, DD e NN ( con covers di Gibbons e Mignola tra gli altri ndr ) e...l'acquisto di buona parte degli albi da parte dei collezionisti di materiale SBEllico nostrani. I nostri legal aliens non riuscirono - sebbene fossero arrivati in pace e con i migliori propositi - a far breccia nel Nuovo Mondo. Credo che non sia andata molto meglio al Draka della IDW ( con le covers di Ash Wood che fanno pensare a certi acquerelli di Angie Stano ).
Il prodotto ha bisogno di mercato, come direbbe il mio buon amico Marchionne, ed è auspicabile che ci siano nuovi lettori là fuori per l'arte sequenziale ('' cosa è + universale di una icona grafica che sintetizza la realtà ed è completata da una parola come il cul dalla camicia ? '' Art Clarke -Nuvole parlanti che parlano a quelli tra le nuvole - Saggio inedito in attesa di pubblicazione ).
Nel caso e se ci fossero in attesa nuovi pubblici tra le stelle, consiglio di iniziare con la ristampa in Klingoniano delle prime cose di Tex - saltando la storia di Satanìa perchè so di parecchi terricoli che ancora non sanno pronunciarne il nome in modo corretto, - per poi passare ai primi Cicos in kryptoniano di cui ammiro la vis didattica
( esistono anche i manuali sulle cose da ''non '' fare ).
Terrei per ultimi gli otto minispecial di Groucho - forse uno dei risultati + alti di Via Buonarroti ( sono uno dei lettori che si chiede perchè non sia il signor Dog la spalla come nell'incompreso Green Hornet cinematografico dove è Kato the real hero ) - perchè anche una civiltà in grado di volare a velocità warp può non esser pronta per la logica non aristotelica che anima il ns simpatico baffone e, di conseguenza, metter mano al raggio della morte, dando ragione così al ns anfitrione.
( PRIMA PARTE: continua )

CREPASCOLO ha detto...

( SECONDA ED ULTIMA PARTE )

Spero di non violare nessun segreto SBEllico, ma ho una notizia troppo ghiotta ed ottenuta direttamente dalla Fonte Principale ( 20 anni fa ero nel Grand Canyon e stavo cercando di stecchire uno xenomorfo alieno terraformante - rivelatosi poi una sottospecie di coyote sottopeso - con un sasso colorato che avevo raccolto. Presi in pieno un giovine geologo che, invece di esser coerente con il suo nome
( Capone ) ed interrarmi lì, si profuse in ringraziamenti perchè quella pietra era un antico led del Computer Titanico di Lazzaro
( calcolatore elettronico in selce con cui un Ritornato calcolava la probabilità che da qualche parte ci fossero altri come lui, millenni prima dei films di Romero ! ). Il dott. Capone stava pensando ad un fumetto intitolato Lazzaro's Led in cui si raccontavano le peripezie di un tassista che smontava la macchina di roccia in tanti frammenti e cercava di contrabbandarlo fuori dell'area 51. Non so se poi sia andato avanti per quella strada, ma questa è un'altra storia. Dicevo che Ade non manca mai di dirmi a cosa sta lavorando - sapevo dello Zag, of course - e mi ha colpito una storia di cui tento una sintesi : Carl Gustav Jung ha in cura un alieno convinto di esser un terrestre innamorato della madre di un certo Dylan Dog. Jung non crede ad una parola, ma registra tutto quanto detto da Capricorn One ( per gli amici Cap One ). Dopo il crepuscolo, un commando di MIB entra nello studio dello studioso e invola i documenti. Jung crede sia stata la sua colf ad ore innamorata perdutamente dello scienziato e cleptomane per transfert. I ragazzi di Altrove - molto interessati a Cap One che nel frattempo è tornato a casa tra le stelle con i suoi DUE cuori spezzati - sequestrano la ragazza e la ipnotizzano perchè riveli di esser nativa di Vega, ma la donzella non cede perchè, in realtà, è cresciuta a Lipsia e non distinguerebbe Plutone da Clusone ( BG ). Dopo averle cancellato la memoria a breve termine, i ragazzi in blu liberano la domestica, ma non fanno un lavoro come si deve e la tizia, ogni tanto, cade in trance e racconta di un lab ripieno di maraviglie futuribili che una quasi analfabeta non dovrebbe nemmen concepire . Jung comincia ad ipotizzare zilioni di ET persi nel cosmo infinito che abbisognano di superare il Trauma Iniziale attraverso la psicoterapia...
Miniserie di sei.
Disegni di Dan Caluri, con lo stile di Don Zauker. Covers di Massimo Rotundo, con lo stile minimale del Detective Senza Nome.
Non vedo l'ora di leggerla!

KK ha detto...

sugli alieni sono molto informato e quello che si rischia è di parlare di cose direi squallide perchè sarebbe tutto un falso.
Cioè diciamo che ci fosse una prova sugli alieni dovrebbe essere schiacciante e non le solite foto filmati e niente di organico e materiale.