mercoledì 2 novembre 2011

SOLLUCCHERO

Le Lucche mi mandano in sollucchero. Resta da capire se, etimologicamente, “sollucchero” deriva appunto dal divertimento che dà partecipare alle varie edizioni di Lucca Comics, oppure c’è un’altra e più improbabile spiegazione. Fatto sta che sono ormai trent’anni che non salto un appuntamento e ancora non mi è venuto a noia. A dire il vero, a volte mi sorprendo a pensare come sarebbe bello tornare a godermi la kermesse con la spensieratezza di un tempo, quando, poco più che ventenne, ero felice di girare fra gli stand del Palazzetto dello Sport (là dove una volta era confinata la manifestazione) da perfetto sconosciuto, meravigliandomi di ogni cosa e con centomila lire in tasca, messe da parte durante l’estate, pronte per essere spese. Adesso che faccio parte dell'organizzazione, sia pure in veste di collaboratore occasionale ed esterno, e dovunque vada vengo fermato da qualcuno che mi saluta, mi chiama, mi invita, mi omaggia, mi chiede, e ho degli orari da rispettare per riuscire ad arrivare in tempo là dove la mia presenza è stata richiesta e annunciata, il sapore delle mie Lucche è diverso. Ma sempre speciale, più di quello di ogni altra manifestazione fumettistica.

La prima cosa che balza all’evidenza è l’impossibilità di seguire tutti gli eventi. E’ semplicemente non fattibile presenziare a ogni incontro, partecipare al calendario completo delle conferenze, non perdere nessuna novità, vedere tutti gli ospiti. L’unica cosa da fare è selezionare ciò che più ci interessa e poi tentare di portare a casa il maggior bottino possibile. E' difficile, perciò, anche fare una cronaca lucida e completa degli avvenimenti. In mancanza di un preciso filo conduttore, qui di seguito procederò in ordine sparso, buttando giù una sorta di glossario alfabetico e commentando alcune foto (scatti miei o rubati ad altri), come fossero frammenti di memoria.

Colori e Sapori. Lucca non è soltanto comics e games. Quando succede di trovarsi a mangiare in una osteria tipica in cui si cucinano piatti come la zuppa alla frantoiana o i tortelli con il sugo di coniglio e servono il rosso locale, e capita di poter suggerire qualche piatto agli amici facendo da padrone di casa in qualità residente nei paraggi, beh… mi rendo conto che nel sollucchero lucchese c’è da mettere in conto anche la qualità della cucina. Lo stesso si può dire anche del paesaggio offerto dalle splendide mura i cui alberi sono colorati dall’autunno, e dallo spettacolo delle torri e dei tetti che si gode camminando sulla cinta. Non mi meraviglio che uno degli ospiti di quest’anno, l’attore James Phelps, che ha impersonato uno dei due gemelli Weasly nei film di Harry Potter, abbia scritto sulla sua pagina Twitter “Oggi sono a Lucca in Italia, ho fatto un magnifico tour in questa città. Dovete vederla se siete in Toscana''.

Cosplay. Mi sono trovato a viaggiare in treno avendo davanti a me una giovane cosplayer vestita con un delizioso costume da non-so-che-cosa, che prevedeva un accessorio di peluche a forma di animaletto non-so-bene-quale. Vedendo che avevo appeso al collo un pass con la scritta “autore”, la ragazza mi ha chiesto chi fossi. Naturalmente lei non aveva la minima idea che esistesse un personaggio chiamato Zagor. Mi pare anzi di non aver colto alcun guizzo di illuminazione nei suoi occhi neppure quando, per spiegarmi meglio, le ho detto che lavoravo per la stessa Casa editrice che pubblica Dylan Dog. Ho approfittato della circostanza per fare alla fanciulla la prima domanda che mi viene sempre in mente quando mi interrogo riguardo al fenomeno cosplay: ma quelli che si travestono, lo fanno perché leggono i fumetti o perché guardano i cartoni animati? Cioè, mi spiego: se vedo una ragazza con il costume di Lamù (l’unico personaggio giapponese che riesco a riconoscere a colpo sicuro), quella lì ha letto il manga della Takahashi (come ho fatto io) o ha soltanto guardato la serie televisiva? C’è, in altre parole, un collegamento fra i cosplayer e i comics o c’è soltanto fra i cosplayer e la TV? La mia interlocutrice ha risposto che lei personalmente sceglie i suoi costumi sulla base dei cartoni animati che ha visto, ma ha sentito dire che c’è anche chi legge i manga. Non so se abbia mai sentito dire che c’è anche chi legge dei fumetti non fatti i Giappone. Non ho approfondito l’argomento, nonostante che la seconda domanda che mi viene in mente pensando ai cosplayer sia appunto perché il novantanove per cento di essi si travesta da personaggi nipponici, pur essendoci una straordinaria e ormai centenaria produzione fumettistica italiana. Al che viene appunto da chiedersi come mai chi legge manga non legga anche qualcos’altro. E’ come se la lettura di prodotti giapponesi fosse totalizzante e impedisse di godere di qualsiasi altra estetica fumettistica. Il che dispiace proprio. Per loro, intendo: per chi, cioè, rimane vittima di questo imprinting. E' come se ci fosse qualcuno che, per una strana malattia, agogni di vedere soltanto film prodotti in Paraguay e non voglia dunque saper niente di Alfred Hitchcock o di Federico Fellini. O come chi, innamorato perso del taleggio, non pensi nemmeno lontanamente ad assaggiare qualche volta il caciocavallo o il gorgonzola.

Non vorrei essere frainteso: penso dei cosplayer tutto il bene possibile. Ho ascoltato volentieri la ragazza conosciuta in treno raccontarmi di come nei giorni lucchesi avesse cambiato più costumi e partecipato a più gruppi, e girando per la città mi è piaciuto vedere le centinaia di travestimenti e interpretazioni, colorate, festanti, fantasiose. Una gioia contagiosa per gli occhi e per il cuore. Cerco soltanto di trovare delle risposte alle domande (forse sciocche) che mi vengono in mente. Poi, se non so riconoscere i costumi cosplay è unicamente colpa mia. La cosplayer del treno mi è parsa avere una straordinaria somiglianza con una attrice americana che ha come nome d’arte Gauge. Confesso, non senza imbarazzo, di aver visto di sfuggita qualche film con costei, interprete estremamente talentuosa nel suo genere (non fatemi spiegare quale). Però, evidentemente, non mi è mai capitato di vedere un cartone animato con un personaggio che avessero il costume della fanciulla seduta davanti a me.

Essendo un lettore onnivoro e di solito più che disposto a seguire i consigli altrui, un paio di Lucche fa mi capitò di dar retta al mio amico Riccardo Secchi e di investire trenta euro nell’acquisto dei tre volumi di “Ayako”, di Osamu Tezuka, edito dalla Hazard. La cosa andò così: nelle sale di Palazzo Ducale, nel 2009, era stata allestita una bella mostra sui personaggi di Max Bunker (ospite della manifestazione), e si trattava di quella che chiudeva il percorso espositivo. Ad aprirlo, c’era invece una mostra sulle Clamp, un gruppo di autrici giapponesi. Non avevo potuto fare a meno di notare che i mangafan entravano nel Palazzo per vedere le tavole delle Clamp e poi ignoravano tutto il resto, benché collocato sotto lo stesso tetto. Così, dissi a Riccardo che meglio sarebbe stato mettere le altre mostre prima e quella delle Clamp in fondo, in modo da obbligare i lettori nippofili a passare almeno davanti alle tavole di Magnus o di Marini (due degli altri autori esposti), nella speranza che qualcuno di loro si accorgesse che c’erano. Secchi junior mi ha redarguito rimproverandomi una mia malcelata ostilità verso il pubblico dei manga e mi ha consigliato di vincere le diffidenze leggendo almeno i caposaldi della produzione nipponica. Avrei potuto cominciare, mi disse, proprio da “Ayako”. Detto fatto, lo presi in parola ed acquistai il capolavoro consigliatomi. Lo lessi nei giorni seguenti, nonostante il carattere microscopico delle vignette e del lettering e l’assurdità di doverlo sfogliare alla rovescia (un giorno, forse, scriverò le ragioni per cui, unico al mondo, non condivido questa scelta). “Ayako”, in realtà, non è il solo manga che conosco. Al contrario, ne ho letti diversi: addirittura ho cominciato con Golgo 13 su “Eureka” (guarda caso diretta da Secchi senior), e poi Akira, Crying Freeman, Black Jack, Lamù, 2001 Nights, Gon e chissà che altro (fra cui un bel po’ di hentai, che secondo me sono il più importante contributo giapponese alla cultura mondiale). Letture limitate, certo, ma insomma non proprio segno di totale chiusura mentale. Fatto sta che di fronte alla cosplayer incontrata in treno, ho cercato appunto di millantare credito citando “Ayako”. Mi immaginavo di vederla andare in brodo di giuggiole. Macchè. Mai sentito rammentare. “E’ un manga di Osamu Tezuka”, spiego convinta di spingerla a cadere in ginocchio in adorazione del Maestro. Nulla da fare. Mai sentito rammentare neppure Tezuka. Con Gon peggio che andare di notte, Crying Freeman sembrava fosse arabo. Al che mi sono arreso. Evidentemente neppure le cosplayer sono ferratissime sui classici manga.

Da Guido Nolitta all’Avventura. Alle 14 di domanica 30 ottobre, nella sala di Palazzo Ducale, è cominciato l’incontro in ricordo di Sergio Bonelli, intitolato “Da Guido Nolitta all’Avventura”. Si è trattato del momento più bello e più commovente di tutta Lucca Comics 2011, almeno per quanto mi riguarda. La sala era piena, anche nei posti in piedi. Dietro al tavolo, oltre al sottoscritto, Pierluigi Gaspa che coordinava gli interventi e un gruppo di relatori davvero importanti: Mauro Boselli, Alfredo Castelli, Fabio Civitelli, Gallieno Ferri, Claudio Nizzi, Giovanni Ticci e l’outsider Giulio Giorello, filosofo della scienza docente all’Università di Torino, grande conoscitore del fumetto bonelliano. L’onore e l’onere di introdurre il dibattito è toccato a me, in quanto autore del saggio “Guido Nolitta: Sergio Bonelli sono io”. Con l’ausilio delle tante foto contenute nel corredo iconografico del volume, che ho potuto proiettare su uno schermo, ho tracciato un ricordo dello sceneggiatore, dell’editore e dell’uomo recentemente scomparsi. Dopo di me, tutti gli altri hanno fatto lo stesso, dal loro punto di vista. La rievocazione più toccante è stata quella di Ticci, quella più ficcante dal punto di vista filosofico e culturale è giunta da Giorello, oratore di rara sintesi ed efficacia. Ho visto qualcuno arricciare un po’ il naso in un punto dell’intervento di Nizzi, che a taluni è sembrato stonato, come se lo sceneggiatore avesse volito togliersi un sassolino dalla scarpa. Non so. Secondo me, Nizzi è stato frainteso: lo sceneggiatore ha voluto spiegare che negli ultimi tempi c’erano state delle incomprensioni fra lui e Sergio, e si è dispiaciuto di non aver potuto arrivare a un chiarimento. Era convinto che prima o poi si sarebbero rivisti per fumare il kalumet della pace, ma l’improvvisa scomparsa di Sergio non ha reso possibile la riconciliazione.

Festa del cinquantennale. I 50 anni dello Spirito con la Scure sono stati festeggiati anche a Lucca. Subito dopo l’incontro in ricordo di Nolitta, è cominciato quello per celebrare il traguardo dei dieci lustri del suo personaggio di maggior successo, appunto Zagor. La gran parte del pubblico dell’appuntamento precedente si è trattenuto e la sala è rimasta piena, nonostante le quasi due ore già trascorse. Avevo preparato decine e decine di immagini e di foto da proiettare, convinto che un’ora e mezzo di attenzione fosse difficile da catturare ma poi, al contrario, il tempo è volato e non ho potuto mostrare che un terzo del materiale a disposizione. Anzi, c’è stato da correre nelle presentazioni delle pubblicazioni del cinquantennale: il volume ANAFI, il romanzo di Zagor, l’albetto Anubi Voodoo, le due "cartoline da Darkwood" della Cartoon Club (che vedete qua sopra).
Abbiamo cominciato dando la parola a Luca Raffaelli, di Repubblica, a cui è stato ufficialmente chiesto se dopo la Collezione Storica di Tex sarebbe cominciata quella di Zagor (risposta: “non si sa”), ma subito dopo il piatto forte è stata la proiezione di un trailer (allestito da Domenico Di Vitto) con alcune tra le scene più divertenti dei film turchi di Zagor interpretati da Levent Cakir, compresa la clamorosa comparsa di un nudo femminile che ha strappato un applauso a scena aperta. Erano presenti Paolo Bisi, Mauro Boselli, Marcello Mangiantini, Jacopo Rauch, Massimo Pesce, Gianni Sedioli, Marco Torricelli, Marco Verni. Ma, ovviamente, il pubblico ha tributato una standing ovation a Gallieno Ferri, a cui gli organizzatori Riccardo Moni e Giorgio Giusfredi hanno fatto dono di una cornice con una speciale edizione in oro della medaglia realizzata dall’Antica Zecca di Lucca. Una analoga cornice, destinata originariamente a Sergio, è stata affidata a Mauro Marcheselli per essere portata in redazione e consegnata a Davide Bonelli. Tra le anticipazioni fatte: il ritorno di Takeda, di cui si occuperanno Rauch e Pesce, autori anche della bella (davvero) storia che sarà contenuta nell’Almanacco dell’Avventura in uscita nel settembre 2012; il secondo zagorone affidato a Marco Verni; l’inizio della trasferta sudamericana con la proiezione di alcune tavole in anteprima; la nuova storia con Meyer e Kruger disegnata da Sedioli. Alle 17 siamo stati cacciati dalla sala perché doveva cominciare la conferenza successiva, ma il pubblico si è stretto attorno a noi autori per altre strette di mano, altri autografi, altre foto insieme, altre chiacchiere. In moltissimi si sono detti affezionati lettori di questo blog. Tutti mi hanno incoraggiato data la grande responsabilità che grava sulle mie spalle, ora che Sergio non c’è più per pararmele. Grazie, di cuore, a ogni singolo.

Firme. Nello stand bonelliano, dove era stata allestita una commovente mostra di omaggi grafici alla memoria di Sergio Bonelli, come al solito si sono succeduti gli autori a firmare i loro disegni. Continuo ad avere l’impressione che da quando le copie sono fatte su un cartoncino con il timbro a secco che le garantisce come originali, le illustrazioni siano diventate più belle, come se i disegnatori si fossero sentiti responsabilizzati. So che esiste un vero e proprio collezionismo dei “disegni da stand” e alcuni di coloro che li raccolgono possono ormai vantare di averne quasi un migliaio. Non credo che ci sia qualcuno che abbia la raccolta completa, e forse neppure negli archivi Bonelli ci sono tutti. Sarebbe interessante approfondire l’argomento e magari lo faremo. Per questa Lucca ho pensato di invitare due autori di Zagor fra i meno presenzialisti, di quelli che si sono visti meno in giro per le ferie, perché il loro carattere schivo li ha spesso portati a rifiutare precedenti inviti. Così, dato che il 2011 è stato l’anno del primo Zagorone, ho convinto a partecipare il bravissimo Marco Torricelli (qui accanto nella foto); e visto che la storia più apprezzata degli ultimi mesi è stata “La progenie del male”, ecco portato alla ribalta il talentuoso Massimo Pesce (nella foto più in basso lo vedete, in secondo piano, in compagnia di Marcello Mangiantini).

Sono stato al loro fianco durante gli orari delle loro firme, e ho potuto ascoltare quel che il pubblico diceva loro: i complimenti al loro lavoro sono stati unanimi e sinceri. Soprattutto Torricelli ha ricevuto lodi sperticate per “Il castello nel cielo”, che in parecchi si sono portati dietro per farselo firmare. Ma a parte i due messi sotto i riflettori, devo ringraziare tutti gli altri che si sono prestati di loro iniziativa (senza rimborso alcuno, dunque) a partecipare agli incontri e alle firme nello stand della Zecca, così come a disegnare per tutti i lettori che glielo chiedessero. Come al solito, la squadra degli zagoriani si è distinta per compattezza e motivazione.


Games. Ormai il binomio Comics & Games, a Lucca, pare inscindibile. Però, per come percepisco io la realtà, si tratta di due universi paralleli che non riescono a compenetrarsi. Accompagnando alla fiera i miei figli e gli amici dei miei figli, e parlandoci durante il viaggio, mi rendo conto di come ci sia gente che si piazza la mattina nel tendone dei games, posto fuori della mura, e ne esca la sera senza essere mai entrata in città, pronta a tornare a provare le consolle e i supermario il giorno dopo, privi della benché minima curiosità verso gli eventi del settore comics. A giudicare dai discorsi che ho sentito, persino i giochi di ruolo o da tavolo, quelli cioè a cui mi piacerebbe giocare se qualcuno mi iniziasse alla pratica, vengono snobbati. Valgono soltanto le manopole per far picchiare dei trogloditi su uno schermo. Ecco un altro esempio di passione totalizzante. Per quel che posso vedere dal mio (limitatissimo) punto di osservazione, i giocatori di playstation, in linea di massima o almeno nel loro stadio antropologico più basso (poi di sicuro ci sono delle lodevoli eccezioni) giocano alla playstation, punto e basta. Di tutto il resto, non gliene può fregare di meno. Sarebbe interessante capire quanti fra quelli che hanno frequentato il tendone dei videogames hanno anche visto le mostre a Palazzo Ducale. Mi piacerebbe anche sapere qual è la percentuale di cosplayer fra i visitatori delle esposizioni. Intendiamoci: ognuno ha il diritto di divertirsi con quel che gli pare e non ho niente, ma proprio niente, contro chi ha passato cinque giorni in mezzo ai monitor e non ha ritenuto di mescolarsi con noi ammuffiti amanti della carta stampata. Lucca Comics & Games, del resto, offre giustamente un menu di offerte ricchissimo tra cui scegliere ciò che ci aggrada. Però, in generale, mi pare che la curiosità di assaggiare più cose e non limitarsi sempre e soltanto alla solita pizza margherita sia cosa buona e giusta e pertanto da incoraggiare. Personalmente, cerco sempre di sbirciare lo schermo su cui i miei figli giocano ad “Assassin's Creed”, mi sforzo di leggere qualche manga, collezioni fumetti francesi e americani accanto a quelli italiani, e così via. Poi, essendo un essere umano limitato dalle umane debolezze, non posso seguire tutto e di tutto appassionarmi allo stesso modo. Così, dopo che tutti gli anni ho fatto almeno un giro nel tendone dei games, questa volta non ci ho messo piede come mia personale polemica contro chi dei giocatori non ha ricambiato il favore passando davanti allo stand Bonelli. A scanso di equivoci: in realtà non sto facendo polemiche ma soltanto dell'ironia, e non ce l'ho con chi gioca alla playstation ma con chi ne è monomaniaco. Immagino che anche i giocatori di videogames più accaniti, ma più intelligenti, non possano difendere le monomanie, dovunque esse si manifestino. Poi, liberi tutti (me compreso) di essere maniaci di qualcosa: ma sono sempre migliori le esperienze stereo, di quelle mono.

Interviste. A Lucca Comics & Games sono stato intervistato da due troupe televisive. La prima, della RAI regionale (la mia intervista è andata in onda sul TGR di domenica sera): ho risposto a domande sulla figura di Sergio Bonelli. La seconda, di non so quale emittente: però doveva essere per un programma che si occupa di telefonia high tech. La bella giornalista mi ha chiesto quale telefonino usa Zagor. Non so se avesse ben chiare le caratteristiche del personaggio. Comunque ho risposto che lo Spirito con la Scure usa un apparecchio vecchia maniera, di quelli antiquati e ingombranti. Il tam tam.

Medaglie o monete?
Abbiamo sempre definito “monete”, quelle che l’Antica Zecca di Lucca ha voluto dedicare ai cinquanta anni di Zagor. Invece, il termine giusto è “medaglie”. Fatto sta che la Zecca ha allestito uno stand tutto allo Spirito con la Scure nel padiglione centrale di Piazza Napoleone, al cui tavolo si sono alternati un po’ tutti i disegnatori presenti, per firmare delle stampe inedite o comunque diverse da quelle distribuite allo stand Bonelli (sono stati distribuiti disegni di Laurenti, Sedioli, Verni, Mangiantini, Pesce e Torricelli). Nella foto qui accanto vedete uno degli esemplari bronzati con la borsetta insieme alla quale venivano venduti e al certificato che ne garantisce la qualità e la provenienza.
Le medaglie sono state un vero trionfo. L’edizione limitata in 500 esemplari argentati è stata esaurita, ma anche quelli bronzati sono andati via a centinaia. Alle copie vendute in fiera aggiunte tutte quelle prenotate via Internet. Graziano Marchetti, il “magister monetae” della Zecca e autore della medaglia (da lui scolpita e realizzata) si è detto felicemente incredulo del successo. Sembra che la mattina successiva alla pubblicazione su questo blog, su Af News e sul sito Bonelli dell'indirizzo emaildell'Antica Zecca, scaricando la posta siano piovute giù centinaia di richieste, a cui ne sono seguite altre nei giorni successivi. Una gran bella cosa, a testimonianza della vitalità del fandom zagoriano e dell'interesse suscitato dalle tante, tantissime iniziative organizzate per il cinquantennale. Iniziative che non sono ancora finite, del resto. Pare che una prova di conio verrà messa all’asta per beneficenza in un prossimo futuro. Appena accadrà, ovviamente vi informerò. Marchetti è il simpatico artista nella foto qui accanto. Ci saranno, credo, altre occasioni per parlare di lui.

Mostre. Sono riuscito a vedere soltanto le mostre nel Palazzo Ducale e in San Romano. So che ce n’erano altre a Villa Bottini e al Museo del Fumetto, ma mi sono sfuggite per mancanza di tempo. In San Romano, una delle esposizioni mi riguardava da vicino. Infatti, leggendo sul “Program Book” della manifestazione, si può scoprire che erano in mostra le tavole originali del libro “Dal Risorgimento alla Resistenza: storie di Toscani che fecero l’Italia”. E, nella spiegazione, c’è scritto: “In occasione del 150° anniversario dell’Unità d’Italia, Lucca Comics & Games ha prodotto un volume, su incarico della Regione Toscana, dedicato alle vicende che hanno condotto allo Stato unitario, viste dal punto di vista della nostra regione. Dieci storie, ognuna ambientata in una delle dieci provincie toscane. Dieci team di giovani autori toscani,o da tempo residenti in Toscana, assemblati in collaborazione con la Scuola Internazionale di Comics. Più di cento anni di storia, dal 1835 al 1944. Tutor d’eccezione, lo sceneggiatore zagoriano Moreno Burattini”. In effetti, è dal marzo scorso che lavoro nel guidare le talentuose nuove promesse, dopo aver messo a punto il progetto e aver scelto i personaggi (uno per ogni provincia toscana) di cui occuparci. Il volume che raccoglierà queste storie sarà distribuito dalla Regione Toscana agli studenti delle scuole superiori. Una delle storie, quella della provincia di Pistoia, è stata scritta da me e disegnata da Riccardo Pieruccini. Chi ha visto la mostra in San Romano, sa già che cosa racconta. Per gli altri, dedicherò un articolo su questo blog nelle prossime settimane.

Di fronte ai pannelli di questa mostra, ce n’era un’altra dedicata al concorso per illustratori dedicato a Emilio Salgari, la cui opera era al centro dell’attenzione fin dal bellissimo manifesto di Don Maitz con Sandokan a cavallo di una tigre per i vicoli lucchesi. Vedere così tanti bei disegni dedicati al “Capitano” mi ha fatto sciogliere il cuore. Alcuni erano davvero straordinari. Ugualmente bella la mostra salgariana in Palazzo Ducale, quella a cui ho dedicato più attenzione di tutte fra le sei raccolte (felicemente) nello stesso luogo. In esposizione anche due tavole e due copertine di Zagor, tratte da due albi dello Spirito con la Scure chiaramente ispirati a Salgari, “La dea nera” e “Thugs!”. Quest’ultimo, sono orgoglioso di dirlo, sceneggiato da me. A seguire, ho apprezzato molto anche le altre esposizioni dedicate all’opera di Manuele Fior, Davide Reviati, Jiro Taniguchi, David Lloyd, Juanjo Guarnido e Juan Diaz Canales. Alcuni di costoro, se non tutti, erano anche ospiti, così come, secondo il “Program Book” lo erano Silver, Jeff Smith e Miguel Angel Martin, tre autori che avrei voluto incontrare. Niente da fare. Non ci sono riuscito. Non ne ho visti neanche uno.

My name is Tex. Alle 12 di domenica 30 ottobre è iniziato il tour de force del mio giorno più lungo. Insieme a Stefano Munarini, Alex Bertani e Michele Masiero abbiamo presentato il CD di Graziano Romani “My name is Tex”, edito da Panini e da oggi in tutte le edicole e le fumetterie del Bel Paese (ma il disco dsarà distribuito anche all’estero). Graziano Romani non c’era, assente giustificato perché stava per diventare papà e il pargolo era lì per lì per venire al mondo proprio durante i giorni lucchesi. L’incontro è stato affollato da un pubblico caloroso che ha tributato un lungo applauso a Graziano quando è intervenuto telefonicamente. Sono stati fatti ascoltare alcuni brani, sia originali che traditional, e sono state proiettate foto e immagini sul maxi schermo. Dato che mi sono trovato a gestire io il microfono, ho chiamato a parlare anche Mauro Boselli, autore di un interessante articolo sulla musica del West pubblicato sul libro allegato al CD. Poi è stata la volta di Giovanni Ticci, che ha firmato la bella copertina doppia del disco: nel suo intervento si è dimostrato entusiasta delle canzoni arrivando a dire che ascoltandole gli sembra che Tex sia vivo, sia vero. Sono intervenuti anche Gallieno Ferri, Claudio Nizzi e Fabio Civitelli. L’unica lamentela da parte del pubblico si è avuta perché alla fine della conferenza non è stato possibile acquistare il blister lì in quella sala (se ne sarebbero potute vendere alcune decine) ma bisognasse recarsi allo stand Panini.

Nippofilia. Mi chiedo perché nel Program Book di Lucca Comics & Games ci siano due pagine tutte dedicate al Giappone ma non due pagine tutte dedicate all’Italia, due alla Francia, due agli Stati Uniti e così via. Ed è mai possibile che Lucca abbia organizzato lezioni di lingua giapponese, incontri informativi per andare a vivere e studiare in Giappone e addirittura un corso per lanciare la “stella ninja”, lo shuriken? Tutte cose interessanti, ma allora dove sono i corsi di inglese o francese, i master di wrestling o le informazioni per trovare casa a Parigi o New York? Insomma: perché tutto quello che è nipponico deve sempre essere messo sul podio e i nippofan devono sentirsi i padroni del mondo e vivere in un loro universo scollegato da tutto il resto? Quella giapponese è senza dubbio una delle più importanti scuole fumettistiche del mondo, ma non l'unica. Perché chi legge manga per forza amare senza limiti e senza riserve la way of life del Sol Levante, desiderare di vivere a Tokio, voler imparare il giapponese e agognare di vestirsi da collegiale? E soprattutto, perché a Lucca si devono assecondare questi desideri extrafumettistici? Liberi tutti di organizzarsi un viaggio alle falde del Fusijama, ma che c'entra con i fumetti? Ottima cosa imparare il giapponese (come qualsiasi altra lingua), ma ognuno lo farà per proprio conto, mica a durante una fiera denominata comics & games. Spesso, chi legge fumetti USA è critico verso la cultura statunitense, chi ama il fumetto franco-belga non è che sogna di vivere a Bruxelles, chi segue quello italiano lo fa per evadere dall'Italia. Di nuovo si tratta di non essere monomaniaci, di evitare le passioni totalizzanti. Scendete dal pero, o dal ciliegio, amici cari, e facciamo in modo di scambiarci letture ed esperienze senza sentirci qualcuno in serie A e qualcuno in serie Z, che tanto poi arrivano quelli dei videogames che considerano minus quam merdam pure voi.

Visitatori. Tanti, tantissimi, forse troppi. In certi momenti è stato praticamente impossibile persino muoversi tra un padiglione e l’altro. Una cosa, comunque, meravigliosa. Lucca Comics & Games 2011 ha registrato 155.000 presenze in cinque giorni. E' ormai il terzo festival più importante al mondo dopo il salone di Tokyo e Angouleme, superando San Diego. Il bel sole che ha baciato tutti e cinque giorni della manifestazione ha poi contribuito a far raggiungere presenze da record, in barba alle Sovrintendenze e agli altri potentati pubblici che hanno cercato irragionevolmente di mettere i bastoni fra le ruote: purtroppo noi italiani siamo maestri nell’arte di remare contro le poche cose che funzionano. Fra i tanti che hanno cercato di rovinare la festa (senza riuscirci, per fortuna) ci sono i vigili urbani. Magari non l’hanno fatto di loro iniziativa ma perché comandati, fatto sta che ho letto sul giornale di un incredibile numero di multe elevate a danno dei visitatori della kermesse. Ora, se c’è una manifestazione che richiama in città quasi centocinquantamila ospiti, che riempie alberghi e ristoranti in tutta la provincia, che fa parlare i giornali e le TV, c’è proprio bisogno di mettersi a controllare se tutti i parcheggi sono fatti a regola d’arte e di fare i pignoli e i precisini sulle ruote fuori dalle strisce o sul ciglio del marciapiede? C’è proprio bisogno di cercare di scoraggiare i visitatori, invece che mostrarsi ospitali, sorridenti, accoglienti e anzi benedicenti verso coloro che vengono a portare, fra l’altro, anche della ricchezza in città? Vogliamo davvero fare la figura dei briganti, di quelli che rapinano il viandante di passaggio? Non si potrebbe, per cinque giorni, limitarsi a controllare che si possa arrivare, circolare e ripartire senza piccarsi di fare quelle multe che magari sarebbero giuste in circostanze normali, ma che sono ridicole e spregevoli in circostanze eccezionali? Se a Lucca ci fossero parcheggi sufficienti per tutti, giustamente andrebbe punito chi parcheggia dove gli pare. Ma non essendoci, non mi sembra giusto infierire contro chi viene a casa nostra su nostro invito, non gli facciamo trovare posto e lui, pur di stare con noi, si arrangia come può. Basterebbe un po’ di buonsenso. Ma già che il buonsenso di solito chi siede dietro le scrivanie del Pubblico Palazzo (qualunque esso sia) non ce l’ha.

23 commenti:

DevilMax ha detto...

Moreno scrive: "La cosplayer del treno mi è parsa avere una straordinaria somiglianza con una attrice americana che ha come nome d’arte Gauge."
:-)))
La suddetta attrice la conosco anch'io: è brava sì, ma non è esattamente tra le mie preferite.

Moreno Burattini ha detto...

Per DevilMax:beh, Gauge è il prototipo della "teen" e ha dunque il phisique du role per essere accostata a una cosplayer. Moana Pozzi, per esempio, no.

CREPASCOLO ha detto...

Nat Never entrava, credo, nel secondo anno di vita sebbene avesse già parecchi capelli bianchi. Ero al B-Movies Festival di Copparo per ritirare la Coppa Edwood - non faccio per vantarmi, ma il mio saggio '' Bob Taylor, un sopracciglio sospeso tra cinema, fattore K e palude di Darkwood '' aveva fatto sensaz negli ambienti della controcultura - e avevo perso tempo firmando un paio di autografi ( grazie mamma, grazie papà ), così presi il primo treno in stazione , credendo che mi avrebbe riportato in vista del Pirellone. La fretta è una cattiva consigliera, come probabilmente prima o poi deve aver detto anche la signorina Pozzi ad un collega, e il convoglio andava a Lucca. Avevo ancora al collo la targhetta con scritto autore ( grazie mamma, grazie papà ) che attirò immediatamente lo sguardo di una signorina rotondetta travestita da insetto impollinatore. Syusy Blady
cosplayer dell'Ape Maia. Ai tempi ero ancora zitello ed ero nello stesso scompartimento con una delle mie fantasie + torride. Non so se rendo. Per impressionarla, optai per la solita tattica: mentire come se il mio naso non potesse allungarsi ( infatti la mia proboscide non si espanse ) e non ci fosse un inferno Oltre La Soglia ( considerato che oggi il sig Faraci presenta il suo libro nella Gran Milan non ci sta male un bell'inserto di pubblicità subliminale ndr ).
In sintesi ( la menzogna che preferisco ), le dissi che ero uno sceneggiatore SBE e che stavo scrivendo uno speciale di Zagor
( '' un albo gigante come i Texoni ! sarà il primo di una serie ! '' )per le matite di Ryōichi Ikegami. Ero lanciatissimo e avevo rovesciato nelle orecchie della topolotta un plot ripieno di uno sciamano capace di evocare demoni attraverso tatuaggi viventi in lotta millenaria con sciami di imenotteri zombies e stavo procedendo con una combo di Hellingen e Hydargos quando Maia mi interruppe per dirmi che leggeva solo le Spigolature della Settimana Enigmistica e solo d'estate, quando i suoi genitori la condannavano a passare due settimane in un paesino del Chiantishire con la nonna ( '' Conserva solo quella roba e qualche coppia ingiallita di Grand Hotel, ma a me non piacciono i fotoromanzi (...) non sopporto le nuvolette sopra la testa delle persone e le immagini ferme '' ).
E' scesa a Lucca dove l'aspettava il suo ragazzo, un energumeno vestito da Garlfield che mi fece l'effetto di Hulk nel costume del Telegattone.
So goes life.

Anonimo ha detto...

Grazie Moreno per il sontuoso reportage di Lucca!!

Peccato non poter essere venuto, ma grazie alla tua minuziosa descrizione degli eventi sembra quasi di esserci stato di persona.

Ogni riga trasuda la tua passione per il tuo lavoro e la dedizione assoluta a Zagor ed al mondo Bonelli.

Grazie a persone come te, entusiaste e piene di vigore, la casa editrice avrà ancora molti anni di successi e soddisfazioni.

Un saluto e alla prossima fiera, in cui spero di stringerti la mano e scambiare 2 chiacchere.

Claudio (Kolok)

Moreno Burattini ha detto...

Per Crepascolo: sempre strepitoso. In effetti, qualche chilo fa avrei potuto sembrare anch'io un cosplayer. Quello del dottor House. Dicono che gli somigliassi. Occhi azzurri e altezza a parte.

Moreno Burattini ha detto...

Per Kolok: grazie delle belle parole. Speriamo che il mio "sontuoso" reportage, come lo definisci tu, non mi arrechi vendette dai ninja o dai vigili urbani.

CREPASCOLO ha detto...

Il Dottor House è uno dei personaggi preferiti di mio fratello. Ho provato, così per celia, a smontarglielo ( '' è una combo del figliolo di Art Conan Doyle e di Don Blake, l'alter ego + famoso di The Mighty Thor '' ), ma è stato come cercare di convincere un otaku nostrano che nel 1990 leggevo Crying Freeman impaginato all'occidentale e non sentivo nella mia testa le unghie di un furetto che precipita dal Flatirion Building.
Ormai ho il mio teorema:
1) tutti assomigliamo a qualcuno 2) non è mai la persona di cui vorremmo essere il clone
3) non è mai la persona di cui temiamo di essere il clone
4) è sempre qualcuno con cui non crediamo di avere punti di contatto.
Mi piacerebbe essere il sosia di Andrew Cain o Dago, ma Crepascola dice che le ricordo Dan Luttazzi e nello specchio vedo uno Yellow Kid di mezz'età come se lo sarebbe immaginato MST se avesse continuato a raccontarne le storie x Comic Art.
Crepascolino, invece, qualche giorno fa ha preso in mano un cerchietto di cartone che riproduceva il muso di Megamind
( parte di un gadget del Mac in cui 'Lino sta dissipando i suoi anni migliori ) e mi ha chiesto se non era una mia foto. Mm.

Anonimo ha detto...

Due annotazioni, caro Moreno.

1)La ricerca immagini di Google avente oggetto "Gauge" mi restituisce foto di manometri. Non sapevo fossi appassionato di documentari su meccanica ed affini, ma forse sbaglio io qualcosa :)))

2) Quello del Cosplay è un fenomeno "importato"; travestirsi da personaggio dei fumetti è qualcosa che era molto comune in giappone (anzi, è nato lì il fenomeno)e successivamente si è propagato negli USA. Da da noi, se ben ricordo, ha iniziato a diffondersi a fine anni novanta cioè, quasi dieci anni dopo la prima vera invasione di edizioni italiane di Manga ad opera della Granata Press di Luigi Bernardi. Tutto questo per dire che i riferimenti primigeni erano relativi ai personaggi dei manga, ai loro costumi spesso fantasiosi e colorati ed i primi italici cosplayer non han fatto altro che "imitare" i loro corrispettivi nipponici. Spesso i costumi più diffusi non sono necessariamente quelli dei manga più noti così come (e te ne sei accorto !) non c'è una corrispondenza perfetta tra cosplayer e lettore di manga. Aggiungo che anche in Italia, come all'estero, c'è chi del cosplay prova a farne una attività organizzata e sperando di farti cosa gradita ti segnalo questo link:

http://www.pamelacolnaghi.com/

cioè il sito di una delle cosplayer italiane più famose.

Infine, e concludo questo papiro, hai perfettamente ragione nell'enunciare i tuoi dubbi sul perchè gli appassionati di manga riescano ad essere così "permeanti" in una manifestazione che dovrebbe essere comunque generalista. A mio modo di vedere tutto si spiega nel fatto che i mangofili duri e puri, quelli che cioè leggono solo manga e null'altro, si caratterizzano per il fatto di subire il fascino di una terra lontana e di una cultura diversa come quella giapponese. Loro, i duri e puri, è come se fossero gli adepti di un una cerchia di eletti che si trasmettono, quasi senza volerlo, una serie di "codici di aggregazione" che li fidelizzano nella condivisione di tutto ciò che è collaterale, a livello culturale, a quei fumetti che leggono. Semplificando: ho letto un innumerevole numero di storie di Spider Man, ma personalmente non ho mai fatto del visitare New York un must; invece il mangofilo "hard core" venderebbe la sorella su eBay per avere un gruzzolo tale da visitare il Giappone per un mesetto. La differenza sta tutta qui è una differenza culturale. Facendo un paragone socio politico: gli appassionati di Manga sono come gli USA. Così come gli americani si sentono in dovere di intervenire in ogni parte del mondo, i lettori di Manga trovano "naturale" prendere lo spazio che a loro occorre a piene mani. E, dobbiamo ammetterlo, loro son più bravi di noi, in questo, rispetto agli altri "semplici" lettori di fumetti a 360°.

Salutoni,

MARIN

Moreno Burattini ha detto...

Per Marin: riguardo alle foto di Gauge, credo che il nome in sé faccia riferimento a un tipo di arma (non so bene quale); poi, per cercare delle foto, basta aggiungere "porn" nei dati della ricerca :-)
Così facendo, io ho trovato questa:

http://www.google.it/url?source=imglanding&ct=img&q=http://www.thesniper.us/wp-content/uploads/2010/06/gauge.jpg&sa=X&ei=CmWyTvb0IcyYOtjY8YEC&ved=0CAwQ8wc&usg=AFQjCNH8CCzVssxpQ50AcpULGylYPoPWzw

Anonimo ha detto...

Ah, non si finisce mai di imparare.
E' che io pensavo che passando dai classici Vanessa Del Rio, Ginger Lynn, Traci Lords a Jenna Jameson potessi considerarmi "aggiornato". Sono veramente un gerontologo, mi sa... :))))

MARIN

Anonimo ha detto...

Ah, a proposito di Cosplayer e mondo manga/giap...consiglio a tutti il seguente libro nel caso:

http://www.nanoda.com/kappa-edizioni-giappominchia/

:D

Claudio (Kolok)

Francesco ha detto...

Caro Moreno, il mondo dei giochi da tavolo, non è poi così distante come sembra.
Negozi come La città del sole hanno un catalogo di giochi molto fornito, sono giochi che escono fuori dal circuito dei giocattolai, vedi Risiko! e Monopoly, più improntati sull'aspetto tattico e strategico, ma sempre spendibile in ambito familiare.
Se sei interessato, potresti venire alle serate che si tengono a Pisa alla Stazione Leopolda, gestite dall'associazione "La tana dei Goblin" di Pisa, di solito il giovedì sera.
Mi rendo conto che forse non abiti nei paraggi, ma se una volta capiti da quelle parti sarebbe un onore averti al tavolo.
Una volta ricordo, parlasti di un gioco da tavolo di nome De Vulgari Eloquentia, bè io l'ho provato tempo fa a Pisa.
Ti mando il link del sito, che è il sito di riferimento per i giochi da tavola in Italia.
http://www.goblins.net/
Da lì puoi risalire alla sezione di Pisa.
Un saluto, e guarda che ci conto.
Francesco.
Ps: non sarebbe male un gioco da tavola su Zagor.

Martin ha detto...

Due considerazioni, Moreno.
La più semplice e immediata, sull'invasione giapponese, è che Lucca è un'"industria" e come tale produce quello che riesce a vendere meglio. Le manifestazioni "collaterali" al tema della manifestazione rientrano proprio nello spirito di dare in pasto al pubblico quello che vuole.
Sul perchè i fan del Giappone siano così apparentemente acritici verso la cultura di quel paese potrebbe essere semplicemente la conseguenza che in Occidente non filtra nessun tipo di critica interna o esterna verso quel paese che vada oltre oltre i soliti stereotipi. Diversamente da ciò che accade per paesi come gli Stati Uniti.
Quello dei cosplayer non è nulla di nuovo davvero, trent'anni fa il desiderio di appartenenza a una comunità riconoscibile portava i ragazzi ad essere paninari, metallari, dark o che altro.
Mi lascia altresì perplesso per quale motivo chi si traveste a un gay pride venga spesso additato come un malato o un pervertito. Non ci vedo poi tanta differenza, ognuno esprime pacificamente sè stesso.
Infine chiedo lumi sulla tua affermazione sugli hentai, sapendo ben poco dell'argomento la tua perentoria affermazione mi ha parecchio incuriosito.

Massimo ha detto...

Come sempre, applausi a scena aperta per questi reportage!
Devo dire che anche per me da ormai 20 anni Lucca è un appuntamento imprescindibile, un po' come Natale. Qualcosa che ogni volta che sei lì, bofonchi un: "Mah, sì... però come erano belli i Natali di una volta...", però poi non ne puoi fare a meno, e ogni anno, quando si avvicina l'appuntamento, si rinnova la magia e la voglia di esserci.
Anche se - è vero - preferivo mille volte quelle al Palazzetto, meno incasinate, con più tempo per gustare fumetti, autori, iniziative e chiacchiere con altri appassionati, che ai tempi o li incontravi lì o niente, perché i forum non c'erano.

Sui cosplayer, penso sia evidente che dei fumetti non gliene frega niente o quasi, e del resto quando ci parli te lo dicono che si basano solo sui cartoni e di manga ne leggono quasi zero. Ma poi basta vedere in quali stand bazzicano, e sopratutto se hanno in mano borse con volumi acquistati. Da questo punto di vista, credo che l'apporto economico al mondo fumetto di questi ragazzi sia nullo, quindi dire "ci sono stati x-mila visitatori" non significa certo che questi numeri siano andati in qualche modo a vantaggio del fumetto.
Anzi, sicuramente contribuisce a relegarlo a subcultura, quando ai TG fanno i servizi su Lucca o altre fiere e mostrano prevalentemente questi costumi perchè fanno scena, e lo spettatore medio ha (anzi, rinsalda) l'idea che i fumettofili siano solo bambini poco cresciuti alla ricerca di un perenne carnevale.
Mai che i TG prendessero l'occasione per approfondire il valore culturale o per consigliare qualche volume, come fanno ad esempio in occasione della fiera del libro di Torino. Non sto dicendo che questo è solo colpa dei cosplayer, che peraltro hanno tutto il diritto di vivere le fiere come vogliono, però è indubbio che contribuiscono a involvere la percezione del fumetto da "cultura" a "folklore".
Mi lascia anche perplesso il concetto "Grande successo, c'erano 155.000 persone": sarebbe come se l'ATM si vantasse dicendo: "Grande successo dei nostri bus da 80 persone: ogni giorno ne facciamo entrare 200!". Credo che il problema della vivibilità e quindi della qualità della fiera, e non solo della quantità, vada prima o poi presa in esame dagli organizzatori (mmm... OK, lo so, sono un illuso...).

(fine parte 1)

Massimo ha detto...

(parte 2)

Sposo totalmente le tue considerazioni sui games (anche qua non si è mai capito bene quali attinenze abbiamo comics and games, sì da fare una fiera unica) e sul perché i jappofan siano così totalizzanti. Avendone frequentati, ed avendone anche fatto parte per un po', ho delle idee sulla loro forma mentis, ma sono un po' radicali e non vorrei scatenare flame. Ci penso.

Nel frattempo attendo in ansia il tuo pezzo sul ribaltamento dei manga. Devo dire che anche io quando ne parlo con altri appassionati finisco in netta minoranza, per non dire che ci sono solo io a contestarlo: mi piacerebbe quindi sentirmi corroborato da un esperto di fumetti della tua levatura.
Io posso dire che detesto anche e forse soprattutto il formato tankobon: alle volte si trovano degli ottimi disegnatori, e sinceramente non capisco come un appassionato del genere non possa sentire una fitta allo stomaco vedendo certe splendide tavole svilite in quel micro formato strizzato! Io ho cominciato a leggere manga ai tempi della Granata e secondo me è quello il formato migliore. Ma parli con mangofili e ti guardano come un marziano... mah.
Come quando gli dici del ribaltamento... e loro ti rispondono impettiti: "Ma così è più fedele all'originale". Ehhh????! Ma allora lasciamo anche le onomatopee e i ballon con gli ideogrammi, no? Ancora più fedele, così!
Ora, io capisco le giuste lamentele dei disegnatori per cui il ribaltamento evidenzia maggiormente gli errori, ma preferisco qualche errore anatomico alla fatica di leggere al contrario. Anche perché - ce lo vogliamo dire? - la scansione narrativa dei manga è spesso così bislacca (quasi "amatoriale"... ohhh, l'ho detto!) che tu continui a scorrere e riscorrere le vignette chiedendoti "ma ho capito bene la sequenza o cosa?".
Guarda, mi ricordo quando la Star fece uscire Maison Ikkoku ripartendo dal numero 1. Anni '90, Lucca del palazzetto, mentre vado allo stand vedo un amico che sta vendendo per terra i 12 numeri Granata. Gli dico: "Ti sono rimasti sul groppone, eh? Chi te li compra ora che esce la versione nuova?". Arrivo allo stand e inorridisco: le tavole sono ribaltate!!! Ma... ma....
Incredulità. Panico. Corro indietro dall'amico e sfoggio il mio miglior sorriso mentre gli compro in blocco i suoi albetti Granata. "Almeno i primi 12 me li leggo senza invocare santi a sproposito", penso.

Warzak ha detto...

Concordo con Massimo sul discorso dei cosplayer: senza vietare a nessuno di fare quel che desidera, mi chiedo cosa portano questi figuri al mondo del fumetto?
Credo anch'io che questi ragazzi non acquistano nessuno fumetto, e il loro apporto economico lo danno ai venditori di panini e simili.;-)

La cultura per me non dovrebbe essere mai seriosa, ma seria senza dubbio sì. Il fumetto è cultura, come il cinema e la letteratura; e credo che le fiere del fumetto debbano essere realizzate e pensate per chi è interessato al fumetto, sia per chi ama il collezionismo, sia per chi predilige l'approfondimento critico.

Giampiero B.

DevilMax ha detto...

Moreno scrive: "riguardo alle foto di Gauge, credo che il nome in sé faccia riferimento a un tipo di arma (non so bene quale)".
In inglese, il termine "gauge" significa spessore, calibro. Il calibro di un'arma da fuoco, ad esempio. Se l'attrice in questione ha scelto di chiamarsi in questo modo, è prpbabilmente perchè anche lei si occupa di "calibri". ;-)

P. Alexis ha detto...

Ii cartoni giappo piacciono anche perché sono gratis. Li guardi in TV e bon. Poi adesso ci sono anche i dvd... vabbè. I manga non li legge nessuno -checché se ne dica- D/Visual ha detto che vendono roba come 8000 copie...

Massimo ha detto...

Effettivamente (vado a memoria, eventualmente correggettemi) il cosidetto boom di Dragon Ball era rappresentato da 35.000 copie, che appunto per un manga è una cifra astronomica, mentre in Bonelli per lo stesso livello di vendite si è deciso di chiudere Mister No, e ho detto Mister No!

Michele Medda ha detto...

Sulla questione del "ribaltamento" dei fumetti giapponesi: io semplicemente mi rifiuto di leggere manga se non sono "ribaltati" (come mi rifiuto, al ristorante, di usare le bacchette al posto di coltello e forchetta).

Il motivo della "fedeltà all'originale" è una sciocchezza, dato che i dialoghi e gli effetti sonori sono tradotti. Ma devo ammettere che funziona bene come alibi per evitare il costo del "ribaltamento"...

P. Alexis ha detto...

Credo che Mister No vendesse meno... tipo 23.000 copie... Dato che aveva uno staff di tutto rispetto immagino che costasse anche parecchio...

Cesare Milella ha detto...

Bellissimo il tuo reportage su Lucca, Moreno;mi è sembrato di rivivere gli spledidi giorni passati nella cittadina toscana.
D'accordo con te anche per quanto riguarda i manga e ti assicuro che non sei l'unico al mondo a detestare la lettura al contrario dei fumetti giapponesi: anche a me ha dato sempre un notevole fastidio per quei pochissimi manga che ho letto.
E veniamo alla mitica giornata di domenica 30 ottobre 2011. Come per te e tantissimi altri anche per me è stata il clou dei cinque giorni lucchesi. A parte i tre incontri di cui eri protagonista ho partecipato anche ad uno prima su Dylan Dog con Ambrosini, Stano e Ruju e uno dopo alle 18 con i mostri sacri del fumetto mondiale come Taniguchi, David Lloyd, Jeff Smith e altri che è finito quasi alle 20 e poi di corsa a prendere il treno per tornare a Viareggio dove alloggiavo, stremato per la giornata faticosa ma soddisfatto, felice per gli intensi momenti passati.
Il clou della giornata sono stati naturalmente gli incontri su Tex, Bonelli e Zagor.
Prima alla sala proiezioni ho ascoltato con gli altri numerosi partecipanti il bel disco di Romani con le canzoni su Tex e i vari autori presenti raccontare le loro opinioni sul disco e su Tex.
Poi l'incontro più intenso e commovente:
il ricordo di quel magnifico sceneggiatore e immenso uomo che è stato Sergio Bonelli.
Ero lì in prima fila (infatti mi si vede nella foto) ad ascoltare i toccanti ricordi dei grandi del fumetto come Castelli, Ticci, Ferri e gli altri che ricordavano il grande Sergio (bellissimo il racconto di Ticci sul motoscafo con i due Bonelli).
E poi l'incontro sul mio coetaneo Zagor (sono anch'io del 1961): bello,bello,bello.
Visto che quest'anno Lucca Comics è durata cinque giorni ho fatto cose che gli anni scorsi non potevo fare per mancanza di tempo fra un incontro, una mostra o la fila allo stand Bonelli per avere un disegno firmato.
Sono andato a tua differenza nel padiglione dei Games il lunedì per evitare la folla e mi aspettavo una bolgia pazzesca e invece mi è piaciuto vedere tanti ragazzi che giocavano e si divertivano e anche la visita degli stand è stata interessante, con i vari giochi da tavolo, pupazzi, libri fantasy, oggetti più disparati,
Ho anche incredibilmente per la prima volta assistito ad un concerto di Lucca Music e mi sono sorpreso a cantare Pinocchio con Luigi Lopez ed Heidi con Elisabetta Viviani e centinaia di altre persone del pubblico.
In conclusione i giorni di Lucca Comics sono un periodo di bellezza e felicità che aspetto intensamente dopo un anno di lavoro!

Moreno Burattini ha detto...

Per Francesco: grazie per l'invito, e ovviamente sono affascinato dal mondo dei giochi da tavolo tanto quanto non lo sono da quello della playstation (almeno sulla base di quel che ho potuto vedere). Scrivimi pure in privato, chissà che non si riesca a concordare una mia visita come curioso osservatore a qualche partita pisana.