
Ma, tra le risposte giunte per mail e per telefono dopo la pubblicazione de "La fatica di scrivere" (questo il titolo del mio articolo), una ha creato una corto circuito non solo con tutta una serie di altri post, ma anche con una "posta". O meglio, con una "Postaaa!", dato che così si chiama la rubrica di corrispondenza con i lettori firmata da Sergio Bonelli su ogni albo di Zagor. Cercherò di spiegarmi meglio.

"Cari amici, si è concluso da poche settimane il Salone del Fumetto di Lucca, e come di consueto alcuni autori zagoriani si sono incontrati con i lettori presso il nostro stand, firmando dei disegni: c'erano, questa volta, Gallieno Ferri e Mauro Laurenti. Proprio quest'ultimo è stato anche protagonista di un altro avvenimento lucchese: la presentazione, nell'ambito della sezione Lucca Games, di un gioco da tavolo (per la precisione, un "gioco di piazzamento") chiamato 'Big Manitou' imperniato sulle leggende dei pellerossa e sulla mitologia del loro mondo. Laurenti, infatti, e un altro importante disegnatore della nostra Casa editrice, Corrado Mastantuono, sono stati premiati con una 'menzione speciale della Giuria' per aver realizzato i disegni delle carte da gioco e l'immagine della scatola che le contiene.

Vedete qui accanto due disegni di Mastantuono (tra cui la copertina del gioco) e più sotto due illustrazioni di Laurenti.
Che cosa c'entra tutto questo con la la Bibliotheque Humaniste di Sélestat? Ci arrivo, anche se non prima di aver sottolineato come, guarda caso, ci è capitato di tornare a parlare di Mauro Laurenti come illustratore e come titolare di una mostra, esattamente come un paio di post fa. Bene: ma chi è che, all'epoca di "Big Manitou" aveva coinvolto Mauro nell'iniziativa, commissionandogli i disegni? Uno dei curatori del gioco, il cui nome è Alessandro Lanzuisi, legato da una vecchia amicizia con il fumettista romano. Proprio lo stesso Lanzuisi, subito dopo aver letto del mio interesse per i codici medievali, mi ha contattato per farmi sapere di aver realizzato, poco tempo fa, un altro gioco da tavolo intitolato, non a caso, "De vulgari eloquentia". Cioè, come il trattato scritto (in latino) da Dante Alighieri con l'intento di giustificare e caldeggiare l'uso del volgare (cioè del proto-italiano) nelle composizioni letterarie, visto che nella sua epoca (a cavallo tra Duecento e Trecento) ormai i poeti provenzali avevano ormai dato l'esempio anche a quelli italiani nell'uso di una lingua scritta che fosse simile a quella parlata, e dunque comprensibile da tutti, mentre in precedenza si scriveva, per consuetudine e per un malinteso senso di nobiltà della cultura, soltanto in latino.
Ora, non sfuggirà ai più attenti dei miei ventitré lettori (uno in meno di quelli di cui si accontentava Guareschi, che già se ne era tolto uno dai venticinque che riteneva di avere Manzoni) il fatto che, anch'io, come Bonelli, ho di recente espresso le mie perplessità di fronte ai giochi elettronici (giustificando la mia diffidenza sulla base degli esempi visti in mano ai ragazzi di famiglia, che mi sembravano non avere niente di particolarmente interessante da farli preferire ai fumetti, che anzi, a mio avviso sono in grado di dare dei punti a qualunque pim-pum-pam da playstation).
Ma "Big Manitou" non è un gioco elettronico e, se qualcuno un giorno mi invitasse per fare una partita, accetterei di buon grado (mentre rifiuterei con un garbato "no, grazie" un invito a cimentarmi con Super Mario o Lara Croft). Sono sempre stato incuriosito, del resto, dai giochi alla "Dungeons & Dragons" e può darsi che mi appassionerei a quelli di ruolo, se mi capitasse di provare.

Torniamo ad Alessandro Lanzuisi. Il quale mi telefona e mi dice di aver collaborato a questo gioco, appunto il "De vulgari eloquentia", sull'origine della lingua italiana lavorando all'idea e allo sviluppo, insieme all'autore Mario Papini, per circa un anno. E' ambientato in Italia, nel tardo Medioevo, quando inizia a guadagnare d'importanza il Volgare, la lingua parlata dal popolo. I giocatori, mi è stato spiegato, devono fare la loro parte rappresentando una delle tante categorie sociali che ebbero un ruolo nelle varie nella nascita di questo nuovo neolatino. Per vincere bisogna però essere in grado di comprendere i codici scritti nei vari dialetti italiani, e magari riuscire a scoprire i segreti custoditi nei libri della Biblioteca Pontificia. Per farlo, qualche giocatore abbraccia la vita religiosa, scalando le gerarchie ecclesiastiche (e si può perfino essere eletti papa), altri restano mercanti e percorrono altre vie.

Risposta di Lanzuisi: "NON è un videogioco, assolutamente! E' un gioco da tavolo (tipo Monopoli, Risiko, eccetera, anche se totalmente diverso come svolgimento). Ha un tabellone che raffigura l'Italia medievale, pedine in legno, tessere in cartoncino che raffigurano i manoscritti, ducati, personaggi e altro. L'Italia è suddivisa in zone colorate che rappresentano le diverse lingue che si parlavano all'epoca. All'interno delle zone ci sono le città (Milano, Roma, Napoli, eccetera), ognuna con un valore economico e/o culturale. Ci sono poi 'disseminati' monasteri, cattedrali e abbazie (dove il giocatore può cambiare lo status del proprio personaggio, per esempio, da mercante a frate, oppure dove si ottengono alcuni benefici, come quelli degli amanuensi). Sono poi raffigurate cinque città 'francescane' (Assisi, Gubbio, Celano, eccetera): in queste, i giocatori possono ricercare 'Il Cantico delle Creature', testo che rappresenta uno dei primissimi testi in volgare di cui ci è giunta notizia. Non si utilizzano dadi, i giocatori si spostano sulla mappa usando delle 'azioni'; fra queste, c'è anche quella di potersi muovere sia via terra che via mare".


Il gioco è edito in Italia da Giochix. Si può scaricare il regolamento in italiano cliccando qui e in lingua inglese da Z-Man Games cliccando qua. Un sito italiano dove si possono leggere recensioni del gioco (e una scheda che riassume gli aspetti) è Goblins. Un possibile shop on line dove acquistare è questo.
L'accenno ai Paesi stranieri mi fa chiedere ad Alessandro qualche notizia in più sul mercato internazionale dei giochi realizzati in Italia. Risponde Lanzuisi: "Vengono tradotti anche all'estero, anzi, il mercato principale è lì. In Italia la diffusione è di qualche migliaio di copie, salvo eccezioni. All'estero si va anche per le decine di migliaia di copie e in alcuni casi anche molto di più (200-300mila copie o più)".
Chiedo se i giocatori di giochi da tavolo siano gli stessi che giocano anche ai giochi elettronici. Risposta: "No. Non sono gli stessi giocatori che giocano alla Playstation, anche se non escludo che qualcuno giochi alla Play e anche a questi giochi da tavolo. In generale, chi gioca alla Play ha un'età media inferiore rispetto a chi gioca al De Vulgari o ad altri giochi da tavola. In Italia, escludendo prodotti derivati da pubblicità televisive e di mass market, i giocatori hanno un'età media di 25-35 anni. Almeno per questa tipologia di prodotto. All'estero, specie in Germania, sono invece di larghissimo consumo. In Germania i più famosi (cosiddetti per famiglie) vendono anche milioni di copie. Non è il caso del 'De Vulgari', ahimè, che è un prodotto volutamente un po' più di nicchia".


Riguardo a 'Siena', vedete poco sopra la bella copertina del gioco, che ha vinto il Best of Show a Lucca Games, il cui tabellone raffigura l'affresco del Buon Governo del Lorenzetti. In pratica, si gioca sul quadro. Che dire di più? Lara Croft, scusami, ma preferisco Dante e San Francesco.