So già che mi pentirò di aver scritto quello che leggerete più sotto, e per questo metto le mani avanti: sicuramente, come già mi è successo altre volte nella vita, su questa questione dovrò ricredermi. Muterò parere e mi convincerò della bontà di ciò di cui prima diffidavo. Però (che ci devo fare?), in questo momento la penso così e non posso fare a meno di dirlo. Nel caso di un ripensamento, resterà come testimonianza di come i tempi cambiano e noi con essi (tanto per citare Fouché).
Di che cosa sto parlando? E' presto detto. Vedete la commovente foto qui sopra? Rappresenta i libri che ho ricevuto per regalo a Natale da parte di amici e parenti. Sono proprio, fisicamente, quelli che ho ancora qui davanti mentre scrivo. Li ho fotografati io dopo averli messi in posa. Li guardo, li tocco, li sfoglio, sospiro di felicità e sono lieto di possederli.

Per chi non osa farlo, riepilogo molto in breve. Un certo Marco Ferrario, rappresentante o titolare di qualcosa che si chiama Book Republic Store, che mi pare di aver capito sia una libreria on line, spiega come la moda per il Natale 2010 sia stata (o avrebbe dovuto essere) quella di regalare degli e-book. Fin qui, uno come me potrebbe restare un po' perplesso, ma insomma, ognuno è libero di regalare ciò che vuole, e-book compresi (ho sentito alla radio di gente che ha ricevuto una gondola con le lucette da mettere sopra il televisore). La parte terrorizzante è quando il signor Ferrario dice che il destinatario del regalo riceve un messaggio di posta elettronica in cui si spiega come fare per scaricare l'e-book regalato. Cioè, se qualcuno avesse regalato a me un e-book, io invece di ricevere le meravigliose millequattrocento pagine di "Limit" di Frank Schätzing avrei ricevuto una e-mail.

Ora, solo al pensiero di dover fare un download mi sento male. L'anno scorso a Natale mi hanno regalato un navigatore satellitare. Siccome mi sono accorto che non era registrata sulla mappa la nuova rotonda vicino a casa, ho pensato di aggiornare le cartine stradali scaricandole dall'apposito sito. Non l'avessi mai fatto. Si è piantato tutto in modo irreversibile. Ho avuto un serrato scambio di email, durato alcuni mesi, con l'assistenza dell'aggeggio: alla fine, ho appurato che l'unico modo per ripristinare il funzionamento del manufatto era spedirlo per posta a non so quale centro di riparazione e poi riaverlo indietro, per una spesa di duecento euro. All'incirca il valore dell'oggetto stesso. Al che ho gettato il tutto nella spazzatura e guido con le mappe stradali di carta.
Altre volte, facendo i download ho ottenuto: a) blocchi totali del funzionamento del computer; b) ore e ore di collegamento senza risultato alcuno se non quello dell'ingolfamento della ram; c) scaricamento di programmi diversi da quelli desiderati; d) scaricamento di programmi scritti in lingue straniere incomprensibili; e) scaricamento di programmi non funzionanti o senza effetto alcuno nonostante i cliccaggi; f) scaricamento di programmi finiti non so dove nel mio computer e mai più recuperati; g) scaricamento di virus. Quando poi il programma era giusto e funzionante, cadeva sistematicamente la connessione nel mezzo del trasferimento dati. Ordunque, io dovrei essere lieto di ricevere in regalo una e-mail in cui mi si danno istruzioni per scaricare qualcosa?

Mi sono recato in una grande libreria del centro e ho notato dei vistosi cartelli che magnificavano i pregi di un coso chiamato Biblet. Ho cercato di afferrare al volo uno degli addetti della libreria (quei signori vestiti di rosso la cui principale abilità consiste nello schivare il placcaggio da parte dei clienti) e dopo ripetuti tentativi infruttuosi sono riuscito a intercettarne un esemplare. Il quale, dopo aver sentito che cosa stavo cercando, appunto il Biblet, mi ha chiesto: "Quello della Tim?". Panico nei miei occhi. Attimo di silenzio. Tim? "No", ho risposto io, dato che non cercavo un telefonino. "Allora non ce l'abbiamo". E ha fatto una finta dribblandomi di lato e scomparendo fra gli scaffali in una scia rossa.

Sì, perché poi sono riuscito a impedire la fuga di un altro uomo in rosso e ho potuto anche ammirare il Biblet in tutta la sua bellezza, ben intendendoci sul fatto che non è bello ciò che è bello ma ciò che piace. Ammirare, beninteso, da spento e da sotto un vetro. Già, perché mi è stato impedito di prendere in mano l'oggetto e vederlo acceso. Motivo ufficiale: altri prima di me l'avevano provato e l'aggeggio si era scaricato. Ora, al di là del fatto che non si può comprare un coso per leggere i libri senza prima vederlo in funzione e rendersi conto se si leggono bene oppure no, la vera notizia è che il Biblet si scarica. Ergo, tu puoi essere sul punto più bello di un romanzo di Agatha Christie, stai per scoprire chi è l'assassino e l'aggeggio improvvisamente si spegne. Ammetterete che la prospettiva è terrificante. Considerando come si scaricano sempre più in fretta dopo l'acquisto le batterie di portatili e Ipod, non è una cosa molto incoraggiante.


Mi mostrano, nello schermo, una specie di scaffale dove, battendo con il dito sul vetro, si aprono dei libri. Ora, una delle mie esperienze tecnologiche più recenti è stato il passaggio, avvenuto in occasione del mio compleanno, a un telefonino con il touch-screen. E' stato un incubo che mi ha tolto il sonno per settimane (adesso non è che l'ho risolto, semplicemente mi sono rassegnato). Batto con il dito sul vetro e il telefonino tutto fa tranne quello che gli chiedo di fare (peraltro, sempre con la videata orizzontale se tengo l'apparecchio verticale, o viceversa). Per cui, so con certezza che se c'è da battere il dito su uno schermo, quello non mi obbedirà. Infatti, provano i ragazzi e le pagine dell'Ipad girano; provo io, e non girano. Do dei gran colpi cercando di richiamare l'attenzione dell'oggetto, che non mi degna di considerazione, e ottengo solo di richiamare l'attenzione di un omino rosso che accorre ad allontanarmi prima che faccia dei danni (in questo caso, l'omino in questione mi ha placcato anziché schivarmi). Sinceramente, i libri di carta non hanno nessuno di questi problemi. Le pagine si sfogliano solleticando i polpastrelli, e profumano.

PS: tutto ciò non contraddice quanto sono andato sostenendo sulla necessità di digitalizzare al più presto i fumetti per proporli ai chattatori di Facebook. Io continuerò a leggerli su carta, ma giustamente il signor Ferrario potrebbe vendere al resto del mondo quelli elettronici.