giovedì 14 ottobre 2010

DIGITALE PURPUREA

Che fra me e la tecnologia ci sia tutta una serie di incomprensioni mai sanate che macerano da anni, è cosa arcinota. L'argomento è stato persino uno dei primi che ho affrontato aprendo il blog.
Le incomprensioni non riguardano soltanto il computer ma tutto ciò che abbia un meccanismo abbastanza complesso. Per esempio non sono mai riuscito a caricare la penna stilografica che mi hanno regalato per la laurea. Ho difficoltà addirittura a far funzionare il rubinetto dell'acqua: in redazione c'è un lavandino che quando lo apro io provoca un getto così potente da scatenare un effetto Vajont, rimbalzando sul lavabo e colpendomi con micidiale precisione all'altezza della zip dei pantaloni, così che quando esco dal bagno sembra sempre che mi sia fatto la pipì addosso. Sono anni che provo a girare piano la manopola in modo da governare il flusso, ma lo schizzo passa dal gran secco allo tsunami nell'arco di una frazione di grado. Agli altri colleghi, pare che non succeda. Guardo il pacco a tutti quando escono, ma sono asciutti (e chissà che pensano dei miei sguardi).
Di recente, per il mio compleanno, in famiglia mi hanno fatto dono di un cellulare, di quelli senza tasti, che funzionano (o dovrebbero funzionare) toccando lo schermo. Una tragedia. Ho smesso di mandare SMS perché non riesco più a rispondere: batto gran colpi sul vetro senza che l'aggeggio mi degni della minima considerazione, e c'è una specie di punteruolo che gli altri riescono a estrarre dal corpo macchina e che io non trovo mai, mimetizzato com'è non so dove. Per di più, se tengo il telefono in verticale le scritte mi si mettono in orizzontale e viceversa. Il problema non è soltanto questo (e mi avvicino così al tema di questo post), ma è soprattutto nell'umiliazione che provo nel vedere che il resto del mondo non ha problemi. L'altra sera, dopo aver inutilmente cercato di convincere per dieci minuti buoni il mio telefonino a comporre il numero di un certo Francesco dando colpi d'unghia, di polpastrello, di nocche, ho passato l'apparecchio a mio figlio che mi guardava con aria compassionevole. Lui si è rivolto all'apprecchio, gli ha detto "Francesco" a voce alta, con tono deciso, e il telefonino ha immediatamente fatto il numero. Gli ha obbedito! E' bastato dirglielo, comando vocale. Inutile dire che se gli parlo io, il telefonino non dà segni di vita. Ho capito che non si tratta soltanto di incomprensioni. A me, la tecnologia mi odia. Sono vittima di mobbing da parte del mio cellulare.

Così, sono mortalmente invidioso quando vado sul blog di Roberto Recchioni e leggo frasi come questa: "Non c'è una App per comprare i libri attraverso l'iPad. Cosa normale una volta che si scopre che l'iPad non può leggere i libri presenti su Biblet a causa del DRM che li protegge. Ovviamente, lo stesso discorso vale per Kindle.
In sostanza, per il momento i due maggiori reader al mondo sono esclusi e l'unico device su cui potete leggere i vostri libri comprati dallo store della Mondadori è il computer".
Eh? Che è l'App? Che è Biblet? E il DMR? E Kindle? E che sono i reader e i device? Per fortuna immagino (ma non ne sono del tutto sicuro) che "lo store della Mondadori" sia una libreria, e mi auguro che dovendo cercarla i passanti a cui chiedessi informazioni sappiano indicarmela anche se la chiamo libreria e non store. O è una libreria telematica? Mah.

Sul blog di Diego Cajelli non va meglio.
Leggo che, avendo dei problemi con un suo fantascientifico telefonino (per fortuna, anche lui) se ne lamenta e scrive: "posso fare il downgrade del firmware, ho capito come farlo ed è alla mia portata perché non sono un celenterato". Al che mi rendo conto che sono un celenterato io, dato che è la prima volta nella mia vita che leggo parole come "downgrade" e "firmware". Al post c'erano due chilometri di commenti di gente che gli dà consigli. Anch'io ho aggiunto il mio, al che la discussione si è interrotta, nessuno ha più osato replicare: "Ho letto quello che avete scritto e non ci ho capito una beata mazza. Non ho idea di che siano HTC wildfire, Android, ios, downgrade e ovviamente non ho afferrato quali siano i problemi del non-so-cosa di Diego. Mamma mia".

Perché vi dico tutto questo? Perché sappiate che se quello che sto per dire lo dico proprio io, che sono (lo abbiamo capito) un celenterato tecnologico, significa che non ci sono dubbi: è drammaticamente vero. Stiamo perdendo il treno, bisogna correre per saltarci sopra al volo, prima che sia troppo tardi. Ecco perché. Si è svolta da poco la Buchmesse, la Fiera del Libro di Francoforte. Nell'occasione, l'Associazione Italiana Editori ha pubblicato il su tradizionale "Rapporto sullo stato dell'editoria in Italia". I dati dicono che il fatturato è calato del 4,3 per cento, la produzione dei titoli dello 0,5 ma la lettura dei libri è aumentata dell'1,1 per cento. Il 45 per cento della popolazione legge meno di tre libri all'anno (in compenso legge chilometri di inutili chat) e il 15 per cento ne legge uno al mese. Leggono più le donne che gli uomini (gli uomini preferiscono evidentemente guardare le donne che leggono) ma, cosa incredibile, nella sola Lombardia si comprano il trenta per cento dei libri venduti in tutta Italia. Fin qui, sono le normali statistiche. Ed ecco invece il dato che mi ha fatto pensare. L'ottanta per cento dei lettori italiani dichiara di non essere disponibile a leggere romanzi sottoforma di e-book e il sessanta per cento dei "forti lettori", quelli che fanno davvero io mercato, risponde di non avere nessuna intenzione di acquistare e-book nei prossimi mesi. E' ovvio che io avrei risposto lo stesso, visto che non riuscirei neppure a far scorrere la prima pagina dopo il frontespizio (ammesso che i misteriosi e-book abbiano un frontespizio), tuttavia in Italia si prevede che i libri digitali tocchino quota 0,1% del mercato in breve tempo. Ma nel resto del mondo le cose stanno molto diversamente. Se ne è parlato a lungo a Francoforte. E anche da noi, la situazione cambierà. Basta vedere la gente che legge l'iPad in metropolitana. Basta considerare che ormai anche i quotidiani e le riviste si possono scaricare per leggersi sullo schermo. I ragazzi non passano più dall'edicola, passano dall'Ovi o dall'iTune Store.

Uno molto informato, Matteo Stefanelli (che ho la fortuna di conoscere personalmente) scrive nel suo blog che "entro fine anno il 10% delle vendite di libri in USA saranno ebook" e che "da qui al 2012 dovremo aspettarci una crescita annuale di questo segmento intorno al 42%". Il Paese dove si vendono più e-book in assoluto, sempre secondo Stefanelli, è il Giappone: nel 2009 ben 6 dei primi 10 bestseller venivano da 'edizioni' per cellulare: "ma le radici del locale mercato dell'e-book affondano su un contenuto piuttosto ignoto agli editori nostrani: il fumetto".

Eccoci al punto. Ragazzi, non so come dirlo, e mi piange il cuore a dirlo, perché io continuerò a leggere robe di carta e quando morirò vorrò essere cremato sulla pira di tutti i miei libri e i miei fumetti (di cui ai miei figli non importerà nulla avendo tutto quello che vogliono leggere nella libreria del loro iPad), però se non cominciamo a mettere i fumetti in formato digitale come e-comics e non li facciamo scaricare ai ragazzi dalla rete, non andremo molto lontano. Dovremmo cominciare almeno a far girare dei trailer, delle anteprime, che so, "Il Giornale di Sergio Bonelli" scaricabile per iPhone e iPad, ma qualcosa del genere bisogna pur pensarla. Dovremmo fare dei siti con delle animazioni, degli effetti speciali, delle applicazioni con funzione download. Dovremmo fare in modo che se i miei figli che si fanno obbedire con i comandi vocali dai telefonini vanno su un sito di fumetti possano pensare "che figata". Poi, facciamo pure i nostri albi di carta, ma se vogliamo avere un futuro presso le nuove generazioni dobbiamo pensare in modo digitale. E detto da me, è davvero clamoroso.

E' come se Maria Pascoli avesse annusato anche lei il profumo del fiore proibito, come l'amica Rachele. Che sto dicendo? Beh, fra i libri su cui sarò cremato ci saranno anche tutti quelli di poesia che riempiono un intero Billy, e fra questi molti saranno del mio amato Giovanni Pascoli, poeta su cui ho anche scritto qualche cosuccia (è il signore con la pipa qua accanto). Nei suoi Poemetti compare una poesia intitolata "Digitale Purpurea".
Nonostante il titolo, non parla di e-books ma di un fiore, quello che vedete in alto, in apertura. Il poeta racconta di sua sorella Maria che, un giorno, ritrova una sua vecchia compagna di scuola, Rachele, con cui insieme avevano frequentato un collegio di suore. Una di queste, aveva messo in guardia le educande dal profumo della "digitale purpurea" che cresceva in un angolo del guardino, dicendo che l'odore emanato era inebriante, ma mortale. La cosa ha un vago fondo di verità, dato che effettivamente dalla pianta si estrae una sostanza curativa che può essere letale se presa in una dose appena superiore. Maria, spaventata, non osò mai più avvicinarsi ai fiori purpurei. Rachele, invece, a distanza di anni, confessa di esserne stata attratta proprio perché erano proibiti, e di averne respirato il profumo a pieni polmoni. L'allusione erotica è chiarissima: l'attrazione, il desiderio, l'ebbrezza, ma anche il timore in chi teme la forza delle pulsioni sessuali. Esattamente come nel "Gelsomino notturno": "dai calici aperti s'esala / l'odore di fragole rosse". Tutti sappiamo che odore è e che cosa sono quei calici aperti. Maria rimase sempre vergine, Rachele, evidentemente, no.

Anche per me, in altro contesto, non la Digitale ma il digitale mi spaventa come se fosse velenoso:
"Ché si diceva: il fiore ha come un miele

che inebria l'aria; un suo vapor che bagna
l'anima d'un oblìo dolce e crudele".
Morirò vergine e zitello senza mai aver letto un e-book (come non ho mai visto un film in 3D), ma so che tutti gli altri si avvicinano senza paura e si inebriano.

16 commenti:

Moreno Burattini ha detto...

Mi scrive una mail Marco Verni. Dice: "se può consolarti, anche a me nel lavandino del bagno a fianco alla redazione capita di infradiciarmi i pantaloni all'altezza della lampo (poi mi copro col maglione!!) e non parliamo poi di tecnologia...sarà mica colpa del segno zodiacale?!?".

Rainulfo ha detto...

Il lavandino del bagno!
E' stata la mia prima, tremenda, esperienza come autore Bonelli!
Moreno mi aveva telefonato per avvertirmi che il mio primo soggetto "era passato" ed invitandomi a presentarmi in redazione per parlarne. Arrivai all'ora stabilita, lui era al telefono, così ne approfittai per andare in bagno e... rientrai in ufficio zuppo all'inguine come un pupo senza pannolino! Come si suol dire: "cominciamo bene!" :)

Daniele Mocci ha detto...

La cosa più spaventosa non è che libri e fumetti finiranno sempre più sugli iPad.

La cosa più spaventosa è che la maggior parte della gente, dopo averli acquistati in formato digitale (o magari scaricati gratis e/o copiati male*), non li leggerà comunque!

Ma vuoi mettere?

E' più figo avere un libro elettronico (o un'intera biblioteca digitale) nel proprio iPad, oppure leggere?

Gli italioti, poi, sono sempre i più fighi di tutti.
Infatti sono quelli che leggono di meno!

____________
* per "copiati male" intendo anche semplicemente quei file che sono, sarebbero e saranno di sicuro nominati in questo modo: "Il nome della rosa" - Luigi Piandello... "Il dio del fiume" - Stephen King... ecc...

E non è affatto un'esagerazione, dato che qualcuno tempo fa mi ha passato degli mp3, tra i quali c'erano delle vere e proprie perle rarissime del rock e del pop, tipo la straordinaria "Hotel California" dei Supertramp, la meravigliosa "Stairway to heaven" dei Pink Floyd e altre simili bestemmie!!!

Che tristezza!

comativa ha detto...

concordo su molto

Roberto ha detto...

Ciao Moreno, tra le tue disavventure tecnologiche dovresti inserire anche i messaggi privati sul forum che mysteriosamente scompaiono all’invio… :-D ;)

Il dato della Lombardia sui libri venduti non mi sorprende, le “librerie-supermercato” di cui abbonda Milano sono sempre piene…
Anche a me non piace l’idea di ebook, e la mia esperienza in tal senso è davvero modesta, avendo finora letto “in formato elettronico” (non su ipad ma più banalmente su pc :-|) solo il divertente “Le etichette delle camicie” di Sclavi. Beh, gli occhi mi stavano uscendo dalle orbite!
:-/

Concordo però con te sull’esigenza di attirare nuovi, potenziali lettori di fumetti attraverso il digitale ed internet… Al sito Bonelli sono molto affezionato, però dopo anni avrebbe a mio avviso bisogno di una svecchiata. J

A proposito una domanda, anche se non c’entra nulla con il tuo discorso :-D, ma non si è mai pensato di recuperare e catalogare sul sito tutta la produzione passata della Sergio Bonelli Editore?
So che costerebbe tempo e denaro, ma non credo che il fine unico del sito sia vendere gli arretrati.
Ed è un peccato che vada persa memoria di un tale patrimonio fumettistico… :(

Ciao,
Roberto

Rose ha detto...

O Moreno, mi inchino davanti a uno dei pochi che ammette di non amare il mondo tecnologico-informatico.
La giusta via secondo me, è servirci di questo senza diventarne dipendenti: potremmo evitare mal di schiena, agguerciamenti precoci, ansie da prestazione, moltiplicazione esponenziale del parco amici e ricordarci di respirare qualche buon metro cubo di aria pascolando tra il verde esterno di tanto in tanto.

VittorioS ha detto...

personalmente detesto leggere sullo schermo, mi stanca gli occhi, peggio ancora troverei improponibile leggere un fumetto sullo schermo.
Non credo che prenderò mai un e-book!
Ma non si può mai dire.
Uso il computer da sempre ma con pigrizia. Se prima mi attirava l'idea di interagire interamente con il software adesso mi basta che faccia quello per cui è stato progettato. (altrimenti lo cestino tanto ormai uso solo freeware)
L'unica cosa sulla quale mi tengo aggiornato sono i videogiochi!
Invece con il telefonino ho un rapporto pessimo, in quanto lo detesto incondizionatamente.
Ma detesto il telefono in generale in quanto non mi permette di vedere l'interlocutore.

Come esmpio della mia pigrizia ho scoperto solo adesso, leggendo il messaggio precedente, che si può mettere il nome nell'intestazione e non comparire come anonimo. :)))

P. Alexis ha detto...

Verni ha un'email? Lo facevo piu' integralista! ;)

Anonimo ha detto...

Beh, che dire... non sapevo che Pascoli fumasse la pipa... chissà che fine ha fatto, con tutto quel fumo passivo, il fanciullino!
Marco Frosali

Anonimo ha detto...

Ciao Moreno, la tua onniscienza è nota, ma mi mancava la tua passione per Pascoli.
Ora, siccome l'ho sempre amato molto anche io (pensa che ho coinvolto mia mamma al punto che ora lei frequenta un circolo pascoliano che si ritrova periodicamente nella abitazione massese del poeta... ah, io sono Massimo di Massa... hai capito, no?), mi chiedevo: cosa ci hai scritto sopra? E' disponibile?
Oh, praticamente te e Pascoli siete tra i miei autori preferiti... e quindi per me sarebbe un must un qualcosa su uno di questi due autori scritto dall'altro!!!

Massimo (di Massa, come dicevo)

Moreno Burattini ha detto...

Per Massimo: un circolo pascoliano a Massa? Perbacco! Se mi scrivi per darmi una dritta magari una volta vengo anch'io. Quanto ai miei scritti, forse ricorderai il professor Martelli con cui mi sono laureato, di cui ho parlato nel post "Lei chi?", mostrandone anche la foto. Orbene, era anche lui un pascoliano di ferro, essendo studioso di metrica italiana (e si sa quale perizia metrica contraddistinguesse il Pascoli). Con lui ho fatto un seminario pre-laurea che si è concluso con una mia mini-tesi su "La cavalla storna" (ogni studente aveva una poesia a scelta tratta o dai Canti di Castelvecchio o da Myricae). Dopodiché mi è capitato di temere qualche conferenza e/o conversazione estiva nel mio paese natale, commentando anche poeti locali di ispirazione pascoliana, con appunti che ho tutti disponibili. Ho anche organizzato letture pascoliane con attori che leggevano come si deve le liriche del Pascoli. Non so se tutto questo interessa chi segue il blog, ma potrei cominciare a parlare di qualche poesia, per esempio "Il gelsomino notturno", ma anche altre. Fatemi sapere :-)

Anonimo ha detto...

Sì, del prof. Martelli ricordo... la gag della tua tesi è fantastica, me la sono vista disegnata da Ferri con Cico nel mezzo... l'avresti potuta riciclare! E tra l'altro dimostra una volta di più quanto il fumetto sia potentemente "cultura popolare", forse la più trasversale delle varie categorie culturali.
Ma a parte ciò, io voto ovviamente entusiasta alla tua proposta di un post pascoliano, o magari una mini-sezione. Oh, parli pure della Sindone e dei cerchi del grano... che c'entrano con i fumetti, no? Eppure ce li leggiamo eccome, questi post.
Quindi vai col gelsomino & C., poesia da me molto amata per una mia personale interpretazione emotiva, lontana da quella ufficiale e "sessuale", di cui probabilmente ci parlerai.
Sul circolo non so di preciso, poi ora vivendo a Milano sono un po' fuori dalle cose massesi, mi informo dalla mia mamma.
Ovviamente saprai che Pascoli ha insegnato e vissuto a Massa, città con cui ha subito trovato una sintonia interiore profonda, e dal quale ha ricevuto molte carezze in versi.
Sua è quella che io considero la miglior definizione della mia terra, e cioè:
"Ero in un paese quale io non so se nessun altro meglio compendi il bel paese: così tra monte e mare, tra i faggi e gli aranci: nella piccola Massa dipinta".
Perché è una zona che davvero racchiude in pochi chilometri ambienti e vegetazione che normalmente si trovano in spazi molto più distanti, in questo senso è una specie di sintesi dell'Italia tutta.
Cito specularmente Ubaldo Bellugi (e poi la pianto):
"In questa tera benedetta in doe
la primavera a i ven come a ca' sua
come un orto fatato t'aritroe
castagni, ulivi, aranci e l'ua".
Per la traduzione, si può chiedere. ;-)
Ciao

Moreno Burattini ha detto...

Fino a tradurre Ubaldo Bellugi ci arrivo :-)
Circa il resto, condivido tutto e sarei curioso di sapere la confutazione della valenza erotica del "Gelsomino nottirno".
Poesia fantastica, ma interessante anche per la struttura metrica a distici dagli accenti diversi. Il Pascoli aveva questo di incredibile: faceva pensare di scrivere cose semplici e invece dentro ci infilava di tutto.

Massimo ha detto...

No, non è una confutazione, né mi permetterei. Dico solo come l'ho percepita io quando la lessi da ragazzo, senza conoscere la genesi per gli amici nubendi, e quindi relativa interpretazione sessuale dell'urna molle e segreta.
Niente, è che io ho sempre amato stare sveglio la notte, perché come ebbe a dire Graziano Origa, "di notte i pensieri pesano il doppio", e anche le sensazioni. E' uno dei motivi per cui amo Pascoli, visto che la calma notturna si sposa splendidamente con le atmosfere della sua poetica (un'altra delle mie stra-preferite è "Mai più").
Nel Gelsomino credo che la sinestesia pascoliana arrivi al top, e non solo per lo scolastico ODORE delle fragole ROSSE, ma perché a me nel silenzio della notte, con la sensibilità solleticata e ampliata da queste letture, pareva davvero di sentir perfino crescere i fili d'erba.
E alla fine, spesso arrivavo sveglio a mattina a veder sorgere il sole, che come sai da Massa nasce dalle montagne. Ecco, era in quel momento che "sentivo" profondamente l'ultima quartina (che poi mi capitava di riproporre con qualche fanciulla per farle sciogliere... eheheh...), perché i monti mi apparivano come una specie di urna, dai quali ora sorgeva questa bruma luminosa che era stata covata là dentro tutta la notte. E improvvisamente avvertivo questa "non so che felicità nuova" che invadeva tutto il mio essere... E' qualcosa che non mi spiego bene, ma l'alba mi trasmette sempre un senso di felicità euforica, e pensavo che la stessa cosa succedesse a Pascoli, e stesse parlando di questo.
Poi vabbè, ho avuto modo di leggere la vera storia, ma dato che sono convinto che ogni opera d'arte diventa di proprietà di chi la "sente", anche se fosse in un modo che non era nelle intenzioni dell'autore, continuo a darle questa lettura personale che mi "trasmette" di più.

Sui distici, spesso li ho trovati tra le argomentazioni degli attacchi più qualunquistici al Pascoli, perché diventano struttura a filastrocca, quindi "facile", secondo i detrattori.
Accuse ridicole, perché come dici te lui era solo apparentemente semplice, ma spiegami meglio questa cosa degli accenti, per darmi nuovi armi di difesa!
Anche perché, concorderai, per distici si sono sviluppate alcune opere collocabili tra i vertici della poetica mondiale come "Il lamento del serpente", "...ho condito col tabacco le mie ultime frittelle" e quella del tipo che si domandò se non era meglio andare a pesca! ;-)

Sulla cosa della mia mamma invece ho fatto un po' di confusione, perché lei e altri sono andati sì a recitare le poesie nella casa di Pascoli, ma era un evento singolo organizzato dall'assesorato alla cultura di Massa, e quindi niente circolo pascoliano massese, mi dispiace.

Moreno Burattini ha detto...

A questo punto si impone un post sul Gelsomino Notturno, diciamo verso metà novembre.
La faccenda della metrica a livello ritmico è affascinante, e la approfondiremo. Per ora basterà dire che le quartine a rime alterne (ABAB) sono divise al loro interne in coppie (appunto, i distici) che hanno un andamento dattilico nei primi due e trocaico nei secondi due.
I primi due novenari sono dattilici con accenti sulla II, V e VIII sillaba (- /+ - - /+ - - /+ -) , dunque hanno un ritmo ascendente, contrapposto a quello discendente della seconda coppia di novenari trocaici, con accenti sulla I, III, V e VIII sillaba (+ -/+ -/+ -/ - /+ -).

Massimo ha detto...

Sìììììì, bravo!!! Si impone decisamente, eh!
Sui novenari dittilici invece mi hai fatto venire il mal di testa... in realtà non sono così tecnico da capirti al volo, ma mi riprometto di approfondire.
A metà novembre, allora!