martedì 5 ottobre 2010

COINCIDENZE SIGNIFICATIVE

Persino Sting, nel 1983, ha scritto una canzone dei Police intitolata Synchronicity, riferendosi evidentemente alle coincidenze significative studiate da Carl Gustav Jung. Fu proprio lo psicologo svizzero che, nel 1950, coniò il termine “sincronicità” per indicare la connessione fra eventi che avvengono nello stesso momento e pur non avendo una collegamento causale fra loro ne hanno uno a livello di significato. Perciò, non mi dilungherò sull’argomento, per quanto affascinante.

La coincidenza significativa di cui vorrei parlare è quella che ha riguardato le serie di Zagor e di Dampyr in questi ultimi mesi, e dunque il sottoscritto e Mauro Boselli. Per quanto io e Mauro lavoriamo nella stessa stanza ed egli sia il mio dirimpettaio di scrivania, lui non conosce sempre tutti i particolari delle storie di Zagor che scrivo io, che legge soltanto quando insieme facciamo l’ultima correzione di bozze, né io sono costantemente aggiornato sui contenuti delle storie di Dampyr che scrive lui, che a mia volta leggo in anteprima nella revisione delle cianografiche, con cui contraccambio il favore al collega.

Dunque, posso giurare (e lui potrebbe fare lo stesso) che nessuno di noi sapeva che stavamo scrivendo delle storie in cui degli “specchi neri” hanno un ruolo fondamentale e rompono le barriere delle spazio e del tempo, permettendo di viaggiare fra le epoche storiche. E meno che mai avevamo calcolato che i nostri rispettivi specchi neri sarebbero stati al centro di albi destinati a uscire in edicola contemporaneamente (in modo sincrono, avrebbe detto Jung). Eppure, è esattamente quello che è capitato. Su Zagor è cominciata a luglio una avventura in tre albi conclusasi con il numero di settembre, intitolato appunto “Lo specchio nero” (Zenith n° 593), di cui vi ho già parlato; e proprio in settembre, sul Dampyr n° 126, intitolata “La stanza perduta”, è iniziata una storia in due albi in cui Harlan Draka si trova a vivere a New York, nel passato, a poca distanza dalla regione di Darkwood e in anni molto vicini a quelli dello Spirito con la Scure (con il quale avrebbe pure potuto incontrarsi). La seconda parte dell’avventura, “American Museum”, è un edicola da oggi. Basta leggerla per rendersi conto di come proprio uno specchio dalla superficie oscura, attraverso la Dimensione Nera, trasporta Dampyr in viaggio tra i secoli e tra le città. Sembra proprio uno degli specchi neri trovati dal professor Elkan nella mia storia di Zagor.

Certo, io non ho fatto riferimento a un demone di nome Varkendal, collezionista di anime, ma a un potente stregone egiziano che potrebbe essere stato benissimo in contatto con una creatura della Dimensione Nera, al momento di forgiare i suoi specchi. Mi pare evidente, dunque, che o uno degli stessi specchi di Elkan (che sono due) o un altro della stessa origine, siano al centro delle due storie. Dunque, senza averlo fatto apposta, ecco un esempio di perfetta interconnessione fra collane, un cross-over, come direbbero gli americani. Per realizzarne uno simile, Castelli dovette impazzire un bel po’, all’epoca del viaggio di Mister No in Africa, quando fece combaciare nello stesso mese in edicola l’avventura di Jerry Drake all’interno di una tempio egiziano (avvenuta negli anni Cinquanta) con una simile esplorazione di Martin Mystère ai giorni nostri. Io e Boselli, senza faticare neppure un po’, siamo riusciti per puro caso a creare un collegamento del genere.

Ma non è l’unica coincidenza significativa. Ricorderete come, qualche settimana fa, abbia parlato di Barnum, l’inventore del circo moderno, in un post dedicato all’astrologia e intitolato appunto “Effetto Barnum”. Esattamente il giorno dopo, eccomi a leggere le bozze di “American Circus” e scoprire che Dampyr, in viaggio nel tempo, incontra proprio Barnum che, fra le altre cose, dice la stessa frase che io avevo citato: ogni minuto nasce un gonzo. Di Barnum, peraltro, avevo letto molto documentandomi sui freak per la storia di Zagor “Ombre nella foresta” (Zagor 533, dicembre 2009), in cui compaiono gli stessi pinheads, e altre creature deformi, che si vedono in “American Circus”. Ma non finisce qui.

Il giorno in cui vi ha parlato della Zagor TV, in un post dedicato all’argomento, mi sono trovato a tavola con una decina di amici, fra autori e appassionati zagoriani, e parlando con Marco “Baltorr” Corbetta del luogo ideale dove alloggiare in occasione della mostra di Lucca, evitando il caos dell’interno delle mura, ho indicato Viareggio, la città dove vivo. Gli ho anche raccontato che proprio sulla spiaggia di Viareggio, nel 1822, fu trasportato dalle onde il cadavere del poeta Percy Shelley, marito della Mary di “Frankenstein”, morto in un naufragio. A Viareggio accorse dunque Lord Byron, amico fraterno di Shelley, che ne bruciò il corpo sull’arenile. In ricordo dell’accaduto, fu eretta una cappella anglicana, con testimonianze e dipinti sui due poeti.

La cappella, che vedete in questa foto, fu a lungo centro di ritrovo di una comunità di inglesi che villeggiavano in Versilia e oggi è stata trasformata in un ristorante, che si chiama appunto “La chiesina”, dove è stata mantenuta gran parte dell’architettura originaria. Suggerivo a Baltorr l’eventualità che un raduno di fans fatto proprio in quel locale. Ebbene, qualche giorno fa correggo le bozze di stampa del prossimo speciale Dampyr, in uscita il 20 ottobre, “Il segreto di Lady Lamb”, e che cosa scopro? Che nella storia, Boselli descrive appunto la morte di Shelley e la pira con cui Lord Byron ne bruciò il corpo, sulla spiaggia della mia città, utilizzando la stesso famoso dipinto che è visibile nella “Chiesina” (quello poco sopra). Insomma, una coincidenza significativa dopo l’altra. Colto da un raptus, ieri ho scritto un soggetto per Dampyr e stamattina l’ho fatto leggere a Boselli.

E’ di ambientazione fiorentina. Mauro l’ha approvato con un certo entusiasmo, suggerendomi subito un paio di aggiustamenti, e già cominciando a ipotizzare chi potrebbe essere il disegnatore. Si tratta, in realtà del secondo soggetto per Dampyr che ho ideato: anche il primo è stato approvato ed è da tempo sulla mia scrivani in attesa che trovi il tempo per iniziare a sceneggiarlo. Questo nuovo, però, mi pare così coinvolgente che forse potrei davvero cimentarmi nell’impresa. Le coincidenze significative, forse, significano davvero qualcosa.

5 commenti:

Lukas Luke ha detto...

Moreno,sarei proprio curioso di leggere una storia di Dampyr sceneggiata da tè.
Toglimi una curiosità: che difficoltà incontra uno sceneggiatore che, come tè, è abiutuato a scrivere soggetti e sceneggiature per un unico personaggio per anni, quando passa a scrivere occasionalmente per un altro personaggio?

Patrizia Mandanici ha detto...

Molto interessante! Sono curiosa di leggere un tuo Dampyr, e dato che il soggetto ti "prende" allora forza, al lavoro:)

Warzak ha detto...

Il fatto mi aveva colpito in positivo; tra l'altro, nell'albo di Dampyr di settembre, Boselli fa menzione del numero di Fumo di China con un dossier sul decennale del personaggio citando anche il mio articolo pubblicato all'interno. Tornando agli specchi neri: non vedo l'ora di leggere l'albo di ottobre di Dampyr e questo aspetto mi permette di dire come gli Specchi Neri in Zagor siano un valore aggiunto dell'avventura.

Mi auguro inoltre, caro Moreno, che tu riesca a trovare il tempo per sceneggiare almeno il secondo soggetto dampyriano: sarebbe l'occasione per tentare qualche affondo "visionario" che in Zagor magari non potresti realizzare.

Giampiero Belardinelli

CREPASCOLO ha detto...

Non è noto, ma Sting era nel Chiantishire mentre lavorava al quinto lp dei Police. Non aveva ancora deciso di vivere da quelle parti, ma i posti gli piacevano.
Qualche tempo prima ero stato incriminato per aver falsificato alcune tavole di Gene The Dean Colan -un equivoco, of course - ed averle spacciate per i primi lavori Marvel firmati Adam Austin. Il programma di recupero per falsari di San Vittore mi aveva portato alla colonia di Viareggio dove fui affidato alle cure di ''Boss'' Boselli, educatore part-time e grande fan del ciclo di The Tomb of Dracula dei seventies. Il modo migliore per urtarlo era imitare il tratto di Colan. Finsi di essere il classico true believer che si annulla nel Maestro della Notte ( le chine di Ton Palmer aiutavano la mimesi crepascolare ) e Boss Boselli ci cascò, costringendomi ad estenuanti sessions di disamina di albi originali. Ricordo quando stigmatizzò uno per uno gli errori di traduzione della Corno nell'albo in cui Vlad precipita in uno specchio nero e viaggia nel tempo. Evasi quella notte. Coincindenza junghiana: mi nascosi nel buen retiro di Gordon Matthew Sumner che stava provando la track che da il nome al 33 giri. Mi permisi di suggerire delle modifiche. Ecco perchè esiste anche Synchronicity II. Nel video il trio si muove in un mondo post apocalittico fitto di stracci colorati: Sting aveva appena scoperto Prato. Tutto ha senso, infine.

Moreno Burattini ha detto...

La storia di Dampyr di cui ho appena scritto il soggetto prende spunto dalla Sindrome di Stendhal e ha a che fare con un palinsesto. Che cosa sia un palinsesto, al di là della programmazione di una rete televisiva, ben lo sa chi ha una infarinatura di filologia. Credo che alcune scene saranno efficacemente ambientate, Boselli permettendo, nella Biblioteva Laurenziana di Firenze. Mi sono assicurato la complicità di Alessandro Monti, professore di storia, che di codici antichi è un esperto, essendo uno studioso impegnato peraltro in un dottorato di ricerca che lo porta a scartabellare fra i manoscritti del Cinquecento...