martedì 18 gennaio 2011

LA BANDA AEREA

E' in edicola da alcuni giorni "La banda aerea", il quindicesimo Maxi Zagor (il decimo contenente storie a mia firma: l'ultimo era stato "L'uomo nel mirino", uscito nello scorso luglio).
Il voluminoso albo conta 286 tavole disegnate da Domenico e Stefano Di Vitto, qui alla loro prima prova zagoriana, ed è per molti aspetti un episodio davvero singolare.
Già la bella copertina di Gallieno Ferri avrà stupito qualcuno per la presenza di oggetti volanti non identificati simili ad aerei. Del resto, se in passato tutti sono stati ben contenti di vedere robot giganteschi e astronavi aliene sulle cover di Zagor, nessuno potrà contestare dei semplici biplani (che però semplici biplani, in realtà, non sono).
Insomma, sulle pagine dello Spirito con la Scure hanno da sempre piena cittadinanza diavolerie di questo tipo, e questo dai tempi di Nolitta che oltre a Titan e a un sommergibile chiamato Squalus è anche l'ideatore del Barone Icaro La Plume, un costruttore di macchine preposte al volo.

In secondo luogo, fra i personaggi a cui Bonelli si è ispirato per assemblare Zagor, oltre all'evidente input ricevuto da Tarzan, c'è senza dubbio l'Ombra che Cammina, ovvero The Phantom, l'Uomo Mascherato. E una fra le primissime avventure dell'eroe in calzamaglia viola è appunto intitolata "La banda aerea", in cui compare una gang di piratesse del cielo, tanto belle quanto pericolose. Anche se la mia storia è del tutto diversa, la suggestione offerta dal titolo rimane e soprattutto serve a ricordare come l'eroe di Darkwood faccia parte, al pari di quello del Bengala, del grande regno dell'avventura aperta alle infinite possibilità della fantasia. Peraltro, uno degli scrittori simbolo della letteratura d'avventura è Jules Verne, senz'altro centro di gravità permanente dell'universo bonelliano, autore di ben due romanzi, "Robur il Conquistatore" e "Il padrone del mondo", in cui tratta di macchine volanti e di un pazzo che vuole conquistare la Terra. Peraltro, la discussione fra i fautori delle macchine volanti più leggere o più pesanti dell'aria a cui si assiste all'inizio de "La banda aerea" ricalca un dibattito realmente in corso negli anni di Verne, di cui lo scrittore francese dà eco proprio nelle pagine del primo dei due romanzi. La nave volante di Robur, la stessa immaginata nell'illustrazione più in basso, si chiama "Albatros", e non a caso io ho dato lo stesso nome a uno dei volivoli del mio super-cattivo Mister Rope.

Dunque, fin dal primo momento in cui ho iniziato a scrivere la sceneggiatura del Maxi affidato ai fratelli Di Vitto mi sono preparato ad affronta re ogni genere di critiche, essendo comunque sicuro che fra le tante eventuali accuse che mi si sarebbero potute rivolgere, sicuramente infondata sarebbe stata quella di essere andato fuori tema o di non aver rispettato l'ortodossia zagoriana.

Peraltro, nessuno potrebbe ragionevolmente accusare di scarsa plausibilità scientifica o anacronismi tecnologici una storia che giunge dopo cinquant'anni in cui si sono visti animali mutanti, missili teleguidati, armi batteriologiche, uomini invisibili, aquile addomesticate, creature delle acque morte, uomini alati e chi più ne ha più ne metta. Insomma se c'è una serie dove una storia come "La banda aerea" ha piena cittadinanza, quella è Zagor, aperta da sempre a ogni contaminazione fra i generi.


Peraltro, il mio sforzo costante (spero si sia capito, dopo vent'anni) è quello di esplorare sempre nuove strade cercando di trovare spunti che, nonostante le centinaia e centinaia di storie già scritte, siano il più possibile originali all'interno della cinquantennale collana. Sarebbe comunque davvero ingeneroso il detrattore che volesse accusare di voli pindarici nell'implausibilità proprio me, cioè colui che più di ogni altro ha portato lo Spirito con la Scure a contatto con la realtà storica dei suoi tempi, facendogli incontrare, in contesti ben documentati, personaggi come il presidente Jackson, il filosofo Tocqueville, il cherokee Sequoya.

Un altro motivo che mi ha spinto a realizzare proprio questa storia era la possibilità che mi si offriva di far esordire sulle pagine di Zagor due veterani del fumetto italiano come Stefano e Domenico di Vitto (i quali si sono voluti raffigurare proprio nelle prime tavole fra il pubblico che assiste alla conferenza di Icaro La Plume). I due fratelli abruzzesi venivano da più di vent'anni di storie di Mister No: quale miglior racconto avrei potuto scrivere per loro, di uno in cui idealmente proprio Jerry Drake e l'eroe di Darkwood si passavano il testimone? Alcune sequenze in cui Zagor indossa un giubbotto nero o pilota una specie di Piper sono stare sceneggiate apposta per creare un corto circuito fra i due personaggi.


Ma c'è qualcosa di più, qualcosa di estremamente singolare. Da qui in poi sarà meglio che chi non vuole avere anticipazioni troppo puntuali dovendo ancora leggere la storia, provveda a leggerla prima di continuare. "La banda aerea" arriva in edicola nel gennaio 2011 dopo essere entrata in lavorazione all'inizio dell'autunno del 2008. Venerdì 10 ottobre di quell'anno, infatti, scrissi un annuncio in rete, per la precisione nel mio "filo diretto" ospitato in un forum dedicato a Zagor.
Il mio messaggio diceva così: "Approfitto di questo spazio per una richiesta di aiuto, una consulenza che mi serve per mettere a punto un nuovo soggetto zagoriano a cui sto lavorando. Mi serve poter rivolgere qualche semplice domanda a qualcuno che sappia di fisica, intesa come scienza delle forze, dei vettori, della gravità, delle interazioni fra particelle, delle leggi della gravitazione universale, di principi di aeronautica. Direi qualcuno che studia (o ha studiato) fisica a livello universitario. Se c'è chi può farmi da consulente via mail (unica ricompensa: la citazione con adattamento di nome e volto nella storia), mi farà piacere essere contattato".

Il giorno successivo, ho ricevuto una mail dal più referenziato consulente che potessi immaginare: un lettore di Zagor chiamato Christian Corda, fisico della gravitazione (che sarebbe una via di mezzo tra fisico teorico, matematico e astrofisico), autore di prestigiose pubblicazioni a livello mondiale e ricercatore di fama internazionale (lo vedete qui accanto). Per quanto si tratti di un luminare, ci siamo subito dati del tu e io ho provveduto a fargli avere, in privato, una dettagliata serie di domande riguardanti la storia che già avevo in mente. Pubblico qui la mail che gli ho mandato, per farvi capire come stessi cercando di dare un fondamento anche scientifico (almeno un'infarinatura) al mio progetto.

"Vengo subito al dunque, sperando di non rubarti troppo tempo. Quel che ti scriverò, ovviamente, deve rimanere fra noi! Probabilmente tutto ti sembrerà una gran cazzata, e in effetti lo è, ma sono abbastanza certo che la mezza idea che ho in mente, se confezionata nel modo giusto, potrebbe anche funzionare. Se poi, anche dopo aver sentito il tuo parere, capirò che non si va da nessuna parte, rinuncerò a tutto o a parte del progetto. Sto pensando, proprio in questi giorni, a una storia di Zagor intitolata 'Alla ricerca di Icaro La Plume'. Ora, è chiaro che se la storia verrà realizzata sarà un'opera di fantasia nella tradizione zagoriana, senza nessuna pretesa di fondamento scientifico (così come non può esserci fondamento nelle magie che si vedono in molti racconti, nelle invenzioni di Hellingen o nelle macchine volanti, appunto, di Icaro La Plume). Però, dando per scontato un presupposto fantastico senza spiegazioni possibili dal punto di vista della leggi della fisica, mi piacerebbe che gli effetti pratici fossero almeno plausibili.


Per farmi capire meglio, ti richiamo alla memoria una illustrazione di Claudio Villa che fa da copertina a un libretto allegato a uno dei primi Zagor Speciali, quello dedicato alle terre immaginarie. In quella copertina, Villa ha disegnato Zagor che vede una specie di "isola" nel cielo, una enorme roccia volante, sospesa in aria. Bene: immaginiamo che un fenomeno inspiegabile (e questo non c'è bisogno di spiegarlo, a meno che tu non mi suggerisca delle ipotesi fantascientifiche che lo spieghino) renda una enorme roccia, composta di chissà quale minerale, dotata di una misteriosa forma di 'antigravità'.
Se un frammento di quella roccia (un sasso, per esempio) viene lasciato libero di cadere, anziché cadere verso il basso, cade verso l'alto. O meglio: non è che ci sia qualcosa che lo attiri in alto, o che lo respinga dal basso, semplicemente il minerale non è sottoposto alla gravità terrestre.

E qui già mi viene in mente la prima domanda: secondo te, che fa? Sale lentamente? Schizza in aria come un proietile? Schizza di lato perché resta fermo nello spazio mentre la Terra gira su sè stessa o attorno al Sole? Ma immaginiamo che il sasso dotato della proprietà antigravitazionale galleggi in aria e tenda a salire più o meno lentamente (se mai è possibile immaginare che così accada): se io lo imbriglio in qualche modo, legandoci una macchina volante, il sasso tira su anche la macchina? E quanto peso può sollevare? Cioè: il sasso senza gravità solleva solo un corpo pari alla sua massa e viene trattenuto da pesi di massa maggiore? Immaginiamo adesso che la grande roccia antigravitazionale sia inglobata nella roccia 'normale' di una montagna, e immaginiamo che qualcuno riesca, con dell'esplosivo, a far staccare dalla montagna un pezzo contenente la roccia antigravitazionale più tanta roccia normale quanto basta a far sollevare il cielo un' 'isola' come quella del disegno di Villa.

Quell'isola lì, se si stacca, continua a salire indefinitivamente o può restare sospesa a mezz'aria come in un quadro di Magritte? Magari dopo il "decollo" può essere tolta parte del minerale senza gravità per fermare l'ascesa. Ma se resta a mezz'aria, è sottoposta ai venti? Chiedo questo perché, per esempio, un elicottero in circostanze normali resta fermo sullo stesso punto, e se non c'è una vera e propria tempesta, non è che ogni brezza lo muove: la mia 'isola' galleggiante nell'aria potrebbe avere una massa sufficiente a opporsi ai venti e a restare ferma lì dov'è, oppure essendo senza peso basta un refolo d'aria per farla spostare come una piuma? E se è un masso enorme, resta in equilibrio (alto/basso) o si ribalta?Si può pensare che se c'è qualcuno sopra, un ribaltamento non lo faccia cadere? Si deve stare attenti a come si muove sopra, oppure essendo abbastanza grande, resta stabile? Supponiamo adesso che frammenti della roccia antigravitazionale vengano usati per sollevare in volo dei velivoli, tipo macchine volanti. Immaginiamo che le macchine volanti abbiano delle eliche per gli spostamenti in avanti (l'elica serve a spingere non a sollevare). Come si fa ad alzarsi e abbassarsi? Bene, per il momento le domande sono queste. Le prossime, te le farò sulla base delle tue risposte, se riterrai di dovermene dare!".
Sottolineo due cose: primo, come l'idea della montagna che galleggia nel cielo mi sia venuta guardando l'illustrazione del librino che fa da copertina al librino "Le terre immaginarie" allegate al terzo Zagor Speciale, "La città sopra il mondo" (dove comunque non c'è nessuna pietra volante per aria) e cercando di giustificare quell'affascinante disegno come se ci fosse davvero una storia in cui compare una scena simile; secondo, come all'epoca del mio soggetto non fosse pubblica (che io sapessi) nessuna immagine del film Avatar. Dunque, i terrestri che vanno su Pandora per scavare un minerale con proprietà antigravitazionali che fa galleggiare in cielo delle montagne volanti non mi hanno ispirato per non concomitanza dei tempi. Successivamente all'uscita del film, io e i Di Vitto ci siamo detti: adesso tutti crederanno che abbiamo copiato Avatar. Cosa che non è. Però, almeno, James Cameron ci ha evitato un eccesso di critiche sull'eccessività della nostra immaginazione: la roccia zero-gravity è stata sdoganata prima che uscisse "La banda aerea".

Christian Corda non solo mi ha risposto a stretto giro di posta, ma è cominciato uno scambio di corrispondenza in cui vari aspetti della mia idea sono stati approfonditi e sviscerati. Per dare un'idea, ecco un estratto da una delle lettere del mio illustre consulente (pubblicato con il suo permesso):
"Lasciami dire che la tua idea di 'antigravità' è attualissima. La Relatività Generale da sola non è in grado di spiegare l'espansione dell'Universo (se la gravità è attrattiva, come mai l'Universo si espande?), tanto che molti scientists ritengono che essa debba esser modificata per tener conto di una forza repulsiva su vasta scala.

Passando ai dettagli delle tue domande, si potrebbe supporre che la tua misteriosa roccia sia composta da materia "esotica" tale da invertire il campo gravitazionale, le stesse equazioni di Einstein ammettono, in linea teorica, qualcosa di simile, anche se il fenomeno non è mai stato osservato sulla Terra, mentre qualcuno sostiene che nello spazio potrebbe spiegare il celebre fenomeno della Materia Oscura (le velocità delle stelle in periferia nella galassia sono troppo elevate per esser giustificate dalla Relatività Generale 'standard').


Relativamente alle possibilità da te elencate, ossia se un sasso fatto con tale materia sale lentamente o schizza in aria come un proiettile o schizza di lato perché resta fermo nello spazio mentre la Terra gira su sé stessa o attorno al Sole, la terza é da escludere perché il sasso verrebbe comunque 'trascinato' dalla Terra attorno al Sole, a meno che non si voglia ipotizzare che il sasso, oltre ad invertire il campo gravitazionale della Terra, inverta anche quello del Sole (in tal caso ruoterebbe intorno al sole in senso opposto alla Terra, ma il discorso risulterebbe complicatissimo). Per gli altri due casi, ciò dipende se, oltre a invertire il campo gravitazionale, la 'roccia esotica' ne altera anche il modulo, ossia il suo valore assoluto. Nel caso non lo alteri, questo sasso schizza in aria come un proiettile con la stessa accelerazione con cui un sasso normale cadrebbe verso terra, e gli dovresti legare una massa pari alla sua per tenerlo fermo a mezz'aria, se invece ne diminuisce il modulo, il sasso può salire più o meno lentamente,a seconda del valore di tale diminuzione. Dunque, immaginando che il sasso dotato della proprietà antigravitazionale galleggi in aria e tenda a salire più o meno lentamente, stiamo assumendo che la materia di cui è fatto abbia la proprietà di diminuire il valore del campo gravitazionale oltre a invertirlo. In questo caso, potremo attaccargli solo corpi molto minori della sua massa, in quanto, già attaccandone uno della stessa massa, il maggior modulo dell'accelerazione gravitazionale lo rimanderebbe giù. L' idea del grosso inglobamento nella roccia 'normale' però ti permette di giocarci sopra.

Ad esempio, assumendo che la roccia esotica solamente inverta il campo gravitazionale, se ci inglobiamo una quantità di massa esattamente pari di roccia normale, allora l'inglobamento totale resterebbe fisso per aria (e si tratterebbe di un equilibrio stabile come quello di un elicottero, cioè il vento lo può strattonare, ma la forza di gravità combinata a quella repulsiva lo terrebbero sostanzialmente in equilibrio). Togliendo della roccia normale si potrebbe fare in modo di far riprendere l'ascesa in maniera più o meno veloce, mentre togliendo roccia 'esotica' si può ridurre l'ascesa sino a bloccarlo nuovamente. Poiché l'equilibrio è stabile, un ribaltamento può esserci solo per una causa esterna, e una persona che ci sta sopra in questo caso cadrebbe. Non è necessario stare attenti a come si muove sopra, proprio perché, essendo abbastanza grande, resta stabile (come se fossimo su un aereo). Se supponiamo che frammenti della roccia antigravitazionale vengano usati per sollevare in volo dei velivoli, tipo macchine volanti e immaginiamo che le macchine volanti abbiano delle eliche per gli spostamenti in avanti l'unico modo per ad alzarsi e abbassarsi è continuare a giocare con la quantità totale di roccia, cioè si parte con una quantità di roccia maggiore rispetto alla massa della macchina per partire con l'ascensione, ci si libera di roccia sino a raggiungere la stessa massa della macchina quando si vuol volare orizzontalmente e ci si libera ulteriormente di roccia per ridiscendere. Per poter risalire verso l'alto dopo il primo volo orizzontale, bisognerebbe liberarsi di parte del peso della macchina (il principio è lo stesso dei dirigibili, quindi è meglio portarsi dietro della zavorra!), e lo stesso se si vuol regolare la discesa".

Bene, avrete capito, adesso, perché il cattivo de "La banda aerea" si chiami Mister Rope, cioè Signor Corda. E avrete capito anche perché i Di Vitto abbiano dato al villain proprio il volto (incarognito) dell'ottimo Christian che, su mia richiesta, mi ha inviato una serie di suoi primi piani per poter essere trasformato nel cattivone (gli stessi che poi mi ha autorizzato a pubblicare, e tra i quali ho scelto i due scatti che vedete poco sopra). Ovviamente, il mio consulente non è responsabile delle castronerie scientifiche che poi io, di mia iniziativa e al servizio dell'avventura, ho infilato nella storia. Ma ha il merito di tutto ciò che di anche soltanto leggermente plausibile vi si può trovare. Grazie, prof!







9 commenti:

erus1988 ha detto...

Moreno complimenti per il bel maxi, che, personalmente, ho apprezzato anche più de "L'uomo nel mirino", che mi aveva comunque favorevolmente colpito. Davvero un bel personaggio quello di Rope, peccato per la brutta fine che ha fatto! (o no?) E davvero bella l'idea della zero-gravity; su questo, una domanda: se non sbaglio, qualcuno (non ricordo chi) afferma (con una certa sicurezza) che con la distruzione della montagna la pietra non è più presente sulla Terra. Capisco che sia una precisa scelta di chi racconta e di chi cura la testata (lei), ma un elemento così "potente" a livello narrativo non potrebbe, in futuro, ripresentarsi e dar vita ad altre belle storie? Magari con Hellingen a sfruttarla... (ok, forse sto esagerando!).
Per il discorso della plausibilità scientifica: abbiamo visto maghi, sciamani e tanto altro nel mondo del fumetto in generale e in quello di Zagor in particolare, non credo che una pietra che sfida la gravità possa far perdere di credibilità alla testata ;)
Pierangelo
P.S. una pietra di questo tipo non avrebbe potuto incuriosire anche gli agenti di Altrove? (o è meglio non abusarne sulla testata di Zagor?)

Leonardo Ancilli ha detto...

Avevo tante domande per questa storia, ma mi pare che questo super dettagliato Blog mi abbia già dato molte risposte.

Intanto vorrei fare i miei complimenti ai ritrovati Domenico e Stefano Di Vitto, ritrovati per me in quanto essendo stato uno storico lettore e collezionista del pilota di Manaus (che per inciso ancora non si è fatto una ragione della chiusura della serie), il loro "tratto" mi piaceva da pazzi su Mister No, e anche qui mi pare che diano grande prova delle loro qualità. Non avevo colto "il collegamento" tra Zagor e Jerry Drake, tramite il giubbotto di pelle, un tributo graditissimo.

In secondo un grazie anche al mister Rope Italiano, ossia Christian Corda che mi pare abbia avuto un peso specifico enorme nella finalizzazione di questa storia.

Relativamente, alla "roccia antimateria" mi pare che le spiegazioni di Christian siano più che sufficienti per catalogarla come "pura fantasia", proprio per questo secondo me rendono mi bella questa storia.

Complimenti di nuovo per la storia, stasera procedo ad una rilettura e magari posto altre domande.

CREPASCOLO ha detto...

Qualche tempo fa inviai un soggetto alla SBE in cui si dava una spiegazione scientifica del perchè il signor Drake riuscisse ad accendere il motore del suo Piper solo prendendo a calci il cruscotto. Mio suocero è abruzzese come i Di Vitto Bros, dipinge e ha la rude schiettezza di un contrabbandiere di caucciù che gioca a briscola in un bar di Manaus. Non legge comics, ma sa cosa hanno fatto TUTTI i suoi corregionali di spicco, da Marchionnne a D'Annunzio. Persino gli oriundi come Maurizio Costanzo Show. Suo il concept e persino il plot ( '' a patto che lo disegnino i compaesani miei '' ). Dico solo che nella storia agivano un clone del Piedamaro del secondo Soliti Ignoti, uno sciamano ex tagliatore di teste che in trance si è sentito rivelare i fondamentali della nanotecnologia e la sosia di Honor Blackman, la capitana della Banda Aerea di Goldfinger.
Purtroppo Mister No ha chiuso, ma un redattore SBE mi ha scritto una bella lettera in cui dimostrava di preoccuparsi per il mio welfare e mi consigliava di ritirarmi in un eremo sopra l'Aquila dove studiare gli scoiattoli neri e i cinghiali mutanti della zona.
Non posso certo paragonarmi al signor Burattini - detengo il record non omologato di proposte rifiutate da parte di editori all over the world - ma anch'io osservo i fenomeni, mi chiedo se posso ricavarne una storia e chiedo aiuto a consulenti, quando e se lo ritengo necessario.
Da tempo ho smussato gli angoli del tavolo della cucina con degli spessori di gomma che dovrebbero impedira a Crepascolino di scolpire la sua fronte e trasformarlo in un Noriega mignon disegnato da Munoz. Al crepuscolo, la colla che permette ai gadgets di aderire agli spigoli cede invariabilmente e gli oggettini rotolano SEMPRE in punti diversi.
Ho scritto ad un luminare USA - un esperto di collanti ormai in pensione a cui si sono ispirati Lee & Kirby per il loro Pete-dal-secchio-di-colla poi Trapster - chiedendogli se è possibile che la chimica abbia regole diverse nel mio tinello e lo scientist mi ha risposto consigliandomi un buen retiro in quota lontano dal prossimo. Parafrasando il santone di Corrado Guzzanti: la domanda è dentro di me, la risposta è fuori ed è sempre la stessa !

Roberto ha detto...

Ciao Moreno,
complimenti per il maxi! :)

Capisco i tuoi timori che un'avventura così bizzarra e particolare possa suscitare perplessità in più di un lettore, ma a mio modo di vedere è perfettamente in linea con la tradizione nolittiana, piena com'è di "sense of wonder"! :))

E poi, uno dei dogmi di Sergio quando scriveva Zagor era di presentare una storia diversa dall'altra in modo da non annoiare i lettori... ;)

Dunque complimenti a te per l'originalità del soggetto, il ritmo della sceneggiatura e le novità che pure hai introdotto in Icaro La Plume... Quest'ultimo abbandona infatti il macchiettismo, evolvendosi e diventando un personaggio in linea con i tempi...

Ho apprezzato anche il lavoro dei fratelli Di Vitto. Li seguo dai tempi del Kerry di Sclavi, passando per le decine di storie di Mister No che hanno realizzato, e li ho ritrovati con piacere sulle pagine di Zagor. :)
Alcune loro piccole imprecisioni sono probabilmente dovute alla difficoltà di cambiare ambientazioni e personaggi dopo così tanti anni...

A proposito, una curiosità. In una loro recentissima intervista hanno dichiarato di aver già terminato una storia del ciclo sudamericano, e sono adesso alle prese con la terza prova zagoriana, sei tu che stai scrivendo per loro una nuova storia?

Ciao,
Roberto

erus1988 ha detto...

Moreno ho una domanda che esula un po' dal post: dopo aver recuperato qualche albo della seconda odissea, mi sono reso conto come sotto la gestione Boselli/Burattini la testata zagoriana sia stata arricchita con trame e sottotrame "a lunga gittata": sarà così anche per la trasferta sudamericana? e se si, anche gli albi fuori serie (quindi maxi e speciali) saranno in "continuity" con la serie regolare (anche solo per ambientazione) o saranno totalmente distaccati?

Moreno Burattini ha detto...

Per Roberto: no, la terza storia zagoriana dei Di Vitto è scritta da Luigi Mignacco.

Moreno Burattini ha detto...

Per Erus: la trasferta sudamericana intreccerà varie trame e sottotrame in stretta continuity e riallacciando i fili anche con altre vicende zagoriane del passato, ma si svolgerà soltanto nella serie regolare. I Maxi, gli Almanacchi e gli Speciali invece continueranno a essere ambientati a Darkwood.

LUIGI BICCO ha detto...

Ciao, Moreno.
Era da qualche mese che non compravo Zagor. Ma sfogliando in edicola questo maxi sono rimasto davvero incuriosito dalle scintillanti pareti metalliche degli aerei in questione. Il background "tecnologico" in una classica storia di Zagor mi ha affascinato e ho comprato l'albo.

Non l'ho ancora letto ma mi ispira molto. Presumo che accostamenti di questo tipo possano creare nuove situazioni molto interessanti (vedi al cinema: "Cowboy & Alien", anche se non credo sia proprio un filmone :)

Moreno Burattini ha detto...

Mi ha scritto Mister Rope... cioè, Christian Corda, a proposito de "La banda aerea".
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Ho letto l'albo ieri, davvero splendido, complimenti, e direi che dal punto di vista scientifico è molto più rigoroso di tanti altri.
Complimenti anche ai disegnatori, devo dire che in certe espressioni
Mr. Rope era il sottoscritto sputato!