
Della faccenda, peraltro, mi capita spesso di sentirmi chiedere, sia in pubblico che in privato, venendo ritenuto persona informata sui fatti (cosa che in realtà non sono, o almeno non lo sono più di molti altri che leggono o sentono dire). Una delle domande che più spesso mi fanno è se io mi senta in "imbarazzo" dato che, pur lavorando in casa Bonelli, sono anche da più di un anno l'autore delle introduzioni e delle postfazioni della collana mondadoriana Alan Ford Story.
A titolo di esempio, ecco che cosa scrive Nico-Te-Nay, un frequentatore del forum zagoriano SCLS nel "filo diretto" a me dedicato: "Ciao Moreno, sto per porti una domanda sicuramente scomoda, quindi puoi anche mandarmi a quel paese e non rispondermi. Oggi sfogliando le ristampe di Alan Ford, mentre leggevo la tua prefazione, mi è venuto in mente che ovviamente devi conoscere Max Bunker. Pensando alle ultime uscite di quest'ultimo riferite a Bonelli, mi sono domandato come deve essere 'collaborare', sempre che sia così, con tutti e due, e se puoi darci delucidazioni sulla cosa. Non sto chiedendo informazioni personali o gossippate, solo mi piacerebbe capire di più la situazione".


Mi pare non ci possano essere dubbi sul fatto che le considerazioni bunkeriane su Sergio siano frutto di un risentimento personale e non possano interessare chi considera il fumetto un argomento, divertente ma serio, di dibattito culturale. E' proprio questo l'atteggiamento che ho scrivendo i miei pezzi per Alan Ford Story: mi occupo di storie diventate classici della narrativa disegnata e segnalo tutti gli agganci con la realtà, la società, il costume, il pensiero, talvolta la politica. Ma non mi occupo, scrivendo nelle vesti di critico e di saggista, della vita privata degli autori, se non quando questo abbia un chiaro impatto a livello di testi e di disegni o, comunque, quando essa possa essere storicizzata svincolandosi dal pettegolezzo. Nei miei rapporti personali, invece, è ovvio che partecipi ai problemi anche intimi dei miei amici e colleghi. Peraltro, il mio modo di essere rifugge dalla polemica astiosa e gratuita. Sono invece sempre disponibile al confronto e alla discussione (come dimostrano i miei interventi dovunque siano stati pubblicati e i miei atteggiamenti nei dibattiti, pubblici o privati, dovunque avvengano). Sono lieto che qualcuni chi mi abbia definito "costruttivo" in un recente scambio di post su "ayaaaak". Piero scrive: "Io trovo che nella disponibilità al dialogo, nella semplicità con cui affronta le questioni proposte, critiche all'editoria comprese, ci sia da parte di Moreno un atteggiamento straordinario. E' costruttivo". Tarlo risponde: "Moreno è un ottimo elemento e sono convinto non sfigurerebbe affatto come editore. Oltre a conoscere bene il media è una persona di grande umiltà e professionalità". Grazie di cuore, e mi auguro che essermi fatto vanto di questi commenti non faccia ricredere l'autore circa la mia umiltà.
In ogni caso, pur non essendo a conoscenza di tutti i retroscena, non ho potuto fare a meno di notare l'improvvisa scomparsa di un forum dedicato ad Alan Ford presente in rete. E' facile collegarla alle recenti polemiche, ed è ovvio che io non sia affatto contento della faccenda. Spero con tutto il cuore che la cosa si risolva quando gli animi si saranno rasserenati (se mai accadrà) e di certo non giova alimentare il fuoco per spegnere l'incendio (tenetene conto in un eventuale vostro commento). La Rete è un grande strumento per veicolare idee: autori ed editori dovrebbero considerarla una risorsa e non un pericolo. Certo, bisogna imparare a destreggiarsi, ignorando i provocatori e combattendo gli abusi (che nessuno però chieda consiglio a me su come fare, però), ma approfittando della possibilità di far parlare del proprio lavoro e dunque di farlo conoscere. Non tutti lo capiscono (e ci sono anche indoli e caratteri diversi), e in ogni caso è sempre triste quando, per un motivo o per un altro, si chiudono degli spazi di discussione o si pongono degli inaccettabili paletti alla medesima.

Bene: se dunque in questa veste dovessi dare un parere riguardo alla leggenda urbana che vorrebbe Magnus impegnato nel riscrivere personalmente le sceneggiature di Bunker intervenendoci pesantamente, come ho letto di nuovo, pochi giorni fa, proprio su "Ayaaaak", mi sentirei di dover smentire. Fermo restando che io non ho letto le sceneggiature originali in questione, e dunque esprimo un parere solo da attento conoscitore dell'opera dei due artisti, secondo me l'humor di Alan Ford è chiaramente e tipicamente bunkeriano e Magnus di suo ci ha messo (cosa che è più che abbastanza per farlo onorare nell'olimpo dei fumettisti) soltanto la sua stupefacente genialità grafica. E' appunto quella che costituisce il valore aggiunto fra le avventure del Gruppo TNT disegnate da lui, e tutto il resto della serie. L'idea che Raviola intervenisse nelle sceneggiature, che io sappia fu sostenuta per la prima volta nel 1982 da Stefano Tamburini (co-autore di Ranxerox, morto nel 1986) in una intervista sul n° 14 di Fumo di China, dove affermava che il disegnatore avrebbe riscritto di sua iniziativa molte delle sceneggiature di Bunker. Questa bizzarra idea è stata più volte smentita dallo stesso Magnus (non ho mai letto una sua intervista in cui lo dica, mentre ne ho lette alcune in cui afferma il contrario), ma in ogni caso risulta priva di fondamento a chiunque abbia occhi per vedere. Infatti, non solo lo spirito bunkeriano si manifesta a ogni piè sospinto anche nelle storie pre-alanfordiane e post-alanfordiane illustrate da altri oltre che da Raviola, ma anche costituisce il fondamento di tutta la produzione letteraria di Secchi. Basti pensare al personaggio di Riccardo Finzi, il detective milanese protagonista di una decina di romanzi gialli scritti da Secchi e non illustrati da alcuno. Ecco un passo davvero paradigmatico: "Si trattava di un donnone grosso come un ippopotamo, dalla mascella quadrata e dal naso che le cadeva in bocca. Non solo, ma sulla punta della proboscide c'era un porro grosso come una ciliegia che abbelliva ulteriormente il già grazioso visino". Senza nulla togliere agli indiscutibili meriti di Magnus, in questa descrizione c'è tutto Alan Ford.


Per finire, visto che ho citato il mio "filo diretto" sul forum SCLS, riporto un paio di altri miei interventi sull'argomento. Mi ha chiesto un lettore: "Moreno ho scoperto che sei un grande appassionato ed esperto dei lavori di Magnus & Bunker, apprezzo molto le tue introduzioni sui volumi Mondadori. Ti chiedo questo: come mai fra i tanti personaggi di gran livello ideati dal duo, nessuno ha resistito al tempo? Solo Alan Ford è ancora in edicola, ma direi che vivacchia con un numero di copie davvero esiguo. Come mai, nessun personaggio ha avuto la longevità che invece ha caratterizzato diversi altri personaggi bonelliani?". Ho risposto: "Le mie introduzioni ai volumi della collana Alan Ford Story sono impegnative da scrivere, ma mi danno molte soddisfazioni: quando le rileggo a distanza di tempo mi piacciono e penso che sarebbe bello poter campare scrivendo soltanto articoli e saggi di quel genere, senza dover affrontare le forche caudine dei lettori critici verso il mio lavoro di sceneggiatore. Ricevere uno stipendio per scrivere elzeviri migliorerebbe la qualità della mia vita e mi restituirebbe qualche sonno tranquillo. Il lavoro più bello in assoluto potrebbe essere il recensore di libri: chi può pagarsi le bollette facendo soltanto quello, ha trovato la chiave della felicità. Sono gli altri a fare la fatica di inventare storie o elaborare teorie, e chi recensisce può limitarsi a pontificare e dare giudizi, peraltro temuto o vezzeggiato dagli stessi scrittori che pendono dalle sue labbra. A dire il vero, sarebbe ancora più bello poter vivere solo scrivendo il proprio blog. Uno si alza la mattina, guarda il cielo, scrive: 'L'azzurro sopra di me, oggi, mi fa capire quanto siamo piccoli in confronto all'universo'. E per quel giorno siamo a posto (purché, davvero, qualcuno elargisca uno stipendio). Ma, non potendo sopravvivere in questa maniera (e anzi, essendo del tutto incapace di aprire tecnicamente un blog anche per farlo gratis), sono felice di sfuggire ogni tanto dall'incubo della sceneggiatura per rifugiarmi negli elzeviri alanfordiani. Ho appena scritto l'introduzione al volume 19, intitolata Il grande complotto e mi sono molto divertito. Immagino che sarà ancora più divertente scrivere la prossima, dovendo addirittura scegliere se approfondire di più il tema della legione straniera o dell'inquinamento imperversante negli anni Settanta. Riguardo alla tua domanda, il discorso sarebbe lungo. Ma credo che la risposta si possa riassumere così: gli eroi di Magnus & Bunker non hanno proseguito a lungo (Alan Ford escluso) quanto la maggior parte degli eroi bonelliani perché, secondo me, erano così tipicamente legati all'inconfondibile stile dei due autori da non aver retto il confronto quando sono stati affidati ad altri. Basta sfogliare Kriminal per accorgersi che solo gli albi scritti a Bunker e disegnati da Magnus sono dei capolavori, tutto il resto si può tranquillamente dimenticare (copertine di Corteggi a parte). Il successo di Alan Ford assorbì così tanto le energie del duo da distoglierli, inevitabilmente, da Kriminal e Satanik. Gli eroi bonelliani hanno sempre potuto contare su una scuderia di autori in grado di alternarsi ai creatori o ai titolari, cosa che non è avvenuta per molti, troppi eroi Corno, indissolubilmente legati al carisma di Secchi e Raviola. Va anche detto che la produzione di Magnus & Bunker è durata un decennio, grossomodo: erano anni in cui il mercato era molto diverso da quello odierno, i ritmi imposti agli autori erano serratissimi, anche Magnus lavorava con consegne da stakanovista, i personaggi avevano normalmente vita breve, si tentava una serie, se non andava se ne apriva un'altra ma anche se andava se ne sfruttava il successo per allargare la produzione e il bacino d'utenza. Grandi idee come quelle di Gesebel o di Satanik (due eroine particolarmente originali) avrebbero meritato una maggiore cura se i tempi lo avessero consentito (erano gli anni dei neri e tutto sommato i ritmi erano quelli)".

Io ho replicato: "Non sono del tutto d'accordo nel senso che le tue giuste considerazioni andrebbero integrate da alcune altre. Innanzitutto va detto che la carica trasgressiva di Kriminal e Satanik andò scemando per colpa dei sequestri, delle denunce e dei processi che Bunker e la Corno dovettero subire negli anni Sessanta. Basta leggere l'editoriale sul n° 100 di Kriminal per rendersene conto: si intuisce tutto lo sconforto dell'autore chiamato ad adeguarsi a un rigido elenco di paletti da non oltrepassare che praticamente gli impediva qualunque movimento. Ciò nonostante le trame da telefilm che lo sceneggiatore riuscì a imbastire anche in seguito (con l'avvento di mister Ypsilon e del Triangolo Isoscele, per esempio) riuscirono a far raggiungere e superare comunque il numero 400. Però, certo, se a un personaggio come Satanik alla fine si fa dare una 'patente speciale' di tutrice della legge, come accade a un certo punto appunto per le imposizioni moralistiche di giudici, magistrati e censori vari, è chiaro che il gioco è finito. Anche Diabolik, del resto, si è adeguato e ha addolcito di molto i suoi toni: a un certo punto non uccideva quasi più a sangue freddo e le sue vittime erano solo altri criminali che se lo meritavano (non sono un fan delle uccisioni a sangue freddo, mi limito a constatare che se uno si chiama Diabolik dovrebbe essere diaboliko). Però, la differenza di Kriminal e Satanik rispetto a Diabolik era che i primi conservavano sulla loro pelle le cicatrici dei drammi vissuti, Diabolik invece viene restituito integro all'avventura successiva. Diabolik vive in una città immaginaria fuori del tempo, Kriminal e Satanik fanno i conti con la realtà fatta di sesso, droga, corruzione politica, intrighi d'amore. A Kriminal uccidono un figlio, distruggono il covo, ha una tresca con la fidanzata del suo nemico (il commissario Milton), eccetera: insomma, Kriminal ha una continuity serrata (nelle storie di Bunker), Diabolik no. La continuity serrata porta a una maggiore usura di un personaggio, più di uno sempre più o meno uguale a se stesso come Diabolik. Se a tutto ciò si aggiunge che, appunto, lo staff della Corno, tolti Magnus & Bunker, non era in grado di competere con la qualità dei due creatori, ecco che dieci anni (che comunque non sono pochi) sono stati il limite per Tuta di Scheletro e per Marny Bannister". E con ciò, mi pare che possa bastare.