martedì 20 luglio 2010

BARACK E BURATTINI


La foto che vedete qui accanto e che mi mostra alla Casa Bianca in compagnia del mio amico Barack, l'ha scattata Alfredo Castelli. Non so di quanto, in questi giorni, il Buon Vecchio Zio Alfy sia in ritardo con le consegne dei suoi lavori, ma di solito lo è di parecchio. Tuttavia, trova sempre il tempo per divertirsi con cose di questo tipo e realizzare un fotomontaggio che giustificasse il gioco di parole "Barack e Burattini". La foto, ovviamente, non è stata venduta ai giornali spacciandola per vera, ma ha soltanto fatto il giro della redazione Bonelli. Eravamo noi colleghi il pubblico per cui Alfredo si è esibito. I giochi di parole, del resto, gli vengono bene: lo sanno perfettamente gli estimatori delll'Omino Bufo.Qualche anno fa, nel 2006, sono andato da Castelli a farmi autografare il libro, da lui firmato come Pittore di Santini, che raccoglie appunto le strisce e le gag dell’Omino Bufo, pubblicato da Coniglio Editore (ne vedete qui sotto la copertina).

Mentre Castelli disegnava lì per lì una striscia bufa sul frontespizio del volume, gli ho detto che sarebbe stato bello raccogliere in un opuscolo anche i testi dell’esilarante rubrica “Lombroso aveva ragione”, che ricordavo di aver letto da giovanissimo sulle pagine di Eureka, quando il Buon Vecchio Zio Alfy, allora Giovane Zio, fu chiamato insieme a Silver da Andrea Corno per un estremo tentativo di salvare la rivista (e ancora oggi la dozzina di numeri dell’”Eureka” di Castelli & Silver vengono ricordati con rimpianto, meraviglia e nostalgia). Castelli, che mi è parso apprezzare l’idea, mi ha informato del fatto che “Lombroso aveva ragione” non era una rubrica ideata per “Eureka”, ma compariva lì dopo essere apparsa in precedenza su un’altra rivista, “La bancarella del Gorilla” (almeno, così è se ben ricordo).Mi sono morso le labbra, scoprendo un’altra cosa di Alfredo che non sapevo. E sì che ne so proprio tante. So per esempio che scrisse un articolo proprio sul primo numero di “Eureka”, ancora diretta da Luciano Secchi. So che era lui a disegnare Scheletrino su “Diabolik”. So che è stato uno dei primi fanzinari italiani all’epoca in cui, come suol dire Sergio Bonelli, aveva ancora i calzoni corti (mi piacerebbe vedere una foto di Castelli in calzoni corti). So che ha scritto testi per Antonio Ricci e per Enrico Beruschi, arrivando anche a portare in edicola una rivista dal titolo “Il dottor Beruscus”. So del suo gran lavoro al “Corriere dei Ragazzi”, delle strisce fatte con Carlo Peroni, della sua collaborazione con “Horror”, del fatto che alla fine ha collaborato con tutti i più importanti autori del mondo, ma anche si è volentieri speso e concesso per aiutare la pubblicazione delle rivistine più piccole. So delle sue ricerche e dei suoi studi ormai ventennali, accuratissimi e sterminati, sulla produzione dei fumetti dei primordi. So della sua capacità nel creare eventi, ideare merchandising, vendere diritti all’estero, eccetera eccetera. Le so tutte. Ovvero, credevo di saperle tutte. Non sapevo della “Bancarella del Gorilla”. E chissà dunque quante non ne so. Però, poi, a consolarmi è arrivato un altro pensiero. Quello cioè che per quanto si cerchi di fare un elenco completo delle storie, degli articoli, delle iniziative di Castelli, per quanto ci sia chi si reputi ferratissimo in materia e sappia persino che “Lombroso aveva ragione” apparve sulla “Bancarella del Gorilla”, ebbene si tratterebbe sempre e soltanto della punta dell’iceberg. Perché Alfredo Castelli non si può rinchiudere in una cronologia di opere, per quanto esaustiva e ragionata. Non senza prima, almeno, essersi messi d’accordo sul termine “opere”. Si intende tutto ciò che è frutto di un lavoro professionale destinato a un pubblico? Si sappia allora che Castelli realizza da sempre lavori professionali destinati a pubblici limitatissimi di magari dieci persone, oppure per due o tre, a volte per una persona sola.

Sulla rivista “Dime Press”, a cui collaboravo dopo averla fondata ai tempi in cui anch’io (imitando Alfredo) ero un fanzinaro (ma si è fanzinari per sempre), pubblicavamo spesso le sue battute scritte su fogli di carta volante (che il buon Vianovi intercettava), tra cui un estratto della monumentale raccolta dedicata a Antonio Serra, che ancora oggi è custodita in un album presso la redazione Bonelli. Per chi realizzava quei testi, Castelli? Per chi aveva vicino in quel momento in redazione, magari per Sclavi, per una letterista, per una segretaria, per chi poteva passare e leggere al volo. E le battute erano sempre professionali, mai dilettantesche, per quanto realizzate in fretta. C’era la professionalità, c’era il pubblico. Le battute su Serra si sono salvate, raccolte da qualcuno che ne ha intuito il valore (forse lo stesso Serra?). Ma quanti foglietti volanti saranno andati perduti? E chi potrà farne mai la cronologia? Una volta ho sorpreso Alfredo (qui accanto in una foto del marzo 2010) a fare un fotomontaggio: si era messo in posa, decisamente poco vestito, e si era fatto un autoscatto per poi poter collocare la propria immagine al posto del celebre Menneken pis, la fontana di Bruxelles raffigurante un bambino che fa la pipì. Il lavoro era geniale e impegnativo. Chiesi a chi fosse destinato. Pare che si trattasse di realizzare una falsa foto spiritosa da allegare a una mail destinata a un amico, e naturalmente c’era un motivo (nella mail, assolutamente esilarante, era spiegato il perché del Menneken pis). Che fine avrà fatto quella mail? E la foto, ci sarà ancora? Non si tratta forse di un testo d’autore e di un fotomontaggio professionale? Mi è capitato anche, e ne ho scritto un articolo sempre su “Dime Press”, di andare a casa di Alfredo e di aver bisogno di usare il bagno. Ecco, le pareti della stanza erano coperte dalla sua collezione, rigorosamente incorniciata, di “scritte da cesso”. Si tratta cioè di cartelli vergati a mano da proprietari di bar, ristoranti, negozi o altri locali pubblici, in cui si esorta la clientela (per lo più in modo esilarantemente sgrammaticato) a lasciare pulito il gabinetto. Castelli si impossessa dei cartelli e li incornicia in casa sua (anzi, nel bagno suo). Ora, perché questa vera e propria mostra permanente degna di uno studio di antropologia culturale, non deve essere citata fra le mostre organizzate da Alfredo presso saloni del fumetto, biblioteche o università? C’è la professionalità (quella indiscussa del BVZA) e c’è il pubblico (chiunque abbia bisogno del bagno nel suo appartamento). Appesa alle pareti della redazione di Via Buonarroti c’è poi (sotto cornice) la copertina di uno dei “librini” allegati per anni agli speciali di Martin Mystère. Una copertina assolutamente in stile con tutte le altre, perfettamente mimetizzabile, soltanto falsa e riferita a uno spillato che non è mai uscito: raccoglierebbe l’elenco di tutte le cose che Sergio Bonelli non sopporta (dal pesce all’aria condizionata passando per gli antichi romani) e su cui circolano leggende urbane incontrollabili. Quanta professionalità per realizzare il falso opuscolo! E quanto pubblico: chiunque venga in redazione non può fare a meno di notarlo. Ma esisterà anche il testo o c’è solo la copertina? Mistero. Ma a questo punto, il vero mistero è: quant’è grande l’iceberg delle cose fatte da Castelli e che sfuggono a ogni possibilità di censimento? Mistero. Anzi, Mystero.

9 commenti:

Gianfranco Goria ha detto...

E così oggi sei su www.afnews.info :-)
In gamba!
gg

Moreno Burattini ha detto...

Afnews che è fra i link del blog fin dal primo giorno, ovviamente! :-)

Davide Dalla Valle ha detto...

Moreno, sempre più grande!!
Complimenti per il neonato blog: molto bello! ma, d'altra parte, sei abituato a fare le cose per bene!
Fantastica la sezione aforis my!
Dal momento che sabato (24 luglio) convolerò (forse...) a nozze, mi tocca (e mi tocco...) particolarmente questo:"
La maggior parte dei matrimoni finisce perché non sono mai cominciati.".
Un grande abbraccio e a presto,

Davide

Anonimo ha detto...

Ciao Moreno,
complimenti per il blog. Anche io lo trovo leggibile e interessante. Se permetti una richiesta...
Durante i bei tempi delle cene a Momigno, ricordo di aver visto dei "grimori" pieni di foto che ti ritraevano insieme allo scibile autorial-fumettistico italiano (e oltre). Erano una fonte inesauribile di notizie perchè per ogni foto riuscivi a incantare narrando un episodio che vi si legava.
Sarebbe bello se ci rendessi partecipi (nei limiti che riterrai opportuni) di uan tale eredità.
Un caro saluto e in bocca al lupo mannaro.
Marco Frosali

Moreno Burattini ha detto...

A Davide auguro un matrimonio che cominci davvero (anzi, che sia già cominciato anche senza timbri e carte bollate) e senza album di fotografie.
A Marco assicuro che appena riesco a far funzionare lo scanner appena comprato (ma che, com'era prevedibile, non mi obbedisce manco a dargli calci come quelli di Mister No al suo piper) pubblicherò una selezione del mio archivio di immagini d'epoca.

Tarlo ha detto...

Scopro ora il tuo blog.
Grande Moreno, diverrò un lettore abituale, anzi...abitualissimo :-D

ale93 ha detto...

complimenti Moreno, il tuo blog è davvero molto interessante, mi è piaciuta tanto la sezionione degli aforismi, veamente azzeccati.
Sono venuto anche al raduno a Narni lo scorso Giugno (su ZTN ho un altro nick) e mi ha fatto piacere conoscerti...
molto probabilmente sono uno dei pochi lettori giovani (16 anni) di Zagor (però la passione e soprattutto la collezione di Zagor me l'ha tramandata mio padre) e volevo chiederti, ma perchè Zagor (e anche gli altri fumetti in generale) non suscitano più l'interesse dei giovani? saranno per le nuove tecnologie??

Moreno Burattini ha detto...

Caro Ale,
non sono soltanto i fumetti a subire un calo di interesse da parte delle nuove generazioni, ma tutto ciò che si deve leggere su carta. Chi è nato nell'era digitale non è cresciuto con il gusto di accarezzare la carta sotto i polpastrelli, e di immaginare quello che viene evocato dalla magia delle parole o di pochi segni. Per fortuna, si tratta di un gusto e di una magia che creano assuefazione e per quanto in minor numero di un tempo, ci sarà sempre qualcuno che vorrà assaporarli.

Warzak ha detto...

Caro Moreno,
la storia del Maxi presenta una colorita galleria di personaggi e caratteristi (in questo molto nolittiana)in un contesto narrativo del tutto adeguato ai tempi. Secondo il filone inaugurato diversi anni fa da te e Boselli. Trovo naturale che il ritmo sia diverso, gli stacchi più rapidi e sopratutto trovo giusto presentare uno Zagor granitico e padrone della situazione. Lo Zagor degli anni settanta era, secondo la sensibilità di Sergio Bonelli, un personaggio a volte in bilico tra l'eroe e l'anteroe e, a distanza di anni, non ho più la stessa propensione ad accettare uno Spirito con la Scure con quelle caratteristiche. Fermo restando la bellezza delle storie della Golden Age.
Tornado al maxi: Gianni Sedioli ha svolto un lavoro di particoloare pregio e seconde conferma di essere uno dei migliori autori dello staff zagoriano.

Giampiero Belardinelli