venerdì 11 novembre 2011

DIRITTO E ROVESCIO

“Attendo con ansia il tuo pezzo sul ribaltamento dei manga”, mi ha scritto pochi giorni fa un amico lettore, Massimo Manfredi, commentando il mio articolo su Lucca Comics & Games edizione 2011, là dove avevo anche accennato, in un passaggio, al vezzo in auge presso molti editori di pubblicare i fumetto giapponesi alla rovescia.

Dato che non mi piace lasciare le persone in stato ansioso, mi affretto ad approfondire l’argomento, così da esaurirlo subito e non pensarci più, visto che in effetti ci sono questioni più importanti. Va detto che la promessa di dire la mia venne fatta dopo aver parlato delle difficoltà che avevo avuto nel leggere un pur bel manga di Osamu Tezuka, “Ayako” (Hazard Edizioni), ed era espressa nei seguenti termini: “Lo lessi nonostante il carattere microscopico delle vignette e del lettering e l’assurdità di doverlo sfogliare alla rovescia (un giorno, forse, scriverò le ragioni per cui, unico al mondo, non condivido questa scelta)”.

In realtà, nei commenti a queste parole scoprii, con una certa meraviglia, che proprio unico al mondo non ero. Lo stesso Massimo, infatti, scrive: “Io detesto anche, e forse soprattutto, il formato tankobon: alle volte si trovano degli ottimi disegnatori, e sinceramente non capisco come un appassionato del genere non possa sentire una fitta allo stomaco vedendo certe splendide tavole svilite in quel micro formato strizzato! Io ho cominciato a leggere manga ai tempi della Granata e secondo me è quello il formato migliore. Ma parli con i mangofili e ti guardano come un marziano. Come quando gli dici del ribaltamento e loro ti rispondono impettiti: ‘Ma così è più fedele all'originale’. Eh? Ma allora lasciamo anche le onomatopee e i balloon con gli ideogrammi, no? Ancora più fedele, così! Ora, io capisco le giuste lamentele dei disegnatori per cui il ribaltamento evidenzia maggiormente gli errori, ma preferisco qualche errore anatomico alla fatica di leggere al contrario. Anche perché - ce lo vogliamo dire? - la scansione narrativa dei manga è spesso così bislacca (quasi ‘amatoriale’... oh, l'ho detto!) che tu continui a scorrere e riscorrere le vignette chiedendoti ‘ma ho capito bene la sequenza o cosa?’. Guarda, mi ricordo quando la Star fece uscire Maison Ikkoku ripartendo dal numero 1. Anni Novanta, Lucca del palazzetto, mentre vado allo stand vedo un amico che sta vendendo per terra i numeri Granata. Gli dico: ‘Ti sono rimasti sul groppone, eh? Chi te li compra ora che esce la versione nuova?’. Arrivo allo stand e inorridisco: le tavole sono ribaltate! Incredulità. Panico. Corro indietro dall'amico e sfoggio il mio miglior sorriso mentre gli compro in blocco i suoi albetti Granata. ‘Almeno i primi dodici me li leggo senza invocare santi a sproposito’, penso”.

A queste parole se ne sono aggiunte altre, tra cui quelle di Michele Medda, che mi ha scritto: “Sulla questione del ‘ribaltamento’ dei fumetti giapponesi: io semplicemente mi rifiuto di leggere manga se non sono ‘ribaltati’ (come mi rifiuto, al ristorante, di usare le bacchette al posto di coltello e forchetta). Il motivo della ‘fedeltà all'originale’ è una sciocchezza, dato che i dialoghi e gli effetti sonori sono tradotti. Ma devo ammettere che funziona bene come alibi per evitare il costo del ‘ribaltamento’”.


A questo punto, il mio articolo potrebbe dirsi già scritto, dato che i principali argomenti che volevo mettere sul tappeto sono quasi tutti qui (in realtà ce ne sono altri, che aggiungerò dopo). Ma bisognerà pur sentire il parere di qualcuno in grado di riferire le ragioni del popolo dei manga, ed ecco accorrere in mio soccorso Marco Pellitteri (autore del libro qua accanto) e il suo articolo sulle “Undici cose che fanno male al fumetto in Italia”.

Si tratta di un ottimo pezzo (ben scritto e argomentato e in gran parte condivisibile) che fa parte della serie “Essential Eleven” alla quale anch’io ho collaborato elencando gli undici “must” della produzione Bonelli. Il punto sei dell’ endecalogo pellitteriano si intitola così: “Gli editori che da anni e ancor oggi pubblicano i manga in edizione ribaltata”. Ecco quel che si dice: “

“Fin dal 1995 la Star Comics, rischiando con Dragon Ball, rese evidente non solo che i lettori italiani di manga erano propensi ad abituarsi subito alla pubblicazione di manga non ribaltati (quindi col senso di lettura alla giapponese), ma anche che gradirono molto questa soluzione. È una questione molto interessante, che riguarda un segno di distinzione nel gusto, un avvicinamento culturale al modo di lettura dei giapponesi, una corrispondenza maggiore all’esperienza di lettura dei manga da parte dei lettori nipponici. Che ancora qualche anno fa alcuni grossi editori pubblicassero opere come Jenny la tennista o Lady Oscar in edizione ribaltata, trasformando sistematicamente tennisti e spadaccini destrimani in mancini, aveva a mio avviso del grottesco. Ma altri editori hanno rilevato i diritti di almeno alcuni di questi classici manga di successo, proponendone riedizioni non ribaltate. La questione del ribaltamento dei manga non riguarda primariamente una faccenda di leggibilità e di direzionalità percettiva. Come ho scritto sopra, essa riguarda il gusto dei fan dei manga, la loro identità di lettori molto spesso nettamente distinta rispetto a quella dei seguaci di altri fumetti (occidentali), il desiderio, che trova oggi piena soddisfazione, di poter trovare nella lettura da destra a sinistra la sequenzialità e la direzionalità originariamente predisposte dagli autori nipponici. Il non voler soddisfare questo semplice desiderio di quei fan che di fatto mantengono in vita il mercato dei manga in Italia, per inseguire ingenuamente e ostinatamente la chimera di un fantomatico gruppo di lettori ‘casuali’ (anziani? ignoranti? pigri? semi analfabeti?) presuntamente non abituati o non abituabili alla lettura non ribaltata, mi è incomprensibile”.

Anziano e pigro, in effetti, qualcuno potrebbe ritenermi. Semi analfabeta magari no, nel senso che so leggere e scrivere con una certa disinvoltura anche, se, ahimè, quasi soltanto in italiano (e di sicuro non in giapponese). Ignorante invece di sicuro lo sono, dato che ignoravo che ci fossero editori che ancora oggi pubblicano fumetti nipponici in edizione non ribaltata. Non seguo l’intera produzione manga in Italia e quelli che mi è capitato di leggere negli ultimi tempi erano tutti alla rovescia. Pur dall’abisso della mia ignoranza, provo comunque a giustificarmi. Non voglio partire per nessuna crociata, per carità. Gli editori stampino pure i manga a testa in giù, con le pagine mescolate, a forma di puzzle da ricostruire, nel dialetto di Hiroshima piuttosto che di quello di Nagasaki, con gli spazi da annerire o con i numerini da collegare fra loro: tutto ciò che fa contenti i lettori, va bene. Mi permetto soltanto di spiegare (visto che mi è stato richiesto) il perché IO, a titolo personale, non apprezzo il ribaltamento. Il mio parere ha importanza soltanto in questo senso: poiché, nei panni di comune acquirente, rinuncio all’acquisto di molti manga scoraggiato dal fatto che, oltre che essere di piccolo formato, sono anche da leggere alla rovescia, forse gli editori potrebbe considerare questa mia piccola e personale testimonianza per valutare se ci possano essere altri potenziali lettori perplessi come me e se, pubblicando un manga alla diritta ci sia la possibilità di vendere alcune copie in più.

Ciò detto, partiamo dal 1995 e dal Dragon Ball della Star Comics. Io, che leggevo i manga Granata, smisi proprio con quello. Pellitteri ritiene che la Star abbia “rischiato” rischiato pubblicando quella prima serie alla rovescia. Io ebbi l’impressione che, semplicemente, il ribaltamento costasse troppo in termini di tempo e di denaro, mentre a stampare le tavole così com’erano ci voleva sicuramente meno.

Pellitteri dice che i lettori “gradirono molto questa soluzione”: in effetti io, che all’epoca ero titolare di una fumetteria, fui testimone del grande successo: ma, secondo me, si trattò di un boom scatenato dal fatto che la serie di cartoni animati trasmessa per la prima volta in TV nello stesso periodo registrava record di ascolti. Se invece di pubblicare capovolto Dragon Ball, la Star avesse pubblicato capovolto un manga non sostenuto dalla televisione, forse il ribaltamento non avrebbe fatto registrate lo stesso entusiasmo in termini di vendite. Tant'è vero che più o meno in quegli anni anche Coniglio registrò un buon successo (a mio avviso ancora superiore a quello del Dragon Ball della Star) con i primi numeri del fumetto dei Simpson, in ragione del trionfo televisivo di Matt Groening. Non solo: in seguito, soprattutto ai giorni nostri, non mi pare che i manga non ribaltati abbiano avuto e abbiano vendite da capogiro. Tutt’altro, per quel che ne so. E allora? Davvero siamo convinti che gli acquirenti di Dragon Ball siano stati folgorati dal mancato ribaltamento? Sul serio si può pensare che se Dragon Ball fosse stato invece ribaltato, nessuno lo avrebbe comprato? Sono l’unico a credere che Dragon Ball ribaltato avrebbe venduto invece ancora di più?

Ora, io continuo a essere convinto, come Medda, che il vero motivo del non ribaltamento sia essenzialmente quello economico: ribaltare costa. Punto. Però, bisogna tener conto anche delle altre ragioni che gli editori e i puristi del manga argomentano in favore della lettura al contrario (tacendo o negando la prima). Il cavallo di battaglia dei nippofili è la questione della fedeltà all’originale. C’è, effettivamente, da allibire. Tutti i fumetti, ma anche e soprattutto tutti i film, i libri, le serie TV e perfino i manuali d’istruzione degli elettrodomestici non prodotti in Italia hanno una versione in lingua originale. Ma per essere messi in commercio in Italia si traducono. Il ribaltamento dei manga fa, semplicemente, parte della traduzione, così come il doppiaggio è logica conseguenza della distribuzione nei cinema italiani di un film straniero. Nel caso del doppiaggio non c’è, infatti, soltanto la “traduzione” dei dialoghi originali, ma anche l’adattamento dei medesimi al labiale degli attori, i quali peraltro hanno voci diverse. Ma anche nelle traduzioni scritte si fanno degli adattamenti, di continuo. Se uno scrittore americano scrive: “it’s raining cats and dogs”, nessuno, per essere più fedele all’originale, tradurrebbe “stanno piovendo gatti e cani” ma, giustamente, “piove a catinelle” o “piove come dio la manda”.

Chi vuol godersi un prodotto letterario o cinematografico nella versione il più possibile vicina all’originale, non ha che da guardarsi appunto l’originale. Non è impossibile: conosco un sacco di persone che leggono libri in inglese o in francese per gustarseli così come Ian Fleming o Georges Simenon (per fare due nomi) li hanno scritti; e altrettanti si vedono i film in lingua originale. So anche di gente che studia il giapponese per leggersi i manga così come mamma (o papà) li hanno fatti. Nessuno lo vieta, anzi, è una pratica assolutamente da incoraggiare. Ma perché privare tutti gli altri (sicuramente pigri e ignoranti, forse anche semi-analfabeti) del relax che può dare la lettura o la visione di un film nella versione adattata al grande pubblico?

Perché proprio qui sta l’inghippo. Chiediamoci: ma gli autori dei manga, a quale pubblico si rivolgono quando pubblicano le loro opere? Soltanto ai laureati? Soltanto ai filologi? Soltanto ai cultori? O si rivolgono a tutti? Salvo qualche raro caso, direi che si rivolgono a tutti. Alla gente, cioè, che legge i loro fumetti in metropolitana. Il fumetto è fatto di solito per divertire, per rilassare, per far sognare. Forse gli autori di manga intendono creare delle particolari difficoltà nella lettura delle loro storie, al loro pubblico, o desiderano invece che tutti ne fruiscano con facilità e serenità? Direi che, in genere, i mangaka cercano di raccontare le cose con gradevolezza. Del resto, si sa che la lettura dei giapponesi è velocissima. Gli autori la favoriscono facendo procedere i loro racconti senza intoppi. Se dunque questo è lo spirito originale con cui i manga vengono creati, perché invece il lettore italiano deve essere costretto a cambiare il modo normale di lettura e a sforzarsi di seguire la sequenza alla rovescia? Non sarebbe forse più vicina alla scorrevolezza originale, la pubblicazione alla diritta?

I cultori del manga capovolto dicono che con un po’ di sforzo alla fine si impara a leggere alla maniera orientale. Ma che discorso è? Con un po’ di sforzo si impara anche a leggere il giapponese. Fatelo voi, che siete la minoranza, lo sforzo di leggere l’edizione italiana alla diritta e lasciate agli altri il naturale piacere di non complicarsi la vita.

Mi si dice che alcuni autori non vogliono concedere i diritti per l’edizione occidentale, se questa dovesse essere capovolta. Anche in questo caso, mi pare che si tratti di una facile scusa degli editori per non affrontare le spese del capovolgimento. Non nego che ci possa essere (o essere stato) qualche mangaka piccato nel gran rifiuto. Del resto ci sono stati anche alcuni autori americani che hanno avuto ubbie del genere. Si tratta appunto di “qualche” mangaka. Non di tutti. Pubblicate alla diritta almeno quelli che non hanno la puzza sotto il naso, che secondo me sono anche i più simpatici e divertenti. Oppure, convincete gli snob e i ritrosi con offerte maggiori.

Il motivo per cui gli autori giapponesi sarebbero perplessi di fronte alle edizioni occidentali è che nel ribaltamento delle tavole i personaggi sembrano tutti mancini. Ora, se i giapponesi disegnano le cose alla rovescia non è colpa nostra: bisognerà farsene una ragione. Quando realizzano i loro manga li fanno così e sanno che se andranno all’estero saranno capovolti, come io so che se traducono in croato le mie canzoncine di Cico si perderà la rima (pare che purtroppo accada così). Non è che per difendere le mie rime io blocco la traduzione a beneficio dei lettori di Zagabria. Mi rassegno, contento che anche al di là dell’Adriatico possano leggere le mie storie. Si tratta soltanto di auspicare che anche i giapponesi vogliano fare la stessa cosa. Ci sarebbe da meravigliarsi nel sapere che un autore, che ha sudato sette kimono per fare un manga, poi non volesse farlo leggere a noi italiani perché non vuole che i suoi personaggi usino la sinistra invece della destra. Ancora più da meravigliarsi c’è considerando che quasi tutti i personaggi dei manga che ho letto hanno sembianze occidentali, ma poi gli autori sono diffidenti verso le versioni occidentalizzate dei loro prodotti. Quasi un caso di schizofrenia.

Per finire, mi colpisce molto l’argomentazione di Pellitteri secondo la quale i mangafan vanno difesi nella loro “identità di lettori molto spesso nettamente distinta rispetto a quella dei seguaci di altri fumetti (occidentali)”. Ora, il mio personale punto di vista è che si debba leggere di tutto nel modo più rilassato e sereno possibile, scoprendo e gustando il bello delle cose con la più spontanea naturalezza e dunque senza contrapposizioni ideologiche. Invece, ecco giungere da fonte autorevole la conferma che i nippofili sono “seguaci” di qualcosa, e intendono difendere la loro “identità”.

Nella mia cronaca lucchese mi ero appunto posto degli interrogativi riguardo alla monomania dei lettori di manga, e un lettore del blog, Marin, ha cercato di rispondermi così (come si può leggere nei commenti al mio articolo): “I mangofili duri e puri, quelli che cioè leggono solo manga e null'altro, si caratterizzano per il fatto di subire il fascino di una terra lontana e di una cultura diversa come quella giapponese. Loro, i duri e puri, è come se fossero gli adepti di un una cerchia di eletti che si trasmettono, quasi senza volerlo, una serie di ‘codici di aggregazione’ che li fidelizzano nella condivisione di tutto ciò che è collaterale, a livello culturale, a quei fumetti che leggono. Semplificando: ho letto un innumerevole numero di storie di Spider Man, ma personalmente non ho mai fatto del visitare New York un must; invece il mangofilo ‘hard core’ venderebbe la sorella su eBay per avere un gruzzolo tale da visitare il Giappone per un mesetto. La differenza sta tutta qui è una differenza culturale. Facendo un paragone socio politico: gli appassionati di Manga sono come gli USA. Così come gli americani si sentono in dovere di intervenire in ogni parte del mondo, i lettori di Manga trovano "naturale" prendere lo spazio che a loro occorre a piene mani. E, dobbiamo ammetterlo, loro son più bravi di noi, in questo, rispetto agli altri ‘semplici’ lettori di fumetti a 360°”.

Pellitteri conclude dicendo di ritenere “incomprensibile” non voler soddisfare “questo semplice desiderio” dei mangafan. Quello, cioè, di essere una setta. Io, nel mio semi-analfabetismo, ritengo incomprensibile il fatto che la monomania di qualcuno debba essere imposta anche a tutti quelli che, come me, sono maniaci di tante cose e non di una sola. Le idee fisse non sono mai un buon sintomo, mi pare di aver letto sull’encliclopedia medica. E quel che suona ancora più strano alle mie orecchie (ahimé, irrimediabilmente occidentali fino alle trombe di Eustachio) è che se uno ha una passione, gli piace vederla condivisa. Perché i lettori di manga non dovrebbero essere contenti di vedere le loro serie a fumetti lette anche da altri oltre che gli appartenenti al loro club? Il mio punto di vista, infatti è che se i manga venissero pubblicati in formato più grande e ribaltati, venderebbero di più. Uno degli acquirenti, sarei io.

21 commenti:

P. Alexis ha detto...

Quando ero piccolo e guardavo i cartoni animati nelle TV locali mi domandai se non esistessero anche i fumetti di queste serie animate. Mi precipitai in edicola e trovai alcuni fumetti -chiaramente italiani- che imitavano in modo orribile lo stile giapponese. Molti, nelle mie stesse condizioni, invocarono le realizzazioni originali. Ma non è un caso, credo, se non furono importate dal principio. Tagliando corto: tra un Lupin III a cartoni animati e un Lupin III manga c'é un abisso... Da estimatore delle vecchie serie giapponesi per me i manga non valgono niente.

Anonimo ha detto...

Ciao Moreno, mi sembra che hai dimenticato degli aspetti meramente tecnici sulla questione ribaltamento. Una volta ribaltata la tavola non è che il lavoro sia finito, ma è in certi casi (a volte più, a volte meno) necessario adattare i contenuti. Un esempio: in una vignetta è disegnato un orologio da muro. E' chiaro che ribalta la tavola sarà necessario ritagliare l'orologio e specchiarlo per non avere in numeri al contrario. Questa operazione può essere semplice se l'orologio è disegnato da davanti, ma se è di 3/4 tutto diventa MOLTO più difficile (ricordo tavole ribaltate con interventi di aggiustamento davvero indegni). Ecco perché non ribaltare i fumetti giapponesi è una soluzione migliore. Un caro saluto!
apomorfina

Moreno Burattini ha detto...

Per apomorfina: gli interventi meramente tecnici a cui ti riferisci sono come le difficoltà di far corrispondere il labiale nel doppiaggio dei film americani, a volte è difficile senza cambiare troppo il senso di ciò che si dice, tuttavia i traduttori e i doppiatori cercano di fare del loro meglio. Dunque, gli interventi sui disegni si dividono in due categorie: quelli che è il caso di fare e quelli che non è il caso di fare (perché sono cose minime o perché sono cose impossibili). Se si fanno, bene. Se non si possono fare, sarà come quando nel tradurre qualcosa c'è un gioco di parole intraducibile in italiano: ci se ne fa una ragione. A me dà più fastidio leggere trecento pagine alla rovescia piuttosto che vedere un orologio con i numerini al contrario.

Anonimo ha detto...

Addenda.
Ci sono anche mangaka che richiedono espressamente che la propria opera venga occidentalizzata, fuori dal mercato nipponico. Un nome su tutti: Katsuhiro Otomo, autore di quell' "AKIRA" che stampato in primis per i tipi di Glenat Italia, aprì le porte alla manga invasione di inizio anni novanta. Addirittura Otomo volle, in prima battuta, che il suo manga venisse pubblicato a colori e fu chiamato a questo compito uno dei coloristi americani più in voga al tempo, Steve Oliff. Va anche detto, tuttavia, che questa discussione deve tenere conto del fatto che oggi ci troviamo di fronte ad una nuova generazione di lettori di manga che "beneficia" di quanto acquisito dalle generazioni precedenti, il che significa che un adolescente che inizia oggi a legger manga, ha per sè una tale offerta di titoli non ribaltati che troverà "naturale" leggere questi fumetti in tal modo. A questo punto per gli editori il gioco è fatto. E' difficile pensare di tornare indietro rispetto alla consuetudine editoriale ormai diffusa (non ribaltare le tavole originali) perchè, guardando alla tipologia media di titoli pubblicati, gli editori di cui sopra ritengono che occidentalizzare la pubblicazione non solo attirerebbe le ire dei puristi/lettori zoccolo duro, ma probabilmente catturerebbero ben pochi nuovi lettori. Questo è comunque un peccato, lo preciso. Perchè con tutto il rispetto per i "Cortili del cuore" negli ultimi anni ho letto manga come "IKIGAMI", "MONSTER" o il recentissimo "PLUTO" dei quali consiglio la lettura a qualunque vero appassionato di fumetti.

Saluti,

MARIN

Anonimo ha detto...

Mi permetto: leggere trecento pagine alla rovescia può dare fastidio a qualcuno, trovare un orologio coi numeri al contrario è sbagliato per tutti. Il fastidio è una cosa soggettiva, l'errore è invece oggettivo. ;)

Anonimo ha detto...

(ero sempre io qui sopra)
apomorfina

Moreno Burattini ha detto...

Per apomorfina: ci sono film sugli antichi romani in cui si vedono centurioni con l'orologio da polso. E' sbagliato. Ne "Il gladiatore", Valerio Massimo Manfredi ha trovato qualche decina di errori storici (uno per tutti, i volantini distribuiti fuori del Colosseo con l'annuncio degli spettacoli). E' sbagliato. Nessuno però vorrebbe, per rimediare a quelle piccolezze, vedere "Quo vadis" alla rovescia (ma senza l'orologio al polso del centurione). In altre parole: è inutile attaccarsi al particolare quando la questione di fondo è riuscire a leggere qualcosa nel perfetto relax, l'effetto cercato (peraltro) proprio dallo stesso autore per il pubblico nipponico. Chi legge i manga "occidentalizzati" sa che ci saranno gli orologi con i numerini alla rovescia e una percentuale di mancini superiore al normale, così come chi vede il dottor House sa che la voce che sente non è quella originale di Hugh Laurie. Si viene a patti con la realtà, ma ci si gode il telefilm in santa pace: sarebbero pochi, credo, quelli che guarderebbero un serial se venisse trasmesso in inglese. Ai miei occhi è un errore più grave passare dalla vignetta destra a quella sinistra, piuttosto che notare un orologio alla rovescia (ammesso che, nella velocità della lettura, me ne renda effettivamente conto). Tuttavia sono chiacchiere che lasciano il tempo che trovano. Ognuno decide per sè, sul come spendere i propri soldi. L'apprezzamento al mancato ribaltamento lo danno gli acquirenti che comprano il manga alla rovescia. Contenti loro, contenti tutti, com'è normale. Sperando che siano contenti anche gli editori e che, soprattutto, costoro siano sul serio convinti che se raddrizzassero il prodotto e lo aumentassero di formato non venderebbero di più.

Moreno Burattini ha detto...

Per Marin: hai citato Akira, un manga che mi è rimasto nel cuore. Che belli quegli albi formato gigante! Riguardo ai giovani mangafan ormai "abituati" a leggere alla rovescia, è evidente che siccome almeno a scuola i libri li leggono alla diritta, non avrebbero nessun problema a leggere alla diritta anche i fumetti. Il punto è che si tratta di un pubblico (per quel che ne so) esiguo. Il punto è capire se potrebbe essere maggiore pubblicando le storie allì'occidentale.

Anonimo ha detto...

La tua domanda è legittima, Moreno. Ti cito però una casistica piuttosto recente. Da alcuni anni Panini/Planet Manga ha iniziato ad editare le ristampe di alcuni suoi manga di successo in formato più grande rispetto ai tankobon originali. Sono le cosiddette "edizioni gold". Quando la stampa è fatta bene è possibile apprezzare meglio i disegni, ne guadagna la leggibilità e tutto quanto fa spettacolo. Tuttavia i fan hard core, sempre loro, mal sopportano queste riedizioni che invece sono utili a chi vuole recuperare qualche titolo perduto e non più disponibile (la politica sugli "arretrati" della Panini è storicamente opposta a quella Bonelli: se non becchi l'albo entro pochi mesi dall'uscita non sempre lo troveri disponibile presso l'editore). Quindi ? Quindi per i mangofili assoluti, i "must have" non sono i volumi più grandie più leggibili, ma quelli usciti in originale, con i disegni più piccoli, il lettering più piccolo, i retini più impastati. Perchè così è l'edizione originale nipponica ! Le versioni "gold" ? Tranne qualche lettore che di un dato personaggio vuol avere tutte le sue edizioni, sono per i lettori che si sono "aggregati" al club degli appassionati di quel dato manga a giochi fatti, quando ormai tutti ne parlano. E così solo i seguaci "apripista" potranno rimirare nelle proprie librerie i formati ORIGINALI, con la grafica di copertina originale, senza la scritta "gold" o "ristampa". Ma a ben vedere questa è una "malattia" che forse non attiene solo ai mangofili.

Marin

CREPASCOLO ha detto...

Ancora oggi vado a mangiare giappo in un ristorante di via Farini ( MI ) dove ho chiesto alla mia fidanza di far di me un hombre onesto. L'anello era finito in una zuppa di alghe e la lavanda gastrica è stata la prova che tutto sommato Crepascola era propensa ad accalappiare il mio cuore zitello. Anni dopo mi ha confessato che trova intollerabile il mio NON aprire le due bacchette gemelle ed il mio arpionare le polpettine di riso invitandola a chiamarmi Ismaele. Per contrappasso, ben prima di quanto capitato a Igort, Baru e Paul Pope, un editore del Sol Levante mi propose di disegnare un manga. Avevo editato il Malcolm X di Ho Che Anderson sfrondando il 90 % di quanto detto nei balloons e nelle dida, combinandolo con vecchi fumetti di Kolosso, il tutto in basic english e la mia ''riduzione'' era stata tradotta per il pubblico nipponico con un successo che solo pochi hentai potevano vantare. Ricordo un critico che parlò di sfolgorante cocktail di Tolkien, Sergio Leone e Gonzo Journalism. Sto divagando, sorry: torno immediatamente in carreggiata. Non avevo il coraggio di dire che non ero andato molto ad est di noi siamo un trio/allegro e pieno di brio/seguiam la scia /se un Meganoide ci spia e che, fino a poco prima, credevo che Monkey Punch fosse il cocktail preferito da Steve Tyler, così mi misi al lavoro. In un tempo sufficiente a tradurre in esperanto tutti i songs di Cico produssi un manga - disegnato all'occidentale -intitolato Gazor-Tenai - che raccontava di un tennista pellirossa mancino nello spazio che deve mollare ad un passo dal Grande Slam per pilotare un robottone dal mecha-design preso di peso dal pupazzo dei pneumatici di marca ICS e combattere il malvagio imperatore alieno Fear-Gal di Galepgalup, un planetoide senziente,commestibile e candito che gli abitanti stavano consumando ad un ritmo tale da rendere necessario un hostile takeover. Il mio editore - sebbene trovasse pecoreccia la trovata del Rutto Cosmico con cui terminavo il primo episodio in cui del mondo di Fear-Gal non restavano che poche briciole- lodava la mia metafora ecologista e decise che era il caso di stamparlo...non appena lo avessi ribaltato. Io avevo applicato, male, due ettari di retini e decisi di fotocopiare tutte le tavole prima di procedere allo U Turn. Ero un autore con il vento in poppa e avevo sentito dire che i mangaka si affidano ad uno stuolo di invisibile collaboratori - chiesi a Iside Colleoni, galoppina presso la ditta in cui lavoravo da lunga pezza, quella piccola, facile corvee. La ragazza infilò i fogli in sequenza, uno dietro l'altro come era usa fare, e inceppò la carta, strappando TUTTI i miei retini giant-size che replicavano le famose kirby spots.
In due secondi ero sul tetto dell'edificio - accesi un falò con alcune vecchie copie di Sanctuary della Granata Press e produssi tante di quelle nuvolette che a Osaka il mio editor vide il messaggio, lo comprese e tentò anche un seppuku rituale dal quale lo salvò la notizia che sua moglie, che il tizio non soppportava, era scappata sul set di un film che si stava girando in quei giorni per vedere Scorsese truccato da Van Gogh. Credo che Martin non sia mai + riuscito a liberarsi di quella signora -è anche in un paio di frame disponibili nei contenuti speciali di Goodfellas - ma questa è un'altra storia.
Per parecchio tempo non riuscivo nemmeno a concepire che si producesse sequential art in quell'arcipelago così lontano e nucleare, ma oggi sono così sereno che, seguendo il consiglio del mio terapista, sto lavorando a Wasa-be alive, la storia di una spezia mutante e senziente che ''abita '' una ballerina di fila di Pat Hernandez e conduce il suo veicolo al successo planetario nei panni di Evita Peron. Manga b/n senza retini all'occidentale formato zagorone. Sperem.

Massimo ha detto...

Yuuuhuhhuhuhu!!!!! Moreno idolooooooo!!!!!!!
E ora vado a leggermela...

Anonimo ha detto...

concludo questo scambio di opinioni dicendo che per me, quando leggevo i manga, il fatto che fossero ribaltati o meno non era minimamente rilevante e l'avvento della lettura alla giapponese non fu un valore aggiunto, ma neanche un ostacolo insormontabile. certo apprezzai molto la StarComics quando decise di NON ribaltare la 5a serie di JoJo (perché ambientata in Italia) per evitare che molti monumenti o luoghi conosciuti del nostro paese risultassero specchiati.
apomorfina

RICHARD ha detto...

Confesso che non riesco ad appassionarmi all'argomento. Tuttavia mi sembra che ci sia una soluzione semplicissima al problema:Basterebbe soltanto invertire l'ordine di lettura delle vignette SENZA ROVESCIARLE.
Un lavoro di taglia e incolla et...Voilà, il gioco è fatto.
E' chiaro che sarebbe necessario un lavoro di adattamento come i Capitan Miki formato libretto. (che pena, però!)

Moreno Burattini ha detto...

Per Richard: la tua sarebbe una soluzione perfetta se le vignette avessero una gabbia bonelliana e dimensioni simili fra loro. I manga però hanno una impaginazione a incastri (gabbia libera).

Marco ha detto...

Perdonate la lunghezza, non ho il dono della sintesi e non riesco a scrivere in "agrilico" come direbbe Groucho.
Sono praticamente estraneo al mondo dei manga e quindi non posso fare alcun intervento con cognizione di causa. Ma leggendo il tuo articolo ho trovato espresse in chiare lettere le mie semplici "sensazioni" che ho da sempre avuto osservando dal di fuori questi fumetti e questo mondo. O sfogliando raramente qualche albo. Semplicemente il manga non mi attira e forse mi perdo anche qualcosa di interessante. Non potendo leggere tutti i fumetti del mondo faccio una cernita delle pubblicazioni che mi strizzano l'occhio e mi inducono ad acquistarle. Che nessun mangaka si offenda se a mio parere la maggiore parte dei fumetti e dei cartoni nipponici visti "da fuori" al mio occhio appaiono raccontare storie fin troppo fantasiose, sbrigative e forse fin troppo facili da scrivere. Mi domando al contrario come venga visto il fumetto europeo dalle loro parti.
Per carità, non sono un autore di fumetti ma un semplice appassionato di fumetto europeo e non intendo certo imbrigliare la fantasia solo entro certi schemi. Non amo particolarmente neanche i fumetti americani, a volte mi danno l'idea di quei film tutti effetti speciali e regie mirabolanti a discapito della storia in se. Ma non ritengo di essere monomaniaco, il fumetto europeo è sorprendentemente variegato (Toppi, Manara, Ferri, Berardi, Milazzo, Moebius, Pratt, Battaglia, Sclavi, Hergé, Trevisan, Roi, Goscinny, ecc. ecc.). Ognuno legge quello che preferisce però questa impronta nipponica, che ha dato praticamente vita anche al fenomeno dei cosplayer, mi da l'idea della quantità a discapito della qualità. Mi piacerebbe depurare le mie idee sul fumetto da alcuni preconcetti.
Non perchè io scriva qui sul tuo blog, Moreno, ma mi sono fatto l'idea che produrre ad esempio una storia di Zagor sia di gran lunga più impegnativo che produrre un manga, a parità di periodicità. Sto generalizzando troppo, lo so. Ci sono manga e manga così come non tutti i fumetti europei sono allo stesso livello. Ma allora com'è che condivido spontanemante il tuo articolo e la pensiamo allo stesso modo pur avendo letto meno manga di te? E un pò mi fa sorridere quando hai raccontato che lo Zagorone, se non ricordo male, era stato da qualcuno giudicato avvincente come la migliore tradizione manga... :-) Per mille scalpi!
Vabbè, ok... qualcuno starà inorridendo e mi additerà come un denigratore del fumetto nipponico. No, sono solo mie sensazioni e sarò felice di cambiare idea, magari c'è un nuovo mondo da esplorare. Anche se leggerli al contrario, proprio no... E i fumetti oltre che leggerli vanno anche ammirati. E' bello poter cogliere le differenze stilistiche fra un disegnatore ed un altro, quindi gli albetti piccoli e le vignette troppo "zippate"... no, proprio no.
Vorrei sorprendermi io stesso cambiando l'opinione che ho in generale sui manga e sul loro mondo. Ma mi occorre l'Avventura con la A maiuscola o storie assolutamente sorprendenti. Spero un giorno di scoprire una pubblicazione mensile ad esempio che abbia partorito storie magistrali come... come quella di cui questo post porta il titolo. Chi non la conosce per punizione dovrà vestirsi da Sailor Moon per un anno intero :-)

Massimo ha detto...

Quando ho cominciato a leggere manga penso proprio che non sapessi che fossero ribaltati. Parlo del periodo Granata, anche se mi posso vantare di essere un pionere (inconsapevole) visto che da bambino leggevo "Il grande Mazinga" di Gosaku Ota edito dalla Fabbri, primo manga ad essere importato in Italia (anche io pensavo che i disegni fossero di incapaci imitatori nostrani, tanto mi appariva scadente la qualità, specie in relazione alla serie animata).
In entrambi i casi, ripeto, non credo sapessi del ribaltamento. E chissà per quanto tempo. Forse lo lessi prima o poi su qualche fanzine, boh.
E qui davvero non capisco l'obiezione classica sui personaggi mancini, perché per tutto il tempo... io non me ne sono mai accorto!!!
Probabilmente gli adepti della FAPM (Fieri Avversatori dei Personaggi Mancini) non crederanno a una cosa del genere, ma lo giuro su Dio!
Chiedo perdono a loro per la mia bestemmia, ma in realtà a me pare normale. Oppure voi in un Tex state veramente a vedere se tutti i pistoleri impugnano con la destra, o quante volte Capitan America lancia lo scudo con la mano sbagliata?
Ma anche se ci avessi fatto caso... OK, me lo sarei chiesto per un attimo e fine lì. Poi un giorno avrei letto su una fanzine che il motivo è che i manga si scrivono al contrario e mi sarei detto "Ah, ecco perché". E anche in quel caso fine lì.
Cioè, non è che questa notizia mi avrebbe rovinato irrimediabilmente la lettura, no?
Poi se nel '90, non sapendo la verità, mi sarebbe forse rimasto un piccolo tarlo insignificante sul numero esagerato di mancini, una volta che qualcuno me lo spiegava... puf, problema risolto.
E invece il mondo va all'incontrario, mi sa. Come i manga.


Ho girato questo post ad alcuni colleghi soliti leggere jappo, e con i quali avevo già affrontato l'argomento in passato.
Le loro risposte evidenziano che parliamo due linguaggi distantissimi, perché evidentemente sono distanti i bisogni. Vabbè, oltre alla solita cosa sui mancini, mi hanno detto che:
1) Non trovano alcuna difficoltà a leggere al contrario, anzi (attenzione) ormai che si sono abituati farebbero fatica a ricambiare. La cosa è ancor più strana perché leggono anche americani.
2) Il formato tankobon non da' loro alcun fastidio. "Ho gli occhiali apposta per vedere in piccolo", scherzava uno.
Un altro mi ha aggiunto "Beh, sai, sullo schermo di un PC puoi comunque ingrandire le immagini, quindi il problema non si pone".
E qua ci ho rinunciato. Troppo distanti, appunto.

Avv. Mario Vitale ha detto...

Carissimo Moreno, i ragazzi di oggi (mio figlio 14enne tra questi) leggono pochissimo e solo manga: il mio dispiacere più grande, credimi, aldilà dei beceri contenuti comeefficientismo, erotismo, violenza, è il non voler loro aprirsi ai "nostri" Fumetti, quelli dell'Avventura, della poesia, della storia, del fantasy, dell'emozione... Non sanno quel che si perdono, perchè sono così indifferenti, apatici e -senza offesa- mentalmente limitati?

Marco Pellitteri ha detto...

Verso di lettura: capisco le difficoltà di accettazione e percezione da parte di generazioni di lettori non formatisi anche con gli anime e poi i manga nella loro infanzia e adolescenza. Avvocato Vitale, autore dell'ultimo commento, mi rivolgo a lei: suo figlio non è minorato mentale se legge solo manga. Sta attraversando una fase del gusto in cui si riconosce in certi tipi di lettura e pratica culturale. Lo lasci in pace e casomai gli fornisca garbati suggerimenti di lettura, ma sta a lui decidere cosa fare del suo tempo, anche se a lei non piace come ne fa uso. Mio padre voleva che studiassi ingegneria e invece sono diventato tutt'altro. Ho fatto la mia strada e ne sono contento (e anche mio padre) benché all'inizio egli non fosse affatto convinto del percorso che stavo intraprendendo. Dia anche lei fiducia a suo figlio, che se ho capito bene è molto giovane e si sta formando i propri gusti.
Tornando al verso di lettura: Moreno, Daniele Barbieri ha un parere simile al tuo e le sue argomentazioni per molti aspetti supportano le tue. Ti invito a leggere il suo articolo di risposta al mio (quello che tu stesso citi) e poi il nostro cordiale botta e risposta successivo, nei commenti sottostanti quell'articolo: http://guardareleggere.wordpress.com/2011/10/25/dei-manga-pubblicati-in-edizione-ribaltata-e-dei-mali-del-fumetto/
Credo che vi troverai tutte le argomentazioni che posso fornire nel breve spazio di qualche commento su un blog.

Ribaltamento dei manga vignetta per vignetta (verso di lettura occidentale, ma ogni singola vignetta viene ribaltata e cambiata di posto in modo speculare): c'è chi ci provò, nel lontano 1978: Atoss Takemoto, nella rivista edita in Svizzera “Le cri qui tue”, ma è una pratica troppo costosa, a meno che non venga introdotto un software che scansiona le tavole originali e prende una per una le vignette, le ribalta e le mette dalla parte opposta (le sinistre a destra, le centrali rimangono dove sono, se la data striscia è composta di tre vignette; ma tutte vengono ribaltate). È un procedimento laborioso ma che tradisce la versione originale meno rispetto al ribaltamento globale dell'intera tavola. Rimarrebbero però dei problemi percettivi di peso strutturale della composizione di ogni singola immagine, ma mi pare di capire che non sia un problema né per lettori come te, Moreno (pigri quando non anziani oltre che pigri, spesso anche alquanto insofferenti verso altri modi di concepire la lettura che evidentemente pertengono a una generazione più giovane, quindi in tal senso lettori come te sono anche intolleranti della giovinezza e dei suoi propri codici, degenerati ipso facto), ma è un problema principalmente estetico. Se il manga è ritenuto spazzatura, allora non c'è problema, ma gli editori di oggi sono i primi a non ritenerli spazzatura, anzi, sono fonte di guadagno, pertanto fanno il possibile per soddisfare i loro lettori ( qui si potrebbe chiudere il discorso, come suggerivi tu stesso).

Ci sarebbero molti altri punti, ma per ora mi fermo qui.

Con stima e simpatia
Marco

Moreno Burattini ha detto...

Per Marco Pellitteri: grazie dell'intervento, appena possibile proseguiremo il dibattito. Contraccambio stima e simpatia (se possibile, anzi, le aumento).

Marco Pellitteri ha detto...

E ti svelo un retroscena: avevo scritto due altri punti, in precedenza a quelli che alla fine ho postato, perché il commento nella sua interezza non riusciva a essere compreso in un unico invio; il primo invio però, con i primi due punti del mio discorso, se l'è mangiato un malfunzionamento di questa piattaforma blog, e sono rimasto solo con copiati&incollati gli altri due punti. E a quel punto non avevo più voglia di riscriverli (ero anche assai scazzato per la cosa...). :-)

Moreno Burattini ha detto...

Per Marco Pellitteri: se vuoi inviarmi un testo per mail (o dei link ad altri tuoi interventi in Rete), scrivimi pure a eddy.rufus@gmail.com. Altrimenti pubblicherò il tuo intervento nei commenti più altri che nel frattempo ho trovato per arricchire il dibattito.