martedì 31 maggio 2011

IL CASTELLO NEL CIELO

Immagino che, ormai, i frequentatori abituali di questo blog abbiamo già letto il primo, attesissimo Zagorone, intitolato "Il castello nel cielo". Sui forum se ne parla ormai da giorni, e su uBC è uscita una recensione a tempo di record. Dunque, posso passare anch'io a dire la mia dando per scontata la conoscenza dei contenuti. Occhio allo spoiler, invece, per chi ancora ne fosse all'oscuro.


Come dicevo in un articolo di qualche giorno fa, più una cosa è attesa, più rischia di deludere. Essendo lo Zagorone attesissimo, la conseguenza viene da sé. Dunque, una volta stabilito che il primo albo gigante sarebbe uscito e che avrebbe recato la mia firma, ho subito cominciato a fare training autogeno per prepararmi a superare, senza cadere in un eccesso di sconforto, le scontatissime critiche che, immaginavo, mi sarebbero piovute addosso.

Il fatto che, per certi aspetti, "Il castello nel cielo" potesse sembrare una storia fantasy, non faceva che peggiorare le cose: il fantasy ha infatti una folta schiera di accaniti detrattori tra le fila degli zagoriani. Ma, a dire il vero, hanno nemici giurati anche un po' tutti gli altri generi, per cui se si fosse trattata di una storia con una trama vagamente gialla, sarebbero insorti i paladini del "no allo Zagor Tenente Colombo"; se avessi scritto un plot tutto sommato western, ecco la rivolta di quelli che Zagor non è Tex; se ci fosse stato un pizzico di fantascienza, giù fulmini e maledizioni da quelli che invece vogliono il western perché tutto il resto non è una cosa seria. Eccetera. Sembra quasi che a volte taluni si dimentichino che Zagor è il personaggio della contaminazione per eccellenza, nato com'è dall'incrocio fra Tarzan e l'Uomo Mascherato, ed essendo stato impostato fin dall'inizio (non da me, ma da Guido Nolitta) come il Re di una foresta, Darkwood, in cui tutto può accadere, compreso che uno scienziato passo costruisca un robot alto come un palazzo o che da una palude maledetta esca il mostro della laguna nera.

Dunque, ero talmente preparato a ricevere una bordata di fischi che, tutto sommato, avendo ricevuto anche degli applausi, sono ancora incredulo e aspetto di ricevere pomodori e uova marce a stretto giro di posta nei prossimi giorni. Invece, persino Christian Di Clemente, il recensore di uBC sempre piuttosto diffidente nei miei confronti, non si è poi accanito più di tanto, del che lo ringrazio (salvo riservarmi di controbattere più avanti qualche sua affermazione). Non si contano, almeno in questi primi giorni, le telefonate in redazione, le mail e i messaggi di apprezzamento che ho ricevuto.

Tra questi messaggi, ne citerò soltanto uno perché è di un lettore illustre: Julio Schneider, il mio traduttore brasiliano, che sta approntando l'edizione in portoghese in uscita anche al di là dell'Atlantico tra qualche settimana. Julio mi ha scritto: "Caro Moreno, finita la traduzione dello Zagorone, devo dire che sono meravigliato! Mi ero stabilito di tradurre la storia una manciata di pagine ogni giorno, per la durata di una settimana, come accordato con Dorival, ma non appena ho cominciato... non mi sono più fermato! La storia è molto avvincente (e te lo dice uno a cui il fantasy piace meno di altri generi), arricchita di molto dei suoi disegni a dir poco fantastici. A volte lo stile del bravo Torricelli, in questo lavoro, fa venire in mente quello del maestro Kubert (vedi, ad esempio, le pagg. 74 e seguenti, al villaggio Osage). Che dire di più? Lasciami il tempo di far passare le emozioni e potremmo riparlarne :-). Complimenti ancora e a presto".

Ciò detto, passo a fare qualche considerazione. Quando Bonelli diede il via libera per l'operazione Zagorone da realizzarsi in concomitanza con i festeggiamenti del cinquantennale, non c'erano i margini di tempo per realizzare una storia ex-novo e sperare di finirla in tempo (230 pagine sono lunghe da disegnare, servono quasi due anni a un disegnatore di media velocità). Forse qualche velocista avrebbe potuto riuscirci, ma c'erano varie esigenze da considerare (Della Monica destinato a finire in prestito a Shanghai Devil, per esempio). Feci presente dunque a Sergio Bonelli ciò che avevamo in cantiere, suggerendo la possibilità di far diventare un albo gigante una delle storie in quel momento in lavorazione. Fra le tre o quattro che potevano prestarsi all'operazione, indicai però quella di Torricelli come la più adatta: l'argomento celebrava Darkwood come regno della fantasia, Marco è un disegnatore talentuoso e, appunto, quello con maggior "anzianità di servizio" nello staff dello Spirito con la Scure, le prime pagine già disegnate erano spettacolari e si prestavano benissimo a venire godute in formato extra large. Sergio guardò quel che già c'era del racconto e si disse d'accordo con me. In seguito, ha avuto il timore che le tematiche fantasy potessero disturbare qualcuno, ma in fondo si trattava di un albo "speciale", fuori serie, e dunque poteva benissimo essere un po' al di fuori dai canoni.

In realtà non si tratta di un "vero" fantasy, nel senso che a ben guardare siamo a Darkwood. Ci sono gli indiani, i trapper, i minatori, i due frati della Casa nel Cielo. Le scolopendre giganti non sono poi troppo diverse da altri mostri affrontati da Zagor già in passato (e persino Nolitta ha usato degli scarafaggi grossi come carri armati in una storia di Mister No, "I giorni del terrore"). Di orridi castelli ugualmente ce n'erano stati. Non mi pare proprio di aver esagerato e, anzi, forse all'interno della serie ci sono state storie molto più audaci dal punto di vista del fantastico, come alcune scritte da Sclavi o da Boselli. Se proprio devo dirla tutta, mi pare di aver fatto un notevole sforzo per portare un minimo di fantasy a Darkwood (proprio il minimo sindacale: uno stregone, un po' di mostri volanti e qualche orco) e renderlo digeribile anche per i palati più ortodossi, quelli per cui fa testo soltanto Nolitta. Però, Nolitta poteva inventarsi i mostri che Zagor affronta con Guthrum in "Viaggio senza ritorno", a me la stessa libertà non è concessa: si sa che quod licet Iovi, non licet bovi.

"Il castello nel cielo" nasce dal desiderio di mediare tra la voglia di fantasy di Torricelli e il mio desiderio di restare nell'ortodossia zagoriana. Diciamo che l'intento era quello di giocare con l'idea che a chi scrive Zagor (lo sceneggiatore = Wilbur o, se vogliamo, Koontz) è permesso di fare tutto (o di fare tutto quello che Bonelli permette, se lo sceneggiatore in questione non si firma Nolitta, ma il senso è lo stesso). E' l'arte dello scrivere, o il talento dell'affabulazione, ciò che permette di costruire i castelli nel cielo (o di fare castelli in aria, come il gioco di parole suggerisce, non a caso).

I lettori di Zagor dovrebbero essere tutti aperti ai temi fantastici e attratti dalle contaminazioni narrative, dato che questi temi fanno parte da sempre della saga e dato che, fin dall'inizio, questa è stata una precisa scelta con cui Nolitta ha pensato di caratterizzare il suo personaggio differenziandolo da Tex. Se uno non è attratto dal fantastico e delle contaminazioni, che lettore di Zagor è? Dunque non capirò mai le obiezioni basate sul fatto che "Il castello nel cielo" sarebbe un racconto "troppo fantastico" e dunque per questo inadatto a Zagor. Mi chiedo, per esempio, se non sia molto più fantastico "Il ponte dell'Arcobaleno" di Boselli. E che dire di "Incubi" di Sclavi?

Qualcuno ha fatto delle critiche argomentando sul fatto che lo Zagorone avrebbe dovuto essere "rappresentativo" del mondo zagoriano, mentre (a giudizio di questa categoria di detrattori) "Il castello nel cielo" non lo sarebbe. Mi è facile controbattere su due fronti.

1) Chi ha mai detto che uno Zagorone, il primo in particolare, dovesse essere per forza "rappresentativo"? Forse il primo Texone, così insolito almeno dal punto di vista grafico ma anche per l'ambientazione (tra i tagliaboschi e non tra i pellerossa del Sud Ovest), era rappresentativo del mondo di Tex? O il primo Maxi Tex, quello di Berardi, era particolarmente nella scia della tradizione? E il primo Nathanneverone era un qualunque numero dell'Agente Alfa semplicemente ingrandito o qualcosa di particolare?
Ma soprattutto, trattandosi di un numero "speciale", "fuori serie", "extra", "giant-size", lo Zagorone non era forse adatto a ospitare una storia un po' particolare, a sua volta sopra le righe e fuori dalla norma? Non è più rassicurante anche per un tradizionalista trovare una storia insolita ospitata fuori dalla serie regolare, come appunto un'eccezione, piuttosto che nella collana madre, dove forse è meglio mantenersi nell'ortodossia?

2) Chi ha mai detto che "Il castello nel cielo" sia poi una storia non rappresentativa del mondo di Zagor? Che cos'è, il mondo di Zagor? Non è forse lo stesso mondo dove ci sono i robot di Hellingen, gli uomini tigre, i mostri della laguna nera, le streghe indiane, i druidi celtici, i vikinghi, gli akkroniani, i mostri a tre teste, i Wendigo, i kraken, i ponti dell'arcobaleno? Se uno sceneggiatore dovesse essere davvero rappresentativo, non dovrebbe forse inserirci qualcosa del genere? E io invece, che ci ho messo soltanto Drunky Duck, i frati Gelsomino e Serafino e due tribù di indiani, non mi sono forse trattenuto rispetto a ciò che avrei potuto fare? Qualcuno potrebbe replicare che il mostro della laguna nera e gli Akkroniani non appartengono al genere fantasy ma all'horror e alla fantascienza. A parte che a rigor di logica gli Akkroniani vengono sgominati, in una storia di Nolitta, grazie a delle armi magiche e dunque anche questa storia rientra nel genere "sword and sorcery" che è un sottogenere del fantasy, l'obiezione non regge in quanto quel che conta è il principio della contaminazione, non la rappresentatività di un genere all'interno della serie. I lettori di Zagor che hanno ben inteso il personaggio dovrebbero cercare di abbattere gli steccati, non di ergerli ("smussare i punti di attrito", vi ricorda niente questa frase?). Tuttavia, anche a livello di rappresentatività, ho appena finito di allestire una mostra intitolata "Zagor e il fantasy" e ho stabilito un percorso di quaranta copertine e quaranta tavole che potrete vedere a Parma fra pochi giorni: vi assicuro che non ho avuto nessuna difficoltà a sceglierle. Il fantasy fa parte della serie come l'horror e la fantascienza, e non l'ho introdotto io. Anzi, io mi sono adeguato alla tradizione.

Talvolta, leggendo i commenti di qualcuno (non li leggo tutti), mi vien fatto di pensare che alcuni lettori cerchino (talvolta arrampicandosi sugli specchi) degli appigli per criticare per forza qualcosa che non gli è piaciuto, in moda da argomentare il loro mancato apprezzamento sulla base di una serie di obiezioni: però, alla fine, in fondo non c'è altro argomento che questo: un certo racconto non gli è piaciuto "a pelle" e non occorre trovare giustificazioni, conta la "sensazione". Questo vale anche per il giudizio positivo, ovviamente. Talvolta qualcosa piace o non piace senza che si sappia fornire una spiegazione logica e razionale: però, si cerca di arrabattare una recensione fondata su qualcosa, anche a rischio di sollevare obiezioni francamente poco sensate.

Una di queste obiezioni è la seguente (cito un forumista di SCLS): "A un certo punto i nostri stanno nascosti in una caverna alla base della torre e non possono salire... e come risolveranno questo problema irrisolvibile? Oh, guarda caso c'è proprio un tunnel che scorre fino in cima! Ed è ininterrottamente così largo da permettere di far passare un uomo. Mah. Già questo mi pare una coincidenza pazzesca e quindi davvero ficcata a forza, ma poi sbuca in un pianoro che presumo i due frati avranno esplorato palmo a palmo e non l'hanno scoperto mai? Dai, sono trovate da storielle per ragazzini, a cui piace solo passare un'oretta divertente e non si fanno troppi problemi".

Questo tipo di obiezione è davvero strano, considerando le migliaia di storie avventurose di tutti i tipi in cui si vedono cose del genere. Alzi la mano chi non ha mai letto, prima che sullo Zagorone, di una torcia in una grotta il cui movimento segnala la presenza di uno spiffero e dunque l'esistenza di un passaggio in comunicazione con l'esterno. Davvero me lo sono sognato io, o altri hanno usato lo stesso espediente? Il tunnel segreto sarà anche un espediente da ragazzini ma ha salvato tutti i sepolti vivi in film, libri e fumetti di tutto il mondo. In realtà, poi, del passaggio interno non c'è neppure bisogno, perché Zagor ha già scalato una volta la torre di pietra e può farlo ancora. Però, dato che, appunto, la scalata si era già vista, ho preferito trovare un modo alternativo. Modo che non è neppure così balzano: sarà che ho una sorella e un cognato speleologi, ma mi pare di avere abbastanza chiaro il fatto che le montagne sono piene di buchi e fessurazioni di tutti i tipi molto di più di quanto si creda di solito. Mi sembrerebbe anzi molto più strano se una torre di pietra fosse un blocco monolitico piuttosto che se avesse delle fessurazioni al suo interno. Tant'è vero che un amico geologo mi ha confermato che la torre di pietra ha tutte le caratteristiche di una formazione vulcanica e che non c'è nulla di strano che vi sia un canale lavico all'interno.

Ci si chiede però com'è possibile che di quella fessura in particolare nessuno se ne sia accorto prima. In realtà ci sono centinaia di grotte ignote fino a un certo punto che poi vengono scoperte, ma nel caso della "Casa nel Cielo" abbiamo a che fare con un eremo, che è per definizione un luogo poco frequentato: non c'è un via vai di gente curiosa in cerca di eventuali ingressi di cunicoli (se no che eremo sarebbe?). Ma il vero punto è: chi l'ha detto che nessuno se n'è accorto prima?
Magari qualcuno se n'è accorto. E allora? Chi se ne è accorto doveva mettere dei cartelli con su scritto: scomodo cunicolo per arrivare in cima? L'unico fatto certo è che non lo sapevano i frati. Possibile, mi si dice, che Gelsomino e Serafino, esplorando il loro piazzale, non abbiano visto il buco? E chi lo dice che non l'abbiano visto? Magari l'hanno visto e avranno detto: oh, guarda, c'è un buco nella roccia vicino alla chiesa. Semplicemente, però, non si saranno calati nel buco stesso per vedere dove andava. Il che mi pare anche logico! Come fa frate Gelsomino a infilarsi in un pertugio per esplorarlo, lui che fa fatica a infilarsi nella sua tonaca?

Ma soprattutto mi sfugge la logica per cui può andare bene (dato che questo fatto non viene contestato) che un eremo diventi un orrido castello popolato da orchi, ma si trovi "roba da bambini" il fatto che ci sia una fenditura in una roccia. Il castello e gli orchi vanno bene, la fenditura no.
Davvero in un fumetto come Zagor deve essere QUESTO a scatenare l'incredulità? Sul serio? Più che il nostro Re di Darkwood attraversi il Ponte dell'Arcobaleno o vada nel regno di Golnor? Suvvia, non possono essere questi i motivi del disappunto. Il disappunto nasce casomai dal desiderio di leggere un'ALTRA storia, mentre io ho scritto questa.

Concludo rispondendo a Christian Di Clemente. Il quale, bontà sua, parla bene di altre due storie fantasy di Torricelli, "Il principe degli elfi" e "Gli eroi del ramo rosso", e di una mia, "La progenie del male", usandole per storcere il naso di fronte al "Castello nel cielo". Quelle altre sì, che era belle; "Il castello nel cielo", invece, così così. E perché "Il castello nel cielo" sarebbe così così? Sostanzialmente, perché sarebbe un "fantasy a metà". Troppo poco fantasy, insomma. Vedete com'è difficile accontentare tutti?

33 commenti:

Fabio Di Zenzi ha detto...

Salve sig. Moreno.
Sono un lettore di zagor da tempo immemorabile e di questo blg da quando esiste, anche se non ho mai commentato.
A me lo zagor gigante è piaciuto. Ma il mio è un giudizio di pelle, oppure "da tram" come preferisco dire io. Cioè un giudizio basato solo sulle sensazioni e sulle emozioni che una storia mi dà o non dà. Per un commento "critico" - che è una gran brutta parola, secondo me - aspetto sempre la seconda o anche la terza lettura.
Comunque io l'ho trovata una storia assolutamente intrinseca all'ortodossia zagoriana, disegnata splendidamente e sceneggiata bene. Probabilmente non è la migliore storia di zagor, ma non è che si possa sempre sfornare capolavori!
Comunque complimenti.

Fabio Di Zenzi

P.S. Solo una cosa, credo che non sia "Shangai Lady" ma "Shangai Devil"...

Kramer76 ha detto...

comunque vada spero che sui disegnatori vogliate alternare gli stili.. rassicuranti alla torricelli o alla esposito e meno rassicuranti alla chiarolla o alla bisi, se no che speciale è! A proposito c'è la possibilità che con il prosieguo dell'iniziativa gli speciali tradizionali vengano soppressi?

Michele Pellegrino

Moreno Burattini ha detto...

Caro Fabio,
grazie per la segnalazione su Shangay Devil. Ho corretto il lapsus calamidovuto forse a The Lady from Shangai, il film di Orson Wells.

Moreno Burattini ha detto...

Caro Michele, purtroppo i lettori di Zagor amano molto essere rassicurati (e tutti, del resto, abbiamo bisogno di coccole). Comunque, l'alternanza degli stili sarà garantita (se l'iniziativa degli Zagorobi avrà un seguito). Quanto alla soppressione degli speciali tradizionali, non se ne vede il motivo avendo un buon riscontro di pubblico. La soppressione di una testata di solito la decidono gli acquirenti prima dell'editore. E tra i prossimi Maxi e Speciali in arrivo ci sono storie, a mio avviso, decisamente interessanti.

Ramath ha detto...

Lista di alcuni commenti sullo Zagorone:

"A me è piaciuto"
"A me non è piaciuto"
"Il fantasy lo preferisco"
"Il fantasy non è adatto"
"Bravo Burattini"
"Burattini ha toppato stavolta!!"
"Lo Zagorone è bellissimo con la costola gialla"
"Lo Zagorone è bellissimo con la costola arancione"
"Lo Zagorone con la costola colorata mi sembra un TuttoZagor...non mi piace"
"La cover di Ferri è bellissima"
"La cover di Ferri è mediocre"
"La cover di Ferri non mi piace"
"Il tunnel è stretto"
"Il tunnel è largo,orograficamente"
"Il tunnel ha le giuste dimensioni"
"Questo sarà il primo di una lunga lista di Zagoroni,ne sono certo..."
"Questo sarà l'unico Zagorone.."
"Cos'è la scolopendra??"
"Viva le scolopendre.."
"Ma non sapete nemmeno cos'è una scolopendra??Ignoranti!!"
"Il prezzo è altissimo"
"Il prezzo è basso per questa pubblicazione"
"OK...il prezzo è giusto"

Moreno,benvenuto nel circo mediatico della coerenza.:::))))

Leonardo Ancilli ha detto...

A me è piaciuto molto, notoriamente a me piacciono molto le storie di impostazione classica, però la "fantasia al potere" fa parte di Zagor, e l'idea di portare il fantasy a Darkwood (anzichè portare Zagor altrove per immergerlo nel Fantasy) è senza ombra di dubbio molto originale.

Ottimi i disegni, molto funzionali alla storia. Insomma sicuramente uno Zagorone d'esordio MOLTO BEN RIUSCITO.

Anche io spero che lo zagorone tiri a livello di vendite, così come promesso da Sergio poi l'esperimento diventi una consuetudine.

Ho letto pure io la recensione di UBC, seguo questo sito sin dai loro inizi, francamente mi sfugge il motivo su come mai il 90% delle recensioni di UBc siano totali stroncature del fumetto in oggetto. Voglio dire cosa vorrebbero questi "recensori" ? Se il 90% di quello che leggono non gli va più bene, forse più che un problema editoriale, è un problema di loro che hanno alzato troppo l'asticellla.

E anche la cosa dell'apertura nellca caverna definita una "storielle per ragazzini" mi pare fuori luogo, voglio dire Zagor è così da 50 anni, non è un poliziesco dove per forza ogni cosa deve avere una sua logica, e ogni "se" o "ma" o "perchè" una spiegazione razionale. ne abbiamo viste di cotte e di crude, da Robot ad astronavi, teletrasporti, creature estinte e via discorrendo e ci stupiamo di un buco non visto. Forse allora non si è percepito il senzo di Zagor in questi 50 anni.

E aggiungo quando leggo le solite critiche agli sceneggiatori, a cui vengono trovati vuoti di sceneggiatura di ogni tipo, critiche per personaggi poco caratterizzati o altro, invito a rileggersi i primi Tex di GL Bonelli, quelli in cui Tex in 20 pagine sgomina bande di nemici pericolosi a suo di fucilate e pistolettate, senza che l'autore facesse capire il perchè o il percome di come si evolveva la storia.

I Fumetti sono questi, se si cerca la razionalità, bussare altrove, e Zagor si fantasia e cose "non necessariamente spiegabili" è pieno dal 1961, e forse è proprio per questo che ha successo ancora oggi.

Massimo ha detto...

Mannaggia, Moré!
Sto sempre a farti lodi sperticate, e mi pubblichi proprio quell'unica volta che commento negativamente?
Uff...
Vabbè, tra poco vado a risponderti sul forum.

Warzak ha detto...

A me lo Zagorone è piacito perché alla trama avventurosa e ricca di colpi di scena, si aggiunge un costrutto metaforico molto efficace: dal "potere" della fantasia; dalla follia e allo sdoppiamento di personalità; alla consapevolezza dell'eroe, che in un certo senso "diventa" lettore (una situazione metafumettistica) e contempla la magnificenza della fosresta di Darkwood, un'autentica Grande Madre dell'Avventura.
Insomma, con quel finale drammatico e per niente consolatorio, la storia mi sembra soprattuttro una celebrazione, in tutto e per tutto, della genialità dei creatori del personaggio, Guido Nolitta e Gallieno Ferri.

Giampiero Belardinelli

illustrAutori ha detto...

non è difficile accontentare tutti, è impossibile! ;-)

...e comunque si scrive Shanghai con due H, sia per Welles che per Manfredi ;-))

complimenti, morè!

Roberto ha detto...

Ciao Moreno, ti faccio i complimenti per tutta l’operazione zagorone. :)
Ho apprezzato molto non solo la “confezione” dell’albo, impeccabile da tutti i punti di vista, ma anche la presentazione che hai fatto sul sito e soprattutto il “contenuto” del numero celebrativo.
Ritengo infatti “Il castello nel cielo” un’avventura perfettamente calata nella tradizione zagoriana, quasi un compendio del lato fantastico del nostro eroe.
Mi è piaciuta molto la riflessione sulla scrittura e su ciò che un Autore ha dentro di sé, e vi ho colto dei riferimenti ad un paio di bei romanzi di Stephen King, “Misery” e “La metà oscura”. :) ;)
Interessante poi la concezione di Darkwood come "luogo dell’immaginario", in cui convivono senza difficoltà indiani, trappers, soldati, scienziati pazzi e mostri di ogni genere… ;)

Francamente ho letto in rete recensioni che mi hanno lasciato molto perplesso (c’è gente addirittura che ti ha criticato senza leggere la storia in questione!!), da parte mia posso solo augurarmi che il caro vecchio Zagor continui così, con lo stesso entusiasmo che riscontriamo quotidianamente…
E quindi…Lunga vita allo Spirito con la Scure!! :)

Warzak ha detto...

Le riflessioni di Roberto le condivido al 100%, e soprattutto mi ha colpito l'aggancio con i due romanzi di King: se non ti dispiacce, vorrei citarli per l'articolo sullo Zagorone che, a breve, inizierò per il sito LSB.
Tra l'altro, vorrei far notare a tutti gli esperti di caverne e cuniculi (non me ne voglia l'amico Massimo se ironizzo): nella storia nolittiana "Hellingen!" (quella con gli Akkroniani) Zagor cade da un dirupo profondissimo e ricco di spuntoni rocciosi e nonostante tutto arriva in fondo vivo e vegeto, eccetto qualche ammaccatura. Ebbene, nonostante qusta "enormità" l'avventura era è resta un capolovoro. O sbaglio? ;-)

Giampiero Belardinelli

Alberto Camerra ha detto...

Accontentare tutti? impossibile.
Un fumetto come Zagor avrà sempre degli scontenti. Perchè non è un fumetto western, non è un fumetto di fantascienza, non è un fumetto horror, non è un fumetto fantasy. É una contaminazione di generi? no... per me il termine migliore è "avventura". Come spesso è stato classificato. Proprio perchè nell'avventura di Zagor, da sempre, sono stati mixati tutti i generi.
E questa, piaccia o meno, è la ragione del suo successo.
Poi, come ho già scritto, non importa il genere. Importa come è scritta una storia. Una cattiva storia rimane cattiva qualsivoglia genere. Una buona storia idem come sopra. "Il castello nel cielo" è una buona storia. Sarebbe assurdo affermare il contrario. Pro o contro fantasy.
Ciao Moreno.

DevilMax ha detto...

Benchè io non sia affatto un appassionato di fantasy, ho trovato la storia dello Zagorone abbastanza gradevole. I disegni di Torricelli sono strepitosi, Koontz è un cattivo riuscito, le scene in cui Zagor e i suoi alleati combattono contro gli orchi di Koontz sono emozionanti. Azzeccata poi l'idea delle scolopendre giganti: la sequenza in cui questi mostruosi centopiedi attaccano il villaggio indiano è, secondo me, la più bella di tutta l'avventura. Di contro, la scena dove Zagor combatte con i ragni giganti è poco efficace. Lo stesso dicasi, per quanto riguarda il versante umoristico, della gag iniziale di Cico e Drunky Duck. Il difetto più vistoso della storia, però, è rappresentato dalla caratterizzazione dello scrittore, il quale è un personaggio piuttosto scialbo, che si dimentica in fretta.

P. Alexis ha detto...

non ho capito perché un fumetto dovrebbe accontentarci tutti... A parte l'eliminazione dei difetti peggiori (ovvero lo Zagor piccione) tutto va' a gusti. Ci sono film scritti a 6 mani che non vanno oltre la sufficienza... come si può pretendere di ottenere l'eccellenza con un fumetto?

adry ha detto...

Ciao Moreno...solo dopo aver letto "Il castello nel cielo" ho letto i diversi e contrastanti commenti su vari forum non solo zagoriani, non ho letto la recensione su uBC, preferisco farmi un'idea mia personale ed è senz'altro positiva. Prima di tutto per la scelta degli autori, miglior tributo ai festeggiamenti non poteva esserci! Le critiche...ma...sono convinta che quando c'è molta attesa, come giustamente hai fatto notare, le aspettative sono piuttosto alte, ci si sofferma sull'importanza dell'evento, già il termine "speciale", albo gigante mette un pò di soggezione, e, in effetti, la terminologia rimanda a qualcosa di indimenticabile, memorabile. Personalmente ritengo questa prova "coraggiosa" proprio perchè ci si è esposti consciamente a diversi tipi di valutazioni, leggendo le tue repliche ho compreso quanto avessi valutato i pro e i contro della tua scelta, quella genere fantasy, ma Zagor è anche questo...l'alternanza e a volte la mescolanza di generi diversi ha fatto di Zagor un personaggio "unico" nel suo genere e forse per questo così longevo...ho riscontrato durante la lettura qualche punto un pò "debole", pur essendo un genere di mio gradimento non solo grafico, un suo uso "eccessivo"? mi accorgo ora che non poteva essere altrimenti, perchè è più funzionale allo sviluppo della storia e un omaggio alla fantasia dello scrittore ma anche del lettore. Pur ammirando lo sforzo fantasioso in questo contesto avrei preferito dare spazio ad una avventura di maggior spessore, una specie di ritorno al "passato" magari con spunti nuovi e qualche vecchio antagonista. Tuttavia il cattivo di turno Koontz mi è piaciuto molto, è molto ben caratterizzato come personaggio, anche se sarebbe stato più avvincente uno scontro diretto soprattutto quando Zagor riesce a penetrare nel castello, invece una volta all'interno sembra un gioco al nascondino, benchè l'espediente alla dr. jeckill e mr. hyde abbia un pò mediato tale mancanza. A questo proposito mi è stato fatto notare da un altro lettore che Koontz è un vero "cattivo" perchè vile nella parte cattiva ma più "coraggioso" nella parte buona, quella dello scrittore mite e fantasioso e questo potrebbe giustificare anche l'epilogo, che ho trovato decisamente un pò troppo frettoloso e tragico, ma a questo punto l'unica risoluzione possibile...in poche parole vorrei solo consigliare i lettori di non fermarsi o soffermarsi ad una prima lettura, considerare i punti di vista altrui, proprio perchè ogni lettore è "unico" può aver notato aspetti, particolari che ad un altro possono sfuggire! Tenere conto dei gusti personali è praticamente impossibile mentre ritengo che sia più giusto non "snaturare" il personaggio, in questo caso Zagor. Per quanto riguarda la grafica, i disegni di Torricelli sono impeccabili, dal tratto preciso, sia quando si tratta di delineare i volti e le espressioni, sia nelle vignette "corali" e più dinamiche in cui vengono messi in scena i combattimenti con i mostri, graficamente si nota che è a suo agio, senza incertezze se non in pochissimi, ma impercettibili, casi, in qualche prospettiva per es., ma il suo resta uno Zagor graficamente stupendo, il più vicino allo Zagor squisitamente nolittiano, senza ricalcarlo fedelmente. Infine ho apprezzato molto la scelta cromatica per la copertina discostandosi dal noto Texone ma di impatto decisamente positivo.

Warzak ha detto...

Non condivido la valutazione negativa fatta sullo scrittore Wilbur: il personaggio non è una figura tradizionale di cui si possono approfondire i sentimenti o i trascorsi famigliari o avventurosi, ma una figura matafisica e tutte le scene narrate nell'albo lo caratterizzano ampiamente.
Cico che legge il quaderno caratterizza Wilbur; L'attacco delle scolopendre caraterizza Wilbur; L'arrivo di Koontz a Darkwood caratterizza Wilbur; lo scontro finale caratterizza Wilbur. Se non si entra in questa ottica non si capisce la figura della scrittore e la sua morte tragica diventa consequenziale: senza la sua tragica fine il ciclo avventuroso non si sarebbe concluso, pronto magari a riaprirsi in un'altra dimensione ancora.
Wilbur rappresenta tutti quegli autori che sanno creare realtà inconcepibili alle persone "normali", ma anche quegli autori che rischiano di venire distrutti dalla propria personalità visionaria, come accade al protagonista de "La metà oscura" di King e al protagonista di un racconto di Lovecraft, "La ricerca onirica dello sconosciuto Kadath", "un celebre romanzo terminato nel 1927 che narra dell'avventura di Randoph Carter nella Terra dei Sogni, una dimensione parallela alla nostra. Qui il protagonista sarà spinto dal desiderio di vedere gli dèi che abitano sul misterioso monte Kadath, nel deserto di Leng.
Dopo mirabolanti avventure in questo mondo a tratti grottesco e surreale, Randolph affronterà il tremendo Caos Strisciante, Nyarlathotep, Messaggero degli Altri Dei.
Con un inganno, viene condotto a dorso di un orrido Shantak verso i gorghi stellari, dove con l'aiuto di Nodens, dio benevolo e primordiale, e del gas violetto S'ngac, riesce a sfuggire alla furia distruttiva del dio".

Il testo virgolettato è tratto da Wikipedia e mi sembra molto siginficativo.


Giampiero Belardinelli

Ramath ha detto...

Solo per aver avuto una segnalazione in merito,ho letto la recensione di Di Clemente su ubc.In genere,non lo faccio mai perchè i migliori recensori di Zagor stanno sui forum zagoriani,in quanto lo leggono e lo commentano da diversi anni.Ma soprattutto non hanno preconcetti e sovrastrutture ideologiche nel voler continuare a valutare Zagor come un fumetto da serie B e/o da declassare.Intanto Zagor è nelle edicole da 50 anni,e non certo per merito loro,ha uno zoccolo durissimo di lettori e fans,ed è il fumetto che,negli ultimi anni,è stato protagonisti di innumerevoli manifestazioni fumettistiche.Ora non capisco perchè il nazional-popolare fatto bene,provochi sempre una puzzetta sotto il naso,mentre il fumetto di nicchia,sollevi entusiasmi da stadio,ma poi lo comprano i soliti 4 gatti intellettualoidi,per cadere nel dimenticatoio,il giorno dopo.
Ma bando alle ciance,mi sono (ahimè) letta la recensione del Di Clemente.
Ma siamo davvero sicuri che abbia letto lo Zagorone???Caspita,lo scoop di Koontz con il Klonz nathaneveriano di per sè fa capire molto del personaggio: cioè che non capisce e non capirà mai nulla di Zagor.Ma cosa c'entra??Cioè tu mischi due assonanze di nomi per esprimere un concetto??Che poi detto,per inciso,quel'è il concetto che voleva esprimere??Mah...
E poi ancora" la trama di 228 tavole..non regge il formato cinemascope?? Boh..da che mondo e mondo,il cinemascope è un formato video in orizzontale,lo Zagorone è formato da pagine vignettate in verticale,poi tu giri la pagina ed il risultato è sempre lo stesso.Dov'è il cinemascope??Non lo so,forse ha scritto questa recensione con una birretta davanti...
Ed ancora "il lavoro di Torricelli è pulito,semplice,ordinato...senza picchi di emozione e non dà l'impressione di sfruttare appieno il formato gigante.
Non si puo' leggere una cosa del genere: oltre ad essere un cattivo recensore,sei anche cieco.Pure un bambino di sei mesi,vedrebbe l'eccelso lavoro svolto dal grande Marco.
Cortesemente,datemi l'indirizzo di costui...voglio proprio mandar...GLI uno Zagorone.Da leggere,ovviamente.

DevilMax ha detto...

Domanda a Moreno: com'è nata l'idea delle scolopendre giganti?

Come ho già detto, si tratta di un'idea azzeccata e anche originale, tenuto conto che il cinema fantastico ha stranamente ignorato questi animali, impressionanti e pericolosi già nelle loro normali dimensioni (certe scolopendre tropicali hanno ucciso persone con il loro morso). Sono stati girati molti film con invertebrati giganti (dai ragni agli scorpioni, passando per le zecche, le mantidi religiose, i vermi e compagnia "bella"), ma non ne ricordo nessuno con le suddette scolopendre.

Moreno Burattini ha detto...

Per Devilmax: basta cercare in rete delle immagini cliccando sul nome "scolopendra" per ottenere foto decisamente orripilanti, di veri e propri mostri formato tascabile. Me ne ero accorto anni fa, sceneggiando un'altra storia, "Insetti assassini", quando mi ero documentato su quali insetti o aracnidi - che non sono insetti - potessero essere conservati in certi terrari di un laboratorio scientifico dove si compivano esperimenti segreti. Mi servivano dei mostri giganteschi per l'attacco al villaggio e le immagini viste all'epoca di questi centipedi orridi e pericolosi mi sono tornate alla mente e le ho fornite a Torricelli.

Massimo ha detto...

Giampiero, ho già risposto sul forum, in maniera più articolata, cosa intendevo con la mia osservazione sui cunicoli e simili.
Sinteticamente: non certo il voler inchiodare la storia sulla credibilità o meno di un passaggio narrativo (e men che meno compiere lo stucchevole esercizio della vivisezione di una storia alla ricerca dei punti deboli), ma solo come esempio di situazioni "fortuite" e quindi poco avvincenti.
Che inserite in una bella storia si accettano senza problemi, come in quella degli Akkroniani, mentre se si accumulano sulle pagine e pagine di botte da cui è costituita prevalentemente questa storia, contribuiscono ad abbassarmene, ai miei occhi, il valore.

Leonardo Ancilli ha detto...

Mi sembra che Ramath abbia colto in pieno il discorso che facevo io sulle recensioni di uBC. E credo che per un sito come il loro non dare la possibilità di commentare le loro recensioni sia un qualcosa di assurdo, perchè oggi l'informazione come la fa Moreno oltre che per essere informazione è anche stimolo per aprire un dibattito, e il non volere questo dibattito su uBC inizio a pensare che sia una cosa voluta per rimanere su un piedistallo evitando critiche alla base.

Francesco De Simone ha detto...

Buongiorno,
ho letto varie opinioni e recensioni relativamente alle ultime uscite in edicola di Zagor, a cominciare ovviamente dallo Zagor Gigante.
Sono andato a leggermi anche la recensione sul sito UBC. Sicuramente il Sig. Di Clemente sa criticare tecnicamente un fumetto; poprio per questo, da semplice lettore qual sono, ho trovato contraddittorie alcune sue posizioni pur condividendo alcuni punti. Anche a me e' capitato di fare presente a Moreno, anche se lui non si ricordera' dato la mole di contatti che deve avere con i vari lettori, che a volte noto alcuni passaggi che appesantiscono il racconto: Di Clemente etichetta la questione con il termine "spiegazionismo", io ne faccio una questione di "ritmo", perche' il punto non e' se si "spiega" o meno troppo, ma se un passaggio e' necessario o meno in un racconto di Avventura scritto nel 2011 e non nel 1961, anche se ovviamente Moreno deve tenere conto dell‘opinione della maggior parte dei lettori di vecchia data, che come detto sopra voglio essere rassicurati; ma qui, per me parlano le sensazioni di lettura, e quindi non mi addentro in una "disquisizione critica" di cui non ho titoli. Pero' se Di Clemente critica lo "spiegazionismo", mi sfugge allora il senso della critica in cui afferma, relativamente allo Zagorone, che si "indulge troppo nelle scene di azione": e in che cosa si deve "indulgere" in un racconto di Avventura, forse in disquisizioni accademiche o in analisi psicologiche? Anche qui mi fermo da questo punto di vista, mi rendo conto che dovrei articolarlo, visto che una delle genialita' di Nolitta e' stata quella di scrivere Avventura e Azione cariche di molte sfumature, comprese quelle "psicologiche", ma spero di aver dato l'idea di cosa intendo, in quanto di seguito vorrei sottolineare anche altri aspetti della sua critica.
Di Clemente dice che c'e' magia ma non epica; io sono convinto che l'aspetto epico di Zagor sia fondamentale ed e' anche uno dei suoi punti di forza, ma questa (contrariamente a quella che paventavano le anteprime) e' di per se' una storia "fantastica" a Darkwood con ANCHE spunti Fantasy (a proposito, trovo che portare la Fantasy a Darkwood sia stato un‘ottima cosa, in perfetta linea con l‘Idea di luogo di elezione dell‘Avventura in tutte le sue sfaccettature, della Saga di Zagor ovviamente: sono sicuro che a Sergio Bonelli questa cosa sia piaciuta moltissimo); inoltre, non e’ l'Idea che sta dietro a un Eroe come Zagor ad essere "analizzata" nell'Azione, ma la "crisi" di uno scrittore che non riesce piu' a "controllare" il suo lavoro: che Epica si doveva raccontare? Quella di uno scrittore in difficolta'? E mettiamo pure che si possa fare Epica su tale argomento, ma a quel punto Zagor diventa perfino un semplice comprimario dell'Azione stessa! Insomma, sono del parere che di Epica qui ne abbiamo quanto basta, e cioe' quella iniziale del "racconto nel racconto", dove appunto non c'e' Zagor ma un altro Eroe di nome Yord, e saggiamente caro Moreno hai lasciato l'Epica nel racconto di Wilbur una volta che sei "tornato" a Darkwood per ambientarci il suo dramma, e dove di Eroe c'e' ne gia' uno che basta e avanza; detto questo, anche a me Wilbur non ha convinto del tutto, ma e' secondario, e poi mi pare molto bella la linea rossa che lo lega al “suo Eroe“ Yord: entrambi si devono sacrificare per risolvere la situazione in via definitiva, tra l‘altro qui scaturisce anche un altro livello di lettura ma molto fluido, quindi riuscito! Ma spero di avere reso l'idea di cio' che intendo sul fatto che la critica di Di Clemente sull‘aspetto Epico non e‘ pertinente.

Francesco De Simone ha detto...

A volte ritornano: per questa Avventura io vedo moltissimi aspetti positivi. Vedo anche Epica, gia' presente o semplicemente annunciata, e sono felice di questo! Il Mito di Zagor viene nuovamente "discusso", e questo e' un bene! E per fare questo e' necessario che non si perda la prima delle lezioni di Nolitta: al bando la Noia e le ripetizioni! Quindi, mi complimento per tutta l'impostazione; inoltre, hai tutto il mio entusiasmo, per quel che puo' valere, di vecchio lettore di Zagor per avere tentato a intraprendere una strada narrativamente non ortodossa e intrapresa in passato dopo Nolitta solo da pochi altri, e pienamente solo da Sclavi, in Incubi: che e' un Capolavoro non solo per l'Avventura in se', ma anche per come trae slancio dalla tradizione per attuare una vera e propria riscrittura del Mito di Zagor, dimostrando le grandi potenzialita' narrative del personaggio creato da Nolitta, lasciando inalterato il nucleo delle Idee che ci stanno dietro: questo dovrebbe essere il senso di mantenere la tradizione guardando al futuro. In quella Storia si dimostrava che lo Zagor di Nolitta era un classico nella forma e nella sostanza, e quindi per dirla con Calvino "non ha ancora smesso di dire tutto quello che ha da dire"!
E da Incubi mi riallaccio a un'altra critica di Di Clemente: secondo lui, a volte le citazioni fatte in Zagor sono fini a se stesse e servono solo a "rassicurare" i vecchi lettori, e in alcuni casi secondo me ha ragione: a volte sono ridondanti, ma non in questo caso! Perche'qui l'omaggio non e' fine a se stesso: perche', se ho interpretato bene il tuo pensiero dietro la sequenza del cervo, la citazione di Incubi e' come un "Avviso ai naviganti": questa Storia ha una struttura narrativa non convenzionale per Zagor ma sempre a Darkwood siamo! Insomma, io ci intravedo un errore metodologico nella critica di Di Clemente, ma e' una mia opinione ovviamente.

Affermo anche con forza che Di Clemente secondo me sbaglia nella sua affermazione "la trovata può sembrare un po' furba (un antipasto promozionale per l'imminente saga sudamericana)": cosa vuol dire ? L'Avventura e' bella o no? Se si, allora non solo non e' una furbata, ma e' intellettuamente onesto il tentativo di ammaliare i lettori, soprattutto il tentativo di ammaliare NUOVI lettori, perche' un fumetto popolare e' anche questo! Forse Di Clemente dimentica che in Sergio Bonelli convivono un geniale Narratore e un grande Editore, con un fiuto incredibile nell'intercettare le "emozioni" di un pubblico di massa e trasformarle in Storie che le rappresentano! Qui, mi pare che Di Clemente si sia lasciato andare a una critica gratuita e imperdonabile per un critico, perche' sembra quasi che non trovando un punto debole (oltre il solito attacco che ti rivolge: anche qui parla di "spiegazionsismo", e in una certa misura anche a me certe vignette mi sembrano ridondanti) nella Storia in se, fa scattare un attacco sulle "intenzioni" che ci stanno dietro alla pubblicazione di quella Storia: e quale diavolo deve essere la linea editoriale di una casa editrice, e dei curatori delle sue testate, che si rivolge a un vasto pubblico se non quella di creare suspence attraverso la "promozione" delle sue storie, non ultima la promozione creata dalle Avventure stesse che dipanano in una Saga, nel tentativo di allargare piu' possibile il numero dei suoi lettori? Insomma, si attacca l'Autore non per come ha scritto una Storia, se bene o male: perche' se questa Storia e' scritta bene, quello che annuncia non e' un "antipasto promozionale", ma un capitolo concluso in se stesso che diventa un vero e proprio prologo, e come tale dovra' essere giudicato negli sviluppi che ci saranno: a me pare che, in quell'affermazione di Di Clemente, di furbo ci sia solo la sua critica.

Cristian Di Clemente (uBC staffer) ha detto...

Sono sorpreso che le mie recensioni rapide su Zagor siano passate così al microscopio, parola per parola.
Ringrazio Moreno Burattini per l'equilibrio del suo post.
Riguardo ai commenti qui sopra, mi limito a fare notare che, nella scala dei punteggi di uBC (Soggetto, Sceneggiatura, Disegni valutati ciascuno in settimi), un 1 equivale, per semplicità, ad un giudizio inaccettabile, 2=scarso, 3=sufficiente, 4=discreto, 5=buono, 6=ottimo, 7=capolavoro. Poi il triplice punteggio è ricondotto su base %.
Una storia sufficiente (3,3,3) equivale a un 43%.
Allo zagorone ho attribuito 4,3,4 (52% totale) e ad "A volte ritornano" 5,5,5 (70%). Quindi siamo ben lontani dalla stroncatura. A che scopo, allora, fare l'esegesi di quello che ho scritto? ;-)

Saluti.

PS: Chi desidera commentare le recensioni di uBC può farlo da http://www.facebook.com/ubcfumetti.

DevilMax ha detto...

Moreno scrive: "basta cercare in rete delle immagini cliccando sul nome "scolopendra" per ottenere foto decisamente orripilanti, di veri e propri mostri formato tascabile."

In quanto a mostruosità, anche le pulci "extra-large" apparse nell'albo di maggio non scherzano di certo.
Se in futuro, in una tua storia, vorrai far lottare Zagor contro qualche altro invertebrato gigante, ti consiglio i solifugi, aracnidi del deserto comunemente noti come "ragni dei cammelli" o "scorpioni del vento" (ma non sono nè ragni nè scorpioni). I solifugi non possiedono veleno, ma il loro aspetto è veramente mostruoso, e il loro morso doloroso: in proporzione al corpo, possiedono le mandibole più grandi del regno animale.

Ramath ha detto...

Noto con estremo piacere che non sono il solo a cui il Di Clemente sta indigesto.E' verissimo,la mancanza di contraddittorio sulle recensioni UBC è un'atto di arroganza.In pratica,il recensore puo' dire quello che vuole,facendo passare il proprio pensiero come "pensiero unico",senza tema di essere smentito.Non accettare il dibattito,mi sembra una cosa assai ridicola: vorrà dire che non leggeremo piu' le recensioni ubc..visto l'andazzo non sarà una gran perdita...
Ma quello che urta di piu' è l'assoluta "mancanza di elemneti oggettivi" su cui fondare la recensione.Sembra buttata lì,in un momento di noia.Quali titoli possiede il Di Clemente per giustificare il suo insediamento a recensore zagoriano?Chi è??Cosa ha fatto?..Non è dato saperlo.
Teoricamnete potrebbe essere chiunque.
Chi sa parli...atrimenti taccia per sempre::))))

Moreno Burattini ha detto...

Per Christian Di Clemente: caro Christian, da parte mia non posso che ringraziarti per l'attenzione che mi riservi. Il fatto di avere un recensore non facile da accontentare o non particolarmente accondiscendente è un vantaggio perché quando c'è un giudizio positivo significa che è davvero meritato. Riguardo a me, quando scrivo di me stesso su questo blog, faccio mia la raccomandazione che premette Massimo D'Azeglio alle sue memorie: "quando dirò male di me, creda il lettore a occhi chiusi, quando dirò bene, li tenga aperti".

Francesco De Simone ha detto...

Buongiorno,
e‘ un modo di partecipare a un dibattito: di Dante si fa l’esegesi, per il resto si analizzano le varie opinioni, si spera con rispetto, e per quello che mi riguarda da profano, visto che non sono un addetto ai lavori.
Dal mio punto di vista di lettore, in questo caso mi sembrava non bastasse esprimere il voto finale: secondo me, soprattutto il tentativo annunciato con A volte ritornano, per una testata che ha cinquant‘anni, forse avrebbe meritato un‘analisi diversa dal solito; per quello che mi riguarda, in genere non intervengo nei blog, anche perche’ mi piace piu’ leggere le opinioni degli altri che scrivere le mie, ma in questo caso era un modo di esprimere come lettore di vecchia data il mio appoggio totale all‘operazione, che come giustamente e‘ scritto ha aspetti anche rischiosi come “aspettative“ create nel pubblico e inoltre propone una struttura narrativa che sicuramente in molti lettori di vecchia data ha lasciato un po‘ interdetti, come accadde con Incubi, che se a me piacque subito, ricordo molte discussioni con altri lettori: mettere la firma sulla Storia iniziale di un tentativo del genere non e‘ poco, le incomprensioni con un pubblico di lettori/tifosi come quello di Zagor possono essere molte.
Non so se ha letto il mio intervento, ma faccio anche riferimento ad aspetti che come lettore trovo ridondanti o che non mi hanno convinto del tutto, e che coincidono in parte con le sue critiche. Infatti, non sono d’accordo con un lettore di sopra quando afferma che forse UBC ha alzato troppo “l’asticella”: a mio modesto parere, l’asticella non dovrebbe stare ne’ in alto ne’ in basso, ma al punto giusto, e un critico deve essere esigente pretendendo il massimo da un Autore, naturalmente tenendo presente del genere che recensisce e tenendo presente i vari “ingredienti“ che compongono un fumetto seriale.

E in quanto a pretendere verso gli Autori, gli zagoriani non sono secondi a nessuno.

Qui esprimiamo semplici opinioni, con forza anche, i lettori di Zagor sono fatti cosi’.

Saluti e buon lavoro.

Ramath ha detto...

Chiudo con questo mio ultimo post,la "simpatica querelle" con il sopracitato recensore.Mi auguro d'incarnare bene il carattere dello zagoriano che non ama le mezze misure.Non mi piacciono le situazioni di compromesso,nella vita o si sta di qua o di là: tutto il resto è pura e servile accondiscendenza.Rispetto l'opinione del Di Clemente che può esprimerla nei modi e nei luoghi dovuti,ma rivendico il giusto diritto di uno zagoriano passionale e vulcanico come me,in assenza di un contradditorio,a non essere d'accordo.Invito anzi il Di Clemente a "mettersi in gioco"proponendogli una tribuna sul forum ZTN (di cui mi onoro di essere il fondatore),in cui potrà (se vorrà)completare il suo pensiero e,perchè no,accettare un sereno scambio di opinioni con gli zagoriani.
Dopodichè mi scuso se involontariamente i miei scritti abbiano arrecato "disagio" per i contenuti da "strenuo tifoso",ma cio' fa parte del mio modo di vivere Zagor.

Francesco De Simone ha detto...

Richiesta di chiarimento per Ramath:

Caro Ramath, avevo letto di sfuggita il tuo “post finale”, e ti conosco di nome perche’ ogni tanto, da appassionato di Zagor qual sono, mi collego sul forum, al quale mi sono iscritto perche’ trovo bello la discussione tra appassionati e mi interessano le opinioni degli altri lettori: sono come un termometro della situazione relativa alla testata, anche se parziale.

Mi erano sfuggite, a una prima lettura del tuo “post finale“, le frasi seguente che riporto:

“Mi auguro d'incarnare bene il carattere dello zagoriano che non ama le mezze misure.Non mi piacciono le situazioni di compromesso,nella vita o si sta di qua o di là: tutto il resto è pura e servile accondiscendenza.”

Sono sicuro che non erano un modo per offendere qualcuno, ma, giusto per capire se e‘ il caso di partecipare altre volte a discussioni dove sei presente, ti chiedo la cortesia di un chiarimento: per “situazioni di compromesso”, intendi il mio ultimo post? Se cosi‘, la parte finale dopo i puntini sarebbe riferita a me.

Nel qual caso: 1. Non hai letto bene quello che dico, o non l’hai capito; 2. In caso di mancate scuse da parte tua, ricambio con forza la valutazione negativa sulla persona.

Se invece ti riferisci in genere, dimentica questo post, che mi auguro non venga recepito con "disagio", ma neanche io sono abituato alle mezze misure e mi piace mettere in chiaro le cose.

Saluti.

Alessandro ha detto...

Ciao Moreno, l'ho appena finito di leggere. Mi è piaciuto molto, grazie a te e a Torricelli. Perché mi è piaciuto? Buh, e chi lo sa, non te lo saprei spiegare: mi è piaciuto e basta! So solo che con la fantasia si possono creare tante belle storie, e questa lo è a pieno titolo. Evviva i castelli in cielo!!! Evviva Darkwood!

Alessandro ha detto...

Ripensando con più dstacco penso che la cosa più bella sia stata il fatto che hai tradotto nella trama della storia ciò che (come si dice alla fine tra Zagor, Cico e il frate) ogni scrittore fa quando crea: overo concretizza la propria fantasia. E come nella testa dello scrittore i castelli in aria diventano reali, così il castello in aria di Zoonky era davvero reale. Una metafora perfettamente centrata.

Francesco Romani ha detto...

A proposito di storie piene di creature varie ricordiamo "Il popolo delle caverne" di Decio Canzio! ^^