venerdì 27 maggio 2011

GLI ALLUPATI DELL'ONTARIO

Ho appena acquistato in edicola il n° 107 della collana "Il comandante Mark" delle Edizioni If, che ristampa la storia "Il demone mascherato", da me scritta nel 1997 e apparsa per la prima volta nel giugno di quell'anno come ottavo albo speciale del personaggio, all'epoca pubblicato dalla Bonelli.

Non era la mia prima storia di Mark. Già era uscito, l'anno precedente, un altro speciale intitolato "I sabotatori dell'Ontario": in quel caso, però, il soggetto non era mio ma di Dario Guzzon, l'ultimo rimasto sulla breccia dei tre autori della EsseGesse (gli altri due erano Pietro Sinchetto e Giovanni Sartoris, scomparsi rispettivamente nel 1991 e nel 1989). Quando ricevetti, non senza emozione, il soggetto di Guzzon scritto a mano su un paio di fogli ed ebbi da Decio Canzio l'incarico di sceneggiarlo, Dario era ancora vivo: sarebbe scomparso nel 2000.


I disegni furono affidati a Lina Buffolente, una incredibile signora attiva come disegnatrice fin dal 1941, quando aveva soltanto diciassette anni. Si dice che sia stata la prima donna fumettista in Europa (ma non saprei dire chi l'abbia preceduta in America). Lina è stata legata per molti anni all'editrice Universo, realizzando personaggi molto famosi negli anni Cinquanta e Sessanta come Liberty Kid e Fiordistella, ma suoi lavori sono apparsi anche sul Vittorioso (Capitan Walter), e su molte testate francesi e tedesche. Poi, negli anni Settanta, arriva in Bonelli occupandosi del Piccolo Ranger e di River Bill, prima di ereditare i disegni del Comandante Mark. La signora Buffolente era molto affettuosa con me, ogni volta che mi vedeva, e mi diceva che le piaceva come scrivevo. E' scomparsa, purtroppo, nel 2007, all'età di ottantatre anni.



Se siete curiosi di leggermi alle prese con qualcosa di diverso da Zagor, potete recuperare "Il demone mascherato". Ricordo che Decio Canzio mi riempì di complimenti per questa storia, dicendo (bontà sua) che era il migliore degli speciali usciti fino ad allora. Per scriverla, tentai il recupero di un personaggio simile al "Pipistrello", un bandito che si opponeva al Grande Blek. Ho anche cercato di costruire una storia il più possibile essegiessiana, pieno dei topoi della produzione di Guzzon, Sinchetto e Sartoris. Un misterioso nemico mascherato da demone, Asmodeus, lotta contro Mark che deve portare al comando americano dei documenti sottratti da un patriota, i piani di una ritirata strategica degli inglesi. Il gioco del racconto consiste soprattutto nello scoprire chi é Asmodeus, chi si nasconde sotto la maschera. Sfogliandola, mi pare una storia ben congegnata ma, soprattutto, professionale nel senso che mi sembra (poi sarete voi a giudicare) di aver rispettato le caratteristiche del protagonista e dei suoi amici in modo da soddisfare l'ortodossia dei personaggi prima che le mie velleità di autore. Mark è uno di quei personaggi che a tutti gli sceneggiatori piacerebbe gestire alla propria maniera, rendendolo magari più cupo, più realistico, più drammatico: ma io ero chiamato a rivolgermi al pubblico della EsseGesse e a rispettare una tradizione che ancora oggi, viste le continue ristampe, fa proseliti in Italia e in molti paesi del mondo. Dunque, se anche mi sono concesso il lusso di congegnare una trama gialla piena di indizi e di false piste, alla fine non credo di aver deluso gli abituali lettori delle storie dei Lupi dell'Ontario.


Dopo "il demone mascherato" ci fu (e dunque potrete rileggerla il prossimo mese grazie alle Edizioni If) un'altra storia lunga, "L'orso sacro". Ma, personalmente, vado orgoglioso per le storie brevi di Mark da me sceneggiate per gli albetti spin-off che all'epoca venivano allegati agli Speciali Bonelli. Scrissi quelli dedicati a Flok, El Gancho, Mark da giovane e Betty Gray. Di queste due ultime storie, che hanno una certa importanza nella ricostruzione dei fatti del passato e nel perfezionamento della coerenza interna della serie, torneremo a parlare presto, grazie anche al contributo di Angelo Palumbo, grande esperto della saga di Forte Ontario. A proposito di questo forte, non va dimenticato che in una mia storia di Zagor, "Soldati fantasma", lo Spirito con la Scure visita le rovine dell'avamposto, molti decenni dopo la fine della guerra d'indipendenza.Devo però adesso mantenere una promessa fatta all'epoca della pubblicazione, su questo blog, di una inedita intervista a Dylan Dog, da me abbozzata ai tempi della fanzine Collezionare.


In quell'occasione scrissi: "A giudicare dai commenti, devo pensare che i lettori abbiano trovato invece abbastanza divertenti le 'interviste impossibili' che venivano pubblicate sulla rivistina e che ho ripubblicato in rete. Originariamente, dato che Collezionare veniva realizzata in provincia di Firenze e aveva, nei suoi primi numeri, una diffusione locale, si trattava di testi di cabaret scritti in vernacolo fiorentino. In questa versione vi ho fatto leggere, per esempio, l'intervista ai Fantastici Quattro. L'intervista a Zagor, invece, l'ho proposta su questo blog 'tradotta' in italiano. Tutte e due hanno fatto ridere o sorridere e ne sono contento. Resta ancora da pubblicare l'intervista al Comandante Mark (lo farò, prima o poi, prometto - o minaccio, a seconda di ciò che avete pensato delle prime due)". Eccomi perciò a pubblicare quel testo, non senza prima aver ricordato che risale agli anni Ottanta, quando era fresco il ricordo della tragedia dello stadio dell'Heysel, quando in giro invece degli emo c'erano i dark e quando capitava ancora di sentir parlare della signora Giannini, madre di sei gemelli, che compariva anche in uno spot destinato a reclamizzare dei detersivi.



INTERVISTA A I' COMANDANTE MARCHE
di Moreno Burattini
da Collezionare n° 9 (maggio 1987)

Intervistatore - Bongiorno, Comandante Marche.



Comandante Marche - Bongiorno un corno! ...Ma sentitelo! Mi gira le scatole come le pale d'un mulino a vento, e questo mi viene a dire: bongiorno! Sortimi da tre passi, sennò t'arrivo du' tonfi ti levo ti sentimento!

I - La vedo un po' agitato, Comandante.

CM - Son agitato sì! Non ne posso più! ...Tanto per cominciare, non so più icché fare con questi Inglesi. Gl'è da quande son nato che non fo altro che sterminarli, eppure non finiscan mai! ...Voglio dire: dall' Inghilterra più d'un bastimento per volta non ne manderanno, no? E invece ne sorte fori da tutte le parti! A regola devano aver noleggiato la signora Giannini, la mamma de' gemelli, e gliene fanno fare sei in continuazione. E tutti maschi, e tutti cattivi, tutti tifosi del Liverpul! ...Se poi si va a contare quelli che ha fatto fori i' mi' collega Blec Macigno, tu vedrai se fra tutti e due un se ne sarà sterminati mezzo miliardo. Ma più se n'ammazza, più n'arrivano!



I - La ci ha ragione da vendere!

CM - Bah! A me m'è bell'e venuto a noia. Pe' esempio, io mi struggo dalla voglia d' affrontare qualche volta un po' di zombi, due o tre òmini volanti, un robòtte, un omo lupo, una pianta carnivora... qualche cosa d'i' genere, insomma, come fanno Zagor e Dilan Dogghe. Ma a dirlo a' mi' autori l'è come dire a i' muro! S'arriva a' i' numero dopo e... zacchete! Riecco un'altra volta gli Inglesi! ...Non c'è nulla da fare! Altro che EsseGesse, quelli andavan chiamati Esse-Esse. Ce l'hanno a morte con gl'Inglesi più che i tedeschi con Cercil!



I - Ma a parte gl'Inglesi, non mi pare che la ci abbia troppo da lamentarsi: la vive a contatto con la natura, gl'è Comandante, la ci ha una bella donna...



CM - Icché? Sta' zitto, sai! Non me la rammentare nemmeno, quella! Anche lei, la Betti, non la reggo più!

I - Perché? O come mai?



CM - O come perché? Non lo vedi come m'asfissia? L'è più gelosa lei d'una sposa palermitana! L'è sempre a domandarmi in dove son stato, la mi controlla se ci ho i capelli d'un'altra su i' giubbino... fra me e Martin Mistere non si sa più come fare! Io ci ho la Betti, lui ci ha la Diana! Credimi, non si vive più!



I - Sicché lei conosce il professor Mistere!


CM - Bah! Lo conosco sì: s'esce in edicola insieme! Anzi, s'è bell'e detto di fare uno scambio: lui mi manda la su' pistola a raggi al posto del mi' catorcio che spara un colpo per volta, e io gli mando Gufo Triste al posto di Giava. Certo, siccome Mistere l'è sempre a indagare su' casi misteriosi e sugli estraterrestri, invece di chiamarlo Gufo Triste gli si leverebbe la G e si chiamerebbe Ufo Triste.

I - Ma torniamo alla Betti. Anche se gl'è gelosa, l'è parecchio bellina.



CM - Anche troppo. La me la guardan tutti con gli occhi di fori. Siccome poi l'è anche l'unica donna d'i' forte, i mi' òmini gli sbavano tutti dietro. Mi tocca a mettergli i' bromuro nel bere, per tenerli boni! Appunto per questo gli chiamano "gli Allupati dell' Ontario".


I - Senta, Comandante: ma le vendite, come vanno?



CM - Punto bene! Non si dà via un giornalino nemmeno a tirarglielo dietro alla gente. Ormai mi comprano soltanto i tifosi della Iuventus, per via che stermino gl'Inglesi.


I - E cosa pensa di fare, a questo proposito?


CM - Di rendermi più aderente a' tempi moderni, d'assimilarmi a' gruppi e sottogruppi delle tribù giovanili. Dato che i' giubbino nero ce l'ho di già, presto cambierò nome.


I - Come: la cambierà nome?

CM - Sì. Invece di "Comandante Mark" mi chiamerò "Comandante Dark"!

2 commenti:

Roberto ha detto...

Sì, Canzio aveva ragione: "Il demome mascherato" è lo speciale più bello di Mark. :))
Rispetto alla tua prima sceneggiatura, "I sabotatori dell'Ontario", in cui faccio molta fatica a riconoscere il tuo stile, in questo special ho apprezzato molto la tua volontà di recuperare diversi temi cari all'EsseGesse: i siparietti umoristici tra Flok e Gufo Triste, i personaggi bizzarri, gli ammiccamenti ai lettori circa l'identità del cattivo di turno...
Anche sul versante grafico, in quell'occasione finalmente fu ridotto drasticamente il riutilizzo dei disegni di Sinchetto, (brutto) marchio di fabbrica delle ultime annate della Collana Araldo, in cui affiorò con evidenza tutta la stanchezza degli Autori torinesi, sia a livello grafico che narrativo. Probabilmente lasciar da subito maggior spazio a Lina Buffolente avrebbe giovato alla serie...

Ancora due considerazioni.
La prima: è davvero paradossale che, con le decine di belle avventure di Zagor che hai sceneggiato, la tua prima storia bonelliana ristampata sia uno speciale di Mark.
Speriamo che la possibile (probabile? :-D) ristampa di Zagor possa porre rimedio a questa stranezza... ;)
La seconda: probabilmente, con altri autori che si sarebbero avvicendati sia ai testi (penso a te, a Boselli, a Mignacco, ecc.) che ai disegni, la serie del Comandante Mark sarebbe potuta andare avanti mensilmente ancora per un bel po' di anni.. Peccato. :-/

Ciao,
Roberto

CREPASCOLO ha detto...

In realtà Lina B. non è stata la prima disegnatrice europea, sebbene la maggior parte dei testi riporti il dato. Tra verità e leggenda eccetera. Macchiavelli non ha mai scritto che il fine giustifica i mezzi, frase che è la sintesi del suo pensiero. Marco Polo è andato in Cina come Louis Armstrong sulla luna nel '69, ma abbiamo un milione di motivi per accettare che un protoleghista non cercasse di apioppare dazi doganali ai cinesi e per pensare che gli USA spendessero il riscatto di un re per spedire in orbita un jazzista reduce da San Remo. Sto divagando, sorry.
La prima pencil lady del vecchio continente è stata Thea Valenti, ghost di Galep su alcuni albi di una prova generale di Occhio Cupo che si scelse di non mandare in stampa. Il personaggio si chiamava Lupo Secco ed era la risposta nostrana al Solomon Kaine di Howard ( parecchi decenni prima dell'omaggio zagoriano ndr ). Secco era uno zorride cacciatore di mostri, che chiamava ''pecoroni'', e di cui si cibava. Anoressico come Dario Argento ( uno dei pochi casi documentati di maschi affetti dalla sindrome ndr ) , il tizio non era mai sazio. Thea era per stampare, ma Bonelli senior temeva che il lettore ci vedesse un De Curtis fantasy ( '' hai presente Totò in piedi sul tavolo con un pugno di spaghetti in mano ? naah '' ) e Lupo finì in un cassetto. Raggiunto qualche tempo dopo dal flop di Occhio Cupo.Paz.
Qualche anno fa ho inviato alla SBE la mia idea per un revamping del Lupo - un team up con Kinowa - e riponevo molte speranze nello showdown tra i due che terminava con lo scalpatore calvo che girava in uno spiedo, alloro e tutto, mentre Secco rifletteva che forse la maschera di dimonio era posticcia. Un cortese redattore ( il Comandante Markeselli ? ) mi rispose che avevo ancora molti margini di miglioramento e che era il caso sostituissi la visione di Celebrity Deathmatch con i lavori di Jay Ford. Credevo fosse il primo anello della catena di montaggio ! Grazie a Mark ho scoperto che dirigeva anche le mandrie su piste di pellicola ! America !