mercoledì 27 maggio 2015

LA PISTA DELLA SPERANZA


E' in edicola il Maxi Zagor n° 24, datato maggio 2015, intitolato "La pista della speranza". I testi sono miei, i disegni di Oliviero Gramaccioni e la copertina di Gallieno Ferri. Anche se non mancano (anzi, abbondano) momenti molto drammatici e avventurosi, questa storia (dal finale comunque a sorpresa) rientra in quel mio filone in cui "berardeggio". Impossibile non vederci l'influsso del classico di Ken Parker "I pionieri" (che ringrazierò sempre Giancarlo Berardi di aver scritto).

Zagor giunge in soccorso di una famiglia che sta affrontando la prateria, con un carro e una mandria di bovini, mentre incombe la minaccia di un tornado. Gli improvvisati pionieri sono del tutto impreparati di fronte alle insidie del viaggio e lo Spirito con la Scure li aiuta a superare drammatiche avversità, combattendo contro razziatori bianchi e pellerossa e scoprendo così la loro storia. I Mood sono partiti dall'Irlanda in cerca di fortuna e sono stati vessati da dolorose traversie che hanno minato la fiducia della moglie e dei figli verso la figura di Miles, il padre e il marito, ritenuto responsabile di averli condotti in una avventura più dura delle loro forze e quindi verso un tragico destino. Ma c'è un segreto che gli irlandesi non sanno e il Re di Darkwood invece sì, e che conosceremo soltanto alla fine...

Il tornado è solo uno dei tanti pericoli a cui devono sfuggire il nostro eroe e la famiglia di pionieri, che Zagor sta cercando di aiutare. Consiglio di non perderlo soprattutto alle nostre lettrici (so per certo che ne abbiamo più di quante comunemente si immagini) perché tra i personaggi figura una ragazza, Sharon, che si innamora dell’uomo dalla casacca rossa giunto improvvisamente, comparendo dalla prateria spazzata dal vento, a soccorrere lei, i suoi fratelli e i loro genitori.

Il Mister No di Gramaccioni

Una tavola de "La pista della speranza"
Il disegnatore è un autore che, prima di approdare nello staff dello Spirito con la Scure, è stato attivo per dieci anni (tra il 1994 e il 2004) in quello di Mister No: Oliviero Gramaccioni. Il pilota di Manaus e l’eroe di Darkwood, come ben sapete, si possono considerare parenti stretti, condividendo lo stesso creatore (Guido Nolitta, alias Sergio Bonelli) e il medesimo respiro avventuroso: il passaggio di Oliviero dalle pagine del primo a quelle del secondo è stata perciò facile e naturale. Per di più, Gramaccioni ha il pregio dell’immediatezza nel suo modo di raccontare, cosa che contraddistingue l’affabulazione zagoriana, che di solito conduce il lettore nel vortice della storia in un modo apparentemente semplice e senza depistaggi (anche se la semplicità è spesso frutto di un faticoso lavoro di lima e di cesello da parte degli autori). 

Oliviero Gramaccioni è nato a Roma nel 1953, ha studiato architettura e disegna fumetti dal 1977.  Ha al suo attivo racconti pubblicati prima dalla Casa editrice Eura, poi su testate quali “Intrepido” (Universo), “Mostri” e “Splatter” (ACME). Entrato in Bonelli illustrando  Mister No, ha al suo attivo anche un albo di Dampyr. “La pista della speranza” è la sua terza (e più impegnativa) prova zagoriana dopo lo speciale “La luna degli scheletri” (2010) e “Il vascello fantasma” (Almanacco dell’Avventura 2012). L’avventura  con cui io e lui abbiamo collaborato insieme per la prima volta non è soltanto un racconto di pionieri in viaggio nelle grandi praterie ma ricostruisce anche il dramma di molti immigrati partiti dall’Europa in cerca di un futuro in una vagheggiata terra promessa.
Oliviero Gramaccioni in una foto di Marco Corbetta





giovedì 21 maggio 2015

AFORIS MY



Domenica 17 e lunedì 18 maggio 2015 ho presentato al Salone del Libro di Torino la mia raccolta di battute e aforismi intitolata "Utili sputi di riflessione", edito da Allagalla. Si è trattato di una bellissima esperienza che ha portato in porto un lavoro che mi ha coinvolto per mesi insieme. Ho potuto parlare con tanti amici, incontrare lettori, rilasciare interviste a giornalisti e radio. Adesso il libro verrà presentato in parecchie località d’Italia, a partire dai prossimi appuntamenti che saranno in occasione di Albissola Comics ad Albissola Marina (SV) domenica 24 maggio alle ore 11.30, e  a Nera d’Inchiostro, a Narni (TN),  sabato 30 maggio alle ore 11,30. Ad Albissola sarà allestita anche una mostra delle illustrazioni del volume.

Moreno Burattini intervistato al Salone del Libro di Torino
Pubblicare un libro è sempre emozionante e pubblicarne uno come “Utili sputi di riflessione” ancora di più, perché si tratta di un qualcosa di molto autobiografico (anche se con valenza universale) in cui, pur fra tante risate, mi sono davvero messo a nudo. Il professore Giuseppe Noto, filologo romanzo dell’Università di Torino, ha sottolineato nella sua introduzione (e nella presentazione a cui ha partecipato dimostrando grande simpatia) l’alternanza fra il registro comico e quello intimistico, e infatti credo che il mio libro possa far ridere (alcuni mi hanno detto “fino alle lacrime”) e far pensare. Una delle prime lettrici mi ha raccontato di non essersi riuscita a trattenere dal continuo sghignazzare leggendolo in metropolitana, con suo grande imbarazzo.  Uno dei vantaggi dell’antologia è che è composta di frasi brevissime, divise per argomenti (come le voci di una enciclopedia in ordine alfabetico), che si possono leggere a caso, saltando di pagina in pagina. “Sono andato subito a vedere quelle sul sesso”, ha confessato un altro lettore. In effetti ce ne sono diverse, e non so come la prenderà mia madre.

Io con Elena Sophia Castiglioni che ha curato grafica e impaginazione di "Utili Sputi di Riflessione"
A rendere più bello il volume contribuiscono, comunque, oltre trenta illustrazioni inedite, a colori e in bianco e nero, di 28 grandi autori di fumetti italiani, che ringrazio di cuore per avermi regalato i loro disegni (ognuno dei quali illustra un mio aforisma, scelto tra i duemila della raccolta). Un grazie particolare va, naturalmente, a Lucio Filippucci che ha realizzato la straordinaria copertina. Quasi duecento pagine (192 per la precisione), dieci euro (se non è un affarone, ci si può comunque stare: in ogni caso. spero che verrà apprezzato il rifiuto dell’ipocrisia di proporlo a 9.99). In calce all’articolo troverete le indicazioni per procurarvelo, se volete.

Il retro del libro  (disegno di Nik Guerra)
Gli aforismi costituiscono un vero e proprio genere letterario in cui  ho tentato di cimentarmi con lo spirito di chi, appassionato del grande calcio, cerca di giocarlo in privato con gli amici, o di quelli che, ammirando un cantante, provano a cantarne le canzoni al karaoke. Gli aforismi sono una forma d’arte paragonabile alla poesia: ogni singola parola ha un peso enorme e il loro significato va incredibilmente al di là delle dimensioni del testo con cui lo si esprime. Gesualdo Bufalino, del resto, diceva: “un aforisma ben fatto sta in otto parole”. Non ne servono molte di più per colpire immediatamente nel segno con più efficacia di qualunque lungo discorso. Del resto, “quando non si sa scrivere, un romanzo riesce più facile di un aforisma”, diceva Karl Kraus. Già ai tempi del liceo, avevo cominciato ad annotare su un grosso quaderno dalla copertina rigida tutte le citazioni che incontravo nel corso delle mie letture, che in seguito ho trascritto, a centinaia, su computer. E, con il crescere della mia biblioteca, è cresciuta anche la mia collezione di libri di frasi a effetto, che ormai occupa due interi ripiani. Fra essi, ci sono i due tomi che i Meridiani Mondadori hanno dedicato agli Scrittori Italiani di Aforismi.

Roberto Guarino,  curatore del volume
Un importante pungolo a cercare di perfezionarmi nel cesello di questo tipo di composizioni è venuto da Twitter. La regola principale di chi utilizza questo social è che i messaggi (o tweet) non possono essere più lunghi di 140 caratteri. Questo significa che qualunque messaggio si voglia comunicare, lo si deve fare in estrema sintesi. Seguire su Twitter le persone giuste offre a volte più spunti di divertimento o di riflessione che guardare un dibattito o un programma di cabaret in televisione. Il gusto di seminare anch’io le mie perle di saggezza mi ha trasformato in breve tempo in un autore prolifico di aforismi diffusi via Internet, poi da me raccolti, in più occasioni, su questo mio blog.

Dal gennaio del 2015 ho anche iniziato a pubblicare aforismi sul mensile satirico Il Vernacoliere, dove ho inaugurato una rubrica umoristica intitolata “I dieci domandamenti”  Alla fine, le mie composizioni sono diventate così numerose da poter riempire non un libro, ma dieci. Contemporaneamente, in tanti mi hanno chiesto con sempre maggiore insistenza di raccogliere davvero in un volume il materiale che andavo producendo. Ho dunque proposto la mia prima antologia ad Allagalla, una Casa editrice torinese con cui mi era già capitato di collaborare.

Il solito Franco Lana con "Utili Sputi di Riflessione"
Riguardo, infine, ai contenuti degli Sputi, mi preme sottolineare come un aforisma non debba sostenere una tesi ma suscitare una discussione: ogni frase che va presa per quel che è: una provocazione. Mi piace l’idea che da un concetto, talvolta paradossale, si possano trarre lunghe riflessioni. I miei aforismi non propugnano certezze ma seminano dubbi: tuttavia,  danno la testimonianza di una mia incessante ricerca. Cerco Dio, cerco l’amore, cerco la speranza, cerco un centro di gravità permanente anche quando sul ponte sventola bandiera bianca. Le certezze  accettate come tali in modo acritico non sono conquiste, sono eredità di cui non si ha merito e che si possono soltanto dissipare. Quando invece a una convinzione si arriva dopo una faticosa ricerca, quella sì che è una ricchezza, un valore. Ma c’è di più: si può arrivare a capire e capirsi anche ridendo e scherzando. Non credo che se avessi scritto un romanzo, o una autobiografia, avrei potuto raccontarmi meglio o più sinceramente di quanto ho fatto con gli Sputi. Mi sono scoperto e messo a nudo forse più del dovuto, ma ho la scappatoia pronta di poter dire in ogni momento che ma no, ovviamente stavo scherzando. In fondo, l’importante, nella vita è avere sempre una buona scusa.

Ecco la mia biografia in una delle alette della copertina.
Moreno Burattini è nato tra le foreste delle montagne pistoiesi sul finire dell’estate del 1962.?E’ rotolato a valle un paio d’anni dopo, ma gli occhi gli sono rimasti verde bosco.?Da ragazzo ha sempre preferito restare chiuso in casa a scrivere favole e romanzetti, invece di andare a giocare a calcio con gli amici. Visto come gioca, gli amici gliene sono grati. Si è laureato a Firenze con 110 e lode con una tesi sui fumetti: ancora oggi se ne meraviglia, dato che da bambino nessuno lo lodava perché leggeva Topolino.?Da quasi trent’anni sceneggia comics, ma continua a preferire leggerli.?Del resto leggere, secondo lui, è la seconda cosa più bella della vita. Non è il caso di specificare quale sia la prima.?Ha pubblicato centinaia di articoli, molti saggi, un romanzo, qualche racconto e alcune commedie e ha vinto premi in varie occasioni, tutti consistenti in targhe e medaglie (“mai una volta che dessero un assegno”, si lamenta l’interessato). Lavora presso la Sergio Bonelli Editore come curatore e sceneggiatore di Zagor, ma le opinioni espresse negli aforismi raccolti in questo libro sono esclusivamente personali e Zagor se ne vergognerebbe. Cico chissà.

Come procurarsi il libro? Cercandolo in libreria (ogni libraio può richiederlo al suo distributore se già non ce l’ha), innanzitutto. Poi, ordinandolo in fumetteria (è in distribuzione anche lì). Ma potete pure scrivere alla Casa editrice a questo indirizzo email: info@allagalla.it (vi verranno date immediatamente tutte le indicazioni per riceverlo a casa). Il volume sarà in vendita presso lo stand Allagalla nelle principali manifestazioni fumettistiche: mostra ANAFI di Reggio Emilia, Albissola Comics, Nera d’Inchiostro a Narni, Riminicomix sono solo le prime (anche a Lucca Comics ci saremo di sicuro). Si troverà anche all’ingresso della grande mostra dedicata ai miei primi 25 anni di fumetto che la Provincia di Pistoia organizzerà tra il 25 luglio e il 30 novembre 2015. Tra pochi giorni sarà disponibile anche su Amazon, ma già adesso lo trovate prenotabile su Fumetto Online

I due segnalibri tratti da "Utili sputi di riflessione"

Moreno Burattini
UTILI SPUTI DI RIFLESSIONE
Aforismi sulla vita e su altre parti del corpo
Allagalla

Con illustrazioni inedite di 28 fumettisti italiani

Dimensioni: 15 x 21
Rilegatura in filo refe
Codice ISBN – 9788896457245
Prezzo: 10 euro.

Aforismi, battute, riflessioni ora sarcastiche ora poetiche, massime e minime, frutto della penna corrosiva e dello sguardo controcorrente di uno dei più noti sceneggiatori di fumetti italiani, Moreno Burattini,raccolti in volume in occasione dei suoi primi venticinque anni di carriera. "Belli e destabilizzanti", secondo Silvia Ziche, una delle disegnatrici che, insieme ad altri 27 disegnatori, ha illustrato alcuni degli aforismi. Frasi a effetto, brevissime e fulminanti, divise per argomento, da leggere tutti insieme o saltando qua e là, puntando il dito a caso per cercare una folgorazione. Senza necessariamente dover essere d'accordo.



I disegnatori che hanno illustrato il volume:

Sergio Algozzino
Fabiano Ambu
Stefano Babini
Emanuele Barison
Michele Benevento
Alessandro Bocci
Giuseppe Camuncoli
Raffaele Della Monica
Giuseppe Di Bernardo
Roberto Diso
Maurizio Dotti
Lucio Filippucci
Nicola Genzianella
Sergio Giardo
Nik Guerra
Mauro Laurenti
Giuseppe Manunta
Giacomo Michelon
Alessandro Piccinelli
Giuseppe Prisco
Michele Rubini
Fabrizio Russo
Gianni Sedioli
Giorgio Sommacal
Laura Stroppi
Walter Venturi
Marco Verni
Silvia Ziche





giovedì 14 maggio 2015

APPUNTAMENTO AL SALONE




Un tale mi ha scritto, qualche settimana fa, una lunga lettera di disapprovazione perché, su Facebook, posto "freddure prese da libricini comprati nella libreria di chissà quale stazione ferroviaria". Ho risposto spiegando che le battute di solito le invento (e se qualcuna ne ricorda di scritte o di dette da altri, è per caso: anche a me è capitato di leggerne di mie con firme diverse). Possono non piacere, ma non le copio, e se ne cito di altrui indico la fonte (se la conosco). Ma il pezzo forte della contestazione è in queste frasi: "Spesso mi sono chiesto: è mai possibile che uno dei più grandi sceneggiatori di fumetti in Italia, non abbia niente di meglio da fare che scrivere cazzate dalla mattina alla sera? Ma come fa a conciliare tutto ciò con il lavoro?". 

E' facile ribattere che il mio mestiere è scrivere e farmi leggere, dunque finché scrivo e qualcuno mi legge tutto è lavoro. Ma scrivere e farmi leggere è anche la mia vita, perciò lavoro e vita non sono, nel mio caso, cose diverse. Senza ricordare la rubrica di aforismi che gestisco sul "Vernacoliere" attingendo appunto da ciò che scrivo in Rete, ecco però, adesso, che il libro  fra le mie mani nella foto qui sopra dimostra come scrivendo cazzate stavo davvero lavorando: infatti, ne ho raccolte quasi duemila in una antologia, e un editore mi ha fatto un contratto che mi consentirà di incassare l'otto per cento di ogni copia venduta. Se il problema del mio detrattore era che perdessi il mio tempo su Facebook, sono lieto di averglielo risolto. Del libro, che vanta una introduzione di livello accademico, parleremo approfonditamente tra qualche giorno, adesso basterà segnalarvi gli appuntamenti per le primissime presentazioni, a cominciare da quelli al Salone del Libro di Torino. Qui di seguito troverete tutte le notizie. Spero di incontrarvi!

Moreno Burattini
UTILI SPUTI DI RIFLESSIONE
Aforismi sulla vita e su altre parti del corpo
Allagalla

Con illustrazioni inedite di 28 fumettisti italiani
Copertina di Lucio Filippucci

Introduzione di Giuseppe Noto, docente di filologia e linguistica romanza presso l'Università di Torino.

Aforismi, battute, riflessioni ora sarcastiche ora poetiche, massime e minime, frutto della penna corrosiva e dello sguardo controcorrente di uno dei più noti sceneggiatori di fumetti italiani, Moreno Burattini,raccolti in volume in occasione dei suoi primi venticinque anni di carriera. "Belli e destabilizzanti", secondo Silvia Ziche, una delle disegnatrici che, insieme ad altri 27 disegnatori, ha illustrato alcuni degli aforismi. Frasi a effetto, brevissime e fulminanti, divise per argomento, da leggere tutti insieme o saltando qua e là, puntando il dito a caso per cercare una folgorazione. Senza necessariamente dover essere d'accordo.

"Utili sputi di riflessione" sarà presentato al Salone del Libro di Torino, domenica 17 maggio alle ore 18 presso lo stand della Regione Piemonte B56-C55 Pad. 1 e lunedì 18 alle ore 12 nella Sala Arancio.

Successivamente sono previste presentazioni in occasione di Albissola Comics ad Albissola Marina (SV) domenica 24 maggio alle ore 11.30, e  a Nera d’Inchiostro, a Narni (TN),  sabato 30 maggio alle ore 11,30. Ad Albissola sarà allestita anche una mostra delle illustrazioni del volume.


Illustrazioni di:

Sergio Algozzino
Fabiano Ambu
Stefano Babini
Emanuele Barison
Michele Benevento
Alessandro Bocci
Giuseppe Camuncoli
Raffaele Della Monica
Giuseppe Di Bernardo
Roberto Diso
Maurizio Dotti
Lucio Filippucci
Nicola Genzianella
Sergio Giardo
Nik Guerra
Mauro Laurenti
Giuseppe Manunta
Giacomo Michelon
Alessandro Piccinelli
Giuseppe Prisco
Michele Rubini
Fabrizio Russo
Gianni Sedioli
Giorgio Sommacal
Laura Stroppi
Walter Venturi
Marco Verni
Silvia Ziche

Il retro di copertina di Nik Guerra

venerdì 8 maggio 2015

LA FORTEZZA SULLA SCOGLIERA



E’ in edicola “La fortezza sulla scogliera”, l’albo di Zagor n° 598 (Zenith 649), datato maggio 2015. I testi sono miei, i disegni di Joevito Nuccio, la copertina di Gallieno Ferri.  Si tratta della terza e ultima puntata di una storia che si conclude a pagina 56, per lasciar posto a “Fort Adam”, un altro racconto (di Jacopo Rauch e Massimo Pesce) che si concluderà sul prossimo numero, intitolato “Tamburi nella notte”. 

Non so mai dire se qualcosa che ho scritto io sia buono o no. So solo che ci metto sempre dentro tanto impegno. In questo caso, ho cercato di caratterizzare un gruppo di personaggi ognuno diverso dall’altro, ciascuno con le proprie motivazioni, e di mettere lo Spirito con la Scure in grosse difficoltà. Mi sembra che tutto, alla fine, torni in un cerchio che giunge a chiudersi. Gli animali non sono i cattivi della storia, nonostante il Re di Darkwood debba confrontarsi con molti di loro: sono anch’essi vittime di Kaufman, che li ha chiusi nel suo zoo. E Zagor riesce ad arrivare in fondo alla sua “corsa disperata” senza ucciderne neppure uno, salvo forse un paio di topi. La morte del rinoceronte non è stata infatti causata dal nostro eroe ma dal cedimento del ciglio di una scogliera sotto il peso del pachiderma.


A pagina 31, Joevito Nuccio rende omaggio a Gallieno Ferri citando la copertina de “La scure e la sciabola”, una delle più belle del maestro ligure: fu appunto grazie a quella cover che il giovanissimo Joevito si innamorò di Zagor e cominciò il suo percorso verso la pubblicazione de “La fortezza sulla scogliera”. Abbiamo deciso di ricordare quell’albo proprio in occasione del quarantennale della sua prima uscita, avvenuta appunto nel maggio del 1975. Il prossimo lavoro di Nuccio sarà un Color Zagor dedicato a Winter Snake.

Stefano Grasso (di Albissola Comics) con le figlie
Durante il mese in corso uscirà un altro Zagor a mia firma, “La pista della speranza”, un Maxi illustrato da Oliviero “Mister No” Gramaccioni: è una storia che, ne sono quasi certo, piacerà soprattutto al pubblico femminile (abbiamo anche noi le nostre lettrici, per fortuna), al quale forse strapperà perfino qualche lacrimuccia. Non temano però i maschietti perché fra uragani, predoni indiani, assassini bianchi, latifondisti senza scrupoli lo Spirito con la Scure avrà il suo bel daffare.

Per completezza di informazione, tornando a “La fortezza sulla scogliera”, vi ricordo che della prima parte dell'avventura, "Corsa disperata", abbiamo parlato due mesi fa e vi invito a cliccare sulla scritta blu per rileggere quel che avevo scritto. Sulla seconda parte, "Lo zoo di Kaufman", ho scritto invece un post in aprile.  Il sito Bonelli ha dedicato a Joevito una lunga intervista (corredata di tante immagini): potete cliccare qui per rintracciarla. Sullo stesso sito è visibile anche lo strepitoso trailer, che trovate comunque qui sotto. 




domenica 3 maggio 2015

CHE VITA SAREBBE SENZA...




Ho un video di divertente da farvi vedere, ma prima di invitarvi a cliccare sul filmato che troverete in fondo a questo articolo, ho anche qualcosa di divertente da raccontarvi. La prendo un po’ alla lontana, sperando di non annoiare, ma certo che la morale della favola (che mi riguarda) possa riguardare anche tutti voi, che come me siete in balìa di quel che vi si dice addosso (un destino che ci accomuna tutti). 

Ecco i fatti. Tutte le settimane, da più di tre anni, devo preparare un articolo di cinque cartelle per le introduzioni dello Zagor di Repubblica. Uno dei pezzi del volume n° 174 sarà dedicato a Marco Verni. Per documentarmi, ho cercato in rete qualche sua intervista. Ne ho trovata una apparsa sul blog portoghese di Tex Willer, che ha anche una versione in italiano. Se volete, potete leggerla anche voi cliccando qui: vi assicuro che ne vale la pena anche se non siete abituali lettori di Zagor. Nello scorrere le risposte date da Verni all’intervistatore, ho trovato un paio di giudizi sul sottoscritto che mi hanno lasciato di stucco. 

Per esempio, parlando del nostro ZagoroneL’uomo che sconfisse la morte”, Marco ha detto: “Prima che uscisse in edicola, secondo me Moreno non aveva la consapevolezza di aver sfornato un capolavoro, forse perché è molto modesto (e anche insicuro) di natura”. 

In un altro passaggio della medesima intervista, il disegnatore dichiara: “Il motivo per cui è un piacere lavorare con  Burattini è che, nonostante la sua carriera (è colui che ha sceneggiato più pagine in assoluto di Zagor), è una persona umile e mai presuntuosa, sa ascoltare anche l’ultimo arrivato e sa mettersi sempre in dubbio, e (cosa più unica che rara) non si da delle arie, al contrario di tanti altri”. 

Perché sono rimasto a bocca aperta? Perché vengo da una settimana in cui da più parti sono stato bersagliato da critiche feroci di segno del tutto opposto. Qualcuno, tra gli addetti ai lavori con cui ho a che fare più da vicino, mi ha rimproverato di scrivere, negli ultimi anni, storie più brutte rispetto a quello del passato (mentre “L’uomo che sconfisse la morte”, che Verni considera un “capolavoro” è un racconto piuttosto recente). Qualcun altro, invece, mi ha attaccato accusandomi di essere un egocentrico e un vanitoso alla massima potenza. Tant’è vero che su Facebook sono stato costretto a scrivere un commento in cui mi sono cosparso il capo di cenere. In breve tempo, con quel post ho raggiunto oltre 4000 persone, sono arrivati più di 250 “mi piace” e si sono susseguiti decine e decine di commenti a mio conforto. Mi sono commosso. Ecco che cosa ho scritto:

Siamo alle solite. Pare che ci sia in Rete chi trova "insopportabile" il fatto che in questo mio spazio FB io pubblichi delle foto in cui mostro personalmente degli albi tenendoli in mano. Secondo il parere dei contestatori, sarebbe dimostrazione di intollerabile narcisismo. Personalmente, credevo che fosse un mezzo simpatico per promuovere libri e fumetti che a me piacciono (a titolo del tutto gratuito e disinteressato, peraltro). Mi pareva di aver trovato una formula semplice e divertente: il "selfie" con il libro in mano. Mi accorgo che c'è chi la trova detestabile. Non ho niente da controbattere, ovviamente, se non questo: nessuno è obbligato a seguire questa pagina, che è mia personale e privata. La parola "Zagor" fra virgolette è soltanto un nik che serve a identificarmi (ci sono altri Moreno Burattini) e la Rete è piena di gente che usa dei nickname. Tutte le descrizioni della pagina sottolineano il fatto che non è uno spazio "ufficiale" della Casa editrice ma una piccola e spiritosa postazione del sottoscritto. Il fatto che io offra la mia minimissima tribuna per promuovere Zagor è frutto di volontariato, e supplisce alla mancanza di una pagina Facebook zagoriana della Bonelli solo per mia privata iniziativa. Chi si lamenta di cercare notizie sullo Spirito per la Scure qui da me ed essere costretto a sorbirsi aforismi che non apprezza, foto del sottoscritto e materiali diversi da quel che lui desidera, ha sbagliato indirizzo. Nessuno può pretendere, spero, che io scriva nella mia pagina FB sotto dettatura altrui. Faccio del mio meglio per essere gradevole, se poi c'è chi non mi sopporta, me ne farò una ragione: mi auguro che costoro trovino di meglio altrove.

Morale della favola: per qualcuno sono “umile e mai presuntuoso”, per altri egocentrico e insopportabile. Per qualcuno non scrivo più storie valide, per altri “L’uomo che sconfisse la morte”, “Vendetta trasversale”,  "Il varco tra i millenni" o “Corsa disperata” sono dei capolavori. Docce scozzesi a gogò. A chi credere? Non lo so. Io so che sono spontaneo e assecondo l’istinto. Forse dovremmo tutti imparare a non curarci troppo dei giudizi altrui e fare del nostro meglio così come ci riesce. Prometto comunque di tener sempre conto dei consigli e cercare sempre di non credermi chissà chi, conscio di chi realmente sono.

Ma eccoci al filmato. Mentre si succedevano gli attacchi e le difese, mi è giunta la richiesta di collaborare a un “falso” spot pubblicitario in cui avrei dovuto vestire i panni del testimonial. Lo spot doveva essere realizzato da tre studentesse della Facoltà di Scienze della Comunicazione e Linguaggio dei Media della Cattolica di Milano, nell’ambito di un progetto sperimentale sponsorizzato dalla Dalani (nota casa di produzione di arredi domestici) che avrebbe premiato il video di miglior qualità (sempre per fini didattici e non commerciali, almeno in questa fase). Il video promozionale doveva durare tre minuti e avere quale passaggio obbligato la citazione di un film. Le studentesse, una delle quali figlia di un caro amico, hanno ideato uno slogan “Che vita sarebbe senza…” e hanno immaginato che io potessi rispondere “…senza la mia tazzina di caffè”. Nel caso che alla “puntata zero” (quella da me interpretata) ne facessero seguito altre, altri testimonial avrebbero dovuto fornire risposte diverse, sempre legate agli oggetti a marchio Dalani. Presi gli accordi, io mi sono scritto da solo il discorso che ho recitato, e le autrici hanno filmato e montato il tutto nel modo che vedrete. 

Il video è già online su YouTube (so che siamo in lizza per il miglior risultato fra chi ci ha provato). Ecco: immagino quelli per cui sono egocentrico e presuntuoso sbracciarsi nel dire che non ho perso l’occasione per mettermi in mostra. Io penso di non aver perso l’occasione per dimostrarmi disponibile, a titolo gratuito e come mi viene spontaneo fare, verso un amico che mi ha chiesto aiuto. Chi avrà ragione? Ah, saperlo. 









venerdì 24 aprile 2015

CICO SULL'ISOLA DEL TESORO



Beatrice Corbetta (fan di Cico n°1) ha trovato "Cico sull'Isola del Tesoro" in uno scrigno (foto del papà Marco)

E' in edicola il n° 12 della collana a colori dedicata dalle Edizioni If alla riproposta degli albi di Cico in ordine cronologico (quelli originariamente usciti, in bianco e nero, sotto il marchio Bonelli tra la fine degli anni Settanta e il 2007). Si tratta di "Cico sull’isola del tesoro", con testi mie e disegni di Francesco Gamba. A corredo del racconto a fumetti c'è, come di consueto, un mio commento.

L’albo originale giunse in edicola, per la prima volta, nel dicembre del 1995, dopo la decisione di Sergio Bonelli di trasformare in semestrali le uscite della testata dedicata al buffo messicano (segno che c'era un certo apprezzamento di pubblico). Nella prefazione dell’albo si legge: “la divertente avventura che avete fra le mani è, a nostro parere, il capolavoro della coppia Burattini-Gamba”. Grazie dunque a Mauro Boselli, quasi sicuramente autore del complimento (all’epoca non lavoravo in redazione – vivendo meglio – e non saprei dire che fosse a compilare i redazionali cichiani ma scommetterei una pizza che in questo caso è farina del suo sacco). Sergio, se non altro (sempre molto critico) non ha tolto l’apprezzamento, il che può considerarsi un buon risultato.

Sicuramente si tratta di un racconto molto movimentato e pieno zeppo di gag e di citazioni, che vanno dai fumetti di Carl Barks (non sfuggirà a nessuno il riferimento a Cornelius Coot, fondatore di Paperopoli, nelle prime pagine) a, naturalmente, il classico dei classici di Robert Louis Stevenson, “The Treasure Island” (da cui è tratta la mappa dell’isola del tesoro che si vede a pagina 61, ma anche la figura di Benny, parodia del mezzo folle Ben Gun).

L’albo ha la caratteristica di  riprende il filo della narrazione interrottosi in "Cico sceriffo", quando lo sceneggiatore Guido Nolitta non aveva spiegato perché Cico, diventato un uomo della legge acclamato dai suoi concittadini, avesse lasciato Texas City.  Nella “cornice” che fa da contorno alla rievocazioni del passato del messicano compare, in un ruolo che non è soltanto quello di fungere da ascoltatore, “Digging” Bill: uno dei comprimari zagoriani più amato dai lettori. Il suo vero nome è Beniamino Readwell (oppure Rockwall: neppure lui lo ricorda più) è uno dei più riusciti personaggi del microcosmo dei caratteristi nolittiani: monomaniaco in perenne ricerca di un tesoro, rappresenta l’uomo che insegue un sogno e che, per questo, ha uno scopo nella vita, qualcosa in grado di riempirgli l’esistenza e di illuminargli l’anima. Non importa se il sogno è irraggiungibile, quel che conta è inseguirlo. Bizzarro, poetico, incorreggibile, perfino gaglioffo e disonesto, coraggioso e pavido al tempo stesso, “Digging” Bill è perfino difficile da definire. Ci prova una volta Zagor nel finale dell’albo “Capitan Serpente”, dicendo: “Chi è ‘Digging’ Bill? E chi può dirlo? Un matto, o forse un imbroglione tanto incallito da ingannare anche se stesso. O meglio ancora, lui è tutte queste cose messe insieme. Non è facile trovare definizioni più chiare. Lui è semplicemente Digging Bill!”.

Circa la storia, i riferimenti sono soprattutto al romanzo di Stevenson, tuttavia qua e là credo si riconscano certi echi di un film, “Totò contro il Pirata Nero”, in cui il Principe della Risata si imbarca su una nave di pirati. Una curiosità: in uno sketch dell’albo compaiono degli indigeni che parlano una sorta di vernacolo fiorentino che ricordano quelli fatti parlare in dialetto veneziano da Hugo Pratt ne “La ballata del mare salato”. Anche Michele Medda una volta ha fatto parlare in sardo gli abitanti di uno stato del Centro America in una sua storia di Nathan Never. A me l'idea è venuta da un fumetto italiano intitolato "I sottotitolati", opera di Greg, in cui i protagonisti sono giovani coatti che parlano in uno sbracato romanesco, e hanno in calce alla vignetta la "sottotitolatura", cioè la traduzione di quanto dicono. E la traduzione non è letterale, ma forbita ed elegante, per cui se uno dei personaggi dice a un barista: "A' fijo de' 'na mignottona, portace 'na bbira", la traduzione è: "Signor barman, potrebbe gentilmente servirci una birra cadauno? ....e ci saluti la sua gentile mammina". Io ho fatto lo stesso, dato che la mia traduzione è sempre più elegante e signorile del senso delle frasi che si leggono nei balloon. Inoltre, non si tratta propriamente di vernacolo fiorentino (anche se qualche eco se ne potrebbe trovare) ma di una libera trascrizione fonetica di un italiano generico molto manipolato. In conclusione: io mi sono divertito a scriverlo e a rileggerlo. Spero che anche voi possa scappare qualche sorriso. Ce n’è tanto bisogno.

giovedì 16 aprile 2015

LO ZOO DI KAUFMAN



E’ in edicola “Lo zoo di Kaufman”, l’albo di Zagor n° 597 (Zenith 648), datato aprile 2015. I testi sono miei, i disegni di Joevito Nuccio, la copertina di Gallieno Ferri.  Si tratta della seconda puntata di una storia che si concluderà a metà del prossimo numero, intitolato “La fortezza sulla scogliera”. Della prima parte dell'avventura, "Corsa disperata", abbiamo parlato il mese scorso e vi invito a cliccare sulla scritta rossa per rileggere quel che avevo scritto. Il sito Bonelli ha dedicato a Joevito una lunga intervista (corredata di tante immagini): potete cliccare qui per rintracciarla. Sullo stesso sito è visibile anche lo strepitoso trailer che troverete comunque in calce a questo articolo. 

Poiché le storie si giudicano alla fine, propongo di rimandare il grosso delle considerazioni al mese venturo. Qui basterà far notare il miglioramento progressivo del lavoro di Nuccio, già apprezzabile fin dall'inizio ma in costante evoluzione, e il suo talento nel raffigurare animali.

Da parte mia, ho cercato di inserire delle storie nelle storie, con le vicende personali di Tamau, Kourbo e Rongo, destinate ad avere una certa importanza nel finale del racconto. Qualcuno mi ha detto di essersi commosso di fronte a quel che accade al guerriero Masai e al suo leone. Peraltro, per far parlare Kourbo in autentica lingua maa (quella del suo popolo, che dà il nome all'etnia, dato che Masai significa "coloro che parlano maa"), ho rintracciato in Africa, per interposta persona, la madre di una giovane ugandese che studia in Italia, chiedendo l'esatta traduzione di alcune frasi.
Ciò detto, affido l'albo alla vostra lettura, come sempre.



venerdì 10 aprile 2015

MCKENZIE MEMORIES


Sul numero 358 di Lupo Alberto, datato aprile 2015, ci sono due storie sceneggiate dal sottoscritto. Si tratta di “L’extraterrestre” (originariamente apparsa sul n° 119 del maggio 1995) e di “Henry Talp, lo iettatore” (la prima volta in edicola nel giugno 1995 sul n° 120). I disegni sono, in entrambi i casi, di Giacomo Michelon. Si tratta di due ristampe: però, essendo trascorso venti anni, a me ha fatto piacere ritrovarle. Può essere anche un’occasione per chi se le fosse perse all’epoca, per recuperarle. 



La prima è una storia lunga (otto tavole), la seconda una comica breve (quattro tavole), appartenente alla serie, da me ideata, delle McKenzie Memories, dove ogni volta uno degli animali della fattoria racconta qualcosa di un suo antenato (gli episodi furono numerosi e, secondo me, tutti divertenti: sarebbe bello vederli raccolti in unico volume). Oltre a questa serie ne ideai e condussi a lungo altre due, “Le maialate di Enrico La Talpa” e “Vita da Talpa”. Le “maialate”, in particolare (in ogni episodio Enrico sperimenta un metodo diverso per sedurre Silvietta) sono rimaste impresse nella memoria di molti lettori, e ancora oggi qualcuno me ne parla con nostalgia. 



Ho ricordi bellissimi del periodo in cui scrivevo per Cattivik e Lupo Alberto (ne ho già parlato in questo stesso spazio) e mi manca la possibilità che avevo di esprimermi anche che come autore umoristico e ideatore di gag e battute. Mi manca anche il contatto con Silver, che ho sempre ammirato moltissimo. In occasione della mostra su di lui allestita durante Lucca Comics 2014 mi è stato chiesto un articolo per il catalogo in cui parlassi di Guido: l’ho scritto ma, per motivi di spazio, è stato tagliato per metà.  Ve lo propongo qui di seguito sperando di farvi cosa gradita.


LA TALPA GAY 
E LA STORIA DI UCCELLO
di Moreno Burattini

La prima volta che mi sono fermato a riflettere su Silver considerandolo come un grande autore di fumetti, prendendo cioè atto del suo enorme talento non solo come disegnatore di vignette umoristiche ma come straordinario narratore di storie, fu nel 1977 o giù di lì, quando lessi, su un supplemento della rivista Eureka (che allora pubblicava le sue strip), la saga in cui Enrico La Talpa si dichiara improvvisamente gay e convince l'amico Lupo Alberto ad appoggiare la sua campagna per la rivendicazione dei diritti degli omosessuali. Andando a controllare, vedo oggi che si tratta delle strisce dalla 766 alla 908. Avevo quindici anni, e fino a quel momento avevo letto le esilaranti gag della Fattoria McKenzie con lo stesso spirito divertito con cui leggevo le barzellette della Settimana Enigmistica o gli sketches di Pedrito El Drito su “Il Monello”. Ma, con quella interminabile serie di strisce, ebbi subito la consapevolezza che il giovane modenese (di dieci anni soltanto più anziano di me) aveva affrontato in maniera garbata, divertente e matura le problematiche inerenti alla questione omosessuale, che proprio in quegli anni usciva prepotentemente allo scoperto ma che ancora era decisamente tabù. Da quel momento in poi, cominciai a leggere con sempre più attenzione le vicende del microcosmo silveriano, scoprendo o riscoprendo sempre nuovi aspetti degni di approfondimento e cogliendo le metafore attraverso le quali l’interazione delle diverse psicologie degli animali raccontano in realtà i rapporti sociali umani, spesso ironizzando (dunque denunciando) sulle ipocrisie delle nostre comunità metropolitane. 



Un altro momento clou del mio rapporto con Silver da semplice lettore è la serie di dodici pagine che raccontano la vicenda di Uccello.  “La sconvolgente storia di Uccello”, del resto, è anche il titolo con cui quelle tavole(quelle dalla 47 alla 58) vennero raccolte nel 1992 in un unico albo uscito allegato al settimanale “Il Sabato”.  Per chi non sapesse di che cosa stiamo parlando, basterà riassumere così la faccenda: Uccello è un pulcino (di passero, dice l'autore, di oca, dicono su Wikipedia) rimasto solo, inavvertitamente abbandonato dalla mamma che è volata al Sud per svernare. Poiché la stagione della caccia si avvicina, Lupo Alberto adotta il piccolo sperando di insegnargli a volare in tempo, prima che le doppiette inizino a sparare. Purtroppo, Uccello non riesce a mettersi in salvo: una fucilata lo abbatte.  Mi sono sempre commosso come un bambino nel rileggere queste tavole, riguardo alle quali Silver dice: "Farlo migrare sarebbe stato scontato. Si cerca sempre di fare qualcosa di nuovo che scuota un po' il lettore e io in passato ero molto più provocatorio di quanto non lo sia adesso. Il fatto di far entrare la morte nel mio fumetto ha creato molte reazioni forti: sono stato persino minacciato, perché facessi rivivere il povero Uccello, ma per me l’importante era proprio far entrare nella narrazione anche la morte, un elemento sconvolgente, che però fa parte della nostra vita. Insomma una provocazione, ma a fin di bene, per contrastare il perbenismo disneyano, da cui ero profondamente infastidito. La morte di questo passerotto è stata quasi un atto di ribellione a quegli stupidi stereotipi, anche se più vicina a un atto di cinismo, perché premeditata”. 

C’è poi, nei miei ricordi, la breve stagione della gestione di Castelli & Silver della rivista “Eureka”, risalente agli inizi degli anni Ottanta: lì avvenne il passaggio, per il Lupo, dalle strisce alle tavole ma, soprattutto, Guido Silvestri dimostrò di essere anche un eccellente confezionatore di testate, e di saper fare anche altro che disegnare strips. Del resto, da poco era finita la sua avventura con “L’Occhio” di Maurizio Costanzo, un quotidiano su cui Silver faceva un po’ di tutto ma soprattutto commentava i fatti di cronaca e di costume (non già solo quelli della politica, come altri suoi colleghi vignettisti satirici).  Che altro ancora? Ma certo: ricordo Guido disegnare le avventure di Zuzzurro e Gaspare, molto ma molto divertenti, e addirittura illustrare una storia sceneggiata per lui da Max Bunker

Poi, arrivò per me il momento di incontrare Silver e di cominciare a collaborare con lui. Non starò a raccontare l’emozione della prima stretta di mano o della gioia della prima uscita di una mia storia sotto la sua supervisione (fu un episodio di Cattivik). Basterà dire che avevo cominciato a scrivere per la ACME, una casa editrice romana che pubblicava due riviste di fumetti dell’orrore, “Splatter” e “Mostri”. Non sapevo che anche Guido Silvestri ne fosse il proprietario, insieme a Francesco Coniglio ed altri soci. Avrei dovuto immaginarlo vedendo il marchio ACME su due nuove testate intitolate a Lupo Alberto e a Cattivik. Chiesi se avevano bisogno di sceneggiature anche per quelle due pubblicazioni. Francesco Coniglio rispose che erano appunto alla ricerca di collaboratori, e che dunque potevo fare le mie proposte. Decisi che mi sarei concentrato solo sul Genio del Male: il Lupo, secondo me, era al di fuori della mia portata. Per le gag di Cattivik, insomma, speravo di essere all’altezza, ma per la Fattoria McKenzie non pensavo di essere in grado. La saga di Enrico La Talpa gay e la storia di Uccello erano esempi in grado di scoraggiarmi: troppo bravo il loro autore perché io potessi sperare di imitarlo. Fu dopo qualche decina di sceneggiature del buffo criminale delle fogne che Silver in persona mi chiamò e mi chiese se me la sentivo di passare al Lupo. Ecco, mi sentii un giocatore della Fiorentina convocato in Nazionale. Risposi di sì, e ci provai. Sono state una quarantina gli episodi usciti con la mia firma. Ne vado orgoglioso, non per quel che valgono, ma per quel che rappresentano, per me.


sabato 4 aprile 2015

CHRISTOPHER DEVE MORIRE!



E’ in edicola lo Speciale Zagor n° 27, intitolato “Christopher deve morire!” (marzo 2015). I disegni sono di Walter Venturi, la copertina di Gallieno Ferri. Soltanto il soggetto è mio, mentre la sceneggiatura porta la firma di Lorenzo Bartoli. Si tratta di un’opera postuma, dato che Lorenzo  ci ha lasciato nell'ottobre del 2014 all'età di soli quarantotto anni. In ricordo di Bartoli ho scritto sia sul sito Bonelli, sia in un intervento su Comicus. Ma, ovviamente, ho parlato di lui in ogni incontro pubblico degli ultimi mesi e sono andato a farlo anche a Radio Popolare, dove mi hanno invitato a parlare di questo suo ultimo racconto.  Su Comicus, tra gli altri ricordi (che vi invito ad andare a leggere, ho raccontato: 

Lorenzo Bartoli
E' probabile che si tratti dell'ultima cosa da lui scritta, dato che la sceneggiatura venne finita pochi mesi prima della morte, in circostanze molto difficili per l'aggravarsi delle sue condizioni di salute. Sembrava però che stesse riprendendosi e lui, come sempre, era fiducioso. Io, sentendolo parlare, speravo di poterlo rivedere presto del tutto rimesso.   Incontravo Lorenzo in occasione di qualche mostra, ma naturalmente lo seguivo come autore e leggevo John  Doe, il suo personaggio più famoso, scritto con Roberto Recchioni. Ho anche divorato i suoi libri, quelli firmati con il suo nome e quelli usciti sotto pseudonimo, e di uno (l'ultimo, con protagonista Tony Plumbeo) ho fatto la presentazione a Lucca. Lorenzo, a un certo punto, mi chiese se poteva sceneggiare una storia  dello Spirito con la Scure. Come dire di no a una guest star del suo calibro? Però", mi disse, "dammi tu un soggetto da seguire: Zagor ha una tradizione cinquantennale da rispettare ed è meglio se mi aiuti a mantenermi nell'ortodossia". Fui galvanizzato dalla prospettiva di affidargli un soggetto mio e di poter avere il mio nome affiancato al suo. Lorenzo lesse la proposta che gli mandai, e gli piacque perché parlava, in chiave di metafora, del peso della disabilità e delle conseguenze del rifiuto dell'handicap da parte dei genitori di un bambino, un tema caro a me ma anche a lui. Riuscii anche a farlo lavorare in coppia con un disegnatore di cui era grande amico, Walter Venturi. Le condizioni di salute di Lollo si aggravarono improvvisamente proprio all'inizio della realizzazione dell'albo, che proprio per questa è stata portata avanti sempre chiedendoci se avremmo dovuto interromperci in attesa di un miglioramento di Lorenzo o se invece saremmo stati in grado di rispettare la data d'uscita prevista, quella del marzo 2015. Ce l'abbiamo fatta, ma Bartoli ci ha lasciato subito dopo, Vedere uscire "Christopher deve morire!" è stato per me come dargli l'ultimo saluto.

C'è una seconda storia di Zagor sceneggiata da Bartoli, affidata ad Alessandro Chiarolla che la trasformerà in un Maxi destinato a uscire tra un anno o due. Due parole sulla singolarità di questo Speciale (occhio agli spoilier), cominciando dal commento di un lettore eccellente (che non conosco di persona ma che scrive su un sito specializzato), giuntomi via mail: 

Ho appena finito di leggere lo Speciale e ti devo fare i complimenti per varie ragioni. Sei riuscito ad abbattere, con delicatezza e nel rispetto delle atmosfere zagoriane, un altro tabù, quello dei bambini vittime tout court, e, inoltre, sei riuscito a introdurre elementi horrorifici con estrema naturalezza. Ma soprattutto ti sono grato per essere riuscito ad evitare derive buoniste, verso cui la seconda parte della storia pareva inevitabilmente naufragare. Il finale aperto, va bene, è molto inquietante e lascia aperti innumerevoli spunti che immagino penserai di trattare prossimamente”. 

Un altro messaggio giuntomi in privato (gli ammiratori scrivono in privato, i detrattori in pubblico: è una delle regole della vita) parla di "soggetto coraggioso". Indipendentemente dal gradimento, credo che il coraggio in effetti non lo si possa negare, anche se al tempo stesso si sono rispettate le regole di base della zagorianità (che prevedono anche gli esperimenti, fatti per non sorprendere una volta di più chi legge).

Walter Venturi e Moreno Burattini
Non entro nel merito della storia, che può piacere o non piacere, come tutte le storie. Mi limito a sottolineare i due punti centrali individuati del commentatore appena citato: i bambini per una volta non sono necessariamente buoni e il finale non è consolatorio perché aperto a ogni possibile sviluppo. Il ritorno di Christopher è stato richiesto da più persone e non è escluso che avvenga. Maneggiare le figure infantili è difficile e complicato, Bartoli secondo me c’è riuscito caratterizzando il nostro protagonista come vittima e carnefice al tempo stesso.  E’ un “diversamente abile” che, se aiutato, può controllare le sue “abilità”, e se rifiutato può invece cadere preda della propria “malattia”. Lascio a voi, se avete voglia, il compito di sciogliere la metafora.