mercoledì 20 febbraio 2013

CRITICONI


Fra le mie tante collaborazioni con riviste specializzate in critica fumettistica durante trent’anni di attività come saggista, vanto anche una rubrica intitolata “Fumettomania”, tenuta per diciotto mesi su Bhang, una testata della MBP uscita in edicola agli inizi degli anni Novanta. In una delle puntate mi occupai proprio della saggistica dedicata ai fumetti, e scrissi un articolo che cominciava così:

"Fatti non foste a viver come bruti, ma per seguir virtute e canoscenza", dice Ulisse ai suoi compagni nel ventiseiesimo canto dell' Inferno di Dante. E lo stesso, si parva licet componere magnis, vorrei qui raccomandare a tutti gli appassionati di fumetti. Per uscire subito da questo complicato gioco di citazioni classiche, traduco immediatamente il concetto in termini più chiari: chi si limita ad accumulare albi e giornali fruendone in maniera isolata e personale, non potrà godere in maniera adeguata del grande piacere e degli enormi stimoli che il fumetto è in grado di trasmettere. In altre parole, occorre leggere il più possibile saggi e articoli di critica del settore arricchendo il nostro bagaglio culturale sul mondo dei comics. Attraverso le interviste agli autori e le loro biografie, le analisi del significato e dell'importanza dei personaggi, le ricostruzioni filologiche, si riescono a meglio capire e più a fondo gustare quei fumetti che sono l'oggetto del nostro hobby. Non che questo sia assolutamente indispensabile, intendiamoci. Uno può tranquillamente leggersi un albo di Kriminal o un'avventura di Tex divertendosi come un matto senza altre complicazioni, però è innegabile che chi sia consapevole della rivoluzione operata dai neri di Magnus & Bunker nell'ambito del fumetto italiano e dell'influenza che questi hanno avuto anche a livello sociologico potrà penetrare più a fondo nelle pieghe del racconto traendone maggior soddisfazione. Allo stesso modo, chi abbia una qualche idea dell'analisi strutturale delle storie di Tex Willer proposta da Rudi Bargioni e Ettore Lucotti, le leggerà con un occhio del tutto diverso probabilmente divertendosi ancora di più. La critica fumettistica, praticamente inventata nel nostro Paese da Umberto Eco, Oreste del Buono, Gianni Brunoro e pochi altri nel corso degli Anni Sessanta, sta crescendo e maturando grazie al contributo di sempre nuovi studiosi che non di rado si sono fatti le ossa alla scuola delle fanzine. Tuttavia,  rispetto alle incomprensibili elucubrazioni che spesso caratterizzano la critica specializzata ed accademica di altri settori dell' arte e del linguaggio, gli scritti riguardanti il fumetto hanno in genere un grande vantaggio: sono piacevoli a leggersi - e non di rado, grazie alle belle illustrazioni, anche a vedersi.

Di recente, sul mio profilo fan su Facebook, ho varato una rubrica intitolata “Dice il saggio”, in cui recensisco i testi critici più interessati riguardanti la storia e gli autori del fumetto. Proprio questa rubrica sarà oggetto del prossimo post su questo blog, con il quale comincerò a raccogliere, dieci titoli per volta, i saggi da me segnalati, in modo da andare compilando, volta dopi volta, un catalogo di questo tipi di testi. Naturalmente si accettano suggerimenti.
Ma, prima di cominciare, chiediamoci: quando esattamente è cominciata l’avventura della critica fumettistica in Italia e quali ne sono stati i pionieri? Per rispondere, riporto qui di seguito il capitolo della mia tesi di laurea che ne parla. Buona lettura agli interessati.

Da "Sottofondo letterario e linguaggio di comunicazione nella sceneggiatura dei fumetti", 
tesi di laurea di Moreno Burattini, 
discussa presso la Facoltà di Lettere dell'Università di Firenze.

Benché tardivo, l' interessamento da parte degli eruditi verso i fumetti, iniziato a metà degli anni Sessanta,  ha già prodotto  una rispettabile bibliografia internazionale sulla storia, l'estetica e la sociologia dei comics. Forse, il primato nell’apertura dell’intellighenzia allo studio del fumetto va attribuito a Elio Vittorini. Lo scrittore  (ma anche critico, traduttore, giornalista, politico e organizzatore culturale) dichiara, in una intervista raccolta da Umberto Eco e apparsa sul primo numero della rivista “Linus” (aprile 1965): 

Elio Vittorini
Io mi sono sempre interessato di fumetti da tempi lontanissimi, da quando ero ragazzo. Me ne occupavo anche ai tempi del “Politecnico” (“Il Politecnico”, prima settimanale e poi mensile, fu un periodico culturale diretto da Vittorini ed edito da Einaudi dal settembre 1945 al dicembre 1947) e ricordo che una volta ho pregato Del Buono di intervenire su certi fumetti americani parlandone non soltanto sotto il profilo sociologico, come succede di solito, ma anche sotto il profilo storico (...) Del resto, uno «spirito di fumetto» c’era anche nel tipo di impaginazione che usavo per il «Politecnico» dove poi c’era una appendice interamente dedicata ai fumetti. Trevisani vi curò la pubblicazione di Li’l Abner e di Barnaby, il ragazzo afflitto dalla psicanalisi. Le storie di Barnaby erano uscite durante la guerra e noi su «Politecnico» ne riportammo due o tre.  (Intervista raccolta da Umberto Eco su “Linus” n° 1, Milano,  Rizzoli, aprile 1965).

Eco, successivamente, avrebbe ricordato quell’intervista meglio inquadrando il tipo di rapporto esistente tra Vittorini e i fumetti: 

Umberto Eco
La forza di Vittorini stava in questo: leggeva i fumetti, si divertiva con freschezza, ne ragionava con rigore critico, cercava di capirli, di farli capire, di giudicarli, nel bene come nel male, senza false compiacenze, senza snobismi. Non li «accettava», li affrontava perché esistevano, e dunque dovevano significare qualcosa, e lui non poteva sottrarsi, doveva gettarsi anche in questa mischia, per chiarire, per capire, per far capire.  (Umberto Eco, “Ricordo di Vittorini”, su Il meglio di Linus, a cura di FULVIA SERRA e CLAUDIO CASTELLACCI,  Milano, Rizzoli-Milano Libri, 1985, p.10).

La critica fumettistica italiana ha comunque una precisa data di nascita: il 21 febbraio 1965.   Scrive il saggista Gianni Brunoro, uno dei padri fondatori della critica fumettistica stessa, rievocando quel giorno in un articolo sulla rivista specializzata "If":

Fino ad allora il fumetto s'era trascinato dietro la nomea di intrattenimento adatto solo ai bambini, se non addirittura ai subnormali. Fumetto uguale incultura fu per decenni un'equazione inespressa ma inevitabile, specie nel mondo accademico, amministratore ufficiale della cultura e della critica. Tutto ciò fino a quel famoso appuntamento del 21 febbraio 1965.  (Gianni Brunoro, Io c’ero su “If” n° 4, ottobre 1995, Milano,  Epierre Editrice, p. 46).

Gianni Brunoro (foto: Goria)
In quel giorno, a Bordighera, si aprì il Primo Salone Internazionale dei Comics: la prima manifestazione dedicata alla "letteratura disegnata" nel nostro Paese. In precedenza, interventi occasionali e sporadici di natura critica ce n'erano pur stati, ma senza nessuna precisa volontà di gettare i presupposti per uno studio scientifico della materia, senza l'intenzione di organizzare una sua disamina tale da costituire la base per ulteriori approfondimenti, senza la forte convinzione che l'argomento meritasse tanta attenzione.   Esattamente quattro anni prima, nel febbraio 1961, era stato presentato quello che oggi dobbiamo considerare il capostipite di ogni opera critica sul fumetto  in Italia, "anzi, in Europa", come precisa Brunoro.:

Una piccola opera che, per quei tempi, esigeva un grande coraggio: era il volume I fumetti, pubblicato nella prestigiosa collana tascabile dell' Enciclopedia Popolare Mondadori, opera del già citato giornalista veneziano Carlo Della Corte, allora in forza alla redazione milanese di “Oggi". Senza quel libro, è lecito sospettare che solo molto più tardi si sarebbe avuto un riconoscimento ufficiale dei comics da parte del mondo della cultura. Nel 1962 era uscita in edizione italiana, da Garzanti, l'antologia francese I primi eroi, presentata da René Clair e curata da François Caradec; nel 1964 Bompiani aveva pubblicato Apocalittici e integrati di Umberto Eco.  Però, solo l'occasione fornita da Bordighera servì a gettare le fondamenta per una strategia comune intesa a strutturare verso i comics un tipico approccio critico degno di tale nome. 

Proprio nel corso di quel Salone, infatti, si tenne il primo convegno di studiosi, sotto forma di una "Tavola Rotonda Internazionale sulla Stampa a Fumetti", svoltasi sotto l'egida di un importante ente culturale come l'Istituto di Pedagogia dell'Università di Roma, diretto da Luigi Volpicelli, uno tra i primi accademici a interessarsi dell'argomento. 

Racconta ancora Gianni Brunoro:

Per parteciparvi s'erano dati convegno fior di nomi della cultura, dallo stesso Volpicelli al suo assistente Romano Calisi, alla loro collega francese Evelyne Sullerot, da Ernesto Guido Laura a Claudio Bertieri, a Roberto Giammanco a vari altri, compresi Umberto Eco e Gioacchino Forte. 

Sergio Bonelli
L’editore Sergio Bonelli ricorda quei giorni con queste parole, contenute nella sua prefazione al volume Eroi di Inchiostro, di Antonio Serra, Giovanni Garbellini e Alberto Ostini: 

Fino a pochi anni fa, difficilmente il fumetto era considerato un medium a tutti gli effetti, quindi difficilmente qualcuno lo analizzava o lo studiava, sia come fenomeno sociale, sia nelle sue strutture narrative e grafiche. I fumetti sono stati considerati per anni «roba da bambini», un fenomeno relegato all’adolescenza, con risvolti anche diseducativi e quindi potenzialmente «pericolosi». Poi, però, le cose sono cambiate. Dallo storico salone di Bordighera del 1965, in cui l’Università di Roma organizzò per la prima volta un incontro dedicato ai fumetti, molta acqua è passata sotto i ponti: il fumetto è maturato sia dal punto di vista stilistico e strutturale, che da quello contenutistico, diventando spesso in grado, più di altri media, di interpretare la realtà che ci circonda e i desideri e le aspirazioni di diverse «fasce» di pubblico, dai più giovani agli adulti. E così sul mio tavolo sono apparsi articoli, saggi, tesi di laurea... un florilegio di interventi critici che mi hanno inorgoglito come editore e come parte di un mondo che è sempre vissuto in sordina.  (Sergio Bonelli, prefazione al libro di ANTONIO SERRA Eroi di Inchiostro, Milano,  Euresis Edizioni, 1996, p.9).

Il n° 1 di Linus
Pochi mesi dopo la manifestazione bordigherese, usciva in edicola la prestigiosa rivista di fumetti “Linus”, diretta da Oreste Del Buono, altra importantissima figura del criticism di casa nostra. L'anno successivo, nel 1966, il Salone si spostò da Bordighera a Lucca, città che da allora è rimasta la capitale italiana del fumetto. 

Un testo destinato alle scuole medie inferiori, uscito in prima edizione nel 1977 e intitolato Comunicazione di massa, dimostra come lentamente si sia recepito in pieno, anche in ambito pedagogico e scolastico, il mutato atteggiamento della critica e della cultura nei confronti del fumetto. Gli autori, Cristina Lastrego e Francesco Testa,  dedicano il capitolo iniziale proprio ai comics, prima di parlare di quotidiani, rotocalchi, pubblicità, cinema e televisione: 

Ci sono ancora delle persone che parlano dei fumetti in generale e dicono che sono “diseducativi”. Ma è una cosa seria? Se uno dice «fumetti» in generale non chiarisce di cosa sta parlando (...). Chiunque abbia letto qualche racconto o qualche romanzo, capisce che ce ne sono dei belli e dei brutti, degli autori che lo interessano e degli altri che gli sono indifferenti o anche antipatici. La stessa cosa succede per i fumetti. Non si può fare finta che non ci siano, perché in realtà ci sono, vengono seguiti da un grandissimo numero di persone, fanno circolare idee e modi di interpretare il mondo. (CRISTINA LASTREGO, FRANCESCO TESTA, Comunicazione di massa, Bologna, Zanichelli, 1977, p.9)

La "letteratura disegnata" cominciava a uscire dai ghetti e andava conquistandosi il riconoscimento di una sua non più negabile dignità culturale come mezzo di comunicazione e come manifestazione artistica.




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