sabato 14 agosto 2010

PSICOPATOLOGIA MULIEBRE

Non tutti sanno che una volta ho rischiato perfino di diventare direttore di "Fumo di China". Capitò quasi venti anni fa, in un momento in cui, se non ricordo male, un cambio di gestione rese necessario trovare al più presto qualcuno che sostituisse il precedente titolare della testata (mi pare che si trattasse di Marcello Toninelli, ma non vorrei sbagliare). Siccome ero un vecchio fanzinaro, collaboravo con illustri riviste fra cui "Il Fumetto" ed "Exploit Comics", facevo parte de gruppo dirigente di "Dime Press", avevo le mani in pasta dappertutto, ero sempre pronto a collaborare gratis e non dicevo mai di no, mi fu chiesto se me la sentivo di dirigere la storica rivista di critica, da me sempre seguita e amata. Tuttavia, nonostante l'invito mi lusingasse, avevo già avuto qualche sgradevole esperienza per il mio coinvolgimento in "Dime Press", quando alcuni colleghi mi avevano ritenuto responsabile delle recensioni non positive scritte da altri (in perfetta libertà) pubblicate sulla rivista, e si era cominciata a fare della dietrologia.

E' difficile per un autore commentare i lavori degli altri (qualunque cosa si dica, si può sempre pensare che lo si faccia per piaggeria, se se ne parla bene, o per invidia, se se ne parla male), percio ho costantemente cercato, oltre che di mostrarmi equilibrato, di fare lo storico del fumetto più che il critico delle ultime uscite. Immaginai che se avessi diretto "Fumo di China", non sarebbe stata credibile nessuna recensione che parlasse di fumetti bonelliani, essendo io un dipendente di Sergio Bonelli e uno fra i suoi più attivi collaboratori. Un giocatore in campo non può fare l'arbitro. Senza contare, poi, che l'impegno richiesto era troppo pesante, andandosi a sommare con tutto quello che già avevo da fare. Così, a malincuore, rifiutai l'invito. Proposi però una soluzione alternativa. Feci il nome di Francesco Manetti, uno dei co-fondatori di "Dime Press" e attivo collaboratore di "Comic Art".
Manetti venne investito (non da una macchina, ma dell'incarico), e come prima mossa da nuovo direttore mi commissionò una rubrica fissa che io pensai di accettare a patto che apparisse sotto pseudonimo e fosse umoristica. La intitolai "Can-can" e la firmai "Fratelli Barks", un gioco di parole così evidente che non sto a spiegarvelo.

Poi capitò l'imprevisto. Manetti fu direttore per un numero soltanto. Non ricordo perchè, ma ebbe da ridire sul meccanismo della collaborazione a distanza fra Bologna (dove si faceva "Fumo di China") e Firenze (dove abitava lui), in anni in cui Internet non era diffuso come oggi, e gettò la spugna. La mia rubrica non continuò. Oggi ho ritrovato il testo del primo pezzo, e ho scoperto che avevo trovato il modo di far capire comunque che ne ero io l'autore, citando qualcosa che avevo già scritto in precedenza sulla fanzine "Kamikaze" (in cui era invischiato anche Giuseppe Pollicelli), un articolo intitolato "Psicopatologia della odia-fumeti", dedicato alle compagne degli appassionati di comics (nella foto in basso un tipico esemplare), e che aveva avuto, all'epoca, un certo successo. Per "successo" intendo che qualcuno mi aveva scritto o telefonato per complimentarsi o per dirmi che era d'accordo ed era tutto vero, che alle mostre mercato mi fermavano per dirmi di essersi divertiti nel leggere quel pezzo, che il mio articolo era stato segnalato su altre riviste. Bene, proprio per commentare questo "successo", rifeci su "Fumo di China" la storia della "Psicopatologia" e aggiunsi altre postille al testo iniziale.
Incredibile ma vero, "Fumo di China" ricevette altre lettere di commenti sul mio scritto, e qualcuna fu anche pubblicata nella "posta" dei numeri successivi. Se siete curiosi, ecco qui di seguito il primo (e unico) pezzo di "Can Can". Ma prima, per consolarvi, potete anche dare un'occhiata a questa notizia in controtendenza .

PSICOPATOLOGIA DELLA ODIA-FUMETTI

Che gli uomini fra loro parlino di donne, lo sanno tutti. Che anche gli autori (uomini) di fumetti e curatori (uomini) di riviste specializzate, fra loro parlino ugualmente di donne, è una conseguenza quasi sillogistica. Ma che anche l'argomento che più ha tenuto banco negli ultimi mesi sulle più diffuse fanzine e riviste del settore sia stato quello delle donne, lascia un po' perplessi. Eppure è così: ha cominciato Moreno Burattini, sceneggiatore di Zagor e Lupo Alberto, che sulle pagine della fanzine "Kamikaze" ha pubblicato un articolo dal titolo "Psicopatologia della odia-fumetti". Che cosa sostiene l'esimio autore? Che le donne degli appassionati fumettofili si dividono in due sole categorie: quelle che odiano i fumetti, e quelle che li odiano ferocemente. Tertium non datur. Egli ipotizza pertanto l'esistenza di due distinte specie di donne, appartenenti al più ampio genere mulier (donna maritata) definibili con il nome scientifico di fumettorum odiatrix nel primo caso, e fumettorum odiatrix ferox nel secondo.
Non è ben chiaro perchè, dato l'odio verso i comics, le due specie di mulier si accoppino proprio con i fumettofili ma tant'è: del resto anche i due opposti poli della calamita si attraggano irresistibilmente.La tesi di Burattini, che essendo ormai sposato da alcuni anni con una mulier del genere risulta oltremodo attendibile, ha suscitato una incredibile quantità di reazioni. Autori di fumetti, fanzinari, semplici lettori si sono affrettati a fargli giungere (secondo quanto egli racconta) innumerevoli testimonianze personali che comproverebbero sembra ombra di dubbio la ferrea divisione in due classi del gineceo loro circostante.
L'articolo è diventato un caso nazionale, e l'attento Luca Boschi ha immediatamente provveduto a divulgare sulle pagine di "Totem Comic" un prezioso estratto che descrive l' etologia della fumettorum odiatrix, in modo che i fumettomani possano confrontarla con quella della propria compagna e portare eventualmente altre osservazioni per la stesura di una studio più completo ed esaustivo. Anche "Fumo di China" si affianca all'opera di divulgazione riportando fedelmente lo stesso brano, secondo il quale i comportamenti della mulier fumettorum odiatrix e della odiatrix ferox sarebbero riconducibili alla seguente fenomenologia essenziale:


1) Insofferenza per le spese in fumetti.

Le donne in questione, come tutte le appartenenti al più ampio genere mulier , hanno una eccezionale capacità di sperpero finanziario in centri di estetica, boutiques, profumerie, calzolerie, pelliccerie, sale da ballo eccetera. In luoghi del genere sono in grado di spendere in un tempo eccezionalmente breve somme di denaro di inusitata rilevanza. Ma se il partner della fumettorum odiatrix acquista un albo a fumetti, il pur minimo esborso gli viene rinfacciato vita natural durante.

2) Insofferenza per le visite alle mostre-mercato.


Le donne odia-fumetti, come tutte le appartenenti al più ampio genere mulier, costringono il partner a seguirle in estenuanti giri per i negozi con una frequenza bi- o tri-settimanale; lo obbligano a visitare con insostenibile assiduità la sterminata schiera del loro parentado, con reiterazione delle visite ai parenti più insopportabili; gli impongono la fruizione di film, spettacoli, conferenze e concerti a loro graditi senza alcuna considerazioni dei gusti del partner; lo trascinano in vacanza nei luoghi da loro selezionati; però se un paio di volte l'anno il partner chiede di essere seguito a una Mostra-Mercato del fumetto esse girano fra gli stand con aria da zombi, allucinate e sconvolte come se mancasse loro l'aria, ripetendo in continuazione: "andiamo via? andiamo via?andiamo via?".


3) Insofferenza verso lo spazio fisico occupato dai fumetti.

Le odia-fumetti, come tutte le appartenenti al genere mulier, richiedono uno spazio vitale del tutto spropositato rispetto alle loro reali esigenze. Occupano mobili e scaffali con cosmetici, spazzole, barattoli; riempiono armadi e scarpiere con uno smisurato numero di capi di abbigliamento e calzature. Però non tollerano che un minimo spazio della casa venga occupato dagli albi a fumetti. Solo dopo estenuanti trattative e costosissimi regali accettano di concedere al partner un microscopico sottoscala, un angolo della soffitta, un inaccessibile recesso del garage. Al di fuori di queste riserve vige il divieto assoluto di collocazione dei fumetti. E anche se in casa esistono ampie librerie e scaffalature, lì vengono collocati vasi da fiori e soprammobili ma non libri o fumetti.

4) Insofferenza verso le conversazioni riguardanti fumetti.

Le mulier in questione, come tutte le appartenenti al più ampio genere mulier, amano cicalecciare per tempi biblici con le altre mulier di loro conoscenza su argomenti per lo più futili e insulsi. Però, se nel frattempo il partner osa scambiare qualche parola con il partner fumettomane dell'altra odiatrix e se per caso queste parole cominciano a riguardare gli amati fumetti, subito le mulier si interrompono, guardano schifati i rispettivi partner sostenendo che non parlano d'altro che di fumetti, che sono insopportabili, che sono noiosi, che sono dei maniaci, che sono dei fissati, che non pensano ad altro, che... eccetera.

Qualcuno ha obiettato a Burattini l'esistenza di donne di fumettomani che tutto sommato non hanno poi troppo astio verso i fumetti e che anzi, in alcuni rarissimi casi, giungono addirittura a sfogliare distrattamente qualche albo. "Fumo di China" ha raggiunto telefonicamente lo sceneggiatore, chiedendogli se sia possibile ipotizzare l'esistenza di una terza specie, quella della mulier fumettorum tollerans. "Giammai - ha risposto scandalizzato l'illustre autore - la tollerans non è una specie esistente in natura, ma un prodotto di laboratorio. E' stata ottenuta addomesticando alcuni esemplari di odiatrix, quelli di odiatrix semplice, naturalmente, perchè le ferox risultano, ahimè, irrimediabilmente selvatiche".Questo, a tutt'oggi, lo stato dell'indagine. Se volete farci giungere i vostri contributi, saremo lieti di portarli ad arricchire la casistica.

venerdì 13 agosto 2010

LETTURE ESTIVE

Scusate il ritardo, ma ero in vacanza. Non vi ho avvisati perchè speravo di collegarmi anche dall'eremo in cui stavo per ritirarmi, ma poi le difficoltà logistiche nella connessione si sono rivelate tali da far rimandare l'aggiornamento del blog al momento del ritorno. Davvero di un ritiro spirituale si è trattato, dato che sono andato a trascorrere qualche giorno in un posto magnifico, fortunatamente al di fuori delle più gettonate migrazioni turistiche. Poca gente, clima rilassato, arte, storia, tanta natura, passeggiate lungo la via francigena nei pressi di uno dei più grandi centri culturali dell'Italia medievale, dove sorgeva uno dei più attivi scriptorium in cui gli amanuensi copiavano gli antichi codici. Il luogo lo vedete nella foto, potrebbe essere un gioco divertente cercare di individuarlo.
Naturalmente, ho lavorato un po' tutte le sere, portando avanti un libro per Little Nemo che uscirà, spero, in autunno e di cui avrò modo di parlare in seguito.
Altrettanto naturalmente, ho letto. Nove albi Bonelli, tre numeri di "Animals" (la rivista diretta da Laura Scarpa), un fascicolo de "Le Scienze" e un libro bellissimo ed entusiasmante, "K2, la montagna più pericolosa della Terra", di Ed Viesturs, edito da Corbaccio. Di questo libro, magari, torneremo a parlare. Adesso, vorrei dare qualche consiglio di lettura riguardo ai fumetti di cui vi ho accennato. Sono stati il n° 11 di Greystorm, il n° 10 e 11 di Jan Dix, il n° 598 di Tex, i n° 286 e 287 di Dylan Dog, il Dylan Dog Color Fest con la cover di Manara, il n° 4 di Cassidy, il n° 74 di Brendon. Tutte letture molto gradevoli e divertenti, devo dire, nessuna delusione, anzi. Però, una classifica di gradimento (del tutto personale) è stata inevitabile. La voglio sottoporre a chi fosse interessato a confrontarla con la sua.

Nonostante i disegni di Bruno Brindisi (uno degli illustratori bonelliani che io preferisco in assoluto, sicuramente nella mia personale top ten), il Dylan Dog "I nuovi barbari" è, fra le mie letture vacanziere, quella che mi ha lasciato più freddo, o forse, semplicemente perplesso. Sono un convinto ammiratore di Roberto Recchioni e il suo "Mater Morbi" è uno fra i Dylan più belli della serie, ma questa storia probabilmente non è la sua migliore, forse per via di Lando Buzzanca che smonta la tensione costruita all'inizio. O forse perchè non apprezzo particolarmente le storie troppo "folli". Chissà. Viceversa, davvero bello l'episodio precedente, "Programma di rieducazione", anche in questo caso malgrado di disegni, ma qui in senso opposto: lo stupefacente Piero Dall'Agnol degli esordi alterna purtroppo capolavori di sintesi grafica a vignette sinceramente illeggibili, il che non giova alla fruizione dell'albo, ma i testi compensano ad abundatiam le pecche grafiche. Non me ne meraviglio, ritengo Peppe De Nardo il miglior sceneggiatore dylaniano dopo Sclavi, nel senso che mentre alcuni pezzi da novanta come Medda o la Barbato hanno avuto alti e bassi (sempre comunque mantendosi eccelsi), De Nardo non mi ha mai deluso nè nella costruzione logica della trama, nè nella caratterizzazione dei personaggi, nè nella brillantezza dei dialoghi, cosa in cui è maestro. Sempre bello il "Color Fest". La storia migliore, quella di Cajelli. Tra i disegnatori, l'auspicio è che Nizzoli venga assunto in pianta stabile.

Decisamente ben riuscito il Tex di Ruju, direi che Pasquale sia assolutamente a suo agio con Aquila della Notte. Ruju mi piace anche su Cassidy, anzi, più qui che su Demian. Tuttavia, la sua nuova miniserie è ancora in rodaggio. Dei Dix, va detto che più che la collana è andata avanti, più se ne rimpiange la chiusura. Forse avrebbe dovuto essere impostata fin dall'inizio con maggior continuity e soprattutto con maggior unità grafica. Sempre strabiliante Paolo Bacilieri: assolutamente un must i suoi albi sia di Dix che di Napoleone (ma del resto, è assolutamente un must tutto quello che fa). "La casa dell'impiccato", dove Dix incontra Paul Cezanne, è uno fra i più riusciti albi della serie, secondo solo a un altro numero disegnato da Bacilieri, il n° 7, "La guerra". Sembra che anche Ambrosini licenzi testi migliori, se sa che deve scriverli per Bacilieri. Dispiace ancora di più per la chiusura di Greystorm, prevista ma ugualmente dolorosa. Secondo me, questa è una collana che avrebbe potuto durare all'infinito, o almeno proseguire subito con una seconda miniserie. Peraltro, quant'è bravo Bignamini!
Ma arriviamo a Brendon. Ecco, devo confessare che ho un debole per lui. Mi capita talvolta di restare un po' indietro nella lettura di qualche serie (temo di esserlo, per esempio, con Magico Vento e Nathan Never) ma Brendon lo leggo sempre subito. E non mi delude mai. Ammiro sconfinatamente Claudio Chiaverotti per la sua inventiva, la sua capacità di sorprendere, di emozionare, di divertire, di attingere alla pozza dei miti in modo invisibile, funzionale e intelligente. A differenza di altri, peraltro, non è mai moralista: una qualità che io apprezzo in sommo grado. Del resto, il mio Dylan Dog preferito in assoluto, "Goblin", l'ha scritto lui. "Gothica", disegnato benissimo da Giuseppe Viglioglia, è un albo da non perdere, come da non perdere è il recente speciale n° 8, disegnato da Corrado Roi, "Nel cuore del buio" (ne vedete qui sotto la copertina).
Ma se volete sapere qual è il miglior albo di Brendon in assoluto, è lo Speciale n° 4, del luglio 2004, "Noi siamo leggenda", illustrato da uno strepitoso Giuseppe Ricciardi. E' uno degli albi più belli del decennio appena trascorso. Mi piacerebbe se qualcuno che non l'ha ancora fatto lo leggesse e mi dicesse che cosa ne pensa.
Per saperne di più cliccate qui .

All'epoca dell'uscita del primo numero della serie, cioè nel 1998, intervistai Chiaverotti per la rivista "Dime Press". Giusto per presentare il personaggio a chi non lo conosce e recuperare un testo che a me sembra brillante, la ripropongo qui di seguito, a futura memoria. La foto e il disegno a corredo dell'intervista sono, rispettivamente, di Joe Zattere e di Massimo Rotundo.


A DOMANDA RISPONDO

Intervista a Claudio Chiaverotti
a cura di Moreno Burattini





Dime Press - Claudio, chi è Brendon?
Claudio Chiaverotti - Un eroe del dopocatastrofe.
DP - Quale catastrofe?
CC - Quella del 2029.
DP - Prego?
CC - L’evento che diede inizio alla “Grande Tenebra”.
DP - Ah. Non se ne può sapere di più?
CC - Certo, leggendo l’albo.
DP - Lo faremo. Ma nell’attesa, che cosa ci anticipi oltre al nome del tuo personaggio?
CC - Il cognome: D’Arkness. Si chiamerà Brendon D’Arkness.
DP - Non ci sfugge il sottile gioco di parole. Certo che come anticipazione è un po’ misera. Sei avaro come uno scozzese.
CC - Ecco, appunto. Brendon è uno scozzese. Nasce a Stonehaven, nella Scozia del dopocatastrofe. Quella di cui si diceva.
DP - Okay, fino a qui ci siamo. E poi? Saltiamo l’infanzia e arriviamo all’età adulta.
CC - No, arriviamo ai suoi quattordici anni. Un evento tragico sconvolge la sua giovane esistenza. Sulla sua vita cala l’ombra della Luna Nera, una setta esoterica di feroci assassini, i cui scopi rimangono ancora oscuri.
DP - Tanto per cambiare! Di chiaro non c’è proprio nulla, finora.
CC - C’è che ora Brendon vive nella Nuova Cornovaglia, in un’antica dimora fatiscente ravvivata soltanto dalla presenza di Christopher, una sorta di marionetta a energia solare, ultimo retaggio della Vecchia Era.
DP - Ah, meno male... qualcosa di solare. Siamo in una sorta di Medioevo Prossimo Venturo, dunque. E la Cornovaglia è lo sfondo ideale per le atmosfere medievali. Fa venire in mente il cavaliere del “Breùs” pascoliano. Quello che “viveva con sua madre in Cornovaglia, un dì trasecolò nella boscaglia...”.
CC - Appunto. Anche Brendon è un cavaliere. L’ultimo cavaliere. Cresciuto sotto l’ala protettrice di un maestro d’armi, diventa un mercenario di ventura, che vende i propri servigi a chiunque gliene faccia richiesta.
DP - Anche se a chiederglielo è un farabutto?
CC - Pur svolgendo un mestiere ingrato, Brendon conserva tuttavia una sua umanità, che lo obbliga a schierarsi dalla parte dei più deboli.
DP - Sarà un musone come Nathan Never e Magico Vento?
CC - Sarà crepuscolare, ma non privo di ironia. In ogni caso, uno spirito libero e selvaggio, un eroe che combatte i mostri generati dal sonno della ragione, in un mondo che cerca di risorgere sulle ceneri del precedente, ma non riesce a liberarsi dei propri fantasmi.
DP - Chi saranno i suoi nemici?
CC - Quelli della Luna Nera. Continueranno a proiettare la sa ombra minacciosa sull’esistenza di Brendon, continuamente impegnato in un eterno errare che lo condurrà di avventura in avventura in scenari diversi. Ma non ci saranno solo loro. Nel suo vagabondare, Brendon avrà modo di incontrare una galleria di personaggi bizzarri, alcuni animati dalla volontà di ricostruire una società civile, altri vittime, coscienti e non, della follia che ha sconvolto il mondo, annientando ogni certezza.
DP - Che tipo di scenari ci hai preparato? Se ce lo dici, ci prepariamo anche noi.
CC - Le storie di Brendon avranno come scenari pietrosi deserti battuti dal sole, metropoli desolate e vestigia abbandonate della nostra attuale civiltà. Mescoleranno insieme svariati elementi e generi, da quello avventuroso a quelli fantastico e orrorifico. Spesso il tono si colorerà di tinte sovrannaturali, grazie alla presenza di personaggi e situazioni scaturite da un mondo in bilico fra ragione e follia.
DP - Chi saranno i disegnatori?
CC - Corrado Roi, che sarà anche copertinista. Poi Massimo Rotundo, premio Yellow Kid 1990. Emiliano Simeoni, autore di storie per il mercato francese, pubblicato anche dalla Comic Art. Esteban Maroto, veterano del fumetto fantasy e celebre anche negli States. E poi l’esordiente Giuseppe Franzella, palermitano, cresciuto alla Scuola del Fumetto di Milano.
DP - A che tipo di pubblico pensi di rivolgerti?
CC - A tutto quello pensabile e anche all’impensabile. Perfino ai cinesi.
DP - Che non sarebbero mica male, dato che sono in miliardo. Quante storie hai già nel cassetto?
CC - Tredici. Porterà male?
DP - Porta bene. Pensa alla tredicesima e al tredici al totocalcio.

sabato 7 agosto 2010

SPQR

Che cosa significa l’acrostico SPQR? “Senatus PopulusQue Romanus”, come nelle epigrafi latine, o “Sono Pazzi Questi Romani”, come Marcello Marchesi traduceva l’esclamazione di Obelix: “Ils sont fous ces romains"? Gli zagoriani potrebbero anche tradurre “Siamo Pazzi per Questo Romani”, intendendo il cantautore rock Graziano Romani che ha regalato loro un concept album tutto dedicato allo Spirito con la Scure, intitolato “Zagor King of Darkwood”, uscito in occasione della scorsa Lucca Comics e poi distribuito in edicola da Coniglio Editore (a cui si può richiedere sia nella versione CD che in quella doppio album vinilico). Lo vedete qui accanto in una foto di Marco Andrea Corbetta. Del resto, oggi Graziano potrebbe dire “Suono Per Questi Ragazzi”, dato che proprio in data odierna, sabato 7 agosto 2010, si appresta a tenere un concerto del suo tour “Darkwood to Dreamland” al settimo raduno degli “Spiriti Liberi”, vale a dire il suo fans club, che si svolge a Casalgrande, provincia di Reggio Emilia. Per ulteriori notizie, ovviamente, basta consultare il suo sito http://www.grazianoromani.it/ . Lì, in apertura, potete vedere anche il videoclip ufficiale della canzone “Darkwood”. Non mi dilungherò a raccontare la carriera artistica del rocker emiliano, perché è raccontata nel sito. Mi limito a suggerirvi di fare una ricerca su YouTube alla ricerca di filmati che lo riguardano: vi stupiranno le sue performance live. Uno dei video è linkato in fondo.
Proprio sul sito di Graziano Romani, si può vedere una recensione del mio blog, quello che state leggendo: «E’ davvero ben fatto, sia a livello di contenuti sia di grafica, andate a curiosare negli argomenti “I miei libri”, “I miei fumetti” oppure “Aforism My”. Alla rubrica “click” tra le tante cose da consultare c’è perfino una chiacchierata esclusiva, intitolata “Moreno Burattini intervista Graziano Romani”. Insomma fateci un giro, ve lo consiglio!».
Prima o poi ringrazierò uno per uno tutti coloro che mi hanno segnalato o linkato nei loro blog, da Patrizia Mandanici a Stefano Piani passando per Mirko Perniola e Francesco Matteuzzi, ma lasciatemi cominciare proprio da Graziano perché, ormai, io e lui siamo diventati una perfetta coppia da palcoscenico e anche ottimi amici nella vita.
Tutto è cominciato quando lui ha utilizzato per una strofa della canzone “Darkwood” dei versi da me inseriti in una mia sceneggiatura, e da lì abbiamo finito per scrivere anche un libro insieme, “Gallieno Ferri, una vita con Zagor”, edito da Coniglio Editore. E’ stato un saggio che ci ha dato grosse soddisfazioni: due edizioni in Italia (e speriamo nella terza), tre traduzioni all’estero: Croazia, Serbia e Turchia. In basso, una apparizione televisiva di noi due autori con lo stesso Ferri. Nella foto sotto, invece, Romani si esibisce sotto gli occhi (e per le orecchie) di Sergio Bonelli. Ma non è finita! Io e Graziano Romani stiamo attivamente lavorando a un nuovo progetto. Un secondo libro, tutto dedicato, questa volta, a Giovanni Ticci. Le notizie e le immagini inedite che abbiamo raccolto andando a trovare il maestro senese nella sua casa in Toscana sono entusiasmanti. Se tutto va bene, uscirà a Lucca alla fine di ottobre. Quasi in concomitanza con il Tex n° 600, albo speciale a colori, scritto da Mauro Boselli e illustrato appunto da Ticci.

L'editore sarà ancora una volta Francesco Coniglio, e speriamo di poter presentare anche questa nuova fatica con la presenza di Giovanni al nostro fianco, così come lo scorso anno abbiamo avuto Gallieno Ferri, che ci ha seguito infaticabile anche in molte altre presentazioni. Sempre con Ferri, io e Graziano andremo anche a presentare almeno un paio delle edizioni straniere: saremo in ottobre a Zagabria e in novembre a Instambul. In entrambi i casi, Romani si esibirà in concerto. Un altro appuntamento con entrambi, più vicino nel tempo e nello spazio, è previsto per il 4 e il 5 settembre in un festival letterario abruzzese, di cui presto sarò dirvi di più. Non so se andremo mai anche in Romania, ma se è vero che "in nomen omen", nel nome il destino, l'anagramma di Graziano Romani, scoperto dal nostro comune amico Giampaolo, è "Zagor in Romania". Graziano ha Zagor nel nome. E io, del resto, chiamandomi Moreno, sono un Romeno.















venerdì 6 agosto 2010

COVER BOY









La storia di Zagor in edicola in questi mesi, mi permette di dire qualcosa a proposito di ciò che mi capita di leggere qua e là sui forum dedicati all'eroe di Darkwood. Va detto, a beneficio di quelli che non sono appassionati di lunga data dello Spirito con la Scure, che per gli aficionados zagoriani della vecchia guardia (tra i quali mi iscrivo anch'io) Gallieno Ferri è un dio e non è concepibile altro copertinista all'infuori di lui. L'universo grafico che ruota attorno al simbolo dell'aquila nel cerchio giallo è stato plasmato da Ferri e chiunque sia giunto dopo ha dovuto e deve fare i conti con chi ha tracciato la via, perché è sul rispetto dell'ortodossia che verrà giudicato. Il campionario di pose, espressioni, movimenti, scenari, è stato dettato da un maestro che non si discute e chi è cresciuto sognando con le storie ferriane è perfettamente in grado di capirmi. Il talento di Gallieno come copertinista, poi, è indiscutibile. Pochi autori, secondo me, si sono dimostrati altrettanto in grado di cogliere la cover giusta come da cinquant'anni riesce a fare lui con Zagor (senza dimenticare il suo contributo a Mister No). Alle circa seicento copertine degli albi giganti (serie regolare, speciali, Cico, Maxi, almanacchi) si devono aggiungere quelle delle oltre duecento strisce, altrettanto belle se non di più. Quindi, i lettori partono dal presupposto che Ferri sia un nume, e che ogni intervento redazionale sui suoi disegni sia un sacrilegio. Non solo: se c'è qualcosa in una copertina che non convince, non è da addebitarsi al maestro ma alla redazione, e dunque a me. Su un forum, un amico lettore (a cui ho già risposto con la massima cordialità) ha di recente scritto qualcosa che mi sembra di poter citare a testimonianza di un modo di pensare (e di recriminare) diffuso presso alcuni.


Ecco che cosa mi si dice: "Ci sono state qui sul forum alcune osservazioni sulle copertine di Ferri ricopiate da altri autori e anche sui ritocchi che spesso rendono le pose di Zagor in cover piuttosto innaturali. Nel primo caso, in diversi si sono chiesti se non sia negativo proporre al maestro la reiterpretazione di disegni altrui, che spesso finiscono col generare paragoni, ma che, soprattutto, danno ai lettori affezionati una sensazione di dejà vu. Nel secondo caso, sarebbe simpatico capire perchè certi disegni vengono così pesantemente ritoccati. Nella cover de Lo specchio nero, albo in uscita il mese venturo, si possono ipotizzare dei rimaneggiamenti pesanti, visto il risultato finale e viene la curiosità di vedere come fosse impostata originariamente la copertina...insomma, se possibile ti chiedo di postare qualche esempio di cover ritoccata per vedere com'erano state pensate da Ferri".



Spiego subito che cosa intende il forumista quando accenna a "copertine ricopiate". Si tratta di alcune (pochissime) recenti cover in cui Ferri si è ispirato a disegni (di Zagor) fatti da altri autori dello staff in occasione di incontri con il pubblico o addirittura privatamente per degli ammiratori. Uno di questi è il disegno di Paolo Bisi che vedete qua accanto, usato come spunto per "Il ritorno di Digging Bill".

In pratica, secondo questa linea di pensiero, se Ferri prende spunto da un disegno (di Zagor) preesistente, questo lederebbe la sua immagine di motore immobile aristotelico, che ispira gli altri ma non può essere ispirato da nessuno (appunto come un Dio, che crea dal nulla).

Altri lettori sono arrivati a sostenere che dev'essere stata la redazione (nella mia persona) ad aver imposto al copertinista ciò che doveva disegnare, perché altrimenti, se lasciato libero, Ferri non l'avrebbe mai fatto. Altri ancora (sempre pochi, ma bisogna pur inventariarli) si sono chiesti com'è possibile che sperassimo di farla franca, cioè che loro non si accorgessero che, per esempio, la copertina de "Il ritorno di Digging Bill" è simile a un disegno fatto dallo zagoriano Bisi in occasione di una fiera.


Davvero non capisco il problema. Il "vero" problema è trovare copertine efficaci, che facciano vendere in edicola, che attirino i lettori. Se Bisi o Piccinelli o Laurenti o non so chi, sono in grado di dare il loro contributo di idee alla squadra di cui fanno parte, ben vengano. Perché un'idea di Bisi non dovrebbe essere sfruttata, se serve alla causa? Ferri la fa sua e la reinterpreta, così come Bisi ha fatto suo e ha reinterpretato i personaggi di Ferri. Se Bisi disegna Digging Bill non si rifà forse a Ferri? E Ferri non può rifarsi a Bisi? Perchè, se tutti lavoriamo al bene comune? Ma c'è di più. Ci sono mille esempi di copertine ispirate da vignette interne all'albo a cui si riferiscono. Si può facilmente verificare che, per esempio, "Alba tragica" ripropone semplicemente la scena che c'è nella seconda tavola dell'albo (la vedete sotto).


Si potrebbe dire lo stesso della copertina di Tex "Il solitario del West" e di chissà quante altre. Ecco allora il parodosso: se una copertina si ispira a una vignetta interna che tutti i lettori possibi vedere, va bene e non sa di deja vu. Se si ispira a un disegno fatto per una mostra o per un amico, tirato in poche decine di copie o fotocopiato per pochi intimi, allora sa di deja vu. Perché questo assurdo? Non saprei dirlo. Ripeto: l'importante è che la copertina sia bella e che Ferri abbia deciso di interpretarla facendola propria, convinto che sia la migliore possibile. Peraltro, non sono io che decido le copertine. Anzi, le copertine sono una delle cose su cui ho minor potere di controllo. Non sono io ad approvare neppure la colorazione o la grafica del titolo. Mi limito a partecipare a una riunione in cui Sergio Bonelli e Gallieno Ferri, messi di fronte a varie proposte che io cerco di selezionare, accettano (e talvolta non accettano) uno fra i vari miei suggerimenti e concordano sul fatto che sia quella la scelta migliore. Di fronte al disegno di Bisi con Digging Bill, i due hanno semplicemente detto, com'è logico, che era un ottimo spunto da sfruttare, ed è stato sfruttato così come in altre occasioni sono state sfruttate invece vignette interne degli albi.


Riguardo ai presunti ritocchi o alle pose innaturali, non posso far altro che replicare garantendo che la cover di settembre è esattamente come Ferri l'ha disegnata. Immagino che l'effetto di rimaneggiamento o di "fotoinserimento" derivi dal fatto che la scena sullo sfondo non sembra avere niente a che fare con la posa di Zagor, ma è un effetto voluto. Sergio ha chiesto a Ferri una cover come "Tigre!" o "Vudu!", cioè con Zagor che sembra avere una "visione" di qualcosa che capita altrove. Infatti, ciò che capita nella copertina non ha un riscontro puntuale nell'albo, Zagor non entra fisicamente in un antico sepolcro, ma "vede" quella scena evocata da un racconto che gli viene fatto, come se fosse un "flashback" in copertina.



Le pose "innaturali", se ci sono (e se sono davvero innaturali), le sceglie Ferri. Si può ben capire perché: dopo mille cover, trovare posizioni che non siano "già viste" è un problema e qualche volta il tentativo di studiarne di nuove porta a esasperarne alcune. Ma non sono i grafici a distorcere quel che Ferri ha fatto diritto, è così ovvio che mi sembra strano doverlo dire. Va detto che lo stile di Gallieno varia con il passare del tempo, nessun disegnatore a ottanta anni disegna come a venti! E già clamoroso che Ferri disegni così bene e sia ancora il grande copertinista che è, a ottantun anni compiuti.


giovedì 5 agosto 2010

COSE TURCHE

I due filmati linkati qua sotto non li avevo ancora visti, e sono in rete da poco (credo). Sono spezzoni dai film turchi su Zagor (del tutto pirata) degli anni Settanta. Di recente, grazie all'amico scrittore (e sceneggiatore dampyriano) Ivo Lombardo, sono riuscito a rintracciare una lunga ed entusiasmante intervista a Levent Cakir, l'attore che interpreta lo Spirito con la Scure in "Zagor kara bela", dove compare anche l'Avvoltoio, e in "Zagor kara korsanin'in Hazineleri", entrambi del 1971. Ho fornito il testo a Daniele Bevilacqua, già attivo collaboratore dello Zagor Club e di "Darkwood Monitor", che credo lo pubblicherà presto su "Cronaca di Topolinia", dove cura su ogni numero una interessante rubrica tutta dedicata a Zagor. Sarebbe bello avere i DVD integrali! E ancora più bello, sarebbe vedere realizzato un film autorizzato fatto come si deve. Il mio interprete ideale: Gabriel Garko. Qui a sinistra lo vedete in posa zagoriana contrapposto appunto a Levent Cakir.








mercoledì 4 agosto 2010

NOCTURNO SEXY




Vi ho già detto, alcuni giorni fa, di come i redattori della rivista Nocturno, incaricati di curare i contenuti speciali della collana di DVD "Cinekult", dedicati al cinema di genere degli anni Sessanta e Settanta, mi abbiano contattato per una videointervista. Il contributo compare nel cofanetto che ripropone in formato digitale il film "Satanik", di Piero Vivarelli, con Magda Konopka. Cliccate qui per recuperare testo e immagini del vecchio post .


Nel DVD parlo dell'innovativa eroina di Max Bunker, dei fumetti neri, delle sexy testate di una volta. Devo essere sembrato abbastanza ferrato in materia da convincere il direttore di Nocturno a chiedermi un articolo sul fumetto erotico italiano da pubblicare sulla rivista. E' stato accontentato e sul numero n°96 datato agosto, di cui vedete qui sopra la bella copertina, potrete leggere un intero e illustratissimo dossier a mia firma (un'esperienza che spero di poter replicare, se Nocturno vorrà dedicare ancora spazio all'eros, all'horror e al noir nei comics). Se siete interessati all'argomento, non avete che da chiedere la testata in edicola. Per saperne di più su Nocturno, sicuramente una rivista cult per gli amanti del cinema di genere, potete dare un'occhiata al sito cliccando qui .



Non è la prima volta che mi interpellano come esperto di erotismo a fumetti. L'ha fatto la Mercury per le introduzioni di alcuni volumi della collana Golden Lady, l'ha fatto Fumo di China dove ho pubblicato articoli in argomento, e ho da poco partecipato anche a un talk show in un teatro insieme a Luca Boschi, Daniele Caluri e Alberto Becattini: è a questo evento che si riferisce la foto. Ma l'intervista di gran lunga più vista è stata quella registrata per Italia Uno e andata in onda due o tre anni fa nel corso della trasmissione "Il bivio", condotta da Enrico Ruggeri, con Ade Capone (sceneggiatore zagoriano) nello staff degli autori.


La troupe televisiva venne a intervistarmi nel mio ufficio nella redazione Bonelli e mi fu chiesto di parlare di Giovanna Casotto, bella autrice di audaci fumetti erotici, a cui sarebbe stata dedicata una delle imminenti puntate del programma. Dovevo spiegare quali erano le caratteristiche dell'erotismo delle storie di Giovanna. Il mio contributo sarebbe stato poi mandato in onda nel corso della trasmissione. Mi presentai all'appuntamento con alcuni volumi della Casotto e segnalai come l'autrice, a differenza di altri illustri disegnatori, non proponesse modelli femminili eterei, sofisticati, bellezze algide, quasi metafisiche, dalle linee da indossatrice. Al contrario, le procaci fanciulle protagoniste dei suoi racconti sono le donne della porta accanto o del balcone di fronte. Giovanna punta non a idealizzare le sue figure, ma a renderle concrete e carnali, solleticando la fantasia del lettore con il fargli immaginare che anche a lui potrebbe succedere di incontrare una donna del genere, magari sul pianerottolo di casa. Per raggiungere questo obiettivo, spiegavo nell'intervista trasmessa in TV, la Casotto disegna quasi sempre le sue fanciulle dotate di peli non soltanto pubici, ma anche ascellari.


Se la tendenza dell'erotismo patinato è quella di depilare il più possibile le ragazze, Giovanna invece dota le sue eroine di vistose matasse di riccioli scuri fra le cosce e sotto le ascelle: proprio come le benzinaie e le banconiere del mercato rionale. Le donne reali, quelle che fanno sesso sul serio, sono fatte così. Per dimostrare la mia tesi, sfogliavo le tavole decisamente hard della Casotto e mostravo alla telecamera, indicando con il dito, le ascelle con i gomitoli di setole e i cespugli in mezzo alle gambe disegnati dall'autrice.

Gli autori del programma furono contenti della mia analisi e mi informarono soddisfatti che la mia intervista sarebbe andata in onda il tal giorno alla tale ora della sera. Lì per lì ne fui contento anch'io: Italia Uno è una rete nazionale, in fondo era una soddisfazione. Poi, mi sono raggelato. Il dubbio era: lo dovevo dire o non lo dovevo dire alla mia morigeratissima mamma, che va alla messa tutte le sere, che sarei apparso in TV a indicare con il dito proprio certi punti di corpi nudi femminili, e a parlare di come il pelo solletichi la libidine del popolino maschile?

Ho preferito tacere. Il giorno dopo, chiunque incontrasse mia madre in giro per il paese le diceva: "Ma lo sai che ho visto Moreno in televisione?". E lei: "Ah, sì? A me non ha detto niente". Per fortuna, pare che nessuno abbia avuto il coraggio di informarla sui contenuti, e spero che le repliche più volte andate in onda non le capitino mai sotto gli occhi.


martedì 3 agosto 2010

OMBRE GIALLE







E' in edicola "Ombre gialle", il numero di Zagor di agosto, seconda parte della mia storia dal gusto retrò, disegnata da Marco Verni, cominciata in luglio con "Il ritorno di Digging Bill", di cui vi ho già parlato qui (cliccate) con tanto di trailer della Zagor TV .


Purtroppo per gli amanti delle storie brevi e di quelle autoconclusive, l'avventura si concluderà soltanto il mese prossimo, con la terza e ultima puntata, dal titolo "Lo specchio nero". In tutto, 282 pagine. Questa lunghezza, del resto, su Zagor è la norma e anzi i lettori (io per primo) apprezzano di più le storie di ampio respiro piuttosto che quelle corte. Il ritmo zagoriano è quello epico e avventuroso e necessita di tempi lunghi. Il mio record è una storia in cinque albi, di ben 470 tavole disegnate da Ferri, intitolata (un titolo per tutti) "Piramide di sangue". Il record della serie invece appartiene a Tiziano Sclavi, con le 512 tavole del racconto "Incubi", sempre illustrato da Ferri.


Riguardo a "Ombre gialle", c'è una curiosità da segnalare. Alla fine dello scorso anno ho fornito agli appassionati l'elenco dei titoli che sarebbero usciti nel corso del 2010, specificando che i programmi avrebbero comunque potuto cambiare in corso d'opera. Come albo agostano ne ho indicato uno intitolato "Snake Canyon". Questo perché, come si vede nella storia, ci sono alcuni avvenimenti che avvengono nella tortuosa gola di un fiume, il cui corso è arrotolato come le spire di un serpente. Il luogo era già stato usato come set nella serie dello Spirito con la Scure.

Però, una volta che Ferri ha disegnato la copertina (secondo me, anche piuttosto bene), mi sono accorto che non vi si vede nessun canyon mentre compaiono due guerrieri dai tratti orientaleggianti. Dunque ho pensato che forse un altro titolo sarebbe stato più adatto. In più, un albo precedente, uscito in maggio, era intitolato "Il morso del serpente".


Va bene che "snake" e "serpente" hanno grafia e suono del tutto diversi, e non c'è neppure nessun collegamento fra la metafora del tradimento evocato dal primo albo in uscita rispetto al toponimo indicato dal secondo, ma un cambio avrebbe evitato qualunque critica da parte dei lettori più pignoli. Ho dunque presentato a Decio Canzio una lista di possibilità per la sostituzione. Perché a Canzio? Perchè, come dice il nome, Decio decide. Da sempre (almeno a mia memoria), infatti, i titoli di Zagor vengono in prima istanza scelti da lui. Poi, ovviamente, Sergio Bonelli dice la parola definitiva. Di solito, sottopongo a Canzio una serie di alternative per ogni albo. Decio dà i voti a ciascun titolo sulla base della sua esperienza editoriale e, immagino, sulla scorta dei propri gusti, tenendo conto anche di quelli di Sergio da lui, ormai, ben noti. Oggi, dopo una vita passata in redazione, Canzio segue meno da vicino tutte le dinamiche del processo creativo e produttivo degli albi bonelliani, ma continua a prestare la sua preziosa consulenza su vari fronti. Mi è subito balzato alla mente in titolo "Ombre gialle" da suggerire come il mio preferito, giocando sul titolo "Ombre rosse" del film di John Ford. Però non potevo presentarmi con un'unica candidatura, serviva una rosa tra cui scegliere, anche perché magari il gioco di parole secondo me tanto efficace, poteva sembrare insulso al mio esaminatore. Dovevo avere altri assi nella manica. Così, per la vostra curiosità, ecco i restanti titoli della lista:



Uno strano archeologo

I guerrieri venuti dal nulla

L’oscura minaccia

Uomini come belve

L’orda gialla

L’orda venuta dal nulla

I barbari

I barbari venuti dal nulla

Foresta insanguinata

Minaccia su Darkwood

Barbari a Darkwood

A filo di spada.



Decio ha dato subito "dieci" a "Ombre gialle" e voti meno brillanti ai restanti titoli, e visto che non c'erano controindicazioni l'albo è stato ribattezzato così.


"Il ritorno di Digging Bill", invece, ha vinto su quest'altra lista:


Morte a teatro

Palcoscenico insanguinato

Il rapimento di Digging Bill

Il messaggio cifrato

Un amico in pericolo

Il sotterraneo sotto il teatro.


Secondo me, hanno vinto in effetti i due titoli migliori.


C'è ancora molto da raccontare riguardo alle tre copertine di Ferri di queste storia, su cui, come al solito, si sono sbizzarriti gli utenti dei forum SCLS e ZTN. Se volete, ne parleremo nei prossimo giorni.

sabato 31 luglio 2010

GIOVENTU' BRUCIATA





Gli impiegati dell’anagrafe sono sempre increduli, quando uno sceneggiatore di fumetti si materializza di fronte a loro per la carta d’identità. “Professione?”, chiedono. “Sceneggiatore di fumetti”, rispondo. Sobbalzano con gli occhi sgranati, come se uno avesse risposto “pilota d’astronave” o “serial killer”. Non hanno mai preso in considerazione l'idea che qualcuno possa fare un mestiere del genere. A volte ho pensato di definirmi viticoltore (mi occupo di piccole vigne, le vignette) o tabaccaio (vendo fumo: le nuvolette dei dialoghi). Più o meno è lo stesso per i disegnatori. Si racconta che una volta Fernando Tacconi, uno fra i più grandi autori italiani, alla domanda dell’impiegato dell’anagrafe su quale fosse la sua professione, abbia risposto: “Illustratore”. E l’impiegato: “E che cosa lustra?”.

Recentemente, mi è successo qualcosa di simile. Dovete sapere che a casa ho appeso alle pareti alcune cornici con dentro tavole originali o disegni fatti per me dai fumettisti amici o che mi è capitato di conoscere. Nelle foto, vedete gli schizzi di Lina Buffolente (con il Piccolo Ranger) e di Moebius. Oltre a questi, ho qualche tavola di Alan Ford, di Zagor, di Nathan Never e così via. Un giorno, arrivano due tecnici del gas per fare un controllo al contatore. Sono un signore di una certa età (che è sempre un'età incerta, come diceva Marcello Marchesi) e un ragazzo piuttosto giovane, sui vent'anni. Mentre il più anziano ignora completamente i disegni alle pareti, quello giovane sgrana gli occhi affascinato. Lo vedo che si guarda attorno con meraviglia, passa da una cornice all'altra. Soddisfatto, penso: "Ecco uno che se ne intende! Ha riconosciuto Magnus! Leone Frollo! Moebius! Meno male che c'è ancora un giovane che legge fumetti, forse il mondo non è perduto!". Mi chiedo se, per caso, possa anche sapere chi sono io e di che cosa mi occupo.
A un certo punto, il ragazzo si decide. Mi si rivoge. Ecco, mi dico, adesso mi chiederà se per caso non sono "quel" Moreno Burattini che lavora alla Bonelli. No. Ciò che mi domanda è: "Ma te che fai? ...Il tatuatore?". Ho così capito che la cosa più vicina a un fumetto che conoscono i ventenni, sono i tatuaggi.