lunedì 7 marzo 2011

NUDO DI DONNA

Ho letto qualche giorno fa una notizia, rimbalzata poi anche in televisione, che mi ha fatto cascare le braccia. Niente di nuovo sotto il sole, per carità. Però, l'impressione è che le cose stiano prendendo una piega sconfortante. I fatti sono questi.
Una ragazza passeggia per Central Park e l'obiettivo del fotografo la coglie mentre tira su il vestito nero quel poco che basta a scoprire uno scorcio di fondoschiena. Si tratta di uno scatto artistico del grande Terry Richardson, realizzato per collezione Primavera/Estate 2011 del marchio Silvian Heach. In apparenza, una pubblicità come tante altre. Anzi, forse più castigata di tante altre.
Ma ecco insorgere genitori e insegnanti di una scuola elementare davanti alla quale è stato affisso un manifesto con quella immagine. "Non siamo moralisti - spiega una insegnante di italiano, tale Elena Miglietta - Diciamo solo che sarebbe meglio che quella foto non stesse davanti a una scuola. Si tratta solo di buon gusto".


Si potrebbe cominciare con il rispondere che Freud insegnava come quando qualcuno comincia una frase premettendo il "non", in realtà per interpretarla correttamente bisogna leggerla senza la negazione iniziale. Dunque, "non voglio fare il polemico, ma" si deve intendere, come tutti infatti intendono, "voglio fare il polemico, e". Quindi, traducendo, "non siamo moralisti" è uguale a "siamo moralisti". Del resto, per averne una conferma basta valutare il senso della dichiarazione. Perché "quella foto" non dovrebbe stare davanti a una scuola? Qual è il danno che potrebbero averne i ragazzi? Sinceramente, mi sfugge.
Si tratta di una bellissima foto, scattata da un maestro della fotografia in un posto del mondo molto bello, e raffigura una ragazza molto bella che non fa niente che non sia bello. Male che vada, la foto educa il gusto estetico. Cosa che non fanno mille altre pubblicità molto brutte, ma che ai moralisti non interessa far togliere, come le facce dei politici durante le campagne elettorali. Nessun ragazzo delle elementari troverà niente di deleterio in quell'immagine. Del resto, omnia munda mundis: tutto è puro per i puri. La malizia è negli occhi di chi guarda. La perversione è nella mente del pervertito. Sono i genitori e gli educatori scandalizzati, ad avere qualcosa che non va nella loro percezione della cose. I bambini, al contrario, sorridono di fronte al nudo artistico come di fronte a un bello spettacolo. Del resto, Dio ci ha creati nudi, e sono stati i moralisti a farci indossare le foglie di fico.

Dov'è il cattivo gusto, nello scatto di Terry Richardson? Nel fatto che ci sia una porzione di corpo femminile scoperto? Ma non ci abbiamo messo secoli, per far guadagnare alla donna la libertà e il diritto di potersi spogliare? Vogliamo tornare agli abiti lunghi dei puritani? Dobbiamo riprendere a censurare i fumetti di Tex coprendo le gambe all'indianina Tesah e il decolleté della maliarda Mary Gold? Vogliamo prendere esempio dai talebani e costringere le donne a indossare il burqa? Ce lo dicano, Elena Miglietta e i di lei compagni di crociata, che evidentemente preferiscono che i loro figli crescano con la morbosità scandalizzata di chi vede il peccato in ogni centimetro di pelle nuda oltre il volto e le mani.

Forse il cattivo gusto è nella solare sensualità della modella? E perché mai la sensualità, espressione naturale e poetica della sessualità, dovrebbe essere qualcosa da censurare? Non c'è forse bellezza in un gesto sensuale come quello, per esempio, di un passo di danza? O nella posa di una statua greca o della Maya Desnuda di Goya? Oppure siamo alle solite ed è il sesso a venire bollato come peccato in ogni sua forma e manifestazione? E i ragazzi non devono fin dalle elementari essere educati, invece, alla sessualità anche e soprattutto per dotarli prima possibile degli strumenti per giudicare e valutare il mondo che li circonda, e interpretarne correttamente i messaggi? Il quasi impercettibile nudo di Terry Richardson andrebbe censurato: e tutti gli altri nudi proposti dal resto della società? Non è forse compito degli educatori (genitori e insegnanti) prendere spunto da ciò che ci circonda per spiegare la realtà ai più piccoli?


Il vero educatore dovrebbe mostrare ai ragazzi il cartellone davanti alla scuola e allenarli a riconoscere il bello e il buono, la poesia di un gesto, la bellezza di un sorriso, l'armonia di una forma, la composizione di una immagine. Che cosa ci viene proposto, invece? Di mettere i mutandoni alla modella, di voltare gli sguardi scandalizzati, di far percepire ai bambini il senso dell'indignazione farisaica e del peccato. Mamma mia, che miseria spirituale e che squallore. Stiamo attenti, perché questi qui faranno cambiare percorso alle scolaresche anche davanti alla Venere del Botticelli, durante la visita agli Uffizi. In ogni caso, anche di fronte ai brutti spettacoli (che pure ci sono) il buon maestro dovrebbe essere un Virgilio che fa da guida allo smarrito Dante attraverso l'inferno, restituendolo puro e disposto a salire alle stelle.

Il nudo di donna è uno dei grandi temi dell'Arte fin dall'antichità. Le prime sculture di cui abbiamo notizia sono le Veneri preistoriche simbolo di fecondità e abbondanza. I pittori di tutto il mondo imparano a dipingere esercitandosi sul corpo delle modelle, e la fotografia, una fra le moderne forme artistiche, gioca fin dai dagherrotipi con le luci e le ombre che si arrotondano sui glutei e sui seni. Quando chiesero in una intervista al fotografo Dahmane (il mentore di Chloe des Lysses) come facesse a convincere le ragazze a spogliarsi per lui, lui rispose: "I'm able to persuade", sono bravo a persuaderle. Personalmente, quando ho fatto qualche scatto audace ho usato questo argomento: sei bella come un tramonto, e come davanti a un tramonto devo farti una foto, adesso, per non perdere quest'attimo.

Davanti alla foto di Richardson (qui accanto al lavoro), la prima cosa che ho pensato è stato: grazie. Grazie a quella modella, che si è fatta fotografare così anche per me, spandendo la sua bellezza nel mondo. Perché se la vita può avere un senso in ogni caso, anche non avendolo, è per permetterci di guardarci intorno e riconoscere il bello, dovunque su trovi. Ricordate la scena del sacchetto di cellophane fatto volare dal vento in "American Beauty"? Ricky, "ragazzo strano" interpretato da Wes Bentley, lo filma con la telecamera e lo guarda e riguarda per ore: c'è della bellezza anche lì. Sento parlare sempre più spesso di gente scandalizzata per la cosiddetta "mercificazione del corpo femminile" anche riguardo al lavoro delle modelle o delle ballerine. Non capisco. Forse si vorrebbe che le donne stessero tutte a casa, a fare e accudire i figli, come ai vecchi tempi? Perché il talento di chi sa mettersi in posa, recitare, danzare, o anche semplicemente sorridere non dovrebbe essere espresso?
Mi è capitato di parlare, pochi giorni fa, con un addetto ai lavori e di proporgli un'idea. "Perché non realizzare una collana di allegati da edicola dedicata alle 'favole erotiche' a fumetti degli anni Settanta? Le primissime non erano affatto porno, soltanto sexy". "Sei matto?" mi è stato risposto. Pare che le redazioni dei giornali oggi siano piene di bacchettoni e non ci sia una sola testata che voglia rischiare di essere tacciata di fare mercimonio della bellezza femminile. Allibisco, pensando alle belle serie di volumi sui grandi fotografi erotici allegati all'Espresso alcuni anni fa, o alle collane dedicate a Manara e a Valentina di tempi più recenti. Oggi, in ossequio a un rigurgito di moralismo, tutti si muovono con i piedi di piombo. Il che è molto triste.

Ripenso a Marilyn Monroe fotografata nudanella famosa foto di Tom Kelley del 1949, resa poi celebre dal fatto di essere stata riprodotta su calendari tirati in milioni di copie nel 1951 e nel 1953 e più che mai per essere contenuta sul primo, mitico numero di Playboy del novembre 1953. Marilyn è immortalata dall'alto, distesa su un drappo rosso, busto frontale a seno nudo ma gambe laterali e accavallate a coprire il pube. Una posa passata alla leggenda.

Norma Jean Baker bussò alla porta del fotografo alle nove di sera del 27 maggio 1949. Kelley le aveva chiesto se voleva posare nuda per un calendario, lei aveva esitato un po' poi aveva detto di sì. La moglie di Kelley aveva preparato per terra il drappo di velluto scarlatto. Per rendere meno tesa l'atmosfera, Kelley mise su un disco di Artie Shaw che suonava "Beguin the Beguine". Marilyn andò nello spogliatoio e ne uscì nuda, con solo un paio di ciabatte rosse ai piedi. Kelley la fece distendere sul velluto scarlatto e salì su una scala a pioli per fotografarla dall'alto. Era un'idea geniale, quella della foto dall'alto. Sembrava che la ragazza si offrisse, un po' giocosa (il seno mostrato alzando il braccio) un po' pudica (le gambe accavallate), al desiderio dell'osservatore sospeso come in procinto di gettarsi su di lei, almeno con lo sguardo. Per quella seduta con Kelley, Marilyn guadagnò 50 dollari. La foto sul drappo rosso è un' icona.

C'è un'altra foto celebre di Marilyn Monroe, scattata da un fotografo il cui nome non è dato sapere: un soldato, un fante di marina durante la guerra di Corea. Marilyn era andata a far visita alle truppe, nel febbraio 1954, la foto la mostra in piedi davanti a un microfono, circondata dai militari estasiati, occhi brillanti. Lei ha un vestito nero leggermente scollato, sorride imbarazzata ma seduttrice. Mi chiedo quanti soldati siano morti con una foto di Marilyn in tasca o dopo aver lasciato un suo calendario o una sua pin up nella loro tenda o nella loro baracca. Più in generale mi chiedo quanti uomini soli, in circostanze drammatiche e difficili, abbiano avuto il buio della loro angoscia rischiarato dal raggio di sole di una ragazza nuda che sorride da una fotografia. Una ragazza di carta, irraggiungibile, che però serve a dimostrare che nonostante la vita è bella perché c'è la bellezza. Una piccola cosa, ma pur qualcosa. Grazie Marilyn, per esserti spogliata.

31 commenti:

Anonimo ha detto...

Hai mai pensato alla frustrazione che provoca il vedersi passare davanti agli occhi tutti quei pezzi di figa? Il guardare e non toccare, questo è il vero danno per la psiche.
Paul Lennon

Roberto ha detto...

Caro Moreno,
da quale pulpito arriva questo tuo attacco al bigottismo!
Qualche volta ti passerò una pila di fumetti che possiedo, sono personaggi di un grosso editore italiano che probabilmente non hai mai sentito nominare: zagor, tex (dove è tabù non il mostrare, ma anche il solo accenno ad argomenti di sesso!).
Mi ricordo un recente tex di Ruju dove è nata una discussione di diverse pagine su un forum solo per un'OCCHIATA MALIZIOSA di una squaw...
Oppure ti parlerò di altri fumetti (anche questi non li avrai mai sentiti nominare) tipo julia o dylan dog, dove sono tabù o quasi il sangue.
Per la verità una gocciolina di sangue colava da una mano nel n. 2 di julia.... ma poi in ristampa mondadori è sparita anche quella!

Warzak ha detto...

Purtroppo c'è del vero in quello che afferma Moreno Burattini: in molti strati della società c'è un rigurgito di moralismo e sono convinto che, i cosiddetti moralisti, siano delle persone con una visione distorta dell'erotismo.
D'altronde è proprio la negazione del bello di un corpo nudo (anche maschile, perché no?)a ingenerare in molti - soprattutto negli adolescenti - la convinzione che il nostro corpo sia una cosa di cui vergognarsi. Questa negazione, a parer mio, è la causa principale di una visione distorta della sessualità, vissuta senza gioia.
D'altronde Dio ci ha dato un corpo e ci ha forniti degli organi sessuali per goderne con consapevolezza e non certo per offenderli con assurde censure imposte da cattivi maestri.

Giampiero Belardinelli

Moreno Burattini ha detto...

Per Roberto: il mio attacco al bigottismo viene appunto dal MIO pulpito, dal quale (fin da quando ho l'età della ragione) sono sempre venute prediche di questo genere. Non sono l'editore dei fumetti da te citati, il quale giustamente decide la propria linea editoriale che viene premiata dal pubblico da oltre cinquant'anni. Posso dire però che quando io ho mostrato un sacrificio rituale azteco che prevede l'espianto del cuore della vittima (una scena mostrata nei film di Indiana Jones come ne "L'ultimo dei Mpohicani") ho ricevuto vibrate lettere di protesta da genitori timorosi di veder turbare i propri figli (i quali magari mentre loro scrivevano giocavano a violentissimi videogiochi). Bonelli mi ha difeso, ma il problema resta: gli editori che puntano a un pubblico generalista sono costretti a scegliere atteggiamento che garantisca la minor conflittualità possibile fra gli intenti degli autori e le reazioni esasperate della frangia moralista della società. Capita anche alle TV. Talvolta, anche il tenersi controllati per limitare sesso e violenza non basta: Tex fuma una sigaretta e il Codacons chiede il sequestro della tiratura. Le censure alle cosce di Tesah non derivarono dal bigottismo dell'editore (che non c'è) ma da quello dei deputati che promuovevano leggi contro i fumetti o degli educatori degli oratori che stilavo elenchi delle pubblicazioni proibite in cui gli albi Bonelli finivano inesorabilmente. Gli autori che anche da noi a volte sono invitati a limitare i danni sono vittime non dell'editore, ma della società nel suo complesso miope e lillipuziana. Questo, ovviamente è solo il mio parere, la mia interpretazione dei fatti.

Roberto ha detto...

Caro Moreno,
penso che questa storia delle severe associazioni che vi censurano sia una sonora balla, altrimenti queste associazioni dovrebbero censurare tutto: pubblicità, film, videogiochi, manifesti, ecc.
Penso che ci sia a monte l'autocensura volontaria dell'editore, il quale non vuole sigarette per tex e allora niente sigarette altro che associazioni di consumatori! Le quali - al massimo - potrebbero esprimersi senza per questo obbigarvi a nulla!
Nel libro "come tex non c'è nessuno" pag. 186 afferma l'editore: "confesso che questa sterzata dal noir al rosa ha a che fare in buona parte con la mia isosincrasia nei confronti di tutto ciò che è splatter, sanguinolento, impressionante".
Lasciamo perdere i genitori timorosi che c'entrano ben poco in questa linea editoriale.

Moreno Burattini ha detto...

Per Roberto: se l'editore non volesse sigarette, com'è che Tex continua a fumare e fuma da sessant'anni? Purtroppo la faccenda della denuncia del Codacons è un fatto di cronaca finito sui giornali (ne parlo con dovizia di particolari su questo stesso blog in un post intitolato "Mezzogiorno di fumo"), negarlo significa negare l'evidenza. Ugualmente, le polemiche sul cuore del rito azteco sono finite sulla Posta di Zagor e se ne è parlato a lungo sui forum. Le associazioni di genitori hanno denunciato persino l'Intrepido e autori come Laurenti (ne cito solo uno ma sono una decina) sono stati processati in anni purtroppo recentissimi. Dylan Dog è stato splatter a lungo prima che lo stesso Sclavi scrivesse una storia intitolata "Caccia alle streghe" come risposta alle campagne di stampa censorie che hanno convinto l'editore a smorzare i toni. Se su un Dylan Dog si affronta il tema dell'eutanasia diventa un caso nazionale come nel caso del racconto di Recchioni. Quando su Julia è stata mostrata una lesbica assassina (Myrna) sono insorte le associazioni gay, eccetera eccetera. Ai tempi del marchio GM c'erano sequestri quotidiani di albi a fumetti (forse hai sentito di quel che passò la Corno per Kriminal e Satanik) e fu per quello che le ristampe di Tex furono censurate. Se non lo sai, sappi che si censurano molto di più le fiction televisive e i cartoni animati, in Italia ma anche in America, tutto per le pressioni esterne. Se poi Bonelli non ama lo splatter, è suo diritto: ma come editore lo ha pubblicato per anni (o mi sbaglio?). Il problema, secondo me, è quello, purtroppo, di dover fare i conti con chi si indigna, sussulta e si scandalizza. Poi ci sono le case editrici piccole che accettano di correre i rischi del caso (magari passano inosservati - oppure no, come per la "Topolin" e Psycopatia Sexualis) e i colossi come la Disney, dove è vietato tutto, persino far vedere Pippo che va a pesca, se no si turbano gli animalisti. Perchè, in Marvel le cose sono diverse? E alle Paoline? In confronto alla TV generalista e alla Disney, la Bonelli è all'avanguardia e i paletti sono limitati. Mi pare comunque che se anche in via Buonarroti avessero deciso di fare fumetti senza sesso e senza violenza (cosa che non è, perché la decisione è un'altra, raccontare sesso e violenza in modo "bonelliaqno") sarebbe una decisione legittima. Ogni editore sceglie la propria linea. Agli acquirenti decidere se il prodotto piace o non pace. Il senso del mio articolo "Nudo di donna", in ogni caso, non riguarda va i fumetti Bonelli ma il rigurgito di moralismo che a me dispiace (ma non pretendo di aver ragione - come invece lo pretendono i moralisti che vogliono imporre la loro morale al resto del mondo).

DevilMax ha detto...

A proposito della foto di Terry Richardson (che sublime spettacolo la ragazza!), una giornalista ospite di una trasmissione televisiva ha detto che l'Italia è l'unico paese europeo dove si vedono per le strade manifesti del genere, segno - secondo costei - di una mentalità maschilista che riduce la donna a puro oggetto sessuale. Mi chiedo: possibile che nel resto d'Europa siano così bacchettoni?
Ero convinto che, almeno nel nostro Occidente, il nudo femminile fosse stato ormai da tempo "sdoganato".

P. Alexis ha detto...

ho letto da poco una storia dove Topolino e Pippo vanno a pesca.

Moreno Burattini ha detto...

Per Devilmax: quel che dicono i giornalisti va sempre preso con le molle (come quello che dicono tutti, me compreso), ma il manifesto incriminato non è nè opera di italiani né commissionato da una azienda italiana, nè raffigura alcunché di offensivo. Non mi sono mai accorto che all'esterno NON ci fossero manifesti del genere (davvero NON ci sono? Mah). In ogni caso, se NON ci sono, peggio per loro. Riguardo al fatto che una donna sia "oggetto sessuale", che vuol dire? E' una colpa provocare un richiamo sessuale, cosa che fanno tutti i maschi e le femmine delle specie sessuate? Una volta che io desidero una donna perché è femmina, c'è una donna che è oggetto del mio desiderio. Immagino talvolta di essere stato anch'io desiderato in quanto maschio, e sono stato oggetto anch'io. Desiderare significa guardare le stelle. Una cosa bella e sublime.

Moreno Burattini ha detto...

Per Alexis: io conservo una copia di Topolino dove una vecchia storia in cui Pippo andava a pesca viene trasfornata in Pippo che, con la canna e la lenza, va a raccogliere alghe per la ricerca scientifica. Mi pare che la mia testimonianza faccia il paio con la tua. Vogliamo parlare delle storie di Barks in cui lo zoo di Paperone è stato trasformato in un centro di raccolta per animali in attesa di essere liberati? E mi puoi citare una storia recente in cui compaia il baleniere Moby Duck che va a caccia di balene? Vogliamo parlare della famosa avventiura supercensurata e supercancellata dalla memoria, di Cavazzano e Marconi, passata alla storia come "Topolino tromba"? Voler sostenere che in Disney non c'è censura e non sono bacchettoni mi pare un po' troppo anche per un bastian contrario come te. :-)

Patrizia Mandanici ha detto...

Non mi trovo praticamente d'accordo su molte delle cose qua scritte (alcune delle foto sì sono belle, quella da cui parte il post invece è francamente orribile - ma non mi meraviglia che piaccia al maschio italico: detto ciò io non censurerei nulla e appunterei la mia attenzione su altro).
E comunque sì, io trovo moltissime testimonianze di persone che all'estero non trovano la stessa quantità (e "qualità") di nudi femminili, non credo siano casi isolati.
So che è difficile tracciarne i confini (ribadisco: almeno qui in Italia), ma c'è differenza tra sublimazione della bellezza (anche nuda) e trattamento della donna e della sua immagine come oggetto, carne un tanto al chilo, e così via.

Martin ha detto...

Ho seguito con interesse il post e la discussione che ne è seguita.
Visto che condivido con te il 90% delle tue considerazioni preferisco farti una domanda che riassume le mie perplessità.
E' preferibile un editore bigotto che produce fumetti "casti" ed edulcorati o uno che moralista non lo è ma si autocensura per paura delle polemiche e dell'eventuale perdita di guadagno che questo può portare?
E poi (lo so avevo detto una), il primo non è forse intellettualente più onesto?
Naturalmente il mio è un discorso generale e non deve intendersi come un riferimento al tuo datore di lavoro (che merita rispetto anche solo in quanto tale).

Moreno Burattini ha detto...

Per Patrizia: il maschio "italico" non è diverso dal maschio degli altri paesi (i, fotografo della foto in questione è americano, il che è tutto dire), il senso della "carne un tanto al chilo" mi sembra sfuggente perché dipende dalla percezione della realtà individuale. Non credo che le modelle si vendano come schiave, ma dimostrino, attraverso il loro libero modo di essere, la propria interpretazione della femminilità. Sarebbe terribile un mondo con un solo modello di donna, magari quello puritano. Lasciamo liberi tutti di essere come sono!

Moreno Burattini ha detto...

Per Martin: nel secondo dei casi da te proposti, che non riguardano me non essendo io un editore, tenderei a spostare l'interpretazione dei fatti nella volontà di rispettare le sensibilità altrui. Tutti noi ci "autocensuriamo" quotidianamente proprio per questo, no? Inoltre, gli editori hanno un altro compito: quello di intercettare i gusti del pubblico. Quelli che riescono a farlo, di solito vengono elogiati e non criticati, per la loro capacità.

Patrizia Mandanici ha detto...

Non mi sono spiegata. Io non voglio obbligare nessuno a vedere le cose come le vedo io; ma non voglio neanche un mondo dove lo sguardo maschile sulla donnna sia monodirezionale e imperante (se ci sono modelle che si prestano e sono felici cosa significa, che quel modello di donna dovrebbe andare bene alle altre milioni di donne?).
Forse non ci si rende conto di tante cose quando si vive in una metà del mondo (e capisco che la cosa è reciproca, ma non per cose forse che vanno a toccare l'identità, l'intimità, il rispetto).
E' difficile vivere da donna - lo è sempre stato, credo che lo continuerà ad essere...
Continuo a credere che ci sono tanti tipi di uomo che vivono la loro maschilità in maniera differente - così come le donne la loro femminilità (e continuo a credere che ci siano differenze anche sostanziali tra uomini di diversi paesi).

Alessandro ha detto...

Concordo totalmente con Moreno. In Disney per anni non si potevano mostrare zoo, circhi e neanche rappresentazioni cosiddette stereotipate di altre popolazioni. Ricordo solo che fino a pochi anni fa (non so ora) era vietato ristampare la storia Topolino nel Paese dei Califfi (perché avrebbe potuto offendere gli arabi). Ma potrei fare mille esempi: dalla sigaretta di Lucky Luke trasformata in spiga alla pipa tolta a Popeye, per non parlare poi di chi protestava per la "violenza" presente in Bugs Bunny e nei vecchi Tom & Jerry...Il politically correct è una vera iattura e credo che, tutto sommato, la Bonelli sia meno toccata da questo problema rispetto ad altre realtà.

Moreno Burattini ha detto...

Per Patrizia: guarda che siamo d'accordo! Il nudo è uno spettacolo rivolto agli spettatori che lo apprezzano, e come tale verrà replicato finché ci sarà qualcuno che lo apprezzerà. Dato che lo show va in scena dall'inizio del mondo, è probabile che durerà ancora un po' e che non sia poi così deleterio come si teme. Come tutti gli spettacoli, poi, c'è chi lo apprezza e non lo apprezza, e lasciamo che tutti godano del tipo di bellezza che preferiscono, essendo la bellezza un valore opinabile, a patto che non si impongano modelli nè in un senso nè nell'altro. Perché la ragazza di Central Park dovrebbe essere causa della rovina della società occidentale e una ragazza con il burqa la salvezza del mondo? Personalmente, posso trovare bello lo sguardo di una donna sotto il velo islamico (ricordando che sono islamici gli inventori della danza del ventre), bellissimo il volto di Rita Levi Montalcini, adorabile la simpatia di Margherita Hack, senza che questo mi impedisca di trovare affascinante Nathalie di X Factor, Marilyn Monroe o Moana Pozzi. Trovo che mettere paletti all'espressione di sè, della propria femminilità (o mascolinità), del proprio corpo, sua sbagliato proprio per chi li pone, perché chi lo fa si autolimita i panorami di cui godere. Personalmente apprezzo anche i nudi maschili: c'è mercificazione anche nel corpo di Roberto Bolle o di Gabriel Garko o è solo un problema femminile? Mi pare che stiamo attraversando un periodo poco rilassato, da questo punto di vista, e il momento di rilassarci è proprio quando non lo si è!

Moreno Burattini ha detto...

Per Alessandro: mi sono scagliato spesso contro il politicamente corretto e lo farò ancora. Riguardo alla polemica sul "maschio italiota" ai cui sguardi sarebbero rivolte le foto di carne "venduta un tanto al chilo", mi pare di capire che lo scatto di Richardson incriminato pubblicizzasse una linea di abbigliamento femminile e dunque volesse attirare l'attenzione delle donne. La bellezza di una foto, di una posa, di un corpo non è una questione di genere.

Anonimo ha detto...

Anche io sono molto poco d'accordo.
Diciamo che possiamo riparlarne quando ci sarà in giro un numero pari di chiappe maschili usate per vendere macchine, cravatte, ecc....
In secondo luogo c'è una distanza abissale tra un nudo di statua greca, dove il corpo è mostrato appunto nella sua nuda verità e bellezza, e il nudo ammiccante della foto in questione e di altro proposte.
Infine l'orrore per la parola ^moralista^ è a dir poco sproporzionato, e se ne vedono infatti le conseguenze...Purtroppo anche qui sono chiari i danni provocati dell'uso distorto della lingua nell'epoca del berlusconismo e della mancanza di senso critico VERO.
Giusto per rinfrescare la memoria dei lettori riporto le accezioni del termine del Garzanti online, dove il senso più spregiativo del termine è relegato in terza posizione:
MORALISTA - Definiziones. m. e f. [pl. m. -sti]
1- scrittore che, analizzando i costumi di un ambiente, di un'epoca, mira a illuminare gli impulsi, le ragioni, le convenzioni che improntano l'agire umano: Montaigne è uno dei più grandi moralisti dell'età moderna
2- filosofo che approfondisce i temi della morale | studioso di etica
3- chi fa professione di moralismo | chi ostenta un eccessivo rigore morale o si ammanta di moralismo.
irene

Moreno Burattini ha detto...

Per Irene: la più bella definizione di moralista che ho sentito è: "uno che non sopporta la felicità degli altri". Quanto alle chiappe usate per vendere le macchine, a parte il fatto che non vedo perché usarle sia un male (le chiappe possono essere belle come sono belli gli occhi), se vengono usate vuol dire che la tecnica funziona: ergo c'è una normale, naturale e dunque legittima sensibilità collettiva all'argomento. Ho sentito di recente usare come argomento a favore dell'acquisto di una automobile il fatto che lasci tutti indietro al semaforo. Mi sembra più diseducativo di qualsiasi bel sedere mostrato su un cartellone.

Anonimo ha detto...

"uno che non sopporta la felicità degli altri" è un aforisma non certo una definizione...
Giocare con le parole è il tuo mestiere, amo i giochi di parole, ma su certi argomenti servono a poco. La perdita di "morale" delle nostre società avanzate è sotto gli occhi di tutti con le sue conseguenze. E non parlo solo di Ruby & Co. ma del menefgreghismo generale, dal non fare la raccolta differenziata al non rispettare il pedone sulle strisce, passando per tutto ciò che c'è in mezzo.
Sono pessimista e il mio filosofo preferito è Schopenhauer quindi si può facilmente immaginare come dovrei concludere questo commento!
irene

paco ordonez ha detto...

Io però non metterei sullo stesso piano la maya desnuda di Goya con la fotografia davanti alla scuola.
Perchè,dal mio punto di vista,quel culo scoperto è un culo su un cartellone pubblicitario:può essere artistico fin che si vuole,ma il suo scopo non è l'arte,è la pubblicità.
Mi sembra un caso come un altro di mercificazione,che ha ben poco a che vedere con la libertà della donna.
Inoltre,sono d'accordissimo sull'educare i giovani alla sessualità e alla sensualità,ma farlo con un cartellone pubblicitario (o con tutte le donnine che ci propone la tv) mi sembra impossibile,oltre che deleterio.
Io, pur non essendo un moralista (checchè ne dica Freud),concordo con genitori della scuola.

Moreno Burattini ha detto...

Per Irene: gli aforismi, a volte, sono delle perfette definizioni. Ambrose Bierce ha scritto un libro, intitolato "Il Dizionario del Diavolo", che è un vero e proprio vocabolario in ordine alfabetico in cui le parole sono definite in modo spesso più corretto che nello Zingarelli, tipo: "aiutare = aumentare il numero degli ingrati", o "ambidestro= uno capace di rubare con entrambe le mani". Riguardo alla morale, quella dei nostri nonni era di andare nelle case chiuse così si salvavano i matrimoni, c'era forse più ipocrisia. Ma la morale cambia con il tempo e con le latitudini, meno male che oggi non si mettono più le lettere scarlatte. Su Schopenauer, che è anche uno dei miei filosofi preferiti, fu proprio lui a scrivere un aureo libretto dal titolo "L'arte di essere felici" (Adelphi). Già, proprio lui: appunto perché pessimista insegnò delle regole per sopravvivere al pessimismo. Io l'ho letto e te lo consiglio. :-)

Moreno Burattini ha detto...

Per Paco: la pubblicità è una forma di comunicazione. In quanto tale può essere arte. L'arte, del resto, è essa stessa una forma di comunicazione. Si tratta di veicolare idee, messaggi, concetti, emozioni. L'arte non è mai morale o immorale, ma bella o brutta. Oscar Wilde lo diceva dei libri, non ci sono libri buoni o libri cattivi, ma solo libri scritti bene o scritti male. Se la pubblicità comunica bene ed è bella, è anche buona, nel senso che raggiunge il suo scopo. Se per fare pubblicità metto un culturista in perizoma a scolpire la scritta "Plasmon" su una colonna (come accadeva a Carosello quando ero piccolo io), è mercificazione del corpo o no? Perché il culturista nudo non è mercificazione e la ragazza vestita ma con il gonnellino leggermente alzato lo è? Non sarà un pregiudizio dettato dalla moda di questi giorni che ci vuole tutti politicamente e correttamente scandalizzati? Lo scandalo è negli occhi di chi guarda. La Maya Desnuda è arte, certo. Ma è arte anche la fotografia. Ci sono fotografie esposte nei musei e ci sono cattedre universitarie di storia della fotografia. I grandi fotografi erotici non sono artisti perché fotografano il nudo? E Oliviero Toscani? Non è un grande perché scandalizzato? Ed Emanuele Pirella con il suo culo "chi mi ama mi segua" messo a pubblicizzare i jeans "Jesus"? Riflettiamoci bene e vedremo che non è il caso di ragionare su binari preconfezionati e in base a etichette.

paco ordonez ha detto...

Che la fotografia possa essere arte non ci piove.
Il "possa" è importante:non è detto che ogni fotografia sia un'opera d'arte-stesso dicasi per quadri,sculture,ecc.
Quindi,non tutto è arte.
Il fatto che l'arte abbia in comune con la pubblicità il fatto di essere una forma di comunicazione (ma l'arte non è solo questo,e forse anche la pubblicità),non credo giustifichi un automatica identificazione tra le due cose-anche i discorsi di Berlusconi sono una forma di comunicazione,ma sono molto più vicini a una forma di pubblicità che a una forma d'arte!
Il problema,secondo me,è che la pubblicità ha un fine commerciale:nel nostro caso,usa Richardson e la modella come meri strumenti per raggiungere il suo scopo primario:vendere il prodotto.
Quel che ci può essere di artistico scompare,seppellito dal vero fine della faccenfa:vendere il prodotto (per cui ogni preoccupazione estetica passa in secondo piano).
L'arte non vende prodotti. E' una cosa disinteressata:in questo senso l'arte è anche una faccenda morale (nonostante quel che diceva Wilde,le cui idee sull'arte,tra l'altro,non sono mai state nulla di troppo importante).

Moreno Burattini ha detto...

Per Paco: non c'è niente di male, direi, nell'avere un fine commerciale! Peraltro, l'arte è un prodotto commerciale, dato che ci sono i mercanti d'arte e tutti noi abbiamo in casa oggetti artistici regolarmente (si spera) acquistati. Pensa al libro più bello che ti viene in mente. La Divina Commedia? La Divina Commedia, okay: se Dante l'avesse scritta per se stesso e se la fosse tenuta in casa, non la conosceremmo. Ma è stata copiata, stampata, rilegata, venduta e tutti la conoscono. Pensa al film più bello che hai visto: Schlinder List, dico a caso. Non è un prodotto commerciale? Abbiamo tutti pagato un bliglietto per vederlo. Spielberg non l'ha fatto per beneficienza. Non è che il fatto di essere "commerciale" segni di onta e disdoro il frutto dell'ingegno di chicchesia. Oliviero Toscani ha fatto fotografie bellissime e le ha usate per fare pubblicità. Restano fotografie bellissime lo stesso. La romamza in Fa maggiore opera 50 per violino e orchestra di Beethoven è servita per anni a fare la pubblicità alla Vecchia Romagna: non è un capolavoro lo stesso? Un artista fa qualcosa e se la fa bene, è bello quello ciò che ha fatto. Se poi serve per fare pubblicità, dov'è il problema? E dell'arte su commissione vogliamo parlarne? I massimi artisti, da Giotto a Michelangelo hanno lavorato su commissione e non disinteressatamente. Se non fosse stato pagato, Leonardo non avrebbe dipinto l'Ultima Cena. Non c'è niente di male nel venire pagati, direi, e il denaro non è lo sterco del demonio. Poi, libero chi vuole di demonizzare la pubblicità (io, peraltro, non ne seguo mai i consigli e sono una fra le persone meno consumiste che conosco). :-)

paco ordonez ha detto...

Credo che tra i fenomeni di mecenatismo nell'arte del passato e l'odierno lavoro aristico su commissione (per una pubblicità o altro) ci sia una differenza abissale. Una differenza che si basa primariamente sul fatto che stiamo parlando di due epoche troppo lontane e troppo diverse:credo che paragonare le due cose pecchi di astoricità.Infatti,all'epoca di Giotto e Michelangelo,l'unico modo per fare arte era farlo su commissione.O accettavi questo fatto o rimanevi a casa.Un artista contemporaneo invece ha la possibilità di scegliere,e di dire "no".
Il paragone,quindi,forse è meglio farlo con artisti dell'epoca contemporanea. Quasi tutti gli artisti contemporanei,dalla metà dell'800 in poi (più o meno) hanno mostrato una indipendenza e un avversione per le logiche di mercato incontestabili:la gente voleva scene allegoriche? Gli impressionisti pensavano alla natura. La gente voleva la natura? E gli artisti facevano quadri astratti.
Ovviamente vendevano:ma vendevano perchè dovevano campare come ogni altro essere umano-ma senza mai "commercializzarsi",senza mai fare cioè quello che il pubblico o un ipotetica committenza volevano (è con la pop-art che le cose cominciano a cambiare,purtroppo).
L'arte è un prodotto commerciale? No,non credo. Può anche esserlo,ma innanzitutto è ben altro,e comunque non nasce mai con scopi commerciali:non credo che Dante abbia scritto la Divina Commedia per fare successo,ma per un suo bisogno primario:quello che ha un poeta,e cioè scrivere.
Idem Leonardo:la differnza tra lui è un pittore mediocre sta nel fatto che mentre il pittore mediocre si accontenta di fare quello che gli hanno chiesto (Gesù,la madonna,san Giuseppe),e quindi accontentare la committenza e il pubblico,Leonardo ci aggiunge altre cose,specificamente artistiche,che fanno della sua opera un opera d'arte,e che magari il pubblico non capisce o non vede.
In ogni caso,se una cosa è davvero artistica dovrebbe nascere con un'intenzione davvero artistica:"io voglio fare un opera d'arte",si dice l'artista. "Io devo fare una pubblicità,magari anche un pò artistica",si dice l'operatore commerciale (che magari è,tra le altre cose,proprio un artista-ma non in quel caso,quando pensa al prodotto da pubblicizzare,piuttosto che all'opera d'arte).

Moreno Burattini ha detto...

Per Paco: direi che siamo d'accordo, l'artista mette l'arte nel prodotto richiesto dalla committenza, ma è quello che fanno anche Richardson e Toscan.

Alberto Camerra ha detto...

Credo che "lo scandalo" delle donne poco vestite nei fumetti, sia da addebitare al target a cui, secondo la morale benpensante di molti, i fumetti sono rivolti; ovvero a un pubblico prettamente adolescenziale.
In base a ciò, i "pruriti" dei ragazzini, non fanno testo e non fanno arte. Ma semplicemente disturbano.
Non dimentichiamo che la nostra società, mi riferisco in particolar modo a quella italiana, da sempre bacchetta le scene di nudo.
Al contrario di diversi popoli nordici o, se non erro, del mercato fumettistico francese dove, il fumetto, è ben visto rispetto alla penisola italica.

Anonimo ha detto...

allora, se è vero che hai letto il libro, saprai bene che il suo ultimo succo è che la felicità NON ESISTE è che il massimo che si può ottenere è vivere con il minor dolore possibile...
irene

Moreno Burattini ha detto...

Per Irene: verissimo. Ricordo di essermi segnato alcune massime estratte dal libretto: per Schopenauer ‘vivere felici’ può significare solo vivere il meno infelici possibile, o, in breve, vivere passabilmente. Nella massima n° 17, si legge: “la vita non ci è data per essere goduta, ma per essere sopportata”. Il suo radicale pessimismo rende difficile associare la sua filosofia all’idea della felicità: essa gli appare una meta irraggiungibile. Ciò lo spinge tuttavia a suggerire dei metodi di sopravvivenza: puri espedienti (talvolta davvero molto ingegnosi) per contrastare le avversità della vita,. L’ingegno, appunto: come nel caso dell’Arte di Ottenere Ragione, è questa la principale arma in dotazione di ogni individuo nella lotta contro il mondo. E del resto la massima n° 10 consiste in una citazione da Seneca: “Se vuoi assoggettare ogni cosa, assoggettati alla ragione”. La ragione suggerisce essenzialmente di limitare i castelli in aria, di almanaccare fantasie, di farsi illusioni. “Il giovane crede che il mondo sia fatto per essere goduto e sia un domicilio della felicità, la quale sfugge solo a coloro che non hanno l’abilità di cercarla; lo rafforzano in questa idea romanzi, poesie, e l’ipocrisia che il mondo continuamente e ovunque produce con la sua parvenza esterna” (massima n° 22). “Il mezzo più sicuro per non diventare molto infelici consiste nel non chiedere di diventare molto felici” (massima n° 36). Le illusioni, per Schopenhauer, sono “alture da cui si può scendere solo cadendo” (massima n° 5). L’importante è convincersi subito, o il più presto possibile, che “il meglio che il mondo ci può offrire è un presente sopportabile, quieto e privo di dolore; se esso ci è dato sappiamo apprezzarlo, e si guardiamo bene dal guastarlo aspirando senza posa a gioie immaginarie o preoccupandoci con timore di un futuro sempre incerto che, per quanto lottiamo, rimane pur sempre, completamente nelle mani del destino” (massima n° 16). Da questo punto di vista, accontentandoci di quanto abbiamo e non coltivando aspettative che la vita difficilmente realizzerà, conviene godere dell’attimo presente senza vivere continuamente nella preoccupazione del futuro. “Coloro che, animati da una continua tensione, vivono solo nel futuro, guardano sempre avanti e corrono incontro con impazienza alle cose che sopraggiungono come alle sole che porteranno la vera felicità, lasciando intanto passare inosservato il presente senza goderne. Costoro vivono sempre solo ad interim fino alla morte. Per non perdere la quiete di tutta la nostra vita badando a mali incerti e indeterminati, dobbiamo abituarci a considerare i primi come se non giungessero mai e i secondi come se non giungessero certo adesso” (massima n° 14). Del presente, dunque, conviene godere subito, se solo c’è da goderne. L’ultima massima, la cinquantesima, conclude: “la nostra felicità dipende da ciò che siamo, dalla nostra individualità, mentre per lo più si tiene conto del nostro destino e di ciò che abbiamo. Il destino può diventare migliore e la moderazione non pretende molto da esso, ma un babbeo rimane un babbeo e un ottuso gaglioffo e un ottuso gaglioffo per tutta l’eternità, fosse egli in paradiso circondato da uri. La personalità è la felicità più alta”.