venerdì 23 settembre 2011

IL SIGNOR JACOPO

Dell’indimenticabile signor Emilio si è discusso a lungo sui forum e anche su questo blog. Adesso però è arrivata in redazione la lettera di un altro lettore indignato, al pari se non di più, dell’illustre predecessore. La missiva non è indirizzata a me ma il direttore responsabile di Zagor, il quale, se vuole, risponderà per conto suo. Potrà farlo però soltanto in pubblico, sempre che gli sembri opportuno, perché, ahimè, per caso o per dimenticanza (e di sicuro non per dolo e vigliaccheria), il mittente non ha vergato in calce (né sulla busta) alcun recapito. Di lui, quando mi è stato fatto leggere ciò che ha scritto perché ne prendessi atto, conosco soltanto il nome. Si tratta del signor Jacopo. Di più, non è dato sapere.

Mi auguro che il signor Jacopo possa leggere queste righe qui sul Web, o che qualcuno che lo conosce gliele stampi e gliele faccia vedere, perché avrei voluto, con garbo e gentilezza, rispondergli per lettera come faccio sempre a chi mi scrive, anche quando si tratta di critici. Purtroppo, non mi è possibile farlo su carta e dunque eccomi a tentare un approccio telematico. Cercherò di ricapitolare per sommi capi (ma con tutta la correttezza consentitami dalla memoria) il senso delle principali tesi sostenute dal signor Jacopo. Certo, non potrò farlo con la brillantezza del suo eloquio, ma per aprire un dibattito basterà, credo, individuare il nocciolo della questione: in altre parole, si tratta di prendere spunto da quanto l’ipercritico lettore argomenta nella sua missiva, per usarlo quale paradigma di un modo di pensare probabilmente condiviso da altri. Insomma: non importa citare le esatte parole di qualcuno, per rispondere in termini generali a chiunque la pensi allo stesso modo.

In realtà, il signor Jacopo non se la prende principalmente con il sottoscritto. Il suo principale bersaglio è Mauro Boselli e il fattore scatenante della sua ira è la storia di Zagor attualmente in corso di pubblicazione, quella in cui lo Spirito con la Scure agisce in tandem con Andrew Cain, un personaggio già comparso in altre avventure zagoriane scritte dallo stessi Boselli. Si noti che l’avventura non si è ancora conclusa, visto che si dipanerà su cinque albi. Tuttavia, già due (o forse tre) sono bastati a signor Jacopo per esprimere un giudizio senza possibilità di appello. Non so quanto il parere di un lettore tanto frettoloso e tanto ansioso di giungere alla stroncatura possa essere ritenuto attendibile: l’idea che ci sia del pregiudizio mi pare abbastanza fondata. In fondo, i voti si danno alla fine della prova d’esame e non dopo la prima o la seconda risposta sbagliata. Ma il signor Jacopo è di quelli a cui basta una prima occhiata per emettere le sentenze, e tant’è: prendiamone atto. A me, però, l’esperienza ha insegnato che è sempre meglio aspettare, prima di valutare. Ricordo quando lessi la storia “Incubi” di Tiziano Sclavi: mese dopo mese, dato che la pubblicazione fu lunghissima (anche in quel caso, cinque albi), mi sembrava che il racconto non avesse né capo né coda, che le sequenze si succedessero senza senso, che non ci fosse nulla di nolittiano. Poi arrivò la fine: mi commossi e rivalutai tutto quanto avevo letto. Il signor Jacopo, probabilmente, avrà fatto fuoco e fiamme già dopo le prime venti pagine.

Ma quali sono i motivi per cui il signor Jacopo non sopporta l’ultima storia di Mauro Boselli? Principalmente perché c’è Andrew Cain, un personaggio che non sopporta per la sua distanza dalla "nolittianità". Non so se il signor Jacopo sa che Andrew Cain non è un’invenzione del tutto originale ma è ispirato, abbastanza da vicino, al Solomon Kane di Robert Erwin Howard, uno dei maestri della heroic fantasy, il creatore di Conan il Barbaro. Di Kane, spadaccino puritano convinto di essere al servizio di Dio contro le forze del male, Howard ha scritto sedici opere tra romanzi e racconti. Da esse, il regista Michael J. Bassett ha tratto nel 2009 un film interpretato da James Purefoy. Non mi sembra il caso di impelagarmi nel dimostrare quanto l’universo zagoriano sia vicino a quello howardiano, soprattutto quello conaniano, anche riguardo a molto altro oltre a questo personaggio. Basterà sottolineare come la derivazione letteraria di Andrew Cain sia nobile, importante, colta.

Non solo: nel far suo il personaggio di Howard, Boselli ha eseguito esattamente il tipo di operazione che Guido Nolitta, il creatore di Zagor, ha compiuto con altri sui characters: Hellingen deriva dal Virus di Molino e Pedrocchi, Bela Rakosi è Dracula, il mostro anfibio del Dark Canal è il Mostro della Laguna Nera, il cacciatore di uomini Lord Nicholson è frutto di una ben precisa ispirazione sia letteraria che cinematografica (come ben sa chi ha visto o letto “The most dangerous game” scritto da Richard Connell o filmato da Irving Pichel ed Ernest B. Shoedsack). Si potrebbe continuare a lungo, ma basta così. Dunque, attingere dal cinema o dalla letteratura per dar vita a riadattamenti fumettistici in chiave zagoriana (a dimostrazione di come l’Avventura sia un territorio trasversale tra i generi e Darkwood il regno della contaminazione tra di essi) era una prerogativa nolittiana.

Nonostante ciò, l’accusa principale che l’ipercritico scaglia contro Boselli è di non aver seguito l’esempio di Nolitta. Perché, pare di capire, ormai lo Zagor di oggi non ha niente di quello della sua giovinezza, definita dal signor Jacopo ormai irrimediabilmente lontana. E’ probabile che proprio in questa frase si trovi la chiave di lettura delle critiche che il non più giovanissimo lettore riversa contro Boselli (e poi, come vedremo, contro di me). Purtroppo la nostalgia è una brutta bestia. Ne so qualcosa io che tutti i giorni devo resistere alla tentazione di sospirare “o tempora, o mores”, scuotendo la testa contro i costumi degenerati dei ragazzi di oggi che giocano alla playstation invece di correre dietro alle ragazze, o contro le frequentatrici delle spiagge dei giorni nostri che non prendono più il sole in topless mentre una volta, ai miei tempi, si faceva. Dunque, per il signor Jacopo, i mostri di Nolitta (quello della Laguna Nera o gli Akkroniani) andavano bene, quelli di Boselli, pur se letterari quant’altri mai, no. Non ci resta che prenderne atto. Inutile, ritengo, obiettare che Andrew Cain, simpatico o antipatico che sia, è comunque foriero di avventure mirabolanti in cui si vedono zombi e tuareg, stregoni e archeologi. Tutti ingredienti assolutamente entusiasmanti (molto di più, per quanto mi riguarda, di quelli dei ladri di cavalli o dei mercanti di whisky). Niente da fare: i tuareg dello Sceicco Nero nolittiano potevano andare, quelli di Cain, no. Idem per gli zombi: quelli di Nolitta, buoni e belli, quelli di Boselli, brutti sporchi e cattivi.

Proprio a Nolitta si rivolge del resto il signor Jacopo: possibile, gli chiede, che lei non legga le storie prima della pubblicazione e non impedisca che giungano in edicola racconti del genere? Domanda persino un po’ offensiva, se rivolta a un editore che giustamente si fa vanto di esaminare personalmente, da sempre e dunque da oltre sessant’anni, tutto ciò che esce sotto il suo marchio. Va detto però che proprio l’attenzione di Sergio Bonelli ha fatto in modo che Zagor fosse affidato a uno staff in grado di arrivare, nonostante le difficoltà, a festeggiare il cinquantennale del personaggio. Vent’anni fa, che ci si riuscisse non era così pacifico. Raccolsi io stesso, in una intervista pubblicata su “Collezionare”, le dichiarazioni di Sergio che si diceva scettico sulla capacità di sopravvivenza di un eroe che lui per primo riteneva stanco. Si potrebbero andare a rileggere quelle frasi, per capire come tutto sommato lo Spirito con la Scure abbia avuto, negli ultimi due decenni, un rilancio che qualcuno (non io) ha definito “rinascimento zagoriano”. E chi è stato il primo artefice di questo rinascimento? Indubbiamente Mauro Boselli, proprio inserendo nella serie nuovi personaggi e nuove tematiche come, appunto, Andrew Cain e la sua lotta contro i mostri howardiani, lovecraftiani, hodgsoniani. William Hope Hodgson e Howard Phillips Lovecraft: altri due autori di importanza capitale, autentici mostri sacri della letteratura fantastica (sicuramente notissimi al signor Jacopo), a cui Boselli si è ispirato attingendo a piene mani.

Ma al signor Jacopo non importa. Lui ha soltanto nostalgia dei vecchi mostri di un tempo. Beninteso, di quelli tutti gli zagoriani, me compreso e per primo, hanno nostalgia. Non a caso, ho scritto tempo fa un articolo dal titolo “Nostalgia canaglia” dedicato al rimpianto per Nolitta. Lo ripubblicherò presto su questo blog. Nessuno è più nolittiano di me, come dimostrano non solo trent’anni di mie scritti ma anche e soprattutto un libro che ho da poco dedicato alla figura del Bonelli sceneggiatore. Però, dato che Nolitta (per sua scelta) non scrive più Zagor, e dato che anche lui, se tornasse a scrivere, non scriverebbe più come una volta (e temo che anche Ferri, pur inossidabile, non disegni tale e quale ai bei tempi che furono), ecco che Mauro Boselli mi sembra un autore abbastanza colto, intelligente e vulcanico a cui si può solo dire grazie per aver rilanciato lo Spirito con la Scure.

Ma dato che il signor Jacopo mette in dubbio le capacità di Sergio come editore, imputandogli la pubblicazione di storie che a lui sembrano del tutto inadeguate, vediamo se davvero Andrew Cain è così sgradito ai lettori da dover sconsigliare la pubblicazione delle sue storie. Esiste in rete quello che gli autori hanno definito il “sondaggio perfetto”, rintracciabile nella sezione “commenti alle storie” del forum SCLS. Il sondaggio si aggiorna quotidianamente con i voti dei sempre nuovi frequentatori del sito, ed è dunque un termometro attendibile degli umori del pubblico. Ebbene, visionando la classica delle storie, troviamo al primo posto “La radura delle voci”, ovvero “La marcia della disperazione”, un classico di Nolitta & Ferri. Seguono altre sei storie di Nolitta, e poi “L’esploratore scomparso” di Mauro Boselli. Poco dopo, in tredicesima posizione su quasi quattrocento storie, “Il terrore dal mare”, un’altra storia boselliana. Indovinate con chi, quale co-protagonista? Ma certo, il nostro Andrew Cain. Quello che il signor Jacopo non sopporta. Un personaggio, evidentemente, non così sgradito agli altri lettori, se una storia in cui compare è fra le primi quindici dell’intera serie, preferita evidentemente a molte altre nolittiane. Mi pare che qualunque editore, dunque, non avrebbe potuto che incoraggiare Boselli a far tornare il personaggio, visti anche gli ottimi piazzamenti degli altri racconti con lo spadaccino cacciatore di mostri.

Il signor Jacopo, però, non demorde e cala il suo asso. Il motivo per cui lo Zagor di oggi non gli piace è perché non è più il fumetto western di una volta. Giunto a questo punto, ho dovuto rileggere e stropicciarmi gli occhi. Giuro che c’era scritto proprio così. “Fumetto western”. Anzi, il nostro ipercritico riteneva che in passato, ai tempi appunto di Nolitta, le escursioni nel fantastico fossero molto rare, mentre oggi sembra di leggere un fumetto di fantascienza. E qui, poiché in cauda stat venenum, giunge la stoccata al sottoscritto. Io, secondo il signor Jacopo, sarei stato con ogni evidenza sotto l’effetto di qualche acido (il paragone è esattamente questo), quando ho scritto l’orribile ZagoroneIl castello nel cielo”. Anche quello, pieno di mostri assurdi, evidentemente lontani da ogni forma di nolittianità.

Ora, con tutto il rispetto per un così acuto lettore, mi chiedo quale sia l’acido che fa definire Zagor un fumetto western. Zagor è nato per essere antitetico al western. Quando uscì, l’intento degli autori era chiaramente quello di contrapporsi a Tex. Tex era il western, Zagor l’avventura. Tex agisce nel Sud Ovest, Zagor nel Nord Est. Tex dopo la guerra di Secessione, Zagor prima. Su Tex il fantastico è un’eccezione, su Zagor è di casa. Tutto questo pare solo a me, perché ho la mente obnubilata, come ritiene il signor Jacopo, o è incontestabile, come ritengo io? E com’è possibile che ci sia chi trova blasfemo, in nome della nolittianità, leggere della fantascienza nelle storie attuali, e non reputi fantascientifico il robot Titan, emblema di tutto ciò che è nolittiano? Allibisco. Ma la storia con i dischi volanti degli Akkroniani, chi l’ha scritta? Il sommergibile Squalus a chi va imputato? I missili telecomandati, i televisori, le lampadine elettriche e tutto quanto fa spettacolo nelle basi di Hellingen da chi sono stati inseriti nella serie di Zagor? Perché i miei orchi e i mostri volanti, inseriti ne “Il castello del cielo”, sono anatema, e le creature del “Viaggio senza ritorno” contro cui lottano Zagor e Gutrhum invece vanno bene? Va detto che “Il castello nel cielo” (per quanto il racconto si sforzi di portare il fantastico a Darkwood) è piaciuto più ai lettori delle nuove generazioni che a quelli della vecchia guardia, tant’è vero che su “Il fatto quotidiano” Stefano Feltri ha scritto una lunga ed entusiastica recensione definendo lo Zagorone “degno dei migliori manga d’azione”. Tuttavia, non mi sembra di essere stato più “visionario” (nel senso di sotto gli effetti di stupefacenti) di molti altri autori zagoriani, primo fra tutti il già citato Sclavi in “Incubi”. Chissà se il signor Jacopo ha scritto anche all’epoca, scagliandosi contro quel nuovo e giovane autore che sicuramente Sergio Bonelli avrebbe dovuto licenziare perché incapace.

C’è una frase che ricorre nelle lettere dei nostalgici (ripeto: sono nostalgico anch’io, perciò absit iniura verbis), ed è “questo non è il mio Zagor”. Sottolineo il “mio”. C’è dunque chi ritiene che esista uno Zagor “suo” e che, ovviamente, debba essere quello l’unico e autentico Spirito con la Scure. Noi autori dovrebbe scrivere quello Zagor lì. Ora, non solo non è ben chiaro quale sia lo Zagor che ciascuno ritiene in “suo”, ma soprattutto, mi pare chiaro che non esiste un solo Zagor come non esiste un solo Uomo Ragno, un solo Tex o un solo James Bond. Lo Spirito con la Scure ha attraversato cinquant’anni della nostra vita, che sono anche cinquant’anni della vita dei suoi autori. Ci sono stati vari periodi anche nell’ambito della produzione di ogni singolo autore, Nolitta compreso. Esiste per esempio uno Zagor di Sclavi, uno Zagor di Toninelli, uno Zagor di Boselli, forse anche uno Zagor di Burattini. Io, peraltro, immeritatamente, per miracolo o per fortuna, ho scritto persino più pagine di Nolitta. Di tutti i contributi bisogna tener conto. Una serie vive anche in ragione degli arricchimenti di tematiche e di suggestioni, chi si ferma o si fossilizza è perduto.

Boselli ha inserito nella serie tematiche non nolittiane, io ho cercato di fare da trait d’union fra le due istanze, ma Andrew Cain fa parte delle serie al pari di Hellingen e di Mortimer. Peraltro, non si può certo dire che Zagor sia diventato un fumetto horror o di fantascienza, in cui si leggono soltanto storie di mostri. Avventure con i cowboy e con gli alieni si alternano già da prima del film con Harrison Ford e Daniel Craig, praticamente da sempre: fu sul numero tre della serie che, se non sbaglio, comparve la prima tribù di nani e il primo uomo volante (e non mi dica il signor Jacopo che si tratta di tipici ingredienti western). Io stesso credo di aver scritto storie sull’uno e sull’altro fronte, anzi forse dando un piccolo vantaggio a quelle realistiche (e molto spesso, figuriamoci, vengo definito come uno sceneggiatore di chiara ispirazione nolittiana). Zagor è tutto e il contrario di tutto fin dal giorno in cui fu creato. E’ proprio questo il segreto del suo successo.

Forse il signor Jacopo, che pure ha acquistato lo Zagorone (uno fra moltissimi altri, visto che le vendite del gigante, mi dicono, sono andate bene), non ha seguito tutte le celebrazioni del cinquantennale (non ancora esauritesi e anzi in grado di riservare altre sorprese), di cui invece questo blog ha cercato di fare testimonianza. Ebbene: un lettore di Tex, di recente, mi ha detto che secondo lui neppure Aquila della Notte ha avuto tanti festeggiamenti come lo Spirito con la Scure, per i suoi cinquant’anni. Entusiasmo ovunque. Tuttavia, c’è ancora chi ritiene che il nostro editore dovrebbe licenziare gli sceneggiatori che attualmente scrivono le avventure dell’eroe di Darkwood, ritenendoli costantemente ubriachi o sotto l’effetto di sostanze stupefacenti. Ovviamente, è libero il signor Jacopo di auspicare tutti i licenziamenti che desidera. Tuttavia, sarebbe bello se riuscissimo a valutare le cose senza ritenere, pregiudizialmente (e dunque erroneamente) che quello di cui ciascuno dice “mio” (il “mio” Zagor, il “mio” Tex) debba diventare regola e pietra d’angolo dell’intero universo.

19 commenti:

Super Mark ha detto...

Certe opinioni lasciano il tempo che trovano, Moreno.
Continuate ad andare avanti così (netto dei "doppi wao", ovviamente :-) ).

Super Mark

fran- ha detto...

Un piccolo ricordo personale: molti anni fa, avrò avuto 10 o 12 anni, i miei avevano affittato una casa al mare per le vacanze. Casa che - meraviglia - conteneva una cospicua collezione di Zagor. Fu il mio primo incontro con lo Spirito con la Scure, e rimasi fulminato proprio dal fatto che non sapevi mai cosa ti potevi aspettare: in un numero c'erano gli indiani, poi la strega, poi gli extraterrestri, lo scienziato pazzo, i mercanti di whisky e così via.
Hai ragione quando dici che Zagor è tutto e il contrario di tutto e che lo è sempre stato. Ma è vero che ognuno ha il "suo" Zagor, una sua visione del personaggio che è, inequivocabilmente, "quella giusta". Personalmente trovo che sia una cosa fantastica: un personaggio che sfugge a una visione canonica e diventa, in un certo senso, patrimonio comune ma estremamente personale allo stesso tempo. Se chiedi a dieci persone di descrivere una conoscenza comune, otterrai dieci ritratti diversi. Lo stesso succede con Zagor.
Un annetto fa, alla chiusura di Magico Vento, scrissi un editoriale per Fumo di China in cui dicevo che l'unico western che a quel punto rimaneva in casa Bonelli era Tex. Alcuni lettori di Zagor insorsero: "Ti sei dimenticato dello Spirito con la Scure!"
A poco valsero le spiegazioni sul motivo per cui non lo consideravo western: ognuno rimase della sua opinione e tanti saluti.
Al riguardo, particolarmente buffo è stato, per me, leggere di seguito gli interventi tuoi e di Tamagnini sul catalogo dell'"Audace Bonelli". Tu, di Zagor, scrivi: "Non si tratta di un western." Mentre, all'opposto, Tamagnini dice che "anche se anomalo, Zagor è e rimane un western". Allora, chi ha ragione?
Questa differenza di percezione riguardo al genere di appartenenza di Zagor mi pare esemplificativa di come, più in generale, ognuno abbia una propria personale visione della serie e del personaggio. Il discorso è, qual è la visione giusta? Ognuno ha la sua risposta, la sua certezza. Sono arrivato alla conclusione che non è detto che non possano essere giuste tutte quante.

Alex ha detto...

Il dubbio che Bonelli non visioni più tutti i fumetti della sua casa editrice un po' sorge. Non tanto per Zagor che a mio avviso è ancora un bel fumetto ma per Dampyr: alcuni numeri sono improponibili dai testi fino ai disegni. Mi scuso fin da subito per la polemica che si scatenerà ma il mio punto di vista è questo. Poi ovvio che i gusti sono gusti e in ogni caso viva i giovani e le loro idee.

P. Alexis ha detto...

Incredibile... passano gli anni ma le critiche sono sempre le stesse. Ricordo quando scrissi, nel 1990, una lettera a Sergio Bonelli lamentandomi di questo e quello. Curiosamente, però, avevo 2 critiche da fare... una per "Il giornalino" e l'altra per "Zagor". Prevalse quella su Zagor... ma chissà cosa sarebbe accaduto se avessi inviato la critica a "Il giornalino"... Quanti zagoriani mi sarei perso (purtroppo e in certi casi per fortuna... sigh). In questo caso non posso fare altro che dare ragione a Burattini... e non dimentichiamoci che le vendite danno ragione allo Zagor fantastico... perché il pubblico desiderava in gran parte storie come quelli degli Akkroniani... cioè fantastiche se non fantascientifiche. Jacopo quindi rappresenta solo una goccia nel mare... ma la cosa preoccupante è che a volte sono pochi a decidere per molti... Infatti la maggioranza silenziosa compra e tace... mentre a volte 3 o 4 esagitati riescono a decidere per gli altri. Certo, il fantastico non è facile da gestire, ma finora certe cadute non le ho viste... Sul Piccolo Ranger ho riletto invece certe ciofeche... Per fortuna il fantastico zagoriano si appoggia a grandi classici e in genere delude raramente.

Ramath ha detto...

Caro Moreno,
sono assolutamente solidale con te,ma anche con Mauro e Sergio,per l'incresciosa lettera di questo pseudolettore di Zagor.Cio' lo evinco dal tuo post ed anche dalla tua malcelata voglia di voler "menare" colui che scritto un sacco di stupidaggini e "nefandezze".Mettere in discussione un Boselli,un Bonelli,un Burattini,mi pare un'operazione talmente assurda e banale che non solo non meriterebbe la visibilità che gli hai dato sul tuo blog,ma che vieppiu' rafforza il tantissimo di GRANDE che si è fatto in questi meravigliosi anni,seguiti all'apparizione de "L'esploratore scomparso".E' normale che una storia possa piacere o no,ma le parole e le opinioni utilizzate debbono essere sempre e comunque piene di educazione,buon senso e valide argomentazioni.Purtroppo,qualche megalomane "anonimo" (uguale a vigliacco) esiste in giro e ve lo dovete sorbire.Ma se "una rondine non fa primavera" neanche un "corvo fa inverno" ::))).
Ti suggerirei di prenderla a grasse risate,citandoti il Sommo Dante "..non ti curar di loro,ma guarda e passa.."
Comprendo che il fastidio,anche a livello epidermico,possa essere tanto e che la tua appassionante difesa sia densa di giuste e valide motivazioni che il fatiscente sig.Jacopo non capirà sicuramente,data la grettezza del suo scritto,nascosto e qui mi ripeto,sotto un "meschino" anonimato.
Cio' mi induce a pensare che possa trattarsi di persona conosciuta nell'ambiente zagoriano,perchè altrimenti non si capiscono i motivi della non-firma.
Comunque,il mondo va avanti lo stesso e Zagor pure,nonostante i pochi sig.Jacopo ed i tanti sig.Giuseppe che sono sempre qui a spronarvi.

Leonardo Ancilli ha detto...

Moreno onestamente trovo tutte queste critiche del signor Jacopo talmente fuori luogo da rasentare l'assurdo. Un fumetto che ha appena celebrato il cinquantennale non può ovviamente essere lo stesso delle origini, mi pare normale che anche indirettamente abbia una sua evoluzione. Poi come succede nella vita se una cosa non ti piace più la molli e passi ad altro, non puoi pretendere che una cosa condivisa con altre migliaia di persone ti sia fatta a misura.

A me le storie con Cain sono sempre piaciute molto e anche l'ultima promette alla grande, lo trovo un personaggio azzeccatissimo.

Warzak ha detto...

I pareri andrebbero rispettati, ma ho l'impressione che questo signor Jacopo appartenga alla categoria dei tanti "esperti" da Bar sport: in genere, questi personaggi sono dei convinti assertori di "verità" ma elargiscono delle banalità sconcertanti. E guai a fargli notare le proprie schiocchezze: si infuriano convinti di essere Umberto Eco ;-)
Infatti, un conto è contestare una storia o della storie e altro e fare delle analisi con argomenti a dir poco risibili.
Pazienza...

Giampiero Belardinelli

Tommaso ha detto...

E magari fossero solo i "nostalgici".

Purtroppo mi pare che la tendenza a eleggere la propria visione dei personaggi e delle serie come l’unica possibile e di conseguenza apprezzabile sia dilagante. Intendiamoci, sostituirsi in un certo senso agli autori è una cosa che facciamo tutti nel momento in cui ci approcciamo con un certo grado di considerazione verso quello che stiamo leggendo, il problema è l'assoluta imponderabilità e impalpabilità delle argomentazioni che spesso vengono messe in campo, come l’esempio del signor Jacopo ben testimonia.

Forse la differenza non è e non è mai stata netta, ma mi pare che per molti sia venuto definitivamente meno il concetto che non è per nulla automatico il passaggio tra il personale “non mi interessa” al generale “non è interessante”.

Per altro a fare le spese di questa tendenza sono proprio forum e siti di recensioni: sempre più monocordi e privi di spunti interessanti... a mio parere, ovviamente ;-)))

Francesco ha detto...

Zagor negli ultimi anni mi pare abbia scalato la classifica degli albi Bonelli, forse superando il "mio" Dampyr. Non sò se questa scalata sia dovuta all'evidente abbandono di certi lettori da testate come Dampyr e altre, che nei primi tempi avevano forse raccolto tanti nuovi lettori giovani; Zagor forse non ha avuto questa forte emorragia perchè il suo pubblico è meno avvezzo al seguire le mode, più tradizionale quindi. O magfari mi auguro nuove leve si sono aggiunte.
E' un fatto però che io, lettore di 29 anni segua costantemente lo Spirito con la Scure, e come me anche un altro amico.
La voglia d'evasione, i fantastici scenari del Nord America, quegli più esotici sono una manna per noi lettori.
Gli autori di Zagor fanno quello che un tempo facevano i cari "vecchi" Jules Verne, Salgari, Lovecraft, Howard ecc... E menomale aggiungo, perchè in un mondo dove la violenza è ognipresente, ben vengano storie così.
Dell'intervento tuo, Moreno, riguardo al fatto che forse qualcuno avvertiva più l'aria Western in Zagor, è forse perchè era il genere più popolare ed era una pietra miliare per il tempo.
Il troppo fantasy non è il mio genere preferito, ma sono conscio che un "mio" Zagor mai esisterà. Meglio così, perchè altrimenti perderebbe il suo potere di stupirmi ogni volta.

Ps: Bentornato Boselli. Spero che si unirà ancora, le sue storie erano stupende.
Un saluto, caro Moreno.
Francesco (Livorno)

Francesco De Simone ha detto...

Buongiorno Moreno,
questo sig. Jacopo, da quanto si evince dal tuo post, appartiene a una ben strana categoria di fan di Zagor.

Boselli o chiunque altro puo' essere criticato, ma una critica dovrebbe anche essere fondata su ipotesi probabili e argomenti validi. Gli autori intelligenti sono quelli che apprezzano chi gli fa notare i punti deboli del proprio lavoro. Certamente non e' fondata una critica che miri, ad esempio, a realizzare ipotesi strampalate tipo quella di rivedere Nolitta a tempo pieno su Zagor.


Certi lettori sorprendono, non tanto perche' guardano a Nolitta come punto di riferimento, ma perche' hanno un ben strano modo di augurare lunga vita al loro beniamino a fumetti, che' bisogna volergli proprio male allo Spirito con la Scure se ci augura di fare a meno di Boselli, universalmente riconosciuto come uno degli sceneggiatori di punta nel fumetto popolare italiano di oggi. Del suo apporto a Zagor ci sono molte Avventure a garanzia di qualita'. Come vogliamo andare avanti, augurandoci di non vedere la firma dei migliori su Zagor?
Stesso discorso per i disegnatori. Per molti sembra commettano sacrilegio e fanno male a Zagor se non ricalcano Ferri, e rimpiangono i bei tempi quando sulla serie c'erano a illustrare i capolavori di Nolitta lui e Donatelli, che di Ferri non aveva nulla.

Mah.

Marco Frosali ha detto...

C'è un elemento che, secondo me, inficia ogni validissimo argomento: l'offesa.
Se in un forum (per conoscenza, parlo di SCLS) a qualcuno viene mossa l'accusa di aver fatto qualcosa "sotto l'effetto di acido", e tale affermazione è palesemente reale e non ironica, viene quantomeno sospeso per un periodo di tempo. Quindi, ogni margine di discussione si dissolve perchè tra galantuomini così non si fa.
Moreno si è mosso (come suo solito) da signore, rispondendo garbatamente pur essendo un padre di famiglia e una grande persona.

Se poi vogliamo parlarne, la questione "nostalgia" ha fatto il suo tempo. Fino a che c'erano Zagor e Tex, potevo capire che il lettore della prima ora trovasse una produzione più recente fuori dalle sue corde.
Adesso però il ventaglio si apre, aggiungendo testate come Mister No, Dylan Dog, Martin Mystère, Uomo Ragno, Superman...
Pur non essendo un esperto, credo di poter dire che in ogni serie ultradecennale si possa segnare un momento convenzionalmente riconosciuto (come si fa con la caduta di Roma), oltre il quale le cose non sono più quelle di una volta.
Vuoi perchè il creatore del personaggio non scrive più, vuoi perchè gli argomenti da trattare si assottigliano, vuoi perchè il fumetto è un linguaggio, e come gli altri linguaggi, è in continua evoluzione. Basta vedere quegli spezzoni della "TV di una volta" per vedere come un linguaggio può cambiare.

In questo mio intervento ho usato il verbo "cambiare" e alcuni sinonimi. Mai il verbo "peggiorare".
Ogni professionista aggiunge la sua sensibilità alla serie. Guai se in una casa editrice si studiasse per creare dei cloni.
Alla fine, se il motivo per cui compriamo un fumetto è perchè ci piace il personaggio e il suo mondo, nonchè i temi trattati, dobbiamo sforzarci anche noi di "accorgerci" di come le cose cambiano e cercare di adattarci.
Come? Mi dite che noi paghiamo l'albo e non abbiamo il diritto di effettuare tale sforzo?
Ma da decenni a questa parte ci siamo piegati praticamente a qualunque cosa. Tanto per fare un esempio, alla telefonia mobile, all'informatica, alle proposte TV. Se siamo disposti ad accettare che il mondo ci si modifichi intorno, perchè non possiamo sforzarci di comprendere la modernizzazione di un fumetto?
Altrimenti saremmo su quell'isola a farci convincere dal marine di turno che la 2° guerra è finita e possiamo tornare in Giappone.
Scusate o sfogo

Guitar Jim ha detto...

Un'opinione che sembra dettata più dall'antipatia verso il personaggio e che poi si allarga come un fiume in piena a coinvolgere l'intera gestione zagoriana in modo a dir poco ingeneroso.
Anche a me Cain non sta molto simpatico ma reputo le storie di cui è stato protagonista tra le migliori in assoluto (prima fra tutte proprio il Terrore dal Mare che è eccellente, di rara atmosfera).
Ad essere sincero non mi è stato mai simpatico neanche il Solomon Kane originale per cui si tratta di una questione di pelle.
Ma è naturale che ci siano personaggi più o meno simpatici in una saga.
personalmente quello che ho detestato di più a pelle è stato Eskimo e ho stappato una bottiglia di chinotto (sono astemio) quando hai ammazzato Bimbo Sullivan.
Mettendomi nei panni di Cico non mi dispiacerebbe vedere appeso ad una fune il povero Drunky Duck ma poi, riflettendo, capisco che se non lo trovassi più nelle pagine di Zagor mi sentirei più povero.
E che dire di Rakosi: non mi piace, come non mi sono mai piaciuti i vampiri gotici cinematografici ma la storia Angoscia è una delle migliori di sempre e anche le successive apparizioni mi hanno appagato.
Ben venga Ylenia Vargas che mi piace moooolto di più (bella bella).
Per cui se ciascuno di noi facesse un esame privo di pregiudizi si ricorderebbe che ci sono state storie, a piacere personale, orribili anche in passato e che fare il discorso dei bei vecchi tempi è solo, appunto, un discorso da vecchi.
Se parliamo ad esempio di Incubi a me ha fatto l'effetto opposto che ha fatto a te. Mi ha coinvolto la follia febbrile dei primi numeri, strepitosi, ma poi quando ho cominciato a subodorare la solita via senza uscita che si sarebbe conclusa con realtà parallela mi sono emotivamente ammosciato.
Che poi questa storia sia allo stesso livello delle altre con Cain è un altro discorso e attendiamo la fine per poter "giudicare", o meglio criticare.
Si può essere più o meno ispirati e anche una storia che nasce con i migliori auspici può naufragare o mai decollare.
è ovvio che gli zombi di Haiti erano più coinvolgenti: non dimentichiamoci che li avevamo visti vivi, che uno di essi aveva salvato Zagor dalla morte, che il loro arrivo era stato preparato sapientemente di numero in numero e si era risolto in una manciata di pagine altamente drammatica, in uno dei finali più coinvolgenti di una storia di Zagor.
VittorioS

P. Alexis ha detto...

@ Francesco De Simone: sui disegnatori non sono d'accordo. Ferri non è solo l'autore che ha dato l'imprinting grafico ma anche un disegnatore straordinario. I lettori non rimpiangono Ferri solo per nostalgia ma anche perché Ferri è un disegnatore completo che sa interpretare qualsiasi scenario, mentre altri disegnatori riescono solo nell'erotismo o nel western... (due nomi a caso? Laurenti e Chiarolla...) Zagor purtroppo o per fortuna chiede proprio disegnatori che riescano a interpretare qualsiasi situazione in modo brillante... e non è facile trovarli, evidentemente!

Thobia ha detto...

Al di là delle offese che ovviamente non condivido, io non la penso tanto diversamente dal sig. Jacopo. Caro Moreno, io capisco che le critiche negative non facciamo mai piacere (anche se nel caso specificico è stato chiamato in causa Boselli) però ritengo che un bravo autore (e tu e Mauro lo siete) debba farne tesoro senza offendersi o impermalosirsi troppo! Tu sei un ex lettore di Zagor, cresciuto a pane e Nolitta come me, come (presumo) il sig. Jacopo e come tanti altri lettori ma al contrario di noi hai avuto la fortuna e l'abilità di coronare un sogno: scrivere storie del proprio fumetto preferito! Il nocciolo della questione, a mio avviso, non è tanto se Zagor sia più western o più fantasy ma il come lo si racconta. Cercherò di spiegarmi meglio prendendo ad esempio una delle storie più amate da tutti gli zagoriani (di vecchia e di nuova data) la 1a storia con Kandrax (ma potrei citare un'altra qualunque storia di Nolitta). Ebbene, ti ricordi come si arriva all'incontro col mago? La storia è una summa dell'intero universo zagoriano... la gag di Cico col Bat Batterton "pistolero", la cittadina western magistralmente descritta con didascalie lunghe ed esaurienti, la carovana in procinto di partire per la spedizione archeologica, il folle smascherato grazie ad un grazioso siparietto del messicano il cui ferimento costringerà Zagor ad aggregarsi al gruppo, il mistero e la paura intorno agli scavi di Stone-Hill, la caratterizzazione di tutti i personaggi (buoni e cattivi), la rabbia e lo sgomento di Zagor... Sinceramente Moreno, dimmi oggi come sarebbe stata concepita questa storia? Sarebbe durata un paio di albi, vero? Io ammiro molto il tuo operato (così come quello di Boselli) ma non capisco (e mi fanno arrabbiare) certe scelte editoriali: 1) la scelta di terminare le storie a pag. 98 è una scemenza perché è un insulto alla vostra creatività (Nolitta terminava le storie in maniera naturale anche a pag. 30 di un albo se lo riteneva e comunque mai senza forzature o finali frettolosi); 2) non si vedono più finali drammatici (tipo Libertà o Morte o Addio Fratello Rosso). Hai fatto tornare Liberty Sam (che tutti credevamo morto) e ne siamo stati tutti contenti ma è stato un ritorno insipido, per nulla coinvolgente, privo di pathos quasi come se i due non si vedessero che da pochi mesi (ti ricordo che Zagor pianse credendolo morto in All'Ultimo Sangue; 3) le cover non sono curate a dovere! Ok Ferri non è più quello di un tempo ma ritengo che da parte del curatore delle cover (tu? non so) non ci sia quell'impegno e quella voglia di far rendere al meglio il maestro. Da persona intelligente e colta quale sei sono certo comprenderai.. Io adoro Zagor e vorrei non abbandonarlo mai ma non ti nego che spesso sono seriamente tentato di farlo e temo che, se le cose non dovessero cambiare, prima o poi questo accadrà.. Ti chiedo: ma perché non istituire un referendum sul sito della Bonelli o anche sul tuo blog, perché no? Non credi sia rispettoso nei confronti di noi lettori vedere che da parte vostra c’è un interessamento nel sapere come la pensiamo? Un referendum come quello bandito tanti anni fa in cui ci venne chiesto come la pensavamo, cosa ci piaceva e cosa no, cosa avremmo voluto e cosa no.. Moreno, veniteci incontro e aiutamo insieme il nostro caro, amato, eterno "Spirito con la Scure" a tornare ai fasti di un tempo!

Vittorio Silvestri (Thobia)

Warzak ha detto...

Oggi, con la morte di Sergio Bonelli, sarebbe maglio tacere; però una cosa tengo a precisarla, anche a nome di Angelo Palumbo: come abbiamo raccontato negli Zagor Index editi da Paolo Ferriani, la serie è più di quindici anni che è tornata ai fasti di un tempo. E questo perché Sergio Bonelli - sempre molto severo con i suoi successori ai testi della saga - ha intuito le potenzialità di Boselli e Burattini, due sceneggiatori che si sono dimostrati capaci di realizzare l'impresa. Impresa, tra l'altro, ancora in fieri...
E raccontare ottime storie è il più bell'omaggio al nostro indimenticabile Guido Nolitta!

Giampiero Belardinelli

MarioCX ha detto...

Beh...che questo Jacopo esageri e sbarelli un po' mi sembra chiaro.
Però anch'io non ho amato mai troppo Andrew Cain.
Di fessacchiotti che se ne vanno in giro armati convinti di fare la volontà di Dio ce ne sono fin troppi e che questo venga trattato con benevolenza e simpatia non mi va. Mi sarebbe piaciuto come nemico di Zagor, non come amico.
E così, non so che farci.
Così come non amo le trame spesso confusionarie del suo autore.
Chiudo con Voltaire che ci fa capire che uno come Cain poteva solo essere un villain e non un hero:
"Chi ti fa credere assurdità, ti farà commettere atrocità".

Skull ha detto...

Pensa che io lo Zagor che apprezzo di più (e attualmente l'unico che seguo immancabilmente)è proprio quello le cui storie contengono una dose sia pur minima -ma meglio se in abbondanza- di elementi soprannaturali!
Il classico canovaccio western mi ha un pò stancato, mentre l'avventura fantastica a briglia sciolta è sempre quella che mi ha tatuato nel cuore il personaggio di Zagor (e per certi versi, anche Tex ad esempio).

Matteo ha detto...

Carissimo Moreno,

sulla correttezza di certe uscite da parte di alcuni lettori potremmo discuterne a lungo, ottenendo solo arrabbiature o punti di vista contrastanti, dal momento che nel bene e nel male, ognuno può dire la sua.
Certamente, il Sig. Jacopo, nella migliore delle ipotesi, manca di tatto e sopratutto appare estremamente superficiale quando dice che le storie dell'ultimo Zagor sono distanti dal Canone Nolittiano, e spiego anche perchè:
prima di tutto, lo stesso Sergio quando ha dato origine a Zagor ha fatto un'opera particolare "Omaggiando" per così dire, tutto ciò che da sempre lo aveva affascinato, e parliamo del periodo 1961, quindi la fantascienza era l'alieno invasore e l'horror era il vampiro con le fattezze di Bela Lugosi.
Ora, come dice il grande Ligabue in caro il mio Francesco, parlando con il suo maestro Guccini, "risulta evidente quanto siam diversi, quanto son diversi i tempi del percorso".
Moreno,Mauro, Ade e tutti gli altri, son diversi da Nolitta, anche e sopratutto perchè "son diversi i tempi del percorso", quindi, esattamente come Sergio era affascinato da Lugosi, Mauro è affascinato da Hogson, Howard, e trasporta tutto questo tra le pagine di Zagor, con il suo modo di essere scrittore, con lo spirito che animava Nolitta stesso.
Ora mi rivolgo direttamente a Lei sig. Jacopo: sono certo che, vista la sua "attenzione" alle storie di Zagor, si ricorderà di un periodo, più volte citato da Sergio stesso nella Posta di Zagor, in cui uno scrittore si era cimentato sulle storie dello spirito con la scure creando delle bellissime avventure per Zagor, ma non riuscendo assolutamente a integrare in esse la figura di Cico, che diveniva pian piano marginale.
Lei, da "purista" Zagoriano qual'è, sono sicuro non potrebbe tollerare di vedere il nostro buon messicano sparire dalle pagine di Zagor, eppure quello scrittore non era in grado di farlo comparire ed interagire con lo Spirito con la Scure come succedeva all'epoca di Nolitta.
Ebbene, il nome di quello scrittore era Gianluigi Bonelli, papà del nostro Sergio, e creatore di Tex, insomma il Re del fumetto Italiano.
Questo esempio a dimostrarle che nemmeno lui era in grado di creare storie Nolittiane, perchè solo Nolitta poteva farlo.
Lo Zagor di Boselli è lo Zagor che incarna l'esperienza e la grandiosa scrittura di Mauro, diverso da Nolitta, ma affascinante, coinvolgente e interessante come le storie che creava Sergio, e ribadisco questo, se lo stesso Sergio non avesse avuto fiducia nei suoi collaboratori, la serie si sarebbe chiusa con l'albo "Magia senza Tempo" più volte noto come l'ultimo Zagor di Nolitta, ed ultima cosa, Cico è non solo è assolutamente presente tra le pagine di Zagor, ma è divertente e spiritoso, come all'epoca di Sergio.
Questo la dice lunga sul fatto che gli eredi di Sergio siano Nolittiani al 100%.
Dico solo l'ultima cosa: se non esistessero gli eredi di Nolitta tra le pagine di Zagor, non avremmo avuto storie come Incubi, che a mio parere è tra le migliori storie di Zagor di tutti i tempi, e quella storia, come ricorda Moreno, fu scritta da Sclavi.
Sfido chiunque a dire che quella non è ua storia meravigliosa, eppure Hellingen era assai diverso da come lo ricordiamo.
Sinceramente, apprezzo le nuove storie di Zagor proprio perchè hanno portato il nostro Re di Darkwood in una dimensione di Epicità e straordinaria freschezza narrativa come ben poche volte si è visto, e anche quando, per brevi periodi di tempo.
Per esempio, è da anni ormai che il duo Boselli/Burattini guida Zagor, con risultati eccellenti, prima di loro ci sono stati, Sclavi, Castelli ( mica pizza e fichi, come si dice) e tanti altri, ma mai per un periodo così intenso, lungo e coinvolgente.
Continuate così Mauro e Moreno, personalmente non mi sonomai divertito così tanto nel leggere Zagor, e voglio continuare a farlo.

Matteo

Anonimo ha detto...

Forza Moreno e non mollate mai... la storia di questi mesi onora e celebra alla grande il cinquantennale, ho appena letto "Duello sull'oceano" e conterò sul calendario i giorni che mi separano da Alligator Bayou... il sig. Jacopo non ha capito una benemerita m...a di quanto avete dato tu & Boselli a Zagor... continuate così ragazzi, in onore al grande Sergio!!!

Dario S.