sabato 18 settembre 2021

IL MIO LIBRO PIU' BELLO

 

Ho perso il conto di quanti libri ho scritto e pubblicato, ma c'è un tasto qui sopra, sotto il titolo del blog, che rimanda (se ci cliccate) a un elenco. Se però mi domandate qual è il mio più bello, risponderò con certezza: "Mi ritiro per delirare", da poco pubblicato da Cut-Up. Ne vedete qui sopra la strepitosa copertina di Massimo Bonfatti, che vale da sola il prezzo d'acquisto del volume, al pari dell'esilarante prefazione di Gianni Fantoni (un grazie a tutti a due questi amici).  

Il libro è già stato presentato in anteprima in luglio nel corso di Riminicomix, ma giunge in distribuzione in libreria e sulle piattaforme on line soltanto adesso, in settembre. Ecco la foto del momento in cui, appunto a Rimini, ho avuto in mano la prima copia. Foto che rende bene l'idea del contenuto del volume.


Contenuto di cui ho letto degli estratti, cercando di strappare un sorriso, in questo video pubblicato sul mio canale YouTube (cliccate per vederlo - mi pare divertete).

https://youtu.be/JDE88vZtS-U

Qui sotto una foto del libro in mano ad Alfredo Castelli, che sembra esserne divertito (e il BVZA si è detto d'accordo a che si usasse la sua immagine per fare da testimonial),


Ecco il testo con cui la Casa editrice Cut-Up cerca di imbonire gli acquirenti esitanti:

Aforismi, battute, facezie, giochi di parole, riflessioni sarcastiche o poetiche, frutto della penna corrosiva e dello sguardo controcorrente di uno dei più noti sceneggiatori italiani di fumetti.
Frasi a effetto, brevissime e fulminanti, divise per argomento come in un dizionario universale, da leggere tutti insieme o saltando qua e là, puntando il dito a caso in cerca di una folgorazione. Senza necessariamente dover essere d'accordo.
L’antologia riunisce il meglio delle precedenti raccolte e più di 1500 aforismi inediti, scelti tra le migliaia pubblicati dall’autore sul suo seguitissimo account Twitter.

 



Nel caso voleste smettere di esitare e procedere all'acquisto, Cut Up fa spedizioni gratuite (mi dicono) ed ecco come procedere all'ordine (cliccare):

https://cut-up-publishing.ecwid.com/MI-RITIRO-PER-DELIRARE-Dalla-A-di-Aforismi-alla-Z-di-Zagor-di-Moreno-Burattini-SPEDIZIONE-GRATUITA-p368910859

Qui di seguito la mia dotta (ma spero comunqie godibile) introduzione.


IL SENSO DELLA FRASE
di Moreno Burattini


Non ho un millesimo del talento che aveva Andrea G. Pinketts come scrittore,  perciò non provo neppure a imitarlo. Lui, in verità, avrebbe potuto benissimo sceneggiare fumetti, rubando il mestiere a me, e infatti esiste da qualche parte l’abbozzo di un soggetto per una storia di Zagor che una volta iniziammo a scrivere insieme (faceva visita spesso alla redazione Bonelli, in via Buonarroti). Però, forse, ho qualcosa, in centesima parte, di un suo peculiare talento: il senso della frase. “Il senso della frase”, del resto, è un suo romanzo, uscito nel 1995. Una miniera di aforismi. Pinketts, che purtroppo se ne è andato nel 2018, spiegava così quel titolo:

Non so sciare, non so giocare a tennis, nuoto così così, ma ho il "senso della frase". Il senso della frase è Privilegio poiché, se lo possiedi, permette a una tua bugia di essere, se non creduta, almeno apprezzata. Non so se si nasca con il senso della frase. Di sicuro ci si muore.


Ho sempre idolatrato gli scrittori con il senso della frase. Oscar Wilde, per esempio, di cui sono stati pubblicati libri di aforismi mai scritti, semplicemente estrapolati dai suoi racconti o dalle sue commedie. Fin da giovanissimo, mi sono appuntato sui dei quaderni le frasi che più mi folgoravano, in cui mi imbattevo leggendo. L’ho fatto prima ancora di scoprire che esistevano gli aforismi scritti proprio come tali, e che costituivano un vero e proprio genere letterario.  Nel 1994, i Meridiani Mondadori hanno addirittura dato alle stampe una antologia in due volumi “Scrittori italiani di aforismi”, curata da Gino Ruozzi, comprendente cinquanta autori distribuiti su oltre seicento anni di storia, da Taddeo Alderotti (1223-1295) a Pietro Ellero (1833-1933). Il principale motivo per cui ho pubblicato alcune raccolte di aforismi miei (questa che avete in mano è la terza) è, lo avrete capito, la segreta speranza di entrare a far parte dell’aggiornamento di quei due Meridiani, nella parte che va dalla Prima Guerra Mondiale ai giorni nostri, anni in cui gli aforisti hanno imperversato. 

Fra tutti gli autori contemporanei citerò Gesualdo Bufalino (1920-1996), il quale diceva: “un aforisma ben fatto sta in otto parole”. Contate quelle di questa frase, sono appunto otto. Non ne servono molte di più per colpire immediatamente nel segno con maggior efficacia di qualunque lungo discorso. Del resto, “quando non si sa scrivere, un romanzo riesce più facile di un aforisma”, aggiungeva l’austriaco Karl Kraus (1874-1936), altro nume tutelare di tutti gli aforisti. Si parva licet componere magnis, mi permetto di suggerire, però, un perfezionamento della frase di Bufalino: un buon aforisma sta in sette parole. Ecco: contate pure queste, prego.

Ho parlato di due mie antologie precedenti a questa. La prima è uscita nel 2015 con il titolo “Utili sputi di riflessione”, edita da Allagalla. Il buon successo di quell’iniziativa mi ha convinto a riprovarci nel 2017 con una seconda silloge, intitolata “Sarò bre”, della stessa casa editrice. Questa terza raccolta, pubblicata invece da Cut-Up Publishing, presenta il meglio delle prime due, raddoppiando la proposta con una gran quantità di aforismi nuovi, apparsi originariamente su Twitter, un social che ben si presta, basato com’è su un ridotto numero di caratteri a disposizione, a permettere agli utenti di esibire il loro “senso della frase”.

In Rete le mie riflessioni, facezie, arguzie e stupidaggini hanno finito per radunare un piccolo pubblico che le apprezza e addirittura le attende o le va a cercare. Tutto ciò che scrivo va innanzitutto considerato una provocazione, un pungolo, e non propugno tesi o verità rivelate. Anzi, sono gradite le contraddizioni, perché dai contrasti nascono i dibattiti. Mi piace l’idea che da un concetto, talvolta paradossale, si possano trarre lunghe riflessioni. Talvolta i miei aforismi riescono a mettere a nudo la mia anima, anzi, in certi casi la scarnificano. Del resto si sa che Arlecchino si confessò burlando. Mi diverte, anzi, dipingermi peggio di come sono per la soddisfazione di sentirmi dire: “ma no, non è vero che sei così”. E che delusione quando non me lo dicono e temo di essere così davvero. Poiché ai buffoni si perdona tutto, anche le parolacce, mi sono permesso di usarne qualcuna a scopo ludico: tenete però il libro fuori portata dai bambini, mi raccomando. In ogni caso, come scrisse Stan Laurel in una sua poesia: God bless all clowns, Dio benedica i clown. Non è obbligatorio pensarla come me su Dio, Patria e Famiglia per apprezzarne la mia presa in giro, che fa parte degli stilemi del genere. Del resto neppure io la penso come me. Talvolta si tratta di riflessioni riguardanti temi importanti, altre volte di ignobili facezie: fa parte del mio carattere, alternare i registri. Del resto, la vita stessa offre ai nostri sguardi aspetti sublimi e altri triviali. Mi illudo però che anche dalla battuta da caserma si possa trarre, sforzandosi, un qualche motivo di riflessione in grado di elevare chi è così bravo da coglierlo. In ogni caso, gli aforismi sono una forma d’arte paragonabile alla poesia: ogni singola parola ha un peso e il loro significato va incredibilmente al di là delle dimensioni del testo con cui lo si esprime.

Permettetemi, per finire, di fingermi dotto e dimostrare che ho fatto il classico. Le parole “aforisma” e “orizzonte” hanno la medesima etimologia. Derivano infatti dal verbo greco horíz?, “separo”. Apó e horíz? significano “separo da” ma anche “circoscrivo” e dunque aphorismós  vale come “definizione”. L’orizzonte è ciò che lo sguardo circoscrive separandolo dal tutto, e l’aforisma è ciò che poche parole possono contenere in uno spazio limitato. Il primo a usare la parola “aforisma” fu Dante, nel Convivio e nel Paradiso, dove scrive: “Chi dietro a iura e chi ad amforismi / sen giva, e chi seguendo sacerdozio”. Vale a dire: c’è chi studia legge, chi medicina e chi si fa prete. Gli “amforismi” sono dunque precetti medici. Quelli di Ippocrate, senza dubbio, i cui detti e le cui sentenze venivano tramandate da secoli come base della scienza medica. Ma anche quelli di Taddeo Alderotti, contemporaneo dell’Alighieri, che abbiamo già citato: si tratta dell’autore di un “libello per conservare la sanità del corpo”, scritto in volgare. Per dare un esempio, ecco cosa raccomanda l’Alderotti: “quando ti levi la mattina de letto distenderai le tue membra, perché la natura ne prende conforto, e il naturale caldo se ne conforta e fortifica le membra”. Insomma, appena alzati bisogna fare stretching . Da questo tipo di aforismi, si passa gradatamente a quelli delle epoche successive che prima propongono massime religiose, poi morali. Dai consigli per la salute a quelli per lo spirito. In ogni caso, “medicina per l’uomo, questa è l’essenza dell’aforisma”, scrive Giuseppe Pontiggia. A partire dalla seconda metà del Seicento, per merito dei francesi, gli aforismi cominciano a diventare anche spiritosi. Meno male, perché tra il serio e il faceto, preferisco il faceto.



mercoledì 8 settembre 2021

L'ULTIMO CON IL CINQUE

 

Ieri, 7 settembre 2021, ho compiuto 59 anni. E' il mio ultimo compleanno con il 5 davanti. Il prossino, quello del sessantennale, dovrà essere a colori o con un gadget allegato. Quello che vedete qui sopra è il disegno che ha realizzato per l'occasione, di propria iniziativa e sorprendendomi, Alessandro Piccinelli. Sono stati tanti i messaggi di auguri che ho ricevuto, e vi ringrazio uno per uno.


Questo qui sopra è uno dei tanti, pubblicato su Facebook dall'amico Nando Esposito (è un privilegio lavorare con colleghi simili, credetemi). Ho cercato di fare un bilancio della mia vita e, tutto sommato, aggiustando un po' le cose, perfino barando, fra luci e ombre, è venuto fuori un conto in positivo. Vedremo come andrà nei prossimi trent'anni. Mi viene da pensare che alla mia età mio padre era già in pensione, e io dovrò invece tirare la carretta fino al 2030 (dice l'INPS). Farò del mio meglio. Senza dubbio scrivere è un mestiere che si fa sempre più complicato e con poche prospettive, dato che presuppone gente che legge, cioè una razza in via di estinzione: pur di non leggere c'è chi ascolta un'ora di sproloqui da uno che parla su YouTube, e io stesso sono diventato youtuber per legittima difesa (scoprendo con mia grande sorpresa di essere più seguito quando parlo che quando scrivo). 


 

Proprio in questi giorni, dovendo preprarare un articolo, ho rispolverato una vecchia intervista a Sergio Bonelli apparsa nel 1990 sullo Speciale Zagor della fanzine Collezionare (pubblicazione in cui, come forse sapete, ci fu il mio zampino).  Interrogato sul perché a un certo punto la firma di Nolitta smise di comparire sugli albi dello Spirito con la Scure (l'abbandono avvenne nel 1980), Bonelli risponde: "Io scrivevo le mie storie quasi sempre di notte, il sabato o la domenica, senza mai rinunciare però a guardare con un occhio la televisione, e mio padre era fra i primi a non capire come facessi. Io dico che lassù Qualcuno mi ama perché se sono riuscito a fare qualcosa di buono è stato anche un po’ casualmente: non ho mai avuto il tempo di pianificare bene le cose, e tutto è nato di slancio, sull’onda del mio divertimento nello  scrivere, nel fare gli schizzi per le sceneggiature. Certe decisioni sono state dettate dal momento: mi ritengo fortunato di essere riuscito a fare una montagna di cose insieme. C’è stato un periodo in cui sceneggiavo contemporaneamente Zagor, Mister No e Tex, lavorando soltanto di domenica e scrivendo perfino trenta pagine al giorno, stracciando solamente un foglio di tanto in tanto. La mia grande fortuna è stata che anche il pubblico, intuendo il mio divertimento, si divertiva anche lui. Io sono uno sceneggiatore solo per caso, il mio vero mestiere è un altro, l'editore. Negli ultimi anni abbiamo aumentato la produzione, pubblichiamo diverse testate in più, c’è un maggior impegno nei rapporti con gli autori e questo mi obbliga a una maggiore attenzione, a un maggior controllo. Ogni tanto la mia vocazione di sceneggiatore torna a farsi sentire e allora scrivo qualche storia di Mister No. Però, mentre negli anni ‘prolifici’ la sera non ero poi così stanco e la domenica neanche, adesso invece dopo una giornata di lavoro non ho troppa voglia di dedicarmi alle sceneggiature, e se lo faccio mi riescono male. Le mie ultime esperienze di editore (Dylan Dog, Martin Mystère, Nick Raider) mi hanno insegnato che il fumetto come lo intendevo io ha fatto il suo tempo. Oggi c’è un modo di sceneggiare diverso, le storie sono più complicate e richiedono una complicità maggiore con il lettore". Quest'ultima frase la intendo così: adesso dobbiamo convncere il lettore a seguirci con molta più fatica, motivandolo a ogni passo - o lui non ti segue.

Ecco, si parva licet componere magnis (e se posso nel mio piccolo paragonarmi a Nolitta), capita sempre più spesso anche a me di pensare a stessa cosa: prima era più facile scrivere per divertimento, oggi tutto viene così tanto criticato e i lettori sono sempre meno complici, che la leggerezza con cui un tempo venivano fuori cose spontaneee e belle è solo un ricordo. Per dirla con Sergio "il fumetto come lo intendevo io ha fatto il suo tempo". Ma, naturalmente, di fronte alla sfida dei tempi (e dei lettori) che cambiano non ci si può tirare indietro. E' tutto più difficile, ma appunto per questo andare avanti è entusiasmante. I progetti ci sono, le idee non mancano, sul fiato ci si può ancora lavorare. E so di poter contare sulla complicità di parecchia gente, grazie a Dio o chi per lui.


lunedì 16 agosto 2021

UN UOMO IN FUGA

 
 

 
E' uscito, nel corso del mese di luglio 2021, l'albo di Zagor cui vedete qui sopra la bella copertina di Alessandro Piccinelli, "Un uomo in fuga". In costolina compare la dicitura "723 bis", trattandosi di una sorta di un numero extra, o fuori serie, della Collana Zenith. Ricordo, molti anni fa, che anche Martin Mystère ebbe dei numeri "bis", ma erano caratterizzati da un numero di pagine maggiore rispetto a quelli della serie regolare. Nel caso di "Un uomo in fuga", invece, le pagine sono le tradizionali 94 di un albo Zenith, proposte però come racconto autoconclusivo (mentre gli albi Zenith sono per lo più puntate di una narrazione più lunga). I testi sono miei, i disegni di Marcello Mangiantini (in una delle sue prove migliori). 
 
Il senso della pubblicazione (come ho spiegato nella mia presentazione a pagina 4) è quello di offrire una opportunità in più di lettura agli interessati, durante il periodo delle vacanze, in cui si ha più tempo per leggere e c'è più gente (si spera) che va a curiosare in edicola. Ho usato il termine "interessati" perché mi pare ovvio che quelli a cui la proposta non inteteressa possono benissimo ignorarla, lasciandola agli altri (cosa che comunque vale in generale per qualunque pubblicazione). In ogni caso, quello dei numeri speciali o dei supplementi estivi delle testate di ogni tipo (non solo dei fumetti) è  una tradizione molta diffusa, una consuetudine. L'esperimento dei "bis" ha riguardato altre collane della Bonelli, non soltanto Zagor.
 

Mi sono state segnalate le perplessità di alcuni collezionisti riguardo alla collocazione negli scaffali del nostro albo (tra quelli della serie regolare o tra gli speciali?) e c'è perfino chi si sente infastidito dalla scritta "bis" in costolina. Dove collocarlo, dunque? Per fortuna, mi sembra un problema da non perderci il sonno: ognuno faccia come gli pare. In ogni caso, personalmente ho posizionato il 723 bis tra il 723 e il 724 e la minuscola dicitutura "bis" in costolina non mi dà alcun disturbo. Però, se ci sono quelli che se ne sentono turbati, possono mettere l'albo fuori dalla sequenza ordinaria, e quindi tra i numeri extra, gli speciali e gli albetti celebrativi: ce ne sono parecchi, da qualche parte li terrete, dunque metteteci anche questo.
 
Nella rubrica "I tamburi di Darkwood" (che ripropongo qui sotto per completezza e comodità) ho segnalato la scelta di dedicare il "bis" a una storia del tutto particolare, che rendesse "speciale" la pubblicazione (del resto, lo stesso Nolitta osò uscire dal seminato con il primo albo estivo fuori serie della Bonelli, quel "Cico Story" dell'estate 1979 da cui sono nate tutte le pubblicazioni extra proposte in seguito). Ho aspettato un mese prima di dedicare un articolo a "Un uomo in fuga" proprio per non fare spoiler sul racconto, che prevede un finale a sorpresa, oltre che il ritorno di un personaggio di cui in tanti mi hanno chiesto appunto la ricomparsa sulle scene. Anche adesso, comunque, preferisco non dir nulla in proposito, rimandandovi alla recensione del blog "Zagor e altro" che, invece, si dilunga (spoilerando) proprio sulle particolarità della trama.
 

Mi fa piacere leggere che il recensore comincia così: "bello, bello, bello! Davvero bello questo albo speciale, bello come dovrebbero essere tutti gli albi a fumetti che si propongono al pubblico come numeri unici”. Grazie per gli apprezzamenti (io e Marcello ne abbiamo ricevuti tanti) ed ecco la presentazione apparsa sull'albo
 
 
I TAMBURI DI DARKWOOD
Zagor bis Luglio 2021


Amici zagoriani,
nel giugno del 1979 Sergio Bonelli mandò in edicola un supplemento al n°218 della Collana Zenith, quella su cui uscivano (e ancora escono) le avventure di Zagor: si trattava di un albo fuori serie intitolato “Cico Story”, tutto dedicato al messicano compagno d’avventure dello Spirito con la Scure, da lui sceneggiato con lo pseudonimo di Guido Nolitta e illustrato da Gallieno Ferri. Bonelli intendeva dar sfogo alla sua vena umoristica, già dimostrata nelle tante gag inserire nelle storie del Re di Darkwood negli albi regolari, ma anche verificare come sarebbe stata accolta dal pubblico la proposta di una pubblicazione extra destinata ai vacanzieri, in pratica una lettura “da ombrellone” (o all’ombra di qualunque altra cosa l’acquirente desideroso di relax avesse voluto piazzarsi a leggere). 
Il successo fu tale che per quattro anni, fino al 1983, Nolitta e Ferri si presentarono puntuali in edicola all’inizio di ogni estate. Nel 1984, poi, il testimone dell’albo speciale estivo fu raccolto da Martin Mystère e da lì in poi le pubblicazioni extra da leggersi al riparto dal solleone si moltiplicarono fino a diventare una tradizione delle testate bonelliane. Nel 1987 ci fu il primo Speciale Dog, nel 1988 iniziarono gli Speciali Zagor, nel 1989 fu il turno di Nick Raider e così via.  
A pensarci bene, però, gli editori di tutto il mondo hanno sempre cercato di offrire ai propri lettori dei supplementi in occasione dei giorni di festa, quando si ha più tempo da dedicare alla lettura: i quotidiani americani, per esempio, offrivano già alla fine dell’Ottocento un extra domenicale riservato ai fumetti. Lo Zagor Bis che avete fra le mani si inserisce appunto in questa scia con l’intento di mettere a vostra disposizione una dose suppletiva di avventure, nel caso la gradiate per farvi compagnia. Si tratta di un “bis” della Collana Zenith che però non si inserisce nella continuity della saga (nella serie regolare Zagor sta per imbarcarsi alla volta dell’Europa, per combattere il vampiro Rakosi) e costituisce un episodio a sé, autoconclusivo. Però, dato che già Guido Nolitta, con “Cico Story”, si era concesso la libertà di uscire fuori dai canoni e di proporre qualcosa di davvero speciale, anche noi abbiamo voluto proporvi un albo extra un po’ particolare. 
Preparatevi a una avventura insolita (fin dalla prima pagina), che si ricollega a una avventura del passato offrendo però un doveroso riassunto (visto che i vacanzieri non sono tenuti a essere lettori dell’intera epopea zagoriana) in modo che ci si possa facilmente raccapezzare: tutti capiranno tutto. Per sperimentare qualcosa di diverso, approfittando del fatto di trovarci “fuori serie”, anche la narrazione prevede tre piani temporali diversi incastrati fra di loro in una narrazione serrata, con l’intento di condurvi a un finale sorprendente (almeno nelle intenzioni). Fa ritorno un personaggio, apparso per la prima volta in un albo del 2016 intitolato “Non umani”, di cui in molti hanno chiesto la ricomparsa anche perché, effettivamente, il finale di quell’avventura era rimasto aperto.

mercoledì 14 luglio 2021

LA FATA TURCHINA

 

 

Basterebbe la straordinaria copertina di Emanuele Taglietti a promuovere questo albetto. Ma se ci aggiugiamo che le 18 tavole a fumetti contenute all'interno sono di Franco Saudelli, c'è di che sbigottire, anche senza far cenno alla mia sceneggiatura. Si tratta della seconda prova de sottoscritto al servizio della benemerita Annexia, piccola casa editrice guidata da Luca Laca Montagliani, impegnata nel recupero (con storie nuove) delle sexy testate create tra gli anni Sessanta e Novanta da Renzo Barbieri
 
Già nel 2018 Annexia mi aveva chiesto una breve storia inedita per Cimiteria, che venne illustrata da Nestore Del Boccio. 
Ne ho parlato qui:

Sia l'albetto di Cimiteria che questo di Fata Turchina sono proposte nel formato dei pocket della Edifumetto ma spillate, contano 40 pagine, di cui 18 di fumetto e il resto di contenuti extra: alcune illustrazioni inedite, dossier critico, cronologia degli albi del personaggio. Le storie fanno parte del progetto "Vintagerotika" che prevede la realizzazione di tutta una serie di spillati  dedicati a personaggi come Jacula, Yra, Ulula, Zora e Lucifera, Belzeba, Naga, Sukia. Si tratta di episodi nuovi e inediti, affidati ad autori contemporanei (compres dei grossi nomi - e non parlo del mio), ciascuno dei quali ha offerto la sua versione delle sexy eroine, in qualche caso proseguendone le avventure là dove si erano interrotte alla chiusura della loro serie, in altri casi raccontando avventure scollegate dalla continuity.
 
La testata "Fata Turchina" durò solo otto numeri, dal 16 gennaio al 24 aprile 1975, ma i cultori la ricordano con piacere. Il personaggio venne creato da Renzo Barbieri e Giuseppe Pederali, autori dei testi, e affidato ai disegni di Eugenio (Tonino) Benni. Non c'entra nulla la Fata Turchina di Pinocchio, se non per l'appartenza al fiabesco: il burattino di Collodi l'ho inserito però io nella mia storia. Una caratteristica della Fata barbieriana era che, dopo aver perso i suoi poteri magici perdendo la verginità (le fate delle favole devono essere tutte vergini), era riuscita a ottenere dal Re dei Maghi la concessione di poterli riacquistare per un'ora (e un'ora soltanto) ogni volta che faceva l'amore. L'energia sessuale funge dunque da propellente magico, e mi pare una bella metafora.
 

Mi fa piacere segnalare come, tra le nuove produzioni della serie "Vintagerotika" figurino, oltre al mio e di Saudelli, altri lavori di autori zagoriani: l'albo de "La poliziotta" è illustrato da Mauro Laurenti, quello de "La Reporter" da Massimo Pesce.
 
I link per l'acquisto online del pacchetto completo è:
https://www.annexia.cloud/.../evil-pack-nove-albi-undici...
Il link per l'acquisto dell'albo singolo della Fata Turchina è:
https://www.annexia.cloud/store/product/fata-turchina

 
Qui di seguito trovate tutte le informazioni per procurarveli, nel caso foste intetessati.
 
 

 

COMUNICATO STAMPA VINTAGEROTIKA 2021


Dopo due anni di lavorazione, ritornano gli albi della collana VINTAGEROTIKA. Nove fumetti, nel classico formato pocket, a cura di Luca Laca Montagliani e prodotti dall’Associazione Culturale ANNEXIA.

Un’uscita divisa in due blocchi ben distinti: LE MINISERIE con ZORA LA VAMPIRA, ULULA e CIMITERIA, e GLI ALBI CLASSICI con FATA TURCHINA, NAGA LA MAGA, LA REPORTER e LA POLIZIOTTA.
Il tutto orchestrato da una squadra di autori italiani di alto profilo che, ancora una volta, rinnova la magnificenza e leggerezza di un erotismo disegnato che ha fatto scuola in tutto il mondo.

Gli albi, spillati, in bianco e nero, constano di 32 pagine cadauno (meno che Ulula 1 che ne ha 40 e Zora Special che ne ha 24).
Ogni fumetto è disponibile anche singolarmente !

LE MINISERIE

ULULA NUOVA SERIE 1 - LA LUPA E LA VAMPIRA
Con un soggetto scritto a tre mani da LL Montagliani, Steve Sylvester e Andrea Cavaletto, e sceneggiato dallo stesso Cavaletto, vede ai disegni GIOVANNI ROMANINI, creatore del personaggio della lupa mannara per Renzo Barbieri nel lontano 1981. Si tratta dell’ultima storia a fumetti di Romanini prima della sua scomparsa. L’albo contiene un fumetto di 24 pagine, una gallery dell’autore, un suo scritto di memorie sulla genesi del personaggio e un articolo sulle lupe mannare. Copertina del maestro Emanuele Taglietti.

ZORA NUOVA SERIE 1 - LA STREGA VAMPIRO DI WEIMAR
Soggetto di LL Montagliani e Steve Sylvester, sceneggiatura di Stefano Fantelli e disegni di ALESSIO FORTUNATO con la collaborazione di Martino Brescia, e Werner Maresta per il flashback. L’albo, che continua le vicende da Zora numero zero del 2018 contiene un fumetto di 24 pagine e due articoli a cura di LL Montagliani e la copertina di Emanuele Taglietti. Chiude l’albo una pin-up di Stefano Landini e un retrocopertina acquerellato da Giovanni Talami.

ZORA NUOVA SERIE 2 - SYLVESTRUS
Stessa squadra per soggetto e sceneggiatura ma disegni solo di Werner Maresta. L’albo contiene 24 pagine di fumetto, un articolo di Montagliani, il debutto di Sylvestrus, un demone ispirato alla rockstar Steve Sylvester, leader dei Death SS, e la copertina di Emanuele Taglietti. Apre l’albo, in seconda di copertina, una pin-up di Walter Trono.

CIMITERIA NUOVA SERIE 1 - VITA AD MORTEM
Sceneggiatura di LL Montagliani e disegni della debuttante DEBORA DIAMANTE per le 24 tavole a fumetti che rispondono a una precisa domanda: riuscirà Cimiteria a riacquistare la sua particolare caratteristica della vagina elettrica? Il racconto comincia dove la serie originale si era conclusa nel 1984 e vede la partecipazione speciale di Astrid la strega, protagonista della testata STREGA della Edifumetto. Oltre al debutto di un nuovo personaggio l’albo contiene un articolo a cura di Manuel Montagliani, un profilo della torbida strega e la copertina di Emanuele Taglietti.

ALBI CLASSICI

FATA TURCHINA - LA FATA DAL PELO TURCHINO
Un gioiello fiabesco scritto da MORENO BURATTINI e disegnato dal Maestro dell’erotismo mondiale FRANCO SAUDELLI che inaugura la serie delle favole erotiche. Impreziosito da un retrocopertina di Lola Airaghi, l’albo contiene un fumetto di 18 pagine, il profilo del personaggio con cronologia della testata, un intervento critico di Burattini e una sezione Sketchbook con le matite di Saudelli.

NAGA - LA SPOSA DEL SERPENTE
Quest’albo chiude la rosa dei personaggi horror dei pocket erotici prodotti da Renzo Barbieri e Giorgio Cavedon, e pubblicata nelle prime due uscite vintagerotike. Scritto da LL Montagliani e disegnato da ANDREA CUNEO, l’albo contiene il profilo critico di Naga la maga, un fumetto di 16 pagine, una ricca sezione Sketchbook, la cronologia della testata e una terza di copertina di Adriano De Vincentiis. La cremosa copertina è dipinta da Andrea Jula.

LA REPORTER - LA VENERE BIONIKA
Un’albo a tema marinaro inaugura la serie tematica dei mestieri con una storia di LL Montagliani che vede protagoniste tre eroine di tre diverse testate degli anni ’80: la Reporter, Top Model e Bionika. Magistralmente disegnato dal veterano MASSIMO PESCE, papà grafico della Reporter e di Top Model, l’albo contiene un fumetto di 16 pagine, i profili dei tre personaggi con cronologie, un breve Amarcord dell’autore e due documenti d’eccezione: la lettera d’incarico della serie scritta di pugno da Renzo Barbieri e un collage composto dallo stesso Barbieri con le indicazioni per l’eventuale copertina che avrebbe dovuto dipingere Massimo Pesce ma che fu poi affidata a Roberto Molino. A cogliere il suggerimento di Barbieri oggi è Andrea Jula che firma la copertina e chiude l’albo una preziosa terza di copertina di Giovanni Romanini.

LA POLIZIOTTA - LA SEGA ELETTRICA
Secondo albo dedicato ai mestieri che vede insieme la Poliziotta, Dottoressa e una comparsata finale per Miliardaria a sottolineare l’interazione tra le eroine “action” degli anni ’80 con una vicenda che si evolverà, albo dopo albo, nelle future testate dei mestieri. Scritto da LL Montagliani e disegnato dal grande MAURO LAURENTI (autore storico di Dottoressa, Dott. Graff e Donna Blu per Barbieri), l’albo contiene un fumetto di 16 pagine, il profilo critico del personaggio con cronologia, memorie dell’autore, una magnifica gallery di illustrazioni erotiche e la copertina di Emanuele Taglietti.

Chiude la proposta della collana Vintagerotika per il 2021 ZORA SPECIAL: un ennesimo pocket allegato in omaggio all’intero Pack di 8 albi con una strepitosa copertina fotografica con Steve Sylvester e Zora la vampira, interpretata dalla performer Dhalila. Lo special contiene tutti i layout di Zora Nuova Serie 2 di Werner Maresta, un’intervento scritto di Sylvester e un sublime retrocopertina dipinto da Alex Horley.

La copertina fotografica di Zora Special, la prima nella storia dei pocket erotici a fumetti dedicata a un titolare di testata, è solo l’inizio della collaborazione tra Annexia e i Death SS che esploderà con un grande sabba infernale tra la notte di Halloween e il giorno dei morti in un tripudio di melodie demoniache nel Regno Oscuro di SUSPIRIA. E anche ZORA sarà della partita…

Gli albi, impreziositi dalla consueta plastificazione soft touch, sono disponibili anche singolarmente con prezzi diversi (le miniserie costano un poco di più a causa della maggiore lunghezza del fumetto interno), solo ed esclusivamente sul sito dell’Associazione Culturale Annexia. http://www.annexia.cloud

Per altre informazioni, dubbi e richieste particolari scrivete una mail a vintagerotika@gmail.com

mercoledì 7 luglio 2021

LA TOP TEN DI REPUBBLICA

 


 

Quella che vedete qui sopra è la prima pagina dell'edizione on line di "La Repubblica" del 15 giugno 2021, giorno del sessantennale dello Spirito con la Scure. Di lato alla notizia in primo piano c'è un mio video (che il quotidiano mi ha richiesto) in cui faccio gli auguri a Zagor, "fratello maggiore" al cui fianco sono cresciuto. O, come dico nel mio intervento, sono rimasto bambino.

 Se volete vedere il video, potete cliccare qui sotto:

https://www.msn.com/it-it/video/in/moreno-burattini-buon-compeanno-fratello-zagor-siamo-tutti-cresciuti-con-te/vi-AAL1YJP

"La Repubblica" ha dedicato al sessanta anni del Re di Darkwood ben quattro servizi, oltre al video: un lungo articolo di Luca Valtorta, una scheda dedicata ai pià grandi nemici dell'eroe, una intervista al sottoscritto, a cura di Luca Raffaelli. Se volete leggere l'intervista, potete cliccare qui:

https://www.repubblica.it/cultura/2021/06/15/news/15_giugno_zagor_compie_60_anni-305068266/

Il quarto servizio di "Repubblica" è una classifica delle dieci storie più belle, definite "imperdibili", fra le oltre 500 che conta la saga. Se siete curiosi potete cliccare qui

https://www.repubblica.it/cultura/2021/06/15/news/60_anni_di_zagor_le_10_storie_imperdibili-305153534/

Nella top ten,  sei sono storie di Guido Nolitta. Eccole: "Zagor contro il vampiro", "Odissea Americana", "Zagor Racconta...", "La marcia della disperazione", "Kandrax, il mago", "Libertà o morte".

Poi c'è una storia di Tiziamo Sclavi, "Il ritorno di Hellingen". Quindi, una storia di Mauro Boselli, "Vendetta Vudu". A seguire due mie: "La palude dei forzati" e "L'uomo che sconfisse la morte".

Naturalmente la selezione è opinabile e chiunque potrebbe proporne una diversa. Altrettanto naturalmente il compilatore, Luca Raffaelli, non è un "chiunque" qualsiasi ma persona competente e autorevole. Mi fa piacere essere rappresentato con ben due titoli in questa classifica, segno che un qualche contributo, in trent'anni di sceneggiature, devo averlo pur dato. Mi colpisce anche un'altra cosa: su dieci storie, cinque sono fantastiche-horror (tre sulle sei di Nolitta), in barba a chi crede che Zagor debba vivere soltranto avventure western. 

Il sessantennale di Zagor è stato ricordato e segnalato da numerosi quotidiani e siti di informazione, oltrre che da programmi televisivi come "Wonderland", di Rai 4. Vedete qui sotto un frame dalla mia intervista TV, e di seguito alcune delle pagine di giornale.

 

 








venerdì 18 giugno 2021

PROVACI ANCORA, CICO


 

 


 

E' uscito, con mia grande soddisfazione, "Provaci ancora, Cico": si tratta del ventottesimo  albo della serie degli Speciale Cic0, che si era interrotta, con il ventisettesimo, nel 2007. I testi sono miei, i disegni (in ordine di apparizione) di Stefano Voltolini, Marco Verni e Gaetano Cassaro. La copertina è di Marco Verni. Mi ha fatto un enorme piacere avere il via libera da parte dei nostri direttori per questo nuovo Speciale, perché quando nel 2007 la serie si chiuse io avevo scritto diciannove di quegli episodi (gli altri otto erano stati: cinque di Guido Nolitta, due di Tito Faraci, uno di Tiziano Sclavi). Diciannove, ne converrete, è uno numero che lascia l’amaro in bocca, sa di impresa incompiuta. Avrei voluto arrivare a venti! Ed ecco giungere, dopo tanti anni, l’occasione di scrivere il ventesimo. Così, raggiunto il numero pari, posso morire tranquillo.  Qui sotto, una tavola di Voltolini, tratta da "Provaci ancora, Cico", che riassume vari episodi della biografia cichiana così come gli Speciali l'hanno ricostruita.

 

 

Lasciatemi però dire che scrivere venti albi di Cico è stata una impresa: 128 pagine di sketch, gag e battute per ogni numero! Ricordo che ai tempi in cui io e Francesco Gamba eravamo chiamati a mandare in edicola due Cichi all’anno, e Gamba disegnava venti pagine al mese: avevo gli incubi per il timore di non riuscire a trovare scenette comiche a ripetizione. Eppure, ci sono riuscito. “Provaci ancora, Cico” è uno Speciale diverso dagli altri: si tratta di due comiche di 40 tavole collegate fra loro da una cornice (una terza comica, in pratica), un po’ come per i “Racconti di Darkwood”. Questo perché la decisione di uscire con un albo fuori serie che celebrasse anche il sessantennale di Cico è stata presa quando ormai non c’era più il tempo di far disegnare tutto il numero a un solo disegnatore, ma era giocoforza dividere il carico su almeno tre.
 

Per la vostra curiosità, ecco l'idea di partenza che ho suggerito a Marco Verni per la copertina, schizzando un  disegnetto in cui si vede Cico pronto a sbafarsi un tacchino, con Drunky Duck pronto a rubarglielo con il lazo e il Going-Ging pronto a soffiarlo al postino.

 

 



A proposito di miei disegnetti, ne approfitto per ricordare che in un albo della serie, per la precisione nel n° 18, "Cico paladino", c'è una tavola disegnata quasi tutta da me. Avevo fatto degli schizzi per far vedere a Francesco Gamba (per maggior chiarezza) come avrebbero dovuto essere i disegni di una gag: quella in cui Cico cantastorie racconta a modo suo del cavallo parlante Baiardo, di cui si narra nell'Orlando Furioso. Vari riquadri dipinti su un drappo appeso davanti al pubblico permettevano di seguirne le buffe vicende volte in parodia. Gamba trovò quei miei disegni così carini (disse lui) che li lasciò com'erano, inserendoli nell'albo dopo essersi limitato a" lucidarli" (come si dice in gergo, cioè copiarli al tavolo liminoso). Quindi mi posso fregiare di essere anchio finito come disegnatore su un albo di Cico e, naturalmente, lo considero un grosso onore. 

 

 



 

L’albo fuori-serie intitolato "Cico Story", uno spin-off della collana Zagor uscito nell'estate del 1979, inaugurò non soltanto la serie degli speciali dedicati al messicano più simpatico del mondo, e cioè Felipe Cayetano Lopez Martinez y Gonzales, ma anche diede il via all’intera produzione degli albi “fuori serie” bonelliani, di cui il volumetto “extra” dedicato al pancione rappresenta appunto il capostipite. Il riscontro di pubblico fu tale, che Sergio Bonelli (autore dei testi con lo pseudonimo di Guido Nolitta) tornò all'arrembaggio per cinque estati consecutive, coaudivato dai disegni di Gallieno Ferri, straordinario illustratore  in grado eccellere in campo drammatico e avventuroso come in quello comico.   

 


 

 
Dopo “Cico Story” uscirono con cadenza annuale “American Cico”, “Un pellerossa chiamato Cico”, “Cico Sceriffo” e quindi “FantaCico” (1983). Con questo divertissement spaziale si chiuse momentaneamente la sequenza: non già per disaffezione da parte del pubblico, ma solo per impossibilità da parte di Bonelli di occuparsi dei testi della collana dovendo gestire la Casa editrice e dovendo farsi carico delle sceneggiature di altre serie quali Tex e Mister No. "FantaCico" è anche l'ultima storia scritta da Nolitta per Zagor. I fans del pancione furono costretti ad attendere sette anni prima che, nell'estate 1990, un nuovo albo giungesse a divertirli: "Horror Cico".  Ai testi, una autentica guest star: l’autore di Dylan Dog,  Tiziano Sclavi; ai disegni il creatore grafico dal Piccolo Ranger: Francesco Gamba. A partire dall'anno successivo (1991) i testi furono affidati al sottoscritto. Ai pennelli venne riconfermato Gamba, il cui tratto era da sempre tendenzialmente umoristico (basti pensare alla sua caratterizzazione di Frankie Bellevan e Annie Quattropistole). Il primo lavoro che ci vide all'opera insieme è "Cico Trapper" (1991), tappa iniziale di un lungo e avventuroso cammino.  Nella foto qui sotto mi vede (giovanissimo) proprio con l'indimenticabile Francesco. Considero i mie Speciali Cico fra le cose che mi sono riuscite meglio nella vita. A Gamba ho dedicato un articolo su questo blog, che potete leggere qui:
 

 



La lunga sfilza di episodi di Cico costruisce, albo dopo albo, una coerente biografia del messicano con agganci e addentellati anche con le avventure della serie regolare. Nel 2017, il pancione è chiamato a tenere a battesimo un nuovo formato, quello caratterizzante le miniserie, con i sei albi di “Cico a spasso nel tempo”, scritti ancora da Faraci. In occasione del sessantennale di Zagor, anche il nostro messicano (che ha la stessa età dello Spirito con la Scure, editorialmente parlando) si è meritato un nuovo Speciale tutto suo. La speranza è quella di riuscire a strapparvi almeno qualche sorriso. Di sicuro, se avete i primi vetisette Cico, non potete farvi sfuggire il ventottesimo: se no, che collezionisti siete? A proposito di collezioni, vi ricordo che la If ha ristampato a colori l'intera collana, più un extra. 

Ne parlo qui.


http://morenoburattini.blogspot.com/2017/12/gli-amici-di-cico.html

 

 

 


 


lunedì 14 giugno 2021

CORPO SPECIALE

 

E' in edicola il n° 671 di Zagor (Zenith 722),  datato giugno 2021 e intitolato "Corpo speciale". Testi miei, disegni di Marco Verni. Si tratta di albo molto speciale, perché è quello celebrativo del sessantennale dello Spirito con la Scure, il cui primo albetto a striscia, "La foresta degli agguati",  giunse in edicola appunto il 15 giugno del 1961. Proprio quell'albetto non soltanto viene ricordato dalla cover di Alessandro Piccinelli, sia nella posa dei personaggi che nella colorazione, in un sentito e grato omaggio a Gallieno Ferri (che non è più con noi dal 2016, ma è come se lo fosse), ma viene proprio regalato in una riproduzione anastatica a tutti gli acquirenti, grazie a un blister che contiene le due pubblicazioni. 
 
Fra la prima copertina e quella di "Corpo Speciale" sono trascorsi sessant’anni di avventure e 90.000 pagine a fumetti. In sei decenni, i disegnatori che si sono confrontati con il Re di Darkwood sono stati 76, mentre gli sceneggiatori 58.  Trovate tutte le statististiche e le classifiche nella rubrica "Diamo i numeri" di Saverio Ceri, su "Dime Web", in una puntata dedicata appunto al sessantennale zagoriano.
 
 

 
 
Tra gli sceneggiatori spicca quello da cui tutti gli altri (a cominciare dal sottoscritto) hanno cercato di imparare la lezione: Guido Nolitta, ovvero Sergio Bonelli, a cui si deve la creazione letteraria dell’eroe dalla casacca rossa: Sergio aveva appena festeggiato insieme a noi (autori e lettori) il cinquantennale del suo personaggio quando, nel 2011, ci lasciò. 
 
 

Se cinquant’anni già sembravano tanti, sessanta sono un traguardo quasi incredibile, soprattutto in tempi come i nostri, tuttavia Zagor lo taglia dimostrando una invidiabile vivacità, protagonista com’è di iniziative e di eventi di ogni tipo, titolare di una variegata gamma di testate, scelto quale compagno d’avventura per team up con altri eroi (solo quest’anno, ben tre: Tex, Dragonero e Flash), pubblicato in molti paesi del mondo e, soprattutto, sostenuto dallo straordinario affetto dei suoi lettori. Lo scorso anno Zagor è stato il secondo personaggio della Sergio Bonelli Editore per numero di pagine e di albi (dopo Tex), oltre a essere (sempre dopo Tex) il secondo eroe più longevo per continuità di presenza in edicola del fumetto italiano. Una grandissina vitalità, dunque!




Di tutto ciò, e di altro, ho parlato in un video pubblicato su Youtube e sul sito della Bonelli: potete vederlo cliccando sul link che segue.


Naturalmente sono state numerose (segno del grande interesse verso lo Spirito con la Scure) le interviste su carta, in Rete, in TV, a cui mi sono prestato felicissimo di aver contribuito (con trent'anni di lavoro) a questo risultato. Scorrerendo la mia pagina FB
troverete tutti i link, le foto, le segnalazioni  del caso.  Riguardo alla storia raccontata in "Corpo Speciale" aggiungo soltanto che si tratta di un racconto autoconclusivo, che però si riallaccia alle origini del personaggio (in maniera, però, comprensibile a tutti) ponendo tuttavia le basi per ulteriori sviluppi che potrebbero essere forieri di conseguenze future.
 
Le celebrazioni del sessantennale sono cominciate in pratica con lo Speciale intitllato "Ritorno alla Casa del Terrore", un omaggio a un classico di Nolitta & Ferri con cui abbiamo riportato Zagor in un luogo-simbolo delle storie del primo periodo. Uno Speciale che mi ha regalato peraltro, grandi soddisfazioni per il numero di riscontri positivi che mi sono stati fatti giungere dai lettori. Poi è arrivato il primo volume della collana (destinata alla distribuzione libraria) che raccoglierà in sette uscite l'intera saga di Hellingen. Ecco quindi "Corpo Speciale", a cui ha fatto seguito "Provaci ancora, Cico", un nuovo fuori-serie dedicato al messicano più simpatico del mondo (il ventottesimo della serie), dato che anche il nostro pancione festeggia sessanta anni (editoriali). Seguiranno poi una trasferta in Europa (scusare se poco),  che inizierà nel mese di luglio, 
un albo team-up con Dragonero e un Color Zagor che in agosto proporrà un'altra storia retrospettiva, un nuovo "ritorno alle origini", narrando una avventura del Re di Darkwood prima dell'incontro con Cico, quando ancora faceva coppia con un pellerossa chiamato BanackIn autunno vedremo invece una terza serie di strisce inedite, un cartonato dedicato a Supermike, il team up con Flash (il super eroe DC) e quello con Tex. A dicembre, il ritorno a casa dopo il tour europeo, vedrà il nostro eroe alle prese con una minaccia davvero inaspettata...

La storia "Corpo speciale" sembra molto piaciuta. I messaggi giunti a me e a Marco Verni, autore di disegni ferriani quant'altri mai, perfetti per la celebrazione, descrivono un plauso pressoché unanime. Vi ringrazio (ringrazio anche per le critiche costruttive). Vorrei che sapeste e che trasparisse tutta la passione che ci mettiano, io e il resto dello staff, per portare avanti la saga di Zagor. 
 

 
Tuttavia un chiarimento è necessario per rispondere a coloro che (per motivi misteriosi e lasciandomi basito) ritengono di aver trovato certe presunte contraddizioni fra quanto viene dette in alcune vignette nelle pagine iniziali di "Corpo speciale" e quanto si legge invece in "Zagor racconta...". Ora, da quando esistono i commenti su Internet ne ho sentite davvero tante, al punto da convincermi che niente sarebbe riuscito a stupirmi (le risposte alla critiche più pittoresche le trovate nel mio libro "Io e Zagor", edito da Cut-Up). Invece, niente da fare: ogni volta i critici riescono a meravigliarmi con la loro inventiva.  Cercherò di spiegarmi, nonostante si tratti di ribadire alcune evidentenze che dovrebbero essere immediatamente chiare a tutti.
 
 "Zagor racconta...", il capolavoro di Nolitta & Ferri del 1969 che abbiamo celebrato nel 2019 in occasione dei cinquanta anni dall'uscita con la miniserie "Zagor: le origini" (a testimonianza di quanta importanza gli tributiamo), si intitola così perché quanto vi legge è appunto il racconto che lo Spirito con la Scure fa del suo passato, a beneficio all'amico Cico. Quindi i fatti che vi si narrano solo soltanto quelli che l'eroe di Darkwood decide di rivelare (fra quelli di cui è a conoscenza). Sono la sua versione di quanto è accaduto. Zagor però non può raccontare ciò che non sa (eventi di cui non è informato), così come è chiaro che sorvola su molti accadimenti, per brevità (per arrivare subito al dunque) o per non risvegliare ricordi dolorosi. E' del tutto evidente (per chi ci ragiona appena un attimo) che è proprio così: tuttavia, a beneficio dei più scettici, basterà fare l'esempio, assolutamente lampante, della sepoltura di "Wandering" Fitzy. In "Zagor Racconta..." il giovane Patrick Wikding sembra lasciare la capanna dove Fitzy è stato ucciso, lasciando il corpo lì dentro. 
 
Ora, è davvero plausibile che Pat lasci marcire il cadavere del suo padre adottivo, l'uomo che lo ha salvato e da cui è srato cresciuto? Non sarà, piuttosto, che Zagor preferisce non rivivere almeno quella parte del dramma, dando per scontato, nel suo racconto a Cico, che una sepoltura c'è stata? Mi meraviglierei se ci fosse uno, uno solo, fra i lettori di "Zagor Racconta..." capace di credere che Patrick si sia disinteressato della salma di Fitzy. Eppure in "Zagor Racconta..." non se ne parla. Dunque ci sono cose che Zagor non narra a Cico. Del resto, fra le cose che non gli dice, c'è persino il suo nome di battesimo! Vien quasi da pensare che per i talebani del testo sacro (quelli per i quali ciò che non viene detto in "Zagor Racconta..." non esiste) Zagor non abbia un nome.  Se davvero qualcuno che crede che Nolitta abbia raccontato tutto e che non ci sia niente da aggiungere, indichi dove viene rivelato il nome di Zagor o mostrata la tomba di Fitzy. Quindi: su "Zagor Racconta..." non si racconta tutto. Anzi, verrebbe da aggiungere che il non detto prevale.
 
Quando, all'inizio di "Corpo speciale", lo Spirito con la Scure mostra al suo amico la tomba di Nathaniel aggiunge, semplicemente, un particolare che aveva omesso nella sua precedente ricostruzione dei fatti. Particolare che invece è stato raccontato in "Zagor: le origini" (nel quarto episodio), dato che "Zagor: le origini" racconta, oltre alle cose che sappiamo, anche alcuni accadimenti su cui lo Spirito con la Scure aveva sorvolato, o di cui non poteva essere a conoscenza. 
Per esempio, in "Zagor racconta..." nulla si dice su chi abbia insegnato a Patrick a volare di ramo in ramo. Su "Zagor: le origini" lo scopriamo. Anzi, Nolitta & Ferri avevano saltato a piè pari tutta l'adolescenza di Patrick: anche in questo caso, è evidente che Zagor non aveva ritenuto di dire nulla a Cico per arrivare subito al momento della vendetta contro Salomon Kinsky. Qualcosa dell'adolescenza viene invece raccontato in "Zagor: le origini", dove si raccolgono anche gli spunti contenuti negli Speciali "La leggenda di Wandering Fitzy" e "La giustizia di Wandering Fitzy.  
 
In "Zagor: le origini" viene raccontata una scena di cui Patrick Wilding non poteva essere a conoscenza: ciò che accade al villaggio di Salomon Kinsky prima del suo arrivo. Se il futuro Zagor non è ancora arrivato, ignora per forza di cose l'accaduto. E l'accaduto è che uno degli Abenaki che parteciparono alla strage del Clrear Water ha riconosciuto nel giovane (con cui ha avuto uno scontro) che sta per fare irruzione nel campo il figlio di Mike Wilding. Del resto Patrick assomiglia moltissimo al padre, tanto che in "Zagor Racconta..." perfino Cico crede di riconoscerlo in un ritratto che invece è del papà (come dovrebbero sapere i lettori più attenti). Questo particolare serve, in "Corpo Speciale", per far sì che fra i sopravvissuti Abenaki, anche a distanza di anni, il nome Patrick Wilding sia noto e ricordato. Pare che, per fedeltà assoluta a "Zagor Racconta..." questo non dovrebbe essere possibile. Infatti il riferimento non è a "Zagor Racconta..." ma a "Zagor: le origini", che ne è l'integrazione.
 
Mi hanno riferito che una delle contestazioni riguarda il fatto che Nolitta & Ferri avevano mostrato un Salomon Kinsky sbalordito nel trovarsi di fronte Pat deciso a vendicarsi: ma certo, con tutti gli Abenaki che avevano cercato di fermarlo, il ragazzo è arrivato ugualmente davanti a lui pronto a ucciderlo! C'è da sbalordirsi, sì. In ogni caso, questo sbalordimento è quello che il futuro Zagor percepisce, ignaro dal fatto di essere stato riconosciuto. Del marasma della concitazione, Patrick ha evidentemente ricordi non dico confusi, ma certamente turbati dalle emozioni, dalla rabbia, dal dolore. In "Zagor Racconta" riferisce a Cico quel che è riuscito a ricostruire, tenendo conto che, come egli stesso riferisce, subito dopo la strage e la morte di Fitzy cade in preda al delirio e a lungo lo sconvolgono gli incubi. 
 
Sicuramente Zagor non si è mai reso conto di essere stato riconosciuto e quindi non può riferirlo. Noi lo sappiamo da "Zagor: le origini", miniserie che integra e completa "Zagor Racconta...", senza smentire o contraddire nulla. Se poi qualcuno si chiede perché ci sia stato il bisogno di un primo scontro con gli Abenaki, precedente all'attacco di Zagor al loro villaggio (incontro non narrato da Zagor a Cico) è semplice: quello scontro serve a far ferire leggermente Fitzy in modo che sia giustificabile il fatto che Nathaniel lasci il figlio adottivo andare assolutamente da solo allo sbaraglio (cosa che altrimenti sarebbe incomprensibile).  Perché Zagor non lo ha narrato a Cico? Di nuovo: per farla breve, per arrivare subito al punto, per non raccontare la rava e la fava. Fa parte dei tanti "non detto" di cui, come abbiamo stabilito, è pieno "Zagor Racconta...", senza che questo sminuisca minimamente la grandezza di quella storia.
 
 
In conclusione (salvo aggiunta che segue): 
 
1) "Zagor Racconta..." e "Zagor: le origini" si completano a vicenda e non si contraddicono, essendo il primo una narrazione riferita a Cico, che omette molti avvenimenti, ignoti a Zagor o da lui taciuti per farla breve o non ricostruire nei dettagli troppo dolorosi.

2) "Zagor Racconta..." e "Zagor: le origini" fanno parte a pieno titolo della saga zagoriana, al pari di "Darkwood Anno Zero", "La leggenda di Wandering Fitzy " e "La giustizia di Wandering Fitzy".
 
3) La saga zagoriana, senza nulla togliere a Guido Nolitta, non si esaurisce nei diciannove anni nolittiani, ma di anni ne conta sessanta: ci sono quarantuno anni di storie non nolittiane di cui si deve tener conto. 
 
 
Ciò detto e ribadito, sono più che certo di non aver convinto nessun detrattore. Gli accaniti continueranno a credere ciò che vogliono, da parte mia cercherò di farmene una ragione, dato che non sono in grado di farsela loro.
 
 

 
Riguardo ad altri casi in cui qualcuno ritiene di aver riscontrato contraddizioni fra "Fra Zagor: le origini" e "Zagor Racconta...", credo di aver risposto millemila volte. Scelgo, fra le tante spiegazioni che ho già dato, quella contenuta in questo post:
 
  
Ecco un estratto. 
Respingo con forza, e basandomi sull’evidenza dei fatti, l’idea del revisionismo riguardo alla figura del padre di Zagor. Anzi, rivendico la perfetta attinenza della mia versione dei fatti con quanto raccontato da Nolitta. Se Mike Wilding fosse stato, come ritiene Salomon Kinsky, un “feroce carnefice bianco”, un massacratore di indiani spinto magari dal razzismo, come avrebbe potuto aver educato il figlio nel rispetto assoluto dei nativi americani? Eppure in “Zagor Racconta” lo vediamo condurre con sé il piccolo Patrick in tutti i villaggio dei dintorni, fargli apprendere la lingua dei pellerossa e addirittura il linguaggio dei messaggi di fumo. Mike è un uomo, peraltro, descritto come persona giusta, equilibrata, positiva. Lo stesso matrimonio con l’equilibratissima Betty lo dimostra: la sua miglior giudice è proprio la donna che l’ha sposato, e che mai l’avrebbe fatto altrimenti. La storia “Il ponte dell’arcobaleno” testimonia come anche Zagor, a un certo punto, si rende conto della sua positività e fa pace con la sua memoria. Farne un carnefice a tutto tondo, questo sì che sarebbe stato tradire Nolitta. Del resto, Nolitta ci dice anche che Mike subì un processo della corte marziale, dal quale con tutta evidenza risultò quanto meno assolto dalle accuse più pesanti e condannato solo per reati minori, che gli costarono la divisa ma lo lasciarono un uomo libero. Se fosse stato realmente responsabile di un massacro di centinaia di persone sarebbe stato quanto meno incarcerato a vita, se non impiccato. Quindi, la mia versione delle cose ha semplicemente spiegato meglio quello che Nolitta aveva già detto. Se ci se ne convince, bene, chi voglia continuare a credere il contrario nonostante l’evidenza, faccia quel che più lo rende felice (per esempio, bruci le Origini e calpesti le ceneri). Per fortuna, il successo internazionale della miniserie mi dà ragione. Si allibisce poi di fronte a una frase come “uomo debole vittima delle circostanze”, quasi che un giovane tenente alla prima esperienza, costretto da imprevedibili circostanze a gestire una difficilissima situazione, non possa essere vittima delle circostanze senza essere debole, oppure come se a tutti, in certi frangenti, non sia consentita anche la debolezza. L’eroe è Zagor, non Mike Wilding. Peraltro, è bella (secondo me) la reazione che ha Mike dopo il processo, quando anziché uscirne distrutto trova la forza di rifarsi una vita. Riguardo al fatto che Salomon Kinsky sia un bugiardo, non ci sono dubbi. Del resto è un cattivo. E’ lui il personaggio negativo, perché non dovrebbe essere un bugiardo? E’ un folle, un fanatico, viene spiegato anche da Nolitta. Attenzione: il fatto che sia un bugiardo non vuol dire che sia consapevole di mentire: nella sua ottusità ha voluto trovare un singolo capro espiatorio, un solo nemico su cui vendicarsi, gli è parso che il processo a Mike Wilding sia stata una beffa e abbia graziato un colpevole. È più facile riversare tutte le colpe su un singolo che pensare a un insieme di circostanze. Trovo ridicolo che, in tutto ciò, si preferisca pensare a Salomon Kinsky come un faro di verità, piuttosto che accettare l’idea che il padre di Zagor non sia un “feroce carnefice bianco”: il ribaltamento della logica, proprio.