lunedì 9 gennaio 2012

CONTROSTORIE

Cerco sempre di fare in modo che i miei ragazzi si guadagnino gli euro di cui hanno bisogno per le loro piccole (e sempre più spesso grandi) spese. Quindi, quando sono con loro, gli trovo qualcosa da fare. La paga è di dieci euro l'ora. La mia figlia più grande si sta da tempo occupando di ribattere al computer l'enorme mole di miei vecchi testi scritti a mano o a macchina, compresi gli appunti universitari.

Tra le ultime cose riemerse da un vecchio scatolone, ho recuperato un testo scritto per un giornaletto scolastico del Ginnasio Cicognini di Prato, che ho frequentato negli anni Settanta. Si tratta di una controstoria del latino, vista con gli occhi di uno studente del ventesimo secolo obbligato a studiarlo e che avrebbe preferito che la lingua di Cicerone fosse rimasta indecifrabile come l’etrusco (che del tutto indecifrabile, in realtà, oggi non è).

Vi sottopongo volentieri ciò che scrissi più o meno quindicenne, a cui farà seguito (immagino il vostro entusiasmo) un altro canto del mio poema epico intitolato “Enode”, risalente più o meno allo stesso periodo, quello degli anni del liceo, di cui alcuni mesi fa
proposi un primo assaggio, suscitando anche (incredibile ma vero) alcuni inviti a proseguire. Si tratta di una parodia dell’Eneide virgiliana (che Virgilio mi perdoni), scritta con spirito goliardico e boccaccesco, in versi endecasillabi e con frequenti contaminazioni vernacolari toscane: da esperienze come queste (ne ho scritte altre) nascono le mie “canzoncine” di Cico (di cui un giorno potremmo arrivare a parlare).

Il punto preso in giro è quello in cui Enea (nel mio testo, chiamato Eneo per motivi troppo lunghi da spiegare) racconta alla regina Didone della sua fuga da Troia, data alle fiamme al termine dell’assedio e della lunga guerra con i greci.
Ovviamente, propongo una versione abbastanza diversa da quella omerica riguardo alle cause e allo svolgimento dell’epico conflitto. Ricordo che in quegli anni mi faceva raggomitolare dal gran ridere la parodia dell’Iliade fatta da Magnus & Bunker sulle pagine di Alan Ford, negli albi in cui il Numero Uno raccontava di essere stato testimone della guerra e sosteneva che a originarla fu sì la bella Elena, ma per motivi del tutto diversi: il marito Menelao la voleva sbolognare a Paride perché le sue esose spese stavano dissanguando il tesoro reale di Sparta, e Priamo, visto scemare anche il livello dei suoi forzieri, pretendeva che il marito se la ripigliasse. La mia versione è del tutto diversa, ma chiaramente il tono burlesco (venato anche da humour nero di evidente ispirazione bunkeriana) è lo stesso.

Vi assicuro comunque, come già feci nell’occasione precedente, che non serve nessuna particolare cultura classica per leggere i quaranta versi (suddivisi in dieci quartine) che seguono. Basterà sapere che il re di Troia, Priamo, era famoso per avere cento figli, in un'epoca in cui non esistevano gli assegni famigliari. Buon divertimento!

CONTROSTORIA
DEL LATINO

di Moreno Burattini (1977)

Quando Romolo tentò di fondare Roma, subito il saggio fratello Remo, prevedendo la lingua che in quella città si sarebbe evoluta, cominciò a ostacolare tanta scelleratezza. Ma purtroppo ebbe la peggio. I Sanniti, gli Equi, i Volsci e tutti gli altri popoli intorno, accortisi della lingua che stava nascendo, e pensando a noialtri posteri che avremmo dovuto studiarla, indissero la mobilitazione generale e si precipitarono addosso alla novella Urbe, tentando di soffocarla prima che fosse troppo tardi. Nonostante l'impegno, non ci riuscirono. Accorsero allora all’istante i previdenti Etruschi, che da parte loro avevano badato bene a non far decifrare la loro lingua, così che non ci toccasse studiare pure quella, e Porsenna assediò Roma. Stava quasi per vincere, quando lo scellerato Muzio Scevola diede una mano (la destra) ai romani e rovinò tutto. Benché lontani, i Galli cercarono di rimediare correndo a soffocare il latino prima che il danno fosse irrimediabile (già i romani avevano cominciato a scrivere), ma non ci fu niente da fare. I cartaginesi si impegnarono a fondo nelle guerre puniche, e Annibale portò pure gli elefanti per schiacciare per bene ogni frammento di pergamena ma, nonostante tutto, non ci fu verso di combinare niente. Roma si era ormai imposta e il latino diffuso. Quando i Barbari riuscirono a dar fuoco alle biblioteche, ormai era inutile: i grafomani in riva al Tevere avevano già riempito diecimila chilometri di libri. Impossibile distruggerli tutti.

Cesare scrisse in latino il “De Bello Gallico” e il “De Bello Civili” e il mai troppo lodato Bruto lo tolse dal mondo per impedirgli di comporre qualcos'altro. Il saggio Ottaviano, vedendo Ovidio scrivere in latino le sue opere, con la scusa che erano licenziose lo mandò subito in esilio, e gli disse: "Ma va’ via! Non rompere più con i tuoi versi! Togliti dalle scatole e smetti di scrivere!". Ovidio fu spedito fuori, nella speranza che desistesse dal comporre rompimenti, ma lui, imperterrito, continuò a scrivere anche dall’esilio. Il buon Virgilio non riuscì a trattenersi e buttò giù l’Eneide ma, prima di morire, pensando a noi scolari che l’avremmo dovuta tradurre, ordinò che fosse distrutta. I suoi amici, vigliacchi e traditori, invece la conservarono! Il Cicerone venne al mondo e cominciò subito a scrivere, e continuò finché qualcuno pensò bene d’ammazzarlo per farlo smettere. Ma ormai il Marco Tullio aveva già redatto un mezzo miliardo di orazioni, epistole, lettere, cartoline dalle vacanze e biglietti di buon Compleanno. A Roma il servizio postale (diversamente dal nostro) doveva funzionare a meraviglia. Di tutte le lettere spedite da Cicerone non se n’è persa una e ora ci tocca tradurle tutte! Ma pensa te che fregatura! Che ci volete fare? Malgrado tutti i tentativi, nessuno è riuscito a impedire al latino di arrivare fino a noi.

Di Moreno Burattini (1978)

CANTO OTTAVO


IN CUI ENEO PARLA
DELLE CAUSE E DELLO SVOLGIMENTO
DELLA GUERRA DI TROIA




Tacque il convito, e stette a ascoltare
quello che Eneo si mise a narrare,
dimenticando il tempo presente
ed ogni intrigo di cuore e di mente.

Disse l'Eneo con forte sua voce:
- Dovete saper che ogni mia croce
fu provocata da quella gran guerra
sorta coi greci su la nostra terra.

Quel truce e selvaggio combattimento
origin ebbe dal grande tormento
ch'eran per Priamo, re sciagurato,
i cento figli che avea procreato.

Difatti quando il Paride bello
fe’ quel che fece e successe un macello,
Priamo gli disse: "No! Non ridare
l'Elena al greco di là dal mare!"

Così facendo sperava che fosse
guerra, e difatti il marito si mosse.
Pensò fra sè, contento e furbino:
"Qualche figliolo mi tira il calzino!

Con la battaglia che esser dovrà,
vedrai che di cento qualcuno morrà!
Oh che bellezza! Sia guerra! Sia guerra!
Troppi figlioli ci ho già sulla terra!"

Di volta in volta che un figlio moriva
Priamo aveva più l'aria giuliva.
Teneva il conto col pallottoliere:
"Meno una bocca al desco a sedere!"

E quando l'Ettore, ch'era assai grosso,
fu dall'Achille buttato in un fosso,
Priam felice allora assai fue:
"Bene! - pensò - mangiava per due!"

Così, il re la gran guerra incitava
e sempre al fronte i figli mandava
e benediva con somma gioia
l'assedio fatto dai greci a Troia.

Perciò dieci anni la guerra durò:
finchè sfoltita la prole restò.
Adesso bevo, e poi voglio dire,
com'è che la guerra andette a finire. -


6 commenti:

Luca Lorenzon ha detto...

Coi tempi che corrono 10€ all'ora è un'ottima paga.

Anonimo ha detto...

Citando rigorosamente a memoria: - Vi narro la storia del prode troiano / bello d'aspetto, robusto di mano / nomato Eneo, che avea per madre / Vener la Dea, Anchise per padre

CREPASCOLO ha detto...

Quei dieci euri continuano a ballare anche davanti ai miei occhietti di ex ghost writer per Philippe Daverio. Il tizio è un brevilineo - immagino lo avrai notato anche se ha preteso che il suo show per Raitre sia ripreso da un acrobatico Russell Mulcahy ( regista del cult Highlander ndr ) sotto falso nome che ne dilata le proporzioni non proprio vitruviane - e ha, in TUTTI i sensi, il braccino corto. Occorre però essere lungimiranti, come dice la mia buona amica Marta Marzotto, che ha tollerato il saltellare x casa di un Guttuso armato di pennelli sgocciolanti ed ora ha un ettaro di abat-jours istoriati e rivendibili, quando e se. In questi gg, negli USA, David Fincher ( Seven/Fight Club/Social Network ndr ) inizia a girare un biopic sul ns critico una volta sidekick di Berto Bossi. Nel ruolo del protagonista John C. Reilly ( Carnage ndr ) che non è proprio una mezza porzione, ma sarà dopato con gli FX, cosa che secondo il regista quadrerà tutta la facenda ( '' il primo Kong era alto 26 cm ! Alan Ladd pretendeva che tutte le sue partner non superassero i 150 cm ed il pubblico credeva avesse il fisico del ''duro '' anche se era poco + alto dell'Oscar nel senso del Supertelegattone !'' ). Sono pazzi questi del cinema. Fincher è stato protestato sul set di Forrest Gump xchè pretendeva che Sinise si facesse amputare le gambe e poi continuasse a lavorare con le protesi ( '' La Streep ha imparato il polacco per la scelta di Sophie e De Niro ha preso e perso peso x Toro Scatenato: QUELLI sono professsionisti ! '' ). Gary era una delle due anime dello Steppenwolf Theathre - l'altra era il suo sidekick Malkovich - e stava quasi per chiamare un chirurgo, perchè tutto si fa x l'arte, ma Fincher fece arrivare sul set il ''suo'' cerusico di fiducia, tale Enea ''Mengele'' Menelaos, un tizio al cui confronto il dentista del Maratoneta era Madre Teresa, e la cosa non ebbe un seguito. Sto divagando, sorry, come è difficile mi capiti. ( continua...)

CREPASCOLO ha detto...

( seconda ed ultima parte )
Dicevo che tutto torna utile. Dave mi ha chiesto di fare il consulente allo script. Come ghost writer. Mannaggia la pupazza. Parlo e scrivo un basic english e mi occorreva qualcuno che indossasse la lingua di Albione come una seconda pelle. Dopo il crepuscolo, come tutti i venerdì, mi ritrovo SOTTO i locali dove si trovava anni fa il glorioso cinema De Amicis, specializzato in recuperi d'antan come Il Cappotto di Gogol interpretato da Rascel o l'opera omnia di Malle. Molti tra i frequentatori non si sono rassegnati alla chiusura e hanno scavato un tunnel fino alla cantina sotto la sala dove sono ammonticchiate le scomodissime seggioline in teak su era doveroso soffrire davanti ad un Fassbinder sottotitolato. Sono serate vagamente sciamaniche in cui si evocano i bei tempi che furono, come direbbe Bunker ( che è sempre della partita, forse x il cognome in tema). Boss Boselli - uno degli irriducibli -stava comparando Solaris di Tarkovskii al 2001 del signor K. Ho aspettato che terminasse la sua dissertaz, l'ho avvicinato e gli ho chiesto aiuto. BB mi guardava da sotto il cappuccio del saio - ci vestiamo come monaci in un romanzo di Eco - e aveva qualcosa di Palpatine, il cattivo con un nome da manomorta. Mi ha detto che non aveva tempo da dedicarmi perchè aveva scoperto, tra le carte di un suo collega, un verso che gli dava ''materia di profonda meditazione sullo iato che separa pensiero ed azione ''. Io ero delusissimo e così BB tirò fuori un pezzo di pergamena - il retro di un originale della Colonna Infame su cui era anche la traccia di un Draka - dove si era appuntato la frase ''Tacque il convito, e stette a ascoltare ''.
Mi disse che quella virgola prima della congiunzione era un universo intero - immagina Palpatine che imita Gassman che legge Dante - fatto della stessa materia dei sogni che muoiono all'alba ( '' Vedi, o mio buon Crep, sul limitare dell'orizzonte un angiolo annunziare il silenzio che precede una narrazione come tessuto che scalda lo umano sgomento...una liturgia che si compie quando ci rassegniamo, grati, ad accantonare una parte del ns io per bere una porzione di infinito! '')
Io non ho fatto le scuole alte e gli echi di quel postaccio umido non aiutavano quindi non ho ancora capito xchè Vito si fosse cucito la bocca. Pazienza.

Moreno Burattini ha detto...

Complimenti all'Anonimo per la quasi esatta citazione, segno comunque di prodigiosa memoria (mi chiedo chi tu sia, a questo punto!). L'incipit corretto è:

Questa è la storia del prode troiano,
bello d'aspetto e forte di mano,
chiamato Eneo che aveva per madre
Vener la dea, Anchise per padre.

Anonimo ha detto...

Eh eh, chi vuoi che sia! Uno dei pochi fortunati possessori dell'Eneode in versione integrale... Una rarissima copia che - sono sicuro, anche se non ho controllato di recente - ancora sopravvive, nascosta da qualche parte sugli scaffali più lontani, tra antichi carteggi.
Pare che in giro ce ne siano pochissime, di copie originali dell'Eneode. Una, per certo, è conservata nella Biblioteca di Trantor. Un'altra è quella della Biblioteca di Babele, una terza si trova ad Agharti, e un'altra ancora a Hogwarts, tutte sotto stretta sorveglianza dei rispettivi bibliotecari e non ammesse al prestito. Di altri due esemplari non ci sono più notizie, ma si favoleggia che quando tutte le copie dell'Eneode saranno riunite si apriranno i Cancelli della Chiave d'Argento.
Per questo, come potrai capire, non posso rivelare la mia identità ai tuoi numerosi lettori...